Quest’anno, dopo quattro anni dalla sua esclusione, la Russia potrà nuovamente partecipare all’Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia. La scelta è arrivata dalla stessa Fondazione Biennale, ma non è andata giù ai Paesi europei: 22 ministri della Cultura europei (di cui 20 UE) hanno inviato alla Fondazione una lettera in cui la invitano a rinnovare l’esclusione della Russia e dei suoi artisti all’esposizione. Ai ministri, ha fatto eco la Commissione Europea, che ha minacciato la Fondazione di privarla dei finanziamenti comunitari se la Russia dovesse partecipare all’evento. Ministri ed esecutivo UE fanno riferimento alla «brutale» guerra in Ucraina e alle sue conseguenze su cittadini e istituzioni culturali di Kiev. Come prevedibile, tuttavia, le loro spade non si sono levate in difesa delle vite uccise e delle istituzioni culturali rase al suolo in Palestina da Israele, né tantomeno contro la campagna bellica israelo-statunitense verso l’Iran definita dalla stessa Meloni «fuori dal diritto internazionale».
I ministri europei hanno inviato la propria lettera al Presidente e al comitato direttivo della Fondazione martedì 10 marzo. A firmarla i capi di gabinetto di Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Portogallo, Romania, Spagna, Svezia e Ucraina. Da parte UE, insomma, mancano solo Repubblica Ceca, Cipro, Italia, Malta, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Il ministro italiano Giuli, tuttavia, ha affermato che la scelta della Fondazione è arrivata contro il parere del governo e ha chiesto a Tamara Gregoretti, rappresentante del ministero nel Consiglio d’Amministrazoine della Fondazione, di lasciare il proprio posto; dall’altra parte, Salvini e l’ex governatore veneto Zaia hanno mostrato solidarietà alla Biennale così come il sindaco di Venezia Brugnaro.
Lo scontro politico, tanto internamente all’Italia, quanto a Bruxelles, è un fronte piuttosto rilevante, perché la Fondazione dipende dai finanziamenti pubblici, e la Commissione ha apertamente minacciato di chiudere i rubinetti: «La decisione della Fondazione Biennale non è compatibile con la risposta collettiva dell’UE alla brutale aggressione russa, si legge in un comunicato. Qualora la Fondazione Biennale dovesse procedere con la sua decisione di consentire la partecipazione della Russia, valuteremo ulteriori azioni, tra cui la sospensione o la cessazione del finanziamento UE in corso alla Fondazione Biennale». Si parla, riporta l’agenzia di stampa internazionale Reuters, di due milioni di euro di fondi.
Se la partecipazione della Russia alla Biennale ha scatenato una reazione dura da parte dell’Europa, non si può dire lo stesso di quella israeliana e statunitense. Eppure, i motivi per cui la Federazione era stata esclusa, si potrebbero applicare anche a Washington e Tel Aviv; il 2 marzo 2022, la Fondazione Biennale scriveva: «La Biennale di Venezia intende manifestare il suo pieno sostegno a tutto il popolo ucraino e ai suoi artisti, insieme alla ferma condanna dell’inaccettabile aggressione militare messa in atto dalla Russia». La Biennale, aggiungeva, «rifiuta peraltro – finché permane tale situazione – ogni forma di collaborazione con chi ha attuato o sostiene un atto di aggressione di inaudita gravità, e non accetterà pertanto la presenza alle proprie manifestazioni di delegazioni ufficiali, istituzioni e personalità a qualunque titolo legate al governo russo».
La Commissione parla di «guerra di aggressione illegale della Russia contro l’Ucraina» e sostiene che «la cultura promuove e tutela i valori democratici, incoraggia il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione e non dovrebbe mai essere utilizzata come piattaforma per la propaganda». La lettera dei ministri alla Fondazione rimarca il ruolo «morale» della cultura nella promozione dei valori della libertà e della dignità umana, fa riferimento alla aggressione in corso e alle sue «devastanti conseguenze umane e culturali», e parla della «distruzione sistematica della vita e del patrimonio culturale dell’Ucraina». Secondo le autorità ucraine, la Russia avrebbe distrutto 1.685 siti di patrimonio culturale mentre 2.483 infrastrutture culturali sarebbero state distrutte o danneggiate.
La attuale guerra israelo-statunitense è stata descritta da molti come fuori dal perimetro internazionale. L’attacco di sabato 28 marzo è stato scagliato su iniziativa di Washington e Tel Aviv e il conflitto che ne è scaturito ha portato, tra Libano e Iran, a circa 4 milioni di sfollati, e all’uccisione di oltre 1700 persone, di cui circa 180 bambine di una scuola elementare. Tra i luoghi colpiti dalle bombe israelo-statunitensi, oltre ad abitazioni e scuole, anche luoghi di rilevanza storica e culturale, siti UNESCO e luoghi di culto. In Libano è stato ucciso un prete cristiano. Negli ultimi due anni nella Striscia di Gaza, un’area grande meno della metà della sola Kiev, Israele ha ucciso direttamente oltre 70mila persone, e distrutto il 78% di tutti gli edifici, tra cui sul piano culturale si annoverano 14 siti religiosi, 122 edifici di interesse storico e artistico, 3 depositi di beni culturali mobili, 9 monumenti, 1 museo e 8 siti archeologici. Tel Aviv è accusata di avere condotto un genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e una delle sue massime autorità quale stesso premier Netanyahu è ricercata dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Nonostante le continue richieste della società civile, la Biennale di Venezia non ha mai preso in considerazione di escludere Israele e artisti israeliani dalla mostra internazionale. Nemmeno le autorità politiche di Bruxelles hanno mai rilasciato una dichiarazione a riguardo, a testimonianza del doppio standard politico delle istituzioni europee.















