martedì 24 Marzo 2026
Home Blog

Animali selvatici, il TAR limita il piano del Governo: no ad abbattimenti indiscriminati

0

Alcune delle misure più controverse del piano del Governo sulla gestione della fauna selvatica non potranno essere applicate. Il TAR del Lazio ha annullato tre parti del Piano straordinario adottato nel 2023, accogliendo il ricorso presentato da diverse associazioni ambientaliste e animaliste. La decisione riguarda aspetti che, secondo i giudici, non erano compatibili con la normativa italiana ed europea in materia di tutela degli animali.
Il piano contestato era stato presentato dal Governo con l’obiettivo di gestire e contenere alcune specie animali considerate problematiche, in particolare ...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Referendum sulla giustizia: il NO vince con oltre il 53%

1

Oggi alle 15 si sono chiusi i seggi per votare il referendum costituzionale sulla magistratura. La chiamata alle urne riguardava la legge costituzionale n. 253/2025, che intende riformare la magistratura. Il referendum è confermativo, e dunque non prevede quorum. La legge in esame istituirebbe un Consiglio Superiore dei Giudici (magistrati giudicanti) e un Consiglio Superiore dei Pubblici Ministeri (magistrati requirenti), che andrebbero a sostituire l’attuale Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) – unificato per le due figure. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare sovrapposizioni tra funzioni amministrative e giurisdizionali, separando le carriere dei magistrati. I Consigli sarebbero inoltre composti da giudici sorteggiati e non più eletti in maniera diretta, mentre la competenza dei provvedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati, attualmente in mano al CSM, passerebbe a un’Alta Corte Disciplinare istituita ad hoc. Seguiremo lo spoglio delle schede in diretta su L’Indipendente.


“Prendo atto con rispetto della decisione del popolo sovrano. Non è nostra intenzione attribuire o meno a questo voto un significato politico. Ringraziamo la parte dell’elettorato che ci ha dato fiducia e comunque ci consola l’alta partecipazione al voto che conferma la solidità della nostra democrazia” ha dichiarato il ministro della Giustizia Nordio, in merito all’esito del referendum.


“La sovranità appartiene al popolo e gli italiani oggi si sono espressi con chiarezza. Il governo ha fatto quanto promesso, portare avanti una riforma della giustizia che era scritta nel nostro programma elettorale. Resta il rammarico per un’occasione persa di cambiare l’Italia”: così la premier Meloni, pochi minuti fa, in un comunicato diffuso sui social.


Tre quarti delle sezioni sono state scrutinate, e il No è avanti con il 54,13%. Ancora nessun commento dalla presidente Meloni e in generale dai leader della maggioranza.


Gli spogli non si fermano, e paiono confermare sempre più la vittoria del No, a ora avanti con il 54,25% dei voti con oltre 42mila sezioni scrutinate su 61mila. Dopo Conte, anche il leader di Italia Viva Matteo Renzi si è esposto, annunciando la vittoria del No.

“Quando il popolo parla, il Palazzo deve ascoltare. Noi dieci anni fa lo abbiamo fatto, Giorgia Meloni avrà lo stesso coraggio? Io mi sono dimesso da Premier, da Segretario, da tutto. Vedremo che farà Meloni dopo una sconfitta clamorosa“, ha scritto Renzi, chiedendo implicitamente le dimissioni della premier;


Siamo a oltre due terzi delle sezioni scrutinate, con il No avanti al 54,30%. Il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte è il primo vertice di partito a esporsi, reclamando la vittoria del No: “Ce l’abbiamo fatta! Viva la Costituzione!” si legge in un post su X.


Intercettato dall’emittente La 7, il deputato di FdI Galeazzo Bignami ha dichiarato: “Quando gli italiani si esprimono è sempre da accettare. Era un provvedimento che avevamo nel programma elettorale e lo abbiamo sottoposto agli italiani. Sin dall’inizio abbiamo detto che in caso di vittoria del NO non ci sarebbero state ripercussioni sul governo”. I risultati sono ancora in fase di scrutinio, ma le dichiarazioni di Bignami paiono dare una prima conferma sulle proiezioni di vittoria del No.

Bignami fa riferimento alle dichiarazioni rilasciate da Giorgia Meloni prima del referendum, in cui la presidente del Consiglio aveva annunciato che in caso di vittoria del No non si sarebbe dimessa.


Con 33.379 sezioni scrutinate su 61.533, il No è al momento in vantaggio sul Sì, aggiudicandosi il 54,5% delle preferenze.


