domenica 8 Marzo 2026
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Epstein Files: pubblicati documenti su Trump con le accuse di abusi su una minorenne

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«Lascia che ti insegni come dovrebbero comportarsi le bambine». La frase, attribuita a Donald Trump, compare in uno dei documenti dell’FBI appena pubblicati nell’ambito del rilascio degli Epstein Files. Il Dipartimento di Giustizia ha diffuso tre interviste dell’FBI con una donna che sostiene di essere stata aggredita sessualmente dal presidente USA quando era appena adolescente, dopo essergli stata presentata da Jeffrey Epstein. I memo, redatti nel 2019, contengono dichiarazioni non verificate che non hanno portato ad alcuna incriminazione. Tuttavia, il ritardo nella loro pubblicazione, insieme alla natura delle accuse riportate, ha riacceso il dibattito pubblico e riportato sotto i riflettori i rapporti tra il tycoon e il finanziere condannato per traffico sessuale di minori.

I fascicoli emergono mentre i democratici indagano per accertare se il Dipartimento di Giustizia abbia deliberatamente omesso o trattenuto documenti contenenti accuse di violenza sessuale contro Trump. I documenti diffusi sono rapporti di interrogatorio dell’FBI – FD-302 – redatti nel 2019 dopo una serie di colloqui con una donna che afferma di essere stata abusata da Epstein a partire dai 13 anni. Secondo il racconto riportato nei memo, Epstein l’avrebbe portata in un edificio tra New York e il New Jersey, dove le avrebbe presentato Donald Trump. La donna ha affermato che erano presenti altre persone, senza ricordare chi. Trump avrebbe chiesto loro di uscire dalla stanza. A questo punto, il tycoon si sarebbe abbassato la cerniera dei pantaloni e avrebbe spinto la testa della ragazza verso il suo pene. La donna ha raccontato di aver reagito mordendolo. In risposta, ha riferito, lui le avrebbe tirato i capelli e dato un pugno sulla tempia, gridando: «Portate subito via questa stronzetta da qui».

Nei documenti si afferma anche che la madre della donna, nel frattempo deceduta, avrebbe scontato circa due anni di carcere federale in South Carolina per appropriazione indebita. Secondo la testimone, il reato sarebbe stato collegato a un presunto ricatto da parte di Epstein e di un uomo identificato come Jim Atkins, che avrebbero utilizzato fotografie esplicite della figlia. La testimone ha inoltre riferito agli agenti di aver sentito Trump ed Epstein parlare di come il finanziere di Brooklyn ricattasse alcune persone e di aver sentito Trump discutere di riciclaggio di denaro attraverso i casinò. Ha inoltre riferito di aver ricevuto nel corso degli anni numerose minacce da persone che riteneva legate a Epstein o ai suoi collaboratori. Le telefonate anonime sarebbero iniziate quando aveva circa 16 o 17 anni e sarebbero proseguite con messaggi intimidatori come: «È meglio che tieni la bocca chiusa». La donna ha precisato di non aver mai riconosciuto le voci. Nei documenti vengono citati anche episodi in cui l’accusatrice sostiene di essere stata quasi fatta uscire di strada da altre auto.

Come nel caso dei precedenti memo rilasciati il 30 gennaio, le nuove accuse contenute nei documenti sono esplicitamente indicate come non corroborate. Il Dipartimento di Giustizia ha chiarito che i memo sono stati pubblicati perché presenti negli archivi dell’indagine Epstein, ma che non esistono elementi che confermino il racconto. Gli investigatori non hanno mai avviato procedimenti sulla base di queste dichiarazioni e non è stata aperta alcuna incriminazione nei confronti del presidente. Trump ha già affrontato in passato accuse di violenza e molestie sessuali, tra cui quelle avanzate da diverse donne durante la campagna presidenziale del 2016. Nel 2023, una giuria federale lo ha ritenuto responsabile di abuso sessuale e diffamazione nei confronti della scrittrice E. Jean Carroll, che lo aveva accusato di averla aggredita in un grande magazzino di Manhattan negli anni ’90 e che Trump aveva poi definito “bugiarda”.

