Oggi mercoledì 16 marzo una forte scossa di terremoto di magnitudo 7.3 ha colpito il Giappone alle 23:36 locali (15:36 italiane). Le prime analisi hanno individuato l’epicentro in mare, davanti alla costa della prefettura di Fukushima, a una profondità di 60 km. Si tratta della stessa zona in cui un terremoto nel 2011 provocò un violento tsunami e il noto disastro nucleare. Attualmente non si hanno ancora notizie certe circa i danni della scossa. Nel frattempo, le autorità hanno diramato l’allerta tsunami.
In Corsica non si ferma la rivolta degli indipendentisti
In Corsica va avanti da ormai due settimane una violenta rivolta nei confronti delle istituzioni francesi, alimentata da un mai assopito spirito separatista all’interno della regione. Le proteste corse sono una conseguenza di quanto avvenuto il 2 marzo scorso all’interno della prigione di Arles, quando l’indipendentista Yvan Colonna sarebbe stato aggredito da un altro detenuto finendo, dopo otto minuti di strangolamento, in coma. Questa ricostruzione non ha però convinto la popolazione, che così è scesa in strada per manifestare il proprio dissenso, accusando Parigi di essere responsabile del tentativo di omicidio del simbolo del movimento indipendentista.
Les premiers incidents ont démarré devant la préfecture de Bastia. https://t.co/MvdtjwMC7z pic.twitter.com/n2Z3Imwnl0
— France 3 Corse (@FTViaStella) March 13, 2022
A Calvi, in centinaia si sono riuniti nei pressi della sottoprefettura, lanciando diverse molotov sull’istituto, mentre ad Ajaccio un gruppo di manifestanti ha cercato di entrare nel Palazzo di Giustizia, provocando un incendio al suo interno. Domenica 13 marzo la protesta a Bastia è sfociata in “guerriglia urbana”, con tanto di lancio di molotov verso la prefettura e un bilancio di 67 feriti, tra cui 44 agenti delle forze dell’ordine. Per cercare una soluzione agli scontri, il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, si è recato questa settimana in Corsica, con l’obiettivo di, si legge in una nota, “aprire un ciclo di discussioni con i rappresentanti e le forze vive dell’isola”, provando così a dare risposta alle “richieste dei rappresentanti corsi sul futuro istituzionale, economico, sociale o culturale” della regione, soprattutto “a quelle del presidente del Consiglio esecutivo, Gilles Simeoni”, un ex indipendentista eletto rappresentante dell’isola che chiede lo statuto speciale autonomo. Intanto, su Twitter il collettivo separatista Ghjuventù Libera ha sottolineato, in vista della manifestazione di Bastia, le rivendicazioni dei manifestanti: verità sul tentato assassinio di Colonna, il rilascio di tutti i prigionieri politici e l’avvio di un processo di riconoscimento del popolo corso, affermando che le proteste continueranno fino al loro ottenimento.
[Di Salvatore Toscano]
Italia: lo Stato Maggiore dell’Esercito ordina ai reparti lo stato di allerta
Una recente circolare dello Stato Maggiore dell’Esercito, diffusa dal partito Rifondazione Comunista ed avente ad oggetto le “evoluzioni sullo scacchiere internazionale”, mette di fatto le forze armate italiane in stato di allerta. Il documento, firmato dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Bruno Pisciotta e destinato a soli ambiti militari, riporta infatti la necessità di attuare con “effetto immediato” tutta una serie di azioni relative a 4 differenti settori: quello del personale, dell’addestramento, dell’impiego e dei sistemi d’arma.
Nello specifico, per quanto riguarda il primo, si ordina innanzitutto di “porre particolare attenzione nel valutare le domande di congedo anticipato, in quanto in un momento caratterizzato dall’intensificarsi delle tensioni geopolitiche, deve essere effettuato ogni possibile sforzo affinché le capacità pregiate possano essere disponibili”. Inoltre, “il personale in ferma prefissata dovrà alimentare prioritariamente i reparti che esprimono unità in prontezza nei prossimi due anni” e “tutte le unità in prontezza devono essere alimentate al 100% con personale ready to move (ossia pronto a muoversi)” si legge nella circolare, nella quale si sottolinea che “tale linea d’azione rappresenti una priorità”.
