giovedì 3 Aprile 2025
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Danimarca, per i migranti non c’è scelta: assimilazione o rimpatrio (siriani inclusi)

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PADBORG, DENMARK - JANUARY 06: Danish police escort a family from Syria seeking asylum in Denmark after finding them while checking the identity papers of passengers on a train arriving from Germany on January 6, 2016 in Padborg, Denmark. Denmark introduced a 10-day period of passport controls and spot checks on Monday on its border to Germany in an effort to stem the arrival of refugees and migrants seeking to pass through Denmark on their way to Sweden. Denmark reacted to border controls introduced by Sweden the same day and is seeking to avoid a backlog of migrants accumulating in Denmark. Refugees still have the right to apply for asylum in Denmark and those caught without a valid passport or visa who do not apply for asylum are sent back to Germany. (Photo by Sean Gallup/Getty Images)

Negli ultimi anni, la Danimarca ha usato il pugno di ferro in fatto di immigrazione. Soprattutto a partire dall’elezione, nel 2019, della socialdemocratica Mette Frederiksen – che guida un governo di coalizione con la sinistra radicale – il paese ha preso una strana svolta: economicamente porta avanti politiche socialiste, ma in fatto di identità nazionale e immigrazione ha assunto caratteri marcatamente conservatori.

L’ultima decisione, presa martedì 20 aprile da Frederiksen insieme ad una coalizione di partiti liberali e conservatori, è quella di porre ulteriori limiti nel concedere la cittadinanza. Non si parla più nemmeno di “integrazione,” ma di “assimilazione.” Chiunque voglia essere cittadino danese deve mostrare di sposare i “valori danesi.” Criminali e disoccupati sono quindi automaticamente esclusi. Le definizioni sono molto rigide. È “criminale” chiunque abbia ricevuto multe cumulative pari a 3000 corone danesi, o 485 euro, per reati commessi. È “disoccupato” chiunque non abbia lavorato continuativamente per 3 e mezzo dei 4 anni precedenti alla richiesta di cittadinanza. Secondo il ministro dell’integrazione, lo scopo di queste regole è garantire che chi ottiene la cittadinanza sia già pronto ad essere integrato, avendo già dimostrato di sposare i valori danesi. Il governo voleva anche stabilire un limite per il numero di richieste di cittadinanza accettate, ma la misura non è stata approvata.

A marzo, il governo aveva preso un’altra misura molto rigida per contenere l’immigrazione: un numero massimo di stranieri per quartiere. Nel 2018, il governo precedente aveva introdotto un sistema molto controverso di classificazione dei quartieri a seconda della loro “vulnerabilità”. Quartieri con un reddito basso, un livello di istruzione sotto la media, una criminalità elevata ed un alto tasso di disoccupazione erano stati ribattezzati “ghetti.” Il cosiddetto “pacchetto ghetto” di Frederiksen, un emendamento alla riforma esistente, prevede l’introduzione di un numero massimo di residenti stranieri per quartiere (fissato al 30%). La motivazione è quella di evitare l’emergere di “società parallele” e quindi di nuovi ghetti.

Ma la durissima linea danese in fatto di immigrazione non si riduce al concetto di “assimilazione.” Lo scopo ultimo è il rimpatrio, per arrivare, come ha dichiarato Frederiksen, ad accogliere “zero” richiedenti asilo. Questa settimana, la Danimarca si è infatti distinta in quanto primo paese europeo a voler revocare i permessi di soggiorno ai rifugiati siriani, ricevuti temporaneamente, per rimpatriarli. Tra questi rifugiati vi sono anche 70 bambini. La decisione è stata presa perché, secondo le autorità danesi, la situazione in Siria è in questo momento sufficientemente sicura – nonostante il paese non sia ancora uscito da una guerra durata 10 anni, che ha creato milioni di sfollati e danni economici stimati in 442 miliardi di dollari totali, una cifra enorme che fa sì che non vi siano possibilità di una vita degna in un Paese devastato da una guerra voluta e fomentata dallo stesso Occidente.

