La maggioranza dei parlamentari fa capo a gruppi che hanno espresso con una retorica inequivocabile la contrarietà all’invio di armi a Kiev. Si tratta dei gruppi di Forza Italia, Lega e Movimento 5 Stelle, che contano rispettivamente un totale di 368 parlamentari alla Camera, su un totale di 630, e 186 (su 321) in Senato. A questi va poi aggiunta quella parte del Gruppo Misto afferente ad Alternativa e a Potere al Popolo che hanno espresso pareri simili. Il totale, solo tra FI, M5S e Lega ammonta a 554 parlamentari, quasi il 60% del totale. Eppure, quando richiesta, è sempre stata concessa la fiducia alle mozioni del Governo, compreso riguardo la questione dell’invio di armi in Ucraina.
Tra il dire e il fare c’è di mezzo il rischio della crisi di Governo: è infatti un’anomalia tutta italiana quella per la quale un voto di sfiducia comporti automaticamente la caduta dell’intero esecutivo. Tuttavia non si spiega altrimenti il comportamento contraddittorio dei principali partiti riguardo le questioni di fiducia poste dal Governo, tra le quali anche l’invio di armi in Ucraina.
Matteo Salvini ieri ha dichiarato con fermezza di aver «ribadito al presidente Draghi che io di mio, con le mie responsabilità, sto percorrendo tutti i canali e i rapporti che ho coltivato negli anni per arrivare a uno stop alle armi». Tuttavia, alla domanda diretta «Chiederete il voto sulle armi?» il leader della Lega risponde che «No, non mi sembra che arrivino delle comunicazioni, non mi sembra che siano previsti voti», per poi aggiungere «Non c’è niente da votare, io non commento le ipotesi».
Stessa solfa per quanto riguarda il Movimento 5 Stelle, il cui presidente Giuseppe Conte ha accuratamente evitato di esprimere posizioni nette riguardo l’invio di armi in Ucraina. Il documento redatto al termine dell’ultima riunione dei vertici del Movimento riporta infatti come si ritenga “assolutamente opportuno che l’Italia, dopo avere già inviato varie forniture comprensive anche di armamenti per consentire all’Ucraina di esercitare il diritto alla legittima difesa di cui all’art. 51 della Carta delle Nazioni Unite, concentri adesso i suoi sforzi sul piano diplomatico”. L’invio delle armi appare quindi implicitamente considerato legittimo: di certo non figura qui condanna esplicita da parte del Movimento.
Il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi non è stato da meno: durante il comizio tenutosi lunedì sera ha espresso posizioni apparentemente molto nette contro l’invio di armi, sottolineando come questo implichi la nostra automatica presenza in un contesto di guerra. «Siamo in guerra anche noi perché gli mandiamo le armi, adesso dopo le armi leggere mi hanno detto che gli mandiamo carri armati e cannoni pesanti, lasciamo perdere. Cosa significa tutto questo? Che avremmo dei forti ritorni dalle sanzioni sulla nostra economia e ci saranno danni ancora più gravi in Africa e allora è possibile che si formino delle ondate di profughi e questo è un pericolo derivante dalla guerra in Ucraina». La preoccupazione espressa sembra quindi forte: peccato che nemmeno Forza Italia si sia pronunciata riguardo il voto parlamentare.
A dissipare qualsiasi dubbio vi è la nota del Copasir, che considera l’invio di armi in Ucraina “in linea con le indicazioni e gli indirizzi dettati dal Parlamento“, riferendo riguardo al terzo decreto (secretato) sull’invio di materiale bellico. Tutto il resto, quindi, è solo politica.