Riguardo il secondo punto invece, ovverosia quello dell’addestramento, si comunica che tutte le attività addestrative dovranno essere orientate al “warfighting”, cioè a scenari di combattimento su campi di battaglia. A tal proposito, viene specificato che “ciascun reggimento di artiglieria deve essere addestrato ad operare sia nel ruolo di supporto diretto che in quello di supporto generale” e che ci sia bisogno altresì di valutare “la possibilità di affiliazione addestrativa/operativa dei battaglioni delle trasmissioni alle Grandi Unità”.
Per ciò che concerne il settore dell’impiego, poi, si legge innanzitutto che “occorre garantire maggiore omogeneità della forze che contribuiscono alla condotta di operazioni, evitando per quanto possibile il frazionamento delle unità”. Inoltre, si parla del fatto che “gli assetti sanitari costituiscano una capacità essenziale per l’operatività dei reparti” e che sia necessario “accelerare la disponibilità operativa del 52° Reggimento artiglieria terrestre Torino, dando priorità alle batterie semoventi”. Infine, in riferimento ai sistemi d’arma, si ordina di “provvedere affinché siano raggiunti e mantenuti i massimi livelli di efficienza di tutti i mezzi cingolati, gli elicotteri (con focus sulle piattaforme dotate di sistemi di autodifesa) e i sistemi d’arma dell’artiglieria”.
Detto ciò, la diffusione della circolare ha ovviamente generato apprensione nell’opinione pubblica, preoccupata per una possibile imminente entrata in guerra dell’Italia in relazione alla crisi Ucraina. Per questo, dall’Esercito si sono affrettati a comunicare che si tratta di un documento interno e di carattere routinario con cui il Vertice di Forza Armata adegua le “priorità delle unità dell’esercito”, al fine di “rispondere alle esigenze dettate dai mutamenti del contesto internazionale”. Allo stato attuale, dunque, non ci sono a quanto pare i presupposti per parlare di un ruolo attivo dell’Italia nel conflitto tra Russia ed Ucraina, tuttavia il contenuto di tale circolare non può che destare preoccupazione e, come sottolineato dal partito Rifondazione Comunista, c’è bisogno in tal senso di “fermare questa spirale di guerra”.
[di Raffaele De Luca]
Ministro russo Lavrov: possibile compromesso con Ucraina
Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, avrebbe affermato che alcune parti relative ad un possibile accordo di compromesso con l’Ucraina starebbero per essere concordate: a riportarlo è l’agenzia di stampa Reuters, secondo cui Lavrov avrebbe dichiarato che Kiev avrebbe accettato di discutere seriamente di neutralità nonché delle garanzie di sicurezza. «Ora questa stessa cosa è in discussione nei negoziati», avrebbe infatti a tal proposito affermato Lavrov.
Esiste un piano USA del 2019 per “sbilanciare” la Russia, leggerlo oggi spiega molto
Un documento prodotto dalla RAND Corporation nel 2019, Overextending and Unbalancing Russia, mostra chiaramente quale fosse il piano da attuare nei confronti della Russia. La RAND Corporation è il think thank statunitense che già collaborò con il governo di Washington durante la guerra fredda all’elaborazione di un piano strategico per portare al crollo dell’Unione Sovietica. Già tre anni fa, la più importante agenzia di consulenza geostrategica al mondo, la Rand Corporation, aveva redatto uno studio di valutazione qualitativa delle “opzioni che impongono costi” che potrebbero “sbilanciare e sovraccaricare” la Russia. Un team di esperti di RAND Corp. ha sviluppato opzioni economiche, geopolitiche, ideologiche, informative e militari e le ha valutate qualitativamente in base alla loro probabilità di successo nel portare la Russia a “sovraestendersi” e “sbilanciarsi”, per poi essere abbattuta. Le varie ipotesi di condotta sono analizzate secondo la probabilità di successo, i benefici ottenuti e i costi e i rischi da sostenere.
