lunedì 2 Marzo 2026
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Bologna: la polizia sgombera con la violenza il presidio per la tutela del parco

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Alle prime luci dell’alba, le operazioni di polizia hanno messo fine alla mobilitazione degli attivisti al parco Mitilini-Moneta-Stefanini, nel quartiere Pilastro di Bologna. A partire dalle 6.30, agenti in tenuta antisommossa supportati da mezzi blindati hanno fatto irruzione nell’area occupata da giorni dal comitato MuBasta per opporsi alla costruzione del nuovo Museo dei bambini (Muba), un progetto fortemente promosso dall’amministrazione comunale. Secondo i manifestanti, il bilancio dello sgombero è di sei persone condotte in Questura e almeno un ferito, soccorso dal 118 e successivamente trasportato in ospedale. Decine di residenti si sono radunati sul posto per protestare contro l’intervento delle forze dell’ordine, dando vita a momenti di alta tensione.

Lo sgombero, rapido ma concitato, è sfociato in colluttazioni. I presenti hanno raccontato che, in seguito all’arrivo di un furgone dell’impresa incaricata dei lavori, la polizia ha circondato il campo occupato, obbligando gli attivisti ad abbandonare le tende con spinte e cariche. Gli agenti hanno poi smantellato le strutture del presidio. Nel frattempo, nuovi jersey di cemento venivano posizionati per delimitare l’area e i tir con i materiali edili si apprestavano a riallestire il cantiere. Nelle ore successive, a ogni modo, la situazione è rimasta calda, con circa venti attivisti che hanno manifestato davanti alla Questura contro i fermi, srotolando uno striscione con la scritta «Tutti liberi. Difendere un parco non è reato». Ad alcuni manifestanti è stato inizialmente negato di recuperare i propri effetti personali dalle tende rimosse.

La vicenda prende le mosse da quanto avvenuto nei giorni scorsi, quando il taglio di alcuni alberi per far posto al cantiere del Muba aveva scatenato le proteste del comitato. Nello specifico, gli attivisti hanno denunciato la perdita di verde pubblico, contrapponendosi all’ennesimo caso di cementificazione. Dopo l’abbattimento delle piante, i dimostranti avevano occupato lo spazio con tende e attività, arrivando a ripiantare gli alberi espiantati. La risposta del Comune era stata dura: l’assessora Matilde Madrid aveva parlato di «sabotaggio» per alcuni presunti atti vandalici, mentre il presidente del quartiere Andrea Serra aveva tentato una mediazione. Che, come dimostra lo sgombero di stamane, è evidentemente fallita.

Tra i feriti figura Sergio Spina, ex capogruppo di Rifondazione comunista in Provincia, che ha riportato un infortunio alla spalla. «Ho allungato un braccio per ripararmi, per frenare l’impeto con cui stavano arrivando e il risultato è questo», ha dichiarato l’uomo. «Hanno caricato con gli scudi gente che non aveva nulla con cui difendersi. Non c’era alcuna necessità di intervenire in quel modo». Bersaglio delle sue critiche l’amministrazione comunale: «Se la prima persona della giunta che ha parlato di questa vicenda è stata l’assessora alla Sicurezza questo la dice lunga su come l’amministrazione affronta queste vicende. Noi continueremo il presidio e questa battaglia perché lo sviluppo di una città non può essere portato avanti in questo modo, cancellando spazi verdi e costruendo strutture che non hanno niente a che fare con la storia sociale del quartiere».

A livello politico, Potere al Popolo ha pubblicato sui social una dura nota accompagnata da un video degli scontri, scrivendo: «Quello a cui abbiamo assistito questa mattina è gravissimo: non solo un primo assaggio del clima repressivo che si sta imponendo con il cosiddetto decreto sicurezza, ma una vera dimostrazione di forza che sostituisce ogni reale percorso di confronto». Nel testo si aggiunge che da oltre due mesi residenti e cittadini chiedono un dialogo sul futuro dell’area verde, opponendosi alla «privatizzazione degli spazi pubblici», e che le parole su partecipazione ed ecologia della giunta Lepore «si scontrano con una realtà fatta di manganelli, sgomberi e militarizzazione dei quartieri». Solidarietà verso il comitato è stata manifestata anche dai Verdi, che si sono uniti al coro di critiche contro la giunta: «Solo le dimissioni potrebbero salvare la faccia a chi amministra Bologna, ma sappiamo che rimarranno tutti al loro posto, perché neanche calpestare i propri cittadini fa provare vergogna», hanno dichiarato.

Questi episodi ricordano da vicino quanto avvenuto nel corso del 2024 al Parco Don Bosco di Bologna, dove per mesi gli attivisti avevano presidiato il verde pubblico. Qui avrebbero infatti dovuto attivarsi le motoseghe, al fine di abbattere 42 alberi per aprire alla costruzione di una nuova scuola media. La protesta degli abitanti e dei comitati era culminata in un grande presidio: anche in quel caso c’erano stati intensi scontri, con cariche di agenti in tenuta antisommossa. Dopo settimane di mobilitazione cittadina, un confronto serrato con il sindaco Lepore aveva infine portato alla sospensione dei lavori, salvando il parco dal cemento.

DIRETTA – Iran: anche Hezbollah entra in guerra contro Israele e USA – 127 cittadini rientrano in Italia

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Sabato 28 febbraio, Israele ha dato il via a un nuovo attacco contro l’Iran, con missili che hanno colpito diverse zone della capitale Teheran. Centinaia le vittime, compresa la Guida suprema Ali Khamenei. L’attacco è giunto solamente due giorni dopo la ripresa dei colloqui tra Iran e USA, dei quali Trump si era detto non soddisfatto nonostante l’Oman, lo Stato mediatore, avesse parlato di “un’apertura senza precedenti” a nuove idee per un accordo sul dossier sul nucleare. In risposta all’aggressione israelo-statunitense, l’Iran ha bombardato diverse basi statunitensi nei Paesi del Golfo. I raid tra le parti sono andati avanti tutto il fine settimana, continuando anche con l’inizio della nuova settimana. Nella notte tra domenica e lunedì, la milizia libanese Hezbollah ha lanciato un attacco contro una base israeliana ad Haifa, aprendo un nuovo fronte della guerra. Israele ha risposto bombardando la capitale Beirut.


I media ufficiali iraniani hanno descritto obiettivi e modalità della undicesima ondata di attacchi lanciata contro Israele. Sono stati presi di mira «i centri di intelligence e i depositi di supporto militare degli Stati Uniti nella regione del Golfo Persico, il complesso delle industrie di comunicazione dell’esercito del regime sionista a Beer Sheva e più di 20 punti nelle aree di Tel Aviv, Gerusalemme Ovest e Galilea»; in totale sono stati attaccati 60 obiettivi strategici e 500 punti militari impiegando centinaia di droni e missili. Nelle ultime 48 ore, l’Iran avrebbe utilizzato più mezzi militari di quanti ne abbia usati durante l’intera guerra dei dodici giorni.


L’ufficio del primo ministro israeliano Netanyahu ripreso dai media del Paese ha smentito che l’ufficio del premier sarebbe stato attaccato, bollando la notizia come una fake news. La notizia era stata data oggi in tarda mattinata dalle Guardie Rivoluzionarie, che sostenevano di avere colpito l’edificio, senza riportare dettagli sullo stato di Netanyahu.


Le IDF hanno annunciato di avere ucciso Hassin Makled, responsabile del quartier generale dell’intelligence di Hezbollah. La notizia non è stata confermata dal gruppo, ma è iniziata a circolare tra i media sin dalla mattina: l’esercito israeliano aveva annunciato l’eliminazione di «un leader» del movimento, facendo fiorire le speculazioni sulla sua identità, tanto che c’era chi sosteneva che si trattasse proprio dell’attuale capo ad interim Naim Qassem. Intanto, l’aviazione israeliana ha annunciato l’inizio di un ulteriore raid aereo sul Libano; gli aggiornamenti sono ancora limitati, ma pare sia stata colpita la città meridionale di Tiro.

La città di Tiro, in Libano, colpita dai raid delle IDF.

La Farnesina ha annunciato che dall’aeroporto di Mascate, nell’Oman, è appena partito un primo volo charter con 127 dei cittadini italiani rimasti bloccati nella regione mediorientale. A bordo cittadini che si trovavano in Oman e altri trasferiti da Dubai con l’assistenza del Ministero degli Esteri. Consolati e ambasciate stanno lavorando per favorire il trasferimento di cittadini italiani verso gli aeroporti della regione che risultano operativi. La compagnia aerea Etihad sta organizzando aperture temporanee dell’aeroporto di Abu Dhabi.


QatarEnergies ha dichiarato che, a causa degli attacchi in corso da parte dell’Iran, fermerà la produzione di GNL e di tutti i prodotti correlati nelle città industriali di Ras Laffan e Mesaieed. “QatarEnergy attribuisce grande importanza ai rapporti con tutti i suoi stakeholder e continuerà a comunicare le informazioni più recenti disponibili”, riporta l’azienda in una nota. La notizia ha fatto schizzare i prezzi del gas in Europa del 50%, dopo una turbolenta apertura a +22%.


