La Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia ha dichiarato che il suo quartier generale di Tripoli è stato attaccato. L’attacco, sostiene il ministero degli Interni libico, sarebbe stato condotto con un missile anticarro, ma sarebbe stato sventato dalle forze del Paese. Il missile avrebbe tuttavia colpito una abitazione a Janzour, città nel distretto di Zawiya, nella regione della Tripolitania. Le autorità hanno dichiarato di avere sequestrato un pick-up con a bordo altri due missili e una piattaforma di lancio. Non sono registrate vittime. Ignoti gli autori dell’attacco.
Iran, scontri a fuoco nel Belucistan: 5 morti
Oggi pomeriggio, in Iran, cinque poliziotti sono stati uccisi in un attacco nella provincia sud-orientale del Sistan e Belucistan. La notizia è apparsa sui media iraniani, che attribuiscono l’attacco ai beluci dell’organizzazione separatista Jaish al-Adl. Secondo un resoconto della polizia provinciale, gli autori dell’attacco avrebbero preso di mira due unità di pattuglia della polizia del distretto di Damen, nella contea di Iranshahr, mentre erano in servizio. Le operazioni per identificare gli aggressori sono ancora in corso. I beluci sono una minoranza distribuita in una regione chiamata Belucistan, situata a cavallo tra Iran, Afghanistan e Pakistan. In questi tre Paesi sono attive diverse firme separatiste per l’indipendenza dei beluci.
L’ONU lo dichiara ufficialmente: a Gaza è carestia
L’ONU ha dichiarato oggi ufficialmente la carestia a Gaza attraverso la Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare (Integrated Food Security Phase Classification – IPC), un organismo sostenuto dalle stesse Nazioni Unite che si occupa di monitorare i livelli di fame nel mondo. L’IPC ha dichiarato che 514.000 persone, ovvero circa un quarto dei palestinesi di Gaza, stanno soffrendo di grave malnutrizione. Tra queste, 280.000 si trovano nella regione settentrionale di Gaza City, dichiarata in stato di carestia. Si tratta della prima dichiarazione di questo tipo relativa all’enclave palestinese. Perché un’area venga classificata in stato di carestia, almeno il 20% della popolazione deve soffrire di gravi carenze alimentari, con un bambino su tre affetto da malnutrizione acuta e due persone su 10.000 che muoiono ogni giorno di fame, malnutrizione e malattie. Parallelamente un’inchiesta indipendente ha rivelato che la percentuale di vittime civili a Gaza è di gran lunga superiore rispetto a quella dei militanti legati alle sigle islamiche come Hamas o la Jihad islamica.
L’inchiesta, condotta congiuntamente dal media The Guardian, dalla rivista israelo-palestinese +972 Magazine e dal quotidiano in lingua ebraica Local Call ha messo in evidenza come cinque palestinesi su sei uccisi dall’esercito israeliano a Gaza fossero civili. Si tratta di dati tratti da un database classificato dell’intelligence militare israeliana. A maggio, secondo le autorità sanitarie di Gaza, 53.000 palestinesi erano stati uccisi dagli attacchi israeliani, un numero che comprendeva sia combattenti che civili. Sempre a maggio, i funzionari dell’intelligence dello Stato ebraico avevano segnalato 8.900 miliziani di Hamas e della Jihad islamica come morti o «probabilmente morti», secondo quanto emerso dall’indagine. Ciò significa che i combattenti rappresentano solo il 17% delle vittime totali, mentre il restante 83% è costituito da civili. Si tratta di un rapporto estremamente sbilanciato, tanto da superare anche quello di conflitti molto cruenti, come la guerra in Siria o in Sudan. Contattato per un commento da Local Call e +972 Magazine – entrambi media israeliani – l’esercito dello Stato ebraico non ha smentito l’esistenza del database né la validità dei dati rispetto alle morti dei militanti palestinesi. Tuttavia, contattati dal Guardian – come riferisce lo stesso quotidiano britannico – i rappresentanti delle forze israeliane hanno di fatto negato che i dati fossero corretti, senza ulteriori specificazioni.
