giovedì 26 Febbraio 2026
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Paramount rilancia l’offerta a Warner Bros a 31 dollari ad azione

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Warner Bros. Discovery ha annunciato che la Paramount ha aumentato il prezzo della sua offerta di acquisizione a 31 dollari per azione. Lo scorso dicembre, l’azienda aveva offerto 30 dollari ad azione lanciando una offerta ostile verso l’accordo che Warner Bros aveva siglato con Netflix. Da allora è in vigore un braccio di ferro tra Netflix e Paramount per l’acquisizione del marchio. Paramount aveva già avanzato diverse offerte a Warner Bros, ma il consiglio di amministrazione si è sempre schierato a favore della vendita a Netflix; in risposta, ha lanciato contro offerte direttamente agli azionisti.

Cagliari, 91 persone indagate per le proteste per la Palestina

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«Disordini, cortei non autorizzati e blocchi stradali»: sono queste le principali contestazioni mosse a 91 persone identificate dalla DIGOS e denunciate dalla procura di Cagliari. Il contesto è quello dei cortei degli scorsi 22 settembre e 3 ottobre a sostegno della missione della Global Sumud Flotilla verso Gaza e, in generale, contro il genocidio in atto in Palestina e contro le politiche belliciste e di riarmo del governo italiano. Vi è poi anche quanto accaduto nell’ambito di una contro-manifestazione antifascista non autorizzata svoltasi il 1° novembre 2025 «in risposta ad una manifestazione regolarmente preavvisata». Qui, 19 soggetti risultano accusati di reati a vario titolo, tra i quali violazione dell’obbligo di preavviso e resistenza aggravata. Il provvedimento si inserisce in un quadro più ampio di iniziative giudiziarie che negli ultimi mesi hanno interessato diverse mobilitazioni a sostegno della causa palestinese.

Le ipotesi di reato contestate a vario titolo agli indagati sono interruzione e turbamento del servizio di trasporto pubblico, blocco stradale, resistenza aggravata e violazione dell’obbligo di preavviso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le manifestazioni a favore della missione della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza hanno visto la partecipazione di migliaia di cittadini e si sono svolte, «nella quasi totalità dei casi, in una cornice di legalità e senza criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica». Tuttavia – ha illustrato un comunicato diffuso dalle forze dell’ordine – all’interno di questo contesto si è registrata «la presenza di gruppi ideologicamente orientati, riconducibili, si presume, alle componenti più oltranziste ed estremiste dell’area antagonista locale, che – facendo proprio lo slogan “blocchiamo tutto” – hanno progressivamente radicalizzato le iniziative di protesta, dando luogo a cortei non preavvisati o deviando deliberatamente dai percorsi previamente comunicati all’Autorità di Pubblica Sicurezza».

Nel dettaglio, nel corso delle tre giornate di mobilitazione, alcuni gruppi avrebbero dato luogo a «cortei non preavvisati, blocchi stradali su arterie cittadine strategiche con conseguenti disagi alla mobilità urbana e al regolare svolgimento dei servizi pubblici essenziali e ad episodi di contrapposizione anche violenta con le Forze dell’Ordine impegnate nei servizi di ordine pubblico». Gli accertamenti effettuati attraverso l’analisi delle immagini hanno portato all’identificazione di 72 persone ritenute responsabili di «azioni preordinate e coordinate finalizzate a creare turbative all’ordine e alla sicurezza pubblica, in attuazione dello slogan “blocchiamo tutto”, tradottosi in azioni mirate a congestionare la viabilità cittadina e a ostacolare il regolare funzionamento dei servizi essenziali».

