sabato 10 Gennaio 2026
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Gli USA sequestrano un’altra petroliera nel Mar dei Caraibi

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La petroliera Olina, in passato registrata come Minerva M, è stata intercettata all’alba dalla Guardia Costiera degli Stati Uniti. Si tratta della quinta nave sequestrata da Washington nell’ambito delle operazioni contro il trasporto di petrolio venezuelano colpito da sanzioni. Secondo gli Stati Uniti, la nave, già sanzionata per aver trasportato petrolio russo e battente bandiera di Timor Est, faceva parte di una cosiddetta “flotta fantasma” che tenta di eludere il blocco navale statunitense sulle esportazioni di greggio venezuelano. Il sequestro della Olina rischia di aggravare le tensioni con Mosca a pochi giorni dal sequestro della petroliera Marinera.

Lodo Mondadori, questione chiusa: Berlusconi e Fininvest perdono il ricorso alla CEDU

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La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha respinto i ricorsi presentati da Silvio Berlusconi e dalla sua holding Fininvest contro le sentenze italiane del cosiddetto “lodo Mondadori”. Con una decisione divenuta pubblica negli scorsi giorni, i giudici europei hanno stabilito che non ci furono violazioni del diritto a un equo processo né della presunzione di innocenza nel maxi-risarcimento da oltre 540 milioni di euro che Fininvest fu costretta a versare alla Cir di Carlo De Benedetti. Questo verdetto sigilla, dopo trent’anni e dopo la morte di Berlusconi, una delle vicende giudiziarie più emblematiche della storia italiana, nata dalla guerra per il controllo della casa editrice Mondadori tra due colossi del capitalismo italiano.

Il verdetto della CEDU ha chiuso una vicenda affonda le radici negli anni Ottanta, durante la battaglia per l’acquisizione della prestigiosa casa editrice. Dopo un iniziale lodo arbitrale favorevole a De Benedetti, la Corte d’Appello di Roma, con una sentenza del 24 gennaio 1991 redatta dal giudice Vittorio Metta, annullò tale decisione, spianando di fatto la strada a Silvio Berlusconi. Le successive indagini dei pm e una sequela di sette processi penali conclusisi nel 2007, accertarono in via definitiva che quella sentenza era stata la conseguenza di un’azione corruttiva. L’avvocato di Berlusconi (e poi ministro) Cesare Previti, insieme ad altri legali, fece infatti pervenire 400 milioni di lire in contanti al giudice Metta, denaro proveniente da bonifici di conti Fininvest esteri. Per questa corruzione in atti giudiziari, Metta e Previti furono condannati. Berlusconi, invece, riuscì a salvarsi grazie alla prescrizione: nel 2001, quando era presidente del Consiglio, gli furono infatti concesse le attenuanti generiche. La motivazione è che aveva agito «nell’ambito di un’attività imprenditoriale le cui zone d’ombra non possono condurre a una preconcetta valutazione ostativa».

Chiuso il capitolo penale, si aprì quello civile. La Cir di De Benedetti chiese e ottenne il risarcimento del danno subito. Nel 2009 il giudice Raimondo Mesiano condannò Fininvest a pagare 750 milioni di euro, cifra poi ridotta in appello a 560 milioni e confermata in via definitiva dalla Cassazione nel 2013 a circa 540 milioni. Nelle motivazioni, i giudici civili scrissero che era «fuori da ogni plausibile logica» che Previti avesse mosso somme così ingenti all’insaputa del «dominus» della società, ovvero Berlusconi, definendo l’illecito una tangente «per immedesimazione organica». Proprio contro queste espressioni e contro l’intera procedura civile si rivolsero, nel 2014, sia Berlusconi sia Fininvest alla CEDU. Il Cavaliere lamentava la violazione della presunzione di innocenza, sostenendo che i giudici civili gli avessero di fatto attribuito una responsabilità penale nonostante il proscioglimento. Fininvest contestava invece l’iter processuale, argomentando che la condanna al risarcimento fosse avvenuta senza una formale revoca della sentenza del 1991.

