Continua la protesta dei cittadini francesi contro le politiche di austerità, dopo gli scioperi e le mobilitazioni che si erano già svolti il mese scorso con il movimento “Bloquons tout” (“Blocchiamo tutto”), in seguito alla caduta del governo di François Bayrou. Ieri migliaia di manifestanti sono scesi in piazza in oltre 200 città per esprimere il proprio dissenso contro i tagli alla spesa pubblica, per chiedere l’annullamento dell’innalzamento dell’età pensionabile e un aumento delle tasse sui redditi più alti. Secondo la CGT (Confederazione generale dei sindacati), hanno preso parte alle proteste circa 600.000 persone, mentre secondo il ministero dell’Interno, fino a mezzogiorno circa 85.000 persone avevano protestato in tutto il Paese, segnando un calo di oltre la metà rispetto alla partecipazione agli scioperi di settembre. «Dobbiamo porre fine una volta per tutte a tutti i sacrifici richiesti ai lavoratori e indicati nella proposta di bilancio», ha dichiarato a BFM TV Sophie Binet, segretaria generale della CGT.
Secondo il sindacato CGT, si sono svolte proteste in più di 240 località in tutta la Francia, tra cui Digione, Metz, Poitiers e Montpellier. Il ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha dispiegato 76.000 agenti, di cui cinquemila a Parigi, avvertendo che «non saranno tollerati eccessi» e che i facinorosi saranno «immediatamente consegnati alla giustizia». A Bordeaux e Montpellier gli studenti hanno bloccato alcuni licei, mentre in alcune fabbriche si sono verificati scioperi: a Valenciennes i manifestanti hanno impedito l’accesso allo stabilimento Stellantis, mentre azioni di protesta hanno colpito anche Michelin e Thales. Anche la Tour Eiffel, monumento simbolo di Parigi, è rimasta chiusa, in quanto la società di gestione Sete ha votato a larga maggioranza per l’adesione allo sciopero.
Da parte sua, Sebastien Lecornu, quinto primo ministro di Macron in due anni, ha promesso un bilancio che garantisca maggiore «equità fiscale». Per ora restano però escluse alcune richieste chiave dei sindacati come una tassa sui grandi patrimoni e l’annullamento dell’innalzamento dell’età pensionabile. Proprio oggi Lecornu ha annunciato che non avrebbe usato l’articolo 49.3 della Costituzione per approvare il bilancio. Tale articolo consente la votazione di un testo senza votazione, ossia senza dibattito parlamentare ed è stato utilizzato per approvare tutti i bilanci dalla rielezione di Emmanuel Macron nel 2022. Poiché la base comune (blocco di destra e centro) non dispone della maggioranza nell’Assemblea, questa decisione del Primo Ministro aumenta di fatto il potere del Parlamento, secondo quanto riferito dal giornale francese Le Figaro.
Il nuovo governo francese si ritrova a dover affrontare, da una parte, il malcontento dei cittadini che chiedono la fine dell’austerità e, dall’altra, un Parlamento che concorda sulla necessità di ridurre il deficit di bilancio, ma non su come farlo. Nel 2024 il deficit di bilancio francese ha raggiunto il 5,8% del Pil (Prodotto interno lordo), vale a dire quasi il doppio del limite del 3% previsto dai parametri di Maastricht. Ciò significa che i francesi non si stanno ribellando solo contro i primi ministri del presidente Emmanuel Macron, ma contro gli stessi parametri europei e la sua impalcatura economico improntata all’austerità che non ha fatto altro che aumentare la povertà nelle nazioni europee.
Lo scorso 8 settembre, l’ex primo ministro François Bayrou, è stato sfiduciato dal parlamento proprio a causa del suo piano di bilancio lacrime e sangue, pensato per fare risparmiare alle casse statali quasi 44 miliardi di euro. È proprio l’austerità di Bayrou che ha innescato le ampie proteste verificatesi a settembre e che stanno proseguendo anche questo mese. La crisi in cui versa la politica francese evidenzia la distanza presente tra i vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni durante “l’era Macron” e la popolazione, ma anche la profonda debolezza che attraversa la democrazia francese, in particolare, e in generale buona parte delle cosiddette democrazie liberali, subordinate ai poteri finanziari e ai diktat delle istituzioni comunitarie europee e, di conseguenza, incapaci di dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini.
I militanti dell’organizzazione islamista Boko Haram hanno conquistato la città di Kirawa, nello Stato nigeriano del Borno, causando lo sfollamento di oltre 5.000 persone. Da quanto comunicano fonti locali, i miliziani avrebbero attaccato una caserma militare e palazzi politici e incendiato diverse abitazioni. I cittadini sfollati stanno fuggendo verso il Camerun. Lo Stato nigeriano del Borno è da tempo teatro di scontri tra i miliziani di Boko Haram e le forze regolari. Nell’ultimo anno, il gruppo ha lanciato sempre più incursioni, invadendo basi militari e comunità locali.
«Israeli Colony in Salento» è il nome di un progetto ideato dall’imprenditrice israeliana Orit Lev Marom, che starebbe cercando di mettere in atto attraverso la società immobiliare Coral 37, fondata appositamente «per aiutare gli investitori ad acquisire immobili di prim’ordine nella regione del Salento». Il progetto è descritto come «una visione per una comunità agricola e turistica autosufficiente dove le famiglie israeliane possono stabilire case, coltivare il proprio cibo e sviluppare strutture educative e sanitarie condivise». Insomma, la donna israeliana sarebbe promotrice di una vera e propria colonizzazione basata sull’acquisto di grandi appezzamenti di terreno con casolari e altri edifici.
Non molto tempo fa vi abbiamo raccontato del malessere che si sta diffondendo a Cipro per il grande aumento del numero degli israeliani che si stabiliscono sull’isola costruendo comunità chiuse e socialmente indipendenti con scuole, supermercati kosher e sinagoghe; il tutto mentre salgono continuamente le tensioni nella regione tra Israele e Turchia. A quanto pare il rischio di un simile fenomeno potrebbe ripetersi anche in Italia, precisamente in Salento, Puglia. Orit Lev Marom, imprenditrice israeliana che ammanta un passato lavorativo tra Cipro, Grecia, Portogallo, Spagna, Germania, Inghilterra e Stati Uniti, per tramite della società da lei co-fondata, Coral 37, sta promuovendo un progetto che sul sito è riportato alla voce «Pensiero visionario e progetti innovativi» e che prende il nome di «Israeli Colony in Salento». Tale progetto è definito«una visione per una comunità agricola e turistica autosufficiente dove le famiglie israeliane possono stabilire case, coltivare il proprio cibo e sviluppare strutture educative e sanitarie condivise». In altre parole una comunità chiusa, autonoma e autosufficiente, di cittadini israeliani su suolo italiano.
