sabato 29 Novembre 2025
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Usa: ok Fda a quarta dose Pfizer o Moderna per gli over 50

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La Food and Drug Administration (Fda), l’organo statunitense che regola i prodotti farmaceutici, ha autorizzato la quarta dose – denominata “seconda dose di richiamo” – del vaccino anti Covid Pfizer-BioNtech o Moderna per gli over 50. Oltre a ciò l’ente americano ha altresì dato il via libera alla quarta dose per le persone con “determinati tipi di immunocompromissione”, ossia quelle che hanno avuto un trapianto o che comunque si trovano in condizioni simili: nello specifico, è stata autorizzata la quarta dose del vaccino Pfizer-BioNtech per gli over 12 immunocompromessi, mentre per gli over 18 quella del vaccino Moderna. La Fda, infine, ha stabilito che in ogni caso ci si potrà sottoporre alla “seconda dose di richiamo” almeno 4 mesi dopo aver ricevuto la prima.

Il budget Usa per le armi è 13 volte quello della Russia, Biden vuole alzarlo ancora

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Il presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden, ha presentato al Congresso una proposta di bilancio per il 2023 contenente un ampio incremento delle spese militari. Il documento prevede, relativamente alla difesa, un investimento complessivo di 813,3 miliardi di dollari, 60 in più rispetto alla richiesta avanzata da Biden per il 2022. Tra questi, 4,1 miliardi saranno destinati (previo consenso del Congresso) “alla conduzione di ricerche e allo sviluppo delle capacità di difesa”, quasi 5 miliardi verranno impiegati per “un sistema di allerta missilistica capace di individuare minacce globali” e circa 2 miliardi per un “intercettore di difesa missilistica, in grado di proteggere gli Usa dalla minaccia di missili balistici provenienti dalla Corea del Nord e dall’Iran”. Dal 2018 al 2020 l’investimento in armamenti degli Stati Uniti è passato dal 3,32% al 3,74% del Prodotto Interno Lordo, arrivando a circa 778 miliardi di dollari. Nel 2020 la Russia ha dedicato al settore il 4,6% del proprio PIL (+0,9% rispetto al 2018), con una spesa di 61 miliardi di dollari, 13 volte minore di quella statunitense.

Spesa militare/PIL Usa: passaggio dal 2018 (3,3%) al 2020 (3,7%), YouTrend

In termini assoluti, nel 2020 sono stati spesi nel mondo 1.900 miliardi di dollari (pari a circa 1.700 miliardi di euro) per la difesa. I paesi della NATO, condotti dagli Stati Uniti, hanno coperto circa il 60% della domanda aggregata (1.09 mila miliardi di dollari). Il restante 40% è stato soddisfatto dalla Cina, che nel 2020 ha investito in spese militari oltre 250 miliardi di dollari, circa 20 in più ai Paesi dell’Unione europea considerati come un’unica entità, il cui investimento si è attestato a 232 miliardi. Seguono poi l’India (72 miliardi), la Russia (61 miliardi) e l’Arabia Saudita (58 miliardi). Più distaccate, ma comunque influenti, le spese nel settore effettuate da Giappone, Corea del Nord e Australia, che hanno investito rispettivamente 49, 46 e 28 miliardi di dollari. Dal 1995, il rapporto tra PIL e spesa militare risulta abbastanza costante, con una media mondiale pari al 2,36% (2020). Analizzando i diversi Paesi sulla base di questo dato è possibile intuire quali siano quelli più propensi a investire parte della propria ricchezza nella difesa e quali preferiscano rivolgere le proprie attenzioni ad altri settori. Nel primo caso, si registra la supremazia del Sultanato dell’Oman che, secondo i dati raccolti nel 2020, ha investito il 10,9% del proprio PIL nella difesa militare. Seguono poi l’Arabia Saudita, con una spesa a fronte del PIL di circa l’8,5%, e l’Algeria, che nel 2020 ha dedicato al settore il 6,7% del proprio Prodotto Interno Lordo. Tra i Paesi che, invece, hanno scelto di destinare agli investimenti militari una quota marginale della propria ricchezza spicca l’Islanda, che nel 2020 ha speso lo 0,1% del proprio PIL nella difesa e si distingue per la mancanza di un esercito dal 1869. Seguono poi l’Irlanda (0,2%) e la Papa Nuova Guinea (0,4%).

