mercoledì 4 Febbraio 2026
Home Blog Pagina 1350

Un’indagine proverebbe la complicità di Frontex nei respingimenti illegali dei migranti

0

Un’inchiesta portata a termine dal quotidiano tedesco Der Spiegel avrebbe mostrato la piena consapevolezza e complicità dell’agenzia Frontex nell’operare respingimenti illegali di migranti ai confini europei, in particolare nei pressi delle coste greche. L’indagine, che presenta materiale fotografico inequivocabile a proprio supporto, dona sostanza alle accuse che da anni venivano mosse nei confronti dell’agenzia, ma che mai come ora erano state supportate da prove concrete.

Sono durate oltre un anno le indagini dell’ufficio europeo antifrode OLAF, poi confluite in un rapporto di 200 pagine top secret, riservato al punto che anche gli eurodeputati che dovrebbero dedicarsi al controllo dell’operato di Frontex non l’hanno ancora visto. Il contenuto, tuttavia, dovrebbe essere sufficiente a inchiodare Fabrice Leggeri, capo dell’agenzia, e alcuni collaboratori per la complicità nei brutali respingimenti messi in atto dalla guardia costiera greca di frontiera nel Mar Egeo. Il tutto, a quanto sembra, nonostante l’opposizione del proprio staff.

L’inchiesta è stata realizzata dal quotidiano tedesco Der Spiegel, in collaborazione con l’organizzazione giornalistica Lighthouse Reports. Alcuni dei fatti incriminati sarebbero avvenuti nel marzo 2020, quando la guardia costiera greca ha fermato un’imbarcazione con a bordo diversi profughi mediorientali e africani, soprattutto siriani. Secondo quanto evidenziato anche grazie al materiale fotografico, i funzionari della guardia costiera greca avrebbero intercettato il gommone, distrutto il motore e trascinato il mezzo verso la costa turca per poi lasciarlo lì alla deriva. Non si tratta dell’unico caso nel quale l’agenzia avrebbe documentato un respingimento di questo tipo, senza tuttavia intervenire per impedirlo e anzi monitorandone l’andamento dall’alto.

Leggeri, che ha sempre scansato le accuse rivoltegli da numerose associazioni internazionali nel corso degli anni, non ha ancora commentato la vicenda, adducendo come scusante il fatto di non aver ancora avuto la possibilità di leggere il rapporto per intero. Secondo quanto riportato da Der Spiegel, tuttavia, la stessa carica di Leggeri potrebbe essere messa in discussione. Un’eventuale decisione sul suo licenziamento o meno avrebbe certo una forte connotazione politica, dal momento che il consiglio d’amministrazione, l’unico che possa decidere sul suo licenziamento, è composto da rappresentanti dei Paesi Schengen.

I respingimenti sarebbero avvenuti, secondo quanto rilevato dagli investigatori degli uffici OLAF, nonostante il parere contrario del personale dell’agenzia. Leggeri dovrà presto affrontare un processo in tribunale, anche a causa della denuncia sopraggiunta in questi giorni alla Corte di giustizia europea da parte di un migrante siriano, assistito dalla ONG Front-lex, vittima di un respingimento illegale avvenuto ancora una volta grazie alla piena complicità dell’agenzia con le attività della guardia costiera greca.


L’inchiesta getta ulteriori ombre anche sugli accordi stipulati dal Politecnico di Torino con l’agenzia, poiché ora l’Università non può più fingere di non sapere per cosa Frontex utilizzi le mappe e la strumentazione elaborata dai propri ricercatori. L’accordo previsto tra l’Università e l’agenzia prevedeva inoltre una clausola vincolante riguardante il rispetto dei diritti umani e dei “principi di integrità della ricerca”, che ad oggi risulterebbe ancora “in fase di finalizzazione”.

[di Valeria Casolaro]

Perù, l’ex dittatore Alberto Fujimori potrà uscire dal carcere

0

La Corte Costituzionale del Perù ha disposto la scarcerazione dell’ex presidente Alberto Fujimori, al potere tra il 1990 e il 2000. Fujimori sarebbe dovuto restare in carcere fino al 2032 per reati di violazione dei diritti umani. L’attuale presidente Pedro Castillo, eletto nel 2021 dopo aver battuto l’avversaria Keiko Fujimori, figlia dell’ex dittatore, ha protestato contro la decisione della Corte e ha invitato i tribunali internazionali a “proteggere l’effettiva pratica della giustizia”. Non è ancora chiaro quando Fujimori potrà effettivamente uscire dal carcere.

