venerdì 3 Aprile 2026
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Il cloud della Commissione Europea cade vittima del furto dei dati

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A metà marzo, la Commissione Europea ha subito un’infiltrazione malevola sui suoi servizi cloud. A distanza di un paio di settimane, il Computer emergency response team (CERT) europeo ha offerto un resoconto del danno: almeno 42 apparecchi interni alla Commissione risultano potenzialmente compromessi, ma a essere colpiti sono anche altre 29 “enti dell’Unione” che hanno fatto uso dei servizi di hosting offerti da “europa.eu” gestito da Amazon Web Services (AWS).

Martedì 24 marzo, il Cybersecurity Operations Centre (CSOC) della Comunità Europea nota delle attività sospette: le interfacce di programmazione di Amazon registrano un uso anomalo e, soprattutto, un traffico dati fuori scala. Il giorno seguente, vengono avvisate le autorità competenti. Secondo la ricostruzione offerta dal CERT, l’infiltrazione era ormai in atto dal 19 marzo ed è riconducibile a una serie di criticità concatenate. Il punto di partenza originale sarebbe riconducibile a Trivy, uno strumento open-source che, paradossalmente, è pensato per scansionare le vulnerabilità dei sistemi. Vittima di un precedente incidente informatico, l’azienda che gestisce lo strumento, Aqua, non sarebbe stata in grado di sistemare le falle pregresse, incappando in una compromissione che ha avuto effetti a cascata.

Essendo un sistema gratuito e utilizzabile da chiunque, Trivy è finito con l’essere integrato in molti sistemi di cloud, compresi quelli della Commissione Europea. Il gruppo responsabile della violazione, identificato con il nome TeamPCP, ha dunque verificato le credenziali di Amazon intercettate attraverso lo scanner infetto e, da lì, ha creato una nuova chiave di accesso, riuscendosi a infiltrare nei sistemi europei. Dopo aver violato il sistema cloud, gli hacker hanno esfiltrato una mole di dati imprecisata che è poi finita in vendita sul dark web sulla bacheca digitale del gruppo estorsivo ShinyHunters. Il materiale messo online corrisponde a circa 340 GB di contenuti e custodirebbe al suo interno documenti confidenziali, contratti, email e altro “materiale sensibile”.

Il CERT conferma che il maltolto includa la presenza di dati personali legati ai siti web della Commissione Europea e, potenzialmente, agli altri enti connessi al sistema. In tutto questo, sono trapelati almeno 2,22 GB di email di risposta automatica – quasi 52.000 file –, un fenomeno che ha quasi certamente esposto informazioni e dettagli privati di terzi. Chiunque abbia inviato una mail o un file alle caselle colpite in quei giorni, deve ipotizzare che le informazioni contenute nei loro messaggi siano ora in vendita sulla Rete. Le indagini per definire i danni effettivi dell’incidente informatico vanno avanti, tuttavia gli investigatori mettono in guardia: vista la mole dei dati rubati, ci vorrà tempo. 

Gli accessi AWS compromessi sono stati nel frattempo bonificati e i programmatori hanno reintegrato una versione di Trivy che non dovrebbe essere afflitta da fatali vulnerabilità. Questa crisi non rappresenta però un caso isolato: lo scorso gennaio, la Commissione aveva scoperto che la sua piattaforma di gestione degli apparecchi mobili era stata violata, quindi smartphone e tablet dello staff istituzionale sono rimasti virtualmente accessibili per la durata di nove ore. Le istituzioni sostengono che in quel lasso di tempo non si siano registrate fughe di dati.

In generale, questo genere di incidenti sembra essere destinato a consolidarsi e a ripetersi. Le filiere di approvvigionamento dei servizi digitali sono sempre più intricate e fanno affidamento su di una catena infinita di subappaltatori, attingendo frequentemente a strumenti open-source, i quali sono accessibili in via gratuita e possono essere impiegati liberamente, anche dalle grandi aziende, ma sono frequentemente soggetti a un grado di verifica inferiore alle soluzioni for-profit. Allo stesso tempo anche i servizi cloud, presentati spesso e volentieri come la soluzione definitiva per proteggere le reti istituzionali, continuano a dimostrarsi propensi al fallimento, evidenziando come il compromesso tra accessibilità e sicurezza sia valido solamente fino a un certo punto e che ancora oggi sia il caso di gestire i dati gravemente sensibili internamente, magari su server non direttamente accessibili da internet.