Il comando statunitense CENTCOM ha confermato di aver perso tre caccia F-15 in Kuwait per via del “fuoco amico”. “Durante il combattimento attivo, che includeva attacchi da parte di aerei iraniani, missili balistici e droni, i caccia dell’aeronautica militare statunitense sono stati abbattuti per errore dalla difesa aerea kuwaitiana” riporta la nota. “Tutti e sei i membri dell’equipaggio si sono eiettati in sicurezza, sono stati recuperati e sono in condizioni stabili”. Il Kuwait avrebbe riconosciuto l’incidente, ma le cause rimarrebbero “sotto indagine”.


Un portavoce del governo cipriota ha confermato che gli oggetti apparsi sui radar erano due droni UAV, che sono stati “intercettati con successo” e abbattuti.


Il terminal passeggeri dell’aeroporto di Paphos, a Cipro, sta venendo evacuato in questi minuti dopo che un “oggetto sospetto” è stato intercettato dai radar, secondo media locali. L’aeroporto si trova a circa 60 km dalla base britannica di Akrotiri, colpita nella notte da droni. Secondo il Cyprus Mail, che cita fonti del ministero, il governo cipriota ha dato istruzioni di evacuare l’intera città di Akrotiri. Anche la base di Dhekelia, situata nella parte orientale dell’isola, sarebbe stata evacuata. “Fonti hanno informato il Cyprus Mail che il personale della base è stato informato della minaccia e ha ricevuto l’ordine di ‘tornare nelle proprie case e rimanere all’interno fino a nuovo avviso’. È stato inoltre chiesto loro di ‘allontanarsi dalle finestre e ripararsi dietro o sotto mobili solidi e robusti’ e di attendere nuove istruzioni”, riporta il quotidiano.

Nelle scorse ore, il presidente della Repubblica di Cipro, Nikos Christodoulides, aveva dichiarato che “il nostro Paese non è coinvolto in alcun modo e non intende partecipare ad alcuna operazione militare”, mentre “rimaniamo impegnati nel ruolo umanitario che abbiamo sostenuto finora, sempre come parte della soluzione e mai come parte del problema, e continueremo ad operare con lo stesso livello di responsabilità”.


L’esercito israeliano ha rivendicato l’uccisione di ulteriori alti membri delle istituzioni iraniane. In particolare, sarebbero stati uccisi:

  • Sayed Yahya Hamidi, viceministro dell’Intelligence per gli Affari israeliani, accusato di aver “guidato attività terroristiche contro ebrei, attori occidentali e oppositori del regime in Iran e all’estero”;
  • Jalal Pour Hossein, capo della Divisione Spionaggio.

Sarebbe stata colpita anche la sede del ministero, a Teheran.


Il missile Kheibar utilizzato dalle Guardie Rivoluzionarie per attaccare gli uffici governativi israeliani, è una testata balistica a medio raggio prodotta dal ministero della Difesa di Teheran. Il missile è stato presentato due anni e mezzo fa; ha una gittata di 2.000 chilometri e può trasportare una testata da 1.500 chilogrammi. Viaggia a una velocità stimata di mach 16, rompendo dunque il muro del suono. Ha una CEP (probabilità di errore circolare: è un valore che indica il raggio della circonferenza a partire dal bersaglio in cui cadono il 50% dei missili sparati) che varia tra i 10 e i 30 metri.


I pasdaran iraniani hanno annunciato di avere attaccato l’ufficio del premier israeliano Benjamin Netanyahu: «Il destino di Netanyahu è avvolto nell’incertezza; l’ufficio del primo ministro criminale del regime sionista e la sede del comandante della forza aerea dell’esercito di questo regime sono stati colpiti duramente dalle forze armate della Repubblica Islamica in attacchi mirati e a sorpresa con missili Kheibar nella decima ondata», si legge in un comunicato delle Guardie Rivoluzionarie. «Secondo questo comunicato, gli attacchi missilistici riusciti dell’Iran contro i territori occupati nella decima ondata si sono concentrati sul complesso governativo del regime sionista e i risultati di questi attacchi e ulteriori informazioni saranno annunciati successivamente», scrive l’agenzia di stampa governativa Irna. Ignoto, per ora, lo stato di salute del primo ministro.


Il ministro per gli Affari Esteri della Francia, Jean-Noel Barrot, nella conferenza stampa svoltasi questa mattina ha condannato l’Iran e il suo regime, “contrario ai diritti umani”, ma ha anche aggiunto che la decisione di attaccare di USA e Israele è stata “unilaterale” e avrebbe dovuto essere “dibattuta nelle sedi collettive “dibattuta negli organismi collettivi” che esistono proprio a tale scopo. “Solo rivolgendosi al Consiglio di Sicurezza ONU, l’uso della forza può acquisire legittimità”, ha dichiarato Barrot. 8

Nelle scorse ore, la Francia, insieme alla Germania e al Regno Unito, ha dichiarato di essere pronta a intraprendere “azioni difensive” contro l’Iran per difendere i propri interessi.


Il ministro israeliano della Difesa Israel Katz ha dichiarato che “l’organizzazione terroristica Hezbollah pagherà un prezzo elevato per aver aperto il fuoco su Israele” e che il segretario generale dell’organizzazione, Naim Qassem, è ora un “bersaglio ben definito da contrastare”. “Il primo ministro Benjamin Netanyahu ed io abbiamo dato istruzioni alle IDF di agire con forza contro Hezbollah, continuando a perseguire l’obiettivo principale: schiacciare e sconfiggere il regime terroristico iraniano e disattivarne le capacità”.


Il potavoce del ministero della Difesa del Kuwait ha confermato che numerosi velivoli da guerra statunitensi si sono schiantati al suolo questa mattina nel Paese, ma che tutti i piloti sono stati tratti in salvo. Non si conoscono le cause degli incidenti, che verranno indagate in queste ore.


Alcuni video girati dai cittadini e circolanti su X mostrano fumo sollevarsi da quella che dovrebbe essere la raffineria ARAMCO di Ras Tanura, in Arabia Saudita.


Alcune forti esplosioni sarebbero in corso a Erbil, città curda a nord dell’Iraq. Secondo giornalisti di Al Jazeera presenti sul posto, missili e droni starebbero anche prendendo di mira l’aeroporto internazionale della città.


  • La milizia libanese Hezbollah è entrata in guerra, lanciando attacchi contro una base militare ad Haifa. Dopo l’attacco, Israele ha annunciato che avrebbe reagito «forzatamente» e ha lanciato un bombardamento sulla capitale libanese Beirut, uccidendo almeno 31 persone. Ha poi lanciato ulteriori attacchi nel sud del Paese e rilasciato ordini di evacuazione in 53 città libanesi, spingendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Il premier libanese Nawaf Salam, invece, ha criticato la scelta di entrare in guerra da parte di Hezbollah, giudicandola «irresponsabile».
  • Dopo avere appreso della morte di tre cittadini statunitensi, Trump ha rilanciato l’operazione militare, affermando che durerà 40 giorni. Rappresentanti iraniani, invece, hanno affermato che non si fermeranno e continueranno la rappresaglia.
  • La rappresaglia iraniana è andata avanti tutta la notte: l’Iran ha colpito l’Iraq, il Bahrein, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita e il Kuwait; i media riportano anche di un drone nella città di Akrotiri, Cipro.
  • Israele ha affermato che lancerà attacchi «nel cuore di Teheran», rinnovando i bombardamenti. Nella notte, i missili israeliani si sono abbattuti su piazza Niloofar, uccidendo 20 persone, mentre il bilancio delle vittime della scuola femminile iraniana a Minab è salito a 180

Gli Emirati Arabi Uniti hanno deciso di richiamare il proprio ambasciatore dall’Iran, a seguito degli attacchi subiti nelle ultime ore. Sospese tutte le relazioni diplomatiche e chiusa l’ambasciata a Teheran.


Una folla di centinaia di manifestanti ha cercato di assaltare l’ambasciata USA in Iraq ma è stata dispersa dalla polizia a suon di gas lacrimogeni.


Una nuova ondata di attacchi missilistici iraniani è in arrivo sul territorio israeliano. Si registrano dei primi impatti su Haifa. Allo stesso tempo continuano le esplosioni a Teheran.

Colonne di fumo si levano dall’Ospedale Gandhi di Teheran.

L’agenzia di stampa iraniana ISNA ha riferito che l’ospedale Gandhi, situato nel nord della capitale, è stato preso di mira da attacchi aerei israelo-americani.


I singoli Paesi interessati dai bombardamenti di queste ore hanno aggiornato i bilanci delle vittime.

  • Iran: 201 morti, 747 feriti
  • Israele: 9 morti, 121 feriti
  • Emirati Arabi Uniti: 3 morti, 58 feriti
  • Stati Uniti: 3 morti, 5 feriti
  • Iraq: 2 morti, 5 feriti
  • Kuwait: 1 morto, 32 feriti
  • Qatar: 16 feriti
  • Oman: 5 feriti
  • Bahrein: 4 feriti

Immagine satellitare del porto di Dubai a seguito dei missili iraniani, diretti contro obiettivi statunitensi.

Il presidente USA Donald Trump ha dichiarato che parlerà con la leadership iraniana: «loro vogliono parlare e io ho accettato. Avrebbero dovuto farlo prima, quando era più semplice e pratico. Hanno aspettato troppo a lungo».

Secondo il Ministro degli Esteri dell’Oman Badr bin Hamad Al Busaidi, Teheran sarebbe disponibile a «degli sforzi per la de-escalation».


