Il 5 febbraio 2026 non sarà una data qualunque sul calendario diplomatico internazionale. Sarà il giorno in cui l’ultimo velo di protezione tra le superpotenze atomiche cadrà definitivamente. Con la scadenza ufficiale del trattato New START (Strategic Arms Reduction Treaty), il mondo entrerà in una terra di incognita legislativa, priva di limiti vincolanti al numero di testate nucleari dispiegate e, soprattutto, priva del regime di ispezioni reciproche che ha garantito una stabilità precaria, ma costante, negli ultimi decenni.
Mentre l'opinione pubblica è rimasta ipnotizzata dai...
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Una manifestazione contro il governo del premier Edi Rama è sfociata oggi in violenti scontri a Tirana tra i manifestanti e le forze di polizia. La protesta, indetta dal leader dell’opposizione ed ex premier Berisha, chiedeva le dimissioni dell’esecutivo, denunciando una corruzione diffusa nel Paese. La tensione è esplosa quando alcuni manifestanti hanno lanciato bombe molotov contro un edificio governativo. La polizia ha risposto con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Governo e opposizione si accusano reciprocamente di corruzione e legami con le reti criminali. A novembre un tribunale ha sospeso la vice premier Belinda Balluku per un presunto caso di corruzione.
Il progetto di un impianto per il trattamento di rifiuti sanitari pericolosi tra Montecchio Precalcino, Dueville e Villaverla, nel vicentino, approda a Bruxelles. La Commissione europea ha dichiarato infatti ammissibile la petizione del Comitato Tuteliamo la Salute che segnala possibili violazioni delle norme europee nel sito previsto vicino alle risorgive del fiume Bacchiglione, quindi parte del più grande sistema acquifero dell’Europa occidentale, da cui dipendono gli acquedotti di Padova e Vicenza. L’impianto per il trattamento di rifiuti sanitari pericolosi, in particolare a rischio infettivo, sarebbe inoltre a meno di due chilometri dal Bosco delle Risorgive di Dueville e dall’Oasi naturalistica di Villaverla.
Il progetto è stato presentato dal gruppo EcoEridania attraverso la controllata Silva Srl. Nella richiesta alla Regione Veneto per il rilascio del Provvedimento Autorizzativo Unico Regionale, risalente a luglio 2024, l’azienda indica la volontà di realizzare una “piattaforma multifunzionale per il trattamento di rifiuti pericolosi e non e per la produzione di materie prime ed End of Waste per le fonderie”. L’impianto sarebbe finalizzato al trattamento di rifiuti sanitari per una potenzialità complessiva di 32.000 tonnellate annue e al recupero di sabbie di fonderia per 70.000 tonnellate annue, con annesso stoccaggio. È inoltre previsto l’accumulo temporaneo di rifiuti pericolosi e non, liquidi e solidi, con tempi di stoccaggio fino a 12 mesi prima del trasferimento verso altri centri di smaltimento. L’intervento comporterebbe una modifica dello stabilimento esistente di Montecchio Precalcino, esteso su circa 60.000 metri quadrati, di cui 40.000 già occupati dagli impianti di rigenerazione delle sabbie di fonderia, autorizzati nel dicembre 2012 alla sola lavorazione di tali materiali. Secondo la documentazione progettuale, nell’impianto verrebbero trattati rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo, compresi quelli provenienti da ambienti di isolamento ad alto rischio di trasmissione biologica aerea. Oltre a questi, sono previste numerose altre tipologie di rifiuti pericolosi: rifiuti agrochimici, rifiuti contenenti mercurio e altri metalli, rifiuti organici e inorganici, gas in contenitori a pressione, sostanze chimiche di laboratorio, medicinali citotossici e citostatici, tubi fluorescenti, vernici, inchiostri, adesivi e resine.
