venerdì 16 Gennaio 2026
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UE, piano per rendere aziende responsabili di abusi ambientali e su lavoratori

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La Commissione europea ha presentato una proposta per aumentare la responsabilità delle aziende nel controllo degli abusi dei diritti umani e delle norme a tutela dell’ambiente nelle proprie supply chains (le catene di approvvigionamento). Le grandi aziende europee ed alcune grandi imprese di settori ad alto rischio, come agricoltura e moda, sarebbero obbligate a garantire che le loro strategie aziendali siano in linea con gli Accordi di Parigi e che non vi siano situazioni di lavoro forzato o violazioni dei diritti dei lavoratori. La proposta dovrà essere discussa dai governi e dal Parlamento dell’UE prima di entrare in vigore, ma alcuni eurodeputati hanno fatto notare come potrebbe rivelarsi insufficiente se non applicata anche alle piccole e medie imprese.

La pace va preparata, non la guerra: il pensiero di Tolstoj e quello di Kennedy

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Forse i politici non sono più all’altezza della politica. E qual è il primo mestiere di un politico? Preparare la pace. Il crollo dell’Urss era stato visto soltanto come una vittoria , come un gigantesco passo in avanti che aveva prodotto il ridimensionamento dell’influenza del comunismo. Ma, passata l’euforia, bisognava occuparsi di mettere in piedi relazioni culturali con la Russia e con l’Est europeo: progetti comuni a lungo respiro, intese economiche fondate su una vera reciprocità, non soltanto sul fabbisogno energetico, così da ridisegnare nuove frontiere immaginarie capaci di superare i confini reali. Mettere in secondo piano gli imperativi di facciata determinati dai grandi equilibri internazionali. Non credere mai di essere pregiudizialmente dalla parte giusta. Lavorare oscuramente, prudentemente, incessantemente per la pace sfidando gli interessi immediati, le convenienze dettate dalla passività.

Questa non è utopia, è primato di una politica che sa prospettare soluzioni prima che si aggravino i problemi, una politica che si allena, che sta attenta a non invecchiare sui pregiudizi. Politici dunque che studino, che evitino gli espedienti, che diano credito a idee nuove, facendo però tesoro di quelle buone del passato. Per questo ho pensato di rispolverare vecchie, sempre nuove parole di Lev Tolstoj (1865) e di John F. Kennedy (1959). Eccole. Parole dal passato che ancora hanno molto da insegnare.

“Se si concede, come fanno gli storici, che i grandi uomini conducano l’umanità verso il raggiungimento di determinati fini, consistenti nella grandezza della Russia o della Francia, o nell’equilibrio dell’Europa, o nella diffusione delle idee della Rivoluzione, o nel progresso universale, o in qualsivoglia altra cosa, parrebbe impossibile spiegare i fenomeni storici facendo a meno del caso e del genio. Tuttavia sarebbe sufficiente riconoscere, semplicemente, che quale sia stato lo scopo delle agitazioni dei popoli europei, il significato fondamentale, essenziale, degli avvenimenti europei sta nel movimento di massa, di carattere militare, dei popoli d’Europa dall’occidente verso l’oriente, e poi dall’oriente verso l’occidente. Posto, tuttavia, che il fine delle guerre europee del principio dell’Ottocento consistesse nella grandezza della Russia, a tal fine si sarebbe potuti pervenire senza l’invasione napoleonica e senza di nessuna delle guerre che la precedettero. Posto che quel fine fosse nella grandezza della Francia, vi si sarebbe potuti pervenire anche senza la Rivoluzione e l’Impero. Posto che quel fine fosse nella diffusione delle idee, la stampa e la circolazione dei libri vi avrebbero potuto provvedere assai meglio dei soldati. Posto che quel fine fosse nel progresso, è ben lecito avanzare l’ipotesi che, oltre l’annientamento di esseri umani e dei loro beni, esistano vie più dirette e adeguate per la diffusione della civiltà”. (L. Tolstoj, Guerra e pace. Epilogo).