La pubblicazione dei memo ha immediatamente provocato una reazione politica. I portavoce di Trump hanno respinto le accuse definendole «false» e prive di credibilità, sottolineando che non sono mai state supportate da prove né utilizzate in procedimenti giudiziari. Il Dipartimento di Giustizia ha spiegato che i documenti erano stati inizialmente classificati come duplicati e, quindi, esclusi dalla prima fase di pubblicazione prevista dall’Epstein Files Transparency Act, prima di essere individuati durante una revisione interna. Intanto, il Congresso chiede chiarimenti sulla gestione degli archivi: migliaia di file legati all’indagine Epstein restano ancora non pubblicati.

AVS registra i fuori sede rappresentanti di lista per farli votare

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Alleanza Verdi Sinistra ha lanciato la piattaforma “votofuorisede.it” per permettere a coloro che vivono lontano dalla città dove risiedono di votare da dove abitano, registrandoli come rappresentanti di lista. Il rappresentante di lista è una figura con il compito di assistere alle operazioni dei seggi, che ha il diritto di votare presso il seggio in cui è stato designato. Ogni partito può nominare un rappresentante di lista e un sostituto per seggio. La mossa è pensata per l’imminente referendum sulla magistratura, e ha la potenzialità di interessare qualche migliaio di persone nelle maggiori città italiane: Roma, città più popolosa d’Italia, ha circa 2.600 seggi. Le iscrizioni alla piattaforma chiuderanno il 15 marzo.

Nigeria, scontri tra esercito e banditi: 48 morti

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Oggi, 7 marzo, il governo nigeriano ha annunciato di avere ingaggiato uno scontro con un gruppo di banditi nell’area di Danmusa, nello Stato di Katsina, uccidendo almeno 45 persone, e perdendo tre soldati. Da quanto spiega il governo, lo scontro sarebbe scoppiato ieri in seguito a una incursione da parte di una banda armata proveniente dallo Stato di Zamfara. Lo scorso giovedì, il medesimo gruppo avrebbe fatto irruzione nel villaggio di Alhazawa a Musawa, tentando di rubare il bestiame; è tornato il giorno dopo, trovando tuttavia dei soldati che l’esercito aveva inviato sul posto per sorvegliare la zona.

L’architettura del caos: settant’anni di interventi USA in Medio Oriente

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US Army (USA) M1A1 Abrams MBT (Main Battle Tank), and personnel from A Company (CO), Task Force 1st Battalion, 35th Armor Regiment (1-35 Armor), 2nd Brigade Combat Team (BCT), 1st Armored Division (AD), pose for a photo under the "Hands of Victory" in Ceremony Square, Baghdad, Iraq during Operation IRAQI FREEDOM. The Hands of Victory monument built at the end of the Iran-Iraq war marks the entrance to a large parade ground in central Baghdad. The hand and arm are modeled after former dictator Saddam Hussein?s own and surrounded with thousands of Iranian helmets taken from the battlefield. The swords made for the guns of dead Iraqi soldiers, melted and recast into the 24-ton blades.

La storia statunitense è costellata da una sfilza di colpi di Stato e aggressioni militari contro Paesi che hanno osato portare avanti il proprio interesse, sfidando la volontà imperiale USA. Ci sono esempi di interventi, diretti o per procura, che riguardano ogni regione del mondo. Per rimanere entro una lunghezza di lettura accettabile per un singolo articolo, ci concentreremo in quella parte di mondo che oggi è tornata ad essere teatro di una guerra allargata a tutta la regione: il Medio Oriente e regioni limitrofe. 
1953: il colpo di stato in Iran
Soldati iraniani circondano il palazz...

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Gli italiani spendono oltre 5 miliardi per le cure fuori casa: è la cifra più alta di sempre

