venerdì 4 Aprile 2025
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Come le pratiche indigene unite a quelle moderne combattono le dipendenze nelle riserve indiane

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Varie comunità tribali negli Stati Uniti stanno implementando programmi educativi e di cura per affrontare una problematica endemica nelle riserve: la dipendenza da sostanze stupefacenti, che colpisce in modo particolare i giovani. Queste comunità stanno dimostrando che l'integrazione tra pratiche indigene e medicina occidentale può fornire trattamenti altamente efficaci per combattere le dipendenze. Programmi guidati da membri delle tribù stanno trasformando l'assistenza sanitaria, con approcci che combinano prevenzione, riduzione del danno e recupero, rispettando sia la saggezza tradizionale...

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Scienza, scattata la prima foto ravvicinata di una stella extragalattica

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Per la prima volta, gli astronomi hanno catturato un’immagine dettagliata di una stella morente al di fuori della Via Lattea. Si tratta di WOH G64, ovvero una supergigante rossa 2.000 volte più grande del Sole, situata nella Grande Nube di Magellano, a 160.000 anni luce da noi. Grazie al Very Large Telescope Interferometer dell’Osservatorio Europeo australe e al nuovo strumento “GRAVITY”, è emerso il “bozzolo di polvere allungato” che circonda la stella, legato alla sua perdita di materia. La stella si è affievolita nell’ultimo decennio, segno delle sue fasi finali prima di esplodere in una supernova, offrendo agli scienziati una rara finestra sull’evoluzione stellare.

Manila, incendio in una baraccopoli: oltre 1.000 case bruciate

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A Manila, un devastante incendio scoppiato alle 8:00 locali ha colpito una baraccopoli, devastando circa 1.000 abitazioni e provocando lo sfollamento di circa 2.000 famiglie. Lo riportano le agenzie di stampa filippine, le quali aggiungono che, nonostante al momento non ci siano vittime, il villaggio di Isla Puting Bato sarebbe completamente raso al suolo. I vigili del fuoco hanno inviato 36 camion e 4 motopompe, mentre l’aeronautica ha inviato due elicotteri. Secondo i pompieri, la zona è ad alto rischio «a causa delle costruzioni in materiali leggeri».

Nuovi raid a Gaza, media: “Uccise 120 persone in 48 ore”

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Almeno 19 persone sono morte e almeno 40 sono rimaste ferite a seguito di raid aerei notturni israeliani a Gaza. Lo riporta la protezione civile, mentre il Ministero della Salute del territorio, citato dalle agenzie di stampa, aggiunge che gli attacchi israeliani nella Striscia hanno ucciso 120 persone e ne hanno ferite 205 nelle ultime 48 ore. Inoltre, un portavoce di Hamas ha dichiarato che una donna israeliana tenuta in ostaggio dal gruppo è rimasta uccisa da un attacco delle forze israeliane anche se, d’altra parte, non c’è ancora nessuna conferma ufficiale. Sarebbe stato colpito anche l’ospedale Kamal Adwan secondo il direttore della struttura, che ha aggiunto che i bombardamenti sembrerebbero mirati a provocare evacuazioni del personale.

COP29: la Conferenza sul clima si chiude con un accordo che non soddisfa il sud globale

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Da una parte c’è la soddisfazione di aver triplicato i fondi pubblici ai paesi in via di sviluppo, mentre dall’altra la delusione di questi ultimi, i quali ribattono che i nuovi obiettivi prefissati sono ancora insufficienti per contrastare la crisi climatica: è questa la fotografia della 29esima Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici (COP29), conclusa due giorni dopo la scadenza prefissata a causa delle trattative tutt’altro che semplici. È stato raggiunto un nuovo accordo sui mercati del carbonio e, entro il 2035, i paesi in via di sviluppo riceveranno almeno 1.300 miliardi di dollari che li aiuteranno a sviluppare una economia a basse emissioni di carbonio ma, come sottolineano le delegazioni di alcuni paesi del sud globale, di questi solo 300 miliardi provengono da sovvenzioni e prestiti a basso interesse. «Questo summit è stato un disastro per il mondo in via di sviluppo. È un tradimento sia delle persone che del pianeta», ha commentato Mohamed Adow, direttore del think tank Power Shift Africa.

