giovedì 1 Gennaio 2026
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Albania, si accendono le proteste: molotov contro ufficio del premier

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A Tirana la protesta contro il governo albanese promossa dal Partito Democratico di opposizione è sfociata nel lancio di bombe molotov da parte di alcuni manifestanti contro l’edificio che ospita l’ufficio del primo ministro Edi Rama. Le tensioni sono esplose dopo l’incriminazione della vicepremier Belinda Balluku, accusata insieme ad altri funzionari e aziende di aver favorito soggetti privati nell’assegnazione di fondi pubblici per grandi opere infrastrutturali. I manifestanti chiedendo le dimissioni dell’esecutivo. Dopo gli scontri, sono stati arrestati quattro uomini. La polizia ha reso noto che altre sette persone sono indagate a piede libero. 

Manovra, rimpasto finale: cancellate cinque norme per dubbi sulla costituzionalità

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Nell’ultima fase del cammino parlamentare della legge di Bilancio è scoppiato un nuovo braccio di ferro. A poche ore dal voto in aula sulla fiducia, infatti, cinque misure considerate estranee alla manovra finanziaria e potenzialmente problematiche per gli equilibri costituzionali sono state stralciate su iniziativa della commissione Bilancio del Senato. Fonti parlamentari hanno fatto riferimento a un intervento del Quirinale, volto a evitare che disposizioni lesive di diritti e garanzie potessero essere approvate senza un adeguato dibattito. Le norme coinvolgevano diritti dei lavoratori, regole sulle incompatibilità nella pubblica amministrazione, profili della magistratura e la disciplina del personale della Covip.

La scure si è in primis abbattuta sul cosiddetto “scudo” per i datori di lavoro in caso di retribuzioni giudicate incostituzionalmente basse. La misura, inserita tramite un subemendamento di Fratelli d’Italia, stabiliva che «con il provvedimento con cui il giudice accerta, in ogni stato e grado del giudizio, la non conformità all’articolo 36 della Costituzione dello standard retributivo stabilito dal contratto collettivo di lavoro per il settore e la zona di svolgimento della prestazione, tenuto conto dei livelli di produttività del lavoro e degli indici del costo della vita, come accertati dall’Istat, il datore di lavoro non può essere condannato al pagamento di differenze retributive o contributive» per il periodo che precede «la data del deposito del ricorso introduttivo del giudizio se ha applicato lo standard retributivo previsto dal contratto collettivo stipulato» oppure «dai contratti dello stesso settore economico che garantiscono tutele equivalenti per il settore e la zona di svolgimento della prestazione». I leader delle opposizioni l’avevano definita «anticostituzionale, vergognosa, una vigliaccata».

Accanto a questa disposizione, giudicata da più parti un intervento che poteva incidere direttamente sui rapporti di lavoro e sul contenzioso sociale, sono state rimosse altre quattro misure entrate nel testo durante l’iter in Commissione. Tra queste, una norma sulla inconferibilità di incarichi nelle amministrazioni statali, regionali e locali a soggetti provenienti da enti privati regolati o finanziati dalle stesse amministrazioni: la disciplina prevedeva ampia deroga per incarichi straordinari e commissariali, suscitando timori concreti di conflitto d’interessi. Un secondo stralcio riguarda la riduzione del cosiddetto periodo di “raffreddamento”: il divieto di svolgere, alla cessazione del rapporto di lavoro, attività professionale presso soggetti privati destinatari dell’attività amministrativa è passato in emendamento da tre anni a un solo anno, una compressione ritenuta eccessiva dagli oppositori e da tecnici parlamentari. Analogo stop è stato applicato a una norma che avrebbe ridotto da dieci a quattro anni l’anzianità necessaria affinché i magistrati possano essere autorizzati al collocamento fuori ruolo; infine è stata cancellata la revisione della disciplina del personale della Covip, l’autorità di vigilanza sui fondi pensione.