Con poco più della metà delle sezioni scrutinate (754 su 1.354), il Sì è in vantaggio al momento anche in Friuli-Venezia Giulia, registrando un 53,9% delle preferenze rispetto al No (46,08%).


In Veneto, il Sì registra per ora la maggioranza delle preferenze, aggiudicandosi il 58,35% contro il 41,65% del No, con 1.807 seggi scrutinati su 4.729.


Con poco meno della metà delle sezioni totali scrutinate (1.137 su 2.896) a Napoli il No è in netto vantaggio, segnando un 72,5% delle preferenze contro il 27,48% del Sì.


Pochi minuti dopo la chiusura dei seggi referendari è arrivata la notizia delle dimissioni di Cesare Parodi, presidente dell’ANM. La scelta sarebbe legata a “problemi personali” e non con il referendum.


Gli spogli procedono rapidamente: a ora ne sono state scrutinate 10.590 e il No risulta avanti al 54,49%. Tra gli scrutini, anche 2 delle 2.207 sezioni Esteri, in cui il No figura leggermente avanti con il 50,38%.


Iniziano a uscire i primi scrutini sul voto. A mezz’ora dalla chiusura delle urne il No figura avanti con il 53,35% delle preferenze. Per ora sono state scrutinate 1.642 sezioni su un totale di 61.533 (contando gli Esteri). Non è ancora passata al vaglio alcuna sezione Esteri.


Mentre inizia lo scrutinio delle schede, arriva il primo dato sull’affluenza: alla chiusura dei seggi, il dato si è attestato al 58,32%, in aumento rispetto all’ultimo referendum costituzionale sulla riduzione dei membri del Parlamento, arrivato a quota 51,12%. Su scala regionale, l’Emilia Romagna è la regione dove hanno votato la maggior parte degli aventi diritto, con il 65,86% dei voti, mentre all’ultimo posto figura la Sicilia con il 46,89%. I dati sull’affluenza registreranno lievi variazioni nelle prossime ore.

“Tortura e genocidio”: Francesca Albanese documenta (di nuovo) i crimini israeliani

2

Francesca Albanese ha pubblicato un nuovo rapporto sui crimini israeliani in Palestina. Dopo aver svelato gli interessi economici che traggono profitto dal genocidio in corso, la relatrice speciale delle Nazioni Unite ha documentato la tortura sistematica riservata ai palestinesi dal 7 ottobre 2023, sia in carcere che fuori. Pestaggi, violenze sessuali, l’uso della fame come arma, uccisioni di massa: tutto condensato in venti pagine di rapporto, corredato da testimonianze e fonti indirette. “Quando la tortura viene perpetrata su un intero territorio — scrive Francesca Albanese — contro una popolazione in quanto tale e sostenuta attraverso politiche che distruggono le condizioni di vita, l’intento genocida risulta evidente“. Negli ultimi due anni diversi rapporti ONU, l’ultimo a settembre, hanno delineato i contorni della condotta genocida israeliana, finita anche sotto processo alla Corte Internazionale di Giustizia.

“Questo rapporto documenta come la tortura sia diventata parte integrante del dominio e della punizione inflitta a uomini, donne e bambini, sia attraverso abusi detentivi sia attraverso un’incessante campagna di sfollamenti forzati, uccisioni di massa, privazione e distruzione di tutti i mezzi di sussistenza. Il tutto per infliggere dolore e sofferenza collettivi a lungo termine”. Con queste parole Francesca Albanese apre il rapporto “Tortura e genocidio”, scritto in qualità di relatrice speciale ONU sui territori palestinesi occupati. Non si tratta di violenza accidentale, spiega la giurista italiana, bensì di un’architettura sistematica e coerente con le logiche del colonialismo di insediamento, dunque di espulsione della popolazione autoctona. Negli ultimi anni il numero di colonie illegali ai sensi del diritto internazionale è cresciuto a dismisura in Cisgiordania occupata, superando la quota dei 700mila coloni dislocati in centinaia di insediamenti. Nel pieno del genocidio a Gaza, il governo Netanyahu ha annunciato nuovi progetti coloniali, come il piano E1, che dividerà definitivamente la Cisgiordania in due tronconi, a loro volta ostacolati nella continuità territoriale dalla presenza di altri insediamenti illegali e checkpoint militari.

