Di fronte alla grave crisi sociale creata dall’aumento dei prezzi il presidente dello Sri Lanka, Gotabaya Rajapaksa, si è rivolto alla nazione chiedendo ai cittadini di avere fiducia nel governo con un discorso televisivo. Ma nelle strade si moltiplicano le richieste di dimissioni. Da due giorni si susseguono le proteste e nella giornata di ieri centinaia di manifestanti, contenuti a stento dall’esercito, hanno cercato di assaltare il palazzo presidenziale. Lo Sri Lanka è alle prese con la peggiore crisi finanziaria dalla sua indipendenza dal Regno Unito, ottenuta nel 1948. In tutto il paese ci sono gravi carenze di cibo, carburante e farmaci.
Il Consiglio di Stato contro la provincia di Trento: no all’abbattimento degli orsi
Il Consiglio di Stato ha respinto il ricorso della Provincia Autonoma di Trento contro una sentenza del TAR trentino in materia di gestione della fauna selvatica. Secondo quanto annunciato dal WWF, Trento prevedeva la possibilità di uccidere gli esemplari identificati come problematici senza il preventivo ricorso a metodi alternativi. Il tentativo di gestire autonomamente la fauna selvatica è stato quindi bocciato e non è la prima volta che ciò avviene. Così, la Provincia non potrà né catturare né abbattere orsi senza interpellare le autorità nazionali. La gestione dei grandi carnivori ritenuti pericolosi, infatti, dovrà passare per un parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra).
Più nel dettaglio, ad essere respinta è stata la possibilità che il presidente della Provincia possa autorizzare il prelievo, la cattura e l’uccisione di esemplari, poiché questa si discosta dai principi di gradualità e proporzionalità delle misure previste dalla direttiva Habitat. Secondo i giudici amministrativi, non è ammissibile che un unico, isolato episodio di aggressione possa essere «il presupposto per l’abbattimento dell’esemplare, senza ulteriori verifiche se non quelle di identificazione». I giudici sottolineano poi «l’irragionevolezza e la sproporzione della disposizione, poiché trascura la valutazione specifica del caso concreto, da condurre contestualmente alla valutazione di ogni singolo intervento di rimozione». Un ulteriore pronunciamento che, in questo caso, sostiene il ricorso della Lega animalista LEAL contro “le linee guida provinciali per la gestione degli orsi” deliberate lo scorso 25 giugno 2021 dalla giunta Provinciale di Trento. E che ricorda che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato ed è tutelata nell’interesse della comunità nazionale ed internazionale.
L’approccio più volte proposto dalla Provincia autonoma individua invece l’orso come una specie “naturalmente pericolosa” e dannosa, pretendendo di gestirla in modo autonomo, senza coinvolgere lo Stato (come previsto dalla Costituzione), secondo un modello incentrato non sulla promozione della convivenza ma sulla risoluzione dei conflitti attraverso il ricorso a soluzioni cruente e irrimediabili, come gli abbattimenti di un numero indeterminato di esemplari, quale unica opzione attuabile nelle ipotesi di atteggiamenti dannosi. Così il WWF ha commentato la decisione del massimo organo della giustizia amministrativa ricordando poi che la politica di riduzione del numero di esemplari presenti sul territorio provinciale – perseguita da Trento – non è infatti basata su elementi scientifici ma sulla percezione, non dimostrata, di una maggiore dannosità e pericolosità dell’orso bruno trentino.
[di Simone Valeri]
Israele: 4 morti in attacco terroristico
In Israele, secondo quanto riportato dal quotidiano The Times of Israel, 4 persone sarebbero state uccise a causa di un attacco terroristico verificatosi a Beersheva. L’autore dell’attacco, un beduino israeliano che già in passato sarebbe stato in prigione in quanto membro di un gruppo terroristico, avrebbe prima accoltellato una donna in una stazione di servizio, poi sarebbe entrato nella sua macchina ed avrebbe investito un ciclista ed infine avrebbe accoltellato un uomo e una donna. Sarebbe inoltre a sua volta stato colpito dai colpi d’arma da fuoco di un conducente di un autobus sceso per soccorrere le persone aggredite e, secondo quanto riferito dai primi soccorritori israeliani, sarebbe successivamente morto.
