Una nuova imponente missione civile internazionale sta prendendo il largo per Gaza. La Global Sumud Flotilla, che riunisce decine di sigle della società civile, si prepara infatti a salpare nuovamente con l’obiettivo di rompere il blocco navale imposto da Israele alla Striscia. In seguito alla prima iniziativa avvenuta lo scorso anno, che aveva visto la partecipazione di circa 400 persone, più di mille attivisti provenienti da oltre cento Paesi salperanno da Barcellona il 12 aprile, per poi convergere nel Mediterraneo. Prima di dirigersi verso le coste palestinesi, sono previste tappe in Sicilia, Grecia e Turchia. L’iniziativa intende portare non solo aiuti umanitari, ma anche medici, psicologi, educatori, ingegneri ed esperti di eco-costruzione pronti a restare nella Striscia per contribuire concretamente al processo di ricostruzione.
Nonostante il cessate il fuoco del 10 ottobre 2025 e l’istituzione del Board of Peace voluto dal presidente USA Donald Trump, la situazione a Gaza resta drammatica. Secondo gli organizzatori, da allora sono state registrate almeno 702 vittime, che si sommano ai 72.278 palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023. Gli aiuti entrano a singhiozzo, mentre i bombardamenti, seppur ridotti, non sono mai cessati, colpendo perfino le tendopoli degli sfollati. La flottiglia di quest’anno segna una svolta: tutte le sigle che in passato avevano operato separatamente – dalla Freedom Flotilla Coalition a Thousand Madleens to Gaza, dal Sumud Convoy al Sumud Maghreb – navigheranno ora sotto l’egida unica della Global Sumud Flotilla. Accanto alle barche a vela, sarà presente anche la nave di Open Arms, mentre Greenpeace ha annunciato che la sua rompighiaccio Arctic Sunrise si unirà alla missione per fornire supporto tecnico e operativo. «Mentre i governi di tutto il mondo hanno mancato del coraggio e della convinzione necessari per difendere il diritto internazionale e adempiere al loro obbligo di prevenire il genocidio a Gaza – ha dichiarato Eva Saldaña, direttrice esecutiva di Greenpeace Spagna – la Flottiglia è stata un faro di solidarietà umanitaria e un simbolo di speranza in azione». In tutto, salperanno oltre cento imbarcazioni. Contemporaneamente, un convoglio via terra di circa 300 mezzi partirà dalla Mauritania intorno al 20 aprile.
Nei porti italiani la mobilitazione per la Global Sumud Flotilla è già in pieno svolgimento. Le prime imbarcazioni sono salpate il 22 marzo da Livorno e Ancona, seguite il 29 marzo da Civitavecchia e Napoli, dove centinaia di persone hanno accolto la nave «Bianca» con un corteo di solidarietà lungo il lungomare. Nei giorni successivi è toccato a Bari, da cui altre barche hanno preso il largo. Secondo gli organizzatori, allo stato attuale 78 imbarcazioni sono già in rotta verso la Sicilia, dove tra il 20 e il 25 aprile è previsto il ricongiungimento di tutte le navi italiane con quelle provenienti da Spagna, Francia, Grecia e Turchia. Le partenze sono state accompagnate da manifestazioni pubbliche: a Civitavecchia oltre cento persone hanno sfilato fino alla Marina, mentre a Napoli, nella Domenica delle Palme, l’approdo a Mergellina è stato accolto da bandiere palestinesi e canti di solidarietà.
L’impresa non è priva di ostacoli. La rotta tunisina, fondamentale in occasione del viaggio avvenuto lo scorso anno, è diventata impraticabile: a marzo sette attivisti di Sumud Maghreb sono stati arrestati con accuse di frode e riciclaggio. A ciò si aggiunge il rischio di intercettazioni da parte della marina israeliana, già sperimentato nell’edizione precedente: nel settembre 2025, le forze israeliane abbordarono la flottiglia a circa 70 miglia dalla costa, arrestando i partecipanti e deportandoli in Israele dopo aver danneggiato le comunicazioni e disturbato i segnali di soccorso. «Anche questa volta porteremo aiuti e puntiamo ad aprire un corridoio umanitario permanente – ha dichiarato portavoce italiana del Global movement to Gaza Elena Delia – e come l’anno scorso abbiamo un obiettivo politico: se c’è la pace, allora non dovrebbe esserci un blocco navale e noi dovremmo poter arrivare serenamente. Se invece Gaza è ancora occupata illegalmente e c’è ancora un blocco, allora noi viaggiamo nuovamente per cercare di romperlo».