Il secondo filone investigativo riguarda quanto accaduto il 1° novembre, quando circa 120 aderenti a Blocco Studentesco avevano organizzato una manifestazione regolarmente preavvisata. In quella circostanza, secondo quanto ricostruisce la Digos, circa 250 membri del Coordinamento Antifascista si sarebbero radunati in Piazza Garibaldi per dare avvio a una manifestazione di segno opposto non preavvisata, nel corso della quale «la testa del corteo antifascista, composta da numerosi soggetti travisati e impugnanti aste di legno, ignorando deliberatamente l’ordine di sciogliere la manifestazione più volte rivoltagli dal Dirigente del servizio di Ordine pubblico, ha iniziato ad avanzare compatta – al fine di raggiungere, con intenti ostili, la manifestazione di Blocco Studentesco – e a lanciare bottiglie di vetro e altri oggetti contundenti in direzione dei reparti schierati al fine di evitare che i due gruppi venissero a contatto». L’avvicinamento tra i due gruppi è stato impedito dalle forze dell’ordine, che hanno però identificato 19 soggetti, appartenenti al gruppo antifascista, che sono stati indagati per violazione dell’obbligo di preavviso e resistenza aggravata.

Le manifestazione in difesa della causa palestinese hanno rappresentato negli ultimi due anni uno dei maggiori moti di protesta del ventunesimo secolo. In Italia, la mobilitazione per la Palestina è arrivata in tutte le strade, le piazze, le università, coinvolgendo milioni di persone. Dopo la tregua raggiunta a Gaza, mentre la mobilitazione diminuiva e i media smettevano di parlarne, con puntualità sorprendente e a fari spenti è cominciata però ad arrivare la risposta dello Stato, attraverso multe, denunce e arresti, da nord a sud. Vasto il ventaglio delle realtà colpite, tra movimenti, singoli attivisti, sindacati, scuole, pompieri, membri del clero islamico e organizzazioni benefiche.

Niger, operazione contro milizie: 17 uccisi, 33 arresti

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Il Centro di Coordinamento delle Operazioni Integrate del Niger ha annunciato di avere condotto tre ampie operazioni antiterrorismo e anticrimine, in seguito a cui sono stati uccisi 17 sospetti militanti e arrestate altre 33 persone. Le operazioni, denominate Niya, Damissa e Garkouwa, hanno portato anche al sequestro di 1.098 candelotti di dinamite, 48 chilogrammi di cannabis, circa 23.250 litri di carburante di contrabbando, centinaia di migliaia di compresse nocive, armi e munizioni. Esse sono state annunciate oggi, 25 febbraio, e condotte tra il 16 e il 22 febbraio dalle Forze di Difesa e Sicurezza in diverse aree del Paese; arrivano in un momento teso per il Paese, da tempo teatro di scontri tra l’esercito e gruppi islamisti.

Cuba, 35 eurodeputati chiedono all’UE di prendere posizione contro l’embargo USA

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«Il blocco statunitense su Cuba è in palese contrasto con lo spirito e la lettera della Carta delle Nazioni Unite, nonché con i principi fondamentali della libertà di navigazione e di impresa». Così 35 eurodeputati provenienti da diversi ambienti politici iniziano una lettera aperta indirizzata all’Alta Rappresentante per gli Affari Esteri comunitaria Kaja Kallas, chiedendo all’Unione di prendere posizione. «L’Unione Europea non può limitarsi a osservare queste dinamiche», scrivono i deputati. «Dispone degli strumenti giuridici e politici necessari per respingere l’applicazione extraterritoriale di queste sanzioni e ha il dovere di proteggere la propria sovranità economica e i propri interessi strategici». La lettera arriva in un momento di difficoltà per l’isola caraibica, messa in ginocchio dal sostanziale azzeramento dei rifornimenti energetici messo in atto dagli USA. Cuba, nel frattempo, continua a resistere, mentre in assenza di solidi aiuti dai Paesi si è messa in moto la macchina della solidarietà dal basso.