La coalizione israelo-americana ha lanciato una nuova serie di attacchi su Teheran. Diverse colonne di fumo ed esplosioni si sono registrate nella capitale iraniana.

Il Ministero della Difesa emiratino ha reso noto che un drone iraniano ha colpito la base navale di Al Salam, che ad Abu Dhabi ospita un contingente francese. «L’attacco ha causato un incendio in due container ma non si registrano feriti».


Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha fatto sapere, con un post su X, di star rientrando in Italia con un volo militare. «Rientrerò utilizzando un volo militare ma dopo aver bonificato (un’ora fa) al Comando del 31esimo stormo di Ciampino un importo triplo ( per mia scelta) rispetto a quello che prevede la tariffa per gli ospiti dei voli di Stato».


Almeno 150 petroliere hanno gettato l’ancora nelle acque aperte del Golfo, oltre lo Stretto di Hormuz, chiuso dalle autorità iraniane. Diverse decine di navi sono ferme dall’altra parte dello Stretto. Lo riportano Reuters e Al Jazeera. La navigazione risulta bloccata, con conseguenze mondiali sul commercio energetico.

I media statali iraniani confermano che Teheran ha colpito una petroliera perché «aveva intenzione di passare attraverso lo Stretto di Hormuz nonostante gli avvertimenti». «Tutti i 20 membri dell’equipaggio sono stati evacuati».


Il generale iraniano Ali Larijani si è rivolto ai Paesi arabi: «non stiamo cercando di attaccarvi. Ma quando le basi nel vostro Paese vengono usate contro di noi, le colpiamo. Sono suolo americano».

In queste ore, al di là delle basi USA, sono state colpite anche infrastrutture ed edifici civili. Emergono i primi bilanci parziali. Negli Emirati Arabi Uniti si contano almeno 3 vittime e 58 feriti. Una persona uccisa e 32 feriti è invece il bilancio del Kuwait, come riportato dal Ministro della Salute.


Palazzo colpito a Beit Shemesh.

Israele sta continuando a bombardare Teheran. Come riportato dalla Mezzaluna Rossa, in 24 ore Israele avrebbe ucciso almeno 57 persone nella capitale iraniana, cui si aggiungono diverse decine di feriti.

Negli ultimi minuti l’Iran ha lanciato una nuova ondata di missili e droni verso lo Stato ebraico. Segnalati impatti a Tel Aviv e Beit Shemesh (a 30km da Gerusalemme). Qui, fonti locali hanno aggiornato il bilancio delle vittime causato dalla mancata intercettazione di un missile balistico: 9 persone uccise e decine di feriti.


Il Ministro della Difesa Guido Crosetto.

Il Ministro della Difesa Guido Crosetto resta bloccato a Dubai. «Non so quando rientrerà, spero prima del 7 marzo», ha dichiarato Tajani. «Noi siamo stati informati dal governo israeliano ad attacco in corso, mi ha chiamato il ministro Sa’ar ieri mattina presto quando l’attacco era già iniziato».

La Farnesina ha creato la “Task Force Golfo” per assistere i connazionali bloccati nella regione.


«In relazione alle dichiarazioni e alle notizie che fanno riferimento al lancio di missili in direzione di Cipro, si chiarisce che non è così e non vi è alcuna indicazione che si sia verificata una minaccia per il Paese». Ad affermarlo è il portavoce del governo cipriota, Konstantinos Letymbiotis.

Nel frattempo si registrano nuovi attacchi iraniani nei Paesi del Golfo. Un missile ha colpito l’Hotel Crowne Plaza in Bahrein, causando diversi feriti, come confermato dal Ministero dell’Interno del regno. L’ambasciata americana ha esortato i suoi cittadini a lasciare gli hotel della capitale Manama.

«Ad Abu Dhabi è stato colpito un edificio vicino alla nostra ambasciata», ha dichiarato il Ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani.


La morte di Ali Khamenei ha aperto una fase di transizione che si concluderà con la nomina della nuova Guida suprema. Al momento la leadership dell’Iran è affidata a un consiglio ristretto, composto dal presidente Masoud Pezeshkian, dal capo della magistratura Gholamhossein Ejei, e da un membro del Consiglio dei Guardiani. Quest’ultimo ha già preso la sua decisione, nominando l’ayatollah Alireza Arafi.

La Costituzione iraniana affida la scelta della Guida suprema all’Assemblea degli Esperti, composta da 88 religiosi. La lista dei potenziali successori di Khamenei è lunga e comprende il figlio Mojtaba, da anni suo consigliere informale. Ci sono poi Hassan Khomeini, nipote del fondatore della Repubblica Islamica, e l’ayatollah Ruhollah Khomeini. Non è da escludere la corsa di Hassan Rouhani, ex presidente e religioso moderato.


Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha invitato nuovamente la popolazione iraniana ad approfittare dell’aggressione straniera per «liberarsi dalle catene della tirannia». «L’aiuto che aspettavate è arrivato, nei prossimi giorni continueremo a colpire migliaia di obiettivi del regime terroristico», ha aggiunto. Al momento però decine di migliaia di persone sono scese in strada per protestare contro l’attacco USA-israeliano, esprimendo cordoglio per la morte della Guida suprema.


  • «La fine dell’Ayatollah deve segnare la fine dell’era dei dittatori in Iran. Dopo 47 anni, deve essere arrivato il tempo della libertà», ha scritto la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola.
  • «Non c’è niente di meglio che la morte di un dittatore», scrive l’account ufficiale dell’Ucraina su X.
  • «Noi di Hamas piangiamo la scomparsa dell’ayatollah Ali Khamenei. Gli Stati Uniti e il governo di occupazione fascista (Israele, ndr) sono pienamente responsabili di questa flagrante aggressione e di questo odioso crimine contro la sovranità della Repubblica islamica dell’Iran, nonché delle sue gravi ripercussioni sulla sicurezza e la stabilità della regione».
  • Il presidente russo Vladimir Putin ha descritto la morte di Ali Khamenei come un «omicidio cinico» che viola tutti gli standard della moralità umana e del diritto internazionale: «Eminente statista che ha dato un enorme contributo allo sviluppo delle relazioni tra Russia e Iran».

Il ministro della Difesa britannico John Healey riferisce che due missili provenienti dall’Iran sono stati lanciati verso Cipro. Qui si trovano basi militari del Regno Unito. Ieri il premier Starmer aveva dichiarato: «gli aerei britannici sono oggi in volo in Medio Oriente nell’ambito di operazioni difensive regionali coordinate per proteggere il nostro popolo, i nostri interessi e i nostri valori».

Nel frattempo il presidente iraniano Pezeshkian, sopravvissuto agli attacchi, giura vendetta, affermando che l’uccisione di Khamenei è una dichiarazione di guerra da parte di Israele e degli Stati Uniti ai musulmani di tutto il mondo.


  • Crescono le proteste nel mondo contro l’aggressione dell’Iran, a partire dagli Stati Uniti, dove una rete di attivisti ha lanciato decine di manifestazioni.
  • In Pakistan centinaia di persone hanno raggiunto il consolato USA, imbracciando ritratti di Khamenei. Al tentato assalto la polizia ha risposto col fuoco, uccidendo 9 manifestanti e ferendone diverse decine.
  • A Baghdad, in Iraq, la folla ha provato a raggiungere l’ambasciata americana ma è stata respinta dalla polizia a suon di gas lacrimogeni.
  • In Italia è stata invece convocata una manifestazione per martedì 3 marzo all’ambasciata USA in via Bissolati.
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Non si fermano gli attacchi lungo l’asse Teheran-Tel Aviv. Sirene antiaeree suonano in Israele a seguito della nuova ondata di missili provenienti dell’Iran. Nel frattempo l’esercito israeliano ha lanciato una massiccia campagna aerea contro diversi obiettivi, Teheran inclusa, dove si sentono numerose esplosioni. Nel mirino anche le zone centrali del Paese, in un’operazione volta a stabilire il dominio aereo sul territorio.

Dopo la morte di Khamenei i Pasdaran hanno minacciato di sferrare «l’offensiva più feroce della storia» contro Stati Uniti e Israele. Immediata la replica di Donald Trump: «L’Iran ha appena dichiarato che oggi colpirà molto duramente, più duramente di quanto abbia mai fatto prima. È meglio che non lo faccia, perché se lo farà, noi li colpiremo con una forza che non è mai stata vista prima».


Sarebbero almeno 9 i manifestanti uccisi in Pakistan, nei pressi del Consolato USA, dove si erano diretti per protestare contro l’uccisione di Khamenei. Diversi i feriti. La polizia avrebbe aperto il fuoco dopo il tentativo dei manifestanti di entrare nel consolato di Karachi, assaltato con mazze e bastoni.

Pakistan, assalto al Consolato USA.

L’Iran conferma la morte della Guida suprema Ali Khamenei, dichiarando un lutto nazionale di 7 giorni. Nei bombardamenti di USA e Israele sono stati uccisi anche diversi comandanti delle forze armate. A Pakpour e Nasirzadeh si aggiungono anche Seyed Abdolrahim Mousavi, capo di Stato maggiore, e Ali Shamkhani, segretario del Consiglio di Difesa. 


Il Segretario generale dell’ONU António Guterres.

