Tre aziende agricole della Maremma avrebbero sfruttato centinaia di braccianti impiegati in nero, di provenienza sia italiana che straniera. È quanto rivelato da un’inchiesta della Guardia di Finanza, che ha portato alla luce le “opprimenti condizioni di lavoro” dei braccianti. Questi sarebbero stati sottoposti a turni di 15-16 ore al giorno con una retribuzione di appena 2,50 euro l’ora, in un contesto lavorativo nel quale subivano continue minacce di licenziamento e aggressioni verbali. I responsabili delle tre aziende sono stati denunciati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Il Tribunale di Padova ha bocciato l’obbligo vaccinale? No, non proprio
Nelle ultime ore su chat e siti di controinformazione, così come un quotidiano nazionale come La Verità, si è diffusa la notizia secondo la quale il Tribunale di Padova avrebbe bocciato l’obbligo vaccinale per i sanitari tramite una sentenza che accoglie il ricorso di un’operatrice sanitaria sospesa poiché non sottopostasi al vaccino anti Covid. I titoli proposti dalle testate che hanno trattato la notizia sono netti e perentori: “Il tribunale asfalta Draghi: garanzie zero con il vaccino” titolava ieri in apertura di prima pagina il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro. Ma le cose non stanno così. In primis non si tratta di una sentenza, ma di un’ordinanza in giudizio cautelare, una distinzione che non è solo formale, ma sostanziale. Leggendo in toto il provvedimento in questione, non è difficile comprenderne la reale portata: si tratta di una riammissione a tempo e di natura cautelare, in attesa di un giudizio di merito che verrà in altra sentenza.
Motivando il provvedimento, infatti, il giudice tra le altre cose afferma che quella di riammettere in servizio la ricorrente sia allo stato degli atti “la misura cautelare più idonea a garantire provvisoriamente il diritto della ricorrente nelle more del giudizio di merito”. È proprio questo il punto omesso da praticamente tutti coloro che hanno parlato della vicenda, dal quale emerge che accogliendo il ricorso della ricorrente il giudice ha solo temporaneamente disposto la sua reintegra. L’espressione “nelle more del giudizio di merito”, nel linguaggio giuridico, indica il periodo che precede la definizione della sentenza, arco di tempo in cui quanto stabilito dal giudice avrà dunque valore. In altre parole, la ricorrente potrà tornare al lavoro sottoponendosi al tampone solo in attesa della decisione nel merito, che potrà confermare o sconfessare quanto stabilito. Si tratta di una distinzione che i giornalisti dovrebbero conoscere, quantomeno quelli che si occupano di temi giuridici, dove il rischio di fare disinformazione è alto.
Il giudizio cautelare nell’ambito del quale è stata pronunciata l’ordinanza, inoltre, è stato introdotto con ricorso “ex art 700 c.p.c. (codice di procedura civile)”, il quale prevede che “chi ha fondato motivo di temere che durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto in via ordinaria, questo sia minacciato da un pregiudizio imminente e irreparabile, può chiedere con ricorso al giudice i provvedimenti d’urgenza, che appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione sul merito”. Ciò significa che, in pratica, l’operatrice sanitaria ha effettuato il ricorso poiché nell’attesa della sentenza il suo diritto (in questo caso quello svolgere la propria attività lavorativa) sarebbe stato pregiudicato mentre il giudice, dal canto suo, ha emesso l’ordinanza in questione in quanto sulla base degli elementi al momento in suo possesso le ragioni della ricorrente sembrano essere fondate.
