domenica 30 Novembre 2025
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Dopo 21 anni completata la mappa del genoma umano, il DNA non ha più segreti

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Gli scienziati sono riusciti a completare la mappa del genoma umano, rendendo il DNA umano senza più segreti: una svolta che si annuncia feconda di ampie conseguenze nel mondo della ricerca e della medicina. Con l’individuazione dei geni mancanti, infatti, sarà possibile non solo la diagnosi di malattie finora impossibili da riconoscere perché caratterizzate da sequenze genetiche instabili, ma anche lo sviluppo di terapie su misura grazie all’analisi del corredo genetico di ogni paziente. L’intero genoma umano è costituito da circa 3 miliardi di basi e, il nuovo genoma di riferimento designato T2T-CHM13, aggiunge quasi 200 milioni di paia di basi di sequenze di DNA fino a ieri sconosciute.

La prima mappatura del genoma risale al 2001. All’epoca, però, i computer non erano hi-tech come quelli odierni, pertanto non riuscirono a decifrare tutti i passaggi, e lasciarono delle lacune complessivamente corrispondenti all’8% del genoma. Oggi, grazie al consorzio internazionale chiamato Telomere-to-Telomere (T2T), queste sono state colmate, ed è quindi possibile leggere il DNA umano dall’inizio alla fine senza interruzioni. I ricercatori sono rimasti colpiti dal fatto che le parti mancanti consistevano in sequenze che  si ripetono molte volte, un dato che dimostra come nelle ripetizioni si nasconda il segreto della diversità umana. Alcuni dei geni che ci rendono unicamente umani quindi, risiedevano proprio in questa materia oscura, identificata con l’impiego del metodo di sequenziamento Nanopore, in grado di leggere fino a un milione di lettere di DNA in una singola lettura con un modesto grado di accuratezza, e il metodo PacBio HiFi, capace di identificare precisamente circa 20mila lettere contemporaneamente.

Il completamento della mappatura del genoma umano ha permesso di scrivere un nuovo libro sull’acido deossiribonucleico il quale, affermano i ricercatori, è a prova di errore. Questo grazie all’utilizzo del programma “Merfin”, una specie di correttore automatico che analizza le sequenze e corregge gli eventuali errori. Tutto ciò apre la strada a un nuovo capitolo della medicina, con tanti interrogativi ma anche molte speranze. Oltre alla diagnosi di nuove malattie infatti, ci si domanda se la mappa dei cromosomi porterà a comprendere perfettamente il funzionamento del corpo umano, e alla soluzione di enigmi di vitale importanza. Come ad esempio il mistero delle cellule tumorali che, al contrario dei tessuti – i quali invecchiano e muoiono -, si riproducono incessantemente. O ancora, nasce la speranza di trovare nelle combinazioni del codice genetico la chiave per guarire malattie come il diabete, la schizofrenia, l’Alzheimer o il Parkinson.

[di Eugenia Greco]

L’Europa ha deciso che la moda dovrà essere green entro il 2030: che significa?

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Coscienti del breve ciclo di vita dei prodotti tessili dove solo l’un percento delle materie prime viene riutilizzato, dai vertici dell’Ue si punta ora a raggiungere l’obiettivo entro il 2030: rendere la moda un settore sostenibile, non solo ecologicamente ma anche socialmente. Il settore tessile in Europa è al quarto posto tra i motivi di maggiori emissioni: prima solo il cibo (principalmente a causa degli allevamenti intensivi), l’alloggio e la mobilità. Inoltre le prestazioni del settore della moda sono disastrose anche per quanto riguarda il consumo d’acqua, lo sfruttamento del suolo e il consumo di materie prime. Di qui la battaglia intrapresa da tempo da molti gruppi ecologisti affinché il settore della moda sia riformato e affrancato dalla logica dell’usa e getta che il capitalismo ha imposto negli ultimi decenni.

L’Interveno della UE si inserisce nel nuovo pacchetto di misure proposte nel piano d’azione per l’economia circolare, ufficialmente approvato dalla Commissione Europea nella giornata di mercoledì 30 marzo. Nel comunicato stampa viene specificato come l’obiettivo sia quello di allontanarsi dal consueto modello “prendere-fare-usare-smaltire”, con l’obiettivo di rendere il mondo del tessile ecosostenibile entro il 2030, tramite due direttrici: riciclaggio innovativo con rifiuti ridotti al minimo e prodotti di qualità sempre più duraturi.