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Nel 2023 gli spostamenti interregionali per le cure hanno raggiunto il loro massimo storico, con una spesa complessiva di 5,15 miliardi di euro. Lo ha attestato il nuovo rapporto della Fondazione Gimbe, presentato in occasione dell’apertura del trentennale dell’ente, disegna una geografia sanitaria a due velocità, evidenziando le pesanti conseguenze sui bilanci familiari e sull’equità del Servizio Sanitario Nazionale. Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto concentrano da sole il 95% del saldo attivo complessivo, mentre Calabria, Campania, Puglia, Sicilia, Lazio e Sardegna assorbono quasi l’80% del passivo. La Fondazione avverte che, ormai, per centinaia di migliaia di cittadini la mobilità sanitaria non è più una scelta, ma una necessità. «I saldi regionali – ha dichiarato il presidente di Gimbe, Nino Cartabellotta – evidenziano un’enorme frattura strutturale tra Nord e Sud. Le sole Regioni con un saldo positivo superiore a 100 milioni si trovano tutte al Nord, mentre quelle con un saldo negativo oltre 100 milioni appartengono tutte al Mezzogiorno, con l’eccezione del Lazio. La mobilità sanitaria riguarda prevalentemente i ricoveri ospedalieri e non restituisce le diseguaglianze nell’assistenza territoriale e socio-sanitaria: il divario reale tra le Regioni è ancora più marcato». Il rapporto mostra come la mobilità attiva, ovvero i crediti vantati dalle Regioni che curano malati provenienti da altri territori, vede ai primi posti Lombardia (23,2% del totale), Emilia-Romagna (17,6%) e Veneto (11,1%). Sul fronte opposto, la mobilità passiva – i debiti contratti verso altre Regioni per far curare i propri assistiti – grava in particolare su Lazio, Campania e Lombardia, ciascuna con oltre 400 milioni di euro di esborso. In termini di saldo, spiccano i positivi rilevanti di Lombardia (645,8 milioni), Emilia-Romagna (564,9 milioni) e Veneto (212,1 milioni), mentre i passivi più pesanti toccano Calabria (-326,9 milioni), Campania (-306,3 milioni) e Puglia (-253,2 milioni). La mobilità coinvolge per lo più ricoveri e prestazioni specialistiche: l’Agenzia per i servizi sanitari regionali, Agenas, ha rilevato che circa l’80% della mobilità per ricoveri è «effettiva», cioè dipende dalla scelta del paziente; quella legata all’urgenza o alla discrepanza di domicilio vede invece quote assai più contenute. Per quanto concerne le prestazioni ambulatoriali, la mobilità riguarda in particolare terapie, diagnostica strumentale e analisi di laboratorio. Il dato più significativo è quello che vede oltre la metà del denaro investito fuori regione finire nelle casse di strutture private accreditate: 1.966 milioni (54,5%) contro 1.643 milioni (45,5%) destinati al pubblico. In Molise, addirittura, il privato assorbe il 90,2% della mobilità attiva. Seguono Lombardia (71,1%) e Lazio (63,8%). «La quota di mobilità che confluisce verso il privato convenzionato – spiega Cartabellotta – non è omogenea in tutte le Regioni, perché dipende dall’offerta e dalle capacità attrattive di strutture private d’eccellenza». Nelle scorse settimane, un altro importante report – pubblicato dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (CREA) – ha attestato come, nell’arco degli ultimi 40 anni, la spesa sanitaria privata delle famiglie italiane sia più che raddoppiata, attestandosi a una cifra pari a 43 miliardi di euro. Secondo la ricerca, nel medesimo periodo la copertura pubblica della spesa sanitaria è scesa dall’81% al 72,6%. Oltre il 70% dei nuclei familiari sostiene oggi costi di tasca propria, una quota cresciuta di 19 punti percentuali dagli anni Ottanta. L’aumento ha colpito soprattutto le famiglie più povere e meno istruite, che spendono fino al 6,8% del loro reddito in sanità, contro il 4,3% delle famiglie benestanti. La quota di spesa sanitaria privata sostenuta dal 60% delle famiglie meno abbienti è infatti cresciuta dal 27,6% al 37,6% dell’intera spesa privata, indicando un impatto regressivo.

Tornado in Michigan, almeno 4 morti e ingenti danni

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Nel pomeriggio di ieri, 6 marzo, un violento tornado ha colpito Union City, nello stato americano del Michigan, causando morti, feriti e gravi danni. Il fenomeno si è sviluppato durante una forte ondata di maltempo che ha interessato il Midwest degli USA, distruggendo abitazioni, sradicando alberi e abbattendo linee elettriche, lasciando molte persone senza corrente. Secondo le autorità locali, almeno tre persone sono morte nell’area vicino a Union Lake e diversi residenti sono rimasti feriti. Squadre di emergenza e volontari sono intervenuti per soccorrere la popolazione. Altri tornado hanno colpito il sud del Michigan, portando il bilancio complessivo ad almeno quattro vittime.