L’opportunità è ghiotta, come spiega l’imprenditrice israeliana sul sito di Coral 37: confrontati con quelli di molte altre mete in Occidente, o in Italia stessa, i prezzi salentini sono decisamente inferiori alla media, con possibilità di grande sviluppo economico. Una proprietà che propone l’imprenditrice, a pochi chilometri dal mare, è grande 84 ettari con opere murarie di 300 mq che possono essere aumentate fino 1.350 mq, anche suddivise in più edifici abitativi. Non viene riportato il costo dell’eventuale operazione di acquisto. Il Salento, come gran parte del Sud Italia, è una terra martoriata da decenni di politiche fallimentari; in più, subisce ancora le pesanti conseguenze della devastazione ecologica del caso Xylella e l’abbattimento di migliaia di olivi secolari. Tutto questo fa si che il valore dei terreni e degli edifici rimanga basso, lasciando questa regione esposta a progetti speculativi o, addirittura, come in questo caso, di colonizzazione.
Lev Marom dice di aver cambiato lavoro nel 2005 quando da insegnante di educazione speciale è passata nel settore dell’edilizia per essere, poco dopo, nominata CEO di Y. Yitzhakov Construction, ditta di costruzione israeliana con sede non lontano da Gerusalemme. Da quel momento sarebbe iniziata la sua avventura ventennale nel settore immobiliare in diversi Paesi. Poi due anni fa l’arrivo in Salento e l’innamoramento di una terra che dice di sentire familiare. E così l’idea colonizzatrice. Non appena la questione della colonia israeliana nel Salento è diventata nota, tutte le pagine sono state cancellate. Difficile al momento stabilire fino a che punto tale progetto sia attendibile e se ci sia qualcun altro che lavora con Lev Marom, come suggerirebbe il sito, il quale presenta l’imprenditrice israeliana come co-fondatrice di Coral 47.
Senz’altro una vicenda singolare che merita attenzione futura e monitoraggio. I cittadini del Salento, ma non solo, sono avvisati.
Dall’inizio dell’anno, l’Ente Nazionale di Protezione Animali ha seguito 3.441 procedimenti per abbandono, uccisione, traffico di cuccioli, combattimenti, corse clandestine e bracconaggio. Lo registra l’edizione 2025 del report di Enpa. Gli animali sequestrati e presi in carico sono stati 764, spesso ridotti pelle e ossa, feriti, picchiati o lasciati a morire di stenti. Lanciando la Giornata degli Animali di domani e dopodomani, 4 e 5 ottobre, la presidente Carla Rocchi ha denunciato il maltrattamento come crimine diffuso e invitato ogni cittadino a contribuire con segnalazioni tempestive.
Le coste italiane non stanno venendo risparmiate dalle manifestazioni. Uno degli obiettivi principali della manifestazione sono infatti i porti, e in generale i centri logistici, considerati il centro nevralgico del commercio con lo Stato di Israele. Nei mesi, i porti sono finiti al centro dell’attenzione per il transito di navi accusate di trasportare armi verso Israele. Nella giornata di oggi, sono stati bloccati i porti di Genova, Livorno, Salerno e Trieste, mentre in serata i manifestanti hanno bloccato l’hub logistico di Pioltello, alle porte di Milano. Invaso anche il terminal intermodale dell’interporto di Padova.
Ore 17.10 – CGIL: 2 milioni di persone
Arriva un primo bilancio delle partecipazioni di oggi. La CGIL ha rilasciato una nota in cui sostiene che oggi sarebbero scese in piazza 2 milioni di persone in tutta Italia in oltre 100 città, di cui 300.000 solo a Roma. “Secondo i dati pervenuti finora”, si legge nella nota, “l’adesione media nazionale allo sciopero generale si attesta intorno al 60%”.
Ore 16.57 – Trump dà un ultimatum ad Hamas
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato un post sulla propria piattaforma social Truth in cui dà un ultimatum ad Hamas per accettare il proprio piano di pace. Trump ha detto che Hamas ha tempo fino alle 18 di domenica (le 12 italiane) per fornire la propria risposta, altrimenti “tutto l’inferno, come mai nessuno lo ha visto prima, sarà scatenato contro Hamas”.
La situazione a Gaza, intanto, si aggrava. Le aggressioni su Gaza City si stanno intensificando, e dall’alba di oggi Israele ha ucciso almeno 31 persone nella sola capitale. In totale, nella Striscia le IDF hanno ucciso almeno 49 persone.
Ore 16.35 – Padova: due persone fermate
Due persone sono state fermate di rientro al blocco dell’interporto di Padova e sono state portate in questura. I gruppi di attivisti stanno formando un presidio sotto la questura per chiederne il rilascio.
Ore 16.19 – Il punto della situazione: strade e stazioni
Tra i punti più colpiti, vi sono autostrade e tangenziali, centrali nel traffico delle merci. Oggi, circa 150mila manifestanti hanno invaso la tangenziale di Milano salendo dall’uscita di Lambrate, per poi dividersi in due blocchi: uno ha continuato in direzione Cascina Gobba, l’altro è tornato verso il centro. Anche a Brescia, Modena e Trento è stata bloccata la tangenziale. A Bologna i manifestanti hanno prima occupato la tangenziale e poi invaso l’autostrada. L’autostrada è stata bloccata anche a Pisa, dove i manifestanti sono poi riusciti a invadere l’aeroporto, bloccando i voli. A Venezia, invece, i manifestanti hanno occupato il Ponte della Libertà, che connette l’isola principale con la terraferma. Come le strade le stazioni: oggi i manifestanti hanno occupato i binari a Firenze, Genova, Massa e Treviso.