Recensioni indipendenti: GAZA (documentario)

0

Un documentario avvincente e toccante di 90 minuti co-diretto dagli irlandesi Garry Keane e Andrew McConnell girato a Gaza durante i conflitti e le sanguinose proteste in un arco di tempo che va dal 2014 al 2018 e presentato in anteprima al Sundance Film Festival di Salt Lake City nel 2019. Vivere durante la guerra? Per quanto incredibile, è possibile. Il popolo della Striscia di Gaza lo fa da anni, chiuso in questo piccolo lembo di terra affacciata sul mar Mediterraneo che spesso viene definita una prigione a cielo aperto. Le frontiere con i Paesi confinanti, Egitto e Israele, sono chiuse, la libera circolazione delle merci strettamente controllata e ostacolata, l’energia elettrica, in molta parte fornita da Israele, insufficiente, il limite delle acque territoriali è di sole tre miglia. Tutto questo fa ben capire quali siano le difficoltà di un popolo che vuole semplicemente vivere e nei brevi momenti di tregua di una guerra continua, lavorare e dare una parvenza di normalità alla sua esistenza. La realtà di Gaza non può essere considerata solo in un contesto puramente politico o analizzando solo i conflitti che ce la mostrano con immagini di violenza, caos e devastazione, ma va anche compresa la vita di chi vi abita cercando di esplorare la ricca diversità sociale e le sottigliezze culturali che un mix eclettico di quasi due milioni di persone, di cui più della metà rifugiati, può creare.

Il fotografo Andrew McConnell e il regista documentarista Garry Keane hanno realizzato un interessantissimo documentario che ci mostra si, anche momenti di tensione e scontro, ma principalmente si sofferma sulle vicende  degli uomini, delle donne, dei tanti bambini e dei ragazzi, analizza la loro vita quotidiana soffermandosi sulle reazioni, a volte sorprendenti, che hanno nell’affrontare tanta difficoltà. Piccoli artigiani e imprenditori, che non sanno mai se potranno finire un lavoro per la continua mancanza di energia elettrica o i pescatori che ritirano le loro reti semivuote a causa del breve tratto di mare cui è consentito loro di pescare. Artisti e musicisti che  attraverso l’arte cercano uno spiraglio di serenità, ragazzi che non sono certi di poter andare a scuola il giorno dopo, bambini, talvolta colpiti e feriti che sperano comunque nella vita e in un futuro migliore.

Un documentario di ampio respiro, colorato e armonioso ma paradossalmente e allo stesso tempo crudo tanto da trasformarsi sul finale in un vero e proprio reportage di guerra, rendendo bene l’idea di un continuo clima di tensione emotiva, dove tutto può cambiare improvvisamente, dove il sibilo di un missile, seguito da un esplosione, scatena in un giorno apparentemente sereno, guerriglie urbane, copertoni incendiati, colonne di fumo nero e sassaiole. Appaiono i lancia razzi i kalashnikov e le molotov, palazzi distrutti e macerie, feriti, urla strazianti, sirene di ambulanze, disperazione, caos e morti soprattutto tra i più giovani e gli ospedali da campo rapidamente sostituiscono i luoghi di svago e di lavoro.

Far comprendere una realtà così dicotomica non è semplice, ma i due autori ci riescono perfettamente facendoci capire quanto l’essere umano sia più adattabile di quanto si pensi e che il desiderio di sopravvivenza unito alla ricerca di libertà e giustizia lo guidino verso la sperimentazione di schemi diversi di vita. Le immagini e le parole dei personaggi, ci portano nella dimensione intima di un luogo unico per lo più sconosciuto e ignorato dai reportage istituzionali e rivelano un mondo ricco di suggestione e resilienza offrendo uno sguardo rigoroso su esistenze costrette a confrontarsi con un conflitto perenne. Una rara opportunità, questa, per immergerci nel cuore di Gaza e in quello dei suoi abitanti, rivelando un potente mosaico di forte umanità.