Scoperta una proteina in grado di riparare le cellule cerebrali
È stata scoperta una molecola in grado di riparare le cellule cerebrali. Secondo un gruppo di ricercatori australiani è stato raggiunto un traguardo scientifico importantissimo, che potrebbe aprire nuove strade nella cura delle lesioni del sistema nervoso, una delle più grandi sfide nella medicina.
Le principali cellule del sistema nervoso sono i neuroni, i quali comunicano tra loro e con i muscoli attraverso una piccola porzione sottile e allungata chiamata assone. L’assone, infatti, funge da cavo elettrico nella trasmissione di segnali e impulsi lungo tutto il sistema nervoso per garantirne il funzionamento. È scontato, dunque, specificare quanto gli assoni siano delicati e che, se lesionati, potrebbero causare seri danni, se non addirittura disabilità permanenti. Fortunatamente, però, una lesione all’assone non è necessariamente sinonimo di traumi irreversibili, in quanto le cellule possiedono la capacità di auto-ripararsi. Un aspetto che si riscontra specialmente in alcuni animali i quali, rispetto a noi umani, riescono a riparare i propri neuroni ripristinando le funzioni cerebrali anche dopo lesioni estese.
Per questo motivo, i ricercatori australiani hanno condotto la ricerca su un invertebrato, precisamente un verme nematode della specie Caenorhabditis elegans, il quale è noto alla scienza per la sua efficienza nel riparare le cellule nervose tramite un metodo particolare chiamato la fusione dell’assone. Nello specifico, si tratta di un processo che vede la parte dell’assone ancora attaccata al neurone colpito dal danno, ricrescere e fondersi con la parte rimasta recisa, ripristinando così le capacità della cellula, la quale sarà nuovamente in grado di trasmettere i segnali. Gli scienziati, quindi, dopo aver studiato l’invertebrato al microscopio ed essersi serviti di tecniche di genetica e biologia molecolare, hanno scoperto che la proteina Adm-4 è la principale responsabile della fusione dell’assone. Più precisamente, gli esperti hanno capito non solo che senza questa specifica proteina la riparazione del neurone non potrebbe avvenire, ma anche che aumentandone l’espressione, i vermi riescono ad auto-riparare le cellule nervose in maniera ancora più efficiente.
Ciò che rende la scoperta sensazionale è che Adm-4 risulta essere simile a una proteina risiedente nei mammiferi, e questo apre la possibilità di poter sfruttare un giorno lo stesso processo negli esseri umani. Gli scienziati sperano che, agendo su essa, si arrivi ad avere un maggior controllo sull’auto-riparazione delle cellule nervose o a trovare sostanze farmacologiche che attivino questa proteina.
[di Eugenia Greco]
Italia: l’esercito chiede al Parlamento di armare i droni
L’esercito ha chiesto al Parlamento italiano l’autorizzazione ad armare i droni in dotazione, il che vorrebbe dire trasformarli da strumenti di osservazione e ricognizione a vere e proprie armi, dotate di potenza di fuoco. Secondo un’indiscrezione riportata da Il fatto quotidiano, la richiesta sarebbe stata avanzata in via informale dal Capo di Stato maggiore dell’Aeronautica, il generale Luca Goretti, che sin da subito si è mostrato favorevole ad aumentare la spesa per la Difesa fino al 2% del PIL, passando dall’attuale 1,4%. In questo modo, infatti, «si potrebbe invertire una tendenza che negli ultimi venti anni ha visto la riduzione drastica del numero di velivoli in dotazione, facendo avviare l’Italia verso una condizione di svantaggio numerico rispetto ad altri Paesi», ha affermato il generale Goretti.