[di Anita Ishaq]

Naufragio al largo della Libia: morti più di 100 migranti

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Più di 100 migranti sono annegati al largo della Libia. Lo ha dichiarato Francesco Creazzo, l’addetto stampa della Ong Sos Mediterranee, il quale ha affermato che nella giornata di ieri Alarm Phone aveva dichiarato che vi fossero tre barche in pericolo: una avente a bordo 40 persone «mai rintracciata» e due gommoni con all’interno tra le 100 e le 120 persone ciascuno. Il primo è stato trovato capovolto da Sos Mediterranee mentre il secondo è stato riportato in Libia dalle autorità. «Abbiamo avvistato dieci corpi ma il mare era molto mosso, impossibile ci siano sopravvissuti», ha aggiunto Creazzo.

Salvare i mari dall’inquinamento: trenta paesi si uniscono nel progetto GloLitter

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Le acque del nostro pianeta pullulano di rifiuti che li inquinano danneggiandone fauna e flora. La situazione è ormai al limite e, per far fronte a questo greve scenario, è stata promossa un’importantissima iniziativa a protezione dell’ecosistema marino. Si tratta di GloLitter, progetto nato grazie al finanziamento iniziale di 4,5 milioni di dollari del governo norvegese e alla collaborazione dell’IMO (Organizzazione Marittima Internazionale) e della FAO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura). GloLitter si pone l’obiettivo di assistere i Paesi in via di sviluppo nella prevenzione dell’inquinamento marino. Il fine è infatti quello di ripulire i mari e gli oceani dai rifiuti, specialmente quelli provenienti dal trasporto marittimo e dalla pesca. 

Una vera e propria partnership che coinvolge 30 paesi di cinque aree specifiche del mondo: Asia, Africa, Caraibi, America Latina e Pacifico. I dieci Paesi partner leader sono Brasile, Costa Rica, Costa d’Avorio, India, Indonesia, Jamaica, Kenya, Madagascar, Nigeria e Vanuatu. Gli altri venti sono Argentina, Capo Verde, Colombia, Ecuador, Gambia, Mozambico, Nicaragua, Panama, Perù, Filippine, Senegal, Sri Lanka, Isole Salomone, Sudan, Tanzania, Thailandia, Timor Leste, Togo, Tonga e Vietnam.

GloLitter si propone di valutare non solo l’adeguatezza delle strutture portuali di raccolta, ma anche di rafforzare la consapevolezza nei settori della navigazione e della pesca, suggerendo la marcatura degli attrezzi ittici, cosicché possano essere ricondotti al proprietario se smarriti o smaltiti in mare. Misura volta a sensibilizzare anche le fasce della popolazione non ancora pienamente coscienti dell’importanza di salvaguardare le risorse marine e costiere. A tal proposito verranno fornite ai Paesi partner gli strumenti necessari – documenti di orientamento e di formazione – e strategie per aiutarli a rispettare e far rispettare le normative esistenti. Inoltre, nei primi mesi, gli esperti della FAO e dell’IMO li affiancheranno per assistenza tecnica e per ottimizzare la comunicazione tra loro.  

I Paesi partner verranno incoraggiati a prendere in considerazione la Convenzione Internazionale per la Prevenzione dell’Inquinamento causato da Navi (MARPOL), la quale vieta lo scarico di plastica – attrezzi da pesca inclusi – in mare; e la Convenzione di Londra in vigore dal 1975, che regola lo scarico dei rifiuti delle navi e consente lo smaltimento solo di quelli non nocivi. Infine, è prevista la creazione di partenariati pubblici-privati per lo sviluppo di soluzioni efficaci ed economiche al fine di contrastare l’uso della plastica nei settori marini e adottare il loro riciclaggio.

[di Eugenia Greco]

Gravidanza solidale: il politically correct per l’utero in affitto

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In Parlamento è stata depositata una proposta di legge per la Disciplina della Gravidanza solidale e altruistica a firma dei deputati Guia Termini, Doriana Sarli, Riccardo Magi, Nicola Fratoianni e Elisa Siragusa, grazie al lavoro dell’Associazione Luca Coscioni e Certi Diritti. Secondo la proposta di legge, tutto avverrebbe grazie alla libera scelta di una donna che porterebbe avanti la gestazione, ospitando nel proprio utero un embrione sviluppato attraverso le tecniche di fecondazione in vitro – favorendone lo sviluppo – fino alla fine della gravidanza, compreso il parto. Non una madre surrogata, dunque, ma una madre “solidale”.

