mercoledì 18 Marzo 2026
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L’Unione Europea fornirà aiuti militari anche alla Moldavia

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L’Unione Europea si appresta a fornire ingenti aiuti militari alla Moldavia e promette di esprimersi al più presto sulla domanda di adesione di questa all’UE. Lo si apprende direttamente da Charles Michel, Presidente del Consiglio europeo, il quale ha fatto visita al Paese pochi giorni fa. Questo avviene a stretto giro rispetto agli attacchi missilistici avvenuti su obiettivi russi in territorio ufficialmente riconosciuto alla Moldavia, in Transnistria, regione dichiaratasi indipendente nel 1990 e che nel 2014, dopo il referendum della Crimea che ha sancito l’adesione alla Federazione russa, ha chiesto di poter unirsi con la Russia. La Moldavia, dopo l’attacco subito in Transnistria, ha allertato le proprie forze di sicurezza.

Il Presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, si è recato a Chisinau ove ha svolto una conferenza stampa congiunta con la Presidente moldava Maia Sandu. Durante la conferenza, Michel ha dapprima ribadito che l’Unione Europea vuole mantenere la stabilità nella regione per evitare un escalation militare del conflitto russo-ucraino, poi ha spiegato che l’UE intende fornire aiuti militari alla Moldavia. La Presidente Sandu ha affermato di non ritenere che vi sia alcun rischio imminente di coinvolgimento della Moldavia nella guerra in Ucraina attraverso la regione della Transnistria, ma che le autorità sulla riva destra del Dnestr hanno preparato piani di reazione ad eventuali attacchi.

Il presidente del Consiglio ha detto che l’UE fornirà alle forze armate moldave attrezzature militari e sostegno per combattere gli attacchi informatici e la disinformazione, oltre che un «sostegno significativo» per il rafforzamento delle capacità di difesa. In seguito, il ministero degli Esteri moldavo ha poi dichiarato in un comunicato che il Paese riceverà aiuti in 6 aree di interesse: logistica militare, mobilità, comando e controllo, difesa informatica, capacità di monitoraggio della situazione e comunicazioni tattiche.

L’Unione Europea, in diversi campi, ha già vari accordi con la Moldavia e ne ha implementati dopo lo scoppio del conflitto. Come Ucraina e Georgia, in marzo, anche la Moldavia ha fatto richiesta di adesione all’UE. Durante la conferenza stampa di Chisinau, Michel, che ha definito la procedura di adesione come “complessa” ha affermato: «Sono sicuro che nei prossimi due mesi saremo in grado nel Consiglio europeo di inviare un chiaro segnale sul futuro che vogliamo, anche in termini di allargamento dell’UE».

Successivamente, Olivér Varhelyi, commissario Ue per il Vicinato e l’allargamento, intervenuta al Parlamento europeo circa lo stato della cooperazione tra Ue e Moldavia, ha dichiarato: «Non abbiamo ancora una tempistica precisa né sappiamo quando vi sarà l’adozione del parere della Commissione ma ci prepariamo affinché ciò possa avvenire a ridosso del Consiglio del 24-25 giugno prossimi».

Nel frattempo, l’European Council on Foreign Relations, think-tank europeo, da quasi per scontato che l’escalation del conflitto vi sarà e che accadrà proprio in Moldavia, nella Transnistria, spiegando la necessità di spostare le truppe NATO di stanza in Romania verso il confine moldavo.

Come già vi abbiamo dato conto, la Transnistria ha subito tre attacchi in due giorni, il 25 e il 26 aprile scorso, all’edificio del Consiglio di sicurezza dello Stato a Tiraspol, e successivamente presso il centro radiofonico russo di Mayak – nel distretto di Grigoriopol – e nei confronti di un’unità militare di stanza nel villaggio di Parcani. Il rimpallo delle accuse tra Kiev e Mosca non ha comunque impedito alla Moldavia di dichiarare lo stato di allerta delle forze armate.

[di Michele Manfrin]

Italia, le piccole isole diventano laboratori di sostenibilità ecologica

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In Italia le piccole isole diventeranno dei veri e propri laboratori di sostenibilità ecologica grazie al finanziamento di 140 progetti di sviluppo sostenibile. Gli interventi, per un valore complessivo di 200 milioni di euro, saranno finanziati con le risorse dell’Investimento 3.1 (M2C1) del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e riguarderanno la produzione di energia da fonti rinnovabili, le risorse idriche, l’efficientamento energetico e la gestione del ciclo dei rifiuti urbani. L’idea è quella di sviluppare sulle isole modelli al 100% sostenibili e replicabili su grande scala.

