sabato 17 Gennaio 2026
Home Blog Pagina 158

La Global Flotilla ha annunciato che partirà dalla Sicilia l’11 settembre

0

Le ultime navi della Global Sumud Flotilla hanno annunciato che partiranno dal porto di Siracusa, in Sicilia, il prossimo giovedì 11 settembre. L’annuncio arriva dopo altri due ritardi causati da questioni logistiche e meteorologiche. La delegazione siciliana ha annunciato una conferenza stampa il giorno della partenza; gli attivisti terranno una conferenza stampa anche oggi alle 19, per parlare dell’attacco lanciato contro la nave principale della coalizione. Questa notte, un drone si è abbattuto sulla imbarcazione dove viaggiano i coordinatori della missione, mentre si trovava attraccata a Tunisi.

Diretta – Israele ha bombardato la delegazione di Hamas in Qatar

3

L’aviazione israeliana ha lanciato un attacco di precisione contro la sede dell’ufficio politico di Hamas a Doha, in Qatar, città sede dei negoziati per la pace. Le IDF hanno rivendicato la paternità dell’attacco. I nostri aggiornamenti in diretta.


Secondo due funzionari anonimi di Hamas citati dall’agenzia di stampa Reuters e il quotidiano qatariota Al Jazeera, i membri della delegazione dell’organizzazione palestinese sarebbero tutti sopravvissuti al raid israeliano. La notizia è stata ripresa anche da fonti ufficiali di Hamas, che tuttavia citano Al Jazeera come fonte.


Secondo quanto riportano i media, le autorità qatariote avrebbero detto di non essere più disposte a svolgere il ruolo di mediatrici per il cessate il fuoco tra Israele e Hamas.
Intanto fioccano le condanne all’attacco israeliano su Doha: oltre allo stesso Qatar, hanno rilasciato condanne anche l’Iran, gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, la Turchia, la Giordania, Kazakistan e il segretario generale dell’ONU.


Intanto iniziano a circolare i primi video dell’attacco. Da quanto riportano i media, l’aggressione sarebbe stata condotta da 10 jet dell’aeronautica del Paese, che avrebbero scagliato almeno una dozzina di attacchi.


Secondo le ricostruzione dei media israeliani, gli Stati Uniti avrebbero dato a Israele l’ok per attaccare. Il quotidiano Israel Hayom sostiene inoltre che lo Stato ebraico avrebbe avvisato anche lo stesso Qatar dell’offensiva, cosa che secondo i media arabi giustificherebbe la mancata risposta dei sistemi di difesa della capitale. In generale, la stampa araba sostiene che la proposta di cessate il fuoco dell’amministrazione statunitense fosse una trappola per attirare tutti i principali diplomatici di Hamas in un punto e attaccarli.


Secondo fonti israeliane, l’attacco aveva come obiettivo la delegazione per i negoziati di pace palestinese; obiettivi primari erano i due vertici di Hamas Khalid Mishaal e Khalil Al-Hayya che, riportano le fonti, sarebbero stati presenti all’incontro. Tra i presenti anche Zaher Jabarin e Muhammad Ismail Darwish.

Non è ancora noto l’esito dell’attacco. Secondo fonti saudite, Al-Hayya sarebbe stato ucciso, ma altri giornali arabi sostengono che l’attacco non sarebbe andato a buon fine, e che entrambi i leader di Hamas sarebbero riusciti a sopravvivere all’aggressione.


Oggi a Doha era presente una delegazione di Hamas per parlare dell’accordo di cessate il fuoco proposto ieri dall’amministrazione Trump. L’accordo era stato accolto positivamente dai leader di Hamas. Del piano erano stati rilasciati pochi dettagli, ma secondo fonti israeliane e statunitensi esso non sarebbe stato troppo dissimile dalle precedenti proposte dell’amministrazione statunitense. Negli ultimi mesi, la proposta che è maggiormente circolata proveniva dal diplomatico di fiducia di Trump, l’inviato speciale per il Medio Oriente Steve Witkoff, e consisteva in una tregua di 60 giorni con il graduale rilascio di tutti gli ostaggi. Secondo le indiscrezioni, il piano in discussione nella giornata di oggi prevedeva un primo scambio di ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi a cui sarebbe seguito l’avvio delle trattative per una pace permanente.

I robotaxi provano ad allargarsi al mercato europeo

1

Uber, colosso della mobilità, ha iniziato a fare chiarezza sui suoi piani per portare i robotaxi nell’Unione Europea. In collaborazione con la cinese Momenta, specializzata in sistemi di guida autonoma, l’azienda prevede di avviare i primi test a Monaco di Baviera nel 2026, con l’idea di espandersi successivamente in altri Paesi. Se il progetto dovesse andare in porto, rappresenterebbe un precedente importante per l’intero settore, che finora ha mostrato prudenza di fronte alle regole e alle complessità del mercato europeo.

