L’incontro dei ministri delle finanze del G20 a Rio de Janeiro si è chiuso con quella che è stata definita come la prima storica «dichiarazione [1] fiscale autonoma e completa che che riflette i risultati trasformativi ottenuti fino a oggi dalla cooperazione fiscale internazionale»: su proposta dello stesso Paese ospitante, i ministri hanno riconosciuto l’importanza “che tutti i contribuenti, inclusi gli individui con un patrimonio netto molto elevato“, paghino la giusta quota di tasse. Dopo anni, insomma, i Paesi del G20 hanno iniziato a mettere sul piatto l’eventualità di introdurre misure fiscali che colpiscano i patrimoni dei cosiddetti “super-ricchi”: una svolta che nel suo piccolo si configura come una prima presa di posizione nei confronti della tassazione dei patrimoni degli ultra-miliardari, che arriva in un momento storico in cui la forbice dell’iniquità nella distribuzione della ricchezza si restringe sempre più.
Il vertice del G20 tra i ministri dell’economia si è tenuto a Rio de Janeiro tra giovedì 25 e venerdì 26 luglio. In occasione dell’incontro, il Brasile aveva lanciato la proposta di introdurre una tassa globale sui patrimoni degli ultra-miliardari, fissandola al 2%. Molti Paesi, primo fra tutti gli Stati Uniti, si sono mostrati sin da subito contrari alla proposta; nonostante ciò, il documento finale introduce effettivamente una discussione sulla eventualità di tassare i “super-ricchi”. I ministri, nello specifico, oltre a riconoscere la necessità di colpire i patrimoni dei miliardari, si impegnano ad attuare – “nel pieno rispetto della sovranità fiscale” e in maniera coordinata – le misure adeguate per assicurarsi che i più ricchi paghino veramente le tasse, tra le quali figura l’eventualità di mettere a punto sistemi di controllo anti-evasione di maggiore efficacia. Malgrado la dichiarazione finale discuta del tema in maniera molto generale, e non proponga effettive istanze pratiche, essa si potrebbe configurare come un primo piccolo passo verso la tassazione dei patrimoni degli individui più ricchi del mondo.
Se nei confronti delle multinazionali [2] sono già presenti forme di tassa globale minima, l’eventuale introduzione di una misura fiscale verso i patrimoni individuali dei “super-ricchi” risulta ancora oggetto di discussione. A favore di essa si sono mossi molti Paesi e altrettante associazioni, tra cui Oxfam, che in Italia ha anche lanciato una raccolta firme [3] per “introdurre un’imposta europea sui grandi patrimoni” così da “finanziare sanità, scuola, lavoro e lotta ai cambiamenti climatici”; analoga proposta – che ha raggiunto un milione e mezzo di firme – è stata lanciata dalla piattaforma globale di Oxfam assieme ad altre organizzazioni, proprio in occasione degli incontri di Rio. In generale, i promotori di queste iniziative portano a sostegno dell’introduzione di una tassa sui patrimoni la sostanziale iniquità nella distribuzione della ricchezza. Secondo uno studio [4] pubblicato dalla stessa Oxfam giusto qualche giorno dopo la proposta del Brasile, il famoso 1% più ricco avrebbe infatti accumulato nell’ultima decade 42 milioni di milioni di dollari, circa 34 volte la ricchezza accumulata nello stesso periodo dal 50% più povero. Se la ricchezza media accumulata dall’1% è infatti pari a circa 400.000 dollari, quella del 50% più povero ammonta a 335 dollari. Un rapporto [5] reso noto questo gennaio, invece, mostra come la maggior parte dei grandi ricchi si concentri in poche aree del mondo, e che le disparità paiono destinate ad aumentare sempre più.
[di Dario Lucisano]