domenica 18 Gennaio 2026
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Attacco in Qatar, Hamas: uccisi 5 funzionari, squadra negoziale illesa

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I media ufficiali di Hamas hanno rilasciato il bilancio degli attacchi israeliani condotti ieri in Qatar contro la propria delegazione diplomatica: Israele avrebbe ucciso cinque funzionari, tra cui il capo ufficio e il figlio di Khalil Al-Hayya e tre funzionari minori. Khalil Al-Hayya è un membro della squadra negoziale ed era uno dei principali obiettivi dell’attacco; sia lui che il resto dei membri della squadra sono sopravvissuti all’aggressione. Ucciso anche un membro delle Forze di sicurezza interna del Qatar. Nel frattempo il presidente degli USA Trump ha affermato che era a conoscenza dell’attacco, che tuttavia sarebbe stato organizzato e condotto solo da Israele; Trump aveva avvisato anche il Qatar dell’operazione.

Droni violano lo spazio aereo polacco: 10 abbattuti, l’UE accusa la Russia

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Il primo ministro polacco Donald Tusk ha annunciato che l’esercito del Paese ha abbattuto una decina droni che avevano invaso lo spazio aereo nazionale, sostenendo fossero russi. Tusk ha definito il sorvolamento dei droni «un atto di aggressione» da parte di Mosca, annunciando che le ricerche dei detriti erano in corso; da parte del Cremlino, non è ancora arrivato nessun commento. Dopo l’annuncio di Tusk, il Paese ha chiuso il proprio spazio aereo e interrotto i voli in tutti gli aeroporti. Dalle basi militari sono partiti diversi aerei per monitorare la situazione, tra cui figurano anche aerei da ricognizione italiani Awacs. L’UE ha subito fatto fronte comune con la Polonia, condannando l’invasione dello spazio aereo nazionale sostenendo con certezza granitica che dietro ai fatti ci fosse la Russia; una certezza che tuttavia vacilla quando si tratta di violazioni attribuibili con lo stesso grado di sicurezza a Israele, come nel caso dei due attacchi con droni incendiari alle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, su cui le autorità comunitarie non hanno ancora speso una parola.

La Polonia ha registrato la violazione del proprio spazio aereo nella notte tra ieri e oggi, mercoledì 10 settembre. Secondo le informazioni provenienti da fonti polacche, le uniche in questo momento disponibili, l’esercito avrebbe rilevato tra i dieci e venti droni non identificati, e avrebbe così deciso di abbatterli. Alcune indiscrezioni riportano che anche i sistemi di difesa NATO sarebbero stati impiegati nelle operazioni di difesa. Dopo il loro abbattimento, sono iniziate le operazioni di ricerca, e prima ancora che venisse trovato qualcosa, Tusk ha accusato la Russia di avere «aggredito» il Paese. L’accusa di Tusk arriva sulla base di precedenti analoghi, in cui la Polonia ha accusato la Russia di essere transitata dal proprio spazio aereo per condurre attacchi contro l’Ucraina, o di avere mobilitato droni poi schiantatisi in territorio polacco. Quella di oggi, tuttavia, è la prima volta in cui Varsavia abbatte tali velivoli.

Dopo l’annuncio di Tusk, la polizia polacca avrebbe trovato uno dei droni, che si sarebbe abbattuto su un edificio residenziale nel villaggio di Wyryky. Il premier, intanto, ha una convocato una riunione del gabinetto di sicurezza e sembra avere analogamente chiesto consultazioni con gli alleati della NATO. Dall’UE, l’Alta Rappresentante per gli Affari Esteri comunitaria Kaja Kallas ha fatto eco alle parole di Tusk, definendo il rilevamento di droni da parte dell’esercito polacco «la più grave violazione dello spazio aereo europeo da parte della Russia dall’inizio della guerra in Ucraina», che secondo non precisate informazioni sarebbe stata «intenzionale, e non accidentale».

Sardegna, attacco incendiario contro il parco fotovoltaico: 5mila pannelli distrutti

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Nelle campagne di Viddalba, Comune di circa 1500 abitanti nella provincia di Sassari, sono stati dati alle fiamme cinquemila pannelli fotovoltaici, in un atto che le autorità hanno immediatamente identificato come doloso. I vigili del fuoco hanno impiegato alcune ore a spegnere l’incendio, che si è sviluppato in località Li Patini, nel parco energetico in costruzione della ditta locale Avru srl. Da tempo in Sardegna la popolazione insorge contro quella che è definita come “speculazione energetica”, ovvero l’assalto ai territori da parte delle aziende dell’eolico e del fotovoltaico per produrre energia che poi verrà in gran parte destinata al consumo del resto dell’Italia e all’estero.