In opposizione a questo progetto, nel gennaio 2025 si è costituito il Comitato Tuteliamo la Salute, con l’obiettivo di tutelare il diritto alla salute dei cittadini e salvaguardare le matrici ambientali del territorio. Il Comitato ha ora reso noto che Bruxelles ha avviato l’analisi del progetto dopo aver accolto la petizione, inviata nell’agosto 2024 alla Commissione Europea, per segnalare possibili violazioni delle norme comunitarie. Le preoccupazioni riguardano in particolare il rischio di contaminazione delle falde in un’area altamente vulnerabile. Dueville è infatti priva di acquedotto e una parte significativa della popolazione utilizza pozzi privati ad uso idropotabile, i quali – così come segnalato dal Comune – “rimangono fortemente esposti a fenomeni di contaminazione in caso di incidentalità”. Criticità sono state evidenziate anche da numerosi enti coinvolti nel procedimento autorizzativo, come il Consiglio di Bacino dell’ambito Bacchiglione che ha espresso contrarietà ritenendo l’attività “non compatibile con il quadro ambientale esistente”. Il Comitato segnala inoltre la possibile presenza di PFAS, sostanze perfluoroalchiliche tossiche per l’uomo e persistenti nell’ambiente, che secondo gli attivisti non sarebbero state adeguatamente considerate nel progetto. Nel complesso, l’impianto potrebbe rappresentare un significativo peggioramento della qualità della vita dei residenti in un territorio già fortemente segnato. Recente è il caso, attenzionato dallo stesso Comitato, del rischio contaminazione PFAS conseguente ai lavori della Pedemontana Veneta, dal quale peraltro la popolazione è stata tenuta all’oscuro per mesi.
In attesa della decisione finale della Regione Veneto, il progetto resta quindi sospeso in un clima di forte attenzione pubblica. Con l’apertura del dossier a livello europeo, la vicenda assume ora una dimensione che supera i confini locali, ponendo al centro il delicato equilibrio tra gestione dei rifiuti, tutela delle risorse idriche e diritto alla salute.
È stato esteso di altri 15 giorni il cessate il fuoco tra esercito siriano e Forze Democratiche Siriane (SDF), inizialmente fissato a 4 giorni. Il governo siriano ha dichiarato che l’estensione sarebbe funzionale al trasferimento di circa 7 mila prigionieri dell’ISIS verso l’Iraq, dopo la fuga di 10 detenuti la settimana scorsa. Le parti si accusano reciprocamente di aver permesso le evasioni, così come di aver dato il via agli scontri armati, all’inizio di gennaio. Da allora, l’esercito siriano è riuscito a prendere il controllo di diverse zone curde.
Quanti album bisogna vendere per arrivare primi in classifica in Italia nel 2026? La risposta è: sorprendentemente pochi. In alcune settimane con poca concorrenza possono bastare meno di 8.000 unità per guardare tutti dall’alto. Si dice “unità”, non più dischi, perché da diversi anni è stato introdotto nel conteggio anche lo streaming. Il sistema, semplificando, prevede che un certo numero di ascolti sulle piattaforme digitali vengano convertiti e conteggiati come una copia venduta. Questo implica che le vendite effettive di CD e vinili possano essere molto inferiori rispetto al dato totale. In pratica oggi un artista può tranquillamente sedersi sul gradino più alto del podio vendendo appena 2.000 copie fisiche, compensando il resto con i click. Anche le certificazioni delle vendite si sono dovute adeguare: oggi bastano 25.000 unità per raggiungere il Disco d’Oro, mentre ne servono 50.000 per il Platino.
Nella prima settimana di settembre del 1997 i C.S.I. arrivarono al primo posto in classifica vendendo più di 30.000 copie fisiche in pochi giorni con il loro album Tabula Rasa Elettrificata, una cifra che oggi garantirebbe quasi istantaneamente un disco d’oro. Un traguardo clamoroso per il gruppo guidato da Massimo Zamboni e Giovanni Lindo Ferretti che, dopo l’esperienza dei CCCP, avevano dato vita al nuovo progetto, Consorzio Suonatori Indipendenti, fondendosi con gli ex membri dei Litfiba Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli, a cui si era aggiunto anche l’ex tecnico del suono Giorgio Canali. Il gruppo era in circolazione già da qualche anno e aveva già dato alle stampe due dischi, Ko de mondo e Linea Gotica, che erano subito diventati capisaldi del rock alternativo dell’epoca. Alternativo, appunto, non certo da classifica.