Per il momento i droni dell’Aeronautica di classe MALE, in grado di volare fino a 15km di altezza con un’autonomia di circa 2000km, sono disarmati. Sul punto si è espresso lo stesso generale Goretti durante un intervento alle commissioni di Camera e Senato: «Vorrei stimolare una nuova riflessione anche in tema di velivoli a pilotaggio remoto, circa l’opportunità di riavviare il processo autorizzativo volto ad armarli, per dotarli finalmente di una componente d’ingaggio al suolo. Questi, qualora l’autorità politica e il Parlamento ne autorizzino successivamente l’uso, potranno essere impiegati con l’obiettivo di ridurre il rischio di perdite di vite umane», nonostante i fatti dicano che i droni armati siano coinvolti nella morte di diversi civili, come nel caso denunciato da Amnesty International della Somalia, dove negli ultimi anni vari attacchi statunitensi effettuati con velivoli a pilotaggio remoto hanno causato decine di vittime fra la popolazione civile.
L’idea di armare i propri droni ha radici profonde, che vanno oltre l’attuale contesto geopolitico dovuto al conflitto fra Ucraina e Russia. Già sul finire dello scorso anno, infatti, il Documento programmatico pluriennale della Difesa per il triennio 2021-2023 annunciava un aggiornamento riguardante i MALE Reaper capace di introdurre “una nuova opzione di protezione sia diretta alle forze sul terreno sia a vantaggio di dispositivi aerei durante operazioni ad elevata intensità/valenza”, lasciando intendere di voler seguire la strada tracciata da altri Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina e Turchia, circa l’adozione dei droni armati. Nello stesso periodo si inserisce la richiesta avanzata al Parlamento dallo Stato maggiore, l’insieme degli ufficiali collocati al vertice degli organismi militari più complessi, di poter acquistare gli Hero-30 israeliani, cioè piccoli velivoli a pilotaggio remoto, armati con una testata esplosiva, dunque kamikaze.
[Di Salvatore Toscano]
Crisi Ucraina, Cremlino: Russia non renderà pubblica sua posizione nei negoziati
Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Interfax, avrebbe affermato che la Russia non sarebbe intenzionata a rendere pubblica la sintesi della sua posizione – ossia dei suoi termini e delle sue condizioni – nei negoziati con l’Ucraina. «Sono ben noti alla parte ucraina», avrebbe a tal proposito dichiarato Peskov, aggiungendo che da quest’ultima sarebbero arrivate alcune risposte ma che la Russia vorrebbe avere «ogni volta risposte più concrete e tempestive».
Oggi è la giornata mondiale dell’acqua, un diritto non ancora di tutti
Oggi, 22 marzo, si celebra la giornata mondiale dell’acqua, istituita nel 1992 dalle Nazioni Unite come risultato della conferenza di Rio. Seppur la percentuale della popolazione mondiale con accesso all’acqua potabile sicura sia cresciuta dal 70 percento (nel 2015) al 74 percento (2020), esistono ancora enormi diseguaglianze. E in quanto l’acqua rappresenta un diritto di tutti, è essenziale trovare soluzioni per colmare tali differenze. Così al trentennale della ricorrenza è stata pubblicata una nuova edizione del Rapporto mondiale delle Nazioni Unite sullo sviluppo delle risorse idriche. Per il 2022, l’attenzione si concentra sulle acque sotterranee. Esse rappresentano il 99 percento, circa, delle acque dolci allo stato liquido della Terra. In quanto distribuite sull’intero pianeta, le acque sotterranee potrebbero rappresentare un’ottima soluzione per la crescente scarsità idrica registrata in diverse parti del mondo. Ecco come il rapporto del 2022 rende chiaro fin dall’inizio l’obiettivo da raggiungere. Da qui il titolo Acque sotterranee: rendere visibile la risorsa invisibile.
