Saadia Mosbah, attivista per i diritti dei migranti, è stata condannata a 8 anni di carcere da un tribunale tunisino. I giudici hanno applicato la stretta governativa che criminalizza le realtà impegnate nell’assistenza ai migranti, culminata nella sospensione di diverse organizzazioni. Mosbah è stata così condannata per riciclaggio di denaro e arricchimento illecito. La Tunisia viene considerata dall’Italia come un porto sicuro e un partner cruciale nella gestione del fenomeno migratorio.
DIRETTA – Guerra in Iran – Media: gli USA inviano migliaia di marines – La NATO si ritira dall’Iraq, Trump accusa gli Alleati
Sabato 28 febbraio, Israele ha dato il via a un nuovo attacco contro l’Iran, con missili che hanno colpito diverse zone della capitale Teheran. Centinaia le vittime, compresa la Guida suprema Ali Khamenei, cui è ora succeduto il figlio, Mojtaba Khamenei. L’attacco è giunto solamente due giorni dopo la ripresa dei colloqui tra Iran e USA, dei quali Trump si era detto non soddisfatto nonostante l’Oman, lo Stato mediatore, avesse parlato di “un’apertura senza precedenti” a nuove idee per un accordo sul dossier sul nucleare. In risposta all’aggressione israelo-statunitense, l’Iran ha bombardato diverse basi statunitensi nei Paesi del Golfo. I raid tra le parti sono andati avanti tutto il fine settimana e per i giorni successivi. Nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 marzo, la milizia libanese Hezbollah ha lanciato un attacco contro una base israeliana ad Haifa, aprendo un nuovo fronte della guerra; nella tarda serata di lunedì 9 marzo, i pasdaran hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, facendo schizzare i prezzi del petrolio.
20 marzo – Ore 18.05 – La missione NATO in Iraq continuerà da Napoli
LA NATO ha portato a termine il ritiro del suo personale in Iraq, trasferito in Europa. La missione NATO in Iraq, di supporto alle forze armate e alle istituzioni locali, continuerà dalla base militare di Napoli. Cresce dunque il ruolo italiano nell’Alleanza Atlantica.
20 marzo – Ore 17.25 – Media: gli USA inviano migliaia di marines in Asia Occidentale; scambio di missili tra Libano e Israele
Stando al Wall Street Journal, che cita fonti militari, gli USA starebbero inviando circa 2500 marines in Asia Occidentale, oltre a tre nuove navi da guerra.
Continuano i lanci di missili tra le parti in conflitto. Dal Sud del Libano e dall’Iran sono stati sparati diversi razzi e missili verso Israele. L’aviazione di Tel Aviv ha invece colpito la città di Taybeh, in Libano, come riportato da Al Jazeera.
20 marzo – Ore 15.30 – La Nato si ritira dall’Iraq
A seguito dell’escalation in Asia Occidentale, la NATO ha deciso di ritirarsi temporaneamente dall’Iraq, richiamando circa 600 membri del suo personale. «La sicurezza del nostro personale è di primaria importanza», ha fatto sapere la portavoce dell’Alleanza Alisson Hart.
Dura la reazione di Trump, che ha attaccato gli Alleati, sottolineando che senza gli USA la NATO è soltanto «una tigre di carta».
20 marzo – Ore 11.05 – Nuova ondata di attacchi iraniana
Le IRGC hanno annunciato l’avvio di un altra ondata di attacchi contro Israele. A venire presi di mira le basi degli aerei cisterna strategici dell’esercito israeliano situate presso l’aeroporto Ben Gurion, il Ministero della Sicurezza Interna situato a Gerusalemme e la rete televisiva 13 situata a Tel Aviv. Non sono noti gli esiti degli attacchi.
20 marzo – Ore 10.26 – IRGC “terroriste” per altri sei Paesi
Il Ministero degli Esteri israeliano ha rilasciato un comunicato ripreso dai media israeliani in cui annuncia che altri sei Paesi hanno riconosciuto le Guardie Rivoluzionarie iraniane come organizzazione terroristica. Tra questi figurano Islanda, Moldavia, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord e Liechtenstein.
20 marzo – Ore 9.30 – Ucciso il portavoce delle IRGC
L’emittente di stato iraniana IRIB ha annunciato che Sardar Ali Mohammad Naeini, portavoce dei Guardiani della Rivoluzione Islamica, è stato ucciso da un attacco israelo-statunitense.

20 marzo – Ore 8 – I fatti della notte
La guerra in Iran è entrata nella terza settimana. Ecco i principali fatti della notte.
