venerdì 6 Marzo 2026
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Pace o aria condizionata? Draghi ha scelto: Palazzo Chigi compra 57 condizionatori nuovi

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«Preferiamo la pace o il condizionatore acceso? Questa è la domanda che ci dobbiamo porre». Con queste drammatiche parole, pronunciate all’inizio di aprile per rimarcare l’adesione alle posizioni di Bruxelles riguardo la guerra in Ucraina, il presidente del Consiglio Mario Draghi faceva appello al senso di responsabilità e solidarietà degli italiani. «Se l’Ue ci propone l’embargo sul gas, siamo contenti di seguire. Quello che vogliamo è lo strumento più efficace per la pace» aveva dichiarato il premier. Ad appena un paio di settimane di distanza da queste sentite affermazioni, il Governo opta per un rinnovamento dei propri impianti e ordina 57 condizionatori per gli uffici in via della Stamperia n.8, a Roma. Qui ha sede il Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie nel quale lavora il ministro Mariastella Gelmini.

Tra il drammatico aut-aut di Draghi e l’acquisto degli apparecchi per la sede di via della Stamperia (il cui prezzo è di poco superiore ai 39 mila euro) non vi è certo un collegamento diretto. Tuttavia non può non saltare agli occhi l’ironia delle tempistiche. La manutenzione degli impianti dovrebbe di fatto consentire un risparmio energetico rispetto al passato. Solamente pochi giorni fa il Governo ha varato l'”operazione termostato”, che si pone l’obiettivo di risparmiare 4 miliardi di metri cubi di gas nel solo 2022 per ridurre la dipendenza energetica dalla Russia. Tuttavia, visto l’inesorabile e progressivo aumento delle temperature, il condizionatore si profila come un apparecchio al quale sarà difficile rinunciare del tutto. Anche all’interno delle sedi governative.

[di Valeria Casolaro]

Spesa militare mondiale ai massimi storici: oltre 2 mila miliardi nel 2021

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Secondo un rapporto del think-tank svedese della difesa SIPRI la spesa militare mondiale ha per la prima volta superato i 2000 miliardi di dollari nel 2021, raggiungendo il massimo storico. Tra i primi cinque Paesi per spesa maggiore vi sarebbero USA, Cina, India, Regno Unito e Russia, i quali rappresentano complessivamente il 62% della spesa globale. L’aumento delle spese militari si è verificato nonostante la pandemia da Covid abbia inflitto un duro colpo alle economie di tutto il mondo. Secondo alcuni ricercatori del SIPRI, si tratta di cifre destinate a crescere in futuro.

Le bufale di guerra confezionate dai media mainstream

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La verità è la prima vittima della guerra. Ne era già conscio Eschilo quasi 2500 anni fa e probabilmente si trattava di un concetto chiaro a molti prima di lui. Tuttavia è proprio nell’era della comunicazione di massa che tale concetto si esplicita con più forza. I mass media sono mezzi determinanti nella creazione del senso comune, proprio in quanto mediatori tra la complessità della realtà e il singolo individuo. Nel contesto della guerra in Ucraina, la deontologia e il rispetto per la professione giornalistica sembrano essere andati in fumo in tutti i principali mezzi di informazione italia...

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Le manifestazioni anti islamiche stanno infiammando la Svezia

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svezia scontri

Negli ultimi giorni la parte meridionale della Svezia ha vissuto tra le sue strade momenti di grande violenza. Ci sono stati infatti numerosi scontri in alcune città per via dell’annuncio, da parte del partito di estrema destra Stram Kurs, di manifestazioni anti islamiche. Nello specifico, il leader del movimento Rasmus Paludan aveva dichiarato che avrebbe bruciato in pubblico diverse copie del Corano. In risposta alle sue parole, sono scesi in strada migliaia di contromanifestanti, indignati per le affermazioni di Paludan e dal rifiuto delle autorità di cancellare i comizi islamofobi. I manifestanti si sono scontrati con la polizia, che li ha accusati di attacchi ingiustificati: i reciproci assalti hanno provocato almeno 40 feriti tra civili e forze dell’ordine.

