sabato 31 Gennaio 2026
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Indonesia, frana causa almeno 7 morti e 82 dispersi

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Sette persone sono morte e almeno 82 risultano disperse a causa di una frana che ha colpito un villaggio nella regione di Bandung occidentale, nella provincia indonesiana di Giava Occidentale. Lo ha reso noto l’agenzia nazionale per la mitigazione dei disastri, spiegando che l’evento è stato provocato da forti piogge che hanno interessato l’area. Le operazioni di ricerca e soccorso sono in corso e, secondo il portavoce Abdul Muhari, gli sforzi verranno intensificati per rintracciare i dispersi. L’agenzia meteorologica aveva già diramato un’allerta per condizioni meteo estreme, valide per l’intera settimana.

Qualsiasi presente è tempo della memoria

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«Lo stile del desiderio è l’eternità»: ha scritto così, splendidamente, Jorge Luis Borges e ora, nel ricorrente Giorno della Memoria, dovremmo anzitutto compiere quella sintesi a cui allude lo scrittore argentino. Ottenere la convergenza dei tre tempi: passato, presente e futuro. Orientarci a una simultaneità: dare sì contenuti a questa memoria, ricordare i popoli umiliati, i piccoli perseguitati, gli innocenti torturati senza chiederci se quelli o altri, e senza nascondere il dato storico con i suoi orrori, che ci dice di quella oscenità nazista contro gli Ebrei che ha attraversato l’Europa.

Il presente, ogni presente, anche quello che stiamo vivendo, «contiene integralmente la storia», scrive Borges, il presente non è avaro, è sempre generoso nel farci capire che cosa era successo allora, chi è caduto, chi sono stati gli assassini. Nel presente tutto deve e può stare davanti ai nostri occhi, essere presente.

Il presente ci dice dove cercarli adesso, perché le donne e gli uomini, i bambini e le bambine sono morti, perché i vecchi hanno pianto forse invano, e ora li cercheremo anche in altre parti, anche in altre contrade e apparterranno ad altri popoli, avranno la pelle dei più differenti colori ma ci spingeranno tutti a una idea di eternità, cioè a una memoria plurima, corale come quegli spettacoli di anime e insieme di corpi che popolano la Divina Commedia di Dante.

Il nostro Virgilio e la nostra Beatrice, le guide del viaggio, chi sono ora? I giornalisti trucidati in Africa, in Palestina, in Afghanistan, i testimoni falciati mentre cercano di portarci la loro verità come, con altri accenti e altra visione, facevano apostoli e pellegrini sui loro cammini accidentati, oggi o molti secoli fa non importa.

Ognuno di noi, paradossalmente, con cattiveria ma insieme con lucidità, in occasioni come questa, vuole convocare altre etnie, altra gente del passato soffocata dal desiderio di potenza in questo catalogo degli orrori. L’elenco è sterminato, lo sappiamo, intercetta i movimenti rivoluzionari come le ondate colonialiste, le prigionie degli schiavi e le catene quotidiane di chi ha patito in silenzio e all’oscuro.

Scriveva Marco Aurelio – lo ricorda Borges in Storia dell’eternità: «Ricorda che nessuno perde altra vita se non quella che vive ora e non ne vive altra se non quella che perde». Luigi Pareyson, filosofo cristiano, scriveva, nella linea di sant’Agostino, che ogni istante che viviamo è una ricapitolazione della nostra vita e contiene il destino della nostra anima. Esistere ci impone una volontà, un desiderio.

Stiamo dunque – e resistiamo! – in una memoria permanente. Non c’è bisogno di volersi mettere a ricordare, un’azione inutile come quella contraria di decidere di dimenticare.

Bisogna invece stare nella memoria come si sta su una barca sapendo che il mare non sarà sempre calmo e che i fantasmi sorvegliano. Fare come diceva Primo Levi in una sua poesia: «fuori al freddo vi aspetteremo noi, /l’esercito dei morti invano,/ noi di Treblinka, di Dresda e di Hiroshima… /Saranno con noi gli scomparsi di Buenos Aires, gl’innocenti straziati a  Bologna…».

Restiamo vigili in questa “memoria al presente”, titolo questo di un bel libro di Jean Daniel, ebreo parigino, che ci metteva in guardia sul fatto che le vittime potrebbero diventare carnefici.  In ogni caso, «La musulmana che avevo incontrato e la nonna ebrea del ritratto – scrive Daniel –  avevano esattamente lo stesso copricapo, la stessa forma del volto, le stesse rughe, lo stesso sguardo delle donne con cui la sorte non è stata  benigna, pronte a dispensare compassione a chiunque lo desiderasse…».