- In occasione di una conferenza stampa, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato che ha accettato la proposta di Trump di non attaccare più le infrastrutture energetiche iraniane.
- L’Iran ha continuato la propria ritorsione contro obiettivi nei Paesi del Golfo. Le IRGC hanno lanciato attacchi in Arabia Saudita, negli Emirati (a Dubai ed Abu Dhabi), in Bahrein, e in Kuwait. Qui, è stato colpito il raffinatore strategico Mina Al-Ahmadi, con una capacità di circa 346.000 barili al giorno, la cui produzione è stata parzialmente interrotta a causa di un incendio.
- Le IDF hanno lanciato un attacco contro la Siria di Al Sharaa. A venire colpite, infrastrutture nell’area meridionale del Paese, presso Suwayda, area con una forte presenza drusa. Proprio presunti attacchi lanciati contro i drusi dalle forze di Damasco sarebbero stati il motivo dell’attacco israeliano contro la Siria: “L’IDF non permetterà danni ai drusi in Siria e continuerà ad agire per la loro protezione”. Continua, nel frattempo anche l’offensiva contro la Repubblica Islamica; colpite Teheran, Tabriz, Esfahan, e decine di altre installazioni iraniane. Secondo resoconti mediatici, Israele avrebbe ucciso almeno 13 membri delle forze Basij.
- I pasdaran sostengono che la portaerei statunitense Gerald Ford starebbe battendo in ritirata, e che avrebbe tentato di attraversare lo Stretto di Bab el Mandeb, sul Mar Rosso, per allontanarsi. Hanno inoltre lanciato un attacco missilistico su Gerusalemme Ovest, Haifa, Tel Aviv e in altre aree di Israele.
- Sono continuati gli scontri tra Hezbollah e Israele nel sud del Libano. Il gruppo libanese ha reclamato di avere fatto esplodere un bulldozer con ordigni esplosivi, per poi prendere di mira postazioni delle IDF nel nord di Israele. Intanto, in Iraq, le milizie sciite hanno continuato a colpire l’ambasciata statunitense a Baghdad, che sarebbe stata evacuata.
Cinema: è morto Chuck Norris
Chuck Norris è morto all’età di 86 anni. L’attore statunitense, nonché ex campione del mondo di karate, era uno dei volti più noti del cinema d’azione, famoso soprattutto per il ruolo da protagonista in Walker Texas Ranger. La morte di Chuck Norris è stata annunciata dalla famiglia, a seguito di un malore che lo aveva colpito nei giorni scorsi mentre si trovava alle Hawaii.
Vaccini Covid, nuove indicazioni OMS: dosi semestrali ai fragili e lotta alla “disinformazione”
L’OMS (Organizzazione mondiale per la sanità) ha recentemente aggiornato le linee guida per la somministrazione dei vaccini contro il Covid-19, il tifo e la polio: il Gruppo Strategico Consultivo di Esperti (Sage) sull’immunizzazione dell’Agenzia ha raccomandato due dosi di vaccino anti Covid all’anno per i gruppi considerati “fragili”, insieme all’introduzione dei vaccini contro il tifo nei contesti ad alta o molto alta incidenza a partire dai cinque anni di età e ha dato il via libera alla possibilità di ridurre le dosi di vaccino antipolio nei Paesi a basso rischio. Gli aggiornamenti arrivano dopo un calo dell’adesione alla vaccinazione anti-Covid-19 registrato in buona parte d’Europa. Secondo i dati dell’Ecdc, tra l’agosto 2024 e il gennaio 2025, l’Italia ha registrato un tasso di copertura vaccinale contro il Covid sotto la media europea, sia nella fascia over 60 che in quella over 80, con dati che avvicinano la Penisola a quelli dell’Europa dell’Est. Se la copertura vaccinale contro il Covid-19 nella fascia “over 60” in venti Paesi europei ha registrato un tasso pari al 7,4 per cento, in Italia si è attestata all’uno per cento.