La Corte di Strasburgo ha respinto tutte le doglianze principali. Nel ricorso di Berlusconi (proseguito dagli eredi dopo la sua morte nel 2023), ha stabilito che i giudici italiani «non hanno attribuito alcuna responsabilità penale» a Berlusconi e quindi non ne hanno violato la presunzione di innocenza. Sul ricorso di Fininvest, la CEDU ha ritenuto che la scelta procedurale della Cir fosse legittima e che i giudici nazionali avessero raggiunto «un giusto equilibrio», con sentenze «immuni da vizi di arbitrarietà» e fondate su perizie tecniche. L’unica violazione riscontrata – assai marginale – concerne le spese processuali: la Cassazione italiana non motivò sufficientemente la condanna di Fininvest a pagare 900.200 euro per le spese del giudizio. Tuttavia, la CEDU ha precisato che questa carenza non ha inficiato l’equità del processo nel suo complesso.

Golden Power: il Senato approva nuove regole per proteggere le aziende nazionali

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Il Senato ha dato il primo via libera alla riforma del Golden Power, inserita nel decreto Transizione 5.0, con l’obiettivo di rafforzare la tutela delle imprese strategiche nazionali e rendere lo strumento più coerente con i rilievi della Commissione europea. Il provvedimento interviene sulla disciplina vigente, ampliando i criteri che giustificano l’esercizio dei poteri speciali del Governo e includendo anche la “sicurezza economica e finanziaria” tra gli interessi da proteggere, accanto alla sicurezza e all’ordine pubblico. Una delle principali novità riguarda le operazioni nei settori finanziario, creditizio e assicurativo: in questi casi, l’attivazione del Golden Power è subordinata alla conclusione dei procedimenti delle autorità europee competenti, come la BCE e la Commissione UE, al fine di evitare sovrapposizioni di competenze e possibili contenziosi con Bruxelles.

Nella sua lotta alla pirateria, AGCOM multa Cloudflare per 14 milioni di euro

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Cloudflare, colosso statunitense che fornisce servizi di rete e hosting a una vasta parte del web, è stato sanzionato con una multa da 14 milioni di euro dall’Autorità garante per le comunicazioni (AGCOM). La decisione riguarda la violazione delle norme italiane in materia di antipirateria: secondo l’Autorità, nonostante le richieste di rimuovere determinati contenuti illeciti, l’azienda “ha continuato a non adottare alcuna misura per contrastare l’utilizzo dei propri servizi per la diffusione di contenuti illegali”. La decisione, adottata dal Consiglio dell’Autorità nella seduta del 29 dicembre 2025, ma notificata alla società solo ieri, giovedì 8 gennaio 2026, riguarda l’inottemperanza all’ordine impartito con la delibera n. 49/25/Cons del 18 febbraio 2025. Si trattava della richiesta di oscurare alcune pagine in applicazione del sistema noto come Piracy Shield, ovvero lo “scudo anti‑pezzotto” donato e promosso dalla Lega Serie A al fine di contrastare la trasmissione illegittima delle partite di calcio.

“Era stato chiesto alla Società, in quanto fornitore di servizi della società dell’informazione coinvolto nell’accessibilità di contenuti diffusi illecitamente, di provvedere alla disabilitazione della risoluzione Dns dei nomi di dominio e dell’instradamento del traffico di rete verso gli indirizzi Ip segnalati dai titolari dei diritti attraverso la piattaforma Piracy Shield, o comunque di adottare le misure tecnologiche e organizzative necessarie per rendere non fruibili da parte degli utilizzatori finali i contenuti diffusi abusivamente”, sostiene il comunicato diffuso da AGCOM. 

L’Autorità indipendente ha ordinato a Cloudflare di rendere inaccessibili alcuni indirizzi di rete, ma l’azienda ha evitato di dare seguito alla richiesta. Non si tratta però di un semplice atto di resistenza isolato, bensì l’ultimo capitolo di un’escalation di tensioni che va ormai avanti dal 2023, anno dell’introduzione della piattaforma di blocco dell’antipirateria. Sul piano formale, AGCOM sostiene che Cloudflare sia un mero intermediario tecnico tenuto a eseguire senza obiezioni gli ordini ricevuti. L’azienda rivendica di contro il proprio ruolo di infrastruttura globale che deve mantenere neutralità e sottolinea le numerose criticità — già ampiamente note — legate all’applicazione concreta dello strumento.

