lunedì 16 Febbraio 2026
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È morto Robert Duvall

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Oggi, lunedì 16 febbraio, è morto l’attore Robert Duvall. Duvall, 95 anni, era noto per avere interpretato Tom Hagen, l’avvocato di Vito Corleone nel film il Padrino di Francis Ford Coppola, e William “Bill” Kilgore in Apocalypse Now. A dare la notizia della sua scomparsa, la moglie Luciana in un post sul social network Facebook. È morto nella sua casa a Middleburg, in Virginia.

Sottopagato, insicuro, a cottimo: un nuovo rapporto fotografa il lavoro dei rider

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È passato in sordina l’ultimo rapporto che fotografa le condizioni lavorative dei rider, a pochi giorni dallo scandalo Glovo. Paghe basse, alti tassi di infortunio e ritmi elevati riassumono lo status di decine di migliaia di lavoratori in Italia, impiegati nel settore delle consegne del cibo. Nell’indagine condotta dalla NIDIL CGIL viene posta l’attenzione sul guadagno medio per consegna, compreso tra i 2 e i 4 euro: «non esistono indennità aggiuntive automatiche per il tempo di viaggio, per le attese o per le spese sostenute». La retribuzione è solo uno dei risvolti della precarietà strutturale cui vanno incontro i rider, inquadrati quasi sempre con contratti di lavoro autonomo e, in via residuale, attraverso rapporti di lavoro parasubordinato.

«Attorno al lavoro dei rider si è strutturato un vero e proprio sistema di illegalità e sfruttamento, spesso definito “caporalato digitale”, che colpisce in modo particolare i lavoratori migranti», circa la metà della forza lavoro totale impegnata nel settore. Lo afferma la NIDIL CGIL, commentando l’inchiesta della Procura di Milano che ha portato al controllo giudiziario di Foodinho-Glovo con gravi accuse di sfruttamento del lavoro e paghe sotto la soglia di povertà. Nell’indagine “La condizione di lavoro dei rider del food delivery”, condotta su 500 persone impegnate nel settore, emergono «salari a cottimo e non dignitosi, condizioni contrattuali senza tutele attraverso l’utilizzo improprio del lavoro in autonomia e allarmanti condizioni di insicurezza sul lavoro». Quasi il 40% dei rider intervistati dichiara di aver subito almeno un infortunio durante il lavoro; soltanto una minoranza ha scelto di denunciare l’accaduto alle autorità competenti per il timore di ritorsioni economiche imposte dagli algoritmi delle piattaforme. A causa delle paghe basse — si parla di una cifra compresa quasi sempre tra i 2 e i 4 euro a consegna — circa la metà dei rider è costretto a lavorare per più aziende, impegnando 6/7 giorni a settimana anche per 10 ore al giorno.

«Qui emerge che il tempo non pagato è un elemento cruciale: le attese al ritiro nei ristoranti possono superare i 10-20 minuti (nel 50,5% dei casi è questa la media dichiarata) e riducono sensibilmente il valore effettivo del compenso», si legge nell’inchiesta della NIDIL CGIL. Per questo motivo, per superare il sistema del cottimo che retribuisce in base al numero di consegne, i rider chiedono l’introduzione di minimi garantiti. Le altre richieste spaziano da una maggiore valorizzazione economica del lavoro all’introduzione di rimborsi per carburante e manutenzione dei mezzi, passando per i contratti di subordinazione che cancellino i falsi autonomi. Parte di queste istanze sono contenute nella direttiva europea sul lavoro tramite piattaforme, che l’Italia deve ancora recepire.

Un gregge per un borgo alpino che rinasce: a Paraloup si cerca un pastore

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Paraloup copertina

Paraloup, che in occitano significa “al riparo dai lupi”, è una borgata alpina sospesa tra storia e futuro, tra memoria e vita di comunità. A 1.360 metri di quota, in Valle Stura, questa borgata di baite in pietra è stata per secoli luogo di alpeggio e vita pastorale, poi divenne rifugio partigiano durante la Resistenza, e nei decenni successivi cadde nel silenzio dell’abbandono. Oggi, a oltre settant’anni di distanza, Paraloup torna a pulsare come luogo vivo, con sempre più persone che scelgono di abitare la montagna non come eremo, ma come terreno da coltivare, custodire e rigenerare. La recente ricerca di un/a pastore/a con gregge – aperta dall’Associazione Fondiaria Valli Libere insieme alla Fondazione Nuto Revelli e al Comune di Rittana – è proprio un invito a far rivivere definitivamente questa terra con attività concrete, dalla cura del bestiame alla produzione casearia, dalla tutela della biodiversità alla collaborazione con la comunità locale.

