giovedì 3 Aprile 2025
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Trovati resti di 9 uomini di Neanderthal al Circeo

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A oltre ottant’anni dalla scoperta della Grotta Guattari a San Felice Circeo (Latina), grazie ad una ricerca della Soprintendenza archeologica di Frosinone e Latina in collaborazione con l’Università di Tor Vergata sono stati scoperti reperti fossili attribuibili a 9 individui di uomo di Neanderthal. Lo si apprende dalle parole del ministro della Cultura Franceschini, il quale ha sottolineato che questa sia «una scoperta straordinaria di cui parlerà tutto il mondo perché arricchisce le ricerche sul tema». Inoltre, sono stati trovati anche resti di animali tra cui: rinoceronte, iena, cervo nobile ed uro, un grande bovino estinto.

Colombia, Ong denunciano: almeno 379 persone scomparse durante proteste

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Un gruppo formato da 26 Ong colombiane ha affermato che dal 28 aprile, giorno in cui sono iniziate le proteste in Colombia contro la riforma fiscale stabilita dal governo, sono state denunciate come scomparse almeno 471 persone: 92 di queste sono state successivamente localizzate ma delle restanti 379 non si hanno notizie. Tali informazioni sono state inserite all’interno di un rapporto che le Ong hanno consegnato a Bogotà all’Ufficio del Difensore civico. Nel rapporto si legge che «le persone hanno denunciato di essere state malmenate e sottoposte a torture» e che « vi sono state violenze sessuali nei confronti di donne e omosessuali».

Cosa dicono gli studi sulle varie terapie anti-Covid

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Il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc), un’agenzia indipendente dell’Unione europea, ha pubblicato un documento in cui vengono riportati e analizzati gli studi tramite i quali è stata valutata la sicurezza e l’efficacia di diversi medicinali ritenuti potenzialmente utili per la prevenzione e la cura del Covid-19. Tra le terapie analizzate vi sono: antivirali, cortisonici, anticorpi monoclonali, plasma convalescente, antibiotici ed anche la tanto discussa idrossiclorochina.

Antivirali

Fra gli antivirali presi in considerazione vi è il remdesivir: gli esperti internazionali del Gruppo di sviluppo delle linee guida dell’Oms (GDG), sulla base di un RCT (studio controllato randomizzato) e di altri 3 studi, sono arrivati alla conclusione che attualmente non ci siano prove che esso garantisca un tasso di mortalità minore o comunque migliori le condizioni dei pazienti ospedalizzati ed hanno raccomandato di non utilizzarlo, indipendentemente dalla gravità della malattia. Tuttavia, in seguito ad una raccomandazione dell’Ema (Agenzia europea per i medicinali), la Commissione europea ha autorizzato l’immissione in commercio del farmaco, ma solo per il trattamento del Covid nei confronti degli adulti con polmonite che richiedono ossigeno supplementare e degli adolescenti dai 12 anni in su che hanno un peso di almeno 40kg e che presentano una situazione clinica analoga. Inoltre un altro antivirale, il molnupiravir, si è dimostrato utile nella lotta al coronavirus: uno studio che ha incluso 202 pazienti Covid non ospedalizzati ha mostrato che, grazie al suo utilizzo, si riduce il tempo necessario a risultare negativi al virus tramite i tamponi nasofaringei.

Cortisonici

Per quanto riguarda i cortisonici, invece, dai risultati preliminari di un RCT sul desametasone si apprende che esso riduce significativamente la mortalità tra i pazienti Covid in condizioni gravi sottoposti a ventilazione meccanica. Sulla base di questi risultati, il National Institutes of Health (NIH) degli Stati Uniti ha raccomandato la somministrazione di desametasone per i malati che ricevono ventilazione meccanica o che hanno bisogno di ossigeno supplementare. A conferma della sua efficacia, vi è anche la raccomandazione data dall’Oms: sulla base di una revisione sistematica e di una meta-analisi dei risultati di otto RCT, l’Oms ha raccomandato fortemente l’uso di cortisonici sistemici per i pazienti gravi e di non utilizzarli nei confronti di pazienti non gravemente malati.