Per come è stato concepito, il Piracy Shield è una soluzione approssimativa e grossolana, che in passato ha già mostrato la tendenza a intrappolare tra le proprie maglie migliaia di siti del tutto estranei alla diffusione di contenuti piratati. Si tratta di un meccanismo di oscuramento che, non essendo adeguatamente notificato, è capace di colpire soggetti e aziende senza che questi se ne accorgano immediatamente, con conseguenti danni alla loro visibilità online. Persino Google Drive, nel 2024, era finito tra le vittime collaterali della misura antipirateria.

La Commissaria Elisa Giomi, da tempo vocalmente critica nei confronti delle modalità operative della piattaforma antipirateria, si è opposta alla sanzione, tuttavia il suo voto contrario non è bastato a fermare l’azione dell’AGCOM, la quale ha comunque inflitto a Cloudflare una multa significativa. La normativa antipirateria consente infatti di applicare sanzioni fino al 2% del fatturato globale di un’azienda; nel caso di Cloudflare, l’Autorità ha scelto di comminare una cifra pari all’1% dei ricavi dichiarati per il 2024. Non un semplice colpo di avvertimento, insomma.

A Milano i trattori tornano in piazza contro il Mercosur

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La maggioranza dei Paesi UE ha dato il prima via libera alla firma dell’accordo di libero scambio con il blocco sudamericano del Mercosur, che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. Intanto, a Milano decine di trattori hanno bloccato il traffico in piazza Duca d’Aosta per protestare contro l’intesa. Agricoltori e allevatori da tutta Italia, con bandiere tricolori e cartelli come “Difendiamo il Made in Italy”, chiedono garanzie su prezzi, controlli e tutela del reddito agricolo, denunciando che l’accordo favorirebbe importazioni a basso costo e speculazione dannosa per produttori e consumatori. La mobilitazione è promossa da Riscatto Agricolo Lombardia, Coapi e altri sindacati di settore.

La guerra delle multinazionali farmaceutiche: Bayer denuncia Pfizer e Moderna

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Dopo che le grandi case farmaceutiche hanno guadagnato miliardi di dollari dalla vendita dei vaccini anti Covid-19, si è scatenata una guerra intestina tra i colossi del settore relativa alla proprietà intellettuale della “nuova” tecnologia basata sull’RNA messaggero. In particolare, Bayer ha denunciato Moderna, Pfizer e Johnson & Johnson (J&J) per avere utilizzato questa tecnologia già brevettata e sviluppata negli anni Ottanta dalla multinazionale dei pesticidi e prodotti agricoli Monsanto, per rafforzare l’mRNA nelle colture, rendendole più resistenti ai parassiti. La Monsanto è stata rilevata dalla Bayer nel 2018, per questo l’azienda farmaceutica tedesca ora rivendica il diritto d’autore sulla tecnologia, e quindi quello a ricevere royalties su tutte le vendite passate e future dei vaccini ad mRNA. Le cause intentante dal colosso tedesco contro le aziende rivali non arrivano in un momento qualunque, ma in una fase di ristrutturazione interna del colosso farmaceutico, in cui peraltro l’azienda deve affrontare ingenti perdite e contenziosi legati all’attività della controllata.

Nel dettaglio, le cause sono state depositate in due tribunali federali statunitensi: nel Delaware contro Moderna e contro il duo Pfizer-BioNTech, e nel New Jersey contro Johnson&Johnson. Secondo quanto denunciato da Bayer, infatti, la tecnologia sviluppata dalla sua controllata sarebbe stata determinante per risolvere il problema dell’instabilità dell’mRNA, responsabile della scarsa espressione proteica, e anche per il vaccino tradizionale a vettore virale di J&J. Risolvere questa criticità avrebbe migliorato la «capacità dei vaccini di conferire immunità al virus». Monsanto aveva depositato la domanda di brevetto nel 1989 e l’Ufficio brevetti e marchi l’aveva infine concesso nel 2010. Sei anni dopo, nel 2016, Bayer ha acquistato Monsanto per 66 miliardi di dollari. Su queste basi, il colosso – che non è coinvolto nello sviluppo dei vaccini contro il Covid-19 – ha chiesto un risarcimento non specificato e una percentuale sulle vendite passate e future dei sieri a mRNA. Come riporta l’agenzia di stampa Reuters, secondo i resoconti aziendali, Pfizer e BioNTech hanno guadagnato più di 3,3 miliardi di dollari di fatturato dalle vendite globali del loro vaccino Comirnaty nel 2024, mentre Moderna ha guadagnato 3,2 miliardi di dollari dal suo Spikevax.