“L’uso della tortura contro i palestinesi come gruppo” si conferma come “un aspetto strutturale del genocidio in corso e del regime di apartheid israeliano”. Per tortura si intende “l’inflizione intenzionale di dolore o sofferenza, fisici o mentali, per scopi quali intimidazione e coercizione o per qualsiasi motivo basato sulla discriminazione”. Nonostante i tentativi di Tel Aviv di boicottare il suo lavoro, Francesca Albanese ha raccolto oltre 300 testimonianze, tra incontri telematici coi sopravvissuti e fonti indirette, quali rapporti indipendenti, relazioni ONU, dichiarazioni dei ministri israeliani e denunce delle ong. “La tortura — scrive Albanese — è sempre stata una caratteristica centrale dell’espropriazione dei palestinesi da parte di Israele. Tuttavia, dall’ottobre 2023, Israele lo ha utilizzato su una scala che suggerisce vendetta collettiva e intenti distruttivi“. A partire dalle carceri, dove il colono nonché ministro Itamar Ben-Gvir ha istituzionalizzato una vera e propria “politica del degrado”, tra pestaggi, detenuti incappucciati e costretti a terra, privazione della luce e del sonno, letti di ferro. A ciò si aggiungono gli innumerevoli casi di violenze sessuali e lo spettro della pena di morte, il cui iter legislativo procede spedito al parlamento israeliano.

La tortura israeliana verso i palestinesi non si limita ai centri detentivi. Come si legge nell’ultimo rapporto ONU, “a causa dell’impatto cumulativo di sfollamenti di massa, assedi, negazione di aiuti e cibo, violenza dei soldati e dei coloni senza freni, sorveglianza e terrore pervasivi, il territorio palestinese occupato è diventato uno spazio di punizione collettiva“. Qui “la violenza genocida ha conseguenze mentali e fisiche a lungo termine per la popolazione occupata”, sottolinea la relatrice speciale delle Nazioni Unite, inquadrando le politiche israeliane nel progetto di una nuova Nakba, dunque l’esodo forzato del popolo palestinese.

In un passaggio importante del suo rapporto, Francesca Albanese riconosce la sumud dei palestinesi, ovvero la capacità di resistere ai crimini israeliani con dignità e fermezza, frapponendosi con la vita alla conquista totale della propria terra. La tortura praticata sistematicamente da Israele punta a spezzare questa resistenza, come lasciato intendere dal colono-ministro delle Finanze Bezalel Smotrich durante il genocidio nella Striscia di Gaza: «Saranno totalmente disperati, capiranno che non c’è speranza né nulla da cercare a Gaza e cercheranno un trasferimento per iniziare una nuova vita in altri luoghi».

Richiamando le precedenti 58 raccomandazioni, la relatrice speciale dell’ONU si rivolge innanzitutto a Israele, che “dovrebbe immediatamente cessare tutti gli atti di tortura e maltrattamenti nei confronti del popolo palestinese come parte del genocidio in corso. Ciò richiede, come precondizione fondamentale, lo smantellamento del regime di apartheid che tanto la Corte Internazionale di Giustizia (CIG) quanto l’Assemblea generale ONU ritengono violare il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione“. Si chiede poi l’accesso, ad oggi negato, agli esperti indipendenti delle Nazioni Unite per condurre indagini approfondite sui crimini commessi. Conscia dei muri istituzionali eretti da Israele, sfociati in duri attacchi e persecuzioni perpetrati con l’alleato americano, Francesca Albanese si rivolge poi ai Paesi membri dell’ONU. L’obiettivo è fare pressione su Tel Aviv, affinché si allinei al diritto internazionale. Si tratta d’altronde di un obbligo previsto da quest’ultimo, per evitare complicità perseguibili legalmente, come ricordato dalla CIG durante il processo a Israele.

Alla fine del suo rapporto Francesca Albanese si rivolge all’altro organo giudiziario internazionale, la Corte Penale (CPI), chiedendo di spiccare mandati di arresto nei confronti dei ministri israeliani Ben-Gvir, Katz e Smotrich. A fine 2024 la CPI aveva ordinato l’arresto del premier Benjamin Netanyahu e del ministro Gallant, non trovando alcuna collaborazione tra i 120 Paesi membri. Italia inclusa, che ha permesso a Netanyahu di sorvolare i propri cieli per raggiungere Washington. D’altronde nell’attuale fase di crisi, come ricordato dal capo della Farnesina Antonio Tajani, il diritto internazionale conta, ma fino a un certo punto.

