Sabato 28 febbraio, Israele ha dato il via a un nuovo attacco contro l’Iran, con missili che hanno colpito diverse zone della capitale Teheran. Centinaia le vittime, compresa la Guida suprema Ali Khamenei, cui è ora succeduto il figlio, Mojtaba Khamenei. L’attacco è giunto solamente due giorni dopo la ripresa dei colloqui tra Iran e USA, dei quali Trump si era detto non soddisfatto nonostante l’Oman, lo Stato mediatore, avesse parlato di “un’apertura senza precedenti” a nuove idee per un accordo sul dossier sul nucleare. In risposta all’aggressione israelo-statunitense, l’Iran ha bombardato diverse basi statunitensi nei Paesi del Golfo. I raid tra le parti sono andati avanti tutto il fine settimana e per i giorni successivi. Nella notte tra domenica 8 e lunedì 9 marzo, la milizia libanese Hezbollah ha lanciato un attacco contro una base israeliana ad Haifa, aprendo un nuovo fronte della guerra; nella tarda serata di lunedì 9 marzo, i pasdaran hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, facendo schizzare i prezzi del petrolio.
27 marzo – Ore 18 – I Pasdaran annunciano attacco contro siti industriali; Libano: 1142 persone uccise
Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica ha avviato una serie di attacchi contro le industrie partner di Israele e Stati Uniti presenti nella regione, esortando l’evacuazione dei dipendenti. La ritorsione segue l’attacco israelo-americano a due importanti impianti siderurgici iraniani.
Il ministero della Salute libanese ha pubblicato un nuovo aggiornamento sulle vittime causate dagli attacchi israeliani: 1142 persone uccise e 3315 feriti.
27 marzo – Ore 15.20 – Media: colpiti due impianti in Iran; Israele: 261 persone ferite nelle ultime 24 ore
Un attacco israelo-americano avrebbe colpito due impianti siderurgici in Iran, come riportato dai media locali. Non è chiaro il bilancio delle vittime.
Secondo il Ministero della Salute israeliano, 261 persone sarebbero rimaste ferite negli attacchi sferrati da Iran e Hezbollah nelle ultime 24 ore. Salirebbero così a 5492 le persone ferite da inizio marzo, quando l’Iran ha risposto militarmente all’aggressione israelo-americana.
27 marzo – ore 11.06 – Bahrein: affondati 154 missili e 362 droni
Il Bahrein ha fornito un bilancio di missili e droni affondati dall’inizio della guerra: secondo l’esercito, la difesa aerea del Paese avrebbe intercettato un totale di 154 missili e 362 droni provenienti dall’Iran.
In un comunicato, le forze armate hanno elogiato il proprio personale per la “efficienza operativa” e hanno esortato la popolazione a continuare a prestare attenzione, evitare le zone colpite e gli oggetti sospetti e astenersi dal filmare le aree di impatto.
26 marzo – ore 10.43 – Iran: distrutti o danneggiati 120 siti culturali
Il presidente del comitato per il patrimonio culturale del Consiglio comunale di Teheran ha fornito un bilancio dei luoghi culturali distrutti o danneggiati dagli attacchi israelo-statunitensi. Si tratta di 120 musei, edifici storici e siti culturali, di cui 50 nella sola Teheran. Tra questi siti vi sono edifici emblematici come il Palazzo Golestan, il Museo dell’Università di Guerra (Casa di Teymourtash), l’ex edificio della Gendarmeria, l’edificio della stazione di polizia di Baharestan, l’ex edificio del Parlamento Nazionale (Palazzo del Senato), il cinema Shokoufeh, il Palazzo Marmo e il complesso del Palazzo Sa’dabad.
26 marzo – ore 10.28 – Le IRGC chiedono ai cittadini vicini alle basi USA di allontanarsi
Le IRGC hanno rilasciato un comunicato in cui chiedono alla popolazione dei Paesi che ospitano basi statunitensi di allontanarsi dalle aree limitrofe agli avamposti militari di Washington. Il comunicato non individua aree specifiche e non fa riferimento ad alcun ordine di evacuazione, ma dimostra l’intenzione iraniana di continuare a colpire le basi USA.
26 marzo – ore 10.08 – Missili in Arabia Saudita
Sei missili balistici sarebbero stati lanciati verso la regione di Riyad, in Arabia Saudita. Da quanto comunica il ministero della Difesa, due missili sarebbero stati intercettati, mentre gli altri quattro sarebbero caduti nelle acque del Golfo Persico o in zone disabitate.