Nella contrarietà ribadita da Recep Tayyip Erdogan all’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO non c’è alcun principio politico legato al mantenimento della pace, ma solo la richiesta di avere le mani libere nel condurre l’altra guerra che sta a cuore al presidente turco: quella contro i curdi in Siria e Iraq. Lo ha fatto intendere senza misteri: «Non abbiamo chiuso le porte all’adesione all’Alleanza, ma stiamo sollevando il problema della sicurezza in Turchia», riferendosi al popolo curdo e in particolare alle organizzazioni, ritenute terroristiche da Ankara, che lottano per l’autonomia del Kurdistan: il PKK (Partito dei lavoratori curdi) e i suoi bracci armati YPG e YPJ, secondo Erdogan «sostenuti apertamente dai due paesi scandinavi» e presenti in Turchia, Iraq e Siria. D’altronde Erdogan in una dichiarazione rilasciata lo scorso 20 aprile era stato chiaro sulle intenzioni che lo guidano: «Prima o poi spaccheremo la testa al PKK». Un disegno che in verità la Turchia sta portando avanti da tempo, bombardando senza sosta i territori curdi in Siria e Iraq e, secondo alcune denunce, utilizzando anche armi chimiche vietate. La contrarietà all’allargamento della NATO appare quindi una mossa di puro opportunismo, pronta ad essere ritirata quando da parte dei partner atlantici avrà ottenuto l’implicito via libera a decapitare quelle stesse organizzazioni curde che, per conto degli occidentali stessi, hanno guidato la resistenza contro l’Isis in Siria.
«Manderemo una delegazione di diplomatici per discutere della situazione con la Turchia e trovare una via d’uscita», ha dichiarato il ministro della Difesa finlandese. Nel momento in cui arrivassero delle garanzie da parte dei paesi scandinavi e, per estensione, dei membri NATO sui punti avanzati dalla Turchia, quest’ultima potrebbe tornare sui propri passi, permettendo l’ingresso nell’Alleanza a Finlandia e Svezia, definiti da Erdoğan come “alberghi per terroristi” poiché accusati di dare asilo ai militanti del PKK e YPG. Negli ultimi mesi, e in particolare da quando gli occhi della comunità internazionale sono puntati sull’Ucraina, la Turchia ha attaccato quasi incessantemente i curdi in Iraq e in Siria, due dei paesi in cui è presente il gruppo etnico, il più esteso (40 milioni di persone) al mondo privo di un proprio territorio riconosciuto a livello internazionale, vittima di violente persecuzioni nel corso della storia. Turchia, Siria e Armenia sono gli altri paesi in cui sono dislocati prevalentemente i curdi. Tra questi cinque stati sorge l’area che prende il nome di Kurdistan, il territorio abitato anticamente dal gruppo etnico al centro di rivendicazioni indipendentiste.
Kurdistan
Tra il 17 e il 18 aprile scorso, l’esercito turco ha lanciato un’offensiva contro le basi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK) nel nord dell’Iraq e ha compiuto una serie di raid anche nel Rojava, nel nordest della Siria. Cos’hanno in comune le due regioni? Rappresentano i due territori controllati dai curdi con maggiore autonomia politica. Nel 2012, il cosiddetto Kurdistan iracheno venne riconosciuto come regione federale dell’Iraq. Seguì poi il Rojava, o Kurdistan siriano, che acquisì uno status simile, diventando una regione autonoma de facto e quindi non riconosciuta ufficialmente dal governo centrale. I due territori rappresentano delle esperienze di autonomia e confederalismo democratico che alimentano la volontà di indipendenza da parte dei curdi in Turchia e due pilastri su cui potrebbe fondarsi il futuro Stato, riconosciuto a livello internazionale, del Kurdistan. Per questo motivo rappresentano gli obiettivi principali delle offensive militari lanciate da Ankara.
Mappa Iraq. In rosso il confine del Kurdistan iracheno.