Come sottolineato dal rapporto sopracitato, si potrebbe agire sfruttando risorse ancora troppo sottovalutate, che potrebbero invece “Garantire alle società enormi vantaggi sociali, economici e ambientali, anche in relazione all’adattamento ai cambiamenti climatici”. Se dalle acque sotterranee viene già prelevato fino alla metà del volume dei prelievi idrici per uso domestico e circa il 25 percento dei prelievi per l’irrigazione, la gestione di una ricchezza tanto grande è spesso alquanto inadeguata e disattenta. I problemi però non si fermano a una potenziale risorsa non utilizzata propriamente. E non sono solo aree come l’Africa subsahariana, dove 400milioni di persone non hanno accesso ai servizi idrici essenziali, a soffrire di una vera e propria emergenza mondiale. Anche la situazione italiana non è delle più rosee, aggravata quest’anno da svariati disastri ambientali e gravi periodi di siccità. Ma in Italia le difficoltà non nascono solo da agenti “esterni”. Nel Belpaese ogni giorno si consuma quasi il doppio di litri d’acqua rispetto alla media europea ed esistono grandi difficoltà a preservare le risorse idriche territoriali. Nel 2020, il 36,2 percento dell’acqua immessa in rete nei capoluoghi di provincia è andata letteralmente sprecata. Questo perché oltre alla comprovata vetustà delle reti, l’Italia risente di alcuni gravi ritardi nell’adeguamento dei sistemi di fognatura e depurazione. Non a caso il Paese ha subito ben quattro procedure di infrazione per l’inadeguata attuazione alla direttiva 91/271/CEE sul trattamento delle acque reflue urbane.
Troppi inghippi infrastrutturali, con dati che rendono tutto ancora più evidente. Una situazione preoccupante, quella dipinta durante la presentazione della monografia del servizio idrico integrato realizzata dalla Fondazione Utilitatis con l’Istat e la Cassa Depositi e Prestiti, il cosiddetto Blue book 2022. La soluzione però si conosce, “basterebbe” mettere mano a una rete idrica che risulta del tutto inadeguata. Se i necessari interventi non verranno attuati, lo spreco delle risorse idriche non subirà mai lo stop di cui necessita e potrebbero verificarsi episodi come quelli avvenuti in ben 11 città dell’Italia meridionale, dove i cittadini hanno vissuto un vero e proprio razionamento della distribuzione dell’acqua. Ciò riporta anche a un’altra grave disuguaglianza interna all’Italia: le aree meridionali si trovano in una condizione peggiore rispetto alle zone centro-settentrionali. Per colmare il divario infrastrutturale del Sud, il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) ha stanziato 4,4 miliardi di euro; non rimane che auspicare in un corretto uso dei fondi. Inoltre, proprio cogliendo l’occasione della giornata mondiale dell’acqua, oggi la campagna Forum dei Movimenti per l’Acqua ha organizzato un evento per dire stop a un pericoloso processo di privatizzazione di servizi pubblici. Visto anche il successo del referendum contro la volontà del Governo di privatizzare l’acqua, sarebbe grave se chi è ai vertici procedesse in una direzione opposta alla volontà dei cittadini italiani.
[di Francesca Naima]
Russia, Navalnyj condannato per “frode su larga scala”
Frode su larga scala e oltraggio alla corte: di questi due reati è stato riconosciuto colpevole Alexei Navalnyj, dissidente politico russo e principale oppositore del presidente Putin, condannato dalla Corte di Mosca a 9 anni di carcere. L’accusa di frode è riferita alla presunta appropriazione indebita dei fondi della Fondazione Anticorruzione fondata da lui stesso, accusa del tutto inconsistente secondo i suoi difensori. L’accusa aveva chiesto una pena di 13 anni di carcere.
Rai, i giornalisti contro l’azienda: basta alla censura delle notizie da Mosca
Nei giorni scorsi i corrispondenti esteri della Rai hanno condannato fermamente la decisione della televisione di Stato di sospendere i collegamenti con i suoi inviati da Mosca, non informando così su ciò che accade dall’altra parte del conflitto e mettendo di fatto un bavaglio alla libera informazione. Lo si legge in una nota dell’UsigRai – il sindacato dei giornalisti di viale Mazzini – a firma di Daniele Macheda, Segretario UsigRai, e Rino Pellino, fiduciario Corrispondenti Esteri. Da più di tre settimane, infatti, la Rai – così come Mediaset e Ansa – ha sospeso tutti i servizi giornalistici dalla Federazione Russa: la motivazione addotta dai vertici dell’azienda è quella di tutelare i propri corrispondenti dalla legge recentemente approvata dalla Duma che prevede multe e pene detentive per i giornalisti che diffondono notizie false. Tuttavia, secondo i dipendenti Rai ormai non c’è più motivo di proseguire in questa direzione, in quanto tutti i principali network di comunicazione internazionali sono tornati ad operare regolarmente dalla capitale russa. Nell’incipit della nota si legge, infatti, che “Da quasi tre settimane la Rai non trasmette corrispondenze dalla Federazione Russa. Dopo che le principali televisioni europee hanno ripreso a trasmettere regolarmente da Mosca e anche i maggiori quotidiani italiani informano dalla capitale della Federazione Russa con i loro inviati sul posto, la Rai continua a non informare su cosa accade dall’altra parte del conflitto”.