La storia di Paraloup come progetto di rinascita è un intreccio di impegno culturale, sociale e territoriale. Tutto nasce oltre vent’anni fa, quando nel 2006, poco dopo la scomparsa dello scrittore e partigiano Nuto Revelli, la sua famiglia e un gruppo di amici e studiosi creano la Fondazione Nuto Revelli Onlus con l’idea di recuperare la borgata. Nel 2008 partono i primi lavori di restauro, seguiti da una crescita costante di iniziative: nel 2011 il festival dedicato ai luoghi abbandonati e la nascita della Rete del Ritorno, nel 2012 la conclusione dei principali interventi edilizi, e la nascita dell’Impresa sociale per la gestione dei servizi. Negli anni successivi Paraloup diventa sede di progetti culturali e formativi – dalla scuola per giovani agricoltori alla digitalizzazione degli archivi – e crea un teatro all’aperto, un museo dei racconti e spazi dedicati all’accoglienza e al coworking. Un lungo cammino che testimonia un percorso organico che coniuga memoria storica, sostenibilità ambientale e economia di montagna, restituendo a questa borgata alpina un ruolo attivo nel presente e nel futuro.

Oggi è un luogo che narra una doppia memoria: quella della guerra partigiana e quella della vita contadina che si praticava prima dell’abbandono. «Le baite sono state ricostruite con un progetto architettonico innovativo e sostenibile, armonicamente inserito nel paesaggio, che oggi ospita un centro turistico-culturale e un rifugio escursionistico con un ristorante, un teatro e due baite per dormire», raccontano i fondatori nello spiegare che «il progetto ha ricevuto il Premio Gubbio per il Paesaggio, la Bandiera verde di Legambiente, il Premio Architetti Arco Alpino e la menzione speciale al Premio Konstruktiv per la migliore architettura sostenibile delle Alpi».

paraloup museo
Il museo del borgo, foto della Fondazione Nuto Revelli

La Fondazione in questi anni ha lavorato per mettere a punto uno dei più importanti archivi di storia orale d’Italia: «Conserva e valorizza più di mille ore di registrazioni, di recente restaurate e digitalizzate, oltre a settanta metri lineari di fotografie, lettere, testimonianze sulla seconda Guerra Mondiale, sulla Lotta di liberazione dal nazifascismo, sugli Alpini in Russia, sul mondo contadino», sottolinenano. Inoltre organizza ogni anno un concorso per le scuole dal titolo Ricordando Nuto e un premio nazionale per i cittadini, immigrati e non, intitolato Scrivere altrove, in collaborazione con Mai Tardi – Associazione amici di Nuto. Gli spazi sono rappresentati da il rifugio con terrazza e da tre baite ad uso foresteria, Cita, Grosa e Palco, il forno di comunità, la baita Perona come spazio espositivo, la baita Barberis con biblioteca, video-mediateca e coworking e infine l’orto didattico, oltre ai già citati museo e teatro.

Paraloup, foto della Fondazione Nuto Revelli

Uno degli ultimi tasselli che manca è quello di restituire al borgo un pastore con il suo gregge ovino e/o caprino, che sia interessato a trasformare in formaggi il latte ricavato per la vendita diretta e che collabori con le realtà locali nel rispetto dell’ecosistema ibrido e multidisciplinare locale. In cambio l’offerta è quella di mettere a disposizione 20 ettari di pascolo collinare e bosco, una stalla coperta che può ospitare circa 100 capi di bestiame, un container ad uso caseificio (da attrezzare) e soluzioni abitative immediate rappresentate da roulotte e casa mobile. La ricerca è per la stagione estiva in arrivo, ma con la possibilità di proseguire il rapporto e di inserirsi nelle attività della comunità locale raccontando il proprio lavoro a scuole e turisti in sinergia con la programmazione culturale e di ospitalità della Borgata Paraloup.