Nella notte si sono registrati nuovi attacchi ed esplosioni. Le sirene antiaeree sono risuonate in Israele, con diversi impatti, mentre l’Iran ha continuato a colpire le basi americane dislocate nei Paesi del Golfo.

Nel frattempo si è tenuta all’ONU una riunione di emergenza all’insegna delle condanne e delle accuse. Il Segretario generale António Guterres ha condannato sia i bombardamenti di Stati Uniti e Israele sia la successiva rappresaglia iraniana nella regione, parlando di una «grave minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale». 

Israele e Stati Uniti hanno difeso l’aggressione militare, definita dal rappresentante iraniano un gigantesco «crimine di guerra» che ha colpito aree civili in diverse città. Un bombardamento ha distrutto una scuola elementare nel sud del Paese, uccidendo 108 bambine, come riportato dalla Mezzaluna Rossa.

Anche in Italia è tornato a riunirsi il governo, con un vertice a Palazzo Chigi. «Ai leader del Golfo il Presidente Meloni ha espresso la vicinanza del Governo italiano e la condanna degli ingiustificabili attacchi subiti dalle loro Nazioni», si legge nella nota diffusa. «Il Governo, come già in passato, continuerà a impegnarsi con i partner europei, regionali e internazionali per una soluzione a favore della stabilità della Regione e al contempo ha rinnovato la sua vicinanza alla popolazione civile iraniana che, con coraggio, nelle scorse settimane ha richiesto il rispetto dei suoi diritti civili e politici, subendo una repressione violenta e ingiustificabile».


Dopo ore di anomalo silenzio il presidente americano ha rilasciato un comunicato su Truth. Trump ha affermato che «Khamenei, una delle persone più malvagie della storia, è morto» e ha invitato senza mezzi termini le forze iraniane a scegliere tra tradimento e morte: «Abbiamo sentito dire che molti dei loro membri dell’IRGC, dell’esercito e delle altre forze di sicurezza e di polizia non vogliono più combattere e cercano l’immunità da noi. Come ho detto ieri sera, “Ora possono avere l’immunità, poi otterranno solo la morte!”. Speriamo che l’IRGC e la polizia si uniscano pacificamente ai patrioti iraniani e lavorino insieme come un’unità per riportare il Paese alla grandezza che merita». Il conunicato si conclude con la promessa che «i bombardamenti pesanti e mirati continueranno ininterrottamente per tutta la settimana, o per tutto il tempo necessario, a raggiungere il nostro obiettivo di pace in tutto il medio oriente e, in verità, nel mondo!».


Secondo quanto riferito dai media israeliani, il leader supremo Khamenei sarebbe stato ucciso durante gli attacchi israeliani di questa mattina. Sulla notizia non vi è tuttavia ancora una conferma ufficiale, ma l’ambasciatore israeliano avrebbe confermato ai funzionari di Washington il ritrovamento del corpo. L’agenzia di stampa iranianiana Tasmin ha smentito la notizia. Naturalmente non è possibile verificare la notizia e al momento tutte le ipotesi restano valide: potrebbe essere stato effettivamente assassinato, così come la divulgazione della presunta notizia da parte israeliana potrebbe essere una mossa di “guerra psicologica” sulla popolazione e sulle forze militari iraniane.


Escludendo le prime frettolose ricostruzioni di media indipendenti, manca ancora una conferma sullo stato di salute del leader iraniano Khamenei. Secondo fonti apparse su canali arabi, la Guida Suprema avrebbe emulato quanto fatto durante la guerra dei dodici giorni, nascondendosi in un rifugio sicuro e ignoto per tirare le file della ritorsione iraniana. Fonti del ministero degli Esteri iraniano confermano che dovrebbe essere vivo, senza tuttavia sbilanciarsi. I canali israeliani, invece, sono di tutt’altro avviso. Dopo un primo momento di dubbio, è iniziata a circolare la voce della sua morte, e il premier Netanyahu ha rilasciato una dichiarazione affermando che ci sarebbero diversi indizi che punterebbero al fatto che sarebbe stato ucciso. Nell’attacco di questa mattina, Israele ha preso di mira la sua residenza, e secondo alcune ricostruzioni avrebbe ucciso dei membri della sua famiglia. Si attendono conferme ufficiali sulle sue condizioni.


La risposta iraniana agli attacchi israelo-statunitensi va avanti quasi ininterrottamente da questa mattina.

  • Il Bahrein e la base marittima statunitense nel Paese risultano tra i luoghi più colpiti. I bombardamenti contro di essa sono andati avanti per ore, e secondo dati non ufficiali la base sarebbe almeno per metà distrutta. Un video circolato online mostra inoltre un drone kamikaze abbattersi su un grattacielo della capitale Manama; secondo fonti non verificate, si tratterebbe di un albergo in cui risiederebbero militari statunitensi.
  • Media iracheni vicini alla milizia di Kataib Hezbollah, affiliata all’Iran, riportano di un attacco al consolato USA di Erbil. Non è noto chi avrebbe lanciato l’offensiva; questa mattina lo stesso gruppo iracheno ha annunciato che sarebbe sceso in campo per sostenere l’Iran, prendendo di mira siti statunitensi. La notizia dell’attacco al consolato non è stata confermata da fonti ufficiali.
  • Negli Emirati è stata presa di mira una base statunitense vicino al Burj Khalifa, il noto grattacielo simbolo della città, nonché edificio più alto al mondo.
  • Droni iraniani avrebbero raggiunto la capitale giordana Amman e la città di Irbid. Ad Amman, il drone sarebbe stato intercettato e si sarebbe schiantato contro un edificio civile. Non sono stati riportati danni ai civili.
  • Nella capitale dell’Oman, Mascate, sono iniziate a squillare le sirene. Ignoto l’obiettivo degli attacchi. In Kuwait, invece, sarebbe stata colpita la base Ali Al-Salem; le autorità avrebbero contato 12 feriti da questa mattina. Attacchi anche nel Qatar: in totale l’Iran ha scagliato 8 droni e 44 missili balistici contro i luoghi sensibili del Paese.
  • Anche Israele è sotto attacco. Le sirene hanno iniziato a squillare in almeno una sessantina di località, tra cui la capitale Tel Aviv. Media non ufficiali iraniani riportano inoltre di attacchi a basi del Mossad e della CIA in luoghi non meglio specificati di Israele.

Intanto media locali iraniani riportano che le piattaforme balistiche mobili starebbero venendo spostate, in vista di una prossima ondata di attacchi missilistici.


In Iran i media ufficiali hanno affermato che nella giornata di oggi sono state colpite 24 province del Paese, e che più di 220 squadre della Mezzaluna Rossa sarebbero attive tra gruppi in stato di allerta e team presenti sul luogo dell’incidente. Il bilancio parziale è di 747 feriti e 201 morti.

Intanto, è stato confermato che lo stretto di Hormuz è «praticamente chiuso». A riportare la notizia menzionando i pasdaran iraniani è l’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim. Anche l’unità marittima britannica conferma che il traffico si sarebbe interrotto, e il Dipartimento dei Trasporti USA ha suggerito alle navi di tenersi alla larga dall’area.


Il ministro della Difesa Guido Crosetto è bloccato a Dubai a causa della chiusura dello spazio aereo emiratino. Crosetto si trovava negli Emirati per motivi personali; doveva andare a prendere la propria famiglia per rientrare in Italia con loro. In questo momento starebbe attendendo la ripresa dei voli per tornare in patria.


Una palestra sarebbe stata colpita a Lamerd, nella provincia di Fars, da un attacco USA-israeliano. I media locali e la Tv di Stato parlano di almeno 15 persone uccise. Nuove esplosioni si registrano anche a Bandar Abbas e a Urmia.

Nel frattempo la Procura di Mizan ha aggiornato il bilancio del bombardamento della scuola elementare, arrivato a 85 bambine uccise.


Diverse esplosioni si sono udite a Tel Aviv. Continuano a risuonare le sirene antiaeree, mentre i cittadini israeliani si rifugiano nei bunker sotterranei. L’Iran avrebbe usato i primi missili ipersonici (Fattah).

Nel frattempo in Italia la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato in serata un nuovo vertice di governo per discutere della crisi nella regione, dove si trovano attualmente decine di migliaia di italiani.


Diversi media, tra cui Reuters, riportano la decisione dell’Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per le principali rotte del petrolio. Inibita dunque la navigazione commerciale.

Stretto di Hormuz.

Sul Mar Rosso incombe invece la minaccia degli attacchi da parte degli Houthi. Questi ultimi hanno annunciato la ripresa degli assalti a seguito dell’aggressione all’Iran.


Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si riunirà a New York per una sessione urgente alle ore 16 (le 22 italiane). Accettata la richiesta di Francia e Oman. Sul tavolo la crisi innescata dall’attacco di Stati Uniti e Israele. L’Iran ha chiesto ai membri ONU di «assumersi la responsabilità della pace e della sicurezza internazionale, condannando inequivocabilmente questo atto di aggressione e adottando misure urgenti e collettive per contrastarlo, poiché rappresenta una minaccia senza precedenti alla pace e alla sicurezza regionali e globali».

 

Keir Starmer, discorso 28 febbraio 2026.
Keir Starmer parla al popolo britannico.