Contestualizzata quindi in maniera precisa la decisione del giudice, è adesso bene fare luce su alcune significative motivazioni fornite dallo stesso, effettivamente interessanti. Tra queste, vi è soprattutto il fatto che “l’obbligo vaccinale imposto ai lavoratori in questione non appare idoneo a raggiungere lo scopo che si prefigge, quello di preservare la salute degli ospiti”, il che renderebbe la relativa norma (decreto legge n. 44/2021) irragionevole “ai sensi dell’art. 3 Cost”. “Può infatti considerarsi notorio il fatto che la persona che si è sottoposta al ciclo vaccinale può comunque contrarre il virus e può quindi contagiare gli altri”, afferma il giudice, sottolineando che “la garanzia che la persona vaccinata non sia infetta è pari a zero” mentre “la persona che, pur non vaccinata, si sia sottoposta al tampone, può ragionevolmente considerarsi non infetta per un limitato periodo di tempo”. La garanzia che quest’ultima non abbia contratto il virus “non è assoluta, ma è certamente superiore a zero”, precisa in tal senso il giudice, che ha dunque accolto il ricorso ed ordinato alla resistente di “far riprendere immediatamente il lavoro alla ricorrente, a condizione che ella si sottoponga a proprie spese, per la rilevazione di SARS-COV-2, al test molecolare, oppure al test antigenico da eseguire in laboratorio, oppure infine al test antigenico rapido di ultima generazione, ogni 72 ore nel primo caso ed ogni 48 negli altri due”.
Insomma, non una vera e propria fakenews, ma un titolo altamente ingannevole e una notizia trattata senza conoscere alcuni elementi base di diritto che permettono di leggerla correttamente. In parole povere quello che il giudice ha stabilito è semplicemente che il ricorso della sanitaria potrebbe avere un fondamento e, per evitare possibili discriminazioni, l’ha riammessa temporaneamente al lavoro, in attesa che un’altra sentenza decida se effettivamente l’obbligo vaccinale debba essere considerato illegittimo. “Tribunale di Padova: i ricorsi contro gli obblighi vaccinali potrebbero avere un fondamento”, questo sarebbe stato un titolo corretto. Non certo “Il tribunale asfalta Draghi” o “Il tribunale affossa l’obbligo vaccinale” come titolato su alcune testate.
[di Raffaele De Luca]
La soia nascosta nel piatto e le sue conseguenze
La soia, un legume ricco di proteine e per questo molto utilizzato nelle diete vegane e vegetariane è anche un ottimo mangime. È per questo che, indirettamente, anche chi non ha mai mangiato soia e derivati in realtà ne consuma una grande quantità. Negli ultimi 40 anni, la produzione del legume è quintuplicata e il motivo è strettamente legato al crescente consumo di carne, pesce uova e latticini. Il legume finisce ovunque, trasformando l’alimentazione dei cittadini europei in una delle cause maggiori della deforestazione e dell’inquinamento, senza che essi ne siano pienamente coscienti. Ogni cittadino europeo consuma in media 60,6 kg di soia ogni anno, di cui oltre 55 kg (90 %) si insidia nella carne, nel pesce e in altri cibi derivati dagli animali. E l’uso diretto della soia come alimento vero e proprio? Soli 3,5 chili l’anno.
Una realtà di cui si è sentito parlare ma non tanto nel dettaglio come invece è possibile comprendere attraverso la nuova ricerca Mapping the European Soy Supply Chain (Mappatura della catena di approvvigionamento della soia europea), commissionata dal WWF per la campagna Food4Future. Un progetto volto a sensibilizzare sempre più i consumatori, specialmente su alcuni ingredienti di cui non si ha idea possano essere presenti in determinati alimenti. La ricerca sottolinea come appunto il 90% della soia consumata dai soli cittadini europei sia ingerita “inconsapevolmente”. Perché nella gran parte dei mangimi utilizzati negli allevamenti, c’è appunto il legume tanto ricco di proteine. E vista la richiesta sempre maggiore che è andata di pari passo al consumo di alimenti derivati dal mondo animale, le coltivazioni di soia hanno iniziato a rappresentare un grave problema. Basti pensare che in Sud America foreste e savane essenziali per la biodiversità sono state distrutte per la creazione di terreni coltivabili. Tra il 2019 e il 2020, il raccolto mondiale di soia ha raggiunto un volume di 340 milioni di tonnellate, occupando una superficie totale di 123 milioni di ettari. E dell’ingente quantità di soia coltivata, circa il 75% è destinato alla sola produzione di mangimi.
Una tendenza che non sembra potere cambiare direzione. In Sud America c’è stata una crescita sempre maggiore che è destinata a raddoppiare entro il 2050. Un altro problema legato alla coltivazione della soia è poi relativo al “necessario” uso di pesticidi: ne consegue che il legume è per oltre l’80% geneticamente modificato. Questo il “lato oscuro” della soia, solitamente coltivata in monocolture in spazi dove prima sorgevano importanti foreste naturali, per potere poi produrre mangimi tanto richiesti col fine di creare ciò di cui si nutrono gli animali da allevamento. Gli stessi che poi finiscono nei piatti della stragrande maggioranza della popolazione, non abbastanza informata da rendersi conto quale sia la storia “nascosta” dietro ai propri pasti.