India, sequestrate tre petroliere legate all’Iran

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Nel corso di queste mese, l’India ha sequestrato tre petroliere inserite nella lista di imbarcazioni sanzionate dagli USA nell’ambito dei provvedimenti contro l’Iran. L’annuncio è stato dato oggi, lunedì 16 febbraio, e ripreso da testate internazionale; l’India avrebbe inoltre intensificato le autorità di sorveglianza all’interno della sua area marittima con lo scopo dichiarato di contrastare il commercio illegale. L’annuncio arriva in un momento di distensione tra USA e India, che hanno recentemente trovato un accordo sui dazi.

Ferrovie, continuano i sabotaggi contro le Olimpiadi: il governo schiera l’antiterrorismo

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Le Olimpiadi di Milano-Cortina continuano a far parlar di sé non solo per i risultati sportivi ma anche per il dissenso sociale che le contorna. Ai presidi e ai cortei si sono presto aggiunti i sabotaggi contro le infrastrutture ferroviarie, per uno schema già visto alle ultime Olimpiadi di Parigi. Per quanto riguarda le indagini, il Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale ha schierato il reparto antiterrorismo, innalzando il livello d’allerta. Alle indagini si affianca un nuovo piano di prevenzione: sarà rafforzato il pattugliamento degli snodi meno videosorvegliati, così come il monitoraggio online, volto a intercettare eventuali rivendicazioni e collegamenti tra i cinque sabotaggi recenti, dislocati tra Pesaro, Bologna, Milano, Livigno e Roma.

Treni cancellati e ritardi superiori ai 120 minuti. Si possono riassumere così gli ultimi giorni della mobilità ferroviaria italiana, alle prese con sabotaggi legati presumibilmente alle proteste contro le Olimpiadi invernali, come indica la rivendicazione dell’incendio avvenuto sabato 7 febbraio sull’Ancona-Rimini, all’altezza di Pesaro. «Quest’azione mira a rendere visibili le contraddizioni che si porta con sé lo spettacolo delle Olimpiadi, in questo caso quelle invernali Milano Cortina ’26. Tra i vari partner ufficiali di questi giochi ci sono aziende come Leonardo, ENI, Gruppo FS, che collaborano e speculano su guerre e devastazione della terra in nome del feroce progresso capitalista», si legge in un comunicato apparso su La nemesi, blog di area anarchica. Nelle stesse ore, nei pressi di Bologna, un incendio ha tranciato i cavi di un deviatoio, portando alla chiusura temporanea della linea ferroviaria.

Esattamente una settimana dopo si sono verificati «due atti dolosi che hanno interessato la rete ferroviaria nazionale. Uno sulla linea AV Roma-Napoli, fra Salone e Labico. I tecnici hanno riscontrato alcuni cunicoli scoperchiati contenenti i cavi che gestiscono la circolazione ferroviaria e la bruciatura degli stessi. Un altro sulla linea AV Roma-Firenze, fra Tiburtina e Settebagni. I tecnici intervenuti sul posto hanno riscontrato alcuni cavi bruciati», scrive Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Nel mezzo, tra martedì e mercoledì, sono stati bruciati alcuni cavi tra le stazioni di Abbadia e Mandello del Lario, lungo la cosiddetta ferrovia delle Olimpiadi.

Per provare a unire i pezzi, risalire ai responsabili ed evitare ulteriori sabotaggi, il Dipartimento di pubblica sicurezza del Viminale ha schierato il reparto antiterrorismo, che affiancherà le procure (e i pool specializzati) di Milano, Bologna e Roma nelle indagini. Di fronte a quello che il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito «un riemergente tentativo eversivo di alcuni gruppi anarchici che continuano a inondarci con lo stillicidio di piccoli ma gravi attentati che si cerca di fare sulle linee ferroviarie», il governo Meloni rafforza il pattugliamento delle aree meno videosorvegliate e il monitoraggio online. Ulteriori dettagli e contromisure dovrebbero essere resi noti nelle prossime ore, quando si riunirà al Viminale il Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza pubblica, cui parteciperanno i vertici delle forze di polizia, dell’intelligence e del gruppo Ferrovie dello Stato.