La COP29 ha riunito quasi 200 paesi a Baku, in Azerbaigian, e ha raggiunto un accordo definito “rivoluzionario” che triplicherà i finanziamenti pubblici ai paesi in via di sviluppo, passando dal precedente obiettivo di 100 miliardi di dollari annui a 300 miliardi di dollari annui entro il 2035. Inoltre, altri 1.000 miliardi dovrebbero essere raggiunti grazie a finanziamenti misti provenienti sia da fonti pubbliche che private e ciò, secondo Simon Stiell, Segretario esecutivo dell’ONU per i cambiamenti climatici, sarebbe un «nuovo obiettivo finanziario» che rappresenterebbe una sorta di «polizza assicurativa per l’umanità, in mezzo al peggioramento degli impatti climatici che colpiscono ogni paese». Tuttavia, ha aggiunto che «come qualsiasi polizza assicurativa, funziona solo se i premi vengono pagati per intero e in tempo. Le promesse devono essere mantenute, per proteggere miliardi di vite». Inoltre, un altro risultato degno di nota è stato il progresso compiuto sui mercati del carbonio: dopo quasi un decennio di lavoro, i paesi hanno concordato gli elementi costitutivi finali che stabiliscono come funzioneranno i mercati del carbonio nell’ambito dell’accordo di Parigi, rendendo pienamente operativi il commercio tra paesi e un meccanismo di accreditamento del carbonio.

Altri traguardi sono stati raggiunti in materia di “trasparenza”, “adattamento” e “partecipazione della società civile”. Molti paesi hanno presentato i loro primi Rapporti Biennali sulla Trasparenza, i quali gettano le basi per politiche climatiche più solide e per individuare bisogni e opportunità di finanziamento. Tutti gli elementi di negoziazione sulla trasparenza si sono conclusi con successo, sono stati organizzati 42 eventi nell’ambito “#Together4Transparency” – un’iniziativa collaborativa che promuove la trasparenza climatica con le Parti e gli stakeholder “non-parte” e, infine è stato fissato un obiettivo da 3 milioni di sterline da parte del Regno Unito che rafforzerà un programma dedicato alla lotta alla deforestazione e al degrado forestale. Nell’ambito dell’adattamento, è stato istituito un programma di supporto per i Piani Nazionali di Adattamento (NAP) dei Paesi meno sviluppati, con particolare attenzione a “finanziamenti innovativi, supporto tecnico e azioni accelerate”, mentre in materia di “partecipazione ed inclusività”, la COP29 ha coinvolto 55.000 persone, tra cui rappresentanti della società civile, aziende e giovani con l’obiettivo di evidenziare l’importanza di integrare educazione e inclusività nelle politiche climatiche.

D’altra parte, numerose delegazioni dei paesi del sud globale e attivisti hanno definito un “tradimento” il summit, denunciando che dei 1.300 miliardi di dollari totali previsti, solo 300 proverranno da sovvenzioni e prestiti a basso interesse, mentre i restanti dovrebbero derivare da investimenti privati e altre potenziali nuove fonti di finanziamento come le tasse sui combustibili fossili o sui voli frequenti, che però devono ancora essere concordate. Ciò, nella prospettiva della riconvocazione l’anno prossimo di Trump alla Casa Bianca e viste le sue politiche sul clima – tra cui la volontà di ritirare definitivamente gli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi – ha destato preoccupazione alle delegazioni dei Paesi in via di sviluppo e agli attivisti. «Questo summit è stato un disastro per il mondo in via di sviluppo. È un tradimento sia delle persone che del pianeta, da parte di paesi ricchi che affermano di prendere sul serio il cambiamento climatico. I paesi ricchi hanno promesso di “mobilitare” alcuni fondi in futuro, anziché fornirli ora. L’assegno è in arrivo. Ma ora si stanno perdendo vite e mezzi di sostentamento nei paesi vulnerabili», ha commentato Mohamed Adow, direttore del think tank Power Shift Africa.

