lunedì 12 Gennaio 2026
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L’Europa mira ad esportare la missione Frontex in Senegal

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La Commissione Europea starebbe lavorando a una collaborazione tra l’agenzia europea Frontex, la quale si occupa di gestire i flussi migratori lungo le frontiere dell’Europa, e il Senegal. Al momento non è stato firmato nessun accordo con il governo di Dakar, al quale la proposta è stata ufficialmente presentata giovedì scorso. In caso di esito positivo, si tratterebbe della prima cooperazione di questo tipo per Frontex nel continente africano, con un’agenzia europea direttamente implicata nella gestione delle migrazioni in un Paese extra-europeo.

Il primo annuncio pubblico è stato fatto nel corso di una conferenza stampa tenutasi al termine di una serie di visite dei commissari europei in Africa. In tale occasione, la commissaria europea agli Affari Interni Ylva Johansson ha spiegato come Frontex si occupi in Europa del controllo delle frontiere con “soldati armati con mezzi e uniformi che proteggono i confini esteri dell’Ue” e che le stesse mansioni potrebbero essere svolte direttamente lungo le frontiere senegalesi. Frontex andrebbe così a esercitare una diretta ingerenza nel controllo delle frontiere di un Paese non europeo, permettendo all’Europa di avere un controllo diretto sulle migrazioni già in uno dei luoghi di partenza.

La proposta giunge dopo il significativo aumento di partenze di migranti irregolari che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo occidentale per giungere alle Isole Canarie, dopo che le politiche europee sono riuscite a contenere le partenze dalla Libia. “L’Europa ha bisogno di più migrazione, ma non attraverso le mortali strade marittime. La migrazione può essere gestita con la cooperazione tra Paesi di partenza, transito e destinazione” ha scritto la commissaria Johansson in un tweet. Curioso come la retorica securitaria si unisca a un presunto intento filantropico, cercando così di far passare il messaggio che il controllo lungo le frontiere senegalesi sarebbe funzionale all’interesse dei migranti di non rischiare la vita nella tratta mediterranea.

Le modalità di Frontex di gestione dei flussi migratori sono ormai più che note, grazie alle continue denunce di decine di organizzazioni non governative. Sono decine le relazioni che riportano le attività di collaborazione con le forze militari di controllo delle frontiere, dove vengono messi in atto respingimenti illegali e violenti. Il ruolo di Frontex è fondamentalmente quello di impedire l’attraversamento dei confini da parte dei migranti, non certo quello di garantire migrazioni più sicure per la loro vita come la commissaria Johansson vorrebbe far credere.

Ad oggi, l’unica missione attiva di Frontex in territori extra europei è nei Balcani occidentali, dove svolge le proprie mansioni in collaborazione con i governi di Albania, Serbia, Montenegro, Bosnia ed Erzegovina e Macedonia del Nord. Lo stesso tipo di accordi potrebbe essere raggiunto in Senegal, ha dichiarato Johansson, dove “potremmo anche schierare mezzi e strumentazioni di sorveglianza“, allo scopo di regolare la migrazione illegale. Al momento non è stato firmato nessun accordo tra Europa e Dakar, ma la questione potrebbe riemergere nel corso del summit Unione Europea-Unione Africana che avrà luogo a Bruxelles il 17 e 18 febbraio prossimi.

L’eventuale accordo si andrebbe a inserire nella più ampia politica europea di esternalizzazione delle proprie frontiere, in base alla quale gli Stati cercano di porre barriere all’attraversamento dei confini in punti di molto esterni ad essi. Tale modo di agire, comporta di fatto una negazione del diritto alla richiesta di asilo dei migranti oltreché costituire una barriera che i numeri dimostrano ben poco efficace contro le partenze dei migranti via mare. Fino ad oggi, infatti, ad ogni via delle migrazioni chiusa ne è stata aperta una nuova, spesso semplicemente più dispendiosa e pericolosa per i migranti stessi.

[di Valeria Casolaro]

Mafia e droga: maxi blitz nel Barese

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In queste ore nella provincia di Bari è in corso l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari nei confronti di 43 persone, a cui viene contestato il reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico e alla illecita commercializzazione di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. L’operazione arriva al culmine dell’attività investigativa della Polizia di Stato, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia (DDA) di Bari. Ulteriori dettagli dovrebbero essere forniti in mattinata durante una conferenza stampa in cui saranno presenti il procuratore Roberto Rossi e il Direttore centrale Anticrimine Francesco Messina.

