sabato 28 Marzo 2026
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Merendine ai bambini: cosa acquistare e cosa preparare a casa?

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C’è una campanella che spesso fa paura ai genitori: quella della ricreazione. Tra preparativi, grembiuli e zainetto, non bisogna dimenticare di dare ai propri bambini una merenda che copra circa l’8-10% dell’apporto calorico del fabbisogno giornaliero. È questa infatti la raccomandazione delle Linee Guida del Ministero della Salute riguardanti proprio la ristorazione scolastica“È opportuno distribuire uno spuntino a metà mattina con l’obiettivo di dare al bambino, nella pausa delle lezioni, l’energia necessaria a mantenere viva l’attenzione senza appesantire la digestione e consentirgli di arrivare a pranzo con il giusto appetito. Tale spuntino deve fornire un apporto calorico pari all’8% – 10% del fabbisogno giornaliero ed essere costituito preferibilmente da frutta e ortaggi di semplice consumo”. 

Merendine confezionate

Pertanto, in primis è importante sapere quali siano gli alimenti che i bambini solitamente mangiano per merenda. Sono cibi salutari oppure si può fare di meglio? Purtroppo troppo spesso le mamme infilano nello zaino dei bambini delle merendine confezionate, comode perché già pronte e salva tempo. Ma come immaginerete c’è un problema, anzi due: in primo luogo non esiste merendina in commercio che sia adeguata come apporto calorico rispetto alle raccomandazioni delle Linee Guida che abbiamo citato pocanzi. In secondo luogo, queste merendine non sono sane perché tutte contengono zuccheri in eccesso e spesso anche troppi grassi, per non parlare di additivi, conservanti, aromi, addensanti chimici e così via. Di seguito, un esempio di merendine confezionate cariche di zuccheri aggiunti, con un quantitativo eccessivo di calorie (più di 400 kcal per 100 grammi), e con una serie lunghissima di ingredienti e additivi industriali come olio di palma, sciroppo di glucosio-fruttosio, aromi, destrosio, lattosio e altro.

[Merendina contenente ben 34 grammi di zuccheri aggiunti (pari a 7 cucchiaini), oltre 400 calorie e latte industriale]

Succhi di frutta confezionati

Occorre prestare attenzione del resto anche ai succhi di frutta confezionati, dove spesso si ritrova addirittura dello zucchero aggiunto, come nel prodotto qui di sotto in foto (i succhi di frutta sono già dolci in quanto gli zuccheri della frutta si co

ncentrano, spremendola, ed eliminando le fibre). Chiaramente non possono costituire una merenda sana, quando vengono addizionati con lo zucchero. Nel prodotto qui in foto noterete che l’azienda produttrice ha apposto persino un bollino di avvertimento sulla confezione, per comunicare ai genitori che il prodotto potrebbe causare obesità nei bambini e che se ne dovrebbe fare un uso moderato. Sarebbe una merenda molto sana invece se il succo di pera fosse puro, o meglio ancora se venisse mangiato il frutto intero.

[Brik di succo alla pera da 200 ml contenenti ben 29 grammi di zuccheri, pari a 6 cucchiaini di zucchero]

Bibite dolcificate

Le bibite dolcificate nell’alimentazione dei bambini, compreso il tè freddo per l’estate, non sono assolutamente consigliate. Al contrario, l’uso regolare è un fattore di rischio per l’obesità. Infatti un solo bicchiere di bevanda zuccherata contiene circa 20 grammi di zucchero, quindi 80 calorie (pari a 4 cucchiaini di zucchero). Come disabituare allora i bambini all’utilizzo di queste bevande? Non comprandole. Occhio non vede, cuore non duole. Inoltre, sarebbe utile che nei distributori automatici delle scuole queste bevande non entrassero; il che è possibile sensibilizzando correttamente i dirigenti scolastici di Istituto a rifornire i distributori con merendine più sane. Alcuni istituti hanno già adottato delle misure positive in tal senso. Per di più, la maggior parte di queste bevande contiene l’acido ortofosforico, un acido debole in grado di mobilizzare il calcio dalle ossa, e l’acido fosforico, uno dei motivi per cui queste bevande non appaiono al gusto eccessivamente dolci, nonostante gli zuccheri ci siano e vadano tutti nel sangue.

