sabato 5 Aprile 2025
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La verità nascosta: mafia, destra eversiva e servizi deviati nella memoria Scarpinato

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La Commissione Antimafia è da mesi in subbuglio. Da una parte, c'è la presidente Chiara Colosimo, deputata di FDI vicinissima a Giorgia Meloni, contro cui decine di familiari di vittime di stragi si sono scagliati a causa di una fotografia che la vede sorridente e con le mani intrecciate a quelle di Luigi Ciavardini, terrorista nero condannato anche per la strage di Bologna e l'omicidio del magistrato Mario Amato. Dall'altra, c'è l'ex pm Roberto Scarpinato, ora senatore del M5S, che la maggioranza vorrebbe esautorare dal proprio incarico di commissario per un non meglio precisato «conflitto d'...

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Attraverso il “bonus paritarie” il governo punta a dare altri soldi alle scuole private

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Meno soldi all’educazione, ma più fondi alle scuole private. A proporlo è un emendamento alla legge di bilancio presentato dai deputati di Fratelli d’Italia, Lorenzo Malagola e Giovanni Coppo. L’iniziativa è rivolta alle famiglie con un reddito ISEE non superiore a 40mila euro, e prevede l’erogazione di un voucher annuale fino a 1.500 euro per ciascun figlio iscritto a una scuola paritaria primaria, secondaria di primo grado o ai primi due anni di una scuola secondaria di secondo grado paritaria. Opposizioni e associazioni scolastiche si sono scagliate contro la proposta esprimendo il timore che essa tolga risorse al sistema scolastico statale, favorendo indirettamente gli istituti religiosi, che costituiscono la maggior parte delle scuole paritarie. «Mentre con la legge di bilancio si taglia la scuola pubblica, quella che lo Stato dovrebbe garantire a tutti e tutte, la maggioranza di Governo propone un bonus di 1500 euro per frequentare le scuole private», ha criticato con forza Gilda Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL. «È un governo che ha gettato la maschera e opera scientemente contro la scuola pubblica, calpestando la Costituzione».

Il “bonus paritarie” che verrebbe istituito dall’emendamento Malagola alla legge di bilancio prevede il calcolo del voucher sulla base di scaglioni inversamente proporzionali al reddito ISEE, con un budget complessivo fissato a 65 milioni di euro annui dal 2026. Le risorse proverrebbero da un fondo istituito nel bilancio del Ministero dell’Istruzione a partire dal 2025, con uno stanziamento iniziale di 16,25 milioni di euro, che dovrebbe poi salire a pieno regime per gli anni 2026 e 2027. Perché venga attuato, serve un decreto del Ministero dell’Istruzione. «Il governo è ben consapevole dell’importanza di assicurare il diritto dei ragazzi, a prescindere dal reddito, a studiare nelle scuole paritarie», ha dichiarato il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, sostenendo di stare «lavorando per individuare soluzioni praticabili».

Opposizioni e associazioni di categoria sono di diverso parere. Secondo gli esponenti del Movimento 5 Stelle in Commissione cultura alla Camera, il messaggio del governo «è fin troppo chiaro: da un lato con le misure di Valditara e proposte come queste affossano la scuola pubblica, dall’altro foraggiano quelle private sia direttamente che indirettamente, incentivando le famiglie ad iscrivere lì i propri figli per avere il voucher». Analoghe critiche sono arrivate da Alleanza Verdi Sinistra, che ha giudicato l’emendamento incostituzionale, dalla federazione Gilda degli Insegnanti, e da sindacati di categoria. Secondo il sito di consulenze legali Brocardi, “l’emendamento relativo ai voucher per le scuole paritarie, pur mirando a garantire maggiore accessibilità agli istituti paritari attraverso un sostegno economico per le famiglie con reddito medio-basso, solleva questioni critiche dal punto di vista costituzionale e sociale”, e cozzerebbe precisamente con l’articolo 34 della Costituzione. Esso stabilisce che “la scuola è aperta a tutti” e prevede che la Repubblica si impegni a garantire ai capaci e meritevoli il diritto di accedere ai più alti gradi dell’istruzione. “Questa proposta, concentrandosi esclusivamente sugli istituti privati paritari, rischia di entrare in contrasto con i principi di equità e inclusività sanciti dalla Costituzione. La scuola pubblica, già afflitta da carenze strutturali, organico insufficiente e difficoltà nel contrastare l’abbandono scolastico, potrebbe essere ulteriormente penalizzata, in quanto una parte significativa di risorse verrebbe dirottata verso il settore privato”, sostiene l’analisi redazionale.

