lunedì 12 Gennaio 2026
Home Blog

Libano, ancora raid di Israele: morti e danni a edifici

0

L’esercito israeliano ha condotto una serie di attacchi nel sud del Libano tra domenica e lunedì, affermando di avere colpito obiettivi riconducibili a Hezbollah. Secondo Al-Manar, un motociclista è stato colpito nei pressi di Tiro, mentre un drone ha bombardato un edificio ad Ain al Adisa causando gravi danni. Israele ha inoltre dichiarato di aver ucciso un miliziano a Bint Jbeil, ma il ministero della Salute libanese ha confermato la morte di un consigliere comunale. L’agenzia NNA ha segnalato oltre dieci raid a Kfar Hatta. Gli attacchi seguono il disarmo di Hezbollah a sud del Litani, giudicato però insufficiente da Israele.

Kennedy capovolge la piramide alimentare: ecco cosa cambia nelle linee guida USA

0

La scorsa settimana l’amministrazione Trump ha presentato ufficialmente le nuove linee guida alimentari statunitensi che incoraggiano gli americani a consumare più proteine, meno zuccheri e meno cibi altamente trasformati (quelli che la Scienza oggi definisce “cibi ultra-processati”). Le linee guida includono anche nuove raccomandazioni sull’alcol, consigliando di limitarne l’assunzione in generale e specificamente per alcune categorie di persone. Il documento ufficiale USA merita una attenta riflessione, in quanto sebbene in teoria riguardi soltanto la dieta degli americani e non quella di noi italiani, emergono tuttavia delle implicazioni di carattere scientifico molto importanti che vanno a toccare l’alimentazione e la prevenzione di tutti in generale.

Il Segretario della Salute degli Stati Uniti, Robert Kennedy Jr., ha affermato che le linee guida aggiornate, che includono anche una nuova piramide alimentare invertita che privilegia il consumo di proteine, latticini, grassi sani, verdura e frutta, sottolineano l’importanza di mangiare cibo “vero”. «Nulla è più importante per la salute, la produttività economica e la prontezza militare», ha dichiarato Kennedy in una conferenza stampa alla Casa Bianca. Le linee guida riflettono infatti molte delle posizioni di Kennedy in materia di nutrizione e le priorità del suo movimento Make America Healthy Again. Nel documento ufficiale si leggono dati incredibilmente preoccupanti sulla salute generale del popolo statunitense: «America is sick, the data is clear» (L’America è malata, i dati sono chiari): «il 50% degli americani ha diabete o pre-diabete, il 75% degli adulti presenta almeno una patologia cronica, il 90% della spesa sanitaria nazionale riguarda i trattamenti per malattie croniche, che sono in gran parte dovute alla dieta e allo stile di vita».

Raccomandazioni nutrizionali e nuova piramide invertita

Si consiglia di limitare significativamente il consumo di alimenti altamente trasformati, che Kennedy ha ripetutamente indicato come fonte di quella che definisce l’epidemia di malattie croniche in America. Il termine “alimenti altamente trasformati” viene riferito agli alimenti «ricchi di carboidrati raffinati, zuccheri aggiunti, sodio in eccesso, grassi nocivi e additivi chimici». Le linee guida incoraggiano inoltre il consumo di quantità maggiori di proteine, anche di origine animale come carne rossa, pollame, pesce e uova, rispetto a quanto raccomandato dalle linee guida precedenti, e raccomandano di consumare latticini interi (non scremati) e di cucinare con burro e grasso di manzo. Questi alimenti contengono grassi saturi, che le precedenti linee guida dietetiche raccomandavano di evitare. Il documento ufficiale del governo USA sostiene che i grassi saturi sono stati ingiustamente denigrati e sono in realtà essenziali per una dieta sana. «Stiamo ponendo fine alla guerra ai grassi saturi», ha dichiarato Kennedy. Un’altra fortissima presa di posizione, che possiamo definire storica da parte del governo USA, consiste nell’addebitare all’industria alimentare e al suo enorme sviluppo e produzione di cibi trasformati, gran parte dei problemi di salute e sanitari che riguardano oggi gli americani: «Per decenni siamo stati ingannati da linee guida che davano priorità agli alimenti altamente trasformati e ora ci troviamo ad affrontare tassi di malattie croniche senza precedenti».

