domenica 6 Aprile 2025
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L’analisi di un meteorite dimostra che milioni di anni fa su Marte c’era acqua liquida

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Si chiama Lafayette, proviene da Marte e rileva nuove informazioni tutt’altro che irrilevanti sulla storia del pianeta rosso: è il meteorite espulso da Marte 11 milioni di anni fa e analizzato recentemente da una squadra di ricercatori guidata da scienziati della Purdue University, i quali ne hanno dettagliato le caratteristiche in un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla rivista scientifica Geochemical Perspectives Letters. Gli scienziati hanno datato i minerali di alterazione del meteorite, rivelando che interagì con acqua liquida che presente sulla superficie del pianeta rosso fino a 742 milioni di anni fa, e scoprendo inoltre che l’acqua potrebbe provenire dallo scioglimento di ghiaccio sotterraneo causato da attività magmatica. «Questo meteorite ha prove uniche di aver reagito con l’acqua. La data esatta di ciò è stata controversa e la nostra pubblicazione risale a quando l’acqua era presente», ha commentato Ryan Ickert, ricercatore senior presso il Department of Earth, Atmospheric, and Planetary Sciences della Purdue e coautore del documento.

Marte, conosciuto come il pianeta rosso, è il quarto pianeta del sistema solare, è visibile a occhio nudo ed è l’ultimo dei pianeti terrestri dopo Mercurio, Venere e la Terra. Nonostante le basse temperature medie superficiali, che vanno da −120 a −14 °C, e un’atmosfera rarefatta, è il pianeta più simile alla Terra. Le sue dimensioni sono tra quelle della Terra e della Luna, e la durata del giorno e l’inclinazione dell’asse di rotazione sono simili a quelli terrestri. Alcune teorie scientifiche ipotizzano la presenza di acqua sul pianeta in passato. Marte avrebbe avuto un clima caldo e umido, con oceani, fiumi e laghi, come dimostrato da prove geologiche. Alcuni studi suggeriscono che l’acqua sia evaporata a causa della perdita dell’atmosfera, ma altre teorie ipotizzano che acqua liquida possa ancora esistere sotto la superficie, intrappolata nel permafrost. Recenti scoperte, inoltre, rafforzano l’idea che Marte potrebbe aver ospitato vita microbica.

Nel caso della ricerca pubblicata su Geochemical Perspectives Letters, si è scoperto che l’acqua potrebbe essere persistita molto più a lungo di quanto si pensasse in precedenza: «Abbiamo datato questi minerali nel meteorite marziano Lafayette e abbiamo scoperto che si sono formati 742 milioni di anni fa. Non pensiamo che ci fosse abbondante acqua liquida sulla superficie di Marte in quel periodo. Invece, pensiamo che l’acqua provenisse dallo scioglimento del ghiaccio sotterraneo vicino chiamato permafrost, e che lo scioglimento del permafrost fosse causato dall’attività magmatica che si verifica ancora periodicamente su Marte ai giorni nostri», ha spiegato Marissa Tremblay, professoressa associata presso il Department of Earth, Atmospheric, and Planetary Sciences (EAPS) della Purdue University, e coautrice della ricerca. Inoltre, Ryan Ickert, ricercatore senior presso Purdue EAPS e coautore del documento, ha spiegato che utilizzando isotopi stabili e radioattivi pesanti per studiare le scale temporali dei campioni analizzati, il meteorite fu espulso dalla superficie di Marte circa 11 milioni di anni fa da un evento di impatto: « Lo sappiamo perché una volta espulso da Marte, il meteorite ha subito un bombardamento da parte di particelle di raggi cosmici nello spazio esterno, che hanno causato la produzione di certi isotopi a Lafayette. Molti meteoroidi sono prodotti da impatti su Marte e altri corpi planetari, ma solo una manciata alla fine cadrà sulla Terra».

Infine, i ricercatori hanno spiegato l’importanza degli studi condotti sui meteoriti, i quali risultano vere e proprie “capsule del tempo dell’universo”. Secondo gli scienziati portano con sé frammenti di dati che possono essere sbloccati dai geocronologi e si distinguono dalle rocce che possono essere trovate sulla Terra per una crosta che si forma dalla loro discesa attraverso la nostra atmosfera. Per quanto riguarda i metodi utilizzati, inoltre, gli autori hanno spiegato di aver sviluppato un approccio innovativo per la datazione che impiega alcuni gas nobili per classificare i minerali presenti nel corpo roccioso. Il lavoro condotto su Lafayette, spiegano i ricercatori, ha dimostrato che i dati ottenuti erano affidabili, in quanto non influenzati da eventi successivi che avrebbero potuto alterare la datazione, e che quindi rappresenta un ottimo precedente per le future indagini a riguardo.