Creme spalmabili

I bambini le adorano e anche gli adulti. Peccato che quelle più conosciute e acquistate siano proprio quelle meno salutari. Per anni il mercato delle creme spalmabili è stato dominato da aziende che vendono creme con zucchero e olio di palma per oltre il 70% del prodotto, e appena una spruzzatina di nocciole e cacao. Fortunatamente però, da alcuni anni sul mercato sono state introdotte anche creme con contenuti di nocciole che superano il 45% e talvolta arrivano al 60% del prodotto o persino al 100%. Rimane sempre valido il fatto che una crema spalmabile si possa preparare anche in casa, con poco sforzo e ingredienti di qualità. In rete troverete facilmente la ricetta per la preparazione.

Optiamo per merende più sane o fatte in casa

La frutta fresca costituisce l’opzione migliore in assoluto. I bambini, in particolare, dovrebbero mangiare uno o 2 frutti al giorno e una varietà di verdure. Pertanto, una buona occasione di aderire a questo schema, è proprio quella di dare loro per merenda della frutta fresca, meglio se di stagione. In queste settimane, ad esempio, è il momento delle fragole, per cui non c’è nessuna controindicazione nel consumarle, tranne ovviamente in caso di allergia. Le fragole hanno pochissime calorie (solo 27 Kcal ogni 100g) e sono ricche di vitamina C e sali minerali. Banane, mele e pere vanno sempre bene e se possibile abituiamo i nostri figli ad assaggiare ed apprezzare i frutti di ogni stagione: pesche, albicocche, ciliegie, kiwi (che a Maggio è di stagione), arance durante l’inverno ecc. 

Un’altra opzione molto salutare è costituita dallo yogurt e dalla frutta secca, anche in combinazione volendo. Si consiglia di servire loro però soltanto yogurt bianco naturale (meglio se intero), quelli alla frutta contengono sempre zuccheri aggiunti e aromi in quantità. Abituare i bambini ad un gusto dolce più intenso di quello della frutta o di altri alimenti naturali (come le prugne secche o i datteri per esempio) è considerato dagli esperti di nutrizione un grave errore, in quanto altera in maniera spesso irreversibile e definitiva i gusti alimentari del bambino, che propenderà poi (anche in età adulta) per i sapori eccessivamente dolci o salati delle merendine industriali. Il Prof. Franco Berrino, grande esperto di salute e alimentazione, ha spesso avvertito che abituarsi allo zucchero è paragonabile ad una droga, in quanto attiva nel nostro cervello gli stessi recettori (oppioidi) attivati dalla cocaina e da altre sostanze che creano dipendenza. Una merenda di yogurt con qualche gheriglio di noce, nocciola o mandorla tritata dentro è senz’altro un’opzione salutare e adeguata per il fabbisogno nutritivo dei bambini. Anche la frutta secca dolce, come le prugne secche, le albicocche secche, i datteri o i fichi secchi, l’ananas e la mela essiccata, sono tutte opzioni salutari in grado di dare energia ma senza produrre gli effetti deleteri dello zucchero sulla glicemia e l’insulina. Questi cibi infatti hanno ancora tutte le fibre, gli antiossidanti, le vitamine e i minerali, che svolgono un’azione modulatrice nell’assorbimento degli zuccheri nel corpo. 

