Tu che stamane, guardando il cielo dell’alba, hai deciso che è giunto il momento di cambiare, che non ripeterai i riti vuoti imposti dall’abitudine, tu che farai finta di non riconoscere nulla di quanto ti circonda.
A te, chiunque tu sia, mi rivolgo, ma intanto, ti confesso, sto guardandomi allo specchio e mi tratto come un estraneo, almeno oggi. Oggi anche tu sarai distratto e camminando prenderai una strada qualunque che ti porterà chissà dove, ma non ti perderai perché sul sentiero sarai benedetto dai doni dell’imprevisto e dello stupore.
E sarà un giorno differente perché a nulla apparterrai e nulla ti apparterrà in questa terra di nessuno. E ogni scorcio ti parrà ignoto e familiare insieme. Guardati intorno però, fissa qualche dettaglio ma non concentrarti, scegli quella sottile rivoluzione di vedere le cose sotto altri punti di vista, di sentirti attraversare da intuizioni, dimenticandoti delle alternative, perché il pensiero è come il tempo, curvo o lineare, rapido o lento, ma non ama i calcoli, vuole la precisione della mira, non del bersaglio.
Sia giusta per te l’ultima visione, l’ultimo obiettivo che ti salta alla mente.
Diventa il commediografo, il regista di te stesso, il direttore di scena di quanto accade. Uno spettacolo, un solo attore o una sola attrice, tu, così da rendere tutti gli altri spettatori che non possono influire più di tanto su di te.
Proponiti di inventare qualcosa, di gettare nel tuo lavoro un seme di cambiamento, considera inquietanti le certezze, ama gli ostacoli che qualcuno ti frappone d’improvviso, esci di strada, fingi di sbagliarti, accetta gli incantesimi.
Forse è davvero un rito, qualche volta dimenticarsi di quanto ti viene chiesto, credere che qualsiasi realtà sia possibile, rimanere in ascolto di voci, di sensazioni sfumate, non di parole, di argomentazioni, di significati, di domande.
Tutto rimanga sospeso, indistinto, sei tu che darai forza, che traccerai i confini dell’esistente.
Ti cercheranno forse, sarai per loro comunque in ritardo o dovrai farti fretta. Ma dovendo rimetterti in pista deciderai di capovolgere , rompere gli automatismi, insegnare a sbagliarsi, se sei insegnante, perché gli errori sono i passaggi del conoscere, del venire a sapere.
Mettersi in cammino aiuta a credere, a capire. Intanto perché è inevitabile che tu stia andando da qualche parte. Non te ne accorgerai subito, dentro di te si sarà aperto un orizzonte di fiducia, di attesa, quasi di premonizione.
Ne uscirai convinto. Riceverai a breve qualche segnale. Rimani dunque sempre in attesa ma preparati a scattare. In quel preciso istante vedrai che anche molti altri avranno preso la stessa decisione. E ti troverai a far parte di un movimento inarrestabile.
[di Gian Paolo Caprettini]
Grazie per il piacere che offre con quello che scrive
In effetti, ho pensato questo testo come se mi incontrassi con i lettori
Un pensiero bellissimo. Grazie Gian Paolo.
Ringrazio dell’ apprezzamento!