[di Roberto Demaio]

Manifestazione a Potenza contro crisi idrica e per “diritto alla doccia”

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A Potenza, centinaia di studenti e cittadini sono scesi in piazza per protestare contro la crisi idrica che sta colpendo 29 comuni lucani, incluso il capoluogo. Da settimane, infatti, sono state disposte drastiche riduzioni dell’erogazione idrica: dallo scorso 17 ottobre, in particolare, tutti i giorni c’è uno stop dalle ore 18:30 fino alle 6:30, con l’eccezione del sabato quando è previsto dalle 23:00 alle 6:30. Al centro delle preoccupazioni vi è anche la decisione di deviare l’acqua del fiume Basento, sospettata di essere inquinata, nella diga del Camastra, ormai quasi vuota. La protesta, supportata da Cgil, Uil e Usb, rivendica tre punti chiave: acqua pulita, gestione trasparente e tutela dei 140 mila cittadini colpiti.

Gli agricoltori francesi hanno annunciato la ripresa della “rivolta dei trattori”

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Dalla prossima settimana avrà inizio una nuova «rivolta agricola», che vedrà un «blocco del trasporto di generi alimentari». È questa la promessa che il Coordinamento rurale agricolo, il secondo sindacato agricolo francese, ha veicolato nelle ultime ore, annunciando di riportare in strada i trattori per riprendere le proteste contro le politiche agricole dell’Unione Europea. Alla mobilitazione agricola parteciperanno anche gli altri due potenti sindacati agricoli francesi, la FNSEA e la Confederazione dei contadini, che chiama all’azione contro gli «accordi di libero scambio« e «l’accaparramento di terre da parte delle compagnie energetiche». A riaccendere la miccia sono gli aumenti dei costi di produzione e delle materie prime, ma soprattutto l’accordo di libero scambio appena messo a punto dall’UE e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Uruguay, Paraguay e Bolivia), osteggiato dai sindacati agricoli, su cui il G20 della prossima settimana potrebbe imprimere il timbro definitivo.

Se le proteste sono state indette su ampia scala per la prossima settimana, in Francia e in Belgio negli ultimi giorni sono andati in scena episodi piuttosto emblematici delle tensioni che si respirano. Mercoledì scorso, un centinaio di agricoltori della via Campesina –  movimento che ha l’obiettivo di “globalizzare” le lotte che accomunano gli agricoltori del nord e del sud del mondo – si sono riuniti a Bruxelles e hanno parcheggiato quattro mezzi davanti alla sede della Commissione europea, organismo responsabile di un negoziato di libero scambio con il Mercosur. Secondo i manifestanti, il patto potrebbe infatti penalizzare enormemente il comparto agricolo europeo, con gravi conseguenze anche dal punto di vista sociale, sanitario e ambientale, tra cui l’aumento della deforestazione per l’allevamento. Con loro, erano presenti membri del sindacato belga Fugea, ma anche esponenti dell’Europarlamento, come Manon Aubry, co-presidente de laSinistra, e Carola Rackete, europarlamentare indipendente del medesimo gruppo. Ieri mattina, nell’Est della Francia, decine di agricoltori si sono radunati sulla strada dipartimentale tra Rixheim e Habsheim e hanno occupato una rotatoria. Proteste anche nel sud del Paese: a Tarascona, gli agricoltori hanno scaricato mucchi di letame davanti all’ingresso della sede dell’ufficio delle imposte, mentre a Rousset hanno bloccato la piattaforma logistica della catena di supermercati LIDL. Non è casuale che la mobilitazione generale sia stata prevista per la prossima settimana: lunedì 18 e martedì 19 novembre, infatti, avrà luogo a Rio de Janeiro, in Brasile, il vertice del G20, nella cui cornice potrebbe essere siglato il controverso accordo.

