In Sri Lanka sono state arrestate decine di persone, scese in strada per protestare contro il peggioramento dell’economia locale, appesantita da un enorme debito pubblico. La polizia ha anche imposto un breve coprifuoco, revocato all’alba, dopo essersi scontrata con i manifestanti che hanno cercato di assaltare la casa del Presidente Gotabaya Rajapaksa. Secondo le informazioni rilasciate dalla polizia, sarebbero almeno 54 gli arresti avvenuti nelle prime ore di venerdì a Mirihana, nel distretto della capitale Colombo.
Edy Ongaro è morto in Donbass: italiano, combatteva con le milizie popolari filo-russe
Edy Ongaro, nome di battaglia Bozambo, in onore di un partigiano della seconda guerra mondiale. Questo il nome del primo caduto italiano nella guerra in Ucraina: aveva 46 anni ed era di Portogruaro in provincia di Venezia. Dal 2015 era in Donbass e combatteva convintamente in quella che in Occidente è la parte sbagliata della barricata: nella brigata Prizrak insieme alle milizie delle Repubbliche Popolari filo-russe di Donetsk e Lugansk che da otto anni lottano per ottenere l’indipendenza dallo stato ucraino. Edy “Bozambo” Ongaro era un militante comunista, dal Dombass rivendicava la sua adesione alla milizia con frasi come questa: «Ho scelto questa brigata per il carattere internazionalista. Se ricevo una ricompensa? Sì, una colazione, un pranzo e una cena oltre a un kalashnikov che si chiama Anita, come la moglie di Garibaldi. Mi sento vicino ai poveri, ovunque nel mondo c’è un popolo che viene calpestato. Questa sana ribellione ci è stata insegnata dai nostri nonni contro il fascismo. Finché ci sarà aria e sangue nel mio corpo credo che resterò qui in Ucraina». È caduto in combattimento nella giornata di ieri mentre si trovava in trincea, colpito a morte da una bomba a mano.
A dare notizia della sua morte in Italia è stato il “Collettivo Stella Rossa – Nord Est” con un comunicato che riportiamo integralmente: “Con immenso dolore comunichiamo che Edy Ongaro, nome di battaglia Bozambo, è caduto da combattente per difendere il popolo libero di Novorossia dal regime fascista di Kiev. Dalle prime informazioni ricevute sappiamo che si trovava in trincea con altri soldati quando è caduta una bomba a mano lanciata dal nemico. Edy si è gettato sull’ordigno facendo una barriera con il suo corpo. Si è immolato eroicamente per salvare la vita ai suoi compagni. Edy era nato 46 anni fa a Portogruaro, Venezia, raggiunto il Donbass nel 2015 non lo aveva più lasciato. Era un Compagno puro e coraggioso ma fragile ed in Italia aveva commesso degli errori. In Donbass ha trovato il suo riscatto, dedicando tutta la sua vita alla difesa dei deboli e alla lotta contro gli oppressori. Ha servito per anni nelle fila di diversi corpi delle milizie popolari del Donbass fino alla fine dei suoi giorni. Il suo martirio serva a rompere il castello di bugie di questa guerra, ma soprattutto a rilanciare la lotta antifascista e internazionalista. Il sacrificio di Edy mostri la forza del proletariato che saprà portare al trionfo del comunismo. Ti salutiamo Compagno Partigiano con il motto che ti era tanto caro: Morte al fascismo, libertà al Popolo”.
Russia: 8 serbatoi di petrolio in fiamme a causa di un attacco ucraino
Sarebbero almeno 8 i serbatoi di petrolio in fiamme nella regione russa di Belgorod a causa di quello che la Tass ha definito un attacco di elicotteri ucraini a un deposito di carburante. L’incendio provocato ha richiesto l’invio di 170 vigili del fuoco e 50 mezzi, viste le notevoli dimensioni. Il rischio è che l’incendio si estenda a tutti i serbatoi, per questo motivo sono stati evacuati gli abitanti delle case vicine al deposito. «I due dipendenti che erano sul posto nel momento dell’esplosione non sono feriti», ha dichiarato il sindaco di Belgorod.