Secondo quanto riportato da Local Call, anche l’esercito israeliano ritiene attendibile il bilancio delle vittime del ministero della Salute di Gaza, nonostante i politici israeliani facciano passare tali numeri come propaganda. Tuttavia, il numero dei morti è quasi sicuramente sottostimato, in quanto il Ministero della Salute di Gaza elenca solo le persone i cui corpi sono stati recuperati, non le migliaia sepolte sotto le macerie. Secondo alcune testimonianze dirette, inoltre, Israele aumenta il numero delle vittime di militanti di Hamas per bilanciare il numero delle vittime civili all’interno dei documenti. A confermare la falsificazione dei numeri è stato il generale in pensione Itzhak Brik, ex consigliere del primo ministro Benjamin Netanyahu all’inizio della guerra, ora tra i suoi critici più accaniti. «Non c’è assolutamente alcuna correlazione tra i numeri annunciati e ciò che sta realmente accadendo. È solo un grande bluff», ha affermato. Secondo i dati dell’Uppsala Conflict Data Program, che monitora le vittime civili in tutto il mondo, rispetto alla situazione a Gaza, i civili hanno costituito una percentuale maggiore di morti solo a Srebrenica (non nella guerra in Bosnia nel suo complesso), nel genocidio ruandese e durante l’assedio russo di Mariupol nel 2022.
Oggi è arrivata anche la conferma dello stato di carestia a Gaza, dopo che Gran Bretagna, Canada, Australia e molti altri Stati europei hanno dichiarato che la crisi umanitaria ha raggiunto «livelli inimmaginabili», senza tuttavia fare nulla di concreto per fermare Israele. Alcuni Stati, anzi, continuano a inviare armi allo Stato ebraico. L’IPC ha sottolineato che l’analisi pubblicata oggi riguarda solo le persone residenti nei governatorati di Gaza, Deir al-Balah e Khan Younis. Non è stato possibile, invece, controllare le condizioni e classificare il governatorato di Gaza settentrionale a causa delle restrizioni di accesso e della mancanza di dati, e ha escluso qualsiasi popolazione rimanente nella regione meridionale di Rafah, in quanto in gran parte disabitata. Precedentemente, l’IPC ha riscontrato lo stato di carestia anche in alcune zone della Somalia nel 2011, nel Sud Sudan nel 2017 e nel 2020 e nel Sudan nel 2024. L’unica differenza è che a Gaza l’eccidio della popolazione civile avviene con il coinvolgimento diretto di diverse potenze occidentali.
Sri Lanka, arrestato ex presidente per uso improprio di fondi pubblici
L’ex presidente dello Sri Lanka, Ranil Wickremesinghe, è stato arrestato oggi, venerdì 22 agosto, dal Dipartimento di investigazione criminale con l’accusa di uso improprio di fondi statali. Il suo arresto è avvenuto dopo che si è presentato al Dipartimento, a Colombo, per testimoniare in un’indagine in merito a una sua visita a Londra per la laurea della moglie. Wickremesinghe, avvocato che ha ricoperto la carica di primo ministro per sei volte, era diventato presidente nel 2022 durante la crisi economica che aveva costretto il suo predecessore, Gotabaya Rajapaksa, a fuggire. È stato sconfitto alle elezioni presidenziali dello scorso anno.
Colombia, due attentati attribuiti alle FARC causano almeno 18 morti
Giovedì, in Colombia, due attentati attribuiti a gruppi dissidenti delle FARC hanno causato almeno 18 morti e oltre 70 feriti. Nel primo attacco, un drone ha abbattuto un elicottero della polizia vicino a Medellín, uccidendo 12 persone durante un’operazione anti-coca. Poche ore dopo, una bomba esplosa in una macchina a Cali ha ucciso 6 persone e ne ha ferite decine. Medellín e Cali sono le principali città del paese dopo Bogotá. Dopo l’attacco, Cali ha dichiarato la legge marziale, e il governo valuta misure aggiuntive per la sicurezza. Nessun gruppo sino ad ora rivendicato gli attentati.
Cortina ’26 tra ritardi e malagestione: tutte le opere che arriveranno dopo i Giochi
Delle 98 opere previste per le sempre più imminenti Olimpiadi Milano-Cortina, poco meno della metà non vedranno la luce in tempo per godersi l’evento sportivo. Sono infatti almeno 44 le opere che Società Infrastrutture Milano-Cortina (SIMICO) ha in progetto che termineranno solo dopo l’avvio dei giochi olimpici, che si svolgeranno a febbraio 2026. A queste se ne aggiungono altre 5 su cui l’azienda fornisce, nel migliore dei casi, dati poco chiari. Parte delle opere che verranno “ultimate”, inoltre, lo saranno solo a metà, e altre, quelle temporanee, dovranno venire smantellate. Nella lista compaiono prevalentemente i progetti sulle infrastrutture stradali, tra i più importanti per la gestione del flusso del pubblico e tra i pochi ad avere una potenziale applicazione anche dopo l’evento. I ritardi sono solo l’ultimo dei problemi dell’organizzazione delle Olimpiadi del 2026, che sin dal lancio dei vari progetti è stata costellata da critiche e mala gestione, e che oggi deve fare fronte alla sostanziale irrealizzabilità di molte delle opere in cantiere.