”Saluterò di nuovo il sole”, una poesia di Forugh Farrokhzād (1962)

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Saluterò di nuovo il sole
e il torrente che mi scorreva in petto,
saluterò le nuvole dei miei lunghi pensieri
e la crescita dolorosa dei pioppi in giardino
che con me hanno percorso le aride stagioni.
Saluterò gli stormi di corvi
che a sera mi portavano in dono
l’odore dei campi notturni.
Saluterò mia madre, che viveva nello specchio,
immagine della mia vecchiaia.
E saluterò la terra, il suo desiderio ardente
di ripetermi e riempire di semi verdi
il suo ventre infiammato,
sì, la saluterò
la saluterò di nuovo.
Arrivo, arrivo, arrivo,
con i miei capelli come odori
che sgorgano dal sottosuolo
e gli occhi miei, l’esperienza densa del buio.
Con gli arbusti che ho strappato ai boschi oltre il muro.
Arrivo, arrivo, arrivo,
e la soglia trabocca d’amore
ed io ad attendere quelli che amano
e la ragazza che è ancora lì,
nella soglia traboccante d’amore, io
la saluterò di nuovo.

Forugh, la giovane poetessa di Teheran, influente ma scandalosa nella sua patria perché paladina di una specifica, indipendente visione femminile, adorata prima e dopo la morte come un profeta, come chi sa abbracciare l’universale e insieme a questo l’intimità, la tenerezza e l’intransigenza, la visione e l’incantesimo.

“Salutare”, “arrivare” sono dichiarazioni prima di tutto di un esserci, questione non da poco per una donna iraniana che fa poesia prima ancora che si affermi la rivoluzione islamica guidata dall’āyatollah Khomeini. 

La sua voce poetica ha assunto una vasta fama nel suo Paese che è tanto, per tradizione, sensibile alle parole dei cantori, una voce che sa essere lirica e insieme sociale, politica, come se la poesia fosse declamata durante un comizio o una preghiera collettiva. La poesia che in Persia-Iran ha il respiro dei cori della tragedia greca, che funziona come un oracolo seducente e combattente, araldo di verità sottaciute che il potere vorrebbe amministrare come sua proprietà, schiacciandole nella obbedienza cieca a norme arcaiche.

No, no, la poetessa è seducente, non perché è donna, e le spetterebbe tale prerogativa, lei è seducente perché l’amore non è un sentimento ma una energia necessaria a ottenere una visione convincente delle cose. Fuori dall’amore, fuori dagli urti della tragedia, c’è soltanto sopravvivenza, indifferenza, apatia.

Averro è, il filosofo arabo commentatore di Aristotele, scrive intorno al 1180 d.C. sull’alternanza di finito e infinito, sui confini dell’anima e del corpo, sulla consistenza e inconsistenza della realtà. “L’esperienza densa del buio”, “il ventre infiammato” della terra, in questa poesia sembrano attinenti al clima oscuro da lei vissuto, ai contorni insicuri del quotidiano, a una vita libera – per quanto era possibile –- carica di insidie dal punto di vista di una donna. «Tutti temono,/ tutti hanno paura, ma io e te/ siamo legati alla fiamma all’acqua allo specchio/ e non temiamo nulla… parlo delle nostre mani innamorate/ che sopra le notti han costruito un ponte» (scrive in La Conquista del Giardino).

La sua  indole ‟personale, spregiudicata e ribelle’’, gli atteggiamenti anticonformisti sono ben noti alla poesia iraniana e alle sue scrittrici (si veda l’accurato studio di Nahid Norozi, La mia spada è la poesia, WriteUp, Roma 2023). «Il paradosso è che se da un lato le spinte moderniste… invitavano a sviluppare, per la prima volta nella storia della letteratura persiana,…un sentimento lirico personale, il canone socio-letterario prescriveva che il corpo della donna fosse rappresentato come unico oggetto erotizzabile», ha scritto D. Ingenito, curatore della summa della sua opera (Giunti-Bompiani).

«Quando la mia fede era impiccata/ alle fragili corde della giustizia/ e in tutta la città/ facevano a pezzi il cuore dei miei occhi» (canta Forugh in Una finestra).