I progetti sono stati presentati da 13 comuni – isola del Giglio, Capraia, Ponza, Ventotene, Isole Tremiti, Ustica e Pantelleria, Leni, Malfa e Santa Marina Salina (i Comuni dell’Isola di Salina), Favignana, Lampedusa e Lipari – di diciannove isole minori, in risposta al bando PNRR “Isole Verdi”. Il principale obiettivo è scongiurare i problemi derivanti dalla mancanza di connessione con la terraferma, intervenendo in modo specifico in aree caratterizzate da un elevato potenziale di miglioramento in termini ambientali ed energetici.

Il primo ambito a cui fa riferimento il piano degli interventi è quello dei rifiuti urbani in cui sono previsti il trasferimento dei rifiuti differenziati per l’attività di riutilizzo esternamente alle isole, l’acquisto di materiale e attrezzature propedeutiche per il miglioramento del sistema di raccolta differenziata (sacchi, ceste, cestini, mastelli etc), l’attivazione dei protocolli “Plastic Free” che vietino l’utilizzo di imballaggi e stoviglie monouso in plastica, e l’acquisto di sistemi di raccolta automatici e sistemi galleggianti per la raccolta dei rifiuti in mare. Il secondo campo di intervento indicato è la mobilità sostenibile. A tal proposito viene indicata la necessità di acquistare mezzi di trasporto – comprese le imbarcazioni – ad energia elettrica/ibrida per il servizio di trasporto pubblico, e di implementare i servizi di mobilità condivisa gestiti dal Comune con l’introduzione di autoveicoli ad energia elettrica/ibrida, scooter elettrici, monopattini elettrici e biciclette a pedalata assistita. Impegneranno il 72% dei finanziamenti gli interventi previsti per l’efficientamento idrico, al fine di ridurre i consumi energetici, le emissioni di CO2 e i costi di fornitura, e quelli per la produzione di energia da fonti rinnovabili.

[di Eugenia Greco]

Ucraina: dagli Usa altri 150 milioni di aiuti militari

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Un nuovo pacchetto di aiuti militari, per un valore totale pari a 150 milioni di dollari, sarà fornito dagli Stati Uniti all’Ucraina. A renderlo noto è stato il Segretario di Stato americano Antony Blinken, il quale tramite un tweet ha fatto sapere che al suo interno vi siano «attrezzature militari e forniture aggiuntive per rafforzare le difese dell’Ucraina e contrastare l’offensiva russa ad est». Anche il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha confermato la notizia, affermando che gli Usa stiano continuando a «sostenere fortemente il coraggioso popolo ucraino che difende il proprio paese».

Venerdì 6 maggio

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9.00 – Ex Ilva di Taranto, Corte Europea condanna l’Italia: «rischi per la salute ancora sussistono».

10.00 – Putin ribadisce: non useremo armi nucleari nella “operazione militare speciale” in Ucraina.

11.30 – Premier ungherese Orban annuncia che impedirà sanzioni europee su petrolio russo e non manderà armi a Kiev.

12.20 – La fregata più importante della flotta russa sarebbe stata colpita nel mar nero, Mosca per ora smentisce.

14.00 – Autostrade per l’Italia è stata venduta a Cassa Depositi e Prestiti per 8,2 miliardi di euro.

16.00 – UK: i conservatori del premier Johnson perdono 250 seggi alle amministrative, l’opposizione chiede le dimissioni.

17.00 – Zelensky dichiara di essere pronto ad accordo di pace con rinuncia alla Crimea se i russi si ritireranno nelle postazioni pre-guerra.

19.00 – Irlanda del Nord: gli indipendentisti dello Sin Feyn verso la maggioranza assoluta, sarebbe un risultato storico.

 

Recensioni indipendenti: Web Junkie (documentario)

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Centro di riabilitazione Daxin, periferia di Pechino. Qui, per 4 mesi, Shosh Shlam e Hilla Medalia produttrici e registe del documentario “Web junkie” (letteralmente drogati dal Web) hanno documentato come in Cina viene affrontato quello che ormai sta diventando, soprattutto fra i giovani, un vero e proprio problema sociale. Nel centro di Daxin, denominato “Base per lo sviluppo psicologico dell’adolescente”, di pertinenza dell’Ospedale Militare di Pechino, vengono accolti ragazzi e ragazze dai 13 ai 18 anni che abbiano sviluppato la così detta IAD (Internet addiction disorder). Ragazzi con una forte dipendenza che giocano al computer 15/18 ore al giorno, abbandonano gli studi, non mangiano, soffrono d’insonnia e travisano ogni aspetto della realtà incluso il rifiuto dell’igiene personale e i bisogni fisiologici, perdono gli amici e il contatto sociale creandosi una vita e amicizie virtuali che li rendono totalmente dipendenti da internet. Il centro aperto nel 2004 dallo psichiatra Tao Ran, colonnello dell’esercito, è organizzato sotto molti aspetti come una vera e propria base militare e si propone di ristabilire l’ordine mentale di questi giovani, disconnessi dalla realtà a causa dell’utilizzo intensivo e ossessivo di internet in tutte le sue forme e tale da creare una dipendenza psicologica paragonabile a quella dell’eroina.