Nel frattempo il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato: «gli aerei britannici sono oggi in volo in Medio Oriente nell’ambito di operazioni difensive regionali coordinate per proteggere il nostro popolo, i nostri interessi e i nostri valori». Starmer specifica che l’aviazione britannica non ha preso parte agli attacchi compiuti in mattinata dagli alleati.


Si registrano nuovi lanci missilistici in tutta la regione. La Fars parla di diverse esplosioni a Shiraz, nell’Iran meridionale. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver completato un «ampio attacco» contro i sistemi di difesa strategici iraniani, «compreso il sistema di difesa aerea SA-65 situato nella zona di Kermanshah, nell’Iran occidentale».

In Israele suonano nuovamente le sirene a seguito di una nuova ondata di missili provenienti da Teheran. Reuters riporta pesanti esplosioni avvenute a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti. Bombe anche a Doha, capitale del Qatar. Un drone iraniano ha colpito l’Aeroporto Internazionale del Kuwait, causando feriti lievi e danni materiali limitati.


L’ambasciata USA in Libano ha esortato i propri cittadini a lasciare urgentemente il Paese, bombardato questa mattina da Israele. La decisione di Washington è probabilmente legata alle preoccupazioni per eventuali ritorsioni di Hezbollah, il gruppo islamista particolarmente attivo nel Libano meridionale.

Qui è in corso lo schieramento della Brigata Sassari, che si unirà alla missione UNIFIL, operativa dal 1978 con l’obiettivo di mantenere la pace nella regione. Tuttavia, nemmeno la missione ONU è stata risparmiata negli ultimi due anni dagli attacchi israeliani.


La Mezzaluna Rossa ha dichiarato che almeno 20 delle 32 province iraniane sono state colpite dai bombardamenti USA-israeliani. Come riporta Reuters, negli attacchi sarebbero rimasti uccisi Mohammad Pakpour, capo dei Pasdaran, e Amir Nasirzadeh, Ministro della Difesa.


L’Oman, attraverso il proprio Ministro degli Esteri, ha chiesto una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza con l’obiettivo di «imporre un cessate il fuoco e mandare un chiaro messaggio di sostegno al diritto internazionale». La Francia, membro permanente del Consiglio di Sicurezza, si accoda alla richiesta.

L’Oman, mediatore dei precedenti tavoli negoziali tra Stati Uniti e Iran, ha aggiunto che l’attacco USA-Israele rischia di scatenare «conseguenze irrisolvibili. Negoziati seri e attivi sono stati ancora una volta compromessi».  


Il Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è intervenuto sull’attacco israeliano sferrato su una scuola elementare. «Decine di bambine innocenti sono state assassinate. Questi crimini contro il popolo iraniano non resteranno senza risposta».


Volker Turk, Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, ha richiamato le parti a una de-escalation e al ripristino del confronto diplomatico. «Deploro gli attacchi militari sferrati questa mattina da Israele e Stati Uniti in Iran, e i successivi attacchi di rappresaglia da parte di Teheran», ha dichiarato Turk, sottolineando che: «come sempre, in ogni conflitto armato, sono i civili a pagare il prezzo più alto».

Nel frattempo cresce il bilancio delle vittime causato dall’attacco israeliano su una scuola nell’Iran meridionale. Secondo l’IRNA, sarebbero almeno 57 le studentesse uccise, con oltre 50 bambine ancora sotto le macerie.


Il ministro Tajani ha dichiarato alla stampa che la base italiana in Kuwait è stata effettivamente colpita nel corso degli attacchi iraniani, ma i militari presenti all’interno sono tutti incolumi. “Ci sono stati danni ingenti alla pista ma non ci sono militari italiani feriti. E’ stato fatto anche un attacco al comando della Quinta flotta ma non ci sono italiani coinvolti in tutta l’area, né civili né militari”, ha dichiarato il ministro.


L’aviazione israeliana ha diffuso le immagini dell’attacco su larga scala lanciato contro “centinaia” di obiettivi nell’Iran occidentale. Nonostante l’aviazione dichiari che gli obiettivi fossero unicamente militari, almeno una scuola è stata colpita del sud del Paese, con l’uccisione di decine di bambine. “Parallelamente agli attacchi dell’Aeronautica Militare contro l’Iran, il Sistema di difesa aerea sta lavorando per intercettare le minacce lanciate dall’Iran verso il territorio dello Stato di Israele” riporta l’aviazione.


Le immagini satellitari dell’abitazione della Guida Suprema dell’Iran Khamenei dopo l’attacco iraniano. Al momento non si sa con certezza la sorte del leader.


Russia: il presidente della Commissione Affari Internazionali della Duma russa, Leonid Slutsky, ha chiesto la convocazione di una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza ONU, secondo quanto riferisce la TASS. “La comunità internazionale dovrebbe impedire uno scenario che potrebbe rischiare lo scoppio di una terza guerra mondiale” avrebbe dichiarato Slutsky. Per la Russia, la teoria degli “attacchi preventivi” volti a difendere cittadini europei ed americani è una “cortina fumogena” che ha l’unico scopo di rovesciare il potere a Teheran. Proprio in quest’ottica, sostiene Slutsky, gli USA hanno deliberatamente sabotato ogni tentativo di raggiungere un accordo sul nucleare.

Belgio: il ministro degli Esteri ha dichiarato che “i cittadini iraniani non dovrebbero pagare il prezzo delle scelte del loro governo”, rammaricandosi che i negoziati non abbiano portato risultati concreti.

Norvegia: il ministro degli Esteri ha dichiarato che “Israele ha descritto l’attacco come preventivo, ma non è in linea con la normativa internazionale”, in quanto “gli attacchi preventivi sono autorizzati solo in caso di minaccia imminente”.

Pakistan: il ministro degli Esteri ha “duramente condannato” l’attacco israeliano, chiedendo uno stop immediato alla escalation.

Spagna: il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez ha dichiarato: “Respingiamo l’azione militare unilaterale degli Stati Uniti e di Israele, che rappresenta un’escalation e contribuisce a un ordine internazionale più incerto e ostile. Condanniamo inoltre le azioni del regime iraniano e della Guardia Rivoluzionaria. Non possiamo permetterci un’altra guerra prolungata e devastante in Medio Oriente. Chiediamo un’immediata de-escalation e il pieno rispetto del diritto internazionale. È tempo di riprendere il dialogo e raggiungere una soluzione politica duratura per la regione”.

UE: Ursula von der Leyen ha scritto sui propri social che “è di fondamentale importanza garantire la sicurezza nucleare e prevenire qualsiasi azione che possa ulteriormente aggravare le tensioni o indebolire il regime globale di non proliferazione” e che “in stretto coordinamento con gli Stati membri dell’UE, adotteremo tutte le misure necessarie per garantire che i cittadini dell’UE nella regione possano contare sul nostro pieno sostegno”.


La Sicurezza Nazionale iraniana, citata da Al Jazeera, avrebbe diffuso un comunicato nel quale incita i propri cittadini ad abbandonare immediatamente Teheran. “Dovreste, per quanto possibile e mantenendo la calma, viaggiare verso altri posti e altre città”, hanno dichiarato le autorità. Nel frattempo, un attacco israeliano ha colpito una scuola elementare femminile nel sud dell’Iran, uccidendo almeno 24 bambine.


  • Negli Emirati sono stati riportati missili ad Abu Dhabi e a Dubai, dove sarebbe stata uccisa una persona; le autorità hanno confermato gli attacchi, annunciando di averli intercettati e di riservarsi il diritto di rispondere. L’Iran avrebbe inoltre preso di mira la base di Al Dhafra.
  • In Bahrein è stata colpita una base navale statunitense, notizia confermata dal governo.
  • In Arabia Saudita, gli attacchi si sarebbero abbattuti su Riyad; sulle piattaforme indipendenti sono apparsi dei video che confermerebbero i bombardamenti, ma i canali ufficiali non hanno ancora rilasciato commenti a riguardo.
  • Attacchi anche in Iraq, nell’area di Jarf al Nasr, nel centro del Paese. I media locali riportano che 2 persone sarebbero rimaste uccise. Qui starebbe inoltre venendo colpita la base di Erbil – nel Kurdistan iracheno.
  • In Qatar il ministero della difesa ha fatto sapere di avere intercettato dei missili, senza specificare l’area dove si sarebbero schiantati. Dalle basi statunitensi sul territorio si sono levati in aria dei jet, e in questo momento pare stia venendo presa di mira Doha.
  • Attacchi infine anche in Giordania e Kuwait, dove sarebbe stata colpita la base di Al-Salem.

In Iran, per ora sembra che l’attacco israelo-statunitense avrebbe preso di mira le élite del Paese, con lo scopo di uccidere i vertici della catena di comando. Colpite le residenze della Guida Suprema Khamenei, del Presidente Pezeshkian, dell’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad, del ministro degli Esteri Araghci, e di altri ministri. Da una prima ricostruzione, Khamenei sarebbe stato portato in un luogo sicuro, ma la notizia non è stata confermata; analoga situazione per quanto riguarda Araghci. Non vi sono, invece, notizie su Pezeshkian e Ahmadinejad. Secondo agenzie di stampa internazionali, sarebbero stati uccisi diversi diplomatici e militari iraniani; l’esercito smentisce di avere subito perdite importanti.
Tra le aree colpite la capitale Teheran, ma anche Tabriz, Shiraz, Zanjan e Sanandaj. Bombe anche su Eshefan, sede di uno dei maggiori impianti nucleari iraniani. Fonti israeliane hanno riportato ai media che sarebbero stati presi di mira siti delle Guardie Rivoluzionarie e piattaforme balistiche.


