domenica 6 Aprile 2025
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Il Marocco richiama ambasciatrice in Spagna

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Il governo marocchino ha richiamato la sua ambasciatrice a Madrid, Karima Benyaich, per consultazioni, poco dopo che la diplomatica è stata convocata alla sede del ministero degli Esteri in Spagna in merito all’arrivo di migliaia di migranti a Ceuta, l’enclave spagnola sulla costa africana.

Usa, report omesso nell’era Trump conferma l’origine umana del cambiamento climatico

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L’Ente per la protezione ambientale statunitense (Epa) ha affermato per la prima volta che il cambiamento climatico è causato, almeno in parte, dagli esseri umani. Il rapporto è del 2017, ma – almeno secondo le ricostruzioni di alcuni media americani– affiora solo ora poiché l’amministrazione Trump ne aveva impedito la pubblicazione. Di certo c’è che, sotto la guida dell’ex presidente repubblicano, il sito web degli indicatori sui cambiamenti climatici dell’agenzia non è stato aggiornato con la dovuta regolarità. Un membro dello staff dell’Epa, al tempo, aveva dichiarato a E&E News che il personale non era autorizzato ad aggiornare il sito web e che gli incaricati politici temevano che eventuali modifiche avrebbero avuto una rischiosa risonanza mediatica. Il rapporto presenta – trapela da un comunicato stampa dell’Epa – prove convincenti e chiare di una crisi climatica. Il leader repubblicano, date le sue posizioni scettiche, probabilmente per questo ne aveva rinviato, volutamente o indirettamente, la pubblicazione.

Le ondate di calore – si legge nel rapporto – sono passate da due all’anno negli anni ’60 a sei all’anno nel primo decennio del 2000. Dal 1960, poi, il livello del mare è aumentato lungo le coste statunitensi. In particolare – ha evidenziato il documento – intorno alla costa medio atlantica e del Golfo, dove alcune stazioni hanno misurato aumenti di oltre 20 centimetri. Le inondazioni costiere – confermano invece le ultime evidenze – stanno diventando più comuni: ora, sono cinque volte più frequenti nelle città esaminate rispetto agli anni ’50. E il ghiaccio marino artico si sta assottigliando: l’estensione minima della sua copertura si è ridotta ogni estate.

Nel complesso, quindi – ha appurato l’Epail clima della Terra sta cambiando. Cosa che è sempre avvenuta nel corso delle ere geologiche ma mai a queste velocità. Le temperature sono ovunque in aumento, l’andamento delle precipitazioni è alterato e gli eventi climatici più estremi sono già una realtà. “Molti di questi cambiamenti osservati – ha affermato l’agenzia – sono legati all’aumento dei livelli di anidride carbonica e altri gas serra generati dalle attività umane“. Le evidenze contenute nel rapporto, emergono dall’analisi di una serie di indicatori sviluppati dall’Epa e sottoposti a revisione paritaria da parte di ricercatori specializzati indipendenti.

[di Simone Valeri]

Israele-Gaza, proposta all’Onu per un cessate il fuoco

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In coordinamento con Egitto e Giordania, la Francia ha presentato all’Onu – presso il Consiglio di Sicurezza – una risoluzione che punta ad un cessate il fuoco tra Israele e Gaza. L’ambasciatore cinese all’Onu, Zhang Jun, ha dato il pieno appoggio della Cina. Nessuna risposta è ancora arrivata da parte USA.

Covid, l’Italia blocca il vaccino nazionale e sceglie di stare sotto Big Pharma

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La Corte dei Conti ha bloccato il finanziamento per lo sviluppo e la produzione del vaccino anti Covid dell’azienda italiana ReiThera, per il quale doveva essere effettuata la terza ed ultima fase di sperimentazione. La magistratura contabile ha infatti comunicato tramite una nota di non aver registrato il decreto relativo all’Accordo di sviluppo sottoscritto dal ministero dello Sviluppo economico, da Invitalia spa e dalla Società ReiThera srl, che prevedeva un finanziamento da 50 milioni di euro su un totale di 80 milioni previsti dal cosiddetto “Decreto rilancio”. Esso è stato ricusato per motivi tecnico-giuridici, di cui però non si conosco i dettagli. Così, in seguito a tale pronunciamento sono subito arrivate le reazioni dei ricercatori ReiThera, tra cui Paolo Maggi, l’infettivologo che coordina la sperimentazione. «Questione tecnica e amministrativa, i cui dettagli sono oscuri anche a me», ha affermato Maggi, che ha sottolineato come il siero italiano abbia una «efficacia buona ed effetti collaterali ridotti, in linea con gli altri vaccini». A tal proposito, ha anche aggiunto che non sviluppare un marchio italiano equivalga ad essere «schiaffo di Big Pharma e delle aziende straniere».