“Oggi la nostra nazione, più che dell’energia atomica, più che degli aerei, o della potenza finanziaria e industriale, addirittura più che della forza umana, ha bisogno di energia intellettuale… Non confondiamo però la forza intellettuale con la forza verbale… Le parole non bastano. I missili non bastano. Gli atomi non bastano. Non sono la soluzione. Noi abbiamo bisogno soprattutto di un flusso costante di idee nuove – e di un governo, di una nazione, di una stampa, di un’opinione pubblica che rispettino coloro che esprimono idee nuove. In passato il nostro paese ha superato crisi gravissime, e non per la sua ricchezza, non per la sua retorica, non perché possedevamo automobili più lunghe e frigoriferi più grandi e schermi televisivi più ampi d’ogni altro popolo, ma perché le nostre idee avevano più forza e più penetrazione e più saggezza e più tenacia. E, quel che forse più conta, noi incoraggiavamo tali idee: quelle consuete e quelle stravaganti, quelle radicali e quelle tradizionaliste… Dobbiamo tenere aperta la porta agli ospiti di tutto il mondo. Ma soprattutto dobbiamo essere pronti alla critica, alle idee nuove, alla polemica e alla scelta, alla riflessione e ai ripensamenti. Solo in questo modo possiamo dimostrare che la libertà è pegno di sicurezza, e che la verità può farci liberi”. (John F. Kennedy, Congresso sulle libertà civili, 16 aprile 1959).

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

Ucraina, cominciati i combattimenti per le strade di Kiev

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Nella capitale ucraina Kiev sono esplosi nelle prime ore di questa mattina i combattimenti nelle strade, dopo che intensi spari ed esplosioni si sono susseguiti durante tutta la notte. Una nuova allerta di raid aerei è stata emanata per la giornata di oggi e i funzionari ucraini hanno invitato la popolazione a cercare riparo nei rifugi per proteggersi da proiettili e detriti volanti. Gli Stati Uniti hanno sollecitato Zelensky ad abbandonare la capitale offrendogli aiuto per l’evacuazione, ma il presidente avrebbe rifiutato di allontanarsi dalla zona di lotta. Secondo i funzionari statunitensi, l’obiettivo di Putin sarebbe rovesciare il governo ucraino e rimpiazzarlo con un proprio regime.

La Tanzania sta cercando di cacciare i Maasai dalle terre ancestrali

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Il governo della Tanzania ha deciso di sfrattare 70 mila pastori Maasai dalle proprie terre ancestrali per affittarle a una società degli Emirati Arabi Uniti, che trasformerà la zona in un’area di caccia e turismo d’élite. Il provvedimento costituirebbe un vero e proprio atto di forza da parte del governo, dal momento che un’ingiunzione della Corte di giustizia dell’Africa orientale aveva già disposto nel 2018 il divieto di allontanamento coatto della comunità Maasai dai propri territori.

Il governo tanzaniano ci aveva provato l’ultima volta nel 2017: nell’agosto di quell’anno circa 185 boma, le abitazioni tradizionali Maasai, erano state date alle fiamme dai ranger e dalla polizia nella divisione di Loliondo, distretto di Ngorongoro, nella regione di Arusha. Un totale di circa 6800 persone era stata costretta con la forza e con le minacce ad abbandonare i propri villaggi in seguito agli sgomberi forzati, azione cui era seguito il sequestro del bestiame e l’arresto arbitrario di diversi individui. A quel criminale atto di forza aveva fatto seguito, nel 2018, una sentenza della Corte di giustizia dell’Africa orientale (EACJ), la quale aveva sancito il divieto per il governo della Tanzania di sfrattare la comunità Maasai dalle terre ancestrali legalmente registrate nella divisione di Loliondo, una zona di 1500 km quadrati di ampiezza della quale i Maasai sono legalmente proprietari.

Nonostante ciò, ad oggi 70 mila indigeni Maasai, distribuiti in 15 villaggi, rischiano nuovamente lo sfratto, dopo che il governo ha deciso di concedere i territori ancestrali nei quali risiedono alla Otterlo Business Corporation (OBC), una società degli Emirati Arabi Uniti che si vocifera appartenga alla famiglia reale. Il territorio verrebbe trasformato in una zona di caccia e turismo d’élite, mentre la popolazione indigena sarebbe reinsediata nella Ngorongoro Conservation Area, riserva protetta e patrimonio mondiale UNESCO.