Un’altra grande voce iraniana, Simin Behbahâni declamava così con passione il pianto per una giovane donna, martire della libertà: «Non era piombo che la mano della Tirannia/ aveva scaricato sulla sua veste // ma una stella che dal tetto del cosmo/ era stillata nel calice del suo corpo…» (Dodici fontane di sangue, giugno 1985). 

Risuona ancora, sempre l’urlo della poesia…

Palermo, corruzione nella sanità: 6 arresti, sequestrati 1,2 milioni

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La Squadra mobile di Palermo ha eseguito sei misure cautelari nell’ambito di un’indagine della Procura su presunti episodi di corruzione nella sanità pubblica. L’inchiesta, condotta tra il 2024 e il 2025 dalla sezione anticorruzione, riguarda reati contro la pubblica amministrazione legati al riconoscimento di stati invalidanti. Ai domiciliari è finito un 65enne ritenuto “facilitatore” delle pratiche, nel cui possesso sono stati sequestrati oltre 1,2 milioni di euro in contanti. Arresti domiciliari anche per un ortopedico dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Palermo e per un imprenditore di forniture ortopediche. Altri tre indagati sono stati colpiti da obbligo di firma e misure interdittive.

Nelle carceri italiane il numero delle morti “da accertare” è più che triplicato

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Nei dodici mesi del 2025, il sistema penitenziario italiano ha registrato 254 decessi tra i detenuti, con un aumento rispetto ai 246 attestati nell’anno precedente. Lo attesta l’ultimo report del Garante dei Detenuti, da cui emerge però un fenomeno specifico e allarmante: a subire un’impennata, passando dai 16 casi del 2024 ai 50 dello scorso anno, sono i decessi classificati come «cause da accertare». Questo forte incremento – i casi sono più che triplicati – richiede, secondo il rapporto, «un’indagine per comprenderne le ragioni e adottare eventuali misure correttive». L’aumento dei decessi avviene in un contesto di costante crescita della popolazione carceraria, che ha raggiunto una presenza media di 62.841 unità, con un incremento che ha toccato quasi il 17% rispetto al 2021.

Nello specifico, la categoria «cause da accertare» tiene in considerazione quei decessi le cui ragioni, almeno al momento della rilevazione statistica, non sono ancora state determinate con certezza. Il report ricorda come i fattori da cui ciò può dipendere siano vari. Tra questi, ci sono ad esempio accertamenti medico-legali ancora in corso, risultati dell’autopsia non ancora disponibili, il fatto che l’evento richieda ancora ulteriori accertamenti o che l’indagine dell’evento sia stata presa in carico dall’autorità giudiziaria. Si tratta dunque di una classificazione provvisoria, destinata a essere ricondotta, una volta completati gli esami, ad altre voci, come cause naturali, suicidio o omicidio.

Nell’analisi complessiva, i 254 decessi del 2025 si suddividono in 125 per cause naturali (quasi la metà del totale) e 76 suicidi, oltre appunto ai 50 in attesa di accertamento e a 3 decessi accidentali. Il report sottolinea come il numero di suicidi, pur in calo rispetto agli 83 del 2024, resti un’emergenza, con un’incidenza maggiore tra la popolazione straniera (1,74%) rispetto a quella italiana (0,95%) e tra le donne (2,18%) rispetto agli uomini (1,15%). Tra queste, 14 morti sono state registrati come “Esterno istituto”: si riferiscono a soggetti deceduti al di fuori delle strutture carcerarie, ad esempio in occasione di trasferimenti ospedalieri, ricoveri sanitari o, in altri casi, durante permessi o misure alternative alla detenzione.

L’analisi territoriale mostra una concentrazione drammatica in alcune regioni. La Campania e la Lombardia guidano la triste classifica con 40 decessi ciascuna, seguite dal Lazio con 30. Solo in tre regioni si concentra quasi un terzo della mortalità carceraria nazionale. All’interno del rapporto si evidenzia in maniera significativa il fenomeno del sovraffollamento. I numeri sono chiari: all’interno dei 55 istituti in cui si sono verificati suicidi, l’indice medio di affollamento si attesta al 151,50%, con punte che superano il 200% in strutture come Milano San Vittore e Foggia. In media, si legge nel documento, «per ogni 100 posti regolamentari disponibili sono presenti circa 152 detenuti». Gli effetti che questa compressione comporta «in termini di spazi vitali, accesso ai servizi, possibilità di svolgere attività trattamentali e condizioni igienico-sanitarie» rappresentano fattori che incidono anche «nella considerazione del quadro delle ampi vicende suicidaria», ricorda il Garante.

