La Regione Calabria ha chiesto al governo il riconoscimento dello stato di emergenza nazionale dopo i gravi danni causati dal maltempo degli ultimi giorni. Il presidente Roberto Occhiuto ha convocato una giunta straordinaria che ha deliberato anche la richiesta di stato di calamità naturale per i settori agricolo, zootecnico e della pesca, duramente colpiti. Dopo il ciclone Harry, nuove perturbazioni hanno provocato frane, esondazioni e cedimenti di argini. I danni sono ingenti, ma non si registrano vittime. Il governatore ha ringraziato cittadini e istituzioni per la gestione coordinata dell’emergenza.
Nuovi “sabotaggi” alla linea dell’Alta Velocità: bloccata la circolazione in metà del Paese
Questa mattina, la circolazione sulle principali linee dell’Alta Velocità è stata fortemente rallentata dopo due «atti dolosi» segnalati da Rete Ferroviaria Italiana: uno tra Salone e Labico sulla Roma–Napoli e un altro tra Tiburtina e Settebagni sulla Roma–Firenze; un terzo episodio è ora in fase di accertamento tra Capena e Gallese. I tecnici intervenuti in loco hanno rilevato danni ai cunicoli che ospitano i cavi e la bruciatura degli stessi, che hanno reso necessari interventi di ripristino. I convogli provenienti da e diretti verso grandi nodi nazionali hanno accumulato fino a un’ora e mezza di ritardi. Se fosse confermato che si tratta di sabotaggi, non sarebbero i primi di questi giorni: in occasione dell’inizio delle Olimpiadi, sono stati numerosi episodi analoghi che governo e autorità hanno ricondotto direttamente alle proteste contro i Giochi.
Ferrovie dello Stato, all’interno di un comunicato, ha precisato che la sala operativa di RFI ha segnalato l’anomalia e che l’autorità giudiziaria sta effettuando rilievi al fine di stabilire la natura e la dinamica degli avvenimenti. Sul posto sono intervenuti agenti della polfer e della Digos della Questura di Roma per effettuare i controlli e gli accertamenti del caso: in via di Salone, alla periferia di Roma, la circolazione è stata temporaneamente bloccata per consentire i sopralluoghi. A Capena, invece, al momento si segnala un possibile guasto tecnico, ancora da confermare. Gli effetti sulla rete sono immediati e diffusi: ai tabelloni della Stazione Termini un Frecciarossa in arrivo da Milano registrava un ritardo dell’ordine di un’ora e mezza, mentre altri convogli — tra cui partenze o arrivi da Napoli e Mantova — segnavano ritardi intorno ai 60 minuti. Molti treni registrano scostamenti più contenuti, di 20–30 minuti. Rete Ferroviaria Italiana ha fatto sapere che, terminate le verifiche dell’autorità giudiziaria, sarà possibile procedere al completo ripristino dell’infrastruttura da parte dei tecnici.
La vicenda ha suscitato una forte reazione politica e istituzionale: il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha commentato duramente quanto accaduto, affermando che si tratta di «odiosi atti criminali contro i lavoratori e contro l’Italia», dichiarando che «è stata aumentata la vigilanza» e sono stati «incrementati i controlli» per «stanare» i «delinquenti» che li avrebbero perpetrati, «sperando che nessuno minimizzi o giustifichi gesti criminali che mettono a rischio la vita delle persone». Le autorità hanno annunciato l’intensificazione dei controlli e verifiche sulla sicurezza delle tratte; nel frattempo, si cerca di riportare al più presto la normalità per limitare l’impatto sui viaggiatori e sul sistema ferroviario.