Non è comunque la prima volta che si verificano contenziosi legali tra le multinazionali farmaceutiche per i brevetti della tecnologia a mRNA: già nel 2022, ad esempio, Moderna ha intentato una causa contro Pfizer-BioNtech, sostenendo di essere stata la prima a scoprire l’efficacia dell’mRNA nel produrre anticorpi neutralizzanti e depositando dei brevetti per tutelare queste scoperte. Tuttavia, il Patent Trial and Appeal Board (PTAB) dell’Ufficio brevetti e marchi degli Stati Uniti ha stabilito che le rivendicazioni sulle presunte scoperte dell’azienda per produrre il vaccino contro il COVID-19 sono «non brevettabili», dando ragione a Pfizer-BioNtech. Allo stesso tempo anche CureVac e GSK hanno intrapreso cause simili legate alla proprietà intellettuale dell’mRNA.

Per quanto riguarda il contenzioso aperto da Bayer, invece, al momento Pfizer, BioNTech e Johnson & Johnson non hanno rilasciato dichiarazioni, mentre un portavoce di Moderna ha affermato che l’azienda si difenderà. Come anticipato, nel caso in questione, le cause arrivano in un momento difficile per la multinazionale farmaceutica tedesca: Bayer deve affrontare perdite e contenziosi legati alle attività di Monsanto, compresi oltre 67.000 procedimenti legali negli Stati Uniti relativi all’uso del glifosato da parte dell’azienda. La società punta così a usare la proprietà intellettuale come leva economica, mentre al contempo sviluppa nuovi prodotti per assicurarsi i ricavi futuri.

In generale, mentre le discussioni e gli studi sull’efficacia e gli eventuali effetti collaterali dei vaccini a mRNA sono ancora in corso, il settore è attraversato da una sorta di guerra di tutti contro tutti per aggiudicarsi la proprietà intellettuale e, dunque, i ricavi sulle nuove tecnologie, confermando come l’interesse per i profitti sia prioritario per le grandi società farmaceutiche.

Tempesta Goretti: al buio oltre 500mila case in Francia e Regno Unito

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La tempesta Goretti sta colpendo duramente diverse regioni di Francia e Regno Unito, con venti molto forti, piogge intense e nevicate che da giovedì interessano vari paesi europei. Le conseguenze più gravi riguardano l’energia elettrica: in Francia circa 380mila abitazioni sono senza luce, di cui 226mila in Normandia. Nel Regno Unito l’elettricità è stata ripristinata a 148mila case, ma altre 44mila risultano ancora al buio, soprattutto nel centro e sud-ovest dell’Inghilterra. La tempesta sta inoltre causando pesanti disagi ai trasporti stradali, ferroviari e aerei.

Il labirinto di leggi che regola la psichiatria in Italia

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Il 13 maggio 1978 entra in vigore la legge 180, altrimenti conosciuta come legge Basaglia, che ha portato alla graduale chiusura dei manicomi e alla progressiva introduzione dei dipartimenti di salute mentale. Con questa legge l’Italia fu il primo Paese al mondo a bandire gli ospedali psichiatrici e a istituire una rete di servizi territoriali che comprende i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), i Centri di Salute Mentale (CSM) – che coordinano in ambito territoriale tutti gli interventi di prevenzione, cura e riabilitazione –, le strutture residenziali e i centri diurni. Nel 2023, ...

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Italia, la strage silenziosa dei senzatetto: 414 morti in un anno

