giovedì 19 Febbraio 2026
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Lunga e forse allargata: i generali USA fanno le previsioni sulla guerra ucraina

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Negli ultimi giorni si sta assistendo a un lento ma progressivo cambiamento nella strategia adottata dall’Occidente per affrontare la guerra in Ucraina, con le ore che passano e le trattative di pace che non vanno a buon fine. Così, mentre la diplomazia fallisce mutano, parallelamente, le previsioni future: dalla NATO rimbalza l’idea di “un conflitto lungo, che potrebbe durare mesi se non addirittura anni“. Nelle scorse ore il vicesegretario dell’Alleanza, Mircea Geoana, ha parlato dell’inizio di una seconda fase del conflitto, in cui «il sostegno degli alleati cambierà», alla luce di «una maggiore fornitura di armi a Kiev, insieme ad aiuti umanitari e finanziari». Una strategia che avrà di certo la benedizione degli Stati Uniti, che hanno deciso di rispondere all’appello del ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, inviando migliaia di armi al Paese: secondo la CNN, si tratterebbe di più di 12.000 sistemi anticarro, centinaia di droni suicidi e 1.400 sistemi antiaerei.

Mircea Geoana ha poi affermato che «nelle prossime settimane nel Sud-Est del Paese ci sarà un altro tipo di guerra, più convenzionale e su scala più vasta», in linea con quanto dichiarato dal Segretario della NATO, Jens Stoltenberg, circa l’attesa di «una grande offensiva di Mosca nel Donbass». In accordo ai due funzionari dell’Alleanza, dagli Stati Uniti rimbalza l’idea di una guerra “non solo lunga, ma anche larga”, almeno secondo le previsioni del generale statunitense Mark Milley e del Segretario alla Difesa Lloyd Austin che, in audizione al Congresso, hanno ribadito come le probabilità di “un conflitto internazionale significativo” siano in aumento. Milley ha dichiarato che «l’invasione russa dell’Ucraina è la più grande minaccia alla pace e alla sicurezza dell’Europa e forse del mondo», due condizioni per cui, a detta del generale, «una generazione di americani ha combattuto duramente». Riferendosi a Cina e Russia, Milley ha aggiunto che entrambe sono intenzionate a cambiare radicalmente l’attuale ordine globale basato sulle regole. È evidente che «stiamo entrando in un mondo sempre più instabile, dove le probabilità di un significativo conflitto internazionale stanno aumentando, non diminuendo». Il Segretario alla Difesa ha poi rincarato la dose, gettando benzina sul fuoco, con l’affermazione: «Se gli Stati Uniti avessero inviato forze militari in Ucraina per combattere Putin, ora staremmo parlando di una storia differente».

Nel frattempo, mentre il Pentagono ha affermato che “la guerra potrebbe essere vinta dall’Ucraina” e che Putin “non ha raggiunto nessuno dei suoi obiettivi nel territorio”, il 5 aprile scorso gli Stati Uniti hanno approvato lo stanziamento di altri 100 milioni di dollari in armi per sostenere l’Ucraina, portando l’assistenza complessiva al Paese a circa 1,7 miliardi di dollari. La misura è in linea con quanto accordato ieri, 7 aprile, durante la riunione del Consiglio Atlantico, quando i ministri degli Esteri dell’Alleanza hanno deciso di “fornire più supporto militare per respingere l’esercito di occupazione russo”. Il Cremlino, attraverso le parole del portavoce Dmitry Peskov, ha prontamente risposto affermando che «rifornire l’Ucraina di armi non contribuirà al successo delle trattative russo-ucraine». Dunque, se da un lato le affermazioni dell’Alleanza ribadiscono la sovranità esclusiva dell’Ucraina in materia di trattati risolutivi con la Russia, definendola “decisore finale”, dall’altro le dichiarazioni e le azioni della stessa NATO sembrano compromettere, o almeno ostacolare, questo processo.