Il Canada, nel silenzio globale, sta reprimendo brutalmente il Freedom Convoy

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In Canada, precisamente ad Ottawa, la polizia sta reprimendo fortemente le proteste dei cittadini contro le misure governative anti Covid, iniziate grazie ad un gruppo di camionisti canadesi – ribattezzato Freedom Convoy – che più di tre settimane fa ha raggiunto la capitale con lo scopo di bloccarla. Parliament Hill, zona che ospita gli edifici del Parlamento del Paese e che ha rappresentato il cuore delle proteste, è infatti stata grossomodo sgomberata dalle forze dell’ordine, con i poliziotti che a partire da venerdì mattina hanno arrestato 170 persone e rimorchiato 53 veicoli. Nel farlo, però, gli agenti hanno attuato condotte alquanto violente, ma nonostante ciò i media mainstream di fatto non hanno posto la lente di ingrandimento sulla repressione messa in campo. In tal senso, nella giornata di sabato gli agenti hanno usato spray al peperoncino e granate stordenti contro i manifestanti, mentre in quella di venerdì alcune persone sono state buttate a terra e schiacciate dalla polizia a cavallo.

Per questo, la polizia ha ricevuto diverse chiamate da parte dei cittadini, scossi per il modo in cui sono stati trattati i manifestanti. Tuttavia, le forze dell’ordine hanno minimizzato la vicenda, chiedendo ai cittadini di smettere di fare telefonate del genere. La polizia ha infatti affermato che le persone gettate a terra dai cavalli si sarebbero alzate e che non vi sarebbe stato alcun ferito, ed inoltre ha giustificato l’accaduto sostenendo che una bicicletta sarebbe stata lanciata contro un cavallo facendolo inciampare. In più, secondo le forze dell’ordine i manifestanti avrebbero aggredito gli ufficiali con “armi che giustificavano il dispiegamento, da parte loro, di armi da impatto a medio raggio”.

A tutto ciò si aggiungano anche le vere e proprie minacce da parte del capo della polizia ad interim di Ottawa Steve Bell, il quale nella giornata di sabato ha affermato che la polizia cercherà di identificare le persone coinvolte nella protesta così da attuare nei loro confronti «sanzioni finanziarie e accuse penali», aggiungendo che l’indagine «andrà avanti per i mesi a venire». «Questa occupazione illegale è finita», ha inoltre affermato Bell, precisando che la polizia continuerà ad effettuare operazioni di contrasto «fino a quando non sarà completata la missione». Il rischio infatti risiederebbe nel fatto che la protesta potrebbe semplicemente spostarsi in qualche altro luogo della città. «Siamo a conoscenza di manifestanti che lasciano il distretto parlamentare per trasferirsi nei quartieri circostanti, ma non andremo da nessuna parte finché non avrete riavuto le vostre strade», ha detto in tal senso Bell rivolgendosi ai cittadini di Ottawa.

A tal proposito, poi, non si può non citare un tweet con cui il governo canadese, poche ore prima dell’esplosione della repressione della polizia ad Ottawa, ha sostanzialmente condannato l’assenza di democrazia a Cuba giudicando in maniera negativa il modo in cui sono state gestite le proteste del luglio 2021 e sostenendo fermamente la “libertà di espressione e il diritto a un’assemblea pacifica libera da intimidazioni”. Affermazioni che non solo risultano quasi ironiche in virtù del modo in cui si stanno gestendo le proteste canadesi, ma che confermano ancora una volta come i paesi democratici ed economicamente avanzati siano sempre pronti a condannare le violazioni dei diritti umani che si verificano al di fuori dei loro confini salvo poi attuare anche essi una repressione brutale. Una repressione – quella messa in campo ad Ottawa – che come anticipato non è stata in alcun modo condannata a livello mediatico né ha determinato una presa di posizione da parte della politica nonostante si stia appunto verificando in un paese democratico, dove in maniera alquanto netta il diritto a manifestare delle persone è stato sostanzialmente vietato.

Detto ciò, il modus operandi che si è attuato ad Ottawa rischia tra l’altro anche di essere fine a se stesso, dato che anche in altre città canadesi i cittadini stanno continuando a manifestare nonostante tutto. A Calgary, ad esempio, ieri le persone sono scese in strada per protestare contro le restrizioni anti Covid e per mostrare altresì sostegno proprio alle proteste di Ottawa, ed inoltre manifestazioni vi sono state anche a Quebec City ed a Toronto, dove tra l’altro la polizia ha chiuso diverse strade del centro per il terzo fine settimana consecutivo.

