sabato 5 Aprile 2025
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Afghanistan: esplosione in una moschea, almeno 12 morti

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Almeno 12 persone morte a causa di un esplosione avvenuta all’interno di una moschea a Kabul. L’attentato è avvenuto durante il cessate il fuoco di tre giorni iniziato ieri, a seguito di un accordo tra talebani e forze afghane, in occasione della festivitĂ  musulmana dell’Eid al-Fitr, che arriva alla fine del mese di digiuno del Ramadan

Quanto sono costati 20 anni di guerra in Afghanistan? Un rapporto fa i conti

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Uno studio condotto da Jason W. Davidson, della Brown University, dal titolo The Costs of War to United States Allies Since 9/11, rivela quali sono stati fin ora i costi sostenuti dagli Alleati in termini di personale sul campo, morti, spese e investimenti, nei due conflitti scaturiti dagli eventi dell’11 settembre. Anche l’Italia ha sostenuto questi costi.

Dal documento possiamo leggere che l’Italia ha inviato in Afghanistan 3.770 soldati registrando, tra il 2001 e il 2017, 48 morti. Se guardiamo le spese accorse in questi venti anni di conflitto, il nostro paese ha speso quasi 10 miliardi di dollari, destinandovi il 32% di risorse annue della Difesa. In più, quasi 1 miliardo è stato destinato ad investimenti diretti.

Nel contempo si è combattuta anche la guerra all’Iraq (2003-2011) dove abbiamo mandato circa 3.000 soldati, contando 33 perdite. La spesa per questa guerra è stata di 3 miliardi di dollari, destinandovi il 10% della spesa militare annua. Gli investimenti diretti sono stati pari a 2,1 miliardi di dollari.

Dunque, negli anni in cui le due guerre si sono sovrapposte l’Italia ha destino quasi la metà della propria spesa militare annua a questi due conflitti, spendendo una cifra che si aggira sui 13 miliardi di dollari, più investimenti diretti per 3,1 miliardi.

Nel complesso, i paesi NATO hanno speso in Afghanistan, tra il 2001 e il 2018, quasi 1.000 miliardi di dollari e prodotto circa 50 miliardi di dollari in investimenti diretti. In Iraq, NATO e altri alleati hanno affrontato un costo di circa 770 miliardi di dollari con altrettanti 50 miliardi di dollari di investimenti stranieri diretti nel paese.

Nonostante questi numeri, possiamo vedere quale sia il prodotto di queste due guerre. La Seconda Guerra del Golfo è terminata nel 2011 dopo otto anni di devastazione ma la regione è tutt’altro che appacificata. La guerra all’Afghanistan, che dura da vent’anni, non si è certi che finisca nonostante annunci e proclami.

[di Michele Manfrin]

Gregoretti: Gup, non luogo a procedere per Salvini

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In occasione dell’udienza preliminare per il caso Gregoretti, il Gup di Catania, Nunzio Sarpietro, ha emesso sentenza di non luogo a procedere nei confronti di Matteo Salvini. Al centro del procedimento nei confronti dell’allora ministro dell’Interno i ritardi nello sbarco, nel luglio del 2019, di 131 migranti dalla nave della Guardia costiera italiana nel porto di Augusta, nel Siracusano.

Overshoot Day: da oggi consumiamo risorse che la Terra non ci ha dato

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L’Earth Overshoot Day è la data in cui la domanda di risorse e servizi ecologici umani supera ciò che la Terra può rigenerare in quello stesso anno. I calcoli per stabilire tale data sono condotti dal Global Footprint Network, il quale calcola anche il Country Overshoot Day: il giorno in cui le risorse globali vengono esaurite se tutti gli abitanti del mondo consumassero come una particolare nazione. Per l’Italia, e per tutto il mondo se vivesse in base ai nostri consumi, quel giorno è arrivato ieri.

Se tutti vivessero come viviamo noi italiani ci vorrebbero 2,8 pianeti mentre se tutti vivessero come gli statunitensi ce ne vorrebbero 5 oppure 4,6 se il confronto è fatto con i cittadini australiani.

Invece, per soddisfare la nostra stessa domanda, in base a numero di cittadini ed estensione territoriale, avremmo bisogno di 5 volte l’Italia.

 

Dall’inizio degli anni Settanta, l’umanità ha iniziato ad accumulare deficit ecologico, erodendo e degradando in maniera sempre più netta le risorse del pianeta. Con la campagna “Move the Date”, Global Footprint Network cerca di riportare la data più avanti sul calendario annuale.  L’organizzazione sostiene la necessità di trovare soluzioni in cinque aree principali: città, energia, alimentazione, pianeta e popolazione. Occorre ripensare insieme come progettare e gestire le città, decarbonizzare l’economia, cambiare modello di produzione, distribuzione e consumo di cibo, salvaguardando la natura e le risorse come suolo, acqua e aria.

