Oltre 60 persone legate al movimento indipendentista catalano sarebbero state spiate attraverso lo spyware Pegasus, prodotto dal NSO Group di Israele. Secondo il leader regionale della Catalogna vi sarebbe il governo spagnolo dietro le operazioni di spionaggio. Reuters riferisce che il governo si sia rifiutato di commentare quando interprellato sulla vicenda. Secondo l’associazione per i diritti digitali Citizen Lab, le operazioni sarebbero avvenute tra il 2017 e il 2020, quando il tentativo di indipendenza catalano fece sprofondare la Spagna nella peggiore crisi politica della storia recente. Le prove contro Pegasus, riferisce Citizen Lab, sono tuttavia ancora “circostanziali”.
L’Unione Europea destina un miliardo di euro alla protezione degli oceani
Ieri in occasione della conferenza Our Ocean (OOC) di Palau l’Unione Europea ha deciso di destinare un miliardo di euro per la protezione e il ripristino degli oceani. In quel che Bruxelles ha definito come l’impegno finanziario piĂą cospicuo per l’economia blu, il piano dell’Unione Europea prevede 44 impegni per il periodo 2020-2022, dalla lotta all’inquinamento marino alla promozione di agricoltura e pesca sostenibili, l’introduzione di nuove aree marine protette e la salvaguardia di quelle esistenti, fino alla creazione di economie blu sostenibili, cosicchĂ© l’oceano diventi sempre piĂą “Sicuro, giusto e protetto”. Non solo, ma centrali saranno gli stessi cittadini europei, i quali potranno rimanere costantemente aggiornati grazie all’apposito strumento di monitoraggio Copernicus.
La prima conferenza Our Ocean ha avuto luogo negli Stati Uniti nel 2014. Dall’anno di partenza è stato possibile proteggere circa cinque milioni di miglia quadrate di oceano, attraverso piĂą di 1.400 impegni per un valore di circa 85 miliardi di euro. L’edizione del 2022 Our Ocean, Our People, Pur Prosperity (il nostro oceano, il nostro popolo, la nostra prosperitĂ ) si congiunge a un’attenzione crescente per la salvaguardia dell’ambiente, che vede una cooperazione internazionale sempre maggiore per la salvaguardia del Pianeta, dov’è chiaro quanto la preservazione degli oceani sia fondamentale (si ricorda il vertice One Ocean, a cui anche l’UE ha preso parte). In attesa della prossima conferenza delle Nazioni Unite sull’oceano prevista per giugno o luglio a Lisbona, l’Unione Europea ha messo a punto un piano per focalizzandosi sulla ricerca, lo sviluppo e l’innovazione nei finanziamenti per avviare un’impresa (i cosiddetti “seed”) destinando 500 milioni di euro tra il 2021-2023 alla missione Horizon Restore our Ocean and Waters.
Centrale nella missione è considerare l’oceano e le acque come un tutt’uno e raggiungere gli obiettivi dell’UE di proteggere il 30 percento dell’area marina degli Stati membri, ripristinando gli ecosistemi marini, prevenendo ed eliminando l’inquinamento, riducendo i rifiuti di plastica in mare, le perdite di nutrienti e l’uso di pesticidi chimici. Ci sarĂ inoltre un’ottimizzazione del monitoraggio satellitare (Copernicus) per cui l’UE ha investito 55 milioni di euro. Sempre col fine di controllare le transizioni dell’ambiente marino e dei cambiamenti climatici, verrĂ perfezionato WEkEO, strumento a servizio della comunitĂ di ricerca internazionale che permette di avere accesso a una dettagliata raccolta di dati ambientali mentre offre strumenti online per le scienze ambientali su strutture di cloud computing.
[di Francesca Naima]
USA, 3 sparatorie di massa durante il weekend Pasqua
Negli USA il week end di Pasqua è stato segnato da tre sparatorie di massa, che hanno portato alla morte di 2 minorenni e decine di feriti. Due di queste sono avvenute nella Carolina del Sud, in un nightclub e all’interno di un centro commerciale, causando rispettivamente il ferimento di 9 e 14 persone. A Pittsburgh, nel corso di una festa organizzata all’interno di un Airbnb, due minori sono stati uccisi e almeno altre 8 persone ferite: la polizia dichiara di aver trovato almeno 100 bossoli e ritiene che la scena sia stata presa di mira da piĂą punti.
