sabato 5 Aprile 2025
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Un uomo paralizzato torna a scrivere grazie agli innesti neurali

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Uno storico passo è stato compiuto dalla scienza grazie all’impiego dell’Intelligenza Artificiale: un uomo paralitico da anni, è riuscito a scrivere grazie ad un software in grado di decifrare le parole nella mente umana e di guidare la mano nella scrittura. L’importante svolta scientifica si deve ad un gruppo di ricerca della Stanford University (California) che, dopo anni di lavoro, è riuscito a creare un BCI ( Brain-computer interface – Interfaccia uomo-cervello) capace di tradurre in testo scritto, l’attività neurale del soggetto. Il partecipante allo studio, un uomo di 65 anni, ha perso la capacità di muoversi dal collo in giù nel 2007, per via di una lesione del midollo spinale. Gli scienziati hanno impiantato nel suo cervello due chip BCI, ognuno delle dimensioni di un’aspirina per bambini. Ogni chip, dotato di 100 elettrodi, è stato in grado di captare l’attività neurale proveniente dalla corteccia motoria, una regione superficiale del cervello responsabile del movimento delle mani. Tale attività è stata poi inviata a un computer grazie a dei fili, dove algoritmi di intelligenza artificiale li hanno decodificati per ipotizzare il movimento dell’arto e del dito immaginati dall’uomo. 

Il soggetto ha pensato di scrivere singole lettere dell’alfabeto su un quaderno e una penna immaginari, consentendo così al software di imparare a decifrare i segnali neurali associati all’azione di scrivere. Dopodiché gli è stato chiesto di copiare delle frasi sconosciute agli algoritmi. Infine, il paziente ha provato a rispondere a delle domande aperte, le quali hanno richiesto delle pause di riflessione. Nella copia delle frasi, il soggetto ha fatto un errore ogni 18 o 19 caratteri, mentre nella composizione libera, un errore ogni 11 o 12 caratteri. Applicando però una tecnologia di correzione automatica molto simile a quella presente nei nostri smartphone, l’uomo è riuscito scrivere intere frasi a una velocità di 90 caratteri al minuto, circa 18 parole (una persona normodotata della stessa età, riesce a scrivere 23 parole al minuto su uno smartphone), con un tasso di errore al di sotto dell’1% per quanto riguarda la copia, e poco più del 2% nella scrittura libera.

Dei risultati straordinari, i quali hanno dimostrato che il cervello di una persona paralizzata mantiene la capacità di guidare i movimenti della mano nella scrittura, malgrado il corpo non sia più in grado di eseguirli da anni. Tuttavia ci sono ancora dei limiti, come la necessità di eseguire un intervento per l’impianto del chip e il fatto che il sistema debba adattarsi al singolo soggetto, non essendo una tecnologia in grado di funzionare con tutti allo stesso modo. Infine non è wireless e questo è ora uno degli obiettivi primari degli esperti: creare una tecnologia sempre disponibile.

[di Eugenia Greco]

Due tornado in Cina: 12 morti e 250 feriti

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I due tornado che ieri sera in Cina hanno colpito Wuhan, capoluogo di Hubei, e Suzhou, città a ovest di Shanghai, hanno provocato la morte di almeno 12 persone. Lo si apprende dagli ultimi dati forniti dalle autorità locali e riportati dai media cinesi, i quali hanno fatto sapere che altri 250 individui sono invece rimasti feriti. Inoltre, vi sono diverse persone disperse e decine di soccorritori stanno attualmente cercando di rintracciarle.

Vietato criticare l’Europa: la censura (quella vera) sbarca in Rai

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La trasmissione “Anni 20”, andata in onda su Rai 2 nella giornata di giovedì, è finita sotto accusa a causa di un breve servizio avente ad oggetto una satira critica sulle politiche dell’Unione europea. Una vera e propria bufera si è scatenata nei confronti del programma per aver trattato in maniera polemica temi come: il regolamento con cui è stato consentito l’uso di vermi dalla farina gialla come nuovo alimento, il piano vaccini ed il Recovery fund. Un servizio nel quale si definisce quello europeo un “delirio regolatore” e si afferma, in modo sarcastico, che «l’Europa ci chiede di mangiare da schifo», che aver lasciato il piano vaccini nelle mani di Bruxelles ci ha portato ad avere «ancora il coprifuoco» e che il Recovery Fund sia in realtà pieno di nuovi debiti e prestiti.

