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Sostanze tossiche nei cosmetici, ancora sequestri: i marchi interessati

Si allunga ulteriormente la lista di prodotti cosmetici ritirati dal mercato poiché contenenti il Lilial, composto chimico il cui impiego è vietato dalla Commissione europea dal marzo 2022, in quanto classificato come tossico per la riproduzione. Secondo il Comitato per la Valutazione dei Rischi dell’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche, la sostanza – indicata in etichetta con la sigla BMHCA o con la scritta “Buthylfenil Methylpropional” -, può provocare sensibilizzazione cutanea, nuocere alla salute del feto ed è considerata cancerogena. Tuttavia, nonostante le segnalazioni partite già da mesi, il Lilial è ancora contenuto in molti cosmetici commercializzati sul mercato e per questo la Guardia di Finanza ha effettuato begli ultimi giorni altri ritiri in tutta Italia. Nello specifico, sono 12 i nuovi prodotti tolti [1] dal mercato nel nostro Paese – il cui ritiro è stato comunicato al sistema di allerta europeo –, cui si aggiungono gli altri 143 articoli ritirati dallo scorso febbraio ad oggi, che rendono così il Lilial protagonista di uno dei più grandi ritiri di cosmetici tossici degli ultimi anni.

Ecco la lista dei nuovi ritiri:

Questo è, invece, l’elenco degli altri 143 prodotti ritirati e segnalati al Rapex dal febbraio 2024 ad oggi:

Il Lilial era già stato inserito all’interno di un elenco di 26 sostanze allergizzanti potenzialmente cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione con il regolamento 2021/1902. Nonostante alle aziende fosse stato concesso tempo fino al 1° marzo 2023 per eliminare dai magazzini gli articoli che lo contengono, molti si trovano ancora in commercio. Cosmetica Italia, l’associazione di categoria di Confindustria che rappresenta i produttori di settore, ha riferito negli scorsi mesi che «i produttori non sono responsabili né obbligati a ritirare dal commercio i prodotti immessi prima che scattasse il divieto» e che «sono quindi i distributori che devono preoccuparsi di togliere dal commercio e stoccare in un deposito ad hoc i prodotti contenenti la sostanza tossica per avviarli poi alla distruzione». La sensazione, quindi, è che il continuo allungarsi della lista di prodotti tossici ritirati sia frutto di uno scarico di responsabilità tra produttori e distributori in cui a rimetterci sono i consumatori.

[di Stefano Baudino]