Osservando le statistiche sui decessi, emerge un quadro di fragilità diffusa. Tra le persone decedute per cause naturali, l’età media è di 51 anni, significativamente inferiore all’aspettativa di vita della popolazione generale, e ben 41 detenuti (il 33% del totale) avevano una pena residua pari o inferiore ai tre anni, che avrebbe potuto consentire loro un prossimo ritorno in libertà. L’analisi dei suicidi rivela che ben 46 vittime (la maggioranza, dunque) erano state precedentemente coinvolte in eventi critici di auto-danno intenzionale; tra queste, 17 erano state protagoniste di precedenti tentativi di suicidio. In chiusura, il Garante afferma che i numeri contenuti nel rapporto «sollecitano analisi individualizzate da parte delle Amministrazioni interessate, quella penitenziaria e il servizio sanitario nelle sue articolazioni territoriali».

DIRETTA – Attacchi contro la missione ONU in Libano: chiesta indagine all’ONU – Presidente dell’Iran: “non attaccheremo più Paesi del Golfo”

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Sabato 28 febbraio, Israele ha dato il via a un nuovo attacco contro l’Iran, con missili che hanno colpito diverse zone della capitale Teheran. Centinaia le vittime, compresa la Guida suprema Ali Khamenei. L’attacco è giunto solamente due giorni dopo la ripresa dei colloqui tra Iran e USA, dei quali Trump si era detto non soddisfatto nonostante l’Oman, lo Stato mediatore, avesse parlato di “un’apertura senza precedenti” a nuove idee per un accordo sul dossier sul nucleare. In risposta all’aggressione israelo-statunitense, l’Iran ha bombardato diverse basi statunitensi nei Paesi del Golfo. I raid tra le parti sono andati avanti tutto il fine settimana e per i giorni successivi. Nella notte tra domenica e lunedì, la milizia libanese Hezbollah ha lanciato un attacco contro una base israeliana ad Haifa, aprendo un nuovo fronte della guerra; nella tarda serata di lunedì i pasdaran hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz, facendo schizzare i prezzi del petrolio.


Le IDF hanno rilasciato un rapporto sulle ultime 48 ore di guerra. Da quanto comunica il portavoce in lingua araba Avichay Adraee, l’esercito israeliano avrebbe colpito oltre 300 obiettivi iraniani e 17 libanesi. A Iran sarebbero stati presi di mira siti di stoccaggio di missili sotterranei e superficiali, nascondigli, basi delle forze Basij, piattaforme di lancio di missili balistici e 16 aerei delle IRGC. In Libano sarebbero stati attaccati una base delle IRGC iraniane, piattaforme di lancio di missili, siti di Hezbollah nella regione della Beqaa e comandanti di Hezbollah nella regione di Tripoli.


Il portavoce delle Forze di Difesa Israeliane in lingua araba Avichay Adraee ha rilasciato ordini di evacuazione per i cittadini delle aree meridionali di Beirut. Le forze aree israeliane scaglieranno un attacco sulla capitale libanese a momenti. Come a Beirut, nel sud del Paese: le IDF hanno chiesto ai residenti di abbandonare le aree a sud del fiume Litani, dove in questo momento sono in corso raid aerei, oltre a scontri terrestri con i membri del gruppo Hezbollah.


Il Centro operativo di emergenza del ministero della Sanità libanese ripreso dall’agenzia di stampa statale NNA ha comunicato il bilancio dei morti aggiornati: dall’inizio della settimana a oggi pomeriggio, le vittime causate dagli attacchi israeliani sono 294, mentre altre 1023 persone sono rimaste ferite.


I pasdaran hanno annunciato il lancio della ventiseiesima ondata di attacchi della guerra. Gli attacchi si sono concentrati su Israele, prendendo di mira varie aree del Paese con droni e missili. L’operazione ha impiegato missili di nuova generazione Emad, Qadr e diverse testate Kheibar. I media iraniani riportano inoltre di rumori di esplosioni in Bahrein.