Tutto vero, ma non riesco a nascondere un unico disgusto: quello che provo per chi fa le statistiche dei peggiori, quello per chi ci vuole dividere.

Minneapolis, decine di migliaia in piazza contro le violenze di polizia

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Migliaia di persone hanno manifestato a Minneapolis contro la repressione dell’immigrazione dell’amministrazione Trump, sfidando temperature fino a –29 gradi. La protesta, denominata “ICE OUT!”, è stata presentata come uno sciopero generale: secondo gli organizzatori fino a 50mila partecipanti, dato non verificato dalla polizia. Decine di attività in Minnesota hanno chiuso e molti lavoratori si sono uniti ai cortei. Le mobilitazioni seguono settimane di tensioni tra agenti ICE e manifestanti. Alla vigilia il vicepresidente JD Vance aveva difeso l’operato dell’ICE. Durante una protesta all’aeroporto, la polizia ha arrestato decine di religiosi in preghiera.

In Italia l’emergenza abitativa è sempre più strutturale

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Sull’emergenza casa in Italia si è passati dalla mobilitazione contro gli sfratti direttamente al suicidio per disperazione, di fronte al rischio di essere cacciati da casa. È accaduto recentemente almeno in due occasioni: lo scorso novembre a Grosseto dove un uomo si è impiccato e ancora prima, a ottobre, nei pressi di Milano dove un 71enne si è lanciato dal balcone uccidendosi piuttosto che finire per strada. Non che negli anni precedenti queste tragedie non accadessero. Negli ultimi tempi, però, succede sempre più spesso. Ci mancava, in tutto questo, anche la recente proposta di legge prese...

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Trilaterale USA-Russia-Ucraina, concluso primo round colloqui

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Ad Abu Dhabi proseguono i colloqui tra Russia, Ucraina e Stati Uniti per cercare una via d’uscita al conflitto tra Mosca e Kiev, scoppiato ormai quasi quattro anni fa. Dopo lunghi colloqui al Cremlino tra Putin e inviati americani, definiti “sostanziali” dai russi, il nodo centrale resta quello territoriale: per il Cremlino Kiev deve lasciare il Donbass, mentre Zelensky ribadisce che l’Est è la questione chiave. Il presidente ucraino ha annunciato nuovi missili Patriot dagli USA e criticato un’Europa divisa, incassando reazioni contrastanti. I colloqui proseguono, mentre l’UE stima 800 miliardi per la ricostruzione dell’Ucraina.

Seicentomila ucraini, solo nell’ultimo mese, hanno abbandonato Kiev

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Solo nel mese di gennaio, 600.000 persone hanno abbandonato la capitale ucraina su una popolazione prebellica totale di circa tre milioni: lo ha dichiarato il sindaco di Kiev Vitali Klitschko in un’intervista rilasciata recentemente al Times. Il sindaco ha spiegato che gli attacchi russi alle infrastrutture energetiche e di riscaldamento stanno spingendo la principale città ucraina verso il disastro umanitario. «La situazione dei servizi di base – riscaldamento, acqua ed elettricità – è critica. Attualmente, 5.600 condomini rimangono senza riscaldamento» ha affermato Klitschko, il quale ha anche esortato i residenti rimasti ad andarsene, se possibile, mentre le squadre di emergenza lavorano per ripristinare l’erogazione di energia elettrica e riscaldamento. La protezione civile ha dovuto intervenire drenando l’acqua dagli impianti centralizzati di riscaldamento e di approvvigionamento idrico per evitare che le tubature si congelassero e scoppiassero a causa delle rigide temperature che hanno raggiunto anche i meno diciotto gradi.

Il sindaco di Kiev ha poi denunciato un contrasto con il governo centrale ucraino, criticando duramente il suo operato e spiegando che, invece di unirsi di fronte all’emergenza, l’esecutivo ucraino starebbe alimentando un conflitto politico proprio in un momento di massima criticità. Ha anche rivelato al Times di aver chiesto un incontro per discutere della situazione e trovare delle soluzioni, vedendosi però negare la richiesta, nonostante le questioni legate all’energia e alla difesa aerea siano di competenza diretta del governo.