Palermo: i renziani sul carro di Dell’Utri, giĂ condannato per associazione mafiosa
Le trame della politica siciliana in vista delle elezioni amministrative di Palermo (tra due mesi) e delle Regionali (previste per il prossimo autunno), non smettono di riservare sorprese. In Sicilia è andato in scena un nuovo episodio chiave: il “renziano di ferro” Davide Faraone, lanciato in pompa magna dal leader di Italia Viva come candidato sindaco del suo partito a Palermo giĂ alla Leopolda dello scorso novembre, ha dichiarato di voler «fare un passo di lato», annunciando che appoggerĂ Â il candidato “civico” in quota Udc Roberto Lagalla. Colui che, soltanto pochi giorni fa, ha ricevuto l’appoggio ufficiale dell’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri, sul cui protagonismo politico nemmeno la condanna definitiva a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa rimediata nel 2014 sembra riuscire a esercitare un freno.
Ma facciamo un passo indietro. In queste settimane, sul fronte elettorale, il centro-destra siciliano è apparso lacerato dalle divisioni: il Presidente dell’Ars e dirigente di Forza Italia Gianfranco Miccichè ha preso le distanze da Musumeci e da una sua eventuale riconferma come governatore, mentre per la poltrona da primo cittadino di Palermo punta tutto sul medico Francesco Cascio. Su questo nome ha raggiunto un accordo con la Lega, che aveva precedentemente candidato Francesco Scoma, poi sfilatosi dopo essere stato “sacrificato” sull’altare dell’intesa (che pure, in occasione di un’eventuale vittoria, gli avrebbe garantito la carica di vice-sindaco). Fratelli d’Italia ha presentato in solitaria la candidata Carolina Varchi; dall’altra parte, invece, scalpita Totò Lentini, uomo degli autonomisti di Raffaele Lombardo. Sul confronto-scontro in atto aleggia inoltre il severo giudizio dell’ex Presidente della Regione Sicilia Totò Cuffaro, altro condannato definitivo per mafia (nel suo caso, favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra): il politico agrigentino, che nel 2020 ha ricostituito la Democrazia Cristiana in Sicilia, ha piĂą volte messo in guardia il centro-destra sul concreto rischio che la frammentarietĂ che tiene in scacco le ambizioni della coalizione possa spianare la strada al candidato del fronte progressista Franco Miceli, appoggiato da Pd e M5S.
Lo scorso 7 Aprile, in un’intervista rilasciata all’AdnKronos, era arrivata la stoccata di Marcello Dell’Utri all’indirizzo del suo ex pupillo Miccichè: «La candidatura di Francesco Cascio è un errore, gli diano un altro incarico. La persona giusta per fare il sindaco di Palermo è Roberto Lagalla», aveva detto il cofondatore di Forza Italia, asserendo che «Gianfranco sbaglia: lui ha la sua testa e ragiona con la sua testa. E io ho detto quello che penso, al di lĂ di ogni contrapposizione». Non contento, lo storico braccio destro di Silvio Berlusconi aveva dichiarato che la scelta migliore per le Regionali fosse «la riconferma di Nello Musumeci», il quale sarĂ appoggiato da Fratelli d’Italia ma che è, appunto, assolutamente inviso a Miccichè.