Ore 15.55 – Pisa: i manifestanti invadono l’aeroporto
Dopo avere percorso l’autostrada, i manifestanti del corteo pisano hanno raggiunto l’aeroporto Galileo Galilei. Qui sono riusciti a forzare il blocco delle forze dell’ordine e a invadere la pista e i piazzali dove si trovano gli aerei, sfilando con tamburi e bandiere I voli sono stati momentaneamente sospesi. Le prese di stazioni del trasporto pubblico continuano in tutta Italia. A Genova nel frattempo è stata occupata la stazione di Principe
Ore 15.34 – Flotilla: 4 italiani attivisti italiani sono stati rimpatriati
Il ministero degli Esteri israeliano ha rilasciato un post sul social X, ex Twitter, in cui annuncia che le operazioni per i rimpatri degli attivisti sono in corso, aggiungendo che 4 cittadini italiani sono già stati rimandati in patria.
Procedures are under way to wrap up the Hamas-Sumud provocation and to finalize the deportation of the participants in this sham.
Already 4 Italian citizens have been deported. The rest are in the process of being deported. Israel is keen to end this procedure as quickly as… pic.twitter.com/LeM1R25jTP
Ore 15.24 – Torino: i manifestanti vanno verso Leonardo
A Torino i manifestanti si sono diretti verso la sede di Leonardo, dove le forze dell’ordine hanno reindirizzando decine di camionette. Sulla via per lo stabilimento, le forze dell’ordine hanno lanciato lacrimogeni sui dimostranti, facendo disperdere parte del corteo. Altri, tuttavia, sono andati avanti compatti, e pare che siano riusciti a sfondare un cancello.
Leonardo è la principale azienda bellica italiana, tra le prime a finire sotto la lente delle manifestazioni per la Palestina a causa dei suoi rapporti con lo Stato di Israele. La multinazionale è infatti attiva in diversi progetti di scambio con lo Stato ebraico, uno dei quali rinnovato lo scorso aprile dal governo, ed è proprietaria di aziende di tecnologia bellica israeliana quali Rada Systems.
Ore 15.10 – Milano e Bologna: lacrimogeni sui manifestanti
I manifestanti di Milano si sono divisi a metà: un blocco è tornato verso il centro, mentre un altro ha proseguito sulla tangenziale in direzione Cascina Gobba ed è stato attaccato dalle forze dell’ordine con i lacrimogeni. In questo momento, tutte le uscite della tangenziale est della città sono state bloccate o risultano congestionate. Analoga situazione anche a Bologna, dove i manifestanti, dopo avere invaso la tangenziale hanno imboccato l’autostrada. Anche qui, come a Milano, il corteo è stato attaccato con le forze dell’ordine con i lacrimogeni.
Ore 14.59 – Il punto della situazione: il numero di partecipanti
L’estensione delle manifestazioni è vastissima. In generale, tutte le piazze stanno raccogliendo sull’ordine delle migliaia e delle decine di migliaia di persone. Complessivamente tra le sole Roma, Milano, Bologna e Torino, le prime stime parlano di un totale di un numero di persone tra le 600 e le 700mila. Tra Brescia, Firenze, Padova, Palermo, Treviso e Venezia si sarebbero invece radunate almeno 200mila persone. Contando anche i centri minori, il numero di manifestanti dovrebbe contare oltre un milione di partecipanti. Lo sciopero è infatti arrivato anche in centri che non si è soliti vedere associati alle manifestazioni. In queste ore sono state organizzate piazze anche ad Aosta, Cesena, Cosenza, Forlì, Massa, Modena e Pescara.
Ore 14.35 – Trieste, bloccati i varchi portuali
Il corteo triestino ha bloccato il Varco 4 del porto cittadino; una parte dei manifestanti si sono poi staccati dal presidio davanti, dirigendosi verso il Varco 1 e bloccando anche quello.
Ore 14.29 – Bologna e Trento: bloccata la tangenziale
Anche a Bologna i manifestanti hanno bloccato la tangenziale con una partecipazione stimata di circa 100.000 persone. La tangenziale è stata invasa anche a Trento.
Bologna bloccano la tangenziale – Foto del collettivo Chrono.
Ore 14.25 – Salerno, scontri al porto
A Salerno la manifestazione ha interessato la zona del porto, dove i manifestanti hanno cercato di forzare il bocco delle forze dell’ordine sul varco di Ponente. Ci sono stati scontri e cariche della polizia.
Ore 14.19 – Milano, il corteo invade la tangenziale
Il corteo di manifestanti a Milano è salito in tangenziale e ora si trova all’altezza dell’uscita di Lambrate. Secondo delle stime provvisorie, i partecipanti alla manifestazione meneghina sarebbero oltre 150.000.
I manifestanti sulla tangenziale a Milano.
Ore 13.54 – Torino, corteo verso le OGR, polizia lancia lacrimogeni
A Torino, il corteo di manifestanti si è diretto alle Officine Grandi Riparazioni per contestare la “Tech Week”, alla presenza di Ursula von der Leyen e Jeff Bezos, attraverso l’area che ospita campus e incubatori del Politecnico. I manifestanti hanno tentato di sfondare il blocco delle forze dell’ordine e lanciato fumogeni, ricevendo in risposta lacrimogeni. Un centinaio di persone si è staccato dal corteo principale cercando di superare la recinzione per raggiungere il Politecnico, ma le cariche di alleggerimento della polizia hanno disperso i dimostranti, che hanno iniziato a defluire.
Ore 13:24 – Padova, scontri a distanza tra attivisti e polizia
Momenti di tensione a Padova, dove sono in atto scontri a distanza tra manifestanti e forze dell’ordine. Gli attivisti hanno lanciato oggetti e fumogeni, i poliziotti hanno usato gli idranti e lacrimogeni contro la folla. Il corteo è indietreggiato e ora la distanza tra i due schieramenti è di meno di cento metri.
Ore 12:55 – Catania, occupata la stazione ferroviaria
A Catania, un cordone di persone si è staccato dal corteo principale ed è arrivato alla stazione allo scopo di occupare i binari. Nonostante il tentativo della polizia di impedire l’azione, dopo un breve scontro con le forze dell’ordine i manifestanti sono riusciti a invadere i binari, che sono attualmente occupati. Nel frattempo, sono state occupate anche tutte le strade adiacenti e il traffico è bloccato.
Ore 12:38 – Adesioni allo sciopero italiano anche a Madrid, Barcellona e Lisbona
Ad aderire allo sciopero generale per Gaza e in sostegno alla Flotilla è anche il personale di alcune istituzioni italiane all’estero. Le adesioni provengono da lavoratori e lavoratrici delle sedi di Madrid, Barcellona e Lisbona e sono coinvolti dipendenti dell’Ambasciata e dell’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, della Scuola Statale Italiana, del Consolato Generale di Barcellona, oltre che dell’Ambasciata e dell’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona.
