Il G7 si impegnerà a decarbonizzare la maggior parte della produzione elettrica entro il 2035: è quanto viene affermato all’intero del comunicato relativo alla riunione dei ministri di Energia e Clima tenutasi a Berlino. “Ci impegniamo ulteriormente a raggiungere l’obiettivo di avere settori elettrici prevalentemente decarbonizzati entro il 2035”, si legge nel documento, nel quale viene appunto affermato che verrà data priorità “agli impegni relativi alla transizione nel settore energetico” e che, tra l’altro, i paesi del G7 si impegneranno anche ad “aumentare significativamente” i trasporti “a basse o zero emissioni di carbonio”.
Per la prima volta le cellule dell’occhio umano sono state riportate in vita
Le cellule dell’occhio umano sono state riattivate dopo la morte. Grazie a un team dell’Università dello Utah, per la prima volta gli occhi di donatori deceduti sono tornati a rispondere alla luce, e questo pone molti interrogativi sulla natura irreversibile della morte del sistema nervoso centrale. I ricercatori hanno lavorato sulle cellule neuronali della retina umana per indagare sui possibili metodi di rianimazione e, a quanto pare, stimolate dalla luce, le retine post mortem hanno emesso specifici segnali elettrici.
L’occhio è dotato di neuroni specializzati, i fotorecettori, che hanno la funzione di ricevere il segnale luminoso dall’esterno sotto forma di impulso elettrico, e di trasmetterlo al cervello. Qui, il segnale viene rielaborato e trasformato in informazione visiva. La ricerca è quindi riuscita a risvegliare i fotorecettori nella macula umana, la parte della retina responsabile della vista. Questi, negli occhi dei donatori deceduti fino a cinque ore prima degli esperimenti, hanno risposto a luce intensa, luci colorate e lampi di luce molto debole. Tuttavia, anche se le cellule hanno mostrato reazioni agli stimoli, sembravano aver comunque perso la capacità di comunicare con il resto della retina e di trasmettere il segnale elettrico. I ricercatori hanno quindi supposto che il problema risiedesse nella prolungata privazione di ossigeno che inevitabilmente avviene dopo la morte, quando cessa la circolazione sanguigna. Così, hanno iniziato a condurre l’esperimento sugli occhi donati da pazienti deceduti da meno di 20 minuti, ripristinando immediatamente l’ossigenazione nei tessuti del sistema nervoso. In questo modo è stato riattivato lo specifico segnale elettrico che si verifica negli occhi degli organismi viventi.
Sono diversi gli organi e i tessuti umani che possono essere trapiantati da donatori deceduti da poco, grazie a specifici protocolli che permettono di ottenere un organo perfettamente funzionante da impiantare nel ricevente. Questo però non è mai stato possibile per i tessuti del sistema nervoso, poiché subito dopo la morte, le cellule neuronali perdono la loro vitalità e impediscono un potenziale trapianto. Si ritiene, infatti, che la cessazione della circolazione sanguigna porti rapidamente danni irreversibili al cervello: le cellule del sistema nervoso muoiono senza la possibilità di essere riattivate. Tuttavia, i meccanismi che causano la morte dei neuroni sono poco chiari, e la loro stessa irreversibilità è stata recentemente messa in discussione. Pertanto, dato che studi passati hanno ripristinato un’attività elettrica molto limitata negli occhi dei donatori di organi ma mai nella macula della retina, la riuscita dell’esperimento apre nuove strade per la cura delle malattie neurodegenerative, come la degenerazione maculare senile che colpisce la vista con l’avanzare dell’età.
[di Eugenia Greco]
Iraq, approvata legge che criminalizza le relazioni con Israele
Il Parlamento iracheno ha approvato, con 275 voti favorevoli su 329, una legge titolata “Criminalizzazione della normalizzazione e dell’instaurazione di relazioni con l’entità sionista”. La nuova legge è valida per tutti i cittadini iracheni e le aziende che lavorano in Iraq, nonché per le istituzioni statali e indipendenti e per gli stranieri che lavorano nel Paese: le sanzioni per i trasgressori possono essere punite anche con l’ergastolo o la pena di morte. Secondo quanto comunicato dal Parlamento la legge è “un vero riflesso della volontà del popolo”. L’Iraq non ha mai riconosciuto Israele e le due nazioni non hanno relazioni diplomatiche.
Giovedì 26 maggio
7.00 – Nella notte le forze russe hanno sfondato le difese di Kiev nel Lugansk, gran parte del Donbass è ormai sotto il controllo di Mosca.
