domenica 30 Novembre 2025
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Il Tar del Lazio ha annullato il Daspo contro Stefano Puzzer

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Il Tribunale Amministrativo Regionale (Tar) del Lazio ha annullato la misura imposta dalla questura di Roma al portuale Stefano Puzzer, il quale aveva ricevuto un foglio di via e il divieto di rientro di un anno nella capitale per aver partecipato a una manifestazione. La misura imposta ai danni dell’uomo, leader dei lavoratori portuali di Trieste in lotta contro la misura del green pass, sarebbe infatti stata giudicata illegittima. Il Ministero dell’Interno è anche stato condannato a pagare le spese legali al portuale.

Era il 2 novembre 2021 quando Stefano Puzzer, leader del movimento di protesta contro il green pass dei portuali di Trieste, si era recato in Piazza del Popolo, a Roma, per protestare contro l’imposizione della certificazione sanitaria sul luogo di lavoro. In seguito a quei fatti, la questura di Roma gli aveva imposto il rientro a Trieste entro le ore 21.00 del giorno successivo e aveva deciso di denunciarlo per manifestazione non preavvisata, disponendo il divieto di soggiorno per un anno nella capitale e il foglio di via. Oggi il Tar del Lazio ha annullato il provvedimento, imponendo anche al Ministero dell’Interno il pagamento “delle spese di giudizio in favore del ricorrente e le liquida nella misura di euro 1000 oltre accessori di legge”.

La valutazione del Tar del Lazio è, infatti, che i provvedimenti adottati dalla Questura fossero eccessivi e infondati, in quanto la “manifestazione non autorizzata” risultava “non accertata in maniera definitiva” e ad ogni modo non può da sola “reggere la misura, in assenza di ulteriori e concreti elementi di fatto”. Puzzer si era recato da solo a Roma per protestare contro le istituzioni, ma era stato raggiunto da una gran folla di persone che sostenevano la sua causa.

[di Valeria Casolaro]

Ungheria, Orban ottiene vittoria schiacciante alle elezioni

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I risultati preliminari delle elezioni svoltesi domenica in Ungheria riportano la vittoria schiacciante del primo ministro uscente Viktor Orban, confermandone l’incarico per il quarto mandato consecutivo. Durante la campagna elettorale, svoltasi in concomitanza con lo scoppio della guerra in Ucraina, Orban è stato costretto in più occasioni a giustificare le decennali relazioni commerciali con Putin, ma è riuscito a convincere l’elettorato della necessità di mantenere tali legami e di tenere l’Ungheria in una posizione di neutralità. Strenuo sostenitore di politiche anti-immigrazione, Orban è uno dei leader più longevi in Europa.

Covid, la ricerca conferma: il plasma iperimmune costa poco e funziona

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Negli individui affetti da Covid-19, la maggior parte dei quali non vaccinati, la somministrazione di plasma convalescente entro 9 giorni dall’insorgenza dei sintomi ha “ridotto il rischio di progressione della malattia che porta al ricovero in ospedale”: è quanto emerso da uno studio recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine (Nejm), con cui sono stati valutati gli effetti del trattamento con il plasma dei guariti in pazienti nelle prime fasi della malattia. Per condurlo, 1181 persone positive al Covid e di età compresa tra i 18 e gli 84 anni sono state sottoposte ad una trasfusione in media dopo 6 giorni dall’insorgenza dei sintomi: di queste, 592 hanno ricevuto il plasma convalescente e 589 il “plasma di controllo”, ovverosia quello non immunizzato. Successivamente, mettendo a confronto i due gruppi, è emerso che in quello trattato con il plasma convalescente 17 individui sono stati ricoverati in ospedale (il 2,9%), mentre nel gruppo trattato con il plasma di controllo sono state ricoverate 37 persone (il 6,3%). Risultati che – si legge nello studio – hanno determinato una riduzione del rischio assoluto di ricovero del 3,4% per le persone sottoposte al plasma convalescente, corrispondente ad una diminuzione del rischio relativo del 54%.

La conclusione a cui si è giunti tramite lo studio, dunque, è che il plasma convalescente possa ridurre il rischio di essere ricoverati se somministrato nelle prime fasi della malattia. In tal senso, inoltre, a quanto pare anticipando la somministrazione si potrebbero ottenere risultati migliori dato che – affermano gli autori dello studio – “in un’analisi di sottogruppo la trasfusione precoce (effettuata entro i primi 5 giorni dall’insorgenza dei sintomi) è sembrata essere associata ad una maggiore riduzione del rischio di ospedalizzazione”.