Nel 1997 invece succede quello che nessuno si aspettava. Zamboni e Ferretti partono per un viaggio in Mongolia e tornano con l’idea di fare un disco dalle forti sonorità etniche che raccontasse la fine del regime nei paesi dell’Est. Succede tutto il contrario: anziché un disco meditativo, nasce un’opera raffinata ma anche molto spigolosa e distorta, dove le chitarre elettriche dominano la scena soprattutto grazie a Giorgio Canali, che infatti in Mongolia non c’era andato
Anno di cambiamenti, il 1997, per il rock italiano. La musica cosiddetta alternativa, forte del successo del grunge, si stava guadagnando un posto anche nelle classifiche. Usciva il primo disco dei Subsonica, gli Afterhours pubblicavano Hai paura del buio e i Bluvertigo scalavano le vendite con Metallo non Metallo. Insomma, c’era un certo fermento. A dare la spinta decisiva arrivò anche MTV Italia, che giocò un ruolo decisivo nel diffondere l’immagine, spesso rimasticata, della nuova scena rock italiana. Da lì in avanti sarà tutto un fiorire di giovani band che registrano un videoclip e provano a fare il botto, forti dei loro piercing e dei loro pizzetti. Invece ci riuscirono i C.S.I, i meno giovanili di tutti. Prendendosi quello che gli spettava.
Il primo posto in classifica arrivò superando in un colpo solo gente come Ligabue, Andrea Bocelli, Pino Daniele, gli 883 e persino gli Oasis di Be Here Now. Un risultato talmente assurdo che all’inizio qualcuno non ci credette. Nei giorni successivi si parlò di un errore nel conteggio delle copie, causato dal codice a barre di Tabula Rasa Elettrificata, troppo simile a quello del singolo Candle in the Wind di Elton John, ristampato da poco dopo la morte di Lady Diana. Forse oggi qualcuno avrebbe urlato al complotto. Invece non c’era nessun errore, i C.S.I. erano davvero primi.
La scalata storica dei C.S.I con il loro album Tabula Rasa Elettrificata
Nel giro di poche settimane l’album raggiunse le 100 mila copie vendute, una cifra per cui oggi ti farebbero direttamente presidente della Siae. Pochi mesi dopo i C.S.I. partirono in tour per una serie di concerti nei palazzetti, tutti regolarmente esauriti. Tabula Rasa Elettrificata sarà però l’ultimo album in studio dei C.S.I. che di lì a poco si scioglieranno. Ma forse non gliene importava granché, almeno a giudicare dal titolo della traccia che chiude il disco e che diede il nome al tour:
Oggi, a quasi trent’anni di distanza, i CSI tornano davvero. Una nuova tournée annunciata per l’estate 2026: sei date, tra fine agosto e metà settembre. La prima sarà a Marzabotto, un luogo che non è solo una tappa ma una dichiarazione d’intenti, un punto fermo nella storia della band e in quella della Resistenza italiana.
I C.S.I nel 2025
Non è nostalgia, o almeno non solo. È piuttosto la dimostrazione che certa musica non si esaurisce quando si scioglie una band o quando cala il silenzio discografico. Rimane lì, in silenzio, ma pronta a riaccendersi quando qualcuno decide che vale ancora la pena. Tabula rasa, sì. Ma elettrificata. E ancora una volta, necessaria.
Appena una settimana fa, il ministero della Difesa aveva chiesto alle commissioni Difesa e Bilancio delle camere di approvare una spesa aggiuntiva di quasi 9 miliardi di euro per il solo sviluppo dei caccia di sesta generazione GCAP. Ora, i costi lievitano anche per l’acquisto delle nuove batterie missilistiche Samp/T New Generation, passando dai 3 miliardi di euro previsti nel 2021 agli attuali 5,34. L’aumento, secondo il documento inviato dalla Difesa al Parlamento, dipenderebbe da non meglio specificate «nuove esigenze operative della Difesa», e fa salire a 16,5 miliardi il costo complessivo dei 16 programmi di riarmo in approvazione dall’inizio di quest’anno.
