giovedì 3 Aprile 2025
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Bassetti torna a parlare di Covid: raffica di fake news in diretta a “La Zanzara”

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I vaccini anti-Covid non solo avrebbero «salvato l’Italia», ma non avrebbero causato alcun aumento di miocarditi; le responsabilità legate al Green Pass sarebbero da attribuire esclusivamente alla politica, mentre i protocolli “tachipirina e vigile attesa” sarebbero «un’invenzione» dei no-vax. È questo, in sintesi, il contenuto delle dichiarazioni rilasciate dal professor Matteo Bassetti, infettivologo, durante un intervento al noto programma radiofonico La Zanzara. Un’apparizione che ha coinciso con la promozione del suo nuovo libro – presentato a scopo promozionale in studio – in cui racconta «cosa significhi esercitare oggi questa professione». Tuttavia, il biglietto da visita non è stato dei più convincenti. Al di là delle sue affermazioni, infatti, esistono dati, studi scientifici e perfino dichiarazioni passate dello stesso Bassetti che sembrano andare in direzione opposta rispetto a quanto oggi sostiene. Per questo, appare necessario fare un po’ di chiarezza: distinguere ciò che è vero, ciò che non lo è e ciò che resta – quantomeno – discutibile.

“Cosa avrebbero dovuto fare i medici?”

Al minuto 1:15:25, dopo che il conduttore Giuseppe Cruciani ha ricordato a Bassetti che spesso viene considerato uno «dei grandi fautori del vaccino in Italia», quest’ultimo ha affermato: «Il problema vero è che questo dimostra l’ignoranza del nostro Paese. Un medico che deve fare dopo che arriva un virus nuovo che gli ammazza la gente nel suo reparto se non dire alla gente di vaccinarsi? Dimmelo». Tale affermazione, però, si scontra direttamente con le carte che regolano la sua professione e i diritti dei pazienti. Secondo l’articolo 33 del codice di deontologia medica, infatti, il medico deve garantire alla persona assistita un’informazione comprensibile ed esaustiva «sulla prevenzione, sul percorso diagnostico, sulla diagnosi, sulla prognosi, sulla terapia, sulle eventuali alternative diagnostico-terapeutiche» e «sui prevedibili rischi e complicanze».

Esistono anche diverse leggi che si scontrano con quanto dichiarato, come la legge 219/2017, che stabilisce che «ogni persona ha il diritto di essere informata in modo completo, aggiornato e comprensibile riguardo alla diagnosi, alla prognosi, ai benefici e ai rischi degli accertamenti diagnostici e dei trattamenti sanitari indicati, nonché riguardo alle possibili alternative e alle conseguenze dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario».
Per quanto riguarda i vaccini, per esempio, sicuramente non avrebbe guastato informare il paziente dei risultati limitati ottenuti circa l’interazione con altri vaccini, gli effetti sulla fertilità, la genotossicità e la cancerogenicità, come indicato nei bugiardini ancora oggi.

I vaccini avrebbero “salvato l’Italia”

Poco dopo, alla domanda «i vaccini hanno salvato l’Italia?», Bassetti ha risposto: «Certo che sì. Senza vaccini saremmo andati avanti col problema della pandemia almeno due anni di più, e quanta gente sarebbe morta? È provato, guarda i cinesi che non hanno vaccinato. Ci sono dati pubblicati su riviste prestigiose». Si tratta di un’affermazione che, se non spiegata aggiungendo il contesto necessario, potrebbe risultare fuorviante: in primo luogo, è fondamentale notare che, secondo i bollettini dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS), a gennaio 2022 – quindi poco dopo gli anni peggiori della pandemia – i morti under 50 correlati al virus erano 1.788, non troppo distanti (in trend) dai 941 decessi segnalati un anno prima, ovvero poco dopo l’introduzione dei vaccini.

