sabato 7 Febbraio 2026
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Militarizzazione, prezzi alle stelle e biglietti invenduti: iniziano le Olimpiadi

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Tra pochi minuti la cerimonia d’apertura suggellerà l’inizio delle Olimpiadi Milano-Cortina, segnate da militarizzazione, prezzi alle stelle e biglietti invenduti. Fino a due giorni fa risultavano ad esempio scoperti migliaia di seggiolini dello Stadio San Siro, dove si svolgerà parte della cerimonia. Gli organizzatori sono dunque corsi ai ripari, tra ribassi e offerte del 2×1 tipiche dei saldi invernali, cui si aggiungono i biglietti regalati a sponsor e politici. L’invenduto si palesa come una costante, che dall’evento inaugurale intreccia il cartellone dei prossimi giorni, per un totale di 1,2 milioni di biglietti staccati su 1,5 milioni stimati. L’Associazione italiana gestori affitti brevi riporta intanto che il dato delle case occupate è il peggiore degli ultimi 11 anni, lanciando l’allarme del flop turistico. Cortina e Milano risultano comunque altamente militarizzate, con uno schieramento di 6mila agenti italiani, cui vanno aggiunti quelli stranieri a seguito delle varie delegazioni.

4 categorie di posti a sedere, coi prezzi via via decrescenti all’allontanarsi dal prato di San Siro: questa la decisione della Fondazione Milano-Cortina (MICO), che per un biglietto di categoria A è arrivata a chiedere 2.026 euro. A seguire, 1.400 euro per la categoria B e la metà per quella C. Chiudono i 260 euro della “popolare” categoria D, corrispondente al terzo anello dello stadio. I circa 10mila biglietti invenduti a due giorni dalla cerimonia d’apertura avrebbero fatto allarmare gli organizzatori, che hanno così deciso di lanciare l’offerta del “compri 2 e paghi 1” ai minori di 26 anni intenzionati ad aggiudicarsi un posto nel terzo anello milanese. Una scelta dell’ultimo minuto che ha provocato non pochi malumori tra coloro che avevano comprato il biglietto a prezzo pieno.

Sempre nell’ottica del riempimento dello stadio, gli organizzatori avevano precedentemente messo in campo due strategie: vendere ai volontari fino a un massimo di quattro biglietti a testa, al prezzo singolo di 26 euro, e distribuire pacchetti di posti a sedere a sponsor e politici, come i consiglieri comunali di Milano. Ammonterebbero a circa 300mila i tagliandi destinati agli sponsor per l’interezza dei Giochi olimpici, che si aggiungono ai 900mila venduti sulla piattaforma ufficiale. Ciò restituisce un totale di 1,2 milioni di biglietti, il 20% in meno rispetto all’obiettivo iniziale fissato a 1,5 milioni.

Il tema dell’invenduto si rispecchia nella denuncia dell’Associazione italiana gestori affitti brevi, che al posto del boom turistico sperato si è ritrovata il tasso di occupazione delle case peggiore degli ultimi 11 anni. I proprietari puntano il dito contro il costo elevato dei biglietti per le gare delle Olimpiadi, denunciando una scarsa domanda di alloggi a fronte di un’offerta elevata. Nel frattempo c’è chi tenta il colpo grosso, arrivando a chiedere fino a 180mila euro per due settimane a Milano.

Il flop turistico delle Olimpiadi Milano-Cortina — quelle dagli ecosistemi stravolti, costi infiniti e opere rimaste incomplete — non ne ha intaccato la militarizzazione, per un dispiegamento di 6mila agenti italiani cui si aggiungono quelli stranieri arrivati a seguito delle varie delegazioni. Fa ancora discutere il caso ICE, al centro di un rimpallo che si protrae da giorni all’interno della politica italiana nonché tra quest’ultima e quella americana. Nelle scorse ore, infatti, la responsabile della Sicurezza e dei Servizi della delegazione statunitense, Nicole Deal, ha smentito la presenza dell’ICE in Italia, sconfessando la versione di Matteo Piantedosi. Due giorni fa il Ministro dell’Interno aveva confermato l’arrivo degli agenti USA, privati però delle «attività operative di polizia».

