Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio l’esercito israeliano ha portato a termine un attacco contro i siti di lancio dei missili terra-aria siriani, situati nei pressi di Damasco, colpendo anche i radar siriani e le batterie antiaeree. Un soldato è stato ucciso nel corso dell’azione, mentre altri cinque sono rimasti feriti. Gli attacchi aerei israeliani sono stati accompagnati dal lancio di missili terra-terra provenienti, secondo l’agenzia di stampa siriana SANA, “dal Golan occupato”. Le difese antiaeree siriane sarebbero riuscite ad abbattere alcuni dei missili.
Il sistema europeo Nutri-Score propone il bollino nero al vino: “massima dannosità”
In questi giorni è scoppiata una nuova polemica intorno al sistema di etichettatura europeo a semaforo Nutri-Score. La diatriba si è scatenata in relazione alla produzione di vino e alcolici in genere. Gli studiosi francesi di Epidemiologia, che alcuni anni fa idearono questo metodo di etichettatura dei prodotti alimentari al fine di favorire la strategia comunitaria From farm to fork – finalizzata alla promozione di un’agricoltura “sostenibile” – hanno proposto alla Commissione europea un ulteriore sviluppo al modello già ben definito e prossimo alla approvazione finale. Si tratta dell’aggiunta della lettera F, di colore nero, al semaforo di lettere e colori che va dal verde (lettere A e B) al rosso (lettere D ed E). La variazione cromatica indica in questo sistema pericolosità e salubrità degli alimenti: il verde è associato al cibo salutare mentre il rosso indica i cibi da evitare o da consumare in maniera limitata. Ebbene, ora gli ideatori francesi propongono addirittura il colore nero come sinonimo di massima nocività per tutte le bevande che contengono alcol, anche quelle a basso tasso alcolico come la birra o a medio tenore come il vino.
La proposta francese ha subito scatenato indignazione e proteste, sia in Italia che in Francia, da parte di associazioni di produttori e anche politici. È il caso del sottosegretario alle Politiche Agricole, Gian Marco Centinaio, che ha rivendicato il valore culturale del vino e la sua importanza nel contesto e nella tradizione della Dieta Mediterranea. Le associazioni di categoria dei viticoltori sostengono che questa demonizzazione dei vini sia “un affronto all’intelligenza dei consumatori” e “un attacco ad un modello di vita e di civiltà che dura da secoli”.
A questo punto, la patata bollente passa nelle mani dei legislatori europei che entro la fine del 2022 dovranno approvare (o rigettare) definitivamente, il sistema di etichettatura a semaforo Nutri-Score, per farne un modello valido in Europa e adottabile in tutti i supermercati europei; oltre a quelli francesi e tedeschi che lo hanno già adottato. Il Nutri-Score è nato infatti nel 2013 per iniziativa di ricercatori dell’Università di Parigi e dell’Istituto nazionale francese per la ricerca sulla salute e la medicina (Inserm). In Italia però, le resistenze verso l’adozione di questo modello sono sempre state forti: a Gennaio 2020, i politici – in accordo con associazioni industriali di produttori – hanno presentato alla Commissione europea un sistema di etichettatura alternativo al Nutri-Score, chiamato Nutrinform Battery.
Il modello del Nutri-score rivela dei limiti, nonostante le millantate virtù sbandierate da francesi e tedeschi, nell’ottica di contribuire a prevenire le patologie legate alle scorrette abitudini alimentari. Basti pensare che prodotti come Coca-Cola Zero, Red Bull sugar-free o cordon bleu industriali (pieni di conservanti e additivi) avranno il semaforo verde col Nutri-Score, in quanto non vengono dolcificati con lo zucchero e risultano avere un ridotto apporto calorico. Ma tutto sono fuorché cibi e bevande salutari.
Nel caso dei vini e delle bevande alcoliche, appare altrettanto chiaro che un giudizio netto e fortemente negativo come quello che viene proposto ora in Francia con l’utilizzo del colore nero, è del tutto slegato da un concetto di corretta informazione ed educazione alimentare nei confronti dei consumatori. Sebbene gli alcolici siano sicuramente bevande da evitare completamente nella fascia di età dei più giovani, lo stesso non si può applicare agli adulti e ad un consumo moderato e di qualità. Come sarebbero inaugurazioni, matrimoni e feste tradizionali come il Capodanno, senza un calice di vino o spumante?