9.00 – Niente pistole Taser alla municipale: la Consulta boccia la legge della Regione Lombardia.
10.00 – Rapporto Legambiente sulle rinnovabili: di questo passo l’Italia raggiungerà gli obiettivi del 2030 tra 124 anni.
11.00 – Il governo annuncia di aver raggiunto l’intesa sull’applicazione della direttiva Bolkestein riguardo alle concessioni balneari.
12.00 – L’Inghilterra annuncia un grande progetto per riportare le foreste su 100.000 ettari di territorio.
13.00 – La Corte Costituzionale ha stabilito che la quarantena non lede le libertà personali, respingendo la censura sollevata dal Tribunale di Reggio Calabria.
15.20 – Lavrov (ministro Esteri Russia): “il piano di pace proposto dall’Italia non è fatto da politici seri”.
16.00 – Vaiolo delle scimmie: anche l’Italia avvia autoisolamento per contatti dei positivi e valuta la vaccinazione per i sanitari.
18.00 – Colloquio telefonico tra Putin e Draghi, al centro crisi alimentare e apertura dei porti.
Recensioni indipendenti: Kiss The Ground (documentario)
Documentario del 2020 di 84 minuti diretto da Josh Tickell e Rebecca Harrell Tickell. Ispirato al libro, da cui trae anche il titolo, Kiss the ground How the Food You Eat Can Reverse Climate (Come il cibo che mangi può cambiare il clima) dello stesso Josh Tickell, ci mostra quella che è una “soluzione semplice per curare il nostro Pianeta e che sta proprio sotto i nostri piedi”. Fin dall’età del bronzo l’uomo ha arato e seminato, ha coltivato la terra e tratto da essa tutto ciò che gli necessitava per vivere preoccupandosi sempre meno dei tempi naturali che essa richiede per rigenerarsi e far si che si attivi il virtuoso scambio di carbonio tra la terra e l’atmosfera attraverso la fotosintesi, recuperando CO2 e fissandone una parte al suolo.
I metodi di coltivazione di un tempo, considerati oggi poco produttivi ed economicamente inadeguati, prevedevano per il terreno un periodo di “riposo” che si effettuava dopo ogni coltura. Un metodo a “rotazione”: il terreno che era stato coltivato a grano poteva essere lasciato a pascolo o diventare una coltivazione di patate. Oggi le enormi mono culture e gli allevamenti intensivi, da addebitarsi sicuramente alla grande richiesta di cibo dovuta sia all’aumento delle popolazioni sia alla ricerca di produrre di più ad un minor costo, hanno portato a deforestazioni, desertificazione e cambiamenti climatici quasi irreversibili. Oggi la terra è “sporca” e ha subito un processo di erosione sempre più pesante dovuto ai concimi chimici e a pesticidi altamente tossici, ancora oggi in uso, derivati dallo zyklon b, il gas utilizzato dai nazisti nei campi di sterminio. Una tragica invenzione del chimico tedesco Fritz Haber considerato il padre delle armi chimiche e Premio Nobel per la sintesi dell’ammoniaca nel 1918.
Solo una gestione sostenibile dei terreni attraverso l’adozione di pratiche che salvaguardino la biodiversità, si può considerare fondamentale per combattere il cambiamento climatico e riuscire a preservare il Pianeta. Il messaggio è semplice, ma uscire dall’attuale sistema può essere difficile. Interessi economici, negazionismo e scetticismo ma anche una profonda avversione ad affrontare rinunce o apportare un qualsiasi cambiamento ad un modus vivendi che sembra ormai stabilito, sono alla base di immobilismo e colpevole indifferenza nonostante ci siano prove tangibili di quanto sta accadendo al nostro Pianeta e di come le previsioni di futuri peggioramenti siano attendibili.
E’ una situazione che riguarda tutti noi poiché una terra povera genera persone povere, provoca crisi sociali, guerre ed emigrazioni di massa. Entro il 2050 si stima che un miliardo di persone diventeranno rifugiati a causa della desertificazione del suolo. “Kiss the ground” è un documentario ponderato, istruttivo, forse un po’ utopico ma pieno di speranza, tratta l’argomento a 360 gradi, dando allo spettatore spunti su cui riflettere e mostra chiaramente cosa si può fare di buono collettivamente ma anche individualmente sempre che ci sia la volontà di impegnarsi. Attraverso le voci e le dichiarazioni di scienziati e agricoltori, spinge a non arrendersi, come dice sorridendo l’attore e attivista vegano Woody Harrelson insieme ad altri testimonials, volti noti dello star system hollywoodiano, come Ian Somerhalder, Patricia e David Arquette, Rosario Dawson e la modella Gisele Bündchen, qui anche in veste di produttore esecutivo. Il documentario è disponibile anche sulla piattaforma Netflix.
