giovedì 26 Febbraio 2026
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Alcoltest e droghe al volante: quali sono i diritti del conducente e come esigerne il rispetto

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È una notte tiepida di luglio, hai superato alla grande tutti gli esami del semestre e ti sei concesso una serata di svago con gli amici di sempre. Tante chiacchiere, qualche bicchiere, una canna che gira di mano in mano al ritmo del frinire dei grilli. D’altronde, hanno avuto tutti vent’anni, perfino gli avvocati.

Guidi la tua 500 rilassato verso casa, quando una divisa con in mano una paletta t’impone l’alt. Lasci il volante solo per fare il segno della croce mentre accosti.

Tipologie di accertamento

Il Codice della Strada distingue due fasi principali di accertamento, sia per l’alcol (art. 186 C.d.S.) che per le sostanze stupefacenti (art. 187 C.d.S.).

Mediante gli accertamenti preliminari (o qualitativi) gli organi di Polizia Stradale sottopongono i conducenti a test non invasivi, spesso tramite apparecchi portatili (comunemente noti come “pre-test” o “blow test”). Questi accertamenti hanno una funzione meramente esplorativa e servono ad acquisire elementi utili per motivare l’eventuale obbligo di sottoporsi a un test probatorio.

Se l’esito dei test preliminari è positivo, in ogni caso di incidente stradale o quando vi sia altrimenti motivo di ritenere che il conducente sia in stato di alterazione, gli organi di polizia hanno la facoltà di effettuare l’accertamento con valore legale tramite accertamenti probatori (o quantitativi). Questi test includono gli accertamenti con etilometro, nonché quelli tossicologici analitici su campioni di fluido del cavo orale o prelievi di liquidi biologici presso strutture sanitarie.

Le sanzioni per l’alcol e le modifiche sugli stupefacenti

Ti stai chiedendo se hai bevuto troppo, sai vagamente che a diversi livelli di sbornia corrispondono sanzioni più o meno gravi e ignori completamente se anche la cannetta fumata allegramente in compagnia aggraverà la tua posizione.

Ebbene, sul fronte dell’alcol ci hai più o meno preso: l’art. 186 C.d.S. stabilisce le seguenti soglie e sanzioni (amministrativa la prima, penali la seconda e la terza):

  1. tasso alcolemico tra 0,5 e 0,8 grammi per litro: sanzione amministrativa da
    543 a 2.170 euro e sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
  2. tasso alcolemico tra 0,8 e 1,5 grammi per litro: ammenda da 800 a 3.200 euro, arresto fino a sei mesi, sospensione della patente di guida da sei mesi a un anno;
  3. tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro: ammenda da 1.500 a 6mila euro, arresto da sei mesi a un anno, sospensione della patente di guida da uno a due anni.

Sul fronte delle sostanze stupefacenti, recentemente il legislatore ha tentato di inasprire il quadro normativo nei confronti dell’assuntore che si pone alla guida. Fino al dicembre del 2024, infatti, l’art. 187 del Codice della Strada sanzionava colui che veniva fermato alla guida in stato di alterazione determinato dall’assunzione di sostanze psicotrope. In forza della riforma del dicembre 2024, voluta dal ministro Salvini, lo stato di alterazione non è più rilevante per la commissione dell’illecito, che è ora integrato dalla semplice assunzione di sostanze stupefacenti in un momento antecedente alla conduzione del veicolo. In pratica, se all’esito dei controlli biologici risultano valori compatibili con il consumo di sostanze (avvenuto anche molto tempo prima dell’accertamento) il conducente è di per sé punibile.

La Corte Costituzionale è dovuta intervenire per correggere l’evidente stortura generata dalla riforma, ossia la punibilità di una condotta che di per sé non integra necessariamente un pericolo per la collettività: con la sentenza n. 10 del 2026, il consesso ha fornito un’interpretazione costituzionalmente orientata della norma, circoscrivendone l’ambito applicativo a quei soli casi in cui il soggetto si ponga alla guida avendo ancora nel proprio corpo quantitativi di sostanze stupefacenti in grado di produrre un effetto di alterazione psico-fisica potenzialmente incidente sulla sua capacità di guida. L’illecito può quindi considerarsi integrato qualora la pregressa assunzione di sostanze sia tale da arrecare un pregiudizio quantomeno potenziale per la sicurezza della circolazione stradale.