[di Roberto Demaio]

Sciopero dei treni, rischio disagi nel weekend

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È iniziato alle 21:00 di ieri, sabato 23 novembre e terminerà alle 21:00 di oggi, domenica 24 novembre, lo sciopero nazionale dei trasporti ferroviari, indetto dai sindacati autonomi. Coinvolti i treni delle Ferrovie dello Stato Italiane (Fs), Italo e Trenord, con possibili cancellazioni e ritardi anche oltre l’orario previsto. La protesta è legata alla vertenza per il rinnovo del contratto nazionale del settore ferroviario ma, d’altra parte, i treni non saranno interessati dallo sciopero generale indetto da Cgil e Uil per il 29 novembre, che riguarderà altri settori del trasporto. Gli effetti, in termini di cancellazioni e ritardi, potranno «verificarsi anche prima e protrarsi oltre l’orario di termine della protesta sindacale», ha riferito Fs.

Con il ritorno di Trump, i coloni israeliani rilanciano l’obiettivo del controllo totale della Cisgiordania

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Nonostante gli anni di espansione senza precedenti, confische record di terreni e persino sanzioni statunitensi rivolte ad insediamenti israeliani accusati di “perpetrare violenza” nella Cisgiordania occupata, con la vittoria di Trump la conquista potrebbe persino accelerare: è la speranza degli stessi coloni israeliani che, effettuando dichiarazioni alla stampa internazionale, hanno riferito di «essere ottimisti» riguardo al fatto che, grazie al cambio di inquilino alla Casa Bianca, la Cisgiordania potrebbe essere completamente assorbita da Israele. D’altra parte, attivisti palestinesi e organizzazioni non governative israeliane avvertono che l’annessione seppellirebbe ogni speranza di una soluzione a due stati e che le aree situate nella zona centrale della regione sono già «sotto il controllo dei coloni».

La Cisgiordania è il territorio lungo circa 100 chilometri e largo 50 situato tra Israele e il fiume Giordano ed è uno dei principali teatri del conflitto israelo-palestinese. Ospita circa 3 milioni di civili e oltre 500.000 coloni israeliani che vivono in insediamenti ritenuti illegali dal diritto internazionale e da diverse risoluzioni dell’ONU che ne chiedono lo smantellamento. È suddivisa inoltre in tre zone amministrative stabilite dagli Accordi di Oslo: l’Area A (sotto pieno controllo palestinese), l’Area B (con controllo congiunto) e l’Area C, sotto controllo esclusivo israeliano, caratterizzata dalla maggior parte degli insediamenti e da frequenti tensioni, scontri armati e accuse di violazioni dei diritti umani. La creazione di nuove costruzioni israeliane nella regione ha raggiunto livelli record nel 2023 – in particolare da quando è iniziato il conflitto a Gaza lo scorso ottobre – e, di pari passo, sono aumentati gli scontri tra i coloni e palestinesi, culminati questa settimana con nuove sanzioni statunitensi contro individui e gruppi accusati di aver «perpetrato violenze in Cisgiordania». Nel 2024, secondo Ong israeliane come Peace Now, si è verificata la più grande crescita mai registrata, la quale rappresenterebbe la metà di tutte le terre dichiarate terra demaniale negli ultimi tre decenni.