Secondo quanto riportato da Barak Ravid, giornalista corrispondente di Axios in Medio Oriente e giornalista del canale israeliano Channel 12, che cita funzionari israeliani, la Guida Suprema dell’Iran Khamenei, il presidente Fazlullah e “altre importanti personalità politiche e militari” sarebbero state tra gli obiettivi attaccati, ma al momento la loro sorte è incerta.


La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato poco fa una riunione di governo telefonica, cui hanno partecipato i vicepresidente Antonio Tajani e Matteo Salvini, il ministro della Difesa Crosetto, i sottosegretari Alfredo Mantovano e Giovanbattista Fazzolari e i vertici dell’Intelligence. Nel comunicato stampa che ne è seguito, il governo ha invitato tutti i connazionali all’estero alla “massima prudenza” e rinnovato “la propria vicinanza alla popolazione civile iraniana che con coraggio continua a richiedere il rispetto dei suoi diritti civili e politici”. Meloni si terrà in contatto con i “principali alleati” (ovvero Israele e gli Stati Uniti, che hanno condotto l’attacco) nelle prossime ore “per sostenere ogni iniziativa che possa condurre a un allentamento delle tensioni”. Nessun rappresentante del governo ha per il momento commentato nel merito l’attacco.

Nel frattempo, l’Alta Rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE, Kaja Kallas, ha definito “pericolosi” gli ultimi sviluppi in Medioriente, aggiungendo che “il regime iraniano ha ucciso migliaia di persone” e che “i suoi programmi missilistici balistici e nucleari, insieme al sostegno ai gruppi terroristici, rappresentano una seria minaccia per la sicurezza globale”, dichiarazioni che sembrerebbero di fatto appoggiare, seppur implicitamente, l’iniziativa statunitense e israeliana. “La protezione dei civili e il rispetto del diritto internazionale umanitario sono una priorità”, continua Kallas, aggiungendo che “la nostra missione navale Aspides rimane in stato di massima allerta nel Mar Rosso ed è pronta a contribuire a mantenere aperto il corridoio marittimo”.


Esplosioni si stanno verificando in buona parte della regione Mediorientale. In Bahrein, missili hanno colpito il centro servizi della Quinta Flotta statunitense. Ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi, è stata registrata una forte esplosione. Lo stesso in Kuwait. Tutti gli Stati del Golfo hanno al momento chiuso il proprio spazio aereo. Esplosioni si sono verificate anche a Dubai, dove è in corso l’evacuazione del Burj Khalifa, l’edificio più alto al mondo.


L’attacco congiunto di Israele e Stati Uniti è stato motivato dal presidente Trump dalla necessità di fermare lo sviluppo di armamenti nucleari da parte di Teheran. I negoziati in corso tra le parti, mediati dall’Oman e ricominciati lo scorso giovedì, vertevano proprio su questo. Nella serata di ieri, venerdì 27 febbraio, il ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Albusaid ha dichiarato in un’intervista rilasciata a CBS che l’Iran ha accettato di non stoccare “mai e poi mai” il materiale necessario per creare una bomba nucleare. “Questo è un grande risultato, qualcosa di completamente nuovo. Se non è possibile stoccare materiale arricchito, non c’è modo di creare una bomba, indipendentemente dal fatto che si proceda o meno all’arricchimento”. Nelle parole del ministro Albusaid, insomma, l’Iran aveva accettato a rifiutare di stoccare uranio arricchito, materiale fondamentale per la creazione di una bomba nucleare. “Credo che questo sia un aspetto che è stato molto trascurato dai media e vorrei chiarirlo dal punto di vista di un mediatore”. A poche ore di distanza da questa intervista, le bombe israeliane hanno colpito il centro di Teheran e altre città dell’Iran.

Sono ormai oltre trent’anni (dal 1992, per la precisione) che Netanyahu accusa l’Iran di essere al massimo a cinque anni di distanza dal possedere un’arma nucleare e sottolinea la necessità di un’azione internazionale guidata dagli Stati Uniti per fermare il programma. Nel tempo, le dichiarazioni di Netanyahu si sono rivelate palesemente false, ma nonostante ciò, da Reagan in poi l’ostracismo americano nei confronti del programma iraniano si è evoluto, consolidandosi in una piena demonizzazione sotto la presidenza Clinton. Si tratta di un vero e proprio schema, volto a creare un diversivo e a strumentalizzare una minaccia per ottenere un casus belli e a legittimare un cambio di regime. Si tratta della stessa narrazione che permise agli Stati Uniti, nel 2003, di trascinare il mondo in una guerra disastrosa contro l’Iraq, fondata sul pretesto delle armi di distruzione di massa mai esistite.


L’esercito israeliano ha riferito che negli ultimi minuti sono stati rilevati missili lanciati dall’Iran in direzione di Israele e che i sistemi difensivi sono attivi per intercettarli.


“Sto seguendo con la massima attenzione l’o svolgersi l’evolversi della situazione in Iran, in Israele e, più in generale nell’intera area del Medio Oriente” riferisce il ministro della Difesa italiano Crosetto in un comunicato, assicurando che “allo stato attuale, il personale della Difesa italiano non risulta coinvolto negli eventi in atto”.


In un video diffuso tramite il proprio social Truth Trump ha annunciato l’inizio di una “operazione militare” in Iran insieme a Israele. “Il nostro obiettivo è difendere i cittadini americani da minacce immediate da parte del regime iraniano”. “Per 47 anni l’Iran ha augurato la morte del popolo americano, conducendo campagna senza fine di massacri e omicidi di massa che avevano come obiettivo gli Stati Uniti, le nostre truppe e persone innocenti in molti Paesi” ha dichiarato il presidente. Trump ha successivamente proceduto con le accuse contro Teheran di stare sviluppando una bomba nucleare e che l’attacco ha lo scopo di impedire a questa “maledetta dittatura” di minacciare gli americani. “Distruggeremo i loro missili e raderemo al suolo la loro industria missilistica. Cancelleremo la loro marina militare. Ci assicureremo che non abbiano nessuna arma nucleare. Impareranno presto che nessuno deve sfidare le Forze Armate degli Stati Uniti”.


Un alto ufficiale del governo statunitense ha riferito al medio qatariota Al Jazeera che l’operazione israeliana è stata condotta in collaborazione con gli Stati Uniti.


Alcuni missili sono stati lanciati da Israele contro Teheran, colpendo la zona di University Street e di Jomhouri, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa di Stato Fars. Nel mentre, sirene di allarme sono suonate in tutta Israele, con il governo che ha dichiarato lo stato di emergenza e avvertito i cittadini di recarsi verso ripari e spazi protetti.

Biomicrochip prodotti da cellule cerebrali dimostrano di saper giocare a Doom

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Non è raro sentir parlare di chip impiantati nel cervello umano. Molto meno comune è invece discutere di come le cellule cerebrali possano essere impiantate su di un chip. I computer ibridi che integrano neuroni viventi restano oggigiorno un terreno di ricerca sperimentale, lontano da applicazioni immediate, tuttavia il settore sta avanzando rapidamente e le aziende coinvolte continuano a mostrare risultati sempre più sorprendenti. L’ultimo traguardo? Un chip organico capace di imparare a giocare a Doom, classico videoludico degli anni Novanta.

Il risultato è stato presentato da Cortical Labs, azienda che si propone come alternativa futuristica alle reti neurali tradizionali e all’intelligenza artificiale, puntando su un sistema di “intelligenza effettiva” ottenuto coltivando cellule cerebrali direttamente sulla superficie di un semiconduttore. Secondo le promesse dell’impresa, una volta perfezionati, questi chip saranno in grado di elaborare informazioni più rapidamente e a costi energetici inferiori rispetto alle soluzioni oggi in commercio. Richiederanno meno elettricità e avranno bisogno di quantità ridotte di dati di addestramento per portare a termine compiti complessi.

Nel 2022 lo stesso laboratorio aveva già attirato l’attenzione replicando il classico esperimento che accomuna molte realtà impegnate negli innesti cerebrali: una partita a Pong. Con una differenza sostanziale, però. In quel caso non ci si trovava davanti a una scimmia addestrata a giocare, ma era direttamente il chip a controllare la pallina. Il popolo della rete aveva subito colto l’occasione per riesumare un meme caro ai videogiocatori e agli appassionati di tecnologia, chiedendo se il prodotto fosse in grado di sostenere il videogame Doom. Con il passare degli anni, il titolo è infatti diventato la prova del nove per qualsiasi dispositivo elettronico, dai frigoriferi ai test di gravidanza, fomentando una visibilitá virale delle acrobazie che alcuni programmatori riescono a imbastire. 

