Un orso maschio di 18 anni, nato nel 2005 da due esemplari sloveni (Maja e Joze), già classificato nei database della provincia autonoma di Trento e denominato MJ5, rischia di essere abbattuto per aver aggredito domenica 5 marzo il trentanovenne Alessandro Cicolini, fratello del Sindaco di Rabbi (provincia di Trento).
L’uomo, colpito alle spalle e ferito a un braccio e sulla testa mentre percorreva un sentiero a 1.800 metri di quota con il proprio cane, in un bosco sul monte di Pracorno, è stato ricoverato all’ospedale di Cles e dimesso dopo tre giorni. Nonostante si tratti di un orso che non ha mai dato problemi di questo tipo prima d’ora – e che vive da tanti anni in Trentino – la provincia di Trento procederà alla cattura e poi all’abbattimento, a meno che l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) non esprima parere contrario.
Secondo il WWF, proprio in virtù del fatto che l’animale non si è mai reso protagonista fino ad oggi di episodi di interazione con persone, è necessaria la massima attenzione nella gestione del caso, del quale ancora non si conoscono molti dettagli nella dinamica dell’aggressione (non è ancora noto, per esempio, se il cane fosse slegato o al guinzaglio). Una precisione d’indagine che ci si aspetta che ISPRA, in base alle sue stesse direttive del 2021 sulla gestione degli orsi problematici – quelli cioè che non hanno manifestato comportamenti simili in precedenza – metta in campo nella sua valutazione.
Infatti, prima di considerare l’ipotesi di abbattimento o rimozione, il WWF spiega che vanno analizzate con cautela le dinamiche che hanno portato all’attacco, compreso il comportamento della persona coinvolta. Invece la provincia autonoma di Trento “continua a considerare l’orso come una specie naturalmente pericolosa, pretendendo una gestione completamente autonoma e non ritenendo il parere di Ispra vincolante in alcun modo”, si legge in un comunicato dell’Organizzazione.
Come già ribadito dal Consiglio di Stato, che nel 2022 ha bocciato [1] le linee guida provinciali che prevedevano una gestione territoriale di orsi e lupi e l’automatismo tra i danni causati o l’aggressione compiuta da un orso e l’abbattimento dell’animale, il ricorso agli abbattimenti dovrebbe essere sempre l’ultima soluzione, da applicare cioè quando la pericolosità dell’animale è conclamata e non esistono altre soluzioni valide.
Questo soprattutto perché, negli anni, si è fatta molta fatica a reintrodurre gli orsi fra i monti italiani. Quando alle porte degli anni 2000 l’orso bruno era quasi completamente scomparso [2] dalle Alpi, UE e Italia si impegnarono insieme in un progetto di re-introduzione dell’animale nel Parco Naturale Adamello Brenta, in collaborazione con Provincia Autonoma di Trento e ISPRA. Il reintegro degli esemplari, importati dalla vicina Slovenia e appartenenti alla stessa specie italiana, fu accompagnato dalla stipula del Piano d’Azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali pensato per la gestione e salvaguardia dell’Orso bruno nelle zone interessate – e che prevede anche il radiocollaraggio, senza arrivare alla soppressione – anche in relazione alla sua coesistenza con gli esseri umani. “La convivenza con questi animali passa soprattutto per l’adozione di un adeguato comportamento da parte nostra, e volto ad evitare un incontro”, specifica il WWF.
A tal proposito, è bene infatti tenere a mente che comunque la presenza di una popolazione di orsi implica che il “rischio zero” non esiste. Perciò, prima di mettersi in cammino, è fondamentale informare ed essere informati di quale sia il comportamento idoneo da adottare, creando le condizioni per farsi sentire dagli animali ed evitando l’incontro. Una prudenza che, oltre a metterci in sicurezza, salva pure la vita stessa degli orsi.
Quello – eventuale – di MJ5, infatti, non sarebbe l’unico caso di abbattimento degli ultimi anni. È nota alle cronache la vicenda di KJ2, un’orsa uccisa nel 2017 dagli agenti del Corpo forestale della Provincia autonoma di Trento per aver aggredito un settantenne che passeggiava in un bosco, in zona laghi di Lamar, con il suo cane. Sarebbe stata proprio la reazione del cane alla vista dell’orsa a scatenare l’ira di KJ2. Ma il dubbio sulla dinamica dell’incidente non è bastato a salvarle la vita.
[di Gloria Ferrari]