[di Federico Mels Colloredo]
Colloquio telefonico Putin-Draghi: forniture ininterrotte di gas all’Italia
“Nella discussione relativa alla sicurezza energetica è stata confermata l’intenzione della parte russa di continuare a garantire forniture ininterrotte di gas naturale all’Italia ai prezzi fissati nei contratti”: è quanto comunica il Cremlino in merito ad una conversazione telefonica che il Presidente russo, Vladimir Putin, ha avuto oggi pomeriggio con il Presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi. Durante la telefonata, fa inoltre sapere il Cremlino, “Putin ha sottolineato che la Federazione Russa è pronta a dare un contributo significativo al superamento della crisi alimentare attraverso l’esportazione di grano e fertilizzanti, a condizione che le restrizioni politicamente motivate vengano revocate dall’Occidente”.
In Spagna scoppia lo scandalo dei green pass falsi: acquistati da oltre duemila ricchi
La Brigada Provincial de Información, un reparto della polizia spagnola, ha scoperto e smantellato a Madrid il traffico di falsi certificati di vaccinazione contro il Covid-19. Secondo i risultati della Operación Jennifer, che ha visto anche l’intervento della magistratura, 2.200 persone appartenenti all’élite spagnola avrebbero deciso di non vaccinarsi, bypassando le restrizioni attraverso l’acquisto di falsi certificati di vaccinazione contro il Covid-19. Tra gli indagati ci sono importanti cantanti, musicisti, stelle del calcio, uomini d’affari, politici e personale medico di alto livello. Lo scandalo ha coinvolto persone che sono state aggiunte al Registro Nazionale di Immunizzazione in cambio di denaro. Tra questi anche il presidente di PharmaMar, José María Fernández Sousa-Faro, una delle più grandi aziende farmaceutiche in Spagna, che tra i suoi ambiti di ricerca ha anche i farmaci contro il Covid-19.
Soprannominati i camaleonti, gli agenti dell’Intelligence spagnola si sono finti simpatizzanti jihadisti, poi infermieri, medici e pazienti dell’ospedale universitario di La Paz per arrivare fino al leader dell’organizzazione, accusato di aver incassato, grazie all’aiuto di diversi intermediari e operatori sanitari della struttura, 200.000 euro a fronte di 2200 iscrizioni al Registro Nazionale di Immunizzazione. L’operazione, che ha portato per il momento a 15 arresti, è nata quando un poliziotto è entrato nel dark web e ha contattato un gruppo di salafiti (scuola di pensiero sunnita hanbalita) francesi fingendosi seguace. Così, quando gli è stato proposto di recarsi in Francia per un incontro, il poliziotto ha risposto: “Non ho un passaporto covid: non sono vaccinato. Allah non mi permette di mettere nulla di impuro nel mio corpo”. Il gruppo si è quindi offerto di procurargli una certificazione falsa per bypassare le restrizioni, indirizzandolo verso un canale Telegram contenente tutti i dettagli e arrivando dunque all’ospedale di La Paz, dove avvenivano fisicamente le registrazioni.
“All’inizio abbiamo pensato fosse una truffa, ma poi abbiamo notato l’effettiva violazione della sicurezza nel sistema, e non era nemmeno rilevabile”, ha dichiarato la polizia, che ha poi aggiunto: abbiamo motivo di credere “che le tariffe per acquistare i falsi certificati dipendessero dalla posizione sociale. Più era elevata e più il prezzo da pagare era alto“. Tra i 2200 accusati, ci sono Bruno González Cabrera – difensore che ha giocato per Betis, Getafe, Levante e Valladolid -, Fabio Díez Steinaker – atleta di beach volley secondo classificato in Europa e quinto ai Giochi Olimpici di Sydney – e l’ex pugile e lottatore valenciano José Luis Zapater, alias Titín, protagonista di più di mille combattimenti. A questi si aggiungono José María Fernández Sousa-Faro, presidente di PharmaMar, e Trinitario Casanova, uno degli uomini più ricchi della Spagna.
