sabato 5 Aprile 2025
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Francia, proteste degli agricoltori contro il trattato UE-Mercosur

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Nel fine settimana sono iniziate le preannunciate proteste degli agricoltori in Francia, che si sono mobilitati in tutto il Paese bloccando le infrastrutture e appiccando fuochi per le strade. Le proteste hanno raggiunto più di cento località in tutta la Francia: durante la notte, decine di trattori sono stati parcheggiati sulla strada nazionale 118, a sud di Parigi, bloccando la viabilità fino alla mattina; analoghe proteste hanno raggiunto, tra le tante città, Strasburgo, Lione, e Grenoble. Gli agricoltori si stanno mobilitando contro l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Mercosur (il mercato comune dell’America meridionale che comprende Brasile, Uruguay, Paraguay, Argentina e Bolivia), denunciandone la concorrenza sleale.

Un nuovo rapporto del Pentagono ha rivelato centinaia di avvistamenti UFO

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Contiene centinaia di casi di palloni, uccelli e satelliti identificati erroneamente, ma anche avvistamenti di fenomeni aerei non identificati (UFO) che sfidano qualsiasi tipo di spiegazione razionale e racconti riguardanti personale militare “seguito” o “pedinato” da veicoli volanti sconosciuti: è il contenuto dell’ultimo rapporto sui fenomeni anomali non identificati (UAP) pubblicato dal Pentagono e contenente l’intera documentazione riguardante il periodo compreso tra il 1° maggio 2023 e il 1° giugno dell’anno corrente. Nonostante il dossier rifletta un crescente interesse pubblico per l’argomento, non sembrerebbe destinato a risolvere nessun dibattito riguardante l’esistenza della vita aliena sulla Terra: «È importante sottolineare che, fino ad oggi, l’All-domain Anomaly Resolution Office (AARO) non ha scoperto alcuna prova di esseri, attività o tecnologia extraterrestri. Nessuno dei casi risolti da AARO ha evidenziato capacità avanzate o tecnologie rivoluzionarie», sottolineano infatti gli autori del rapporto.

Gli “oggetti volanti non identificati”, o UFO, sono un argomento che da decenni suscita fascino e speculazione sia per il pubblico che per i governi di tutto il mondo. Negli ultimi anni, con lo scopo di adottare un approccio più rigoroso e scientifico verso la comprensione di questi eventi misteriosi, il termine ufficiale si è evoluto in “fenomeni anomali non identificati” o UAP. Tali sforzi sono culminati nel 2022 ovvero quando, in risposta alla crescente pressione pubblica e a inquietanti segnalazioni da parte di piloti militari, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha deciso di istituire l’All-domain Anomaly Resolution Office (AARO) per analizzare e risolvere i casi legati agli UAP.

Secondo il rapporto appena pubblicato dal Pentagono, in collaborazione con l’Office of the Director of National Intelligence (ODNI) e altre agenzie governative, sono state ricevute un totale di 1.652 segnalazioni fino ad oggi, di cui ben 757 emerse tra maggio 2023 e giugno dell’anno corrente (contenenti però anche 272 episodi relativi a date precedenti che non erano ancora stati denunciati). Tra tutti i nuovi casi segnalati, 49 sono stati risolti concludendo che si trattava di oggetti comuni come palloncini (70% dei casi), uccelli (8% delle segnalazioni) o droni, 243 sono in attesa di essere inseriti nella stessa categoria tramite la revisione finale che è ancora in arrivo, mentre 444 segnalazioni sono state archiviate a causa della mancanza di dati e prove che avrebbero consentito agli investigatori di determinarne l’origine. Tuttavia, i restanti 21 casi risultano non ancora plausibilmente spiegati e, secondo il documento, richiedono analisi e dati aggiuntivi. Il direttore dell’AARO Jon Kosloski ha commentato dichiarando che alcuni tra questi erano «casi interessanti» non spiegabili né da lui, né dalla sua «formazione in fisica e ingegneria» e dalla sua esperienza «nella comunità di intelligence»: «non capisco, e non conosco nessun altro che li capisca», ha aggiunto. Infine, nonostante il documento avverta che non esistono ancora ad oggi indicazioni o conferme che attribuiscano tali attività ad «avversari stranieri», sono stati riportati due casi di problemi di sicurezza durante il volo e tre rapporti in cui i piloti sarebbero stati «inseguiti da oggetti anomali non identificati».