Che le due aziende avessero intenzione di compiere un simile passo era cosa nota già da maggio. Ora sappiamo il dove e abbiamo una finestra di massima del quando, inoltre abbiamo conferma che in questa prima fase di implementazione i veicoli avranno a bordo un supervisore umano, il quale avrà il compito di monitorare il funzionamento della strumentazione e di assumere il controllo del mezzo in caso di necessità. L’obiettivo finale, però, è quello di offrire un servizio di guida autonoma di livello 4, in grado di muoversi senza autista di supporto all’interno di zone ben delimitate della città.

Resta da capire se le aziende abbiano già fatto richiesta e ottenuto tutte le autorizzazioni necessarie oppure se stiano procedendo a piccoli passi, accettando compromessi. A seconda di quanto saranno caute le autorità, è probabile che la presenza di personale a bordo potrebbe protrarsi per mesi, se non addirittura per anni, periodo che le aziende potrebbero comunque sfruttare per mappare nei dettagli la viabilità della città. Anche perché, sostiene Uber, la città non è stata scelta per la navigabilità delle sue strade, ma per il suo retaggio ingegneristico e il ruolo di primo piano che ricopre all’interno dell’industria automobilistica europea.

Uber non è l’unica impresa di robotaxi a guardare con interesse all’Europa. La rivale Lyft ha stretto una partnership con la cinese Baidu per portare i veicoli Apollo Go in Germania e Regno Unito, ponendosi a sua volta l’obiettivo di lanciare il servizio nel 2026. Non sono però ancora state esplicitate con precisione le aree di sperimentazione, segno che lascia a intendere che ci siano ancora dettagli da chiarire coi governi delle due nazioni, prima che le intenzioni assumano una forma concreta.

Baidu, muovendosi in solitaria, ha anche in programma di far debuttare i suoi taxi autonomi in Svizzera, a Zurigo, a partire dall’anno prossimo. E proprio Svizzera e Francia stanno già sperimentando navette senza conducente, con WeRide che ha avviato test all’aeroporto di Zurigo lo scorso gennaio e nel polo direzionale di Rovaltain a marzo. Sul fronte delle aziende europee, la tedesca Volkswagen sta cercando da anni di lanciare Moia attraverso il progetto ALIKE, un servizio di van autonomi che dovrebbe assumere una dimensione più significativa nelle strade di Amburgo a partire dall’inizio del 2027.

Francia: Macron si aggrappa al potere dopo la caduta del terzo governo in un anno

2

Dopo poco meno di un anno dall’inizio della legislatura, in Francia è caduto il terzo governo. Il crollo dell’esecutivo è avvenuto in seguito a un voto di fiducia presso l’Assemblea Nazionale, richiesto dallo stesso primo ministro Bayrou per forzare l’approvazione della contestata legge finanziaria. La proposta di bilancio prevedeva, tra le varie cose, il congelamento delle spese sociali, e contro di essa si era scagliata l’intera opposizione, dalla destra di Le Pen alla sinistra di Mélenchon. Nei giorni che hanno preceduto il voto, le opposizioni hanno chiesto a Macron di indire nuove elezioni, ma il presidente ha già annunciato che accetterà le dimissioni di Bayrou e che assegnerà l’incarico a qualcun altro. Tiene, insomma, la presidenza Macron, che tuttavia ora si trova con poche carte tra le mani e un Paese in piena crisi economica.

Il voto di fiducia al governo Bayrou si è tenuto ieri, lunedì 8 ottobre, alle 19. Dopo una discussione di 4 ore, il parlamento ha approvato la caduta del governo con 364 voti, mentre Bayrou ha preso 194 voti a suo sostegno (15 gli astenuti). La fiducia riguardava la manovra finanziaria, con la quale Bayrou proponeva un «anno bianco» nelle specie sociali, con un congelamento delle spese e dei finanziamenti sociali, un accorpamento di diversi bonus previdenziali in un assegno unico, un taglio ai giorni di ferie e un aumento delle franchigie mediche. Lo scopo dichiarato era quello di «dire “stop al debito”». Contro la proposta si sono scagliati sia a destra che a sinistra; i partiti dell’opposizione, tuttavia, hanno opinioni diverse sulla direzione che dovrebbe prendere il Paese in questo momento.