Immediatamente si è scatenata una enorme polemica nei confronti del servizio definito antieuropeista e molte personalità politiche hanno chiesto un intervento da parte della dirigenza Rai. «Un condensato di fake news di matrice anti europeista indegno non solo del servizio pubblico ma del giornalismo in generale. Adesso basta davvero», ha dichiarato la senatrice del Pd Valeria Fedeli, capogruppo del partito nella commissione parlamentare di vigilanza Rai. Anche il segretario del Pd, Enrico Letta, ha affermato che «quello che è successo a Rai 2, con una propaganda così becera, bieca e falsa contro l’Europa, è intollerabile» e che «la Rai non può più continuare così». Inoltre, il partito +Europa ha annunciato di aver fatto un esposto all’Agcom contro il programma della Rai.

A tutto ciò si aggiunge una lettera inviata al direttore di Rai 2, Ludovico di Meo, da parte del Parlamento europeo e della Commissione europea. Al suo interno si parla di «rammarico per il contrappunto di Anni 20» il quale si sarebbe basato su «elementi falsi, tendenziosi o totalmente travisati». Inoltre, le istituzioni si dicono preoccupate per la «mancanza di controllo sulle informazioni che vengono date al pubblico», e dichiarano di confidare in «un tempestivo intervento soprattutto al fine di evitare futuri scivoloni di questa portata».

Insomma, tutti uniti per la censura contro due minuti di contenuti non perfettamente allineati al palinsesto. Un servizio satirico, sui contenuti del quale ogni spettatore potrà essere d’accordo o meno, trattato come un atto di lesa maestà con tanto di lettera di protesta dei rappresentanti di Bruxelles. Una questione che dovrebbe preoccupare i cittadini ed essere trattata su tutti i giornali, che però non hanno dedicato nemmeno una riga alla vicenda. In pratica, si sta assistendo – senza dibattito – alla definitiva trasformazione della Rai in un canale governativo, dove non è possibile avere programmi che, anche solo in minima parte, si possano permettere di ospitare idee e servizi che mettono in dubbio i dogmi europeisti.

Il tutto a poche settimane dal delirio mediatico scatenato dal “caso Fedez“, quando tutti i leader politici ed i media si sono scandalizzati a causa dell’inaccettabile tentativo di censura nei confronti del discorso del cantante-influencer al concerto del primo maggio. Si tratta degli stessi partiti e degli stessi media che oggi invece stanno invocando la censura.

[di Raffaele de Luca]

Israele: raid su campo profughi a Gaza, 10 morti

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Un raid aereo condotto da Israele su una abitazione situata nel campo profughi di Al-Shati, a ovest di Gaza City, ha provocato la morte di 10 persone, di cui 8 bambini e 2 donne. Lo hanno reso noto i media palestinesi, i quali hanno affermato che i bambini avevano tra i 5 e gli 11 anni e che le vittime appartenevano tutte alla medesima famiglia. Inoltre, secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Wafa, l’unico sopravvissuto della famiglia è un bambino di un mese.

Il rover cinese Zhurong è arrivato su Marte

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Il rover cinese Zhurong è atterrato in sicurezza sulle dune di Marte. Lo hanno reso noto i media cinesi, i quali hanno affermato che Tianwen-1, la prima esplorazione interplanetaria della Cina, ha completato «con successo» le procedure di atterraggio. L’operazione è stata portata a termine dopo 3 mesi di preparativi in orbita ed 8 minuti dall’ingresso nell’atmosfera marziana. Il rover è alimentato ad energia solare, pesa 240 kg ed ha 6 carichi utili scientifici che serviranno a studiare geologia, topografia, struttura del suolo, rocce, minerali ed atmosfera.

Da domani WhatsApp imporrà le nuove policy, ma non cambia molto

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adolescente con smartphone

Domani, 15 maggio, sarà l’ultimo giorno utile per accettare le nuove policy di WhatsApp, nota applicazione di messaggistica che esiste sotto l’ombrello di Facebook Inc.. Anzi, a ben vedere la definizione di “ultimo giorno” è forse inadeguata, tenendo conto che l’azienda stessa ha ammesso che non ha intenzione di cancellare gli account che non sottoscriveranno le nuove regole.

Detto questo, coloro che oseranno contrastare l’avvento delle nuove norme non avranno certamente vita facile, poiché la funzionalità del loro profilo sarà grandemente ridimensionata. Questi “disertori” non potranno infatti più accedere all’elenco delle chat con il risultato che, di fatto, saranno forzati a un uso progressivamente passivo del programma. Niente chiamate, niente invii di messaggi, se non in risposta o in reazione alle notifiche ricevute.

Nel giro di “alcune settimane”, anche questa funzionalità limitata verrà troncata in maniera definitiva e il profilo risulterà irraggiungibile dai propri contatti. La cosa certa è che WhatsApp non mancherà di ricordare l’avvicinarsi di questa fatale deadline: l’azienda ha infatti fatto capire che invierà notifiche sempre più pressanti e invadenti, che invaderanno lo schermo intero degli smartphone fintanto che non si accetterà di cedere alle imposizioni della corporazione.

