sabato 17 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 1347

Crisi Ucraina, Guerini: da domani Italia potenzierà presenza militare in Romania

0
L’Italia da domani potenzierà la propria presenza militare in ambito Nato in Romania, raddoppiando il numero dei velivoli Eurofighter già operanti nell’attività di airpolicing: è quanto comunicato dal ministro della Difesa Lorenzo Guerini, il quale tramite una nota ha appunto fatto sapere che il potenziamento faccia parte del “rafforzamento della postura di deterrenza sul fianco est dell’Alleanza” e che, nello specifico, “ulteriori 4 aeroplani verranno inviati nella base di Mihail Kogălniceanu di Costanza”. Il potenziamento è stato deciso ieri dal governo, il quale ha “approvato una serie di significative misure che prevedono il rafforzamento della postura militare sul fianco est a seguito dell’inaccettabile e ingiustificata aggressione della Russia all’Ucraina”.

Latte di patate: la nuova moda alimentare in arrivo sul mercato

0

Periodicamente vengono lanciate sul mercato nuove mode culinarie, per far salire le vendite dell’industria alimentare su particolari settori che sfruttano il marketing ingannevole, frutto di bugie o comunque di mezze verità. Basti ricordare la moda del sale dell’Himalaya, quello che veniva descritto come salutare e ricco di mille benefici ma che alla fine, dopo tanto clamore, si è rivelato un sale comune di roccia dalla composizione per nulla differente rispetto a quella del comune sale marino. L’unica caratteristica che li distingue è il tipico colore rosa, dato dalla ruggine, del sale himalayano. Il sale infatti, contiene anche ferro fra i vari minerali, ma quando il ferro si ossida si forma la ruggine (tecnicamente in chimica il nome esatto è ossido di ferro) e, com’è possibile immaginare, non ha alcuna proprietà salutare per il corpo; semmai produce l’effetto contrario: è nociva.

Altro trend di alcuni anni fa furono le bacche di Goji, che sembravano essere un cibo miracoloso e alla fine si sono rivelate per quello che sono: una bacca piena di pesticidi coltivata in maniera intensiva in Cina ed esportata in tutto il mondo, con meno vitamine e antiossidanti della comune mora e dei mirtilli.

Negli ultimi tempii è esplosa anche la moda del latte vegetale come sostituto più salutare del latte vaccino. Tuttavia, il latte di mandorle ad esempio, conteneva appena il 2% di mandorle e una gran quantità di zucchero, aromi, additivi aggiunti e acqua.

Oggi però, la nuova trovata è il latte di patate e presto verrà dipinto dal marketing come l’alternativa più sana e sostenibile per l’ambiente, al latte di mucca. Ma anche questa volta sarà solo una fregatura a cui molti abboccheranno. Una azienda svedese lo ha già prodotto e lanciato sul mercato in Svezia, nel Regno Unito e presto arriverà anche in Italia e in tutti gli altri mercati del mondo occidentale.

Ma perché sarà una fregatura? 

Il “latte” di patate è la creazione di Eva Tornberg, professoressa e ricercatrice presso l’Università di Lund. Nel 2017, ha trovato il modo per trasformare delle normalissime patate in un drink vegetale. Il “latte” è ottenuto mischiando le patate con olio di colza. Riscaldando la mistura, secondo specifiche modalità, è possibile ottenere un “latte” particolarmente cremoso. La bevanda è stata commercializza in una formula che contiene anche proteine di piselli, maltodestrine (zuccheri), fibra di cicoria e aromi naturali, oltre all’aggiunta di vitamine D, B12 e acido folico.

L’illusione di un prodotto salutare e sostenibile

Ovviamente il marketing di questo prodotto punterà tutto sul fatto che il latte di patate, rispetto ad altre bevande a base vegetale e al latte di mucca, è adatto a una gamma più ampia di persone perché non contiene i più comuni e diffusi allergeni alimentari, come la soia (latte di soia), la frutta a guscio (latte di mandorle o noci), il glutine (latte di avena) e il lattosio (latte di mucca). Riguardo la maggiore sostenibilità ambientale si dirà che rispetto ad altre coltivazioni come la soia e l’avena le coltivazioni di patate richiedono meno acqua e meno ettari di terra per la stessa resa. Potrebbe essere vero, ma va messo in conto anche tutto ciò che viene aggiunto nella produzione di questa bevanda e il conseguente impatto ambientale: come per l’olio di colza o gli aromi, ad esempio.