Secondo quanto riferiscono i media locali, le telecamere di sorveglianza avrebbero inquadrato due soggetti che, dopo essere scesi da una macchina, avrebbero appiccato il fuoco in tre punti diversi del parco, dando alle fiamme anche un muletto. Se la natura dolosa dell’episodio fosse confermata, non si tratterebbe certo di un episodio singolo e isolato. Sono numerosi, infatti, gli atti di sabotaggio contro le infrastrutture energetiche installate di recente o in costruzione in tutta la Sardegna, dagli attacchi incendiari alla manomissione delle pale eoliche. Parallelamente, sono state decine le manifestazioni in tutta la Regione nell’ultimo anno e mezzo, con i cittadini che hanno organizzato marce, cortei, presidi e istituito numerosi comitati locali per chiedere alle istituzioni di fermare «l’assalto» al territorio. Durante le proteste, i comitati hanno in più occasioni lamentato l’assenza di un piano regolatore dei nuovi progetti che fermi l’apertura di nuovi cantieri e ribadito di non essere contrari all’energia rinnovabile, ma al fatto che spesso i nuovi progetti, anzichè sorgere in zone già cementificate o vecchie aree industriali, devastano il paesaggio e l’ambiente.

Le azioni si inseriscono in un contesto di generica opposizione di movimenti e cittadini contro la speculazione energetica, ovvero l’installazione di impianti rinnovabili per produrre energia in quantità superiore a quello che sarebbe il fabbisogno dell’isola. Lo scorso anno, i cittadini hanno raccolto in soli tre mesi oltre 200 mila firme (un numero incredibilmente alto per una Regione che conta 1,6 milioni di abitanti in tutto) per la proposta di legge di iniziativa popolare Pratobello 24, volta a «bloccare in maniera chiara e stabile la speculazione energetica». Tuttavia, nonostante il forte appoggio dal basso, la proposta si trova ancora ferma in Consiglio Regionale. Nel frattempo, la Regione ha però respinto il referendum di iniziativa popolare riguardante l’installazione di impianti di energia rinnovabile sul territorio e in mare, che aveva raccolto oltre 19 mila firme e chiedeva ai cittadini di esprimersi riguardo alla modificazione del paesaggio sardo mediante l’installazione di impianti eolici e fotovoltaici. Nonostante la fortissima opposizione dal basso, tuttavia, in tutta l’isola si moltiplicano i nuovi progetti.

L’assessore all’Ambiente di Viddalba, Piermario Careddu, ha definito l’accaduto un «atto ignobile» portato a termine contro una ditta locale. Analoghe le dichiarazioni dell’assessore all’Industria della Regione, Emanuele Cani, che ha espresso «forte preoccupazione» per l’accaduto.

Maltempo, oggi allerta arancione in regioni del nord e centro Italia

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Oggi, mercoledì 10 settembre, cinque regioni italiane sono interessate da allerta arancione, il secondo livello di gravità, per temporali o rischio idrogeologico. Lazio e Umbria sono interamente coinvolte per i temporali, così come la parte sud-occidentale della Toscana, che presenta anche criticità idrogeologiche. In Lombardia le aree a rischio frane e allagamenti comprendono Milano, Varese, il lago di Como e le prealpi bergamasche. In Friuli Venezia Giulia l’allerta riguarda Udine, Gorizia e Trieste. Sulla carta, l’allerta arancione prevede la possibilità di morti ed estesi danni a edifici e infrastrutture, oltre a raffiche di vento, fulmini e grandinate.

Global Sumud Flotilla, nuovo attacco incendiario nella notte

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Nella notte tra martedì 9 e mercoledì 10 settembre è stato condotto un nuovo attacco incendiario contro una seconda imbarcazione della Global Sumud Flotilla nel porto di Tunisi, dopo il primo di ieri che ha preso di mira la nave principale. Analogamente a quanto già successo, l’equipaggio ha dichiarato di aver sentito prima il ronzio di un drone, poi un oggetto infuocato si è abbattuto sul mezzo. Il tutto è stato documentato da immagini video. Dopo l’azione, sulla barca è stato rinvenuto un dispositivo elettronico carbonizzato. Nessuno dei presenti è stato ferito e la barca non ha riportato danni strutturali.

Il Nuovo Messico è il primo Stato USA con un sistema di assistenza universale all’infanzia

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bambino cure

Dal 1° novembre, nel New Mexico l’assistenza all’infanzia sarà gratuita per tutte le famiglie, a prescindere dal reddito. Lo ha annunciato la governatrice Michelle Lujan Grisham, rendendo lo Stato il primo negli Stati Uniti ad adottare un sistema universale10 di cura per i più piccoli. Il provvedimento eliminerà le soglie economiche finora richieste per accedere al servizio, consentendo l’ingresso di altri 12.000 bambini nei programmi pubblici di assistenza. Ma non riguarderà solo le famiglie: la nuova normativa prevede anche un sostegno economico agli operatori del settore e fondi aggiuntivi ...

