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Dopo 13 anni l’Italia prova a dotarsi di un nuovo piano sulle droghe

A un anno dall’inizio dei lavori è pronto il nuovo Piano Nazionale Dipendenze (Pand) 2022-2025, che verrà presentato il 12 ottobre prossimo dalla ministra per le Politiche giovanili Fabiana Dadone alla Conferenza unificata tra Stato e Regioni. Le linee guide per l’approccio alle tossicodipendenze non venivano aggiornate dal 2009: il nuovo Piano costituisce perciò un importante elemento di novità, anche per il cambio di prospettiva che intende adottare, con il superamento di un approccio repressivo e criminalizzante e la promozione di un modello di regolazione sociale piuttosto che di azione penale.

La necessità di un cambio di paradigma in materia di approccio alle tossicodipendenze era emersa [1] già in sede della VI Conferenza Nazionale sulle Dipendenze, conclusasi a Genova il 27 e 28 dicembre 2021, nel corso della quale era stato evidenziato – sulla base dei dati relativi a consumo di droghe e spaccio – il sostanziale fallimento della prassi repressiva di gestione del fenomeno. Il nuovo Piano punta quindi al superamento dello stigma nei confronti dei tossicodipendenti e alla depenalizzazione del fenomeno, adottando un modello ispirato a quello utilizzato in altri Paesi europei quali Germania, Spagna, Francia, Paesi Bassi e Norvegia e promuovendo [2] un approccio tra il medico e il culturale e l’implementazione di servizi fino ad oggi scarsamente presenti o del tutto assenti.

Tra questi vi è la sperimentazione, in tre città italiane, di stanze del consumo sicuro, le quali costituirebbero, secondo la ministra Dadone, «spazi attrezzati» che garantiscono «condizioni igieniche e sanitarie tali da prevenire la trasmissione di patologie e un pronto intervento in caso di overdose grazie al supporto di personale sociosanitario». In aggiunta a queste dovrebbe essere implementato un servizio di drug checking, ovvero «un servizio integrato che permette, oltre all’analisi chimica della sostanza, un counselling specifico e focalizzato sulle esigenze della persona», costituendo «un ottimo strumento di aggancio precoce per popolazioni che non entrano mai in contatto con i servizi» e di «prevenzione di intossicazioni inconsapevoli». Al fine di limitare le conseguenze negative sulla salute e sulla condizione sociale ed economica derivante dall’uso di droghe – senza doverne necessariamente ridurre il consumo – il Piano prevede il riconoscimento delle politiche di riduzione del danno, entrate dal 2017 a far parte dei Livelli essenziali di assistenza.

Tra i principali critici del Piano vi è il partito della neoeletta premier Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia. La deputata di FdI responsabile nazionale del Dipartimento dipendenze e terzo settore, Maria Teresa Bellucci, ha infatti definito «inattuabile e confusionario» l’intero lavoro, contestando in particolare la «normalizzazione delle droghe» contenuta all’interno del Pand. Secondo Bellucci sarebbe necessario, invece, riformare il Testo unico sugli stupefacenti (d.p.r. 9 ottobre 1990, n. 309), il quale contiene «un approccio assolutamente anacronistico», e solamente in seguito valutare la stesura di un Piano completamente nuovo. Data la predominanza del centrodestra nelle varie Regioni italiane, il Piano ha scarse possibilità di essere approvato: come riferito [3] dal presidente di Forum Droghe Stefano Vecchio, infatti, «molti assessori regionali hanno già chiesto la revisione del testo in senso peggiorativo».

[di Valeria Casolaro]