Iran, nave francese attraversa Stretto di Hormuz: è la prima europea

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Una nave portacontainer del gruppo francese CMA CGM, ora al largo di Muscat, avrebbe attraversato lo Stretto di Hormuz, stando ai dati di tracciamento rilasciati dalla piattaforma MarineTraffic. Si tratterebbe del primo passaggio per una nave europea dalla chiusura dello stretto. Nei giorni scorsi il presidente francese Emmanuel Macron aveva reso noto il divieto di transito per gli aerei militari statunitensi diretti in Asia Occidentale, una misura particolarmente apprezzata da Teheran.

USA, l’ICE ha arrestato il presidente della Società Islamica di Milwaukee

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Salah Sarsour, presidente della principale moschea del Wisconsin, è stato fermato negli Stati Uniti dall’agenzia per l’immigrazione (ICE). Il 53enne, palestinese americano residente legale da oltre 30 anni, è stato arrestato mentre guidava e trasferito tra centri di detenzione fuori dallo Stato. Secondo le autorità, il provvedimento si basa su un arresto subito da adolescente nei territori occupati, ritenuto prova di sostegno a gruppi estremisti. La moschea e i suoi legali contestano le accuse, sottolineando che la condanna arrivò da un tribunale militare israeliano in Cisgiordania criticato per l’elevato tasso di condanne e presunte confessioni estorte.

Epstein Files: chi è Pam Bondi e perché Trump l’ha licenziata

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«La lista clienti di Epstein è qui, sulla mia scrivania in questo momento». Era il 21 febbraio 2025, quando l’allora procuratrice generale degli Stati Uniti, Pam Bondi, assicurava a Fox News che la lista Epstein era sulla sua scrivania «da esaminare». Una frase destinata a trasformarsi in un boomerang politico. A oltre un anno da quell’uscita, l’attorney general è stata rimossa dal presidente Donald Trump, al termine di un logoramento progressivo alimentato da errori strategici e da una gestione sempre più contestata dei dossier sensibili del Dipartimento di Giustizia. «Pam Bondi è una grande patriota americana e un’amica leale, che ha servito fedelmente come mio procuratore generale nel corso dell’ultimo anno», ha scritto il tycoon su Truth, ufficializzando il cambio al vertice e affidando ad interim il dipartimento al suo ex avvocato e vice di Bondi, Todd Blanche.

Le voci di un licenziamento avevano preso forza mercoledì sera, quando il Daily Mail aveva rivelato di una conversazione privata nella quale il presidente avrebbe sondato con i suoi collaboratori l’opportunità di rimuovere Bondi e sostituirla con Lee Zeldin, capo dell’agenzia per l’ambiente, EPA. Bondi avrebbe implorato Trump di non licenziarla in un acceso confronto alla Casa Bianca, dopo che lui l’aveva accusata di un’offesa imperdonabile: l’ex procuratrice avrebbe informato Eric Swalwell – uno dei principali candidati democratici alla carica di governatore della California – dei tentativi dell’FBI di divulgare documenti investigativi relativi al suo rapporto con una presunta spia cinese, Christine Fang.

Fin dal suo insediamento, la sessantenne Bondi, fedelissima del tycoon, aveva impresso una svolta radicale all’azione del Dipartimento. La sua gestione si è caratterizzata per una serie di epurazioni mirate che hanno colpito procuratori federali e funzionari dell’FBI coinvolti in indagini delicate, in particolare quelle legate all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e ai procedimenti giudiziari che avevano sfiorato Trump. Parallelamente, sono state promosse iniziative contro figure simbolo dell’opposizione istituzionale al presidente, tra cui l’ex direttore dell’FBI James Comey e la procuratrice generale di New York Letitia James. Una linea dura, coerente con l’impostazione politica dell’amministrazione, che si è scontrata, però, con la realtà giudiziaria: molti procedimenti sbandierati a mezzo stampa si sono conclusi con archiviazioni o insuccessi, esponendo Bondi a critiche crescenti anche all’interno dell’area conservatrice, dando inoltre l’impressione che il Dipartimento si fosse piegato a una logica di regolamento di conti, con un costo elevato in termini di credibilità istituzionale.

