lunedì 5 Gennaio 2026
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Madagascar: sale a 80 bilancio vittime per ciclone Batsirai

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Il ciclone Batsirai, che negli scorsi giorni ha colpito il Madagascar, ha provocato 80 morti: è questo il bilancio attuale delle vittime secondo quanto comunicato dall’agenzia statale che si occupa dei soccorsi in caso di calamità. Quest’ultima, ha inoltre specificato che 60 decessi sono avvenuti in una singola area, ovverosia il distretto di Ikongo, situato nel sud-est del Madagascar. Oltre a ciò, il ciclone ha distrutto o comunque danneggiato le case di 91.000 persone.

La tutela dell’ambiente è entrata nella Costituzione italiana, cosa cambia ora?

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La tutela dell’ambiente e della biodiversità fa ora ufficialmente parte della Costituzione italiana. Con la quarta e ultima lettura, dopo che era stato già approvato due volte dal Senato e una dalla Camera, Montecitorio ha dato il via definito al disegno di legge. 468 i voti a favore, uno contrario e sei gli astenuti. La modifica della Costituzione, in particolare, riguarda gli articoli 9 e 41: «la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico e – si legge nel nuovo testo – tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni. Figura poi che «la legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali». E inoltre, si specifica che «l’iniziativa economica è libera ma non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana, alla salute, all’ambiente».

Su carta, si tratta indubbiamente di un fatto dai connotati epocali che, tuttavia, non è detto trovi riscontro nei fatti. Nel caso della modifica dell’articolo 9, stiamo parlando dell’inserimento delle tematiche ambientali tra i principi fondamentali della Repubblica. Un passo tanto necessario e in linea con le nuove consapevolezze ecologiche quanto facile che venga disatteso. Basti pensare, ad esempio, che l’Italia detiene il record di procedure d’infrazione e di violazione di direttive europee in materia ambientale e di leggi sul clima. Difficile quindi credere che qualche riga in più possa guidare un significativo ed immediato cambio di rotta. Oppure, in riferimento alla modifica dell’articolo 41, ora, le attività economiche dovrebbero essere, di fatto, subordinate alla salvaguardia dell’ambiente, cosa che, con i presupposti attuali, appare comunque utopica. Emblematico in questo senso l’entusiasmo del Ministro Cingolani per l’approvazione del disegno di legge, come se la nuova Costituzione ‘verde’ potesse magicamente cancellare quanto fatto finora. Nessuno stop a nuove concessioni petrolifere, acceleratore sul gas e più di un occhio di riguardo per la multinazionale italiana in assoluto più impattante.

La modifica in sé, comunque, è un bene che sia accolta positivamente, se non altro, ora il Bel Paese è in linea con la maggior parte delle nazioni europee. L’Italia, così, è il 22esimo Stato membro dell’Ue ad aver inserito uno o più riferimenti all’ambiente nella propria Carta costituzionale. Quel che si auspica è che questa ispiri realmente le future mosse legislative. Certo è che l’inserimento di nozioni ecologiche, come biodiversità ed ecosistemi, nella principale fonte del diritto, conferma quantomeno una nuova visione socioculturale. Finora, infatti, al livello costituzionale, le uniche forme di conservazione dell’ambiente erano legate al concetto di ‘paesaggio’, inteso come una porzione di territorio il cui carattere deriva dall’azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni. Una veduta visibilmente antropocentrica, ora, invece, sostituita da un approccio più olistico focalizzato sull’ecologia. Discorso a parte va fatto poi per il nuovo riferimento alla tutela degli animali. In questo caso, l’Italia è appena il quinto Paese al mondo a dare uno spazio esclusivo ad altre forme di vita nei propri principi fondamentali. E soprattutto – poiché trattasi di una questione dai confini ben delineati e meno trasversale rispetto ad una più ampia ‘tutela ambientale’, rappresenta uno strumento concreto per procedere verso una loro effettiva protezione a livello legislativo e giurisdizionale.

[di Simone Valeri]

La Sicilia vara l’alternanza scuola-lavoro nell’Esercito

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L’Ufficio Scolastico Regionale (USR) per la Sicilia ha sottoscritto un Protocollo d’Intesa con il Comando Militare dell’Esercito in Sicilia, partnership avviata già nel 2019. L’offerta formativa per l’anno 2021/2022, ha fatto sapere l’USR, è stata così modificata e ampliata per includere una gran varietà di attività nei reparti dell’Esercito. La formazione militare si insinua così nei reparti scolastici, i quali invece che educare gli studenti alla cultura della pace li spinge a prendere parte alle attività nelle sedi dei reparti di guerra, peraltro alquanto diffuse in tutto il territorio siciliano.