La lettera dei deputati europei a Kaja Kallas è stata firmata e pubblicata lo scorso 20 febbraio. Da parte italiana, essa porta i nomi di Danilo Della Valle, Carolina Morace, Giuseppe Antoci, Dario Tammerano e Pasquale Tridico del Movimento 5 Stelle – tutti afferenti all’eurogruppo La Sinistra – e Mimmo Lucano e Leoluca Orlando, entrambi eletti con Alleanza Verdi Sinistra – il primo parte dell’eurogruppo La Sinistra e il secondo dei Verdi. Nella lettera i deputati esprimono «profonda preoccupazione per il recente inasprimento delle misure di pressione adottate dal governo degli Stati Uniti nei confronti della Repubblica di Cuba», e sostengono che le conseguenze delle politiche statunitensi «sono inaccettabili su due fronti: da un lato, costituiscono una vera e propria punizione collettiva che aggrava drammaticamente l’emergenza umanitaria a danno del popolo cubano, dall’altro, rappresentano un’interferenza diretta e dannosa contro le legittime attività economiche, finanziarie e commerciali delle aziende europee». Chiedono dunque formalmente al Servizio europeo per l’azione esterna e alle istituzioni competenti di «uscire da una logica di subordinazione e di adottare iniziative decisive e concrete», in modo da riaffermare un modello basato sulla solidarietà umanitaria da una parte e difendere gli interessi dell’UE dall’altra.

Sul piano della solidarietà internazionale, in effetti, sono pochi i Paesi che hanno deciso di supportare apertamente Cuba. A inizio mese, il Messico ha approvato un piano di aiuti umanitario per sostenere la crisi innescata dal blocco statunitense; settimana scorsa, il ministero degli Esteri spagnolo ha rilasciato un comunicato ripreso dalla piattaforma britannica Novara Media in cui annuncia l’invio di aiuti; oggi stesso, 25 febbraio, è arrivato un analogo annuncio dal Canada. Diversi Paesi, dalla Russia alla Cina, hanno invece condannato le misure statunitensi e chiesto a Washington di fermare il blocco. Si è inoltre sollevato un meccanismo di solidarietà dal basso, con l’organizzazione di una missione umanitaria marittima volta a rompere l’assedio statunitense. La Flotilla per Cuba, denominata Nuestra América Flotilla, salperà a marzo, seguendo le orme della Global Sumud Flotilla per Gaza, che proprio in questi giorni sta preparando una nuova spedizione in Palestina.

La crisi cubana è stata causata da un inasprimento delle misure statunitensi contro Cuba, inaugurato dopo il rapimento da parte degli stessi USA del presidente venezuelano Nicolas Maduro, avvenuto a inizio anno; sotto Maduro, il Venezuela era il Paese che forniva la maggior parte dei rifornimenti energetici a Cuba. Poco dopo, il presidente statunitense Donald Trump ha varato una stretta sull’entrata del carburante nell’isola caraibica, innescando così la crisi energetica. L’amministrazione cubana ha sviluppato un piano emergenziale per far fronte alle carenze che poggia sul razionamento energetico, sullo sviluppo delle rinnovabili e sulla decentralizzazione. Cuba, intanto, non demorde, anche con forme di “resistenza creativa” che provano a offrire svago e socialità in uno dei momenti più bui per la popolazione.

Il dl Sicurezza è legge: ecco cosa cambia dopo i fatti di Rogoredo

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Dopo un iter di quasi venti giorni, il decreto sicurezza varato dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio scorso ha ricevuto la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato e la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivata ieri. Il testo, che approda in Gazzetta Ufficiale prima dell’esame parlamentare per la conversione, è però uscito ridimensionato rispetto alle bozze iniziali, con interventi significativi su alcuni dei punti più controversi come il fermo preventivo, lo scudo penale e la stretta sui coltelli. Un dietrofront in cui è facile scorgere il nesso con i fatti di Rogoredo, dove i risultati dell’inchiesta sull’uccisione di un pusher di origine marocchina da parte di un poliziotto – inizialmente propagandata come un fatto di legittima difesa – hanno sollevato forti polemiche all’indirizzo del governo.