La nuova piramide alimentare USA non è una dieta di solo carne

Analizzando nel dettaglio la nuova piramide alimentare e le raccomandazioni dietetiche, mi preme subito dire che al contrario di quanto alcuni stanno già sostenendo in rete, non si tratta di una nuova dieta a base di carne o basata principalmente sulla carne. Le linee guida 2025–2030 firmate dal Dipartimento dell’Agricoltura degli USA e dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani degli Stati Uniti segnano sicuramente un cambio di paradigma che ribalta decenni di raccomandazioni dietetiche, ma non vanno semplificate o distorte.

La nuova piramide alimentare USA. Fonte: https://cdn.realfood.gov/DGA.pdf

Si suggerisce di dare meno spazio a cereali raffinati e zuccheri (oltre che a cibi ultra-processati in genere), ma i cereali integrali rimangono comunque nello schema della piramide, per una piccola quota, quindi non si tratta di incoraggiare diete Paleo o similari. Si consiglia di assumere più proteine di qualità, più verdure e grassi buoni. Le proteine consigliate sono sia quelle di origine animale che quelle vegetali come i legumi, la frutta secca, i semi e le arachidi,  pertanto non si tratta di una dieta carnivora, a scanso di equivoci. Il documento ufficiale afferma infatti: «Consumare una varietà di alimenti proteici di origine animale, tra cui uova, pollame, frutti di mare e carne rossa, nonché una varietà di alimenti proteici di origine vegetale, tra cui fagioli, piselli, lenticchie, legumi, noci, semi e soia». Questo nuovo modello alimentare dà centralità tanto alle proteine quanto alle verdure, che sono tutti posti alla base della piramide, cioè come i cibi di riferimento su cui basare principalmente la dieta (nota bene: graficamente la piramide viene presentata come invertita, ossia sottosopra, rispetto alle rappresentazioni grafiche passate, per dare un segnale di discontinuità e rottura. Tuttavia, alla base della assunzione vanno visti quei cibi rappresentati nella parte alta del disegno). 

Sempre per quanto riguarda le proteine, se ne raccomanda comunque un’assunzione maggiore, in quanto la Scienza ora supporta un fabbisogno proteico più elevato per il raggiungimento di uno stato di salute ottimale, utile a mantenere la massa magra corporea (muscoli e ossa), ridurre la fame e stabilizzare la glicemia. La quota giornaliera consigliata è di 1,2-1,6 grammi di proteine per chilo di peso corporeo, adattando tale quota poi a seconda delle necessità e del fabbisogno energetico individuale (es. una persona di 70 chili ne deve assumere 84-112 grammi al giorno).

I grassi ora rivestono anch’essi un’importanza cruciale della dieta, e derivano da olio d’oliva, uova, avocado, burro, latticini interi, pesce ricco di Omega-3, e carni. Per le cotture si consiglia di utilizzare grassi come l’olio d’oliva, il burro e il sego (grasso bovino o ovino), e di evitare altri oli che sono invece raffinati come olio di girasole, di semi, di soia ecc.

Raccomandazioni sull’alcol

Il consiglio è di «consumare meno alcol per una migliore salute generale. Le persone che dovrebbero evitare completamente l’alcol includono le donne incinte, le persone che si stanno riprendendo da un disturbo da uso di alcol o che non sono in grado di controllare la quantità di alcol che bevono, e le persone che assumono farmaci o soffrono di patologie che possono interagire con l’alcol. Per coloro che hanno una storia familiare di alcolismo, è necessario fare attenzione al consumo di alcol e ai comportamenti di dipendenza associati».

Conclusioni 

In linea di massima le nuove Linee Guida alimentari USA sono senz’altro al passo coi tempi e con la Scienza, e hanno diversi punti di forza. Infatti le diete con meno carboidrati raffinati e più proteine, con grassi buoni e un apporto abbondante di verdure e frutta, sono collegate a una miglior salute cardio-metabolica. Ne deriva una riduzione dell’infiammazione corporea, più energia mentale e fisica. L’obiettivo di queste raccomandazioni è molto chiaro: meno picchi glicemici, meno diabete e obesità, più nutrienti veri (“eat real food”, nelle parole del Segretario Robert Kennedy). Se ben seguite, queste raccomandazioni favoriscono sazietà, stabilità ormonale, prevenzione di malattie croniche. Insomma, più verdure e proteine ma meno cereali e zuccheri è uguale a più salute.

