Le autorità afghane avrebbero rilasciato le quattro attiviste per i diritti delle donne che erano scomparse insieme ai loro familiari a gennaio. Lo riporta un tweet di UNAMA, la missione delle Nazioni Unite in Afghanistan. Le attiviste avevano manifestato per chiedere il rispetto del diritto all’istruzione e al lavoro delle donne in Afghanistan. Inizialmente, i talebani avevano fermamente negato qualsiasi tipo di coinvolgimento nella loro scomparsa o nel loro arresto.
Túmin: la moneta alternativa delle comunità indigene del Messico
Il Túmin e’ una moneta alternativa che ha iniziato a circolare nello Stato messicano di Veracruz nel 2010. Delle dimensioni di una carta di credito, le banconote di Túmin hanno un valore nominale che può equivalere ad un peso messicano, un dollaro oppure ad un minuto di lavoro. Questo fa sì che questa moneta possa venir utilizzata sia come unità di cambio che come vera e propria valuta. Dai colori accesi e vivaci, diversi in base agli Stati in cui vengono stampate, le banconote di Túmin possono avere un valore nominale di 1,5,10 e 20.
Questa moneta alternativa la si può trovare in 24 dei 32 stati del Paese e, secondo le stime, sono circa 2500 a livello nazionale i piccoli artigiani e i commercianti che ad oggi la utilizzano regolarmente nelle loro attività. Una forte spinta all’utilizzo di questa valuta alternativa è arrivato proprio dalla pandemia. In Messico, come in tante altre parti del mondo, le restrizioni causate dal COVID-19 hanno portato inflazione e insicurezza economica. Le comunità indigene, le più povere in Messico, sono state particolarmente colpite dalla contrazione dell’economia e hanno quindi iniziato ad utilizzare sempre più frequentemente il Túmin.
Cosa ha favorito la crescita nell’utilizzo del Túmin?
Diversi fattori hanno favorito la crescita dell’utilizzo di questa valuta alternativa. Essendo una valuta non riconosciuta dallo stato messicano, il Túmin non viene accettato dalle grandi aziende, incoraggiando quindi i consumatori ad acquistare dai piccoli produttori locali. Dato che anche le banche non accettano il Túmin, che quindi non può generare interessi, la gente viene di fatto incentivata a farla circolare piuttosto che accumularla. Inoltre la circolazione di questa valuta, con cui è possibile pagare in toto o in parte prodotti alimentari, rende la valuta ufficiale -il peso messicano- depotenziata, rendendo quindi le fasce più povere della popolazione meno legate alla necessità di avere denaro. Anche la solidarietà è stata uno dei principali fattori che hanno portato alla crescita dell’utilizzo del Túmin. I Tuministi (quelli che accettano questa moneta) solitamente tendono a vendere i loro prodotti a prezzi più bassi alle persone che pagano in Túmin, rispetto a quelli che pagano in pesos.
La risposta dello Stato messicano al Túmin
I creatori di questa valuta, nata anche come presa di posizione contro il capitalismo selvaggio che affligge oramai ogni parte del mondo, hanno presto incontrato l’opposizione da parte delle istituzioni. La Banca Centrale del Messico si è infatti subito opposta al Túmin dichiarandola illegittima, dato che solo lo Stato può avere il monopolio e il diritto di stampare moneta. Alla presa di posizione dello stato messicano hanno risposto i Tuministi, sostenendo che la Costituzione garantisse alle comunità indigene l’autonomia per la gestione della loro economia. Inoltre, sempre secondo gli attivisti, il Túmin non era nato con lo scopo di sostituire completamente il peso, ma solo di limitarne l’utilizzo.
Secondo l’attivista Juan Castro infatti “utilizzando il Túmin smetti di essere un cliente e diventi un partner del sistema economico, quando ciò accade l’intera dinamica capitalista crolla”.