L’Agenzia per la salute delle Nazioni Unite ha, dunque, ribadito la volontà di rilanciare le vaccinazioni tra le categorie considerate più vulnerabili, anche per contrastare le presunte «informazioni distorte che erodono la fiducia pubblica nei vaccini» e ponendosi come obiettivo centrale del 2026 quello di contrastare la «disinformazione». In particolare, il Sage consiglia alle nazioni di considerare la vaccinazione anti-Covid-19 in base all’epidemiologia locale, alle caratteristiche della popolazione, all’accesso ai vaccini, al rapporto costo-efficacia, all’accettabilità e alla fattibilità dei programmi. Particolare enfasi è posta sulle categorie a rischio di malattia grave: anziani con comorbilità, residenti in strutture assistenziali e bambini moderatamente o gravemente immunocompromessi. Per questi gruppi, sia non vaccinati sia già vaccinati (con ultima dose da oltre sei mesi), sono indicate due dosi all’anno a distanza di sei mesi. Inoltre, il gruppo dell’Oms invita a considerare la vaccinazione routinaria di altri gruppi, tra cui anziani senza comorbidità, adulti, adolescenti e bambini con comorbidità rilevanti o obesità grave, e operatori sanitari e dell’assistenza – con almeno una dose all’anno – sulla base del contesto locale e della sostenibilità.
Per quanto riguarda le donne incinta, sia non vaccinate sia già vaccinate (ultima dose da oltre sei mesi), è consigliata una dose per ogni gravidanza, in qualsiasi momento (idealmente nel secondo trimestre), con l’obiettivo di proteggere la madre, prevenire esiti avversi della gravidanza e proteggere il neonato nei primi mesi di vita. Non c’è, invece, una raccomandazione di vaccinazione routinaria per i bambini sani di età compresa tra i 6 e i 23 mesi. Per questa categoria la vaccinazione è indicata solo nei Paesi con un carico significativo documentato in questa fascia d’età. Sul fronte del vaccino contro il tifo, invece, il Sage ha raccomandato l’introduzione del vaccino coniugato contro il tifo (TCV) nei Paesi o contesti con incidenza alta o molto alta di febbre tifoide o con un elevato carico di Salmonella Typhi resistente agli antimicrobici. In questi contesti, i Paesi dovrebbero considerare una dose di richiamo intorno ai 5 anni per i bambini vaccinati tra 9 e 24 mesi. Rispetto alla poliomielite, il Sage conferma la strategia di progressiva eliminazione dei vaccini orali, ma introduce una possibile riduzione delle dosi nei contesti a basso rischio.
L’elemento più innovativo su cui ha posto l’accento il gruppo dell’OMS riguarda però la sostenibilità economica: i Paesi si trovano sempre più spesso a dover operare scelte di priorità tra diversi interventi vaccinali, così il Sage ha proposto un approccio di ottimizzazione del portafoglio vaccinale (VPOP) come strumento per massimizzare l’impatto sanitario in condizioni di risorse limitate. Nulla, invece, viene detto sulle segnalazioni avverse dei vaccini anti Covid-19 né viene incoraggiata una più efficiente attività di farmacovigilanza attiva nei vari Paesi a tutela dei cittadini e dei pazienti: secondo il 14° Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini anti-Covid-19, al 26 dicembre 2022 sono state inserite 97 segnalazioni ogni 100.000 dosi somministrate, indipendentemente dal vaccino e dalla dose. Su 144.354.770 dosi somministrate sono state segnalate 140.595 sospette reazioni avverse, soprattutto nelle fasce d’età più giovani (20-29; 30-39 e 40-49), di cui il 18,7 per cento gravi e l’81,3 percento classificate come “non gravi”. Considerato che non c’è stata un’informazione massiccia sulla possibilità e le modalità con cui segnalare gli eventi avversi, i dati potrebbero essere sottostimati. La minore adesione alle campagne vaccinali, sia per quanto riguarda i vaccini anti Covid che quelli antinfluenzali o di altro tipo, anche nelle fasce d’età over 60, soprattutto in Italia, viene semplicemente ridotta a conseguenza di una non meglio specificata e generica «disinformazione».
Milano, incendio alla Torre del Moro del 2021: 9 condanne
Il tribunale di Milano ha condannato nove persone per l’incendio della Torre dei Moro del 29 agosto 2021, con pene tra 8 mesi e 3 anni per disastro colposo, mentre quattro imputati sono stati assolti. Le condanne più alte hanno riguardato responsabili legati alla produzione e commercializzazione dei pannelli della facciata, ritenuti tra le cause del rogo. Altri imputati, tra tecnici e dirigenti coinvolti nel progetto e nella sicurezza, hanno ricevuto pene minori, spesso sospese. L’incendio non causò vittime tra i circa 150 residenti, evacuati in tempo, ma evidenziò gravi criticità nei materiali e nella progettazione dell’edificio.