Inoltre, è fondamentale notare che gli studi di cui (presumibilmente) Matteo Bassetti parla spesso sono basati su modelli matematici – quindi probabilistici – e osservazionali, ovvero su dati raccolti nella popolazione senza controllo randomizzato e con numerosi bias di selezione difficilmente escludibili. Basti pensare che numerosi articoli a riguardo non sono nemmeno stati classificati come veri e propri studi, bensì come “commenti”, quindi non sottoposti a nessuno di quei processi di revisione scientifica volti a garantire la correttezza dei contenuti.

A ulteriore conferma di ciò, L’Indipendente ha contattato il prof. Marco Cosentino – medico e farmacologo – che ha dichiarato: «Per i vaccini ad RNA non c’è prova che riducano la mortalità o il Covid grave e anzi, nello studio Pfizer i morti sono in eccesso nel gruppo vaccinato. Inoltre, le analisi della sicurezza negli studi clinici controllati hanno sistematicamente evidenziato importanti effetti avversi in eccesso e, infine, le maggiori evidenze di efficacia delle campagne vaccinali a tappeto derivano da studi epidemiologici descrittivi di regola di bassa qualità e influenzati da multipli fattori di confondimento. Se si esaminano criticamente i dati istituzionali su cui di regola questi studi si fondano, le evidenze dicono altro. Anche le migliori analisi epidemiologiche stimano a livello globale un numero di morti evitate alquanto contenuto, prevalentemente tra gli anziani e soltanto a condizione di ipotizzare un’efficacia vaccinale estremamente elevata, dato non sostenuto dalle evidenze cliniche sperimentali. Nel complesso, i dati a disposizione non hanno mai giustificato e tanto meno ora sostengono in alcun modo la vaccinazione indiscriminata a tappeto, e richiedono come minimo di valutare caso per caso sulla base dell’evidenza clinica e scientifica. Per alcune categorie, tra cui senza dubbio i giovani in salute, il rapporto tra benefici e rischi è chiaramente sbilanciato verso i rischi».

Il Green Pass “è solo responsabilità della politica”

Al minuto 1:16:40, l’infettivologo dichiara: «Secondo me dobbiamo fare una distinzione. Un conto è un medico che dice alla gente di vaccinarsi, un altro è la politica che ha deciso di imporre il vaccino. Un medico non poteva non essere d’accordo! Eravamo tutti d’accordo». Tale affermazione potrebbe risultare fuorviante se non si ricorda anche che “la politica”, in quel periodo, era in costante ascolto della comunità scientifica e dei medici che, come fatto anche da Bassetti, non si sono astenuti dal fare proposte sull’argomento. «Non solo sono favorevole [ad un Green Pass differenziato per vaccinati e non vaccinati, ndr], ma credo di essere uno dei primi che ne ha parlato a maggio 2021, sono stato uno dei fautori, preferirei al posto di discuterne di agire», dichiarava lo stesso Matteo Bassetti a novembre 2021.

Nessun “aumento di miocarditi” e “invenzioni dei novax”

Al minuto 1:18:50, dopo che Cruciani ha chiesto «non c’è manco un aumento di miocarditi?», Bassetti ha risposto così: «Non c’è stato mai, ma assolutamente», aggiungendo che questi argomenti andrebbero trattati nelle sedi appropriate. Tuttavia, ammettendo che il professore concordi nel considerare “sedi appropriate” la Food and Drug Administration, il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie (CDC) e l’Agenzia Europea per i Medicinali, è bene notare che tutte e tre hanno raccolto segnalazioni su un aumento di casi di miocarditi e pericarditi a seguito dei vaccini anti-Covid, culminate con l’inserimento nei bugiardini di paragrafi appositi, prima assenti. Per chi volesse verificare a questo link si possono consultare le segnalazioni raccolte dalla FDA; qui quelle raccolte dalla CDC e qui quelle raccolte dall’ente europeo.


Infine, al minuto 1:24:30 il conduttore chiede se «tachipirina e vigile attesa» fossero o meno un errore o «un’invenzione dei “novax”». Bassetti risponde così: «è un’invenzione di un certo movimento. Nessuno ha scritto mai “tachipirina e vigile attesa”, diciamo come stanno le cose. Si è scritto un protocollo che [come] in ogni malattia infettiva si osserva l’evoluzione dei sintomi e si usano dei sintomatici». Si tratta però di dichiarazioni fuorvianti, simili a quelle fatte dall’ex ministro Speranza, in quanto i protocolli esistono e, sebbene non contenessero veri e propri obblighi, vanno inseriti in un contesto dove i medici spesso dovevano affrontare gravi accuse, sospensioni e minacce in caso di mancata applicazione.

