sabato 5 Aprile 2025
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Colombia: la lotta prosegue, la repressione è brutale, il mondo continua a non vedere

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Continuano incessantemente da venti giorni le proteste popolari in Colombia e prosegue, se possibile in modo sempre più brutale, la repressione. Le forze di polizia del governo Dunque continuano a “lavorare” godendo del silenzio complice della comunità internazionale e dei media. I dati forniti da Colombia Informa, riferiti al periodo 28 aprile-10 maggio, parlando di: 52 persone uccise; 489 feriti; 435 persone scomparse (anche minorenni); 1.365 persone detenute arbitrariamente; 15 abusi sessuali; 122 attacchi della polizia contro la stampa indipendente. Però, anche con l’intensificarsi della repressione, il Paro Nacional (così è stata denominata la protesta) non si ferma.

Mesa de Trabajo sobre Desaparición Forzada en Colombia ha invece registrato 471 persone scomparse, di cui solo 92 sono state rintracciate presso centri detentivi come il Transfer for Protection Centers (CCC) oppure all’Immediate Care Commands (IAOs) e altri siti non autorizzati dalla legge e senza alcuna autorizzazione da parte della Procura. Di tutti gli altri “desaparecidos” non si è avuta alcuna notizia.

La rete per i diritti umani della Colombia sud-occidentale Francisco Isaías Cifuentes (REDFIC) ha pubblicato questo sabato un rapporto che descrive in dettaglio i casi di violenza sessuale contro le donne nell’ambito delle continue accuse di repressione della forza pubblica contro i manifestanti in Colombia. Si aggiungono, ai 15 già registrati, altri 14 casi di stupro. Purtroppo, proprio come avvenuto in moltissimi teatri di guerra, lo stupro è utilizzato come strumento di terrorismo nei confronti delle attiviste donne.

Popolazioni indigene, comunità afro-colombiane, contadini, classe urbana e classe operaia, movimenti giovanili e studenteschi, hanno costruito un una campagna di protesta che oramai va oltre la semplice opposizione alla riforma fiscale che ne ha costituito la scintilla: l’ultima goccia che ha fatto traboccare un vaso colmo di ingiustizie sociali. La monumentale iniziativa popolare ha portato nelle strade e nelle piazze la cultura, l’arte e la musica, mentre il governo ha risposto con violenta repressione.

La miccia delle proteste, iniziate il 28 aprile, è stata infatti la riforma fiscale voluta dal governo di destra di Iván Duque Márquez, poi ritirata, che avrebbe rincarato molto il costo della vita e il cui peso maggiore sarebbe gravato sulle classi medio-basse già al limite della sopportazione dopo un anno di pandemia. Il governo aveva intenzione di recuperare quasi 7 miliardi di dollari con una tassazione su beni di prima necessità come farina, uova e zucchero, oltre che da un rincaro di servizi di base come l’elettricità.

Intanto, lunedì scorso, la comunità colombiana che vive in Italia ha tenuto un presidio in Piazza del Popolo, a Roma, in solidarietà con i manifestanti oltreoceano.

[di Michele Manfrin]

Abu Mazen incontra inviato USA

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Abu Mazen, Presidente palestinese, ha ricevuto oggi a Ramallah – in Cisgiordania – l’inviato del dipartimento di Stato Usa, Hadi Amr. Nell’incontro è stato chiesto agli USA di intervenire per fermare gli attacchi israeliani contro il popolo palestinese. Secondo Wafa, Amr ha affermato: “Gli Stati Uniti si stanno muovendo in quella direzione”

L’unione fa la forza: il primate più raro del Brasile salvato dall’estinzione

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Grazie al successo di un progetto di conservazione, le scimmie tamarino ‘leone nero’ del Brasile, ora, rischiano meno l’estinzione. L’iniziativa, parte di uno studio coordinato dall’Istituto di ricerca ecologica brasiliano, ha previsto la messo a dimora di 2,7 milioni di piante in trent’anni. Coprendo un’area complessiva di 6.000 ettari, il progetto ha migliorato le connessioni tra gli habitat forestali della specie minacciata. Il risultato è stato un miglioramento dello stato di conservazione del primate. Ma non è tutto. Lo studio, inoltre, ha dimostrato che i progetti di conservazione hanno maggiori probabilità di successo se vengono rispettate le esigenze delle comunità locali. Per creare una rete di corridoi forestali sono state infatti consultate le piccole aziende agricole del luogo. Il rimboschimento dell’area è stato così realizzato a partire da queste e con l’aiuto diretto degli agricoltori, donne in particolare.

Da un lato, quindi, la popolazione ha beneficato di entrate economiche extra e di nuovi posti di lavoro. Dall’altro, evitando conflitti con le comunità locali, il progetto si è potuto concretizzare. E il tamarino ‘leone nero’ (Leontopithecus chrysopygus), ora, è un po’ più al sicuro. La specie, considerata estinta per oltre 65 anni, è stata riscoperta solo nel 1970. Endemica della Foresta Atlantica dello stato di São Paolo, la scimmia è tuttavia particolarmente vulnerabile alla deforestazione e conseguente frammentazione. Gli scienziati hanno così deciso di connettere le diverse popolazioni rimanenti di primati attraverso la creazione di corridoi ecologici, ovvero habitat forestali lineari tra un frammento e l’altro di foresta. Senza il coinvolgimento delle comunità locali – spiega Mongabayquesto però non sarebbe stato possibile: il rimboschimento su terreni privati ​​apre ora nuove strade vantaggiose sia per gli agricoltori che per la conservazione della biodiversità.