[Di Salvatore Toscano]

Italia, la doppia laurea è legge: ora è possibile iscriversi a più corsi universitari

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Nelle università italiane sarà possibile iscriversi contemporaneamente a due diversi corsi di laurea triennale, magistrale o master, anche presso diversi istituti. La legge relativa alla doppia laurea è ufficiale da mercoledì scorso, giorno in cui il Senato ha approvato senza alcuna modifica il disegno di legge 2415, testo già accolto dalla Camera dei deputati ad ottobre 2021. L’ultimo passaggio è ora la messa in pratica per la quale servirà un po’ di tempo, cosicché le università possano allinearsi alla norma. Dopo che i decreti attuativi del Ministero dell’Università e della Ricerca saranno pronti, gli studenti avranno modo di costruirsi un percorso formativo personalizzato, unendo diversi percorsi, discipline e interessi. Se i decreti attuativi saranno approvati a breve, già dal prossimo anno accademico la doppia iscrizione sarà realtà.

Il testo approvato a Palazzo Madama prevede l’abolizione di una norma di quasi 90 anni fa. Si parla di un decreto regio che risale al 1933, volto a impedire la doppia immatricolazione a chi è studente in Italia. Ma ora gli universitari avranno un’ importante possibilità, finora bloccata da un decreto tanto datato. Se gli studenti saranno liberi di immatricolarsi a due corsi contemporaneamente, la legge prevede anche delle restrizioni. Non sarà infatti consentito frequentare allo stesso tempo corsi di laurea appartenenti alla stessa classe e ai corsi di specializzazione medica. Al di fuori di ciò, per chi intraprende qualsivoglia percorso di studio avrà una nuova opzione e più libertà, visto che nella norma sono inclusi anche i corsi di diploma accademico, di primo o di secondo livello, presso le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Il testo prevede altresì un apposito decreto volto a disciplinare criteri e modalità per  la doppia iscrizione contemporanea, con particolare attenzione ai corsi che richiedono la frequenza obbligatoria. Il decreto dovrà essere adottato entro sessanta giorni dal Ministro dell’Università e della Ricerca, previo parere della Conferenza dei rettori delle università italiane (CRUI), del Consiglio universitario nazionale (CUN) e del Consiglio nazionale degli studenti universitari (CNSU). Tra tre anni, il Ministero dell’Università e della Ricerca dovrà infine presentare alle Camere una relazione sull’andamento della doppia laurea in Italia così da potere fare delle valutazioni e capire quali cambiamenti la legge abbia apportato.

[di Francesca Naima]

ISTAT, nascite al minimo storico

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In Italia, nel 2021, le nascite hanno vissuto un minimo storico, con 399.400 bambini nati nel corso dell’anno (-1.3% rispetto al 2020). A riferirlo è l’ISTAT, attraverso il rapporto sugli indicatori demografici, al cui interno sono emersi alcuni segnali di ripresa della natalità nella parte finale dell’anno scorso. Per quanto riguarda invece la nuzialità, nel 2021 sono avvenute 179.000 celebrazioni (3 ogni mille abitanti), a fronte delle 97.000 (1,6 ogni mille abitanti) del 2020, influenzate allora dai mesi di lockdown. Inoltre, il rapporto dell’ISTAT evidenzia come la speranza di vita alla nascita sia scesa nel Mezzogiorno a 81,3 anni, tredici mesi in meno rispetto alla media nazionale di 82,4 anni.

 

Foggia: ragazzo picchiato da un poliziotto in strada (video)

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Nelle scorse ore è diventato virale su TikTok il video di un ragazzo preso a calci da un poliziotto. I fatti risalgono al 2 aprile scorso, quando a Foggia un giovane di 23 anni è stato immobilizzato al culmine di un inseguimento in auto durato circa 3 km tra le vie della città, iniziato secondo la questura per il mancato accostamento a un posto di blocco. All’interno del video diffuso da un cittadino si può notare come il 23enne, immobilizzato a terra da un agente, venga sopraggiunto da un violento calcio da parte di un collega. L’aggressione continua per diversi secondi, anche con il tentativo di schiacciare la testa del ragazzo, fino a quando il poliziotto viene allontanato dagli altri agenti presenti sul luogo.