Secondo il documento, visionato dall’Osservatorio Milex, il nuovo impegno di 2,34 miliardi aggiuntivi prevede una spesa di 637 milioni solamente nel prossimo triennio. Tuttavia, non è chiara la motivazione di una tale aumento. Secondo l’Osservatorio, è ipotizzabile che si tratti del lievitare dei costi di produzione o, verosimilmente, di un aumento delle scorte missilistiche. Nel caso dei caccia GCAP, il ministero aveva spiegato che il triplicare dei costi (originariamente di 6 miliardi, passati oggi a 18) dipende dalla rapida evoluzione del ramo dell’intelligenza artificiale e dall’approvvigionamento dei minerali critici. Nel documento, inoltre, non veniva escluso che la spesa potesse ulteriormente aumentare in futuro.
Il Samp/T NG è un sistema antiaereo e antimissile a medio raggio, in grado di intercettare missili anche balistici fino a 150 km di distanza e di rilevare una minaccia fino a 350 km, i cui primi esemplari sono stati consegnati all’Esercito italiano lo scorso 22 gennaio. A produrli è la Joint Venture EUROSAM, costituita da MBDA Italia, MBDA Francia e THALES, con utilizzo di tecnologie sviluppate anche dall’italiana Leonardo spa. Secondo quanto riportato da Milex, non vi sarebbe riferimento, nei documenti del ministero, all’acquisto di nuove batterie di Samp/T, quindi è presumibile che si tratti delle dieci batterie ordinate nel 2023 e 2024. Ogni batteria comprende sei camion lanciatori, ciascuno con quattro tubi di lancio e 24 missili Aster B1NT pronti al lancio (oltre a 48 missili di scorta), un camion radar Kronos (prodotto da Leonardo) e un camion centro di controllo, oltre a veicoli per la mobilità tattica e moduli di supporto logistico.
Mentre nel clima di isteria bellica globale e di corsa agli armamenti dei governi le risorse per welfare e Stato sociale vengono sempre più ridotte all’osso, gli investimenti nel settore degli armamenti stanno gonfiando le tasche degli azionisti. Le cifre, senza precedenti nell’ultimo decennio, ammontano ad almeno 5 miliardi per il 2025 per il solo settore della difesa europeo. La sola italiana Leonardo spa ha registrato, nei primi nove mesi del 2025, un +11,3% dei ricavi, corrispondenti a 13,4 miliardi di euro, un EBITA di 945 milioni (+18,9%) e un utile netto ordinario di 466 milioni (+28%); il portafoglio ordini è stato riportato a circa 47,3 miliardi, con una copertura produttiva superiore a due anni e mezzo. Sempre nel 2025 Leonardo ha staccato una cedola (a valere sul bilancio 2024) di 0,52 euro per azione. D’altronde, dei 36 miliardi di impegni finanziari pluriennali messi in campo dal governo Meloni dall’inizio della legislatura, circa la metà sono destinati a programmi di riarmo.
Le autorità stanno lavorando per contenere un incendio divampato nella sede dell’UNRWA (l’Agenzia ONU per i profughi palestinesi) che si trova a Gerusalemme Est, rasa al suolo da Israele la scorsa settimana. Al momento, non si hanno notizie sulla possibile causa.
Negli Stati Uniti, ad appena tre settimane dall’omicidio di Renee Good, gli agenti dell’ICE, la polizia federale anti-immigrazione, hanno ucciso un’altra persona a Minneapolis. Dalle prime informazioni, si tratterebbe di un uomo di 37 anni disarmato che gli agenti stavano cercando di immobilizzare per terra. Dai video diffusi online, a uccidere l’uomo sarebbero stati numerosi colpi di pistola esplosi da uno degli agenti. Tim Waltz, governatore del Minnesota, ha rinnovato l’appello a Trump di ritirare dallo Stato “le migliaia di agenti violenti e non addestrati”.