Questa vicenda, su cui i tecnici daranno presto un responso più preciso, si inserisce in un’atmosfera di forte tensione: la settimana scorsa un presunto sabotaggio ha mandato in tilt la circolazione a Bologna per l’incendio doloso dei cavi, del ritrovamento di un ordigno rudimentale sulla linea Bologna–Padova e dell’incendio di una cabina elettrica a Pesaro — episodi paragonati agli incendi che colpirono la rete ferroviaria di Parigi durante le Olimpiadi 2024. Il ministero dei Trasporti ha subito ipotizzato la volontà di boicottare le Olimpiadi di Milano-Cortina. Il tutto avviene mentre le contestazioni anti-Giochi sono sfociate in mobilitazioni diffuse, con diecimila persone che a Milano, cortei e occupazioni — anche dell’ex Palasharp — e iniziative pubbliche lanciate da un fronte organizzato che raccoglie «movimenti che difendono le montagne dalla cementificazione, reti dello sport popolare, spazi sociali, comitati per l’acqua pubblica che contestano il saccheggio idrico per l’innevamento artificiale, associazioni ambientaliste, comunità locali espulse dal turismo tossico, movimenti per la casa e sindacalismo conflittuale», con l’obiettivo, come scrivono i comitati, di «riportare coi piedi per terra la narrazione di chi vive quotidianamente problemi e difficoltà delle periferie milanesi».
Due storie zen: svelamenti, paradossi e illuminazioni
Con le parole «I nostri pensieri e le nostre emozioni rimangono con noi come i solchi disegnati dalle onde sulla sabbia…» Satoshi Yagisawa conclude il suo romanzo Una sera tra amici a Jinbōchō (trad. it. Feltrinelli 2011). Jinbōchō, il quartiere di Tōkyō «dove quasi tutti i negozi vendono libri». E i pensieri e le emozioni sono quelle suscitate dai libri, cioè dalle parole che escono dai testi e ci vengono ad appartenere quando le leggiamo.
Tutto sta nella necessità di andare nelle profondità delle cose mostrandone però la leggerezza, la condizione di vuoto/pieno per cui le parole stesse smettono di connettersi a qualcosa, di concreto o di astratto: significano senza indicare. E quindi sono fallaci per definizione senza però volerci ingannare. Giocano quasi con la realtà, come un’immagine di qualcosa che non può restituirci perfettamente ciò che rappresenta.
Un’affermazione è zen – riferisce Giorgio Pasqualotto nella sua Estetica del vuoto (Marsilio 1992, p. 72) – solo in quanto produce un atto, non in quanto ci fa riferire a ciò che con essa viene affermato. Ecco che le parole sono diventate emozioni e poi solchi sulla sabbia. Si tratta allora di cogliere il significato in un atto, in un gesto, in uno stato di cose, dopo che le parole, avendo subìto una metamorfosi quasi poetica, illuminano con nuova luce angoli di spazio.
Che le parole si sottraggano a un compito descrittivo lo mostra bene la poesia dello haiku che va quasi a trasformare in pittura il contesto, sfumando gli oggetti in sensazioni: «languore d’inverno: / nel mondo di un solo colore / il suono del vento» (Matsuo Bashō), «guardo la luna: / nuvole se alzo gli occhi, se li abbasso / il sereno» (Miura Chora), «l’amore del gatto: / indifferente anche al riso / rimasto sui baffi» (Tan Taigi), «la baracca di un mendicante: / sopra si alza un aquilone / bellissimo» (Kobayashi Issa).
I capovolgimenti del pensiero richiesti in una tale concezione portavano Roland Barthes ad affermare che nella cucina del Giappone perfino la disposizione del cibo nei piatti restituiva qualcos’altro oltre a una idea di mise en place, di ordine: mostrava i segni di una scrittura. E questo in una visione apparentemente paradossale, almeno per noi occidentali, per cui lo scrivere (bella calligrafia, a parte) è la semplice applicazione di un saper fare, non l’esercizio di un’arte raffinata. Un’arte che scaturisce ad esempio anche dall’uso per il quale calligrafie e disegni venivano applicati su rotoli che andavano dunque poi srotolati per mostrare segni e immagini: una continua scommessa con una gestualità che è rivelatrice. Una dispositio, avrebbero detto i nostri antichi maestri di retorica, la quale però non attiene a una sintassi del discorso e dei ragionamenti ma fornisce un colpo d’occhio, la forma di una verità in un ordine. Anche nella direzione del sapere e del conoscere lo zen ci sorprende per accostare la sentenziosità alla inadeguatezza del dire, al suo tradimento necessario. Tradimenti, però, intrecciati a fraintendimenti, sorpresa intrecciata a saggezza.
