Nella mattinata di ieri, lunedì 23 settembre, Israele ha colpito il Libano, portando a quello che in poche ore si è rivelato essere «il più sanguinoso giorno» del Paese «degli ultimi 35 anni». In poche ore, l’esercito israeliano ha preso di mira oltre un migliaio di obiettivi, uccidendo quasi 500 persone, tra cui dozzine di donne e bambini, e ferendone oltre 1.600. Gli attacchi israeliani seguono le dichiarazioni del presidente Benjamin Netanyahu della scorsa settimana, in cui prometteva di riportare i circa 60.000 residenti evacuati dalle zone settentrionali di Israele nelle proprie case. Nonostante i bombardamenti Hezbollah non ha interrotto le proprie operazioni militari, le quali si collocano sulla scia di un’esponenziale intensificazione degli scontri che, negli ultimi giorni, sta interessando il fronte israeliano settentrionale. È anche per questo motivo che i combattimenti hanno sollevato timori che gli Stati Uniti, stretti alleati di Israele, e l’Iran possano essere trascinati in un conflitto più ampio in Medio Oriente. Intanto, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Nasser Kanaani, ha condannato gli attacchi israeliani, avvertendo che «ci saranno gravi conseguenze per questa nuova avventura dei sionisti».
«Israele non è in guerra con voi. Lo è con Hezbollah»; così lo stesso Netanyahu [1] si è rivolto ai cittadini libanesi attorno alle 18.00 di ieri, dopo aver bombardato, a detta delle Forze di Difesa Israeliane [2], «1.600 obiettivi terroristici». Tra di essi, tuttavia, figurano decine di città e centri abitati: le fonti libanesi riportano che, solo alle 7.28 di ieri, Israele aveva già colpito circa 50 città con oltre 120 attacchi, lanciati nel giro di un’ora. Nelle tre ore successive, le IDF hanno bombardato 40 città in più di 150 raid distribuiti nelle aree di Nabatiye, Markaba, Houla, Tiro e Kfarremane. Meno di un’ora dopo questa seconda tornata di attacchi, attorno alle 11.40, sono state colpite anche le zone attorno alle località di Bent Jbail e al fiume Zahrani, nonché le alture di Iqlim al Tuffah, nel Libano meridionale. A partire dalle 16.00, le IDF hanno iniziato a scagliare razzi nelle zone centrali della Valle della Beqa, collocata nella parte settentrionale del Paese, abbattendo un palazzo nella città di Baalbek. Dopo cinque «ondate» di attacchi aerei spalmate nell’arco di tutta la giornata, Israele ha ucciso almeno 492 persone, di cui 35 bambini e 58 donne, ferendone altre 1.645. Decine di migliaia le persone in fuga: nel corso della giornata, infatti, i cittadini hanno ricevuto ordine [3] di allontanarsi dai centri più colpiti, tanto che, secondo il secondo il corrispondente libanese per il New York Times [4], solo nella mattina di lunedì, oltre 110.000 persone avevano abbandonato le località di confine.
Nel frattempo, non si sono fermati gli attacchi di Hezbollah nel nord di Israele e nella Palestina occupata. Nella giornata di ieri, l’organizzazione sciita ha lanciato sette diversi attacchi contro obiettivi militari israeliani, continuando a prendere di mira Tiberiade, Acri e, soprattutto, Haifa. Durante la notte, la risposta libanese si è fatta molto più intensa, tanto che, solo tra le 2.49 e le 3.15, Hezbollah ha lanciato 6 bombardamenti contro 4 distinti avamposti militari; particolarmente bersagliato l’aeroporto militare “Megiddo”, situato nella valle di Jezreel, vicino a Tel Megiddo e a 3 km a sud-ovest di Afula, che è stato colpito tre volte. Hezbollah ha ribadito la sua intenzione di continuare gli scontri così da «porre fine al genocidio a Gaza in mezzo ai bombardamenti» e ha trovato il supporto di Houthi, Iran e movimenti palestinesi. La rapida escalation di ieri si colloca nel contesto di un continuo accendersi degli scontri che da settimane interessa Libano e Israele. Negli ultimi giorni, lo Stato ebraico ha intensificato i bombardamenti nell’area meridionale del Paese, e lo stesso movimento libanese ha continuato a prendere di mira obiettivi militari israeliani; ad aumentare ancora di più gli attriti è arrivato anche il recente attacco ai cercapersone [5] di esponenti di Hezbollah, che l’organizzazione sciita attribuisce a Israele.
[di Dario Lucisano]