Nelle prime ore di questa mattina, Israele ha lanciato [1] una serie di «attacchi preventivi» contro il Libano in quello che ha definito un «atto di autodifesa» volto a rimuovere le «minacce» e gli «obiettivi terroristici». L’esercito israeliano (IDF) avrebbe infatti avuto notizia di un lancio di missili da parte di Hezbollah verso Israele, decidendo così di agire in anticipo. Subito dopo, Hezbollah ha lanciato 320 razzi Katyusha in direzione di 11 basi e caserme militari israeliane. Si tratta, ha fatto sapere il gruppo libanese, della prima fase della rappresaglia contro Israele, annunciata dopo l’uccisione [2] da parte di Israele del leader di Hezbollah Fuad Shukr e attesa ormai da settimane. La «risposta completa», fa sapere il gruppo, richiederà tuttavia ancora del tempo.
Gli attacchi sferrati da entrambe le parti segnano una notevole escalation delle ostilità: l’attacco preventivo di Israele, infatti, è stato condotto [3] con un centinaio di jet e ha colpito oltre 40 obiettivi in Libano, tutti siti di lancio di Hezbollah, distruggendo migliaia di lanciarazzi puntati verso il nord e il centro di Israele. Si tratta di una delle più grandi operazioni condotte da Israele contro il Libano dall’inizio del conflitto, ormai oltre dieci mesi fa. Nelle immediate ore successive, Hezbollah ha lanciato un intenso attacco a più riprese con droni e 320 razzi Katyusha, colpendo 11 obiettivi militari. Tra questi, vi sarebbero la base di Meron e alcune situate nelle alture occupate del Golan siriano. L’attacco cade nel giorno dell’Arbaeen, ovvero il quarantesimo giorno dopo l’anniversario della morte del terzo imam sciita, l’Imam al-Husseini, commemorato come giorno di martirio. Il ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, ha dichiarato lo stato di emergenza in tutto Israele per le prossime 48 ore. In un comunicato, diffuso attraverso i canali Telegram, Hezbollah ha riferito che l’attacco è stato condotto con «pieno successo» e che aveva l’obiettivo di «facilitare il passaggio dei droni verso l’obiettivo desiderato», un bersaglio strategico, senza però riferire quale.
Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha riunito il gabinetto di sicurezza questa mattina alle 7, ma al momento non vi sono ulteriori dettagli su quale sarà la risposta di Israele. Netanyahu ha comunque dichiarato che «a chiunque ci faccia del male, noi faremo del male». I media israeliani, citati [4] da Al Jazeera, riferiscono che gli attacchi di Hezbollah avrebbero colpito un obiettivo strategico. Per il momento, tuttavia, non vi sarebbero indicazioni di una imminente prosecuzione dell’attacco di stamattina, nè di un passaggio alla fase due. Al momento, dopo due ore di chiusura, l’aeroporto di Ben Gurion – che si riteneva potesse essere uno degli obiettivi di Hezbollah – sembra aver ripreso normalmente le sue attività, anche se alcuni voli sono stati cancellati o hanno subito forti ritardi. Il traffico è comunque molto ridotto da qualche settimana, da quando diverse compagnie aeree, proprio per il timore di una escalation con il Libano, hanno deciso di interrompere le proprie operazioni in questo aeroporto. Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, citato [5] da Reuters, ha dichiarato che Israele risponderà agli attacchi, ma che vuole evitare un allargamento del conflitto.
La possibilità che Hezbollah attaccasse Israele era stata annunciata all’indomani dell’uccisione, da parte dell’IDF, del leader del gruppo libanese Fouad Shukr. L’uomo, accusato da Israele di essere il «responsabile dell’omicidio di 12 bambini» avvenuto nel corso del bombardamento a Majdal Shams, nel Golan occupato, il 27 luglio scorso (attacco mai rivendicato da Hezbollah). Nelle stesse ore, a Teheran, in Iran, veniva ucciso il leader politico di Hamas, Ismail Haniye. Sebbene Israele sia il principale sospettato, non ha mai rivendicato l’assassinio di Haniye. Dopo gli attacchi, i vari movimenti arabi e filo-iraniani hanno rilasciato numerosissime dichiarazioni di condanna e Hezbollah ha annunciato che avrebbe presto risposto agli attacchi di Israele, ma fino ad oggi nulla si era mosso. Tuttavia, i fatti di questa mattina potrebbero portare ad un aggravarsi del conflitto in Medioriente, che potrebbe chiamare in causa anche l’Iran e gli Stati Uniti (i quali continuano a sostenere il «diritto di Israele a difendersi»). Nel frattempo, al Cairo, in Egitto, non sembrano essere stati fatti passi avanti nei negoziati per un cessate il fuoco a Gaza, mentre proseguono le aggressioni israeliane nella Striscia. Qui, un attacco condotto dalle IDF ha causato la morte di 71 palestinesi nella giornata di sabato, portando il bilancio [4] delle uccisioni ad almeno 40.334 dall’inizio dell’aggressione.
[di Valeria Casolaro]