In conclusione, l’intervento sottolinea la facilità con cui è possibile fare affermazioni imprecise o fuorvianti riguardo un tema così complesso come quello pandemico, che si dimostra per l’ennesima volta un potenziale boomerang per chiunque non lo tratti nelle “sedi appropriate”, come sostenuto (paradossalmente) dallo stesso Bassetti.

[di Roberto Demaio]

Tra massacri e diplomazia: il difficile cammino verso la pace in Siria

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«Nel Nord Est della Siria non cambia ancora niente. Stesse forze armate, stesse istituzioni. Stessi bombardamenti delle milizie mercenarie controllate dai turchi. La guerra continua», riferisce S., giornalista del Rojava Information Centre a L’Indipendente. Il riferimento è all’accordo, potenzialmente decisivo, siglato nella serata di lunedì 10 marzo tra il governo ad interim di Damasco e le Syrian Democratic Forces (SDF), coalizione militare a trazione curda che controlla un terzo del Paese, volto a integrare queste ultime con le istituzioni dello Stato centrale. «Sarà messo a terra entro non...

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Gaza, raid israeliani uccidono almeno 61 palestinesi in 24 ore

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Secondo il Ministero della Salute di Gaza, i massicci attacchi dell’esercito israeliano hanno ucciso nelle ultime 24 ore almeno 61 palestinesi nella Striscia, mentre altri quattro corpi sono stati recuperati tra le macerie. Le autorità palestinesi hanno inoltre riferito che, negli ultimi giorni, sono stati ricoverati negli ospedali di Gaza 134 feriti. «Un certo numero di vittime rimane sotto le macerie e sulle strade, irraggiungibili dalle ambulanze e dai mezzi della protezione civile», si legge in una nota del ministero. Il bilancio delle vittime a Gaza dall’inizio della guerra israeliana ha raggiunto quota 50.082, mentre i feriti sono 113.408.

Il 2024 è stato l’anno più mortale di sempre per i migranti nel mondo

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Con 8.938 decessi registrati nelle rotte migratorie, il 2024 è stato l’anno più mortale di sempre per i migranti. A dirlo è l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), che ha sottolineato come, vista l’assenza di documentazione e in alcuni casi addirittura di segnalazioni su diversi incidenti, il numero di decessi attestati costituisca inevitabilmente una stima al ribasso. Da quanto riporta l’OIM, la quantità di morti nel tentativo di attraversare i confini continua a crescere: è infatti la quinta volta di fila che il numero di decessi supera il precedente record. L’Asia è stata la regione con il maggior numero di vittime, con 2.788 decessi, seguita dal Mar Mediterraneo, dove sono morte 2.452 persone.

Il bilancio dell’anno passato ha così confermato un trend quinquennale di aumento dei decessi. Un record a livello globale era già stato toccato nel 2023, con 8.747 migranti morti, ma il 2024 ha registrato un incremento di quasi 200 unità rispetto ai 12 mesi precedenti.  Spostando lo sguardo sulle singole regioni del mondo, le statistiche dell’OIM attestano come il 2024 abbia rappresentato l’anno più mortale mai registrato nella maggior parte di esse, tra cui l’Asia (2.778 persone decedute), l’Africa (2.242) e l’Europa (233). Le statistiche definitive non sono ancora disponibili per le Americhe, ma sulla base dei dati in archivio si può affermare come nel 2024 si siano verificati almeno 1.233 decessi. Nel computo è incluso un record senza precedenti di 341 morti nei Caraibi e di 174 decessi di migranti che attraversavano il Darién. A ogni latitudine, le morti dovute alla violenza sono rimaste prevalenti: dal 2022, questa causa ha rappresentato almeno il 10% di tutti i decessi di migranti registrati. Nel 2024, ciò è stato dovuto in gran parte alla violenza contro le persone in transito nel continente asiatico, con quasi 600 vite perse sulle rotte migratorie attraverso l’Asia meridionale e sud-orientale. «La tragedia del crescente numero di morti di migranti in tutto il mondo è inaccettabile e prevenibile: dietro ogni numero c’è un essere umano, qualcuno per il quale la perdita è devastante», ha dichiarato il vicedirettore generale per le operazioni dell’OIM, Ugochi Daniels, aggiungendo che «l’aumento dei decessi in così tante regioni del mondo dimostra perché abbiamo bisogno di una risposta internazionale e olistica che possa prevenire ulteriori tragiche perdite di vite umane».