[di Raffaele De Luca]

Caro bollette, Cgia: rincaro da 33,8 miliardi per famiglie e imprese nonostante aiuti

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Nel primo semestre di quest’anno le famiglie e le imprese dovranno “farsi carico di un rincaro da 33,8 miliardi di euro”. È quanto comunica la Cgia (Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre), la quale – sulla base delle stime relative all’aumento del costo delle bollette di luce e gas nel primo semestre del 2022 rispetto al 2019 – ritiene che precisamente 8,9 miliardi in più graveranno sulle spalle delle famiglie e 24,9 su quelle delle aziende. Tutto ciò nonostante in questo primo semestre siano stati erogati “ben 11 miliardi di euro per raffreddare i rincari energetici” dal governo Draghi, al quale la Cgia chiede di essere più incisivo. “Spagna e Francia, ad esempio, hanno imposto dei tetti agli aumenti delle bollette per un periodo temporaneo”, afferma a tal proposito la Cgia.

Soldi, riti e tratta: cos’è realmente la mafia nigeriana

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Il nostro Paese è conosciuto in tutto il mondo per avere partorito le organizzazioni mafiose più celebri e potenti, cullandone lo sviluppo per decenni. Cosa Nostra, Camorra e ‘Ndrangheta hanno rivoluzionato il crimine globale, incamerato miliardi, mietuto vittime civili e istituzionali, entrando in contatto con alti organi dello Stato e procedendo a una progressiva espansione in vaste aree di Paesi esteri. Eppure, nel pressoché totale silenzio mediatico, negli ultimi decenni sta parallelamente imperversando nelle regioni dello stivale una organizzazione criminale potente, estremamente ramifica...

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Etiopia: da oggi produzione energia da controversa maxi-diga sul Nilo

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L’Etiopia inizierà da oggi a produrre energia elettrica dalla maxi-diga sul Nilo denominata “Diga del Grande Rinascimento Etiope”, inaugurata questa mattina dal premier Abiy Ahmed. Si tratta del più grande progetto idroelettrico in Africa, che però è stato al centro di un attrito regionale da quando l’Etiopia ha aperto i cantieri nel 2011. Egitto e Sudan infatti considerano la diga una minaccia a causa della loro dipendenza dalle acque del Nilo, mentre l’Etiopia la ritiene essenziale per la propria elettrificazione e sviluppo economico.

Milano: protesta studenti contro green pass

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Oggi pomeriggio, a Milano, vi è stata una manifestazione studentesca contro il green pass. In origine si sarebbe dovuto tenere un presidio in piazza Leonardo da Vinci, in zona Città studi, contro le politiche del governo per contrastare l’emergenza sanitaria, tuttavia i manifestanti hanno deciso di improvvisare un corteo che è stato però bloccato dalle forze dell’ordine in via Giovanni Pascoli. Alcune linee di tram e autobus sono state deviate o rallentate, ma non vi sono stati momenti di particolare tensione.

La battaglia della Scozia per salvare i salmoni selvatici

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Con lo scopo di proteggere i salmoni selvatici che popolano i fiumi dagli effetti nocivi del surriscaldamento delle acque, in Scozia si cercheranno di piantare entro il 2035 un milione di alberi nel bacino idrografico del “Dee”, uno dei principali corsi d’acqua del Paese in cui viene pescato il salmone, situato nella regione dell’Aberdeenshire. A prefiggersi tale obbiettivo è stata l’organizzazione che si occupa di salvaguardare il fiume in questione River Dee Trust, che insieme al Dee District Salmon Fishery Board – organismo incaricato di proteggere e valorizzare gli stock di salmone e trota di mare – a partire dal 2013 ha già piantato oltre 200.000 alberi lungo le rive del Dee e dei suoi affluenti.