In Iraq, la Turchia giustifica da anni le sue incursioni sostenendo l’incapacità da parte di Baghdad di impedire al PKK, organizzazione politica e paramilitare nata ad Ankara negli anni ’70 con l’obiettivo dell’indipendenza, di lanciare eventuali attacchi contro il territorio turco dalla regione autonoma del Kurdistan, dove il gruppo ha basi e campi di addestramento. Erdoğan ha garantito pubblicamente di aver ricevuto l’appoggio del governo centrale iracheno per l’attacco del 18 aprile scorso. Poco dopo è arrivata la smentita di Baghdad, che ha condannato l’operazione militare e ha convocato l’ambasciatore turco. “Negli ultimi anni la Turchia sta avanzando sempre più in profondità. Oggi le incursioni si spingono fino a 25 chilometri dal confine, dove Ankara sta costruendo avamposti militari e infrastrutture, pianificando dunque una presenza a lungo termine nella regione”, ha dichiarato Yerevan Saeed, ricercatore dell’Arab Gulf states institute di Washington. L’obiettivo attuale di Ankara è costruire una zona cuscinetto in Iraq, “per garantire la stabilità e la sicurezza del territorio turco”.
Tuttavia, ciò che sta accadendo fa parte di una campagna più ampia, che coinvolge anche la Siria e mira a combattere l’Unità di Protezione popolare (YPG), gruppo armato curdo-siriano che tra il 2014 e il 2016 divenne il principale alleato delle potenze occidentali nella lotta allo Stato Islamico, contribuendo alla sua momentanea sconfitta. L’YPG e la sua unità femminile YPJ, accomunati al PKK dalla voglia di indipendenza del Kurdistan, furono sostenuti in particolar modo da Washington, che ancora oggi mantiene relazioni formali con i due gruppi e nel 2019 si è impegnata per una tregua volta a fermare gli attacchi turchi. A fine aprile, annunciando nuove operazioni in Siria, Erdoğan ha dichiarato che «prima o poi» riuscirà a spaccare anche la testa del gruppo terroristico che si prepara a crescere in alcune aree del paese, riferendosi proprio all’Unità di Protezione popolare che, durante gli anni della lotta al terrorismo, colpì in positivo l’opinione pubblica occidentale, la quale mostrò riconoscenza per la resistenza posta in essere nei confronti del nemico comune. Oggi, però, il nemico non è più comune: i gruppi curdi, siriani e iracheni, si trovano ad affrontare gli attacchi della Turchia (paese NATO) nel silenzio e, se la strategia di Erdoğan dovesse realizzarsi, nel benestare internazionale, soprattutto relativo a quella parte di comunità che si è impegnata a sanzionare un paese invasore a poche ore dall’attacco, ignorando invece le incursioni di un alleato che da anni provocano morte e distruzione, negando il principio di autodeterminazione dei popoli.
La senatrice Stefania Craxi di Forza Italia è stata eletta nuovo presidente della Commissione Esteri del Senato, superando nel segreto dell’urna quello che doveva essere il candidato unitario dell centro-sinistra, Ettore Licheri del Movimento 5 Stelle. L’elezione è avvenuta alla seconda votazione, con la Craxi che ha raccolto 12 voti contro i 9 del concorrente. Si tratta di una sconfitta politica notevole per i 5 Stelle che, dopo aver espulso dal movimento e partecipato alle dimissioni di massa che hanno esautorato il precedente presidente Vito Petrocelli, finito nel calderone mediatico in quanto accusato di essere “filo-Putin” non sono riusciti a fare eleggere un altro membro del partito, nonostante sul nome di Licheri ci fosse teoricamente l’accordo con il resto della coalizione.
L’amministrazione Biden ha annunciato che alleggerirà alcune delle restrizioni imposte a Cuba da Trump durante la sua presidenza. In particolare, il Dipartimento di Stato americano ha affermato che verrà ripristinato il Cuban Family Reunification Parole, il programma di ricongiungimento familiare, potenzierà la capacità dei servizi consolari e aumenterà i viaggi autorizzati. Pur segnando un cambiamento nella politica statunitense nei confronti di Cuba, il ministro degli Esteri cubano ha definito la decisione di Washington “un passo limitato nella giusta direzione”, che non cambia l’embargo né “la maggior parte delle misure coercitive di massima pressione” imposte da Trump.
