Alle 20:30 di ieri, lunedì 9 settembre, si è aperta la fase di dibattito pubblico sulla costruzione della diga del Vanoi, la maxi-opera voluta dal Consorzio di Bonifica Brenta dal valore di 170 milioni di euro. Un’opera da molti considerata non solo «inutile», ma anche dannosa, soprattutto in un’area come la Val Cortella, dalle condizioni ambientali precarie, e a forte rischio idrogeologico. Eppure, la grande opera sul torrente Vanoi non è invisa ai soli cittadini: a mettersi di traverso, sono anche le amministrazioni provinciali dei territori coinvolti (Trento e Belluno), che si stanno opponendo con forza alla realizzazione dell’invaso, tanto che il Presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti e l’Assessore all’ambiente e alla difesa idrogeologica della stessa provincia Giulia Zanotelli hanno dichiarato illegittima la progettualità dell’opera e lo stesso dibattito pubblico.
L’incontro sulla diga del Vanoi è stato condotto a Canal San Bovo, una delle località interessate dalla costruzione della diga situata in provincia di Trento, ma il progetto è stato presentato [1] qualche giorno prima dal Consorzio di Bonifica Brenta. Nel documento illustrato vengono proposte 4 alternative progettuali. La più accreditata tra esse risulta essere quella di costruire una diga ibrida (dotata di una parte in terra, e di un’altra a gravità massiccia in calcestruzzo) dall’altezza di 83 metri per 20 milioni di metri cubi di invaso, da erigere nei comuni trentini di Canal San Bovo e Cinte Tesino. La cosiddetta “opzione 0”, ossia la non realizzazione dell’opera, è considerata la meno conveniente. Il problema, sottolineano i cittadini, è che quella diga sembra proprio non volerla nessuno. Allo stesso evento di ieri, la maggior parte dei 24 interventi di politici, ed esponenti dei comitati cittadini sono stati tutti allineati sul fronte del no. I rappresentanti del territorio del bellunese, inoltre, si sono mostrati particolarmente infastiditi da quella che ritenevano essere una loro esclusione dal confronto pubblico portata avanti dai promotori dell’opera. Anche il Presidente della Provincia autonoma di Trento Fugatti si è scagliato contro l’iniziativa, dichiarandola [2] illegittima e impugnando il progetto, incaricando «la Direzione generale a sottoporre urgentemente alla Conferenza Stato-Regioni o anche alla Conferenza Regioni-Province Autonome la questione del conflitto di attribuzioni». I cittadini, dal canto loro, hanno lanciato una raccolta firme per fermare la costruzione della diga che ha già raggiunto le 6.000 adesioni, e hanno annunciato un corteo di protesta per il 5 ottobre, nel comune veneto di Lamon.
La diga del Vanoi [3] è un’opera di cui si parla in verità da anni, ma il nuovo progetto è stato rilanciato solo recentemente, grazie anche alla spinta propulsiva che proverrebbe dai fondi del PNRR. L’opera è fortemente voluta dalla Regione Veneto, nonostante la maggior parte del territorio interessato si collocherebbe in Trentino. Il Governatore Zaia ha già ottenuto che il Ministero dell’Agricoltura paghi la progettazione dell’opera con 912 mila euro, nonché avanzato una richiesta di finanziamento al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti per un totale stimato in 150 milioni di euro. Più nello specifico, la Regione Veneto ha inserito la diga tra le opere strategiche in termini di difesa idraulica e contrasto alla siccità. Il che significa che la giunta veneta ritiene l’infrastruttura prioritaria per diverse ragioni.
I problemi che tale grande opera si porta dietro, secondo i tanti contestatori, sono molteplici: essa si collocherebbe infatti in un’area ad alto rischio idrogeologico, e potrebbe avere un considerevole impatto sull’ambiente, in quello che risulta un luogo ancora incontaminato. Come se ciò non bastasse, sottolineano i comitati, le alternative ci sono, e sono per giunta più economiche: il Professor Arturo Lorenzoni, docente di Economia dell’energia presso l’Università di Padova, ha avanzato la possibilità di ricaricare le falde acquifere nelle stagioni di abbondanza di precipitazioni attraverso aree forestali di infiltrazione. Una simile soluzione potrebbe dare un contributo determinante per la funzione di “serbatoio” che viene oggi ipotizzata in capo alla Val Cortella, il cui lago artificiale, pieno d’inverno e vuoto d’estate, si estenderebbe per più di 1 chilometro quadrato in territorio trentino.
[di Dario Lucisano]