Il Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron ha avuto una conversazione telefonica con il presidente russo Vladimir Putin, durante la quale quest’ultimo si sarebbe impegnato a fermare tutti gli attacchi contro i civili ed i loro luoghi di residenza oltre che a preservare le infrastrutture civili ed a non compromettere la sicurezza delle strade principali, in particolare di quella a sud di Kiev. A renderlo noto è stato l’Eliseo tramite una nota, dalla quale si apprende che Putin avrebbe accettato di rimanere in contatto con Macron nei prossimi giorni per “evitare che la situazione peggiori”, così come proposto proprio dal Presidente della Repubblica francese.
Guerra in Ucraina: le cose stanno andando peggio del previsto per Putin?
Le prossime 24 ore saranno cruciali per il destino dell’Ucraina, è quanto dichiarato dal presidente Zelensky. Si stanno infatti svolgendo colloqui diplomatici tra la delegazione russa e quella ucraina a Gomel, Bielorussia. Difficile tuttavia pensare che da questi colloqui possa arrivare una soluzione al conflitto in corso, appare improbabile infatti, che Mosca possa accettare le due principali richieste di Kiev: un immediato cessate il fuoco e il ritiro delle truppe dall’Ucraina.
Entrando nel quinto giorno di combattimenti, la possibilità di una vittoria lampo da parte di Mosca, come inizialmente preventivato da numerosi esperti, appare in contrasto con quella che invece è la realtà sul campo. Ad oggi le truppe russe non sono state in grado di conquistare nessuna delle principali città ucraine, venendo fermate sia nella capitale Kiev che a Kharkiv, nell’Ucraina orientale. Nonostante la netta superiorità russa dal punto di vista miliare, a causa di diversi fattori l’offensiva russa parrebbe giunta ad una fase di stallo.
1) Nonostante i raid aerei, volti a colpire le infrastrutture militari ucraine, con cui Mosca ha dato il via all’invasione, l’esercito russo starebbero incontrando in Ucraina una resistenza molto maggiore di quella inizialmente preventivata. I dati rilasciati dal Ministero della Difesa ucraina indicano infatti perdite molto alte da parte dei russi, che in questi primi 5 giorni ammonterebbero a: 5.300 soldati, 60 tra aerei e elicotteri ed oltre 190 carri armati. Cifre difficilmente confermabili e verosimilmente gonfiate, ma che comunque lasciano l’idea di come l’esercito ucraino sia ancora in grado di combattere e di contrastare l’avanzata russa. Numeri che potrebbero inoltre essere destinati a salire visto che negli ultimi giorni molti paesi europei hanno annunciato di essere pronti a fornire assistenza militare a Kiev. Va inoltre tenuto presente, come dal 2014 ad oggi, l’Ucraina abbia ricevuto ingenti somme e forniture militari sia dall’Unione Europea che dagli Stati Uniti per implementare le proprie capacità militari.
2) Non si può nemmeno escludere l’ipotesi che questa momentanea fase di stallo, altro non sia che il risultato di una precisa scelta di Mosca. Ossia quella di evitare di portare combattimenti feroci all’interno delle città al fine di evitare il più possibile le vittime civili. Secondo quanto riportato da Bloomberg, dal Cremlino avrebbero infatti lasciato trapelare come l’offensiva stia andando secondo i piani, che prevedevano un operazione della durata di alcune settimane e non di giorni. Inoltre, se Putin decidesse di aumentare l’intensità delle operazioni militari, ci sarebbero davvero poche speranze per gli ucraini di contrastare una decisa avanzata delle truppe russe. Obiettivo principale di Mosca – almeno secondo quanto dichiarato da Putin nel suo discorso alla nazione – è infatti quello di demilitarizzare l’Ucraina e imporre un cambio di governo, non tanto quello di occupare in pianta stabile tutto il territorio. Bisogna comunque considerare come problemi logistici e una resistenza inaspettata possano aver influito su quelli che erano i piani iniziali.