L’emendamento Malagola alla legge di bilancio non sarebbe la prima misura che i partiti governativi varerebbero a favore delle scuole paritarie e di una graduale privatizzazione delle scuole. Nel 2020, gli istituti paritari avevano ricevuto 150 milioni di euro di fondi del PNRR dal governo, in una cornice di generale aumento dei finanziamenti per l’istruzione non statale. Questa tendenza alla liberalizzazione delle scuole non è iniziata con il governo Meloni, ma va avanti da anni. Si pensi che nel 2012, il finanziamento statale destinato agli istituti paritari era di 286 milioni. Cinque anni dopo, nel 2017, il budget era quasi raddoppiato; oggi, supera i 600 milioni di euro. Lo Stato finanzia le scuole paritarie perché risparmia. Gabriele Toccafondi, ex sottosegretario all’Istruzione, nel 2018 affermò: «L’Italia riconosce alle scuole paritarie un contributo di 500 milioni di euro annui (500 euro all’anno a studente). Alla scuola statale, invece, ogni iscritto costa 6.000 euro l’anno (per ogni ordine e grado dalle elementari alle superiori). Il resto lo paga la famiglia».

[di Dario Lucisano]

Georgia, si dimette il presidente dell’Abkhazia

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Dopo giorni di proteste filoeuropee, il presidente della regione separatista georgiana dell’Abkhazia, Aslan Bzhania, ha rassegnato le dimissioni. I cittadini della regione, che Mosca considera indipendente, si erano sollevati in seguito alla ratifica di un accordo interparlamentare con la Russia, che, secondo i dimostranti, avrebbe consentito alle entità russe di partecipare a progetti di investimento in Abkhazia. In occasione delle proteste, i manifestanti hanno fatto irruzione nel complesso parlamentare e bloccato strade e ponti. La condizione posta da Bzhania per le dimissioni era che i manifestanti lasciassero il palazzo del parlamento. Venerdì il Parlamento avrebbe dovuto ratificare l’accordo con la Russia, ma la decisione è stata rinviata.

In America Latina il tasso di povertà ha raggiunto il suo minimo storico

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america latina

Nel 2023, la povertà in America Latina ha toccato il livello più basso degli ultimi 33 anni - da quando cioè si effettua la comparazione dei dati. Una notizia che segna un importante traguardo per la regione, che registra un calo della popolazione che vive in condizioni di povertà di 1,5 punti percentuali rispetto all'anno precedente (passando dal 28,8% al 27,3%) e di oltre 5 punti percentuali rispetto al dato del 2020 (con il 32,3%). Anche la povertà estrema - che riguarda chi vive con meno di 2,15 dollari al giorno - è diminuita, passando dal 11,1% al 10,6% nello stesso periodo. 
Gran parte ...

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Elezioni Regionali: vince il centro-sinistra, ma metà dei cittadini non votano

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Alle elezioni regionali in Emilia-Romagna e Umbria hanno vinto i candidati di centrosinistra. In Emilia-Romagna, Michele De Pascale ha ottenuto una vittoria netta, con oltre 15 punti di vantaggio sulla rivale di centrodestra, mentre in Umbria Stefania Proietti ha prevalso con un margine più contenuto. Tuttavia, la vera protagonista delle elezioni è stata l’astensione: in Emilia-Romagna l’affluenza è scesa al 46,42%, secondo dato peggiore della storia regionale, mentre in Umbria si è fermata al 52,30%.

Italia, prolungati i controlli ai confini con la Slovenia per 6 mesi

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I controlli ai confini italo-sloveni saranno prolungati per altri sei mesi. Lo ha comunicato il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, dopo due colloqui telefonici con i suoi omologhi di Slovenia e Croazia, Bostjan Poklukar e Davor Bozinovic. La misura è stata motivata dal presunto «rischio di infiltrazione terroristica nei flussi migratori lungo la rotta balcanica», che, ritiene Piantedosi, comprometterebbe la sicurezza di Roma in vista del Giubileo del 2025.

Zuppe e altri cibi pronti: come proteggersi dal rischio del botulino?