Secondo la nuova strategia legislativa i capi dovranno essere privi di qualsiasi sostanza pericolosa per la salute umana e l’ambiente, realizzati con fibre riciclate e il più possibile resistenti. Le norme sui rifiuti tessili saranno contenute nella revisione della direttiva quadro sui rifiuti, prevista per il prossimo anno. Alcune delle principali regole riguarderanno la divulgazione del numero di tessuti invenduti scartati, il divieto di distruzione dei tessuti invenduti, la lotta all’inquinamento da microplastiche, la raccolta differenziata, la diffusione di informazioni più chiare, con tanto di passaporto digitale dei prodotti e un regime obbligatorio di responsabilità estesa del produttore dell’Ue. Un capitolo della strategia è dedicato al tema della fast fashion, invitando le aziende a ridurre il numero di collezioni all’anno e prevedendo misure fiscali favorevoli per il settore del riutilizzo e della riparazione.

Si mira anche a fornire supporto per “favorire la metamorfosi dell’ecosistema tessile con il lancio di uno strumento collaborativo” essenziale per aiutare le aziende a riprendersi dagli impatti negativi della pandemia di Covid-19, rendendole più resilienti e meno a rischio contro una “feroce concorrenza globale”. La Commissione promuoverà altresì attività di sensibilizzazione, tanto per le aziende quanto per i consumatori, come il lancio della campagna #ReFashionNow.

Insomma un pacchetto piuttosto completo, che intende agire contro alcune delle storture prese dal mondo della moda la cui conversione a settore sempre più dominato dalle produzioni a basso costo e bassa durata ha provocato problemi ambientali, di salute e di diritti sul lavoro. Una misura che però, vista solo dal lato del modello di produzione industriale, rischia di dimenticare le ragioni profonde per le quali questo settore si è orientanto all’usa e getta: l’impossibilità oggettiva di molti cittadini ad acquistare capi più costosi. Un problema che certamente ha anche una parte culturale che è stata introdotta dalle pubblicità ossessive: si acquistano molte cose delle quali non si ha bisogno e si desidera avere molti più capi di quelli necessari, ma la soluzione – per non tramutarsi in una misura discriminatoria verso i meno abbienti – deve essere anche ricercata limitando i prezzi dei capi “responsabili” e garantendo a tutti i cittadini europei la possibilità di acquistarli.

[di Francesca Naima]

Cina, migliaia di medici e militari a Shanghai per effettuare test COVID

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La Cina avrebbe inviato oltre 38 mila operatori sanitari e l’esercito per testare per Covid-19 tutti i 26 milioni di residenti della città di Shanghai. Si tratta della più grande risposta in materia di salute pubblica da quando è esplosa la pandemia da Covid-19 nel 2019. Shanghai ha iniziato un lockdown in due fasi il 28 marzo che ha visto tutti gli abitanti della metropoli confinati in casa, dopo l’aumento dei casi. I cittadini che si rifiutino di farsi testare senza addurre ragioni giustificabili sono punibili con sanzioni amministrative e penali, secondo quanto dichiarato a Reuters dalla polizia locale.

Il Tar del Lazio ha annullato il Daspo contro Stefano Puzzer

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Il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio ha annullato la misura imposta dalla questura di Roma al portuale Stefano Puzzer, il quale aveva ricevuto un foglio di via e il divieto di rientro di un anno nella capitale per aver partecipato a una manifestazione. La misura imposta ai danni dell’uomo, leader dei lavoratori portuali di Trieste in lotta contro la misura del green pass, sarebbe infatti stata giudicata illegittima. Il Ministero dell’Interno è anche stato condannato a pagare le spese legali al portuale.

Era il 2 novembre 2021 quando Stefano Puzzer, leader del movimento di protesta contro il green pass dei portuali di Trieste, si era recato in Piazza del Popolo, a Roma, per protestare contro l’imposizione della certificazione sanitaria sul luogo di lavoro. In seguito a quei fatti, la questura di Roma gli aveva imposto il rientro a Trieste entro le ore 21.00 del giorno successivo e aveva deciso di denunciarlo per manifestazione non preavvisata, disponendo il divieto di soggiorno per un anno nella capitale e il foglio di via. Oggi il Tar del Lazio ha annullato il provvedimento, imponendo anche al Ministero dell’Interno il pagamento “delle spese di giudizio in favore del ricorrente e le liquida nella misura di euro 1000 oltre accessori di legge”.