La coincidenza temporale dell’inserimento di queste norme all’interno di un maxi-emendamento di oltre 900 commi — definito in aula «interamente sostitutivo» del testo originario — e la richiesta di fiducia sul pacchetto hanno reso la questione particolarmente critica, aumentando le accuse di “colpi di mano” e la mobilitazione delle opposizioni e delle organizzazioni sindacali. L’intervento correttivo ha reso ancor più accidentato il percorso della manovra, descritto dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti come già «tortuoso». In aula, Giorgetti aveva difeso l’operato del governo, rigettando le accuse di austerità: «Politica di austerità? Io la traduco con il termine prudenza visto il livello del debito pubblico di questo Paese».

Negli scorsi giorni, erano arrivati importanti dietrofront in tema di norme sulle pensioni, in particolare con la cancellazione da parte del governo della misura che depotenziava il riscatto della laurea breve. L’esecutivo non ha invece bloccato l’adeguamento automatico alla speranza di vita, con lo scatto di un mese in più sui requisiti dal 2027 e di due mesi dal 2028. Nella manovra non vengono rinnovati i canali di pensione anticipata “speciali”, con l’uscita di scena di Quota 103 e di Opzione Donna. Dal 1° luglio 2026 entra il silenzio-assenso per la previdenza complementare dei neoassunti, con rinuncia entro 60 giorni. Da gennaio scatta l’obbligo Tfr al Fondo Inps per aziende con 50 dipendenti; dal 2032 l’obbligo riguarda chi ha almeno 40.

Dark Winds: la serie sul colonialismo americano che merita di essere vista

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Di fronte alle distese aride della Monument Valley, un panorama classico delle pellicole americane, il cinema ci ha abituati per decenni a uno sguardo univoco: quello del cowboy, del pioniere o dello sceriffo bianco. Con Dark Winds, la serie prodotta da AMC, questo paradigma viene ribaltato radicalmente. Basata sulla celebre saga letteraria Leaphorn & Chee di Tony Hillerman, la serie si muove sulle coordinate del noir classico, ma lo fa dall’interno della nazione Navajo, o più correttamente Diné, e dalla riserva in cui sono stati confinati, trasformando il paesaggio da sfondo estetico a protagonista politico e spirituale. Una storia non più raccontata dal punto di vista dell’uomo bianco, con l’indiano al massimo nel ruolo di co-protagonista, ma dagli occhi di chi vive un dramma personale e che porta con sé un trauma collettivo, intergenerazionale, storico. Sotto la tinta del racconto thriller/giallo, Dark Winds parla della colonizzazione, della sua brutalità e delle sue ferite, quelle passate e quelle attuali.

Ambientata negli anni ’70, quando la popolazione Diné affrontò il dramma degli effetti dell’estrazione di uranio, la narrazione segue il veterano Joe Leaphorn (Zahn McClarnon) e la giovane recluta Jim Chee (Kiowa Gordon). La trama gialla è il motore che permette di esplorare una realtà stratificata. Dark Winds, che tra i produttori ha personaggi del calibro di George R. R. Martin e Robert Redford, tra i suoi punti di forza ha il coinvolgimento massiccio di talenti nativi, da Graham Roland alla sceneggiatura fino alla regia e al cast. Questo garantisce un’autenticità che rifugge il “turismo culturale”.

Sotto la “patina” del thriller, la serie affronta temi brucianti della storia americana. Uno dei più potenti è quello della sterilizzazione forzata delle donne native, una pratica documentata che il governo statunitense ha attuato per decenni attraverso l’Indian Health Service e caduta via via in disuso dopo alcune riforme apportate in quel decennio. Nella serie, questo trauma non è un semplice espediente narrativo, ma una ferita aperta che definisce il rapporto di sfiducia tra la popolazione locale e le autorità federali (FBI), rappresentate come un corpo estraneo, spesso arrogante, sistematicamente cieco di fronte alle dinamiche della riserva e spiccatamente razzista.