In questi giorni di proteste studentesche è stato portato all’attenzione dell’opinione pubblica il tema dell’alternanza scuola-lavoro, denominata nel 2019 PCTO (Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento). Dopo la morte di Lorenzo Parelli, al quale si aggiunge un discreto numero di incidenti gravi ai danni degli studenti sul “posto di lavoro”, migliaia di giovani in tutta Italia hanno portato nelle piazze le loro rivendicazioni contro un sistema che ne sfrutta la manodopera senza un corretto inquadramento e senza concedere le adeguate tutele.

In questo contesto è interessante osservare come la Regione Sicilia abbia in essere un percorso del tutto particolare per gli studenti dei propri licei: l’USR regionale ha infatti sottoscritto, per l’anno scolastico 2021/2022, un Protocollo d’Intesa con il Comando Militare dell’Esercito in Sicilia, grazie al quale gli studenti potranno familiarizzare con gli ambienti delle Forze Armate. Il connubio suona surreale e vagamente anacronistico, eppure è scritto nero su bianco. Gli studenti del triennio superiore hanno così la possibilità di dedicarsi a un ampio spettro di attività in diversi Reggimenti e Reparti dell’Esercito nelle sedi distaccate nella Regione: dalle riparazioni di apparati delle telecomunicazioni alla gestione della palestra, dall’accompagnamento dei visitatori nelle strutture alle lavorazioni meccaniche di officina, passando anche dalla gestione degli archivi e dei magazzini.

“Il Comando Militare dell’Esercito in Sicilia riserva particolare attenzione al mondo scolastico, accademico e scientifico per la diffusione dei valori etico-sociali, della storia e delle tradizioni militari, con un ‘focus’ sulla funzione centrale che la ‘Cultura della Difesa’ ha svolto e continua a svolgere a favore della crescita sociale, politica, economica e democratica del Paese” si legge nel protocollo siglato nel 2019, che definisce le finalità dell’inculcare un’educazione militare negli studenti.

Il sindacato USB Scuola Catania e USB Federazione Catania si sono subito mostrati critici nei confronti di questo accordo, facendo notare come “la militarizzazione in Sicilia della Scuola pubblica passa attraverso l’utilizzo dello strumento, macchiato di sangue, dell’alternanza scuola lavoro”. Per questo motivo hanno chiesto la revoca del Protocollo e convocato, per la giornata del 10 febbraio, un presidio davanti al Provveditorato di Catania.

Certo è che se come diceva Mandela, “l’istruzione è l’arma più potente che abbiamo per cambiare il mondo”, la scuola siciliana ha uno strano modo di interpretare questo concetto.

[di Valeria Casolaro]

La multinazionale Pfizer, con 81 miliardi di ricavi, licenzia 210 lavoratori in Italia

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Il 3 febbraio scorso la casa farmaceutica Pfizer ha annunciato il licenziamento di 130 lavoratori con contratto a tempo indeterminato nello stabilimento di Catania e il mancato rinnovo di altri 50 dipendenti formalmente sotto contratto con Randstad, società di lavoro interinale, ma impiegati presso lo stabilimento farmaceutico. Nel ridimensionamento saranno poi coinvolti altri 30 dipendenti, per un taglio totale di 210 posizioni lavorative, questo nonostante gli 81 miliardi di ricavi messi a segno da Pfizer nell’ultimo anno.

La notizia del ridimensionamento era stata intuita dai sindacati già nell’ottobre dello scorso anno, quando decisero di organizzare una protesta nei pressi dello stabilimento catanese. A confermare il presentimento è stata la stessa multinazionale americana il 3 febbraio scorso durante un incontro a Roma con i sindacati, quando ha annunciato i tagli parlando di una misura volta a garantire la continuità nella produzione dei farmaci secondo «elevati standard di efficienza e sicurezza». Secondo il rapporto rilasciato da Pfizer, solo nel terzo trimestre del 2021 il fatturato si è attestato a 24 miliardi di dollari, con un profitto di 8,15 miliardi. Buona parte di questi incassi è dovuta alla produzione del vaccino anti Covid-19 che non viene però realizzato nello stabilimento di Catania, forte di circa 800 dipendenti. Nei pressi dell’aeroporto di Fontanarossa ci si concentra infatti sulla produzione di antibiotici parentali per uso ospedaliero, la cui richiesta è in forte calo. Nel 2021 ne sono stati prodotti circa 3 milioni di flaconi contro picchi di 15 milioni tra il 2017 e il 2019.