26 marzo – ore 9.50 – Media israeliani: “Invasione del Libano fino a raggiungere Tiro”
Secondo un ufficiale militare sentito dall’emittente israeliana Channel 14, l’invasione terrestre del Libano prevedrebbe – in una prima fase operazionale – un’estensione del confine di 8 chilometri, che verrebbe poi esteso fino a raggiungere, di fatto, con la città di Tiro, situata a circa 20 chilometri dal confine. Le operazioni andrebbero dunque ben oltre l’area meridionale del fiume Litani, e coinvolgerebbero ulteriori villaggi e città libanesi, che verrebbero evacuati.
26 marzo – ore 9.25 – Media: Trump valuta l’invio di 10.000 truppe
Secondo il Wall Street Journal, Trump starebbe vagliando l’ipotesi di inviare altri 10.000 soldati in Asia Occidentale per mettere pressioni all’Iran e prepararsi. Tale informazione è stata confermata anche dal sito di informazione Axios, che ritiene che l’invio di nuovi soldati servirebbe a lasciare aperta la porta per una eventuale invasione terrestre.
Ieri, i media iraniani hanno riportato che il Paese sarebbe pronto a un eventuale attacco di fanteria sul proprio territorio, affermando che nell’arco dell’ultimo mese sono stati radunati un milione di soldati tra forze regolari e volontari.
26 marzo – ore 9 – IDF: “Attacco al principale impianto di missili e mine iraniano”
L’esercito israeliano ha dichiarato di aver effettuato attacchi aerei contro il principale impianto di produzione iraniano di missili e mine marine nella città di Yazd, nell’Iran centrale. Secondo l’esercito israeliano, il sito è fondamentale per la “pianificazione, lo sviluppo, l’assemblaggio e lo stoccaggio di missili avanzati destinati al lancio da navi da crociera, sottomarini ed elicotteri”.
26 marzo – ore 8 – I fatti della notte
La guerra israelo-statunitense all’Iran entra oggi nella sua quarta settimana. Ecco i principali fatti della notte.
- Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che ritarderà di altri 10 giorni (fino al 6 aprile) gli attacchi alle infrastrutture elettriche iraniane. L’annuncio è arrivato in un post sul social Truth, in cui Trump sostiene che tale decisione sarebbe stata presa su richiesta dell’Iran, mentre i colloqui starebbero procedendo “molto bene”.
- Il ministro degli Esteri pakistano Ishaq Dar ha affermato che sono in corso colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, che starebbero venendo trasmessi a – e da – Islamabad. Tale versione contraddice le dichiarazioni di Trump, che ha più volte comunicato che sarebbero in corso dialoghi diretti tra USA e Iran; conferma, piuttosto, quanto comunicato dalle autorità e dai media iraniani negli ultimi giorni. Secondo Dar, anche la Turchia e l’Egitto starebbero collaborando negli sforzi di mediazione. Il ministro ha inoltre confermato che gli USA avrebbero presentato un piano a 15 punti da sottoporre a Teheran; ieri le fonti iraniane hanno comunicato di avere presentato la loro risposta a riguardo, giudicando il piano “ingiusto e unidirezionale” e presentando ulteriori condizioni.
- Le IDF hanno emesso ordini di evacuazione per i cittadini libanesi che vivono nell’area a sud del fiume Zahrani, situato a circa 50 km dal confine con Israele, rilanciando l’operazione di invasione terrestre del Libano meridionale; Hezbollah, dal canto suo, ha lanciato numerosi attacchi contro soldati e veicoli israeliani radunati nel sud del proprio Paese e verso il nord di Israele.
- Nella notte sono continuati gli attacchi israeliani all’Iran, con diffusi bombardamenti sulla capitale Teheran e su siti di stoccaggio e produzione di missili, e lanciatori. Secondo quanto riporta lo stesso esercito israeliano, l’obiettivo sarebbe quello di indebolire la capacità di risposta iraniana agendo alla radice. Ulteriori attacchi sono stati lanciati a Qom, Urmia, Esfahan, Karaj; almeno 6 persone sono state uccise dai bombardamenti. L’Iran ha risposto con distinti attacchi in Israele e contro i Paesi del Golfo: sono stati segnalati droni e missili verso l’Arabia Saudita, il Kuwait, e gli Emirati Arabi Uniti e ulteriori attacchi in Iraq.