La sanzione prevista è dell’ammenda da 1.500 a 6mila euro, l’arresto da sei mesi a un anno, con sospensione della patente di guida da uno a due anni.

Detto ciò, non ne sai niente di riforme e pronunce di legittimità costituzionale, sei preso dal panico, nelle serie TV questo è il momento in cui chiamano l’avvocato, ma tu scorri febbrilmente la rubrica del telefono e non ricordi se l’hai memorizzato sotto la S o sotto la G. Forse gli ultimi 2 shot di tequila si potevano evitare.

Il diritto fondamentale all’assistenza difensiva

Per la fase preliminare, la giurisprudenza ha chiarito che non sussiste l’obbligo di dare al conducente l’avviso della facoltà di farsi assistere da un difensore.

Viceversa, la polizia giudiziaria, prima di procedere alla richiesta di sottoporsi all’alcoltest con etilometro o ai prelievi per l’analisi di sostanze stupefacenti, ha l’obbligo di avvertire la persona della facoltà di farsi assistere da un difensore. Questo avvertimento è un presupposto necessario per la legittimità dell’intera procedura e la prova dell’avvenuto avviso può essere fornita tramite il verbale di accertamento. È importante sottolineare che il diritto garantito è quello di essere informati della facoltà e di poter contattare un difensore. Tuttavia, trattandosi di un atto urgente e indifferibile, il cui esito può essere compromesso dal decorso del tempo, gli agenti accertatori non hanno l’obbligo di attendere l’arrivo del difensore prima di procedere con il test: una protrazione eccessiva dell’attesa potrebbe, infatti, incidere sull’attendibilità dell’accertamento.

Il rifiuto di sottoporsi agli accertamenti

Preso dal panico, decidi di opporre il tuo rifiuto agli accertamenti probatori. Infatti ignori che tale rifiuto costituisce un’autonoma fattispecie di reato, punita con le peggiori sanzioni previste per la guida in stato di ebbrezza con tasso alcolemico più elevato: l’arresto da 6 mesi a 1 anno, l’ammenda da 1.500 a 6mila euro, la sospensione della patente da 6 mesi a 2 anni, la confisca del veicolo. Un disastro su tutta la linea: per il nostro ordinamento «mi rifiuto» equivale a «sono ubriaco fradicio». A questo punto ti conviene proprio chiamare Saul. E la prossima volta, una bella tisana al finocchio e poi dritto a nanna.

Leonardo SPA cresce più del previsto grazie al riamo: maxi dividendi agli azionisti

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«I risultati preliminari del 2025 evidenziano un sensibile aumento di tutti gli indicatori economico-finanziari oltre ad una significativa riduzione dell’indebitamento netto di Gruppo». Così Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, annuncia la crescita fuori dalle aspettative della compagnia, e un aumento della distribuzione dei dividendi che dovrebbe corrispondere a circa il 20% in più rispetto al 2024. L’anno scorso, le azioni dell’azienda sono cresciute quasi del 90%, mentre l’EBITA (gli utili prima degli interessi, delle imposte e degli ammortamenti) si è attestato a 1,752 miliardi, registrando un +14,9% annuo. Leonardo è la maggiore azienda bellica italiana, controllata al 30,2% dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Negli ultimi anni è continuata a crescere anche grazie all’aumento delle esportazioni nei vari teatri di guerra, primi fra tutti quelli di Ucraina e Palestina.

I conti di Leonardo sono stati diffusi ieri poco prima dell’apertura della Borsa. Nel 2025, l’azienda ha registrato un aumento significativo e superiore alle aspettative in tutti gli indicatori: gli ordini hanno registrato un incremento del 13,5%, toccando quota 23,8 miliardi di euro, anche grazie a «un importante ordine nel settore Aeronautica, in un contesto di mercato nel quale la domanda di sicurezza resta elevata»; i ricavi sono cresciuti del 9,8% «con un incremento in doppia cifra in tutti i settori di business», e si sono attestati a 19,5 miliardi di euro; il flusso di cassa operativo (dato che rappresenta la liquidità di un’azienda dopo il finanziamento delle spese in conto capitale) è aumentato del 22,4%; il debito netto, infine, è diminuito del 44,2%. Ordini, ricavi ed EBITA sono aumentati in tutti i settori dell’azienda. Dal punto di vista dei ricavi, il settore in cui si è registrato l’aumento maggiore è quello delle soluzioni cyber e di sicurezza, con un +23,1%; seguono elicotteri, aeronautica e spazio con un +11,1% ed elettronica per la difesa con un +7,6%.