Ieri, mentre la Fiamma olimpica girava per Milano, centinaia di manifestanti hanno inscenato una protesta contro l’ICE e la partecipazione di Israele alle Olimpiadi. Il fine settimana vedrà l’organizzazione delle Utopiadi al Palasharp occupato, per una tre giorni di sport popolare che intende sfidare i riflettori delle Olimpiadi Milano-Cortina. «Contestiamo la militarizzazione delle città per eventi che hanno come solo scopo la privatizzazione di essa», scrivono i promotori, concentrando l’attenzione sulle conseguenze a corto raggio della militarizzazione, tra traffico e quartieri paralizzati, scuole chiuse, espulsione degli indigenti. «In una città che dà priorità al lusso e al profitto, che spinge ai margini chi la abita creando posto solo per i loro standard di ricchezza, ci schieriamo dalla parte degli espulsi e degli indesiderati, perché è lì che stiamo». Soltanto nelle ultime 48 ore due senza tetto sono stati stroncati dal freddo a Milano, portando a 6 il bilancio di morti da inizio anno, mentre la città era impegnata a spolverare le sue vetrine migliori in attesa del grande evento internazionale.

UE: presentato 20° pacchetto di sanzioni alla Russia

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La Commissione europea ha presentato il 20° pacchetto di sanzioni alla Russia. Sulla scia di quanto fatto con le precedenti 19, la misura intende colpire i settori russi dell’energia, dei servizi finanziari e del commercio. La novità è lo “strumento anti-elusione”, con l’obiettivo di «impedire che prodotti sensibili raggiungano la Russia», ha detto l’Alta Rappresentante dell’UE Kaja Kallas. La proposta passa ora al vaglio del Consiglio dell’Unione europea, che la discuterà la prossima settimana.

I mondiali fantasma di Cortina ’41: quando Hitler e Mussolini si misero gli sci

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Bandiere con la croce uncinata del Terzo Reich che sventolano, anzi garriscono ovunque, tra le vie di Cortina e le piste da sci, come se ci fosse sullo sfondo la Porta di Brandeburgo, invece del massiccio delle Tofane. Militari in divisa, tedeschi e italiani, che passeggiano e si mescolano ai civili. Senza fucili, disarmati: anzi, festosamente coinvolti dal clima sereno. E poi cerimonie di premiazione di atleti che salutano col braccio teso, tra soldati che sfilano a passo dell'oca, con un gigantesco ritratto di Mussolini proprio sopra al palco d'onore. Nel febbraio del 1941 la Seconda Guerra ...

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La Global Flotilla torna ancora più grande: 100 barche e 2 convogli di terra per rompere l’assedio di Gaza

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La nave della Freedom Flotilla al largo di Catania

La Global Sumud Flotilla tornerà a sfidare il blocco israeliano sulla Striscia di Gaza. Più di 100 barche cercheranno di raggiungere la Palestina via mare, mentre due convogli daranno manforte via terra. Migliaia di persone mobilitate, tutte con un unico obiettivo: raggiungere Gaza e rompere l’isolamento e l’assedio che proseguono nel silenzio internazionale dopo l’inizio della “tregua”. La nuova missione dal basso per Gaza è stata annunciata ieri a Johannesburg, in Sudafrica: partirà in primavera e sarà la più grande missione civile mai organizzata per portare solidarietà alla popolazione palestinese. «Il 29 marzo partiremo da Barcellona, e poi a scaglioni ci saranno altre partenze: dalla Tunisia, dall’Italia e da altri porti del Mediterraneo», annuncia a L’Indipendente Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla.