Eppure le critiche legate all’argomento sono molte e non provengono solo da dove uno se le può aspettare, come organizzazione di carattere religioso o legate ad una visione religiosa della questione. Le critiche provengono proprio da parte di quel mondo progressista che tale proposte di legge vorrebbero rappresentare. Una su tutti è Julie Bindel scrittrice e attivista femminista radicale inglese, fondatrice di Justice for Women. Gran parte del lavoro di Bindel riguarda la violenza maschile contro donne e bambini, in particolare per quanto riguarda lo stalking, il fondamentalismo religioso e la tratta di esseri umani e la legalizzazione della prostituzione.

Bindel è assolutamente contraria all’utero in affitto poiché vede cosa può accadere, e accade, in un mondo classista fatto di privilegiati e di chi invece non ha nulla: lo sfruttamento e il ricatto economico di donne bisognose. Bindel ha recentemente scritto che «tutta la maternità surrogata, compreso il tipo altruistico, è sfruttamento. Queste donne sono viste come nient’altro che uteri ambulanti, i cui bisogni umani saranno ignorati a favore di quelli dei commissari che possiedono il bambino che sta crescendo». Ha portato poi l’esempio della Gran Bretagna in cui «una madre surrogata può richiedere fino a 15.000 sterline di rimborsi spese, che equivalgono allo stipendio annuale per molte donne con un lavoro a bassa retribuzione». E non è tutto: l’attivista ha riportato un caso di marito violento che ha costretto la moglie a un accordo di maternità surrogata per poter pagare i propri debiti.

D’altronde, anche il governo progressista spagnolo del socialista Pedro Sánchez si è espresso in maniera contraria ad ogni forma di maternità surrogata, a prescindere dal nome che le si vuole dare. Nel programma di governo, alla voce “Politiche Femministe”, si legge, oltre agli obiettivi di sicurezza, indipendenza e libertà delle donne – attraverso la lotta risoluta contro la violenza sessista e per l’uguaglianza retributiva, la fine della tratta di esseri umani a fini di sfruttamento sessuale – si esprime la ferma contrarietà alle “pance a noleggio” poiché gli uteri in affitto minano i diritti delle donne, in particolare delle più vulnerabili, mercificano i loro corpi e le loro funzioni riproduttive.

Eppure, al tempo stesso, in Italia ci sono circa 35.000 minori negli orfanotrofi e ogni anno se ne aggiungono circa 400, a fronte di un soli 1.000 bambini dichiarati adottabili ogni anno. L’Associazione nazionale famiglie adottive e affidatarie (Anfaa) lamenta la mancanza di una banca dati, di tempi troppo lunghi, mancato sostegno per le adozioni complesse e costi troppo elevati. Rendere più facili le adozioni e meno costose, fornendo aiuti e assistenza adeguati, permetterebbe di svuotare quei luoghi dove migliaia e migliaia di bambini attendono con speranza di avere una famiglia che li ama e, contemporaneamente, dare la possibilità a chi desidera avere un figlio da amare di poterlo fare.

Comunque la si voglia guardare, certamente l’abitudine odierna del politically correct di cambiare nome alle cose per renderle accettabili non può cambiare lo stato delle cose di un mondo basato sull’iper-consumo e il profitto e, di conseguenza, su egoismo, sfruttamento, prevaricazione e tutti gli aspetti più negativi dell’essere umano che il sistema classista fomenta.

[di Michele Manfrin]

SpaceX: lanciata la Crew Dragon

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Proprio in questi minuti è avvenuto il lancio della navetta spaziale Crew Dragon della SpaceX che, per conto della NASA, porta sulla Stazione Spaziale il francese Thomas Pesquet, primo astronauta dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa) a volare su una navetta privata, oltre a Robert Shane Kimbrough e Megan McArthur della NASA e Akihiko Hoshide dell’agenzia spaziale giapponese (Jaxa)

Gerusalemme: 105 palestinesi feriti

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Secondo quanto riportato da Mezzaluna Rossa, sono 105 i palestinesi feriti negli scontri avvenuti ieri sera con la polizia alla Porta di Damasco, a Gerusalemme Est. Le tensioni andate in scena sono lo strascico di scontri dei giorni precedenti tra gruppi di palestinesi e l’organizzazione di ebrei di estrema destra Lehava.