In una storia di carattere zen si narra che un grande guerriero giapponese decise di attaccare un nemico molto più forte. Lui sapeva che avrebbe vinto ma i suoi soldati erano dubbiosi. Durante la marcia si fermò a un tempio shintoista e disse ai suoi uomini: «Dopo aver visitato il tempio butterò una moneta. Se viene testa vinceremo, se viene croce perderemo. Siamo nelle mani del destino». Nobunaga entrò nel tempio e pregò in silenzio. Uscì e gettò una moneta. Venne testa. I suoi soldati erano così impazienti di battersi che vinsero la battaglia senza difficoltà. «Nessuno può cambiare il destino», disse a Nobunaga il suo aiutante dopo la battaglia. «No davvero» disse Nobunaga, mostrandogli una moneta che aveva testa su tutt’e due le facce (101 storie zen, trad. it. Adelphi 1973, p. 76).
E ancora. «Un giorno Gasan istruiva i suoi seguaci: “Quelli che parlano contro l’assassinio e che desiderano risparmiare la vita di tutti gli esseri consapevoli hanno ragione… Ma che dire di quelle persone che ammazzano il tempo, che dire di quelli che distruggono la ricchezza e di quelli che distruggono l’economia pubblica? Non dovremmo tollerarli…”» (p. 77). Insomma, anche nei paradossi dello zen si nasconde, sorniona, una qualche forma di rivoluzione.
Caraibi, nuovo raid USA contro imbarcazione di presunti narcos: 3 morti
L’esercito statunitense ha condotto una nuova operazione contro un’imbarcazione sospettata di legami con il narcotraffico nelle acque internazionali dei Caraibi, vicino al Venezuela. Durante l’intervento, tre membri dell’equipaggio sono stati uccisi. L’azione, guidata dall’Operazione Southern Lance, rientra in una serie di missioni avviate da agosto. Dalla metà del 2025 il bilancio complessivo delle vittime ha raggiunto quota 110. Le operazioni proseguono nonostante il riconoscimento da parte di Washington del governo provvisorio del presidente ad interim Delcy Rodríguez in Venezuela. Solo questa settimana sono avvenuti tre attacchi sotto il comando del nuovo comandante Francis Donovan.
Alla Conferenza di Monaco Francia e Germania sanciscono la “frattura” degli UE con gli USA
L’Europa deve riconquistare un posto di rilievo nel contesto geopolitico mondiale – in particolare, nei confronti degli Stati Uniti, con i quali si è aperta una “frattura”. Questo il concetto di fondo che ha permeato i discorsi della prima giornata della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, che riunisce oltre 60 capi di Stato e governo, 50 leader di organizzazioni internazionali e rappresentanti di almeno 115 Paesi. Durante la giornata inaugurale, il cancelliere tedesco Merz ha confermato che Francia e Germania hanno avviato da oltre un anno colloqui sulla deterrenza nucleare nell’UE. Dal canto suo, Macron ha sottolineato che l’Europa deve concentrarsi su una visione strategica “a lungo termine”, procedendo con il riarmo e insistendo con la lotta alla “disinformazione”.
Secondo Merz, l’ordine mondiale esistito fino ad ora “non esiste più”. A preoccupare non sono solo Russia e Cina (che in futuro “potrebbe trovarsi su un piano di parità con gli Stati Uniti in termini militari”), ma anche Washington, con cui si è aperto “un divario” già a cominciare dal discorso del vicepresidente JD Vance alla Conferenza di Monaco dello scorso anno. La cultura MAGA “non è la nostra”, ha dichiarato il cancelliere tedesco, anche se il suo discorso sembra voler puntare a un riavvicinamento tra le due sponde dell’Atlantico, attraverso una “riparazione” della fiducia reciproca. Dichiarazioni cui sembrano far eco quelle pronunciate oggi, all’apertura della seconda giornata della Conferenza, dal segretario di Stato USA Marco Rubio, che ha affermato: “non vogliamo che gli alleati razionalizzino lo status quo in crisi, piuttosto che fare i conti con ciò che è necessario fare per risolverlo”. L’Europa deve insomma ritrovare la propria sovranità, ed è in quest’ottica che Parigi e Berlino stanno svolgendo, da oltre un anno, colloqui sulla deterrenza nucleare europea, che saranno “pienamente integrati nella nostra condivisione nucleare all’interno della NATO”.
