Il Venezuela ha annunciato il rilascio di 225 persone arrestate per le proteste antigovernative tenutesi a luglio, in cui i manifestanti accusavano il presidente rieletto Nicolás Maduro di brogli. Di queste, secondo il direttore del gruppo umanitario Foro Penal, Alfredo Romero, ne sono state liberate almeno 107. Secondo Foro Penal, sarebbero almeno 1.800 le persone arrestate dopo le elezioni del 28 luglio, che hanno mantenuto al potere il presidente Nicolás Maduro. In seguito alla sua rielezione sono scoppiate una serie di proteste in cui lo si accusava di avere manipolato i risultati. Maduro è entrato in carica nel 2013 e inizierà il suo prossimo mandato di sei anni a gennaio.
L’ipocrita boicottaggio di giornali maistream e celebrità contro il social X
Negli ultimi giorni, media, giornalisti, politici e celebrità di tutto il mondo stanno abbandonando la piattaforma social X, ex Twitter, di proprietà di Elon Musk. Il grande esodo è stato inaugurato dal noto quotidiano britannico The Guardian, con un editoriale in cui spiega le proprie motivazioni: “X è una piattaforma mediatica tossica e il suo proprietario, Elon Musk, è stato in grado di utilizzare la sua influenza per modellare il discorso politico”. Tra chi lo accusa di silenziare le opinioni a lui scomode, chi di fare da megafono a posizioni illiberali, e chi sostiene che la piattaforma sia diventata una piazza sregolata densa di discorsi d’odio, in tanti hanno deciso di lasciare il social nel nome della libertà di parola e della democrazia. A guadagnarci sono i maggiori competitor di X, tra cui Threads, recente piattaforma di Meta, di Mark Zuckerberg. Mascherata da operazione di boicottaggio volta a ristabilire la giustizia, l’iniziativa contro Musk sembrerebbe avere intenti di natura politica, portati avanti da giornali che, esattamente come X, fanno gli interessi propri e di un’élite dominante, rappresentando, semplicemente l’altra faccia della medaglia.
L’editoriale del Guardian è stato pubblicato venerdì 13 novembre, a poche ore dall’annuncio ufficiale rilasciato da Donald Trump con cui il futuro presidente ha nominato Musk vertice del neonato Dipartimento di Efficienza Governativa. “Riteniamo che i vantaggi di essere su X siano ora superati dagli aspetti negativi e che le risorse potrebbero essere utilizzate meglio per promuovere il nostro giornalismo altrove”, inizia il comunicato del quotidiano britannico. Il Guardian motiva la propria scelta schierandosi apertamente contro “i contenuti, spesso inquietanti, promossi o presenti sulla piattaforma”, tra cui si annoverano “teorie del complotto di estrema destra ed episodi di razzismo”. All’abbandono del giornale londinese sono seguiti a ruota analoghi annunci dal quotidiano spagnolo La Vanguardia, dall’attrice premio Oscar Jamie Lee Curtis, o dal giornalista Don Lemon; in Italia, l’iniziativa è stata portata avanti dall’Eurodeputato del PD Sandro Ruotolo, da musicisti come Piero Pelù, e dal Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana Vittorio di Trapani, che ha definito Musk «uno dei protagonisti del tentativo in atto di trasformare le democrazie occidentali in democrazie illiberali».
Le motivazioni dietro questo esodo di massa, seppur variegate, confluiscono in un’unica generale ragione di fondo, secondo cui Elon Musk sfrutterebbe X per fare propaganda, portando avanti i propri interessi e mancando di tutelare la democrazia. Il boicottaggio di X, insomma, svela il grande segreto di Pulcinella: una piattaforma privata fa gli interessi di un privato, e un plurimiliardario oligarca non opera a difesa della democrazia. In tal senso, l’iniziativa sembrerebbe sfociare in un’operazione di natura strettamente politica, “casualmente” scoppiata proprio quando Musk ha iniziato ad avvicinarsi a Trump. Effettivamente, malgrado gli innumerevoli processi, le condanne, le multe e le analoghe controversie, le piattaforme legate a Meta di Mark Zuckerberg non hanno vissuto una simile ondata di sdegno e tentativi di boicottaggio. Eppure, anche su Facebook, Instagram e Threads si leggono commenti razzisti, dilagano episodi di antisemitismo e di inneggiamento al nazismo, e vengono censurati contenuti in base all’opinione espressa (specialmente quando si tratta della denuncia del genocidio in Palestina).