Secondo quanto dichiarato da un leader Maasai a Mongabay, sarebbe stato il commissario regionale per la regione di Arusha John Mongella a comunicare le intenzioni del governo alla comunità Maasai di Loliondo, sottolineando come l’affitto dei terreni costituirebbe una questione di “interesse nazionale” che dovrebbe perciò essere prioritaria anche per la popolazione Maasai. “Il mito delle aree protette non solo ci priva dei nostri diritti come persone, ma anche della nostra capacità di esercitare le nostre responsabilità relative alla terra” ha dichiarato il leader.

Il legame con la terra costituisce un elemento centrale nella cultura Maasai. La popolazione gestisce infatti da tempo l’area in modo sostenibile, riuscendo ad estrarre le risorse necessarie alla sopravvivenza in un territorio estremamente povero e arido. Lo spezzarsi di tale relazione simbiotica con la terra, in particolare per destinarla a turismo e caccia, potrebbe avere un impatto negativo sull’ambiente e sulla fauna, esponendo la comunità al rischio di fame e povertà. Sottrarre le terre agli indigeni per farne delle aree protette o delle zone di conservazione è un evidente pretesto per cacciare in modo violento le popolazioni locali dalle terre che appartengono loro di diritto e che meglio di tutti sanno come tutelare e curare, per trasformarle in fonti di introito per lo Stato.

La popolazione Maasai è decisa a non abbandonare i propri territori: nell’area sono già stati registrati diversi scontri e proteste, mentre alcuni leader hanno già presentato ricorso alla EACJ contro la decisione del governo, sottolineando come questa costituisca una chiara violazione al provvedimento del 2018.

[di Valeria Casolaro]

Le assurde fake news dei media italiani sulla guerra in Ucraina

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Che la verità sia la prima vittima di ogni conflitto è luogo comune vero da sempre. Ogni guerra vede sempre le parti in causa alimentare notizie false o manipolate per raggiungere i propri scopi. Tuttavia certe bufale sono talmente goffe da superare ampiamente i limiti della tollerabilità. Alcuni casi, in occasione della guerra in Ucraina li abbiamo visti direttamente sui principali media italiani. Videogiochi di guerra spacciati come immagini di missili lanciati sull’Ucraina, vecchie esercitazioni militari fatte passare come immagini in diretta e inviate “dal fronte” con l’elmetto in testa circondate da tranquille signore con le buste della spesa: ancora una volta le principali testate italiane stanno facendo una figura pessima.

Certo, è anche vero che la rapidità con cui si stanno susseguendo gli eventi dopo la decisione di Putin rende impossibile parlarne eliminando del tutto la variabile aleatoria. Ma fra questo aspetto “fisiologico” del dare notizie e la disinformazione totale, alimentata da fake news, ce n’è di differenza: com’è possibile confondere il filmato di un videogioco con un bombardamento reale? Sembrerebbe assurdo, eppure è successo ieri 24 febbraio durante l’edizione delle 08:30 del Tg2 incentrata sulla guerra Russia-Ucraina. Non ci credete? Guardate il video del Tg2

E ora guardate il video che segue. Il telegiornale del secondo canale della Rai, quello che in teoria fa servizio pubblico con i soldi versati dai cittadini attraverso il canone, ha mandato in onda un video di War Thunder, il videogioco free-to-play militare sviluppato da Gaijin Entertainment.

Un errore del genere è avvenuto in una delle redazioni più grandi del panorama italiano e questo deve far riflettere sull’attenzione rivolta alla qualità dell’informazione. Sorvoliamo poi sul fatto che nel servizio si parli di “pioggia di missili”, forse riferita a un mondo in cui la forza di gravità funziona al contrario. Come se non bastasse, durante la stessa edizione del telegiornale è andato in onda un ulteriore errore, ripreso anche dal Tg1, risalente però a una fonte diversa: Il Sole 24 Ore, che aveva spacciato una parata militare di un paio di anni fa per l’attacco di Mosca nei confronti di Kiev. Peccato che sul web siano disponibili a tutti le stesse immagini datate maggio 2020.

