domenica 6 Aprile 2025
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Spazio: è stata scoperta acqua liquida all’interno di un meteorite

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Che l’acqua potesse essere rintracciata anche all’interno di meteoriti era cosa ipotizzata, e data quasi per certa, da tempo all’interno della comunità scientifica. Ma trovarla veramente rappresenta un passo avanti notevole. Ora è successo: a renderlo noto una ricerca pubblicata il 21 aprile su Science Advances nella quale gli studiosi hanno dimostrato la presenza di sacche di acqua liquida, ricca di anidride carbonica. Gli studiosi hanno esaminato i frammenti del meteorite di Sutter’s Mill, nato oltre 4,6 miliardi di anni fa e precipitato sul nostro pianeta nel 2012 nei pressi della città californiana di Sacramento. All’interno del meteorite è stato rilevato un piccolo cristallo di calcite con all’interno un liquido composto per il 15% da anidride carbonica.

Si tratta di una scoperta importante per continuare a rintracciare la nascita dell’acqua all’interno dello spazio e quindi sulla Terra. Un argomento sui quali stiamo facendo grossi passi avanti. Poche settimane fa un’altra ricerca ha confermato che la maggior parte dell’acqua si origina sotto forma di ghiaccio su piccolissime particelle di polvere nelle nuvole interstellari fredde e poco dense. Quando queste ultime collassano e danno vita a stelle e pianeti, sono proprio le particelle di polvere, non solo a formare numerosi strati che fungono da “mattoni” nella formazione dei nuovi corpi celesti, ma anche a preservare l’acqua. Secondo i dati raccolti nello studio, la maggioranza dei sistemi planetari nasce già con una quantità di acqua sufficiente a riempire migliaia di oceani.

Per questo potrebbe non essere scorretto pensare che i frammenti di acqua ritrovati sul meteorite di Sutter’s Mill possano essere considerati in qualche modo i progenitori dell’acqua presente sul pianeta Terra.

Guerra a Gaza: verso il cessate il fuoco?

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Si moltiplicano le voci su un imminente cessate il fuoco tra Israele e Hamas. La mediazione tra il governo di Tel Aviv e il movimento di resistenza palestinese avvengono tramite l’Egitto e inviati dell’Onu. Figure di primo piano di Hamas hanno dichiarato alla CNN che l’accordo potrebbe arrivare in 24 ore, dettaglio confermato anche da media israeliani.

Perché quello che subiscono i palestinesi è un sistema di Apartheid

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Il famigerato documento coloniale britannico, noto come "Dichiarazione Balfour" del 1917, riconobbe una "patria per gli ebrei" in Palestina senza nemmeno pronunciare una parola sul destino futuro dei suoi cittadini arabi. Essi rimasero la maggioranza fino alla loro grande espulsione nel 1948, in quella che fu nota come "Nakba" (Catastrofe), che coinvolse 700.000 palestinesi.
Adesso, circa 5 milioni sono i palestinesi che vivono nello Stato di Palestina divisi tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Secondo gli accordi internazionali e quanto stabilito dall'Onu, dovrebbero poter vivere in au...

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La Germania riforma l’esercito per prepararlo ad una escalation dei conflitti

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La ministra della Difesa tedesca, Annegret Kramp-Karrenbauer, ha reso noto il progetto denominato “Le Forze armate del futuro”. Un progetto che promette di «migliorare la prontezza all’azione e la preparazione dello strumento militare della Germania». Nello specifico, il fine del piano è quello di garantire una risposta militare rapida ad una eventuale escalation dei conflitti dispiegando le forze armate «fin dall’inizio», in maniera particolare «ai confini esterni della Nato». Osservando la cartina geografica è ovvio considerare che i confini della Nato per la Germania siano innanzitutto quelli con la Russia, verso la quale l’insediamento dell’amministrazione Biden negli Usa ha segnato una nuova escalation fatta di crescenti tensioni.