[di Federico Mels Colloredo]

Spagna, quinto giorno di proteste camionisti: disagi nella distribuzione

0

In Spagna è arrivata al quinto giorno la protesta dei camionisti esplosa lunedì in seguito alle nuove misure disposte dal Governo per l’autotrasporto, incluso un aumento dei prezzi del carburante. In tutto il Paese si starebbero verificando ritardi nelle consegne di alcuni beni di consumo e difficoltà logistiche per le fabbriche e la distribuzione. Secondo quanto riportato dall’Ansa, sono 23.500 gli agenti delle Forze dell’Ordine impegnati a garantire l’ordine pubblico, dopo che nei giorni scorsi si sono verificati alcuni incidenti. I principali sindacati non hanno appoggiato la protesta.

In Messico viene ucciso un giornalista ogni nove giorni

1
Giornalisti uccisi messico

In Messico la libertà di stampa e di espressione è una chimera. Soprattutto quando per ogni indagine, per ogni inchiesta e per ogni pubblicazione su un qualsiasi quotidiano il prezzo da pagare è la vita. Proprio come è accaduto ad Armando Linares, direttore del quotidiano locale Monitor Michoacán, crivellato di colpi davanti casa sua, il 15 marzo. È l’ottavo giornalista assassinato nel paese dall’inizio del 2022 (erano stati 9 in tutto il 2021): un bilancio che, in meno di tre mesi, ha reso il Messico il luogo più pericoloso della Terra per fare il giornalista, con una vittima ogni nove giorni.

 

Precedentemente all’omicidio di Linares, solo sei settimane prima aveva perso la vita il collega Roberto Toledo, morto anche lui Zitacuaro, città famosa per i santuari delle farfalle monarca, ma negli ultimi anni anche per i combattimenti tra gruppi criminali rivali. Questi si contendono terreno fertile per portare avanti attività illecite di droga. Come? Incentivando il disboscamento illegale ad esempio, per favorire la coltivazione di marijuana o chiedendo ai piccoli agricoltori del denaro in cambio di protezione dei raccolti.

Della morte di Toledo ne aveva parlato poche settimane dopo El País, pubblicando un video che mostrava i momenti prima del suo omicidio. Secondo le dinamiche della vicenda, l’uomo stava per entrare in ufficio quando due giovani gli si sono avvicinati. Le immagini sembrano mostrare un colloquio fra i tre, che continua all’interno dell’edificio. La stessa palazzina da cui i due aggressori escono poco dopo, fuggendo con le pistole in mano. Per il suo omicidio, l’ufficio del pubblico ministero non ha ancora avviato delle approfondite indagini né arrestato alcun possibile sospettato. Tuttavia, al contrario, durante una conferenza stampa tenutasi mercoledì scorso, Obrador, presidente messicano, ha ribadito che le autorità stessero invece facendo delle ricerche. Ma la fiducia che questo stia accadendo per davvero è molto bassa.

Il suo impegno, in ogni caso, è troppo poco. I giornalisti si trovano spesso a documentare vicende pericolose, diventando il bersaglio dei cartelli della droga. La loro morte il più delle volte non trova giustizia. In molti casi nelle vicende sono coinvolti anche politici locali e funzionari del governo, che ignorano gli accadimenti o ne fanno parte. In Messico infatti l’impunità degli omicidi supera il 90%.

E di questo i giornalisti stessi ne sono consapevoli, così come del rischio che ogni articolo pubblicato possa essere l’ultimo. Già prima della morte di Toledo, che Linares aveva annunciato con un video pubblicato il 31 gennaio, i giornalisti del Monitor Michoacan avevano subito diverse minacce da un gruppo locale. Senza ovviamente ricevere protezione alcuna dalle forze di polizia locali.

Per questo motivo il governo ha recentemente ricevuto una condanna internazionale per l’alto livello di violenza che nel paese si registra contro la stampa. Ma Obrador continua a negare l’evidenza. Anzi, il presidente ha spesso un atteggiamento indisponente nei confronti dei giornalisti. Li chiama per nome, denigra le testate giornalistiche per cui lavorano e sostiene che facciano di tutto per andargli contro.

Dopo che la scorsa settimana il Parlamento europeo ha approvato una risoluzione nei suoi confronti, per spronarlo a migliorare la sicurezza dei media locali e smettere di “rimproverare” i giornalisti, in risposta Obrador ha pubblicato una lettera aperta in cui criticava gli europei, definendoli delle pecore.

