sabato 3 Gennaio 2026
Home Blog

Diretta: Gli Stati Uniti hanno attaccato il Venezuela

0

Nella notte si sono registrate forti esplosioni nella capitale del Venezuela, Cararacas. Diverse testimonianze diffuse sui social anche da parte di giornalisti riportano che sarebbero in volo sopra la capitale velivoli a bassa quota. Il presidente venezuelano Maduro ha accusato direttamente gli Stati Uniti di aver attaccato militarmente il Paese, per ora nessuna dichiarazione dalla Casa Bianca, ma funzionari del governo statunitense hanno confermato in forma anonima a Fox News che il paese ha attacco il Venezuela. La nostra diretta


Sono almeno sette le esplosioni che si sono registrate a Caracas, capitale del Venezuela. Iniziate alle ore 2:30 locali (le 7:30 italiane). Le informazioni sono ancora scarne, giornalisti locali riferiscono che sono state colpite alcune basi militari. Sarebbe stata colpita anche casa del ministro della Difesa venezuelano, Vladimir Padrino López, di cui non si conoscono le condizioni. Immagini via social testimoniano centinaia di persone che si sono riversate in strada fuggendo dalle case. «La Repubblica Bolivariana del Venezuela respinge, condanna e dichiara alla comunità internazionale la flagrante aggressione militare commessa dall’attuale governo degli Stati Uniti d’America contro il territorio e la popolazione del Venezuela nelle aree civili e militari della città di Caracas, capitale della Repubblica, nonchè negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira», si legge in una dichiarazione pubblicata sul canale Telegram del ministro degli Esteri venezuelano Ivan Gil.

Yemen, governo lancia operazione contro i separatisti

0

Il governo dello Yemen ha lanciato un’operazione, con il sostegno dell’Arabia Saudita, per riconquistare basi e strutture militari nel sud del Paese occupate a inizio dicembre dal Consiglio di Transizione del Sud (STC), gruppo separatista formalmente alleato ma entrato in conflitto con l’esecutivo. L’operazione è stata definita «pacifica» dal governo, ma l’STC ha denunciato nuovi raid sauditi, in particolare nella provincia di Hadramaut, riferendo la morte di 20 suoi combattenti. Gli scontri hanno innescato una crisi diplomatica con gli Emirati Arabi Uniti, che sostenevano entrambe le parti.

Diesel, assicurazioni, autostrade e sigarette: i rincari nella manovra

0

L’inizio del 2026 porta con sé una serie di aumenti che colpiranno direttamente il bilancio delle famiglie italiane, con un focus particolare sulla mobilità, i trasporti e servizi legati all’auto. Alcuni di questi rincari sono espressamente previsti dalla Legge di Bilancio appena entrata in vigore, mentre altri scattano automaticamente per effetto di meccanismi già stabiliti o di decisioni regolatorie precedentemente prese. Dai caselli alle pompe di benzina, dalle polizze assicurative alle sigarette, l’anno si apre all’insegna di un generale inasprimento della pressione fiscale e tariffaria su diversi fronti del consumo quotidiano, con un impatto stimato in centinaia di milioni di euro.

Uno degli interventi più significativi e immediatamente percepibili riguarda il mercato dei carburanti. La manovra stabilisce infatti la parificazione delle aliquote dell’accisa sulla benzina e sul gasolio impiegato come carburante. Di conseguenza, da gennaio scatta una riduzione dell’accisa sulla benzina di 4,05 centesimi di euro per litro e un corrispondente aumento di quella sul gasolio. Considerando anche l’Iva, l’impatto sui prezzi sarà di circa cinque centesimi al litro. Come sottolinea l’associazione Assoutenti, da queste ore «sarà più costoso fare rifornimento di gasolio, a causa del rialzo delle accise pari a +4,05 centesimi di euro che porterà nelle casse dello Stato circa 552 milioni di euro nell’intero 2026». In parallelo, aumentano anche i costi per percorrere le autostrade. Per la quasi totalità delle concessioni scatta l’adeguamento tariffario all’inflazione, fissato all’1,5%. Fanno eccezione alcune società, mentre l’incremento più marcato si registra sull’autostrada Salerno-Pompei-Napoli, dove i pedaggi saliranno dell’1,925%. Sull’Autostrada del Brennero, in fase di riaffidamento, l’aumento sarà dell’1,46%. Secondo i calcoli delle associazioni dei consumatori, questo si tradurrà in un maggior esborso complessivo di circa 20 milioni di euro annui per gli automobilisti.