Senza dubbio la principale causa che rende il Túmin una minaccia per lo Stato messicano è il fatto che dalle transazioni fatte con questa valuta alternativa non si possono riscuotere tasse. In un’intervista al quotidiano messicano el Proceso, Castro ha infatti ribadito che “Questo progetto non può ripetere gli schemi del capitalismo; non è una moneta per trarre profitto, né per speculare. Non è fatta per generare ricchezza o creare povertà: è una moneta che sostiene le persone, ma non risolve tutto”.
[di Enrico Phelipon]
Coronavirus, Norvegia verso l’eliminazione di tutte le restrizioni
Il governo norvegese ha annunciato di avere intenzione di eliminare tutte le restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19. Non sarà quindi più obbligatorio indossare la mascherina nei luoghi pubblici, come negozi e trasporti, i ristoranti potranno riprendere a lavorare a pieno regime e scuole asili torneranno a funzionare normalmente. Le mascherine rimarranno fortemente raccomandate nei luoghi nei quali non si possa mantenere il distanziamento e per le persone non vaccinate. Inoltre l’isolamento in caso di positività al coronavirus non sarà più obbligatorio, ma solo fortemente raccomandato.
India: negozi di grandi multinazionali chiusi per tweet sostegno al Kashmir
Nello stato del Gujarat, in India, i negozi di proprietà di grandi multinazionali quali Kia, Hyundai, KFC, Pizza Hut, Suzuki e Honda sono stati costretti alla chiusura dai gruppi indù, dopo che le loro filiali in Pakistan hanno emesso tweet di sostegno al Kashmir, la regione contesa tra i due Paesi. Molte delle aziende hanno risposto con messaggi di scuse: nel caso della sudcoreana Hyundai, il secondo più grande venditore di auto in India, si è innescato un vero e proprio incidente diplomatico, e i due Paesi hanno invitato i rispettivi diplomatici e ministri degli Esteri per discutere dell’accaduto.
Parigi, polizia spara lacrimogeni contro manifestanti del Freedom Convoy
Nel pomeriggio di oggi a Parigi la polizia ha usato i lacrimogeni per fermare l’avanzata di un gruppo di manifestanti che, ispirandosi al Freedom Convoy canadese, hanno marciato sugli Champs-Élysées. All’incirca 7000 agenti sono stati schierati nella capitale per fermare le proteste di questo fine settimana e numerosi blocchi stradali sono stati istituiti sulle principali arterie del traffico parigino, con l’intento di bloccare i veicoli dei manifestanti diretti verso il centro. Sono stati dispiegati anche veicoli corazzati e per il trasporto di idranti. I manifestanti chiedono l’abolizione del pass vaccinale, al momento necessario in Francia per accedere a un gran numero di luoghi pubblici.
La Commissione europea autorizza la vendita dei grilli a scopo alimentare
Il 10 febbraio la Commissione europea ha autorizzato l’immissione sul mercato alimentare europeo dell’Acheta domesticus, ovvero il grillo domestico. Si tratta di uno degli ultimi passaggi necessari affinché l’insetto sia approvato come nuovo alimento. Sebbene il consumo di insetti non sia pratica largamente diffusa in Europa, secondo quanto dichiarato dalla FAO in futuro il loro consumo si potrebbe rivelare un elemento chiave per un’alimentazione sostenibile che riduca l’impatto ambientale delle attuali abitudini alimentari.
Con la delibera del 10 febbraio la Commissione europea ha reso il grillo domestico il terzo insetto autorizzato per la commercializzazione nel settore alimentare in Europa, insieme alla tarma della farina (tenebrio molitor) e alla locusta (locusta migratoria). Il grillo potrà essere venduto sotto forma di alimento essiccato, polverizzato o congelato. L’approvazione è giunta dopo il via libera dell’European Food Safety Authority (EFSA), la quale esegue una rigorosa valutazione scientifica sugli alimenti in esame. L’EFSA ha concluso che non vi sono rischi per i consumatori se non quelli legati alle allergie, in particolare per chi abbia pregresse sensibilità nei confronti di crostacei, acari della polvere e molluschi. I prodotti contenenti insetti hanno ad ogni modo l’obbligo di essere adeguatamente etichettati, affinché i consumatori possano compiere scelte alimentari consapevoli.