Questi risultati sono stati possibili anche grazie alla guerra in Ucraina e al genocidio in Palestina. A testimoniarlo nel corso degli anni è sempre arrivato lo stesso mercato, con cali drastici delle azioni della compagnia ogni volta che lo scenario internazionale sembrava profilare l’avvicinamento a una prospettiva di pace: lo scorso agosto, il solo annuncio dell’incontro che si sarebbe tenuto tra Trump e Putin ha fatto calare le azioni dell’azienda del 5,66%; con l’arrivo della tregua di ottobre a Gaza, invece, il colosso bellico ha perso il 10,7%. Viceversa, gli annunci militaristi dei leader europei hanno sempre fatto schizzare alle stelle il valore delle azioni dell’azienda, tanto che lo scorso marzo, con il mero lancio del piano di riarmo comunitario da parte della presidente von der Leyen, Leonardo aveva registrato un’impennata a Piazza Affari del +16,6%. Lo stesso Cingolani sostiene che i risultati del 2025 vanno letti come il «compimento di un virtuoso percorso iniziato tre anni fa, durante il quale abbiamo coniugato ad una chiara visione strategica una efficiente esecuzione nei processi per la piena realizzazione della Leonardo “one company”»; ormai due anni e mezzo fa, iniziavano i bombardamenti a tappeto di Gaza da parte di Israele.

Il ruolo di Leonardo nel genocidio a Gaza è stato evidenziato dagli stessi israeliani, che hanno dichiarato al sito specializzato Israel Defense che i missili che hanno colpito la Striscia provenivano anche da cannoni fabbricati in Italia e venduti a Tel Aviv. Un dato citato anche dall’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei The Weapon Watch, che ha pubblicamente smentito l’azienda, dopo che quest’ultima aveva affermato che l’esercito israeliano non stesse utilizzando mezzi di sua produzione nella carneficina di Gaza. A tal proposito la campagna BDS Italia ha pubblicato un rapporto in cui mette a nudo i rapporti dell’azienda italiana con Israele. In ogni caso, l’aumento del 2025 non è isolato: anche lo scorso periodo l’azienda aveva chiuso l’anno con risultati record, con un incremento dell’utile netto del 63%, e un raddoppio dei dividendi per il 2025; allo stesso modo nel 2023 l’azienda contava ordini sopra le previsioni a 17,9 miliardi di euro (+3,8% rispetto al 2022) e ricavi per un ammontare di 15,3 miliardi (+3,9%).

Messico, ripartono i voli nello Stato di Jalisco

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Dopo le violenze dello scorso fine settimana, il traffico aeroportuale negli scali di Guadalajara e Puerto Vallarta, nello Stato messicano di Jalisco, è tornato regolare. A dare la conferma è il Gruppo Aeroportuale del Pacifico, che ha comunicato che le operazioni risultano completamente ristabilite. Il traffico era stato interrotto dopo che membri del Cártel de Jalisco Nueva Generación (CJNG), uno dei maggiori gruppi del narcotraffico del Paese, sono scesi per le strade del Messico scatenando una guerriglia, in risposta all’uccisione del loro leader Nemesio Oseguera, meglio conosciuto come “el Mencho”, da parte dell’esercito messicano.

Alzheimer: respirare aria più pulita potrebbe ridurre il rischio di demenza

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Migliorare la qualità dell’aria potrebbe ridurre in modo significativo il rischio di sviluppare l’Alzheimer. È il risultato di uno dei più ampi studi mai realizzati sul tema, che ha analizzato i dati sanitari di quasi 28 milioni di anziani negli Stati Uniti, seguendoli per circa vent’anni. La ricerca, condotta dall’Università di Emory e pubblicata sulla rivista scientifica PLOS Medicine, rafforza l’idea che l’inquinamento atmosferico non sia solo un problema ambientale, ma anche un fattore concreto di salute pubblica. Per questo, individuare fattori modificabili di rischio, cioè elementi su cu...

