Oltre mille agenti impiegati per il controllo di 13 mila giovani, dei quali 3 mila minorenni. Seicento profili social oscurati per istigazione all’odio e alla violenza «anche contro le Forze di Polizia». 150 immobili ispezionati, comprese due scuole e ben 23 centri di accoglienza per minori stranieri non accompagnati. Sono alcuni dei numeri dell’imponente operazione che la Polizia di Stato ha portato a termine nei giorni scorsi, volta a contrastare il «crescente fenomeno della criminalità minorile». Un’operazione che, secondo il ministro Piantedosi, «conferma l’attenzione e l’impegno del governo per coniugare costantemente l’azione di prevenzione e contrasto con iniziative di sostegno e di sensibilizzazione nei confronti delle giovani generazioni» e che rientra a pieno nell’approccio dell’esecutivo verso problematiche sociali di qualunque genere: repressione a ogni costo.
A fronte dell’imponente dispiegamento di personale delle forze dell’ordine, c’è da dire che il bottino è abbastanza esiguo: 73 giovani arrestati o sottoposti a fermo (uno ogni 178 fermati), dei quali 13 minorenni, otto pistole (delle quali due a salve e una da softair modificata), qualche coltello, mazze da baseball e poco altro – di sparapatate questa volta nemmeno l’ombra, anche se è stato sequestrato un rompi ghiaccio. Alcuni, peraltro, sono stati arrestati perché si sono ribellati ai controlli di polizia. In aggiunta a ciò, sono stati sequestrati «due chili di cocaina e dieci di cannabinoidi, oltre a sostanze stupefacenti e psicotrope utilizzabili per produrre circa 350 dosi tra eroina, shaboo, ecstasi e anfetamine». Proprio in questo potrebbe aver avuto un ruolo determinante il decreto Caivano varato dall’esecutivo Meloni nel 2023, il quale ha aumentato le pene per reati di spaccio anche di lieve entità. E che ha portato negli Istituti Penali Minorili (IPM) un aumento dei detenuti come non lo si vedeva da dieci anni – il tutto non perché i reati sono aumentati, ma perché è aumentato il numero di infrazioni che prevedono la detenzione in carcere. In questo modo, si sta pian piano smantellando un sistema che dal 1988, anno della sua introduzione, era usato come modello in tutta Europa, proprio perché in grado di ricorrere alla custodia cautelare in carcere solo in extremis.
Come denunciato da Antigone, «il cosiddetto Decreto Caivano ha introdotto una serie di misure che stanno avendo e continueranno ad avere effetti distruttivi sul sistema della giustizia minorile, sia in termini di aumento del ricorso alla detenzione che di qualità dei percorsi di recupero per il giovane autore di delitto. L’estensione delle possibilità di applicazione dell’accompagnamento a seguito di flagranza e della custodia cautelare in carcere stravolge l’impianto del codice di procedura penale minorile del 1988 e sta già determinando un’impennata degli ingressi negli IPM». Politicamente, la repressione è un’arma potente, in quanto da l’idea che effettivamente qualcuno stia facendo qualcosa. Poco importa cosa succederà nel lungo periodo.
[di Valeria Casolaro]