La valutazione del Tar del Lazio è, infatti, che i provvedimenti adottati dalla Questura fossero eccessivi e infondati, in quanto la “manifestazione non autorizzata” risultava “non accertata in maniera definitiva” e ad ogni modo non può da sola “reggere la misura, in assenza di ulteriori e concreti elementi di fatto”. Puzzer si era recato da solo a Roma per protestare contro le istituzioni, ma era stato raggiunto da una gran folla di persone che sostenevano la sua causa.

[di Valeria Casolaro]

Ungheria, Orban ottiene vittoria schiacciante alle elezioni

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I risultati preliminari delle elezioni svoltesi domenica in Ungheria riportano la vittoria schiacciante del primo ministro uscente Viktor Orban, confermandone l’incarico per il quarto mandato consecutivo. Durante la campagna elettorale, svoltasi in concomitanza con lo scoppio della guerra in Ucraina, Orban è stato costretto in più occasioni a giustificare le decennali relazioni commerciali con Putin, ma è riuscito a convincere l’elettorato della necessità di mantenere tali legami e di tenere l’Ungheria in una posizione di neutralità. Strenuo sostenitore di politiche anti-immigrazione, Orban è uno dei leader più longevi in Europa.

Covid, la ricerca conferma: il plasma iperimmune costa poco e funziona

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Negli individui affetti da Covid-19, la maggior parte dei quali non vaccinati, la somministrazione di plasma convalescente entro 9 giorni dall’insorgenza dei sintomi ha “ridotto il rischio di progressione della malattia che porta al ricovero in ospedale”: è quanto emerso da uno studio recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine (Nejm), con cui sono stati valutati gli effetti del trattamento con il plasma dei guariti in pazienti nelle prime fasi della malattia. Per condurlo, 1181 persone positive al Covid e di età compresa tra i 18 e gli 84 anni sono state sottoposte ad una trasfusione in media dopo 6 giorni dall’insorgenza dei sintomi: di queste, 592 hanno ricevuto il plasma convalescente e 589 il “plasma di controllo”, ovverosia quello non immunizzato. Successivamente, mettendo a confronto i due gruppi, è emerso che in quello trattato con il plasma convalescente 17 individui sono stati ricoverati in ospedale (il 2,9%), mentre nel gruppo trattato con il plasma di controllo sono state ricoverate 37 persone (il 6,3%). Risultati che – si legge nello studio – hanno determinato una riduzione del rischio assoluto di ricovero del 3,4% per le persone sottoposte al plasma convalescente, corrispondente ad una diminuzione del rischio relativo del 54%.

La conclusione a cui si è giunti tramite lo studio, dunque, è che il plasma convalescente possa ridurre il rischio di essere ricoverati se somministrato nelle prime fasi della malattia. In tal senso, inoltre, a quanto pare anticipando la somministrazione si potrebbero ottenere risultati migliori dato che – affermano gli autori dello studio – “in un’analisi di sottogruppo la trasfusione precoce (effettuata entro i primi 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi) è sembrata essere associata ad una maggiore riduzione del rischio di ospedalizzazione”.

Un altro punto toccato all’interno dello studio, poi, è che mentre gli anticorpi monoclonali “sono costosi da produrre” il plasma convalescente “non ha limiti di brevetto ed è relativamente poco costoso da produrre, poiché molti singoli donatori possono fornire diverse unità”. Parole che fanno tornare alla mente il dottor Giuseppe De Donno – morto suicida l’estate scorsa – che per primo aveva avuto l’idea di utilizzare il plasma iperimmune contro il Covid, definendo la terapia basata sulla sua trasfusione «una cura che non costa nulla». De Donno, la cui intuizione adesso sembrerebbe riacquisire valore, come da lui stesso denunciato aveva però «ricevuto tantissime critiche ed attacchi», probabilmente anche dovute al fatto che in Italia la terapia basata sul plasma convalescente non è sostanzialmente mai stata presa sul serio.