A destra, la leader del Rassemblement National (singolo partito che coi suoi 123 parlamentari conta il maggior numero di seggi in Assemblea) Marine Le Pen chiede lo scioglimento del parlamento e l’indizione di nuove elezioni, sostenendo che la chiamata alle urne sia ormai «un obbligo, e non più una opzione». Mélenchon, capo del principale partito della coalizione di sinistra (Nouveau Front Populaire), La France Insoumise (71 seggi), si è spinto ancora oltre, chiedendo direttamente le dimissioni di Macron da presidente della Repubblica. Socialisti (66 seggi) ed Ecologisti (38 seggi), rispettivamente secondo e terzo partito dell’NFP, invece, chiedono a Macron di assegnare l’incarico di formare un governo alla sinistra, rivendicando la vittoria delle elezioni parlamentari dell’anno scorso. Infine, il Partito Comunista (16 seggi), quarta forza della coalizione, è rimasto vago.

Macron ha sempre rifiutato in maniera netta l’opzione di dimettersi. Il presidente, inoltre, ha affermato che non intende sciogliere l’Assemblea e che assegnerà l’incarico a qualcun altro nei prossimi giorni, dopo essersi consultato con i vari partiti. Nonostante i rifiuti di abbandonare il proprio posto e di sciogliere il parlamento, a Macron restano poche opzioni. Il presidente può assegnare l’incarico alla sinistra come richiesto da Socialisti ed Ecologisti, ma Mélenchon si è detto apertamente contrario, criticando i propri alleati di coalizione. Può provare a sfruttare le momentanee divergenze interne dell’NFP, tentando di formare un esecutivo centrista aperto alla presenza dei Socialisti; i media francesi ripresentano ciclicamente questa opzione a ogni crisi di governo, perché considerano Olivier Faure, il leader del partito, più vicino a Macron di quanto non lo sia Mélenchon; lo stesso Faure, tuttavia, ha detto di volere formare un governo di minoranza con soli rappresentanti di sinistra, escludendo esplicitamente un appoggio macroniano. Il presidente può anche guardare al Rassemblement National, ma per quanto i suoi leader non si siano espressi in merito, le parole di Le Pen sembrano non lasciare spazio a una esplorazione dell’incarico; in generale, tale opzione sembra la più irrealizzabile, a causa delle storiche resistenze francesi nei confronti di un ipotetico governo di destra.

Macron, infine, può cercare di formare un altro governo di minoranza di centro, formato dai parlamentari del proprio partito e dal centrodestra repubblicano; tanto il governo Bayrou quanto quello del suo predecessore, Michel Barnier, godevano infatti del sostegno esterno del Rassemblement National, che, pur non appoggiandoli, non vi si opponeva come la sinistra. La formazione di un governo centrista perseguirebbe lo stesso scopo dei suoi predecessori, ossia quello di escludere dalla guida dell’esecutivo la sinistra e la destra, cercando al contempo di non scontentare almeno una delle due parti. Le richieste del Rassemblement National e le parole di Le Pen, tuttavia, sembrano andare contro tale opzione.

Corruzione, ai domiciliari il coordinatore di Forza Italia a Caserta

0

Il sindaco di Arienzo e coordinatore provinciale di Forza Italia, Giuseppe Guida, è stato posto ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Napoli su corruzione, turbativa d’asta e riciclaggio che ha portato a 17 misure cautelari. Coinvolto anche l’imprenditore dei rifiuti ed ex consigliere regionale Nicola Ferraro, già condannato per concorso esterno in camorra, per il quale è stato disposto il carcere. Indagati inoltre l’ex direttore generale dell’Asl di Caserta Amedeo Blasotti e l’ex consigliere regionale Luigi Bosco, oggi in Azione: per entrambi il Gip ha respinto le misure richieste.

L’arte al tempo dell’intelligenza artificiale

1

L’autrice fantasy Joanna Maciejewska ha scritto, all’inizio del 2024, in un post affidato ai social «Voglio un’IA che mi faccia il bucato e lavi i piatti, così da potermi dedicare all’arte e alla scrittura; non un’IA che mi sostituisca nell’arte e nella scrittura, costringendomi a fare il bucato e lavare i piatti». La sua osservazione, tanto semplice quanto incisiva, ha trovato eco in un giornalista del magazine inglese Edge, che l’ha riportata nel numero cartaceo di luglio. Sostenendone il messaggio, alcuni lettori hanno fotografato l’estratto e lo hanno quindi condiviso online. Così, un cont...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