È finito lo stato di emergenza, ma per molti italiani non cambia nulla
Da questa mattina non è più in vigore, dopo oltre due anni, lo stato di emergenza legato alla pandemia: nonostante ciò, però, diverse restrizioni sono ad oggi in vigore, motivo per cui la vita dei cittadini sarà in diversi ambiti ancora limitata. Con il recente decreto-legge relativo al “superamento delle misure di contrasto alla diffusione dell’epidemia da Covid-19, in conseguenza della cessazione dello stato di emergenza”, è stata infatti definita la roadmap per il ritorno alla normalità che sarà solo graduale, ragion per cui diverse restrizioni a diritti e libertà sono tuttora presenti. In tal senso, se da un lato a partire da oggi tramonta ad esempio il sistema dei colori ed il green pass (sia base che rafforzato) non è più necessario in diversi luoghi tra cui negozi ed uffici pubblici, dall’altro il super green pass è ancora in vigore – e lo sarà fino al 30 aprile – per accedere tra l’altro a sale gioco, centri benessere, eventi sportivi al chiuso, piscine e palestre nonché servizi ed attività relativi allo sport di squadra e di contatto.
Proprio quest’ultimo punto rappresenta il primo tema da approfondire dato che, seppur da oggi sia possibile praticare sport all’aperto senza alcuna certificazione, gli over 12 privi del super green pass non potranno fare sport nei modi sopracitati. A tal proposito, non si può non porre la lente d’ingrandimento in maniera particolare sulla situazione relativa ai ragazzi che, nonostante siano già stati ampiamente danneggiati dalle restrizioni pandemiche, dovranno ancora esibire il lasciapassare sanitario per, ad esempio, potersi allenare in palestra. Un problema di non poco conto, con il benessere psico-fisico dei giovani privi del green pass rafforzato che rischia di essere ulteriormente compromesso non potendo ancora svolgere tutti i tipi di attività sportiva.
Oltre a ciò, un’altra questione da ricordare è quella dell’obbligo vaccinale, presente per diverse categorie tra cui innanzitutto quelle del personale sanitario e degli operatori delle Rsa. Per gli appartenenti a queste ultime, infatti, l’obbligo vaccinale vi sarà fino al 31 dicembre 2022, pena la sospensione dalle mansioni e dallo stipendio. Per categorie quali il personale scolastico e le forze dell’ordine nonché per gli over 50, invece, l’obbligo di sottoporsi al vaccino anti Covid terminerà il 15 giugno. Tuttavia, a differenza del personale sanitario, per accedere al luogo di lavoro è adesso sufficiente per gli appartenenti a tali categorie mostrare semplicemente il green pass base.
Una menzione speciale deve essere indubbiamente riservata ai docenti scolastici non vaccinati, che sono stati autorizzati a tornare a lavoro in maniera alquanto discutibile non potendo entrare nelle classi per svolgere la propria professione. Il decreto-legge, infatti, considera l’adempimento dell’obbligo vaccinale condizione necessaria per lo svolgimento delle attività didattiche a contatto con gli alunni, motivo per cui prevede che il dirigente scolastico debba “utilizzare il docente inadempiente in attività di supporto all’istituzione scolastica”. I professori, in pratica, sono stati riammessi a scuola da paria.