[di Simone Valeri]

AT&T: 43 miliardi per fondere WarnerMedia e Discovery

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AT&T, gigante USA del settore delle telecomunicazioni, ha annunciato la fusione di WarnerMedia – sua controllata – con Discovery Inc, dedicata allo sviluppo e alla gestione di canali televisivi tematici. Un’operazione da 43 miliardi di dollari che farà nascere un colosso dello streaming, lanciando la sfida a Netflix e Disney.

Le piazze di tutta Italia si riempiono per la Palestina, ma i media non se ne accorgono

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Milano, manifestazione contro la guerra a Gaza in piazza Duomo

Da Milano a Catania, da Bologna a Napoli, passando per Genova, Torino, Firenze, Roma e molte altre città. Le piazze si riempiono come in Italia, almeno negli ultimi anni, non succede spesso per denunciare la guerra contro Gaza e rivendicare il diritto ad avere uno stato per i palestinesi.

l’enorme corteo che ha attraversato Bologna, secondo il TG3 Regione erano presenti “centinaia di persone”

A Bologna erano presenti migliaia di persone, che dal quartiere Bolognina hanno attraversato le strade del centro fino alla piazza principale della città, piazza Maggiore. «Di fronte alle complicità di governi, istituzioni e imprese con le politiche di Israele e ai tentativi di marginalizzare la lotta dei palestinesi attraverso gli accordi tra Israele e le petro-monarchie del Golfo promossi dagli Stati Uniti, la solidarietà concreta della società civile internazionale con il popolo palestinese è l’unica risposta», questo il testo del comunicato promosso dai manifestanti.

Milano, manifestazione contro la guerra a Gaza in piazza Duomo

Quante persone vedete nella foto della manifestazione di Milano? Secondo l’agenzia Ansa – tra le poche ad aver battuto qualche riga sull’iniziativa – si tratta di «alcune centinaia». Peggio è riuscito a fare il più diffuso quotidiano italiano, il Corriere della Sera, la cui sede centrale dista una manciata di chilometri da piazza Duomo ma i cui cronisti, a quanto pare, non si sono minimamente accorti della protesta tanto da non dedicarle nemmeno una riga.

Manifestazione in solidarietà al popolo palestinese a Firenze

Ancora una volta, dunque, i principali media italiani – con pochissime eccezioni – non hanno perso occasione di dimostrare di amplificare o censurare i fatti in base a convenienze politiche ed editoriali. Una verità tanto più evidente se confrontata con la copertura minuziosa, con tanto di cronisti, videoreporter e fotografi inviati in piazza, riservata dalla manifestazione filo-israeliana andata in scena a Roma il 12 maggio scorsa.

 

Camorra: 37 arresti a Napoli

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A Napoli, i poliziotti della Squadra Mobile e del Commissariato San Giovanni-Barra hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 37 individui appartenenti ai clan Rinaldi, Reale, Formicola e Silenzio. Questi ultimi operano nel quartiere di San Giovanni a Teduccio, periferia Est di Napoli. I soggetti sono stati accusati dei reati di: associazione di tipo mafioso, estorsione, tentato omicidio, detenzione e porto di armi da fuoco.

Usa, con il pretesto dell’assalto al Campidoglio aumenta la sorveglianza di massa

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Quasi otto anni fa, Edward Snowden, allora collaboratore con l’Intelligence statunitense, aveva rivelato come gli USA stessero deliberatamente spiando in cittadini americani, cosa ritenuta assolutamente illegale, nonché taboo. Da allora, il Governo a stelle e strisce ha iniziato a muoversi con i piedi di piombo, in modo da assicurarsi che non potessero verificarsi nuovamente scandali di tale magnitudine.

Oggi, le cose si stanno facendo confuse: negli scorsi mesi, gli Stati Uniti sono stati vittima di due disastrosi attacchi di cyberspionaggio, i casi SolarWinds e Microsoft Exchange, attacchi per cui gli hacker avrebbero sfruttato proprio dei server “indigeni” in modo da sfruttare gli angoli ciechi interni all’Intelligence statunitense. A questo si aggiunge la comoda narrazione offerta dall’”assalto al Campidoglio” di Washington avvenuto il 6 gennaio 2021 per mano delle destre alternative, le quali, essendosi coordinate proprio attraverso i social, si offrono come scenografico capro espiatorio con cui giustificare eventuali interventi lesivi alla privacy.

Secondo la CNN, per evitare che si ripetano simili atti di “terrorismo”, l’Amministrazione Biden starebbe infatti valutando soluzioni di spionaggio locale che siano in grado di aggirare le leggi, ovvero di delegare ad aziende private la raccolta effettiva dei dati. In tal senso, il Dipartimento di Sicurezza Nazionale (DHS) statunitense ha bocciato con vigore simili illazioni, etichettandole come «smaccatamente false». 