Tuttavia, tale tendenza potrebbe persino accelerare dopo la recente elezione di Donald Trump: nelle ultime settimane sono spuntate bandiere israeliane sulle cime delle colline rivendicate da alcuni coloni nella valle del Giordano, i quali hanno dichiarato di aver festeggiato per il cambio di inquilino alla Casa Bianca. «Abbiamo grandi speranze. Siamo persino ottimisti in una certa misura», ha riferito alla Reuters Yisrael Medad, un attivista e scrittore insediato in Cisgiordania che sostiene l’assorbimento della zona da parte di Israele. Inoltre, la Cisgiordania non sarebbe “sotto occupazione” secondo l’ambasciatore Mike Huckabee, un cristiano evangelico che ha dichiarato di preferire termini come «comunità» ed «insediamenti». Israel Ganz, presidente del Consiglio Yesha, un gruppo che riunisce i comuni ebraici della Cisgiordania, ha dichiarato di sperare che l’amministrazione Trump «lasci» che il governo israeliano vada avanti. Infine, parlando della colonia Shilo – la quale secondo alcuni attivisti palestinesi avrebbe circondato, insieme a all’insediamento Eli, i villaggi palestinesi – alcuni coloni hanno spiegato a Reuters che “il legame con la Bibbia” sarebbe ciò che conferisce loro il diritto di essere lì, “qualunque cosa dica” il diritto internazionale: «Anche se la governavano i Bizantini, i Romani, i Mamelucchi e gli Ottomani, era la nostra terra», ha aggiunto Medad.

D’altra parte, c’è chi pensa che non sia certo che Trump possa appoggiare una strategia che potrebbe mettere a rischio l’ambizione di Washington di ampliare gli Accordi di Abramo e complicare i rapporti con l’Arabia Saudita, la quale rifiuta la sovranità israeliana in Cisgiordania: «Non c’è modo che i sauditi prendano seriamente in considerazione l’idea di unirsi se Israele assorbe formalmente la regione», spiega Dennis Ross, ex negoziatore per il Medio Oriente per le amministrazioni democratica e repubblicana. La portavoce della “transizione Trump” Karoline Leavitt, inoltre, non ha risposto dettagliatamente alle domande dei giornalisti, limitandosi a dichiarare che il nuovo presidente «ripristinerà la pace attraverso la forza in tutto il mondo». Tuttavia, tali considerazioni sicuramente non sembrano aver lasciato perlplesso il ministro delle Finanze Benzalel Smotrich, il quale ha formalizzato la speranza che, con il sostegno di Trump, Israele possa assorbire la Cisgiordania già dall’anno prossimo.

[di Roberto Demaio]

Violenza sulle donne, partito il corteo a Roma

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In vista della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, prevista per il 25 novembre, è partito il corteo di “Non una di meno” da piazzale Ostiense, il quale arriverà a Piazza Vittorio attraversando il centro di Roma e toccando anche il Colosseo. «Disarmiamo il patriarcato» è lo striscione d’apertura, seguito da altri come «Il patriarcato esiste e lo vediamo anche nei numeri. La violenza si perpetua nei posti di lavoro, nelle scuole, in ogni ambito dell’esistenza». Secondo l’XI Rapporto sul femminicidio in Italia, dell’istituto di ricerca Eures, sono 99 le donne uccise in Italia dal 1° gennaio al 18 novembre 2024, ovvero il 10,8% in meno rispetto all’anno precedente.

Il James Webb scopre tre galassie da record nate nell’universo primordiale

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Sono ultra-massicce, sono grandi quasi quanto la nostra Via Lattea e sfidano gli attuali modelli di formazione di agglomerati stellari: sono l’ennesima scoperta mozzafiato del James Webb Telescope, tre galassie chiamate “mostri rossi” esistenti già nel primo miliardo di anni dopo il Big Bang. La scoperta è stata effettuata da un team di ricercatori dell’Università di Ginevra e da Garth Illingworth, professore emerito di astronomia presso l’UC Santa Cruz, e sono stati inseriti in un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla rivista scientifica Nature. «Le nostre scoperte stanno rimodellando la nostra comprensione della formazione delle galassie nell’Universo primordiale», ha affermato Mengyuan Xiao, coautore e ricercatore post-dottorato presso l’Università di Ginevra.