Il thriller diventa quindi uno strumento per parlare di giustizia negata. Se nel noir tradizionale il detective è una sorta di eroe che cerca di ristabilire l’ordine in un mondo corrotto, in Dark Winds l’ordine non è mai esistito per i Diné. La legge stessa è lo strumento con cui l’oppressore commette e giustifica i propri crimini. Questi elementi, insieme alla sterilizzazione e all’estrattivismo, sono tutti parte del grande mosaico di ingiustizie che ha rappresentato la scenografia della storia del Nordamerica. 

Un altro asse critico fondamentale è lo scontro generazionale e identitario tra i due protagonisti. Leaphorn rappresenta l’equilibrio pragmatico, un uomo disilluso che ha imparato a navigare nel sistema dei bianchi senza dimenticare le proprie radici, mentre Chee incarna la tensione di chi è stato istruito fuori dalla riserva e deve “reimparare” a vedere il mondo attraverso la lente della propria cultura.

La serie affronta con rispetto il tema del “sovrannaturale” e della spiritualità Navajo. Il “vento oscuro” del titolo non è solo un riferimento atmosferico, ma un concetto metafisico legato al male che corrompe l’armonia (Hózhó). Tuttavia, la serie evita sapientemente di cadere nel misticismo stereotipato: le credenze tradizionali sono trattate con la stessa dignità e concretezza con cui un noir urbano tratterebbe questioni differenti.

Visivamente, la serie utilizza il territorio non come una cartolina turistica, ma come un labirinto emotivo. La vastità degli spazi, anziché suggerire libertà, accentua l’isolamento della riserva, una terra confinata dove il tempo sembra essersi fermato. È qui che il genere “Western” muore per rinascere come “Native Noir”. Come sottolineato da diverse critiche, la serie riesce a restituire ai nativi la facoltà di raccontare il proprio trauma senza mediazioni esterne.

Dark Winds non è solo un’ottima serie di genere, ma è un atto di riappropriazione culturale. Il crimine, in questa narrazione, non è solo l’omicidio su cui indagano Leaphorn e Chee, ma l’oblio sistematico a cui un intero popolo è stato condannato per secoli. Affrontando la violenza del passato attraverso i codici del giallo, la serie riesce nell’impresa più difficile: intrattenere il pubblico mentre lo costringe a guardare nelle ombre più profonde e meno esplorate della storia americana. È una serie necessaria, capace di dimostrare che il vero mistero da risolvere non è “chi è stato”, ma “come siamo arrivati fin qui”.

Antitrust, multa da 255 milioni a Ryanair: “Abuso di posizione dominante”

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L’Antitrust ha inflitto a Ryanair una sanzione di oltre 255 milioni di euro per abuso di posizione dominante nel mercato dei voli nazionali ed europei da e per l’Italia. Al centro del provvedimento, che riguarda il periodo tra aprile 2023 e aprile 2025, la strategia adottata dal vettore per ostacolare le agenzie di viaggio online e fisiche nella vendita di biglietti combinati con voli di altre compagnie o con servizi turistici e assicurativi. Secondo l’Autorità, la compagnia ha raggiunto una quota di mercato del 38-40%, tale da garantirle un potere significativo e un’azione indipendente da concorrenti e consumatori.

L’UE rinnova le sanzioni contro la Russia nonostante il disgelo tra Mosca e Parigi

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Via libera del Consiglio UE al rinnovo semestrale delle sanzioni economiche nei confronti della Russia, con l’approvazione di un pacchetto che comprende un ampio spettro di restrizioni settoriali. Il 2025 dell’Unione europea finisce così com’era cominciato: con l’obiettivo di aumentare la pressione sulla Russia, mentre sullo sfondo si consuma il paradosso europeo, ancorato a un doppio binario: da un lato l’inasprimento delle misure restrittive, dall’altro l’apertura cauta – quasi simbolica – a un possibile dialogo diplomatico tra Mosca e Parigi.

