Un’occupazione-lampo durata poco più di un’ora, una raffica di sospensioni e una scuola divisa tra provvedimenti disciplinari e accuse di ingiustizia. Al liceo scientifico e ITE Moreschi di Milano, a due passi da corso Vercelli, il clima è tutt’altro che sereno dopo che diciassette studenti sono stati sospesi per un periodo tra i due e i quindici giorni. La decisione ha scatenato l’indignazione di molte famiglie, che parlano di una punizione sproporzionata e punitiva, più vicina all’umiliazione che all’educazione. Il tutto ha avuto origine dalla scelta della dirigente scolastica, Carmela Tuè, di annullare una delle due giornate di assemblea autogestita previste per il 12 e 13 marzo, un evento che gli studenti attendevano con grande partecipazione. Da lì, la protesta: prima con un volantinaggio e un presidio fuori dalla scuola, poi con l’occupazione, fermata dall’intervento della DIGOS.
Giovedì 16 marzo, alle prime luci del mattino, una cinquantina di studenti ha fatto ingresso nell’istituto e ha bloccato gli accessi con delle catene, impedendo l’ingresso a compagni e docenti. L’azione, tuttavia, si è conclusa rapidamente: già dalla seconda ora, le lezioni sono riprese regolarmente. Nei giorni successivi, sono arrivate le sospensioni per interruzione dell’attività didattica, scatenando polemiche tra studenti e genitori. Le sospensioni sono state poi convertite in ore di volontariato presso l’associazione Matteo25 e gli Angeli del Bello. Intanto, i rappresentanti dei genitori in consiglio d’istituto hanno espresso solidarietà agli studenti sospesi con una lettera in cui criticano la sproporzione delle sanzioni e chiedono maggiore attenzione al benessere degli alunni. Oltre a ciò, si chiedono per quale motivo siano stati raggiunti solo 17 ragazzi, visto che alla protesta hanno partecipato circa 50 studenti. La dirigente Carmela Tuè ha difeso la sua scelta, affermando di avere stabilito l’annullamento dell’assemblea dopo aver constatato che, in quella del mese precedente, quasi la metà degli studenti era assente e gli ospiti esterni si erano trovati a parlare in un’aula magna semivuota. «I ragazzi devono capire che, quando si chiede qualcosa e non lo si ottiene, si obbedisce», ha dichiarato, aggiungendo: «Non ho negato alcun diritto: l’assemblea di aprile si terrà regolarmente». Nel frattempo, il dibattito sulla rigidità delle sanzioni e il diritto degli studenti ad autogestire momenti di confronto rimane acceso, mentre le occupazioni dei licei si susseguono senza sosta in molte città.
Non è la prima volta che, in seguito alle occupazioni studentesche, le dirigenze scolastiche optano per un’applicazione assai rigida del regolamento. Al liceo Minghetti, sono scattate le sospensioni e addirittura alcune denunce contro gli studenti che recentemente hanno occupato la scuola, con 500 genitori che hanno sottoscritto una richiesta di azzeramento delle sanzioni disciplinari in una lettera inviata al mondo della politica e delle istituzioni scolastiche. Al liceo Cavour di Roma, a dicembre, alcuni studenti sono stati sospesi fino a 15 giorni: secondo i ragazzi, i provvedimenti sono stati assegnati in base alle opinioni espresse sull’occupazione, punendo più severamente chi continuava a sostenerne le ragioni. Al Carducci di Milano, 17 studenti sono stati sospesi fino a quattro giorni con obbligo di frequenza, mentre altri 19 potrebbero subire sanzioni. Gli studenti, che erano rimasti dentro la struttura per tre giorni, hanno denunciato l’assenza di un dialogo reale con la dirigenza. La scorsa primavera, al Severi Correnti di Milano, sei studenti erano stati sospesi per mancato allarme e per mancata percezione della gravità fino a 18 giorni e obbligati a svolgere lavori socialmente utili.
Nel febbraio 2024, dopo l’ondata di occupazioni che ha investito lo Stivale in solidarietà con la Palestina e contro le politiche del governo italiano, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha inviato a tutti gli Istituti Superiori d’Italia una circolare – firmata dal Capo Dipartimento Carmela Palumbo – in cui ha fissato i principi in base ai quali i dirigenti scolastici devono rispondere alle occupazioni studentesche. Essa ha delineato una politica dal pugno di ferro che intende colpire quegli studenti che hanno «impedito il regolare svolgimento delle lezioni per periodi considerevoli, ledendo il diritto costituzionale allo studio della maggior parte degli studenti non aderenti». Nella circolare il ministro ha elencato le misure disciplinari da adottare per fare fronte al fenomeno delle occupazioni nelle scuole, esponendo gli studenti «a possibili reati, anche legati al danneggiamento di beni pubblici», che le scuole sarebbero «tenute a denunciare». In molti hanno sottolineato come la misura si sia inserita in un clima generale di repressione dei movimenti studenteschi, che rischia di ledere la libertà di espressione dei giovani italiani.