I lavoratori dello stabilimento di Catania sciopereranno il prossimo 4 marzo, con l’obiettivo di annullare il ridimensionamento deciso da Pfizer, che lunedì 7 febbraio ha trasmesso ai sindacati l’elenco dei 130 dipendenti in esubero. Secondo alcune indiscrezioni, verrà proposto loro il trasferimento nella sede di Ascoli Piceno, dove da pochi giorni viene confezionato l’antivirale contro il Covid-19 Paxlovid, coinvolta anch’essa nel dicembre 2020 nel taglio di decine di lavoratori delle aziende interinali legate a Pfizer, tra cui la stessa Randstad e Adecco.

Nel frattempo si registra qualche movimento anche a Roma, dove il deputato di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, ha presentato un’interrogazione parlamentare e diversi membri del PD e del M5S hanno chiesto un intervento del Ministero dello sviluppo economico.

[di Salvatore Toscano]

Fondazione Open: chiesto rinvio a giudizio per Renzi e altri 10 indagati

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Il rinvio a giudizio di 11 persone – tra cui l’ex premier e attuale senatore e leader di Italia Viva Matteo Renzi – è stato chiesto dalla procura di Firenze per l’inchiesta sulle presunte irregolarità nei finanziamenti alla fondazione Open, nata per sostenere le iniziative politiche dello stesso Renzi. Vi sono anche Maria Elena Boschi, deputata di Italia Viva, e Luca Lotti, deputato del Partito Democratico, tra gli indagati per i quali è stato chiesto il processo nell’ambito dell’inchiesta, nella quale sono coinvolte altresì quattro società. L’udienza davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Firenze si terrà il prossimo 4 aprile ed i reati, contestati a vario titolo, sono quelli di finanziamento illecito ai partiti, traffico d’influenze, corruzione, emissione di fatture per operazioni inesistenti ed autoriciclaggio.

La ricerca conferma: con la musica di Mozart si può trattare l’epilessia

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L’attività elettrica associata all’epilessia diminuisce nei pazienti con epilessia refrattaria, grazie alla musica di Mozart. In particolare, la Sonata per due pianoforti di Mozart in re maggiore (K448), riduce le IED (scariche epilettiformi interictali intracraniche). Per quanto si sappia ancora poco sul meccanismo alla base di tale “ascolto benefico”, i sedici soggetti protagonisti dello studio pubblicato a settembre 2021 su Scientific Reports, hanno vissuto dei benefici grazie alla Sonata del compositore austriaco, quando sottoposti all’ascolto dopo episodi di crisi. Lo studio aveva come scopo l’indagine approfondita del famoso “effetto Mozart K448”, di cui si parla fin dal 1993, anno in cui fu descritto per la prima volta da Gordon Shaw e Frances Rauscher.

L’associazione tra stimolazione musicale non invasiva e le riduzioni dell’attività interictale intracranica in persone con epilessia refrattaria è ormai da tempo protagonista di diverse ricerche. Quello del Dartmouth College di Hannover è però il primo vero studio volto a valutare sistematicamente la relazione tra i confini del segmento musicale e le variazioni di potenza spettrale in relazione “all’effetto Mozart K448”. Il team di scienziati guidato da Robert Quon ha indagato la correlazione tra la durata e i benefici dell’esposizione alla Sonata, chiedendosi se ci sia bisogno di una durata minima di esposizione. Nello studio sono anche stati messi alla prova i nuovi metodi di alterazione della musica, per capire se essi possano o no migliorare questo utile fenomeno. Nel dettaglio, i risultati dello studio derivano dalla sottoesposizione, almeno quattro ore dopo l’ultima crisi epilettica, dei sedici soggetti protagonisti dell’esperimento a una serie di clip di quindici o novanta secondi, tra le quali la Sonata sopracitata.

I suddetti risultati mostrano che innanzitutto sì, c’è bisogno di una durata minima poiché i benefici si attuino: è l’esposizione di almeno trenta secondi alla K448 a ridurre efficacemente i tassi di IED nei pazienti epilettici. Attraverso l’utilizzo di impianti Stereo-EEG intracranici, è stato dimostrato come la versione originale di K448 riduca i tassi di IED del 66,5 per cento, valore coerente con il limite superiore delle risposte IED al K448 riportato in passato. Invece, durante l’ascolto di una versione modificata della stessa Sonata, non sono state riscontrate diminuzioni tanto significative del tasso di IED. Allo stesso modo, l’esposizione dei soggetti epilettici ad altri stimoli musicali non ha dato risultati tanto utili. Così come un’esposizione a K448 troppo breve non ha fatto riscontrare risposte celebrali significative. Attraverso la nuova pubblicazione è quindi possibile comprendere quanto “l’effetto Mozart K448” sia da valutare come intervento non invasivo e non farmacologico per l’epilessia refrattaria. È necessario continuare ad analizzare gli effetti terapeutici che la stimolazione musicale può avere sul cervello, ma l’ultimo studio guidato da Quon è un buon motivo per comprendere quanto la musica possa essere utilizzata in un certo modo per curare e migliorare la vita di soggetti epilettici.