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Paramount rilancia l’offerta a Warner Bros a 31 dollari ad azione

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Warner Bros. Discovery ha annunciato che la Paramount ha aumentato il prezzo della sua offerta di acquisizione a 31 dollari per azione. Lo scorso dicembre, l’azienda aveva offerto 30 dollari ad azione lanciando una offerta ostile verso l’accordo che Warner Bros aveva siglato con Netflix. Da allora è in vigore un braccio di ferro tra Netflix e Paramount per l’acquisizione del marchio. Paramount aveva già avanzato diverse offerte a Warner Bros, ma il consiglio di amministrazione si è sempre schierato a favore della vendita a Netflix; in risposta, ha lanciato contro offerte direttamente agli azionisti.

Cagliari, 91 persone indagate per le proteste per la Palestina

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«Disordini, cortei non autorizzati e blocchi stradali»: sono queste le principali contestazioni mosse a 91 persone identificate dalla DIGOS e denunciate dalla procura di Cagliari. Il contesto è quello dei cortei degli scorsi 22 settembre e 3 ottobre a sostegno della missione della Global Sumud Flotilla verso Gaza e, in generale, contro il genocidio in atto in Palestina e contro le politiche belliciste e di riarmo del governo italiano. Vi è poi anche quanto accaduto nell’ambito di una contro-manifestazione antifascista non autorizzata svoltasi il 1° novembre 2025 «in risposta ad una manifestazione regolarmente preavvisata». Qui, 19 soggetti risultano accusati di reati a vario titolo, tra i quali violazione dell’obbligo di preavviso e resistenza aggravata. Il provvedimento si inserisce in un quadro più ampio di iniziative giudiziarie che negli ultimi mesi hanno interessato diverse mobilitazioni a sostegno della causa palestinese.

Le ipotesi di reato contestate a vario titolo agli indagati sono interruzione e turbamento del servizio di trasporto pubblico, blocco stradale, resistenza aggravata e violazione dell’obbligo di preavviso. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le manifestazioni a favore della missione della Global Sumud Flotilla diretta verso Gaza hanno visto la partecipazione di migliaia di cittadini e si sono svolte, «nella quasi totalità dei casi, in una cornice di legalità e senza criticità sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica». Tuttavia – ha illustrato un comunicato diffuso dalle forze dell’ordine – all’interno di questo contesto si è registrata «la presenza di gruppi ideologicamente orientati, riconducibili, si presume, alle componenti più oltranziste ed estremiste dell’area antagonista locale, che – facendo proprio lo slogan “blocchiamo tutto” – hanno progressivamente radicalizzato le iniziative di protesta, dando luogo a cortei non preavvisati o deviando deliberatamente dai percorsi previamente comunicati all’Autorità di Pubblica Sicurezza».

Nel dettaglio, nel corso delle tre giornate di mobilitazione, alcuni gruppi avrebbero dato luogo a «cortei non preavvisati, blocchi stradali su arterie cittadine strategiche con conseguenti disagi alla mobilità urbana e al regolare svolgimento dei servizi pubblici essenziali e ad episodi di contrapposizione anche violenta con le Forze dell’Ordine impegnate nei servizi di ordine pubblico». Gli accertamenti effettuati attraverso l’analisi delle immagini hanno portato all’identificazione di 72 persone ritenute responsabili di «azioni preordinate e coordinate finalizzate a creare turbative all’ordine e alla sicurezza pubblica, in attuazione dello slogan “blocchiamo tutto”, tradottosi in azioni mirate a congestionare la viabilità cittadina e a ostacolare il regolare funzionamento dei servizi essenziali».

Il secondo filone investigativo riguarda quanto accaduto il 1° novembre, quando circa 120 aderenti a Blocco Studentesco avevano organizzato una manifestazione regolarmente preavvisata. In quella circostanza, secondo quanto ricostruisce la Digos, circa 250 membri del Coordinamento Antifascista si sarebbero radunati in Piazza Garibaldi per dare avvio a una manifestazione di segno opposto non preavvisata, nel corso della quale «la testa del corteo antifascista, composta da numerosi soggetti travisati e impugnanti aste di legno, ignorando deliberatamente l’ordine di sciogliere la manifestazione più volte rivoltagli dal Dirigente del servizio di Ordine pubblico, ha iniziato ad avanzare compatta – al fine di raggiungere, con intenti ostili, la manifestazione di Blocco Studentesco – e a lanciare bottiglie di vetro e altri oggetti contundenti in direzione dei reparti schierati al fine di evitare che i due gruppi venissero a contatto». L’avvicinamento tra i due gruppi è stato impedito dalle forze dell’ordine, che hanno però identificato 19 soggetti, appartenenti al gruppo antifascista, che sono stati indagati per violazione dell’obbligo di preavviso e resistenza aggravata.