[Di Salvatore Toscano]
Human Right Watch: i dati dei bambini in DAD sono stati rivenduti
Nel pieno della crisi pandemica i Governi di tutto il mondo hanno cercato di preservare il sistema scolastico confidando sulla DAD, la didattica a distanza che ha sfruttato la digitalizzazione per consentire il conseguimento delle lezioni in remoto. Prive di un’infrastruttura statale dedicata, le varie Amministrazioni hanno dovuto appoggiarsi a entità private, le quali, accusa ora lo Human Rights Watch, hanno spesso venduto i dati raccolti dagli studenti minorenni.
L’investigazione recentemente pubblicata ha coinvolto 164 industrie del settore – le cosiddette “EdTech” – supportate da 48 diversi Governi. Analizzando i dettagli tecnici e le policy di queste realtà, l’organizzazione non governativa ha stimato che la maggior parte di loro ha messo a rischio la privacy dei minori, quando non l’ha compromessa del tutto. Nell’89% dei casi presi in considerazione, le informazioni raccolte sarebbero state infatti cedute ad aziende terze, le quali si occupano di sviluppare meccanismi di targetizzazione delle pubblicità e di brokeraggio dati.
Le piattaforme didattiche in questione avrebbero spiato gli infanti illegalmente, installando nei propri sistemi infrastrutture e tecnologie capaci di tracciare le abitudini dei singoli utenti. Quanto raccolto, sarebbe poi stato utilizzato da realtà esterne alla didattica per sviluppare algoritmi capaci di sintetizzare le caratteristiche e gli interessi dimostrati dai bambini di oggi, cosa che in molte nazioni è considerata illegale. Per capire la portata della manovra, basti sapere che lo Human Rights Watch stima che le 164 EdTech abbiano complessivamente condiviso le informazioni raccolte con 196 aziende specializzate nelle inserzioni pubblicitarie, ovvero che i pacchetti di informazioni siano finiti in mano a più imprese di quante non siano quelle che li hanno raccolti.
Il report in questione cita un unico caso italiano, quello di WeSchool. L’EdTech in questione è stata accusata di aver ceduto i dati a Facebook e Nielsen Group, accusa che è stata però immediatamente contestata dall’azienda. Luca Ghirimoldi, Head of Operations di WeSchool, ci ha sottolineato che quanto riscontrato dal report faccia riferimento a un contratto che non è stato applicato nel contesto della DAD, contesto che in epoca di massima crisi sanitaria ha imposto soluzioni straordinarie concordate direttamente con il Ministero dell’Educazione.
In pratica, il documento in questione non garantisce all’azienda la possibilità di adoperare i dati raccolti ai fini commerciali, al massimo questi possono essere usati nell’ottica della ricerca. In tal senso, lo scorso aprile, WeSchool, Fondazione Cariplo e il Politecnico di Milano hanno pubblicato uno studio sull’innovazione digitale dei processi educativi che si è basato proprio sui dettagli informatici recuperati in periodo pandemico.
Sul tema, Ghirimoldi ci ha assicurato che «tutti i dati personali (compresi gli id degli utenti) sono stati completamente anonimizzati prima della condivisione e condivisi tramite un repository criptato». Siamo dunque tutelati? Prima di poterne esserne certi è importante vedere cosa avrà da ribattere lo Human Rights Watch, entità con cui abbiamo provato a entrare in contatto, ma che non ci ha ancora fornito un riscontro diretto. Non ci stupirebbe scoprire che l’organizzazione sia al momento inabissata dalle contestazioni sui risultati della sua ricerca, a prescindere che le obiezioni in questione siano legittime o meno.
[di Walter Ferri]
Unicef: i paesi più ricchi stanno distruggendo l’ambiente a livello globale
“Il consumo eccessivo nei paesi più ricchi del mondo sta distruggendo l’ambiente dei bambini a livello globale”: è quanto comunica l’Unicef tramite una nota, nella quale viene appunto sottolineato che secondo un rapporto pubblicato dall’Unicef Office of Research – Innocenti la maggior parte dei paesi ricchi stia creando condizioni malsane, pericolose e nocive per i bambini di tutto il mondo. Il report in questione si è concentrato sul modo in cui “39 paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) e dell’Unione Europea (UE) se la cavano nel fornire ambienti sani ai bambini” e da esso è emerso che “se tutti nel mondo consumassero risorse al ritmo in cui lo fanno le persone nei paesi dell’OCSE e dell’UE” sarebbe necessario l’equivalente di “3,3 pianeti Terra per mantenere i livelli di consumo”.