Missione compiuta. Cortical Labs ha sviluppato un’interfaccia che semplifica drasticamente la programmazione dei suoi chip, allineandoli di fatto allo standard di scrittura codici di Python. A quel punto è bastato l’intervento di un programmatore indipendente per addestrare il biochip e ottenere un risultato funzionante. Secondo quanto riportato dai ricercatori, le prestazioni restano lontane da quelle di un gamer esperto, ma il traguardo è comunque significativo: l’esperimento avrebbe utilizzato appena un quarto dei neuroni impiegati nella dimostrazione di Pong, richiesto tempi di addestramento molto più brevi ed sarebbe stato condotto da una persona non specializzata negli aspetti scientifici del dispositivo. In sostanza, più che rivendicare un salto di potenza, l’azienda mette in evidenza un’ottimizzazione del processo applicativo che rende i semiconduttori più accessibili e funzionali. Un passaggio essenziale per comprendere potenzialità e limiti tecnici degli stessi.

Come spesso accade in questi ambiti, l’operazione in riguardante Doom ha soprattutto una funzione promozionale: serve a dare visibilità a progetti che, altrimenti, rischierebbero di restare confinati nei laboratori e noti soltanto a una ristretta cerchia di accademici. Prima che strumenti di questo tipo trovino applicazioni diffuse passerà probabilmente molto tempo. Basti pensare che la popolarissima – e abilmente pubblicizzata – Neuralink aveva mostrato al mondo la sua versione di una partita a Pong già nel 2021, mentre la produzione su larga scala degli impianti cerebrali, stando alle dichiarazioni del proprietario Elon Musk – soggetto non esattamente famoso per la precisione delle sue previsioni –, dovrebbe prendere piede solamente quest’anno.

Sorvolando sul dilemma etico che puntualmente riaffiora quando si parla di coltivazione cellulare, resta ancora da chiarire in dettaglio come i biochip processino le informazioni, se la loro operatività sia assimilabile a quella dei semiconduttori tradizionali o se richieda preferibilmente un paradigma di gestione completamente diverso, pensato per interfacciarsi con una dimensione tecnologica inedita. Quel che è certo è che la dimostrazione goliardica di Cortical Labs ha mostrato come un sistema biologico sia già in grado di gestire un livello di complessità non trascurabile – una premessa che apre la strada a ipotesi applicative più articolate e, per ora, ancora tutte da esplorare.

Repubblica Democratica del Congo, attacchi contro un aeroporto

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L’aeroporto della città di Kisangani, nella Repubblica Democratica del Congo, è stato preso di mira da un attacco con droni. A dare la notizia sono le autorità del Paese, che hanno accusato il movimento ribelle dell’M23 dell’attacco. Kisangani si trova nell’area nordorientale del Paese, lontano dalla linea dell’avanzata portata avanti dall’M23 lo scorso anno. L’attacco all’aeroporto arriva in un momento di tensione tra le parti, nonostante l’accordo di cessate il fuoco siglato tra RDC e Ruanda, Paese accusato di sostenere l’M23, con la mediazione di Trump: negli scorsi giorni una milizia accusata di essere sostenuta dall’esercito regolare ha attaccato postazioni minerarie controllate dai ribelli.

Perché la chiusura dello Stretto di Hormuz è un problema per l’economia globale

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Con lo scoppio della guerra nella regione mediorientale, si è tornato a parlare di una possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. I pasdaran iraniani hanno annunciato che il traffico nel bacino è «praticamente» fermo, e hanno attaccato petroliere britanniche e statunitensi che transitavano nell’area, senza tuttavia formalizzare la chiusura dello Stretto. Oggi si contano diverse petroliere ferme all’ingresso e all’uscita di Hormuz, e il passaggio di navi risulta notevolmente diminuito. Una chiusura totale dello Stretto comporterebbe effetti diretti sull’economia mondiale. Da Hormuz passa circa il 20% del petrolio globale, e il 30% di quello commerciato via mare. Le tensioni e la riduzione del traffico nel passaggio hanno fatto schizzare il prezzo del gas all’ingrosso, che in apertura ha registrato un +22%, con picchi del +50%. Le stesse quotazioni del petrolio sono salite notevolmente, toccando quota +13%.

Contrariamente a quanto riportano diversi media, lo Stretto di Hormuz non pare ancora chiuso completamente. Dando un’occhiata sul sito di monitoraggio marittimo Marine Traffic, si può notare un gran numero di navi e petroliere stazionate da una parte e dall’altra dello Stretto, ma anche qualche imbarcazione che starebbe intraprendendo tale rotta. Nonostante ciò, sabato stesso, con l’inizio della guerra dopo gli attacchi israeliano-statunitensi, i pasdaran hanno annunciato che lo Stretto è «praticamente chiuso», menzionando insicurezze da parte delle imbarcazioni e delle petroliere, che vista la situazione di tensione stavano evitando di navigare nell’area. Dopo tale annuncio, è iniziato a circolare un audio attribuito alle stesse Guardie Rivoluzionarie, che dichiaravano il passaggio chiuso. L’Indipendente non è riuscito a verificare tale audio. Tra ieri e oggi, tuttavia, l’Iran ha attaccato tre petroliere degli Stati Uniti e del Regno Unito nella regione del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz, confermando di stare impedendo il passaggio alle navi battenti bandiere di Paesi nemici.

In ogni caso, che lo Stretto sia stato chiuso formalmente o no, il traffico nella zona risulta pressoché fermo, e le stesse organizzazioni marittime internazionali e nazionali hanno sconsigliato alle petroliere di navigarvi: l’Organizzazione Marittima Internazionale (IMO) ha dichiarato che, «dove possibile, le imbarcazioni dovrebbero evitare di transitare nella regione interessata finché le condizioni non miglioreranno»; il Dipartimento dei Trasporti Marittimi statunitense ha raccomandato alle navi di tenersi a distanza dall’area sin da sabato; analogamente, l’omologo dipartimento britannico (UKMTO) ha chiesto alle navi di approcciare lo Stretto con cautela. Gli effetti del sostanziale blocco del traffico sullo Stretto si stanno facendo sentire: oggi QatarEnergy ha annunciato la chiusura momentanea della produzione a causa dello stop al traffico, facendo aumentare il prezzo del gas all’ingrosso in Europa del 50%; il prezzo del petrolio è invece aumentato fino al 13%. La situazione è ancora troppo fresca per incidere sui portafogli delle singole famiglie, ma se non dovesse smuoversi, potrebbero iniziare a farsi sentire effetti collaterali.

Lo Stretto di Hormuz sabato 28 febbraio; i punti rossi rappresentano le petroliere stazionate o in transito.

Lo Stretto di Hormuz si trova tra l’Iran e la Penisola arabica e separa il Golfo di Omana sud-este il Golfo Persicoad ovest. Il passaggio è largo circa 30 chilometri e presenta caratteristiche morfologiche che lo rendono adatto al transito delle grosse navi petrolifere; si colloca inoltre in un’area fortemente strategica, all’entrata del Mar Arabico: petrolio e gas naturale dei Paesi del Golfo devono infatti necessariamente passare da lì se vogliono uscire in mare e venire commerciati. Negli ultimi anni con la scoperta di nuovi giacimenti e il conseguente incremento delle attività esplorative ed estrattive nella Penisola arabica, lo Stretto ha acquisito sempre più centralità. Secondo l’ultimo rapporto del Dipartimento dell’Energia statunitense, nel 2024, il flusso di petrolio attraverso lo Stretto è stato in media di 20 milioni di barili al giorno, corrispondente a circa un quinto del consumo globale di petrolio e a un terzo del petrolio commerciato via mare. Nel 2025, secondo stime parziali, il flusso totale di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz sarebbe rimasto relativamente stabile rispetto all’anno precedente.

Sul versante del petrolio grezzo, il Paese esportatore che verrebbe più danneggiato da una chiusura del flusso dello Stretto è l’Arabia Saudita, che nel 2024 ha trasportato una media di 5,5 milioni di barili al giorno; seguirebbero l’Iraq, che nel 2024 vi ha fatto transitare 3,2 milioni di barili, e gli Emirati e i suoi 1,9 milioni di barili. La maggior parte di questo petrolio va alla Cina, che nel 2024 ha importato 5,4 milioni di barili al giorno, seguita dall’India, con 2,1 milioni; in Europa, nello stesso anno sono arrivati 500mila barili al giorno. Per quanto riguarda il GNL, invece, il produttore che verrebbe più danneggiato sarebbe proprio il Qatar, che risulta dopo gli USA il secondo maggiore esportatore al mondo; nel 2024 ha fatto uscire dallo Stretto 10,7 milioni di barili al giorno. Al primo posto tra gli importatori, di nuovo Cina e India, che nel 2024 hanno importato rispettivamente 2,7 milioni e 2,2 milioni di barili al girono. Anche l’Italia subirebbe l’impatto sullo stop al commercio di GNL: il Belpaese risulta infatti il sesto maggiore importatore di GNL che proviene dall’area, e nel 2024 ha importato 700mila barili al giorno, più di tutto il resto d’Europa.

PIL italiano, ISTAT rivede al ribasso le stime: +0,5% nel 2025

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L’Istat ha diffuso la stima finale del PIL italiano: nel 2025 è cresciuto dello 0,5%, in lieve calo rispetto allo 0,7% indicato a gennaio, una revisione attesa anche per il minor numero di giorni lavorativi rispetto al 2024. Il dato coincide con le previsioni del governo e segue l’aumento dello 0,7% registrato nel 2024 sul 2023. Migliora il rapporto deficit/PIL, sceso dal 3,4% al 3,1%: un segnale positivo, ma ancora sopra il limite europeo del 3%, che mantiene l’Italia nella procedura per deficit eccessivo. Il dato sarà aggiornato ad aprile.