[di Roberto Demaio]

Biden avrebbe concesso all’Ucraina il via libera a colpire in territorio russo

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All’indomani di uno dei più ampi attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine, il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, avrebbe autorizzato Kiev a utilizzare i missili a lungo raggio ATACMS per colpire il territorio russo. A dare la notizia sono i maggiori quotidiani e media degli USA, ma si attende ancora la conferma ufficiale. Rimangono ancora ignote le modalità con cui Kiev potrebbe utilizzare le armi a lunga gittata, ma molti la descrivono come una scelta limitata solo alla regione del Kursk, e motivata dal recente accordo di difesa bilaterale siglato tra Russia e Corea del Nord. Il tempismo di Biden, tuttavia, sembrerebbe essere significativo: il via libera all’Ucraina per l’impiego dei missili ATACMS sul territorio russo era in discussione da mesi, e Biden aveva sempre assunto una posizione contraria. La decisione arriverebbe proprio alla scadenza del suo mandato, nel periodo di transizione per l’insediamento di Trump, che ha più volte suggerito di non voler continuare a sostenere la difesa ucraina.

La notizia dell’autorizzazione all’impiego di missili ATACMS in territorio russo, che sarebbe stata rilasciata all’Ucraina, ha iniziato ad apparire su tutti i principali canali mediatici statunitensi nella notte tra ieri e oggi, 18 novembre. Malgrado non poggi su una fonte ufficiale, si attende ormai solo la conferma di Biden, che dovrebbe arrivare con i dovuti chiarimenti sulle modalità di utilizzo delle armi a lunga gittata. La notizia è apparsa inizialmente sul New York Times, che ha citato due anonimi funzionari statunitensi. Questi avrebbero precisato al quotidiano che «è probabile che le armi vengano inizialmente impiegate contro le truppe russe e nordcoreane in difesa delle forze ucraine nella regione di Kursk, nella Russia occidentale». Alla richiesta di maggiori informazioni da parte dell’agenzia di stampa Reuters, la Casa Bianca e il Dipartimento di Stato si sono rifiutati di commentare. In generale, tutto il panorama mediatico statunitense sta riportando la notizia come certa, scrivendo che, almeno per un primo momento, le autorizzazioni si limiterebbero al Kursk, e che la scelta sarebbe motivata dai recenti accordi tra Russia e Corea del Nord.

Caute, per ora, le reazioni dei principali attori in gioco. Nel corso del suo discorso serale, Zelensky ha dichiarato di aspettare l’annuncio ufficiale: «Gli attacchi non si lanciano con le parole. Queste cose non si annunciano. I missili parleranno da soli». I politici russi non si stanno esponendo direttamente, ma i media statali, come l’agenzia di stampa governativa TASS, stanno riportando la notizia descrivendola come una possibile escalation. Per ora non è arrivato alcun commento nemmeno da Trump, ma un suo collaboratore e consigliere di politica estera, Richard Grenell, si è mostrato critico nei confronti della presunta decisione: «Nessuno si aspettava che Joe Biden avrebbe intensificato la guerra in Ucraina durante il periodo di transizione. È come se stesse scatenando una guerra completamente nuova». Non si sono espressi, per ora, neanche i vari leader europei, ma il quotidiano francese Le Figaro scrive che anche Francia e Regno Unito concederanno l’impiego di armi a lunga gittata all’Ucraina per colpire il territorio russo.

La decisione di autorizzare l’Ucraina a colpire direttamente il territorio russo arriverebbe in un momento difficile per Kiev. Ieri, la Russia ha lanciato uno dei più ampi attacchi aerei degli ultimi mesi, lasciando il Paese al buio e infliggendo duri danni alle infrastrutture energetiche e militari ucraine. In generale, Mosca sembra intenzionata a intensificare la propria campagna militare per riguadagnare il terreno perso nella regione di Kursk e avanzare in quello conquistato. Il motivo per cui il tempismo di Biden risulterebbe tanto significativo, tuttavia, sarebbe un altro: la questione dell’eventuale impiego dei missili ATACMS sul territorio russo è stata al centro delle discussioni per mesi, ma Biden vi si è sempre opposto. L’utilizzo di missili a lungo raggio di fabbricazione nazionale su Mosca, infatti, è sempre stato visto come un coinvolgimento troppo diretto da parte di tutti gli alleati di Kiev. Biden, tuttavia, è a fine mandato, e Trump si insedierà tra meno di due mesi; se il tycoon terrà fede alle proprie dichiarazioni, è probabile che interrompa gradualmente la fornitura di armi e sostegno a Kiev. Malgrado i vari riferimenti al trattato con la Corea del Nord e le eventuali restrizioni nell’uso dei missili alla regione del Kursk, la presunta scelta di Biden sembrerebbe, insomma, essere rivolta a fornire un ultimo sostanziale aiuto all’Ucraina, prima che Trump chiuda i rubinetti.