Ma andiamo nel dettaglio degli eventi. La prima manifestazione di Stram Kurs era stata prevista per giovedì 14 aprile nella città di Linköping. Ma prima ancora che Paludan potesse parlare o radunare i suoi seguaci, gli scontri con la polizia erano già cominciati. I presenti raccontano di vetture date alle fiamme, sassi lanciati contro le forze dell’ordine e gomme d’auto bruciate. In serata ci sono stati scontri simili anche a Norrköping, nonostante il comizio di Stram Kurs fosse già stato sospeso. Qui un gruppo composto da circa 200 persone ha aggredito la polizia, devastandone i suoi mezzi di trasporto, e gli agenti hanno sparato colpo di avvertimenti in aria.

 

Venerdì lo stesso scenario si è ripetuto anche nella città di Orebro, dove dieci agenti di polizia sono stati feriti, e sabato a Landskrona, dove 100 persone hanno lanciato pietre, bruciato auto e cestini della spazzatura. Alcuni giornali locali hanno riferito di scontri anche nel sobborgo di Rinkeby, a Stoccolma, dopo l’incenerimento di una Copia del Corano da parte di Paludan.

Anche se gli scontri fisici si sono arrestati nella serata di sabato, la situazione rimane ancora molto tesa. Il capo della polizia di Stato, Anders Thornberg, ha riferito di non aver mai visto scontri così violenti.

Ma chi è Rasmus Paludan? E cosa rappresenta il suo partito?

Mentre i disordini proseguivano violenti per le strade, Paludan ha spiegato di non essersi presentato a nessuna delle manifestazioni programmate perché “le autorità svedesi hanno dimostrato di essere completamente incapaci di proteggere se stesse e me”. Di lui si è iniziato a parlare nel 2017, anno in cui ha cominciato a realizzare video YouTube anti-musulmani. Una delle sue azioni più famose è stata quella di bruciare il Corano avvolto nella pancetta di maiale (animale le cui carni sono vietate per chi professa la religione musulmana). Paludan ha più volte definito i suoi gesti “un tributo alla libertà di parola”.

 

In un video risalente a dicembre del 2018, si era rivolto ai suoi spettatori dicendo che “il nemico è l’Islam e i musulmani. Se non fosse rimasto un solo musulmano su questa Terra, avremmo raggiunto il nostro obiettivo finale”. Per questo motivo è stato condannato nel 2019 a scontare 14 giorni di carcere in Danimarca, per discorsi razzisti. L’anno successivo, per la stessa accusa (a cui si aggiunge quella di diffamazione), ha dovuto affrontare un altro mese di reclusione.

Il suo partito, Stram Kurs, al momento non è riuscito a vincere nemmeno un seggio alle ultime elezioni nazionali danesi nel 2019, ma Paludan prevede di candidarsi alle prossime. Molti esperti sostengono infatti che la sua trovata di riproporre lo “sketch” del Corano dato alle fiamme ha l’obiettivo di raccogliere sostegno prima delle elezioni.

[di Gloria Ferrari]

Francia, Macron rieletto Presidente

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Emmanuel Macron è stato rieletto presidente della Francia, con 18,7 milioni di voti (il 58,5%). L’avversaria Marine Le Pen si ferma al 41,45% delle preferenze (13,3 milioni di voti), riconoscendo la sconfitta ma sottolineando il grande risultato raggiunto: mai prima d’ora, infatti, l’estrema destra si era trovata tanto vicina all’elezione all’Eliseo. Il livello di astensionismo registrato è il più alto dal 1969 per un ballottaggio: il 28% degli elettori non si è infatti presentato alle urne.