Da sottolineare inoltre, è l’aspetto della sostenibilità ambientale, della formazione di generazioni future di consumatori più consapevoli e della vera prevenzione. Il cibo infatti, se ben conosciuto, è un’arma di prevenzione di massa; non è una semplice equazione a base di calorie e alcol, ma qualcosa che deve essere collegato a concetti di qualità alimentare, di filiere sostenibili e di basso impatto ambientale, per potersi definire davvero uno strumento di prevenzione e di aiuto per tutti i cittadini.
È nocivo un vino locale prodotto da piccole cantine che praticano un’agricoltura biologica e priva di pesticidi, oppure un vino industriale prodotto con una impronta ecologica negativa e destinato a invadere mercati globali come quello che tante multinazionali oggi promuovono? Anche in Italia vengono recati danni al patrimonio naturale ed alle popolazioni a contatto con vigneti trattati con sostanze chimiche tossiche, ma lo stesso dicasi per molti vini francesi.
Non sarebbe meglio concentrarsi sul regolamentare il processo produttivo (distruttivo) dei grandi gruppi industriali della birra che non fanno altro che espandersi, sottraendo terreno e possibilità di sviluppo al piccolo produttore e abbassando continuamente la qualità nutrizionale? Anche in questo settore si rischia di promuovere i profitti di gruppi industriali che devastano l’Ambiente e che col loro marketing influenzano il consumo irresponsabile e di bevande non salutari (sebbene non alcoliche) in un pubblico giovane e facilmente plasmabile. Serve imparare dunque, a dirimere le controversie sull’alimentazione e la produzione del cibo sulla base di valori come la qualità, la filiera, l’impronta ecologica, il consumo responsabile e lo sviluppo delle economie di piccola scala; che distribuiscono la ricchezza nelle mani di molti attori piuttosto che di pochi ricchi.
[di Gianpaolo Usai]
Inquinamento atmosferico, nessuna città italiana è in regola
Nessuno dei 102 capoluoghi di provincia italiani è riuscito a rispettare i nuovi limiti soglia d’inquinamento atmosferico imposti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Al di sopra di tali valori si parla di concentrazioni rischiose per la salute umana, il quadro che si figura nella nostra Penisola è quindi tutt’altro che rassicurante. In particolare, sono stati oltrepassati i limiti di sicurezza per tutti e tre i parametri suggeriti dall’Oms: una media annuale di 15 microgrammi per metro cubo (μg/mc) per il PM10, di 5 μg/mc per il PM2.5 e di 10 μg/mc per l’N02. In termini di polveri sottili (PM10) sono 17 le città con valori più del doppio oltre la norma. Alessandria ha registrato una media annuale di PM10 pari a 33 µg/mc, seguita da Milano, Brescia, Lodi, Mantova, Modena e Torino. 11 quelle più inquinate dalle polveri ancora più fini (PM2.5), con Cremona e Venezia con picchi record. 13, infine, le città più inquinate da biossido di azoto (NO2). In questo caso, Milano e Torino registrano i livelli più allarmanti.
È quanto è emerso dal nuovo rapporto di Legambiente “Mal’aria di Città” riferito al 2021 appena trascorso. Complice le più stringenti soglie fissate al livello internazionale, la situazione in Italia appare critica. La normativa attuale ha tuttavia dei limiti più accomodanti, ma comunque non si può dire che nelle nostre città si respiri aria salubre. Per il PM10, 56 centraline di monitoraggio distribuite in 31 città (il 24% del totale) hanno superato per più di 35 giorni la media giornaliera di 50 µg/mc, cioè il limite previsto dalla legge vigente. Per il biossido di azoto (NO2), sui dati rilevati in 205 centraline, 13 di queste sono andate oltre la soglia normativa di 40 µg/mc. Per tutti gli inquinanti considerati, al di là del superamento o meno dei limiti, stiamo comunque parlando di valori di concentrazione estremamente alti in tutte le principali città italiane.