Anticorpi monoclonali

Anche gli anticorpi monoclonali si sono rivelati utili nel trattamento dei malati Covid: l’analisi ad interim di due studi clinici sugli anticorpi monoclonali somministrati ai pazienti non ospedalizzati subito dopo l’insorgenza della malattia, ha mostrato un maggiore declino delle cariche virali e una ridotta necessità di cure mediche per coloro che ricevono tale trattamento rispetto al gruppo placebo. Inoltre, il 26 marzo 2021, GlaxoSmithKline Plc e VirBiotechnology Inc hanno annunciato i risultati dell’analisi ad interim di uno studio sull’anticorpo monoclonale «VIR-7831» per il trattamento precoce del Covid nei confronti dei malati ad alto rischio di ospedalizzazione: lo studio ha mostrato una riduzione dell’85% dell’ospedalizzazione o della morte tra coloro che hanno ricevuto il VIR-7831 rispetto ai pazienti placebo. Ad ogni modo, però, va detto che tutto ciò potrebbe non sussistere poiché le nuove varianti del virus sono state collegate ad una ridotta suscettibilità in vitro agli anticorpi monoclonali.

Invece, nei confronti degli anticorpi monoclonali immunomodulatori (ossia capaci di regolare la risposta immunitaria dell’organismo) vi sono vari studi che sono giunti a conclusioni differenti. In tal senso, lo studio BACC Bay Tocilizumab Trial, non ha giudicato efficace il tocilizumab (un anticorpo monoclonale) per prevenire l’intubazione o la morte nei pazienti ospedalizzati e ammalati in maniera moderata. Tuttavia, in un altro RCT l’uso di tocilizumab si è rivelato utile nei confronti dei pazienti ospedalizzati non intubati e con polmonite provocate dal Covid-19. Inoltre l’Infectious Diseases Society of America (IDSA) ha raccomandato il tocilizumab in aggiunta alla cura standard nei pazienti in condizioni critiche. La raccomandazione si basa sui risultati di otto diversi RCT che hanno dimostrato che vi sia una tendenza alla riduzione della mortalità legata all’uso del tocilzumab nonchè un rischio inferiore di deterioramento clinico nel gruppo che ha ricevuto il tocilzumab rispetto al gruppo placebo, entrambi in aggiunta alle cure standard.

Plasma convalescente

Anche per il plasma convalescente vi sono studi giunti a conclusioni differenti. Infatti alcuni studi dimostrano che non ci sono differenze significative per ciò che concerne la mortalità e la progressione della malattia tra i pazienti sottoposti alla trasfusione di plasma convalescente (sia con una quantità di anticorpi alta che bassa) e quelli a cui il plasma non è stato somministrato. Ve ne sono però altri che dimostrano il contrario: uno studio retrospettivo su 3082 pazienti che hanno ricevuto il plasma convalescente negli Stati Uniti ha rilevato che la trasfusione di plasma con un’elevata quantità di anticorpi contro il coronavirus è associata ad un minor rischio di morte nei pazienti non ventilati meccanicamente, in particolare nei pazienti che hanno ricevuto il trattamento entro tre giorni dalla diagnosi. Inoltre, anche un altro RCT condotto su 160 pazienti in Spagna ha dimostrato che la somministrazione di plasma convalescente con molti anticorpi, effettuata entro 72 ore dall’insorgenza dei sintomi, riduce il rischio di progressione verso una grave malattia respiratoria del 48%. Ad ogni modo, però, ciò che ostacola fortemente tale trattamento terapeutico è la poca disponibilità di plasma convalescente con un’elevata quantità di anticorpi contro il Covid, presente solo nel 20% dei pazienti convalescenti.

Antibiotici

Altri medicinali comunemente utilizzati nel trattamento del Covid-19 sono gli antibiotici. Nello specifico questi ultimi sono indicati per il trattamento delle infezioni batteriche sospette o confermate nei malati di Covid. Tuttavia, nonostante il basso rischio di infezione batterica nei pazienti Covid (secondo alcuni studi la percentuale dei pazienti che ha anche un’infezione batterica si aggira intorno al 7%) essi vengono prescritti molto spesso. Ad esempio, uno studio osservazionale condotto su 5853 pazienti Covid adulti e pediatrici ospedalizzati in un centro a New York City ha rilevato che 4130 (70,6%) di loro hanno ricevuto almeno una dose di antibiotici. A tal proposito, nel documento dell’Ecdc si legge che l’abuso di antibiotici rilevato nei confronti dei pazienti Covid comporta il rischio di aumentare la resistenza antimicrobica.