Domenica 24 aprile

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6.00 – Argentina: migliaia di contadini in strada con i trattori protestano contro tasse e inflazione.

9.00 – Marcia Perugia-Assisi: 25mila persone a piedi per chiedere la pace.

10.00 – Bologna, al presidio antifascista si parla della “resistenza del Donbass”: un gruppo di ucraini aggredisce i partecipanti.

11.00 – Shanghai, le autorità innalzano recinti per imporre lockdown, alimentando nuove proteste.

12.00 – L’OMS lancia l’allarme per l’epatite acuta infantile: «dal 21 aprile 169 casi in 11 Paesi».

16.00 – Secondo il Viminale sono 100.306 i profughi arrivati fino ad ora in Italia dall’Ucraina.

19.15 – Vito Petrocelli, presidente Commissione Esteri, è stato espulso dal M5S dopo tweet “Buona LiberaZione”, con la Z maiuscola (simbolo delle forze russe in Ucraina).

20.05 – Presidenziali francesi: secondo gli exit poll Macron rieletto con 58,2% dei voti.

 

Presidenziali francesi: Macron verso la rielezione

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Il presidente francese in carica, Emmanuel Macron, è a un passo dalla rielezione. Secondo gli exit poll il candidato centrista ha raccolto il 58,2% dei voti al ballottaggio, superando la candidata del Front National, Marine Le Pen, ferma a un ragguardevole 41,8%. La candidata della destra ha già parlato, ammettendo la sconfitta, ma rivendicando «un grande risultato» e rilanciando la battaglia in vista delle elezioni amministrative. A breve Macron potrebbe pronunciare il discorso delle vittoria .

Corno d’Africa, Unicef: 10 milioni di bambini affrontano grave siccità

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“Il numero di bambini che sta affrontando una grave siccità nel Corno d’Africa è aumentato di oltre il 40% nel giro di due mesi”: è quanto comunicato tramite una nota dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), il quale specifica che “tra febbraio e aprile il numero di bambini che stanno facendo i conti con l’impatto della siccità – tra cui fame acuta, malnutrizione e sete – è aumentato da 7,25 milioni ad almeno 10 milioni”. “Più di 1,7 milioni di bambini in Etiopia, Kenya e Somalia hanno bisogno di trattamenti urgenti contro la malnutrizione acuta grave”, si legge inoltre all’interno della nota, nella quale viene specificato che “se le piogge non saranno sufficienti nelle prossime settimane, questa cifra salirà a 2 milioni”. «Se non agiamo ora, vedremo tanti bambini morire nel giro di poche settimane», ha affermato Mohamed M. Fall, Direttore regionale dell’Unicef per l’Africa orientale e meridionale.

Colloquio telefonico Erdogan-Zelensky: Turchia pronta a mediare durante negoziati

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Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha avuto un colloquio telefonico con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel corso del quale i due hanno parlato dei negoziati tra Russia ed Ucraina e degli ultimi sviluppi della guerra: a renderlo noto è stata la presidenza turca tramite un comunicato, dal quale si apprende che Erdogan ha affermato che la Turchia sia pronta a sostenere il processo negoziale, anche svolgendo un ruolo di mediazione. “Il presidente Erdogan ha dichiarato che i feriti e i civili devono essere definitivamente evacuati da Mariupol, dove la situazione diventa più triste ogni giorno che passa”, si legge inoltre nel comunicato della presidenza.