Precisamente il video risale alle prove della Parata della Vittoria, giornata di festa in Russia che ricorda la capitolazione dei nazisti per mano dei sovietici (9 maggio 1945). Comunque dopo alcune ore è arrivata la risposta del quotidiano attraverso un tweet ufficiale: “Confermiamo che il video non si riferisce alle vicende della notte in Ucraina. Abbiamo depubblicato ora il file. Ci scusiamo con i lettori”. Meglio tardi che mai.

Ma a rendere tragica la cronaca dei fatti ucraini da parte del mainstream italiano non vi sono solo le bufale e le immagini non verificate, ma anche un certo gusto per il sensazionalismo degli inviati. Un atteggiamento che potrebbe essere considerato meno grave, ma che certamente non aiuta a migliorare la fiducia dei cittadini nell’informazione. È il caso andato in onda a La7, con l’inviata in Ucraina Francesca Mannocchi ripresa con l’elmetto in testa mentre parla con il tono concitato di chi si trova sotto le bombe, mentre a pochi metri da lei tranquille signore passeggiano con le buste dalla spesa in mano.

[di Salvatore Toscano]

Russia e Ucraina: prove di trattative di pace

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Mentre i blindati russi sono già dentro la capitale Kiev non si fermano i febbrili tentativi per trattare la pace. Secondo quanto riportato dalle agenzie stampa russe il presidente ucraino Zelensky avrebbe invitato nuovamente Putin a sedersi al tavolo delle trattative, offrendo la neutralità futura dell’Ucraina nello scacchiere internazionale. Mentre il portavoce del Cremlino ha reso noto che Putin “è pronto a inviare una delegazione russa a livello di rappresentanti del Ministero della Difesa, del Ministero degli Affari Esteri e dell’amministrazione presidenziale per negoziati con una delegazione ucraina”. La località individuata per le trattative sarebbe la capitale bielorussa Minsk. A spingere fortemente per il negoziato c’è soprattutto la Cina.

Il marketing illecito delle industrie del latte artificiale

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Un rapporto stilato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dall’UNICEF ha messo in evidenza come le aziende produttrici di latte in polvere per neonati mettano sistematicamente in atto pratiche di marketing illecite per spingere i genitori e le donne incinte a preferire il latte artificiale a quello materno. Questo, denunciano le due organizzazioni, avrebbe un impatto diretto negativo sull’alimentazione dei neonati, oltre che violare il Codice Internazionale che regola la materia. Secondo lo studio, le pratiche di marketing aggressivo e non etico avrebbero preso di mira anche gli operatori sanitari del settore, spingendoli ad accettare finanziamenti e sovvenzioni per convincere le famiglie ad utilizzare il latte in polvere.

Oltre la metà delle famiglie intervistate nell’ambito dello studio di OMS e UNICEF, esposto nel rapporto How marketing of formula milk influences our decisions on infant feeding, sarebbero state prese di mira da pressanti attività di marketing delle aziende produttrici del latte in polvere per neonati. Il fine delle aziende, delle quali il rapporto non menziona i nomi, sarebbe stato quello di influenzare le scelte dei soggetti e spingerli a credere che l’alimentazione dei neonati tramite latte artificiale sia migliore dell’allattamento al seno. In particolare, le aziende avrebbero messo in atto strategie quale marketing non regolamentato e invasivo, sponsorizzazioni nelle reti di consulenza e assistenza ai genitori, promozioni, omaggi e varie pratiche per influenzare l’opinione degli operatori sanitari e spingerli a convincere le famiglie ad acquistare il latte artificiale.

La ricerca ha intervistato, nello specifico, 8500 individui tra genitori e donne incinte e 300 operatori sanitari in 8 Paesi in totale: Bangladesh, Cina, Messico, Marocco, Nigeria, Sudafrica, Regno Unito e Vietnam. In tutti questi Paesi oltre la maggior parte delle donne intervistate avrebbe espresso il forte desiderio di allattare al seno, ma le insistenti campagne pubblicitarie delle aziende produttrici di latte artificiale avrebbero fortemente minato la fiducia nella capacità di allattare con successo i propri figli al seno. Le aziende infatti inculcherebbero in questo modo nelle madri falsi miti come la necessità di allattare con latte in polvere subito dopo il parto, l’inadeguatezza del latte materno che va perdendo di qualità nel tempo e la capacità del latte in polvere di saziare più a lungo i neonati.