ENI festeggia la guerra: balzo in borsa e cedola straordinaria per gli azionisti
La guerra in Iran sta causando una delle crisi energetiche maggiori degli ultimi anni, ma – come in ogni crisi – c’è sempre chi festeggia. A farlo sono le aziende collegate al settore dell’energia, tra cui spicca l’italiana ENI. Quest’ultima, il giorno dopo essersi assicurata contratti in Venezuela, Indonesia e Libia, ha presentato il nuovo piano strategico per il prossimo quinquennio, che prevede investimenti per 5 miliardi l’anno. Per il 2026, l’azienda proporrà un dividendo di 1,10 euro, in aumento di circa il 5%, e un programma di riacquisto di azioni proprie inizialmente fissato a 1,5 miliardi di euro. Se inoltre, sulla scia della guerra in Iran, il prezzo del petrolio rimarrà superiore a 90 dollari al barile, l’azienda distribuirà sotto forma di dividendo straordinario il 100% del flusso di cassa aggiuntivo. Una decisione che segue l’andamento delle azioni del colosso energetico, cresciute del 26% nell’ultimo mese, prima sulla scia dell’azione militare americana in Venezuela e poi del balzo del prezzo del petrolio inaugurato dall’aggressione all’Iran.
Alla base del piano strategico, illustrato dall’ad Claudio Descalzi alla comunità finanziaria, c’è il «migliore portafoglio di progetti Exploration & Production (E&P) nella storia della Società», capace di garantire una crescita della produzione del 3-4% annuo fino al 2030. «Non siamo mai stati così forti», ha affermato Descalzi, spiegando come la strategia sia fondata sulla «coerenza» nel quadro di un «contesto di mercato incerto e volatile». Grazie al controllo dei costi e a un programma di investimenti ridotto rispetto al passato, il gruppo prevede di generare un flusso di cassa operativo di 71 miliardi nell’arco del piano, con un tasso di crescita medio per azione del 14% fino al 2030. L’indebitamento finanziario, misurato dal rapporto tra debito e capitale, è atteso tra il 10 e il 15%, sui minimi storici.
La novità più importante è costituita dal potenziamento della remunerazione degli azionisti. Oltre al dividendo ordinario in crescita e al buyback (riacquisto di azioni proprie) da 1,5 miliardi, ENI ha introdotto un meccanismo che lega i profitti all’andamento del mercato. «Per scenari di prezzo del greggio particolarmente elevati (cioè superiori a 90 dollari al barile, oppure per incrementi del 50% del prezzo del gas o del margine di raffinazione) – ha continuato l’amministratore delegato – prevediamo di distribuire il 100% del cash flow addizionale in forma di dividendo straordinario», che sarà corrisposto nell’ultimo trimestre dell’anno. Un «chiaro segnale della nostra coerenza nella politica dei dividendi e nella remunerazione», ha detto Descalzi.
L’esecuzione del piano, ha spiegato il numero uno di ENI, ha già prodotto «performance eccezionali nel 2025» e si avvale di operazioni di portafoglio come quella in Indonesia, dove la joint venture Searah con Petronas unisce asset upstream in Malesia e Indonesia, e quella in Venezuela, dove il gruppo ha recentemente stretto un accordo per lo sfruttamento di giacimenti di gas. «In Venezuela ci sono opportunità nel gas. Abbiamo recentemente stretto un accordo che include anche l’opportunità di esportazione di una parte consistente di questo gas», ha affermato Guido Brusco, Chief Operating Officer Global Natural Resources di ENI. In contemporanea, si assiste a una valorizzazione delle società satellite: Plenitude, che sarà deconsolidata dai conti con l’ingresso di Ares Management, mira a raggiungere 15 gigawatt di rinnovabili al 2030; Enilive punta a triplicare l’Ebitda nello stesso periodo.
Interpellato sugli effetti della guerra in Medio Oriente, Descalzi ha minimizzato la portata delle potenziali conseguenze su ENI, dichiarando che l’esposizione allo Stretto di Hormuz, punto nevralgico per il trasporto petrolifero, è «marginale, tra il 2‑3% della nostra produzione, e in termini di cash flow ed Ebit abbiamo più progetti in sviluppo che in produzione». Insieme ai numeri del piano, tale comunicazione ha prodotto il decollo del titolo in borsa, che ha registrato un rialzo del 2,5%. Così, mentre i cittadini italiani si trovano alle prese con l’aumento dei costi dell’energia – in particolare il caro carburante – e il governo italiano cerca modalità per ridurre i prezzi alla pompa, la principale azienda estrattiva italiana, proprietaria dello Stato stesso, canta vittoria, preparandosi a distribuire ai suoi azionisti utili record.