Lo stesso si può dire delle altre grandi realtà dei social. Spotify censura periodicamente canzoni e contenuti in cui si fa esplicito riferimento alla resistenza palestinese, tra cui canzoni popolari antecedenti al 7 ottobre (è il caso di Dammi Falastini, di Mohamed Assaf, o dell’italiana Rossa Palestina). TikTok lascia circolare come se niente fosse video di soldati israeliani che umiliano, degradano e torturano la popolazione araba (ne abbiamo riportato una lista nel 39esimo Monthly Report: Palestina, un anno dopo). Da anni, i palestinesi denunciano la violazione dei propri diritti digitali da parte di Youtube. Per quale motivo X andrebbe boicottata e tutto il resto del diversificato panorama dei social media no? Una possibile risposta si può trovare guardando alcuni dei promotori di quella che sembrerebbe una falsa operazione di boicottaggio verso la piattaforma di Musk: il Guardian è un quotidiano schierato, da sempre, con le élite liberali del Regno Unito. La Vanguardia ha mutato faccia più di una volta, ma oggi è portatrice di posizioni liberali e moderate volte a mantenere lo status quo. Anche alcune delle celebrità che hanno abbandonato la piattaforma, come Curtis, si sono dichiaratamente schierate politicamente contro Trump, facendo campagna attiva per Harris.
Il Giappone parteciperà alle esercitazioni militari tra USA e Australia
I ministri della Difesa di Australia, Giappone e Stati Uniti si sono incontrati a Darwin, in Australia, per discutere di cooperazione militare, tecnologia e industria della difesa. In seguito al vertice trilaterale, il ministro della Difesa australiano, Richard Marles, ha annunciato che, a partire dal 2025, il Giappone parteciperà alle esercitazioni militari congiunte USA-Australia delle brigate anfibie. Al termine degli incontri, i Paesi hanno annunciato che aumenteranno le capacità di dispiegamento reciproco di risorse aeree, tra cui aerei da combattimento, e che, in generale, amplieranno la cooperazione trilaterale nell’ambito della difesa.
Alla COP29 il gas dell’Azerbaigian diventa magicamente molto più “green” di quello russo
La COP29 (la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in corso in questi giorni a Baku, in Azerbaigian) sta diventando il palcoscenico perfetto per l’Unione Europea per ridefinire i combustibili fossili azeri «sostenibili» e «a basse emissioni». In questo modo, mentre da un lato proclama pubblicamente la propria graduale riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, dall’altro l’UE guida l’espansione del gas azero, al fine di garantire la sicurezza energetica interna dopo il taglio agli approvvigionamenti di gas russo – poco importa se con risorse che provengono da un Paese dove sono in corso gravi violazioni dei diritti umani.
L’Azerbaigian di Ilham Aliyev è uno dei produttori di energia fossile che potrebbe costituire un partner ideale per l’UE, dopo che questa ha deciso di sostituire le fonti fossili russe a basso costo con quelle di altri Paesi. Lo Stato ha infatti annunciato l’intenzione di aumentare la propria produzione fossile di un terzo nel prossimo decennio, anche grazie al bisogno crescente dei Paesi europei. Il Corporate Europe Observatory, organizzazione no-profit che monitora e documenta gli effetti del lobbismo aziendale all’interno dei principali organi dell’UE, ha illustrato come, almeno dal 2022, l’Unione abbia esercitato pressioni sull’Azerbaigian affinchè questo aderisse al Global Methane Pledge (GMP), il progetto lanciato alla COP26 nel 2021 al fine di ridurre le emissioni di metano – potente gas serra, che rappresenta il 70-90% del gas fossile. La stessa presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, aveva incoraggiato il Paese ad aderire al GMP. Nello stesso anno, arrivò l’annuncio che sarebbe stata raddoppiata la capacità del gasdotto Southern Gas Corridor (SGC), lungo 3.500 km, che da Baku arriva in Italia.