Tali messaggi, oltre che essere fuorvianti, violerebbero anche il Codice Internazionale di Commercializzazione dei Sostituti del Latte Materno, approvato dall’Assemblea Mondiale della Sanità nel 1981 e funzionale proprio a proteggere le madri dalle pubblicità aggressive. Secondo Catherine Russell, direttore esecutivo di UNICEF, “Messaggi falsi e fuorvianti sull’alimentazione artificiale sono una barriera sostanziale all’allattamento al seno, che sappiamo essere il migliore per i bambini e le madri”. Le aziende non avrebbero esitato nemmeno a contattare gli operatori del settore, cercando di spingerli tramite finanziamenti e sovvenzioni di vario genere a convincere i neo genitori ad optare per la somministrazione esclusiva di latte in polvere ai propri figli.

“Le pratiche commerciali sfruttano l’incertezza di madri e genitori nel momento della loro maggiore vulnerabilità e cercano di modificare i valori, le credenze e le pratiche delle famiglie e delle comunità” scrive il rapporto.

[di Valeria Casolaro]

Pegasus, cosa sappiamo del software usato dai governi per spiare i cittadini

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In più occasioni ci è capitato di discutere di “Pegasus” menzionando a più riprese quanto questo si dimostri insidioso, quando non direttamente pericoloso. Grazie alle denunce dei giornali e degli attivisti per i diritti umani, il controverso software ha ricevuto una visibilità tale che risulta ormai impossibile fare finta che non esista, quindi molti Governi stanno finalmente reagendo per arginare la sua diffusione. Si tratta però di una reazione fiacca, insufficiente a garantire un futuro più sicuro. Cerchiamo di capire il perché, esplorando nel dettaglio il caso specifico.
Le origini
In via...

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In decine di città italiane si organizzano manifestazioni per la pace

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In Italia erano le 03:50 del 24 febbraio 2022 quando Putin ha annunciato l’avvio dell'”operazione militare speciale” in Ucraina. Da quel momento gli scontri si sono susseguiti sia al confine sia nell’entroterra, riportando centinaia di morti e migliaia di sfollati, con le città ucraine sotto assedio. Nel frattempo in decine di Paesi del mondo si sono registrate diverse manifestazioni per chiedere la cessazione immediata delle ostilità: dal Regno Unito al Giappone, passando per Italia e Germania. Anche in Russia sono avvenute nella notte diverse proteste contro la decisione di Putin, terminate con più di 1400 arresti. Per la giornata di domani, 26 febbraio, sono previste ulteriori manifestazioni per la pace in decine di città italiane, così come riporta Peacelink. L’obiettivo è ripudiare la guerra e, in diversi casi, opporsi all’allargamento della NATO.

“Tutti i popoli devono essere messi nelle condizioni di vivere insieme nella sicurezza e in pace, impegnati a preservare durevolmente l’umanità, liberi di scegliere i propri destini e di determinare le proprie forme di governo. Siamo contrari a tutte le guerre e siamo convinti che il movimento pacifista debba ritornare a essere presente” recita il comunicato pubblicato dalle associazioni cosentine. A Roma si chiede invece “uno stop immediato delle ostilità. Il primo obiettivo deve essere la protezione umanitaria dei civili. Necessarie poi iniziative di demilitarizzazione e disarmo, in particolare nucleare”. A Bologna è prevista dalle 18 una fiaccolata da Piazza San Francesco a Piazza Maggiore “per dire no a leader mondiali e locali che trascinano il mondo in un’avventura senza ritorno”.

[Di Salvatore Toscano]

Ucraina, mezzi militari russi alle porte di Kiev

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Le forze armate russe starebbero velocemente marciando verso la capitale ucraina Kiev, e si troverebbero ormai a pochi chilometri dalla città. Alcune fonti non verificate riportano anche immagini di carri armati russi che sarebbero già riusciti a penetrare all’interno della città e starebbero marciando verso il centro. All’esterno della capitale alcune strade sono state fatte saltare in aria per impedire l’arrivo dei mezzi russi da guerra. Il presidente ucraino Zelenskiy ha chiesto un maggiore sforzo da parte della comunità internazionale, definendo insufficienti le sanzioni decise ai danni della Russia.