Alcuni medici e nutrizionisti hanno affermato di approvare in generale il consiglio di consumare meno zucchero e meno cibi altamente trasformati. Il dott. Bobby Mukkamala, presidente dell’American Medical Association, ha dichiarato in una nota che il gruppo ha applaudito le linee guida aggiornate «per aver messo in luce gli alimenti altamente trasformati, le bevande zuccherate e l’eccesso di sodio che alimentano malattie cardiache, diabete, obesità e altre malattie croniche». 

Venezuela: scarcerati Alberto Trentini e Mario Burlò

0

Alberto Trentini e Mario Burlò sono stati liberati in Venezuela e si trovano ora alla sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, precisando che i due connazionali sono in buone condizioni e presto torneranno nel nostro Paese. La premier Giorgia Meloni ha espresso «gioia e soddisfazione» per il risultato, ringraziando le autorità venezuelane per la collaborazione. Trentini e Burlò erano detenuti rispettivamente da oltre un anno nelle carceri di Caracas; la loro scarcerazione segue la liberazione, avvenuta negli ultimi giorni, di altri italiani come Luigi Gasperin e Biagio Pilieri.

Trump torna a minacciare anche Cuba: “faccia un accordo prima che sia troppo tardi”

3

Dopo il raid in Venezuela, le pressioni sulla Groenlandia e il riaccendersi del dossier iraniano, nel mirino di Donald Trump finisce anche Cuba. Il presidente USA ha lanciato un ultimatum a L’Avana, invitandola a «raggiungere un accordo, prima che sia troppo tardi». Un messaggio che colpisce un nervo scoperto della politica americana: il rapporto con Cuba, centrale per una parte dei falchi neocon repubblicani. A incarnare questa linea è il Segretario di Stato Marco Rubio, figlio di immigrati cubani, che Trump ha evocato come possibile futuro leader dell’isola, rilanciando un post di un utente conservatore, Cliff Smith, datato 8 gennaio, che lo indicava come prossimo «presidente di Cuba». «Mi sembra un’ottima idea!», ha commentato il tycoon, trasformando una provocazione in segnale politico.

Washington sostiene che l’asse Caracas-Avana sia definitivamente rotto e invita Cuba a scegliere tra riforme e apertura democratica o il collasso economico: «Per molti anni Cuba ha vissuto grazie alle ingenti quantità di petrolio e denaro provenienti dal Venezuela. In cambio, Cuba ha fornito “servizi di sicurezza” agli ultimi due dittatori venezuelani, ma ora non più». Da qui, il messaggio diretto alla leadership cubana: il governo dell’isola deve negoziare un accordo con gli Stati Uniti, oppure affrontare le conseguenze. Domenica, di ritorno verso Washington, di fronte alla domanda di una giornalista che gli chiedeva di un possibile sequestro delle petroliere che si dirigono verso Cuba, Trump non ha negato la possibilità: «Molte persone del settore petrolifero sono davvero interessate», ha affermato, sorridendo. La risposta di L’Avana è stata immediata. «Cuba non riceve e non ha mai ricevuto alcun compenso monetario o materiale per i servizi di sicurezza forniti a nessun Paese», ha scritto su X il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla respingendo le accuse sulla natura delle relazioni con Caracas. Nel suo post, ha accusato gli Stati Uniti di comportarsi «come un egemone criminale e incontrollato che minaccia la pace e la sicurezza», in «tutto il mondo». Il presidente Miguel Díaz-Canel ha rivendicato la sovranità dell’isola e promesso resistenza: «Cuba è una nazione libera, indipendente e sovrana. Nessuno ci dice cosa fare», ha scritto Diaz-Canel su X, aggiungendo che l’isola caraibica è «pronta a difendere la patria fino all’ultima goccia di sangue».

Prima della rivoluzione, gli Stati Uniti controllavano settori chiave dell’economia cubana e assorbivano la maggior parte del suo commercio estero. Dopo il 1959, fallito il tentativo di rovesciare il nuovo governo con l’operazione della Baia dei Porci, Washington impose nel 1962 l’embargo come strumento permanente per strangolare l’isola e mettere fine al sistema socialista nato dalla rivoluzione. Le minacce di Trump contro Cuba non sono un episodio isolato, ma si inseriscono in un decennio di politiche sempre più aggressive verso l’isola. Già durante la sua prima presidenza, il tycoon aveva fortemente rafforzato l’embargo economico e le restrizioni commerciali contro l’isola, invertendo la politica di riavvicinamento dell’era Obama. Anche sotto l’amministrazione Biden sono state mantenute molte di queste misure e, con il memorandum del 30 giugno 2025, intitolato “National Security Presidential Memorandum/NSPM-5”, la Casa Bianca ha rafforzato l’embargo, irrigidendo limitazioni ai flussi finanziari, divieti su commercio, rimesse e viaggi, con l’obiettivo dichiarato di “promuovere libertà e democrazia” e quello implicito di destabilizzare il governo cubano. Parallelamente, la stretta economica si è incrociata con una serie di interventi militari e operazioni di sicurezza nel continente, che ha avuto un impatto diretto sulle relazioni regionali e ha giocato un ruolo nel nuovo giro di vite verso l’isola caraibica.

