giovedì 12 Marzo 2026
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Benessere animale: ripensare la macellazione rituale senza stordimento

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Le istituzioni italiane devono rivedere le norme che al momento consentono la macellazione degli animali senza stordimento per finalità religiose: è quanto richiede l’associazione Animal Law Italia ETS (ALI), che non solo ha diffuso un dossier di ricerca, ma ha anche rilasciato una lettera aperta rivolta al legislatore e sostenuta da accademici e veterinari nonché lanciato una petizione popolare da poter firmare sull’apposito sito web messo a disposizione. “Crediamo che i tempi siano maturi per un ripensamento di questa pratica, alla luce delle mutate esigenze della società in tema di rispetto del benessere animale”, comunica in tal senso l’associazione, che chiede al legislatore di “rendere obbligatorio il ricorso allo stordimento reversibile nelle macellazioni rituali o comunque di valutare con urgenza altre soluzioni idonee a rendere l’animale insensibile”.

A tali conclusioni si è giunti grazie al dossier sopracitato, che ha analizzato in maniera approfondita la tematica sul piano del diritto e della scienza. Grazie al contributo di giuristi, docenti e ricercatori universitari in discipline giuridiche e veterinarie, con la ricerca è stata posta la lente di ingrandimento sul contesto attuale e sul quadro normativo vigente in Italia e in Europa, introducendo le ragioni a supporto della proposta di revisione normativa. Dalla stessa, infatti, è emerso che diversi Stati membri dell’Ue abbiano introdotto per legge soluzioni tecniche più favorevoli al benessere animale nelle macellazioni rituali, il che costituisce sostanzialmente il punto di partenza delle richieste avanzate dall’associazione.

Per comprendere il motivo delle differenze normative tra l’Italia e gli altri paesi europei, però, occorre fare una breve premessa. Il regolamento europeo n. 1099/2009, che disciplina le norme di protezione degli animali durante la macellazione, prevede un obbligo generale di stordimento prima dell’abbattimento, così da assicurare che l’animale da macellare sia incosciente e quindi insensibile al dolore. Tuttavia, come sottolineato all’interno del dossier, il regolamento “concede una deroga al generale obbligo di stordimento dell’animale, al fine di permettere le pratiche di macellazione previste da particolari riti religiosi”. L’operatività della deroga però non è obbligatoria, in quanto il regolamento consente altresì agli Stati membri di adottare disposizioni nazionali intese a garantire una maggiore protezione degli animali anche qualora vengano adoperati particolari metodi di macellazione prescritti da riti religiosi.

È per questo, dunque, che vi sono differenze normative non solo tra l’Italia e gli altri Paesi del mondo ma anche tra il Belpaese e gli altri stati membri dell’Ue. Nello specifico, tra i paesi europei che non ammettono la macellazione senza previo stordimento vi sono la Danimarca, la Svezia, la Slovenia e da ultimo la Grecia. Particolare attenzione, però, merita senza dubbio la soluzione adottata in due delle tre regioni del Belgio (Fiandre e Vallonia), dove nel 2017 è stato approvato l’obbligo di stordimento previo reversibile, entrato poi in vigore nel 2019. In pratica, è stato reso obbligatorio l’utilizzo dello stordimento elettrico, che a differenza dello stordimento con proiettile captivo non può procurare anche la morte dell’animale: una tecnica che la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha ritenuto compatibile con il rispetto della libertà di religione.

È proprio in virtù di ciò che l’associazione ALI, come anticipato, chiede al legislatore di rendere obbligatorio lo stordimento reversibile anche in Italia. Tramite la stesso, infatti, da un lato non si provoca la morte dell’animale (tanto che se non si procede oltre riprende perfetta salute) e dall’altro quest’ultimo viene reso insensibile al dolore nel momento del dissanguamento. Si tratta perciò di un’alternativa che rappresenterebbe un compromesso tra l’esigenza di tutelare il benessere animale e le esigenze religiose. Le comunità religiose, infatti, hanno interesse a salvaguardare la salute degli animali: le regole tradizionali richiedono che l’animale sia sano ed è proprio questo punto che rende incompatibile con le esigenze rituali il ricorso alle comuni pratiche di stordimento come l’utilizzo della pistola a proiettile captivo, in grado di danneggiare irrimediabilmente lo stato di salute dell’animale.