Ore 12:06 – A Bologna scioperano anche i carcerati
Un particolare che rende l’idea di come lo sciopero odierno stia mobilitando ampie fasce della popolazione anche al di fuori dei lavoratori delle categorie solitamente interessate dalle proteste sindacali. Dal carcere della Dozza, Bologna, ci arriva l’immagine del volantino con il quale i detenuti che godono del permesso di lavoro come dipendenti della società Fare impresa in Dozza (FID) annunciano l’intenzione di rimanere in cella per protestare contro il genocidio in Palestina e il blocco della Global Sumud Flotilla: «Per noi lavorare è un atto di libertà. Nonostante ciò, rinunciamo a un giorno di libertà e al nostro stipendio», hanno scritto i carcerati.
Ore 11.52 – Proseguono le occupazioni di scuole e università
Continuano le occupazioni di scuole e università in tutto il Paese. Dopo le occupazioni della Facoltà di Lettere e del Rettorato, anche la Scuola Normale Superiore di Pisa è stata occupata dal movimento studentesco. Alta tensione anche a Roma, dove gli studenti di Cambiare Rotta hanno bloccato gli ingressi della facoltà di Lettere della Sapienza. Da ieri sono occupate anche la Statale di Milano e l’università di Torino.
Ore 11:25 – Oltre cento piazze mobilitate per lo sciopero, in decine di migliaia in corteo in tutta Italia
Oltre cento piazze in tutta Italia si stanno mobilitando da stamane per lo sciopero promosso dai sindacati in solidarietà al popolo palestinese e ai membri della Global Sumud Flotilla. Un’ondata di persone è scesa per le strade delle rispettive città, dalla Val d’Aosta fino alla Sicilia. A Milano, decine di migliaia di manifestanti sono partiti da Porta Venezia. A Roma, gli organizzatori puntano a sfondare le 100mila unità. A Palermo, sono circa 30mila le persone attualmente riunite in corteo, mentre a Napoli se ne contano oltre 15mila.
Lo sciopero generale a BolognaLo sciopero generale all’Aquila in AbruzzoLo sciopero generale a TorinoLo sciopero generale a PalermoLo sciopero generale a RomaLo sciopero generale a NapoliLo sciopero generale a Milano
Ore 10:46 – Venezia paralizzata dallo sciopero e dal corteo per Gaza
A Venezia lo sciopero indetto da Cgil e Cobas, unito alle manifestazioni a sostegno di Gaza e della Flotilla, ha paralizzato i collegamenti da e per il centro storico. Il corteo, partito da Campo Santa Margherita, è diretto a piazzale Roma, stamani completamente deserto. Alcuni attivisti sono saliti sul tetto del Garage comunale, esponendo uno striscione con la scritta “Free Gaza”. Gravi i disagi anche sul fronte ferroviario: dalle 10 sono state registrate cancellazioni della quasi totalità dei treni sia alla stazione di Venezia Santa Lucia sia a quella di Mestre.
Ore 10:30 – Salvini: “Landini paghi per lo sciopero, è illegittimo”
Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, ospite a Mattino Cinque, ha definito l’odierno sciopero «illegittimo non perché non lo vuole Salvini, ma perché la Commissione tecnica di garanzia lo ha dichiarato tale», affermando che «chi oggi sciopera sa che va contro la legge e rischia sanzioni sia a livello personale che come organizzazioni sindacali». Il leader della Lega ha poi aggiunto: «Lo organizza Landini? Lo paghi Landini». Quanto alla scelta di non precettare lo sciopero, Salvini ha spiegato di averlo fatto «per dare una chance, un segnale di dialogo in un momento delicato e provare ad abbassare i toni e chiedere il rispetto del lavoro.
Ore 10:10 – Torino, bloccato centro distribuzione Amazon di Brandizzo, corteo verso le OGR
A Brandizzo, nel Torinese, attivisti pro Palestina e il sindacato Si Cobas hanno bloccato il centro di distribuzione Amazon, impedendo dalle 7.30 l’uscita dei furgoni destinati alle consegne. Nelle Officine grandi riparazioni, in occasione dell’Italian Tech Week, è previsto il talk con Jeff Bezos, fondatore di Amazon, con John Elkann e la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen. Le OGR, presidiate dalle forze dell’ordine, sono obiettivo del corteo dei manifestati torinesi.
Ore 9:55 – Caos treni: ritardi e cancellazioni da Nord a Sud
Lo sciopero generale sta causato gravi disagi al trasporto pubblico in tutta Italia. A Napoli la Stazione Centrale registra ritardi e cancellazioni, la linea 1 della metro è ferma, bus e tram operano a servizio ridotto e molti treni Eav sono soppressi. A Milano Centrale i ritardi vanno da 20 minuti a oltre 5 ore, mentre a Garibaldi e Rogoredo si registrano cancellazioni e ritardi fino a tre ore. Anche a Roma Termini numerosi treni sono stati cancellati o ritardati fino a 80 minuti. Disagi previsti fino alle 21.
Ore 9:41 – Bloccato l’hub logistico ferroviario di Pioltello
I lavoratori e le lavoratrici in sciopero stanno bloccando Logtainer, l’hub logistico ferroviario di Pioltello (Milano), definito dai Giovani palestinesi Milano che si sono uniti alla protesta «uno dei principali snodi della logistica di guerra del nord Italia». Il polo, alle porte di Milano e collegato ai porti di Genova, La Spezia e Livorno, è infatti strategico per il transito di merci legate alla filiera bellica e commerciale dirette a Israele. Logtainer movimenta carichi per conto di Maersk, oggetto di una campagna di boicottaggio per il trasporto di armi verso Israele.
Ore 9:28 – Bloccato l’accesso al porto di Livorno
Dalle 6 del mattino un presidio di manifestanti pro-Pal, sostenuti da USB, ha bloccato completamente il traffico commerciale nella zona nord del porto di Livorno. L’azione, svolta davanti al varco Zara, ha causato lunghe code di Tir e mezzi pesanti intrappolati tra ponte Genova e via Leonardo da Vinci, paralizzando anche l’accesso dei passeggeri ai traghetti. I manifestanti hanno invaso le carreggiate, posizionato transenne e acceso fuochi per impedire il transito. La protesta ha generato tensioni, con camionisti e automobilisti bloccati che lamentano l’impossibilità di circolare in quell’area della città.