Il vero inganno però è questo: il contenuto reale di patate nel prodotto è talmente esiguo (6%) che bisogna “arricchirlo” con vitamine e proteine derivanti un’altra fonte (piselli). Inoltre, senza zuccheri e aromi, il suo sapore sarebbe quello di acqua sporca. Senza dimenticare il fatto che le patate sono naturalmente a basso contenuto di grassi e pertanto  viene aggiunto del grasso extra, l’olio di colza (parliamo della versione uscita sul mercato in Svezia e Regno Unito).

Si può concludere quindi, che il latte di patate è solo un’illusione, che non può essere considerata una valida alternativa nutrizionale al latte di mucca; e quando arriverà sul mercato anche in Italia, continuare a comprare semplicemente delle buone patate, potrà far ottenere i veri benefici e i nutrienti di questo prezioso alimento.

[di Gianpaolo Usai]

Ucraina: Mosca accusa Kiev di rifiutare negoziato, niente tregua

0

L’Ucraina si sarebbe rifiutata di negoziare con la Russia, motivo per cui oggi pomeriggio sarebbe ripresa l’avanzata delle truppe di Mosca: a riportarlo è l’agenzia di stampa Tass, la quale si rifà alle parole che sarebbero state pronunciate dal portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Quest’ultimo, nello specifico, avrebbe affermato che mentre ieri pomeriggio in virtù degli «attesi colloqui con la leadership ucraina, il comandante in capo supremo e il presidente della Russia avevano dato l’ordine di sospendere l’avanzata delle principali forze armate russe», adesso, siccome «essenzialmente la parte ucraina ha rifiutato i colloqui, l’avanzata delle principali forze russe è ripresa secondo il piano operativo».

La distribuzione dei fondi del PNRR scatena la lotta tra i piccoli comuni

1

Per ovviare allo spopolamento e alla conseguente “estinzione” di numerosi comuni e borghi storici italiani sono stati stanziati 420 milioni di euro nell’ambito del Piano Nazionale Borghi previsto dal PNRR. Tali fondi saranno destinati ad interventi di rivalutazione di 21 comuni, uno per ogni regione, per un totale di 20 milioni di euro a comune. L’assegnazione di tali cospicue cifre ha sollevato non poche polemiche tra i sindaci dei comuni esclusi dalla selezione, i quali lamentano la necessità di interventi diffusi sul territorio piuttosto che mirati a singole e minuscole realtà.

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza prevede lo stanziamento di un miliardo di euro per il Piano Nazionale Borghi, iniziativa volta a valorizzare comuni e borghi italiani. In particolare, 420 milioni di euro saranno destinati ai comuni “a rischio estinzione” per via dello spopolamento. Con i fondi ottenuti i comuni potranno dare vita a “progetti pilota per la rigenerazione culturale, sociale ed economica dei borghi a rischio abbandono o abbandonati, tramite la realizzazione di un numero limitato di interventi di carattere esemplare”. Sono 21 i comuni che trarranno beneficio da questo provvedimento, per un totale di circa 20 milioni di euro da destinare a ciascuna amministrazione. Si tratta di cifre ingenti per borghi che, in alcuni casi, contano una popolazione di poche decine di individui. Per tale motivo sono state numerose le polemiche e le critiche da parte dei sindaci dei comuni esclusi dalla selezione, che lamentano la necessità di una migliore e più diffusa distribuzione delle risorse disponibili che permetta la rivalutazione del territorio e non di singole e ristrette aree.