L’ultimatum della Casa Bianca segna una svolta apertamente interventista: ora Trump non si limita più a minacciare l’isola, ma immagina già una Cuba “post-comunista” plasmata da Washington, arrivando a indicare Marco Rubio come “leader ideale” dell’isola. Una figura, quella dell’attuale Segretario di Stato, costruita politicamente sul mito familiare dell’esilio dopo l’ascesa al potere di Fidel Castro, smentito però da un’inchiesta del Washington Post, che nel 2011 collocava l’arrivo dei suoi genitori negli Stati Uniti ben due anni e mezzo prima della rivoluzione. La retorica della libertà mostra così il suo vero volto: non uno slancio democratico, ma il paravento di un progetto di ingegneria politica imposto dall’esterno, alimentato da una propaganda che da anni dipinge L’Avana come «una minaccia diretta per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti» al solo scopo di legittimare l’ennesima operazione di cambio di regime.

La Chiesa spagnola risarcirà le vittime di abusi sessuali da parte del clero

0
chiesa spagnola abusi pedofilia accordo

La Chiesa spagnola fa marcia indietro sugli abusi sessuali commessi e accetta un accordo con il governo per collaborare a un sistema di risarcimento condiviso con lo Stato e assumendosi l’onere di indennizzare le vittime di pedofilia.
L'intesa è stata firmata dal Ministro della Presidenza Félix Bolaños, dal Presidente della Conferenza Episcopale Spagnola (CEE) Luis Argüello e dal Presidente della Conferenza Spagnola dei Religiosi (Confer) Jesús Díaz Sariego, e prevede che le richieste di risarcimento possano essere presentate entro un anno e che sia il Defensor del Pueblo (funzionario governat...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Patagonia in fiamme: territori devastati ed evacuazioni di turisti e abitanti

0
Patagonia incendio

Dalla fine di dicembre vasti incendi boschivi stanno colpendo l’area andina del sud dell’Argentina, in Patagonia, costringendo migliaia di persone all’evacuazione e distruggendo abitazioni, infrastrutture e foreste. La zona più colpita è quella di Epuyen, nella provincia di Chubut dove le fiamme, alimentate da temperature elevate, siccità prolungata e forti venti, hanno raggiunto in poche ore zone le zone abitate, sorprendendo residenti e turisti e rendendo necessario l’intervento delle brigate antincendio e dell’esercito.

Secondo le autorità locali, il rogo che ha colpito Epuyén è uno dei più gravi registrati negli ultimi anni. Le operazioni di spegnimento sono rese difficili dalle condizioni climatiche estreme e dalla vastità dell’area interessata. Un’emergenza che si inserisce in una stagione segnata da incendi sempre più frequenti e intensi, sullo sfondo di una crisi climatica che colpisce duramente i territori del sud dell’Argentina.

Il panorama è apocalittico, con colonne di fumo che si alzano da entrambi i lati del monte Cerro Pirque e una costante pioggia di cenere, mentre le fiamme hanno già devastato più di 6500 ettari di territorio. Secondo i media locali l’incendio ha riguadagnato forza ieri pomeriggio, quando i forti venti hanno alimentato il fuoco spingendolo sul versante orientale della montagna, verso la Route 40, una delle arterie stradali più importanti dell’Argentina che, nel tratto che passa da Epuyén, svolge una funzione chiave di collegamentodella Patagonia andina. Sono diverse le testimonianze di persone costrette a fuggire, mentre l’incendio dalla Route 40 si spostava verso Coihue Hill, tra la laguna di El Plesiosaurio e il ranch Las Mercedes.