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Francia, Macron sceglie Sébastien Lecornu come nuovo premier

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Il presidente francese Emmanuel Macron ha scelto Sébastien Lecornu, 39enne ministro della Difesa e suo fedelissimo, come nuovo premier. Lo si apprende da un comunicato dell’Eliseo. Lecornu, che succederà così a François Bayrou, dimessosi oggi, è l’unico esponente rimasto continuativamente al potere dall’arrivo alla presidenza della Repubblica di Macron nel 2017. Era membro del partito conservatore Les Républicains prima di aderire nel 2017 al partito di Macron. Dallo scoppio del conflitto russo-ucraino, Lecornu è diventato il volto del riarmo francese, guidando l’approvazione della nuova legge di programmazione militare che impegna Parigi a destinare 413 miliardi di euro alla difesa tra il 2024 e il 2030.

Nubifragio all’Isola d’Elba: allagamenti e strade impraticabili

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Un violento nubifragio ha colpito l’Isola d’Elba oggi, martedì 9 settembre, intorno alle ore 13, causando allagamenti diffusi, soprattutto a Portoferraio, dove diverse auto sono state trascinate dall’acqua e molte strade restano impraticabili. Non si registrano feriti, ma ci sono danni ad abitazioni e attività commerciali. I vigili del fuoco hanno soccorso alcune persone rimaste intrappolate nei sottopassaggi allagati, mentre in alcune zone si sono verificati blackout telefonici temporanei. Il Comune ha invitato i cittadini a restare in casa. Si tratta del terzo episodio di gravi allagamenti del 2025; l’allerta arancione proseguirà fino a mercoledì alle 13.

Il Nepal è nel caos: ministri in fuga e Parlamento in fiamme

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Il Nepal è nel caos. Tra ieri e oggi, martedì 9 settembre, le maggiori città del Paese, sono state teatro di violente proteste guidate da studenti e giovani nepalesi. Le “proteste della Gen Z”, così sono state soprannominate dai media, sono scoppiate a causa di un blocco dei social imposto dall’esecutivo, ma si sono rapidamente convertite in una critica generalizzata alla corruzione del governo. In meno di 48 ore, i giovani nepalesi hanno invaso le strade del Paese, dato fuoco a case di parlamentari, attaccato fisicamente i ministri, incendiato l’edificio del parlamento e costretto diversi funzionari governativi a dimettersi o fuggire; nel corso delle proteste non sono mancati neanche gli scontri con la polizia, che hanno portato ad almeno 22 morti.

Le proteste in Nepal sono esplose dopo che il governo ha imposto un blocco generalizzato di 26 portali social tra cui giganti quali Facebook, Instagram e YouTube. Formalmente, la misura è arrivata per adeguare il Paese a una nuova legge, che impone la registrazione obbligatoria dei siti web presso il ministero delle Comunicazioni. Le autorità hanno giustificato la propria scelta sostenendo che fosse necessaria per contrastare l’odio online, la criminalità e la diffusione di notizie false, tuttavia molti cittadini hanno interpretato la decisione come una grave limitazione della libertà di espressione.

In seguito alla decisione del governo i giovani nepalesi sono scesi in piazza in tutte le maggiori città del Paese. Nel distretto di Siraha e in quello di Gandaki, i manifestanti hanno appiccato il fuoco contro un edificio amministrativo; incendi e vandalismo sono stati protagonisti anche a Dang, Birgunj, e Rupandehi, località in cui le autorità hanno imposto un coprifuoco, ignorato dai manifestanti. A Bhairahawa, i giovani hanno assaltato l’aeroporto, appiccando incendi nella struttura; anche l’aeroporto della capitale è stato attaccato, ed è stato chiuso per timore che il troppo fumo ostruisse i voli. A Mahottari, le proteste sono arrivate in una prigione, dove 500 manifestanti hanno fatto irruzione nella struttura armati di bastoni e coltelli, facendo evadere 572 detenuti; proteste anche presso il carcere di Lalitpur. I manifestanti sono arrivati anche a Siddharthanagar, Jaleshwar, e in generale in quasi tutte le province nepalesi.