A fare da detonatore è stato il caso Jeffrey Epstein. Le dichiarazioni altalenanti della procuratrice generale hanno alimentato nell’ultimo anno una spirale di sospetti difficile da contenere. Il 3 marzo 2025 Bondi aveva parlato dell’arrivo di un «camion» di documenti sul caso, mentre poche settimane dopo aveva evocato «decine di migliaia di video» al vaglio degli investigatori. Poi, il 7 luglio, il colpo di scena: un memorandum congiunto di FBI e Dipartimento di Giustizia ha escluso l’esistenza di una lista clienti e annunciato la fine della diffusione dei fascicoli. Una smentita clamorosa che ha costretto Bondi a correggere le sue precedenti dichiarazioni. Figure influenti dell’universo conservatore, come Tucker Carlson, hanno parlato apertamente di insabbiamento, mentre la base MAGA ha reagito con crescente ostilità, interpretando la vicenda come un tradimento. A pesare su Bondi sono stati anche i ritardi nella pubblicazione dei documenti, le accuse di scarsa tutela delle vittime e il sospetto – mai del tutto dissipato – che alcune informazioni potessero coinvolgere lo stesso Trump (non ha aiutato “dimenticarsi” di pubblicare nella tranche del 30 gennaio alcuni memo sul tycoon).

In questo contesto, il siluramento di Bondi appare anche come un’operazione di contenimento politico. Per alcuni analisti, l’ex procuratrice generale sarebbe stata sacrificata per placare una base elettorale irritata e sempre più diffidente per le promesse disattese. Il suo allontanamento si inserisce in una dinamica ben nota dell’era Trump, segnata da continui rimpasti e cambi di vertice. Già durante il primo mandato, il presidente aveva costruito una reputazione di leadership volatile, con un turnover costante tra i principali incarichi governativi. Dopo una fase iniziale più stabile, la rimozione di Kristi Noem – ex Segretario della sicurezza interna degli Stati Uniti d’America ora travolta da uno scandalo che coinvolge il marito in attività online controverse, tra cui l’utilizzo di identità digitali femminili e interazioni in ambienti a sfondo fetish – e di Bondi segnala un ritorno a quella logica. Le tensioni non si fermano qui: secondo indiscrezioni, anche la direttrice dell’intelligence nazionale Tulsi Gabbard sarebbe finita nel mirino del presidente, complice la sua posizione critica sulla guerra in Iran.

Gianmarco Mazzi ha giurato come nuovo ministro del Turismo

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Gianmarco Mazzi è il nuovo ministro del Turismo. Ha giurato questa mattina, venerdì 3 aprile, al Quirinale davanti al presidente Sergio Mattarella. Deputato di Fratelli d’Italia, era stato capolista in Veneto alle politiche del 2022. Nella XIX legislatura ha fatto parte della Commissione Cultura, scienza e istruzione, poi sostituito da Grazia Di Maggio. Dal 2 novembre 2022 ha ricoperto l’incarico di sottosegretario di Stato al ministero della Cultura nel governo Meloni, affiancando i ministri Gennaro Sangiuliano e Alessandro Giuli. Con il nuovo ruolo alla guida del Turismo, in seguito alle dimissioni di Daniela Santanchè, lascia quindi il dicastero della Cultura.