Le manifestazione in difesa della causa palestinese hanno rappresentato negli ultimi due anni uno dei maggiori moti di protesta del ventunesimo secolo. In Italia, la mobilitazione per la Palestina è arrivata in tutte le strade, le piazze, le università, coinvolgendo milioni di persone. Dopo la tregua raggiunta a Gaza, mentre la mobilitazione diminuiva e i media smettevano di parlarne, con puntualità sorprendente e a fari spenti è cominciata però ad arrivare la risposta dello Stato, attraverso multe, denunce e arresti, da nord a sud. Vasto il ventaglio delle realtà colpite, tra movimenti, singoli attivisti, sindacati, scuole, pompieri, membri del clero islamico e organizzazioni benefiche.

Niger, operazione contro milizie: 17 uccisi, 33 arresti

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Il Centro di Coordinamento delle Operazioni Integrate del Niger ha annunciato di avere condotto tre ampie operazioni antiterrorismo e anticrimine, in seguito a cui sono stati uccisi 17 sospetti militanti e arrestate altre 33 persone. Le operazioni, denominate Niya, Damissa e Garkouwa, hanno portato anche al sequestro di 1.098 candelotti di dinamite, 48 chilogrammi di cannabis, circa 23.250 litri di carburante di contrabbando, centinaia di migliaia di compresse nocive, armi e munizioni. Esse sono state annunciate oggi, 25 febbraio, e condotte tra il 16 e il 22 febbraio dalle Forze di Difesa e Sicurezza in diverse aree del Paese; arrivano in un momento teso per il Paese, da tempo teatro di scontri tra l’esercito e gruppi islamisti.

Cuba, 35 eurodeputati chiedono all’UE di prendere posizione contro l’embargo USA

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«Il blocco statunitense su Cuba è in palese contrasto con lo spirito e la lettera della Carta delle Nazioni Unite, nonché con i principi fondamentali della libertà di navigazione e di impresa». Così 35 eurodeputati provenienti da diversi ambienti politici iniziano una lettera aperta indirizzata all’Alta Rappresentante per gli Affari Esteri comunitaria Kaja Kallas, chiedendo all’Unione di prendere posizione. «L’Unione Europea non può limitarsi a osservare queste dinamiche», scrivono i deputati. «Dispone degli strumenti giuridici e politici necessari per respingere l’applicazione extraterritoriale di queste sanzioni e ha il dovere di proteggere la propria sovranità economica e i propri interessi strategici». La lettera arriva in un momento di difficoltà per l’isola caraibica, messa in ginocchio dal sostanziale azzeramento dei rifornimenti energetici messo in atto dagli USA. Cuba, nel frattempo, continua a resistere, mentre in assenza di solidi aiuti dai Paesi si è messa in moto la macchina della solidarietà dal basso.

La lettera dei deputati europei a Kaja Kallas è stata firmata e pubblicata lo scorso 20 febbraio. Da parte italiana, essa porta i nomi di Danilo Della Valle, Carolina Morace, Giuseppe Antoci, Dario Tammerano e Pasquale Tridico del Movimento 5 Stelle – tutti afferenti all’eurogruppo La Sinistra – e Mimmo Lucano e Leoluca Orlando, entrambi eletti con Alleanza Verdi Sinistra – il primo parte dell’eurogruppo La Sinistra e il secondo dei Verdi. Nella lettera i deputati esprimono «profonda preoccupazione per il recente inasprimento delle misure di pressione adottate dal governo degli Stati Uniti nei confronti della Repubblica di Cuba», e sostengono che le conseguenze delle politiche statunitensi «sono inaccettabili su due fronti: da un lato, costituiscono una vera e propria punizione collettiva che aggrava drammaticamente l’emergenza umanitaria a danno del popolo cubano, dall’altro, rappresentano un’interferenza diretta e dannosa contro le legittime attività economiche, finanziarie e commerciali delle aziende europee». Chiedono dunque formalmente al Servizio europeo per l’azione esterna e alle istituzioni competenti di «uscire da una logica di subordinazione e di adottare iniziative decisive e concrete», in modo da riaffermare un modello basato sulla solidarietà umanitaria da una parte e difendere gli interessi dell’UE dall’altra.