C’è una campanella che spesso fa paura ai genitori: quella della ricreazione. Tra preparativi, grembiuli e zainetto, non bisogna dimenticare di dare ai propri bambini una merenda che copra circa l’8-10% dell’apporto calorico del fabbisogno giornaliero. È questa infatti la raccomandazione delle Linee Guida del Ministero della Salute riguardanti proprio la ristorazione scolastica: “È opportuno distribuire uno spuntino a metà mattina con l’obiettivo di dare al bambino, nella pausa delle lezioni, l’energia necessaria a mantenere viva l’attenzione senza appesantire la digestione e consentirgli di arrivare a pranzo con il giusto appetito. Tale spuntino deve fornire un apporto calorico pari all’8% – 10% del fabbisogno giornaliero ed essere costituito preferibilmente da frutta e ortaggi di semplice consumo”.
Merendine confezionate
Pertanto, in primis è importante sapere quali siano gli alimenti che i bambini solitamente mangiano per merenda. Sono cibi salutari oppure si può fare di meglio? Purtroppo troppo spesso le mamme infilano nello zaino dei bambini delle merendine confezionate, comode perché già pronte e salva tempo. Ma come immaginerete c’è un problema, anzi due: in primo luogonon esiste merendina in commercio che sia adeguata come apporto calorico rispetto alle raccomandazioni delle Linee Guida che abbiamo citato pocanzi. In secondo luogo, queste merendine non sono sane perché tutte contengono zuccheri in eccesso e spesso anche troppi grassi, per non parlare di additivi, conservanti, aromi, addensanti chimici e così via. Di seguito, un esempio di merendine confezionate cariche di zuccheri aggiunti, con un quantitativo eccessivo di calorie (più di 400 kcal per 100 grammi), e con una serie lunghissima di ingredienti e additivi industriali come olio di palma, sciroppo di glucosio-fruttosio, aromi, destrosio, lattosio e altro.
[Merendina contenente ben 34 grammi di zuccheri aggiunti (pari a 7 cucchiaini), oltre 400 calorie e latte industriale]
Succhi di frutta confezionati
Occorre prestare attenzione del resto anche ai succhi di frutta confezionati, dove spesso si ritrova addirittura dello zucchero aggiunto, come nel prodotto qui di sotto in foto (i succhi di frutta sono già dolci in quanto gli zuccheri della frutta si co
ncentrano, spremendola, ed eliminando le fibre). Chiaramente non possono costituire una merenda sana, quando vengono addizionati con lo zucchero. Nel prodotto qui in foto noterete che l’azienda produttrice ha apposto persino un bollino di avvertimento sulla confezione, per comunicare ai genitori che il prodotto potrebbe causare obesità nei bambini e che se ne dovrebbe fare un uso moderato. Sarebbe una merenda molto sana invece se il succo di pera fosse puro, o meglio ancora se venisse mangiato il frutto intero.
[Brik di succo alla pera da 200 ml contenenti ben 29 grammi di zuccheri, pari a 6 cucchiaini di zucchero]
Bibite dolcificate
Le bibite dolcificate nell’alimentazione dei bambini, compreso il tè freddo per l’estate, non sono assolutamente consigliate. Al contrario, l’uso regolare è un fattore di rischio per l’obesità. Infatti un solo bicchiere di bevanda zuccherata contiene circa 20 grammi di zucchero, quindi 80 calorie (pari a 4 cucchiaini di zucchero). Come disabituare allora i bambini all’utilizzo di queste bevande? Non comprandole. Occhio non vede, cuore non duole. Inoltre, sarebbe utile che nei distributori automatici delle scuole queste bevande non entrassero; il che è possibile sensibilizzando correttamente i dirigenti scolastici di Istituto a rifornire i distributori con merendine più sane. Alcuni istituti hanno già adottato delle misure positive in tal senso. Per di più, la maggior parte di queste bevande contiene l’acido ortofosforico, un acido debole in grado di mobilizzare il calcio dalle ossa, e l’acido fosforico, uno dei motivi per cui queste bevande non appaiono al gusto eccessivamente dolci, nonostante gli zuccheri ci siano e vadano tutti nel sangue.