Il Meridione è ancora vittima della morsa del voto di scambio

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L'Italia, si sa, è il Paese in cui sono nate e si sono efficacemente sviluppate le tre associazioni mafiose tradizionali, Cosa Nostra, 'ndrangheta e Camorra. Compagini criminali che, insieme a clan locali e mafie estere, hanno letteralmente colonizzato tutta la Penisola: nessuna regione può ormai dirsi immune alla loro influenza. Eppure, mentre per affari finanziari e riciclaggio le mafie investono nelle città più ricche del Nord, nel Meridione continuano a esercitare un pervasivo controllo del territorio, con un devastante impatto sociale ed economico. La manifestazione più evidente di questo...

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Ex Ilva, operaio 26enne muore dopo essere precipitato nel vuoto

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Un operaio dell’indotto siderurgico, dipendente della ditta Gea Power, è morto in un incidente sul lavoro avvenuto nello stabilimento ex Ilva di Taranto. L’uomo è precipitato da circa dodici metri dopo il cedimento improvviso di un piano di calpestio nell’area dell’agglomerato, dove si preparano i materiali per l’altoforno. Trasportato in gravi condizioni prima all’infermeria interna e poi in ospedale, è deceduto poco dopo. Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria ha espresso cordoglio e annunciato verifiche immediate. Lo scorso 12 gennaio, sempre all’ex Ilva, l’operaio 46enne Claudio Salamida era deceduto in un incidente simile.

Valsusa: tra ritardi e costi sempre più alti la TAV slitta al 2034

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L’entrata in funzione della TAV Torino-Lione slitta al 2034. Lo ha reso noto la società costruttrice TELT, che soltanto pochi mesi fa aveva messo nel mirino il 2032 per la consegna dell’opera. Il ritardo rispetto alle iniziali tabelle di marcia tocca così la soglia dei vent’anni. In questo periodo, stando alle stime della Corte dei Conti Europea, i costi sono lievitati del 127%. Soltanto la tratta transfrontaliera supera gli 11 miliardi di euro, con un incremento del 23% negli ultimi anni. In Italia lo scavo del tunnel principale non è ancora iniziato. A tal proposito, si attende l’arrivo sui cantieri della Tunnel Boring Machine (TBM): la fresa scaverà la roccia e contemporaneamente rivestirà le pareti di cemento armato, preparando la posa dei binari.

A comunicare l’ulteriore slittamento è stato il direttore generale di TELT, Maurizio Bufalini, che ha dovuto correggere le precedenti rassicurazioni: «La previsione è fine Trentatré per la fine dei lavori e quindi appena sono finiti i lavori la linea viene messa in esercizio, quindi Trentaquattro». Una data che allontana definitivamente le speranze di vedere completata l’infrastruttura nei tempi promessi all’inizio degli anni Duemila, quando l’opera veniva presentata come imminente. Numerose sono le criticità che negli ultimi anni hanno segnato la realizzazione dell’opera, tra cronoprogrammi disattesi, rallentamenti burocratici e costi fuori controllo. La percentuale di avanzamento resta bassa — circa il 28% dell’opera — con 46 km di gallerie scavati finora, dei quali una ventina appartengono al tunnel del Moncenisio e sono tutti sul versante francese. Le due canne complessive misurano 57 km: la maggior parte del lavoro è stata realizzata oltralpe; sul lato italiano si procede ancora con opere preparatorie e messa in sicurezza.

A fine gennaio, la Corte dei Conti europea aveva bollato il progetto della TAV con dati impietosi, evidenziando un aumento dei costi del 127% rispetto alle stime iniziali (il progetto originario degli anni Novanta prevedeva 5,2 miliardi) e un ritardo cumulato di diciotto anni nella consegna dell’opera. L’analisi, contenuta in un aggiornamento della relazione sulle grandi “infrastrutture-faro” dei trasporti UE, ha delineato un quadro di criticità condiviso da molti megaprogetti continentali, ma particolarmente problematico per il collegamento transalpino. I costi, già lievitati a 11,1 miliardi di euro in valuta 2012 (circa 14,7 miliardi a valori correnti), salgono impietosamente. Se si considerano anche le tratte nazionali di accesso, la cifra complessiva raggiunge i 25-27 miliardi, come documentato dai rapporti della Cour des Comptes francese e dai monitoraggi dell’Osservatorio Torino-Lione. Il percorso di rincari accomuna la TAV ad altri colossi infrastrutturali: tra i casi più emblematici, la Rail Baltica, che ha visto i costi quadruplicare (+291%), e il canale Senna-Nord Europa, che fa segnare un +225%.

Intanto emergono nuove criticità legate alla gestione del territorio. Lo scalo di Orbassano, inizialmente valutato come possibile base operativa, è stato dichiarato indisponibile perché vincolato ai lavori della Torino-Lione almeno fino al 2034. Una scelta che sottrae per anni un’infrastruttura strategica a funzioni ordinarie, con ricadute sull’intero sistema ferroviario locale. A complicare il quadro si aggiunge la partita industriale tra i colossi ferroviari. Con una delibera del 19 dicembre 2025, l’Autorità di Regolazione dei Trasporti ha imposto a Rete Ferroviaria Italiana di garantire alla compagnia francese SNCF l’accesso agli impianti del nodo torinese in condizioni «eque e non discriminatorie».

Migliaia di cittadini italiani bloccati in Medio Oriente, la Farnesina attiva la Task Force del Golfo

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L’aggressione israeliano-statunitense all’Iran ha presto scatenato un conflitto su larga scala. La ritorsione iraniana si è abbattuta su tutti i Paesi del Golfo che ospitano basi USA, paralizzando il traffico aereo nella regione e lasciando decine di migliaia di cittadini italiani bloccati in Medio Oriente, tra cui anche un gruppo di 200 studenti coinvolti nel programma “L’ambasciatore del futuro”. Per gestire le richieste dei concittadini, il ministero degli Esteri ha istituito la “Task Force Golfo”, una squadra di emergenza composta da 50 persone che avrà il compito di sostenere le ambasciate e i consolati della regione. Intanto, il ministro della Difesa Guido Crosetto è rientrato in Italia, dopo essere rimasto temporaneamente intrappolato a Dubai senza che nessuno avvertisse lui e il governo italiano dell’imminente inizio di una guerra destinata a espandersi nell’intera Asia Occidentale.

La Task Force Golfo della Farnesina è stata istituita ieri, 1° marzo. In una breve intervista Tajani ha spiegato che la squadra avrà il compito di tenersi in contatto con tutte le ambasciate e i consolati della regione e di gestire le richieste degli italiani alle istituzioni rappresentative del Belpaese nella regione del Golfo e in generale nel Medio Oriente. Secondo Tajani, la situazione più «incerta» per gli italiani sarebbe negli Emirati Arabi Uniti, e specialmente ad Abu Dhabi e a Dubai. Proprio a Dubai era rimasto bloccato il ministro Crosetto, che si trovava nella metropoli finanziaria per prendere la propria famiglia e rientrare in Italia. Trovatosi improvvisamente in zona di guerra, il ministro è rimasto un giorno negli Emirati, per poi recarsi via terra a Mascate, in Oman, da dove è ripartito per l’Italia con volo militare. Ha versato sua sponte «il triplo della tariffa prevista» al Comando del 31esimo stormo di Ciampino, nel tentativo di mettere a tacere le critiche sulla sua assenza durante una delle maggiori crisi regionali degli ultimi anni. Dai banchi dell’opposizione non sono tardate ad arrivare contestazioni e battute ironiche sul fatto che il governo italiano non sapesse niente dell’attacco israeliano-statunitense che avrebbe innescato una guerra in tutto il Medio Oriente.

La Task Force risponderà allo stesso numero dell’Unità di Crisi della Farnesina, lavorando in coordinazione con essa, e smistando le migliaia di chiamate di assistenza dei cittadini italiani. Nei soli Emirati, nelle aree interessate dai bombardamenti incrociati, vivono 20mila italiani. Nella medesima Dubai sono attualmente presenti 124 studenti liceali minorenni e altri 66 maggiorenni tra studenti, docenti e personale del  Wsc World Student Connection, l’associazione che ha organizzato l’uscita “L’ambasciatore del futuro”. Qui, «sono state messe a disposizione 45 camere all’Hotel Le Meridien e ulteriori 20 camere sono invece prenotate presso un hotel a Bur Dubai», spiega il ministero. «Tutti i giovani sono affidati ai propri tutor e docenti e saranno seguiti 24 ore su 24 dallo staff del Wsc». Negli Emirati è attivo anche il consolato, a cui la Farnesina ha aggiunto cinque linee di emergenza per gestire le chiamate degli italiani. «Tutto è garantito e sostenuto anche economicamente dal governo degli Emirati Arabi Uniti», ha specificato Tajani.

Non è noto quando gli italiani bloccati nella regione potranno rientrare in Italia. Pare tuttavia che lo spazio aereo per i voli civili rimarrà chiuso anche oggi. Oggi stesso, alle 15, Tajani terrà una informativa urgente sulla crisi nel Golfo davanti alle Commissioni Esteri e Difesa del Senato ed Esteri della Camera; il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, invece, ha convocato il Comitato Nazionale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica al Viminale.