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È di questi giorni la notizia di un’anziana signora di Roma deceduta poco dopo aver mangiato una zuppa pronta acquistata al supermercato, presumibilmente per un tipo di intossicazione alimentare chiamata botulismo e causata dal batterio Clostridium botulinum (comunemente detto botulino), le cui tossine sono considerate estremamente tossiche e velenose per l’uomo. Tanto che sul sito dell’Istituto Superiore di Sanità si legge letteralmente che «grazie alla loro altissima letalità queste tossine possono essere utilizzate come armi biologiche e agenti di bioterrorismo». Questa tossinfezione provoca in particolare una forma di malattia che determina una paralisi neurologica. Ad oggi non si può ancora stabilire con certezza la causa di morte della signora di Roma, ma gli indizi sono diversi: la ASL ha ritrovato tracce di botulino nei resti della zuppa consumata e inoltre anche la figlia è finita al pronto soccorso dopo averla assaggiata. In ogni caso, il fatto ci dà l’occasione per parlare di un fattore di consapevolezza necessario per i consumatori: in quali cibi può svilupparsi il botulino, e quali accortezze usare per difendersi dai rischi? 

Indicazioni errate sulle modalità di consumo

Intanto va detto che la sicurezza di non ritrovare in zuppe, vellutate o minestroni pronti la tossina del botulino si può avere soltanto in due condizioni. Il primo è il rispetto in maniera accurata della catena del freddo a temperature inferiori ai 6°C, ma si tratta di una catena che si svolge in gran parte all’interno del circuito della distribuzione, quindi il consumatore non può avere la certezza che sia rispettata, nonostante sia prevista a norma di legge. L’altra condizione è la cottura dell’alimento a temperature superiori agli 80°C per almeno 10 minuti. Parliamo di cottura e non semplice riscaldamento. Le tossine del batterio Clostridium botulinum muoiono dopo la bollitura del prodotto, come conferma anche il Ministero della Salute italiano in questo documento ufficiale del 2012. 

A questo punto però bisogna constatare che sulle confezioni di queste zuppe pronte non troviamo mai l’indicazione di bollire o cuocere il prodotto, che anzi vengono dichiarate pronte per il consumo. Questi prodotti vengono anche pastorizzati dai produttori, prima di essere messi in commercio, pertanto si ritiene che possano essere semplicemente scaldati in pentola o al microonde e poi consumati, come si evince anche dalle indicazioni sulle confezioni, le quali riportano come modalità di consumo quella di «versare la zuppa in pentola e scaldare a fuoco lento per alcuni minuti».

Ciò non significa che le zuppe pronte siano alimenti esenti dal rischio di contaminazione, infatti il batterio può sempre svilupparsi anche successivamente al processo di produzione e messa in commercio, per svariati motivi come il mancato rispetto della catena del freddo da parte di distributori o consumatori, o un difetto di chiusura e sigillatura della confezione. Non si tratta infatti del primo caso noto di botulino nelle zuppe pronte, si veda per esempio il ritiro dal commercio per presenza della tossina avvenuto in Italia a maggio 2024. Nonostante i processi di produzione industriali, ritenuti generalmente affidabili per eliminare tutti i rischi microbiologici legati agli alimenti, va detto che assistiamo periodicamente a cibi industriali contaminati da batteri, non solo botulino ma anche listeria ed altri. Non esiste dunque la sicurezza microbiologica al 100% nei cibi che acquistiamo. Sarà sicuramente necessario per il futuro un adeguamento delle indicazioni sulle confezioni di questi prodotti, da parte delle aziende produttrici, nel senso di una chiara indicazione di cottura e bollitura del prodotto con un minutaggio preciso di esposizione al calore, anziché l’indicazione insufficiente e vaga di «scaldare il prodotto». E proprio a tal fine lo stesso Ministero della Salute ha diffuso una nuova raccomandazione ufficiale a tutta l’industria alimentare in data 30 Ottobre 2024, in cui suggerisce di inserire sulle confezioni dei prodotti a rischio la dicitura esplicita «far bollire il prodotto per almeno 5 minuti».

Quali cibi possono essere contaminati

Potenzialmente a rischio non sono solo le zuppe. È importante sapere quali siano i cibi potenzialmente a rischio di essere contaminati da questa particolare tossina. Il Clostridium botulinum può contaminare gli alimenti se le sue spore trovano le condizioni per la germinazione e lo sviluppo vegetativo. In altre parole, la conditio sine qua non che permette alle spore di botulino di svilupparsi nel cibo è l’assenza di ossigeno: ne consegue che gli alimenti freschi, come ad esempio insalata, pane, verdure e frutta, non sono a rischio botulismo.

Non sono a rischio i prodotti surgelati, per via della catena del freddo, anche se fossero appunto zuppe o vellutate o minestroni. Nel prodotto surgelato la catena del freddo è rispettata di norma scrupolosamente da produttori e supermercati e questo non permette lo sviluppo della tossina botulinica.