Uno dei nodi principali del provvedimento – che dovrà essere approvato dal Parlamento entro 60 giorni, pena la decadenza – riguarda il cosiddetto fermo preventivo, la misura che consente alle forze dell’ordine di accompagnare negli uffici di polizia e trattenere fino a dodici ore persone ritenute potenzialmente pericolose durante manifestazioni pubbliche. Rispetto alla prima bozza, che parlava genericamente di “fondato motivo” desunto da elementi come il possesso di caschi o precedenti penali, il testo definitivo introduce un correttivo significativo: il fermo, infatti, potrà scattare soltanto «in presenza di un attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica» . L’aggiunta, frutto del confronto con il Colle, prevede anche l’obbligo per la polizia di dare immediata comunicazione al pubblico ministero, che può ordinare il rilascio se non ritiene sussistenti le condizioni.

Sul fronte del cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine, su cui la maggioranza aveva rinvigorito la spinta dopo i fatti di Rogoredo (l’agente di polizia che sparò a un rapinatore era stato inizialmente iscritto nel registro degli indagati), il decreto introduce l’«annotazione preliminare». Si tratta di un nuovo istituto: quando un reato appare commesso «in presenza di una causa di giustificazione» (come la legittima difesa, l’adempimento di un dovere o lo stato di necessità), il pm potrà effettuare un’iscrizione in un registro speciale che garantisce gli stessi diritti della difesa ma dura al massimo 150 giorni. Solo in caso di incidente probatorio scatterà l’iscrizione nel classico registro degli indagati. La norma, dunque, evita l’automatismo dell’iscrizione, ma non la esclude in presenza di elementi concreti.

Modifiche rilevanti intervengono anche sull’articolo 1 relativo al porto di coltelli. Viene confermato il divieto di vendita ai minori, con sanzioni amministrative per i genitori che vanno da duecento a mille euro, e la pena della reclusione da sei mesi a tre anni per chi porta fuori casa lame superiori a otto centimetri senza giustificato motivo. Tuttavia, nella versione bollinata è saltato l’obbligo per i commercianti di registrare le vendite delle lame sopra determinate dimensioni, adempimento che nelle bozze era stato criticato come eccessivamente burocratico.

L’articolo 11 allarga significativamente il perimetro delle tutele per chi subisce lesioni. La nuova formulazione dell’articolo 583-quater del codice penale equipara ai pubblici ufficiali «il personale che svolge attività di prevenzione e accertamento delle infrazioni nell’ambito dei servizi di trasporto ferroviario o agli arbitri e agli altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica delle manifestazioni sportive» . Per loro, come già per dirigenti scolastici, docenti e operatori sanitari, le pene per lesioni vanno da due a cinque anni, con aggravanti fino a sedici anni in caso di lesioni gravissime.

Per quanto riguarda la sicurezza urbana, l’articolo 6 rifinanzia il relativo fondo portandolo a 48 milioni di euro per il 2026, con la possibilità per i Comuni di utilizzare le risorse anche per straordinari e assunzioni a tempo determinato della polizia locale in deroga ai limiti di spesa . Viene invece cancellato il fondo da 50 milioni previsto in bozza per il potenziamento tecnologico delle reti ferroviarie. Sul fronte degli organici, sono previsti due concorsi straordinari: milleottocento posti per ispettori della Polizia di Stato nel 2026 e duemilaquattrocento nel 2027.