Peccato che il DHS stia raccogliendo informazioni sensibili via terzi già da tempo: non potendo ottenere i dati dei cittadini direttamente, la Difesa si limita a comprarli dalle aziende tech, cosa che non è in alcun modo illegale. A ledere la credibilità di una simile, lapidaria, posizione è anche il fatto che durante le manifestazioni del movimento Black Lives Matters di Portland, il braccio governativo abbia violato ogni regolamento, pur di identificare e tracciare giornalisti e manifestanti.

Il quesito non è quindi “se” il Dipartimento della Difesa e l’Intelligence finiranno con l’adoperare i dati forniti da aziende private – quello lo fanno già -, piuttosto bisogna chiedersi se abbiano intenzione di intensificare la portata delle proprie manovre. La prospettiva più ottimistica è che il Governo abbia intenzione di mantenere questa rotta e che inizierà piuttosto a collaborare maggiormente con le aziende tech solo ed esclusivamente con l’intento di risolvere tutte quelle falle di sistema che altrimenti potrebbero essere sfruttate dagli hacker. 

Volendo essere invece più nefasti, le evoluzioni ventilate dalla CNN potrebbero fare riferimento ad aziende di spionaggio private, ditte composte da mercenari che spesso passano dalla National Security Agency (NSA) americana al più remunerativo mercato privato. Sono persone prive di scrupoli che nel 2015 non si erano fatte problemi neppure a spiare Michelle Obama, First Lady dell’epoca. Figuriamoci se batterebbero ciglio all’idea di rastrellare la vita personale dei cittadini USA.

[di Walter Ferri]

Cisgiordania: crollo in una sinagoga, 2 morti e 132 feriti

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In seguito al crollo della tribuna della sinagoga di Givat Ze’ev, un insediamento in Cisgiordania poco distante da Gerusalemme, 2 persone hanno perso la vita ed altre 132 sono rimaste ferite, di cui 5 in modo grave. È questo il bilancio attuale dell’incidente avvenuto nella giornata di ieri mentre più di 600 fedeli si trovavano all’interno della sinagoga in occasione della festa di Shavuot, che ricorda la consegna delle Tavole della Legge al popolo ebraico.

Ue, la commissaria alla Salute coinvolta in un caso di sospetta corruzione

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«La commissaria europea alla Salute, Stella Kyriakidou, è sotto pressione a seguito di una relazione della Corte dei conti del suo paese d’origine, il Cipro». È quanto riportano alcuni media locali nonché la ARD (la tv di Stato tedesca), da cui si apprende che tale rapporto ha constatato che il marito di quest’ultima, Kyiriakos Kyriakidou, ha ricevuto un prestito del valore totale di 4 milioni di euro dalla Cyprus Cooperative Bank nonostante egli non fosse dotato delle garanzie necessarie, motivo per cui la Corte ha definito lo stanziamento «molto problematico». In più, il prestito risulta essere stato erogato senza alcuna motivazione ufficiale, motivo per cui i media in questione hanno parlato di “corruzione passiva” ed hanno sospettato che Kyiriakos Kyriakidou possa aver tratto vantaggio dalla posizione politica della moglie.

La Cyprus Cooperative Bank è la seconda banca statale più grande del paese. Essa in passato è stata più volte salvata utilizzando denaro pubblico, in quanto è stata soggetta a vari problemi finanziari. Proprio per questo, la Corte dei conti ha analizzato in maniera analitica le transazioni con le cosiddette “persone politicamente esposte”, ed in seguito a questi controlli sono state registrate le operazioni sospette del marito di Stella Kyriakidou. Utile sottolineare come non vi sia alcuna prova che la moglie sia interessata dal caso, né tantomeno che il “prestito” sospetto sia correlato in qualche modo alla sua attività di commissario europeo alla salute e quindi, di fatto, all’emergenza Covid. Tuttavia la Kyruakidou negli scorsi mesi ha svolto un ruolo cruciale nella sottoscrizione dei contratti miliardari con le aziende farmaceutiche per il rifornimento dei vaccini anti Covid, contratti che tra l’altro contengono non poche criticità. Per questo un’attenzione della stampa sulla questione al fine di chiedere di fare luce sul caso sarebbe stato il minimo necessario da parte di un settore che ha l’ambizione di autodefinirsi il quarto potere. Tuttavia, i media mainstream non hanno dedicato nemmeno una riga alla vicenda.

[di Raffaele De Luca]

‘Ndrangheta: 30 misure cautelari per droga e armi

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Nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Vibo Valentia, Monza, Brianza e Roma, i carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare nei confronti di 30 individui, i quali sono accusati a vario titolo di: associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, estorsione tentata e consumata (anche con l’aggravante mafiosa), ricettazione, furto, detenzione e porto abusivo di armi anche clandestine e da guerra e detenzione di materiali esplodenti. Dalle indagini è emerso che i soggetti in questione avessero legami con individui appartenenti o contigui a cosche radicate del Catanzarese, del Vibonese e del Reggino.