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Nel solo 2025, in Italia o sono morte 414 persone senza dimora: un numero che, al di là di leggere oscillazioni, conferma una tendenza consolidata e drammatica degli ultimi anni. I dati, raccolti dall’Osservatorio fio.PSD, rivelano un fenomeno continuo e diffuso su tutto il territorio nazionale, che colpisce soprattutto uomini stranieri in età non avanzata. Queste morti, spesso avvenute in solitudine e in condizioni di estrema vulnerabilità, rappresentano l’esito estremo di una vita ai margini, segnata dalla mancanza di accesso alle cure, dall’isolamento sociale e dalla lontananza dai servizi essenziali. La cifra di decessi registrati conferma una strage silenziosa e strutturale, in linea con i 434 decessi del 2024 e i 415 del 2023. Le statistiche, raccolte dalla federazione di enti che seguono le persone senza dimora, raccontano che si tratta per lo più di uomini (oltre il 90%), con una forte presenza di cittadini provenienti da paesi extra-europei (in primis Marocco e Tunisia, mentre si registra un aumento delle vittime originarie del Bangladesh, dell’India e del Pakistan). L’età media della morte è drammaticamente bassa, ferma a 46,3 anni, con un divario significativo tra italiani (54,2 anni) e stranieri (42 anni). Un dato che stride con la speranza di vita generale della popolazione italiana, che si attesta sugli 81,4 anni per gli uomini. Contrariamente a quanto si possa pensare, la stagione invernale, nonostante il freddo, non registra un picco sproporzionato di morti. Nel 2025 i decessi di gennaio (44) non sono stati molto diversi da quelli di agosto (37) o giugno (35). Ciò è dovuto in parte all’attivazione dei piani emergenziali per il freddo, che aumentano i posti letto e l’attività delle unità di strada. La geografia di questa strage invisibile vede il Nord Italia come l’area più colpita, con oltre la metà dei decessi: la Lombardia guida la triste classifica con 78 morti, seguita da Veneto (46) e Piemonte (25). Anche il Centro contribuisce con numeri significativi, soprattutto il Lazio (60 decessi). Se le grandi città come Roma (48 morti) e Milano (27) registrano i valori assoluti più alti, il fenomeno non è confinato ai grandi centri urbani. Il report evidenzia infatti che «a fronte del 40,5 per cento di decessi che avviene nelle 14 città metropolitane, la maggioranza delle morti si verifica in provincia», talvolta in comuni molto piccoli. «Il dato – si legge nel documento – mette in luce la necessità di sviluppare interventi capillari, capaci di raggiungere anche le realtà territoriali meno servite dove il fenomeno rimane, spesso, meno visibile». I luoghi dei decessi raccontano da soli le condizioni di vita estreme. Circa un terzo delle morti (34%) avviene in spazi pubblici come strade, parchi e aree pubbliche. Un altro 23% si verifica in baracche e ripari di fortuna, mentre preoccupa la percentuale dei decessi per annegamento (15%) e di quelli avvenuti all’interno delle case circondariali (8%). Le cause di morte riflettono una condizione di perenne pericolo: il 42% è attribuibile a malori improvvisi o malattie aggravate dopo anni di vita in strada, mentre un altro 40% è riconducibile a eventi traumatici, incidenti, aggressioni o suicidi. «Le cause dei decessi tra le persone senza fissa dimora riflettono una condizione di estrema vulnerabilità in cui i fattori personali, sociali e ambientali si intrecciano, aggravando situazioni già precarie che la strada amplifica», si legge nel rapporto. Per affrontare il fenomeno con politiche più efficaci, si ritiene fondamentale realizzare una migliore raccolta dati. Per questo, il 26, 28 e 29 gennaio è in programma la rilevazione nazionale “Tutti Contano”, promossa da Istat e condotta da fio.PSD nelle 14 città metropolitane. L’iniziativa, che coinvolgerà migliaia di volontari, mira a intervistare le persone senza dimora per ottenere informazioni dettagliate sulle loro condizioni e sui loro percorsi di vita, con l’obiettivo di superare approcci puramente emergenziali o pietistici.

Gaza, raid israeliani uccidono 11 palestinesi

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Almeno 11 palestinesi sono stati uccisi giovedì in una serie di attacchi israeliani nella Striscia di Gaza, secondo fonti mediche locali. Un raid aereo ha colpito una tenda a Khan Younis, nel sud, causando quattro morti e diversi feriti, tra cui bambini; un’altra persona è stata uccisa a est della città. Altri attacchi hanno provocato vittime a Jabalia, dove è stata colpita una scuola che ospitava sfollati, a Deir al-Balah e nel quartiere Zeitoun di Gaza City. L’esercito israeliano ha parlato di una risposta al lancio fallito di un razzo da Gaza, affermando di aver colpito militanti di Hamas e infrastrutture militari.