Abel Nievas, Segretario delle Foreste della provincia di Chubut, ha raccontato a La Nacion che: “La situazione è complessa; l’incendio è estremamente attivo. Stiamo cercando di contenere le fiamme che avanzano lungo il fianco sinistro, nella zona di Pedregoso. Abbiamo tentato di evacuare tutti dalla zona e l’incendio l’ha attraversata. Probabilmente diverse case saranno colpite”. E poi racconta che: “Abbiamo anche due grandi fronti di incendio: uno vicino a El Monasterio, il fianco destro dell’incendio, sopra il lago Epuyén, che minaccerà l’area intorno a Puerto Bonito. E poi un altro fronte che brucia attraverso il ranch di Leleque, che sta avanzando rapidamente verso sud-est. Stiamo lavorando lì con macchinari pesanti, cercando di contenere quel fianco”. Nel frattempo Ignacio Torres, governatore di Chubut, ha ordinato l’evacuazione di oltre 3mila turisti e lanciato un appello: “Dobbiamo fare di tutto per proteggere la Cordigliera delle Ande e i suoi abitanti”.

Secondo Nievas: “La gente è piuttosto esausta. Ora stanno arrivando altri 75 vigili del fuoco da Córdoba ed Entre Ríos. Attualmente, circa 550 persone stanno lavorando per combattere l’incendio, tra vigili del fuoco e personale di supporto”. Per il Segretario delle foreste il problema principale: “È la siccità estrema; l’avevamo previsto. Sapevamo che la situazione era complessa, ma non immaginavamo che sarebbe stata così”. Le autorità hanno diramato avvisi spiegando che la città di Epuyén potrebbe dover essere presto evacuata se le fiamme dovessero raggiungere Puerto Bonito.

“Il problema che abbiamo oggi è l’enorme quantità di vegetazione disponibile per essere bruciata, che è sconcertante. La siccità è un fattore chiave. Faccio questo lavoro da quasi 35 anni, sono un vigile del fuoco da 40, ho dedicato tutta la mia vita al fuoco e non abbiamo mai vissuto una situazione simile”, ha dichiarato Nievas.

Malesia blocca l’accesso alla IA di Musk

0

La Malesia ha bloccato l’accesso a Grok, il chatbot di intelligenza artificiale di Elon Musk. L’annuncio arriva in seguito a uno scandalo che ha coinvolto Grok e il social network X, ex Twitter, dopo che la piattaforma era stata utilizzata per generare immagini pedopornografiche. La Malesia è il secondo Paese a bloccare l’utilizzo di Grok, dopo l’Indonesia. In altri Paesi, come in Irlanda, organizzazioni per i diritti umani hanno invece accusato Grok di violare le leggi contro lo sfruttamento sessuale dei minori, chiedendo alla polizia di aprire un caso contro la piattaforma.

L’artigianato nel settore tessile italiano è in crisi

1

La moda italiana è a corto di mani. Per quanto si pensi ad un sistema industrializzato ed ottimizzato da macchine e macchinari, il saper fare e la manualità sono ancora fondamentali per il sano funzionamento di questo settore. Eppure, l’artigianato ed ancor di più la figura dell’artigiano, non gode di ottima salute; anzi, sta pericolosamente scomparendo, creando un vuoto di conoscenze che rischiano di non passare mai alle nuove generazioni. Nel mondo della moda il divario tra professioni creative e quelle manuali è sempre più ampio, tanto che molti direttori artistici conoscono solo superficialmente il processo di realizzazione di un prodotto; una carenza grave che contribuisce ad accentuare l’abbandono dell’artigianato e il crescente distacco della moda da chi produce davvero i suoi prodotti. Ma la moda è fatta di oggetti tangibili, superfici, forme e modelli che devono essere studiati, capiti ed architettati in modo da stare in piedi, assolvere alla loro funzione e brillare di un’estetica propria. E, per fare questo, servono mani, abilità, prove ed errori che si maturano solo con anni di esperienza (non a caso tempi addietro in bottega si passavano almeno 7 anni).

Come spesso succede, l’origine dei problemi sta alla base, ovvero nel momento dell’orientamento e della formazione di chi, nel settore moda, vorrebbe proiettare il proprio futuro professionale. Le scuole, soprattutto quelle pubbliche e universitarie, offrono una formazione molto accurata a livello teorico ma spesso sono poco collegate al mondo produttivo reale. Questo implica una difficoltà di inserimento lavorativo, specie nei ruoli tecnici e artigianali. Le blasonate scuole private, dall’appeal internazionale, hanno un’offerta decisamente più ampia, ma basata fondamentalmente sul marketing, concentrandosi sui corsi che vendono meglio o offerte per le quali clienti (ovvero gli studenti) sono disposti a pagare di più. Supermercati di formazione, dove l’aspetto concreto e lo sviluppo del pensiero critico sono secondari rispetto all’immagine percepita dall’esterno. Inoltre, altro dettaglio non trascurabile, è la mancata corrispondenza tra l’offerta formativa e le reali esigenze delle aziende. 