[di Francesca Naima]
Corea del Nord, nuovo lancio di missile balistico verso Mar del Giappone
La Corea del Nord ha lanciato un missile balistico verso il Mar del Giappone: si tratta del 14° test quest’anno ed è stato effettuato a meno di una settimana di distanza dalla cerimonia di giuramento del neoeletto presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol. Seul ha esortato Pyongyang a fermare immediatamente i test balistici, ritenuti una violazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e una minaccia alla pace nella penisola.
Martedì 3 maggio
8:00 – Mariupol, ripresa evacuazione civili da acciaieria Azovstal.
9:00 – Arrestato in Francia boss camorrista Antonio Cuozzo Nasti: era latitante dal 2014.
10.00 – Libertà di stampa: l’Italia perde 17 posizioni nella classifica mondiale, ora è al 58° posto.
10.30 – Il presidente della Croazia: «metteremo il veto all’ingresso di Svezia e Finlandia nella NATO».
11.00 – La California è riuscita per la prima volta a soddisfare il 100% del fabbisogno energetico con le rinnovabili.
12.00 – Il Mali ha annunciato la cessazione di ogni rapporto militare con la Francia denunciando il neocolonialismo.
13.20 – Putin firma lista dei “paesi ostili” a cui vietare export materie prime, presente anche l’Italia.
13:40 – Assolto il presidente di Baobab Experience, Andrea Costa, era accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
15.00 – Dopo l’evacuazione dei civili la Russia riprende l’assalto all’acciaieria di Mariupol dove sono barricati combattenti ucraini.
16.00 – Il Governo italiano vara i commissari per i rigassificatori e per gli inceneritori.
17.00 – La Tasmania ora assorbe più anidride carbonica di quanta ne emette, è uno dei primi paesi al mondo a riuscirci.
20.00 – Ucraina: esplosioni a Leopoli, Kiev e Dnipro, allarme antiaereo in tutto il Paese.
Guerra Ucraina, Putin a Macron: Occidente smetta di consegnare armi a Kiev
“L’Occidente potrebbe aiutare a fermare queste atrocità influenzando il governo di Kiev, nonché fermando le consegne di armi all’Ucraina”: è ciò che avrebbe affermato – secondo quanto riportato dal Cremlino – il presidente russo Vladimir Putin durante un colloquio telefonico con il presidente francese Emmanuel Macron. Nello specifico, Putin avrebbe pronunciato tali parole in riferimento ai “crimini commessi dalle forze ucraine ed ai massicci bombardamenti di città e comunità nella regione del Donbass che hanno provocato vittime civili”, i quali verrebbero ignorati dagli Stati membri dell’Ue. “La Russia rimane aperta al dialogo nonostante tutte le incongruenze relative alla posizione di Kiev e la sua riluttanza a prendere sul serio questo argomento”, avrebbe inoltre aggiunto Putin.
Turchia, piano per il rimpatrio di un milione di siriani
«Stiamo preparando un nuovo progetto per il ritorno volontario di un milione di fratelli siriani che si trovano nel nostro paese come ospiti», ha dichiarato nelle scorse ore il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, per poi aggiungere: «Circa 500.000 siriani sono tornati nelle aree sicure create dalla Turchia con operazioni oltre confine a partire dal 2016», in riferimento alle azioni militari condotte da Ankara sia contro l’ISIS sia contro i curdi negli ultimi anni. In base a un accordo del 2016, la Turchia riceve fondi dall’Unione europea in cambio dell’impegno a tenere chiuse le frontiere a coloro che tentano di migrare illegalmente verso l’Europa.