Colombia, precipita un aereo militare: almeno 80 dispersi

0

Un aereo dell’Aeronautica militare colombiana è precipitato nel sud del Paese, vicino al confine con il Perù. Secondo le ricostruzioni mediatiche, a bordo dell’aereo si trovavano tra gli 80 e i 110 militari. L’aereo, un Hercules utilizzato per il trasporto truppe, è precipitato nei pressi della città di Puerto Leguízamo, nella provincia di Putumayo. Sul posto sono state spedite le squadre di soccorso, per trovare i dispersi e prestare cura agli eventuali soccorsi. Ancora ignote vittime e feriti.

Una mano nel buio, 67.800 anni fa: scoperta in Indonesia l’arte più antica del mondo

0
stencil mano indonesia

C’è una macchia di pigmento rosso sbiadito su una parete rocciosa di un’isola indonesiana, che misura quattordici centimetri per dieci. A guardarla senza sapere, non sembrerebbe nulla di speciale. Eppure quella piccola traccia – il profilo di una mano umana impresso soffiando colore sulla pietra – è il gesto artistico più antico che l’umanità abbia mai lasciato e risale ad almeno 67.800 anni fa.

La scoperta, pubblicata sulla rivista Nature e condotta da un team internazionale guidato dalle università australiane Griffith University e Southern Cross University e dall’agenzia indonesiana per la ricerca BRIN, ribalta ancora una volta le mappe delle origini della nostra specie. Non in Europa, non nelle grotte di Lascaux o di Altamira: il più antico impulso umano a lasciare un segno nel mondo è nato sull’isola di Muna, nel Sulawesi sudorientale.

stencil mano indonesia

Il ritrovamento si trova nella grotta di Liang Metanduno, un sito già noto agli archeologi e persino ai turisti, le cui pareti più visibili ospitano pitture più recenti – galline, animali domestici – databili a circa 4mila anni fa. Ma nel 2015, il ricercatore indonesiano Adhi Oktaviana notò qualcosa di sbiadito dietro quelle immagini familiari. Strati più profondi, quasi invisibili. «Nessuno le aveva mai viste», ha raccontato. «Nessuno sapeva nemmeno che fossero lì».

Per datare l’opera, gli scienziati hanno sfruttato un processo naturale: nel tempo, un sottile velo di calcite, derivato dall’acqua che scorre sulla roccia, si deposita sopra le pitture. Quell’acqua contiene tracce di uranio, che decade lentamente in torio. Misurando il rapporto tra i due elementi – con una precisione oggi disponibile solo ai laboratori più avanzati – si risale all’età del deposito minerale, e quindi all’età minima del dipinto sottostante. Il risultato: 67.800 anni.

La tecnica più antica dell’arte umana è uno stencil in negativo: si appoggia la mano alla parete, si soffia il pigmento tutt’attorno, si toglie la mano e rimane il contorno. Ma questa non è una mano qualsiasi. La punta di un dito appare rastremata artificialmente, come se l’artista avesse aggiunto pigmento o mosso la mano durante l’esecuzione per trasformare un dito umano in qualcosa di diverso, forse un artiglio. Il professor Adam Brumm, co-responsabile della ricerca, lo spiega con cautela e meraviglia insieme: «Quest’arte potrebbe simboleggiare l’idea che esseri umani e animali fossero strettamente connessi, qualcosa che sembra già emergere nelle pitture più antiche di Sulawesi, con almeno un caso di scena raffigurante figure che interpretiamo come rappresentazioni di esseri in parte umani e in parte animali».

Da sinistra: professor Maxime Aubert, Budianto Hakim, professor Adam Brumm e il dottor Adhi Agus Oktaviana

Il record precedente apparteneva a uno stencil, sempre di una mano, trovato nella grotta spagnola di Maltravieso, datato a 66.700 anni fa e attribuito ai Neanderthal, unici abitanti d’Europa in quell’epoca. Il reperto indonesiano è più antico di oltre mille anni ed è certamente opera dell’Homo sapiens. Ma il dato che forse conta di più non è il primato in sé. È ciò che la grotta racconta nel suo insieme: l’attività artistica documentata a Liang Metanduno si protrasse per almeno 35mila anni, fino a circa 20mila anni fa. Un arco di tempo più lungo dell’intera storia scritta dell’umanità. Generazioni su generazioni tornarono nello stesso luogo buio, con lo stesso gesto, per lasciare un segno. Come a dire: “Sono stato qui”.