Spese militari/PIL, YouTrend

Per quanto riguarda i Paesi NATO, la percentuale del PIL deputata alle spese militari sembra destinata a lievitare nel prossimo futuro, seguendo così la strada tracciata dall’Alleanza nel 2006, quando i ministri della Difesa degli Stati membri raggiunsero un accordo informale circa la quota da dedicare al settore (2% del PIL). A fine febbraio il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha annunciato di voler aumentare rapidamente la spesa per la difesa, arrivando dall’attuale 1,53% del PIL alla soglia del 2% attraverso un investimento di 100 miliardi di euro. Questa nuova spesa, sommata all’attuale di circa 50 miliardi, farebbe balzare la Germania alle spalle di Usa e Cina in termini di risorse destinate al settore difensivo. Di recente, anche l’Italia ha mostrato la propria volontà ad allinearsi all’accordo, mai ratificato dal Parlamento, del 2006: il 16 marzo la Camera dei Deputati ha approvato infatti un ordine del giorno (O.d.G.) relativo al cosiddetto “Decreto Ucraina”, impegnando il Governo ad avviare l’incremento delle spese per la Difesa dall’attuale 1,4% del PIL verso la soglia del 2%. Secondo il ministro della Difesa Lorenzo Guerini, la direzione presa implicherà un “passaggio graduale” dai circa 25 miliardi di euro l’anno attuali (68 milioni al giorno) destinati al settore ad almeno 38 miliardi l’anno (104 milioni al giorno).

[Di Salvatore Toscano]

La Corte costituzionale salva 4.000 case abusive nella Valle dei Templi: nessuna sanzione

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La Corte costituzionale, tramite una recente sentenza, ha di fatto salvato i proprietari delle case abusive – che sarebbero circa 4.000 – costruite prima del 1985 nella Valle dei Templi, il parco archeologico situato in provincia di Agrigento. Infatti secondo quanto stabilito dalla Corte, che ha rigettato due questioni di legittimità costituzionale sollevate dal Consiglio di Giustizia amministrativa per la Regione Siciliana (Cgars), sostanzialmente i proprietari delle abitazioni costruite prima dell’anno appena citato non sarebbero tenuti a pagare sanzioni amministrative non essendo stata, fino ad allora, sottoposta la zona a vincolo paesaggistico. Le sanzioni, si legge in tal senso nella sentenza, sarebbero applicabili solo in caso di “intervento edilizio su un’area già vincolata al momento della realizzazione dell’abuso edilizio”.

La sentenza sembra così aver definito una questione che ha visto ricorrere numerosi agrigentini, proprietari di immobili costruiti in un momento precedente all’entrata in vigore della legge 431/1985 che ha introdotto il vincolo paesaggistico per aver ricevuto sanzioni a causa del presunto danno arrecato al paesaggio in seguito della presentazione dell’istanza di sanatoria edilizia. Per tutti loro, da anni, la Soprintendenza – su indicazione dell’Assessorato ai Beni culturali – chiede infatti il pagamento di una indennità pecuniaria, cui è subordinato il rilascio della sanatoria.

All’epoca però nella zona era in vigore esclusivamente un vincolo archeologico, che non vietava in toto le edificazioni ma le subordinava a una verifica dell’amministrazione competente: certo, la non edificabilità era presente, ma solo in una specifica zona, la zona “A”, ovverosia quella che oggi è parco archeologico. A stabilirlo era stato il cosiddetto decreto Gui – Mancini, con cui nel 1968 era stato imposto il divieto di edificare in quel luogo. Di conseguenza, a quanto pare adesso i proprietari delle case parzialmente abusive delle zone esterne al parco archeologico (B, C, D ed E ) potranno ottenere la sanatoria e regolarizzarle.