La volontà di arrivare a piantare un milione di alberi – tra cui betulla, pino silvestre, biancospino e pioppo tremulo – deriva dal fatto che “molti affluenti montani raggiungeranno temperature dell’acque estive che renderanno i corsi d’acqua inabitabili per i salmoni“. A tal proposito infatti il Marine Scotland – l’ente del governo che si occupa della gestione dei mari scozzesi e della pesca d’acqua dolce – comunica che secondo le stime “durante l’estate del 2018 circa il 70% dei fiumi scozzesi ha avuto temperature superiori ai 23°C” e che “estati come queste potrebbero verificarsi ogni due anni entro il 2050, aumentando le preoccupazioni per il futuro del salmone in Scozia”. Ciò in quanto temperature dell’acqua superiori ai 23°C possono “causare stress termico e cambiamenti comportamentali nei salmoni, mentre a 33°C i pesci non possono sopravvivere nemmeno per pochi minuti”.

Per questo, dunque, c’è assoluto bisogno di porre un argine ai danni causati dai cambiamenti climatici, proteggendo e migliorando gli habitat dei salmoni così da renderli anche economicamente produttivi. Bisogna infatti ricordare che “la pesca d’acqua dolce e le spese associate valgono quasi 80 milioni di sterline all’anno per l’economia scozzese” ma che tuttavia “il numero di salmoni adulti che si recano in Scozia è in calo”. Il 2018, come detto caratterizzato dalle temperature elevate, è stato in tal senso l’anno in cui la pesca dei salmoni tramite le canne da pesca è stata particolarmente poco proficua, con il numero di salmoni catturati “più basso dal 1952”.

Uno dei modi migliori per limitare i danni è appunto quello di piantare alberi: grazie all’ombra fornita dalla loro chioma, infatti, la quantità di luce solare che raggiunge la superfice dell’acqua diminuisce e di conseguenza le temperature estive dei fiumi vengono ridotte, offrendo così un habitat migliore ai salmoni. Questi ultimi, che con un numero maggiore di alberi hanno più insetti di cui nutrirsi, riescono altresì a deporre meglio le uova grazie ai rami che cadono nei corsi d’acqua. È sulla base di tali ragioni dunque che il River Dee Trust si è prefisso l’obiettivo di piantare un milione di alberi nel bacino idrografico del fiume Dee, al quale però dovranno ovviamente aggiungersi anche gli altri corsi d’acqua scozzesi. La Scozia ha infatti circa 108.000 km di fiumi, di cui solo il 35% è al momento protetto da una consistente copertura arborea. Il governo scozzese tuttavia non è di certo fermo sul tema, avendo predisposto un piano per proteggere il salmone selvatico con cui si punta a migliorare la qualità delle acque, controllare e prevenire la diffusione di specie invasive e lavorare con partner internazionali per salvaguardare il salmone atlantico ed altre specie marine.

[di Raffaele De Luca]

Hollywood e il Pentagono: il complesso militare-culturale della supremazia USA

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Nel prossimo marzo uscirà nelle sale cinematografiche The Batman, con la regia di Matt Reeves e con Robert Pattinson nei panni di Bruce Wayne. In questo 2022, sempre prodotti da DC Entertainment, usciranno anche The Flash e Batgirl. Oltre che essere film prodotti dalla controllata di Warner Bros, cosa possono avere in comune i film dei supereroi statunitensi? La risposta è: il Pentagono. L’esercito statunitense è infatti attivo produttore di una lista lunghissima di film, e non solo: serie tv, programmi e show televisivi sono attentamente visionati e modificati secondo le esigenze del Dipartimento della Difesa (DoD).

Nel 2013, grazie ad una richiesta inerente il Freedom of Information Act (FOIA) prodotta da Stephen Underhill, venne rilasciata una lunghissima lista di prodotti mediatici in cui il DoD ha avuto un ruolo da protagonista. Se nella lista non sorprende trovare film di guerra, ove la consulenza da parte del settore militare è comprensibile, risulta curioso trovare film, programmi e show di ogni genere: King Kong, Hawaii Five-O, America’s Got Talent, Oprah, Jay Leno, Cupcake Wars, Iron Man, Hulk, Transformers, Jurassic Park III sono solo alcuni delle produzioni in cui il Pentagono è stato attore. I documenti vagliati da Tom Secker e Matthew Alford, autori del libro National Security Cinema, raccontano di come il DoD abbia lavorato alla produzione di circa 800 film e più di 1.000 programmi televisivi. Il pubblico nei paesi autoritari è spesso consapevole di guardare la propaganda del governo. Tuttavia, il pubblico occidentale generalmente non si rende conto che quando sta guardando è una versione modificata dello stesso fenomeno, ha spiegato Tom Secker.