[di Francesca Naima]

Super Green Pass, dal 15 febbraio obbligatorio anche alla Camera

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A partire dal 15 febbraio sarà in vigore l’obbligo di Super Green Pass anche per i deputati che vogliano accedere alla Camera: è quanto comunicato da Montecitorio dopo la riunione dei capigruppo che ha approvato la proposta del Presidente Roberto Fico. La decisione sarà ratificata oggi dall’Ufficio di presidenza, che verificherà le modalità di attuazione. Non sarà quindi più possibile per i deputati accedere a Montecitorio senza la certificazione di aver ricevuto le tre dosi di vaccino, o le due dosi e la guarigione dal Covid.

Roma: 14 ambientalisti fermati e portati in Caserma

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Sono stati portati di peso in Caserma e denunciati per manifestazione non autorizzata i 14 ambientalisti che ieri mattina hanno organizzato un sit-in di fronte alla sede del Ministero della Transizione Ecologica (MITE) per chiedere un incontro pubblico con il Ministro Cingolani. Tra di loro vi sono anche cinque persone che da ieri portano avanti uno sciopero della fame. Il Ministro ha però fatto sapere, tramite il proprio portavoce, che accetterà un incontro solo dopo le pubbliche scuse del gruppo per il blitz al MITE del 2 febbraio. La richiesta è stata rifiutata dagli attivisti in quanto di toni “paternalistici” e in quanto il gruppo ha già comunicato di assumersi piena responsabilità delle azioni intraprese, volte all’unico scopo di portare l’attenzione su di una problematica che richiede iniziative quantomai drastiche e urgenti.

Non si fermano le azioni di disobbedienza civile portate avanti dagli attivisti di Ultima Generazione, progetto interno al movimento ambientalista Extintion Rebellion. Nella mattinata dell’8 febbraio in 14 hanno organizzato un sit-in di fronte al Ministero della Transizione Ecologica (MITE) per chiedere un incontro al Ministro Cingolani: tra questi, cinque sono da ieri in sciopero della fame. “Ho deciso che il mio corpo sarà il termometro dell’inefficacia e dell’inadempienza delle politiche di contrasto alla crisi ecologica e climatica di questo ministero e del governo italiano” ha affermato Laura, una degli attivisti in sciopero della fame.

L’intento del gruppo è poter avviare una discussione pubblica sulle modalità di gestione dell’emergenza climatica. Nella mattinata di ieri gli attivisti sono riusciti a ottenere un breve incontro con il Vice Capo di Gabinetto De Salvo, che ha riferito che Cingolani avrebbe accettato l’incontro solo dopo aver ricevuto delle pubbliche scuse per il blitz al MITE del 2 febbraio. “E’ una risposta paternalistica, che evidenzia ancora una volta come il Ministro e le istituzioni non abbiano reale consapevolezza di quanto grave sia il problema” scrive il gruppo sui propri social.

Dopo l’incontro con De Salvo, le 14 persone presenti al sit-in sono state portate via di peso dai Carabinieri e condotte in Caserma, dove sono state tutte denunciate per manifestazione non autorizzata. Azione che non ha intimidito la determinazione del gruppo: questa mattina, infatti, gli attivisti hanno organizzato un nuovo sit-in di fronte al MITE, decisi a non arrendersi.

Le Forze dell’Ordine presidiano l’ingresso del MITE durante il nuovo sit-in – Foto di Ultima Generazione

“Con i nostri corpi continueremo a ricordare che abbiamo bisogno di fatti e non di parole” afferma Laura con fermezza e invitando la popolazione a prendere parte alla protesta, per dare maggior risonanza alle rivendicazioni. Anche questa mattina, nonostante la protesta abbia mostrato di avere toni pacifici e non violenti, le Forze dell’Ordine hanno cercato di fermare gli ambientalisti e presidiato l’ingresso del MITE. Solamente i cinque attivisti in sciopero della fame e altre due persone sono infatti riuscite a raggiungere il Ministero, gli altri sono stati bloccati e identificati lungo la strada.