[di Michele Manfrin]

Forze aeree e terrestri attaccano Gaza

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Durante tutta la notte, F-16 israeliani hanno condotto centinaia di attacchi aerei mentre le forze di terra circondavano Gaza e attaccavano con cannoneggiamenti di artiglieria pesante. Il bilancio, destinato a salire, è di circa 120 morti – di cui piĂą di 30 minori – e un quasi un migliaio di feriti. Le forze di terra rimangono dispiegate. “Questa operazione proseguirĂ  per tutto il tempo necessario”, scrive su Twitter il premier israeliano Benyamin Netanyahu.

Spagna: approvata definitivamente legge sul cambiamento climatico

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La Camera dei deputati spagnola ha dato l’ok definitivo alla prima legge della storia del Paese sul cambiamento climatico. Tale legge prevede l’obiettivo di raggiungere la neutralitĂ  climatica entro il 2050 e di fermare la vendita delle automobili inquinanti entro il 2040. Inoltre, l’obiettivo intermedio è quello di ridurre entro il 2030 del 23% le emissioni di Co2 rispetto ai livelli del 1990. La norma, attesa da anni da parte dei gruppi ambientalisti, entrerĂ  in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Instagram e Twitter censurano i post che denunciano le violenze israeliane

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Instagram e Twitter stanno censurando i post ed eliminando gli account degli utenti che condividono contenuti critici sugli sgomberi delle famiglie palestinesi dalle loro case situate nel quartiere di Sheikh Jarrah, a Gerusalemme est. La settimana scorsa, infatti, le persone hanno segnalato la rimozione di foto, video e post che documentavano e denunciavano gli attacchi violenti della polizia israeliana e dei coloni ebrei nei confronti dei palestinesi che stavano protestando pacificamente contro l’imminente minaccia di essere sfrattati dalle loro abitazioni. Successivamente, però, i social in questione si sono giustificati affermando che tutto ciò fosse riconducibile a degli errori di sistema. Tuttavia nei giorni seguenti, precisamente nella giornata di lunedì, una coalizione formata da piĂą di 20 organizzazioni e gruppi di attivisti per i diritti digitali li ha accusati di continuare a censurare centinaia di contenuti del genere.

Tali associazioni hanno infatti firmato un testo nel quale affermano che ciò costituisca una «grave violazione dei diritti fondamentali dei palestinesi, compreso il loro diritto alla libertĂ  di espressione ed alla libertĂ  di associazione e riunione online», e che «Facebook (di cui fa parte Instagram) e Twitter si erano impegnati ad onorarli, in conformitĂ  con i Principi guida delle Nazioni Unite riguardanti le imprese ed i diritti umani». Inoltre, sulla base di ciò la coalizione chiede a tali piattaforme di «smettere immediatamente di attuare la censura e ripristinare gli account e il contenuto delle voci palestinesi», nonchĂ© di «avviare un’indagine sulle rimozioni degli account e dei post relativi a Sheikh Jarrah e condividere le ragioni alla base delle stesse in modo trasparente e pubblico».

Non si tratta comunque della prima volta che sui social network si verificano casi di censura nei confronti di post in favore dei palestinesi. A tal proposito 7amleh, una delle Ong firmatarie del testo, giĂ  nel 2020 aveva pubblicato un rapporto in cui venivano denunciati gli sforzi sistematici atti a rimuovere tali contenuti dai social, mentre nel 2018 ne aveva redatto un altro incentrato sulla discriminazione attuata da Facebook nell’ambito della moderazione dei contenuti palestinesi.

[di Raffaele De Luca]

I pescherecci italiani stanno subendo attacchi in Turchia

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Nuova aggressione a peschereccio italiano da parte di pescherecci turchi. Dopo la sassaiola di ieri contro un peschereccio di Mazara del Vallo, nelle acque internazionali al largo di Cipro, il San Giorgio I è stato accerchiato da motopesca turche durante una battuta in acque internazionali tra Turchia e Siria. Dopo l’attacco subito insieme al Giacalone, il peschereccio San Giorgio I aveva deciso di allontanarsi da quelle acque ma ciò non è bastato ad evitare lo scontro.

In una nota, la Marina Militare riporta: «Alle ore 10.10 circa, nelle acque a nord di Cipro, si è verificata un’interazione tra un imprecisato numero di pescherecci turchi e due pescherecci nazionali (“Giacalone” e “San Giorgio 1°”). I pescherecci turchi hanno lanciato materiali (pietre e fumogeni) e realizzato manovre cinematiche ravvicinate (una delle quali è sfociata in un contatto con il motopesca Giacalone, che ha riportato danni lievi). In area sono intervenuti la fregata della Marina Militare Italiana Margottini in attivitĂ  di pattugliamento a 35 miglia a sud, inserita nel dispositivo NATO». Sul posto è intervenuta anche la Guardia Costiera turca che ha ingaggiato i pescherecci con propria bandiera per farli desistere.

Nonostante ciò, all’indomani, la San Giorgio I – che si era allontanata dalle acque dell’aggressione – è stata nuovamente attaccata da motopesca turche. Gli armatori si lamentano e chiedo un intervento delle istituzioni italiane. Gli episodi seguono a distanza di una settimana dall’attacco armato subito dai pescherecci italiani da parte di una motovedetta della Guardia Costiera libica, a 75 miglia a nord-est di Tripoli.