Era ovvio che la transizione alle nuove policy avrebbe preso questa piega, tant’è che quando WhatsApp ha annunciato il grande cambiamento il popolo digitale si è indispettito al punto di divergere immediatamente verso i programmi omologhi offerti dalla concorrenza. In effetti si era destato uno scandalo tanto diffuso e condiviso che l’introduzione formale delle linee guida è stata fatta slittare da febbraio a oggi, nella speranza che il marasma si calmasse prima dell’effettiva transizione.

I timori di allora erano peraltro infondati, soprattutto considerando che le ripercussioni sugli utenti europei, protetti dalla General Data Protection Regulation (GDPR), sono pressoché innocue. L’unica nazione che ha deciso di muoversi contro a WhatsApp è stata la Germania, la quale ne ha fatto più che altro una questione di modo, non di contenuto, non trovando accettabile che una gigantesca azienda tech imponga unilateralmente una simile condotta a “scatola chiusa”.

Tirando le somme, esistono motivi per cui vale la pena ripudiare le nuove policy? No, almeno che non ritenevate di averne a sufficienza già prima per rifiutare il servizio. Certo, bisogna pur sempre fidarsi dell’utilizzo comunicato dall’azienda: Facebook non sempre si è dimostrata trasparente e corretta, ma lì si apre un genere di ragionamenti completamente diverso, più legato a una dimensione di consumo consapevole che al caso specifico.

[di Walter Ferri]

 

Ex Ilva: protesta dei lavoratori di Taranto davanti al Mise

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A Roma, 200 lavoratori stanno protestando in maniera pacifica davanti al Mise (Ministero dello Sviluppo economico) per chiedere risposte sul dossier Ilva. Proprio lì, infatti, a breve si terrà l’incontro tra Giancarlo Giorgetti (il ministro dello Sviluppo economico) e i segretari generali dei sindacati Fiom, Fim ed Uilm. «Transizione ecologica: ora o mai più», si legge su uno striscione esposto dai manifestanti.

Record di vaccinati e contagi in crescita esponenziale: cosa succede alle Seychelles?

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Alle isole Seychelles i casi di Covid sono iniziati a crescere notevolmente nonostante più del 60% della popolazione sia stata vaccinata. Lunedì, infatti, il ministero della Salute del Paese ha segnalato che, mentre il 30 aprile vi erano stati 120 nuovi contagi, la settimana successiva si è verificato un progressivo aumento degli stessi e, il 7 e l’8 maggio, sono stati registrati più di 300 casi al giorno. Inoltre, seppur in questi ultimi 2 giorni si sia verificato un appiattimento del numero di nuovi contagi, il ministero ha affermato che «il tasso di trasmissione rimane alto ed è motivo di preoccupazione» tanto più perché oltre un terzo delle persone risultate positive (il 37%) aveva completato il ciclo di vaccinazione. Le autorità sottolineano che tra coloro che hanno avuto bisogno delle cure ospedaliere l′80% non era stato vaccinato e – almeno ad oggi – nessuno dei pazienti che hanno perso la vita aveva ricevuto entrambe le dosi.

Tuttavia la preoccupazione sta montando: l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha dichiarato che esaminerà il caso. Ad oggi non è chiaro, specifica l’Oms, quale sia il ceppo dominante presso l’arcipelago dell’oceano Indiano, né se si sia sviluppata una nuova variante.

Le Seychelles vantano la più alta percentuale di persone vaccinate al mondo. Tuttavia i risultati della campagna di vaccinazione sono diversi rispetto a ciò che sta avvenendo negli altri Paesi in cui le somministrazioni procedono a gonfie vele: nel Regno Unito e in Israele il numero di casi, di ricoveri e di decessi si è notevolmente ridotto, mentre nelle Seychelles sta avvenendo l’opposto. A tal proposito, ci si chiede se la causa di questa diversa tendenza possa risiedere nei vaccini utilizzati nell’arcipelago: ad oggi, tra le persone che hanno ricevuto entrambe le dosi, il 57% si è sottoposta al vaccino Sinopharm ed il 43% al siero AstraZeneca. Dunque si valuta se la risalita dei contagi possa essere dovuta ad una scarsa efficacia del vaccino cinese. Le autorità cinesi hanno già ammesso la scarsa efficacia di uno dei sieri prodotti (il Sinovac, appena sopra il 50%), ma continuano ad affermare che il vaccino utilizzato alle Seychelles – il Sinopharm – abbia una efficacia tra il 72 e il 79%. Percentuale confermata anche dall’Oms che proprio venerdì scorso lo ha approvato a livello globale.

Insomma per ora si brancola nel buio. L’unica certezza è che alle Seychelles il tasso delle infezioni non era mai stato alto come ora che gran parte della popolazione è stata vaccinata.

