venerdì 6 Febbraio 2026
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Un banchiere ucraino è morto cadendo misteriosamente da una finestra a Milano

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Milano, tardo pomeriggio del 23 gennaio. Le telecamere di sorveglianza riprendono due figure che escono in fretta da un palazzo di via Nerino, a pochi passi dal Duomo. Nel cortile interno, resta un corpo senza vita sull’asfalto: un uomo precipitato dal quarto piano di un bed & breakfast. All’inizio, si parla di una caduta, poi l’ipotesi degli inquirenti cambia direzione: potrebbe trattarsi di un omicidio che si è tentato di far passare per un suicidio. A trasformare una morte apparentemente banale in un caso da spy story internazionale è l’identità della vittima: si tratta di Oleksandr Yevhenovych Adarich, 54 anni, nazionalità ucraina ma anche cittadinanza romena, ex banchiere e manager d’affari, proprietario fino al 2020 di una banca commerciale ucraina, la Fidobank, e poi con interessi recenti in società con sede in Lussemburgo.

Secondo la testimonianza della seconda moglie, residente in Spagna, l’uomo era appena arrivato a Milano e avrebbe dovuto fermarsi soltanto per un giorno. Il corpo è stato rinvenuto nelle prime ore della sera in uno dei quadrilateri più sorvegliati e frequentati della città. Adarich non risultava ospite della struttura: qualcuno gli aveva dato appuntamento lì, forse la stessa persona che aveva prenotato l’alloggio con un falso nome. Falsi risultano anche i tre documenti rinvenuti nell’appartamento con il volto della vittima. All’interno non sono emersi segni evidenti di colluttazione né messaggi di addio. Solo una finestra aperta e una caduta che, fin dalle prime verifiche, è apparsa difficile da ricondurre a un gesto volontario. La Procura ha quindi aperto un fascicolo e disposto accertamenti immediati. Gli inquirenti stanno valutando la possibilità di una messinscena costruita ad arte per far credere al suicidio. L’autopsia e gli esami tecnici saranno centrali per stabilire se Adarich fosse già privo di sensi al momento della caduta.

Sullo sfondo, si delinea il profilo di un uomo tutt’altro che marginale nel mondo degli affari: dopo l’uscita di scena dalla Fidobank, il suo nome era comparso in operazioni finanziarie internazionali e in strutture societarie con sede fuori dall’Ucraina. Nel 2013, aveva lanciato l’ambizioso progetto di una “Amazon ucraina”, presentata come il più grande negozio online del Paese. Undici anni dopo, nel 2024, era finito nel mirino della Procura di Kiev, che indagava sul fallimento di Eurobank, dichiarata insolvente dalla Banca Nazionale dell’Ucraina nel 2016. La domanda che ora guida le indagini è chi avesse interesse a ucciderlo e perché proprio a Milano.

La morte di Oleksandr Yevhenovych Adarich si colloca dentro una doppia scia di decessi che, negli ultimi anni, ha attraversato il mondo politico ed economico dell’Est europeo. Da un lato, quella che riguarda cittadini ucraini, ex funzionari e uomini di potere finiti ai margini o considerati “nemici” di Kiev. In Spagna, nel maggio 2025, Andriy Portnov, ex collaboratore del presidente filorusso Viktor Yanukovych, è stato assassinato a Madrid in un agguato in pieno giorno: il suo nome figurava nel controverso database Myrotvorets e, dopo l’esecuzione, accanto al profilo è comparsa la dicitura “eliminato”. Già nel 2015, il giornalista Oles Buzina e l’ex deputato Oleg Kalashnikov, entrambi inseriti nella stessa lista, erano stati uccisi, mentre altri casi sono stati archiviati come suicidi o incidenti mai del tutto chiariti. Dall’altro lato, la dinamica della morte di Adarich richiama con forza la lunga serie di decessi sospetti che ha colpito dirigenti e manager russi di alto profilo. Negli ultimi anni, soprattutto dal 2022, diversi membri dell’élite economica russa sono morti precipitando da finestre, balconi o edifici, in circostanze ufficialmente definite suicidi, ma giudicate sospette da osservatori internazionali. Tra questi, Ravil Maganov, presidente del colosso petrolifero Lukoil, deceduto dopo una caduta da una finestra di un ospedale di Mosca, e Andrei Badalov, vicepresidente della compagnia statale Transneft, trovato senza vita sotto la propria abitazione. Una dinamica che, per modalità e interrogativi rimasti aperti, richiama anche il caso italiano di David Rossi, il manager del Monte dei Paschi di Siena morto nel 2013 dopo una caduta dalla finestra della sede della banca: un fatto a lungo archiviato come suicidio, ma oggi riaperto nella Commissione d’inchiesta parlamentare, che sta valutando la pista dell’omicidio alla luce di nuove prove e testimonianze.

