Dopo gli attacchi di ieri, martedì 1 ottobre, le attenzioni di tutto il mondo sono rivolte al confronto tra Israele e Iran: a qualche ora dai bombardamenti, il Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha dichiarato [1], con toni di non troppo velata minaccia, che Teheran «pagherà le conseguenze» dei propri «errori», mentre la missione iraniana all’ONU ha avvertito [2] lo Stato ebraico che, se dovesse «osare rispondere o commettere ulteriori atti di malevolenza», verrà punito con un attacco ancora più «schiacciante». I Paesi occidentali, neanche a dirlo, hanno fatto fronte comune per dare sostegno a Israele, entrando in competizione per chi è più amico dello Stato ebraico. Nel frattempo, Tel Aviv prosegue indisturbata le proprie aggressioni in Gaza e in Libano, dove ha continuato a prendere di mira abitazioni e infrastrutture civili. Nelle ultime 24 ore, nella Striscia, l’esercito israeliano ha preso di mira tre scuole e lanciato un’incursione a Khan Younis, uccidendo dozzine di persone, mentre in Libano le IDF procedono tanto con l’invasione terrestre, quanto con i bombardamenti, che solo nell’ultima settimana hanno ucciso oltre 1.000 persone.
Tra ieri e oggi, l’esercito israeliano ha annunciato di avere colpito tre diverse scuole che fungevano da rifugio per gli sfollati. I primi due istituti a venire colpiti sono stati la scuola per orfani “al-Amal” e la scuola “Muscat”, dove sono state uccise almeno 9 persone; il terzo attacco è arrivato attorno alle 6.00 di questa mattina, e si è abbattuto sulla “Brig High School”, ma non è ancora noto quante persone siano coinvolte. Tutte le scuole sono situate a Gaza City. L’incursione a Khan Younis, invece, è durata ore, ed è terminata in piena notte. Il capo del dipartimento infermieristico dell’Ospedale Europeo di Gaza, Saleh al-Hams, ha dichiarato che, a partire dalle 3:00 del mattino, l’ospedale di Nasser ha accolto dozzine di defunti e feriti. Per ora, la conta delle vittime è arrivata a 30 persone. In totale, dall’escalation del 7 ottobre [3], Israele ha ucciso almeno 41.638 persone.
Nella notte non si è fermata neanche la cosiddetta “operazione terrestre limitata” in Libano. Hezbollah ha annunciato per la prima volta dal lancio dell’invasione [4] un tentativo israeliano di penetrare il confine del Paese, che tuttavia sarebbe stato fermato dalle milizie del movimento di resistenza. Secondo quanto comunica Hezbollah, «i combattenti della Resistenza Islamica hanno affrontato una forza di fanteria “israeliana” nemica che ha tentato di infiltrarsi nella città di Odaisseh dalla direzione di Khallet Al-Mahafer, scontrandosi con essa, provocando vittime e costringendola a ritirarsi». Il tentativo di incursione, di preciso, sarebbe stato lanciato dal kibbutz di Misgav Am. Nel frattempo, l’aviazione israeliana ha colpito diversi quartieri della periferia meridionale della capitale libanese, ma non è ancora chiaro se ci siano state vittime. In generale, dall’8 ottobre dell’anno scorso, lo Stato ebraico ha ucciso 1.873 persone in Libano, ferendone altre 9.134.
Gli occhi del mondo, intanto, sono tutti puntati sull’Iran: dopo gli attacchi [5] di ieri – lanciati in risposta alle uccisioni dei leader di Hamas, Ismail Haniye [6], e di Hezbollah, Hassan Nasrallah [7] – la Premier italiana Giorgia Meloni ha rapidamente convocato un vertice [8] a Palazzo Chigi con i Ministri Crosetto (Difesa) e Tajani (Esteri), Macron ha annunciato [9] di avere «mobilitato le sue risorse militari in Medio Oriente per contrastare la minaccia iraniana», mentre negli USA c’è chi invita [10] a una risposta diretta, Trump cavalca l’onda e fa campagna elettorale [11], e i due candidati vicepresidente approfittano del dibattito per fare a gara [12] a chi, in caso di vittoria, sosterrebbe di più lo Stato ebraico.
[di Dario Lucisano]