Una volta alla settimana potete concedere al vostro bambino qualcosa che forse per lui è più sfizioso. Ecco alcuni altri esempi di merenda golosa (da far ruotare nell’arco del mese):

Biscotti e torta fatti in casa. La preparazione casalinga sarà salutare perchè potrete scegliere al meglio gli ingredienti e ridurre le dosi di zucchero nella ricetta. Giocate d’anticipo e preparate la torta nel week end, sarà poi pronta per tutta la settimana. I biscotti, invece, durano qualche giorno in più e possono essere distribuiti nell’arco di 2 settimane. Sarebbe meglio non utilizzate la solita farina 00 per fare i biscotti ma optare per farine più integrali e ricche di nutrienti come quella di grano saraceno, di mais integrale, di avena, di farro o di farina di grano tipo 2. È buona cosa inserire sempre anche nocciole tritate negli impasti, grattugiare scorze di limone e qualche pizzico di cannella o zenzero, per dare un nutrimento davvero completo e più aromi naturali, che consentono di ridurre il quantitativo di zucchero. Inoltre, è importante che i biscotti abbiano uno spessore sottile, in questo modo la cottura in forno potrà essere di soli 10-15 minuti ed eviterete di danneggiare i grassi buoni del prodotto su tutta la superficie esterna. A proposito, usate sempre le uova per preparare torte e biscotti. No a margarina, olio di girasole o oli vegetali di alcun genere nelle cotture in forno (tranne quelli ad alto contenuto di antiossidanti come l’extravergine di oliva): i loro grassi insaturi infatti si alterano velocemente col calore, al contrario dei grassi saturi di burro e uova che resistono bene alle alte temperature e non si ossidano. I grassi ossidati sono proprio uno dei principali fattori di infiammazione e di danno cardiovascolare. Infine sarebbe utile utilizzare poco zucchero per l’impasto e possibilmente solo integrale di canna (da non confondere con quello grezzo di canna, che è raffinato).

2 – Frutta e macedonia: una merenda sana e allo stesso tempo apprezzata dai bambini. Da preparare la mattina con 2-3 frutti diversi, si può unire con succo di arancia o limone per conservarla qualche ora (l’acido citrico e la vitamina C impediscono l’ossidazione del frutto). Procuratevi dei contenitori di plastica colorati e facili da aprire. Se avete davvero poco tempo potrete sempre dare ai bambini un frutto: nutriente, sana e pratica.

3 – Barrette di cereali fatte in casa. Oppure un mix di frutta secca con qualche cubetto di cioccolato. Una merenda golosa e ricca di sali minerali ed energia. 

4 – Alternate alle merende dolci quelle salate: una focaccia (meglio se fatta in casa, ma va bene anche comprata fresca dal panettiere) oppure un piccolo panino al prosciutto. La sera prima avete cucinato delle verdure grigliate? Tenetene un po’ da parte per farcire un panino insieme a qualche fetta di salume (privilegiate crudo, speck e bresaola fra i tanti disponibili) e qualche cubetto di Grana o Parmigiano. È sicuramente una merenda nutriente e adeguata alle esigenze dei bambini. 

Infine se siete genitori intraprendenti e con la passione per i fornelli, vi sono ancora tante altre opzioni percorribili per merende (e colazioni) autoprodotte e sane, di cui senz’altro potrete trovare in rete molte ricette, come i biscotti senza zucchero, i muffin, plum-cake, frullati e molto altro. 

[di Gianpaolo Usai]

Martedì 17 maggio

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10.30 – Ucraina, Cremlino chiede indagine “indipendente e imparziale” su Bucha.

11.55 – Istat, frena l’inflazione: in aprile a +6%.

12.30 – Berlusconi critica l’invio di armi in Ucraina e si scaglia contro Biden e la NATO: «Con invio armi siamo in guerra anche noi».

14.40 – Libia, scontri a Tripoli tra milizie: premier Bashaga abbandona la città.

15.40 – Eni, avviata procedura per apertura conti in euro e rubli presso Gazprom Bank.

15.45 – Ucraina, la Corte penale internazionale invierà 42 investigatori per indagare su crimini di guerra: è «la più grande missione mai schierata».