La scorsa missione della Flotilla, fermata brutalmente da Israele, aveva visto la partecipazione di 43 imbarcazioni con circa 500 attivisti da 44 Paesi diretti verso le coste di Gaza, in quella che era la prima iniziativa internazionale di massa portata avanti dalla società civile. «Questa volta saremo più di 100 barche, di cui due molto grandi: una completamente dedicata a medici e personale sanitario, con un migliaio di persone a bordo; e l’altra con circa 300 tra educatori e operai edili», afferma Delia.

Questa volta, in concomitanza con la navigazione delle barche, ci saranno anche due convogli di terra. «Uno attraverserà il Maghreb: partirà dall’Algeria e attraverserà la Tunisia e la Libia, per raggiungere l’Egitto. L’altro invece partirà dall’Asia orientale. Saranno convogli con centinaia di mezzi – camion e auto – che cercheranno di arrivare al valico di Rafah».

Anche sulle barche ci saranno aiuti materiali per la popolazione di Gaza, con la volontà di «aprire un corridoio umanitario permanente che, di fatto, non è stato riaperto». La portavoce sottolinea infatti che, nonostante si parli di “Fase due”, i valichi d’accesso a Gaza, tra cui Rafah, restano semi-chiusi e non permettono un afflusso sufficiente di aiuti in quella che è una «crisi umanitaria indotta dal governo israeliano». L’obiettivo politico, dice Delia, resta lo stesso: «rompere l’assedio di Gaza e il blocco navale illegale che continua a esistere». Sulla Striscia, infatti, i bombardamenti israeliani non si sono mai fermati: sono oltre 570 i morti palestinesi e 1.500 i feriti dall’inizio del cessate il fuoco di ottobre. Il valico di Rafah, riaperto solo pochi giorni fa, permette a pochissime persone di uscire ed entrare, mentre sono decine di migliaia quelle che necessitano cure all’estero o che vogliono tornare a Gaza.

«L’indifferenza e l’inazione dei governi testimoniano un comportamento vergognoso e complice, frutto di scelte di campo chiaramente guidate da interessi economici e politici. Noi, come società civile, parte di questo movimento creato dal basso, abbiamo scelto di non rimanere fermi e silenti». Anche se l’intensità dei bombardamenti è diminuita, dice Delia, «Gaza continua a essere sotto assedio, la Palestina continua a essere occupata, gli insediamenti illegali continuano a esistere e ad allargarsi in Cisgiordania… la Palestina continua a dover essere liberata», conclude.

In primavera ci sarà anche la nuova partenza delle Thousand Madleens e della Freedom Flotilla Coalition, gli altri due movimenti internazionali che via mare cercano di rompere l’assedio di Gaza. «Dobbiamo continuare ad agire, a fare pressione, dentro i nostri Paesi così come alle coste della Striscia, affinché il genocidio finisca e la Palestina possa finalmente essere libera», dice Andrea Usala, uno dei rappresentanti delle Thousand Madleens Italia a L’Indipendente. «Intanto, a Genova, dal 18 al 22 febbraio, come Thousand Madleens stiamo organizzando un training con focus sul Mediterraneo politico, sulla resistenza in mare, sulla prossima missione della Flotilla: sarà aperto a diversi movimenti di resistenza. Ci sarà anche un concerto e un congresso tra le realtà che noi chiamiamo la “resistenza a terra”», continua Usala. «Quello che stiamo vedendo nell’ultimo periodo in Italia è semplicemente l’inizio di una repressione studiata, sintomo di un governo succube dell’amministrazione Trump. Le Flotilla ci devono ricordare che, se vogliamo cambiare le cose, dobbiamo farlo da qui, dai Paesi occidentali complici. Anche questo è il senso del training», conclude il portavoce, invitando a tenere alta l’attenzione e a essere pronti a future mobilitazioni. «Speriamo con tutto il cuore che la missione in primavera sia l’ultima».