«È ora evidente», ha dichiarato il professor Maxime Aubert, archeologo e geochimico della Griffith University e co-direttore dello studio, «che Sulawesi ospitava una delle culture artistiche più ricche e durature del mondo, con origini nella storia più remota dell’occupazione umana dell’isola, almeno 67.800 anni fa».

La scoperta ha implicazioni che vanno ben oltre la storia dell’arte. Gli archeologi la usano per rileggere le rotte di migrazione dei primi esseri umani verso l’Australia: si pensava che i progenitori degli Aborigeni avessero attraversato il Sud-Est asiatico tra 50 e 65mila anni fa, ma la presenza di questa pittura suggerisce che la migrazione avvenne ancora prima, e che chi percorse quelle rotte non stava solo sopravvivendo, ma portava con sé un immaginario, una cultura, un bisogno di simboli.

Sessantasettemilaottocento anni fa, qualcuno si è inginocchiato nel buio di una grotta, ha appoggiato la mano sulla roccia e ha soffiato. Forse per magia, forse per devozione, forse semplicemente per dire al mondo che esisteva. Non sapeva che quella mano sarebbe rimasta e che avrebbe potuto riscrivere la storia per come oggi la conosciamo.

(Le foto sono presenti in questo articolo state diffuse dalla Griffith University)

Come Pokémon Go ha usato un videogame per mappare il mondo

0

Molto di ciò che viene sfiorato dall’immaginario Pokémon tende a generare un certo grado di successo. Spesso basta affiggere l’immagine colorata di un Pikachu per ottenere, se non un trionfo assicurato, quantomeno l’attenzione del grande pubblico, ampliando la portata di un prodotto che, altrimenti, rischierebbe di rimanere sugli scaffali. È stato così anche per Pokémon Go, il videogioco che dieci anni fa ha scosso il settore mobile inaugurando una moda capace di convogliare desideri ludici e dinamiche comunitarie in un’esperienza virale più unica che rara. Con milioni di giocatori attivi in t...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Zimbabwe: arrestato leader dell’opposizione

0

Lo Zimbabwe ha arrestato l’ex ministro delle Finanze Tendai Biti, il principale oppositore politico degli emendamenti costituzionali con i quali verrebbe prolungato il mandato dell’attuale presidente del Paese, rendendo la carica elettiva da parte del Parlamento anziché dal popolo. Di preciso, tale modifica allungherebbe il mandato del presidente Emmerson Mnangagwa, 83 anni, in carica dal 2017, di due anni. Il mandato dovrebbe terminare nel 2028. Biti guida il Constitutional Defenders Forum (CDF), un gruppo che si batte contro gli emendamenti, ed è accusato di aver tenuto una riunione pubblica senza avvisare la polizia. Negli ultimi mesi, la polizia ha vietato le riunioni o arrestato persone che si erano riunite per contestare la misura.

DIRETTA – Trump: “colloqui positivi con l’Iran”, sospesi per 5 giorni gli attacchi alle infrastrutture energetiche – Israele bombarda Teheran

16

Sabato 28 febbraio, Israele ha dato il via a un nuovo attacco contro l’Iran, con missili che hanno colpito diverse zone della capitale Teheran. Centinaia le vittime, compresa la Guida suprema Ali Khamenei, cui è ora succeduto il figlio, Mojtaba Khamenei. L’attacco è giunto solamente due giorni dopo la ripresa dei colloqui tra Iran e USA, dei quali Trump si era detto non soddisfatto nonostante l’Oman, lo Stato mediatore, avesse parlato di “un’apertura senza precedenti” a nuove idee per un accordo sul dossier sul nucleare. In risposta all’aggressione israelo-statunitense, l’Iran ha bombardato diverse basi statunitensi nei Paesi del Golfo. I raid tra le parti sono andati avanti tutto il fine settimana e per i giorni successivi. Nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 marzo, la milizia libanese Hezbollah ha lanciato un attacco contro una base israeliana ad Haifa, aprendo un nuovo fronte della guerra; nella tarda serata di lunedì 9 marzo, i pasdaran hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, facendo schizzare i prezzi del petrolio.


Il presidente del parlamento iraniano Qhalibaf ha smentito ufficialmente che l’Iran avrebbe intrattenuto dialoghi con gli USA sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. “Non sono state effettuate negoziazioni con gli Stati Uniti”, ha dichiarato Qhalibaf. “Le fake news servono a manipolare i mercati finanziari e petroliferi e a fuggire dalla palude in cui Stati Uniti e Israele sono intrappolati”.