16.00 – Spagna, ok del Consiglio dei ministri al congedo mestruale coperto dallo Stato: è il primo Paese d’Europa.

16.30 – Strage di Buffalo, Biden incontra le famiglie delle vittime e chiede al Congresso una stretta sulle armi.

18.00 – La mascherina Ffp2 resta obbligatoria “per i passeggeri e gli equipaggi dei voli operanti su territorio italiano”.

18.30 – Termina il vertice di centrodestra ad Arcore. Berlusconi: «La coalizione è assolutamente unita».

Covid, Usa: ok Fda a dose booster del vaccino Pfizer per fascia d’età 5-11 anni

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La Fda (Food and Drug Administration), ovverosia l’organo statunitense che regola i prodotti farmaceutici, ha autorizzato l’uso della dose booster del vaccino anti-Covid della Pfizer nei bambini rientranti nella fascia di età 5-11 anni. Una “singola dose di richiamo”, comunica in tal senso la Fda, potrà essere somministrata almeno 5 mesi dopo il completamento del ciclo primario che prevede la sottoposizione a due dosi del vaccino Pfizer. Adesso dunque si attende la conferma da parte del Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), l’organismo di controllo sulla sanità pubblica degli Stati Uniti: durante una riunione, prevista per giovedì, gli esperti dovrebbero discutere di tale questione.

Irlanda, il Paese dove si arena la protezione dei nostri dati

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Il General Data Protection Regulation (GDPR) dell’Unione Europea è entrato in azione il 28 maggio 2018 e avrebbe dovuto rivoluzionare radicalmente il modo in cui i dati dei cittadini europei venivano maneggiati dalle Big Tech. Qualche miglioramento s’è effettivamente registrato, tuttavia l’impatto del pacchetto normativo non è stato in grado di preservare la privacy delle persone, le quali sono ancora oggi vittime degli abusi perpetrati da potenti aziende straniere. Le “armi” progettate dall’UE per tutelare i deboli si sono smussate infatti contro l’ostacolo di una burocrazia inefficiente e di...

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Sentenza: la sospensione degli insegnanti non vaccinati è da considerarsi illegittima

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“Le domande delle parti ricorrenti che avevano quale presupposto la dichiarazione di illegittimità dei provvedimenti di sospensione impugnati, in seguito all’entrata in vigore della nuova normativa, hanno perso di attualità nel senso che non sono più supportate da un interesse giuridicamente rilevante alla pronuncia sia per quanto riguarda l’azione cautelare sia per quanto riguarda la domanda di merito, poiché devono ritenersi essere state soddisfatte dal legislatore prima ancora che in sede giudiziale”: è quanto si legge all’interno di una recente sentenza del Giudice del Lavoro di Treviso, il dott. Massimo Galli, dalla quale emerge che il legislatore abbia implicitamente riconosciuto che la sospensione degli insegnanti non vaccinati fosse illegittima. Infatti, il giudice ha sostanzialmente ritenuto non necessario esprimersi sul ricorso relativo alla sospensione dalle funzioni e dalle retribuzioni presentato da diversi docenti trevigiani dato che, a fornire una risposta alle tesi da loro sostenute, sarebbe stato direttamente il legislatore.

Quest’ultimo avrebbe praticamente sconfessato la normativa che disponeva la sospensione dei docenti non vaccinati, stabilendo indirettamente che essa non fosse necessaria. In tal senso, secondo il giudice il nuovo decreto legge 24/2022 avrebbe sostanzialmente disposto in maniera retroattiva la riammissione sul luogo di lavoro degli insegnanti non vaccinati, in quanto nella sentenza si legge che “il risultato dell’introduzione di tale nuova disciplina per quanto rileva ai fini del presente giudizio consiste dunque nell’abrogazione della sanzione della sospensione con effetto retroattivo dal 15 dicembre 2021“: in altre parole, l’abrogazione della sanzione dovrebbe considerarsi effettiva dal 15 dicembre 2021. È proprio questa la data che la precedente normativa indicava come giorno di inizio dell’obbligo vaccinale per i docenti e delle relative sanzioni per gli inadempienti, che sulla base di tale interpretazione il legislatore avrebbe sconfessato.