Ma la realtà dei fatti è che il presidente non dà la giusta importanza a quello che accade nel suo paese. Alcuni colleghi di Linares, del giornale Michoacán, hanno criticato a gran voce l’apatia del governo messicano nei confronti degli omicidi. “Non ci sono parole per descrivere la rabbia, l’impotenza e il disgusto che proviamo per il numero crescente di omicidi di giornalisti”.

[di Gloria Ferrari]

Decreto Riaperture: cosa cambia dal 1 aprile?

13

Il Consiglio dei Ministri si è riunito ieri, giovedì 17 marzo, per deliberare un nuovo decreto Riaperture, legato al “superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da COVID-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza”. L’incontro, di circa due ore, ha portato all’approvazione del decreto-legge contenente le decisioni sull’uscita dalla fase critica della pandemia, illustrate anche dal Presidente del Consiglio Mario Draghi e dal Ministro della Salute Roberto Speranza durante una conferenza stampa al termine dell’incontro. Nel provvedimento vengono fissate due date cardine: 1 aprile e 1 maggio, a partire da cui «quasi tutte le restrizioni che hanno limitato i nostri comportamenti nei mesi passati» cesseranno di esistere.

Con o senza certificazione?

A partire dal 1 aprile, quindi dalla cessazione dello stato di emergenza, termineranno diverse restrizioni, tra cui alcune legate all’uso del green pass, base o rafforzato. Nello specifico, si potrà accedere senza possedere alcuna certificazione alle seguenti attività e servizi:

  • Consumo di cibo e bevande all’aperto, sia per i bar sia per i ristoranti.
  • Trasporto pubblico locale (metropolitane, autobus, tram…).
  • Accesso a negozi e attività commerciali, tra cui uffici pubblici, poste, banche, musei…
  • Sport all’aperto.

Verrà richiesto fino al 30 aprile la certificazione base, ottenibile con vaccinazione, tampone o certificato di guarigione, invece per:

  • Accedere ai luoghi di lavoro (inclusi i dipendenti over 50). Dal 1 maggio l’obbligo di certificazione verde verrà definitivamente eliminato, fatta eccezione per gli esercenti delle professioni sanitarie e i lavoratori negli ospedali e nelle RSA che, pena la sospensione, saranno sottoposti a tale obbligo fino al 31 dicembre 2022. Allo stesso modo, la certificazione sarà necessaria per “i visitatori delle RSA, hospice e reparti di degenza degli ospedali”. Inoltre, a rispettare l’obbligo di green pass saranno fino al 15 giugno:
  1. il personale della scuola.
  2. Il personale del comparto sicurezza e soccorso pubblico.
  3. La polizia locale e il personale del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
  4. I lavoratori delle università, delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica e degli istituti tecnici superiori.
  5. Il personale dei Corpi forestali delle Regioni a statuto speciale.
  • Partecipare, in qualità di spettatori, agli eventi e alle competizioni sportive svolte all’aperto.
  • Partecipare ai concorsi pubblici.
  • Usufruire dei mezzi trasporti a lunga percorrenza (aerei, navi, treni ad alta velocità e intercity, autobus di linea…)
  • Accedere ai colloqui visivi in presenza con i detenuti all’interno degli istituti penitenziari per adulti e minori.

Fino al 30 aprile, data della sua abolizione, il green pass rafforzato, ottenibile esclusivamente con vaccinazione o certificato di guarigione, sarà necessario per accedere a diverse attività e servizi, tra cui:

  • Consumazione all’interno di bar e ristoranti.
  • Piscine, palestre, centri ricreativi, centri culturali, convegni e congressi.
  • Sale gioco, scommesse e bingo.
  • Discoteche e sale da ballo.
  • Eventi sportivi al chiuso (che, unitamente a quelli all’aperto, torneranno alla capienza massima a partire dal 1 aprile).

N.B. Dal 1 maggio non sarà più necessario possedere il green pass, base o rafforzato, per le attività e i servizi sopracitati, tenuto conto delle dovute eccezioni.