Sovraestendere e sbilanciare la Russia
Tra le misure economiche, con alti benefici e probabilità di successo, oltre che con costi e rischi bassi, troviamo l’espansione della produzione di energia statunitense. Quest’azione, vista positivamente anche per il fatto che non impone multilateralità e/o approvazione, servirebbe a far calare il costo globale dell’energia col fine di danneggiare l’economia Russa. Come seconda opzione troviamo le sanzioni commerciali e finanziarie: una strategia definita nel documento ad alto rischio e con elevati costi ma anche con alti benefici e alta probabilità di “sbilanciamento” russo. Quest’azione viene indicata molto efficacie se le sanzioni imposte da Washington ricevono sostegno globale e multilaterale. Smarcare l’Europa dall’energia russa è la terza ipotesi analizzata e viene ritenuta di alto benefico per gli Stati Uniti. Infatti, in tal caso, aumenterebbe l’esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) statunitense verso il continente europeo. Costi e rischi, come anche la probabilità di successo, vengono in questo caso considerati moderati. Infine viene ipotizzato un incoraggiamento all’emigrazione dalla Russia di manodopera qualificata senza però avere riscontri positivi degni di rilevanza.
Nel documento della Rand Corp. troviamo anche le possibili azioni in campo geopolitico: fornire aiuti letali all’Ucraina; crescente sostegno ai ribelli siriani; promozione della liberalizzazione in Bielorussia; ridurre l’influenza russa in Asia centrale; capovolgere la Transnistria ed espellere le truppe russe dalla regione. I benefici maggiori risultano qui essere la fornitura di armi all’Ucraina.
Veniamo quindi alle azioni militari. Con il fine di aumentare l’ansia del nemico, si prevede un riposizionamento dei bombardieri a corto raggio che si muovano a ridosso della Russia; questa sarebbe un’opzione militare ritenuta soddisfacente rispetto ai costi e ai rischi, oltre che per la manovra si sbilanciamento nei confronti della Russia. Per quanto concerne le armi di distruzione di massa si legge: “Il dispiegamento di ulteriori armi nucleari tattiche in località europee e asiatiche potrebbe aumentare l’ansia della Russia al punto da aumentare significativamente gli investimenti nelle sue difese aeree. Insieme all’opzione del bombardiere, ha un’alta probabilità di successo, ma il dispiegamento di più tali armi potrebbe portare Mosca a reagire in modi contrari agli interessi degli Stati Uniti e degli alleati”. In altre parole, sarebbe un’opzione perfetta ma che comporterebbe dei grossi pericoli.
Per il dominio navale, l’opzione che riscontra maggior successo è la pressione nelle aree di influenza russa. “L’aumento della posizione e della presenza delle forze navali statunitensi e alleate nelle aree operative della Russia potrebbe costringere la Russia ad aumentare i suoi investimenti navali, distogliendo gli investimenti da aree potenzialmente più pericolose”, si legge nel documento.
Quattro opzioni sono invece previste nell’ambito del multidominio della NATO: aumento delle forze di terra USA e NATO in Europa; aumento delle esercitazioni NATO in Europa; ritiro dal trattato sulle forze nucleari a raggio intermedio (con la possibilità di costruire e schierare missili nucleari in Europa); investire in nuove capacità per manipolare la percezione del rischio proveniente dalla Russia.
Sempre in campo militare, il documento si occupa di ricerca e sviluppo aereospaziale per cui si ipotizzano investimenti in velivoli invisibili ai radar, droni, aerei di attacco a lungo raggio, missili, mezzi per la guerra elettronica, armi spaziali, sviluppo aerei spaziali, satelliti.
Viene anche prevista una campagna mediatica che miri a minare l’immagine della Russia nel mondo e che dia impulso alla perdita di fiducia dei cittadini russi nei confronti del proprio governo, spiegando che Putin non fa gli interessi del proprio popolo, con l’intento di incoraggiare proteste interne e sollevazioni popolari. Inoltre, si fa riferimento al più ampio utilizzo del softpower per il boicottaggio della Russia nei consessi più disparati come, per esempio, il mondo dello sport
In conclusione, lo studio condotto dagli analisti di RAND Corporation, le migliori azioni che Washington può mettere in atto contro Mosca sono quelle che vanno ad impattare direttamente nell’economia russa, fortemente dipendente dall’esportazione di energia e materie prime.