Oman: si sono conclusi i primi colloqui tra Iran e USA

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Si è svolta in Oman una prima giornata negoziale tra Iran e Stati Uniti, composta da due turni di colloqui indiretti. Teheran e Washington hanno consegnato al ministro degli Esteri dell’Oman, Badr Al Busaidi, le rispettive proposte per procedere e giungere a un accordo. Il dossier più importante resta lo sviluppo del programma nucleare iraniano. Il ministero degli Esteri dell’Oman afferma in un comunicato che i colloqui si sono concentrati sulla creazione «di condizioni adeguate per la ripresa dei negoziati diplomatici».

L'”inverno cripto” colpisce anche il Bitcoin

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Che il settore blockchain sia un terreno ad alto rischio è ormai evidente. Il Bitcoin, tuttavia, aveva costruito negli anni un’aura di relativa solidità, riuscendo a imporsi come riferimento del comparto e a catalizzare un grado di fiducia che nessun’altra criptovaluta era riuscita a eguagliare. L’attuale scenario geopolitico, segnato da tensioni crescenti e da un’incertezza globale che si riflette su ogni mercato, ha tuttavia incrinato anche questa narrazione. Dal picco del 6 ottobre, il Bitcoin ha imboccato una traiettoria discendente rapidissima, con un crollo che ha bruciato un valore stimato di circa 1.200 miliardi di dollari, riportando al centro del dibattito la fragilità strutturale di un ecosistema che continua a essere vulnerabile agli shock esterni.

Solamente nella giornata di ieri, giovedì 5 febbraio, la criptovaluta ha perso circa il 10% del valore di mercato, proseguendo una tendenza ribassista che si trascina ormai da mesi e che ha riportato le quotazioni ai livelli precedenti all’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca nel 2024. L’elezione del presidente aveva inizialmente alimentato un forte ottimismo nei confronti dell’intero settore, complice una retorica apertamente favorevole alle criptovalute, la quale potrebbe essere stata influenzata sia dagli interessi della sua famiglia nel comparto, sia dalla vicinanza di alcuni membri della sua cerchia a figure di primo piano dell’industria. Tra queste, Changpeng Zhao, fondatore di Binance, condannato nel 2024 per violazioni legate al riciclaggio e sanzionato con una multa da 4,8 miliardi di dollari. Zhao ha scontato una pena detentiva di quattro mesi negli Stati Uniti, tuttavia la sua posizione legale è tornata al centro dell’attenzione dopo la grazia concessa lo scorso ottobre dallo stesso presidente Trump.

Questi presupposti fortunati non sono però riusciti a compensare il prepotente impatto delle turbolenze globali. Gli investitori stanno, alla ricerca di sicurezza, stanno abbandonando gli asset ad alta volatilità per rifugiarsi in beni percepiti come più sicuri. Per avere un ordine di grandezza, secondo dati citati da Business Insider, nell’ultimo anno l’oro ha messo a segno un incremento del 70%, mentre l’argento è arrivato addirittura a toccare il 160%. A complicare ulteriormente il quadro è intervenuta anche la recente nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve: molti osservatori ritengono che il suo avvento possa preludere a un approccio più severo nei confronti dell’ecosistema blockchain, alimentando ulteriori incertezze sul futuro del settore.

In questa fase, le criptovalute stanno iniziando a risentire anche della concorrenza esercitata dalle tecnologie di intelligenza artificiale, la nuova “big thing” capace di attirare capitali speculativi, investitori privati, data center e talenti ingegneristici. Una migrazione che, a sua volta, sta progressivamente svuotando quelle comunità online che avevano trasformato il mondo crypto in un fenomeno identitario di aggregazione e che lo alimentavano con il furore della loro fede. Parallelamente, l’ultima serie di documenti resi pubblici dal Dipartimento di Giustizia statunitense, nell’ambito delle indagini sul giro di abusi legato a Jeffrey Epstein, emergono infatti diversi legami – diretti e potenziali – tra Epstein e la promozione della criptovaluta. 