Creme spalmabili
I bambini le adorano e anche gli adulti. Peccato che quelle più conosciute e acquistate siano proprio quelle meno salutari. Per anni il mercato delle creme spalmabili è stato dominato da aziende che vendono creme con zucchero e olio di palma per oltre il 70% del prodotto, e appena una spruzzatina di nocciole e cacao. Fortunatamente però, da alcuni anni sul mercato sono state introdotte anche creme con contenuti di nocciole che superano il 45% e talvolta arrivano al 60% del prodotto o persino al 100%. Rimane sempre valido il fatto che una crema spalmabile si possa preparare anche in casa, con poco sforzo e ingredienti di qualità. In rete troverete facilmente la ricetta per la preparazione.
Optiamo per merende più sane o fatte in casa
La frutta fresca costituisce l’opzione migliore in assoluto. I bambini, in particolare, dovrebbero mangiare uno o 2 frutti al giorno e una varietà di verdure. Pertanto, una buona occasione di aderire a questo schema, è proprio quella di dare loro per merenda della frutta fresca, meglio se di stagione. In queste settimane, ad esempio, è il momento delle fragole, per cui non c’è nessuna controindicazione nel consumarle, tranne ovviamente in caso di allergia. Le fragole hanno pochissime calorie (solo 27 Kcal ogni 100g) e sono ricche di vitamina C e sali minerali. Banane, mele e pere vanno sempre bene e se possibile abituiamo i nostri figli ad assaggiare ed apprezzare i frutti di ogni stagione: pesche, albicocche, ciliegie, kiwi (che a Maggio è di stagione), arance durante l’inverno ecc.
Un’altra opzione molto salutare è costituita dallo yogurt e dalla frutta secca, anche in combinazione volendo. Si consiglia di servire loro però soltanto yogurt bianco naturale (meglio se intero), quelli alla frutta contengono sempre zuccheri aggiunti e aromi in quantità. Abituare i bambini ad un gusto dolce più intenso di quello della frutta o di altri alimenti naturali (come le prugne secche o i datteri per esempio) è considerato dagli esperti di nutrizione un grave errore, in quanto altera in maniera spesso irreversibile e definitiva i gusti alimentari del bambino, che propenderà poi (anche in età adulta) per i sapori eccessivamente dolci o salati delle merendine industriali. Il Prof. Franco Berrino, grande esperto di salute e alimentazione, ha spesso avvertito che abituarsi allo zucchero è paragonabile ad una droga, in quanto attiva nel nostro cervello gli stessi recettori (oppioidi) attivati dalla cocaina e da altre sostanze che creano dipendenza. Una merenda di yogurt con qualche gheriglio di noce, nocciola o mandorla tritata dentro è senz’altro un’opzione salutare e adeguata per il fabbisogno nutritivo dei bambini. Anche la frutta secca dolce, come le prugne secche, le albicocche secche, i datteri o i fichi secchi, l’ananas e la mela essiccata, sono tutte opzioni salutari in grado di dare energia ma senza produrre gli effetti deleteri dello zucchero sulla glicemia e l’insulina. Questi cibi infatti hanno ancora tutte le fibre, gli antiossidanti, le vitamine e i minerali, che svolgono un’azione modulatrice nell’assorbimento degli zuccheri nel corpo.