In Italia ci sono centinaia di impianti sciistici abbandonati
Secondo l’ultimo report pubblicato da Legambiente gli impianti sciistici dismessi sulle Alpi e sugli Appennini salgono a quota 273, mentre i cosiddetti “edifici sospesi”, ovvero gli edifici destinati all’accoglienza turistica come alberghi e residence ormai in stato di abbandono o sottoutilizzo raggiungono le 247 strutture. Quanto emerge da Nevediversa 2026 è una situazione che appare senza ritorno. L’annuale rapporto condotto da Legambiente, nel quale viene analizzata l’eredità materiale del turismo montano in relazione agli effetti, tra le altre cose, del cambiamento climatico, dipinge una situazione che anno dopo anno continua a peggiorare. Tra il 2020 e il 2026 gli impianti sciistici dismessi sono passati da 132 a 273, dato che scatta un’istantanea di una crisi del settore senza precedenti.
Secondo i dati raccolti da Legambiente la regione con più impianti dismessi è il Piemonte (76), seguita dalla Lombardia (51), mentre per gli “edifici sospesi” è la Valle D’Aosta ad assumere la prima posizione, con 36 edifici abbandonati. Sugli Appennini, invece, è la Toscana ad avere il numero più alto di strutture in disuso (19), seguita da Abruzzo (16), Marche e Sicilia (entrambe 15).
A questi dati si aggiungono il centinaio di impianti chiusi temporaneamente oltre alle 231 strutture che riescono a sopravvivere solo grazie ai fondi: Lombardia, Abruzzo ed Emilia Romagna le regioni con il numero di casi maggiore. Legambiente denuncia un sistema che sembra incaponirsi davanti all’evidenza. Difatti nonostante siano sotto gli occhi di tutti gli effetti della crisi climatica sul contesto montano, il 90% dei fondi pubblici destinati a questo tipo di turismo continua a sostenere un sistema che fatica a sopravvivere, mentre ignora le politiche di riconversione di impianti obsoleti o misure che possano attuare una destagionalizzazione del settore.
A differenza di quanto accade all’estero, proprio questo elemento rappresenta il punto debole di una gestione istituzionale del turismo montano anacronistica e caratterizzata da sprechi, difatti in Italia sono soltanto 37 i casi in cui gli impianti dismessi sono stati riconvertiti o smantellati. Inoltre, sarebbe necessario dare inizio ad un processo che possa fomentare la diversificazione delle attività, con il fine di spalmare l’afflusso turistico durante tutto l’anno e soprattutto dare forma ad una visione incentrata sulla sostenibilità e sul rispetto di un contesto geografico fortemente vulnerabile.
Secondo Legambiente è necessario dare vita ad un dialogo che prenda realmente in considerazione tutte le parti in gioco, le comunità locali, le associazioni, le organizzazioni di categoria e tutti i soggetti interessati, per tracciare una valutazione finale che analizzi con precisione il bilancio di un evento che ha visto ritardi sulle consegne, spese esorbitanti, opulenza infrastrutturale e soprattutto un futuro incerto sull’utilizzo reale di quegli impianti definiti come “essenziali” per il paese. Quest’analisi va eseguita, però, tenendo da conto soprattutto il futuro climatico delle nostre aree montane: secondo quanto riportato da Legambiente, nei prossimi trent’anni nel mondo il 44% delle sedi olimpiche perderà la sua affidabilità climatica, mentre saranno più del 70% le sedi, che, per la stessa ragione, non potranno più ospitare i Giochi Paralimpici invernali.
Davanti ad una riduzione della stagione, al calo della profondità del manto nevoso e alla conseguente contrazione del numero degli sciatori giornalieri, effetti evidenti della crisi climatica, Legambiente propone una strategia d’azione.
Nel “Manifesto della Carovana dell’accoglienza” promosso dall’associazione ambientalista e nato dal confronto con le 300 Bandiere Verdi dell’arco alpino, si prevede un piano in dieci punti per riscrivere l’impatto turistico sulle aree montane. L’importanza della sostenibilità, la presenza di un turismo a sostegno delle comunità, il rispetto di un territorio fragile e la valorizzazione delle eccellenze sono solo alcuni elementi di una proposta che può rivoluzionare non solo un settore, ma anche lo sguardo su un luogo cardine della geografia italiana.
La Corea del Sud toglie i poteri investigativi ai pm
Il parlamento sudcoreano ha approvato un’ampia legge di riforma giudiziaria per privare i pubblici ministeri dei poteri investigativi. Lo scopo dichiarato è quello di limitare il rischio di abusi politici nella magistratura. La legge scorpora l’intera funzione investigativa in un’agenzia separata, che si occuperà esclusivamente di incriminazioni e procedimenti penali.