Il riarmo, in quest’ottica, è di centrale importantza. Anche per il presidente francese Macron, che nel discorso di chiusura della prima giornata ha dichiarato: “dobbiamo ampliare attivamente il nostro arsenale per includere elementi di valore strategico, come le capacità di attacco di precisione a lunga gittata“. In questo contesto, “la discussione che abbiamo con il Regno Unito, la Germania, ma spesso con molti altri attori europei verte sulla necessità di disporre di una nuova generazione di missili a lungo raggio che daranno all’Europa un nuovo vantaggio competitivo”. In generale, Macron insiste sulla “credibilità” dell’Europa e di dimostrare il suo impegno “incrollabile” a difendere i “propri interessi” – uno su tutti, la difesa dell’Ucraina. Ma la sovranità passa anche dalla lotta alla disinformazione e alla propaganda, in particolare degli agenti stranieri. Le democrazie sono sotto attacco, dichiara Macron, e bisogna fare attenzione a questo ora che molti importanti Paesi andranno incontro alle elezioni – tra questi proprio la Francia, il cui presidente si trova nel suo ultimo anno di mandato. “Difendere la nostra sovranità implica anche proteggere l’integrità del dibattito pubblico e del processo democratico”. In questo contesto, “l’ingerenza straniera amplificata dalle piattaforme online e dai social media è chiaramente una questione cruciale per tutti noi”. Un’Europa più forte sarà “un buon alleato partner per gli Stati Uniti d’America”.
San Salvador, vasto rogo causa 5 morti e gravi danni
Un violento incendio ha devastato il centro storico di San Salvador, provocando la morte di cinque persone e distruggendo un importante edificio con oltre un secolo di storia. Le fiamme, propagate rapidamente, hanno coinvolto abitazioni e veicoli, riducendo in cenere una struttura simbolica per la memoria della capitale. Il bilancio delle vittime è salito nelle ultime ore dopo il ritrovamento di altri corpi tra le macerie. I vigili del fuoco hanno lavorato a lungo per contenere il rogo, mentre una densa colonna di fumo, visibile in tutta la città, minacciava di estendersi agli edifici vicini.
Bangladesh: alle urne trionfano i nazionalisti
Le elezioni in Bangladesh si sono concluse con la vittoria schiacciante dei Nazionalisti (BNP). Il partito di destra si è aggiudicato oltre il 65% dei collegi uninominali e il leader Tarique Rahman sarà il nuovo primo ministro, chiudendo la crisi di potere che si era aperta nel 2024 con la cacciata della premier Sheikh Hasina da parte degli studenti. Questi ultimi si sono presentati alle urne in un’alleanza con gli islamisti, conquistando appena 77 dei 350 seggi del Parlamento.
Una Flotilla partirà verso Cuba per rompere l’embargo statunitense
Si chiama “Nuestra América Flotilla” la coalizione di navi che tra un mese salperà verso Cuba per rompere l’assedio statunitense. «L’amministrazione Trump — si legge nel primo comunicato ufficiale dell’iniziativa umanitaria — sta strangolando l’isola, interrompendo il rifornimento di carburante, i voli e le forniture di beni di prima necessità». Seguendo l’esempio della Global Sumud Flotilla, che proprio in questi giorni sta preparando una nuova spedizione a Gaza, una rete internazionale di associazioni e movimenti ha deciso di «navigare verso Cuba per portare aiuti umanitari vitali al suo popolo». Si tratta della risposta dal basso della società civile all’embargo statunitense e alle strette disposte dall’amministrazione Trump, che minaccia pesanti ritorsioni verso gli Stati intenzionati a violare commercialmente l’assedio.