[di Dario Lucisano]

”Eni complice del genocidio”: a Roma colpiti decine di negozi e auto della multinazionale

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“Stop al genocidio”, “Eni complice”, “Eni finanzia il genocidio”. Queste sono solo alcune delle scritte apparse la mattina di venerdì 15 novembre a Roma, nei pressi dei punti vendita e sulle macchine di proprietà di Eni S.p.A. Di fianco alle scritte è stato appeso un manifesto in cui gli anonimi attivisti per la Palestina spiegano le loro motivazioni: “Eni S.p.A. – società controllata dallo Stato italiano – effettuerà per conto di Israele l’esplorazione dei giacimenti di gas nel mare di Gaza”, scrivono gli attivisti, facendo riferimento alle concessioni rilasciate dal ministero dell’energia israeliano a Eni e ad altri colossi mondiali dell’energia, per esplorare ed estrarre gas dalle acque che rientrano nella Zona Economica Esclusiva (ZEE) palestinese così come tracciata nella dichiarazione del 2019, e in conformità con le disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, firmata dalla Palestina nel 2015. “L’appropriazione delle risorse naturali ed energetiche palestinesi, mentre l’aggressione su Gaza continua senza tregua”, continua il comunicato, “rende l’Italia attivamente complice nel genocidio in corso”. La segnalazione delle proprietà di Eni intende così smascherare il colosso energetico e chiedere che il Paese interrompa ogni relazione con lo Stato di Israele, così come fanno le analoghe azioni su Leonardo S.p.A.

Le azioni di segnalazione dei punti vendita e delle macchine del servizio di car sharing di Eni a Roma sono state portate avanti nella notte tra giovedì e venerdì. Le scritte sono comparse sulle serrande dei negozi Eni Plenitude, sui negozi EniShop, e anche sui distributori automatici marchiati Eni. I manifesti spiegano chiaramente le motivazioni dietro alle azioni di segnalazione: “Il 29 ottobre 2023, quando tonnellate di bombe devastavano la Striscia di Gaza perseguendo l’intento genocidario sionista, il Ministro dell’Energia Katz annunciava che Eni S.p.A. era tra le sei compagnie vincitrici di un bando per l’esplorazione dei giacimenti di gas sulle coste del Mediterraneo”. Le concessioni oggetto di discussione sono state rilasciate dopo la quarta fase di offerte lanciata dal Ministero dell’Energia israeliano il 4 dicembre 2022, che concerneva un’area di 5.888 chilometri quadrati divisa in quattro zone, a loro volta divise in blocchi: la Zona E, costituita da tre blocchi per un totale di 1.127 chilometri quadrati; la Zona G, costituita da sei blocchi per un totale di 1.732 chilometri quadrati; la Zona H, costituita da cinque blocchi per un totale di 1.527 chilometri quadrati; e la Zona I. Il 29 ottobre sono state concesse sei licenze per la Zona G e altrettante per la zona I. Nello specifico, le Zone H ed E costituiscono ZEE palestinese rispettivamente per il 73,9% e per il 5,4% della loro area, mentre la Zona G risulta per il 62,2% palestinese.

“Alla base dei sistemi di colonialismo c’è, da sempre, l’espropriazione delle terre, l’occupazione e lo sfruttamento delle risorse naturali da parte dell’occupante”, si legge nel manifesto; “Israele è uno Stato coloniale che ha fondato la sua forza e le infrastrutture sullo sfruttamento delle risorse energetiche e naturali della Palestina, oltre che sulla pulizia etnica della popolazione autoctona”. Per tale motivo, gli attivisti rivendicano la “rottura totale delle complicità italiane con il progetto coloniale sionista e con la violenza colonialista in tutto il mondo, di cui Eni S.p.A. è responsabile diretta”, chiedendo che Eni si ritiri dall’esplorazione dei giacimenti di gas nelle acque di Gaza e che l’Italia interrompa qualsiasi relazione con Israele.