Dunque la fine dello stato di emergenza in Italia non concide affatto con la fine delle restrizioni e di quelle che anche Amnesty International ha definito “discriminazioni verso i non vaccinati”. Il certificato verde rimane necessario per svolgere molte attività così come l’obbligo vaccinale per molti cittadini. E per tutti la fine del sistema del green pass (o meglio la sua sospensione, dato che il governo si è riservato la possibilità di riattivarlo) non sarò nemmeno il primo maggio come riportato su molti media. Non sarà così, ad esempio, per le visite nelle Rsa e nei reparti di degenza delle strutture ospedaliere (dove rimarrà obbligatoria la certificazione rafforzata addirittura fino al 31 dicrembre). Non sarà così nemmeno per gli obblighi vaccinali: questi rimarranno in vigore fino al 15 giugno per gli ultra-cinquantenni e ancora fino al 31 dicembre per personale sanitario e operatori delle Rsa.
[di Raffaele De Luca]
Giovedì 31 marzo
06.00 – Al porto di Genova inizia lo sciopero dei lavoratori contro l’invio di armi in Ucraina.
07.00 – Nella notte 3 palestinesi sono stati uccisi dalla polizia israliana, mentre l’esercito si schiera attorno a Gaza.
08.45 – Gli Usa sbloccano le riserve strategiche di petrolio, il prezzo cala sui mercati.
10.00 – È stata scoperta Earendel, secondo i cosmologi la stella più vecchia dell’universo.
11.40 – L’Istat rivela che l’inflazione in Italia è giunta al 6,7%, è il dato più alto dal 1991.
11.45 – Ucraina, cessate il fuoco a Mariuol: partiti bus per evacuare i civili.
11.55 – Italia, il Senato approva l’aumento delle spese militari con il voto di fiducia.
13.50 – Il segretario della NATO invita la Finlandia a entrare: «se vuole avrà percorso di ingresso rapido».
15.30 – Putin ha firmato il decreto che impone il pagamento del gas in rubli ai “paesi ostili”.
16.20 – Francia e Germania annunciano rifiuto a pagamento del gas in rubli: «ci prepariamo a blocco forniture».
19.00 – Italia, il ministero della Cultura annuncia il ritorno delle domeniche gratuite nei musei sospese da inizio pandemia.
19.15 – La Russia ha vietato l’ingresso nel Paese ai leader dell’Unione Europea.
Mosca: vietato ingresso in Russia a leader Ue
La Russia ha deciso di vietare l’ingresso nel suo territorio ai leader dell’Ue: ad annunciarlo è stato il ministero degli Esteri, il quale tramite una nota ha fatto sapere che “in risposta alle massicce sanzioni unilaterali dell’Unione europea” è stato “notevolmente ampliato l’elenco dei rappresentanti degli Stati membri dell’Ue e delle istituzioni europee a cui è vietato l’ingresso nel territorio del nostro Paese”. “Le restrizioni si applicano ai leader dell’Unione europea, inclusi numerosi commissari europei e capi delle strutture militari dell’Ue, nonché alla stragrande maggioranza dei deputati del Parlamento europeo che promuovono politiche anti-russe”, ha precisato il ministero degli Esteri russo, aggiungendo altresì che nella lista nera siano inclusi anche “alti funzionari”, “i rappresentanti dei governi e dei parlamenti di alcuni Stati membri dell’Ue” ed alcuni “personaggi pubblici ed operatori dei media”.
Ucraina, Draghi: “Per Putin tempi non maturi per incontro con Zelensky”
«Ho espresso la mia convinzione che per risolvere alcuni nodi cruciali sia necessario un incontro con il presidente ucraino Zelensky, ma Putin mi ha risposto che i tempi non siano ancora maturi ed occorre che i negoziatori vadano avanti con le trattative»: è quanto ha affermato il presidente del Consiglio Mario Draghi – in merito al colloquio telefonico di ieri con il presidente russo Vladimir Putin- durante un incontro con la stampa estera. «Le condizioni per un cessate il fuoco non sono mature», avrebbe inoltre comunicato Putin al premier italiano anche se, ha aggiunto quest’ultimo, «è stato aperto poi il corridoio umanitario di Mariupol, che è la notizia che avete letto oggi sui giornali».