L’approvazione del Consiglio dell’Unione europea proroga fino al 31 luglio 2026 l’impianto sanzionatorio contro la Federazione Russa, in attesa di un ulteriore pacchetto di misure atteso entro il 24 febbraio, anniversario dell’Operazione Speciale. Il perimetro resta ampio e ormai ben rodato: divieto di importazione del petrolio russo via mare, esclusione di diversi istituti di credito dal circuito Swift, restrizioni tecnologiche e finanziarie, oltre al blocco delle licenze di trasmissione per numerosi media considerati organici al Cremlino e accusati di “disinformazione”. Secondo la Commissione, la linea non è destinata a cambiare finché continueranno gli attacchi russi contro i civili. Mentre Bruxelles ribadisce la necessità di “una pace giusta e duratura”, affida al presidente francese Emmanuel Macron il ruolo di esploratore diplomatico nei confronti dell’omologo russo Vladimir Putin, che si è detto pronto al dialogo. Nonostante i segnali di fumo tra Parigi e Mosca, nell’ultimo briefing con la stampa prima delle feste di fine anno, i portavoce della Commissione hanno ribadito la posizione di Bruxelles: «Restiamo in coordinamento con i singoli Paesi membri sui loro eventuali contatti bilaterali e accogliamo gli sforzi per la pace».

A incrinare il fronte interno dell’UE resta la posizione dell’Ungheria. Il premier Viktor Orbán ha attaccato duramente Bruxelles, sostenendo che le sanzioni abbiano colpito più l’Europa che la Russia, tra prezzi energetici elevati e perdita di competitività industriale: «Bruxelles aveva promesso che le sanzioni avrebbero schiacciato la Russia. Invece, hanno schiacciato l’Europa. I prezzi dell’energia sono esplosi, la competitività è crollata e l’Europa sta perdendo terreno. Questo è il prezzo delle cattive decisioni. Servono negoziati, non escalation», ha commentato con un video su X. Una critica che intercetta il malcontento di ampie fasce dell’opinione pubblica europea, ma che non ha modificato l’orientamento della Commissione. Palazzo Berlaymont continua a considerare la leva economica uno strumento imprescindibile di pressione geopolitica, nonostante i costi sociali e politici sempre più evidenti. La freddezza europea è alimentata anche dal fallimento dei recenti contatti informali e dall’assenza di segnali concreti sul cessate il fuoco. Intanto, lunedì il vice ministro degli Esteri, Sergei Ryabkov, ha avanzato la disponibilità della Russia a sottoscrivere un accordo giuridicamente vincolante in cui Mosca si impegna a non attaccare l’Unione europea e la NATO, dopo che il Presidente ucraino Volodymir Zelensky ha avanzato la proposta della rinuncia, da parte di Kiev, all’adesione all’Alleanza Atlantica, in cambio di garanzie di sicurezza “simil articolo 5” del Trattato del Nord Atlantico.

Parallelamente, la scorsa settimana, l’UE ha rafforzato il fronte della cosiddetta “guerra ibrida”, varando un nuovo pacchetto di sanzioni contro 48 persone fisiche e 35 entità accusate di interferenze politiche e azioni destabilizzanti. Nel mirino sono finiti analisti, commentatori e strutture legate all’ecosistema informativo del Cremlino. Tra i nomi più rilevanti figura John Mark Dougan, ex vicesceriffo statunitense con doppia cittadinanza, accusato di operazioni digitali pro-Mosca e legami con il GRU, il servizio segreto militare di Mosca. Colpiti anche cinque esponenti del Valdai Club, il forum internazionale di esperti, accademici e analisti di politica estera fondato nel 2004, che si svolge ogni anno a Sochi, considerato uno strumento di “soft power” del Cremlino. La “disinformazione” viene equiparata a una minaccia militare, marcando una scelta politica chiara: per Bruxelles il conflitto con la Russia si combatte soprattutto sul piano economico e narrativo. E mentre accusa Mosca di destabilizzazione, l’Occidente alimenta un clima di allarme permanente, funzionale a giustificare riarmo, aumento delle spese militari e progressiva militarizzazione, riducendo il dibattito e soffocando il dissenso.