Il presidente degli USA Donald Trump è apparso davanti alla stampa per parlare dei presunti dialoghi con l’Iran e aggiornare i giornalisti sugli avanzamenti della guerra all’Iran. Trump ha ripetuto che gli USA avrebbero tenuto intensi colloqui con l’Iran che sarebbero stati cercati dalla stessa Teheran, e che – da parte statunitense –i tavoli sarebbero stati guidati da Kushner e Witkoff; durante le discussioni avrebbero trovato 15 punti di accordo, tra cui il presunto controllo congiunto dello Stretto di Hormuz USA-Iran. Ha poi affermato che l’Iran vorrebbe raggiungere un accordo, e messo in dubbio che la nuova Guida Suprema Mojtaba Khamenei sia ancora viva, affermando che la sistematica uccisione dei leader iraniani corrisponderebbe a un cambio regime.


I media ufficiali e semiufficiali iraniani riportano smentite all’annuncio di Trump riguardo a presunti accordi preliminari per porre fine alla guerra. L’agenzia di stampa semiufficiale Tasnim cita un funzionario anonimo che avrebbe affermato che in questo momento non ci sarebbero negoziati in corso per la riapertura di Hormuz. L’agenzia di stampa Mehr, riporta una dichiarazione del ministro degli Esteri di Teheran Araghchi – assente sui canali ufficiali – che avrebbe detto che le dichiarazioni di Trump sarebbero volte a “comprare tempo” mentre continuano i dialoghi tra Washington e i Paesi della regione. L’emittente statale IRIB, infine, cita una fonte anonima che avrebbe smentito la stessa esistenza di negoziati diretti tra Iran e USA.

L’emittente statunitense Fox News, intanto, ha riportato una contro-smentita di Trump, che avrebbe affermato che ieri notte Jared Kushner e Steve Witkoff avrebbero preso parte a tavoli di dialogo con le autorità iraniane.


Cresce l’attesa per le comunicazioni ufficiali da parte dell’Iran, in risposta alle parole di Trump. Nel frattempo l’aviazione israeliana ha lanciato una nuova ondata di attacchi su Teheran.


Secondo quanto scritto da Trump sul suo profilo Truth, gli Stati Uniti e l’Iran avrebbero concluso una due giorni di colloqui positivi, per porre fine alla guerra in Asia Occidentale. In base a ciò, e in attesa di ulteriori sviluppi, il presidente USA ha «istruito il Dipartimento della Difesa di rinviare tutti gli attacchi militari contro le strutture energetiche e le centrali elettriche iraniane per cinque giorni».


Secondo un’analisi rivelata da Reuters, un missile della batteria difensiva Patriot, in dotazione agli USA, avrebbe causato un’esplosione che ha ferito decine di civili in Bahrein.

L’incidente risalirebbe al 9 marzo scorso, quando un attacco aereo iraniano innescò il sistema difensivo USA presente in Bahrein.


Continuano incessanti gli attacchi aerei israeliani sul Libano meridionale. Colpiti i Comuni di Kfar Sir, nei pressi del fiume Litani, e Kfar Tebnit. Distrutto anche il ponte di Qaqaiya, una delle cinque infrastrutture che collega le due parti del Libano divise dal fiume Litani.

I bombardamenti aerei supportano l’invasione di terra, per ora circoscritta ad alcune municipalità meridionali ma suscettibile di trasformarsi presto su larga scala, come paventato dalle autorità libanesi. La presenza dei soldati israeliani si registra ad esempio a Khiam, a diversi chilometri dal confine. Qui vanno avanti gli scontri con Hezbollah, che supporta la difesa terrestre con il lancio di razzi e droni sulle truppe israeliane.