Mafie e scommesse: l’alleanza tra criminali e professionisti nell’azzardo di Stato

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Il gioco d’azzardo legale in Italia è un colosso da circa 150 miliardi di euro all’anno, un volume in costante crescita che lo rende uno dei mercati più redditizi al mondo. Proprio nei meandri di questo settore, nato - almeno sulla carta - per sottrarre business alla criminalità, le mafie hanno però trovato il loro nuovo eldorado: la liberalizzazione, infatti, non ha eliminato il gioco illegale, ma semplicemente spostato gli interessi mafiosi verso l’ambito legale, protetto e iper-regolamentato dallo Stato. Le mafie non gestiscono più solo bische clandestine, ma controllano pezzi della filiera...

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Approvato dl carburanti: taglio alle accise fino al 1° maggio

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Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha annunciato che il governo ha approvato il nuovo decreto legge contenente misure straordinarie per contrastare l’aumento del prezzo del petrolio. «Abbiamo appena approvato il decreto legge» e «proroghiamo il taglio delle accise fino al primo di maggio», ha dichiarato il ministro. La precedente misura del governo prevedeva un taglio di 25 centesimi al litro. Il nuovo decreto include anche un intervento mirato sulle aziende agricole, cui viene esteso il taglio delle imposte già previsto per la pesca, e recepisce l’accordo con le associazioni di categoria “Transizione 5.0”.

Abruzzo e Molise hanno chiesto lo stato di emergenza per le piogge eccezionali

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«Lo stato d’emergenza per Abruzzo, Molise e Puglia sarà decretato a breve dal Governo». Ad annunciarlo è il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, che avrebbe ricevuto garanzie dai ministri delle Infrastrutture e della Protezione Civile, Salvini e Musumeci. «I danni sono enormi», spiega Roberti, «una prima stima, che può crescere ulteriormente, arriva a circa 300 milioni di euro». L’eccezionale ondata di piogge e neve si è abbattuta ieri sui territori delle tre regioni e della Basilicata, provocando in breve tempo allagamenti, frane e smottamenti. Sulla Statale Adriatica, al confine tra l’Abruzzo e il Molise, è crollato un ponte sul fiume Trigno, e in generale sono state chiuse e danneggiate diverse strade; un uomo risulta disperso, e tanti altri in diverse delle aree colpite sono rimasti bloccati in casa a causa della neve.

La tempesta Erminio sta colpendo diverse aree di Abruzzo e Molise e provocando danni anche in Basilicata e in Puglia – prevalentemente nel foggiano. Le due regioni maggiormente coinvolte e la stessa provincia di Foggia sono attualmente in allerta rossa, e hanno richiesto lo stato di emergenza per calamità naturale, che dovrebbe venire confermato dal governo. Il disastro su cui si è maggiormente focalizzata l’attenzione è il crollo del ponte sul Trigno, che non è riuscito a resistere alla piena del fiume. L’infrastruttura era sotto monitoraggio da martedì; dopo l’incidente è stato aperto un fascicolo sulle possibili responsabilità del suo cedimento. Non è chiaro se al momento del crollo il ponte fosse percorso da automobili: la strada era stata chiusa mercoledì, ma secondo alcune ricostruzioni mediatiche almeno due automobili sarebbero passate di lì; la prima sarebbe riuscita a scampare al cedimento, la seconda non è noto. Si sa, tuttavia, che un uomo di 52 anni risulta disperso; stava percorrendo la Statale Adriatica mentre parlava al telefono con la moglie, quando la linea è caduta; il timore è proprio che sia coinvolto nel crollo del ponte.

In Abruzzo si sono ingrossati anche i fiumi Giardino e Pescara, che hanno iniziato a tracimare. Nel pescarese, a Penne, stanno emergendo difficoltà nell’approvvigionamento di acqua dell’ospedale a causa di un danno all’acquedotto del Tavo; a Passolanciano un albergo è rimasto isolato e sono stati evacuati gli ospiti, mentre a Cepagatti e Villanova sono state segnalate esondazioni. Esondazioni anche in provincia di Chieti tra lo stesso capoluogo e San Giovanni Teatino; nella medesima provincia, Colledimezzo e Fraine risultano isolati, mentre ad Archi una frana ha tagliato fuori la contrada Ischia; a Torino di Sangro, infine, sono state evacuate decine di famiglie. Nel teramano, a Prati di Tivo, è stato evacuato un albergo, poi colpito da una slavina e le infrastrutture idriche sono state danneggiate. Nell’aquilano, invece, dozzine di strade risultano chiuse per neve, e a Castel del Monte molteplici abitazioni risultano bloccate. In generale, nella regione sono dispiegati vigili del fuoco, membri della protezione civile e personale dell’esercito e le dighe sono oggetto di costante monitoraggio.