Quando Baku, nel dicembre 2023, è stata annunciata come sede della COP29, le cose si sono fatte più urgenti. La nuova legislazione dell’UE in materia di emissioni di metano che stava per essere approvata, infatti, richiedeva a tutti i Paesi esportatori di avere regole simili a quelle dell’UE, motivo per il quale era necessario che l’Azerbaigian e la SOCAR (azienda statale azera) firmassero al più presto. Alla fine del febbraio di quest’anno, la Commissione europea ha presentato una proposta concreta per attività congiunte da svolgere alla COP29, finalizzate a trovare un accordo favorevole per l’UE, così come per l’Azerbaijan, e al contempo cercare di salvaguardare la propria immagine in materia di sostenibilità ambientale rispetto agli obiettivi climatici.
Pochi giorni dopo l’invio della proposta, la Commissione europea ha proseguito la sua campagna di lobbying durante la Conferenza annuale sull’attuazione dell’OGMP 2.0, tenutasi a Madrid con la supervisione di Repsol, colosso spagnolo del petrolio e del gas. Alla conferenza, che ha riunito i rappresentanti di oltre 125 produttori di petrolio e gas insieme alle autorità di regolamentazione nazionali e regionali, erano presenti anche i rappresentanti dell’Azerbaijan, i quali hanno annunciato l’adesione al GMP subito dopo la conferenza. Con l’adesione dell’Azerbaigian e della SOCAR al GMP e all’OGMP 2.0, la prima parte del piano dell’UE era completata. La fase successiva fase sarebbe stata quella di rendere la COP29 il palcoscenico per mostrare al mondo il loro gas «a basse emissioni» col fine di giustificare l’espansione delle importazioni. E così sta avvenendo, con l’UE che racconta di come sta abbandonando i combustibili fossili mentre sostiene l’espansione della produzione di gas azero.
In questo contesto non può non essere menzionato il conflitto di lunga data in corso nella regione del Nagorno-Karabakh, contesa tra Azerbaigian e Armenia. Appena un anno fa, l’Azerbaigian ha portato a termine un’operazione militare (l’ultima di una lunghissima serie) che, secondo il governo armeno, ha assunto i tratti di una vera e propria pulizia etnica della popolazione, con decine di migliaia di armeni residenti nella regione costretti a fuggire dalle proprie case.
[di Michele Manfrin]
Sudafrica, minatori intrappolati: volontari e autorità al lavoro per salvarli
In Sudafrica, a Stilfontein, migliaia di minatori entrati illegalmente potrebbero essere intrappolati in una miniera d’oro abbandonata profonda oltre due chilometri e attualmente in condizioni troppo deboli per uscire. Lo raccontano i reporter di Al Jazeera presenti sul posto, aggiungendo che dopo la chiusura del pozzo d’ingresso da parte delle autorità, che intendevano fermare l’attività illegale, il governo ha cambiato approccio, avviando un piano di salvataggio con esperti. Al fianco dei soccorritori, decine di volontari si sono fatti avanti per aiutare a salvare i lavoratori, mentre la comunità locale è in protesta accusando le autorità di non aver agito tempestivamente.
L’analisi di un meteorite dimostra che milioni di anni fa su Marte c’era acqua liquida
Si chiama Lafayette, proviene da Marte e rileva nuove informazioni tutt’altro che irrilevanti sulla storia del pianeta rosso: è il meteorite espulso da Marte 11 milioni di anni fa e analizzato recentemente da una squadra di ricercatori guidata da scienziati della Purdue University, i quali ne hanno dettagliato le caratteristiche in un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla rivista scientifica Geochemical Perspectives Letters. Gli scienziati hanno datato i minerali di alterazione del meteorite, rivelando che interagì con acqua liquida che presente sulla superficie del pianeta rosso fino a 742 milioni di anni fa, e scoprendo inoltre che l’acqua potrebbe provenire dallo scioglimento di ghiaccio sotterraneo causato da attività magmatica. «Questo meteorite ha prove uniche di aver reagito con l’acqua. La data esatta di ciò è stata controversa e la nostra pubblicazione risale a quando l’acqua era presente», ha commentato Ryan Ickert, ricercatore senior presso il Department of Earth, Atmospheric, and Planetary Sciences della Purdue e coautore del documento.