Nigeria, scontri contro gruppi islamisti

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Le truppe nigeriane hanno dichiarato di avere respinto due attacchi da parte dello Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP), gruppo islamista affiliato all’ISIS. Gli attacchi hanno preso di mira due basi militari nello Stato del Borno, una situata a Pulka, vicino al confine con il Camerun, e una a Mandaragirau, nel Borno meridionale; hanno causato la morte di un numero imprecisato di soldati; uccisi anche diversi miliziani, tra cui membri di spicco dell’ISWAP. Il Borno è da tempo epicentro di scontri tra l’esercito regolare e gruppi islamisti attivi nel Paese.

“Epstein Files – i documenti che fanno tremare le élite”: il nuovo libro de L’Indipendente

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Gli Epstein Files non sono un racconto lineare. Sono un archivio sterminato, un mosaico caotico e frammentato: milioni di documenti che richiedono tempo, metodo e soprattutto un’adeguata contestualizzazione. Eppure, a ogni nuova desecretazione, si ripete lo stesso rituale mediatico: titoli sensazionalistici, una corsa affannosa al nome noto da esibire in prima pagina, indignazione istantanea. Un meccanismo che produce clamore a breve termine, ma che fallisce sistematicamente nel suo obiettivo principale: comprendere il sistema di potere che Jeffrey Epstein aveva costruito e la rete di relazioni che lo ha sostenuto per anni. Trattare questi documenti come una miniera di “rivelazioni shock” significa fraintenderne la natura e lasciare sullo sfondo ciò che conta davvero. È questa semplificazione ad aver dominato gran parte della copertura mainstream, più attenta al dettaglio pruriginoso o al nome mediaticamente spendibile che al funzionamento del sistema. Il libro “Epstein Files. I documenti verificati che fanno tremare le élite globali” nasce in aperta controtendenza rispetto a questa dinamica ed è il primo lavoro fatto in lingua italiana che analizza in modo organico e rigoroso ciò che gli Epstein Files contengono realmente, ricomponendo i tasselli sparsi della rete di relazioni e potere costruita dal finanziere.

Il lavoro si fonda sull’analisi dei documenti desecretati tra il 2019 e il 2026, con particolare attenzione al rilascio del 30 gennaio scorso: atti giudiziari, memorandum dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia, e-mail, materiali investigativi, documenti finanziari, immagini e video pesantemente censurati. L’obiettivo non è inseguire la “rivelazione”, ma distinguere ciò che è documentato – i documenti verificati – da ciò che resta ipotesi, chiarendo cosa può essere ricostruito e dove, invece, è necessario sospendere il giudizio.

I capitoli iniziali mostrano come la gestione delle desecretazioni sia stata tutt’altro che neutra. Le censure preventive e l’accesso controllato ai documenti non redatti delineano una vera e propria strategia di contenimento del danno, coerente con le denunce di insabbiamento emerse negli ultimi anni e con i recenti attacchi alla procuratrice generale degli Stati Uniti Pam Bondi. Come ha ammesso il viceprocuratore Todd Blanche, immagini di morte, abusi fisici e violenze sessuali sono state escluse dalla pubblicazione, definendo i confini entro cui il caso può essere raccontato, senza diventare realmente destabilizzante. Il libro smonta così la narrazione del “predatore isolato”: dai documenti emerge un Epstein intermediario e facilitatore, un nodo funzionale all’interno di un ecosistema che attraversa finanza globale, politica e apparati di sicurezza.

Ampio spazio è dedicato ai grandi nomi che compaiono nei files e che, nelle ultime settimane, hanno provocato un vero terremoto politico, arrivando in alcuni casi a dimissioni eccellenti: dall’ex presidente Bill Clinton a Donald Trump, dall’ambasciatore Peter Mandelson all’ex ministro della cultura francese Jack Lang, dal Principe Andrea ai magnati della Silicon Valley, da Bill Gates fino al linguista Noam Chomsky. Particolare attenzione è riservata alla dimensione geopolitica: da un lato, il legame con l’ex stratega di Trump, Steve Bannon, e i piani per favorire le destre in Europa, dall’altra i tentativi di Epstein di avvicinare ambienti russi e di organizzare contatti diretti con Vladimir Putin, mai concretizzati, ma indicativi del suo ruolo di mediatore informale. Allo stesso tempo, vengono analizzati i legami con l’establishment israeliano e le ipotesi, mai chiarite definitivamente, di un rapporto con il Mossad, in particolare attraverso la stretta amicizia con l’ex primer israeliano Ehud Barak.