Il vaccino ReiThera sarebbe stato pronto in autunno (periodo in cui la campagna vaccinale potrebbe essere quasi conclusa), ma da tempo ricercatori e autorità danno praticamente per scontato che si procederà con richiami periodici negli anni a venire. A tal proposito, la stessa Pfizer ha profetizzato che in futuro si passerà da una situazione pandemica ad una situazione endemica ed il prezzo dei suoi vaccini aumenterà. Già al giorno d’oggi i paesi europei versano a Pfizer un costo medio di 15,50 euro per ogni dose. Moltiplicandolo anche solo per 40 milioni di italiani si ottiene una spesa di 600 milioni di euro. Una cifra di gran lunga maggiore rispetto a quella che sarebbe stata spesa per lo sviluppo e la produzione dei vaccini ReiThera. A tutto ciò si aggiunga il fatto che, secondo quanto dichiarato da Paolo Maggi, il vaccino italiano non sarebbe stato utile solo nella campagna vaccinale anti-Covid ma anche a sviluppare la ricerca su altre malattie. «In futuro avremo bisogno delle stesse tecnologie per creare vaccini contro influenza, Hiv, cancro e tanto altro» e conseguentemente si sarebbe potuto «risollevare un settore scientifico in cui abbiamo le carte in regola per tornare a primeggiare».

Insomma, tramite tale decisione si è impedito all’Italia di poter controllare e gestire la produzione di vaccini, in una prospettiva di autonomia e maggior tutela pubblica. Ma, a quanto pare, si è scelto di dipendere ancora una volta dalle multinazionali estere.

[di Raffaele De Luca]

Nave militare USA nello stretto di Taiwan, ira di Pechino

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Il cacciatorpediniere Uss Curtis Wilbur ha attraversato lo Stretto di Taiwan provocando la reazione avversa della Cina che ha accusato gli Stati Uniti di minacciare la pace e la stabilità regionale. Sul proprio sito, la Settima Flotta ha definito l’operazione come di «routine»  e in linea con il diritto internazionale, a dimostrazione «dell’impegno degli USA per un Indo-Pacifico libero e aperto».

In 20 anni le foreste sono aumentate di un’area grande quanto la Francia 

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Bellissima notizia per il nostro pianeta che, grazie a venti anni di piani di conservazione, oggi ha una superficie forestale grande quanto la Francia. Dal 2000, infatti, è avvenuta la ricrescita di circa 60 milioni di ettari in grado di assorbire 5,9 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Una quantità di gas che supera quella emessa annualmente dagli Stati Uniti. Lo conferma Force of Nature – Mapping Forest Regeneration Hotspots pubblicato da WWF, Birdlife International e Wildlife Conservation Society (WCS) su Trillion Trees: si tratta della rigenerazione di un grandissimo bosco che conta tra i 22 e i 25 miliardi di nuovi alberi. Solo una piccola parte di questo è dovuta alle piantumazioni, il resto si deve alle misure di preservazione che hanno permesso la ricrescita spontanea della flora. Si parla quindi di rigenerazione delle foreste naturali, che consiste nell’adottare un approccio il quale permette il ripristino dei boschi limitando al minimo l’intervento umano. Ciò significa piantare alberi autoctoni, recintare il bestiame e quindi delimitare le aree di pascolo, rimuovere le specie invasive o non fare proprio nulla.