3) Un altro fattore importante, per valutare la situazione attuale in Ucraina è relativo alle conseguenze che tale invasione sta avendo sulle relazioni internazionali e sull’opinione pubblica mondiale. L’operato dei russi è stato prontamente condannato da tutto il blocco occidentale, apparentemente senza produrre divisioni sulle quali forse da Mosca contavano. Proteste contro la guerra si sono verificate anche in diverse città’ della Russia, risultando in numerosi arresti da parte delle autorità. Unione Europea e Stati Uniti hanno imposto una serie di sanzioni economiche, che seppur inefficaci nel breve periodo a fermare l’offensiva russa, avranno pesanti conseguenze a medio e lungo termine. Conseguenze che andranno ad interessare non solo la popolazione russa ma anche la cerchia di oligarchi legati a Putin. Il fronte interno per il governo russo, non è un pericolo al momento, dato che nessuno in Russia pare in grado di poter anche minimamente mettere in discussione l’autorità del presidente. Nel caso però in cui il conflitto dovesse prolungarsi nel tempo non è da escludere che ciò’ possa avvenire. A livello internazionale invece la situazione appare più complessa, la Russia al momento si trova praticamente isolata, con la sola, importante, eccezione della Cina e di pochi altri paesi. Il supporto da parte di Pechino, appare legato a doppio filo con la questione di Taiwan, che la Cina vorrebbe tornare ad avere sotto la propria autorità. Ed appunto in quest’ottica ritiene legittima l’operazione militare di Mosca. Anche i rapporti commerciali ricoprono un ruolo importante, dato che Mosca sarebbe in grado di garantire le forniture energetiche necessarie al gigante asiatico per funzionare e produrre. A lungo termine però la necessità di Pechino di poter contare sui mercati europei per le proprie merci potrebbe incrinare i rapporti con Mosca.
4) I costi umani dell’invasione. Stando a quanto riferito da Kiev, per ora sarebbero 352 i morti tra la popolazione. E oltre 150.000 sarebbero gli sfollati. Innalzare ulteriormente il livello del conflitto avrebbe costi altissimi a livello umano, sia per la popolazione civile in Ucraina che per l’esercito russo. Ogni giorno che passa in cui la capitale o le principali città restano sotto il controllo del governo di Kiev, rappresenta una vittoria per gli ucraini. Allo stesso modo ogni caduto russo rappresenta un colpo per il morale di questo esercito di “liberazione”. Tra le cause della caduta dell’Unione Sovietica viene spesso identificato il fallimento dell’armata rossa in Afghanistan. Guerra dai costi altissimi che durò 10 anni (dal 1979 al 1989) e che costò la vita a quasi 30.000 russi. Nemmeno la Russia di Putin può permettersi di impantanarsi in conflitto di durata, anche perché nel frattempo il fronte a lui nemico, ovvero Ue e Usa, si sta compattando e sta portando avanti piani finanziari e bellici per fiaccarne l’offensiva.
Difficile prevedere cosa succederà nei prossimi giorni, dato che il livello dei toni è al momento altissimo, e abbiamo sentito parlare anche di armi nucleari. Sia chiaro che la situazione in Ucraina è precipitata negli anni per colpe di tutti i protagonisti; da una parte Stati Uniti, NATO, Unione Europea e Ucraina dall’altra la Russia. Lo avevamo sottolineato in tempi non sospetti attraverso un articolo dal titolo “La Russia ha diverse buone ragioni per sentirsi accerchiata dalla NATO“. Le colpe le pagheranno, come sempre accade in caso di guerra, i civili a meno che non si riesca a trovare una soluzione diplomatica. Magari proprio nelle prossime 24 ore.
[di Enrico Phelipon]
Pnrr: ok preliminare Ue a prima rata da 21 miliardi all’Italia
Nella giornata di oggi è arrivato l’ok preliminare della Commissione europea alla prima rata di finanziamenti per l’Italia, da 21 miliardi di euro, del Recovery fund: Bruxelles, infatti, ha approvato una “valutazione preliminare positiva” della richiesta fatta dal nostro Paese a fine dicembre, riconoscendo il raggiungimento delle 51 tappe e obiettivi previsti nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) per il 2021. Adesso, per far sì che l’esborso avvenga c’è bisogno dell’ok da parte del Comitato economico finanziario (Cef), in seguito al quale la Commissione adotterà la decisione finale sull’erogazione del contributo finanziario.