Avendo dunque, secondo il giudice, il nuovo decreto effetto retroattivo ed essendo quindi decaduta la sospensione già dal 15 dicembre 2021, gli insegnati che hanno effettuato il ricorso avrebbero diritto a ricevere le retribuzioni che sono state loro negate in seguito alla sospensione prevista dalla vecchia normativa. Si tratta di una logica conseguenza che, seppur non esplicitamente precisata nel testo della sentenza, appare ovvia. «In termini concreti il cauto, ma chiaro giudice trevigiano, ha statuito che il personale scolastico che non ha accettato la vaccinazione ha diritto alle retribuzioni non percepite dalla data della sospensione perché il legislatore ha riconosciuto, confessoriamente, il fondamento della tesi da me sostenuta nella causa, che la sospensione non fosse necessaria», ha infatti affermato l’avvocato che ha difeso i docenti trevigiani Mauro Sandri. «La prossima settimana, dopo avere effettuato i conteggi, notificherò al Ministero della Pubblica Istruzione la richiesta di pagamento degli stipendi arretrati per i tantissimi docenti di varie scuole della Provincia di Treviso che ho avuto ed ho l’onore di assistere», ha a tal proposito fatto sapere l’avvocato, sottolineando che «la causa prosegue per ottenere anche il pagamento dei danni non patrimoniali, comunemente definiti danni morali».

[di Raffaele De Luca]

Finlandia: ok del Parlamento a richiesta di adesione alla NATO

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Il Parlamento finlandese ha approvato, con la stragrande maggioranza dei voti, la proposta relativa alla richiesta di adesione alla NATO: nello specifico, 188 sono stati i voti a favore ed 8 quelli contrari. L’approvazione, arrivata dopo che nella giornata di ieri la Svezia ha confermato la sua intenzione di aderire alla NATO, è stata anche commentata dalla prima ministra finlandese Sanna Marin, che tramite un tweet ha parlato di «forte sostegno da parte del Parlamento».

Le elezioni scuotono il Libano: Hezbollah perde la maggioranza

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Secondo i risultati ufficiali delle elezioni parlamentari che si sono tenute domenica 15 maggio in Libano, il gruppo sciita Hezbollah e i suoi alleati hanno perso la maggioranza dei seggi in parlamento, un risultato che segnerà necessariamente il prossimo futuro di uno dei paesi più instabili del medio oriente, segnato negli ultimi anni da una pesante crisi economica e politica. Non è ancora ufficiale il numero dei seggi dei quali Hezbollah disporrà nel prossimo parlamento, ma è certo che saranno meno dei 70 su 128 che nell’ultima legislatura hanno garantito la maggioranza alla “Alleanza dell’8 marzo” del quale il movimento è parte. Una battuta d’arresto per il gruppo paramilitare sciita alleato dell’Iran e del presidente siriano Assad, che ha costruito la propria autorità in Libano grazie all’assistenza agli strati popolari e alla reputazione militare, costruita dando un contributo decisivo nella guerra del 2006 contro Israele.

La formazione del nuovo governo sarà lunga, per diverse ragioni. L’attuale situazione in cui versa il Libano presenta diverse criticità, dovute soprattutto agli eventi degli ultimi anni, che hanno lasciato danni permanenti nel paese. Parliamo, ad esempio, delle proteste del 2019 e della crisi economica che ha lasciato tre quarti della popolazione libanese sotto la soglia di povertà. A questo si somma l’eccessiva inadeguatezza e corruzione della classe politica, lacerata da una frammentazione che di fatto rispecchia anche la composizione interna del paese. In Libano infatti convivono ben 18 credi religiosi (tra cui una comunità cristiana molto numerosa, che ha dato vita anche ad un partito politico) che danno vita a divisioni storiche e inaspettate alleanze, come quella tra i cristiani del Movimento Patriottico Libero e dei musulmani sciiti radicali di Hezbollah che hanno governato assieme negli ultimi anni.