USA: nuovo raid contro imbarcazione nel Pacifico orientale

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Gli Stati Uniti hanno effettuato un nuovo raid contro un’imbarcazione sospettata di traffico di droga nel Pacifico orientale, causando una vittima. Dall’inizio di settembre la campagna militare lanciata da Washington contro il narcotraffico ha provocato almeno 105 morti in 29 attacchi. In parallelo, il presidente Donald Trump ha annunciato il rafforzamento della Marina USA con una nuova classe di navi da guerra, le “Trump-class battleships”. La prima unità, la USS Defiant, inserita nel progetto Golden Fleet, è dotata di missili ipersonici e sistemi avanzati. Le operazioni si collocano in un clima di crescenti tensioni con il Venezuela, tra attacchi alla “flotta ombra” e blocco del greggio, segnando una linea sempre più muscolare nel Pacifico e nei Caraibi.

Moda e sfruttamento: la società civile cancella lo scudo penale per le aziende

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Il disegno di legge su piccole e medie imprese (PMI), fermo all’esame della Camera, aveva attirato non poche critiche a causa di un emendamento all'articolo 30. Quest’ultimo metteva al riparo le aziende dalle responsabilità per i casi di sfruttamento e caporalato lungo la propria filiera produttiva. Una previsione relativa soprattutto al mondo della moda, travolto negli ultimi mesi dal lavoro condotto dalla Procura di Milano per richiamare i grandi marchi alle proprie responsabilità lungo la catena di appalti e subappalti. Le polemiche provenienti dalla società civile, strettasi intorno alla c...

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Auto sulla folla a est di Amsterdam: 9 feriti

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Un auto è piombata sulla folla a Nunspeet, località a est di Amsterdam, causando almeno nove feriti di cui tre gravi. L’automobile ha investito i pedoni in fila durante una parata locale, e sul luogo sono arrivati i soccorsi con elicotteri per trasportare i feriti più gravi. Non sono chiare le dinamiche dell’incidente; secondo le prime dichiarazioni uscite sui media, la polizia starebbe escludendo l’ipotesi di un gesto intenzionale.

Cina: dazi sui prodotti caseari UE

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A partire da domani la Cina imporrà dazi dal 21,9% al 42,7% sui prodotti lattiero caseari dell’Unione Europea. Lo ha annunciato il ministro del Commercio cinese, che ha spiegato che la misura sarà temporanea e avrà lo scopo di compensare le perdite del settore in Cina. «I prodotti lattiero-caseari importati provenienti dall’UE ricevono sussidi», ha detto il ministro. «L’industria lattiero-casearia nazionale cinese ha subito danni sostanziali ed esiste un nesso causale tra i sussidi e il danno», ha aggiunto.

La Catalogna sfida la speculazione immobiliare: approvato il regolamento degli affitti brevi

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BARCELLONA – Il Parlamento della Catalogna approva una nuova misura per contrastare la speculazione immobiliare e regolare il prezzo dei canoni d’affitto. Giovedì 18 dicembre, grazie al voto favorevole del Partito Socialista Catalano (PSC), Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), il partito dei Comuns e la CUP, il Parlamento ha dato il via libera ad una legge finalizzata alla regolazione degli affitti stagionali e delle camere. Questa nuova misura, che ha ricevuto i voti contrari del Partito Popolare Catalano (PPC), VOX e in parte degli indipendentisti conservatori di JuntsxCatalunya, ha come obiettivo la risoluzione del vuoto legislativo che permetteva a queste modalità d’affitto di schivare i limiti imposti dalla legge sui prezzi dei canoni d’affitto.