Nasce il primo parco eolico marino d’Italia e dell’intero Mediterraneo
Nasce a Taranto il primo parco eolico marino d’Italia e dell’intero Mediterraneo. Il progetto, la cui installazione avverrà a 100 metri dalla costa e a 7 chilometri dalla città di Taranto, è nelle mani della società Renexia e si chiama Beleolico. Questo sarà formato da 10 aerogeneratori (turbine) per una capacità complessiva di 30 Mw, e sarà in grado di assicurare una produzione di oltre 58 mila MWh, quantità equivalente al fabbisogno annuo di 60mila persone residenti nella città. Ciò significa che, nell’arco di 25 anni di vita previsto per l’impianto, avverrà un risparmio di circa 730mila tonnellate di CO2.
Il parco ha iniziato a prendere definitivamente vita lo scorso settembre, con l’arrivo della nave cantiere e il posizionamento delle componenti del primo aerogeneratore, chiamato G07. Dopo l’infissione parziale nei fondali delle fondazioni monopalo di acciaio – lunghe 50 metri, spesse 4,5 metri e pesanti 400 tonnellate – sono state impiantate le torri, suddivise in quattro segmenti. Queste, alte circa 110 metri, serviranno a convogliare l’energia prodotta direttamente alla rete nazionale, attraverso un cavo sottomarino lungo due chilometri. Successivamente è stato il turno della prima turbina e infine, con il supporto di un sistema di gru, delle tre pale che gireranno spinte dal vento. Si stima che il parco, una volta terminato, sarà in grado di produrre 55.600 megawatt/anno, e renderà il porto di Taranto autosufficiente nella produzione energetica.
La presentazione del progetto di costruzione di Beleolico risale al 2008. All’epoca, però, la società si è trovata costretta ad aspettare quattro anni per l’ottenimento del via libera da parte del ministero dell’Ambiente, al fine di bypassare il parere contrariato della Regione Puglia e della Soprintendenza dei beni paesaggistici. I farraginosi processi burocratici si sono moltiplicati, anche a causa dell’avversione del Comune di Taranto, il quale ha presentato ricorso al TAR di Lecce per “illegittimità del provvedimento”. Ricorso bocciato dal Tribunale pugliese e dal Consiglio di Stato nel 2015. In più, alcune associazioni ecologiste si sono dichiarate contrarie all’impianto eolico, affermando la mancata valutazione dell’impatto sul territorio, specialmente per quanto concerne delfini e uccelli abitanti dell’area. Il tutto è andato avanti fino a oggi, anche a causa della pandemia, e Beleolico segna un passo significativo del Belpaese verso gli obiettivi del Piano nazionale energetico (Pniec) e del Piano per la transizione ecologica al 2030, su rinnovabili, efficienza energetica ed emissioni di gas serra.
[di Eugenia Greco]
Russia: la Farnesina raccomanda di lasciare il Paese
Questa mattina la Farnesina ha fortemente raccomandato “ai connazionali presenti in Russia a titolo temporaneo (turisti, studenti, persone in viaggio d’affari e simili) di organizzarsi tempestivamente per rientrare in Italia”, ricordando che restano “attivi voli con scalo a Istanbul, Doha, Abu Dhabi e Dubai”. La raccomandazione, consultabile sul sito Viaggiare sicuri del Ministero degli Esteri, fa riferimento alla chiusura dello spazio aereo italiano ed europeo ai voli provenienti dalla Russia disposta da domenica 27 febbraio.
La guerra in Ucraina fomenta la corsa alle armi in tutta Europa
Domenica 27 febbraio il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato di voler investire la cifra record di 100 miliardi di euro per la Difesa. La decisione non costituisce un caso isolato se non nelle cifre: sono diversi gli Stati europei che hanno deciso di aumentare notevolmente le proprie spese militari in ragione dell’esplosione della guerra in Ucraina a seguito dell’invasione russa. Non è esente dalla casistica l’Italia, che con il decreto legge discusso in Consiglio dei ministri venerdì 25 febbraio ha aumentato di 174,4 milioni di euro la propria spesa (già record) per le Forze Armate.
L’annuncio del cancelliere Olaf Scholz ha suscitato non poca sorpresa: domenica 27 febbraio, durante una riunione straordinaria del Bundestag, Scholz ha infatti annunciato di voler investire l’incredibile cifra di 100 miliardi di euro per le Forze Armate. “Il mondo non sarà più come prima” afferma il cancelliere durante il suo discorso, facendo riferimento all’invasione russa, che “riporta le lancette dell’orologio al diciannovesimo secolo”. La Germania rompe così con la linea cauta mantenuta in questi decenni in seguito al ruolo detenuto durante la Seconda guerra mondiale e che ha portato a un generale sottofinanziamento del contingente militare.
