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Mosca amplia gli obiettivi militari mentre Kiev prosegue la controffensiva

Il ministro degli esteri russo, Sergej Lavrov, ieri in un’intervista ai media russi RT e Ria Novosti, ha dichiarato che gli obiettivi dell’operazione militare in Ucraina sono cambiati, estendendosi oltre il Donbass per questioni di sicurezza. Il continuo rifornimento di armi occidentali a lungo raggio all’esercito di Kiev – secondo Lavrov – renderebbe necessario creare un cordone di sicurezza che si spinga più in profondità nei territori ucraini per prevenire gli attacchi. «Quando c’è stata la riunione dei negoziatori a Istanbul, c’era una geografia e la nostra disponibilità ad accettare la proposta ucraina si basava sulla geografia della fine di marzo. Oggi, la geografia è diversa» ha affermato Lavrov. Ha spiegato, dunque, che la Russia potrebbe aver bisogno di spingersi ancora più in profondità se i Paesi occidentali per «rabbia impotente» o desiderio di aggravare ulteriormente la situazione continuassero ad inviare armi all’Ucraina, come i sistemi missilistici di artiglieria ad alta mobilità (HIMARS) di fabbricazione statunitense. Il ministro ha annunciato che la cosiddetta “operazione militare speciale” si spingerà fino alle «regioni di Kherson e Zaporizhzhia e una serie di altri territori».

Secondo il Ministro russo, al momento i colloqui con l’Ucraina non hanno senso, in quanto i governi occidentali fomentano la guerra piuttosto che promuovere le trattative, spingendo Kiev a combattere. L’obiettivo degli Stati Uniti e della Gran Bretagna, infatti, secondo Lavrov è quello di spingere la Russia contro l’Europa. Dopo di che ha anche sollevato l’annosa questione dell’ingerenza di Paesi stranieri nel conflitto, facendo riferimento alla presenza di personale militare straniero nelle truppe ucraine. Non è un mistero, del resto, che i Paesi NATO addestrino e finanzino  l’esercito di Kiev sin dal 2014. Lavrov ha quindi osservato [1] che «Il fatto che loro [gli ucraini] siano letteralmente trattenuti da qualsiasi passo costruttivo, vengano letteralmente riempiti di armi e costretti a usarle in modo sempre più rischioso, con la supervisione di istruttori e specialisti stranieri che si occupano di questi sistemi – HIMARS e altri -, praticamente non è più un segreto».

Dal canto suo, il ministro degli esteri ucraino, Dmytro Kuleba, ha capovolto la situazione, asserendo [2] che «confessando i sogni per accaparrarsi più terra ucraina, il ministro degli Esteri russo dimostra che la Russia rifiuta la diplomazia e si concentra sulla guerra e sul terrore. I russi vogliono il sangue, non i colloqui».

Nel frattempo, le forze di Kiev proseguono nel loro tentativo di controffensiva per recuperare i territori ormai in mano russa: la notte scorsa, infatti, hanno bombardato la regione di Kherson nel sud dell’Ucraina, sparando 12 razzi dal sistema di lancio multiplo HIMARS in due raffiche, verso il ponte Antonovsky. Secondo quanto riferito [3] dal vicecapo dell’amministrazione militare di Kherson, Kirill Stremousov, gli attacchi sarebbero stati respinti dall’esercito di Mosca «abbattendo tutti i proiettili, senza alcun danno collaterale». Stremousov ha quindi spiegato che le forze armate ucraine stanno attaccando il ponte Antonovsky e la diga di Novaya Kakhovka per interrompere i collegamenti di trasporto tra la sponda destra e sinistra del fiume Dnepr.

La città di Novaya Kakhovka è quella che è stata maggiormente colpita dagli attacchi con il sistema HIMARS: sono stati distrutti magazzini, edifici residenziali, un mercato ed è stato danneggiato un ospedale. Si registrano, inoltre, diverse persone rimaste uccise e ferite. Da parte sua, Mosca ha avvertito gli stati stranieri che qualsiasi spedizione di armi in Ucraina diventa un obiettivo legittimo per i militari.

Proprio l’uso di armi straniere a lunga gittata ha indotto Mosca ad ampliare i suoi obiettivi strategici dal punto di vista geografico, facendo emergere come la consegna di armi sempre più potenti a Kiev da parte dei paesi occidentali per ora non stia sortendo altro effetto che prolungare il conflitto. Una prospettiva, d’altra parte, che secondo diversi osservatori sarebbe al momento il principale obiettivo dell’amministrazione americana [4]. In merito, il ministro Lavrov ha dichiarato che americani e britannici, con il supporto di tedeschi, polacchi e Paesi baltici, «vogliono trasformare questo conflitto in una vera guerra e mettere la Russia contro i paesi europei» riferendosi ad «un’iniziativa anglosassone».

Infine, i funzionari delle regioni di Kherson e Zaporizhzhia hanno annunciato che intendono indire dei referendum popolari nei prossimi mesi per stabilire l’annessione alla Russia, in quanto il Cremlino ha sempre sostenuto che spetta ai residenti decidere il loro futuro.

[di Giorgia Audiello]