La questura di Foggia ha dichiarato in una nota che “nei confronti del poliziotto, destinato ad altra sede, è stata avviata l’azione disciplinare”. Nel frattempo, il giovane 23enne ha esposto la propria versione dei fatti, in linea con quanto immortalato all’interno del video: «Mi sono accasciato e lui mi ha tirato un calcio forte. Gli altri poliziotti dicevano di smettere ma lui continuava. Ha continuato anche quando eravamo in questura. Gli chiedevo scusa e lui continuava a schiaffeggiarmi». Il legale del ragazzo, Paolo Ferragonio, ha assicurato che “una volta raccolta tutta la documentazione medica e i video che circolano sul web, verrà presentata una denuncia alla Procura”. La notizia dell’episodio è arrivata anche fra i banchi della politica, dove il deputato Michele Bordo (Pd) ha annunciato l’intenzione di presentare un’interrogazione parlamentare.

[Di Salvatore Toscano]

Lecce, 17 arresti in un blitz antimafia

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Nelle prime ore del giorno a Lecce è scattata l’operazione Game Over. Il blitz, condotto dalla polizia, è nato da un’indagine della Direzione distrettuale Antimafia nei confronti di soggetti che farebbero parte del clan Briganti. Sono state disposte così diciassette misure di custodia cautelare per associazione a delinquere di stampo mafioso, associazione finalizzata al traffico e alla commercializzazione di sostanze stupefacenti, estorsione e violazione della legge sulle armi. In mattinata, la questura di Lecce fornirà ulteriori dettagli nel corso di una conferenza stampa.

È finalmennte iniziato il processo internazionale per i crimini di guerra in Darfur

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Il 4 aprile la Corte penale internazionale dell’Aia, con sede nei Paesi Bassi, ha dato il via al primo processo per condannare i crimini commessi durante la guerra civile in Darfur, dopo un lungo periodo dalla fine della missione delle Nazioni Unite nel paese. La provincia ad ovest del Sudan è stata infatti, dal 2003 al 2006, teatro di scontri che, a parere dell’ONU, hanno portato alla morte di 300mila persone. Chi sono gli imputati? Al momento uno solo: si tratta di Ali Kushayb, 72 anni ed ex capo di una milizia segretamente appoggiata dal Governo Nazionale (gli Janjawid), accusato di 31 incriminazioni relative a crimini di guerra e crimini contro l’umanità compiuti tra il 2003 e il 2004. L’uomo fu arrestato nel 2020 e consegnato alla Corte penale internazionale dopo ben 13 anni di latitanza.

Di cosa è accusato nello specifico? La Corte penale internazionale sostiene che Ali Kushayb, insieme alle sue milizie, abbia commesso in alcune zone del Darfur stupri, torture, omicidi e saccheggi. Il leader militare sarebbe inoltre stato fondamentale nella strategia d’attacco adottata dal Governo, che di fatto si concretizzò con il compimento di crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Al processo però ci sarebbero dovute essere altre tre persone, incriminate proprio come Ali Kushayb. Tra loro l’ex presidente del Sudan, Omar al Bashir, accusato di crimini di guerra nel 2009. Bashir era salito al potere nel 1989, con un colpo di stato. Il suo Governo si è protratto fino al 2019, quando un altro colpo di stato lo costrinse a lasciare la presidenza. Il nuovo Governo, nel tentativo di guidare il Paese verso una transizione democratica, promise di consegnare Bashir alla Corte dell’Aia, ma ad oggi l’uomo è ancora detenuto nelle prigioni del Sudan.

Oltre all’ex presidente, sarebbero dovuti comparire in tribunale altri due funzionari: Abdel-Rahim Mohammed Hussein, ex Ministro dell’Interno, in carica durante il conflitto e Ahmed Harun, ex funzionario dedito alla sicurezza vicino a Bashir. Entrambi, accusati di crimini contro l’umanità, sono ad oggi latitanti.

Perché si è combattuta una guerra in Darfur?