Siria, raggiunto l’accordo tra governo e curdi

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Dopo settimane di scontri, il governo siriano e le forze curde guidate dalle Syrian Democratic Forces (SDF) hanno siglato un’intesa che stabilisce un cessate il fuoco e l’avvio di un processo di integrazione militare e amministrativa nel Paese. L’accordo prevede che le unità curde vengano gradualmente assorbite nelle forze armate e nelle istituzioni statali, con la creazione di brigate miste e l’ingresso di truppe governative in città come Hasakah e Qamishli. Le autorità siriane e i curdi si impegnano inoltre a reintegrare le strutture civili curde nei ranghi dello Stato e ad assicurare diritti civili e ritorni di sfollati. Rimangono aperti i nodi su controllo territoriale e autonomia.

La repressione dei movimenti socialisti e antimilitaristi nella Russia di Putin

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In Russia, ancora oggi e tanto più oggi, esiste l’idea che Fanfani in Italia, negli anni ’70, teorizzò come quella degli “opposti estremismi”: infatti in Russia, se da una parte i gruppi neonazisti russi, in qualche caso, in passato erano in un certo senso “tollerati” (uno degli assassini degli antifascisti Markelov e Baburova, avvenuto nel 2009, in particolare Nikita Tikhonov, ricevette un certo appoggio, seppur esterno, da parte del defunto leader dei “liberal-democratici”, LDPR, Vladimir Zhirinovskij mentre lo stesso Naval’nij, il “dissidente” più noto dalle nostre parti e morto in carcere nel 2024, nei primi anni 2000 sfilava a fianco dei neonazisti russi della “Russkij Marsh”, nei primi anni 2000 permessa dalle autorità russe. Questo senza ignorare che comunque i tanti gruppi neonazisti russi, da BORN, “Organizzazione da combattimento dei nazionalisti russi” a “Russkij Obraz”, “Immagine russa”, colpevoli di gravi omicidi, venissero condannati a ergastolo o a pene pesantissime). Da un po’ di anni il Cremlino ha dato un pesante giro di vite e anche i gruppi extraparlamentari di sinistra (quelli che non aderiscono al KPRF, il Partito Comunista russo di Zjuganov, che è filo-governativo), che sono stati messi sotto indagine più volte e, in particolare, dall’inizio della “Operazione speciale militare”, come al Cremlino chiamano il conflitto russo-ucraino: vale a dire, chiunque abbia espresso, anche sui social, critiche all’operazione è caduto sotto la scure dell’FSB, il servizio segreto federale russo. Come è accaduto nel marzo del 2022 a Ufa, capitale della repubblica russa della Bashkirija quando cinque attivisti “marxisti” sono stati arrestati e condannati pochi giorni fa a pene pesantissime che vanno tra i 16 e i 22 anni di carcere duro. 

Naval’nij a fianco dei neonazisti russi della “Russkij Marsh”