In un post pubblicato su Facebook, poi, Davide Faraone ha ufficializzato il suo ritiro dalla corsa a sindaco: «Nei giorni passati, piĂą si moltiplicavano i candidati, piĂą trovavo spiacevole trovarmi in quella situazione, c’ero anch’io tra i protagonisti di questa imbarazzante fiera delle vanitĂ , che ci ha allontanato in maniera siderale dai palermitani – ha scritto il senatore di Italia Viva – Ho deciso quindi di essere coerente, da un lato togliendomi dall’imbarazzo, dall’altro lato scegliendo un candidato in campo, semplificando e sforzandomi di dare un segnale di unitĂ innanzitutto ai miei concittadini. Non faccio un passo indietro, sosterrò il mio amico Roberto Lagalla, l’ho conosciuto da Rettore, poi da vicepresidente del CNR, quando ho avuto l’onore di ricoprire l’incarico di sottosegretario alla Scuola, all’UniversitĂ e alla Ricerca scientifica. Lo reputo il piĂą adatto a svolgere il ruolo di Sindaco e il piĂą affine alle mie idee, non me ne vogliano tutti gli altri candidati, che stimo ed apprezzo. Darò il mio contributo da Senatore della Repubblica, come ho sempre fatto e continuerò a fare».
Lo scorso novembre vi avevamo raccontato come in Sicilia si stesse concretizzando quel processo di “approdo al centro” da parte di Italia Viva, che aveva addirittura costituito un intergruppo all’Ars assieme a Forza Italia con la “benedizione” di Marcello Dell’Utri. I cui giudizi e le cui “larghe vedute”, evidentemente, continuano a trovare importanti sponde nelle scelte politiche dei renziani.
[di Stefano Baudino]
Turchia, lanciata nuova offensiva contro ribelli curdi
Il ministro della Difesa turco Hulusi Akar ha annunciato il lancio di una nuova operazione turca di aria e di terra che ha come obiettivo i combattenti del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) che si trovano nel nord dell’Iraq. Non ha tuttavia specificato quante truppe sono coinvolte nell’operazione. Secondo il governo turco, il PKK stava programmando un attacco su larga scala contro la Turchia. Questa conduce abitualmente attacchi contro le basi e i campi di addestramento del PKK, designato dal governo turco e dai suoi alleati occidentali come gruppo “terrorista”.
Tunisia, la petroliera affondata non sta perdendo petrolio
La petroliera affondata sabato scorso al largo delle coste tunisine è stata controllata dai sommozzatori, che hanno constatato l’assenza di perdite. La nave trasportava 750 tonnellate di carburante, motivo per il quale si temeva una catastrofe ambientale imminente. Nella serata di ieri sono iniziate le operazioni di messa in sicurezza della nave.
Gerusalemme: non si fermano le violenze israeliane alla spianata delle moschee
Gerusalemme è stata teatro dell’ennesimo scontro tra palestinesi e forze di polizia israeliane: nello specifico, le violenze si sono consumate dopo l’ingresso delle autoritĂ israeliane nel complesso della moschea di al Aqsa. Il bilancio è di piĂą di 150 persone ferite: sarebbe potuto essere piĂą alto visto che all’interno del luogo di culto erano presenti molti fedeli, riuniti per la preghiera. I video diffusi da chi era presente mostrano palestinesi intenti a lanciare sassi e la polizia che spara gas lacrimogeni e granate. In altre immagini si vedono fedeli barricati nella moschea, in attesa dei soccorsi che, secondo alcune associazioni umanitarie, sono stati ostacolati proprio dalle autoritĂ israeliane. La polizia ha giustificato il suo assalto parlando di un atto necessario per “disperdere una folla violenta rimasta nella moschea alla fine delle preghiere mattutine”.
Soldati israeliani dentro la Moschea di #AlAqsa, non sono entrati per pregare ma bensì per aggredire i fedeli palestinesi nel loro luogo sacro durante il #Ramadan
Per queste aggressioni non ne parla nessuno? #Gerusalemme #Palestina— MaurizioDomenico loi (@loidomemau) April 15, 2022
La moschea di al Aqsa è considerata la più importante di Gerusalemme, terza solo a Medina e la Mecca. Il Corano dice che dal suo perimetro partì il “viaggio notturno” di Maometto, cioè quel miracoloso tragitto attraverso cui il profeta, attraversando l’aldilà , riuscì ad incontrare Allah, ricevendo da lui tutti gli insegnamenti sul testo sacro.