Per realizzare tale scopo il progetto prevede di modificare la composizione della Bundeswehr (l’insieme delle forze armate della nazione e la loro amministrazione civile). Tra i principali cambiamenti l’istituzione di un Comando nazionale, che sarà responsabile per le operazioni in Germania e si affiancherà al già esistente Centro di comando e controllo per le missioni all’estero: entrambi sottostaranno al capo di Stato maggiore della Difesa. Inoltre, i sei settori organizzativi della Bundeswehr diventeranno quattro, classificati: domini di Terra, Mare, Aerospazio e Cyber. Tali domini risponderanno ad altrettanti comandi dimensionali, responsabili per le forze pronte all’azione. Il numero massimo di soggetti appartenenti all’organico del Bundeswehr resterà lo stesso: 203.000 individui.

Questa mossa della Germania rappresenta un’ulteriore conferma della recente tendenza dei paesi Nato a riorganizzare i propri eserciti e ad aumentare fortemente le spese militari in una sorta di nuova corsa agli armamenti che coinvolge anche l’Italia. L’ Istituto internazionale di studi strategici, ha rilevato che nel 2020 la spesa mondiale per gli armamenti è aumentata del 3,5%, e  la Deloitte & Touche, prima azienda mondiale per servizi e consulenze, ha dichiarato che nel 2021 vi sarà un ulteriore incremento globale del 2,8% principalmente in Europa.

[di Raffaele De Luca]

Antartide: iceberg più grande del mondo si è staccato

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Il più grande iceberg del mondo si è staccato da una piattaforma di ghiaccio in Antartide e sta galleggiando attraverso il Mare di Weddell. L’iceberg, chiamato A-76, è lungo circa 170 chilometri e largo 25, con un’area di 4.320 chilometri quadrati (quasi quanto il Molise). Lo ha reso noto l’Agenzia spaziale europea (Esa) che ha catturato le immagini satellitari del distacco.

UE: contratto con Pfizer per 1,8 miliardi di dosi

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La Commissione UE ha firmato il contratto con Pfizer-BionTech per la fornitura di 1,8 miliardi di dosi del vaccino contro il Covid-19, per il periodo 2021-2023. Lo hanno annunciato la Presidente von der Leyen e la Commissario per la Salute Kyriakides. Il contratto prevede la produzione dei vaccini in UE e che anche i componenti essenziali arrivino da paesi dell’Unione

Le autorità sanitarie ammettono: abbiamo sovrastimato rischio del Covid all’aperto

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Le misure imposte per l’utilizzo delle mascherine all’aperto si sono basate su studi sbagliati e su stime completamente inesatte. A confermarlo è Il Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), cioè l’agenzia governativa di controllo sulla sanità negli Stati Uniti.

La questione è stata sollevata da un’articolo pubblicato dal New York Times nel quale si afferma che il Cdc si affidò a studi completamente sbagliati quando raccomandò l’uso delle mascherine all’aperto e certificò, in un documento ufficiale, che «meno del 10% delle infezioni avviene all’aperto». Una esagerazione enorme, specifica l’articolo, visto che le ricerche scientifiche certificano un tasso di infezioni decisamente inferiore all’1%, probabilmente anche allo 0,1%. Al massimo un caso su mille all’aperto è anche quanto riporta uno studio pubblicato in Irlanda e basato sull’analisi di oltre 230.000 casi.

L’articolo del NYT si spinge oltre e, dati e studi alla mano, afferma che in verità «non esiste una singola infezione da Covid documentata in nessuna parte del mondo da interazioni casuali all’aperto, come camminare accanto a qualcuno per strada o mangiare a un tavolo vicino». Conclude l’articolo: «dire che meno del 10% dei contagi avviene all’aperto è come dire che gli squali attaccano meno di 20.000 nuotatori all’anno, mentre il numero mondiale effettivo è di circa 150. È vero ma anche enormemente ingannevole».

Obiezioni alle quali il Centers for Disease Control and Prevention ha risposto in una nota, confermano timidamente che in effetti si sono sbagliati. «I dati in nostro possesso supportano l’ipotesi che il rischio di trasmissione all’esterno sia basso. CDC non può fornire il livello di rischio specifico per ogni attività e preferisce sbagliare sul lato della protezione». Insomma: quando hanno stilato i documenti in realtà gli studi facevano già pensare che il livello dei contagi all’aperto fosse quasi trascurabile ma hanno scelto di sovrastimarlo.