Da settimane il carburante non entra a Cuba, su decisione di Donald Trump. Il presidente USA, dopo aver fatto catturare l’omologo venezuelano Nicolás Maduro, principale alleato commerciale dell’Avana, ha rafforzato le sanzioni verso l’isola con l’obiettivo di causare un’implosione senza intervento militare. Il governo cubano ha risposto con un piano emergenziale — di razionamento energetico, sviluppo delle rinnovabili e decentralizzazione — facendo appello anche alla solidarietà internazionale. Quella messa in moto dagli Stati appare ancora timida, influenzata dalle minacce americane. Il Messico ha inviato delle scorte umanitarie e si è proposto come mediatore ai tavoli diplomatici tra le parti, ma a quanto pare ha fermato le spedizioni di carburante; Russia e Cina non si sbilanciano e oltre a condannare Washington dicono di star facendo “tutto il possibile” per aiutare Cuba.
Nel frattempo la risposta popolare alza il tiro, schierandosi in prima linea. Così è nata la Nuestra América Flotilla, pronta a salpare da più punti del Mar dei Caraibi per portare aiuti umanitari a Cuba e forzare l’embargo USA, implementando quella revoca che le Nazioni Unite invocano da anni (l’ultima richiesta dell’Assemblea Generale risale ad ottobre 2025). Diversi esperti dell’ONU hanno denunciato le nuove sanzioni statunitensi, definendole una «violazione del diritto internazionale nonché una grave minaccia per un ordine internazionale basato sull’uguaglianza e sulla democrazia».
A lanciare la Nuestra América Flotilla sono associazioni, movimenti sociali, organizzazioni sindacali e ong provenienti da tutto il mondo, che ora chiedono sostegno e partecipazione: «insieme possiamo rompere l’assedio, salvare vite e difendere il diritto all’autodeterminazione del popolo cubano». L’inasprimento delle sanzioni americane ha peggiorato notevolmente la crisi economica che attraversa Cuba. Oltre la metà dell’approvvigionamento energetico proviene dalle importazioni e con le riserve di carburante quasi esaurite anche i diritti basilari risultano in pericolo. «Ci prepariamo a navigare verso Cuba per lo stesso motivo con cui abbiamo viaggiato nella Sumud Global Flotilla a Gaza: rompere l’assedio, portare cibo e medicine e dimostrare che la solidarietà può attraversare qualsiasi confine o mare», ha detto lo statunitense David Adler, dell’Internazionale Progressista, tra i promotori dell’iniziativa umanitaria per Gaza e ora della Nuestra América Flotilla.
Verona, violenze e torture in Questura: 12 poliziotti saranno processati
Quattro poliziotti della questura di Verona sono stati rinviati a giudizio per le violenze consumatesi nel 2022 negli uffici scaligeri: dovranno rispondere del reato di tortura. I quattro sono infatti accusati di avere provocato «acute sofferenze» a due uomini che erano stati fermati in due differenti occasioni, tra l’estate e l’autunno di quattro anni fa. Un agente è imputato per aver preso parte alle violenze in entrambi i casi, mentre gli altri tre dovranno rispondere di quanto accaduto nel secondo episodio. Oltre a loro, altre 8 persone dovranno andare a processi per i reati di omissione di atti d’ufficio, omessa denuncia di reato, falso e peculato. Nel frattempo, è già in corso di fronte al Tribunale di Verona un processo che vede alla sbarra altri due agenti, ritenuti i maggiori responsabili delle violenze.