Sul piano della solidarietà internazionale, in effetti, sono pochi i Paesi che hanno deciso di supportare apertamente Cuba. A inizio mese, il Messico ha approvato un piano di aiuti umanitario per sostenere la crisi innescata dal blocco statunitense; settimana scorsa, il ministero degli Esteri spagnolo ha rilasciato un comunicato ripreso dalla piattaforma britannica Novara Media in cui annuncia l’invio di aiuti; oggi stesso, 25 febbraio, è arrivato un analogo annuncio dal Canada. Diversi Paesi, dalla Russia alla Cina, hanno invece condannato le misure statunitensi e chiesto a Washington di fermare il blocco. Si è inoltre sollevato un meccanismo di solidarietà dal basso, con l’organizzazione di una missione umanitaria marittima volta a rompere l’assedio statunitense. La Flotilla per Cuba, denominata Nuestra América Flotilla, salperà a marzo, seguendo le orme della Global Sumud Flotilla per Gaza, che proprio in questi giorni sta preparando una nuova spedizione in Palestina.

La crisi cubana è stata causata da un inasprimento delle misure statunitensi contro Cuba, inaugurato dopo il rapimento da parte degli stessi USA del presidente venezuelano Nicolas Maduro, avvenuto a inizio anno; sotto Maduro, il Venezuela era il Paese che forniva la maggior parte dei rifornimenti energetici a Cuba. Poco dopo, il presidente statunitense Donald Trump ha varato una stretta sull’entrata del carburante nell’isola caraibica, innescando così la crisi energetica. L’amministrazione cubana ha sviluppato un piano emergenziale per far fronte alle carenze che poggia sul razionamento energetico, sullo sviluppo delle rinnovabili e sulla decentralizzazione. Cuba, intanto, non demorde, anche con forme di “resistenza creativa” che provano a offrire svago e socialità in uno dei momenti più bui per la popolazione.

Il dl Sicurezza è legge: ecco cosa cambia dopo i fatti di Rogoredo

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Dopo un iter di quasi venti giorni, il decreto sicurezza varato dal Consiglio dei Ministri il 5 febbraio scorso ha ricevuto la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato e la firma del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, arrivata ieri. Il testo, che approda in Gazzetta Ufficiale prima dell’esame parlamentare per la conversione, è però uscito ridimensionato rispetto alle bozze iniziali, con interventi significativi su alcuni dei punti più controversi come il fermo preventivo, lo scudo penale e la stretta sui coltelli. Un dietrofront in cui è facile scorgere il nesso con i fatti di Rogoredo, dove i risultati dell’inchiesta sull’uccisione di un pusher di origine marocchina da parte di un poliziotto – inizialmente propagandata come un fatto di legittima difesa – hanno sollevato forti polemiche all’indirizzo del governo.

Uno dei nodi principali del provvedimento – che dovrà essere approvato dal Parlamento entro 60 giorni, pena la decadenza – riguarda il cosiddetto fermo preventivo, la misura che consente alle forze dell’ordine di accompagnare negli uffici di polizia e trattenere fino a dodici ore persone ritenute potenzialmente pericolose durante manifestazioni pubbliche. Rispetto alla prima bozza, che parlava genericamente di “fondato motivo” desunto da elementi come il possesso di caschi o precedenti penali, il testo definitivo introduce un correttivo significativo: il fermo, infatti, potrà scattare soltanto «in presenza di un attuale pericolo per l’ordine e la sicurezza pubblica» . L’aggiunta, frutto del confronto con il Colle, prevede anche l’obbligo per la polizia di dare immediata comunicazione al pubblico ministero, che può ordinare il rilascio se non ritiene sussistenti le condizioni.

Sul fronte del cosiddetto scudo penale per le forze dell’ordine, su cui la maggioranza aveva rinvigorito la spinta dopo i fatti di Rogoredo (l’agente di polizia che sparò a un rapinatore era stato inizialmente iscritto nel registro degli indagati), il decreto introduce l’«annotazione preliminare». Si tratta di un nuovo istituto: quando un reato appare commesso «in presenza di una causa di giustificazione» (come la legittima difesa, l’adempimento di un dovere o lo stato di necessità), il pm potrà effettuare un’iscrizione in un registro speciale che garantisce gli stessi diritti della difesa ma dura al massimo 150 giorni. Solo in caso di incidente probatorio scatterà l’iscrizione nel classico registro degli indagati. La norma, dunque, evita l’automatismo dell’iscrizione, ma non la esclude in presenza di elementi concreti.