Un altro asse centrale riguarda l’intreccio tra alta finanza (pensiamo per esempio alla collaborazione con il gruppo Rothschild), filantropia, tecnologia e reputazione. Il libro ricostruisce il mistero della ricchezza di Epstein, l’uso sistematico di società offshore, trust e fondazioni, e il ruolo di grandi finanziatori che ne hanno garantito legittimazione e protezione. In questo quadro trovano spazio anche i rapporti con ambienti tecnologici e accademici – dagli investimenti in criptovalute ai programmi di ricerca più controversi, dall’editing genetico alla clonazione umana – mostrando come donazioni e progetti scientifici abbiano funzionato da strumenti di normalizzazione. Il volume affronta, infine, le zone più oscure del caso: la tratta dei minori, il linguaggio volutamente criptico che sembra alludere allo sfruttamento delle ragazze, le accuse di violenze e le teorie più estreme che circolano in rete.

Si tratta di un lavoro meticoloso e che ha seguito i tempi necessari per indagare e approfondire i tanti temi che emergono dai documenti. Molti di questi saranno pubblicati anche in articoli riservati ai nostri abbonati sul sito de L’Indipendente nei prossimi giorni.

Epstein Files. I documenti verificati che fanno tremare le élite globali propone una lettura strutturale: gli Epstein Files non sono un elenco di colpevoli, ma una mappa del potere. Jeffrey Epstein non è il cuore della vicenda, è semmai il meccanismo che ne rivela il funzionamento. Guardare solo allo scandalo serve a nascondere la domanda essenziale: perché questo sistema lo ha reso utile e lo ha protetto per così tanto tempo.

Il libro può essere acquistato dal pulsante sottostante in pre-ordine, al costo di 19 euro spese di spedizione incluse. Mentre per chi è già abbonato a L’Indipendente ha già ricevuto un’offerta speciale via mail per acquistarlo a prezzo speciale, un ringraziamento da parte nostra a chi – con il proprio sostegno – ci permette di continuare a fare giornalismo in modo libero e approfondito.

Svizzera, treno deraglia a causa di una valanga: 5 feriti

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Un treno regionale è deragliato intorno alle 7 del mattino nel Canton Vallese, lungo la tratta tra Goppenstein e Briga, in Svizzera, dopo che una valanga si è abbattuta sui binari poco prima del suo passaggio. L’incidente è avvenuto nella zona di Stockgrabe, tra Goppenstein e Hohtenn. A bordo del convoglio, partito da Spiez verso le 6, vi erano 29 persone. Cinque passeggeri sono rimasti feriti: uno è stato ricoverato in ospedale, mentre gli altri quattro sono stati medicati sul posto. Tutti i viaggiatori sono stati evacuati in sicurezza. La Farnesina ha fatto sapere che non ci sono italiani coinvolti.

Nuova Zelanda, maltempo lascia 30mila case senza elettricità

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Forti piogge e raffiche violente hanno colpito l’Isola del Nord della Nuova Zelanda, causando gravi disagi a trasporti ed energia. Oggi, lunedì 16 febbraio, sono stati sospesi numerosi voli, treni e traghetti, con strade chiuse e circa 30mila case rimaste senza luce. All’aeroporto di Wellington alcune partenze sono riprese nel pomeriggio, ma le cancellazioni restano diffuse. Air New Zealand ha bloccato le operazioni a Wellington, Napier e Palmerston North, auspicando una ripresa con il miglioramento del meteo. Le immagini mostrano allagamenti, case invase dall’acqua, alberi abbattuti e strade danneggiate. Residenti parlano di condizioni «terrificanti».