2019-2022
A distanza di tre anni, possiamo vedere quante delle cose suggerite dallo studio del think tahnk statunitense si sono effettivamente realizzate. Lasciando perdere i vari investimenti in armamenti e tecnologie varie, che sempre vengono fatti, è interessante notare come alcune opzioni previste dagli analisti di RAND Corporation siano divenute oggi realtà.
Che gli Stati Uniti stessero cercando da tempo di bloccare o, quantomeno, tamponare i flussi di energia dalla Russia all’Europa non è certo una novità e la questione del North Stream 2 è centrale ed emblematica. Come non è un mistero che gli Stati Uniti intendessero convincere l’Europa ad importare maggiori quantità di energia dagli USA, in particolare il gas naturale liquefatto GNL. Vediamo poi come si è realizzata l’opzione delle sanzioni commerciali e finanziarie, strategia che, ricordiamo, viene definita ad alto rischio e con elevati costi ma anche con alti benefici e alta probabilità di “sbilanciamento” russo. Tale politica, attuata e spinta fino a rasentare l’embargo alla Russia, si è realizzata anche nella sua parte di multilateralità, con l’adesione fedele dei partner europei.
Per quanto concerne la fornitura di armi all’Ucraina, sebbene ve ne fossero già state inviate a seguito del colpo di Stato del 2014, negli ultimi anni, miliardi di dollari di armamenti sono stati forniti dagli USA all’Ucraina. Inutile dilungarsi sugli sviluppi attuali sul tema, viste le decisioni adottate dai paesi NATO, Italia compresa. Dobbiamo poi ricordare che quanto previsto dallo studio circa la “liberalizzazione della Bielorussia“, vi è stato effettivamente un tentativo di rovesciamento di quello che l’Occidente definisce un regime non democratico guidato da Aleksandr Lukašenko, con la così detta “rivoluzione delle ciabatte” del 2020-2021, risultata fallimentare.
Innegabile è anche l’avvenuto aumento delle attività militari della NATO in Europa, che nel corso degli anni ha messo in piedi grandi e numerose esercitazioni multidominio: terra, aria, mare e anche cibernetico. Le esercitazioni che hanno coinvolto l’Alleanza Atlantica sono state condotte in maniera maggiore nei paesi del Nord e dell’Est Europa, al ridosso dei confini russi, con regolari esercitazioni che si svolgono di anno in anno, tra cui ricordiamo Cold Response e Trident Juncture.
Evidente è stato anche il tentativo di fomentare proteste interne, come dimostrato dal “caso” Navalny, costruito mediaticamente come unico e vero oppositore di Putin ma che in realtà non ha avuto, e tutt’ora non ha, alcuna consistenza politica nel paese, la cui opposizione è certamente più rappresentata da altri personaggi e partiti.
Come nota conclusiva riguardo al nostro Paese, va denunciata la censura che stiamo vivendo in Italia la quale ha colpito anche Manlio Dinucci, firma storica de Il Manifesto, analista geopolitico e geografo e ricercatore associato del Centro di Ricerca sulla Globalizzazione (CRG), il quale si è visto cancellare la propria rubrica,“L’Arte della Guerra”, dal “quotidiano comunista”. Il motivo? Non volersi piegare alla narrazione ufficiale a senso unico. Altra nota, fu lo stesso Dinucci a riportare nel 2019, proprio su Il Manifesto, l’esistenza del documento elaborato dalla RAND Corporation come possibile strategia bellica statunitense nei confronti della Russia.
[di Michele Manfrin]
Covid: Cassazione annulla sequestro della Torteria di Chivasso
La conferma del sequestro preventivo, da parte del tribunale del riesame di Torino, della Torteria di Chivasso che durante l’emergenza Covid non aveva abbassato le serrande, è stata annullata senza rinvio da una sentenza della Cassazione. La titolare della Torteria non ha infatti commesso il reato di “inosservanza dei provvedimenti dell’autorità” previsto dall’articolo 650 del Codice Penale secondo la Suprema Corte, la quale ha precisato che la condotta contestata a quest’ultima rientrasse nelle violazioni alle misure di contenimento del Covid che con il decreto legge del 25 marzo 2020 erano state depenalizzate, prevedendo esso solo una sanzione amministrativa.