La norma dovrà essere perfezionata con un decreto del ministro della Giustizia entro sessanta giorni. Certo è che il polverone sollevatosi in seguito ai fatti di Rogoredo — l’uccisione del 28enne Abderrahim Mansouri durante un controllo nel bosco della droga di Milano e l’indagine per omicidio volontario a carico dell’agente che ha sparato, dopo che le prime ricostruzioni sulla legittima difesa sono state messe in discussione dagli accertamenti della Procura — abbia inciso in modo diretto sul clima politico e istituzionale in cui è maturato il decreto Sicurezza. L’episodio ha innescato una doppia pressione: da un lato la richiesta della maggioranza di rafforzare strumenti e tutele per le forze dell’ordine, dall’altro la necessità, emersa con forza dopo l’apertura dell’inchiesta, di evitare norme che potessero apparire come uno scudo preventivo rispetto a eventuali responsabilità individuali. È proprio in questo equilibrio che si collocano le modifiche apportate al testo prima della firma del Quirinale.

Anthropic mette da parte la sicurezza dell’IA in favore dei risultati

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Anthropic, nata con l’obiettivo dichiarato di sviluppare intelligenza artificiale in modo sicuro e controllato, ha scelto di mettere da parte uno dei suoi principi fondativi: la promessa di non pubblicare nuovi modelli finché non fossero state implementate mitigazioni dei rischi ritenute adeguate. La verifica della sicurezza richiede d’altronde parecchio tempo, mentre la competizione nella ricerca impone velocità e sacrifici.

Questo cambio di direzione non è stato ovviamente annunciato in pompa magna, ma sarebbe maturato silenziosamente negli ultimi mesi per poi prendere forma questo febbraio, su forte richiesta del CEO Dario Amodei. A riportarlo è il TIME, il quale ha raccolto la testimonianza del capo scientifico di Anthropic, Jared Kaplan. «Abbiamo ritenuto che non sarebbe stato d’aiuto a nessuno smettere di addestrare modelli di IA», ha spiegato nell’intervista. «Con il rapido avanzamento dell’intelligenza artificiale, non ci è sembrato sensato assumere impegni unilaterali… soprattutto se i concorrenti stanno spingendo sull’acceleratore».

Le nuove policy incidono soprattutto sulla Responsible Scaling Policy (RSP), cioè l’impegno a non addestrare o rilasciare modelli oltre la soglia in cui le misure di sicurezza disponibili risultano insufficienti. Nella versione riformulata, l’azienda prevede soltanto la possibilità di “posticipare” lo sviluppo qualora si verifichino all’unisono due condizioni: che i rischi catastrofici appaiano concreti e rilevanti e che i dirigenti ritengano che Anthropic sia effettivamente in testa alla corsa sull’IA. Kaplan ci tiene però a precisare che questa modifica, pur significativa, non sia dettata dal desiderio di attirare nuovi investitori, bensì sia da leggersi come una scelta di natura scientifica, coerente con l’evoluzione del settore, pertanto non conserva al suo interno neppure un’oncia di ipocrisia.

In un passato non troppo lontano, Dario Amodei e la sorella Daniela occupavano posizioni di primo piano nella struttura di OpenAI. Alla fine del 2020 hanno però scelto di allontanarsi, insoddisfatti del fatto che la startup avesse progressivamente smarrito il proprio orientamento originario verso la sicurezza per abbracciare una traiettoria più apertamente commerciale. OpenAI era infatti nata come organizzazione non‑profit con l’obiettivo esplicito di sviluppare intelligenze artificiali a beneficio dell’intera umanità; la decisione di privilegiare le esigenze degli investitori rispetto a quelle della collettività ha finito per svuotare di senso l’impianto ideologico su cui il progetto si fondava.

Usciti dall’azienda guidata da Sam Altman, i fratelli Amodei hanno fondato nel 2021, insieme ad altri cinque ex dipendenti di OpenAI, la nuova realtà: Anthropic. Forte di una credibilità tecnica già consolidata, la startup ha iniziato a presentarsi agli investitori e al pubblico come un’alternativa orientata alla sicurezza, capace di proporre un modello di sviluppo dell’IA meno esposto al caos e alle derive potenzialmente dannose del settore. L’obiettivo dichiarato era quello di introdurre nuovi standard di safety, promuovere forme di autoregolamentazione e costruire un approccio che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto rassicurare gli investitori e, allo stesso tempo, diventare un riferimento replicabile anche dalle aziende concorrenti.