Inoltre il batterio non è in grado di produrre le tossine nei cibi che sono prodotti o conservati in ambiente acido o in presenza di elevate concentrazioni di sale e di zuccheri.  Sono ritenute sicure le conserve di alimenti acidi, come passata di pomodoro e sott’aceti, gli alimenti con alte concentrazioni di zucchero come marmellate e confetture, o con alte concentrazioni di sale come le conserve in salamoia (olive, peperoni, carciofi) e il pesce sott’olio e affumicato (tonno, sardine, sgombro in scatola, salmone affumicato.

I salumi e gli insaccati sono un caso che merita attenzione. Alcuni di essi, come ad esempio il prosciutto crudo, sono cibi che per via della stagionatura rimangono in condizioni di ph inferiore a 4.6 e dunque è impossibile che si possa sviluppare il batterio responsabile del botulino. Per altri salumi come la mortadella o il prosciutto cotto, invece, la possibilità che si possa sviluppare la tossina esiste e i produttori inseriscono dei conservanti che lo impediscono, come i nitriti e nitrati (i quali però sono nocivi per la salute, come abbiamo spiegato in questo articolo).

Vegetali di “prima gamma evoluta”

Un’altra categoria di alimenti a rischio sono tutte quelle verdure fresche da consumare crude o cotte, pronte in vaschetta che troviamo nei supermercati, tipo le carote o broccoli già tagliati a rondelle o julienne. Questi vegetali tagliati e mondati, chiamati tecnicamente verdure di “prima gamma evoluta”, devono essere lavati prima del consumo, mentre i consumatori a volte non lo fanno perché li confondono con i prodotti di IV gamma, cioè le insalate in busta. Non a caso è uscita un’altra nuova circolare del Ministero della Salute in data 4 Novembre 2024, che invita tutte le associazioni di consumatori a sensibilizzare gli utenti sull’importanza di lavare accuratamente le verdure da consumare crude sotto acqua corrente.

[di Gianpaolo Usai]

Elezioni regionali in Emilia-Romagna e Umbria: crolla l’affluenza

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Mentre iniziano gli spogli, il primo dato certo delle elezioni regionali svoltesi in Emilia-Romagna e Umbria è un nuovo tracollo dell’affluenza alle urne. In Emilia-Romagna, oltre la metà degli aventi diritto non si è recata a votare, con l’affluenza ferma al 47,42%, in calo di oltre 20 punti rispetto al 67,67% del 2020. Leggermente meglio in Umbria, dove i dati (non ancora definitivi) indicano un’affluenza appena superiore al 52%, contro il 64,69% di cinque anni fa. Per quanto riguarda gli exit-poll, in Emilia-Romagna il candidato di centro-sinistra è dato saldamente in vantaggio, mentre in Umbria si prevede un testa a testa.

Antiobiotico-resistenza: Italia maglia nera in Europa

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Ogni anno, in tutta Europa si verificano almeno 670mila infezioni da batteri resistenti agli antibiotici, che provocano oltre 35mila decessi. Un terzo di essi, circa 12mila, avviene in Italia. Come negli scorsi anni, il nostro Paese risulta dunque al primo posto della classifica UE dell’antibiotico-resistenza, come attesta il report del Centro Europeo per il controllo delle malattie pubblicato oggi, in occasione della Giornata europea per la lotta all’antibiotico-resistenza. Gli esperti avvertono che, se il trend non sarà interrotto, nel 2050 essa sarà la prima causa di morte in Italia, superando le malattie cardiovascolari e i tumori.

Biden e Xi: l’ultimo incontro porta all’accordo su IA e armi nucleari

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Si è svolto sabato scorso l’ultimo incontro tra il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e quello cinese Xi Jinping, prima dell’imminente insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca. Durante il colloquio, tenutosi a Lima, in Perù, nell’ambito del forum sulla cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC), i due Capi di Stato hanno concordato non solo sulla necessità di mantenere stabili e collaborative le relazioni tra le due potenze, ma hanno anche raggiunto un accordo su intelligenza artificiale e armi nucleari. Nello specifico, i due presidenti hanno stabilito di evitare di dare all’intelligenza artificiale (IA) il controllo dei sistemi di armi atomiche, impegnando entrambi i Paesi a garantire che ci sia sempre «un controllo umano sulla decisione di usare armi nucleari». Lo ha riferito ai giornalisti il ​​consigliere per la sicurezza nazionale americano Jake Sullivan in una conferenza stampa dopo l’incontro. Quest’ultimo aveva come obiettivo, tra gli altri, quello di garantire che la collaborazione tra le due nazioni, pur tra alti e bassi, prosegua anche con l’arrivo di Trump alla Casa Bianca, in quanto il presidente eletto ha promesso una politica dura verso la Cina, nominando alcuni falchi anticinesi in ruoli chiave. Nonostante ciò, Xi Jinping ha dichiarato a Biden di voler continuare a avere relazioni stabili con gli USA: «L’obiettivo della Cina di una relazione Cina-USA stabile, sana e sostenibile rimane invariato», ha dichiarato, aggiungendo che «la Cina è pronta a lavorare con la nuova amministrazione statunitense per mantenere la comunicazione, espandere la cooperazione e gestire le differenze».