Nello specifico, è emerso che nel 2014 Epstein ha investito nella piattaforma di scambio Coinbase e che, tra il 2002 e il 2017, ha sostenuto direttamente le attività del MIT legate alle valute digitali, convogliando 850,.000 dollari verso il Massachusetts Institute of Technology. Non sorprende che un soggetto attivo nei paradisi fiscali e coinvolto in un vasto giro di sfruttamento minorile potesse guardare con interesse a un sistema finanziario parallelo e indipendente da quello offerto dalle banche centralizzate. Ciononostante, la rivelazione ha messo in forte imbarazzo alcuni dei membri più idealisti dell’area libertaria, i quali non hanno affatto gradito lo scoprire un simile retaggio all’interno della storia del Bitcoin.

L’immagine simbolo del poliziotto ferito a Torino è stata rielaborata con l’IA

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Un poliziotto in ginocchio sull’asfalto bagnato, il corpo piegato in avanti e sorretto da un collega che si china per aiutarlo. Uno indossa ancora il casco, l’altro ha il volto scoperto e teso; una mano cerca appoggio sulla spalla per sostenete il collega ferito. La scena è isolata dal buio della notte, illuminata da luci artificiali che ne accentuano il carico emotivo. Così si presenta la fotografia pubblicata dalla Polizia di Stato il 1° febbraio su X, a corredo della comunicazione sugli scontri avvenuti a Torino durante la manifestazione a sostegno di Askatasuna del giorno precedente. Lo scatto, divenuto virale sui social e sui media, si è imposto come immagine simbolo della violenza subita dalle forze dell’ordine. Tuttavia, un’analisi più attenta mostra che si tratta di una immagine modificata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. L’immagine, tra l’altro, non collima con altri materiali originali dello stesso istante diffusi dai profili social del partito di maggioranza, Fratelli dItalia, e da diversi media e agenzie di stampa.

L’immagine è stata sottoposta dalla nostra redazione a diversi strumenti di rilevamento di contenuti generati o modificati con intelligenza artificiale. I risultati non sono identici, ma convergono tutti su un punto: la fotografia mostra una percentuale significativa di intervento AI, variabile dal 32% fino a oltre il 99% a seconda del detector utilizzato. La variabilità delle percentuali è spiegabile dal fatto che la base dell’immagine è reale, ma lo scatto è stato successivamente rigenerato tramite intelligenza artificiale per aumentarne la risoluzione e accentuarne l’effetto drammatico. Non si tratta, quindi, di un’immagine interamente costruita, bensì di un frame estratto da un video autentico dell’assalto al poliziotto e poi rielaborato con strumenti di AI generativa. L’intervento ha evidentemente migliorato nitidezza e definizione, puntando soprattutto a rafforzarne l’impatto emotivo. Ma non solo, ha anche modificato in maniera sostanziale la fotografia.

A sinistra, l’immagine originale del poliziotto ferito durante gli scontri avvenuti sabato a Torino, e a destra, la stessa foto rielaborata con l’utilizzo dell’intelligenza artificiale come è stata pubblicata sul profilo della Polizia di Stato

Il confronto diretto tra il video degli scontri e la foto diffusa sui social istituzionali rivela numerose incongruenze visibili a occhio nudo, difficilmente spiegabili con una semplice differenza di angolazione. Nel video originale il poliziotto indossa una maschera antigas e impugna uno scudo antisommossa; nella foto postata dalla Polizia di Stato, questi elementi scompaiono o vengono trasformati. Il volto, coperto nel filmato, appare invece visibile e, dunque, ricostruito, con artefatti grafici tipici del “riempimento generativo” utilizzato da software AI. Anche lo sfondo cambia: una vettura visibile nel video sparisce, la pavimentazione non coincide, le fonti di luce risultano incoerenti. Le texture dei pantaloni e dei guanti mostrano una morbidezza innaturale, le scritte “Polizia” risultano deformate, le pieghe dei tessuti sembrano ridisegnate. Tutti segnali noti a chi lavora con immagini AI: quando l’algoritmo “immagina” ciò che non vede, crea una scena plausibile, ma non vera. Il risultato è una foto più pulita, più drammatica, ma anche meno fedele alla realtà.