È quanto accaduto nel Lazio, quando è stato annunciato che il piccolo borgo di Trevinano, che conta appena 142 residenti, disporrebbe delle caratteristiche idonee alla ricezione dei 20 milioni di euro di fondi, che corrisponderebbero a quasi 141 mila euro per abitante. La sindaca Alessandra Terrosi ha dichiarato al Guardian che l’esito della selezione ha scatenato “molta invidia e malumori” da parte dei colleghi dei borghi concorrenti. Trevinano conta sulla presenza di un ristorante stellato, ma non ha scuole né supermercati o bancomat e lo sportello postale è aperto un solo giorno a settimana. Il progetto di Terrosi, scelto tra altri 14 possibili beneficiari in tutto il Lazio, è di rivalutare il borgo con programmi di rimboschimento, ristrutturazione delle case rimaste vuote e il rilancio di iniziative agricole e di formazione per gli studenti.

Tra coloro che hanno mosso critiche c’è chi si domanda se fosse il caso di destinare una tale ingente cifra a un comune con un numero così esiguo di abitanti. Il sindaco di Civita di Bagnoregio, borgo situato a un’ora di distanza da Trevinano e popolato da appena 11 residenti, avrebbe fatto notare come “Sarebbe meglio dividere i soldi più equamente tra i borghi in modo da sviluppare un’intera area, soprattutto perché è estremamente difficile per le piccole amministrazioni gestire somme così ingenti”. La polemica non riguarda solo il Lazio, ma è estesa a tutti i comuni italiani interessati dal bando. Alcuni tra i dubbi sollevati riguardano poi l’efficacia stessa di tale tipo di intervento, ovvero l’effettiva riuscita del ripopolamento di aree così remote.

Il programma di finanziamento, inoltre, avrà termine nel 2026, deadline estremamente ravvicinata che potrebbe comportare una difficoltà aggiuntiva per le piccole amministrazioni, non abituate ad avere a che fare con considerevoli somme di denaro, per di più in tempistiche così brevi.

[di Valeria Casolaro]

La crisi in Ucraina e i punti deboli del sistema energetico italiano

1

La guerra tra Russia e Ucraina è iniziata. Preceduta da mesi di tensione, ha determinato però squilibri geopolitici ed energetici visibili ancor prima che cominciasse ufficialmente. Il rincaro delle bollette è solo uno dei suoi effetti collaterali, seguiranno infatti aumenti nei prezzi di diverse materie prime, grano compreso. Nel quadro attuale, è tuttavia il gas il principale protagonista della crisi energetica. Il prezzo di tale fonte è aumentato inizialmente in corrispondenza della ripresa economica e dell'incremento nella domanda, poi, a peggiore le cose, il conflitto. Un'ulteriore impenn...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

UE, piano per rendere aziende responsabili di abusi ambientali e su lavoratori

0

La Commissione europea ha presentato una proposta per aumentare la responsabilità delle aziende nel controllo degli abusi dei diritti umani e delle norme a tutela dell’ambiente nelle proprie supply chains (le catene di approvvigionamento). Le grandi aziende europee ed alcune grandi imprese di settori ad alto rischio, come agricoltura e moda, sarebbero obbligate a garantire che le loro strategie aziendali siano in linea con gli Accordi di Parigi e che non vi siano situazioni di lavoro forzato o violazioni dei diritti dei lavoratori. La proposta dovrà essere discussa dai governi e dal Parlamento dell’UE prima di entrare in vigore, ma alcuni eurodeputati hanno fatto notare come potrebbe rivelarsi insufficiente se non applicata anche alle piccole e medie imprese.

La pace va preparata, non la guerra: il pensiero di Tolstoj e quello di Kennedy

8

Forse i politici non sono più all’altezza della politica. E qual è il primo mestiere di un politico? Preparare la pace. Il crollo dell’Urss era stato visto soltanto come una vittoria , come un gigantesco passo in avanti che aveva prodotto il ridimensionamento dell’influenza del comunismo. Ma, passata l’euforia, bisognava occuparsi di mettere in piedi relazioni culturali con la Russia e con l’Est europeo: progetti comuni a lungo respiro, intese economiche fondate su una vera reciprocità, non soltanto sul fabbisogno energetico, così da ridisegnare nuove frontiere immaginarie capaci di superare i confini reali. Mettere in secondo piano gli imperativi di facciata determinati dai grandi equilibri internazionali. Non credere mai di essere pregiudizialmente dalla parte giusta. Lavorare oscuramente, prudentemente, incessantemente per la pace sfidando gli interessi immediati, le convenienze dettate dalla passività.