Secondo i giornalisti si tratterebbe di un vero e proprio bavaglio per impedire che trapelino notizie non gradite all’establishment politico in merito agli eventi che riguardano il conflitto ucraino. La nota, infatti, prosegue asserendo che “Ormai lo stop ai servizi giornalistici dalla sede di Mosca più che di un provvedimento cautelare a tutela dei giornalisti del servizio pubblico, assume la forma di un bavaglio imposto dall’amministratore delegato Carlo Fuortes e dai vertici aziendali su improprie pressioni arrivate dai partiti a danno di uno storico e prestigioso presidio giornalistico della nostra azienda”. In altre parole, stando a quanto riportato nel comunicato, saremmo di fronte ad un atto di censura nei confronti di tutte quelle notizie che potrebbero mettere in discussione la narrazione dominante sul conflitto in corso in Ucraina, divulgata a reti unificate da tutti i media occidentali.
Le prime polemiche in tal senso hanno coinvolto in particolar modo il capo dell’Ufficio di corrispondenza Rai da Mosca, Marc Innaro, il più longevo corrispondente italiano dalla Federazione russa, con una profonda conoscenza del territorio e del contesto geopolitico. A seguito di alcune sue dichiarazioni non in linea con i resoconti sul conflitto in corso divulgati dai media mainstream, infatti, è stato accusato da alcuni esponenti di Pd e FI di essere “filorusso”, con il senatore di FI, Francesco Giro, che ha elogiato il direttore del TG2 Sangiuliano per averlo interrotto in diretta, “chiosando che quelle di Innaro erano cavolate”. Proprio dopo le accuse rivolte all’inviato sono stati sospesi tutti i collegamenti da Mosca e anche in questo caso, i corrispondenti esteri della Rai hanno manifestato in un comunicato piena solidarietà al collega, asserendo che contro Innaro “sono state mosse accuse pretestuose e infondate”.
Lo stesso capo-corrispondente da Mosca, interpellato telefonicamente dall’agenzia AdnKronos, si è espresso sulla decisione della Rai di non riprendere i collegamenti dalla capitale russa: «Io sono a Mosca – ha asserito – e constato che ci sono altre testate internazionali che hanno ricominciato ad operare già da tempo, e sono tantissime, dalla Bbc a France Press, Associated Press, Washington Post, giapponesi, indiani, arabi, cinesi. La Rai no. Per me questo stop è una lacuna grave, anche perché come presidi stabili di corrispondenza della stampa italiana a Mosca siamo rimasti solo in due, la Rai e l’Ansa». Proprio per questo, secondo alcune indiscrezioni, dopo le polemiche interne alla Rai suscitate dall’interruzione dei servizi da Mosca, l’azienda starebbe lavorando per riprendere i collegamenti: lo ha riferito il direttore di Rai Day Time, Antonio Di Bella, durante la trasmissione Mezz’ora in più di ieri domenica 20 marzo. Al momento si tratta comunque di mere ipotesi in quanto non vi è ancora alcuna certezza né comunicazione ufficiale al riguardo.
I giornalisti della Rai insistono, dunque, affinché la Tv pubblica riprenda ad informare, consentendo agli inviati di svolgere il proprio lavoro. Nella stessa nota si legge infatti che i corrispondenti esteri “auspicano che la Rai non ceda a pressioni improprie provenienti dall’esterno. Chiedono che i vertici aziendali tutelino il buon nome dei propri dipendenti e che al più presto la Rai riprenda a informare dalla Russia con i suoi corrispondenti della sede di Mosca – osservatorio strategico come non mai in questo momento storico – e con i suoi inviati sul campo”.
[di Giorgia Audiello]