  • Israele ha fatto saltare in aria il ponte di Qasimiyah, nel sul del Libano: il presidente del Paese, Joseph Aoun, ha detto di ritenerlo un preludio a un’invasione terrestre.
  • Raid aerei si sono verificati su Baghdad, in Iraq, colpendo il quartier generale delle Forze di Mobilitazione Popolare, alleate dell’Iran. Nei giorni scorsi nella città si erano verificati attacchi contro un diplomatico USA e l’aeroporto locale. Gli USA starebbero evacuando temporaneamente le forze americane e NATO dalla Victory Base, a 20 km da Baghdad. Kataib Hezbollah, uno dei gruppi iracheni sostenuti dall’Iran, avrebbe lanciato un ultimatum agli USA, avvisandoli di avere cinque giorni per evacuare l’ambasciata nella capitale prima di finire sotto attacco.
  • I prezzi del petrolio continuano ad essere instabili: il greggio Brent (standard internazionale) ha superato i 113 dollari al barile, prima di assestarsi intorno ai 111, mentre il West Texas Intermediate (WTI), il greggio di riferimento USA, ha superato leggermente i 100 dollari a barile (prima della guerra i due valori erano rispettivamente di 72,5 e 67 dollari al barile).
  • I mercati asiatici hanno registrato un crollo, ma la situazione potrebbe ulteriormente aggravarsi, secondo gli analisti.
  • Israele ha condotto una “vasta ondata di attacchi” alle infrastrutture governative a Teheran. Esplosioni sono state registrate in tutta la capitale iraniana. Giornalisti presenti nella città riportano “esplosioni senza precedenti”, soprattutto nella zona orientale della capitale.
  • I Paesi del Golfo hanno continuato ad intercettare missili e droni diretti verso le loro basi e obiettivi interni.
  • Starmer e Trump hanno avuto un colloquio telefonico, ma dal comunicato rilasciato dall’ufficio del premier inglese le conversazioni non sembrano essere state significative.

È morto l’ex primo ministro francese Lionel Jospin

0

È morto a 88 anni Lionel Jospin, figura centrale della politica francese. Fu segretario del Partito Socialista dal 1981 al 1997 e primo ministro tra il 1997 e il 2002, durante la presidenza di Jacques Chirac, in una fase di “coabitazione”. Il suo governo è ricordato soprattutto per l’introduzione della settimana lavorativa di 35 ore. Si candidò due volte all’Eliseo, nel 1995 e nel 2002, ma venne sconfitto; dopo l’inaspettato sorpasso di Jean-Marie Le Pen annunciò il ritiro, pur rimanendo un personaggio autorevole e influente all’interno del partito. Nato nel 1937 vicino Parigi, fu anche ministro dell’Istruzione e docente di economia.

Delmastro e la società con la figlia del condannato per mafia: cosa sappiamo

1

C’è una storia piena di contorni da chiarire che, proprio nei giorni in cui gli italiani si recano alle urne per il referendum sulla magistratura, sta investendo il governo e, in particolare, il partito della premier Giorgia Meloni. La vicenda riguarda il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, fedelissimo della Presidente del Consiglio, che è risultato essere stato per oltre un anno socio della giovane figlia di Mario Caroccia, poi condannato in via definitiva come prestanome del clan camorristico Senese. Al centro, una società fondata a Biella a fine 2024 destinata a gestire il ristorante “Bisteccherie d’Italia” nella Capitale. Nel febbraio del 2026, una settimana dopo la condanna definitiva di Caroccia, Delmastro ha ceduto le sue quote, ma nel frattempo sono emerse fotografie che lo ritraggono con Caroccia quando questi era già a processo e che lo vedono presente all’interno del ristorante: una volta con il suo “cerchio magico” del Ministero, un’altra con un membro della polizia penitenziaria. Ora lo spettro di un’inchiesta sul sottosegretario aleggia su Palazzo Chigi, che finora ha reagito difendendo Delmastro e confermando che rimarrà al suo posto.

La società

La storia inizia il 16 dicembre 2024, quando davanti a un notaio di Biella viene costituita la srl «Le 5 Forchette». La compagine societaria assegna a Miriam Caroccia, all’epoca appena diciottenne, il 50 per cento delle quote e la carica di amministratore unico. A Delmastro va il 25 per cento, mentre il restante è suddiviso tra l’impiegata Donatella Pelle (10 per cento) e tre dirigenti piemontesi di FDI, che prendono il 5% ciascuno: Elena Chiorino, vicepresidente della Regione Piemonte, Cristiano Franceschini, segretario provinciale del partito a Biella, e Davide Eugenio Zappalà, consigliere regionale. Mauro Caroccia, padre di Miriam, non è un estraneo agli inquirenti. Già nel 2020 era finito agli arresti con l’accusa di aver favorito le attività della camorra attraverso una catena di ristoranti a Roma – “Da Baffo”, “Baffo 2 Fish” –, secondo gli investigatori utilizzati per riciclare denaro proveniente da droga e usura per conto del clan di Michele Senese, detto ‘O Pazzo, capo della Camorra romana. Condannato in primo grado nel 2022, Caroccia era stato poi assolto in appello. Ma la Cassazione ha annullato l’assoluzione, e il 19 febbraio di quest’anno è stato condannato in via definitiva a quattro anni per intestazione fittizia di beni con aggravante mafiosa, finendo in carcere a Viterbo.