Questa non è utopia, è primato di una politica che sa prospettare soluzioni prima che si aggravino i problemi, una politica che si allena, che sta attenta a non invecchiare sui pregiudizi. Politici dunque che studino, che evitino gli espedienti, che diano credito a idee nuove, facendo però tesoro di quelle buone del passato. Per questo ho pensato di rispolverare vecchie, sempre nuove parole di Lev Tolstoj (1865) e di John F. Kennedy (1959). Eccole. Parole dal passato che ancora hanno molto da insegnare.

“Se si concede, come fanno gli storici, che i grandi uomini conducano l’umanità verso il raggiungimento di determinati fini, consistenti nella grandezza della Russia o della Francia, o nell’equilibrio dell’Europa, o nella diffusione delle idee della Rivoluzione, o nel progresso universale, o in qualsivoglia altra cosa, parrebbe impossibile spiegare i fenomeni storici facendo a meno del caso e del genio. Tuttavia sarebbe sufficiente riconoscere, semplicemente, che quale sia stato lo scopo delle agitazioni dei popoli europei, il significato fondamentale, essenziale, degli avvenimenti europei sta nel movimento di massa, di carattere militare, dei popoli d’Europa dall’occidente verso l’oriente, e poi dall’oriente verso l’occidente. Posto, tuttavia, che il fine delle guerre europee del principio dell’Ottocento consistesse nella grandezza della Russia, a tal fine si sarebbe potuti pervenire senza l’invasione napoleonica e senza di nessuna delle guerre che la precedettero. Posto che quel fine fosse nella grandezza della Francia, vi si sarebbe potuti pervenire anche senza la Rivoluzione e l’Impero. Posto che quel fine fosse nella diffusione delle idee, la stampa e la circolazione dei libri vi avrebbero potuto provvedere assai meglio dei soldati. Posto che quel fine fosse nel progresso, è ben lecito avanzare l’ipotesi che, oltre l’annientamento di esseri umani e dei loro beni, esistano vie più dirette e adeguate per la diffusione della civiltà”. (L. Tolstoj, Guerra e pace. Epilogo).

“Oggi la nostra nazione, più che dell’energia atomica, più che degli aerei, o della potenza finanziaria e industriale, addirittura più che della forza umana, ha bisogno di energia intellettuale… Non confondiamo però la forza intellettuale con la forza verbale… Le parole non bastano. I missili non bastano. Gli atomi non bastano. Non sono la soluzione. Noi abbiamo bisogno soprattutto di un flusso costante di idee nuove – e di un governo, di una nazione, di una stampa, di un’opinione pubblica che rispettino coloro che esprimono idee nuove. In passato il nostro paese ha superato crisi gravissime, e non per la sua ricchezza, non per la sua retorica, non perché possedevamo automobili più lunghe e frigoriferi più grandi e schermi televisivi più ampi d’ogni altro popolo, ma perché le nostre idee avevano più forza e più penetrazione e più saggezza e più tenacia. E, quel che forse più conta, noi incoraggiavamo tali idee: quelle consuete e quelle stravaganti, quelle radicali e quelle tradizionaliste… Dobbiamo tenere aperta la porta agli ospiti di tutto il mondo. Ma soprattutto dobbiamo essere pronti alla critica, alle idee nuove, alla polemica e alla scelta, alla riflessione e ai ripensamenti. Solo in questo modo possiamo dimostrare che la libertà è pegno di sicurezza, e che la verità può farci liberi”. (John F. Kennedy, Congresso sulle libertà civili, 16 aprile 1959).