La manovra agisce in profondità anche sulla fiscalità dei prodotti da fumo e dei loro “succedanei”, con il duplice obiettivo di incrementare il gettito e, nelle intenzioni, di scoraggiare i consumi. L’intervento è ampio e colpisce sigarette tradizionali, tabacco trinciato, sigaretti, tabacco riscaldato e sigarette elettroniche. La legge introduce un aumento progressivo nel triennio 2026-2028 dell’importo minimo fisso delle accise. Per le sigarette, gli effetti si sentiranno subito: «con incrementi di prezzo dai 15 centesimi di euro per le sigarette tradizionali ai 50 centesimi per il tabacco trinciato, con un costo per la collettività stimato in 213 milioni di euro nel 2026». Nei due anni successivi i rincari sono previsti in circa 25 centesimi a pacchetto per il 2027 e 40 centesimi dal 2028.

L’elenco degli aggravi prosegue su altri fronti. Per il settore assicurativo, sale al 12,5% l’aliquota sulle polizze accessorie per rischi di infortunio al conducente e rischio di assistenza stradale, valida per i contratti nuovi o rinnovati. Una misura che, stima Assoutenti, comporterà «un aggravio di spesa da 115 milioni di euro sugli assicurati». Anche l’imposta di soggiorno vedrà un rialzo: i comuni potranno incrementarla fino a 2 euro per notte, con la possibilità per quelli vicini alle sedi delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026 di istituirla o aumentarla fino a 5 euro. Nuovi costi arrivano pure per gli acquisti online, con l’introduzione di un contributo di 2 euro sulle spedizioni di valore inferiore a 150 euro in arrivo da paesi extra Ue. Raddoppia, passando dallo 0,2% allo 0,4%, l’aliquota dell’imposta sulle transazioni finanziarie, la cosiddetta Tobin tax.

Non mancano, per fortuna dei cittadini, alcune misure di segno contrario o di alleggerimento. Il decreto Milleproroghe sospende per tutto il 2026 l’aggiornamento delle sanzioni del codice della strada, evitando quindi rincari sulle multe. È stata inoltre disposta l’esenzione dal pagamento dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco negli aeroporti di Rimini, Forlì e Parma. Infine, due temute imposte indirette sono state rinviate: la sugar tax sulle bevande edulcorate e la plastic tax sulla plastica monouso non entreranno in vigore prima del primo gennaio 2027. Nel complesso, tuttavia, il saldo per i consumatori è ampiamente negativo. Le associazioni di categoria parlano esplicitamente di una pesante stangata. Assoutenti ha calcolato un aggravio complessivo di 900 milioni di euro solo considerando le voci principali.

Il voto finale sulla Legge di Bilancio è arrivato il 30 dicembre, dopo settimane di trattative serrate. In seguito all’ok di Palazzo Madama, la Camera ha concesso la fiducia al governo con 219 voti favorevoli e 125 contrari. La manovra prevede misure su fisco, welfare e imprese: taglio dell’IRPEF per il ceto medio, revisione dell’ISEE, rottamazione delle cartelle, bonus scuola e congedi parentali. Inclusi anche incentivi alle aziende, riforma del TFR per i neoassunti e aumento delle spese militari. Nel passaggio in Aula sono state stralciate cinque misure simbolicamente rilevanti, tra cui l’esonero per le aziende dal pagamento delle differenze retributive ai lavoratori sottopagati che avessero fatto causa, per dubbi sulla costituzionalità. La linea del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti resta improntata alla prudenza: una manovra da circa 22 miliardi per contenere la spesa, accelerare l’uscita dalla procedura di infrazione europea e riportare il deficit sotto il 3% del PIL, in un contesto internazionale instabile e con un debito pubblico oltre i 3.000 miliardi.

Strage di Crans-Montana, si indaga per incendio e omicidio colposo

0

È stata aperta un’inchiesta sulla strage di Capodanno a Crans-Montana con le ipotesi di reato di incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Lo ha annunciato la procuratrice generale del Vallese, Beatrice Pilloud, chiarendo che tutte le piste restano aperte. Le indagini riguarderanno lavori nel locale, materiali utilizzati, misure di sicurezza e antincendio, capienza e vie di evacuazione. L’incendio sarebbe partito da candele poste su bottiglie di champagne, troppo vicine al soffitto. Sono stati acquisiti video e interrogati i gestori del locale. Dei 119 feriti, 113 sono stati identificati: 11 italiani, 71 svizzeri e altri di diverse nazionalità.