Corruzione in Ucraina: ex ministro dell’Energia arrestato mentre scappava in treno

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Nuovi sviluppi nell’inchiesta «Midas» scuotono il vertice politico di Kiev. Nella notte tra il 14 e il 15 febbraio l’ex ministro dell’Energia German Galushchenko è infatti stato fermato mentre tentava di lasciare il Paese attraversando il confine in treno. A renderlo noto è stata la National Anti-Corruption Bureau of Ukraine (NABU), che coordina le indagini su un presunto sistema corruttivo radicato nel settore energetico. Galushchenko, dimessosi a novembre dopo l’emersione dello scandalo, avrebbe provato a espatriare richiamando il proprio status familiare. Gli investigatori ipotizzano un giro complessivo di tangenti da circa 100 milioni di dollari, con vantaggi personali per l’ex ministro, maturati mentre il Paese affrontava blackout legati agli attacchi russi. L’inchiesta lambisce anche ambienti vicini al presidente Volodymyr Zelensky e altri funzionari che hanno già lasciato l’incarico.

L’operazione è scattata grazie a un meccanismo di allerta preventiva: le autorità di frontiera avevano ricevuto una richiesta di segnalazione dalla NABU e dalla Procura speciale anticorruzione (SAPO), una procedura standard per chi è coinvolto in procedimenti penali. È stato così possibile bloccare il treno su cui viaggiava l’ex ministro e farlo scendere. La conferma ufficiale dell’arresto è arrivata direttamente dall’ufficio anticorruzione: «Oggi, mentre attraversava il confine di Stato, gli investigatori della Nabu hanno arrestato l’ex ministro dell’Energia nell’ambito del caso ‘Midas’. Le prime indagini sono in corso in conformità con i requisiti di legge e un ordine del tribunale». Testimonianze giornalistiche e fonti investigative hanno collegato l’operazione ai provvedimenti disposti lo scorso novembre, quando gli inquirenti effettuarono perquisizioni nelle abitazioni dell’imprenditore Timur Mindich e in uffici ministeriali, episodi che segnarono l’inizio del clamore pubblico attorno al caso. All’epoca, Volodymyr Zelensky intervenne pubblicamente per chiedere la testa dei ministri coinvolti. Galushchenko, che aveva sempre respinto le accuse, fu sollevato dall’incarico pochi giorni dopo quelle dichiarazioni.

Secondo quanto emerso lo scorso novembre dall’indagine dell’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina (la NABU), durata 15 mesi, circa 100 milioni di dollari destinati a proteggere le centrali elettriche dal sabotaggio russo sarebbero stati in realtà sottratti da alcuni funzionari a partire dal 2022. La NABU ha soprannominato l’inchiesta operazione “Midas” e ha raccolto prove secondo cui i funzionari corrotti chiedevano una tangente tra il 10 e il 15 per cento ai fornitori dell’Energoatom, l’azienda statale dell’energia nucleare, in cambio della possibilità di concludere affari senza subire blocchi interni. I nastri diffusi dalla NABU affermano che circa 1,2 milioni di dollari sono andati nelle tasche di un ex vice primo ministro (Oleksiy Chernyshov), che gli indagati chiamavano “Che Guevara”.

Sebbene Zelensky abbia promesso di riorganizzare il settore energetico ucraino accogliendo con favore l’indagine dell’Agenzia anticorruzione e sostenendo le dimissioni dei ministri coinvolti, solo la scorsa estate il presidente ucraino aveva tentato di smantellare gli uffici anticorruzione della nazione (la NABU e la SAPO, la Procura speciale anticorruzione). Solo le veementi proteste popolari lo costrinsero, suo malgrado, a fare marcia indietro. Alla fine del mese, poi, Andriy Yermak – consigliere presidenziale e stretto alleato di Zelensky – si è dimesso dopo la perquisizione del suo appartamento nell’ambito della medesima inchiesta. Zelensky lo ha lodato, dichiarando però che «non ci dovrebbe essere motivo di essere distratti da nient’altro che dalla difesa dell’Ucraina». Secondo indiscrezioni, Yermak sarebbe stato in procinto di partire per gli USA per colloqui di pace con figure legate a Donald Trump, tra cui Jared Kushner e Steve Witkoff.