Nel 2024, le proteste degli agricoltori sono sfociate in grandi mobilitazioni specialmente a gennaio e febbraio, mesi in cui presidi e manifestazioni erano arrivati ovunque: in Francia le proteste sono andate avanti per mesi, paralizzando il Paese; in Germania i contadini si erano resi protagonisti di una delle più rumorose proteste del continente, circondando numerose città, istituendo blocchi urbani e occupando le autostrade; in Romania e in Paesi di frontiera con l’Ucraina i cortei hanno coinvolto i trasportatori, dato che anch’essi lamentavano l’applicazione di due pesi e due misure da parte dell’UE. In Italia le proteste sono partite nella seconda metà di gennaio, proseguendo per circa un mese e coinvolgendo numerose città. Poi, a inizio giugno, a pochi giorni dalle elezioni europee, più 500 agricoltori si sono schierati su oltre una dozzina di strade nei pressi dei valichi di frontiera tra Francia e Spagna, addosso ai Pirenei, bloccando il traffico nei punti di accesso. E ora sembra arrivato il momento di riaccendere la protesta.

[di Stefano Baudino]

Russia, Gazprom interrompe la fornitura di gas all’Austria

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Da oggi, sabato 16 novembre, la compagnia governativa russa che gestisce l’estrazione e la vendita di gas naturale, Gazprom, interromperà la fornitura di gas all’Austria. L’annuncio è stato dato dalla compagnia austriaca OMV, e segue la decisione dell’azienda viennese di ridurre i pagamenti a Gazprom Export per recuperare 230 milioni di euro di risarcimento danni che le sono stati recentemente riconosciuti. Per quanto preannunciata dalla stessa OMV, la scelta di tagliare le forniture da parte di Gazprom è stata repentina, e ha così colto di sorpresa la compagnia. Dopo l’annuncio, il prezzo del gas in Austria si è subito impennato, toccando il picco di 47,345 euro/Megawattora.

Fantasia senza tempo

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C’è una alternativa permanente, disponibile, generosa. Si chiama ‘fantasia’: ne hanno approfittato scrittori, inventori, scienziati, esploratori. E c’è una speciale fantasia che si insinua, suggerisce, ti fa cambiare programma, direzione, ti invita a perdere qualche minuto per trovare qualcosa che non sai ancora. I tuoi libri, ad esempio, e la magica, forse rivoluzionaria, religiosa apertura a caso di uno di loro, piena di sorprese e di conferme, foriera di aperture mentali imprevedibili. Prima di tutte quella di gioire della fantasia altrui, della capacità che ha qualcuno di inventare mondi nuovi, anche partendo semplicemente da quello esistente.

«Mentre la nonna navigava per le paludi del passato…»: così García Márquez all’inizio di L’incredibile e triste storia della candida Eréndira e della sua nonna snaturata. «Ho notato che quando tu cominci a salvarmi e a insegnarmi a vivere, la faccia ti diventa ingenua ingenua e le pupille si dilatano, come se guardassi una cometa. Aspetta, hai un po’ di polvere sulla spalla», nell’atto terzo di Ivanov, commedia di Čechov. «Sto osservando un mondo avvolto nel silenzio. Attraverso l’obiettivo di questa cinepresa, regolato sul campo massimo, posso vedere l’Hotel Coral Playa a trecento metri sulla spiaggia, coperto da una luce così abbagliante e vitrea che potrebbe imbalsamare un faraone»: James G. Ballard, Lo zoom di sessanta minuti.

Scriveva Borges in Antologia della letteratura fantastica, evocando Don Chisciotte e Delitto e castigo che tutta la letteratura è fantastica: «Nessuno crede veramente che in un paese della Mancia… visse un cavaliere che per l’abuso di libri di cavalleria si lanciò per le vie della Castiglia con armatura, spada e lancia. Così nessuno crede che in un’estate di Pietroburgo  uno studente assassinò un’usuraia per emulare Napoleone».

«Cosa ti aiuta a vivere, nei momenti di smarrimento e di orrore? Il bisogno del pane, da guadagnare o da impastare, il sonno, l’amore, la biancheria pulita addosso, un vecchio libro riletto, il sorriso di una donna nera o del sarto polacco all’angolo, l’odore dei mirtilli maturi e il ricordo del Partenone»: Marguerite Yourcenar, l’autrice di Memorie di Adriano.

In effetti Umberto Eco, mèmore forse di Borges, annotava che «se i mondi narrativi sono così confortevoli perché allora non tentare di leggere lo stesso mondo reale come se fosse un romanzo?» (Sei passeggiate nei boschi narrativi). Io appartengo alla generazione di quelli che urlavano per le strade «l’immaginazione al potere», non perché gli intellettuali dovessero comandare ma forse perché chi governa si faccia venire (buone) idee originali senza scopiazzare, senza prendere ordini. E poi perché si fornisca di una cultura decente, abbandonando slogan ripetuti, quelli di una continua campagna elettorale, dell’obbedienza servile a schemi fotocopiati. 