[di Raffaele De Luca]

Streaming illegale: polizia postale oscura 1,5 milioni di abbonamenti

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Una maxi operazione contro lo streaming illegale, condotta dalla polizia postale in diverse città italiane, ha azzerato l’80% del flusso delle IPTV “a nero” in Italia ed oscurato 1,5 mln di utenti con abbonamenti illegali. Si tratta di un giro di affari da milioni di euro ai danni di varie piattaforme tra cui: Sky, Dazn, Netflix e Mediaset. Sono 45, inoltre, gli individui indagati con l’accusa di: associazione a delinquere, accesso abusivo a sistema informatico, frode informatica e riproduzione e diffusione tramite internet di opere dell’ingegno e protette dal diritto di autore.

Eni vuole stoccare C02 al largo di Ravenna, possibilmente con fondi pubblici

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Un miliardo di euro per immagazzinare l’anidride carbonica nel sottosuolo. Questo l’investimento previsto da Eni per il progetto di cattura e stoccaggio della CO2 a largo delle coste di Ravenna. Il gas verrebbe trasportato con condotte sopra giacimenti esauriti, compresso fino a renderlo liquido e iniettato a circa 4.000 metri di profondità. Nonostante l’azienda abbia marcato l’accento sui benefici ambientali della pratica nonché su quelli occupazionali, il progetto vede la forte opposizione da parte di vari movimenti ambientalisti. Vediamo perché.

Se ancora si fatica a ridurre le emissioni di anidride carbonica, tanto vale che venga stoccata nel sottosuolo. È grossomodo questa la logica dietro la tecnologia Ccs (Carbon Capture and Storage). L’anidride carbonica, prima che venga emessa in atmosfera, verrebbe catturata e immagazzinata in maniera permanente all’interno di formazioni geologiche o in pozzi esauriti di petrolio o gas. Acciaierie, termovalorizzatori e cementifici, potrebbero quindi operare senza rilasciare la tanto temuta CO2. Per quanto riguarda i combustibili fossili, la cattura del dibattuto gas serra potrebbe avvenire attraverso due modalità. Nella pre-combustione, gli idrocarburi vengono privati del carbonio prima di essere bruciati, mentre nella post-combustione l’anidride carbonica viene sequestrata una volta liberata. In entrambi i casi, sfruttando le conoscenze e le tecnologie maturate per l’estrazione delle fonti fossili, segue il trasporto e lo stoccaggio.

Una soluzione quindi apparentemente risolutiva che tuttavia cela rischi difficilmente prevedibili. Pur essendo l’unico strumento di riduzione diretta delle emissioni di cui disponiamo, non si hanno informazioni su possibili conseguenze a lungo termine. Il tema, per questo ed altri motivi, è stato recentemente al centro di accessi dibattiti. Le critiche più consistenti quelle di Friday for Future. «Un enorme spreco di denaro e un pretesto per continuare a estrarre combustibili fossili», queste le accuse avanzate dal noto movimento ambientalista. A rincarare la dose, il chimico Vincenzo Balzani: «un’azione fuori da ogni logica – ha dichiarato a Il Manifesto – tecnicamente non ancora sviluppata, caratterizzata da alti costi e forti pericoli ambientali, soprattutto se lo storage avviene in zone sismiche o con forte subsidenza come la costa di Ravenna».

Non dovrebbe infatti sorprendere che il forte interesse di Eni per la realizzazione di impianti Ccs sia tutt’altro che casuale. L’anidride carbonica, infatti, prima di essere stoccata, può essere iniettata nei pozzi petroliferi per aumentare la resa dell’estrazione di greggio. Ma non solo. Questi processi, in parte, sono anche strettamente correlati alla produzione dell’idrogeno. Quello che ormai si prospetta come il vettore energetico del futuro, per quanto pulito, ha ancora qualche pericoloso legame con il fossile. Specie se parliamo di una delle sue sfumature in particolare. La produzione di “idrogeno blu”, quello ricavato dal gas naturale, comporta la liberazione di anidride carbonica che verrebbe però sequestrata proprio grazie alle tecnologie Ccs. Ed Eni, grazie ai suoi numerosi pozzi esausti, ne sarebbe l’unico potenziale produttore.

Inizialmente sembrava che il piano per lo stoccaggio della CO2 di Eni dovesse essere inserito nel Recovery Plan, quindi finanziato con fondi pubblici. Questo, anche grazie alle proteste degli ambientalisti, non è successo. Tuttavia, considerando che l’idrogeno blu è attualmente il più conveniente in termini economici, quei 3,19 miliardi previsti dal piano del governo italiano per «promuovere la produzione, la distribuzione e gli usi finali dell’idrogeno», hanno buone possibilità di finire comunque, per vie indirette, nelle tasche del colosso petrolifero italiano.

[di Simone Valeri]