Il progetto sembrava procedere in modo soddisfacente. Le Big Tech non erano arrivate ad assumere impegni vincolanti né a rivedere radicalmente le proprie policy, tuttavia avevano comunque cercato di rassicurare il mercato esibendo una maggiore attenzione alla sicurezza degli strumenti. La situazione è però cambiata con il ritorno di Donald Trump alla Presidenza statunitense. Non appena arrivato alla Casa Bianca, il nuovo esecutivo ha adottato politiche che privilegiano uno sviluppo dell’IA rapido e poco regolamentato. In questo nuovo contesto, Anthropic sostiene di essersi dovuta arrendere all’evidenza: i modelli di intelligenza artificiale considerati ad alto rischio sono ormai parte integrante dell’ecosistema tecnologico. Continuare ad autolimitarsi, secondo l’azienda, significherebbe esporsi al rischio di diventare irrilevanti, senza ottenere reali benefici in termini di sicurezza complessiva del settore.

Di fatto, la storia si ripete: nell’aprile del 2025 era stata OpenAI a pubblicare un documento che sosteneva grossomodo la stessa argomentazione, ovvero che l’evoluzione del “panorama dei rischi” giustificasse un allentamento delle proprie soglie di sicurezza. Nel testo si leggeva infatti che, “se un altro sviluppatore di frontiera pubblica un sistema ad alto rischio senza adeguate salvaguardie, potremmo a nostra volta rivedere i nostri requisiti”. Una posizione che, già allora, lasciava intendere come la competizione nel settore potesse prevalere sulle cautele inizialmente proclamate.

L’aggiornamento delle policy di Anthropic é il frutto di circa un anno di dibattiti interni, tuttavia la sua attuazione concreta coincide con un momento diplomaticamente delicato per l’azienda: a differenza di molti altri CEO del settore, Amodei si é dimostrato finora restio a concedere all’esercito statunitense il pieno accesso agli strumenti di intelligenza artificiale dell’azienda. Pur già assecondando le richieste del Pentagono, Anthropic ha infatti tracciato un confine netto per quanto riguarda la sorveglianza di massa degli statunitensi e l’applicazione di IA per alimentare armi autonome, pretese che hanno mandato su tutte le furie Pete Hegseth, il Segretario della Guerra degli USA. Stando a fonti giornalistiche, Hegseth avrebbe dunque imposto un ultimatum ad Amodei, con la scadenza che é prevista per il prossimo venerdi: piegare la testa o subire “pesanti penalità”.

Caporalato e sfruttamento: anche Deliveroo finisce in amministrazione giudiziaria

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Il Pubblico Ministero di Milano Paolo Storari continua la propria inchiesta sul caporalato nelle aziende. Il colosso delle consegne a domicilio Deliveroo è stato posto sotto amministrazione giudiziaria con l’accusa di avere sfruttato i propri fattorini, mentre la società e il suo amministratore unico sono finiti sotto indagine. Secondo Storaro, l’azienda avrebbe approfittato dello stato di bisogno dei propri lavoratori per offrire loro paghe sotto la soglia della povertà. Le persone coinvolte sarebbero 20.000 in tutta Italia di cui 3.000 nella sola Milano. Il caso di Deliveroo è il secondo all’interno del mondo dei servizi di consegna, e segue la messa sotto amministrazione giudiziaria di Glovo, altra multinazionale del settore. Al momento è inoltre aperta un’analoga inchiesta nell’industria della moda, che finora ha interessato circa 20 marchi di lusso.