E allora? Lèggere! La lettura è un’opera di collaborazione con il testo, richiede che si assumano le vesti del narratore, è un atto di generosità, di empatia nei confronti di quanto abbiamo davanti. La lettura, soprattutto di un’opera narrativa, è un gesto ripetuto nei confronti dell’immaginabile, produce una dislocazione spazio-temporale che ridisegna continuamente i confini del divenire, sorprendendoci di una improbabilità o di una conferma.

Moltiplicare dunque il possibile, dargli la libertà di esistere, di potercela fare. Scrivere anche la propria storia, provare a riscrivere i finali dei film, anche di quelli che ci piacciono.

[di Gian Paolo Caprettini]

Nuova Zelanda, siglato un accordo multilaterale sul commercio sostenibile

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La Nuova Zelanda ha siglato un accordo commerciale con Svizzera, Costa Rica e Islanda, per rimuovere le tariffe su centinaia di beni e servizi «sostenibili». L’Accordo sui Cambiamenti Climatici, il Commercio e la Sostenibilità (ACCTS) è stato firmato oggi, sabato 16 novembre, nel corso di una cerimonia tenutasi a Lima, in Perù, in occasione di un vertice dell’APEC (Cooperazione Economica Asia-Pacifico). Nello specifico, l’accordo prevede l’eliminazione delle tariffe su 316 beni ambientali, tra cui pannelli solari, turbine eoliche e idrauliche, veicoli elettrici, fibra di lana, carta riciclata e prodotti in legno. L’ACCTS promuove inoltre il commercio tra Wellington e Paesi firmatari.

Come l’intelligenza artificiale sta già impattando sul mercato del lavoro

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Una nuova ricerca in via di pubblicazione su Management Science getta luce sul modo in cui gli strumenti d’intelligenza artificiale come ChatGPT stanno trasformando il Mercato del lavoro freelance e precario tipico della gig economy. Il nuovo studio, condotto da un team di esperti internazionali sotto la supervisione di Harvard, rivela un fenomeno significativo: una diminuzione del 21% nelle offerte di lavoro per professioni considerate “inclini all’automazione,” un fattore che indica che gli strumenti avanzati di IA stiano già influenzando i possibili sbocchi professionali dei lavori umani.

I ricercatori – Ozge Demirci della Harvard Business School, Jonas Hannane della Technische Universität Berlin e Xinrong Zhu della Imperial College London Business School – hanno basato la loro indagine sull’analisi di 1.386.642 inserzioni lavorative pubblicate tra luglio 2021 e luglio 2023 su una non meglio specificata “piattaforma leader a livello globale”. Queste offerte lavorative sono dunque state suddivise in tre categorie principali: lavori a forte componente manuale, lavori predisposti all’automazione e lavori legati alla produzione di immagini. Lo studio mostra che l’introduzione di ChatGPT ha portato a una riduzione significativa della domanda di freelance in alcuni settori specifici, con i ruoli di scrittura, sviluppo informatico e ingegneria in prima linea tra i più colpiti.

In particolare, le offerte di lavoro per scrittori sono diminuite del 30,37%, una flessione che indica una crescente fiducia nei modelli linguistici di IA per la produzione di contenuti scritti. A questi seguono gli sviluppatori informatici, i quali hanno registrato una contrazione delle offerte pari al 20,62%, quindi ci sono gli ingegneri con un calo delle opportunità di lavoro del 10,42%. Il settore della produzione di immagini non è stato immune agli effetti dell’automazione: l’avvento di generatori di immagini basati su intelligenza artificiale ha portato a un calo del 17% nelle offerte di lavoro per la creazione di contenuti visivi, impattando in particolare i graphic designer (18,49%) e i modellatori 3D (15,57%).

Oltre all’analisi quantitativa delle offerte di lavoro, gli accademici hanno condotto un’indagine sul volume delle ricerche online, analizzando le richieste su Google relative a “ChatGPT” in associazione ai vari mestieri presi in esame. È emerso un trend chiaro: all’aumentare delle ricerche legate all’intelligenza artificiale, diminuisce il numero delle offerte di lavoro per i ruoli associati. In pratica, il dato suggerisce tacitamente che molti committenti e datori di lavoro si sono documentati su internet per capire se fosse possibile sostituire o ridurre la loro dipendenza da personale mercenario. 