Intanto, la milizia libanese Hezbollah ha dichiarato di avere preso di mira l’avamposto militare israeliano “Balat”, che Israele avrebbe installato nel sud del Libano dopo il cessate il fuoco di novembre e la base militare “Dawud”, a nord-est di Safad, in Israele.


Le IRGC hanno annunciato di avere colpito un’altra petroliera nel Golfo Persico. La nave, registrata con il nome commerciale “Louise p” batte bandiera delle Isole Marshall, ma da quanto comunicano i pasdaran sarebbe di proprietà statunitense. L’attacco iraniano è stato scagliato con un drone.


Ieri sera, la missione dell’ONU in Libano UNIFIL ha dichiarato di avere subito un attacco, in seguito a cui tre soldati ghanesi sono rimasti feriti. Non è chiaro esattamente cosa sia successo: i caschi blu sarebbero stati attaccati nell’area di Al Qawzah, nel sud del Paese, e i feriti più gravi sono stati trasferiti a Beirut. In queste ore stanno arrivando le prime condanne da parte di leader internazionali e libanesi, e il presidente del Libano Joseph Aoun ha accusato Israele dell’attacco. Il Ghana, invece, ha lanciato una richiesta formale all’ONU per chiedere di indagare sulla vicenda, definendola una “grave violazione del diritto internazionale”.


In un comunicato che segue le dichiarazioni del presidente Pezeshian delle scorse ore, riportato dai media iraniani, il consiglio ad interim ha approvato lo stop agli attacchi contro i Paesi del Golfo – a meno che non siano questi ad attaccare. “Dopo le dichiarazioni del presidente, le forze armate ribadiscono ancora una volta il loro rispetto per gli interessi e la sovranità nazionale dei Paesi confinanti e affermano di non aver commesso alcuna aggressione nei loro confronti fino a questo momento”, riporta il comunicato, che tuttavia specifica che “qualora le precedenti azioni ostili dovessero continuare, tutte le basi militari e gli interessi dell’America criminale e del falso regime sionista sulla terraferma, in mare e nell’aria in tutta la regione saranno considerati obiettivi primari e saranno oggetto di potenti e devastanti attacchi da parte delle potenti forze armate della Repubblica Islamica dell’Iran”.


Sarebbero almeno 6.668 gli edifici ad uso civile presi di mira dagli attacchi di USA e Iran, secondo quanto riferito dalla Mezzaluna Rossa iraniana. Di questi, 5.535 sono abitazioni, 1.041sono centri commerciali, 14 i centri medici e 65 le scuole, oltre a 13 edifici appartenenti alla Mezzaluna Rossa.


  • La guerra lanciata da Israele e Stati Uniti contro l’Iran entra nella seconda settimana: intense esplosioni sono state registrate a Teheran, ma il presidente Masoud Pezeshkian ha annunciato che, secondo quanto deciso dal consiglio di leadership provvisorio, i Paesi confinanti con l’Iran non verranno più attaccati a meno che non lancino un attacco contro l’Iran. Gli attacchi sono comunque proseguiti per tutta la notte.
  • L’ambasciatore iraniano all’ONU ha accusato Washington e Tel Aviv di prendere di mira, con i propri bombardamenti, zone densamente popolate del Paese.
  • L’ONU ha chiesto una indagine indipendente sull’attacco alla scuola di Minab, nel sud dell’Iran, nel quale sono state uccise 165 bambine. Secondo un’inchiesta del New York Times, l’attacco sarebbe opera degli USA.
  • I primi corpi dei militari americani uccisi nella guerra sono rientrati negli USA.
  • In un’intervista rilasciata a Fox News, Scott Bessent, segretario del Tesoro, ha dichiarato che gli USA potrebbero concedere lo stop ad altre sanzioni sul petrolio russo (oltre a quella concessa ieri all’India), dal momento che il petrolio dei Paesi del Golfo risulta ancora bloccato.
  • Meloni sente Starmer, Macron e Merz: a seguito della telefonata, il premier inglese ha rilasciato un comunicato nel quale si reitera la condanna agli attacchi iraniani di questi giorni e si annuncia una “intensa attività diplomatica” e uno “stretto coordinamento militare”. Inoltre, “i leader hanno accolto con favore l’offerta del presidente Zelensky di mettere a disposizione dei partner nella regione la sua esperienza nell’intercettazione dei droni” (oltre a ribadire la necessità del sostegno all’Ucraina).