L’area più colpita dalle proteste risulta la capitale Kathmandu. Qui, i manifestanti hanno dato fuoco al Parlamento e ad almeno una abitazione di un ministro. I manifestanti avrebbero inseguito e catturato il ministro delle Finanze, spogliandolo e gettandolo in un fiume. Il ministro per l’abitazione si è dimesso e con lui, riportano i media del Paese, altri funzionari governativi. Tra questi dovrebbe figurare anche il premier Khadga Prasad Sharma Oli; Oli è anche il leader del Partito Comunista del Nepal, e nonostante sia diventato premier l’anno scorso, è in politica da diverso tempo, tanto che aveva già ricoperto la carica tra il 2015 e il 2016 e tra il 2018 e il 2021. Nelle ultime 48 ore, la protesta è arrivata a contestare proprio le cariche politiche del Paese, giudicate corrotte e troppo legate al potere; in generale, il movimento dei giovani è finito a chiedere le dimissioni del governo e il rinnovamento della classe politica del nepalese.

Il Tribunale di Trento sconfessa il governo: legale produrre e vendere cannabis light

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cannabis light

Il Tribunale di Trento con un’ordinanza sconfessa il decreto sicurezza, che considera come uno stupefacente l’infiorescenza di canapa industriale a prescindere dai livelli di THC contenuti. Le associazioni Canapa Sativa Italia e Imprenditori Canapa Italia, che da anni si battono per la filiera della canapa industriale e per l’utilizzo di tutta la pianta, avevano fatto ricorso al tribunale, affidandosi agli avvocati Giacomo Bulleri e Giuseppe Libutti, per chiedere la disapplicazione dell’emendamento canapa contenuto proprio nel decreto approvato lo scorso aprile, perché sarebbe in contrasto con il diritto europeo. Secondo l’ordinanza del giudice la misura restrittiva «deve essere giustificata alla luce dell’obiettivo di sanità pubblica perseguito e risultare proporzionata ai rischi per la salute connessi alle sostanze vietate», ma «allo stato dei dati scientifici il consumo di THC inferiore allo 0,3% (che è la soglia per la commercializzazione prevista dall’Unione europea, nda) non crea rischi per la salute pubblica tali da giustificare un divieto generale e assoluto della loro commercializzazione».

I punti principali dell’ordinanza

Il ricorso è stato respinto per ragioni tecniche: il giudice può pronunciarsi solo su casi concreti e non sulla norma in astratto. In questo caso, però, nessuna delle due associazioni era coinvolta in procedimenti penali o amministrativi. Inoltre, sempre secondo il giudice, la norma contestata non può essere sospesa in via cautelare, perché di portata troppo generale e astratta nell’ambito degli stupefacenti, e quindi irricevibile.

Nella ordinanza, però, il giudice stesso mette dei punti fermi che è impossibile ignorare. Innanzitutto si rifà al diritto europeo, secondo il quale non si possono prevedere divieti per parti specifiche dalla pianta se non giustificati e proporzionati. E poi ha ricordato anche la sentenza della Cassazione del 2019, che aveva stabilito che l’azione penale non può colpire prodotti privi di efficacia drogante, come quelli con THC sotto lo 0,6%, la percentuale prevista dalla legge italiana per le piante in fase di coltivazione. Infine si rifà anche a due sentenze del Tar del 2023 che per la prima volta avevano messo nero su bianco che non si possono limitare gli usi della canapa ad alcune parti per un generico principio precauzionale che va invece motivato con dati scientifici.

Il parere dell’avvocato

Secondo l’avvocato Giacomo Bulleri: «Da un alto il giudice dimostra di aver colto le ragioni del ricorso che riguardano il contrasto alla normativa comunitaria. Poi ritiene “non persuasive”, scrive proprio così, le argomentazioni dello Stato con cui resisteva al ricorso e infine rafforza il concetto di efficacia drogante secondo il principio di offensività: cioè è la cosiddetta “efficacia drogante” il discrimine per valutare se la condotta è reato o meno».
«È un’ordinanza – continua l’avvocato – che ci fa ben sperare in vista della sentenza definitiva e siamo contenti perché è la prima pronuncia di un giudice civile sulla questione, che dimostra di aver colto – pur nei limiti di questa fase – i termini della questione nella direzione di una corretta interpretazione».

Intanto l’udienza di merito al tribunale di Trento è fissata per dicembre, e poi arriverà la sentenza che potrebbe portare alla disapplicazione dell’emendamento, o alla rimessione alla Corte di Giustizia Europea o in subordine alla Corte Costituzionale.

La nuova PAC europea

Ma non è tutto. Perché nel frattempo la Commissione Agricoltura dell’Unione europea ha approvato l’emendamento alla PAC, la Politica Agricola Comune, che era stato proposto dall’europarlamentare Cristina Guarda di AVS, Renew, e The Left e renderebbe legale in tutta Europa la coltivazione, raccolta, trasformazione e commercializzazione dell’intera pianta di canapa. «Ora ci sono altri passaggi per l’approvazione definitiva, però secondo me le tempistiche di questo procedimento si sovrapporranno a quelle del tribunale, portandoci ad avere una norma europea vincolante per gli Stati membri», conclude Bulleri.