Nonostante la riduzione delle offerte in alcuni ambiti, lo studio evidenzia però un altro aspetto degno di nota: a seguito del boom dell’IA, gli annunci pubblicati sembrano orientarsi verso profili con competenze più articolate, offrendo per gli incarichi compensi superiori rispetto alla media passata. Questo significa che, sebbene ci sia una contrazione nel numero di opportunità, i freelance con abilità avanzate, in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale, sono sempre più richiesti. La capacità di sfruttare tecnologie avanzate sta diventando anzi un requisito distintivo: gli annunci che richiedono esplicitamente la competenza nell’uso di ChatGPT sono in crescita a un tasso medio di 0,68 nuovi post a settimana. 

È ancora difficile prevedere come l’avvento dell’IA potrà cambiare la vita delle persone, il fenomeno è relativamente giovane e dev’essere ancora inquadrato da ricerche approfondite, tuttavia lo studio di Harvard offre uno spaccato anticipato di quali siano le attuali tendenze del Mercato del lavoro, di come le cose stiano cambiando e a quale ritmo. Certo è che i liberi imprenditori e le partite iva operanti in questi campi inclini all’automazione dovranno riflettere su come tutelarsi professionalmente e su come offrire un valore aggiunto che possa fare gola alle pretese di Mercato.

[di Walter Ferri]

India, incendio devasta ospedale: morti 10 neonati

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Un incendio ha devastato l’unità di terapia intensiva neonatale dell’ospedale della città di Jhansi, nello stato indiano dell’Uttar Pradesh, nel nord del Paese. 10 neonati sono morti, mentre altri 16 risultano gravemente feriti. I funzionari hanno riferito che le fiamme si sono propagate rapidamente all’interno del reparto, in cui erano ricoverati 55 bambini. Non è ancora chiaro cosa abbia scatenato il rogo. Per ora, le autorità ipotizzano si sia trattato di un cortocircuito. Vari testimoni hanno affermato che l’allarme antincendio non si è attivato. Brajesh Pathak, vice capo ministro indiano, ha visitato l’ospedale e incontrato le famiglie, promettendo il supporto del governo e un’indagine approfondita.

Commissione UE : pubblicata prima bozza Codice buone pratiche IA

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La Commissione Europea ha pubblicato la prima bozza del Codice delle buone pratiche riguardanti le intelligenze artificiali d’uso generale, concludendo il primo di quattro cicli che si concluderanno nell’aprile del 2025. La bozza sarà discussa la settimana prossima insieme a quasi 1.000 parti interessate. Tra queste aziende, rappresentanti degli Stati membri e parti sociali. La definizione delle buone pratiche avrà poi un ruolo di rilievo nell’applicazione dell’AI Act e della forma che assumerà la corsa tecnologica europea.

“Sarà festa o rabbia”: i lavoratori GKN chiamano alla mobilitazione il 17 novembre

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Oltre 400 operai lasciati a casa con un licenziamento improvviso tre anni e tre mesi fa e da undici mesi senza stipendio. Una storia come tante fatta di imprenditori, nella fattispecie britannici, che hanno tolto il disturbo non appena hanno annusato di poter aumentare i profitti altrove, delocalizzando la produzione. Una storia resa diversa dalle altre dall’organizzazione dei lavoratori, che hanno scelto di non abbassare la testa e di lottare per un futuro diverso, protestando, occupando e infine immaginando una nuova fabbrica gestita dagli operai stessi, con un progetto industriale nato dal basso e che ora vuole riprendersi i locali della fabbrica sottraendoli alla speculazione. Quella della ex GKN è una storia di resistenza, che ha dato filo da torcere ai progetti affaristici di quelli che erano i proprietari dello stabile, il fondo speculativo inglese Melrose plc. E che ora è arrivata a un momento di svolta.

«Sarà festa o rabbia» il 17 novembre, «sarà assemblea, sarà evento, sarà protesta»: con queste parole il Collettivo di Fabbrica ex GKN convoca una giornata di mobilitazione a Firenze, sotto la Torre di San Niccolò, dalle 10.30 del mattino questa domenica. Sono mesi, infatti, che i lavoratori della GKN di Campi Bisenzio (Firenze) aspettano una legge regionale per dare inizio al progetto di reindustrializzazione dello stabile, sostenuto da un azionariato popolare senza precedenti. Un progetto dal basso che vuole unire lavoro, utilità sociale e lotte climatiche e combattere l’ennesimo piano di delocalizzazione portato a termine sulla pelle dei lavoratori.