Le azioni di giovedì notte si collocano all’interno di un ampio movimento di boicottaggio di tutte le realtà che collaborano in maniera diretta con lo Stato ebraico. In cima alla lista si trovano proprio Eni e Leonardo S.p.A., la cui sede torinese è stata occupata giusto qualche giorno fa. Lo scorso maggio, il movimento ha raggiunto anche decine di università, i cui studenti chiedevano l’interruzione di tutti gli accordi con le omologhe istituzioni israeliane. Il più recente successo è stato registrato dagli studenti dell’Università Statale di Milano, dopo che l’ateneo ha annunciato il congelamento di tutti i rapporti con le università israeliane. Gli studenti hanno poi rilanciato il movimento: «Ora vogliamo lo stesso in tutte le università italiane. Non è finita qui».

[di Dario Lucisano]

Massacri a Gaza, oltre 100 palestinesi morti in 24 ore

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Una raffica di violenti raid da parte dell’esercito israeliano ha colpito la Striscia di Gaza tra la giornata di sabato e quella di ieri, provocando in sole 24 ore la morte di oltre 100 palestinesi. A Beit Lahia, sita a nord di Jabalia, un bombardamento ha colpito un palazzo residenziale di più piani dove vivevano sei famiglie. Uccise oltre settanta persone, tra cui molte donne e bambini. Complessivamente, altri 30 palestinesi sono stati uccisi in bombardamenti avvenuti nelle città di Nuseirat, Bureij e Rafah.

Sclerosi multipla: scoperto il ruolo della mielina, nuove strade per le cure

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La mielina, la guaina protettiva dei nervi, non risulta solo fondamentale per la trasmissione rapida degli impulsi elettrici lungo i neuroni, ma è alla base di un meccanismo che può contrastare la sclerosi multipla: è quanto mostrato da un team di scienziati dell’Oregon Health & Science University, i quali hanno pubblicato i loro risultati in un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla rivista scientifica Nature. I ricercatori hanno studiato nuovi modelli di topi scoprendo che, nelle cavie cronicamente demielinizzate, il blocco di un percorso proteico ha impedito la...

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Piano Mattei, il primo contributo italiano sarà di 600 milioni

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I primi progetti finanziari del Piano Mattei di affari con il continente africano costeranno all’Italia un totale di oltre 600 milioni di euro. Il dato viene fornito dall’ANSA, dopo che l’agenzia ha preso visione della relazione sullo stato di attuazione del Piano dopo i primi sei mesi di attività della Struttura di missione. Il documento prevede 22 schede di progetti, tra cui lo sviluppo della nuova connessione ferroviaria tra l’Angola e la regione mineraria del rame in Zambia, per la quale l’Italia spenderà 320 milioni di euro, e il progetto da 71 milioni in Kenya per l’ampliamento della produzione di olio vegetale per biocarburanti avanzati, portato avanti da Eni Kenya.

I missili russi lasciano al buio l’Ucraina, mentre le diplomazie scaldano i motori

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Nella notte tra sabato 16 e domenica 17 novembre, la Russia ha lanciato un massiccio attacco aereo sulle infrastrutture energetiche ucraine, infliggendo danni alla rete elettrica del Paese e causando blackout in diverse aree intorno a Kiev. Le fonti ucraine parlano di sette morti e 140 missili di vario tipo, più di 900 bombe aeree guidate e oltre 600 droni d’attacco, anche se sembra ancora difficile comprendere la reale entità dei danni. La Russia non si è espressa sui numeri forniti da Kiev, ma ha confermato l’avvenuto attacco sulle linee energetiche ucraine, annunciando di aver inflitto danni alle infrastrutture degli aeroporti militari, agli impianti di produzione di gas e di energia utilizzati per il funzionamento delle imprese di difesa ucraine, a un deposito di droni e a truppe e attrezzature militari di Kiev in più di 100 località. Mosca sembra, insomma, intensificare gli attacchi sull’Ucraina, mentre intanto si inizia a risistemare lo scacchiere della diplomazia: il cancelliere tedesco Scholz ha sentito Putin per la prima volta da dicembre del 2022, mentre Zelensky prova ad assicurarsi il supporto di Trump.

Gli attacchi russi sull’Ucraina sono stati lanciati su 144 diverse aree e sono stati condotti dall’aviazione tattico-operativa, dai veicoli da combattimento senza pilota, dalle forze missilistiche e dall’artiglieria dei gruppi delle forze armate russe. Le autorità ucraine hanno segnalato che negli attacchi sono morti due lavoratori ferroviari a Dnipro, due persone nella città portuale di Mykolaiv, due nella zona di Odessa e una nell’incendio di un garage a Leopoli, per un totale di sette vittime. Secondo le autorità locali e i media ucraini, sono state registrate diverse esplosioni in tutte le regioni del Paese, in particolare a Zaporizhzhia, Odessa, Mykolaiv e Chernihiv. Nella notte, le autorità ucraine hanno comunicato di aver interrotto l’erogazione dell’energia elettrica nell’area di Kiev, nella regione di Dnipro e in quella di Odessa. In risposta agli attacchi russi, il comando operativo polacco ha annunciato di aver fatto decollare i propri jet, per «garantire la sicurezza nelle zone confinanti con le aree a rischio».