Un altro punto toccato all’interno dello studio, poi, è che mentre gli anticorpi monoclonali “sono costosi da produrre” il plasma convalescente “non ha limiti di brevetto ed è relativamente poco costoso da produrre, poiché molti singoli donatori possono fornire diverse unità”. Parole che fanno tornare alla mente il dottor Giuseppe De Donno – morto suicida l’estate scorsa – che per primo aveva avuto l’idea di utilizzare il plasma iperimmune contro il Covid, definendo la terapia basata sulla sua trasfusione «una cura che non costa nulla». De Donno, la cui intuizione adesso sembrerebbe riacquisire valore, come da lui stesso denunciato aveva però «ricevuto tantissime critiche ed attacchi», probabilmente anche dovute al fatto che in Italia la terapia basata sul plasma convalescente non è sostanzialmente mai stata presa sul serio.

Ad aprile 2021, infatti, uno studio promosso dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e dall’Istituto superiore di sanità (Iss) aveva sminuito il ruolo terapeutico del plasma convalescente con l’Aifa che, pur parlando dell’ipotesi di dover “studiare ulteriormente il potenziale ruolo terapeutico del plasma nei soggetti con Covid lieve-moderato e nelle primissime fasi della malattia”, sottolineava che la ricerca non avesse “evidenziato un beneficio del plasma in termini di riduzione del rischio di peggioramento respiratorio o morte nei primi trenta giorni”. Risultati, dunque, che sembrano non coincidere con quelli dello studio appena pubblicato dal New England Journal Of Medicine, ma che potrebbero essere spiegati proprio dai commenti contenuti nello stesso: gli autori della ricerca, infatti, affermano che risultati negativi ottenuti in altre ricerche potrebbero essere stati influenzati da fattori quali “la mancanza di moderni progetti di studio”, “le dimensioni piccole del campione” o la “somministrazione tardiva rispetto all’inizio della malattia”.

Col tempo, quindi, a quanto pare i ricercatori stanno confermando che ci sia una validità scientifica alla base del trattamento basato sul plasma iperimmune, che evidentemente non a caso negli scorsi mesi era stato approvato in Russia. A darne notizia il 30 dicembre scorso era stata l’azienda statale Rostec, la quale aveva fatto sapere che il farmaco “COVID-globuline” – basato sul plasma sanguigno convalescente – aveva “ricevuto il certificato di registrazione permanente dal Ministero della Salute russo” in quanto in grado di “aiutare l’organismo a prevenire l’aggravamento della malattia ed a superare l’infezione”.

[di Raffaele De Luca]

Domenica 3 aprile

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4.00 – All’alba le forze russe hanno sferrato un attacco alla città di Odessa, in fiamme la raffineria.

6.00 – Il Tar del Lazio annulla il daspo nei confronti di Stafano Puzzer, leader dei portuali triestini contro il green pass.

7.00 – Cina: 25 milioni di abitanti della regione di Shanghai in lockdown per contagi Covid.

9.00 – Serbia e Ungheria al voto in due elezioni importanti per gli equilibri europei e balcanici.

13.30 – Consiglio UE: «lavoriamo per nuove sanzioni alla Russia».

14.10 – Usa, ennesima sparatoria: almeno 6 morti a Sacramento, in California.

16.00 – Manifestazioni di piazza in tutto lo Sri Lanka nonostante il coprifuoco imposto dal governo.

18.00 – L’Ucraina accusa la Russia di strage di civili a Bucha, Mosca smentisce accusando Kiev di diffondere foto false.

18.45 – La Lituania blocca l’importazione di gas russo: è il primo paese europeo.

Lituania blocca import di gas russo, primo Paese in Ue

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La Lituania non importerà più gas dalla Federazione Russa, diventando il primo Paese dell’Unione europea a compiere tale passo. “Alla ricerca della piena indipendenza energetica dal gas russo, in risposta al ricatto energetico russo in Europa e alla guerra in Ucraina, la Lituania ha completamente abbandonato il gas russo”, si legge nel comunicato diffuso oggi dal Ministero dell’energia lituano.

Dall’inizio di questo mese quindi, secondo i dati forniti dal principale operatore di trasporto di gas naturali in Lituania, Amber Grid, tutta la domanda di gas lituana verrà soddisfatta attraverso il gas naturale liquefatto (Gnl) di Klaipėda.
Inoltre, se necessario, il gas potrà essere consegnato in Lituania tramite il collegamento con la Lettonia e dal primo maggio anche tramite la Polonia.

Usa, sparatoria a Sacramento: almeno 6 morti e 10 feriti

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Sei persone sono rimaste uccise e dieci ferite durante una sparatoria nel centro di Sacramento, in California. La sparatoria è avvenuta verso le 2 del mattino, ora locale, vicino al Golden 1 Center, un’arena dove gioca la squadra di basket dei Sacramento Kings.