Ore 8:40 – I settori interessati
Lo sciopero del personale ferroviario è fino alle ore 21:00, garantiti alcuni treni a lunga percorrenza e quelli pendolari fino alle ore 9 e dalle 18 alle 21. Il trasporto pubblico locale – autobus, tram, metropolitane – sarà interessato dallo sciopero per tutta la giornata, fatte salve le fasce orarie di garanzia stabilite a livello locale.
Il trasporto aereo sciopera da mezzanotte e un minuto alle 24 nel rispetto delle fasce di garanzia dalle ore 7 alle ore 10 e dalle ore 18 alle ore 21 del personale di volo delle compagnie ad eccezione del personale comandato per i voli garantiti.
Lo sciopero riguarda tutti i settori, quindi possono esserci disservizi e disagi anche nella sanità (pur con le ampie garanzie di prosecuzione del lavoro che sono garantite in questo settore) e in ogni settore lavorativo pubblico e privato.
Ore 8:00
Nonostante il tentativo di sospensione da parte della Commissione di garanzia, che ieri aveva dichiarato illegittimo lo sciopero perché annunciato senza il necessario preavviso, i sindacati USB e CGIL hanno confermato l’astensione dal lavoro e le proteste per la giornata di oggi, 3 ottobre. Lo sciopero è stato indetto di urgenza dopo il blocco della Global Sumud Flotilla da parte di Israele.
Il sindacato di base USB ha chiamato «ogni lavoratore e lavoratrice, ogni cittadino e cittadina, ogni organizzazione democratica e solidale a bloccare tutto: produzione, logistica, trasporti, scuola, servizi, in segno di protesta contro il crimine di guerra commesso da Israele e contro la complicità dei governi occidentali, Italia compresa, che continuano a fornire armi e sostegno politico al regime sionista. Difendere la Global Sumud Flotilla significa difendere la libertà, la pace, la dignità del lavoro e dei popoli».
Il sindacato ha anche chiarato che nessun lavoratore rischia sanzioni o le «conseguenze» minacciate dal ministro Salvini. La legge sugli scioperi infatti prevede che in caso di sciopero illegittimo a rischiare sanzioni sia l’organizzazione sindacale, non i singoli lavoratori.
Il vertice informale di Copenaghen, pensato per rilanciare la coesione europea sul fronte della guerra in Ucraina, ha finito per mostrare una nuova serie di fratture interne. Se da un lato la maggioranza dei leader dei Ventisette ha ribadito l’appoggio incondizionato a Kiev, dall’altro le divergenze su temi cruciali restano profonde. La costruzione di un cosiddetto “muro anti-droni” ai confini orientali dell’Unione ha spaccato i governi: alcuni, come la Polonia e gli Stati baltici, spingono per un sistema coordinato di difesa aerea sul modello israeliano, finanziato con fondi comunitari; altri, più cauti, temono i costi e le implicazioni di una militarizzazione permanente delle frontiere. Ad alimentare il clima di tensione è intervenuto il Segretario generale della Nato Mark Rutte, dichiarando che «Siamo tutti in pericolo, i più avanzati missili russi potrebbero colpire Roma, Amsterdam o Londra a cinque volte la velocità del suono». La stessa questione dell’adesione dell’Ucraina all’Unione è esplosa con forza: il premier ungherese Viktor Orbán ha confermato il suo no netto, proponendo al massimo un accordo strategico che non comporti l’ingresso di Kiev come Stato membro a pieno titolo. Secondo l’articolo 49 del Trattato sull’Unione europea, ogni nuova adesione richiede l’approvazione unanime di tutti i membri. Secondo Orbán, la direzione intrapresa dai Ventisette è dannosa per l’Ungheria e per l’intera Unione europea e ha annunciato che il suo partito di governo lancerà una petizione contro quelli che ha definito «i piani di guerra dell’UE». Una posizione che mette in discussione l’immagine di unità che Bruxelles tenta di proiettare, mostrando al contrario un’Europa frammentata e incapace di parlare con una sola voce.
Il vertice ha rilanciato l’idea di un nuovo pacchetto di sostegno economico e militare, compreso il prestito da 50 miliardi da finanziare anche con gli asset russi congelati, misura che resta fortemente controversa sia sul piano giuridico sia politico. La risposta di Mosca non si è fatta attendere. Dal Club Valdai a Sochi, Vladimir Putin ha respinto le accuse di voler attaccare l’Europa, definendole propaganda utile solo a orientare l’opinione pubblica occidentale. «È impossibile credere» a queste voci, ha dichiarato, aggiungendo che nemmeno i governi europei lo ritengono possibile, ma preferiscono alimentare timori per giustificare politiche di militarizzazione. Con tono sarcastico ha invitato i leader dell’Unione a «rilassarsi e dormire tranquilli», ricordando che i veri nodi da affrontare sono la crisi migratoria e le difficoltà economiche. Al tempo stesso, ha ribadito che la Russia non può permettersi debolezze: il conflitto in Ucraina, ha sostenuto, ha trasformato le forze armate russe in un esercito tra i più pronti al mondo, capace di adattarsi e di resistere a quello che definisce «l’intero blocco NATO». Putin ha poi polemizzato con la Francia dopo il sequestro di una petroliera “Boracay”, abbordata dalle autorità francesi, sospettata di appartenere alla «flotta ombra» russa, parlando di un atto di «pirateria» e avvertendo che in mare il rischio di incidenti crescerà sensibilmente. Ha commentato anche le parole di Donald Trump, che aveva definito la Russia una «tigre di carta»: un’espressione ironica, secondo Putin, smentita dai fatti sul campo e dalle perdite inflitte a Kiev. Positivo il giudizio sull’attuale presidente americano, che a suo avviso mostra almeno disponibilità ad ascoltare Mosca. Sul fronte militare il leader del Cremlino ha lanciato un avvertimento agli Stati Uniti: l’eventuale invio di missili Tomahawk all’Ucraina, ha detto, non cambierebbe l’esito della guerra ma aprirebbe «una nuova fase di escalation».