Tuttavia, mentre le trattative e le promesse si ripetevano nei mesi e i lavoratori protestavano, facevano scioperi della fame e assemblee, mentre la Regione continuava a rimandare azioni concrete, l’azienda vendeva di nascosto lo stabilimento. La notizia l’hanno scoperta gli stessi lavoratori con le loro organizzazioni sindacali e il Collettivo di Fabbrica: lo stabile di Campi Bisenzio è stato venduto il 12 marzo scorso, senza nessuna comunicazione alle parti coinvolte. QF, la società di Francesco Borgomeo ha ceduto la fabbrica a due società, la Tuscany Industry Srl (TI) e a Sviluppo Toscana Srl (SIT), entrambe controllanti di QF e create lo scorso anno sembrerebbe proprio per questo scopo. Una vera e propria beffa, denuncia il collettivo: verso lavoratori, territorio e Tribunale del Lavoro. Lo stabilimento è stato venduto per impedire il sequestro conservativo di tutti i beni mobili e immobili della società? «Ora ne abbiamo l’ufficialità: la partita è stata probabilmente fin dall’inizio immobiliare» dicono i delegati sindacali dell’ex fabbrica, «l’altra faccia della delocalizzazione». Il Collettivo di Fabbrica solleva poi sospetti sulla tempistica, dato che l’atto di compravendita e la sua registrazione si intersecano con incontri ministeriali rinviati all’improvviso, oltre che con un’istanza di ricusazione della giudice che avrebbe dovuto esprimersi sul sequestro cautelativo dei beni mobili e immobili della società, mosso dagli operai a tutela dei propri diritti. La ricusazione si è poi rivelata infondata, ma nel frattempo ha fatto slittare l’udienza per il sequestro, giusto il tempo per registrare la vendita dell’immobile. «Non ci sono più scuse. Si paghi subito tutto il dovuto ai lavoratori, si paghino immediatamente gli stipendi, e Comune e Regione Toscana intervengano per sottrarre l’area a potenziali logiche speculative» grida la RSU (Rappresentanza Sindacale Unitaria).

Oggi, 15 novembre, scadeva l’ultimatum alla Regione Toscana, chiamata a rispondere in merito alla proposta di un tavolo tecnico che lavori alla concreta attuazione del piano industriale elaborato dal Collettivo insieme al comitato tecnico scientifico solidale. Un progetto senza precedenti che ha visto nascere la GFF, la cooperativa operaia che ha studiato un business plan di 11 milioni di euro di investimenti complessivi, di cui 1,3 di azionariato popolare, con oltre cento posti di lavoro previsti. Produzione e installazione di pannelli fotovoltaici, recupero e riciclo di pannelli arrivati a fine vita, cargo-bike sia elettriche che “muscolari”: queste le linee industriali previste, che cercano di unire produzione e sostenibilità ambientale, con retribuzioni uguali a quelle percepite in epoca GKN per chi ci lavorerà. Un progetto studiato dal basso che ha voluto così rispondere a licenziamenti e delocalizzazione, speculazione industriale e immobiliare. Ma che si sta scontrando contro i forti interessi economici e politici di chi non vuole la riuscita di questa lotta popolare e sindacale, forse proprio nel timore di creare un precedente che sarebbe un duro colpo nei rapporti di forza ormai da tempo sbilanciati a favore del patronato.

Alla Regione, di fatto, i lavoratori in lotta e GFF chiedono di essere partner del progetto di reindustrializzazione e di assicurare la disponibilità dello stabilimento, valutando tutte le opzioni possibili per entrare in possesso dell’area ex GKN, dall’affitto al commissariamento, e approvando la legge sui Consorzi industriali in discussione al Consiglio regionale. Senza l’impegno della Regione il progetto industriale sarà impossibile da realizzare. Anche per questo il Collettivo ha chiamato nella giornata del 17 novembre una nuova assemblea dei (potenziali) soci finanziatori, per valutare insieme le opzioni dopo l’Ultimatum alla Regione.

«Usano contro di noi l’arma del logoramento» scrivono sui loro portali. «Il nostro piano industriale, proprio quando è reale, non può rimanere sospeso un tempo indefinito». Sarà festa o sarà rabbia. E promettono: «La fine della lotta? Che non ci sperino nemmeno. Se ci sotterrano, saremo semi. Non c’è fine, c’è solo trasformazione».

[di Monica Cillerai]