Secondo gli arabi il conflitto nel Darfur, che ha effettivamente preso piede (per come lo conosciamo) dal febbraio del 2003, è stato generato in parte dall’astio fra etnie diverse. Di che etnie si tratta? In generale, da una parte c’erano gli arabi (nomadi) e dall’altra le tribù di neri africani (agricoltori). Il Governo sudanese – appoggiato dalle etnie arabe – sostiene che il conflitto nella regione del Darfur sia frutto unicamente della competizione tra pastori e allevatori (e quindi le due macro fazioni) per il controllo del territorio.

Al contrario, i leader delle tribù non arabe affermano che il Governo abbia portato avanti una strategia mirata per arabizzare il Darfur e soffocare con la violenza le proteste, cercando di spopolare i villaggi. Come? Servendosi dell’aiuto dei Janjawid ad esempio, una milizia di origine e di lingua araba responsabile di attacchi contro la popolazione civile. Le tribù dei neri hanno raccontato di brutali repressioni, discriminazioni da parte del governo sudanese ed esclusione dall’economia nazionale. L’Amministrazione di Khartoum è stata per questo più volte accusata di incoraggiare “la pulizia etnica e il genocidio” in Darfur (che va avanti tuttora) e di strumentalizzare a tale scopo alcune tribù arabe.

[di Gloria Ferrari]

Giovedì 7 aprile

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7.30 – Funzionari del Pentagono affermano che l’Ucraina può «assolutamente» vincere la guerra, ma potrebbe durare a lungo.

8.30 – Italia: il Parlamento approva in via definitiva la rimozione del divieto ad essere iscritti a due corsi di laurea contemporaneamente.

9.00 – Foggia: diffuse le immagini di un 23enne colpito con calci alla testa da un poliziotto mentre era a terra.

12.40 – Germania: la maggioranza va sotto in Parlamento sull’obbligo vaccinale agli over 60: vince il no.

14.00 – L’Italia approva nuovi incentivi per l’acquisto di auto elettriche per 650 milioni di euro.

15.30 – Il Parlamento UE vota a larga maggioranza la richiesta di embargo immediato su petrolio e gas russo.

16.10 – Il governo ucraino presenta un nuovo piano di pace, la Russia lo bolla come «inaccettabile».

17.00 – L’Agenzia delle Entrate ha iniziato a spedire le multe agli over 50 non vaccinati.

17.45 – Gas: emissari di 12 aziende Usa ricevuti dall’UE per discutere aumento forniture di GNL.

18.30 – L’Assemblea Generale ONU ha sospeso la Russia dal Consiglio dei diritti umani approvando la richiesta USA.

19.20 – Caso Cucchi: il Tribunale di Roma ha condannato anche gli 8 carabinieri accusati di depistaggi sulle indagini.

19.40 – Il Libano si accorda con il Fondo Monetario Internazionale: finanziamenti in cambio di riforme.

 

Guerra Ucraina: Onu sospende Russia da Consiglio diritti umani

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La richiesta degli Usa di sospendere la Russia dal Consiglio dei diritti umani di Ginevra è stata approvata dall’Assemblea Generale dell’Onu con 93 voti a favore, 24 contrari e 58 astenuti. Nella bozza di risoluzione si chiedeva nello specifico di “sospendere il diritto della Russia” di far parte del Consiglio e si esprimeva “grave preoccupazione per la crisi umanitaria in Ucraina, in particolare per le notizie di violazioni e abusi del diritto internazionale umanitario da parte di Mosca”.

Bambini separati e cure tradizionali: la Cina le prova tutte per mantenersi Covid zero

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In Cina, dove nell’ultimo periodo sono aumentati in maniera netta i casi di Covid, il governo ha deciso di adottare il pugno di ferro con l’obiettivo di fermare i contagi nel Paese: nello specifico, dopo che nelle scorse settimane quasi 40 milioni di persone sono state messe in lockdown, a catturare l’attenzione mediatica adesso è Shanghai, che attualmente rappresenta l’epicentro della nuova ondata presente in Cina. A tutti i 26 milioni di residenti della città, infatti, da qualche giorno non solo è stato imposto il lockdown ma anche tutta una serie di altre restrizioni quali massicci test a tappeto e la separazione dei bambini risultati positivi dalle loro famiglie, mentre dal punto di vista preventivo le autorità stanno distribuendo ai residenti le medicine tradizionali cinesi. Misure che se da un lato lasciano di stucco dall’altro sembrano essere in linea con il rigido modus operandi adottato in Cina, dove fin dall’inizio per contrastare l’emergenza sanitaria ci si è rifatti alla cosiddetta “strategia zero-Covid” – il cui obiettivo è quello di stroncare possibili focolai sul nascere – che però mentre finora aveva permesso di mantenere i contagi molto bassi, ultimamente pare non essere più così efficace. Come detto, infatti, i casi sono adesso in crescita, ma nonostante ciò le autorità continuano a non mettere in discussione la propria strategia, che viene perseguita strenuamente.