«I 2.452 decessi documentati nel Mar Mediterraneo nel 2024 rappresentano la necessità di adeguati sistemi di ricerca e soccorso, nonché la necessità di rotte migratorie sicure e regolari come alternative a questo viaggio rischioso», ha sottolineato l’OIM diramando le statistiche. Come già aveva attestato lo scorso dicembre nel Missing Migrant Project (Progetto per i migranti dispersi), la maggior parte delle vittime (1.689) sono morte nella sola rotta del Mediterraneo Centrale, quella che porta principalmente verso l’Italia, mentre altri 410 sono morti nella rotta del Mediterraneo Occidentale, e 172 in quella Orientale. Nel 2024, secondo i dati forniti da Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, i tentativi di attraversamento dei confini europei via mare da parte di migranti irregolari sono calati rispetto al 2023, specialmente grazie a una riduzione dei viaggi sulla rotta del Mediterraneo Centrale pari al 59%. Questo è il risultato dell’inasprimento delle politiche migratorie europee – tra cui spicca l’approccio italiano – fatta di maggiori controlli e, soprattutto, molteplici accordi siglati con i Paesi nordafricani per impedire le partenze. Nel frattempo, la Commissione UE ha da poco presentato il nuovo piano per favorire il rimpatrio dei migranti irregolari, aprendo alla possibilità di trasferirli in Paesi terzi. Definite «return hub», le strutture esterne all’UE ospiterebbero i migranti per cui è già in vigore un decreto di espulsione, senza necessariamente rispettare l’obbligo di consenso sancito dall’attuale regolamento. Il piano dell’UE prevede inoltre l’istituzione di una sorta di ordine di espulsione comune, che permetterebbe agli Stati membri di allontanare migranti già respinti da un altro Paese comunitario.

[di Stefano Baudino]

Stop ReArm Europe: nasce la campagna pacifista europea contro il riarmo

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«Ci opponiamo ai piani dell’UE di spendere altri 800 miliardi di euro in armi. Saranno 800 miliardi di euro rubati. Rubati ai servizi sociali, alla sanità, all’istruzione, al lavoro, alla costruzione della pace, alla cooperazione internazionale, a una giusta transizione e alla giustizia climatica». Sono queste le parole con cui si apre l’appello “Stop ReArm Europe”, lanciato da otto sigle pacifiste europee, che evidenziano come il piano di riarmo europeo, presentato dalla presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen e recentemente appoggiato dal Consiglio Europeo e dall’Eurocamera, «andrà solo a beneficio dei produttori di armi in Europa, negli Stati Uniti e altrove». Nella loro chiamata, le realtà firmatarie invitano tutte le organizzazioni a sottoscrivere un modulo di iscrizione per unirsi alla campagna del movimento, in vista di manifestazioni ed eventi coordinati.

Nell’appello, ad oggi sottoscritto da Transnational Institute, Women’s International League for Peace and Freedom, Attac Italia, Arci, Transform Europe, International Peace Bureau, Ferma il riarmo e Stop the war coalition, si legge che il piano di riarmo europeo «renderà la guerra più probabile e il futuro meno sicuro per tutti», generando «più debito, più austerità, più confini», intensificando il razzismo e alimentando il cambiamento climatico. «Non abbiamo bisogno di più armi; non abbiamo bisogno di prepararci ad altre guerre – mettono nero su bianco le associazioni che hanno firmato la petizione –, abbiamo bisogno di un piano totalmente diverso: una sicurezza reale, sociale, ecologica e comune per l’Europa e per il mondo». Invitando associazioni e movimenti a unirsi alla campagna, i firmatari annunciano che presenteranno presto un calendario di eventi correlati in tutta Europa, organizzati dal movimento anti-riarmo e dalle sigle ad esso aderenti.