Questa striscia di terra è spesso luogo di scontro e rivendicazioni anche per un altro motivo. Poco distante dalla moschea di al Aqsa, si trova anche il Muro del Pianto, cioè quello che gli ebrei reputano l’unico resto del Tempio di Salomone (che era stato distrutto dai Romani nell’assalto a Gerusalemme del 70 d.C.). Poco più in là c’è anche la Basilica del Santo Sepolcro, luogo di culto cristiano (dove cioè si pensa che Gesù Cristo sia stato seppellito prima di risorgere).
Sarebbero almeno centocinquanta i feriti nei violenti scontri che ci sono stati tra manifestanti palestinesi e polizia israeliana sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme pic.twitter.com/DH6ncfudF7
— Tg3 (@Tg3web) April 15, 2022
C’è il timore che nei prossimi giorni possano susseguirsi ulteriori attacchi di questo tipo, soprattutto perché quest’anno, dopo dieci anni, le festività religiose di tre diversi culti, si sono sovrapposte: Pasqua cristiana, Pasqua ebraica e Ramadan.
Oltre a questa coincidenza, nelle scorse settimane si erano già susseguiti alcuni episodi di terrorismo compiuti dai palestinesi ai danni di Israele (almeno due sono stati però portati a termine da persone di origine palestinese ma con la cittadinanza israeliana). Ricordiamo, ad esempio, quello del 22 marzo a Be’er Sheva, a sud del paese, dove un uomo ha ferito a morte con un coltello un ciclista e tre clienti di un centro commerciale. Poi quello di Hadera, avvenuto cinque giorni: due uomini hanno esploso diversi colpi contro due poliziotti israeliani, ammazzandoli. Gli attentati hanno costituito un ottimo pretesto per mettere in atto una dura repressione nei confronti del popolo palestinese, anche se l’impressione è che le forze israeliane stiano “colpendo nel mucchio”, più che avere un’idea precisa della provenienza degli attentati.
Il Governo del primo ministro israeliano Naftali Bennett ha infatti consigliato alle persone in possesso di armi proprie, di muoversi armate. Gli attacchi potrebbero non essere avvenuti per caso. In quei giorni, infatti, si celebrava per la Palestina una data importante: il Giorno della Terra, in memoria delle proteste di massa del 1976 contro una legge israeliana sulle espropriazioni di terreni agricoli in Cisgiordania.
Qui, in funzione preventiva, Bennett ha aumentato il numero di militari, di fatto presenti su un territorio che Israele occupa illegalmente dal 1967. “Frammentazione territoriale, segregazione e controllo, espropriazione dei terreni e delle proprietĂ dei palestinesi e negazione dei diritti economici e sociali”: è così che Amnesty ha scritto in merito alla condizione a cui la Palestina è sottoposta da Israele. Di fatto, come riporta l’ente, “un’apartheid”. Ricordiamo inoltre che la Corte penale internazionale (CPI) ha aperto un’indagine sui crimini di guerra commessi da Israele nella Palestina occupata.
Una situazione che, visto il periodo storico in corso, in cui l’attenzione mediatica e dei governi del mondo è rivolta altrove, potrebbe di proposito aggravarsi ulteriormente.
[di Gloria Ferrari]
Domenica 17 aprile
9.00 – Scaduto l’ultimatum a Mariupol, Zelensky vieta alle forze ucraine accerchiate di arrendersi.
11.00 – Nessun cessate il fuoco tra Russia e Ucraina, sospesi i corridoi umanitari.
12.00 – Dall’UE accuse di appropriazione indebita per Le Pen a una settimana dal ballottaggio contro Macron.
13.00 – Parigi, la polizia circonda l’universitĂ Sorbona occupata: scontri e barricate nelle strade.
15.20 – Assedio di Mariupol, Mosca avvisa: saranno eliminati tutti i soldati che non si arrendono.
16.00 – Nuove esercitazioni NATO in Norvegia, secondo Mosca non fanno altro che aumentare rischi.
17.30 – Zelensky: «non cederemo mai il Donbass», si tratta di una delle richieste inderogabili per la pace.
18.30 – Tunisia: iniziate le operazioni per la messa in sicurezza della petroliera affondata ieri.








