In Finlandia, una multa non è soltanto una sanzione, ma un modo per rendere realmente proporzionale la punizione alla disponibilità economica di chi ne è colpito. Tale principio, in vigore nel Paese da oltre un secolo, è molto semplice: la stessa violazione deve “pesare” in maniera analoga per un operaio, per un impiegato o per un imprenditore miliardario, attraverso una sanzione calibrata non in ottica assoluta, ma relativa. Il sistema si chiama päiväsakko, letteralmente “multa a giornata”, ed è ancora oggi sostenuto da oltre l’80% dei finlandesi, in coerenza con una cultura fiscale fortemente improntata alla progressività.
Nello specifico, il calcolo parte dal reddito netto giornaliero del trasgressore, considerato pari alla metà del suo stipendio netto giornaliero (o, parimenti, dividendo per 60 il reddito netto mensile e sottraendo una franchigia per i figli a carico). Il valore minimo di una “giornata” è di 6 euro. A seconda della gravità dell’infrazione si assegna un numero di giornate: per l’eccesso di velocità si va da 10 a 32 giorni. Una volta moltiplicati i due fattori, si ottiene l’importo finale. Per i superamenti lievi (fino a 20 km/h oltre il limite) restano in vigore multe fisse tra 140 e 200 euro; oltre quella soglia scatta la progressività. Oggi la polizia finlandese può verificare istantaneamente il reddito di un automobilista collegandosi tramite smartphone a un database centrale dei contribuenti. Non è dunque possibile mentire, che anzi rappresenta un reato punibile con tre mesi di detenzione. Quando nel 1999 il controllo automatico sostituì l’autocertificazione, l’importo medio delle multe salì di circa il 30%.
Gli esempi più noti sono quelli che finiscono sulle cronache internazionali. Nel 2002 Anssi Vanjoki, alto dirigente della Nokia, dovette pagare 116.000 euro per aver guidato la sua Harley‑Davidson a 75 km/h in una zona con limite di 50 km/h. Più di recente, Anders Wiklöf, 76 anni, presidente di una holding da 350 milioni di euro di fatturato, è stato multato con 121.000 euro per aver superato di 30 km/h il limite. «Mi dispiace molto per l’accaduto», ha dichiarato a un giornale locale. Aveva già ricevuto multe per 63.680 euro nel 2018 e per 95.000 euro cinque anni prima: i precedenti hanno aggravato la sanzione, che gli è costata anche la sospensione della patente per dieci giorni. Importante è sottolineare come l’efficacia di questo sistema si veda direttamente sulla strada. Basti pensare che a Helsinki, da quasi due anni, non si verificano incidenti mortali. Oltre alle multe, contribuiscono alla sicurezza infrastrutture come carreggiate ristrette, piste ciclabili protette e un eccellente trasporto pubblico: Helsinki registra cinque volte meno feriti di Parigi in proporzione alla popolazione.
Può sembrare curioso pensare che, già nel 1921, un Paese giovane come la Finlandia considerasse prioritaria la repressione dell’eccesso di velocità. In realtà non era questo il punto: le violazioni del codice della strada rappresentano soltanto l’ambito più noto di applicazione del päiväsakko, ma non certo l’unico. La riforma introdotta allora riguardava infatti l’intero impianto del sistema, esteso a un’ampia gamma di reati. Tra questi figuravano, ad esempio, la vendita di alcolici ai minori, il furto e il taccheggio, la diffamazione, la resistenza a pubblico ufficiale, il vandalismo, fino a condotte come l’abbandono di animali domestici o la pesca di esemplari sotto misura, ciascuna associata a un determinato numero di “giorni” di multa.