Modifiche rilevanti intervengono anche sull’articolo 1 relativo al porto di coltelli. Viene confermato il divieto di vendita ai minori, con sanzioni amministrative per i genitori che vanno da duecento a mille euro, e la pena della reclusione da sei mesi a tre anni per chi porta fuori casa lame superiori a otto centimetri senza giustificato motivo. Tuttavia, nella versione bollinata è saltato l’obbligo per i commercianti di registrare le vendite delle lame sopra determinate dimensioni, adempimento che nelle bozze era stato criticato come eccessivamente burocratico.

L’articolo 11 allarga significativamente il perimetro delle tutele per chi subisce lesioni. La nuova formulazione dell’articolo 583-quater del codice penale equipara ai pubblici ufficiali «il personale che svolge attività di prevenzione e accertamento delle infrazioni nell’ambito dei servizi di trasporto ferroviario o agli arbitri e agli altri soggetti che assicurano la regolarità tecnica delle manifestazioni sportive» . Per loro, come già per dirigenti scolastici, docenti e operatori sanitari, le pene per lesioni vanno da due a cinque anni, con aggravanti fino a sedici anni in caso di lesioni gravissime.

Per quanto riguarda la sicurezza urbana, l’articolo 6 rifinanzia il relativo fondo portandolo a 48 milioni di euro per il 2026, con la possibilità per i Comuni di utilizzare le risorse anche per straordinari e assunzioni a tempo determinato della polizia locale in deroga ai limiti di spesa . Viene invece cancellato il fondo da 50 milioni previsto in bozza per il potenziamento tecnologico delle reti ferroviarie. Sul fronte degli organici, sono previsti due concorsi straordinari: milleottocento posti per ispettori della Polizia di Stato nel 2026 e duemilaquattrocento nel 2027.

La norma dovrà essere perfezionata con un decreto del ministro della Giustizia entro sessanta giorni. Certo è che il polverone sollevatosi in seguito ai fatti di Rogoredo — l’uccisione del 28enne Abderrahim Mansouri durante un controllo nel bosco della droga di Milano e l’indagine per omicidio volontario a carico dell’agente che ha sparato, dopo che le prime ricostruzioni sulla legittima difesa sono state messe in discussione dagli accertamenti della Procura — abbia inciso in modo diretto sul clima politico e istituzionale in cui è maturato il decreto Sicurezza. L’episodio ha innescato una doppia pressione: da un lato la richiesta della maggioranza di rafforzare strumenti e tutele per le forze dell’ordine, dall’altro la necessità, emersa con forza dopo l’apertura dell’inchiesta, di evitare norme che potessero apparire come uno scudo preventivo rispetto a eventuali responsabilità individuali. È proprio in questo equilibrio che si collocano le modifiche apportate al testo prima della firma del Quirinale.

Anthropic mette da parte la sicurezza dell’IA in favore dei risultati

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Anthropic, nata con l’obiettivo dichiarato di sviluppare intelligenza artificiale in modo sicuro e controllato, ha scelto di mettere da parte uno dei suoi principi fondativi: la promessa di non pubblicare nuovi modelli finché non fossero state implementate mitigazioni dei rischi ritenute adeguate. La verifica della sicurezza richiede d’altronde parecchio tempo, mentre la competizione nella ricerca impone velocità e sacrifici.

Questo cambio di direzione non è stato ovviamente annunciato in pompa magna, ma sarebbe maturato silenziosamente negli ultimi mesi per poi prendere forma questo febbraio, su forte richiesta del CEO Dario Amodei. A riportarlo è il TIME, il quale ha raccolto la testimonianza del capo scientifico di Anthropic, Jared Kaplan. «Abbiamo ritenuto che non sarebbe stato d’aiuto a nessuno smettere di addestrare modelli di IA», ha spiegato nell’intervista. «Con il rapido avanzamento dell’intelligenza artificiale, non ci è sembrato sensato assumere impegni unilaterali… soprattutto se i concorrenti stanno spingendo sull’acceleratore».