Marte, conosciuto come il pianeta rosso, è il quarto pianeta del sistema solare, è visibile a occhio nudo ed è l’ultimo dei pianeti terrestri dopo Mercurio, Venere e la Terra. Nonostante le basse temperature medie superficiali, che vanno da −120 a −14 °C, e un’atmosfera rarefatta, è il pianeta più simile alla Terra. Le sue dimensioni sono tra quelle della Terra e della Luna, e la durata del giorno e l’inclinazione dell’asse di rotazione sono simili a quelli terrestri. Alcune teorie scientifiche ipotizzano la presenza di acqua sul pianeta in passato. Marte avrebbe avuto un clima caldo e umido, con oceani, fiumi e laghi, come dimostrato da prove geologiche. Alcuni studi suggeriscono che l’acqua sia evaporata a causa della perdita dell’atmosfera, ma altre teorie ipotizzano che acqua liquida possa ancora esistere sotto la superficie, intrappolata nel permafrost. Recenti scoperte, inoltre, rafforzano l’idea che Marte potrebbe aver ospitato vita microbica.
Nel caso della ricerca pubblicata su Geochemical Perspectives Letters, si è scoperto che l’acqua potrebbe essere persistita molto più a lungo di quanto si pensasse in precedenza: «Abbiamo datato questi minerali nel meteorite marziano Lafayette e abbiamo scoperto che si sono formati 742 milioni di anni fa. Non pensiamo che ci fosse abbondante acqua liquida sulla superficie di Marte in quel periodo. Invece, pensiamo che l’acqua provenisse dallo scioglimento del ghiaccio sotterraneo vicino chiamato permafrost, e che lo scioglimento del permafrost fosse causato dall’attività magmatica che si verifica ancora periodicamente su Marte ai giorni nostri», ha spiegato Marissa Tremblay, professoressa associata presso il Department of Earth, Atmospheric, and Planetary Sciences (EAPS) della Purdue University, e coautrice della ricerca. Inoltre, Ryan Ickert, ricercatore senior presso Purdue EAPS e coautore del documento, ha spiegato che utilizzando isotopi stabili e radioattivi pesanti per studiare le scale temporali dei campioni analizzati, il meteorite fu espulso dalla superficie di Marte circa 11 milioni di anni fa da un evento di impatto: « Lo sappiamo perché una volta espulso da Marte, il meteorite ha subito un bombardamento da parte di particelle di raggi cosmici nello spazio esterno, che hanno causato la produzione di certi isotopi a Lafayette. Molti meteoroidi sono prodotti da impatti su Marte e altri corpi planetari, ma solo una manciata alla fine cadrà sulla Terra».
Infine, i ricercatori hanno spiegato l’importanza degli studi condotti sui meteoriti, i quali risultano vere e proprie “capsule del tempo dell’universo”. Secondo gli scienziati portano con sé frammenti di dati che possono essere sbloccati dai geocronologi e si distinguono dalle rocce che possono essere trovate sulla Terra per una crosta che si forma dalla loro discesa attraverso la nostra atmosfera. Per quanto riguarda i metodi utilizzati, inoltre, gli autori hanno spiegato di aver sviluppato un approccio innovativo per la datazione che impiega alcuni gas nobili per classificare i minerali presenti nel corpo roccioso. Il lavoro condotto su Lafayette, spiegano i ricercatori, ha dimostrato che i dati ottenuti erano affidabili, in quanto non influenzati da eventi successivi che avrebbero potuto alterare la datazione, e che quindi rappresenta un ottimo precedente per le future indagini a riguardo.
[di Roberto Demaio]
Manifestazione a Potenza contro crisi idrica e per “diritto alla doccia”
A Potenza, centinaia di studenti e cittadini sono scesi in piazza per protestare contro la crisi idrica che sta colpendo 29 comuni lucani, incluso il capoluogo. Da settimane, infatti, sono state disposte drastiche riduzioni dell’erogazione idrica: dallo scorso 17 ottobre, in particolare, tutti i giorni c’è uno stop dalle ore 18:30 fino alle 6:30, con l’eccezione del sabato quando è previsto dalle 23:00 alle 6:30. Al centro delle preoccupazioni vi è anche la decisione di deviare l’acqua del fiume Basento, sospettata di essere inquinata, nella diga del Camastra, ormai quasi vuota. La protesta, supportata da Cgil, Uil e Usb, rivendica tre punti chiave: acqua pulita, gestione trasparente e tutela dei 140 mila cittadini colpiti.