In questo contesto, Scholz ha anche dichiarato che le spese militari ammonteranno d’ora in poi a ben oltre la soglia minima del 2% richiesta dagli accordi dell’Alleanza Atlantica. Secondo quanto previsto da accordi stipulati nel 2006, infatti, gli Stati facenti parte della NATO sarebbero tenuti a destinare il 2% del proprio PIL alle spese di difesa. Tuttavia a dicembre 2021 erano ancora numerosi gli Stati europei dell’Alleanza che si trovavano in un range di spesa ben lontano da quello previsto nonostante le pressioni degli Stati Uniti, i quali contribuiscono per i due terzi alla spesa per la difesa di tutta la NATO.
L’Italia, dal canto suo, che per quanto riguarda gli standard NATO si è sempre tenuta intorno a poco più dell’1%, ha aumentato significativamente la propria spesa militare ben prima che scoppiasse la crisi Ucraina. Per l’anno 2022 era infatti previsto un amento di ben oltre un miliardo di euro per l’acquisto di nuovi armamenti, portano la spesa al record storico di ben 8,27 miliardi di euro. Con il decreto legge discusso venerdì 25 febbraio dal Consiglio dei ministri è stato inoltre previsto lo stanziamento di ulteriori 174,4 milioni di euro per il potenziamento dei dispositivi della NATO a seguito dell’esplosione del conflitto Ucraina-Russia. Tali spese straordinarie non costituiscono evidentemente che una parte residuale delle cifre già stanziate nella corsa agli armamenti dell’Italia di questi ultimi anni.
Poche ore fa l’alto rappresentate per la Politica estera europea Josep Borrell ha annunciato che l’Unione Europea cederà a Kiev 450 milioni di euro per l’acquisto di armi letali e 50 milioni per quello di armi non letali, segnando così un momento di svolta nella storia recente europea. Come dichiarato dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, infatti, “Per la prima volta in assoluto l’UE finanzierà l’acquisto e la consegna di armi e altre attrezzature a un paese che è sotto attacco”, abbattendo così il “tabù” della cessione di armi a un contesto di guerra da parte dell’Unione. I soldi verranno prelevati (ironicamente) dal Fondo europeo per la pace, il quale (ironicamente, di nuovo) può essere utilizzato per fornire aiuti militari.
Altri Paesi europei hanno investito notevolmente nel proprio contingente militare dopo lo scoppio del conflitto: la Grecia, per esempio, ha previsto di spendere nei prossimi quattro anni diversi miliardi di euro per sviluppare e modernizzare il proprio contingente navale, nel timore che la crescente tensione con la vicina Turchia possa portate ad un nuovo conflitto nel Mar Egeo. Dopo l’uccisione di 10 cittadini greci nella località ucraina di Mariupol, inoltre, la Grecia ha deciso di contribuire all’armamento dell’Ucraina con l’invio di aerei militari.
I Paesi europei che hanno annunciato di voler contribuire all’armamento dell’Ucraina sono numerosi: dal Belgio alla Repubblica Ceca, dalla Polonia all’Estonia e alla Lituania. Una febbrile corsa agli armamenti che ridisegna gli equilibri europei, gettandovi non poche ombre.
[di Valeria Casolaro]
Legambiente, report su tutela fauna selvatica: normativa italiana è inadeguata
Nel nuovo report La tutela della fauna selvatica e il bracconaggio in Italia Legambiente denuncia l’inadeguatezza della ormai trentennale normativa a tutela della fauna omeoterma (mammiferi e uccelli) e che regola l’attività venatoria. La legge proteggerebbe appena l’1,1% della fauna presente sul territorio e non porrebbe soluzioni adeguate a problemi quali la tutela della biodiversità e il bracconaggio. Secondo il report in Italia la gestione della fauna omeoterma è affidata per la quasi totalità ai cacciatori e solamente in parte residuale agli enti pubblici, mentre il bracconaggio alimenta un mercato d’affari che oscilla tra i 50 e i 70 milioni di euro.