Le tre ONG hanno redatto una mappa servendosi di dati satellitari e analisi del telerilevamento, con il contributo di esperti provenienti da 29 paesi. Mappatura che presenta la panoramica delle aree dove il verde ha iniziato a riprendere vita. In Europa, ad esempio, è avvenuta una rigenerazione naturale nelle zone dei Balcani, al nord della Grecia e in tutta la dorsale centrale della Scandinavia. Stessa cosa in Mongolia settentrionale, Siberia, Cuba, Canada nord-occidentale e nell’Amazzonia brasiliana, “l’hotspot” più promettente con 4,2 milioni di ettari rigenerati. Questa forte ripresa della natura in alcune aree della Terra è indubbiamente un avvenimento più che positivo, ma che non deve far mollare la presa sulla preservazione dell’ambiente. A gennaio il WWF ha pubblicato uno studio riguardante 24 aree del mondo dove, dal 2004 al 2017, la deforestazione ha portato alla rovina un’area grande quasi quanto il doppio del Regno Unito. 

Gi studiosi sono quindi stati chiari: per far fronte al pericoloso cambiamento climatico, è più che necessario arrestare la deforestazione e ripristinare le foreste. È stato confermato che, la rigenerazione naturale, è spesso più economica e migliore per la biodiversità, rispetto alle foreste piantate attivamente. Pertanto, questa ricerca, mostrandoci dove e perché la flora selvatica sta rinascendo, ci suggerisce come ricreare tale condizione in altre parti del globo.

[di Eugenia Greco]

 

Migranti: naufragio al largo della Tunisia, almeno 57 morti

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Il naufragio di un’imbarcazione di fortuna al largo della Tunisia ha provocato la morte di almeno 57 migranti. Lo ha comunicato la Mezzaluna Rossa tunisina su Twitter, la quale ha anche affermato che altre 33 persone presenti sulla barca sono invece state salvate. L’imbarcazione era diretta in Europa.

L’Europa respinge illegalmente migliaia di migranti e rifugiati

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Alla fine di aprile 2021, è stato pubblicato il report di Protecting Rights at Borders (PraB). Il documento riporta le testimonianze di respingimenti illegali di migranti e rifugiati lungo i confini raccolte da una serie di organizzazioni di difesa dei diritti umani nei paesi che hanno partecipato al monitoraggio: Italia, Grecia, Bosnia Herzegovina, Macedonia e Ungheria. I casi registrati sono ben 2162. In due casi su tre, il respingimento era non solo illegale ma anche violento. Come ha dichiarato il The Guardian, sembrerebbe che i paesi membri dell’Unione Europea stiano collaborando tra di loro, in maniera informale, per perseguire una linea molto dura e extra-legale in fatto di accoglienza.

I respingimenti illegali sono messi in atto dalla polizia e dagli agenti che controllano le frontiere. In molti casi, riporta il documento, questi episodi non vengono registrati da nessuno. Il che fa supporre che i 2162 casi di cui parliamo non siano che una frazione degli abusi commessi regolarmente lungo i confini. Dei casi registrati, nel 31% si tratta di diniego di richiesta d’asilo, nel 24% di violenza fisica e assalto e nel 27% di furto, estorsione o distruzione di proprietà.

Sono 176 i casi di cosiddetto “chain pushback,” ovvero respingimenti che attraversano più confini. Lungo tutti i confini monitorati (Italia-Francia, Italia-Slovenia, Serbia-Romania, Grecia-Turchia, Croazia-Bosnia), si sono registrati numerosi episodi violenza e aggressione (anche con manganelli e cani). I respingimenti più violenti sono quelli dalla Romania (nel 46% dei casi è stato riportato abuso fisico). Ad essere vittima di questi trattamenti sono sopratutto gli uomini, ma nel 13% anche bambini.

In Italia, queste pratiche sono severamente vietate non solo perché violano i diritti fondamentali dell’uomo, ma anche perché ogni persona ha diritto ad inoltrare una domanda di asilo e a vedere il suo proprio caso esaminato specificamente. Secondo il rapporto, però, queste pratiche sono anche molto comuni, al punto da poter essere considerate degli strumenti (de facto) nel controllo dei confini.

È importante sottolineare, come fa il report, che non ci si può semplicemente fidare dei controlli di frontiera, sperando che facciano il loro lavoro umanamente e nel rispetto della legge. È necessario invece monitorare questi episodi regolarmente e pretendere che chi commette questi crimini si prenda le sue responsabilità. Oltretutto, conclude il documento, quello dei respingimenti violenti non è che uno degli aspetti di un trend più ampio che sta prendendo piede in Europa, che consiste in una progressiva contrazione del rispetto delle procedure del diritto internazionale che si basano sui diritti umani e civili. Violazioni delle quali è stata accusata recentemente la stessa Frontex, l’Agenzia europea per le frontiere.