Il nodo più sensibile resta però quello degli asset congelati. Mosca considera il loro utilizzo da parte dell’Unione europea una «rapina legalizzata» contraria al diritto internazionale e ha minacciato ritorsioni non necessariamente limitate al piano economico. In questo contesto, riprendendo indiscrezioni pubblicate da Bloomberg, diversi media occidentali hanno parlato di un decreto di Putin per confiscare beni stranieri in Russia. Il provvedimento effettivamente emanato il 30 settembre, il decreto presidenziale n. 693, prevede soltanto una procedura accelerata per la vendita di beni federali già di proprietà dello Stato, con perizie rapide e gestione affidata alla Banca statale Promsvyazbank. Nella premessa si richiama la necessità di difendere gli interessi nazionali di fronte alle azioni ostili di USA e UE, ma non vi è alcun riferimento a espropri di aziende o governi stranieri. Più che un atto di confisca, si tratta di un messaggio politico: Mosca intende rafforzare i propri strumenti interni per resistere a quella che definisce guerra economica e finanziaria dell’Occidente. Il quadro che emerge, alla luce del vertice di Copenaghen e della risposta da Sochi, è quello di una spirale di sfiducia reciproca. L’Unione europea, divisa al suo interno, cerca di mostrare coesione attorno a un sostegno a Kiev che però assume forme sempre più militarizzate di un “riarmo permanente”. La Russia, a sua volta, denuncia la deriva occidentale e, senza ricorrere ancora a confische dirette, mette in campo provvedimenti che rafforzano il controllo statale e preparano il terreno per possibili misure più dure. A rimanere sullo sfondo sono i cittadini europei: da una parte si trovano esposti ai rischi di una guerra entrata ormai nel linguaggio della politica interna, dall’altra vedono riaffiorare i fantasmi di un continente sempre più diviso e incapace di elaborare una via d’uscita che non sia l’ennesima escalation. Il vertice informale del Consiglio europeo avrebbe dovuto segnare una svolta di unità, ma ha mostrato fragilità e contraddizioni, oltre alla consueta isteria per la “minaccia russa”: mentre Bruxelles annuncia muri e miliardi per Kiev, Mosca si prepara a rispondere, lasciando intravedere scenari in cui la pace sembra allontanarsi sempre di più.
Un nuovo scandalo scuote Scotland Yard. Un’inchiesta della BBC ha messo in luce episodi gravi di razzismo, misoginia e abusi all’interno della Metropolitan Police di Londra: dalle affermazioni circa l’uso eccessivo della forza contro immigrati al disprezzo per le denunce di violenza sessuale, le registrazioni realizzate da un agente infiltrato del programma Panorama mostrano comportamenti che il capo della polizia, Sir Mark Rowley, ha definito “vergognosi, totalmente inaccettabili e contrari ai valori e agli standard” delle forze dell’ordine”. Otto agenti e un membro dello staff sono stati sospesi, altri due rimossi dai servizi operativi. Il primo ministro laburista Keir Starmer, pur non avendo ancora visionato le registrazioni, ha definito il reportage “scioccante” e ha chiesto “risposte dure”. Anche il sindaco di Londra e la ministra dell’Interno reclamano trasparenza e procedure rigide per accertare responsabilità.
Nel corso del Consiglio dei ministri di giovedì 2 ottobre il governo ha approvato il Documento programmatico di finanza pubblica (DPFP), che sostituisce la Nadef e traccia le linee guida della prossima legge di bilancio 2026. Il quadro che emerge è incentrato su una rigida disciplina dei conti pubblici, con un rapporto deficit/PIL fissato al 3% (ad aprile veniva stimato al 3,3%) per il 2025 e una crescita economica rivista al ribasso (0,5% per l’anno in corso, 0,7% per il 2026). Il testo ufficiale del comunicato del Cdm n. 143 menziona esplicitamente che il governo intende destinare all’aumento delle spese per la difesa uno 0,15% del PIL nel 2026, 0,3% nel 2027 e 0,5% nel 2028, purché l’Italia riesca a uscire dalla procedura per disavanzo eccessivo imposta dall’Unione europea. Da queste cifre deriva la previsione di circa 12 miliardi di euro in più per le spese militari nel triennio 2026-28, qualora il quadro macroeconomico lo permetta. Il resto delle promesse – una riduzione dell’incidenza fiscale sui redditi da lavoro e un “ulteriore rifinanziamento” del Fondo Sanitario Nazionale – appaiono in forma vaga e subordinata, senza indicazioni concrete sugli strumenti o sull’ordine di intervento. «Confermiamo la linea di ferma e prudente responsabilità che tiene conto della necessità della tenuta della finanza pubblica nel rispetto delle nuove regole europee e delle imprescindibili tutele a favore della crescita economica e sociale dei lavoratori e delle famiglie», ha commentato il ministro dell’Economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti. Il testo, illustrato in Cdm, verrà poi inviato a Bruxelles e alle Camere, che hanno già calendarizzato l’esame in aula per il 9 ottobre.
Previsto anche di un “pacchetto famiglia” che potrebbe essere definito nelle prossime settimane. Le ipotesi circolate includono un bonus libri per le fasce di reddito più basse, modellato sull’esperienza di Veneto e Lombardia, e l’introduzione di misure ispirate al quoziente familiare per modulare la pressione fiscale in base al numero dei componenti del nucleo. Parallelamente, si valuta una revisione dei criteri di calcolo dell’Isee, che però non troverebbe spazio diretto in manovra, ma sarebbe oggetto di un provvedimento ad hoc. Sul fronte del lavoro, resta in sospeso la detassazione degli straordinari: potrebbe essere inserita successivamente, attraverso un emendamento in aula, una volta chiarite le risorse realmente disponibili. Tra i capitoli fiscali figura la cosiddetta rottamazione delle cartelle, ma in forma ridimensionata rispetto alle promesse iniziali: non più dieci anni e 120 rate, come proposto dalla Lega, bensì otto anni e 96 rate per i debiti minori, con un impianto che riduce sensibilmente la portata dell’intervento. La stessa dinamica si ritrova anche nella voce relativa alla Sanità, presentata ufficialmente come “rifinanziamento del Fondo sanitario nazionale”. In realtà, al netto della propaganda, l’obiettivo è garantire tra i due e i tre miliardi aggiuntivi, che si sommano ai quattro già inseriti nell’ultima legge di Bilancio: risorse che non rappresentano un piano di rilancio strutturale, ma un tentativo di tamponare la crisi cronica del settore, segnato da carenza di personale e precarietà diffusa. Al ministero della Salute si lavora a un piano da 27mila assunzioni, con priorità agli infermieri per colmare l’assenza di 70mila unità, un vuoto che pesa sulla qualità dell’assistenza e sulla tenuta dei reparti, ma l’entità degli stanziamenti fa pensare più a un adeguamento minimo per evitare il collasso che a una vera riforma. Il percorso sarà graduale, con un aumento stimato dell’1,5% del personale nel 2026, del 3% nel 2027 e fino al 6% nel 2028. Gli stanziamenti seguiranno la stessa progressione: 420 milioni di euro nel 2026, 845 milioni nel 2027 e 1,6 miliardi dal 2028. Nel complesso, le misure collaterali – bonus mirati, ritocchi all’Isee, mini-rottamazioni, annunci sul fronte sanitario – appaiono come aggiustamenti marginali. La manovra resta dominata dall’impronta di austerità dettata da Bruxelles e dall’impegno del governo a ridurre il deficit al 3% del PIL. In questo quadro le uniche voci di spesa destinate a crescere in modo certo e significativo sono quelle legate alla difesa, con miliardi già quantificati e un percorso di incremento pluriennale.