Le fonti russe sono state più parche nel fornire informazioni riguardo ai siti energetici colpiti, e si sono limitate a comunicare il numero di aree prese di mira e i mezzi utilizzati. Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa governativa TASS, citando il ministro della Difesa russo, «Questa mattina le Forze Armate della Federazione Russa hanno attaccato ampiamente le strutture critiche delle infrastrutture energetiche che garantiscono il funzionamento del complesso militare e industriale dell’Ucraina e delle imprese che producono prodotti militari, con sistemi di attacco ad alta precisione», colpendo tutti gli obiettivi. Più esaustive, al contrario, le informazioni relative al campo di battaglia vero e proprio. Sempre secondo la TASS, nelle ultime 24 ore, l’Ucraina avrebbe oltre un migliaio di perso soldati, e decine di carri armati, veicoli corazzati, sistemi di artiglieria, depositi di armi ed equipaggiamento militare in tutti i fronti aperti, e la Russia avrebbe guadagnato terreno nelle regioni di Dnipro e del Donetsk.

Nel frattempo, la guerra procede anche sul versante della diplomazia. Scholz ha deciso di telefonare a Putin per la prima volta dal dicembre del 2022. Il contenuto della conversazione è noto solo in parte: Scholz ha chiesto a Putin di ritirare le proprie truppe dall’Ucraina e di aprire i canali per un dialogo, ribadendo il proprio sostegno a Kiev. La telefonata, per quanto simbolica e dal contenuto a suo modo prevedibile, potrebbe rappresentare un segnale importante per il proseguimento dei colloqui di negoziato, poiché riapre un dialogo fermo da anni. Essa, comunque, va letta in prospettiva con la recente vittoria di Trump alle elezioni presidenziali degli Stati Uniti, che, viste le dichiarazioni del tycoon e le richieste che l’Europa si assuma più responsabilità, potrebbe avere delle ripercussioni sullo svolgimento della guerra; Zelensky, dal canto suo, ha criticato la scelta di Scholz di chiamare Putin, sostenendo che la telefonata abbia «aperto il vaso di Pandora». Allo stesso tempo, il presidente ucraino prova a tenere aperti i canali con gli Stati Uniti, nella speranza che Trump non gli faccia mancare il sostegno che ha avuto sotto l’uscente amministrazione Biden; dopo la vittoria del tycoon Zelensky si è congratulato caldamente con Trump e ha dichiarato che, con lui al governo, la via per una pace si avvicina.

[di Dario Lucisano]

Come Israele è divenuta una società suprematista, dove contro i palestinesi tutto è concesso

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L’ ultimo anno di aggressione in Palestina ci ha abituati a immagini di cruda ed efferata violenza. Nel corso degli ultimi 365 giorni la cosiddetta “unica democrazia del Medio Oriente” si è macchiata di una lunga lista di crimini contro l’umanità, ha condotto centinaia di stragi, ucciso decine di migliaia di persone e abusato, umiliato e torturato migliaia di civili. Una carneficina andata abbastanza avanti per abituarci a vedere le immagini più atroci. Quello che però rischia di sfuggire è come la brutalità verso i palestinesi sia sistematica ed estesa in tutti i campi: nelle azioni dei solda...

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Cina, aggressione di massa di uno studente munito di coltello: 8 morti

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Un ex studente cinese ha compiuto un’aggressione di massa armato di coltello presso l’Istituto d’Arte di Wuxi, situato nell’omonima città, nella provincia orientale dello Jiangsu. Il sospettato, un uomo di 21 anni, ha ucciso 8 persone e ne ha ferite altre 17; secondo quanto riporta la polizia, è stato arrestato sul posto e ha confessato. L’attentato all’Istituto di Wuxi è il secondo nell’ultima settimana e segue un attacco compiuto da un uomo di 62 anni, che ha travolto 35 persone con la propria automobile. In entrambi i casi, comunica la polizia, i sospettati hanno agito con violenza contro i passanti dopo aver subito una perdita economica.