Una volta alla settimana potete concedere al vostro bambino qualcosa che forse per lui è più sfizioso. Ecco alcuni altri esempi di merenda golosa (da far ruotare nell’arco del mese):
Biscotti e torta fatti in casa. La preparazione casalinga sarà salutare perchè potrete scegliere al meglio gli ingredienti e ridurre le dosi di zucchero nella ricetta. Giocate d’anticipo e preparate la torta nel week end, sarà poi pronta per tutta la settimana. I biscotti, invece, durano qualche giorno in più e possono essere distribuiti nell’arco di 2 settimane. Sarebbe meglio non utilizzate la solita farina 00 per fare i biscotti ma optare per farine più integrali e ricche di nutrienti come quella di grano saraceno, di mais integrale, di avena, di farro o di farina di grano tipo 2. È buona cosa inserire sempre anche nocciole tritate negli impasti, grattugiare scorze di limone e qualche pizzico di cannella o zenzero, per dare un nutrimento davvero completo e più aromi naturali, che consentono di ridurre il quantitativo di zucchero. Inoltre, è importante che i biscotti abbiano uno spessore sottile, in questo modo la cottura in forno potrà essere di soli 10-15 minuti ed eviterete di danneggiare i grassi buoni del prodotto su tutta la superficie esterna. A proposito, usate sempre le uova per preparare torte e biscotti. No a margarina, olio di girasole o oli vegetali di alcun genere nelle cotture in forno (tranne quelli ad alto contenuto di antiossidanti come l’extravergine di oliva): i loro grassi insaturi infatti si alterano velocemente col calore, al contrario dei grassi saturi di burro e uova che resistono bene alle alte temperature e non si ossidano. I grassi ossidati sono proprio uno dei principali fattori di infiammazione e di danno cardiovascolare. Infine sarebbe utile utilizzare poco zucchero per l’impasto e possibilmente solo integrale di canna (da non confondere con quello grezzo di canna, che è raffinato).
2 – Frutta e macedonia: una merenda sana e allo stesso tempo apprezzata dai bambini. Da preparare la mattina con 2-3 frutti diversi, si può unire con succo di arancia o limone per conservarla qualche ora (l’acido citrico e la vitamina C impediscono l’ossidazione del frutto). Procuratevi dei contenitori di plastica colorati e facili da aprire. Se avete davvero poco tempo potrete sempre dare ai bambini un frutto: nutriente, sana e pratica.
3 – Barrette di cerealifatte in casa. Oppure un mix di frutta secca con qualche cubetto di cioccolato. Una merenda golosa e ricca di sali minerali ed energia.
4 – Alternate alle merende dolci quelle salate: una focaccia (meglio se fatta in casa, ma va bene anche comprata fresca dal panettiere) oppure un piccolo panino al prosciutto. La sera prima avete cucinato delle verdure grigliate? Tenetene un po’ da parte per farcire un panino insieme a qualche fetta di salume (privilegiate crudo, speck e bresaola fra i tanti disponibili) e qualche cubetto di Grana o Parmigiano. È sicuramente una merenda nutriente e adeguata alle esigenze dei bambini.
Infine se siete genitori intraprendenti e con la passione per i fornelli, vi sono ancora tante altre opzioni percorribili per merende (e colazioni) autoprodotte e sane, di cui senz’altro potrete trovare in rete molte ricette, come i biscotti senza zucchero, i muffin, plum-cake, frullati e molto altro.
La Fda (Food and Drug Administration), ovverosia l’organo statunitense che regola i prodotti farmaceutici, ha autorizzato l’uso della dose booster del vaccino anti-Covid della Pfizer nei bambini rientranti nella fascia di età 5-11 anni. Una “singola dose di richiamo”, comunica in tal senso la Fda, potrà essere somministrata almeno 5 mesi dopo il completamento del ciclo primario che prevede la sottoposizione a due dosi del vaccino Pfizer. Adesso dunque si attende la conferma da parte del Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), l’organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti: durante una riunione, prevista per giovedì, gli esperti dovrebbero discutere di tale questione.
Il General Data Protection Regulation (GDPR) dell’Unione Europea è entrato in azione il 28 maggio 2018 e avrebbe dovuto rivoluzionare radicalmente il modo in cui i dati dei cittadini europei venivano maneggiati dalle Big Tech. Qualche miglioramento s’è effettivamente registrato, tuttavia l’impatto del pacchetto normativo non è stato in grado di preservare la privacy delle persone, le quali sono ancora oggi vittime degli abusi perpetrati da potenti aziende straniere. Le “armi” progettate dall’UE per tutelare i deboli si sono smussate infatti contro l’ostacolo di una burocrazia inefficiente e di...