Idrossiclorochina

Infine, per quanto concerne l’idrossiclorochina, i dati di studi sperimentali in vitro avevano indicato che quest’ultima potesse avere un effetto inibitorio nei confronti del Covid. Tuttavia, alcuni RCT come lo studio WHO Solidarity Trial e lo studio RECOVERY non hanno trovato alcuna prova riguardo ai benefici legati all’idrossiclorochina utilizzata contro il Covid. Nello specifico lo studio RECOVERY, che ha confrontato 1542 pazienti a cui è stata somministrata l’idrossiclorochina con 3132 pazienti che hanno ricevuto cure standard, non ha riscontrato alcuna differenza in termini di mortalità, degenza ospedaliera e quant’altro. In più, altri due studi clinici che hanno analizzato l’effetto dell’idrossicolochina somministrata precocemente ai pazienti Covid non ospedalizzati con sintomi lievi, non hanno mostrato alcun effetto significativo sulla gravità dei sintomi. Inoltre, come è noto, l’Oms ha raccomandato di non utilizzare l’idrossiclorochina per il trattamento del coronavirus. Va detto, però, che l’utilità della stessa come profilassi farmaceutica sia ancora in dubbio: un RCT britannico è ancora in corso e mira a reclutare 40.000 operatori sanitari ed altro personale a rischio in tutto il mondo per studiare la sua efficacia in tal senso.

[di Raffaele De Luca]

Gerusalemme: scontri su Spianata Moschee, più di 220 feriti

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Questa notte a Gerusalemme, sulla Spianata delle Moschee, si sono verificati violenti scontri tra palestinesi e forze dell’ordine israeliane e più di 220 persone sono rimaste ferite. Nello specifico, secondo quanto riportato dalla Mezzaluna Rossa Palestinese sono 205 i palestinesi feriti, mentre in base a quanto affermato da un portavoce della polizia israeliana 17 agenti sono rimasti feriti. Inoltre, secondo quanto dichiarato dalla polizia israeliana gli scontri sono iniziati poiché «centinaia di rivoltosi hanno iniziato a lanciare pietre, bottiglie e altri oggetti contro gli agenti, che hanno reagito».

Caso Cucchi: condannati a 13 anni di carcere due carabinieri

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La Corte d’assise d’appello di Roma ha condannato a 13 anni di carcere i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro per omicidio preterintenzionale. Inoltre il carabiniere Roberto Mandolini, comandante della stazione Appia, ha ricevuto un lieve sconto di pena, passando da 4 anni e mezzo a 4 anni per falso. Confermata invece la condanna a 2 anni e 6 mesi per falso al carabiniere Francesco Tedesco.

L’interesse di Eni per le foreste è solo greenwashing

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«Gli investimenti di Eni in progetti di conservazione delle foreste sono solo un’operazione di greenwashing». È quanto afferma un recente rapporto redatto da ReCommon e Greenpeace Italia. Il documento, intitolato “Cosa si nasconde dietro l’interesse di Eni per le foreste“, critica, tra le altre cose, il meccanismo dei crediti di carbonio. Il colosso del petrolio, in particolare, sta sfruttando lo strumento REDD+ per compensare le emissioni causate dalle sue attività estrattive attraverso l’acquisto di crediti derivanti da progetti di conservazione delle foreste.

Negli ultimi anni, Eni ha annunciato di aver siglato accordi per progetti REDD+ in vari Paesi dell’America Latina e dell’Africa. Mostrando fieramente questi risultati, la multinazionale, tuttavia, pecca di una visibile ipocrisia. «La credibilità degli schemi di compensazione – denunciano nel rapporto – risulta compromessa dal fatto che si basano su un assunto impossibile da verificare. Si presumono riduzioni di emissioni sulla scorta di ciò che sarebbe accaduto se tali progetti non fossero stati realizzati. Stime aleatorie, che si rivelano di importanza fondamentale per tenere in vita ancora per decenni il modello dell’estrazione dei combustibili fossili». Le accuse sembrerebbe quindi ben fondate. Considerando, soprattutto, che Eni rientra tra le trenta aziende più inquinanti del Pianeta per emissioni di gas serra.

L’azienda italiana con il più alto livello di emissioni, aderendo al mercato del carbonio, può quindi presentarsi come protettrice della biodiversità. Una spudorata operazione di greenwashing, «nonostante – commentano gli autori del documento – le loro attività estrattive continuino a causare la distruzione degli ecosistemi su cui ricadono le loro concessioni, come per esempio nel Delta del Niger o in Mozambico». L’efficacia del meccanismo dei crediti di carbonio è stata già messa in discussione in più di un’occasione. Per quanto riguarda poi aziende impegnate nel fossile del calibro di Eni, questo strumento andrebbe totalmente ripensato. Per ora, si è dimostrato efficace solo a ripulire la loro immagine.

