- L'INDIPENDENTE - https://www.lindipendente.online -

Sostanze tossiche nei prodotti per l’igiene personale: altri 34 prodotti ritirati

Si è allungata ulteriormente la lista dei prodotti cosmetici contenenti Lilial, composto chimico aromatico il cui impiego è vietato dal marzo 2022 dalla Commissione europea in quanto classificato come reprotossico. Nonostante il divieto, questa sostanza è ancora contenuta in molti prodotti per l’igiene personale commercializzati sul mercato e per questo la Guardia di Finanza ha effettuato in questi giorni sequestri in tutta Italia, mentre proseguono anche i ritiri comunitari effettuati grazie al Rapex (il sistema di allerta rapido europeo). Il Lilial, indicato in etichetta con la sigla BMHCA o con la scritta Buthylfenil Methylpropional, può comportare gravi danni al sistema riproduttivo, nuocere alla salute del feto e causare sensibilizzazione cutanea. Nei mesi scorsi erano già stati sequestrati diversi prodotti per lo stesso motivo, ma ora la Guardia di finanza ha individuato altri 34 nuovi cosmetici in cui risulta ancora presente la sostanza reprotossica. Di seguito, la lista dei nuovi articoli [1] sequestrati dalle autorità italiane e segnalati al Rapex:

Questo è, invece, l’elenco dei prodotti ritirati e segnalati al Rapex dal 14 luglio a oggi:

Il Lilial era stato inserito [2] in un elenco di 26 sostanze allergizzanti potenzialmente cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione con il regolamento 2021/1902. Le aziende avrebbero dovuto eliminare entro il 1° marzo 2023 dai propri magazzini gli articoli che lo contengono, ma molti sono ancora in commercio. Cosmetica Italia, l’associazione di categoria di Confindustria che rappresenta i produttori di settore, ha detto che “i produttori non sono responsabili né obbligati a ritirare dal commercio i prodotti immessi prima che scattasse il divieto” e che “sono quindi i distributori che devono preoccuparsi di togliere dal commercio e stoccare in un deposito ad hoc i prodotti contenenti la sostanza tossica per avviarli poi alla distruzione”. Si delinea quindi una situazione di scarico di responsabilità tra produttori e distributori in cui a rimetterci sono i consumatori.