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“Le domande delle parti ricorrenti che avevano quale presupposto la dichiarazione di illegittimità dei provvedimenti di sospensione impugnati, in seguito all’entrata in vigore della nuova normativa, hanno perso di attualità nel senso che non sono più supportate da un interesse giuridicamente rilevante alla pronuncia sia per quanto riguarda l’azione cautelare sia per quanto riguarda la domanda di merito, poiché devono ritenersi essere state soddisfatte dal legislatore prima ancora che in sede giudiziale”: è quanto si legge all’interno di una recente sentenza del Giudice del Lavoro di Treviso, il dott. Massimo Galli, dalla quale emerge che il legislatore abbia implicitamente riconosciuto che la sospensione degli insegnanti non vaccinati fosse illegittima. Infatti, il giudice ha sostanzialmente ritenuto non necessario esprimersi sul ricorso relativo alla sospensione dalle funzioni e dalle retribuzioni presentato da diversi docenti trevigiani dato che, a fornire una risposta alle tesi da loro sostenute, sarebbe stato direttamente il legislatore.
Quest’ultimo avrebbe praticamente sconfessato la normativa che disponeva la sospensione dei docenti non vaccinati, stabilendo indirettamente che essa non fosse necessaria. In tal senso, secondo il giudice il nuovo decreto legge 24/2022 avrebbe sostanzialmente disposto in maniera retroattiva la riammissione sul luogo di lavoro degli insegnanti non vaccinati, in quanto nella sentenza si legge che “il risultato dell’introduzione di tale nuova disciplina per quanto rileva ai fini del presente giudizio consiste dunque nell’abrogazione della sanzione della sospensione con effetto retroattivo dal 15 dicembre 2021“: in altre parole, l’abrogazione della sanzione dovrebbe considerarsi effettiva dal 15 dicembre 2021. È proprio questa la data che la precedente normativa indicava come giorno di inizio dell’obbligo vaccinale per i docenti e delle relative sanzioni per gli inadempienti, che sulla base di tale interpretazione il legislatore avrebbe sconfessato.
Avendo dunque, secondo il giudice, il nuovo decreto effetto retroattivo ed essendo quindi decaduta la sospensione già dal 15 dicembre 2021, gli insegnati che hanno effettuato il ricorso avrebbero diritto a ricevere le retribuzioni che sono state loro negate in seguito alla sospensione prevista dalla vecchia normativa. Si tratta di una logica conseguenza che, seppur non esplicitamente precisata nel testo della sentenza, appare ovvia. «In termini concreti il cauto, ma chiaro giudice trevigiano, ha statuito che il personale scolastico che non ha accettato la vaccinazione ha diritto alle retribuzioni non percepite dalla data della sospensione perché il legislatore ha riconosciuto, confessoriamente, il fondamento della tesi da me sostenuta nella causa, che la sospensione non fosse necessaria», ha infatti affermato l’avvocato che ha difeso i docenti trevigiani Mauro Sandri. «La prossima settimana, dopo avere effettuato i conteggi, notificherò al Ministero della Pubblica Istruzione la richiesta di pagamento degli stipendi arretrati per i tantissimi docenti di varie scuole della Provincia di Treviso che ho avuto ed ho l’onore di assistere», ha a tal proposito fatto sapere l’avvocato, sottolineando che «la causa prosegue per ottenere anche il pagamento dei danni non patrimoniali, comunemente definiti danni morali».
Il Parlamento finlandese ha approvato, con la stragrande maggioranza dei voti, la proposta relativa alla richiesta di adesione alla NATO: nello specifico, 188 sono stati i voti a favore ed 8 quelli contrari. L’approvazione, arrivata dopo che nella giornata di ieri la Svezia ha confermato la sua intenzione di aderire alla NATO, è stata anche commentata dalla prima ministra finlandese Sanna Marin, che tramite un tweet ha parlato di «forte sostegno da parte del Parlamento».
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