India, contaminazione rete idrica a Indore: 10 morti e 270 ricoveri

0

Indore, considerata da otto anni la città più pulita dell’India, è finita al centro di una grave emergenza sanitaria legata all’acqua potabile. La contaminazione della rete idrica avrebbe causato almeno dieci morti, tra cui un neonato, e oltre 270 ricoveri, con un bilancio ancora provvisorio. L’allarme è partito dal quartiere popolare di Bhagirathpura, dove da mesi i residenti segnalavano cattivi odori dai rubinetti senza ottenere risposte. La crisi è esplosa con decine di casi di vomito, diarrea e febbre alta. Almeno 32 persone restano in terapia intensiva, mentre le autorità sanitarie stanno verificando migliaia di casi sospetti.

Con lo spazio sempre più intasato, Starlink abbassa l’orbita dei suoi satelliti

0

I detriti spaziali rappresentano un problema di lunga data e diventano sempre più critici con la nuova corsa allo spazio che coinvolge le principali potenze globali. Per ridurre il rischio di collisioni accidentali, Starlink ha aperto l’anno annunciando che nel corso del 2026 abbasserà progressivamente l’orbita dei propri satelliti. Si tratta di un cambio di strategia rilevante, concepito ufficialmente per rendere la costellazione più compatta e aumentare la sicurezza delle operazioni, ma che aiuterà anche a smantellare più velocemente gli apparecchi difettosi e a evitare gli scontri con le basi spaziali.

L’annuncio è arrivato direttamente su X dal vicepresidente dell’ingegneria dell’azienda, Michael Nicolls. Nel suo post, il dirigente ha parlato dell’avvio di “una significativa riconfigurazione della costellazione satellitare”, che porterà la rete satellitare di SpaceX ad abbandonare l’attuale quota di 550 chilometri per concentrarsi su un’orbita più bassa, intorno ai 480 chilometri. Un abbassamento di circa 70 chilometri che, secondo l’azienda, permetterà di operare in una fascia orbitale meno affollata e quindi più sicura.

Nel presentare il piano, Nicolls sottolinea che all’inizio del 2030 è atteso un periodo di minima solare, un fenomeno ciclico che modifica la densità degli strati superiori dell’atmosfera terrestre e incide direttamente sulla gestione di tutto ciò che orbita intorno al pianeta. L’effetto più rilevante riguarda i cosiddetti “tempi di decadimento balistico”, cioè la durata del processo che porta i satelliti a perdere quota fino al loro rientro nell’atmosfera. La dichiarazione arriva a poche settimane da quando, il 17 dicembre, Starlink aveva segnalato un’anomalia ad uno dei suoi satelliti che alcuni osservatori hanno attribuito a una fonte energetica interna, altrimenti detta esplosione. Indipendentemente dalle cause, l’evento ha prodotto un “piccolo numero di oggetti a bassa velocità relativa”.

“I satelliti Starlink hanno un’affidabilità estremamente elevata, con solo due unità non operative su una flotta di oltre 9.000 satelliti”, sottolinea Nicolls, evitando però di menzionare apertamente il recente incidente. “Tuttavia, se un satellite si guasta in orbita, vogliamo che rientri il più rapidamente possibile. Queste misure miglioreranno ulteriormente la sicurezza della costellazione, soprattutto in presenza di rischi difficili da controllare, quali le manovre o i lanci non coordinati da parte di altri operatori”. Una stoccata finale che, di fatto, sposta l’attenzione dai rischi legati alle operazioni della stessa Starlink per indirizzarla verso attori terzi, con un riferimento implicito alle attività spaziali della Cina.

Il 13 dicembre, il dirigente aveva infatti lamentato il rischio di collisione tra due satelliti e un lancio da lui attribuito al centro spaziale di Jiuquan, denunciando come la scarsa coordinazione e comunicazione internazionale rappresentino un pericolo per tutti gli operatori della space economy. Un’osservazione più che fondata, considerando che la normativa spaziale internazionale è ferma agli anni Settanta e che mancano impegni condivisi in grado di regolamentare un settore che, nel frattempo, è cresciuto e si è trasformato profondamente.