[di Gian Paolo Caprettini – semiologo, critico televisivo, accademico]

Ucraina, cominciati i combattimenti per le strade di Kiev

0

Nella capitale ucraina Kiev sono esplosi nelle prime ore di questa mattina i combattimenti nelle strade, dopo che intensi spari ed esplosioni si sono susseguiti durante tutta la notte. Una nuova allerta di raid aerei è stata emanata per la giornata di oggi e i funzionari ucraini hanno invitato la popolazione a cercare riparo nei rifugi per proteggersi da proiettili e detriti volanti. Gli Stati Uniti hanno sollecitato Zelensky ad abbandonare la capitale offrendogli aiuto per l’evacuazione, ma il presidente avrebbe rifiutato di allontanarsi dalla zona di lotta. Secondo i funzionari statunitensi, l’obiettivo di Putin sarebbe rovesciare il governo ucraino e rimpiazzarlo con un proprio regime.

La Tanzania sta cercando di cacciare i Maasai dalle terre ancestrali

4

Il governo della Tanzania ha deciso di sfrattare 70 mila pastori Maasai dalle proprie terre ancestrali per affittarle a una società degli Emirati Arabi Uniti, che trasformerà la zona in un’area di caccia e turismo d’élite. Il provvedimento costituirebbe un vero e proprio atto di forza da parte del governo, dal momento che un’ingiunzione della Corte di giustizia dell’Africa orientale aveva già disposto nel 2018 il divieto di allontanamento coatto della comunità Maasai dai propri territori.

Il governo tanzaniano ci aveva provato l’ultima volta nel 2017: nell’agosto di quell’anno circa 185 boma, le abitazioni tradizionali Maasai, erano state date alle fiamme dai ranger e dalla polizia nella divisione di Loliondo, distretto di Ngorongoro, nella regione di Arusha. Un totale di circa 6800 persone era stata costretta con la forza e con le minacce ad abbandonare i propri villaggi in seguito agli sgomberi forzati, azione cui era seguito il sequestro del bestiame e l’arresto arbitrario di diversi individui. A quel criminale atto di forza aveva fatto seguito, nel 2018, una sentenza della Corte di giustizia dell’Africa orientale (EACJ), la quale aveva sancito il divieto per il governo della Tanzania di sfrattare la comunità Maasai dalle terre ancestrali legalmente registrate nella divisione di Loliondo, una zona di 1500 km quadrati di ampiezza della quale i Maasai sono legalmente proprietari.

Nonostante ciò, ad oggi 70 mila indigeni Maasai, distribuiti in 15 villaggi, rischiano nuovamente lo sfratto, dopo che il governo ha deciso di concedere i territori ancestrali nei quali risiedono alla Otterlo Business Corporation (OBC), una società degli Emirati Arabi Uniti che si vocifera appartenga alla famiglia reale. Il territorio verrebbe trasformato in una zona di caccia e turismo d’élite, mentre la popolazione indigena sarebbe reinsediata nella Ngorongoro Conservation Area, riserva protetta e patrimonio mondiale UNESCO.

Secondo quanto dichiarato da un leader Maasai a Mongabay, sarebbe stato il commissario regionale per la regione di Arusha John Mongella a comunicare le intenzioni del governo alla comunità Maasai di Loliondo, sottolineando come l’affitto dei terreni costituirebbe una questione di “interesse nazionale” che dovrebbe perciò essere prioritaria anche per la popolazione Maasai. “Il mito delle aree protette non solo ci priva dei nostri diritti come persone, ma anche della nostra capacità di esercitare le nostre responsabilità relative alla terra” ha dichiarato il leader.

Il legame con la terra costituisce un elemento centrale nella cultura Maasai. La popolazione gestisce infatti da tempo l’area in modo sostenibile, riuscendo ad estrarre le risorse necessarie alla sopravvivenza in un territorio estremamente povero e arido. Lo spezzarsi di tale relazione simbiotica con la terra, in particolare per destinarla a turismo e caccia, potrebbe avere un impatto negativo sull’ambiente e sulla fauna, esponendo la comunità al rischio di fame e povertà. Sottrarre le terre agli indigeni per farne delle aree protette o delle zone di conservazione è un evidente pretesto per cacciare in modo violento le popolazioni locali dalle terre che appartengono loro di diritto e che meglio di tutti sanno come tutelare e curare, per trasformarle in fonti di introito per lo Stato.