Russia: quasi 6000 arresti fra i manifestanti no war
Domenica 27 febbraio la polizia russa ha arrestato oltre 2000 manifestanti scesi nelle strade del Paese per protestare contro la decisione di Putin di invadere l’Ucraina. Dall’inizio delle ostilità, avvenuto il 24 febbraio scorso, si contano così quasi 6000 arresti e più di 50 città coinvolte nelle manifestazioni. A riportarlo è la ong OVD-Info, realtà impegnata in Russia nella tutela dei diritti umani e, nello specifico, nel sostegno ai perseguitati politici.
Iron Beam: il “muro laser” di Israele
Naftali Bennett, in un discorso all’Istituto per gli studi sulla sicurezza nazionale di Tel Aviv, ha annunciato il nuovo sistema di difesa di Israele: Iron Beam, “raggio di ferro”, altrimenti chiamato Laser Wall. In un primo momento il sistema di difesa affiancherà il famoso Iron Dome, la “cupola di ferro”, ovvero una vasta gamma di radar, sensori e batterie missilistiche utilizzate per intercettare i razzi in volo; in futuro, invece, il sistema di difesa sarà interamente costituito da armi laser che schermeranno l’intero territorio governato da Israele. Il “muro laser” dovrebbe entrare in funziona a partire dal prossimo anno.
«Questo ci permetterà, nel medio-lungo termine, di circondare Israele con un muro laser che ci difenderà da missili, razzi, UAV e altre minacce che essenzialmente porteranno via la carta più forte che i nostri nemici hanno contro di noi», ha detto Bennett durante il discorso di presentazione.
Durante il discorso e la presentazione del “muro laser”, il Primo Ministro Bennet si è scagliato con forza e aperta ostilità nei confronti dell’Iran: «La campagna per indebolire l’Iran è iniziata. Questa campagna è in tutte le dimensioni: azioni nucleari, economiche, cibernetiche, aperte e segrete, da sole e in cooperazione con gli altri. Più debole è l’Iran, più deboli sono i suoi delegati. Più affamato è il polpo, più i suoi tentacoli si avvizziscono». Secondo Bennet la schermatura laser è da considerarsi come un asso nella partita contro l’Iran, permettendo ad Israele di sventare attacchi nemici «con un impulso elettrico che costa pochi dollari». Inoltre, Israele si dice pronto a condividere la tecnologia con gli alleati nella regione mediorientale in chiara ed esplicita funzione anti-iraniana.
I primi test che sono stati fatto dall’esercito avrebbero assicurato il 100% di precisione alla distanza di 1 chilometro. Sebbene la sperimentazione sia stata effettuata montando la tecnologia laser su piccoli aerei che hanno centrato vari e diversi obiettivi in volo, la volontà espressa dal ministero della difesa è quella di costruire armi laser con una potenza di 100 kilowatt ed una portata di 20 chilometri.
Iron Beam high-energy laser (HEL), sviluppato da Rafael Advanced Defense Systems, permetterebbe di abbattere gli enormi costi che servono per tenere attiva e in funzione la “cupola di ferro” e sarebbe di una efficacia maggiore, distruggendo il bersaglio nemico circa quattro secondi dopo che i due laser a fibra ottica ad alta energia vi siano entrati in contatto.
Le armi ad energia diretta sono in rapido sviluppo in tutte le maggiori potenze mondiali e sono parte della nuova corsa agli armamenti. Dal Rapporto sul mercato globale dei sistemi d’arma laser 2022 si legge che il valore di questo settore ammonta attualmente a 4,81 miliardi di dollari e che nel corso dell’anno crescerà fino 5,39 miliardi; le proiezioni attuali indicano che nel 2026 il mercato delle armi laser varrà circa 8,53 miliardi di dollari.
Oltre la già citata israeliana Rafael Advanced Defense Systems, tra i principali attori nel mercato globale dei sistemi d’arma laser sono Applied Technology Associates, Boeing, Elbit Systems Ltd., General Atomics, BAE Systems, Lockheed Martin Corporation, MBDA, Northrop Grumman Corporation, Raytheon Technologies Corporation, Rheinmetall AG, Thales Group, Kratos, Leidos, Leonardo.
[di Michele Manfrin]