I due autori spiegano che scrittori e produttori si avvicinano al Pentagono chiedendo l’accesso alle risorse militari per la realizzazione del loro prodotto, dovendo poi presentare la loro sceneggiatura agli uffici di collegamento per il controllo dell’intrattenimento. Se ci sono personaggi, azioni o dialoghi che il DoD non approva, il regista deve apportare modifiche per soddisfare le richieste dei militari. Se si rifiutano, il Pentagono impacchetta i suoi giocattoli (vedi: basi, navi, aerei, elicotteri, personale addestrato e tecnologia varia) e torna a casa. Per ottenere la piena cooperazione i produttori devono firmare contratti – accordi di assistenza alla produzione – che li bloccano nel caso in cui una sceneggiatura non sia approvata dai militari.

Phil Strub è stato l’ufficiale di collegamento del Pentagono per Hollywood per più di 25 anni. In altre parole, è stato colui che aveva l’ultima parola sulle produzioni cinematografiche e televisive. Il suo nome è apparso alla fine di molti film, nella lista delle persone che i produttori desiderano ringraziare, tra cui Transformers: Revenge of the Fallen, Lone Survivor, Iron Man, The Perfect Storm, The Day the Earth Stood Still, così come in spettacoli televisivi come Bones e 24. Strub ha raccontato come Transformers, e il suo sequel Revenge of the Fallen, abbia utilizzato tutti i rami del servizio militare: innumerevoli basi, poligoni missilistici, squadroni da combattimento e portaerei.

Roger Stahl, regista di Theaters of War (2018), ha coinvolto una serie di ricercatori, veterani, addetti alle pubbliche relazioni e produttori del settore disposti a parlare. In dettagli inquietanti, Theaters of War narra di come il Dipartimento della Difesa, con le sue varie agenzie, ha spinto le narrazioni ufficiali dei fatti mentre sistematicamente puliva dai copioni i crimini di guerra, la corruzione, il razzismo, la violenza sessuale, i colpi di stato, gli omicidi e le torture.

Todd Breasseale, un ufficiale dell’esercito in pensione ha affermato: «L’esercito è lì da quando Hollywood è stata costruita per la prima volta dai canyon e dal deserto di Los Angeles». La relazione risale ai primi anni del ‘900, fin dagli inizi, ma si rafforza nel 1927 – anno della creazione degli Academy Awards – con la produzione del film muto Wings, con protagonista Clara Bow: presentava oltre 3.000 fanti come comparse, oltre a piloti militari e aerei della US Air Force; ha vinto il primo Oscar per il miglior film.

Lawrence Suid, autore di The Making of the American Military Image in Film, ha spiegato come la seconda guerra mondiale abbia creato ancor più commistione tra l’industria cinematografica statunitense e il settore militare. I Aim at the Stars, uscito nel 1960, è stato voluto fortemente dal Pentagono: il film racconta la storia Wernher von Braun, l’ingegnere che ha sviluppato il programma missilistico della Germania nazista e che, con la fine della guerra, diventerà capo della NASA; doveva essere rappresentato come eroe americano.

Appare chiaro il controllo del governo degli Stati Uniti su Hollywood, compresa la capacità di manipolare le sceneggiature o addirittura impedire che vengano realizzati film troppo critici nei confronti del Pentagono – per non parlare dell’influenza su alcuni dei franchise cinematografici più popolari degli ultimi anni. Ciò solleva nuove domande non solo sul modo in cui funziona la censura nella moderna industria dell’intrattenimento, ma anche sul ruolo poco conosciuto di Hollywood come macchina di propaganda per l’apparato di sicurezza nazionale degli Stati Uniti.

[di Michele Manfrin]

Tempesta Eunice: 13 morti in Europa

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La tempesta Eunice, abbattutasi nella giornata di ieri sull’Europa occidentale e caratterizzata da venti fino a 190km all’ora, ha provocato la morte di 13 persone. Nello specifico, le vittime sono state segnalate in Irlanda, Olanda, Belgio, Germania, Polonia e Gran Bretagna, dove i servizi di emergenza sono al lavoro da diverse ore per ripristinare la corrente elettrica alle oltre 400mila persone rimaste al buio. Le autorità hanno inoltre invitato i cittadini a non viaggiare per evitare una situazione di caos totale nei trasporti dopo che alcune tratte ferroviarie sono state chiuse a causa della tempesta, in Gran Bretagna così come in Olanda. Infine, anche in Francia Eunice ha generato danni, dato che 75mila persone sono rimaste senza elettricità.