A Shanghai, dove vi è il peggior focolaio cinese di Covid da quando il virus ha preso piede a Wuhan nel 2020, i contagi sono in costante crescita e nella giornata di ieri sono stati registrati 19.660 nuovi casi asintomatici di coronavirus e 322 nuovi casi sintomatici. È per questo, dunque, che le autorità sono corse ai ripari e dopo aver imposto la scorsa settimana un lockdown in due fasi (la prima riguardante la parte est di Pudong e la seconda quella ovest di Puxi), negli scorsi giorni il confinamento è stato esteso all’intera città sine die.

Non solo, perché nella metropoli si stanno mettendo in campo le misure più disparate ed in tal senso non si possono non citare quelle relative ai rigorosi test a tappeto. Tre giorni fa, infatti, più di 38.000 operatori sanitari provenienti da 15 suddivisioni provinciali cinesi sono accorsi a Shanghai per contribuire alla battaglia contro il virus: nello specifico – come dichiarato dall’alto ufficiale Commissione Sanitaria Nazionale Jiao Yahui – più di 11.000 medici hanno assunto incarichi di lavoro negli ospedali temporanei, più di 23.000 operatori sanitari si sono occupati della raccolta di campioni per i test molecolari e quasi 4.000 sono stati dispiegati per sostenere il lavoro da svolgere nei laboratori di analisi per il Covid-19. Alla fine, nella giornata di lunedì, grazie a questo massiccio dispiegamento di personale sanitario tutti i cittadini di Shanghai sono stati sottoposti al test molecolare.

Va senza dubbio menzionato, poi, il trattamento riservato ai positivi: in linea con la strategia “zero Covid”, infatti, ai cittadini risultati positivi è richiesto di recarsi in veri e propri centri di quarantena. A tal proposito, però, critiche sono arrivate da parte della popolazione, infastidita dalle condizioni antigieniche in cui tali centri verserebbero a causa del loro sovraffollamento e non a caso, dunque, recentemente a Shanghai si è deciso di convertire il National Exhibition and Convention Center (Necc) in un ospedale di emergenza con una capacità prevista di 40.000 letti. Non si tratta tuttavia di certo dell’unica criticità legata ai centri per la quarantena: la decisione più osteggiata, infatti, è stata quella sopracitata di separare i bambini positivi dai loro genitori, che ha scatenato una rabbia diffusa nella popolazione. Come confermato negli scorsi giorni da Wu Qianyu, funzionario della Shanghai Municipal Health Commission, i bambini dai 7 anni in giù dovrebbero essere portati “in un centro sanitario pubblico” mentre tutti gli altri dovrebbero essere “isolati nei centri di quarantena”. Vi sono state quindi proteste diffuse tra i cittadini, in seguito alle quali un alto funzionario sanitario della città avrebbe affermato che i genitori di bambini con non meglio definiti “bisogni speciali” avrebbero potuto ora presentare domanda per fare compagnia ai figli.

Oltre a tutto ciò poi, come anticipato precedentemente Shanghai sta distribuendo ai residenti milioni di scatole di medicina tradizionale cinese (MTC), come prodotti a base di erbe e capsule antinfluenzali, che si sostiene possano curare il Covid-19. In tal senso, secondo quanto testimoniato all’agenzia di stampa Reuters dal presidente dell’ospedale “Shuguang” Fang Min, circa il 98% dei pazienti Covid di Shanghai starebbe “assumendo un trattamento con MTC”, anche se parrebbero non esserci dati clinici affidabili a riguardo. Ad ogni modo, però, ciò che in conclusione non si può non ricordare è il fatto che tutte queste misure di contrasto adottate in Cina, ed in particolare ora a Shanghai, sembrano quantomeno divenire discutibili se si paragona la situazione cinese con quella dei paesi occidentali. Prendendo ad esempio in riferimento l’Italia, si nota che mentre nel nostro Paese ieri sono stati registrati circa 69.000 casi e 150 decessi, in Cina vi sono stati circa 23.000 casi (tra asintomatici e sintomatici) e nessun nuovo decesso.