Green Pass e coprifuoco: i reali dubbi scientifici sulle misure anti-Covid

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge, che sarà in vigore dal 26 aprile al 31 luglio, avente ad oggetto le nuove misure anti-Covid con le quali è stato stabilito il mantenimento del coprifuoco alle ore 22 almeno fino al primo giugno (potrà poi essere rivalutato) nonché l’introduzione del green pass, un certificato necessario per gli spostamenti in entrata e in uscita dalle regioni di colore rosso ed arancione. Ma i dubbi circa la scientificità e la legittimità di tali decisioni sono numerosi.

Le caratteristiche indispensabili per ottenere il green pass sono: aver completato il ciclo di vaccinazione oppure essere guariti dal Covid ed avere un certificato che lo dimostri o ancora esibire un test molecolare o rapido con esito negativo effettuato entro le 48 ore precedenti allo spostamento. Tali requisiti, però, non si poggiano su delle solide basi scientifiche: in tal senso vari scienziati hanno partecipato ad una recente audizione informale alla Commissione affari costituzionali del Senato, tra questi anche il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità e coordinatore del Comitato tecnico scientifico Franco Locatelli, il quale ha rilasciato delle dichiarazioni circa la possibilità che i vaccinati trasmettano il virus. «L’immunità sterilizzante, intendendosi con questa la capacità di prevenire un contagio e poi per il vaccinato di essere a sua volta contagiante, è un aspetto su cui ci sono ancora significativi punti di domanda», ha affermato il medico. Dunque, alla luce di ciò, risulta chiaro che il governo ha assunto una decisione che potrebbe rivelarsi priva di fondamento scientifico e di conseguenza inutile.

Inoltre, il fatto che i cittadini non vaccinati possano ottenere il certificato solo esibendo un covid test negativo genera anche problemi dal punto di vista dell’equità e della giustizia sociale, in quanto tale modus operandi provoca una disparità tra i soggetti vaccinati e guariti e quelli che, invece, dovranno sottoporsi costantemente al test per ottenere il pass. Infatti, i test molecolari così come quelli rapidi effettuati su base volontaria non sono gratuiti: seppur il loro prezzo cambi da regione a regione, il costo dei primi si aggira mediamente intorno ai 70 euro mentre quello dei secondi intorno ai 25 euro. E questa differenza di trattamento diventa ancora più inspiegabile se si considera che i soggetti discriminati non sono esclusivamente quelli che hanno scelto di non vaccinarsi, ma anche coloro che non si sono ancora potuti sottoporre al siero anti Covid perché non ancora chiamati. A tal proposito, in Italia ad oggi su un totale di 60.36 milioni di abitanti solo 4.773.616 milioni di persone hanno completato il ciclo vaccinale.

Per quel che concerne la legittimità dell’introduzione del green pass, poi, va ricordato un intervento del vice Presidente del Garante per la protezione dei dati personali riguardo al tema dell’obbligatorietà del vaccino e della immissione di un pass vaccinale. «Se non c’è obbligo di vaccino, se ne devono trarre tutte le necessarie conseguenze. Ovvero che non sono ammissibili forme alcune di discriminazione, nel senso di limitazione e compressione di diritti in danno dei soggetti che non abbiano ancora potuto vaccinarsi o rinunzino alla copertura vaccinale. Ne discende, dunque, che la previsione di un pass/certificato recante informazioni sulla sottoposizione del cittadino al vaccino introdurrebbe, direttamente, un trattamento discriminatorio e sanzionatorio per i non vaccinati e, in forma surrettizia, l’obbligo del vaccino».

Infine, anche il coprifuoco imposto dal governo non risulta essere giustificato dalle evidenze scientifiche. Sono diversi, anzi, gli studi dai quali si apprende che la possibilità di infettarsi all’esterno sia estremamente bassa. Ad esempio, una ricerca dell’Health Protection Surveillance Centre (Hpsc), l’ente che monitora la situazione epidemiologica in Irlanda, ha dimostrato che solo un contagio su mille è riconducibile ad un’infezione avvenuta all’aperto. Dunque la strada del coprifuoco sulla quale il governo continua ad insistere non ha alcun fondamento nella scienza. E l’operato dell’esecutivo diventa ancora più enigmatico se si considera che a partire dal mese di giugno probabilmente i ristoranti potranno aprire anche al chiuso: ciò è in contrasto con quanto rivelato da un’analisi dell’Università della California, la quale ha sottolineato che la possibilità di contrarre il Covid in un ambiente chiuso sia 19 volte maggiore rispetto a quella di contrarlo all’aria aperta.