In Italia, e in tutta Europa, torna a crescere l’uso di pesticidi in agricoltura
Secondo quanto emerso dai dati Eurostat pubblicati nella giornata di ieri dalla Commissione Europea, nel 2020 ben 340mila tonnellate di pesticidi sono state vendute in Europa. Si parla soprattutto di fungicidi e battericidi (43 % del totale), poi seguono erbicidi, abbattitori di scorie e abbatti muschi, (35%) e insetticidi e acaricidi (14%). In Italia, dove sono state fatte e sono in corso diverse battaglie contro sostanze chimiche nocive, sono comunque 31.644.123 le tonnellate di pesticidi vendute nel 2020. Un aumento pericoloso considerando che nel 2019 dal Paese ne erano state acquistate 24mila. Comunque, nonostante ci sia ancora molto lavoro da fare per un’agricoltura meno contaminata e contaminante, il dossier dello scorso anno di Legambiente dal titolo “Stop Pesticidi” aveva dato speranza registrando un piccolo calo dei residui di pesticidi negli alimenti.
La situazione è senza dubbio meno preoccupante rispetto una decina di anni fa, quando le tonnellate di pesticidi acquistate in Italia corrispondevano a oltre 43mila (2011) e c’era una presenza ben più alta di agenti chimici negli alimenti. L’Italia rimane comunque uno dei principali Paesi europei (con Spagna, Francia e Germania) che coprono il 75% del numero totale di pesticidi venduti nell’Unione. Prima è la Spagna (37.915.957 tonnellate vendute nel 2020), poi invece segue il Bel Paese, poi la Francia con 26mila tonnellate e dopo ancora la Germania con poco meno di 10mila tonnellate. Ma anche la Gran Bretagna ormai fuori dall’Europa, nello stesso anno ha superato le 20mila tonnellate. Tornando al caso italiano, ci sono state movimentazioni nel corso degli anni per far sì di mettere al primo posto la salute pubblica e la sostenibilità ecologica, ma le lobby e il Governo sembrano silenziosamente contrastare più che appoggiare chi cerca di limitare l’uso di sostanze ormai dimostrato essere pericolose. Come il caso dell’uso del glifosato (notoriamente dannoso e altamente inquinante) quando i Comuni intenti a vietarne l’uso hanno cercato invano l’appoggio del governo della “Transizione ecologica”. E non serve guardare al passato per capire che servirebbe un’azione contro l’uso dell’erbicida tanto diffuso: a inizio anno a Pavia è scattato l’allarme contaminazione.
Per quanto le strategie Farm to Fork e Biodiversità, punti fondamentali del Green Deal europeo che cerca un futuro sostenibile, debbano essere seguite da ogni stato membro (e rincuora sapere come alcuni miglioramenti siano iniziati ad emergere), i nuovi dati Eurostat mettono la pulce nell’orecchio, che forse si potrebbe fare molto di più. Piuttosto che comprare pesticidi, investire lo stesso denaro in progetti sostenibili in parte già esistenti e che cercano un appoggio troppo spesso inesistente dai piani alti. Ne è un esempio la recente guerra, dove sembra che l’Europa per evitare possibili mancanze, si sia dimenticata degli obiettivi relativi alla sostenibilità. Come la presentazione del pacchetto di leggi per dimezzare l’uso di pesticidi nell’Unione Europea, che a causa della guerra è stata rimandata a data da destinarsi. E volere evitare una possibile crisi per carenze di cibo, ma offrendo alimenti dannosi e aumentando l’inquinamento (basti guardare i continui scandali alimentari dell’ultimo periodo) non sembra poi la soluzione più sana.
[di Francesca Naima]
Russia: Putin firma decreto su nuove misure in risposta a “azioni ostili” Stati stranieri
Il presidente russo Vladimir Putin, al fine di “tutelare gli interessi nazionali”, ha firmato un decreto sulle nuove misure economiche in risposta alle “azioni ostili di alcuni Stati stranieri e organizzazioni internazionali”: a riportarlo è l’agenzia di stampa russa Tass, la quale specifica che il decreto “vieta di adempiere agli obblighi e concludere accordi con persone fisiche e giuridiche straniere rientranti nella lista dei sanzionati, nonché di esportare materie prime e prodotti dalla Russia nell’interesse di tali persone”. A tal proposito, il governo russo “è stato incaricato di approvare un elenco di individui sanzionati dalla Russia entro dieci giorni e di determinare criteri aggiuntivi per accordi e obblighi da classificare come vietati in conformità al decreto”.