Una soluzione, dunque, a quanto pare esiste, e sarebbe oltremodo necessario adottarla. «Si impone una revisione dell’attuale quadro normativo italiano in materia, anche alla luce della crescente considerazione della società verso un migliore trattamento degli animali ad uso alimentare», ha affermato a tal proposito il presidente di Animal Law Italia ETS Alessandro Ricciuti, sottolineando che «la recente modifica della Costituzione, con l’inserimento del richiamo alle leggi di protezione degli animali tra i principi fondamentali, apre la strada ad un’ampia riconsiderazione dell’attuale legislazione».

[di Raffaele De Luca]

Alcune armi “segrete” inviate dall’Italia a Kiev sono già state sequestrate dai russi

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A marzo l’Italia ha spedito diverse armi a Kiev, secretando e non sottoponendo all’esame dei parlamentari la lista che ne conteneva i dettagli. La decisione, come affermato dal sottosegretario alla Difesa Giorgio Mulè, riposava sulla volontà di non fornire alcun vantaggio all’avversario russo da cui, paradossalmente, i cittadini italiani sono venuti a conoscenza di una parte delle armi inviate nelle scorse settimane. Precisamente, le forze filorusse del Donbass hanno pubblicato una serie di immagini di armamenti che i soldati ucraini hanno abbandonato sul campo, tra cui munizioni leggere e colpi di mortaio che non lasciano dubbi sulla provenienza, visto le avvertenze scritte in italiano.

“Attenzione. Con il mortaio da 120mm la carica massima consentita è la quarta”, recita un’etichetta immortalata in uno degli scatti comparsi in rete. Si tratta di un’arma capace di colpire fino a 5 chilometri di distanza, danneggiando un’area con un raggio di circa 100-150 metri, quindi lontana dall’idea di “arma difensiva” che ha accompagnato il dibattito politico nelle ultime settimane. «Come M5S siamo assolutamente contrari a un’escalation militare perché significherebbe ulteriori sofferenze e carneficine. Quindi siamo contrari ad armamenti sempre più letali. Non è questione della tipologia dell’armamento ma dell’indirizzo politico: se è quello di difendersi o di contrattaccare. Per intenderci carri armati non ne vogliamo inviare», ha dichiarato nelle scorse ore Giuseppe Conte.

Al materiale militare trovato in Donbass, si aggiungono le casse di munizioni (e granate) italiane rinvenute negli uffici ucraini dell’OSCE, usati per qualche settimana come base dalle forze di Kiev in seguito all’abbandono dell’edificio da parte dei funzionari. Si tratta di armamenti spediti dall’Italia per supportare l’Ucraina finiti invece nelle mani russe, avverando una delle preoccupazioni avanzate da esperti e cittadini nelle scorse settimane circa l’invio di materiale bellico al paese. «Apprendiamo da notizie di stampa che nella sede dell’OSCE a Mariupol sarebbero state trovate diverse casse di munizioni e granate italiane, spedite dall’aeroporto militare di Pratica», ha dichiarato la senatrice del gruppo Misto, Bianca Laura Granato, annunciando un’interrogazione parlamentare. Le notizie dei ritrovamenti, e delle conseguenti prese di posizione politiche, arrivano a qualche giorno dalla pubblicazione del secondo decreto interministeriale sul Giornale ufficiale del ministero della Difesa riguardante la nuova “cessione alle autorità governative dell’Ucraina di mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari“, che avverrà attraverso una lista secretata, come con i primi aiuti del Governo Draghi a Kiev.

[Di Salvatore Toscano]

Napoli: ritrovato manoscritto inedito di Giacomo Leopardi

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Un manoscritto inedito di Giacomo Leopardi con ogni probabilità risalente al 1814 – anno in cui il poeta aveva 16 anni – è stato ritrovato nel fondo Leopardiano, conservato alla Biblioteca Nazionale di Napoli. Si tratta di un “quadernetto” composto da quattro mezzi fogli, ripiegati nel mezzo in modo da ottenere otto facciate, recanti una lunga lista alfabetica di autori antichi e tardo antichi (circa 160 i lemmi), ognuno dei quali seguito da una serie di riferimenti numerici (in totale oltre 550). Ad intercettarlo, nello specifico, sono stati i docenti universitari Marcello Andria e Paola Zito, che ne hanno curato la pubblicazione per i tipi di Le Monnier Università. Il volume “Leopardi e Giuliano imperatore. Un appunto inedito dalle carte napoletane”, sarà infatti presentato nella giornata di domani, alle ore 16:00, presso la Sala Rari della Biblioteca Nazionale di Napoli.