La denuncia del primo cittadino della capitale ucraina avviene all’indomani di poderosi attacchi russi al sistema energetico di Kiev e altre città ucraine: giovedì il ministro dell’Energia ucraino Denys Shmyhal ha dichiarato che è stato «il giorno più difficile per il sistema elettrico dal blackout del novembre 2022», aggiungendo che «La situazione è estremamente difficile. Gli equipaggi sono stati costretti a ricorrere continuamente a chiusure di emergenza». Ha spiegato che le condizioni più difficili si sono verificate a Kiev e nella regione circostante, nonché nella regione sud-orientale di Dnipropetrovsk. Dopo l’attacco avvenuto nella notte tra martedì e mercoledì con centinaia di droni e missili che hanno preso di mira le strutture energetiche in tutta l’Ucraina, anche ieri Mosca ha colpito pesantemente i sistemi ucraini, insieme alle infrastrutture energetiche utilizzate dall’esercito ucraino e le aree di schieramento dei soldati: «Aerei operativi/tattici, veicoli aerei d’attacco senza pilota, truppe missilistiche e artiglieria dei gruppi di forze russe hanno colpito infrastrutture energetiche utilizzate per supportare le operazioni dell’esercito ucraino, depositi di munizioni e anche aree di dispiegamento temporaneo di formazioni armate ucraine e mercenari stranieri in 142 località», ha affermato il ministero della Difesa russo in una nota.

Lo svuotamento di fatto delle città ucraine – compresa la capitale – non è l’unico problema che l’Ucraina si trova ad affrontare: insieme all’abbandono crescente dei principali centri abitati, infatti, l’ex Stato sovietico è afflitto dal punto più basso di natalità mai raggiunto e da un numero sempre più consistente di giovani ucraini che fuggono dal Paese per non arruolarsi nell’esercito. Secondo l’istituto demografico dell’Accademia nazionale delle scienze dell’Ucraina, la popolazione, che prima prima della guerra, nel febbraio 2022, era di 42 milioni, si è già ridotta a meno di 36 milioni, compresi diversi milioni di persone residenti nelle aree conquistate dalla Russia. Allo stesso tempo, si stima che entro il 2051 la cifra scenderà a 25 milioni, mentre le proiezioni del 2024 del CIA World Factbook indicano che il Paese ha sia il tasso di mortalità più alto che quello di natalità più basso al mondo: per ogni nascita si verificano circa tre decessi. Per quanto riguarda l’abbandono del Paese da parte dei giovani ucraini, invece, il giornale statunitense Politico aveva riferito come nei mesi di settembre e ottobre 2025 quasi 100.000 ragazzi ucraini di età compresa tra i 18 e i 22 anni avessero lasciato il loro Paese per rifugiarsi negli Stati vicini o confinanti, in particolare Germania e Polonia.

Inoltre, i massicci attacchi russi e la grave situazione umanitaria in cui versa la popolazione ucraina, che deve affrontare temperature molto rigide, si verificano dopo uno scandalo che coinvolge una parte importante della politica ucraina, per il quale circa 100 milioni di dollari destinati a proteggere le centrali elettriche dal sabotaggio russo sarebbero stati in realtà sottratti da alcuni funzionari a partire dal 2022, secondo quanto emerso dalle indagini dell’Ufficio nazionale anticorruzione (NABU).

Indipendentemente dalla situazione sul campo, dunque, dal quadro delineato emerge una nazione in buona parte distrutta e sempre più svuotata della sua popolazione, sia a causa delle massicce partenze e diserzioni, sia a causa della bassa natalità. Il tutto mentre l’Ucraina deve affrontare divisioni politiche e incertezze imputabili ai mutevoli equilibri dell’assetto internazionale.

Incidenti sul lavoro: morti 3 operai

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A poche ore di distanza, tre operai hanno perso la vita in incidenti distinti. Venerdì mattina a Livorno un uomo di 51 anni è morto schiacciato dalla benna di una gru mentre scaricava materiale edile nel quartiere Shangai. Nelle stesse ore, in Abruzzo a Petrella Liri (L’Aquila), un operaio di 59 anni è deceduto dopo essere rimasto gravemente ferito in un incidente con un mezzo meccanico in un cantiere per una centrale idroelettrica. Nel pomeriggio, a Palermo, ha perso la vita un operaio di 40 anni, Alessio La Targia, cadendo da un’impalcatura, mentre stava eseguendo alcuni lavori di riparazione. I tre incidenti sul lavoro si sommano a quelli registrati giovedì in Piemonte e in Abruzzo: un operaio di 25 anni morto in un’azienda agricola del Torinese e un 66enne deceduto in un cantiere edile nel Teramano.