Ma la spiegazione circa la non scientificità delle misure stabilite dall’esecutivo potrebbe risiedere nelle recenti dichiarazioni di alcuni tecnici del Comitato tecnico-scientifico riportate dall’agenzia di stampa Agi, in base alle quali il Cts non sarebbe mai stato consultato sul coprifuoco e la decisione di istituirlo sarebbe sempre stata esclusivamente politica.

[di Raffaele De Luca]

La NASA ha prodotto ossigeno su Marte

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Il Mars Oxygen In-Situ Resource Utilization Experiment (MOXIE), atterrato su Marte con il rover Perseverance il 18 febbraio, ha completato il suo primo test.  Il 20 aprile ha prodotto circa 5 grammi di ossigeno (equivalente a circa 10 minuti di aria per un astronauta). MOXIE può produrre solo 10g di ossigeno all’ora ma i futuri generatori potrebbero essere molto più grandi.

Decreto Covid: Regioni chiedono a Draghi un incontro urgente

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La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome ha deciso di inviare una lettera al presidente del Consiglio, Mario Draghi, per sottoporre alla sua attenzione alcune richieste circa le misure stabilite dal nuovo decreto legge. In tal senso, sarà data la disponibilità per un incontro urgente prima della pubblicazione dello stesso. Tra le proposte vi è quella di modificare il coprifuoco e la percentuale di presenze a scuola.

Giornata mondiale della Terra: la bellissima lettera del Dalai Lama

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In occasione della Giornata della Terra non mancano certo i messaggi di leader da tutto il mondo che auspicano, pontificano, promettono. Tra questi una lettura la merita senza dubbio quella del Dalai Lama, Tenzin Gyatso, un leader religioso con la capacità di parlare a tutti. Ne riportiamo un ampio stralcio.

“Nella Giornata della Terra del 2021, mi rivolgo ai miei fratelli e sorelle di tutto il mondo per guardare sia le sfide che le opportunità che abbiamo davanti a noi su questo unico pianeta blu che condividiamo.

Spesso scherzo sul fatto che la luna e le stelle sono bellissime, ma se qualcuno di noi provasse a vivere su di esse, sarebbe infelice. Questo nostro pianeta è un habitat delizioso. La sua vita è la nostra vita, il suo futuro il nostro futuro. In effetti, la terra agisce come una madre per tutti noi. Come bambini, dipendiamo da lei. Di fronte a problemi globali come l’effetto del riscaldamento globale e l’impoverimento dello strato di ozono, le singole organizzazioni e le singole nazioni sono impotenti. Se non lavoriamo tutti insieme, non si può trovare una soluzione. La nostra madre terra ci sta dando una lezione di responsabilità universale.

Prendiamo come esempio la questione dell’acqua. Oggi, più che mai, il benessere dei cittadini in molte parti del mondo, specialmente delle madri e dei bambini, è a rischio estremo a causa della mancanza critica di acqua adeguata, servizi e condizioni igieniche. È preoccupante che l’assenza di questi servizi sanitari essenziali in tutto il mondo abbia un impatto su quasi due miliardi di persone. Eppure una soluzione è possibile. 

L’interdipendenza è una legge fondamentale della natura. L’ignoranza dell’interdipendenza ha ferito non solo il nostro ambiente naturale, ma anche la nostra società umana. Pertanto, noi esseri umani dobbiamo sviluppare un maggior senso dell’unità di tutta l’umanità. Ognuno di noi deve imparare a lavorare non solo per se stesso, la sua famiglia o la sua nazione, ma per il beneficio di tutta l’umanità. 

Se il nostro pianeta deve essere sostenuto, l’educazione ambientale e la responsabilità personale devono crescere e continuare a crescere. Prendersi cura dell’ambiente dovrebbe essere una parte essenziale della nostra vita quotidiana. Nel mio caso, il mio risveglio ambientale è avvenuto solo dopo essere arrivato in esilio e aver incontrato un mondo molto diverso da quello che avevo conosciuto in Tibet. Solo allora ho capito quanto puro fosse l’ambiente tibetano e come il moderno sviluppo materiale abbia contribuito al degrado della vita in tutto il pianeta.

In questa Giornata della Terra impegniamoci tutti a fare la nostra parte per contribuire a fare una differenza positiva per l’ambiente della nostra unica casa comune, questa bellissima terra.”

[Dalai Lama]