Detto questo, non si può tuttavia non sottolineare che appaia quantomeno discutibile il fatto che alcune case abusive costruite nei pressi di uno dei posti più suggestivi del nostro Paese, possano rimanere in piedi senza pagare nemmeno un multa pur deturpando un paesaggio unico: la Valle dei Templi, infatti, non solo è patrimonio dell’Unesco dal 1997, ma contiene una serie di importanti templi dorici del periodo ellenico conservati in maniera ottimale. Eppure, stando a quanto riportato fino ad ora, quello che è uno dei parchi archeologici più rilevanti al mondo continuerà ad essere circondato da abusi edilizi, che rimarranno impuniti.

[di Raffaele De Luca]

Draghi firma dpcm per protezione profughi ucraini

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Il presidente del Consiglio dei Ministri, Mario Draghi, ha recepito nella giornata odierna la decisione del Consiglio Ue del 4 marzo e ha firmato un Dpcm sulla protezione temporanea e l’assistenza per i profughi provenienti dall’Ucraina. All’interno del provvedimento sono stati delineati i dettagli del permesso di soggiorno destinato ai rifugiati. Esso avrà una validità di un anno, con possibilità di proroga per un massimo di 12 mesi (6+6), e consentirà l’accesso all’assistenza sanitaria, al mercato del lavoro e al diritto allo studio.

Per la prima volta delle microplastiche sono state ritrovate nel sangue umano

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Le microplastiche sono ormai ovunque, perfino nel sangue umano. Un gruppo di ricerca dei Paesi Bassi ha per la prima volta dimostrato la presenza di questi minuscoli polimeri industriali in campioni di sangue proveniente da 22 volontari adulti in salute. Dalle analisi è emerso che il 77% (17 donatori) aveva nel proprio sangue una concentrazione quantificabile di frammenti in plastica di dimensioni superiori ai 700 nm. Per le particelle plastiche rinvenute si è osservata, inoltre, una concentrazione media di 1,6 microgrammi su millilitro (µg/ml).

In termini qualitativi, i ricercatori hanno poi evidenziato che la metà dei campioni conteneva plastica PET, comunemente usata nelle bottiglie di bevande, mentre un terzo conteneva polistirene, usato per confezionare alimenti e altri prodotti. Lo studio, sebbene condotto su un piccolo gruppo di campioni, ha mostrato una prima misurazione della componente polimerica della plastica nel sangue umano. Una ricerca pionieristica di biomonitoraggio che evidenzia quanto le microplastiche siano facilmente assorbibili nel nostro flusso sanguigno e, probabilmente, in quello di ogni altra specie animale. «È ora necessario – commentano i ricercatori – comprendere meglio il grado di esposizione a queste sostanze nonché il pericolo ad esso associato».

Insomma, risultati tanto sorprendenti quanto previsti. Difatti, le microplastiche – frammenti derivanti dalla degradazione dei rifiuti polimerici – sono letteralmente già in ogni luogo del Pianeta. Dalle cime dell’Everest al remoto Antartide, passando per mari, foreste e campagne: non c’è più comparto terrestre libero da questo inquinante. Gli effetti di una contaminazione così diffusa su ecosistemi e biodiversità sono in gran parte sconosciuti. Quelli dimostrati, dal momento in cui spaziano da complicazioni riproduttive a problemi cardio-circolatori, non fanno però ben sperare. Se si tratti invece di un problema di salute pubblica è ancora da accertare, quel che è certo è che le microplastiche sono accumulabili nel nostro organismo. Per ribadire il concetto basti pensare, ad esempio, che già due anni fa questi microscopici frammenti in plastica sono stati rinvenuti addirittura nella placenta umana. Il risultato di un ciclo di vita della plastica insostenibile dalla produzione allo smaltimento per cui, ogni anno, almeno 13 milioni di tonnellate di rifiuti plastici finiscono nell’ambiente per poi entrare nella rete alimentare fino alle nostre tavole.