Acqua potabile dagli scarti alimentari, la scoperta ugandese per aiutare l’Africa

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In Uganda è stato ideato un metodo per ottenere acqua potabile dagli scarti alimentari. Il tutto si deve all’intuizione di un giovane chimico locale, che ha creato un dispositivo in grado di funzionare riciclando rifiuti, come bucce di tuberi e ossa di animali. È risaputo quanto in Africa l’accesso all’acqua potabile sia lungi dall’essere un diritto universale e come questo costringa alcune comunità a fare affidamento esclusivamente a  fonti contaminate. In Uganda poi, l’acqua a disposizione è spesso contaminata dalla presenza di cloro e, a meno che chi la consuma non abbia la possibilità di farla bollire, può andare incontro a infezioni, intossicazioni e malattie, spesso molto gravi.

Una realtà dai contorni drammatici cha spinto il giovane inventore ugandese Timothy Kayondo a impegnarsi nella creazione di un depuratore di acqua mobile, denominato Eco Mobile Water Purifier. Il processo prevede la raccolta dei rifiuti alimentari, e la loro essiccazione e unione a enzimi speciali per produrre “carbone attivo” in grado di depurare l’acqua e renderla potabile. Questa polvere filtrante viene usata in un contenitore portatile del depuratore che utilizza l’energia solare per funzionare. L’intero sistema si inserisce in una scatola portatile delle dimensioni di una grande valigia, facile da trasportare, e può purificare fino a 300 litri di acqua all’ora.

Per la sua invenzione Timothy ha ricevuto il premio Africa Prize di 15mila sterline che si inserisce nel contesto dell’Africa Prize for Engineering Innovation, un programma il quale sostiene ambiziosi inventori africani che si impegnano nella ricerca di soluzioni per gravi mancanze e problemi a livello locale come, appunto, l’approvvigionamento di acqua potabile nei villaggi. Nonostante il depuratore non sia ancora particolarmente conveniente e richieda un po’ di spese per l’installazione, è già stato inserito in molti edifici, come scuole, centri sanitari e campi profughi. Timothy è quindi deciso a fare di più, e sta continuando a migliorare la sua invenzione, affinché possa diventare non solo più efficiente, ma anche più economica.

[di Eugenia Greco]

Cdm, prorogato il taglio delle accise a luglio

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Il Consiglio dei ministri (Cdm) ha approvato il decreto-legge che proroga all’8 luglio il taglio delle accise sul carburante, dando seguito all’intervento del marzo scorso. La nuova misura coinvolge anche il metano, la cui accisa è stata momentaneamente sospesa e l’Iva ridotta al 5%. Il Consiglio dei ministri si riunirà nuovamente nel pomeriggio per l’esame del decreto aiuti rivolto alle imprese e alle famiglie con l’obiettivo di fronteggiare gli effetti del conflitto in Ucraina. Secondo le prime indiscrezioni, dovrebbe trattarsi di una manovra da 6-7 miliardi di euro.

 

Le pressioni della stampa francese per la rielezione di Macron: il caso Marianne

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Durante le recenti presidenziali francesi, vinte nuovamente da Emmanuel Macron, parte del settimanale Marianne ha denunciato «un attacco senza precedenti alla propria indipendenza». In un comunicato stampa, pubblicato anche sul profilo twitter, la Società dei Redattori di Marianne (SRM) ha accusato Daniel Kretinsky, azionista del giornale, di aver forzato la mano. Al secondo turno delle elezioni, Kretinsky avrebbe imposto la pubblicazione di un chiaro appello a votare l’enfant prodige, contro la volontà dei giornalisti della redazione. 

Nel comunicato, tradotto in italiano, si legge: «La Società dei Redattori di Marianne, riunitasi in assemblea generale, denuncia un attacco senza precedenti alla propria indipendenza. Il principale azionista del giornale è intervenuto direttamente per far modificare la prima pagina di un numero in pubblicazione […]. In due occasioni egli si era personalmente impegnato di fronte ai giornalisti a rispettare il principio cardine del giornale. E fino ad ora lo aveva fatto. Solo la direzione della redazione è legittimata a decidere fra più scelte editoriali. I nostri buoni risultati di vendita e audience, ottenuti con l’anno nuovo, ci hanno consolidato l’idea che il successo di Marianne risieda nell’identità e nell’indipendenza del giornale. Ci opponiamo e ci opporremo a qualsiasi ostacolo a questi due principi».

