«Lascia che ti insegni come dovrebbero comportarsi le bambine». La frase, attribuita a Donald Trump, compare in uno dei documenti dell’FBI appena pubblicati nell’ambito del rilascio degli Epstein Files. Il Dipartimento di Giustizia ha diffuso tre interviste dell’FBI con una donna che sostiene di essere stata aggredita sessualmente dal presidente USA quando era appena adolescente, dopo essergli stata presentata da Jeffrey Epstein. I memo, redatti nel 2019, contengono dichiarazioni non verificate che non hanno portato ad alcuna incriminazione. Tuttavia, il ritardo nella loro pubblicazione, insieme alla natura delle accuse riportate, ha riacceso il dibattito pubblico e riportato sotto i riflettori i rapporti tra il tycoon e il finanziere condannato per traffico sessuale di minori.
I fascicoli emergono mentre i democratici indagano per accertare se il Dipartimento di Giustizia abbia deliberatamente omesso o trattenuto documenti contenenti accuse di violenza sessuale contro Trump. I documenti diffusi sono rapporti di interrogatorio dell’FBI – FD-302 – redatti nel 2019 dopo una serie di colloqui con una donna che afferma di essere stata abusata da Epstein a partire dai 13 anni. Secondo il racconto riportato nei memo, Epstein l’avrebbe portata in un edificio tra New York e il New Jersey, dove le avrebbe presentato Donald Trump. La donna ha affermato che erano presenti altre persone, senza ricordare chi. Trump avrebbe chiesto loro di uscire dalla stanza. A questo punto, il tycoon si sarebbe abbassato la cerniera dei pantaloni e avrebbe spinto la testa della ragazza verso il suo pene. La donna ha raccontato di aver reagito mordendolo. In risposta, ha riferito, lui le avrebbe tirato i capelli e dato un pugno sulla tempia, gridando: «Portate subito via questa stronzetta da qui».
Nei documenti si afferma anche che la madre della donna, nel frattempo deceduta, avrebbe scontato circa due anni di carcere federale in South Carolina per appropriazione indebita. Secondo la testimone, il reato sarebbe stato collegato a un presunto ricatto da parte di Epstein e di un uomo identificato come Jim Atkins, che avrebbero utilizzato fotografie esplicite della figlia. La testimone ha inoltre riferito agli agenti di aver sentito Trump ed Epstein parlare di come il finanziere di Brooklyn ricattasse alcune persone e di aver sentito Trump discutere di riciclaggio di denaro attraverso i casinò. Ha inoltre riferito di aver ricevuto nel corso degli anni numerose minacce da persone che riteneva legate a Epstein o ai suoi collaboratori. Le telefonate anonime sarebbero iniziate quando aveva circa 16 o 17 anni e sarebbero proseguite con messaggi intimidatori come: «È meglio che tieni la bocca chiusa». La donna ha precisato di non aver mai riconosciuto le voci. Nei documenti vengono citati anche episodi in cui l’accusatrice sostiene di essere stata quasi fatta uscire di strada da altre auto.
Come nel caso dei precedenti memo rilasciati il 30 gennaio, le nuove accuse contenute nei documenti sono esplicitamente indicate come non corroborate. Il Dipartimento di Giustizia ha chiarito che i memo sono stati pubblicati perché presenti negli archivi dell’indagine Epstein, ma che non esistono elementi che confermino il racconto. Gli investigatori non hanno mai avviato procedimenti sulla base di queste dichiarazioni e non è stata aperta alcuna incriminazione nei confronti del presidente. Trump ha già affrontato in passato accuse di violenza e molestie sessuali, tra cui quelle avanzate da diverse donne durante la campagna presidenziale del 2016. Nel 2023, una giuria federale lo ha ritenuto responsabile di abuso sessuale e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll, che lo aveva accusato di averla aggredita in un grande magazzino di Manhattan negli anni ’90 e che Trump aveva poi definito “bugiarda”.
La pubblicazione dei memo ha immediatamente provocato una reazione politica. I portavoce di Trump hanno respinto le accuse definendole «false» e prive di credibilità, sottolineando che non sono mai state supportate da prove né utilizzate in procedimenti giudiziari. Il Dipartimento di Giustizia ha spiegato che i documenti erano stati inizialmente classificati come duplicati e, quindi, esclusi dalla prima fase di pubblicazione prevista dall’Epstein Files Transparency Act, prima di essere individuati durante una revisione interna. Intanto, il Congresso chiede chiarimenti sulla gestione degli archivi: migliaia di file legati all’indagine Epstein restano ancora non pubblicati.