[di Simone Valeri]

Messico, le comunità indigene trasformano il deserto in una foresta

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In Messico, nello Stato di Oaxaca, le comunità sono riuscite a far rinascere un terreno impoverito da secoli di pascolo eccessivo. Il suolo, completamente esausto e incapace di trattenere acqua piovana per l’assenza di vegetazione, è stato reso nuovamente fertile: sono circa 200 i chilometri quadrati ripristinati negli ultimi 20 anni. Grazie alla riforestazione della zona, che progressivamente si sta estendendo a un territorio sempre più vasto, le comunità locali possono diversificare i propri mezzi di sostentamento, puntando sull’industria rinnovabile o sulla vendita di crediti di carbonio.

Le comunità nello Stato di Oaxaca sono riuscite a compiere in un paio di decenni ciò che la natura ha impiegato milioni di anni a creare: grazie allo schiacciamento delle pietre, alla creazione di fossati e all’impiantamento di vegetazione in grado di sopravvivere alle condizioni climatiche locali, ampie porzioni della regione Mixteca sono tornate a rinverdirsi. L’operazione ha avuto un successo tale che la Segreteria dell’Ambiente e delle Risorse Naturali (SEMARNAT) e la FAO hanno scelto la zona come sede per l’incontro in occasione della Giornata Mondiale di lotta contro la desertificazione e la siccità, il 17 giugno 2021.

Nella regione è stato praticato, sin dai tempi della colonizzazione spagnola, un allevamento intensivo che ha causato il progressivo degrado di tutta la terra. La presenza delle capre, che al contrario dei bovini e delle pecore posseggono denti affilati in grado di sradicare anche le piante più resistenti, ha contribuito a velocizzare il processo di impoverimento del suolo. Nel XX secolo, inoltre, le politiche agrarie del governo messicano, che proponevano incentivi unicamente per la realizzazione di monocolture, non ha contribuito alla ripresa del territorio. Il terreno, incapace di trattenere acqua piovana a causa della mancanza di vegetazione e divenuto così impossibile da coltivare, ha subito un lento processo di desertificazione, che ha causato la mancanza di acqua potabile e l’impossibilità per le comunità di produrre il proprio cibo.

A causa del protrarsi per secoli delle tradizioni pastorali per molto tempo non è stato pensabile proporre un allontanamento degli allevamenti e un ripensamento dell’ecologia locale e in alcune comunità coloro che sostengono il pascolo e i gruppi che tentano la riforestazione si sono spesso scontrati. Nel 2018 una disputa tra un pastore che voleva far pascolare il proprio gregge in un’area rinverdita e la comunità locale, risalente a tre anni prima, è giunta alla Corte suprema, che si è pronunciata a favore della comunità stabilendo un importante precedente legale.

I primi tentativi di ripristino dell’attività del suolo, avviati tra gli anni ’70 e ’80, sono falliti a causa del tentativo di impiantare specie importate dall’estero incapaci di sopravvivere al clima locale. Quando si è iniziato a piantare pini provenienti da altre regioni del Messico si sono visti i primi risultati positivi. Questi alberi non sono in grado di riprodursi perché ancora incapaci di adattarsi del tutto alle condizioni meteorologiche locali, ma hanno avuto successo nel ripristino del suolo. Nelle zone nelle quali i lavori hanno avuto inizio 20 anni fa oggi vi sono dense aree di foresta alte fino a 5 metri che costeggiano le strade della regione e molte comunità sono tornate a disporre di acqua potabile. Nel 2021 sono stati impiantanti con successo anche querce, castagni e ginepri. Anche la fauna è tornata a popolare la zona.