[di Anita Ishaq]

India: ciclone colpisce costa occidentale, almeno 20 morti

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Almeno 20 persone hanno perso la vita. É questo il bilancio attuale provocato dal ciclone “Tauktae”, che ha colpito la costa occidentale dell’India. Dopo aver toccato ieri gli stati di Kerala, Goa e Maharashtra, è arrivato sulle coste del Gujarat, dove 150 mila persone erano state preventivamente evacuate dalla Protezione Civile. Si tratta del vortice più grande nella regione da decenni, con venti fino a 185 km all’ora ed onde alte 3 metri.

Usa vs Cina, il nuovo fronte della battaglia per la supremazia si gioca sullo spazio

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Tiangong Space Station

La Cina festeggia con gioia un importante traguardo spaziale: la missione Tianwen-1 è riuscita a depositare con successo il rover cinese sulla superficie di Marte. La missione mira a sondare a fondo la zona nota come Utopia Planitia, un’area in cui sarà forse possibile rinvenire tracce delle forme di vita che hanno abitato il pianeta, nonché depositi di ghiaccio che potranno certamente tornare utili qualora decidessimo effettivamente di portare avanti la colonizzazione umana. Il mondo accademico è universalmente entusiasta, ma altrove il clima è drasticamente diverso.

Più vicini ai nostri lidi, nell’orbita terrestre, la Cina sta imbastendo la Tiangong Space Station (TSS), una stazione orbitale che vuole proporsi come alternativa alla International Space Station (ISS), ma un’alternativa le cui redini saranno tenute strettamente nelle mani del Partito Comunista Cinese. L’Intelligence statunitense guarda da vicino il programma, identificandolo in un rapporto come una minaccia prioritaria alla sicurezza statunitense.

La posizione allarmista adottata dal documento è squisitamente cristallina nel sottolineare come una tale struttura possa costituire un problema: «Beijing si sta impegnando per raggiungere o superare le possibilità statunitensi nello spazio, così da ottenere benefici militari, economici e di prestigio». In pratica, gli USA rischiano di essere surclassati, il che fa suonare gli allarmi.

Per contrastare questa “minaccia”, l’Intelligence a stelle e strisce propone dunque di investire nelle operazioni controspaziali, giustificando una simile presa di posizione asserendo non sia altro che una dovuta risposta alle basi missilistiche cinesi le quali, avverte il Pentagono da anni, potrebbero essere usate per attaccare i satelliti americani. 

A gettare benzina sul fuoco c’è il fatto che, al di là del mondo prettamente accademico, Cina e USA non si confrontino adeguatamente sulle rispettive strategie, un intoppo comunicativo che, stando alle parole di Steve Jurczyk, uomo a capo della NASA fino a qualche settimana fa, ha radici nella politica a stelle e strisce, la quale ha impedito alla propria agenzia aerospaziale di creare un dialogo con l’omologa cinese.

Due differenti report indipendenti, sollevano qualche dubbio sull’affidabilità di una simile paranoia, sottolineando come molte delle manovre spaziali belliche attribuite alla Cina non siano state adeguatamente verificate.

In tal senso, piuttosto, sembra invece molto attiva la Russia, la quale starebbe effettivamente imbastendo una fitta rete di armamentari capaci di abbattere o rendere inoperativi i satelliti che si muovono a basse altitudini. 

Perché dunque tutta questa enfasi anti-cinese? La spiegazione la si ritrova probabilmente nella dichiarazione fornita dall’Intelligence stessa, ovvero che i giganteschi investimenti della Cina nel ramo della tecnologia e dell’esplorazione spaziale stiano mettendo a rischio l’egemonia statunitense, cosa che dev’essere ostacolata con ogni mezzo. Un atteggiamento che trova il suo contesto nella strategia globale anticinese resa pubblica dall’amministrazione Biden con la recente approvazione dello Strategic Competition Act.  

[di Walter Ferri]