L’analisi delle spese destinate alla difesa rende evidente l’impostazione della manovra: per il 2026 il governo prevede che l’incremento della spesa militare equivalga a circa 3,3 miliardi, cifra derivata dallo 0,15 % del PIL e, quindi, salga ulteriormente negli anni successivi con l’aumentare della percentuale prevista (fino allo 0,5 % nel 2028). In totale, si parla di circa 11-12 miliardi aggiuntivi per la difesa su tre anni, se l’Italia riuscisse a liberarsi dalle misure restrittive imposte per il disavanzo eccessivo. È interessante osservare che nel comunicato del governo non è chiarito con precisione come questi incrementi saranno coperti né quale sarà l’impatto sulle altre voci di spesa. Le spese militari vengono trattate come una priorità automatica, con un meccanismo che sembra assorbire gran parte dello “spazio fiscale” disponibile, subordinando al contempo gli altri interventi a vincoli generici sull’equilibrio dei conti pubblici. Non è una descrizione di investimenti nel tessuto economico o sociale, ma una prenotazione sistematica di risorse per il comparto militare, da realizzarsi se condizionata all’uscita dalle procedure europee restrittive. Dietro lo slogan della riduzione del carico fiscale sui redditi da lavoro si intravede un impegno ancora indefinito, privo di cifre e tempistiche chiare. Anche il cosiddetto rifinanziamento del Fondo Sanitario Nazionale non appare come un investimento strutturale, ma come un adeguamento minimo per contenere l’impatto dell’inflazione e impedire il collasso di un sistema già fragile. La manovra nel suo complesso si configura così come un esercizio di austerità: riduzione del deficit, spesa compressa e crescita di risorse garantite soltanto alla difesa. Lavoro e sanità restano relegati a promesse generiche, subordinate a vincoli contabili e prive di veri stanziamenti.
L’aeroporto di Monaco di Baviera è stato chiuso ieri sera a causa dell’avvistamento di droni sospetti nella zona aeroportuale. Le operazioni di volo sono state sospese intorno alle 22:15, con 17 voli cancellati e 15 dirottati su altri scali come Stoccarda, Norimberga, Vienna e Francoforte. L’interruzione ha coinvolto circa 3.000 passeggeri, molti dei quali hanno dovuto trascorrere la notte nei terminal. Le autorità non hanno ancora chiarito quanti droni fossero in volo né la loro origine: a causa dell’oscurità,non è stato possibile fornire informazioni sul tipo e sulle dimensioni dei velivoli. All’alba l’aeroporto ha ripreso le attività ordinarie.
Durante il 5° Congresso mondiale delle Riserve della Biosfera, svoltosi ad Hangzhou (Cina) alla fine di settembre, l'UNESCO ha annunciato l’ampliamento delle sue aree protette con 26 nuove riserve della biosfera in 21 Paesi, portando sotto tutela circa un milione di km² di terre naturali aggiuntive. Lo scopo è rafforzare la salvaguardia della biodiversità e promuovere modelli di sviluppo sostenibile che coinvolgano comunità locali, Stati membri e scienziati. L’iniziativa segna un’espansione senza precedenti nella rete mondiale delle Riserve della Biosfera: ora sono 785 siti in 142 Paesi, copre...
Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.
Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.
L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.
Ti ricordiamo che il nostro giornale non ospita alcuna pubblicità e non riceve alcun contributo pubblico. È un progetto che esiste solo grazie a Voi lettori.
Per continuare a leggere senza limiti e accedere a tutti i contenuti esclusivi, abbonati adesso al costo di un caffè a settimana. Oltre a sostenere un progetto editoriale unico nel suo genere, potrai beneficiare di un’informazione verificata, di qualità, coraggiosa e senza filtri.
Noi e terze parti selezionate utilizziamo cookie o tecnologie simili per finalità tecniche e, con il tuo consenso, anche per altre finalità come specificato nell'informativa sulla privacy.
Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza durante la navigazione nel sito. Di questi, i cookie che sono classificati come necessari sono memorizzati sul tuo browser in quanto sono essenziali per il funzionamento delle funzionalità di base del sito web. Utilizziamo anche cookie di terze parti che ci aiutano ad analizzare e capire come utilizzi questo sito web. Questi cookie vengono memorizzati nel tuo browser solo con il tuo consenso. Hai anche la possibilità di rinunciare a questi cookie, Ma l'opt-out di alcuni di questi cookie può influenzare la tua esperienza di navigazione.
I cookie necessari sono assolutamente indispensabili per il corretto funzionamento del sito web. Questi cookie assicurano le funzionalità di base e le caratteristiche di sicurezza del sito web, in modo anonimo.
Cookie
Durata
Descrizione
__cf_bm
1 hour
This cookie, set by Cloudflare, is used to support Cloudflare Bot Management.
cookielawinfo-checkbox-advertisement
1 year
Set by the GDPR Cookie Consent plugin, this cookie is used to record the user consent for the cookies in the "Advertisement" category .
cookielawinfo-checkbox-analytics
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent.Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Analytics".
cookielawinfo-checkbox-functional
11 mesi
Il cookie è impostato dal consenso dei cookie GDPR per registrare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Funzionale".
cookielawinfo-checkbox-necessary
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Necessario".
cookielawinfo-checkbox-others
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent.Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Altro".
cookielawinfo-checkbox-performance
11 mesi
Questo cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent. Il cookie viene utilizzato per memorizzare il consenso dell'utente per i cookie della categoria "Performance".