Ad aprile 2021, infatti, uno studio promosso dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e dall’Istituto superiore di sanità (Iss) aveva sminuito il ruolo terapeutico del plasma convalescente con l’Aifa che, pur parlando dell’ipotesi di dover “studiare ulteriormente il potenziale ruolo terapeutico del plasma nei soggetti con Covid lieve-moderato e nelle primissime fasi della malattia”, sottolineava che la ricerca non avesse “evidenziato un beneficio del plasma in termini di riduzione del rischio di peggioramento respiratorio o morte nei primi trenta giorni”. Risultati, dunque, che sembrano non coincidere con quelli dello studio appena pubblicato dal New England Journal Of Medicine, ma che potrebbero essere spiegati proprio dai commenti contenuti nello stesso: gli autori della ricerca, infatti, affermano che risultati negativi ottenuti in altre ricerche potrebbero essere stati influenzati da fattori quali “la mancanza di moderni progetti di studio”, “le dimensioni piccole del campione” o la “somministrazione tardiva rispetto all’inizio della malattia”.

Col tempo, quindi, a quanto pare i ricercatori stanno confermando che ci sia una validità scientifica alla base del trattamento basato sul plasma iperimmune, che evidentemente non a caso negli scorsi mesi era stato approvato in Russia. A darne notizia il 30 dicembre scorso era stata l’azienda statale Rostec, la quale aveva fatto sapere che il farmaco “COVID-globuline” – basato sul plasma sanguigno convalescente – aveva “ricevuto il certificato di registrazione permanente dal Ministero della Salute russo” in quanto in grado di “aiutare l’organismo a prevenire l’aggravamento della malattia ed a superare l’infezione”.

[di Raffaele De Luca]

Domenica 3 aprile

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4.00 – All’alba le forze russe hanno sferrato un attacco alla città di Odessa, in fiamme la raffineria.

6.00 – Il Tar del Lazio annulla il daspo nei confronti di Stafano Puzzer, leader dei portuali triestini contro il green pass.

7.00 – Cina: 25 milioni di abitanti della regione di Shanghai in lockdown per contagi Covid.

9.00 – Serbia e Ungheria al voto in due elezioni importanti per gli equilibri europei e balcanici.

13.30 – Consiglio UE: «lavoriamo per nuove sanzioni alla Russia».

14.10 – Usa, ennesima sparatoria: almeno 6 morti a Sacramento, in California.

16.00 – Manifestazioni di piazza in tutto lo Sri Lanka nonostante il coprifuoco imposto dal governo.

18.00 – L’Ucraina accusa la Russia di strage di civili a Bucha, Mosca smentisce accusando Kiev di diffondere foto false.

18.45 – La Lituania blocca l’importazione di gas russo: è il primo paese europeo.

Lituania blocca import di gas russo, primo Paese in Ue

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La Lituania non importerà più gas dalla Federazione Russa, diventando il primo Paese dell’Unione europea a compiere tale passo. “Alla ricerca della piena indipendenza energetica dal gas russo, in risposta al ricatto energetico russo in Europa e alla guerra in Ucraina, la Lituania ha completamente abbandonato il gas russo”, si legge nel comunicato diffuso oggi dal Ministero dell’energia lituano.

Dall’inizio di questo mese quindi, secondo i dati forniti dal principale operatore di trasporto di gas naturali in Lituania, Amber Grid, tutta la domanda di gas lituana verrà soddisfatta attraverso il gas naturale liquefatto (Gnl) di Klaipėda.
Inoltre, se necessario, il gas potrà essere consegnato in Lituania tramite il collegamento con la Lettonia e dal primo maggio anche tramite la Polonia.

Usa, sparatoria a Sacramento: almeno 6 morti e 10 feriti

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Sei persone sono rimaste uccise e dieci ferite durante una sparatoria nel centro di Sacramento, in California. La sparatoria è avvenuta verso le 2 del mattino, ora locale, vicino al Golden 1 Center, un’arena dove gioca la squadra di basket dei Sacramento Kings.

Kathy Lester, capo della Polizia di Sacramento, ha detto ai giornalisti che si sta ancora cercando l’assassino. Ha inoltre lanciato un appello a chiunque abbia filmato la scena perché contatti le autorità.

Ucraina: raid aereo russo distrugge raffineria di petrolio a Odessa

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Secondo quanto riportato da Odessa Life, questa mattina un raid russo ha colpito un deposito di carburante a Odessa. Il ministero della Difesa russo ha poi confermato di aver “distrutto una raffineria di petrolio e tre impianti di stoccaggio di carburante nelle vicinanze della città di Odessa”, città portuale ucraina sul Mar Nero.

Nei giorni scorsi, durante un attacco missilistico, le forze russe hanno distrutto anche la raffineria di Kremenchuk, la più grande d’Ucraina. Lo riferisce il Kyiv Independent, aggiungendo che Mosca continua a prendere di mira i depositi di petrolio del Paese.