Russia, Gazprom interrompe la fornitura di gas all’Austria
Da oggi, sabato 16 novembre, la compagnia governativa russa che gestisce l’estrazione e la vendita di gas naturale, Gazprom, interromperà la fornitura di gas all’Austria. L’annuncio è stato dato dalla compagnia austriaca OMV, e segue la decisione dell’azienda viennese di ridurre i pagamenti a Gazprom Export per recuperare 230 milioni di euro di risarcimento danni che le sono stati recentemente riconosciuti. Per quanto preannunciata dalla stessa OMV, la scelta di tagliare le forniture da parte di Gazprom è stata repentina, e ha così colto di sorpresa la compagnia. Dopo l’annuncio, il prezzo del gas in Austria si è subito impennato, toccando il picco di 47,345 euro/Megawattora.
Fantasia senza tempo
C’è una alternativa permanente, disponibile, generosa. Si chiama ‘fantasia’: ne hanno approfittato scrittori, inventori, scienziati, esploratori. E c’è una speciale fantasia che si insinua, suggerisce, ti fa cambiare programma, direzione, ti invita a perdere qualche minuto per trovare qualcosa che non sai ancora. I tuoi libri, ad esempio, e la magica, forse rivoluzionaria, religiosa apertura a caso di uno di loro, piena di sorprese e di conferme, foriera di aperture mentali imprevedibili. Prima di tutte quella di gioire della fantasia altrui, della capacità che ha qualcuno di inventare mondi nuovi, anche partendo semplicemente da quello esistente.
«Mentre la nonna navigava per le paludi del passato…»: così García Márquez all’inizio di L’incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata. «Ho notato che quando tu cominci a salvarmi e a insegnarmi a vivere, la faccia ti diventa ingenua ingenua e le pupille si dilatano, come se guardassi una cometa. Aspetta, hai un po’ di polvere sulla spalla», nell’atto terzo di Ivanov, commedia di Čechov. «Sto osservando un mondo avvolto nel silenzio. Attraverso l’obiettivo di questa cinepresa, regolato sul campo massimo, posso vedere l’Hotel Coral Playa a trecento metri sulla spiaggia, coperto da una luce così abbagliante e vitrea che potrebbe imbalsamare un faraone»: James G. Ballard, Lo zoom di sessanta minuti.
Scriveva Borges in Antologia della letteratura fantastica, evocando Don Chisciotte e Delitto e castigo che tutta la letteratura è fantastica: «Nessuno crede veramente che in un paese della Mancia… visse un cavaliere che per l’abuso di libri di cavalleria si lanciò per le vie della Castiglia con armatura, spada e lancia. Così nessuno crede che in un’estate di Pietroburgo uno studente assassinò un’usuraia per emulare Napoleone».
«Cosa ti aiuta a vivere, nei momenti di smarrimento e di orrore? Il bisogno del pane, da guadagnare o da impastare, il sonno, l’amore, la biancheria pulita addosso, un vecchio libro riletto, il sorriso di una donna nera o del sarto polacco all’angolo, l’odore dei mirtilli maturi e il ricordo del Partenone»: Marguerite Yourcenar, l’autrice di Memorie di Adriano.
In effetti Umberto Eco, mèmore forse di Borges, annotava che «se i mondi narrativi sono così confortevoli perché allora non tentare di leggere lo stesso mondo reale come se fosse un romanzo?» (Sei passeggiate nei boschi narrativi). Io appartengo alla generazione di quelli che urlavano per le strade «l’immaginazione al potere», non perché gli intellettuali dovessero comandare ma forse perché chi governa si faccia venire (buone) idee originali senza scopiazzare, senza prendere ordini. E poi perché si fornisca di una cultura decente, abbandonando slogan ripetuti, quelli di una continua campagna elettorale, dell’obbedienza servile a schemi fotocopiati.
E allora? Lèggere! La lettura è un’opera di collaborazione con il testo, richiede che si assumano le vesti del narratore, è un atto di generosità, di empatia nei confronti di quanto abbiamo davanti. La lettura, soprattutto di un’opera narrativa, è un gesto ripetuto nei confronti dell’immaginabile, produce una dislocazione spazio-temporale che ridisegna continuamente i confini del divenire, sorprendendoci di una improbabilità o di una conferma.
Moltiplicare dunque il possibile, dargli la libertà di esistere, di potercela fare. Scrivere anche la propria storia, provare a riscrivere i finali dei film, anche di quelli che ci piacciono.
[di Gian Paolo Caprettini]