Il fatto che la religione costituisca un tassello fondamentale nella realtà statale, si vede anche nella composizione governativa, che più che seguire manifesti elettorali o programmi politici, si basa sul credo di questo o quel gruppo, con precise quote assegnate ad ognuno di essi. Un sistema, dunque, che potremmo definire “confessionale” e che è stato previsto nel Patto Nazionale istituito nel 1943, con l’indipendenza del Paese. La costituzione libanese prevede di fatto che il Parlamento sia suddiviso tra le religioni, con un’iniziale predominanza cristiana: secondo un censimento degli anni ’30 del ‘900 (l’ultimo fatto) risultavano essere la comunità più presente in Libano. Con il tempo tuttavia la composizione demografica ha subito delle modifiche e la popolazione musulmana, ad esempio, è diventata sempre più numerosa. Questa discrepanza ha portato a numerosi scontri, alcuni sfociati in una vera e propria guerra interna.

Dopo una serie di patti e alcune piccole modifiche apportate all’accordo Nazionale, ad oggi il regolamento prevede, tra le altre cose, che il presidente della Repubblica sia sempre un cattolico di confessione maronita e che il primo ministro sia sempre un musulmano sunnita. Considerando tutte le altre cariche, in pratica dei 128 deputati di cui è composto il Parlamento libanese, 64 devono essere cristiani e 64 devono essere musulmani o drusi (seguaci di una dottrina monoteista di derivazione musulmana sciita). Un Parlamento che non rispetta questa suddivisione non può esistere. Per questo negli anni per “smuovere le acque” si sono susseguiti diversi omicidi politici (come nel 2005, con l’assassinio del primo ministro Rafiq Hariri) ed è raro che un governo termini tutti e 4 gli anni di legislatura.

A prescindere dal risultato delle elezioni, la forza politica più importante negli ultimi anni è stata appunto quella di Hezbollah, che ha visto la sua ascesa proprio nel più alto periodo di scontri tra cristiani e musulmani. Hezbollah significa letteralmente in arabo “Il partito di Dio”, e può essere definita come un’organizzazione politica e militare di stampo sciita (corrente musulmana che riconosce come soli eredi di Maometto i discendenti maschi di suo genero, il califfo Alì). La sua nascita, avvenuta attorno agli anni ’80, è strettamente legata all’Iran, che ne ha supportato l’ascesa anche in termini economici per contrastare l’invasione del sud del Libano da parte di Israele. Infatti, alla base del programma politico di Hezbollah c’è proprio la liberazione di tutti i territori occupati da Israele.

[di Gloria Ferrari]

Bologna, universitari protestano a difesa della Palestina

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Questa mattina, a Bologna, diversi studenti hanno organizzato un presidio all’esterno del Rettorato dell’Università per chiedere all’Ateneo di interrompere le collaborazioni con governo, università e aziende israeliane “che partecipano al progetto coloniale di Tel Aviv” ai danni della Palestina. L’obiettivo è calendarizzare una discussione su un dossier presentato dagli stessi studenti, “che mostra i progetti di ricerca con cui l’università collabora insieme ad aziende che producono droni e armamenti”. Il presidio è avvenuto a distanza di due giorni dalla manifestazione di domenica 15 maggio, quando centinaia di persone sono scese in piazza a Bologna per esprimere la loro vicinanza alla Palestina e denunciare il silenzio internazionale di fronte all’uccisione della giornalista palestinese di Al-Jazeera Shireen Abu Aqleh.