Il piano ReArm, che ha recentemente ottenuto il via libera del Consiglio Europeo e il sostegno della maggioranza dell’Europarlamento, prevede una serie di misure volte a rafforzare la capacità militare degli Stati membri attraverso un aumento degli investimenti nel settore della difesa. I Paesi UE avranno infatti la possibilità di incrementare in modo significativo la spesa militare senza essere soggetti ai vincoli imposti dal Patto di stabilità e crescita, consentendo di generare fino a 650 miliardi di euro di investimenti nei prossimi quattro anni. Un’altra misura chiave è l’istituzione di un fondo da 150 miliardi di euro destinato a fornire prestiti agli Stati membri per finanziare progetti nel settore della difesa. Inoltre, il piano apre alla possibilità di utilizzare il bilancio dell’Unione Europea per stimolare investimenti militari, puntando altresì a coinvolgere il settore privato nella produzione e nello sviluppo di tecnologie per la difesa.

[di Stefano Baudino]

Corea del Sud annullato l’impeachment del presidente Han

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La Corte costituzionale della Corea del Sud ha reintegrato il Primo Ministro Han Duck-soo alla carica di presidente ad interim, annullando il procedimento di impeachment approvato lo scorso 27 dicembre dal parlamento. Han, primo ministro della Corea del Sud, era diventato presidente ad interim il 12 dicembre dopo che il parlamento aveva approvato l’impeachment del presidente Yoon Suk-yeol, che aveva tentato di imporre la legge marziale nel Paese. Era stato poi destituito a sua volta perché non aveva risposto alle richieste dell’opposizione di nominare rapidamente i giudici della Corte Costituzionale mancanti per convalidare l’impeachment contro Yoon.

Ucraina, al via a Riad i colloqui con gli USA per il cessate il fuoco

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Funzionari ucraini e statunitensi si sono incontrati ieri sera in Arabia Saudita per discutere un possibile cessate il fuoco parziale tra Ucraina e Russia. Il vertice si inserisce nel nuovo indirizzo diplomatico voluto dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, per mettere fine a tre anni di guerra. L’incontro precede i colloqui previsti per oggi, sempre in Arabia Saudita, tra le delegazioni statunitense e russa. Nel frattempo, l’inviato speciale americano Steve Witkoff ha espresso ottimismo sulla possibilità di raggiungere una soluzione per porre fine al conflitto. La scorsa settimana, il presidente russo Vladimir Putin ha accettato la proposta di Trump di fermare per 30 giorni gli attacchi alle infrastrutture energetiche di entrambi i Paesi. Tuttavia, il possibile cessate il fuoco sarebbe stato compromesso da reciproci attacchi, denunciati sia da Kiev che da Mosca.

All’inizio degli incontri, tenutesi ieri a Riyad, il ministro della Difesa ucraino Rustem Umerov ha annunciato che la delegazione del Paese, guidata da lui in persona, avrebbe implementato «la direttiva del Presidente dell’Ucraina per avvicinare una pace giusta e rafforzare la sicurezza». Al vertice si sarebbe dovuto parlare di una proposta per il raggiungimento di un cessate il fuoco, anche solo parziale, che escludesse dai combattimenti «le strutture energetiche e le infrastrutture critiche». Al termine del vertice, Umerov ha detto che la conversazione con la controparte statunitense, guidata da Steve Witkoff, è stata «produttiva e mirata» e che si è parlato di «temi chiave, tra cui quello dell’energia». Anche Witkoff si è mostrato soddisfatto dei colloqui. Prima dell’incontro, l’inviato speciale statunitense aveva rilasciato un’intervista a Fox News in cui affermava che i colloqui di questi giorni potrebbero portare a una svolta e mettere sul piatto la possibilità di un cessate il fuoco navale nel Mar Nero, a cui farne seguire uno generalizzato. Witkoff, inoltre, ha bocciato la proposta di inviare delle forze di pace europee a guida britannica e francese, sottolineando che «Putin non vuole invadere l’Europa».