Con la regione padana che è la più inquinata al livello europeo, l’inquinamento atmosferico è una piaga per il nostro Paese. Industrie, densità di popolazione, trasporti e conformazione geografica concorrono a fare della più grande pianura italiana un pericoloso hotspot di contaminazione dell’aria. Da Nord a Sud, comunque, non se la passa bene nessuna grande città. E il cambiamenti climatico, con il relativo persistere anomalo di alte pressioni non fa altro che esacerbare la cosa. Nel Bel Paese, nel 2018 – secondo i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente resi noti nel 2020 – i decessi correlati all’inquinamento atmosferico hanno toccato quota 66 mila unità. Con oltre 10 mila vittime, il nostro Paese si colloca in prima posizione per morti da biossido di azoto e, con più di 52 mila decessi, seconda solo alla Germania per vittime da polveri sottili. Per questo motivo, l’Italia è stata già più volte sanzionata dall’Europa e, senza misure immediate e concrete, la nostra posizione potrà solo peggiorare. Presto, infatti, la direttiva Ue sulla qualità dell’aria verrà revisionata in funzione delle nuove soglie suggerite dall’Oms. «Nel giro di pochi anni questi valori diventeranno vincolanti anche dal punto di vista legale – spiega Legambiente – con l’avvio di ulteriori procedure di infrazione per gli Stati membri inadempienti».
[di Simone Valeri]
Covid, Speranza firma ordinanza: stop mascherine all’aperto dall’11 febbraio
Dall’11 febbraio non sarà più obbligatorio indossare le mascherine all’aperto: è quanto prevede un’ordinanza firmata oggi dal ministro della Salute, Roberto Speranza, la quale stabilisce altresì che a partire da tale data sarà però obbligatorio portarle con sé per indossarle «laddove si configurino assembramenti o affollamenti». Inoltre, le mascherine restano obbligatorie al chiuso fino al 31 marzo 2022: nell’ordinanza, infatti, si legge che fino a tale data «è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di indossare i dispositivi di protezione delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso diversi dalle abitazioni private». Tale obbligo tuttavia «non sussiste quando, per le caratteristiche dei luoghi o per le circostanze
di fatto, sia garantito in modo continuativo l’isolamento da persone non conviventi».
La tutela dell’ambiente entra in Costituzione: ok definitivo della Camera
Entra in Costituzione la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi: la proposta di legge costituzionale avente ad oggetto la modifica a tal fine di due articoli della Carta – nello specifico il 9 ed il 41 – è stata infatti approvata in via definitiva da parte dell’Aula della Camera. Precisamente la proposta, alla seconda lettura della Camera, è passata a Montecitorio con 468 voti favorevoli, sei astenuti ed un solo voto contrario. Il testo, approvato dal Senato con la maggioranza dei due terzi nel novembre scorso, entra immediatamente in vigore e non potrà essere oggetto di referendum.
Sentenze e guerre tra bande: il Movimento 5 Stelle piomba nel caos
Il Movimento 5 Stelle è di nuovo in fibrillazione. Questa volta, a dissestare i piani di un faticoso riassetto post-Quirinale, è stata l’ordinanza con cui il Tribunale di Napoli ha sospeso per “gravi vizi nel processo decisionale” due importanti delibere adottate dai pentastellati lo scorso agosto dopo il voto della base: quella che ha portato alla nascita del nuovo statuto e quella che, quarantott’ore dopo, ha “incoronato” Giuseppe Conte come nuovo leader.