[di Raffaele De Luca]

L’Italia ha pubblicato un bando per la produzione di cannabis a fini medici

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Il Ministero della Difesa ha pubblicato un bando per la coltivazione della cannabis terapeutica. Operatori privati, dopo un lungo percorso, diveranno autorizzati a produrre cannabis per le necessità dei malati italiani sotto la supervisione delle autorità pubbliche. Un risultato che costituisce un passo in avanti evidente per i malati, ma che mostra alcuni limiti. Lo stesso documento ufficiale pubblicato sul sito del Ministero della Difesa riporta la dicitura “Procedura ristretta”, andando a mettere in evidenza fin da subito le svariate limitazioni interne all’affidamento del “Servizio di coltivazione di piante di cannabis per la fabbricazione di medicinali e di materie prime farmaceutiche”. Eppure in Italia la produzione annuale è pari a 100-150 chilogrammi: una quantità irrisoria, specialmente considerando la richiesta di cannabis medicinale che equivale a 3 tonnellate all’anno. E l’unico produttore autorizzato in tutto il territorio nazionale è lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze (SCFM).

È dal 2015 che lo SCFM ha iniziato a coltivare e produrre cannabis ad uso medico, poi utilizzata per trattamenti di patologie quali la sclerosi multipla, malattia di Parkinson, corea di Huntington, la sindrome di Gilles de La Tourette. Ma la Cannabis Terapeutica è utile anche per lenire alcune forme di epilessia o come terapia del dolore cronico, della nausea e degli effetti indesiderati di chi è sottoposto a chemioterapia. Considerando la notevole richiesta annua in tutto il territorio nazionale e i benefici medici della pianta, il bando tanto spinoso non rimane altro che una “buona” notizia. Perché gli eventuali candidati dovranno fin da subito farsi strada in un sistema molto restrittivo che tiene a distanza tante speranze. Nonostante il tentativo sia quindi di buon auspicio, l’effettiva applicazione di un’ipotesi che circola fin dal 2018 appare cingente. Come riportato nel bando, per la procedura burocratica prevista, gli interessati hanno tempo solo fino al 27 giugno 2022. Un lasso temporale di soli due mesi per organizzarsi e inoltrare la richiesta, possibile tra l’altro per i soli operatori che soddisfino determinati requisiti quali l’essere provvisti di un impianto di coltivazione indoor e un personale già formato e completo.

Se e quando idonei, gli Operatori Economici dovranno passare una selezione divisa in quattro fasi principali. Ci sarà innanzitutto una selezione qualitativa dei candidati e a seguire un’ispezione tecnica e giudizio d’idoneità. Dopodiché, è prevista la conferma della manifestazione d’interesse e trasmissione inviti alla procedura ristretta e, per finire, l’avvio della sperimentazione con valutazione finale e giudizio di idoneità degli Operatori Economici. Dalla seconda fase, la procedura rimarrà invariata anche con un solo operatore valido. Ai candidati viene inoltre richiesto l’utilizzo di lampade al sodio, quantunque le lampade LED siano ben più convenienti dal punto di vista di risparmio energetico. È poi richiesta una capacità produttiva di 500 chilogrammi l’anno, quantità assai difficile da raggiungere considerando i numeri annuali dello SCFM. Il documento pubblicato lunedì, risulta quindi essere una manovra tanto attesa quanto deludente, vista la rigidità del bando che invece dovrebbe snellire alcune procedure per soddisfare una richiesta molto alta per un prodotto, come dimostrato, tanto utile e ancora poco valorizzato.

[di Francesca Naima]