La scoperta è stata resa possibile dalle potentissime capacità spettroscopiche del James Webb Space Telescope (JWST) a lunghezze d’onda vicine all’infrarosso. Caratteristiche che il coautore Garth Illingworth conosce alla perfezione, visto che ha lavorato per decenni durante lo sviluppo concettuale e la costruzione ed è stato uno dei tre membri principali del gruppo che, tra la metà e la fine degli anni ’80, ha contribuito a dare il via al concetto di “Next Generation Space Telescope” che è poi diventato JWST nel 2002: «Per tre decenni da quando noi tre abbiamo sviluppato per la prima volta il concetto che ha portato a JWST, sapevamo che avrebbe fornito informazioni su come si sono formate e sono cresciute le prime galassie. Questo straordinario risultato dimostra ancora una volta che JWST sta rivelando che le prime galassie, le giovani galassie della Via Lattea, sono ancora più insolite e straordinarie di quanto ci aspettassimo. L’esistenza di galassie così massicce nei primi tempi pone un vero enigma».

I tre “mostri rossi” catturati dal telescopio spaziale James Webb. Credit: NASA/CSA/ESA, M. Xiao & P. A. Oesch (University of Geneva), G. Brammer (Niels Bohr Institute), Dawn JWST Archive

Nella cosmologia standard, spiegano i ricercatori, le galassie si formano lentamente all’interno di grandi aloni di materia oscura che intrappolano gas composto da atomi e molecole. In genere, solo una piccola frazione di questo gas, circa il 20% o meno, viene trasformata in stelle nelle galassie primordiali. Tuttavia, le recenti scoperte suggeriscono il contrario: le galassie ultra-massicce dell’Universo primordiale riuscivano a convertire una quantità di gas molto maggiore in stelle, crescendo quindi a un ritmo molto più rapido del previsto e rivelandosi costruttori di stelle estremamente più efficienti rispetto alle galassie formatesi in epoche successive. In particolare, le tre galassie dettagliate nello studio hanno masse stellari paragonabili all’attuale Via Lattea, formando stelle quasi due volte più efficientemente delle loro controparti di massa inferiore e come galassie in epoche successive. Queste scoperte, pur non contraddicendo del tutto il modello cosmologico standard, mettono in discussione alcuni suoi aspetti, aprendo nuovi interrogativi sulla formazione delle galassie “troppo massicce”: «I modelli attuali potrebbero dover includere processi differenti, che abbiano permesso a certe galassie primordiali di formare stelle con estrema efficienza, accelerando così la loro crescita nelle prime fasi dell’Universo», spiegano i ricercatori, avvertendo che, in ogni caso, le future osservazioni con il JWST e l’Atacama Large Millimeter Array offriranno nuovi dettagli su questi “mostri rossi” ultra-massicci e permetteranno di individuare un numero maggiore di galassie simili: «I “mostri rossi” sono solo l’inizio di una nuova era nell’esplorazione dell’Universo primordiale», conclude Xiao.

[di Roberto Demaio]

Libano, media: “Oltre 11 morti e 63 feriti per attacchi israeliani”

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Questa notte un attacco con cinque missili ha reso al suolo un edificio residenziale in una zona densamente popolata nel cuore di Beirut, in Libano, provocando almeno 11 morti e 63 feriti. Lo riportano le agenzie di stampa locali citando il Ministero della Salute e aggiungendo che volontari e squadre di soccorso hanno cercato i dispersi aiutati da ruspe e mezzi pesanti per scavare tra i detriti. «Beirut, la capitale, si è svegliata con un orribile massacro: l’aviazione nemica israeliana ha completamente distrutto un edificio residenziale di otto piani», scrive la National News Agency, aggiungendo che il raid è avvenuto alle ore 2:00 GMT, ovvero le 3:00 italiane.