Mascherine

Fino al 30 aprile è stato prolungato l’obbligo di mascherine ffp2 negli ambienti al chiuso, compresi i mezzi di trasporto e gli eventi presso cui si tengono spettacoli aperti al pubblico. Nei luoghi di lavoro sarà invece sufficiente indossare dispositivi di protezione delle vie respiratorie (anche mascherine chirurgiche). Dal 1 maggio cadrà l’obbligo di mascherine al chiuso, compresi i mezzi pubblici. Si tratta di una delle misure cardine della strategia anti-covid degli ultimi due anni, la cui cessazione allinea l’Italia agli altri Paesi europei, tra cui la Danimarca che ha intrapreso la stessa strada a partire dal 1 febbraio scorso.

Scuola

In occasione “di almeno quattro casi di positività tra gli alunni, le attività proseguono in presenza e per i docenti e per gli alunni che abbiano superato i sei anni di età è previsto l’utilizzo delle mascherine FFP2 per dieci giorni dall’ultimo contatto con un soggetto positivo. In caso di comparsa di sintomi e, se ancora sintomatici, al quinto giorno successivo all’ultimo contatto, va effettuato un test antigenico rapido o molecolare o un test antigenico autosomministrato. In quest’ultimo caso l’esito negativo del test è attestato con autocertificazione” si legge all’interno del decreto-legge. Per quanto riguarda, invece, l’isolamento, gli alunni dei diversi ordini e gradi potranno seguire l’attività scolastica nella modalità di didattica digitale integrata “accompagnata da specifica certificazione medica che attesti le condizioni di salute dell’alunno. La riammissione in classe è subordinata alla sola dimostrazione di aver effettuato un test antigenico rapido o molecolare con esito negativo”. Dunque, fatta quest’eccezione, dal 1 aprile le lezioni dovrebbero tornare esclusivamente in presenza.

A che punto siamo con la pandemia?

L’approvazione del decreto da parte del Consiglio dei Ministri arriva in un periodo di progressiva risalita dei contagi da covid-19. Tuttavia, c’è da sottolineare come la situazione sia estremamente migliorata rispetto allo stesso periodo del 2021. Secondo i dati raccolti dall’’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), l’occupazione delle terapie intensive da parte dei casi covid è scesa dal 33% (14 marzo 2021) al 5% (14 marzo 2022), mentre l’occupazione dell’area medica è passata dal 37% al 13%.

[Di Salvatore Toscano]

La propaganda bellica e il potere dell’ingegneria del consenso

13

La propaganda bellica ha avuto in passato e ha tuttora un ruolo fondamentale nei sistemi liberali occidentali: la prima operazione propagandistica di un governo moderno ai fini di guerra è stata messa in atto negli Stati Uniti dall’amministrazione di Woodrow Wilson nel 1917 per convincere la popolazione americana a prendere parte al Primo conflitto mondiale, considerato che la quasi totalità dei cittadini statunitensi era pacifista e contraria ad un intervento in quelli che venivano considerati affari di pertinenza esclusivamente europea. Al contrario, il governo americano era a favore della g...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Il Texas vuole rendere illegale la transizione di genere nei minori

3

Lo scorso 22 febbraio, Greg Abbott, governatore dello Stato del Texas, si è rivolto al dipartimento statale per la Famiglia e per i servizi di protezione dei minori, emettendo un ordine in cui chiedeva di verificare se le procedure di transizione di genere potessero essere qualificate come “abusi sui minori” ai sensi della legge del Texas. Un vero e proprio “abuso infantile” che farebbe ricadere la responsabilità penale per una mancata segnalazione su professionisti di diversi settori come infermieri, insegnati, medici. Il governatore ha espressamente imposto ai cittadini texani di segnalare i genitori perseguibili, a meno che non si voglia essere accusati di negligenza penale. Ciò vuol dire che il mettere in atto alcune terapie è considerato come “abuso sui minori” ai sensi della legge statale e i genitori che lo consentono, potrebbero arrivare a perdere la custodia dei propri figli.