A prescindere dalle preferenze alimentari e tenendo in considerazione che il consumo di insetti costituisce in Europa ancora una pratica di nicchia, vi sono alcuni risvolti positivi in questo tipo di alimentazione che non andrebbero sottovalutati. Secondo la FAO, infatti, entro il 2050 la popolazione mondiale sarà aumentata sino a raggiungere il picco dei 9 miliardi, fattore che aumenterà di molto la richiesta di proteine animali con un conseguente incremento della pressione sull’ambiente e sulle risorse disponibili quali acqua, terreni e biodiversità.
Il consumo di proteine animali si configura infatti come una delle pratiche che ha un’impatto sull’ambiente tra i più disastrosi: basti pensare che il settore agricolo è responsabile di circa un quarto delle emissioni globali di gas serra, delle quali il 60% è causato soltanto dagli allevamenti intensivi di animali da macello. Inoltre, un consumo eccessivo di carne rossa è considerato dall’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro come potenzialmente cancerogeno, oltre che contribuire allo sviluppo dell’obesità e di varie malattie croniche. In un contesto del genere, il consumo degli insetti, alimento definito dalla FAO altamente nutriente e salutare, potrebbe contribuire all’alleggerimento della pressione sulle risorse.
L’entomofagia (il consumo di insetti) non è pratica diffusa in Europa, dove anzi sembra in alcuni casi costituire un vero e proprio tabù. Secondo un’indagine della Coldiretti eseguita nel 2021, solamente il 16% degli italiani sarebbe favorevole a portare sulla propria tavola questo tipo di alimento. Certo è che, vista la comprovata insostenibilità ambientale nel lungo periodo delle attuali abitudini alimentari e il loro impatto sulla salute, il ripensamento di alcune abitudini e il superamento di determinate barriere culturali si renderà presto necessario.
[di Valeria Casolaro]
No Tav, scarcerato Emilio Scalzo: era stato estradato in Francia
L’attivista no Tav Emilio Scalzo, che era stato estradato in Francia nel dicembre del 2021 e detenuto nel carcere di Aix en Provence, è stato scarcerato. Scalzo, 65 anni, era stato arrestato con l’accusa di aggressione ai danni di un gendarme francese durante una mobilitazione in sostegno dei migranti che tentano di superare il confine alpino tra Francia e Italia. ll tribunale di Grenoble avrebbe riconosciuto un vizio di forma nella richiesta di estradizione. Scalzo dovrà per il momento rimanere in Francia, con obbligo di dimora e di firma settimanale in attesa del processo.
La Pfizer teme la diffusione dei dati sul vaccino, ora lo ha scritto chiaramente
La Pfizer teme la diffusione dei dati sull’efficacia e sugli effetti collaterali relativi al vaccino anti-Covid da lei prodotto nonché le conseguenze sugli affari della fine della pandemia. È tutto scritto nero su bianco nell’ultimo rapporto rilasciato dallo stesso colosso farmaceutico, relativo agli utili nel quarto trimestre 2021. Nel capitolo intitolato “Rischi relativi al nostro Business, al settore e alle operazioni e allo sviluppo dell’attività” si leggono parole gravi, che lasciano tanto più colpiti in quanto scritte pubblicamente senza, evidentemente, che vi sia alcun timore che queste generino legittime rimostranze da parte dei Governi, come sarebbe lecito aspettarsi. “Vi è il rischio che un maggiore utilizzo del vaccino o di Paxlovid porti ad ulteriori informazioni sull’efficacia, la sicurezza o altri sviluppi, incluso il pericolo di ulteriori reazioni avverse, alcune delle quali possono essere gravi” si legge a pagina 39 del rapporto. Mentre a poche righe di distanza si accenna ai rischi economici derivanti dalla “possibilità che il Covid19 diminuisca in severità o diffusione o che scompaia interamente”.