Complice un clima politico tutt’altro che disteso, Cina e Russia hanno più volte dimostrato di essere pronte a condurre operazioni spaziali senza coinvolgere in modo adeguato i loro omologhi occidentali. Allo stesso tempo, va riconosciuto che anche SpaceX non sempre si è mostrata pienamente trasparente: nel 2021, la Cina si è dovuta rivolgere alle Nazioni Unite per segnalare che la China Space Station (CSS) era stata costretta in più occasioni a modificare la propria orbita pur di evitare potenziali collisioni con i satelliti Starlink.

Afghanistan, alluvioni causano almeno 17 morti

0

Le prime piogge e nevicate intense della stagione in Afghanistan, arrivate dopo un lungo periodo di siccità, hanno causato gravi alluvioni in gran parte del Paese. Il bilancio provvisorio è di almeno 17 morti e 11 feriti. Secondo l’agenzia statale per la gestione dei disastri naturali, quasi tutto il territorio nazionale è stato colpito, con l’eccezione delle regioni occidentali, mentre la stima dei danni è ancora in corso. L’Afghanistan è particolarmente vulnerabile a questo tipo di eventi a causa di infrastrutture deteriorate, deforestazione diffusa e abitazioni rurali costruite in fango, facilmente danneggiabili dalle forti precipitazioni.

La Cina sfida il sistema finanziario: lo yuan digitale entra nel mercato globale

0

La Cina sta incrementando l’uso e lo sviluppo dello yuan digitale (e-CNY) con l’obiettivo di potenziare il commercio e gli investimenti transfrontalieri, al riparo da potenziali sanzioni unilaterali e dai dazi imposti dagli Stati Uniti di Donald Trump. Il progetto, avviato già da un decennio, ha registrato una decisa accelerazione negli ultimi anni, e si appresta a compiere un passo decisivo quest’anno: dal primo gennaio 2026, infatti, il nuovo regolamento della People’s Bank of China (PBOC) permetterà alle banche commerciali di pagare gli interessi sui depositi in e-CNY, come annunciato da Lu Lei, vice governatore della banca centrale. In questo modo la valuta digitale si trasforma da semplice equivalente del contante a vera e propria moneta di deposito. Si tratta di una delle più ambiziose strategie di Pechino per sfidare e ridisegnare l’architettura finanziaria globale, sganciandosi dal dollaro e sottraendo terreno alla valuta statunitense, attraverso l’internazionalizzazione della divisa digitale del Dragone. «Dobbiamo lavorare più rapidamente per rafforzare il potere della Cina nella finanza e lo yuan digitale deve essere sviluppato costantemente», si legge nelle Raccomandazioni del Comitato centrale del Partito comunista cinese per la formulazione del 15° Piano quinquennale per lo sviluppo economico e sociale nazionale.

Finora lo yuan digitale ha funzionato come contante elettronico con un utilizzo prevalentemente orientato ai pagamenti, senza rendimenti. Con il nuovo piano, invece, l’e-CNY acquisisce le caratteristiche tipiche dei depositi bancari. I portafogli digitali verificati potranno quindi maturare interessi, in linea con le disposizioni già in vigore per i depositi tradizionali, e saranno coperti dal sistema di assicurazione dei depositi cinese. Le banche avranno inoltre maggiore flessibilità nella gestione dei saldi in e-CNY all’interno delle proprie operazioni di attivo e passivo. L’obiettivo è favorire la diffusione dello yuan digitale nel mercato globale: in questo modo, la Cina mira a offrire un’alternativa credibile al dollaro, facilitando il commercio e gli investimenti diretti in yuan e aggirando potenzialmente il sistema di pagamenti basato sul biglietto verde. Il tutto rientra nel processo di graduale de-dollarizzazione e si inserisce in un contesto geopolitico in rapido mutamento, dove il dominio unilaterale finanziario e economico degli USA è messo sotto pressione da nuovi emergenti sistemi finanziari e di potere globali, ispirati al modello multipolare. Infatti, i paesi sottoposti a sanzioni statunitensi o occidentali, come la Russia e l’Iran, potrebbero trovare nello yuan digitale un mezzo per effettuare transazioni finanziarie al di fuori del perimetro dei sistemi di pagamento tradizionali, fortemente influenzati dagli Stati Uniti.