La TAV non si farà mai? Secondo i francesi Macron ha abbandonato il progetto

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La realizzazione del progetto della linea TAV rischia di concludersi in un nulla di fatto. Il motivo, per una volta, non risiede nei ritardi e rimandi italiani, ma nell’apparente disinteresse dell’amministrazione francese per la realizzazione dell’opera. Secondo quanto denunciato da un comunicato di La Transalpine, associazione di sostenitori istituzionali e imprenditoriali dell’Alta Velocità, il governo francese starebbe infatti puntando sull’ammodernamento della linea Digione-Modane, piuttosto che sulla realizzazione del tunnel italo-francese. Tale fattore, se confermato, comporterebbe la perdita dei finanziamenti europei per la realizzazione dell’infrastruttura e, quindi, un probabile e definitivo accantonamento dei lavori.

Il 9 maggio il Comitato ha infatti sottolineato la differenza tra l’impegno francese e quello italiano, recentemente concretizzatosi (a parole) per mezzo dell’ordinanza firmata dal nuovo Commissario straordinario del governo incaricato di occuparsi della Torino-Lione, Calogero Mauceri. Questi ha infatti firmato un’ordinanza che autorizza la Rete Ferroviaria Italiana (RFI) a riprendere i lavori sviluppando il progetto della linea Avigliana-Orbassano e gli interventi di adeguamento dello scalo di Orbassano. Come riportato dal sito della Regione Piemonte, in questo modo il commissario Mauceri “indica la strada lungo la quale tutti gli attori devono ora lavorare” per la realizzazione di “un’infrastruttura indispensabile”. Il presidente di La Transalpine, Jacques Gounon, si è detto soddisfatto delle mosse italiane, sottolineando l’urgenza di una maggior decisione da parte francese.

L’Italia avrebbe in questo modo dato nuovo slancio al proprio impegno nel rendere concreta la realizzazione dell’Alta Velocità, il cui costo stimato ammonta a 1,9 miliardi di euro, finanziati per metà dall’Unione europea. Fondi vincolati, tuttavia, all’adozione di una “Decisione di esecuzione” da parte di Italia e Francia, richiesta dall’UE a fine 2020. Il documento deve dettagliare interventi, tappe operative e costi per i lavori da effettuare da entrambe le parti. Secondo alcuni quotidiani francesi, l’Italia starebbe ora cercando di accelerare i tempi per il timore di perdere i finanziamenti europei. Tuttavia, se la decisione della Francia di puntare sull’ammodernamento della linea storica Digione-Modane fosse confermata, l’erogazione dei fondi europei verrebbe meno e andrebbe in fumo l’intera realizzazione dell’opera.

Per questo motivo il comunicato di La Transalpine insiste sul fatto che “I circa 150 km di nuovi binari della Torino-Lione” su lato francese “sono stati dichiarati ‘di interesse pubblico e urgente’ nel 2013. Al termine di una nuova sequenza di studi iniziata nel 2019, lo Stato avrebbe dovuto ufficializzare la scelta di uno scenario di prima fase alla fine di marzo”, decisione mai giunta e della quale il Comitato rimarca l’urgenza al fine del completamento dei lavori, insieme a un “chiarimento del calendario e dell’avvio rapido del processo di realizzazione dei lavori”.

Vi è poi un’altra criticità, sottolineata dal Comitato: l’ammodernamento della linea francese punterebbe a raggiungere la capacità di trasporto merci di 10 milioni di tonnellate all’anno, con meno di 100 treni al giorno. Si tratta di numeri alquanto inferiori rispetto a quelli cui dice di puntare l’Italia, ovvero 162 treni al giorno e 25 milioni di tonnellate di merci all’anno.

La mancanza di progetti coerenti tra i due lati della frontiera e il mancato interesse politico francese per la realizzazione dell’opera potrebbero compromettere seriamente la realizzazione dei lavori, da parte italiana fermi da cinque anni. Fattore, quest’ultimo, che non ha tuttavia impedito la militarizzazione di un’intera valle, operazione che da sola ha richiesto la spesa di milioni di euro.