Festeggiano i sindacati attivi nella lotta per il diritto alla casa, che celebrano l’approvazione parlamentare come un «primo passo per porre fine alla truffa degli affitti stagionali e dei coliving». Soddisfazione anche dalle istituzioni politiche coinvolte. «Abbiamo reso realtà la Legge delle misure urgenti in materia di diritto all’abitare […] Non permetteremo che sia possibile fare affari con le case» ha affermato il presidente della Generalitat de Catalunya, Salvador Illa.

Gli affitti stagionali rientrano nell’ambito «ad uso ricreativo, turistico e vacanziero» e sono di conseguenza soggetti a specifiche normative, tra le quali il numero massimo di appartamenti turistici e i limiti sulle aree ad alta domanda abitativa, definite “tese”.

Quindi, secondo quanto stabilito dalla nuova legge, gli affitti stagionali non potranno essere applicati a casi «professionali, di studio o per impossibilità di risiedere nella propria casa abituale». Questa specificazione impedisce alle persone proprietarie di immobili di schivare le norme già presenti per i canoni d’affitto “normali”, che prevedono l’obbligo di presentare limiti di garanzia, depositi cauzionali legali, regolamentazioni sul prezzo e sulle spese e aggiornamenti del canone d’affitto secondo criteri trasparenti.

Per quanto riguarda l’affitto delle camere, invece, il prezzo per ognuna non potrà superare il limite imposto sul prezzo di ogni casa situata nei territori ad alta domanda. Con questa norma la somma del prezzo delle camere non può superare il valore di mercato dell’intero appartamento ed è vietata l’applicazione di contratti d’affitto divisi per stanze.

A questo si aggiunge una normativa che prevede la creazione di un registro di “grandi proprietari”, gestito dalla Agencia d’Habitatge de Catalunya (AHC), all’interno del quale saranno iscritte tutte le entità fisiche e giuridiche che possiedono più di cinque appartamenti. In caso di infrazioni, sono previste multe che partono dal valore di 90.000 euro. Inoltre, viene fondata una commissione finalizzata alla valutazione legale dei contratti d’affitto oltre che un corpo di ispettori che controlli l’adempimento della normativa. 

Infine, il Parlamento catalano approva la proroga automatica delle licenze per gli appartamenti che rientrano nei canoni di protezione ufficiale nelle aree tese, destina fondi all’Institut Català del Sòl (Incasòl) per costruire alloggi sociali e aumenta le percentuali di riserva per l’edilizia popolare nei quartieri di nuova costruzione.

Nonostante il Consejo de Garantías Estatutarias de Cataluña abbia approvato la nuova normativa quasi per intero, il parlamento catalano aspetta di ottenere l’approvazione del Tribunale Costituzionale spagnolo. Questo organo già nel 2022 decretò illegali alcune parti di un pacchetto di misure simili approvate nel 2020, motivando la propria attuazione facendo riferimento al fatto che alcune competenze incluse nella normativa spettassero al governo centrale. Le associazioni di categoria immobiliare, con l’aiuto del Partito Popolare, hanno già promesso di fare ricorso al suddetto organo statale, spostando così l’attenzione mediatica dalla necessità sociale della normativa verso equilibri di potere e propaganda politica.

L’approvazione di questo pacchetto di misure mette in evidenza la gravità di un fenomeno che sta assumendo caratteristiche sempre più drammatiche. Nel corso degli ultimi mesi, più volte una gran parte della popolazione in Catalogna e in Spagna ha mostrato il proprio dissenso contro una speculazione che rende sempre più difficile trovare una casa e poterla abitare a lungo. Migliaia di persone hanno partecipato a varie manifestazioni per protestare contro i danni sferzati dalla turistificazione delle città e contro un mercato immobiliare che arricchisce grandi proprietari e crea disuguaglianze sempre più marcate all’interno della società. Mesi di lotta hanno obbligato le istituzioni politiche a rispondere concretamente alle necessità di una popolazione strozzata da un mercato insostenibile; in Catalogna e in Spagna questo è solo l’inizio.