Nel piano per l’internazionalizzazione della valuta digitale cinese è fondamentale il centro operativo internazionale per lo yuan digitale di Shanghai, inaugurato a settembre 2025 e diventato un polo chiave per l’internazionalizzazione della divisa cinese insieme alle sue tre principali piattaforme: quella di pagamento digitale transfrontaliero, quella dei servizi blockchain e, infine, quella degli asset digitali. Secondo quanto riferito da Global Times, il giornale ufficiale del Partito Comunista Cinese, i programmi pilota per lo sviluppo dell’e-CNY hanno avuto risultati positivi: all’interno della Cina, a fine novembre, il valore cumulativo delle transazioni ha raggiunto i 16,7 trilioni di yuan (2,38 trilioni di dollari), secondo la Banca centrale cinese, su un valore complessivo dell’economia cinese del valore di 19 trilioni di dollari. A livello transfrontaliero, invece, il Multi-Central Bank Digital Currency Bridge (mBridge), una piattaforma sviluppata congiuntamente dalla PBOC, dall’Autorità Monetaria di Hong Kong e da altre banche centrali per facilitare pagamenti transfrontalieri più rapidi utilizzando le rispettive valute, ha registrato un totale cumulativo di 4.047 transazioni di pagamento transfrontaliere, per un importo cumulativo pari a 387,2 miliardi di yuan. Ciò significa che yuan lo digitale rappresenta circa il 95,3% degli importi delle transazioni in varie valute, sempre secondo la PBOC.

Cina e Stati Uniti hanno adottato una strategia opposta per dominare il settore finanziario: mentre, infatti, il presidente statunitense Donald Trump, attraverso un ordine esecutivo, ha vietato la creazione di una moneta digitale di Stato, una Central Banck Digital Currency (CBDC) federale, puntando interamente sulle stablecoin private disciplinate dal GENIUS Act, la Cina ha scelto di investire su una valuta digitale pubblica sempre più integrata nel sistema bancario e nella trasmissione della politica monetaria. Una differenza che rispecchia anche la diversa natura ideologica del sistema di potere e dei modelli economici occidentali e cinesi.

La mossa di Pechino segna comunque un’accelerazione determinante verso il cosiddetto sistema multipolare, in cui più poli composti da diverse nazioni dovrebbero controbilanciare il potere e il peso di altrettanti poli simili, in un equilibrio in cui sarebbe centrale il principio di sovranità delle nazioni. Si tratta di un modello opposto al sistema unipolare statunitense e anglo centrico, la cui affermazione passa anche e soprattutto attraverso il dominio del sistema monetario e finanziario. In questo contesto, la Cina sta svolgendo un ruolo di primo piano, in quanto sta trainando anche altre nazioni a seguire il suo modello tecnologico, sebbene Stati come Russia e Cina abbiano anch’essi intrapreso questo percorso da almeno un decennio. In generale, questo processo accomuna tutti i Paesi BRICS, ma la Cina punta a dominare il settore attraverso la creazione di uno “standard di riferimento” nelle tecnologie digitali emergenti, che nessun Paese, nemmeno gli Stati Uniti, ha ancora raggiunto. La svolta dello yuan digitale appena avviata promette un interessante sviluppo nella prospettiva dei nuovi equilibri finanziari e di potere globali.

Venezuela, Maduro propone a Trump colloqui su traffico droga

0

In un gesto che sembra essere un tentativo di frenare l’escalation di tensione degli ultimi mesi tra USA e Venezuela, il presidente Maduro si è detto pronto a intraprendere colloqui con il suo omonimo Donald Trump in materia di controllo del narcotraffico. Le dichiarazioni, rilasciate nel corso di un’intervista rilasciata alla televisione venezuelana di Stato, giungono a pochi giorni dal primo attacco statunitense contro la terraferma, condotto contro un’infrastruttura portuale venezuelana.

Quello che sappiamo sui droni ucraini “sopra casa di Putin”

0

Dopo il vertice di Mar-a-Lago tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky, il Cremlino ha accusato Kiev di aver tentato, nella notte tra il 28 e il 29 dicembre, un attacco contro la cosiddetta “residenza dorata” di Vladimir Putin che si trova vicino alla città di Valdai, nella regione di Novgorod. Secondo Mosca, l’azione sarebbe stata condotta con 91 droni a lunga gittata, intercettati e neutralizzati dalla difesa aerea russa prima di raggiungere l’obiettivo. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha parlato apertamente di “terrorismo di Stato”, annunciando un irrigidimento della posizione negoziale russa, pur ribadendo la volontà di non interrompere i colloqui con gli Stati Uniti. Da Kiev è arrivata una netta smentita: Zelensky ha definito l’intera vicenda una “completa invenzione”, accusando Mosca di cercare un pretesto per sabotare il dialogo diplomatico.