Negli ultimi mesi, Delmastro ha ceduto le sue quote in due tempi: a novembre 2025 a una sua società immobiliare, la G&G, e poi lo scorso febbraio – una settimana dopo la condanna definitiva di Caroccia – a Donatella Pelle. I membri di FDI che avevano aperto la società con Delmastro hanno venduto le loro partecipazioni a Miriam Caroccia il 5 marzo scorso, dichiarando di averlo fatto non appena venuti a conoscenza della condanna. Un nuovo elemento nutre però i sospetti degli investigatori, ovvero la modalità di tale pagamento: dalle carte emergerebbe infatti che Miriam Caroccia avrebbe corrisposto il prezzo per l’acquisto delle quote «a mezzo pagamento in contanti». Una somma complessiva di 5 mila euro che, seppure di modesta entità, è finita sotto la lente della Procura.

Le foto

A complicare la posizione di Delmastro sono però alcune fotografie. La prima, pubblicata da Repubblica, è stata scattata nell’ottobre 2023 nel ristorante “Da Baffo” e mostra il sottosegretario abbracciato insieme a Caroccia. All’epoca la società «Le 5 Forchette», fondata insieme alla figlia del prestanome dei Senese, non esisteva ancora: l’immagine contraddice però la versione del sottosegretario secondo cui avrebbe scoperto solo dopo la condanna definitiva chi fosse il padre della sua giovane socia. C’è poi una foto datata giugno 2025 che vede riuniti allo stesso tavolo, questa volta del ristorante “Bisteccherie d’Italia”, Delmastro, il capo gabinetto del Ministero della Giustizia Giusy Bortolozzi e alcuni dirigenti del Ministero della Giustizia. Poi, a fine gennaio 2026, poco prima della pronuncia della condanna definitiva a carico di Caroccia, un’altra fotografia testimonia come Delmastro sarebbe tornato nel locale “Bisteccheria d’Italia” insieme a Raffaele Tuttolomondo, sindacalista della polizia penitenziaria. Il mese successivo Delmastro avrebbe venduto le sue quote, seguito dopo alcune settimane dagli altri dirigenti di FDI.

Nel frattempo, la Procura di Roma ha aperto un fascicolo in cui padre e figlia Caroccia sono indagati a vario titolo per riciclaggio e intestazione fittizia. L’obiettivo degli inquirenti è ricostruire l’origine dei capitali investiti dalla famiglia Caroccia per aprire «Le 5 Forchette» e capire se vi sia una continuità economica con i ristoranti sequestrati al clan Senese. In particolare, gli accertamenti mirano a verificare se cucine, arredi e attrezzature dei vecchi locali siano stati riutilizzati per la nuova attività.

Le reazioni

Negli ultimi giorni, PD, M5s e Avs hanno attaccato Delmastro, chiedendo alla premier di chiarire la sua posizione e sollecitando l’intervento della commissione Antimafia. «Delmastro è stato leggero, ma da qui a dire che è connivente… se c’è stata una manina che dice ‘tiriamo fuori la cosa peggiore sul governo negli ultimi giorni di campagna sul referendum’, gli italiani valuteranno. Però non c’entra niente con il referendum sulla giustiza», ha dichiarato Giorgia Meloni nell’ultimo giorno di campagna referendaria intervistata da Enrico Mentana su La7. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, nella maggioranza vi sarebbe stata conoscenza della vicenda già da un anno, circostanza smentita da Chigi.

Sta di fatto che, negli ultimi giorni, anche gli ambienti editoriali tradizionalmente più vicini alla compagine di governo hanno rinunciato alla difesa di Delmastro. Emblematico l’articolo di oggi di Mario Giordano su La Verità: «Non capiamo come mai lei, avendo tutto quel tempo a disposizione, non ne abbia dedicato un po’ a capire chi erano i suoi compagni di avventura gastronomica. Cioè a capire chi entrava con lei nella società che gestisce la Bisteccheria d’Italia», scrive il giornalista. Che aggiunge: «Caro Delmastro, noi l’abbiamo sempre difesa anche nelle sue imprese più spericolate. Ora però siamo costretti a difenderla da sé stesso: se da sottosegretario lei pensa che sia normale entrare in una società senza sapere chi sono i soci, beh, forse è meglio per lei che si dedichi davvero alle bistecche. A tempo pieno, però».