La popolazione Maasai è decisa a non abbandonare i propri territori: nell’area sono già stati registrati diversi scontri e proteste, mentre alcuni leader hanno già presentato ricorso alla EACJ contro la decisione del governo, sottolineando come questa costituisca una chiara violazione al provvedimento del 2018.

[di Valeria Casolaro]

Le assurde fake news dei media italiani sulla guerra in Ucraina

9

Che la verità sia la prima vittima di ogni conflitto è luogo comune vero da sempre. Ogni guerra vede sempre le parti in causa alimentare notizie false o manipolate per raggiungere i propri scopi. Tuttavia certe bufale sono talmente goffe da superare ampiamente i limiti della tollerabilità. Alcuni casi, in occasione della guerra in Ucraina li abbiamo visti direttamente sui principali media italiani. Videogiochi di guerra spacciati come immagini di missili lanciati sull’Ucraina, vecchie esercitazioni militari fatte passare come immagini in diretta e inviate “dal fronte” con l’elmetto in testa circondate da tranquille signore con le buste della spesa: ancora una volta le principali testate italiane stanno facendo una figura pessima.

Certo, è anche vero che la rapidità con cui si stanno susseguendo gli eventi dopo la decisione di Putin rende impossibile parlarne eliminando del tutto la variabile aleatoria. Ma fra questo aspetto “fisiologico” del dare notizie e la disinformazione totale, alimentata da fake news, ce n’è di differenza: com’è possibile confondere il filmato di un videogioco con un bombardamento reale? Sembrerebbe assurdo, eppure è successo ieri 24 febbraio durante l’edizione delle 08:30 del Tg2 incentrata sulla guerra Russia-Ucraina. Non ci credete? Guardate il video del Tg2

E ora guardate il video che segue. Il telegiornale del secondo canale della Rai, quello che in teoria fa servizio pubblico con i soldi versati dai cittadini attraverso il canone, ha mandato in onda un video di War Thunder, il videogioco free-to-play militare sviluppato da Gaijin Entertainment.

Un errore del genere è avvenuto in una delle redazioni più grandi del panorama italiano e questo deve far riflettere sull’attenzione rivolta alla qualità dell’informazione. Sorvoliamo poi sul fatto che nel servizio si parli di “pioggia di missili”, forse riferita a un mondo in cui la forza di gravità funziona al contrario. Come se non bastasse, durante la stessa edizione del telegiornale è andato in onda un ulteriore errore, ripreso anche dal Tg1, risalente però a una fonte diversa: Il Sole 24 Ore, che aveva spacciato una parata militare di un paio di anni fa per l’attacco di Mosca nei confronti di Kiev. Peccato che sul web siano disponibili a tutti le stesse immagini datate maggio 2020.

Precisamente il video risale alle prove della Parata della Vittoria, giornata di festa in Russia che ricorda la capitolazione dei nazisti per mano dei sovietici (9 maggio 1945). Comunque dopo alcune ore è arrivata la risposta del quotidiano attraverso un tweet ufficiale: “Confermiamo che il video non si riferisce alle vicende della notte in Ucraina. Abbiamo depubblicato ora il file. Ci scusiamo con i lettori”. Meglio tardi che mai.

Ma a rendere tragica la cronaca dei fatti ucraini da parte del mainstream italiano non vi sono solo le bufale e le immagini non verificate, ma anche un certo gusto per il sensazionalismo degli inviati. Un atteggiamento che potrebbe essere considerato meno grave, ma che certamente non aiuta a migliorare la fiducia dei cittadini nell’informazione. È il caso andato in onda a La7, con l’inviata in Ucraina Francesca Mannocchi ripresa con l’elmetto in testa mentre parla con il tono concitato di chi si trova sotto le bombe, mentre a pochi metri da lei tranquille signore passeggiano con le buste dalla spesa in mano.

[di Salvatore Toscano]