Anche in Molise sono stati dispiegati vigili del fuoco e membri di esercito e protezione civile. Nella notte si è registrata una frana sulla Statale 157, in territorio di Civitacamparano, in provincia di Campobasso, e diversi altri smottamenti nell’hinterland costiero; sempre in provincia di Campobasso, si è alzato il livello del lago di Guardialfiera, e a Termoli la zona industriale è finita allagata; in provincia di Isernia, invece, è esondato il fiume Carpino, allagando strade provinciali e aree industriali, e in diverse aree i livelli di neve stanno rendendo impraticabili le strade. Analoghi danni sono stati segnalati in Puglia, nel foggiano, dove è ceduta la strada provinciale 130, nel tratto compreso tra Roseto Valfortore e Alberona; è inoltre esondato il fiume Fortore, così come il Cervaro. La Basilicata, invece, è stata colpita da forti grandinate che hanno provocato danni ai frutteti, specialmente nell’area di Metaponto; la Regione ha attivato una piattaforma per permettere alle aziende di segnalare i danni ricevuti.

Morte Ramy Elgami, chiesto il rinvio a giudizio per 7 carabinieri

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La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone per la morte di Ramy Elgami, 19 anni, avvenuta il 24 novembre 2024 dopo un inseguimento tra carabinieri e uno scooter. Il militare alla guida dell’auto è accusato di omicidio stradale con eccesso colposo, mentre l’amico della vittima, che guidava lo scooter, risponde di concorso nello stesso reato. Altri sei carabinieri sono indagati per depistaggio e reati legati a false dichiarazioni e favoreggiamento. La decisione finale spetterà al giudice dell’udienza preliminare, dopo la chiusura delle indagini.

La guerra in Iran alza il prezzo delle bollette e le azioni di ENI: +23% in un mese

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Bollette più alte per tutti e benefici per le multinazionali. Si potrebbero sintetizzare così le principali ricadute sull’Italia del primo mese della guerra israelo-statunitense contro l’Iran. L’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) ha reso noto che nel mese di marzo le bollette degli utenti vulnerabili hanno visto un innalzamento del 19,2%, passando dai 35,21 euro al megawattora di febbraio a 52,12 euro. Parallelamente, Eni continua a crescere, sfruttando il costante aumento del prezzo del petrolio. Nell’ultimo mese, tra tutte i maggiori gruppi petroliferi al mondo, il colosso italiano è quello cresciuta di più, collezionando un +23,18%. Davanti allo scenario di emergenza in cui versano i mercati energetici di tutte le Nazioni, il Regno Unito ha tenuto un incontro con oltre 40 Paesi per parlare di quello che pare l’attuale obiettivo della guerra: riaprire un passaggio marittimo che non sarebbe mai stato chiuso se quella guerra non fosse iniziata.

Il comunicato di ARERA è uscito ieri, 2 aprile, e riguarda i circa 2,3 milioni di clienti del Servizio di tutela della vulnerabilità. Per il mese di marzo 2026, comunica l’Autorità, il prezzo di riferimento del gas per il nuovo cliente tipo – ossia una famiglia che consuma circa 1.100 metri cubi di gas annui – «è pari a 130,97 centesimi di euro per metro cubo». Scorporando il prezzo del gas e paragonandolo a quello dello scorso mese, si nota che gli oneri di sistema, il trasporto e lo stesso prezzo della vendita della materia sono rimasti inalterati; ad aumentare sono piuttosto il prezzo per l’approvvigionamento del gas, che passa dai 40,35 centesimi di febbraio a 58,44 centesimi, gravitando attorno al +45%, e – in termini assoluti – le tasse, che aumentano da 32,07 centesimi a 35,10 centesimi, registrando circa un +10%.