Batteri al posto dei fertilizzanti per ridurre l’inquinamento
Una ricerca scientifica dimostra come alcuni batteri possano diventare una valida alternativa ecologica ai fertilizzanti chimici utilizzati nell’agricoltura, la cui maggior parte viene prodotta tramite l’utilizzo di combustibili fossili. Questa scoperta, quindi, potrebbe mitigare una delle principali fonti d’inquinamento ambientale.
Il batterio in questione è l’Azotobacter vinelandii, microrganismo presente nella porzione di suolo che circonda le radici di alcune colture (rizosfera). Questo, grazie a un processo di editing genetico, può essere usato per trasferire l’azoto nelle piante in base alle esigenze, ovvero a quanto ciascuna coltura necessita e riesce ad assorbire, senza eccessi. I ricercatori hanno testato il procedimento scientifico su alcune piante di riso, facendo in modo che l’Azotobacter producesse azoto costantemente, indipendentemente dalle condizioni ambientali, in quantità sufficienti a fertilizzare le coltivazioni.
L’obiettivo della ricerca consiste nel trovare una soluzione alla produzione eccessiva di fertilizzante azotato. Difatti, quando gli agricoltori impiegano i fertilizzanti chimici a base di azoto nei campi, ne usano in quantità superiori rispetto a quella assorbita effettivamente dalle colture. Il resto si riversa in fiumi, laghi e oceani con conseguenze devastanti, come la fioritura algale, ovvero la nascita di piante microscopiche che causano la riduzione di ossigeno e luce, e ospitano i cianobatteri, portatori di tossine mortali per gli ecosistemi acquatici.
Una corretta adozione dei biofertilizzanti derivati dall’Azotobacter vinelandii quindi, ridurrebbe l’inquinamento, i costi di produzione, e migliorerebbe la produzione alimentare. Pertanto, il prossimo step degli scienziati sarà la creazione di gruppi batterici differenti, al fine di produrre azoto a velocità diverse, soddisfacendo così le differenti esigenze delle colture.
[di Eugenia Greco]
Pisa, armi al posto di aiuti umanitari: gli aeroportuali bloccano volo per l’Ucraina
Nelle scorse ore è emerso che dal Cargo Village sito presso l’aeroporto civile di Pisa sarebbe dovuto partire un volo contenente casse di armi, munizioni ed esplosivi, in contrasto con lo scopo stesso del viaggio, data la sua natura umanitaria. Infatti, il volo avrebbe dovuto fornire cibo, medicinali, e altri prodotti utili alla popolazione ucraina, in difficoltà a causa dei combattimenti delle ultime settimane.
Ai lavoratori dell’aeroporto “Galileo Galilei” di Pisa era stato chiesto di caricare degli aiuti umanitari destinati all’Ucraina. Quando si sono ritrovati però di fronte a casse contenenti materiale bellico hanno deciso di non eseguire l’ordine. L’Unione Sindacale di Base (USB) è stata tra i primi a raccogliere le testimonianze dei lavoratori e a segnalare l’accaduto, manifestando in un comunicato la propria volontà di denunciare “con forza questa vera e propria falsificazione, che usa cinicamente la copertura umanitaria per continuare ad alimentare la guerra in Ucraina“. Nel frattempo è stata indetta per sabato 19 marzo, presso l’aeroporto di Pisa, la manifestazione “Dalla Toscana ponti di pace e non voli di guerra“, a cui tutta la cittadinanza è stata invitata a partecipare. Tra le altre richieste dell’organizzazione sindacale si leggono l’appello alle strutture di controllo del traffico aereo dell’aeroporto di bloccare immediatamente gli eventuali voli simili e l’invito rivolto ai lavoratori di “continuare a rifiutarsi di caricare armi ed esplosivi che vanno ad alimentare una spirale di guerra”.
Intanto, già nei giorni scorsi qualcosa si è smosso tra i banchi della politica, con l’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Matteo Mantero di Potere al Popolo per chiedere trasparenza sull’invio di armi all’Ucraina. Si ricorda, a tal proposito, la decisione del Governo Draghi di non rendere pubblica la lista del materiale bellico fornito al Paese, contenuta all’interno di un decreto interministeriale (definito dai ministeri della Difesa, degli Esteri e dell’Economia) secretato e non sottoposto all’esame dei parlamentari.
[Di Salvatore Toscano]