La prima pagina incriminata prima e dopo la modifica

L’ingerenza denunciata sarebbe avvenuta in merito alla prima pagina del uscito poi lo scorso 21 aprile, dedicato al secondo turno delle elezioni presidenziali. Durante due riunioni collegiali, che avevano coinvolto direzione e redazione al completo, era stata inizialmente elaborata una prima pagina specifica. Su di un’immagine dei due candidati si titolava “La colère…o le chaos?”, con  “la rabbia” posta sotto gli occhi di Macron e “il caos” sotto quelli dei Le Pen. Così impostata, il settimanale non sembrava dare alcun indirizzo di voto ai lettori. Successivamente però il titolo è stato modificato in: “Malgré la colère…éviter le chaos”. Ovvero “nonostante la rabbia evitare il caos”. In questo modo invece, Marianne suggeriva chiaramente ai lettori di “evitare” il voto a Marine le Pen.

Dopo il polverone suscitato dalla Società dei Redattori, la direzione del settimanale è intervenuta attraverso la voce della direttrice editoriale, Natacha Polony. In un comunicato ufficiale, uscito il 20 aprile, la Polony ha dichiarato che la direzione “si assume pienamente la responsabilità” della prima pagina, in completa indipendenza. Il titolo modificato corrisponderebbe alla “traduzione giornalistica” della situazione politica francese, sviluppata proprio negli editoriali di Marianne. Spingerebbe i lettori a riconoscere il prezzo del “risentimento” di una parte dei cittadini. Votare Le Pen significherebbe, per la Polony, avallare “un partito la cui ascesa al potere causerebbe disordine e aumenterebbe solo le fratture”.

Daniel Kretinsky, azionista del giornale accusato dalla Società dei Redattori di Marianne (SRM) per essere intervenuto direttamente per far modificare la prima pagina del numero dedicato al secondo turno delle elezioni presidenziali.

Daniel Kretinsky è un miliardario ceco, entrato nel capitale dei principali media francesi nel 2018. Controlla il settimanale Marianne e il giornale Elle attraverso CMI France, una filiale di Czech Media Invest (CMI). Possiede inoltre il 49% della holding Le Nouveau Monde di Matthieu Pigasse, uno dei principali azionisti di Le Monde. Étienne Bertier, presidente del consiglio di sorveglianza di CMI France, ha dichiarato che il miliardario «non commenterà» l’accusa voltagli dalla Società degli Editori di Marianne, e che questi conferma la sua fiducia in Natacha Polony.

Un caso singolo che oltralpe ha rilanciato il dibattito sull’indipendenza dei media ma che testimonia, in verità, un atteggiamento comune al mainstream transalpino, sistematicamente schierato con Macron. Un vizio ormai di lungo corso, tanto che una delle voci più autorevoli della critica francese, la rivista Le monde Diplomatique, già al tempo della sua prima elezione scrisse una lunga analisi sul presidente intitolata emblematicamente “Il candidato mediatico“.

[di Andrea Giustini]

La Serbia mette in mostra i missili cinesi

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Belgrado ha celebrato la festa dei lavoratori disponendo in bella vista missili e lanciarazzi, così che tutti potessero notare la sua forza militare. Non è insolito che gli eserciti approfittino di simili ricorrenze per mettersi in mostra attraverso esercitazioni, tuttavia la mossa serba viene letta come un segnale di allarme, sia per il messaggio che l’accompagna, sia per il fatto che l’artiglieria esibita sia la dimostrazione empirica di quanto la nazione si stia avvicinando alla Cina.

A risaltare è stato infatti il sistema antiaereo HQ-22, uno strumento fornito in gran quantità alla Serbia dall’alleato di Beijing. La consegna, avvenuta a metà aprile, ha impiegato una dozzina di aerei di trasporto Y-20 e si ritiene sia stata la spedizione di armi più imponente che il Governo cinese abbia mai inviato entro i confini europei. I primi a essere insoddisfatti sono stati gli statunitensi, i quali già nel 2020 avevano sconsigliato a Belgrado di mettere le mani sugli HQ-22 suggerendo, non troppo velatamente, che i legami con l’alleanza occidentale passino anche attraverso il mercato delle armi.

Nonostante Belgrado abbia chiesto di entrare nell’Unione Europea già nel 2008, le cose si stanno muovendo a rilento e, nell’attesa, il Governo locale ha iniziato a legarsi in maniera indissolubile con la Cina: nel 2013 ha firmato una dichiarazione congiunta atta ad approfondire i rapporti strategici, quindi nel 2019 ha aderito direttamente al progetto della “nuova via della seta”, di fatto cementando definitivamente i suoi legami con l’Oriente. In quest’ottica, l’esibizionismo bellico messo in atto domenica non può che innervosire UE e USA, soprattutto considerando che il Presidente serbo Aleksandar Vucic si sia dilungato a descrivere i nuovi acquisti al pari di un «potente deterrente» che eviterà al Paese di essere nuovamente bersaglio di attacchi terzi, un riferimento che sembra guardare più ai bombardamenti NATO del 1999 che all’attuale situazione ucraina.