L’infertilità del territorio è stata, nei decenni passati, una delle principali cause dell’emigrazione della popolazione verso altre zone del Messico o all’estero. Oggi la situazione sta lentamente cambiando. Il lavoro di ripristino, che coinvolge buona parte delle comunità, dura quasi tutto l’anno e ha un grande impatto anche sulle attività di aggregazione delle comunità. Nella stagione secca si iniziano a preparare fossati e canali e con l’arrivo delle piogge, tra luglio e ottobre, il lavoro di riforestazione diventa una sorta di festa popolare che coinvolge l’intera collettività.

Ora che il problema dell’approvvigionamento di acqua potabile non costituisce più un’emergenza, le comunità locali possono pensare di sfruttare quanto creato per garantire un reddito sicuro alle famiglie, ad esempio investendo nell’industria sostenibile o vendendo crediti di carbonio. Il lavoro delle comunità per implementare la propria resilienza costituisce un esempio pratico di come la relazione tra uomo e ambiente possa assumere anche un aspetto produttivo, contribuendo alla riqualificazione ambientale.

[di Valeria Casolaro]

 

Colloqui in Turchia, l’Ucraina disposta alla neutralità

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Al palazzo Dolmabahce di Istanbul è appena terminata la prima parte dei colloqui tra Russia e Ucraina. Quest’ultima si è detta disposta a discutere della futura condizione di neutralità senza rinunciare però all’integrità territoriale. Il ministero della Difesa russo, tramite i suoi delegati in Turchia, ha dichiarato invece che “ridurrà l’attività militare su Kiev e Chernikiv per favorire il dialogo”. I colloqui proseguiranno nella giornata di domani con l’obiettivo di trovare un accordo fra le parti e aprire a un incontro fra Putin e Zelensky.

Grecia-Francia, accordo militare da 4,4 miliardi di euro

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La Grecia e la Francia hanno siglato un accordo militare del valore di oltre 4 miliardi di dollari. Lo riporta Sicurezza Internazionale, che specifica come questo preveda l’acquisto, da parte della Grecia, di tre fregate Belharra e di sei caccia multiruolo Rafale. Questi permetteranno, secondo il ministro della Difesa greco Panagiotopoulos, di difendere l’integrità nazionale e i diritti sovrani del Paese. La decisione della Grecia va letta nell’ottica delle tensioni crescenti con la Turchia per lo sfruttamento delle risorse di idrocarburi nel Mediterraneo orientale.

Volete occupare? Tutti in DAD: un liceo di Lugo vara la repressione post-pandemica

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In un liceo scientifico di Lugo (Ravenna) il preside, dopo aver avuto notizia del fatto che gli studenti avevano in programma di occupare l’istituto, ha disposto la didattica a distanza (DAD) per tutte le classi terze, quarte e quinte per la giornata di sabato 26 marzo. La misura, messa in atto con l’unico scopo di impedire agli studenti di esercitare le proprie rivendicazioni, si configura come un abuso di potere in quanto il fine esula dai casi per i quali è stato previsto l’uso della DAD.

Sabato 26 marzo, a pochi giorni dal termine dell’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19, gli studenti delle classi terze, quarte e quinte del Liceo Curbastro di Lugo, in provincia di Ravenna, si sono trovati nuovamente in DAD per un giorno. Il motivo, tuttavia, non ha nulla a che vedere con la pandemia e le annesse ragioni sanitarie. Il preside della scuola, infatti, ha preso questo provvedimento dopo essere venuto a conoscenza del fatto che gli studenti avrebbero avuto intenzione di occupare l’istituto.

Nella circolare emessa in data 25 marzo si legge infatti, senza possibilità di fraintendere, che la decisione è stata presa “Avendo raccolto prove significative dell’intenzione di alcuni studenti di occupare la sede del Liceo sabato 26 marzo”. A motivare la decisione vi sarebbe “anche il fatto che il Liceo è sede del Concorso ordinario nazionale per la scuola secondaria sino al 12 aprile 2022″. Motivazione che, messa in questo modo, sembra più accessoria che determinante e che in ogni caso non giustifica il provvedimento messo in atto.

