È l’inizio di una battaglia legale che potrebbe segnare un punto di svolta nella gestione dei pesticidi in Europa. Il Collettivo di sostegno alle vittime dei pesticidi in Occidente, Foodwatch, France Parkinson e UFC-Que Choisir si sono unite all’azione intentata da Pesticide Action Network (PAN) Europe e dai suoi membri ClientEarth, Générations Futures, GLOBAL 2000, Pesticide Action Network Germany e Pesticide Action Network Netherlands dinanzi al Tribunale dell’Unione europea che contesta alla Commissione UE il rifiuto di riesaminare la sua decisione di rinnovare per altri dieci anni l’approvazione del glifosato. Quest’ultimo è l’erbicida più utilizzato al mondo, inquadrato dalla Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS come potenzialmente cancerogeno nel 2015 e sospettato di essere correlato a malattie neurodegenerative come il Parkinson.
Le associazioni che hanno sottoscritto l’azione contro la Commissione Europea sostengono che la controversa decisione, emessa nel novembre 2023, violi il principio di precauzione, un caposaldo del diritto europeo che impone di mettere al primo posto la tutela della salute e dell’ambiente rispetto agli interessi economici. A supporto delle loro affermazioni, viene citato il Global Glyphosate Study, il più grande progetto di ricerca al mondo sugli effetti dell’erbicida, che ha evidenziato impatti significativi sul microbioma, sulla riproduzione, sull’interferenza endocrina, nonché un aumento dell’insorgenza di neoplasie e di effetti neurotossici. Risultati che rafforzano le preoccupazioni circa l’uso prolungato del glifosato già emerse dopo la classificazione data dall’OMS.
Nello specifico, le associazioni affermano che Bruxelles avrebbe ignorato gran parte degli studi scientifici indipendenti, privilegiando ricerche finanziate dall’industria agrochimica. Tale scelta, secondo loro, ha prodotto una valutazione incompleta, priva di adeguate analisi sugli effetti a lungo termine del glifosato sull’ambiente e sulla salute umana. Nonostante le richieste formali di riesame avanzate a gennaio 2024, la Commissione ha ribadito la propria decisione a luglio 2024, costringendo le associazioni a ricorrere al Tribunale dell’Unione Europea per ottenere l’annullamento del provvedimento. Se il tribunale accoglierà il ricorso, potrebbe invertire una politica che molti considerano un grave rischio per la salute pubblica e l’ambiente. La vicenda solleva questioni fondamentali sulla trasparenza delle decisioni regolatorie e sulla capacità delle istituzioni europee di bilanciare interessi economici e il benessere collettivo, in un momento storico in cui la sostenibilità ambientale è al centro del dibattito politico europeo.
La Commissione Europea, nel novembre del 2023, ha stabilito che nel continente sarà consentito utilizzare il glifosato per altri 10 anni «sulla base di valutazioni complete della sicurezza condotte dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa)» assieme «agli Stati membri». Sebbene il glifosato sia stato indicato come potenzialmente cancerogeno dalla stessa Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’OMS, diverse multinazionali europee della chimica con importanti interessi commerciali nei confronti dell’erbicida avevano avanzato richiesta di proroga. E, nonostante la Commissione abbia messo nero su bianco che l’impiego del glifosato verrà subordinato «ad alcune nuove condizioni e restrizioni», hanno ottenuto il loro obiettivo.
Negli Stati Uniti, sempre più di frequente i tribunali stanno condannando il colosso della chimica Bayer a risarcire coloro che si sono ammalati a causa dell’esposizione al glifosato. Nell’ottobre del 2024, l’azienda è stata condannata da una giuria di Philadelphia a risarcire 78 milioni di dollari a un uomo della Pennsylvania che ha affermato di aver sviluppato un cancro a causa dell’uso prolungato di Roundup, erbicida a base di glifosato prodotto dalla multinazionale tedesca. Prima ancora, nel novembre 2023, la multinazionale è stata colpita da una sentenza in cui si è data ragione a tre delle migliaia di agricoltori che hanno intentato un’azione legale in questo senso. I giudici hanno infatti deciso che la Bayer dovrà risarcire per oltre 1,5 miliardi di dollari i coltivatori, che hanno dichiarato di essersi ammalati di cancro a causa dell’uso del Roundup. Bayer ha risolto nel 2020 la maggior parte delle cause pendenti sul diserbante, versando per vie extra-giudiziarie quasi 11 miliardi di dollari.
Chissà perché questa mattina, in un impeto di crisi collerica, mi viene voglia di irrorare dalla testa (si fa’ per dire) ai piedi la commissaria con il round-up. Lo farò mentalmente…
Questa sì che è una buona notizia, finalmente!