Un documentario, di 75 minuti, presentato con successo al “Sundance Film Festival” 2014 e disponibile sulla piattaforma di Prime Video, indaga a tutto tondo su questa piaga sociale cercando sia di capire come i ragazzi sono arrivati fino a un punto di non ritorno sia sui metodi del centro che li accoglie e dove vige un regime da caserma. Si Indossano tute militari, si fa molto esercizio fisico, la mattina si presenzia sempre a terapie comportamentali e ogni disobbedienza è punita con la cella di rigore. Le rare visite dei genitori, fuori dai programmi stabiliti, avvengono solo attraverso un cancello in un clima inquietante, reso davvero squallido dalle grosse sbarre di ferro “ornate” da fiori e rampicanti di plastica. Ascoltando e seguendo nel quotidiano i sedicenni Xi Wang e Wang Yuchao e il quindicenne Gao Quance si intuisce in loro un confuso malessere che li porta a non voler affrontare la realtà e a nascondersi quindi in un altro mondo, quello virtuale. Costretti con la forza, talvolta con l’inganno, vengono portati nel Centro di Daxin da genitori spesso distaccati e indifferenti ai problemi adolescenziali o incapaci di gestire la situazione.

In Cina oltre 400 centri di riabilitazione operano seguendo il modello dettato da Tao Ran, che prevede anche esperimenti con test neurologici per determinare se esiste la predisposizione alla realtà virtuale che motivi la fuga dal mondo reale, ritenendoli dipendenti quando l’uso di internet va oltre le 6 ore al giorno. Metodi che appaiono discutibili, ma in piena sintonia con un tipo di mentalità molto diversa da quella occidentale. Quello che è interessante notare nel documentario è che le autrici hanno avuto l’autorizzazione di riprendere tutto quanto accade a Dixin e a interagire con i ragazzi in piena libertà, cosa quanto mai singolare in un Paese dove si opera la più rigida censura per quanto avviene al suo interno. Ma la Cina rivendica un primato che potrebbe avere effetti positivi e dimostrare l’efficienza del Governo, quello di essere «il primo paese ad aver iscritto la dipendenza da internet tra le malattie psichiatriche», rendendola il più grave disturbo che oggi affligge la popolazione più giovane, anche se la psicologa statunitense Kimberly Young, già nel 1998, avviando degli studi, aveva ipotizzato l’esistenza di disturbi mentali legati all’abuso di internet equiparandoli alla dipendenza da gioco d’azzardo patologico. “Web junkie” fa riflettere sul futuro di un pericoloso fenomeno sociale in continuo aumento che presto sarà, o forse lo è già un serio problema globale.

[di Federico Mels Colloredo]

Il Congo autorizza le trivellazioni nella foresta pluviale

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La Repubblica Democratica del Congo (RDC) ha dato il via alle assegnazioni delle licenze per l’estrazione petrolifera nell’area del bacino del fiume Congo, dove si trova la foresta pluviale più grande al mondo dopo quella amazzonica. E proprio le motivazioni addotte per giustificare la distruzione della foresta amazzonica riecheggiano in questo contesto: le trivelle permetteranno “lo sviluppo delle comunità locali”. Si tratta di una decisione che rischia di compromettere una delle ultime aree al mondo capace di assorbire più carbonio di quanto ne emetta. Come denunciato da Greenpeace, il provvedimento avrà “conseguenze catastrofiche per il clima globale e le comunità locali”.

La maggior parte del petrolio che verrà estratto nella RDC si trova sotto uno dei polmoni verdi più estesi al mondo. La Cuvette centrale, regione di foreste e zone umide del bacino del Congo, ospiterà infatti 9 dei 16 blocchi destinati all’estrazione del combustibile fossile. Così, mentre i Paesi di tutto il mondo si riempiono la bocca di retorica riguardo la transizione climatica e l’esigenza di fare meno affidamento sui combustibili fossili e più sulle fonti di energia rinnovabili, le grandi industrie estrattive si preparano a devastare un nuovo ecosistema.

Irene Wabiwa Betoko, International Project Leader di Greenpeace Africa per la foresta del bacino del Congo, ha attaccato duramente quei Paesi che “hanno promesso 500 milioni di dollari per proteggere la foresta pluviale del Congo durante la COP26 di Glasgow” e che ora devono “dare conto dei loro loschi e sporchi piani per rimpiazzare la foresta pluviale e le torbiere con il petrolio”. Questi Paesi (tra i quali figurano la Francia e altre nazioni dell’Unione europea) hanno infatti firmato un partenariato pluriennale che avrebbe dovuto mirare a limitare la deforestazione in RDC, promuovere la rigenerazione di 8 milioni di ettari di terre e foreste degradate e proteggere, riconoscendole entro uno status speciale, il 30% delle aree nazionali, comprendendo quelle in cui le comunità locali si impegnano a gestire le foreste in modo sostenibile.