L’analisi porta a una conclusione chiara: con altissima probabilità l’immagine diffusa dalla Polizia di Stato è il prodotto finale di una catena di rielaborazioni AI, partite da un video reale – che nessuno contesta – ma spinte progressivamente verso una rappresentazione emotivamente più efficace. In questo processo, il volto ricostruito e la postura “iconica” del poliziotto diventano centrali: l’AI colma ciò che la realtà non mostrava abbastanza chiaramente, aggiungendo un livello di empatia visiva. Il problema non è tecnologico, ma comunicativo.

Non è la prima volta in cui sull’account Instagram della Polizia di Stato vengono pubblicati contenuti evidentemente generati con intelligenza artificiale, segno di un uso ormai abituale di questi strumenti nella comunicazione social.

Si potrebbe obiettare, e non a torto, che si tratta di modifiche di poco conto, che non cambiano la sostanza dell’immagine né quello che rappresenta. Tuttavia, in un’era in cui la distinzione tra reale e falso si fa sempre più labile e l’uso dell’IA a fini propagandistici entra nella quotidianità, appare doveroso che le istituzioni dello Stato facciano un uso responsabile delle nuove tecnologie. Che la polizia di Stato, a qualsiasi fine, modifichi contenuti in suo possesso tramite l’uso dell’intelligenza artificiale e li divulghi senza comunicarne l’alterazione è certamente un possibile motivo d’allarme rispetto alla poca trasparenza, o quantomeno alla superficialità con cui queste operazioni possono essere svolte anche da parte dello Stato. In un’epoca in cui le immagini influenzano il dibattito pubblico, la trasparenza resta una responsabilità istituzionale.

Pakistan, attentato suicida in moschea: almeno 31 morti e 100 feriti

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Un’esplosione ha colpito un imambargah, luogo di culto musulmano sciita, a Islamabad, causando almeno 31 morti e un centinaio di feriti. Lo ha reso noto l’amministrazione distrettuale della capitale pakistana. L’attacco è avvenuto durante la preghiera del venerdì presso il Qasr-e-Khadijatul Kubra, nella zona di Terlai, alla periferia della città. Secondo testimoni si sarebbe trattato di un attentato suicida, ipotesi poi confermata da polizia e autorità locali. I soccorsi sono intervenuti immediatamente e negli ospedali principali è stato dichiarato lo stato di emergenza.

Il governo ci riprova: approvato il nuovo decreto per il Ponte sullo Stretto

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Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera a un nuovo provvedimento sul Ponte sullo Stretto di Messina. Si tratta di un decreto approvato in risposta ai rilievi avanzati dalla Corte dei Conti, con l’obiettivo di sbloccare l’iter per l’opera. Del tutto evidente il dietrofront di Matteo Salvini: scongiurata la creazione di un “super-commissario” per la gestione del progetto inizialmente ipotizzata, il Ministero delle Infrastrutture è chiamato a predisporre adempimenti tecnici e procedurali (dall’aggiornamento del piano economico-finanziario all’acquisizione di pareri specialistici) e a confrontarsi con la Commissione Europea. Finalità primaria del provvedimento è di ottenere l’ok senza riaprire quei contrasti istituzionali che fino a oggi hanno frenato il dossier.