Kathy Lester, capo della Polizia di Sacramento, ha detto ai giornalisti che si sta ancora cercando l’assassino. Ha inoltre lanciato un appello a chiunque abbia filmato la scena perché contatti le autorità.

Ucraina: raid aereo russo distrugge raffineria di petrolio a Odessa

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Secondo quanto riportato da Odessa Life, questa mattina un raid russo ha colpito un deposito di carburante a Odessa. Il ministero della Difesa russo ha poi confermato di aver “distrutto una raffineria di petrolio e tre impianti di stoccaggio di carburante nelle vicinanze della città di Odessa”, città portuale ucraina sul Mar Nero.

Nei giorni scorsi, durante un attacco missilistico, le forze russe hanno distrutto anche la raffineria di Kremenchuk, la più grande d’Ucraina. Lo riferisce il Kyiv Independent, aggiungendo che Mosca continua a prendere di mira i depositi di petrolio del Paese.

In Inghilterra gli ecologisti stanno occupando i terminal petroliferi

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Venerdì, centinaia di manifestanti per il cambiamento climatico hanno bloccato i terminal petroliferi, per costringere il governo del Regno Unito a fermare i nuovi progetti di petrolio e gas. I manifestanti, che hanno bloccato le raffinerie intorno a Londra, Birmingham e Southampton, appartengono ai gruppi di Extinction Ribellion e Just Stop Oil e 83 di loro sono stati arrestati.

Le proteste sono iniziate lo stesso giorno in cui la Gran Bretagna ha assistito al più grande aumento del costo dell’energia da decenni, dovuto alla questione Ucraina. Per questo, settimana prossima, il governo Johnson prevede di pubblicare la sua nuova strategia energetica. Entro il 2050 infatti, la Gran Bretagna si è impegnata a raggiungere l’obiettivo di emissioni zero, ma l’invasione Ucraina da parte della Russia, ha messo sotto pressione quei piani. Ad oggi il governo inglese ha affermato che aumenterà la produzione interna di petrolio e gas per riuscire, entro la fine del 2022, ad eliminare gradualmente le importazioni di petrolio russo.

 Nonostante questo, Extinction Rebellion ha affermato che finché il governo non si allontanerà dalle industrie inquinanti, scongiurando i peggiori scenari di devastazione del riscaldamento globale, la pressione e le proteste aumenteranno. Se i loro sforzi dovessero fallire, intendono paralizzare essi stessi la catena di approvvigionamento, utilizzando un’azione diretta non violenta per interrompere l’infrastruttura strategica che mantiene in movimento il Regno Unito.

La protesta che stanno intraprendendo gli ecologisti inglesi va contro ad una dinamica che dal 24 febbraio, sta prendendo piede in tutta Europa. Italia in primis. Con l’avvento dell’invasione russa e le conseguenti sanzioni nei confronti del Paese, infatti, l’Europa ha scelto di rinunciare al gas proveniente dalla Russia. Per compensare il fabbisogno energetico, molti paesi europei stanno retrocedendo rispetto a quelli che erano gli obbiettivi di abbandono dell’energia fossile.

[di Iris Paganessi]

Naufragio Libia, MSF: 90 migranti morti e solo 4 sopravvissuti

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Più di 90 persone sono morte nel naufragio di un’imbarcazione al largo della Libia, lo riferisce Medici Senza Frontiere (MSF), aggiungendo che una petroliera commerciale, Alegria 1, ha soccorso gli unici 4 sopravvissuti ieri mattina all’alba.

Il comandante di Alegria 1, che nonostante l’offerta di assistenza da parte dell’equipaggio della GeoBarents di MSF, ha deciso comunque di proseguire sulla sua rotta dirigendosi verso la Libia, ha ora l’obbligo di assicurarsi che le persone soccorse sbarchino nel porto sicuro più vicino.

Cibo, pesticidi e ambiente: la guerra riporta indietro l’orologio europeo

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Sull'altare della guerra e in nome della sicurezza alimentare, l'Europa appare determinata a sacrificare - ancora una volta - la sostenibilità ecologica. In questi giorni, infatti, sono diverse le misure a favore dell'ambiente derogate o rinviate a data da destinarsi perché - a detta della Commissione Ue - le priorità ora sono altre. In tutto questo però potrebbe esserci anche lo zampino dell'una o l'altra industria per cui la guerra è un'occasione ghiotta per rivendicare la propria fetta di torta. Gli indizi in questo senso non mancano ed è dimostrato che le pressioni arrivano da più fronti. ...

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