È morto lo scrittore Stefano Benni

0
Oggi, martedì 9 settembre, è morto Stefano Benni. Benni, 78 anni, nato a Bologna, era uno degli scrittori più noti nel panorama letterario italiano, conosciuto per avere scritto i romanzi “La Compagnia dei Celestini”, “Margherita Dolcevita”, e l’antologia di raccolte “Bar Sport”. I libri di Benni sono stati tradotti in più di 30 lingue, e negli ultimi anni della sua attività ha scritto racconti inediti tradotti dalla rivista araba Al Doha. Nella sua carriera, Benni ha lavorato anche come drammaturgo e sceneggiatore, e ha collaborato con diverse riviste e giornali, tra cui periodici satirici. Questa vena ironica era centrale nella sua poetica, fatta di luoghi immaginari che spesso rappresentavano criticamente la società italiana.

L’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione totale e immediata di Gaza City

0

L’esercito israeliano ha ordinato ai cittadini di Gaza City di abbandonare la città. L’ordine è rivolto «a tutti i residenti di Gaza City e di tutti i suoi quartieri, dalla Città Vecchia e da Tuffah a est fino al mare a ovest», che, secondo le stime, dovrebbero corrispondere a circa 1,2 milioni di persone. Ai cittadini è stato ordinato di dirigersi a sud, verso il campo profughi di Al Mawasi, nel Governatorato di Khan Younis, passando attraverso l’asse Rashid (lunga strada costiera che connette il centro di Gaza City a Khan Younis). Questo ultimo ordine di evacuazione rappresenta il primo dei passi fondamentali per portare a compimento il piano di invasione della capitale della Striscia approvato recentemente; con esso, Israele intende spingere in massa la popolazione gazawi verso sud, occupando il resto della Striscia e spianando il terreno attraverso la demolizione mirata delle abitazioni.

L’ordine di evacuazione totale di Gaza City è stato annunciato oggi dal portavoce delle IDF in lingua araba, Avichay Adraee, alle 7 italiane. Dopo l’annuncio, l’esercito ha iniziato a lanciare volantini di avviso in tutta la città, distribuendoli attraverso gli aerei. In questo momento non è chiaro quante persone abitino nella capitale; stando alle ultime stime e dichiarazioni della Protezione Civile della Striscia, tuttavia, dovrebbero esserci circa 1,2 milioni di persone. Secondo il quotidiano israeliano Israel Hayom, tra le 100mila e le 300mila persone potrebbero rimanere a Gaza City. Il maxi-ordine di evacuazione dalla capitale è stato emanato nell’ambito del piano Gedeone 2 di occupazione totale della città. Esso prevede la distruzione di tutti i 51.544 edifici residenziali di Gaza City, per livellare la città e accelerare lo sfollamento forzato della popolazione palestinese. In questi giorni, l’esercito sta prendendo di mira specialmente le torri abitative, che contengono decine di appartamenti; Netanyahu sostiene che finora siano state demolite 50 torri.

Nel frattempo, continuano le aggressioni nel resto della Striscia: dall’alba di oggi, Israele ha ucciso almeno 11 persone e altre 6 persone sono morte per carestia. Dall’escalation del 7 ottobre, Israele ha distrutto, danneggiato o reso inutilizzabile il 92% delle case (l’ultimo aggiornamento è di agosto 2025), l’83% delle terre coltivabili e il 71% delle serre (i dati più recenti sono di aprile 2025), il 91,8% delle scuole (dato aggiornato all’8 luglio 2025), l’89% delle strutture idriche (febbraio 2025) e, in generale, il 78% di tutte le strutture della Striscia (8 luglio 2025); la metà esatta degli ospedali risultano funzionanti (31 agosto 2025), e l’86,5% del territorio della Striscia è sotto ordine di evacuazione o interdetto ai civili. In totale, l’esercito israeliano ha inoltre ucciso direttamente almeno 64.522 persone, anche se il numero totale dei morti potrebbe superare le centinaia di migliaia, come sostenuto da un articolo della rivista scientifica The Lancet e da una lettera di medici volontari nella Striscia.

Messico, incidente tra treno e autobus: 10 morti e 61 feriti

0

In Messico si è verificato un incidente tra un treno merci e un autobus passeggeri a due piani, che ha provocato la morte di dieci persone e il ferimento di altre 61. Secondo le autorità messicane, alcuni dei feriti erano in gravi condizioni. La collisione è avvenuta in una zona industriale sull’autostrada che collega Atlacomulco, una città a circa 115 km a nord-ovest della capitale Città del Messico, e Maravatio, nello Atato di Michoacán. Secondo l’operatore ferroviario, l’autobus stava tentando di passare davanti al treno in movimento; tale versione non è stata ancora confermata da fonti ufficiali.