«Erano tutte persone diversissime tra loro – spiega,  Andrej Demidov, attivista marxista anch’egli ed espatriato a Parigi, sindacalista e membro dell’Unione della sinistra post-sovietica che raggruppa militanti marxisti di tutti gli ex-Paesi Urss – i cinque erano un deputato locale, un medico, un pioniere (vale a dire, un uomo che da bambino, ai tempi dell’Urss, ha fatto parte dei gruppi sovietici di adolescenti, nda), un disoccupato e addirittura una guardia giurata. A capo del gruppo, un circolo di discussione marxista costituitosi nel 2016, c’era proprio il medico, Aleksej Dimitriev. Una volta alla settimana si riunivano, discutevano di varie questioni teoriche, come la dittatura del proletariato, a volte bevevano e sotto l’effetto della vodka criticavano il potere costituito, senza sapere che uno di loro, che alla fine non è stato arrestato, era già stato reclutato dai servizi segreti». I cinque, dice ancora Demidov, si erano espressi più volte contro l’Operazione militare speciale. E la polizia ci è andata giù pesante. «Cos’è stato? Una vendetta per il rifiuto di collaborare con i servizi segreti o una minaccia a tutti i russi di sinistra affinché avessero paura anche solo di discutere un’alternativa all’attuale regime? Propendo per la seconda ipotesi», dice Demidov che non esclude sia stato applicato l’uso della tortura nei confronti degli arrestati durante la detenzione. Sorprende che polizia e sistema giudiziario russi si occupino e si applichino così tanto nella repressione di gruppi, tutto sommato molto marginali, anche nella vita politica del Paese. Ma tant’è. «Subito dopo l’inizio della guerra, tutte le grandi organizzazioni “comuniste”, KPRF, RCRP e altre, hanno sostenuto le autorità russe, schierandosi dalla parte del loro governo (anche se ufficialmente questi partiti fanno parte dell’opposizione, nda).

Sergei Stanislavovich Udal’tsov, il leader del Levij Front, il Fronte della Sinistra

La sinistra antimilitarista è stata costretta ad uscire da queste organizzazioni e crearne di proprie. Al momento esistono diverse organizzazioni di sinistra non molto grandi che cercano di interagire con i lavoratori, sostengono le proteste sociali come l’aumento dei prezzi, l’ecologia ecc. e sviluppano teorie di sinistra applicate alle condizioni moderne», spiega ancora Demidov. L’esempio di Sergej Udal’tsov è addirittura paradossale: il leader del Levij Front, il Fronte della Sinistra, sono più le volte che è in carcere piuttosto che in libertà. Eppure ha sostenuto e sostiene l’intervento militare russo in Ucraina, fu favorevole all’annessione della Crimea nel 2014 (esattamente come un altro gruppo politico ricercato in Russia: gli anarco-situazionisti di “Voinà”, l’organizzazione da cui si formarono in seguito le “Pussy riot”) ma critica le disuguaglianze sociali, il carattere “borghese” del potere russo. Per questo motivo viene arrestato con ogni pretesto. Durante le manifestazioni anti-Putin del 2011 fu portato in carcere perchè aveva attraversato la strada fuori dalle strisce pedonali. “Curiosamente” si ritrovò subito dopo ricoverato in ospedale dove chi scrive tentò pure di andare a trovare (inutilmente: quando all’infermiere venne detto che Udal’tsov era un leader dell’opposizione, quelle risero in faccia all’interlocutore). 

L’edificio Lubjanka (ex quartier generale del KGB) – ora sede dell’FSB – a Mosca

Un discorso a parte lo meritano gli anarchici russi: a cominciare dagli attivisti di ‘’Avtonomnoje Deistvie’’ (‘’Azione Autonoma’’) ai gruppi più piccoli, tutti sostengono la difesa dell’Ucraina e alcuni di loro, ad esempio,  sono andati anche a combattere a fianco dei paramilitari nazisti di Azov. Una situazione, come si vede, molto complessa che in Occidente spesso è difficile da decifrare (e quando in Occidente ci provano, tagliando la realtà con l’accetta, fanno danni). «Vorrei sottolineare che esiste un altro campo – continua Demidov –  si tratta della sinistra ucraina, che ripone le sue speranze non tanto nel popolo russo quanto nella sconfitta militare della Russia da parte dell’Ucraina e della NATO. Sono militaristi. Non credo che abbiano un futuro politico». Demidov conclude: «Credo che il 100% di questi casi sia stato fabbricato dall’FSB. Ci possono essere delle discussioni, ma in uno Stato normale le discussioni non sono un reato. Si parla molto e, va detto, giustamente, di repressioni politiche, dissenso e libertà di parola, dimenticando però che qualcosa di simile sta accadendo anche nell’Occidente “democratico e libero”, dove negli ultimi anni si è assistito a un’escalation senza precedenti. Purtroppo, l’Occidente (e l’Ucraina) sta seguendo le orme della Russia in termini di censura e punizione penale dei dissidenti. In Francia possiamo ricordare la repressione del movimento dei “gilet gialli” o le repressioni contro gli attivisti filopalestinesi. Lo stesso vale per altri paesi dell’UE e per gli Stati Uniti. Questo è un chiaro segno della crisi della democrazia borghese».