Una class action sfida la selezione di lavoro via intelligenza artificiale

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L’impiego di strumenti di intelligenza artificiale nei processi di selezione del personale, pur restando oggetto di accesi dibattiti, è ormai diventato una pratica radicata e trasversale che tocca una varietà di settori. Inoltre coinvolge tanto le aziende, quanto i candidati. Per chi invia un curriculum, la frustrazione nasce soprattutto dall’opacità dei criteri con cui le IA valutano i profili, nonché dall’impossibilità di conoscere le ragioni di un eventuale scarto. Una class action avviata in California potrebbe però cambiare radicalmente questo scenario, imponendo ai gestori di tali sistemi una serie di nuovi obblighi che vadano a garantire un minimo di trasparenza.

L’azienda finita sotto i riflettori della magistratura è Eightfold AI, una realtà poco conosciuta dal grande pubblico, ma che è ampiamente utilizzata da numerose corporazioni di primo piano. Dai colossi tecnologici come Microsoft, Ubisoft e PayPal fino a gruppi globali come Vodafone e Bayer, molte imprese si affidano alla sua piattaforma di intelligenza artificiale per valutare e selezionare i candidati. Secondo l’accusa, però, questo processo si fonderebbe su pratiche assimilabili a un vero e proprio dossieraggio.

I promotori dell’azione legale, Erin Kistler e Sruti Bhowmik, sostengono che l’azienda abbia raccolto su di loro — e su milioni di altri lavoratori — una mole di dati personali che va ben oltre quanto indicato nei curriculum: dai contenuti pubblicati sui social media alla geolocalizzazione dei loro device, dai cookie di navigazione alle informazioni acquistate da terze parti. Una pratica resa possibile da un sistema di valutazione che non offre ai candidati una reale possibilità di negare il consenso all’uso dei dati. L’impressione è che ci si debba sottomettere alle richieste di Eightfold AI per non essere automaticamente esclusi dal processo di selezione. “Non facciamo esfiltrazione sui social media e simili”, sostiene il portavoce di Eightup, Kurt Foeller. ”Siamo profondamente impegnati nell’IA responsabile, nella trasparenza e nella conformità con la protezione dei dati e le leggi sul lavoro applicabili”.

La causa, depositata martedì 20 gennaio, si fonda sul Fair Credit Reporting Act e sul California Investigative Consumer Reporting Agencies Act, leggi federali nate originariamente per tutelare i cittadini dall’inserimento volontario o negligente di informazioni inesatte nei rapporti di credito e nelle assunzioni. La norma mira a impedire che la presenza di dati errati produca conseguenze dannose e riconosce alle persone il diritto di reclamare le ragioni alla base delle decisioni che le riguardano. In assenza di regolamentazioni specifiche sull’IA, insomma, gli avvocati dell’accusa puntano ad applicare questo quadro giuridico preesistente a un contesto che, altrimenti, potrebbe essere identificato come perlopiù inedito.

”Questo caso riguarda un mercato distopico che viene guidato dall’IA, dove alcuni robot che operano dietro le quinte finiscono con il prendere decisioni su alcune delle cose più importanti della nostra vita: se troviamo un lavoro, una casa o l’assistenza sanitaria”, contestualizza sui X David Seligman, direttore esecutivo di Towards Justice, gruppo no-profit che rappresenta i querelanti. “Ma ecco il punto chiave: questo NON è il selvaggio West. Non esiste un’eccezione per l’IA alla legge – a prescindere da quanto la tecnologia possa sembrare sofisticata o quanto capitale vi venga riversato dietro”.

Il destino di questo procedimento resta altamente incerto. Guardando ai precedenti storici, è altamente probabile che la battaglia legale finirà con il trascinarsi per anni. Ciononostante, l’iniziativa appare come uno degli interventi più significativi nel tentativo di fare chiarezza su un tema che sobbolle ormai da oltre un decennio: l’impiego dell’IA nei processi di selezione del personale, un’attività che si può far risalire a quando le attuali “intelligenze artificiali” erano ancora etichettate semplicemente “algoritmi”.

Ddl stupri, la maggioranza cambia il testo: sparisce il “consenso”

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La senatrice della Lega, Giulia Bongiorno, ha depositato in Commissione Giustizia del Senato una nuova riformulazione del ddl sulla violenza sessuale, che sarà votata la prossima settimana. Nel testo sparisce il riferimento al “consenso”, centrale nella versione approvata all’unanimità dalla Camera: al suo posto compare il concetto di “volontà contraria all’atto sessuale” o di dissenso, da valutare in base al contesto e alla situazione. La proposta introduce anche una riduzione delle pene: per la violenza sessuale senza aggravanti la reclusione scende da 6-12 a 4-10 anni, mentre resta invariato il range 6-12 anni nei casi commessi con violenza, minaccia, abuso di autorità o approfittando di condizioni di inferiorità fisica o psichica. Polemiche da parte delle opposizioni, che giudicano la riformulazione un arretramento rispetto all’intesa bipartisan raggiunta alla Camera.