L’indagine, sfociata nel 2023 in 5 arresti, contava inizialmente 18 indagati per fatti verificatisi tra il luglio 2022 e il marzo 2023 nella questura di Lungadige Galtarossa. Secondo la ricostruzione della Procura, le vittime degli abusi da parte dei poliziotti sarebbero state per lo più tossicodipendenti, stranieri senza fissa dimora o soggetti trattenuti in custodia. Le violenze, nascoste da verbali truccati e generale accondiscendenza, comprendevano pestaggi e umiliazioni di vario genere, come costringere alcuni soggetti a urinare nella stanza degli interrogatori e poi a pulire il pavimento strisciando per terra. Secondo quanto raccontano le carte, un ragazzo tossicodipendente sarebbe stato picchiato e trascinato sul pavimento dai poliziotti, che lo avrebbero preso a calci e schiaffi, rompendogli il labbro. In altri casi, si parla dell’utilizzo eccessivo da parte degli agenti di spray e spintoni, con il conseguente mancato intervento di altri poliziotti, che non avrebbero segnalato le violenze e avrebbero falsificato i verbali, celando quanto accaduto. Per molte delle persone sotto inchiesta era stata chiesta la sospensione dal servizio, misura accolta per alcuni e, per altri, annullata o ridotta in appello dal Riesame.
Nel corso del tempo, a livello giudiziario, le strade degli indagati hanno preso direzioni diverse. In abbreviato tre degli agenti coinvolti sono già stati condannati: uno a 4 mesi di reclusione per lesioni, il secondo a una pena pecuniaria per omissione e l’ultima a 5 mesi e 10 giorni per carcere. Un’altra poliziotta è invece stata assolta con la formula “perché il fatto non costituisce reato”. È inoltre agli sgoccioli il dibattimento per altri due poliziotti che rischiano una condanna per le presunte torture a danno di stranieri senza fissa dimora. A fine gennaio i pubblici ministeri hanno depositato una memoria di 180 pagine: per uno dei due – accusato anche di rifiuto e omissione di atti d’ufficio – si chiede una condanna a 7 anni e 4 mesi; per l’altro, cui sono state contestate anche le lesioni su uno dei fermati con l’aggravante della discriminazione razziale, la Procura chiede 3 anni e 10 mesi.
Contro la fattispecie del reato di tortura, introdotta nel nostro ordinamento solo nel 2017, sono arrivati negli anni numerosi attacchi da parte di un largo pezzo di maggioranza. Che infatti, una volta al governo, non ha perso tempo per presentare progetti di legge in cui si intende intervenire in maniera dirompente sulla materia. Matteo Salvini si è sempre espresso per l’abrogazione del reato; FDI l’ha formalizzata proponendo l’eliminazione degli articoli 613-bis e 613-ter del codice penale che lo delineano, mantenendo soltanto una nuova aggravante comune. Nel dicembre del 2023, il Consiglio d’Europa ha “bacchettato” il governo italiano, invitandolo «caldamente» a «garantire che qualsiasi eventuale modifica al reato di tortura sia conforme ai requisiti della Convenzione europea dei diritti umani e alla giurisprudenza della Cedu».
Gli inganni delle marmellate: cosa significa davvero la dicitura “100% da frutta”
Le confetture di frutta che si trovano comunemente al supermercato sono conserve alimentari ottenute cuocendo frutta (intera, a pezzi, o in purea) con zucchero e, talvolta, addensanti come la pectina. Dal punto di vista normativo, il termine “confettura” in Italia si distingue nettamente da “marmellata” (che è solo di agrumi) e “gelatina di frutta”, e deve rispettare precise percentuali di frutta, ovvero deve includerne una specifica quantità minima all’interno. Nella fattispecie, la percentuale minima obbligatoria di frutta per la confettura semplice in Italia deve essere del 35% (350 grammi di frutta per un chilo di confettura finale), mentre per la confettura extra è del 45% (ovvero almeno 450 grammi su un chilo di prodotto). A partire dal 14 Giugno 2026 entrerà in vigore una nuova regolamentazione europea, la cosiddetta Direttiva Breakfast, che prescrive a tutti i produttori di aumentare il contenuto di frutta nelle confetture, dal 35% al 45% nella confettura semplice, e dal 45% al 50% nelle confetture extra. Altre novità riguardano il miele e i succhi di frutta, di cui vi parleremo in un prossimo articolo. Come si vede, dunque, il contenuto obbligatorio di frutta da inserire in questi prodotti è piuttosto scarso e i produttori possono mettere in commercio confetture con alte percentuali di zucchero e addensanti. Nonostante ciò, vengono sbandierate sulle confezioni diciture molto “rassicuranti” per il consumatore, che mirano a dare l’idea di trovarsi dinanzi ad un prodotto super salutare e con pochi zuccheri. Una di queste diciture è quella di «100% da frutta».