Trump nomina Warsh a capo della Federal Reserve

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«Sono lieto di annunciare che nominerò Kevin Warsh presidente del Consiglio di amministrazione del Federal Reserve System». Con un messaggio pubblicato su Truth Social, Donald Trump ha reso ufficiale la nomina di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve. Economista di area repubblicana, Warsh è stato membro della Fed dal 2006 al 2011, dopo la designazione dell’allora presidente George W. Bush, partecipando alla gestione della crisi finanziaria globale. Secondo i media americani, la scelta del successore di Jerome Powell mira a orientare diversamente la politica monetaria in una fase delicata per inflazione e tassi. La nomina dovrà ora essere confermata dal Senato.

Il governo nomina il figlio di La Russa presidente ACI: guadagnerà 126.000 euro, benefit esclusi

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Con una delibera del Consiglio dei Ministri, il governo ha ufficializzato la nomina di Antonino Geronimo La Russa alla presidenza dell’Automobile Club d’Italia (ACI). Figlio del presidente del Senato Ignazio La Russa, l’avvocato milanese, già eletto dall’assemblea dell’ente il luglio scorso, guiderà fino al 2028 una realtà che gestisce servizi pubblici cruciali come il Pubblico Registro Automobilistico (PRA) e un patrimonio da centinaia di milioni. Lo stipendio che La Russa jr. percepirà non è stato comunicato, ma il suo predecessore riceveva un’indennità annuale di 126.800 euro lordi ed è verosimile immaginare che sarà almeno di pari livello. Cifra che, peraltro, non comprende benefit e gettoni per gli altri incarichi nel vasto gruppo ACI, che saranno retribuiti a parte.

Geronimo La Russa, 45 anni, era stato eletto dall’assemblea nazionale dell’ACI il 9 luglio 2025, ottenendo oltre il 78% dei voti degli aventi diritto. La sua elezione era arrivata a seguito delle dimissioni di Angelo Sticchi Damiani, che ha lasciato la presidenza dopo 13 anni di attività. La nomina è stata formalizzata nel Consiglio dei Ministri di ieri, 29 gennaio 2026, «su proposta del presidente Giorgia Meloni, d’intesa con il ministro per lo sport e i giovani Andrea Abodi e con il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, ai sensi della legge 24 gennaio 1978, n. 14, visti i pareri favorevoli espressi dalle competenti commissioni parlamentari». Un iter formale ineccepibile, che però non attenua le perplessità su una vicenda letta da molti come una continuità familiare ai vertici istituzionali.

La Russa è da tempo molto attivo nel settore. Oltre a essere avvocato, è infatti presidente dell’Automobile Club di Milano, già vicepresidente nazionale ACI, fondatore di ACI Storico e, dal dicembre 2025, membro del Consiglio Mondiale per lo Sport Automobilistico della FIA. L’ACI, è bene evidenziarlo, non è un semplice club di appassionati. Con i suoi 1,2 milioni di soci, il controllo di 11 società (tra cui il 75% di Sara Assicurazioni e l’Autodromo di Monza) e la gestione del PRA, è un pilastro della mobilità italiana, con bilanci da centinaia di milioni e un’influenza enorme.

La nomina, pur rispettando le procedure di legge, solleva un problema di opportunità istituzionale che non può essere liquidato come una polemica politica. Quando alla guida di un ente pubblico con funzioni sensibili come l’ACI arriva il figlio di una delle più alte cariche dello Stato, il tema non è tanto la legittimità formale, quanto il rischio di conflitto d’interessi e la percezione di imparzialità. L’ACI interagisce quotidianamente con dicasteri, Regioni, apparati pubblici e società controllate: in questo contesto, anche solo il sospetto di un’influenza indiretta può indebolire la credibilità delle decisioni su nomine, affidamenti e gestione delle risorse. In ultimo, la maxi-retribuzione prevista per La Russa – a cui si sommano altre indennità – non è che l’emblema di logiche che sembrano stridere con le retoriche sulla meritocrazia.