Una dinamica che si è verificata non solo negli Usa ma ancor di più in tutti i paesi europei, Italia in testa. Qua infatti le misure di distanziamento, divieti e coprifuoco all’aperto sono state molto più severe di quelle che oggi si contestano negli Usa. Misure che, studi alla mano, non si sono basate su nessun dato scientifico affidabile e oggi possiamo definire assolutamente anti-scientifiche. Il fatto di aver preferito “sbagliare sul lato della protezione” ad inizio emergenza può anche essere comprensibile, ma non rivedere le norme che limitano le libertà costituzionali all’aperto ora che – ormai da mesi – la scienza ha dimostrato che sono del tutto ingiustificate, non è ammissibile.

 

Ambasciatrice Gb, entro l’anno accordo con l’Italia

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L’ambasciatrice britannica in Italia, Jill Morris, durante l’audizione alla commissione Esteri della Camera ha annunciato: «Stiamo lavorando strettamente con i nostri colleghi italiani per concludere prima della fine dell’anno un accordo di cooperazione bilaterale, tra il Regno Unito e l’Italia». L’accordo rientra nel quadro delle relazioni post-Brexit

Survival International: in Brasile le tribù incontattate sono a rischio sterminio

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Pianificando l’abolizione delle ordinanze d’emergenza che attualmente li tutelano, Bolsonaro sta tentando di facilitare l’accesso ai territori di diversi popoli indigeni incontattati. Trafficanti di legname, imprenditori agricoli e accaparratori terrieri avrebbero così la strada spianata per devastare le risorse naturali di queste aree. Le conseguenze – denuncia Survival International – potrebbero essere letali. I popoli incontattati, per definizione, non sono mai entrati a contatto con l’uomo moderno. Questa particolare condizione di isolamento da un lato li tutela, dall’altro, li rende particolarmente vulnerabili. L’unica barriera tra questi e lo sfruttamento delle terre a loro indispensabili, è proprio questa serie di ordinanze che l’amministrazione Bolsonaro vorrebbe abolire. «Sono sette i territori attualmente protetti da queste misure – spiega Survival in un comunicato – tre di esse scadranno tra settembre e dicembre 2021, e sono particolarmente a rischio».

Uno dei territori è quello dei Piripkura, un popolo già decimato da diversi massacri e la cui foresta è stata disboscata di oltre 900 ettari in un solo anno. Un altro caso è quello del territorio di Ituna Itatá, preso di mira da un senatore vicino a Bolsonaro che sta chiedendo che le dimensioni di questo vengano drasticamente ridotte. Politici statali e federali legati al settore del taglio del legno, dell’allevamento e del business agricolo stanno puntando, invece, ad altri territori. «Il Presidente Bolsonaro – ha concluso Survival – è fortemente favorevole a questi letali tentativi di accaparramento di terre, e ha esplicitamente detto di voler aprire tutti i territori indigeni allo sfruttamento».

D’altronde, non dovrebbe sorprendere. Dal suo insediamento, i tentativi di ridurre la tutela dei popoli indigeni sono stati molteplici. Come quello, forse tra i primi, di trasferire le funzioni del Funai, deputato alla gestione delle riserve indigene, al Ministero dell’Agricoltura. Fortunatamente fallito grazie ad una decisione del Congresso Brasiliano. Ma il Brasile, uno dei paesi che ospita il più alto numero di popoli incontattati, continua ad essere governato da chi, vent’anni fa, ha pronunciato queste parole: «È un peccato che la cavalleria brasiliana non sia stata efficiente quanto quella americana nello sterminare i suoi Indiani».

[di Simone Valeri]

“Ultima Legione”: blitz della polizia contro estremisti di destra

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Questa mattina è scattata un’operazione di Polizia che ha nel mirino un’organizzazione di estrema destra chiamata “Ultima Legione”. L’indagine, condotta dall’Antiterrorismo e dalla Digos dell’Aquila, è stata diretta dalla procura abruzzese e coordinata dalla Procura nazionale antimafia e antiterrorismo.