[di Simone Valeri]

Brasile: 25 morti in un’operazione antidroga

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Un’operazione antidroga condotta dalla polizia brasiliana alle 6 del mattino (ora locale) a Jacarezinho, una favela di Rio de Janeiro, si è trasformata in una vera e propria sparatoria: 25 persone hanno perso la vita, tra queste anche un agente. Il blitz era stato effettuato da parte di 200 agenti che erano alla ricerca degli affiliati al Comando Vermelho, un’organizzazione criminale che controlla in narcotraffico all’interno della favela. Nei confronti delle forze dell’ordine , però, vi è stata l’opposizione della gang criminale, dotata di una struttura paramilitare in possesso di granate e mitragliatori.

Suolo, dalla scienza l’alternativa per un’agricoltura più sostenibile

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Migliorano la resa e la qualità delle colture e contrastano l’impoverimento dei suoli. Sono solo alcuni dei benefici apportati dalle comunità microbiche selezionate dall’Enea. Gli scienziati dell’istituto di ricerca, nell’ambito di tre differenti progetti, hanno sviluppato comunità di batteri e funghi selezionando, in particolare, microrganismi promotori della crescita delle piante. I risultati dello studio hanno dimostrato che questi, se combinati con composti naturali bioattivi ed ammendanti, incrementano di molto la fertilità dei suoli. Potranno, inoltre, essere utili per bonificare terreni contaminati nonché al fine di ridurre l’utilizzo di acqua, fertilizzanti e pesticidi. Non finisce qui. Altre comunità microbiche selezionate sarebbero perfino in grado di favorire le coltivazioni nelle aree semi-aride e aride del Mediterraneo. Ad esempio, se l’orzo è sottoposto a stress idrico – ha evidenziato la sperimentazione – i batteri selezionati sono in grado di sostenerne vitalità e crescita.

La rigenerazione sostenibile dei suoli è sempre più una priorità internazionale. Ad oggi, infatti, circa un quarto della superficie terrestre è già stata danneggiata e, ogni anno, vengono persi oltre 24 miliardi di tonnellate di terreno fertile. La diretta conseguenza è una perdita di produttività di circa il 25% della superficie globale. «Questi consorzi microbici multifunzionali – sottolinea la ricercatrice Annamaria Bevivino – rappresentano un’alternativa sostenibile all’uso di pesticidi e fertilizzanti convenzionali, in quanto sono in grado di svolgere diverse funzioni, tra cui la fissazione dell’azoto e la solubilizzazione del fosforo nei terreni, favorendo lo sviluppo delle piante e rafforzando la resilienza del suolo agli stress».

[di Simone Valeri]

Prato: manifestazione dei lavoratori per operaia morta in fabbrica

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A Prato, in piazza Santa Maria delle Carceri, si sta svolgendo in queste ore la manifestazione dei lavoratori dei sindacati Cgil Cisl e Uil organizzata in seguito alla morte di Luana D’Orazio, operaia ventiduenne che lunedì mattina ha perso la vita all’interno della Orditura Luana di Montemurlo, in provincia di Prato. La manifestazione, a cui hanno aderito un migliaio di persone, è stata organizzata in concomitanza con lo sciopero generale indetto dai sindacati. «Morire di lavoro oggi non solo è inconcepibile, è intollerabile», recita uno striscione.

Covid, tra realtà e narrazione mediatica: cosa succede realmente in India?

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L’India sta affrontando un’altra ondata di contagi da Covid-19 e la situazione risulta effettivamente difficile e non sotto controllo. Altresì non possiamo non notare che i media mainstream abbiano ingigantito la realtà riportando notizie parziali o addirittura false, alterando il contenuto con foto e immagini non corrispondenti alla realtà. Non è cosa da poco visto che spesso la forma fa anche il contenuto.

Se vengono mostrate determinate immagini per supportare la narrazione del contesto associato a tali immagini, chi usufruisce del determinato contenuto e nella determinata forma non farà altro che accostare i due elementi. Alcuni si spingono oltre e danno per assodata la relazione tra immagine e narrazione, senza lasciare che sia l’immaginazione individuale a fare il lavoro. Il New York Post, ad esempio, ha riportato una foto con il seguente titolo: «Il Covid divora la gente in India, le foto mostrano gente morta per le strade».