Informato da Putin in una telefonata, Trump si è detto “molto arrabbiato” per l’episodio e ha promesso di “scoprire la verità”. Come prova dell’incidente, il ministero della Difesa russo ha diffuso un video che mostrerebbe un drone abbattuto, adagiato nella neve in un’area boschiva di notte, identificato come un modello ricognitivo e d’attacco ucraino Chaklun-V, modificato e dotato, a detta di un militare intervistato, di una testata esplosiva. Le autorità russe sostengono che i dati di navigazione mostrino una traiettoria verso l’abitazione di Putin, conclusioni già trasmesse all’addetto militare statunitense a Mosca. Sul piano tecnico, la ricostruzione resta, però, controversa: la direzione di volo non basta a stabilire il bersaglio, poiché gli UAV possono seguire waypoint intermedi, correggere la rotta automaticamente e deviare per eludere le difese. Senza riscontri indipendenti il nesso tra rotta e obiettivo finale rimane non dimostrato.

A complicare la situazione, arrivano le indiscrezioni dell’intelligence statunitense. Secondo un funzionario americano citato da The Wall Street Journal, la CIA non ritiene che l’Ucraina abbia preso di mira la residenza presidenziale ma che l’obiettivo reale fosse un centro di comando delle forze nucleari russe. Secondo il giornalista freelance ed ex collaboratore BBC Leonid Ragozin la versione della CIA sarebbe «coerente» con quanto dichiarato dall’ex consigliere ucraino Oleksiy Arestovych. Ragozin avverte che se il target era nucleare, ciò non renderebbe «la situazione meno pericolosa, anzi di più», spingendo verso «una guerra globale», in quanto come ricorda Arestovych, la dottrina nucleare russa autorizzerebbe una «risposta nucleare». Posizione condivisa anche dall’analista Scott Ritter, secondo cui «non vi è dubbio che la Russia possieda informazioni di intelligence incontrovertibili» sull’attacco ucraino. La lettura dell’intelligence USA ha alimentato la frattura tra la narrazione russa e quella occidentale. Secondo l’Institute for the Study of War, quando gli attacchi ucraini sono reali emergono di norma riscontri incrociati, che nel caso di Valdai finora mancano. Media indipendenti riferiscono che i residenti dell’area non avrebbero udito né esplosioni né l’attivazione delle difese aeree e ricordano che le residenze di Vladimir Putin sono tra i siti più protetti del Paese, rendendo poco plausibile un via libera ucraino a un’operazione di questo tipo. Anche il numero di droni indicato appare incoerente con un attacco contro un obiettivo così fortificato.

Dall’altra parte, a rafforzare la tesi russa contribuisce il contesto generale del conflitto, segnato da un impiego sempre più esteso dei droni da parte di entrambi i contendenti. L’Ucraina ha più volte utilizzato UAV non solo per attività di ricognizione, ma anche per colpire in profondità obiettivi militari e logistici sul territorio russo, dalle basi aeree ai depositi di munizioni, rendendo plausibile, sul piano operativo, un’azione anche nella regione di Novgorod. Un esempio significativo di questa capacità è l’Operation Spiderweb: un attacco coordinato con 117 droni avvenuto il 1° giugno 2025 contro basi aeree russe in diverse regioni del Paese, che ha portato a danni documentati su numerosi velivoli e strutture di difesa.

Se Kiev ha respinto ogni accusa e varie intelligence occidentali, a partire da quella francese, hanno segnalato l’assenza di prove a sostegno della versione di Mosca, l’Alta rappresentante UE Kaja Kallas ha parlato di una «deliberata distrazione» mirata a «ostacolare i reali progressi verso la pace». Una lettura condivisa da diversi media, che definiscono le affermazioni russe infondate, non verificate o strumentali; alcune testate italiane, come Open e HuffPost, arrivano a ipotizzare apertamente una false flag. Le stesse testate, però, in passato hanno accreditato con leggerezza molteplici notizie poi rivelatesi false su presunte incursioni di droni russi, avvistati persino in Italia, evidenziando così il consueto doppiopesismo informativo.