I giudici hanno accolto il ricorso presentano da un gruppo di attivisti, rappresentati dall’avvocato Lorenzo Borrè, sancendo che, in occasione della modifica dello statuto, non sia stato raggiunto il quorum richiesto affinché la votazione producesse effetti: “L’illegittima esclusione dalla platea dei partecipanti all’assemblea del 3 agosto 2021 degli iscritti all’Associazione Movimento 5 stelle da meno di sei mesi – si legge nell’ordinanza – ha determinato l’alterazione del quorum assembleare nella deliberazione di modifica del proprio statuto. Tale delibera infatti risulta adottata sulla base di un’assemblea formata da soli 113.894 iscritti (quelli da più di sei mesi) in luogo dei 195.387 associati iscritti a quella data; con l’illegittima esclusione di 81.839 iscritti all’ente dal quorum costitutivo e deliberativo, maggiore dei soli 60.940 associati che hanno partecipato all’assemblea”. L’esclusione dalle votazioni online dei soggetti iscritti da meno di 6 mesi, che costituisce in realtà una prassi consolidata per la chiamata al voto online da parte del Movimento, è stata dunque considerata “illegittima” dal Tribunale. Di conseguenza, risulterebbe invalida anche la delibera con cui due giorni dopo, il 5 Agosto 2021, Conte è stato nominato Presidente dell’ente, specie dal momento che “lo statuto in vigore prima della sua modifica, che come visto […] risulta illegittima, non prevedeva la figura del Presidente quale organo dell’associazione. Pertanto, la sua nomina appare a sua volta in contrasto con le regole statutarie”.
Il comitato di garanzia dei 5 Stelle, organo che, tra le altre mansioni, sovrintende alla corretta applicazione delle disposizioni dello Statuto ed esprime pareri sull’interpretazione e applicazione delle sue disposizioni, in pochi giorni è stato completamente azzerato. Era infatti formato da Luigi Di Maio, che si è dimesso il 5 Febbraio, Roberto Fico e Virginia Raggi, i quali, ricoprendo incarichi istituzionali, secondo il dettato del vecchio statuto a cui è necessario riferirsi sono incompatibili con tale ruolo.
La palla dovrebbe dunque passare all’unica figura le cui prerogative, assieme a quelle dei tre probiviri, non sono state intaccate: Beppe Grillo. Il Garante del Movimento si è finora espresso con poche parole rilasciate sul suo profilo Facebook: «Le sentenze si rispettano. La situazione, non possiamo negarlo, è molto complicata. In questo momento non si possono prendere decisioni avventate. Promuoverò un momento di confronto anche con Giuseppe Conte». Intanto per questa sera alle ore 21 è stata convocata la riunione del gruppo M5S alla Camera con all’ordine del giorno “riflessioni politiche”, mentre Giuseppe Conte ha rinviato la partecipazione al programma tv Porta a Porta prevista sempre per questa sera.
Le strade percorribili sembrano essere due: l’elezione di quella “leadership a 5” delineata dal vecchio statuto e accantonata quando si decise di virare su Conte leader; oppure, come quasi certamente accadrà, la ri-chiamata all’appello della base (questa volta, ovviamente, anche con il coinvolgimento degli iscritti da meno di 6 mesi al fine di attenersi al contenuto dell’ordinanza del Tribunale di Napoli) per rieleggere Conte Presidente attraverso una nuova modifica dello Statuto. Ospite di Lilli Gruber ad Otto e Mezzo nella serata di ieri, Conte è sembrato avere su questo le idee molto chiare: «C’è un piano politico-sostanziale e uno giuridico-formale, che segna questa sospensione. Sospensione a cui si risponde con un bagno di democrazia. Erano già in programma delle modifiche dello statuto, si aggiungerà una ratifica da parte di tutti gli iscritti, anche quelli da meno di sei mesi, senza aspettare i tempi di un giudizio processuale».
Intanto, una rilevazione di SWG che ha sondato le opinioni degli elettori dei 5 Stelle sullo scontro Conte-Di Maio, ha fotografato ieri un risultato eloquente: il 75% degli intervistati si schiera con Giuseppe Conte, mentre solo il 10% sostiene l’ex capo politico. Molti opinionisti ritengono che la pronuncia del Tribunale di Napoli ridimensioni la leadership di Conte, offrendo un significativo margine d’azione alla corrente dimaiana. Eppure, ove il popolo pentastellato fosse convocato a breve per la riconferma del leader e, come è molto probabile, Conte ottenesse l’ennesimo pleibiscito, la prospettiva potrebbe rapidamente capovolgersi. Separando, forse in maniera definitiva, il destino politico di Di Maio e dei suoi fedelissimi da quello del vincitore.
