Si è svolto ieri un incontro tra il primo ministro indiano Narendra Modi e quello israeliano Benjamin Netanyahu, che ha sancito il legame e gli interessi comuni tra i due Stati. L’incontro è avvenuto all’indomani delle dichiarazioni di Netanyahu sulla necessità di creare un’alleanza esagonale all’interno e attorno al Medio Oriente per combattere quelli che ha definito avversari radicali e che, di fatto, includono tutte quelle nazioni – a cominciare dall’Iran – che si oppongono alle politiche sioniste. Il primo ministro israeliano specialmente in un momento in cui lo Stato ebraico rischia si essere sempre più isolato a livello internazionale per via dei massacri compiuti a Gaza, sta cercando di attrarre Nuova Delhi nella sua orbita strategica, mentre quest’ultima appoggia sempre più esplicitamente le politiche di Tel Aviv a causa di una marcata politica nazionalista ostile alle minoranze musulmane. Così, dall’essere uno dei Paesi che si era opposto alla nascita dello Stato di Israele nel 1948, rimanendo per decenni uno dei più strenui critici delle politiche israeliane nei confronti dei palestinesi, l’India è diventata con Modi un importante partner dello Stato ebraico, formando un partenariato che tocca ogni settore, dal commercio alla tecnologia, dalla sicurezza alla diplomazia.
Nel suo discorso alla Knesset (il parlamento israeliano), Modi ha difeso la guerra di Israele a Gaza affermando di sostenere Tel Aviv «con piena convinzione»: «L’India è fermamente al fianco di Israele, con piena convinzione, in questo momento e in futuro», ha affermato il primo ministro indiano, nonostante l’accusa di genocidio rivolta a Israele e la condanna di Netanyahu da parte della Corte penale internazionale. Modi ha anche condannato l’attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas definendolo «barbaro» e aggiungendo che «nessuna causa può giustificare l’omicidio di civili». Il leader indiano ha quindi affermato che i due Paesi sono «partner fidati» e che questo «contribuisce alla stabilità e alla prosperità globale». Ha inoltre descritto le loro relazioni come «vitali» per il commercio e la sicurezza e ha elogiato la «sinergia» su intelligenza artificiale, tecnologia quantistica e altri argomenti. L’incontro, infatti, aveva al centro proprio il rafforzamento della cooperazione sulla difesa e sulle tecnologie unitamente al tema cruciale degli equilibri geopolitici e delle “alleanze”.
La difesa rimane uno dei settori di maggiore collaborazione tra i due Stati: secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, l’India è ormai da anni il principale acquirente di armi israeliane: dal 2020 al 2024 lo Stato ebraico ha venduto il 34% dei sistemi di difesa alle Forze armate di Nuova Delhi. Nel pacchetto erano compresi droni, missili, sistemi radar ed equipaggiamenti per i reparti speciali. Al momento, le novità potrebbero riguardare l’acquisto e co-produzione di Iron Beam, un sistema laser per intercettare droni, missili e colpi di mortaio. Anche i rapporti economici tra i due Stati sono solidi, vantando un interscambio di 3,62 miliardi di dollari: Nuova Delhi è il secondo partner commerciale di Israele e Netanyahu ha anticipato che tra i due Paesi ci saranno nuove collaborazioni nei settori dell’intelligenza artificiale (IA) e del calcolo quantistico. Inoltre, sono stati avviati ieri i negoziati per un accordo di libero scambio e sarà discusso il progetto del nuovo corridoio economico Imec (India-Middle East-Europe Economic Corridor) attraverso cui Nuova Delhi vorrebbe creare una via alternativa al progetto cinese della Belt and Road Initiative.
Ma sullo sfondo dell’incontro resta cruciale l’aspetto geopolitico: in un contesto internazionale in cui Tel Aviv rischia di rimanere isolata, Netanyahu cerca nuovi alleati strategici e ha parlato di un «esagono di alleanze» che, a suo dire, includerebbe Israele, India, Grecia e Cipro, insieme ad altri stati arabi, africani e asiatici non meglio specificati, per combattere gli avversari «radicali». «Di fronte all’Islam estremo creeremo un’alleanza di ferro, di Stati che santificano la vita contro chi si inchina alla morte. Israele è più forte che mai, e l’India è più forte che mai. Noi romperemo l’asse del male», ha affermato il primo ministro israeliano durante il suo discorso alla Knesset, con un chiaro riferimento al cosiddetto “asse della resistenza” formato da Iran, Libano, Yemen, Palestina, Iraq e, precedentemente alla caduta di Assad, Siria. Netanyahu, inoltre, ha parlato anche di «un asse sunnita emergente». Tuttavia, il piano strategico di Netanyahu potrebbe non attagliarsi all’approccio pragmatico dell’India nel gestire gli affari e le relazioni internazionali: come membro fondatore del Movimento dei Paesi Non Allineati, infatti, Nuova Delhi ha storicamente evitato rigide politiche di blocco, coinvolgendo contemporaneamente Cina, Russia e Stati Uniti. Il vero banco di prova della solidità e della portata dell’alleanza indiano-israeliana sarà rappresentato dalla questione iraniana: non solo Modi ha sempre dialogato con Teheran e sfruttato lo scalo logistico di Chabahar, ma l’Iran è anche membro ufficiale dei BRICS, gruppo di cui l’India è tra i Paesi fondatori. In questo contesto, resta anche confermata la potenziale visita del presidente iraniano Masoud Pezeshkian per il summit estivo dei BRICS a Nuova Delhi.
La tenuta e gli sviluppi di questo nuovo partenariato tra India e Israele emergeranno, dunque, più chiaramente nel tempo. Nel frattempo, però, Modi è stato duramente criticato in patria per il suo sostegno a Israele e la scorsa settimana, l’India è stata uno degli oltre 100 paesi che hanno condannato le recenti iniziative di Tel Aviv volte ad espandere il proprio controllo sulla Cisgiordania occupata.