A finire sotto la lente del pm Storari sono l’amministratore unico di Deliveroo Italy srl Andrea Zocchi, con l’ipotesi di caporalato aggravato, e la stessa società, accusata di avere impiegato «manodopera in condizioni di sfruttamento» approfittando dello «stato di bisogno dei lavoratori», portando avanti una «politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità». Il pm parla di un modello che favorisce «dinamiche di pesante sfruttamento lavorativo», che verrebbero «deliberatamente ricercate ed attuate». L’inchiesta dimostrerebbe che i fattorini lavorerebbero in un rapporto di subordinazione nonostante abbiano tutti partita IVA in regime forfettario: a determinare tale rapporto sarebbe la funzione dell’algoritmo della società di consegne, che monitora tutti gli aspetti del lavoro quotidiano dei fattorini, dagli ordini alla loro stessa remunerazione. Secondo le indagini il 73% dei lavoratori percepirebbe cifre inferiori a 1.245 euro lordi, mentre l’86,5% di essi risulterebbe sottopagato in relazione al CCNL a cui dovrebbe afferire. L’amministratore giudiziario dovrà ora regolarizzare le loro posizioni.

Il caso di Deliveroo arriva un mese dopo l’analoga messa sotto amministrazione giudiziaria di Glovo. Anche il quel caso le indagini mettevano in luce l’esistenza di un modello di sfruttamento dei lavoratori, sottopagati e non regolarizzati. Il provvedimento nei confronti di Glovo è stato confermato dal giudice per le indagini preliminari di Milano. L’inchiesta per caporalato tocca inoltre una ventina di aziende della moda, accusate di non avere fatto abbastanza per prevenire il regime di sfruttamento a cui sarebbero sottoposti gli operai che lavorano in subappalto nella filiera produttiva delle aziende. Tra i marchi coinvolti spicca il caso di Tod’s, accusata non solo di non avere effettuato i controlli dovuti, ma di essere a conoscenza delle condizioni di sfruttamento dei lavoratori, e di aver deliberatamente ignorato la situazione.

Senato: via libera definitivo al decreto Ucraina

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Il decreto Ucraina è legge. L’approvazione definitiva è arrivata oggi, 25 febbraio, dalle aule del Senato, che con 106 voti a favore, 57 contrari e 2 astenuti ha dato il via libera alla fiducia richiesta dal governo sul decreto legge. Tra le varie cose, il provvedimento prevede una proroga dell’autorizzazione della cessione di armi a Kiev fino alla fine dell’anno, il rinnovo dei permessi di soggiorno per i cittadini ucraini fino al 4 marzo 2027 e misure per la tutela dei giornalisti freelance.

Cosa emerge realmente su Matteo Salvini negli Epstein Files

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Nelle ultime settimane, i riflettori dei media si sono focalizzati sulla presenza del nome del vicepresidente del Consiglio e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del governo Meloni, Matteo Salvini, all’interno degli Epstein Files. Il sensazionalismo mediatico innescato dalla scoperta non ha ceduto il passo a una analisi accurata del reale contenuto dei documenti. Il nome del leader del Carroccio, infatti, emerge esclusivamente negli scambi tra l’ex stratega di Donald Trump, Steve Bannon, e Jeffrey Epstein intercorsi tra il 2018 e il 2019. Non risultano contatti diretti tra il finanzi...

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Inondazioni in Brasile, almeno 30 morti e decine di dispersi

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Il sud-est del Brasile è colpito da piogge torrenziali che hanno causato gravi inondazioni e frane, provocando almeno 30 morti, decine di dispersi e circa 500 evacuati dalle zone più a rischio. Le autorità hanno invitato la popolazione a evitare aree collinari e quartieri soggetti a smottamenti. Il presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha assicurato che le forze di sicurezza sono impegnate nei soccorsi e nell’assistenza alle persone colpite. Secondo l’istituto meteorologico nazionale, il maltempo proseguirà nei prossimi giorni, aggravando una situazione già critica, con danni diffusi a case e infrastrutture e migliaia di sfollati.