La misura della didattica a distanza è stata prevista dal Ministero dell’Istruzione come strumento eccezionale da utilizzare in ragione dell’emergenza sanitaria dovuta allo scoppio della pandemia da Covid-19, perdurata dalla primavera 2020 fino ad oggi. L’8 aprile 2020 infatti, con il decreto legge n.22, la DAD veniva istituita a causa della “straordinaria necessità e urgenza di contenere gli effetti negativi che l’emergenza epidemiologica COVID-19 sta producendo sul sistema scolastico”.

Utilizzata al di fuori di questo contesto, in particolare se trasformata in strumento per impedire le proteste studentesche, si caratterizza come evidente abuso di potere, concretizzando quella previsione distopica secondo la quale le misure emergenziali messe in campo per far fronte al Covid sarebbero stare utilizzate al di fuori del loro contesto come strumenti di repressione.

«L’obiettivo per noi non era nemmeno occupare, perché non si voleva ostacolare lo svolgersi di altre attività. L’idea era quella di trovarsi in aula magna per discutere di alcuni temi dei quali abbiamo provato a parlare con il preside o con i professori, ma nessuno ci ha mai ascoltati» mi spiega una delle studentesse dell’istituto Curbastro. «I temi erano quelli dell’alternanza scuola-lavoro, che viene organizzata senza un criterio, o discutere di quale sia lo scopo della scuola, perché i professori sono molto restii a mettersi in discussione e confrontarsi con noi. Avremmo voluto parlare anche del fatto che moltissimi ragazzi della nostra scuola hanno problemi psicologici ma i professori non hanno idea di come affrontarli, non hanno una formazione adeguata. L’obiettivo era fare un’autogestione per discutere di questi temi, senza interrompere le lezioni, trovandoci a scuola nel pomeriggio di sabato e non al mattino proprio per questo motivo. Venendo a sapere di questa cosa, tuttavia, il preside ha inviato quella circolare venerdì pomeriggio».

Le voci che emergono da questa stagione di proteste studentesche post pandemia rivendicano tutte, a grandi linee, le medesime cose. Le contestazioni riguardo il malfunzionamento del sistema scolastico vanno di pari passo con la richiesta degli studenti di un maggiore ascolto da parte delle istituzioni e dei professori, in particolare a causa del forte disagio psicologico emerso in seguito a due anni di pandemia e gestione incerta della scuola. Ancora una volta, non sembra esserci particolare volontà da parte delle istituzioni scolastiche di prestarvi attenzione.

Nonostante i nostri ripetuti tentativi nessun dirigente scolastico ha finora accettato di rilasciare un commento sulla vicenda. Qualora in futuro pervenissero dichiarazioni in merito ai fatti provvederemo a integrarle nell’articolo.

AGGIORNAMENTO 30 marzo, h 12,00: ci è pervenuta una risposta da parte del dirigente scolastico G. Frassineti del liceo “Curbastro” di Lugo, che riportiamo per completezza d’informazione. Data la lunghezza, la pubblichiamo per intero a questo link.

[di Valeria Casolaro]

 

Più nocivo della zucchero bianco: l’amara verità sul fruttosio

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Il suo nome è associato alla frutta e per questo si tende spesso a considerarlo più dietetico o più sano del normale zucchero. Ma il fruttosio è lo zucchero più nocivo tra tutti, perché ha una via metabolica diversa dal glucosio e viene metabolizzato dal corpo umano allo stesso modo dell’alcol. Il suo consumo frequente (sotto forma di succhi di frutta, merendine, dolciumi) predispone a molte patologie metaboliche croniche, come diabete, steatosi epatica, dislipidemie, malattie cardiovascolari.
Questo articolo intende spiegare cos'è il fruttosio e perché sia una sostanza problematica per la nos...

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