[di Valeria Casolaro]

Rimuovere le barriere fluviali è importante: la Spagna mostra la via al resto d’Europa

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Nel 2021 le barriere fluviali, causa principale della frammentazione dei corsi d’acqua, sono diminuite in Europa. Un primo passo importante e necessario, poiché la frammentazione dei corsi d’acqua dei fiumi è causa di problemi non di poco conto per l’ecosistema e la biodiversità. Ogni possibile sbarramento, da dighe a rampe, ai canali sotterranei, a chiuse, guadi, costruiti spesso per motivi di contenimento o col fine di ottenere energia idroelettrica, frammenta infatti i fiumi cambiandone il flusso, il corso e i collegamenti con le pianure alluvionali. Sono strutture che impediscono ai pesci ed agli insetti che abitano i fiumi di muoversi come naturalmente sarebbero portati a fare e influiscono negativamente anche sui flussi di nutrienti e sedimenti.

Gli impatti delle barriere sono variabili, ma di estrema importanza per comprendere quanto agire sulla rimozione delle opere, spesso ormai obsolete e senza alcuna effettiva funzione, sia parte essenziale del lavoro di ripristino dei bacini idrografici europei, dopo decenni di impattanti modifiche costruite non solo per protegge dalle inondazioni, ma anche per favorire l’agricoltura, l’industria, la produzione di energia e la crescita urbana. Un’opera miope che per decenni ha sacrificato gli ecosistemi fluviali alle esigenze delle città e dell’economia.

Le barriere influenzano la dinamica fluviale e la biodiversità acquatica, motivo per cui la Dam Removals, coalizione di sette organizzazioni (World Wildlife Fund, The Rivers Trust, The Nature Conservancy, European Rivers Network, Rewilding Europe, Wetlands International e World Fish Migration Foundation) si impegna per ripristinare il libero flusso dei fiumi e dei torrenti europei. Proprio dal rapporto del 2021 della Dam Removals
arriva una buona notizia: lo scorso anno le barriere fluviali rimosse in tutto il territorio Europeo sono state 239. Un’inversione di tendenza importante, seppur di portata numericamente trascurabile rispetto al totale delle barriere fluviali presenti in Europa, stimato in 1,2 milioni, ovvero 0,74 per chilometro. Di queste, almeno 200.000 sono da tempo prive di qualsiasi utilità pratica, e sarebbero semplicemente da rimuovere prima possibile.

Quantunque rispetto al 2020 siano state rimossi ben il 137% in più di sbarramenti fluviali, sono moltissimi i Paesi ancora fermi che dovrebbero invece contribuire per ottenere risultati maggiori. Ad avere seriamente agito sembra essere solo la Spagna, con la rimozione di 108 barriere fluviali nel 2021, un numero maggiore di quel che è stato fatto in tutta Europa nell’anno precedente. Eppure le specie di pesci migratori del continente sono in declino del 93%, dato che dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme, visto che tra le cause – seppur con un peso specifico difficile da quantificare – vi sono proprio le barriere fluviali.

Nella rimozione delle barriere l’Italia è ancora ferma al palo. Associazioni come il WWF hanno preso l’iniziativa occupandosi di mappare e segnalare gli sbarramenti presenti nella Penisola, ma al momento manca qualsiasi iniziativa istituzionale per passare all’azione. Il numero di rimozioni di qualsiasi sbarramento in Italia nel 2021 è stato uguale a zero. A farci compagnia nell’immobilismo sono Irlanda, Danimarca, Lettonia, Grecia, Ungheria, Romania e tutti i paesi balcanici ad esclusione del Montenegro. La Strategia UE per la Biodiversità 2030, prevede che nei prossimi otto anni siano ripristinati allo stato naturale almeno 25mila chilometri dei fiumi continentali, obiettivo non semplice da raggiungere, ma un primo passo nella giusta direzione è stato finalmente segnato.

[di Francesca Naima]