L’ultimo decreto proveniente dal Viminale ha definito i criteri tecnici che gli stadi candidati a ospitare gli Europei di calcio del 2032 dovranno seguire in materia di sicurezza. Il ministero guidato da Piantedosi ha messo nero su bianco il calcio del futuro, prevedendo: sorveglianza dei tifosi durante la partita; telecamere su ciascun tornello (con tanto di riconoscimento facciale); settoriridotti a un massimo di 10mila spettatori. Gli stadi dovranno essere adeguati entro ottobre; ai prefetti la facoltà di estendere la misura anche agli impianti non coinvolti nella competizione del 2032. Così la nuova veste degli stadi italiani prende forma, assumendo i contorni della storica stretta repressiva mossa dalle istituzioni contro il mondo del tifo.
L’Italia, insieme alla Turchia, ospiterà la 19ª edizione degli Europei di calcio. A ottobre saranno resi noti i 5 stadi dove verrà disputata la parte italiana del torneo. A giocarsi un posto sono il San Siro di Milano, l’Olimpico di Roma, il San Nicola di Bari, il Diego Armando Maradona di Napoli e lo Juventus Stadium di Torino. A questi si aggiungono l’Artemio Franchi di Firenze, il Ferraris di Genova, il Bentegodi di Verona, il Dall’Ara di Bologna e il Sant’Elia di Cagliari. Tutti e dieci gli impianti sportivi dovranno, entro ottobre, adeguarsi alle linee guida di Piantedosi che hanno dato seguito al decreto Sport approvato ad agosto. Quest’ultimo delegava proprio al Viminale la stesura di un apposito decreto in materia di “sicurezza, accessibilità ed esercizio degli impianti sportivi” candidati a ospitare Euro 2032.
Le linee guida di Piantedosi, visionate in anteprima dal Messaggero, prevedono l’installazione di un impianto di videosorveglianza a circuito chiuso per osservare i vari settori nonché le aree intorno allo stadio. Il sistema dovrà reggersi sul riconoscimento facciale, anche per le gare notturne, affiancato da telecamere su tutti i tornelli. Previste limitazioni anche per la capienza degli impianti: non ci potranno essere più di 10mila tifosi per settore. Spazio dunque a barriere divisorie e spacchettamenti, con gli obiettivi dichiarati dell’”accessibilità” e del “comfort”.
La nuova veste degli stadi italiani si inserisce in un filone repressivo più ampio, trasversale ai governi degli ultimi 40 anni. Un periodo che ha visto la messa a punto di punizioni collettive, a partire dal DASPO di gruppo. Di recente è tornato a parlarne il ministro Salvini, alleato di governo di Piantedosi, dicendosi «mai a favore di interventi punitivi di gruppo a fronte di crimini dei singoli». Il riferimento è al blocco delle trasferte disposto pochi giorni fa dal Viminale per i tifosi di Roma e Fiorentina per tutto il resto della stagione, a seguito degli scontri avvenuti tra decine di sostenitori viola e giallorossi sull’autostrada A1.
Striscione degli ultras della Cavese per Stefano Cucchi, 26 ottobre 2024.
Negli anni, la repressione statale ha alzato il tiro, colpendo il dissenso sociale (si pensi ad esempio alla multa comminata agli ultras della Cavese per aver ricordato Stefano Cucchi allo stadio) e indebolendo i rapporti tra società e tifosi, come successo di recente col caso Cossu. Il teorema che ne emerge viene percepito come un accanimento verso il mondo ultras, bollato sotto l’etichetta criminale e trasformato in laboratorio di misure repressive da estendere poi alla società intera. Il sentimento è rafforzato dalla condotta istituzionale verso altri fenomeni sociali, a partire dall’abrogazione dell’abuso di ufficio voluta fortemente dal governo Meloni. La norma abrogata puniva i pubblici ufficiali che si arricchivano attraverso la violazione consapevole di leggi e regolamenti.
Si è concluso il trilaterale USA-Russia-Ucraina, durato due giorni e svoltosi negli Emirati Arabi. Per il presidente ucraino Zelensky, gli incontri sono stati «costruttivi» e nei prossimi giorni se ne dovrebbero svolgere di ulteriori. L’agenzia di stampa russa TASS riporta che la questione territoriale rimane la più difficile in quanto «il ritiro delle forze ucraine dal Donbass è importante e si stanno valutando diversi parametri di sicurezza in merito a tale questione». Nessun risultato concreto sembra essere stato raggiunto.
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