A ben vedere, l’acquisto delle armi cinesi non è che la punta di un iceberg ben più articolato e profondo. La Serbia ha recentemente sostenuto di voler siglare un accordo di libero scambio con Beijing e già ora si fregia di infrastrutture di origine cinese che, pur essendo più discrete dei missili, sono potenzialmente pericolose per i rapporti con l’Occidente. Se l’UE fa spesso affidamento a Microsoft e Google per gestire i suoi centri dati, Belgrado ha infatti preferito appoggiarsi all’alleato asiatico, lacerando quel tacito patto commerciale ed economico a cui sottostanno le dinamiche atlantiste. Non solo, la Serbia è andata oltre e ha progettato con l’aiuto di Huawei – azienda che compare nella black list statunitense – una smart city in quel di Niš, nonché l’installazione nella capitale di telecamere di sicurezza capaci di sfruttare gli algoritmi di riconoscimento facciale.

Belgrado non ha del tutto rescisso i rapporti con l’Occidente – lo dimostrano i negoziati con Francia e Regno Unito per l’acquisto di jet – tuttavia le sue mosse indicano l’intenzione di assicurarsi che Unione Europea e gli Stati Uniti siano dissuasi dall’imporsi in futuro sulle sue politiche interne.

[di Walter Ferri]

Aereo russo viola spazio aereo Danimarca e Svezia: convocati ambasciatori

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Gli ambasciatori russi in Danimarca e Svezia sono stati convocati dai rispettivi governi dopo che entrambe hanno riportato la violazione del proprio spazio aereo da parte di un velivolo russo nella serata di venerdì 29 aprile. L’aereo avrebbe fatto ingresso nello spazio danese sorvolando l’isola di Bornholm e poi sarebbe entrato in quello svedese. L’azione ha suscitato particolare preoccupazione, visto l’attuale conflitto tra Russia e Ucraina. La Svezia, insieme alla Finlandia, dovrebbe presentare a metà maggio la richiesta di adesione alla NATO, mossa fortemente osteggiata da Mosca, mentre la Danimarca è già parte dell’Alleanza.

Al primo maggio di Trieste i no green pass hanno contestato i sindacati

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Primo maggio di contestazioni in tutta Italia: sono state diverse le manifestazioni durante le quali sono avvenuti scontri tra i manifestanti e la polizia. Durante il corteo del primo maggio a Trieste alcuni attivisti del Coordinamento No Green Pass hanno contestato i sindacati confederali, in particolare la CGIL, accusandoli di non aver difeso i lavoratori che hanno deciso di non adeguarsi alle regole imposte dal Governo durante la gestione della pandemia. Il gruppo sfilava dietro uno striscione che contestava apertamente l’obbligo vaccinale, il Governo Draghi e le politiche adottate in pandemia, tra le quali le sospensioni senza stipendio per i lavoratori che avevano deciso di non vaccinarsi.

Stando a quanto riportato dal comunicato del gruppo, i rappresentati dei sindacati confederali avrebbero cercato di impedire le contestazioni arrivando anche a chiedere alla polizia di bloccare lo spezzone del corteo dei No green pass e farlo deviare dal percorso prestabilito. A questo punto avrebbero avuto luogo diverse cariche della polizia ai danni dei No green pass.

Il gruppo si è a quel punto unito al gruppo dei sindacati di base, con il quale ha sfilato senza ulteriori problemi per le strade cittadine, per poi raggiungere piazza dell’Unità, punto di raduno finale dei cortei. Qui rappresentanti della CGIL avrebbero nuovamente fatto in modo che lo spezzone no green pass del corteo non potesse avvicinarsi al palco e sarebbero di nuovo avvenuti violenti scontri con le forze dell’ordine.

[di Valeria Casolaro]

 

 

UE, scelte 9 città italiane per il progetto centri urbani sostenibili

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Sono 9 le città italiane che prenderanno parte al progetto dell’Unione europea 100 climate-neutral and smart cities by 2030, progetto messo in campo dall’Europa per raggiungere la neutralità climatica urbana entro il 2030 e riguardante 100 centri urbani in tutta l’Unione. Si tratta delle città di Bergamo, Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino: è il numero più alto di città per singolo Paese dopo la Francia. Queste riceveranno, entro il 2023, 360 milioni di euro di finanziamenti destinati alla realizzazione di percorsi di innovazione che riguarderanno la mobilità pulita, l’efficienza energetica e l’urbanistica verde.