Esame di maturità, Ministero pubblica le materie

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Il ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato le materie per l’esame di maturità, disponibili sul proprio sito. La prima prova è per tutti gli indirizzi un tema di italiano.  La seconda prova scritta vedrà latino al Classico, matematica allo Scientifico e la prima lingua straniera al Linguistico. Nei Licei delle Scienze Umane sarà scienze umane (antropologia, sociologia, pedagogia), mentre in quelli Artistici la prova varierà in base al percorso di studi. Il colloquio orale verterà su sole quattro materie per una valutazione più focalizzata. Il ministero ha inoltre ufficialmente reintrodotto il termine “maturità” per l’esame.

Ufficiale: la Russia conferma la tregua in Ucraina, ma solo per tre giorni

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La tregua di cui tutti i media hanno parlato durante la notte, riportando le dichiarazioni di Trump senza attendere conferme, si rivela ben diversa da come era stata annunciata: a fugare i dubbi è stato il portavoce del Cremlino Dimitri Peskov, che ha dichiarato che la Russia ha accettato di astenersi dall’attaccare l’Ucraina fino al 1° febbraio. È dunque di tre giorni, e non di sette, il breve cessate il fuoco tra Russia e Ucraina. Ieri, Trump aveva dichiarato di avere chiesto alla Russia di fermare gli attacchi su Kiev a causa del rigido inverno che sta affrontando il Paese, sostenendo che Mosca avesse accettato. Attorno alle 11:30 di oggi, dopo una notte relativamente tranquilla, l’agenzia di stampa russa Ria Novosti ha confermato che nei prossimi tre giorni non ci saranno attacchi. Non risulta tuttavia chiaro se la tregua riguarderà solo le infrastrutture energetiche, come riportano alcuni media ucraini, o se verrà implementato un cessate il fuoco totale.

«Non hanno mai vissuto un simile freddo: ho chiesto personalmente al Presidente Putin di non sparare su Kiev e sulle varie città per una settimana; lui ha accettato, e devo dire che è una cosa molto positiva». Così ieri sera, Trump annunciava il raggiungimento di una tregua settimanale in Ucraina, volta a fare respirare Kiev in questo freddo inverno. L’annuncio è arrivato in occasione di una riunione di gabinetto, in una settimana densa di attacchi russi sulle infrastrutture energetiche ucraine, che hanno peggiorato ancora di più la situazione di difficoltà per le temperature estreme. Qualche ora dopo le parole di Trump, Zelensky ha confermato che il tema di una possibile “tregua energetica” era emerso durante il primo trilaterale ad Abu Dhabi, ringraziando Trump per la «importante dichiarazione». L’incontro si era tenuto la scorsa settimana e sarà seguito da un secondo tavolo – sempre ad Abu Dhabi – previsto proprio il 1° febbraio; Trump sostiene che Russia e Ucraina avrebbero ormai concordato la maggior parte dei punti in discussione, ma Mosca ha smentito quest’ultimo punto.

Visto il costante riferimento al freddo tanto da parte di Trump quanto di Zelensky non è chiaro se la tregua riguarderà solo le infrastrutture energetiche o in generale tutti i combattimenti. Alcuni media ucraini riportano di attacchi lanciati nella notte – confermati anche dallo stesso esercito ucraino – ma sostengono che la tregua energetica starebbe tenendo perché non si sono registrati attacchi agli impianti. Peskov non ha aggiunto commenti a riguardo.

Camera, conferenza con Casapound: opposizioni occupano sala stampa

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Un gruppo di deputati di Pd, M5s e Avs ha occupato la sala stampa della Camera per impedire una conferenza sulla “remigrazione”, prevista alle 11.30, alla quale avrebbero partecipato esponenti di Casapound e di altre realtà dell’estrema destra. Le opposizioni avevano annunciato l’intenzione di bloccare l’iniziativa per evitare, a loro dire, l’ingresso di «nazisti» nel palazzo. La sala era stata prenotata dal deputato leghista Domenico Furgiuele. Per motivi di ordine pubblico, la Presidenza della Camera ha disposto l’annullamento di tutte le conferenze stampa della giornata, facendo sgomberare la sala dai giornalisti.

Il cammino sardo che intreccia storia e lotte popolari è il più bello al mondo

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Foto credits: Fondazione Cammino Minerario di Santa Barbara

Un percorso che unisce la storia millenaria della Sardegna alle recenti lotte e mobilitazioni popolari per renderlo fruibile per tutti, è stato votato come il migliore al mondo dalla più grande comunità outdoor globale. Il Cammino minerario di Santa Barbara si è infatti aggiudicato il Global Choice Award di Komoot, piattaforma di riferimento per le attività all’aperto con oltre 50 milioni di utenti.