Il testo, arrivato sul tavolo del Consiglio dei Ministri in seguito a una riunione tecnica finalizzata a superare le osservazioni dei giudici contabili, è intitolato “Disposizioni urgenti in materia di commissari straordinari, regolazione e concessioni”. Secondo quanto si legge, il dicastero guidato da Salvini sottoporrà al controllo di legittimità della Corte l’Accordo di programma e, in raccordo con le amministrazioni competenti, effettuerà «gli adempimenti istruttori propedeutici all’adozione di una nuova delibera del Cipess». Tra le altre cose, viene previsto l’aggiornamento del piano economico-finanziario della società concessionaria, l’acquisizione del parere dell’Autorità di regolazione dei trasporti sulle tariffe di pedaggio e la richiesta di parere al Consiglio superiore dei lavori pubblici sui profili tecnici più complessi.

Sul fronte ambientale, il ministero si impegna al completamento degli adempimenti richiesti dalla Direttiva Habitat 92/43/CE attraverso una ricognizione delle valutazioni ambientali curata dal Ministero dell’Ambiente e un provvedimento del Mit sulle conseguenze dell’opera sulla salute e la sicurezza pubblica. Si produrrà inoltre la dovuta documentazione per un dialogo «strutturato» con la Commissione europea, al fine di dimostrate la compatibilità del progetto con la normativa comunitaria. Nel decreto viene poi nominato l’amministratore delegato di Rete Ferroviaria Italiana quale commissario straordinario per le opere ferroviarie a terra di accesso al Ponte, con l’obiettivo che vengano realizzate in tempi rapidi e parallelamente all’opera principale.

Il dato politico più interessante concerne sicuramente il fatto che il testo approvato in CDM sia stato nettamente “sgonfiato” rispetto a indiscrezioni circolate negli scorsi giorni, in cui si faceva riferimento a un commissario straordinario per l’opera – nello specifico si era fatto il nome di Pietro Ciucci, ad della società Stretto di Messina – o a limitazioni dei poteri ispettivi da parte della Corte dei Conti. «Non c’è mai stata nessuna norma che limitava i poteri di controllo della Corte dei Conti, anche perché sarebbe illegale, illegittima, impossibile», ha affermato il ministro e leader leghista Matteo Salvini, aggiungendo che si farà carico al ministero «di tutti i procedimenti per ottemperare alle richieste della Corte dei Conti, per andare a Bruxelles a parlare con la Commissione e per avviare finalmente i cantieri».

A fine ottobre, la Corte dei Conti aveva bocciato il progetto del Ponte sullo Stretto, respingendo la delibera del Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess) che impegna 13,5 miliardi di euro per la costruzione dell’opera, con motivazioni collegate a documentazione carente, calcoli poco chiari, e mancato rispetto delle norme ambientali. A metà novembre, la Sezione centrale di controllo di legittimità della Corte dei Conti ha inferto un secondo colpo al progetto, non concedendo il visto di legittimità al terzo atto aggiuntivo della convenzione tra il Ministero delle Infrastrutture e la società concessionaria Stretto di Messina Spa, ampliando la crisi amministrativa aperta dal precedente rifiuto e bloccando, di fatto, la definizione degli impegni amministrativi e finanziari necessari per la progettazione e realizzazione dell’opera.

Stellantis ha corso troppo sull’elettrico: 22 miliardi di oneri

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Stellantis ha annunciato oneri per circa 22,2 miliardi di euro nel 2025, legati al riposizionamento strategico verso l’elettrico e alla cancellazione di modelli e programmi privi di adeguate prospettive di redditività. La perdita netta comporterà lo stop alla distribuzione dei dividendi. La nuova strategia, che sarà illustrata nel piano di maggio, punta su una gamma più ampia di veicoli elettrici, ibridi e termici avanzati, oltre a una profonda riorganizzazione produttiva. I risultati preliminari del secondo semestre 2025 mostrano segnali di ripresa, con ricavi, flussi di cassa e volumi in crescita, soprattutto in Nord America.