Il problema è che l’immagine riportata è del maggio del 2020 e riguarda una fuga di gas dello stabilimento chimico LG Polymers, nel villaggio di Venkatapuram. La nuvola di vapore risultante si è diffusa su un raggio di 3 chilometri causando problemi respiratori alle persone nei villaggi vicini che sono infatti cadute prive di sensi a terra.

Stessa cosa è accaduta per quanto concerne le immagini delle cremazioni di massa. Sebbene vi siano effettivamente stati, come Maharashtra, Delhi, Uttar Pradesh e Madhya Pradesh, che debbono ricorrere a cremazioni di massa e dove vi sono le code ai crematori, sono state spesso utilizzate foto vecchie per poter portare avanti la narrazione al limite del terrorismo mediatico.

Se parliamo invece di numeri, anche in questo caso riscontriamo un’informazione distorta che non mette a fuoco la reale situazione del paese. In numeri assoluti, dall’inizio della pandemia ad oggi, l’India conta quasi 235.000 morti: un’enormità. Però, sempre in termini assoluti, si registrano 21,5 milioni di contagiati e 17,6 milioni di guariti, su una popolazione di 1,4 miliardi di persone. Per fare una comparazione, l’Italia, con una popolazione di 60 milioni di persone, registra 122mila decessi su un totale di 4,1 milioni di contagiati e 3,5 milioni di guariti. Infatti, oltre che utilizzare i numeri assoluti occorre fare la proporzione tra i medesimi. Risultano invece inutili, al fine della comprensione della reale portata del fenomeno, i numeri assoluti presi a sé stanti rispetto a tutto il resto. L’India ha 23 volte la popolazione dell’Italia, ma il rapporto sui contagi è di 5 a 1. Naturalmente prendendo come criteri oggettivi i contagi effettivamente certificati: altra cosa che per quanto riguarda l’India non si può dare affatto per scontata.

L’India è certamente un paese con gravi problemi del sistema sanitario e molti sono i difetti in efficienza ed efficacia, come abbiamo potuto vedere in questi drammatici giorni. Non possiamo però evitare di sottolineare che l’India, proprio se parliamo di numeri assoluti e di proporzione tra i medesimi, ha problemi sanitari ben più gravi del Covid-19. Queste situazioni di assoluta gravità sono dovute al degrado ambientale e sociale di alcune aree di un territorio vastissimo come è l’India. Per esempio, nel 2018, quindi in era pre-pandemica, un report dell’Unicef segnalava la tragedia della mortalità infantile in India, la quale registra 600.000 bambini morti ogni anno entro i primi 28 giorni di vita. Sempre nel 2018, il tasso di mortalità infantile in India era di 37,8 morti ogni mille nativi vivi; in Italia il tasso è di 3,2 morti ogni mille nati vivi.

Dunque, se la situazione in India non è certamente sotto controllo, è giusto inserire i fatti dentro ad un contesto poiché fermarsi a qualche immagine o numero preso a sé, risulta difficile – se non fuorviante e manipolatorio – riuscire a capire la realtà. Questa ci racconta di un paese in cui vi sono criticità fortissime e reali, innanzitutto perché la pandemia è andata ad agire su un sistema sanitario con lacune strutturali enormi. Una situazione che crea quindi gravi problemi di vario tipo, i più importanti dei quali sono: la scarsità di posti letto, assistenza e ossigeno per i malati (fattore che impedisce di curare molti contagiati e quindi eleva la letalità) e il collasso di un sistema sanitario già disastroso, con il risultato che molte patologie potranno essere curate ancor meno di quanto non avvenisse prima, al punto che Save the Children – con un calcolo francamente difficile da verificare con criteri scientifici – stima che la mortalità infantile potrebbe salire del 15%, proprio perché gli ospedali – costretti ad utilizzare tutte le scarse risorse della cura dei pazienti Covid – non riescono a far fronte alle altre emergenze.

Per queste ragioni la situazione in India può essere definita oggettivamente complessa. Un tema al quale certamente è utile portare attenzione. Tuttavia, ancora una volta, dai media mainstream è giunto solo sensazionalismo preparato per terrorizzare ed allarmare più che per favorire un dibattito reale.

[di Michele Manfrin]