L’accordo sull’uso dell’IA segna una svolta tra le due nazioni sulle questioni di sicurezza nucleare, dopo che si sono registrati scarsi progressi sul tema negli scorsi anni a causa delle tensioni tra Washington e Pechino. Il Dragone, ad esempio, a luglio aveva annullato una riunione sulla questione, in segno di protesta contro una vendita di armi a Taiwan da parte degli Stati Uniti, mentre i colloqui sulle armi nucleari risultano da tempo arenati. «I due capi hanno affermato la necessità di mantenere il controllo umano sulla decisione di usare armi nucleari», ha affermato la Casa Bianca in una dichiarazione, aggiungendo che gli stessi «hanno anche sottolineato la necessità di considerare attentamente i potenziali rischi e sviluppare la tecnologia IA in campo militare in modo prudente e responsabile». I primi colloqui bilaterali formali sull’IA tra i due Paesi si erano svolti lo scorso maggio a Ginevra, ma non avevano toccato l’argomento del processo decisionale sulle armi nucleari. Nonostante l’accordo raggiunto durante l’ultimo colloquio tra Biden e Xi, non sono previsti negoziati formali sul controllo degli armamenti nucleari nell’immediato futuro.

Lo scorso anno il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha stimato che Pechino possiede 500 testate nucleari operative e che probabilmente ne introdurrà più di 1.000 entro il 2030. Ciò avvicinerà il Dragone alle 1.770 e 1.710 testate operative dispiegate rispettivamente dagli Stati Uniti e dalla Russia. Inoltre, la potenza asiatica ha modernizzato il suo programma nucleare, avviando la produzione del suo sottomarino lanciamissili balistici di nuova generazione: la dotazione di armi nucleari nei domini di terra, aria e mare conferisce alla Cina la cosiddetta “triade nucleare” di cui non tutti gli Stati in possesso di armi atomiche dispongono. Il Dragone non ha formalmente dettagliato il suo arsenale, ma la sua rapida accelerazione in tale ambito preoccupa Washington che ha spesso demonizzato le iniziative in tal senso di Pechino. Tuttavia, la nazione asiatica mantiene ufficialmente una politica di non primo utilizzo e di mantenimento di una deterrenza nucleare moderna che è minima, al contrario della potenza a stelle e strisce. Washington, infatti, nel 2022 ha stravolto la sua dottrina sulle armi nucleari attraverso il documento “2022 National Defense Strategy of The United States”, dove si stabilisce, tra le altre cose, la possibilità di utilizzare ordigni nucleari per primi, ignorando quindi la regola del “no first use”. Dal canto suo, invece, la Cina si attiene a tale politica, esortando anche le altre potenze a fare lo stesso.

Durante l’incontro avvenuto sabato scorso, entrambi i presidenti hanno concordato sul fatto che le buone relazioni tra USA e Cina sono fondamentali non solo per le due nazioni, ma per tutto il mondo. Negli ultimi quattro anni, le due amministrazioni hanno ripristinato il dialogo e la cooperazione Cina-USA, attraverso il riavvio o l’istituzione di più di venti meccanismi di comunicazione, ottenendo risultati positivi in diversi settori. Nonostante ciò, la guerra economico-commerciale tra le due nazioni prosegue, poiché Joe Biden ha portato avanti la stessa politica protezionistica avviata da Trump. Tuttavia, non è mai venuto meno il dialogo. Il presidente cinese ha sottolineato quindi che vale la pena rivedere le esperienze degli ultimi quattro anni e trarne ispirazione, mentre Biden ha affermato che la relazione tra Stati Uniti e Cina è la più importante al mondo, non solo per i due popoli, ma anche per il futuro del mondo. Un chiaro messaggio alla futura amministrazione Trump che pone seri interrogativi sul rapporto futuro tra le due potenze, dal momento che il presidente eletto ha promesso di adottare un approccio poco conciliante nei rapporti con Pechino.

[di Giorgia Audiello]