Per le olimpiadi invernali si restaurano le misure pandemiche: zone rosse e DAD nelle scuole

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Smart working, didattica a distanza e zone rosse. A due settimane dall’inizio delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, la Lombardia rispolvera le misure pandemiche. Nel capoluogo lombardo, attorno ai siti olimpici saranno istituite “zone rosse” per tutta la durata dei Giochi, con limitazioni di accesso e di stazionamento decise dal Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Il 6 febbraio, giorno dell’inaugurazione e del passaggio della torcia in centro, le scuole nelle aree interessate resteranno chiuse e gli uffici pubblici sono invitati a favorire lo smart working per alleggerire traffico e trasporti. Nel sondriese, primarie e medie resteranno in presenza, così come le superiori lontane dagli impianti; per gli istituti più vicini ai siti di gara, la scelta tra aula, DAD o formula mista sarà affidata ai dirigenti.

Il piano di sicurezza predisposto per i XXV Giochi Olimpici Invernali prevede una serie di interventi che richiamano, per rigidità e impatto sulla vita quotidiana, alcune delle misure adottate durante l’emergenza Covid-19. Nelle aree dove si svolgeranno gli eventi olimpici – dall’Arena di San Siro ai siti di gara nel capoluogo lombardo – sono state istituite le cosiddette “zone rosse” in prossimità dei siti olimpici, «al fine di assicurare il regolare svolgimento delle iniziative e la pacifica fruizione degli spazi urbani interessati», con limitazioni di stazionamento e presenze non autorizzate, divieti di sorvolo per droni e traffico aereo privato. A Milano città, le zone rosse “olimpiche” saranno tre: l’area Sempione col braciere olimpico, l’area del Villaggio Olimpico e l’area Santa Giulia con l’Ice Hockey Arena. Nell’area metropolitana saranno, invece, due: a Rho e ad Assago. Durante il passaggio della Fiamma Olimpica e il giorno dell’inaugurazione, gli istituti scolastici all’interno della circonvallazione urbana saranno chiusi, mentre gli uffici pubblici sono invitati «a valutare la possibilità di favorire il ricorso al lavoro da remoto».

In provincia di Sondrio, dove le gare coinvolgeranno Livigno e Bormio, alcune scuole superiori rischiano di vedere riattivata la didattica a distanza per gli studenti che non riusciranno a raggiungere gli istituti a causa dei cambiamenti nel sistema dei trasporti e delle corse dedicate soppresse per agevolare il flusso turistico. Questa eventualità ha suscitato polemiche e una raccolta firme: genitori e comitati lamentano che la didattica a distanza venga utilizzata per ragioni logistiche legate a un evento programmato con largo anticipo, non per una situazione imprevista o per una emergenza sanitaria. Le autorità scolastiche regionali hanno cercato di smorzare la tensione, definendo la DAD una “extrema ratio”, da applicare solo nei casi in cui gli studenti non possano arrivare in presenza. Per molti ragazzi la misura rischia, però, di trasformarsi in un ritorno a modalità di apprendimento che l’intero Paese ha subìto durante gli anni della pandemia. L’obiettivo dichiarato di agevolare la circolazione di atleti, spettatori e tifosi si traduce, di fatto, in una sospensione parziale del diritto allo studio in presenza, almeno per alcune fasce di studenti.

Ufficialmente motivate dalla tutela dell’ordine pubblico – contenere assembramenti, governare la viabilità, proteggere delegazioni e apparati – queste misure recuperano un linguaggio e una postura già sperimentati durante la pandemica: sospensione della normalità, perimetri chiusi, accessi contingentati. È una scenografia che, in assenza di un pericolo reale, riattiva l’immaginario del lockdown e della vita regolata per decreto. Il riutilizzo di strumenti nati in un contesto eccezionale – e divenuto di fatto un “precedente” – segnala un modello di gestione del rischio ormai interiorizzato. La sicurezza, declinata di volta in volta in chiave sanitaria, urbana o sociale, diventa la cornice dentro cui si normalizzano interventi profondi sulla quotidianità. Anche le Olimpiadi, evento simbolo di apertura e condivisione, vengono così inglobate in una logica emergenziale che rende ordinaria la compressione delle consuetudini civiche e abitua territori e cittadini a una normalità sempre più perimetrata.