Se il Texas è uno degli Stati più conservativi e Greg Abbott si riconferma esponente dei valori cari al Partito Repubblicano, non sono mancate immediate reazioni di protesta da parte di famiglie e associazioni per i diritti che ritengono quello alla transizione di genere un diritto che non può essere negato. Fin da quando si è bambini, il proprio sesso biologico può rappresentare una gabbia, se la propria identità di genere (ovvero il sesso in cui ci si identifica) è opposta a ciò che la natura ha “assegnato” (una condizione chiamata disforia di genere). Quando si parla di transizione, c’è spesso molta confusione e il primo pensiero sembra essere relativo “all’operazione”. In realtà, il percorso è lungo, molto arduo per chi lo intraprende e pieno di step differenti. In primis e tra i passi più importanti, c’è il sostegno psicologico essenziale per chi si sente naturalmente di un sesso ma nel guardarsi, ne vede un altro. In questa logica, iniziare il percorso fin da piccoli è ritenuto un primo modo per stare meglio e cominciare ancora prima dell’adolescenza un complesso processo di accettazione. Per i più piccoli è inoltre prevista una terapia studiata appositamente, che possa anche facilitare l’individuazione o meno della disforia di genere.

Così, l’autorità giudiziaria texana ha recentemente impedito allo Stato di seguire le direttive di Abbott. I genitori che appoggiano i figli transgender sono dunque momentaneamente liberi di supportare i figli e le cure mediche senza essere penalmente colpevoli di un qualche abuso. Anzi, sotto accusa è proprio il governatore texano, dopo che l‘organizzazione non governativa American Civil Liberties Union (ACLU) si è mobilitata per fare causa a Greg Abbott, il quale da tempo tenta di contrastare la transizione di genere. Alla Camera dei Rappresentanti del Texas, il governatore aveva infatti proposto una legge volta a impedire agli atleti transgender delle scuole pubbliche di competere in squadre diverse dal loro genere di nascita. La corsa del governatore texano contro la transizione di genere ha però subito uno stop, da quando venerdì scorso il giudice distrettuale Amy Calrk Maechum ha esteso un’ordinanza che impedisca ai funzionari statali di indagare sulle famiglie che appoggiano la transizione di genere.

Secondo il giudice la direttiva del governatore Greg Abbott viola la costituzione dello stato del Texas, stessa accusa mossa anche dell’ACLU quando l’organizzazione aveva citato in giudizio il governatore. Si attende ora un processo in merito, previsto per il mese di luglio. Se i prossimi saranno mesi di tregua per le famiglie già sotto inchiesta, altri stati sembrano essere in linea con Abbott per ciò che concerne i giovani transgender. Come l’approvazione di un disegno di legge in Idaho, in cui la fornitura di assistenza per la transizione di genere diviene un crimine con tanto di ergastolo. Rimane la lotta di organizzazioni e associazioni, che trovano un potente appoggio da parte dello stesso presidente Joe Biden. Infatti, durante l’appuntamento annuale dello Stato dell’Unione tenutosi quest’anno a inizio marzo, il presidente ha chiesto al Congresso di approvare l’Equality Act. In questo modo, il Civil Rights Act del 1964 potrà essere modificato col fine di vietare la discriminazione sulla base del sesso, dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere.

[di Francesca Naima]

ExoMars: ESA sospende missione con la Russia

0

La seconda missione di ExoMars è stata sospesa. Il progetto, in collaborazione fra l’Agenzia spaziale europea (ESA) e russa (Roscosmos) non si farà. Lo ha annunciato l’Agenzia spaziale europea con un comunicato al termine dell’Esa Council che si è concluso ieri, 17 marzo, a Parigi. La decisione, “presa all’unanimità” da tutto il Consiglio, rientra nella serie di sanzioni imposte dall’Occidente alla Russia, in risposta all’invasione ucraina. “In quanto organizzazione intergovernativa incaricata di sviluppare e attuare programmi spaziali nel pieno rispetto dei valori europei, deploriamo profondamente le vittime umane e le tragiche conseguenze dell’aggressione all’Ucraina”, ha scritto l’ESA nel comunicato.

Covid: Cdm approva allentamento misure

0

Il Consiglio dei ministri ha approvato all’unanimità il piano per allentare le misure anti-Covid a partire da aprile, in seguito alla fine dello stato di emergenza del 31 marzo. È arrivato infatti il via libera a «provvedimenti importanti che eliminano quasi tutte le restrizioni che hanno limitato i nostri comportamenti», ha affermato il premier Mario Draghi durante la conferenza stampa tenutasi in seguito al Cdm, aggiungendo che essi prevedano «un graduale superamento di strumenti come il certificato verde».