Recensioni indipendenti: Banksy – L’arte della ribellione (documentario)

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Un documentario di 112 minuti, girato nel 2020 e diretto da Elio Espana, (Visibile sulla piattaforma streaming Prime Video), delineato da un attento lavoro di ricerca, contestualizza bene il personaggio Banksy in un periodo che per circa vent’anni, dalla fine degli anni 70 agli anni 90 caratterizzò la politica economica e oscurantista del Regno Unito, fino ad arrivare ai nostri giorni. Banksy è il nickname di uno dei più famosi e importanti esponenti mondiali della street art. Non ha mai rivelato la sua vera identità ma si presume sia nato nel Regno Unito intorno agli anni 70, verosimilmente nella proletaria e multietnica Bristol. Cresciuto artisticamente nel contesto storico degli anni 80 e 90 quando contestazioni e disordini dilagavano nel Paese a causa di un governo conservatore il cui Primo Ministro, Margaret Thatcher, attuò politiche finanziarie e del lavoro che privilegiavano il sistema capitalistico causando un fortissimo scontento generale e diffondendo un senso di angoscia e insoddisfazione principalmente tra i giovani.

Di Banksy, in realtà non sappiamo niente, forse di formazione accademica si è poi sviluppato artisticamente nei primi anni 90 in uno dei pochi gruppi clandestini rimasti dopo “l’Operazione Anderson”, la più grande azione anti – graffiti della storia, voluta dal Governo Inglese che considerava i graffiti non una forma libera d’espressione artistica ma semplicemente un’azione vandalica. Con il tempo tutto ciò è stato capovolto e smentito palesemente. Le opere di questo artista, anticonformiste, incisive e rivoluzionarie, realizzate in modo semplice e diretto e ora riconosciute in tutto il mondo, fanno riflettere sul sistema e sulla società in cui viviamo come un simbolo di lotta e di protesta in un mondo in cui gli interessi economici del capitalismo prevalgono sul bene delle collettività. Provocazione e imprevedibilità lo contraddistinguono. Nell’Ottobre 2018, “Girl with a balloon”, la sua opera forse più famosa, viene aggiudicata da Sotheby’s, per 860mila sterline ma immediatamente e inaspettatamente un dispositivo nascosto azionato non si sa come né da chi, la distrugge per metà in pochi secondi modificandola e aumentandola di valore. Un grande effetto destabilizzante e di denuncia contro la mercificazione dell’arte e del feticismo collezionistico, si è verificato anche quando Banksy è riuscito furtivamente a posizionare al Tate Britain alcune sue opere tra i quadri di Bacon e Blake, o al Louvre e al MoMA di New York, dove altre sue opere sono state collocate tra un Monet e un Picasso.

I personaggi raffigurati da Banksy sono principalmente animali come topi indaffarati, scimmie intelligenti, bambini raffigurati come ignari, allegri e innocenti ma più intelligenti degli adulti che comunicano messaggi molto forti sulla società odierna. Poliziotti come figure autorevoli messi in discussione e in conflitto tra il ruolo sociale e quello autoritario. Si trasforma così da writer ad artista concettuale, dove l’immagine è il “messaggio” e la scelta del posto dove realizzarla diventa determinante per dare una forma concreta alla denuncia politico-sociale e porre la street art in contrapposizione ai sistemi istituzionali boicottando gallerie e musei per offrire un’arte accessibile a tutti in qualsiasi posto. Per questo, pur non autorizzando le mostre dedicate alle sue opere, non le impedisce e incoraggia chiunque voglia far viaggiare il suo lavoro, chiunque voglia reinterpretarlo e dargli voce. L’arte secondo lui deve essere di tutti e i messaggi devono arrivare a chiunque.

Questa forma d’arte fortemente politicizzata, ha creato un vero e proprio movimento innovatore ispirato da temi quali la povertà, la lotta al consumismo, all’inquinamento, al maltrattamento degli animali, allo sfruttamento minorile e alle atrocità della guerra. Il profilo da attivista sociale di Banksy il graffitismo e la rapida tecnica dello stencil usata, si combinano in un’unica personalità dando vita ad un “terrorista” dell’arte dall’elevato spessore comunicativo, universale e rivoluzionario con opere velocemente comprensibili da ogni classe sociale, credo e religione, pericolosamente capace di movimentare e far riflettere le masse.

[di Federico Mels Colloredo]