Da parte sua, Cingolani sembra riluttante a concedere qualsiasi tipo di confronto, nonostante le ripetute petizioni, raccolte firme e richieste avanzate dal gruppo. Resta da vedere quanto a lungo potrà ancora ignorare l’appello degli ambientalisti.

[di Valeria Casolaro]

Cile, non si ferma la repressione dello Stato contro gli indigeni Mapuche

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Il Parlamento cileno ha appoggiato la decisione del Presidente della Repubblica Sebastián Piñera di prorogare di ulteriori 15 giorni lo stato d’eccezione nella Macrozona Sud del Cile, che comprende le province di Biobío e Arauco, nella regione di Biobío, e Cautín e Malleco, nell’Araucanía. Si tratta di una misura adottata per la prima volta il 12 ottobre 2021 e rinnovata da allora ogni 15 giorni. Sarebbe necessaria, secondo il Governo, a causa dell’escalation di episodi violenti nel contesto dello storico “conflitto Mapuche”, il quale vede schierati su fronti opposti militanti della popolazione Mapuche e le Forze Armate e di polizia statali.

Con la proroga di ulteriori 15 giorni del cosiddetto Stato d’eccezione costituzionale d’emergenza (EECE) nella Macrozona Sud del Cile voluto dal Presidente uscente Sebastián Piñera, appoggiato dal Parlamento, il Governo cileno ha confermato la volontà di proseguire con un atteggiamento repressivo e violento nei confronti del popolo Mapuche. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Interno Juan Francisco Galli, la misura è motivata dal “succedersi di fatti violenti”, in seguito ai quali il Presidente della Repubblica ha deciso di “mettere tutte le competenze statali in appoggio delle forze di polizia per prevenire ed evitare la violenza e contribuire a determinare la responsabilità di chi la mette in atto”. Secondo Galli, in questa maniera gli episodi violenti si sono già ridotti del 48%.

Gabriel Boric, presidente neoeletto che non entrerà in carica prima dell’11 marzo prossimo, ha già manifestato più volte il proprio disaccordo con l’adozione di tale misura e ha già annunciato di non avere intenzione di rinnovarla ulteriormente quando diventerà Presidente effettivo. “Uno stato di eccezione non può diventare la normalità” ha dichiarato Boric, soprattutto perché “non si sta dimostrando utile per raggiungere la pace”. Tuttavia lo stesso Boric non ha escluso di potervi fare ricorso in futuro: “Non si deve mai scartare uno strumento fornito dallo Stato di diritto” ha affermato.

Le zone interessate dal provvedimento sono l’oggetto di uno scontro tra Stato e comunità Mapuche per la sovranità sui territori, che negli ultimi mesi è andato aggravandosi. Il popolo Mapuche rivendica infatti un diritto ancestrale sulle zone, in quanto di proprietà delle popolazioni originarie alle quali sono state sottratte illegittimamente dal dominio coloniale. Sia lo Stato cileno che quello argentino, al fine di favorire gli investimenti stranieri, hanno concesso a grandi imprese private estere ampie zone dei territori indigeni: l’estensione delle terre sottratte illegittimamente è stimata intorno ai 500 mila ettari. Con l’instaurarsi dello stato d’eccezione in Cile, le Forze Armate potranno collaborare con le operazioni di polizia e aumentare la repressione nei confronti degli insorti.

Il conflitto Mapuche va inteso alla luce di un’esperienza storica di umiliazione e usurpazione, che ora spinge a una lotta per il riconoscimento e la restaurazione della propria dignità collettiva. L’azione repressiva dello Stato, nell’esercitare il proprio diritto a punire, ne mostra tutta la cecità e l’incapacità di risolvere la problematica alla radice con l’apertura di un dialogo e l’ascolto delle rivendicazioni indigene.

[di Valeria Casolaro]

Siria, attacco israeliano contro siti missilistici

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Nella notte tra l’8 e il 9 febbraio l’esercito israeliano ha portato a termine un attacco contro i siti di lancio dei missili terra-aria siriani, situati nei pressi di Damasco, colpendo anche i radar siriani e le batterie antiaeree. Un soldato è stato ucciso nel corso dell’azione, mentre altri cinque sono rimasti feriti. Gli attacchi aerei israeliani sono stati accompagnati dal lancio di missili terra-terra provenienti, secondo l’agenzia di stampa siriana SANA, “dal Golan occupato”. Le difese antiaeree siriane sarebbero riuscite ad abbattere alcuni dei missili.