L’intenzione dell’esecutivo congolese sarebbe quella di aumentare la produzione di petrolio, che ad oggi è ferma ad appena 25 mila barili al giorno interamente destinati all’export. Il governo del presidente Tshisekedi non è nuovo a iniziative di questo tipo, che compromettono la salvaguardia dell’ambiente: negli scorsi mesi l’esecutivo ha infatti annunciato l’intenzione di cancellare la moratoria sulle nuove concessioni per il legname della foresta pluviale.

[di Valeria Casolaro]

L’Alta corte israeliana autorizza la distruzione di otto villaggi palestinesi

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Dopo una battaglia legale durata due decenni, l’Alta corte israeliana ha stabilito che circa mille palestinesi possono essere sfrattati da un’area della Cisgiordania, per riadattare quei terreni ad uso militare per l’esercito. L’area in questione è di circa 3.000 ettari, a Masafer Yatta territorio rurale delle colline meridionali di Hebron sotto occupazione israeliana e sede di otto villaggi palestinesi. Il territorio era stato designato dallo stato israeliano negli anni ’80 come “zona di tiro” da utilizzare per esercitazioni militari, in cui è vietata la presenza di civili. I palestinesi abitavano già la zona, ma il tribunale israeliano ha stabilito che non erano stanziali, e quindi che lo stato ebraico ha il diritto di sgomberarli. I palestinesi hanno già annunciato che resisteranno alla sentenza, rifiutando di lasciare le case.

Gli alimenti che ci difendono dai danni dell’inquinamento sulla salute

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Esiste un legame diretto tra l’inquinamento dell’aria che respiriamo e i cibi di cui ci nutriamo? Sì, e possiamo fare molto per aggiustarlo e regolarlo a nostro beneficio. L’aria inquinata, come anche l’acqua inquinata o le radiazioni dannose che provengono da ripetitori, tralicci della corrente elettrica, smartphone, computer e tutto ciò che funziona con le connessioni wi-fi presente nell’ambiente in cui viviamo, hanno infatti un impatto negativo sulla nostra salute, sebbene molti di questi strumenti concorrano anche a migliorare su alcuni aspetti la nostra esistenza.
L’aria inquinata present...

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Kiev, colpita fregata russa nel Mar Nero

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Una fregata russa Petrel 11356R sta bruciando vicino a Snake Island, nel Mar Nero. Sarebbe stata colpita da un razzo ucraino Neptune, come affermato dal deputato Oleksiy Honcharenko. Secondo le prime ricostruzioni, ci sarebbe stata un’esplosione sulla nave, seguita da un incendio. Attualmente aerei russi sorvolano l’area e navi di soccorso sono arrivate dalla Crimea in aiuto della fregata. Si tratta della nave da guerra più importante della flotta russa, dopo la Moskva, affondata diverse settimane fa.

Tribunale di Grosseto riammette in classe maestra non vaccinata: “esclusione illegittima”

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Il Tribunale di Grosseto ha riammesso in classe una maestra non vaccinata e per questo reindirizzata dall’istituto a lavorare in biblioteca, senza poter avere contatti con gli alunni. La misura fa appello a una circolare ministeriale che sancisce per il personale scolastico l’obbligo di vaccinazione a 90 giorni di distanza dalla guarigione dal Covid-19 per poter lavorare a contatto con altre persone. Tale obbligo non è però previsto dalla legge, che prescrive la possibilità di ricevere il super green pass, e nel caso dei docenti insegnare (almeno fino al 15 giugno), dopo aver contratto il virus ed essere guariti, con una validità di 180 giorni, al termine dei quali scatta l’obbligo vaccinale. Il giudice ha, dunque, stabilito l’illegittimità della circolare emanata dal ministero, perché in contraddizione con la legge ordinaria, permettendo alla maestra, in possesso del green pass rafforzato, di tornare a insegnare.

Si tratta di un caso apripista, che potrebbe sbloccare centinaia di situazioni analoghe in Italia, anche alla luce del peso giuridico della circolare ministeriale, non catalogabile come fonte del diritto all’interno dell’ordinamento italiano. È un atto utile a diramare istruzioni operative a seguito dell’introduzione di una novità legislativa o della pubblicazione di una sentenza particolarmente significativa della Corte Costituzionale. Tuttavia, se una circolare interpreta una legge in modo difforme da quella che è la volontà originaria del legislatore essa sfocia nell’illegittimità.

[Di Salvatore Toscano]