Nel giro di pochi anni, circa 16.000 pescatori hanno perso il posto di lavoro, mentre 600 sono stati arrestati e 3 hanno addirittura perso la vita. Gli scontri scaturiscono dalla così detta “guerra del pesce” che ha origine, nel 2005, con le pretese libiche di espandere in maniera unilaterale la grandezza delle proprie acque territoriali, fino 74 miglia a largo della propria costa.

Nella partita però non c’è solo il pesce e i giocatori sono molti perché la posta è ancora più alta. Il Mediterraneo orientale rappresenta un valore strategico assoluto in termini di estrazione di gas naturale, con riserve stimate in 3.000 miliardi di metri cubi. Molti sono i paesi interessati, anche tra coloro che non vi hanno diretto sbocco. Dal 2019, con il Memorandum turco-libico, la Libia è supportata dalla Turchia (con proprie pretese di controllo), con cui ha un accordo per la spartizione delle acque nel Mediterraneo orientale. Tale accordo ha causato l’ira di Grecia e Cipro che, nel frattempo, hanno rafforzato i propri rapporti con Israele.

Gli equilibri sono molto fragili e gli interessi in gioco sono molto grandi, tanto per quanto riguarda la massa d’acqua e la pesca tanto di più per ciò che sta sotto al fondale.

[di Michele Manfrin]

Antitrust: multa da oltre 100 milioni di euro a Google

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Una sanzione da oltre 100 milioni di euro è stata irrogata dall’AutoritĂ  Garante della Concorrenza e del Mercato a Google per abuso di posizione dominante. Nello specifico, vi è stata una violazione dell’articolo 102 del Trattato sul Funzionamento dell’Ue. In una nota dell’AutoritĂ  si legge che, tramite il sistema operativo Android e l’app store Google Play, l’azienda detiene una posizione dominante che le consente di controllare l’accesso degli sviluppatori di app agli utenti finali. «Siamo in disaccordo con questa decisione, esamineremo la documentazione e valuteremo i prossimi passi», ha affermato un portavoce di Google.

Per la prima volta è stato prodotto ossigeno su Marte

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Si chiama Moxie (Mars Oxygen In-Situ Resource Utilization Experiment) il piccolo strumento che ha permesso di separare gli atomi di ossigeno dalle molecole di anidride carbonica di cui, per il 96%, è composta l’atmosfera di Marte. Un evento straordinario e mai successo prima, avvenuto lo scorso febbraio, durante la missione Mars 2020 sviluppata dalla NASA, quando il rover Perseverance è sbarcato sul pianeta rosso compiendo uno dei traguardi spaziali più importanti. Un esperimento andato a buon fine che sta spingendo gli scienziati a fare di più. Moxie è infatti riuscito ad estrarre 5,4 grammi di ossigeno dopo circa un’ora di funzionamento. La Nasa vuole arrivare ad estrarne 10 grammi l’ora. Un processo che potrà essere realizzato soltanto col perfezionamento dello strumento già esistente, il quale per ora è troppo piccolo per poter raggiungere tali risultati.

L’intenzione è quella di mettersi al lavoro per costruire un’evoluzione di Moxie in grado di estrarre più ossigeno e renderlo pulito e respirabile. Ovviamente il percorso è molto lungo, pertanto gli scienziati procederanno gradualmente, iniziando dalla costruzione di uno strumento un po’ più grande di cui testare la capacità di resistenza al lancio, al viaggio spaziale e all’atterraggio su Marte. Dopodiché si passerà a sperimentare la capacità d’estrazione di maggiori quantità di ossigeno. Come spiegato dalla Nasa, dovendo Moxie raggiungere la temperatura di 800°C per compiere il processo, il suo successore dovrà essere testato in diverse condizioni di temperatura, pressione, venti e variabili atmosferiche del Pianeta rosso.

Anche se l’esperimento ha permesso di ottenere soltanto la quantità di ossigeno necessaria per 10 minuti di sopravvivenza di un astronauta, si tratta comunque di un traguardo significativo. Si pensa infatti che, con la costruzione di realtà alimentate dall’ossigeno procurato direttamente su Marte, gli astronauti potranno permanere per lunghi periodi sul pianeta ed effettuare ricerche. Difatti, per la buona riuscita di una spedizione nello spazio, l’ossigeno è la principale fonte di energia. Questo, oltre a fornire aria respirabile agli umani, funge anche da carburante dei viaggi spaziali. Il fatto che la Nasa sia riuscita a capire come ottenerlo direttamente sul pianeta, rivoluziona le ambizioni delle future esplorazioni. Gli scienziati hanno infatti spiegato che, trasportare dalla Terra la quantità necessaria di ossigeno per la sopravvivenza degli astronauti, è costoso e difficile. Si pensi che per riportare sul nostro pianeta quattro astronauti, servono 25 tonnellate di ossigeno e 7 di combustibile. Pertanto, la svolta avvenuta su Marte, potrebbe facilitare gli spostamenti dell’uomo nello spazio, riuscendo a farlo arrivare più lontano, grazie a stazioni di estrazioni di ossigeno che permetteranno il rifornimento.

[di Eugenia Greco]