Fin dalla prima pagina del documento sono presentati i dati attinenti ai ricavi dell’azienda rapportati a quelli conseguiti nel 2020: la Pfizer ha registrato un fatturato complessivo di 81,3 miliardi di dollari, con una crescita del 92% rispetto all’anno precedente e ciò, quasi esclusivamente, grazie alla vendita dei vaccini anti-Covid. Ad offuscare questo eccezionale scenario economico, vi sono appunto le preoccupazioni relative ai dati clinici e preclinici, all’efficacia e agli effetti avversi dei sieri anti-Covid19, analizzate meticolosamente nel report in questione. Questi rischi riguardano innanzitutto la diffusione di ulteriori dati clinici e preclinici, soprattutto dopo che un giudice federale del Texas ha imposto alla FDA di pubblicare 55000 pagine al mese della documentazione dei test clinici del vaccino Pfizer-BionTech. Si legge, dunque, che i problemi per l’attività della multinazionale potrebbero derivare, tra gli altri, dal “rischio associato ai dati preclinici e clinici (compresi i dati della fase 1/2/3 o della fase 4 per Comirnaty), inclusa la possibilità di ulteriori informazioni riguardanti la qualità dei dati preclinici, clinici e di sicurezza che possono emergere in seguito a audit e ispezioni”.
Nonostante questi timori riguardanti i dati della sperimentazione e l’evoluzione della situazione pandemica, il presidente e amministratore delegato, Albert Bourla, ha messo in luce gli enormi successi della compagnia conseguiti negli ultimi due anni i quali, a suo dire, «hanno fondamentalmente cambiato la Pfizer e la sua cultura per sempre». Lo stesso Bourla, guardando al futuro prossimo, ha dichiarato: «Ovunque nella compagnia vedo colleghi ispirati da ciò che abbiamo raggiunto e determinati a fare parte della prossima svolta che può cambiare il mondo per i pazienti in difficoltà. Siccome entriamo nel nuovo anno, non vedo l’ora di vedere tutto quello che realizzeremo insieme». Infine, Bourla ha recentemente asserito che non esclude la necessità di una quarta dose e l’ipotesi di richiami per diversi anni, in quanto «il virus non andrà via e presumiamo che resti per un decennio. […] Per questo si è fatta strada l’ipotesi di una quarta dose almeno prima di procedere con la regolare vaccinazione annuale».
Le case produttrici di farmaci sono, prima di ogni altra cosa, aziende che in quanto tali puntano a generare profitto. Non deve quindi sorprendere né scandalizzare che il documento Pfizer parli della pandemia come di un affare, né che speri nella quarta dose o nei richiami annuali. Quello che però colpisce, è l’assenza di reazioni pubbliche da parte degli enti europei e internazionali deputati alla salute pubblica (innanzitutto Ema e Oms) all’evidente timore rispetto a quanto si potrebbe scoprire nel prossimo futuro sulla qualità dei dati preclinici e clinici prodotti, sull’efficacia stessa del vaccino e sulle reazioni avverse. Siamo di fronte a una azienda che, in buona sostanza, palesa la possibilità che venga fuori che il farmaco da lei prodotto, e che già è stato somministrato a centinaia di milioni di persone, sia stato testato con procedure imperfette, sia meno efficacie di quanto comunicato e sia al tempo stesso più pericoloso. Non a caso poche settimane fa il British Medical Journal, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo, ha evidenziato in un editoriale dai toni molto duri la necessità che i ricercatori abbiano immediatamente l’accesso ai dati grezzi raccolti nelle sperimentazioni dei vaccini anti-Covid. Per ora nessuno li ha ascoltati.
[di Giorgia Audiello]