CookieLawInfoConsent
1 year
CookieYes sets this cookie to record the default button state of the corresponding category and the status of CCPA. It works only in coordination with the primary cookie.
csrftoken
1 year
This cookie is associated with Django web development platform for python. Used to help protect the website against Cross-Site Request Forgery attacks
JSESSIONID
session
New Relic uses this cookie to store a session identifier so that New Relic can monitor session counts for an application.
viewed_cookie_policy
11 mesi
Il cookie è impostato dal plugin GDPR Cookie Consent e viene utilizzato per memorizzare se l'utente ha acconsentito o meno all'uso dei cookie. Non memorizza alcun dato personale.
wpEmojiSettingsSupports
session
WordPress sets this cookie when a user interacts with emojis on a WordPress site. It helps determine if the user's browser can display emojis properly.
I cookie funzionali aiutano ad eseguire alcune funzionalità come la condivisione del contenuto del sito web su piattaforme di social media, la raccolta di feedback e altre caratteristiche di terze parti.
Cookie
Durata
Descrizione
yt-player-headers-readable
never
The yt-player-headers-readable cookie is used by YouTube to store user preferences related to video playback and interface, enhancing the user's viewing experience.
yt-remote-cast-available
session
The yt-remote-cast-available cookie is used to store the user's preferences regarding whether casting is available on their YouTube video player.
yt-remote-cast-installed
session
The yt-remote-cast-installed cookie is used to store the user's video player preferences using embedded YouTube video.
yt-remote-connected-devices
never
YouTube sets this cookie to store the user's video preferences using embedded YouTube videos.
yt-remote-device-id
never
YouTube sets this cookie to store the user's video preferences using embedded YouTube videos.
yt-remote-fast-check-period
session
The yt-remote-fast-check-period cookie is used by YouTube to store the user's video player preferences for embedded YouTube videos.
yt-remote-session-app
session
The yt-remote-session-app cookie is used by YouTube to store user preferences and information about the interface of the embedded YouTube video player.
yt-remote-session-name
session
The yt-remote-session-name cookie is used by YouTube to store the user's video player preferences using embedded YouTube video.
ytidb::LAST_RESULT_ENTRY_KEY
never
The cookie ytidb::LAST_RESULT_ENTRY_KEY is used by YouTube to store the last search result entry that was clicked by the user. This information is used to improve the user experience by providing more relevant search results in the future.
I cookie di performance sono utilizzati per capire e analizzare gli indici di performance chiave del sito web che aiuta a fornire una migliore esperienza utente per i visitatori.
Cookie
Durata
Descrizione
SRM_B
1 year 24 days
Used by Microsoft Advertising as a unique ID for visitors.
I cookie analitici sono utilizzati per capire come i visitatori interagiscono con il sito web. Questi cookie aiutano a fornire informazioni sulle metriche del numero di visitatori, la frequenza di rimbalzo, la fonte del traffico, ecc.
Cookie
Durata
Descrizione
_clck
1 year
Microsoft Clarity sets this cookie to retain the browser's Clarity User ID and settings exclusive to that website. This guarantees that actions taken during subsequent visits to the same website will be linked to the same user ID.
_clsk
1 day
Microsoft Clarity sets this cookie to store and consolidate a user's pageviews into a single session recording.
_ga
2 years
The _ga cookie, installed by Google Analytics, calculates visitor, session and campaign data and also keeps track of site usage for the site's analytics report. The cookie stores information anonymously and assigns a randomly generated number to recognize unique visitors.
_ga_*
1 year 1 month 4 days
Google Analytics sets this cookie to store and count page views.
_gat_gtag_UA_178106852_1
1 minute
Set by Google to distinguish users.
_gid
1 day
Installed by Google Analytics, _gid cookie stores information on how visitors use a website, while also creating an analytics report of the website's performance. Some of the data that are collected include the number of visitors, their source, and the pages they visit anonymously.
bugsnag-anonymous-id
never
BugSnag/Juicer sets this cookie for bug reporting and other analytical purposes.
CLID
1 year
Microsoft Clarity set this cookie to store information about how visitors interact with the website. The cookie helps to provide an analysis report. The data collection includes the number of visitors, where they visit the website, and the pages visited.
MR
7 days
This cookie, set by Bing, is used to collect user information for analytics purposes.
SM
session
Microsoft Clarity cookie set this cookie for synchronizing the MUID across Microsoft domains.
vuid
1 year 1 month 4 days
Vimeo installs this cookie to collect tracking information by setting a unique ID to embed videos on the website.
I cookie pubblicitari sono utilizzati per fornire ai visitatori annunci pertinenti e campagne di marketing. Questi cookie tracciano i visitatori attraverso i siti web e raccolgono informazioni per fornire annunci personalizzati.
Cookie
Durata
Descrizione
_fbp
3 months
This cookie is set by Facebook to display advertisements when either on Facebook or on a digital platform powered by Facebook advertising, after visiting the website.
_tt_enable_cookie
1 year 24 days
Tiktok set this cookie to collect data about behaviour and activities on the website and to measure the effectiveness of the advertising.
_ttp
1 year 24 days
TikTok set this cookie to track and improve the performance of advertising campaigns, as well as to personalise the user experience.
ANONCHK
10 minutes
The ANONCHK cookie, set by Bing, is used to store a user's session ID and verify ads' clicks on the Bing search engine. The cookie helps in reporting and personalization as well.
fr
3 months
Facebook sets this cookie to show relevant advertisements by tracking user behaviour across the web, on sites with Facebook pixel or Facebook social plugin.
MUID
1 year 24 days
Bing sets this cookie to recognise unique web browsers visiting Microsoft sites. This cookie is used for advertising, site analytics, and other operations.
test_cookie
16 minutes
doubleclick.net sets this cookie to determine if the user's browser supports cookies.
VISITOR_INFO1_LIVE
6 months
YouTube sets this cookie to measure bandwidth, determining whether the user gets the new or old player interface.
VISITOR_PRIVACY_METADATA
6 months
YouTube sets this cookie to store the user's cookie consent state for the current domain.
YSC
session
Youtube sets this cookie to track the views of embedded videos on Youtube pages.
yt.innertube::nextId
never
YouTube sets this cookie to register a unique ID to store data on what videos from YouTube the user has seen.
yt.innertube::requests
never
YouTube sets this cookie to register a unique ID to store data on what videos from YouTube the user has seen.