La dicitura fuorviante «100% da frutta»
Quando al supermercato acquistiamo confetture in barattolo, chiamate anche comunemente “marmellate” e destinate tipicamente alla colazione, se sulla confezione frontale leggiamo ad esempio la scritta «100% da frutta mirtilli neri di bosco», non bisogna pensare che il prodotto si componga per il 100% del frutto indicato sull’etichetta (cioè i mirtilli), e nemmeno che vi sia il 100% di frutta, inteso come frutto fresco e intero. All’interno del prodotto si troverà infatti anche del succo di mela concentrato e la polvere addensante (pectina). Questo si potrà evincere semplicemente leggendo la lista degli ingredienti presente sul retro della confezione, che nel caso mostrato qui in esempio presenta solo il 55% di mirtilli, oltre a succo di mela (aggiunto a scopo dolcificante e ricco di zuccheri che vanno ad aggiungersi agli zuccheri dei mirtilli) e infine la polvere addensante.
Poichè la quantità di pectina usata in questi prodotti è solitamente piuttosto bassa, possiamo evincere che nel caso in questione almeno un 35-40% è costituito dal succo di mela, un restante 55% dai mirtilli. Pertanto la quantità di zuccheri presente nel barattolo è piuttosto elevata, ma l’impressione che dà l’etichetta con le diciture frontali è quella di un prodotto con sola frutta e senza altri zuccheri aggiunti. Peccato che il succo di mela da concentrato sia proprio uno zucchero liquido, con altissimo quantitativo di fruttosio e glucosio, essendo nient’altro che il concentrato degli zuccheri presenti nella mela.
Altre diciture furbette: «contiene solo zuccheri della frutta»

Un’altra dicitura molto fuorviante e da spiegare è quella di «contiene solo zuccheri della frutta», che si usa per marmellate, confetture e succhi di frutta. Anche questo è uno slogan ingannevole a tutti gli effetti, perché l’intento è quello di far credere al consumatore che nel prodotto ci sia soltanto la frutta e i suoi zuccheri, nient’altro. Questo ovviamente dà l’idea di un prodotto genuino e naturale. In realtà c’è un tranello: le confetture di frutta, ad es. di ciliegie o albicocche, e i succhi di frutta contengono anche degli altri ingredienti aggiunti, nello specifico il succo d’uva o il succo di mela. Pertanto, oltre agli zuccheri della frutta (es. ciliegia, albicocca, etc.) sono presenti degli zuccheri extra che vengono appositamente aggiunti dal produttore, per rendere il prodotto più dolce e appetibile.
Questo aiuterà a vendere meglio il prodotto e ad aumentare i profitti. Il problema è che i succhi di uva o di mela sono in realtà degli zuccheri puri, come lo sciroppo di glucosio o lo sciroppo di fruttosio, e come qualsiasi succo di frutta che si ottiene spremendo un frutto e riducendolo a succo. Questi succhi contengono gli zuccheri tipici della frutta: fruttosio e glucosio. Gira e rigira stiamo sempre parlando degli stessi zuccheri. Purtroppo l’equivoco è dato dal fatto che le persone fanno l’equivalenza «bere succo di frutta è uguale a mangiare frutta». In realtà se la frutta intera è un cibo sano a tutti gli effetti e non produce effetti negativi sul metabolismo (glicemia, infiammazione, picchi di dopamina etc.), lo stesso non si può dire dei succhi di frutta, che hanno invece effetti nocivi in quanto sono sostanze isolate dalla frutta e assunte nella loro forma peggiore, cioè con gli zuccheri concentrati, senza le fibre e le vitamine che invece sono presenti se mangiamo un frutto intero. In definitiva tutte queste sostanze dolcificanti sono responsabili degli stessi deleteri effetti chimici e ormonali dello zucchero tradizionale. Questi effetti sono ben noti e riportati negli studi scientifici.