Un’imbarcazione della Global Sumud Flotilla è stata attaccata da un drone

4

Intorno alle 23.30 di ieri sera, lunedì 8 settembre (mezzanotte e mezza in Italia), la Family Boat, una delle imbarcazioni principali della Global Sumud Flotilla, è stata attaccata da un drone mentre si trovava nel porto di Tunisi. L’equipaggio dell’imbarcazione, che batte bandiera portoghese, è in salvo, ma il mezzo ha registrato diversi danni. Le autorità tunisine hanno in un primo momento categoricamente escluso che si trattasse di un attacco con droni, parlando di un malfunzionamento a bordo, ma le dichiarazioni sono state subito smentite dalle immagini delle telecamere di sicurezza diffuse dall’equipaggio della flotta. Per questi ultimi, non vi è dubbio che dietro le operazioni vi sia Israele.

A bordo della Family Boat si trovano i membri del Comitato Direttivo della missione, come Greta Thunberg, Ysemin Acar e Thiago Avila. Il ministro dell’Interno tunisino, citato dai media, ha subito dichiarato che le ipotesi di un attacco con droni non avessero «alcuna base veritiera», tuttavia i video mostrano chiaramente un oggetto infuocato cadere sul lato dell’imbarcazione principale. In un video diffuso da Francesca Albanese, presente sul luogo perchè residente a Tunisi, si sente distintamente il ronzio di quello che potrebbe essere a tutti gli effetti un drone, poco prima che le fiamme si sviluppassero sul lato dell’imbarcazione. «Sono qui in qualità di esperto indipendente e quello che ho trovato è molto shock, perchè a quanto pare la nave principale della Flotilla è stata attaccata da un drone. Ovviamente dovrà tutto essere verificato, ma c’è una storia di attacchi alla Flotilla da parte di Israele» ha dichiarato Albanese. «Se verrà confermato che si tratta di un attacco con droni, allora si tratterebbe di una aggressione contro la Tunisia e la sua sovranità. Si tratta di un comportamento che non possiamo continuare a tollerare e a normalizzare». In passato, infatti, Israele aveva già attaccato con droni e dirottato un’imbarcazione della Freedom Flotilla che tentava di arrivare a Gaza per portare aiuti umanitari, per poi sequestrarne l’equipaggio e trattenerne illegalmente alcuni membri in prigione per alcuni giorni.

«Lo abbiamo detto molte volte: azioni di questo tipo non ci fermeranno» ha dichiarato Saif Abukeshek, attivista palestinese imbarcato con la missione, già tra gli organizzatori della Global March to Gaza, «finchè l’equipaggio è al sicuro, continueremo a cercare di rompere l’assedio a Gaza». La Global Sumud Flotilla è una missione civile composta da decine di imbarcazioni provenienti da oltre 40 Paesi, che intende arrivare a Gaza per portare tonnellate di aiuti umanitari alla popolazione e rompere l’assedio di Israele, che da due anni sta portando avanti un genocidio.

Sono pochi i governi e le istituzioni che si sono pronunciati per dichiarare apertamente la protezione dei civili salpati con la flotta. E tra tutti, la Commissione UE ha fatto sapere in maniera chiara ed esplicita che «non incoraggiamo la Flotilla e le azioni di questo genere», in quanto rischiano di «portare a un’escalation» oltre a mettere a rischio la vita delle persone che si trovano sulle imbarcazioni (anche se «questo non significa che gli attacchi alla Flotilla siano giustificati»). La miglior maniera per consegnare gli aiuti umanitari, ha dichiarato Eva Hrncirova, portavoce della Commissione, è dunque «attraverso i nostri canali istituzionali». La risposta da parte dei membri della missione non si è fatta attendere: «ci spiace che un’istituzione che dovrebbe rappresentare tutti noi europei non faccia altro che ripetere le posizioni di sempre, senza riuscire ad andare oltre il perimetro politico dell’inconsistenza», riporta un comunicato. Il suggerimento di fare affidamento ad altri canali, già avanzato nei giorni scorsi dalla presidente del Consiglio italiana Giorgia Meloni, viene duramente criticato: «la Hrnicirova ha dichiarato che stanno cercando di aumentare il numero di camion che entrano a Gaza, ma dovrebbe essere a conoscenza del fatto che se prima del 7 ottobre ogni giorno entravano a Gaza 500 camion di aiuti (circa 15 mila al mese), da inizio anno ad oggi ne sono entrati circa 1.400 in totale, nessun camion tra marzo e maggio, da quando Israele ha impunemente violato il cessate il fuoco».