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La padrona artificiale

Eccolo qua! Il grande network tivù tutto eccitato ci parla dell’intelligenza artificiale e anche la città dove abito sta accelerando i battiti del suo cuore al pensiero di dare spazio ai carcerieri del futuro. Sì, perché costoro vogliono barattare la settimana lavorativa di quattro giorni con i progressi e i più grandi spazi della IA.

Lavoreremo di meno e lei, l’intelligenza artificiale gestirà la produzione dei beni, risparmierà ai poveri operai di finire tritati dai macchinari, ai professori di parlare male del sistema, agli aspiranti viaggiatori di sprecare tempo nelle lezioni di inglese, un microchip una tessera magnetica un inserto sottocutaneo o anche semplicemente un qualsiasi artificio ci risparmierà la fatica di fare sudare il cervello, saremo tutti bravi nella cucina forse ancora nella pesca, nell’agricoltura, nei mercati rionali, o no, ci toglieranno anche quelli, gli ultimi baluardi della natura e della socialità, scaleremo montagne ma anche lì vi raggiungerà il bastardo tecnocrate pseudo democratico per dirvi che sprechiamo tempo, che la gioia ce la dà la macchina cerebrale, l’automa esecutore. Hai accettato quella cazzatella sonora che ti dice che non hai messo la cintura di sicurezza in macchina, vuoi le graziose puttanate che ti risparmiano fatica fisica, le automazioni che hanno annientato le maniglie per aprire le porte, e ora protesti per lei, la dea tutto facente, la cerebro dotata, il Premio Nobel permanente della società artificiale.

Arrenditi, umanoide. Dall’alto dei cieli il Dio della minoranza dominante ti sorriderà mentre tu, con carta e penna tenti ancora di fare una addizione. Così a scuola non avendo più niente da insegnare perché c’è la IA gli insegnanti, tenuti in vita come superstiti del Pleistocene, accompagneranno gli studenti a fare pipì nei giardinetti, a guardare inebetiti le stelle, a giocare a pallone arbitrati dal demone della IA. Vi detesto, padroni feroci del nulla, vi chiameremo a rispondere della desolazione in cui volete gettate l’umanità.

Intanto, tuttavia, ciononostante, mi preparo un caffè, quella strana bevanda che unisce con sé i pregi del terzo mondo, di sorella acqua e del genio di chi ha inventato e prodotto la moka.

Andate a farvi fottete, voi, l’intelligenza artificiale padrona e le vostre idee malsane che chiamate progresso perché da piccoli vi hanno spiegato che le fiabe erano tutte balle.

[di Gian Paolo Caprettini]