Intanto, secondo le ultime rilevazioni diffuse dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), i prezzi di benzina e gasolio sono rimasti sostanzialmente invariati, registrando leggeri aumenti. Il temporaneo “taglio delle accise” varato dal governo Meloni, insomma, pare stare avendo l’effetto di tenere stabili i prezzi del carburante, senza riuscire a limitarli; secondo indiscrezioni mediatiche, l’esecutivo potrebbe prolungare la misura fino al 30 aprile, in una iniziativa che potrebbe venire annunciata nelle prossime ore. Da stamattina è infatti in corso una riunione del Consiglio dei Ministri per discutere proprio di «disposizioni urgenti in materia di prezzi petroliferi connessi alle crisi dei mercati internazionali».

Mentre le bollette aumentano e il prezzo del carburante resta alle stelle, Eni e tutte le grandi aziende del petrolio – le cosiddette “Big Oil” –  continuano a registrare aumenti in borsa. Ieri, le azioni del colosso italiano sono salite del 4,27%, mentre nell’arco dell’ultimo mese sono incrementate del 23,18%; sempre negli ultimi 30 giorni, Chevron è cresciuta del 4,8%, Exxon del 5,83%, Shell del 14,09%; le medaglie di bronzo e di argento per crescita mensile vanno invece rispettivamente alla francese TotalEnergies (+16,62%) e alla britannica British Petroleum (+20,12%), che si posizionano proprio alle spalle di Eni.

Gli aumenti di bollette e prezzi del petrolio sono dovuti alla guerra israelo-statunitense contro l’Iran e gli alleati di Teheran della regione, che ha spinto la Repubblica Islamica a chiudere lo Stretto di Hormuz per rispondere alle aggressioni della coalizione nemica. Situato tra l’Iran e la Penisola arabica il passaggio è uno dei punti più sensibili per il commercio marittimo globale: petrolio e gas naturale dei Paesi del Golfo devono infatti necessariamente passare da lì se vogliono uscire in mare e venire commerciati; da Hormuz passa circa il 20% del petrolio globalee il 30% di quello commerciato via mare. Ieri, in Regno Unito si è tenuto un incontro di oltre 40 Paesi provenienti da tutti i continenti, nonché di importanti organizzazioni internazionali, tra cui l’Organizzazione Marittima Internazionale e l’Unione Europea: «L’Iran sta cercando di tenere in ostaggio l’economia globale nello Stretto di Hormuz», scrive il Regno Unito, forse dimenticandosi che se oggi quel medesimo passaggio marittimo risulta chiuso è perché Israele e Stati Uniti hanno attaccato Teheran; «Non deve prevalere». I leader mondiali hanno parlato di come forzare l’Iran a riaprire lo Stretto, mettendo sul piatto possibili azioni coordinate contro la Repubblica Islamica, quali sanzioni e pressioni diplomatiche; un intervento militare pare ancora fuori discussione.

Mentre i leader del mondo cercano soluzioni all’emergenza economica globale, la guerra in Asia Occidentale non si ferma. Ieri, tra le ormai rituali dichiarazioni di Trump, che ha dichiarato di avere intenzione di «riportare Teheran all’età della pietra», un missile ha colpito la base italiana dell’UNIFIL – la missione dell’ONU attiva in Libano – di Shama. Intanto, i pasdaran iraniani hanno attaccato una importante sede di Amazon in Bahrein, tenendo fede a quanto dichiarato negli ultimi giorni, quando avevano annunciato che nel caso di ulteriori uccisioni mirate sarebbero state presi di mira i distaccamenti delle grandi aziende tecnologiche statunitensi nella regione. Oggi i bombardamenti incrociati sono continuati, e, davanti a una guerra che non pare volersi fermare, il Segretario del Pentagono Peete Hegseth ha rimosso il capo dell’esercito statunitense, per affidare l’incarico a una persona più vicina a Trump.