[di Stefano Baudino]
Nuova Zelanda: protesta contro misure Covid, camion e camper circondano Parlamento
Un convoglio di camion e camper ha bloccato le strade intorno al Parlamento della Nuova Zelanda, a Wellington, per contestare le misure anti Covid, con una protesta che ricorda quella che sta paralizzando la capitale del Canada, Ottawa. I manifestanti, arrivati da ogni angolo della Nuova Zelanda, hanno esposto scritte come «ridateci la libertà» e «la coercizione non è consenso». Tra i punti criticati, infatti, c’è l’obbligo di vaccinazione per alcune categorie di lavoratori, come ad esempio insegnanti, medici, e personale di polizia. Il primo ministro Jacinda Ardern, però, ha detto di non avere intenzione di incontrare i manifestanti ed ha sottolineato che la maggioranza dei neozelandesi ha mostrato il proprio sostegno al programma di vaccinazione del governo.
Gli aperitivi contro il green pass si stanno diffondendo in tutta Italia
Durante l’ultimo fine settimana migliaia di persone hanno organizzato aperitivi all’aperto, riempiendo le strade e le piazze italiane. Da Milano a Torino, passando per Pesaro e Udine, l’obiettivo era identico: protestare contro il green pass e le ultime misure adottate dal Governo Draghi che, tra le altre cose, vietano la consumazione all’aperto nei bar a chi è sprovvisto di certificazione verde rafforzata.
Don't want us in bars and restaurants? No problem, we eat and drink outside. Turin, vaccinated and not, together for the aperitif of freedom without a health passport. pic.twitter.com/8ylTtYeJnB
— RadioGenova (@RadioGenova) February 6, 2022
Vaccinati e non si sono così riuniti in decine di città italiane, dando vita a quello che sui social è stato prontamente ribattezzato aperitivo autogestito. “I locali non vogliono noi e i nostri soldi? Peggio per loro” recita uno degli slogan di Libertà Livorno, fra i protagonisti dell’iniziativa, che come altre realtà locali aveva invitato i propri lettori a scendere in piazza per protestare contro le misure adottate dall’esecutivo, particolarmente stringenti nei confronti dei non possessori del Super Green pass.
Italy, restaurants ask for a health passport to enter. People of Livorno bring food and drink from home and eat together, vaccinated and not, on the surrounding walls. Awesome. pic.twitter.com/bYZj0IdsT8
— RadioGenova (@RadioGenova) February 6, 2022
Oltre alla stretta su bar e ristoranti, infatti, è stato disposto dal 10 gennaio il divieto di usufruire del trasporto pubblico locale, di accedere a centri culturali e ricreativi e di partecipare a sport di squadra, anche all’aperto. Quest’ultima disposizione in particolare ha suscitato diverse proteste, sfociate nella petizione firmata da dieci società sportive dilettantistiche con destinatario Palazzo Chigi. L’intento delle attività della provincia di Forlì-Cesena è di far ritornare sui propri passi l’esecutivo, per evitare “una reale discriminazione nei confronti di bambini dai 12 anni in su” che rischiano così di allontanarsi in modo definitivo dal mondo dello sport, dopo due anni di pandemia.
Lo stato di emergenza, introdotto per la prima volta dall’ex premier Giuseppe Conte nel gennaio del 2020 e poi ripetutamente prorogato, a cui sono legate le misure restrittive adottate dal Governo, non dovrebbe essere prorogato oltre il 31 marzo 2022, così come ribadito dal Sottosegretario alla Salute Andrea Costa. Tuttavia non è ancora dato sapere quando e in che modo sarà ritirato l’uso della certificazione verde, considerando che si parla di ritiro «graduale».
[di Salvatore Toscano]
Filippine, legge vieta ufficialmente matrimoni con spose bambine
Nelle Filippine è stata finalmente emanata una legge che vieta il matrimonio con persone di età inferiore a 18 anni. Ne dà notizia l’ONG Amnesty International, che spiega come il fenomeno fosse ancora diffuso nelle Filippine, dove una bambina su sei si sposava prima di aver raggiunto la maggiore età. Con la nuova legge, emanata il 6 febbraio, chiunque violi la norma ora rischia fino a 12 anni di carcere. Una deroga di un anno verrà concessa alle comunità musulmane e indigene, dove il matrimonio tra o con persone di minore età è una pratica relativamente comune.