«Il settore moda, infatti, necessita ogni anno di circa 9.000 profili tecnici specializzati, il sistema educativo italiano ne forma poco più di 2.000, lasciando scoperto un fabbisogno di circa 7.000 lavoratori all’anno. Circa il 47,5% delle aziende del comparto riscontra problemi nel soddisfare le proprie esigenze di assunzione.  I mestieri con maggiore carenza, riporta Confindustria moda, sono i tecnici specializzati, i sarti e gli artigiani, gli operai tessili, gli addetti alla manovia, i tecnici del controllo qualità, i macchinisti e gli addetti alla pelletteria».

E questo si ricollega ad un altro problema, quello della comunicazione. Nel racconto fashion, dove i direttori creativi sono trattati al pari di guru e dove l’attenzione mediatica va all’immagine ma non alla sostanza, tutti aspirano alle luci della ribalta, all’olimpo dei privilegiati, al posto in prima fila. Essere colui o colei che dà forma a quello che sfila in passerella è decisamente poco accattivante (e chi vuole essere invisibile al giorno d’oggi?). 

Così l’artigianato muore e la moda con lui, soprattutto nel comparto del lusso (ma non solo). Ecco perché molte aziende, piuttosto che scavarsi la fossa da sole, sono corse ai ripari, fondando le proprie “Academy” interne dove tramandare il sapere di maestri artigiani alle nuove generazioni. Nel 2001 la napoletana Kiton, ha fondato la propria scuola di alta sartoria affidandosi all’esperienza di ex-sarti in pensione per formare nuove leve in un percorso di tre anni, al quale seguiva l’inserimento in azienda. Lo scorso anno ha compiuto 25 anni la Prada Group Academy: pensata come scuola pionieristica di Arti e Mestieri, nel corso di questi anni ha attivato 29 percorsi formativi con oltre 570 studenti di diverse nazionalità e solo nel 2024 circa 120 giovani sono stati formati e più di 80 sono entrati stabilmente in azienda. Un modo per tramandare saperi e formare personale qualificato da inserire nel proprio organico; ma anche per investire nell’artigianalità riconoscendone il valore profondo e fondamentale. Bottega Veneta, Gucci, Tod’s e Fendi hanno seguito le impronte, con percorsi prettamente pratici volti a tutelare il know-how artigianale del Made in Italy, contrastando la sparizione di competenze e rifornendo le aziende di artigiani altamente specializzati. 

Senza queste persone la moda sarebbe una campagna pubblicitaria vuota; un mero esercizio di comunicazione senza alcuna sostanza. Dopotutto l’artigiano è colui che è in grado di trasformare un’idea creativa in un oggetto concreto. Che la chiave del rilancio del settore risieda proprio in questa presa di coscienza?

L’usura del clima: il nuovo volto del neocolonialismo finanziario

0

Mentre il Nord globale celebra la "svolta verde", le nazioni del Sud affogano in un debito gonfiato artificialmente dal rischio ambientale. Non è solo un’ingiustizia meteorologica, è un calcolo matematico. Il Trade and Development Report 2025 dell’UNCTAD ha formalizzato quello che per anni è rimasto nell'ombra: il Climate Risk Premium. Ogni anno, i Paesi in via di sviluppo pagano circa 20 miliardi di dollari di interessi extra sui propri debiti sovrani solo perché sono geograficamente esposti a eventi estremi. Questa non è finanza prudenziale: è una tassa sulla sventura. Dopo i deludenti esiti...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Siria, le forze curde lasciano Aleppo

0
I combattenti delle Forze Democratiche Siriane (SDF) a guida curda stanno lasciando la città di Aleppo. L’abbandono della città arriva in seguito a un accordo di cessate il fuoco siglato per consentire l’evacuazione dei civili, dei feriti e delle salme dei morti; a dare la notizia dell’accordo è il comandante delle SDF Mazloum Abdi, che ha menzionato una «mediazione con i partner internazionali». La partenza segna la rimozione delle forze curde dai quartieri della città, sotto controllo curdo delle SDF da circa quindici anni; i curdi continuano a detenere il controllo di una ampia zona nell’area nordorientale del Paese.