Il premio, che la Fondazione del Cammino Minerario di Santa Barbara ha dedicato alla memoria del fondatore Giampiero Pinna, e che per la prima volta è stato assegnato a un cammino, nasce da una consultazione globale tenutasi nel dicembre 2025: il percorso sardo si è imposto su sei finalisti di rilievo internazionale, tra cui Tourspain, il Comune di Genova, il Trans Canada Trail (Canada), GT 20 Bike (Corsica) e il Sauerland-Höhenflug (Germania). A rendere questo riconoscimento particolarmente significativo è la sua natura partecipativa: la scelta non arriva da una giuria tecnica, ma dalla community che ha votato l’esperienza più convincente, premiando un percorso autentico e coinvolgente, capace di raccontare i territori attraverso il cammino lento e consapevole.

Nel restituire questi sentieri ai camminatori di tutto il mondo, l’obiettivo iniziale era quello, come racconta la fondazione che lo gestisce, di tramandare la memoria degli uomini che nei secoli e nei millenni passati hanno realizzato e percorso gli antichi cammini minerari con il piacere di riscoprire la bellezza del territorio. Ci troviamo nell’area sud-occidentale dell’isola, dove la presenza dell’uomo, dal Neolitico antico (circa 6mila a.C.) fino ad oggi si è sviluppata in un dialogo costante con le rocce e le profondità della terra. In una prima fase l’uomo utilizzò le cavità carsiche naturali e le domus de janas come luoghi di riparo e di sepoltura; successivamente, soprattutto a partire dall’età nuragica (1500–800 a.C.), il sottosuolo divenne una risorsa da cui estrarre minerali e metalli di valore, praticamente fino ai giorni nostri.

Mentre il patrimonio archeologico veniva totalmente trascurato, nasce l’idea di tutelare l’area con la creazione di un Parco Geominerario, con i primi interventi negli anni ’90, in un processo favorito anche dal prestigioso riconoscimento internazionale dell’UNESCO, che nel 1998 porta alla sottoscrizione della Carta di Cagliari e l’impegno formale per l’istituzione del Parco. E qui iniziano i problemi.

Se la risposta istituzionale è il lassismo, quella del popolo sardo non si fa attendere: l’allora consigliere regionale Pietro Pinna guidò la protesta occupando il Pozzo Sella della miniera di Monteponi. Alla mobilitazione popolare aderirono rapidamente circa 500 lavoratori precari, in attesa di stabilizzazione con l’istituzione del Parco Geominerario. Il sostegno pacifico e non violento della popolazione fu determinante, permettendo di mantenere l’occupazione del pozzo per un intero anno e di portare a compimento la protesta. Il risultato? L’istituzione del Parco e lo stanziamento dei fondi nazionali necessari alla sua gestione, oltre alle prime risorse statali per le opere di bonifica delle aree minerarie dismesse e all’assunzione a tempo indeterminato dei 500 lavoratori.

Il cammino può essere svolto a piedi, in bicicletta o anche a cavallo, con diverse opzioni che riguardano le tappe e l’organizzazione. A piedi il percorso attraversa il Parco Geominerario Storico Ambientale della Sardegna seguendo le antiche vie dei minatori del sud-ovest dell’isola: un itinerario storico, culturale e spirituale che si snoda per 500 chilometri in 30 tappe, tra mare, montagne e miniere, nel cuore della terra più antica d’Italia, lungo un racconto lungo 8mila anni di storia. Nel tragitto è possibile essere ospitati nelle posadas, piccole ospitalità a carattere comunitario o rurale, che in origine erano luoghi semplici di ristoro e pernottamento per viandanti, pellegrini e lavoratori in transito.

La giunta del Burkina Faso scioglie i partiti politici

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La giunta militare del Burkina Faso ha sciolto tutti i partiti politici del Paese. Lo scioglimento dei partiti è stato disposto con un decreto che abroga le varie leggi che li regolano. Il decreto prevede inoltre che i beni dei partiti siano trasferiti allo Stato. «Il governo ritiene che la proliferazione dei partiti politici abbia portato a eccessi, alimentando la divisione tra i cittadini e indebolendo il tessuto sociale», ha dichiarato il ministro dell’Amministrazione Territoriale Emile Zerbo.