Le nuove policy incidono soprattutto sulla Responsible Scaling Policy (RSP), cioè l’impegno a non addestrare o rilasciare modelli oltre la soglia in cui le misure di sicurezza disponibili risultano insufficienti. Nella versione riformulata, l’azienda prevede soltanto la possibilità di “posticipare” lo sviluppo qualora si verifichino all’unisono due condizioni: che i rischi catastrofici appaiano concreti e rilevanti e che i dirigenti ritengano che Anthropic sia effettivamente in testa alla corsa sull’IA. Kaplan ci tiene però a precisare che questa modifica, pur significativa, non sia dettata dal desiderio di attirare nuovi investitori, bensì sia da leggersi come una scelta di natura scientifica, coerente con l’evoluzione del settore, pertanto non conserva al suo interno neppure un’oncia di ipocrisia.

In un passato non troppo lontano, Dario Amodei e la sorella Daniela occupavano posizioni di primo piano nella struttura di OpenAI. Alla fine del 2020 hanno però scelto di allontanarsi, insoddisfatti del fatto che la startup avesse progressivamente smarrito il proprio orientamento originario verso la sicurezza per abbracciare una traiettoria più apertamente commerciale. OpenAI era infatti nata come organizzazione non‑profit con l’obiettivo esplicito di sviluppare intelligenze artificiali a beneficio dell’intera umanità; la decisione di privilegiare le esigenze degli investitori rispetto a quelle della collettività ha finito per svuotare di senso l’impianto ideologico su cui il progetto si fondava.

Usciti dall’azienda guidata da Sam Altman, i fratelli Amodei hanno fondato nel 2021, insieme ad altri cinque ex dipendenti di OpenAI, la nuova realtà: Anthropic. Forte di una credibilità tecnica già consolidata, la startup ha iniziato a presentarsi agli investitori e al pubblico come un’alternativa orientata alla sicurezza, capace di proporre un modello di sviluppo dell’IA meno esposto al caos e alle derive potenzialmente dannose del settore. L’obiettivo dichiarato era quello di introdurre nuovi standard di safety, promuovere forme di autoregolamentazione e costruire un approccio che, nelle intenzioni iniziali, avrebbe dovuto rassicurare gli investitori e, allo stesso tempo, diventare un riferimento replicabile anche dalle aziende concorrenti.

Il progetto sembrava procedere in modo soddisfacente. Le Big Tech non erano arrivate ad assumere impegni vincolanti né a rivedere radicalmente le proprie policy, tuttavia avevano comunque cercato di rassicurare il mercato esibendo una maggiore attenzione alla sicurezza degli strumenti. La situazione è però cambiata con il ritorno di Donald Trump alla Presidenza statunitense. Non appena arrivato alla Casa Bianca, il nuovo esecutivo ha adottato politiche che privilegiano uno sviluppo dell’IA rapido e poco regolamentato. In questo nuovo contesto, Anthropic sostiene di essersi dovuta arrendere all’evidenza: i modelli di intelligenza artificiale considerati ad alto rischio sono ormai parte integrante dell’ecosistema tecnologico. Continuare ad autolimitarsi, secondo l’azienda, significherebbe esporsi al rischio di diventare irrilevanti, senza ottenere reali benefici in termini di sicurezza complessiva del settore.

Di fatto, la storia si ripete: nell’aprile del 2025 era stata OpenAI a pubblicare un documento che sosteneva grossomodo la stessa argomentazione, ovvero che l’evoluzione del “panorama dei rischi” giustificasse un allentamento delle proprie soglie di sicurezza. Nel testo si leggeva infatti che, “se un altro sviluppatore di frontiera pubblica un sistema ad alto rischio senza adeguate salvaguardie, potremmo a nostra volta rivedere i nostri requisiti”. Una posizione che, già allora, lasciava intendere come la competizione nel settore potesse prevalere sulle cautele inizialmente proclamate.

L’aggiornamento delle policy di Anthropic é il frutto di circa un anno di dibattiti interni, tuttavia la sua attuazione concreta coincide con un momento diplomaticamente delicato per l’azienda: a differenza di molti altri CEO del settore, Amodei si é dimostrato finora restio a concedere all’esercito statunitense il pieno accesso agli strumenti di intelligenza artificiale dell’azienda. Pur già assecondando le richieste del Pentagono, Anthropic ha infatti tracciato un confine netto per quanto riguarda la sorveglianza di massa degli statunitensi e l’applicazione di IA per alimentare armi autonome, pretese che hanno mandato su tutte le furie Pete Hegseth, il Segretario della Guerra degli USA. Stando a fonti giornalistiche, Hegseth avrebbe dunque imposto un ultimatum ad Amodei, con la scadenza che é prevista per il prossimo venerdi: piegare la testa o subire “pesanti penalità”.