L’incontro tra Steve Witkoff e Rustem Umerov ha preceduto quellio di oggi, che si terrà sempre a Riad, dove le delegazioni russe e ucraine si incontreranno separatamente con quella statunitense. Il contenuto preciso dell’agenda odierna non è noto, ma anche l’agenzia di stampa russa TASS, riprendendo le dichiarazioni della Casa Bianca, cita un possibile negoziato per un cessate il fuoco sul Mar Nero. Nelle ultime settimane, le trattative per un cessate il fuoco si sono fatte sempre più serrate. Il 18 marzo, dopo una telefonata di oltre due ore, Donald Trump e Vladimir Putin si sono accordati per implementare un cessate il fuoco parziale che coinvolgesse le infrastrutture energetiche, proposta verso cui Volodymyr Zelensky si è mostrato parzialmente aperto. Entrambi i Paesi, tuttavia, continuano a denunciare reciproci attacchi alle infrastrutture energetiche, accusandosi l’un l’altro di violare la tregua ancora informale.

In generale, l’Ucraina sostiene che la Russia starebbe intensificando gli attacchi sul Paese — e non solo quelli contro le infrastrutture energetiche —, sottolineando l’importanza di raggiungere un cessate il fuoco il più rapidamente possibile. «Solo questa settimana, più di 1.580 bombe aeree guidate, quasi 1.100 droni d’attacco e 15 missili di vario tipo sono stati usati contro il nostro popolo», ha detto Volodymyr Zelensky. «Sono necessarie nuove soluzioni, con nuove pressioni su Mosca per fermare sia questi attacchi che questa guerra». Anche la Russia denuncia attacchi ucraini: il Ministero della Difesa russo ha affermato che, ieri notte, le sue forze hanno «distrutto e intercettato» 59 droni ucraini diretti verso le regioni di Rostov e Astrakhan.

[di Dario Lucisano]

Canada: elezioni anticipate al 28 aprile

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Il nuovo primo ministro canadese, Mark Carney, ha indetto elezioni anticipate, fissando la data della prossima chiamata alle urne al 28 aprile. Carney è premier dallo scorso 9 marzo, quando è succeduto al dimissionario Justin Trudeau, vincendo le primarie del partito. In Canada, le elezioni erano previste per ottobre, ma, viste le dimissioni di Trudeau, era attesa una chiamata alle urne da parte del suo successore. Carney correrà per il Partito Liberale e si scontrerà con Pierre Poilievre, leader dei Conservatori.

Tanzania: nella foresta pluviale è stata scoperta una nuova specie di alberi millenari

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Possiedono un’altezza imponente, la corteccia massiccia e una straordinaria longevità che può durare migliaia di anni: sono gli alberi scoperti nella foresta pluviale dei Monti Udzungwa, in Tanzania, da un gruppo di ricercatori del Museo delle Scienze, dell’Udzungwa Corridor LTD e del National Museum of Kenya, il quale ha stabilito in un nuovo studio scientifico sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla rivista scientifica Phytotaxa che si tratta di una nuova specie chiamata Tessmannia princeps. Nonostante il primo avvistamento risalga al 2019, gli scienziati hanno pubblicato i risul...

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Gaza, dal 7 ottobre 50.000 uccisi confermati

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A Gaza, a partire dal 7 ottobre, il numero di persone uccise confermate ha superato i 50.000 individui. A dirlo è il ministero della Sanità di Gaza, anche se l’ufficio media governativo parla di almeno 61.700 persone uccise, contando i dispersi tra le macerie. La conta delle vittime non considera tutti coloro che sono stati uccisi indirettamente. Nel frattempo, continuano i bombardamenti in tutta la Striscia. Solo nelle ultime 24 ore, Israele ha ucciso almeno 35 persone, tra cui un importante membro del gabinetto politico di Hamas.