Trento e Bolzano
Nell’area delle province autonome di Trento e Bolzano si contano un totale di 44 progetti, tra interventi sulle palazzine e opere infrastrutturali. Di questi, quelli che non termineranno in tempo per i giochi sono almeno 12. A Trento parte dei lavori per la riqualificazione dell’impianto da pattinaggio di velocità inizieranno a settembre dell’anno prossimo, oltre sei mesi dopo il termine dell’evento; l’opera, dal valore di 17,8 milioni di euro, prevede il miglioramento della struttura e dei locali tecnici, e la costruzione di un nuovo edificio con un campo da basket e un poligono da tiro con l’arco. A essa si aggiungono i lavori sullo stadio di sci di fondo, dal valore di 2 milioni di euro, e quelli temporanei sugli immobili pubblici, di 330mila euro, che non è noto quando inizieranno. Gli altri progetti riguardano il settore dei trasporti e quello stradale: i treni ibridi di cui doveva dotarsi la linea Trento-Bassano del Grappa – progetto da 65 milioni di euro – arriveranno a dicembre 2027; la galleria tra la Val di Cembra e l’Altopiano di Pinè, dal valore di 13 milioni, terminerà ad aprile 2027; il potenziamento della rete di trasporto pubblica locale nelle valli di Fiemme e Fassa, dal valore di 74 milioni, terminerà a dicembre 2026. Ultimi, ma non meno importanti, i lavori di collegamento tra le strade provinciali 81 e 71, che contano diversi progetti; di questi, tre, dal valore complessivo di quasi 12 milioni di euro, non termineranno prima di fine 2026.
A Bolzano, invece, sono almeno 5 i progetti che non vedranno la luce prima dell’inizio dei giochi olimpici, tutti, a esclusione di uno, proprio legati ai trasporti e alla viabilità: si tratta del bacino di accumulo dell’acqua per l’innevamento delle piste da sci da fondo di Anterselva, dal valore di 5 milioni di euro. Per quanto riguarda, invece, i lavori sulle strade, erano previste delle modifiche su due incroci della statale 49, dal valore di 31,3 milioni di euro, che inizieranno a novembre 2025 e termineranno nel 2027; sulla stessa SS49 era previsto un ampliamento con la costruzione di una terza corsia, i cui lavori inizieranno dopo i giochi e termineranno a novembre 2026. Era poi in cantiere la costruzione di una galleria nell’abitato della cittadina di Perca, dal valore di 140 milioni, che terminerà a novembre 2026. Il collegamento tra Valbadia e Cortina, sede della maggior parte degli eventi sportivi, è composto da due interventi dal valore rispettivamente di 6,3 milioni e 4,3 milioni, che tuttavia non è chiaro se termineranno; nella stessa area doveva venire eliminato un vecchio passaggio a livello, per lavori dal valore di 18,2 milioni, che tuttavia inizieranno a marzo 2026 e termineranno ad agosto 2027.
Veneto

In Veneto, SIMICO ha in progetto la costruzione di due varianti stradali sulla statale Alemagna, una a Longarone, dal valore di circa 396 milioni di euro, e una a Cortina, per quasi mezzo miliardo; i lavori per le varianti non sono ancora cominciati e la loro conclusione è prevista rispettivamente per il 2029 e il 2032. Sempre a livello stradale, era prevista la sistemazione delle strade cortinesi, progetto da 20 milioni di euro che terminerà a giugno del 2026, e la costruzione di una strada secondaria che dovrebbe penetrare nell’abitato di Cortina, dal valore di circa 52 milioni di euro, che dovrebbe iniziare a venire costruita a maggio 2026.
Ai progetti stradali si uniscono le opere per le Olimpiadi in quella che, almeno sulla carta, dovrebbe essere la sede più importante dell’evento: la ristrutturazione del trampolino simbolo delle Olimpiadi del 1956 (10 milioni), dove avrebbero dovuto essere costruite aree ristoro e sale d’aspetto, terminerà solo in parte; del cosiddetto progetto di “mobilità intermodale”, fiore all’occhiello di SIMICO, pensato per collegare infrastrutture e sedi dell’evento (127 milioni di euro), verrà ultimata solo la cabinovia, malgrado esso comprenda anche stazioni e mezzi di trasporto, un maxi-parcheggio per 750 auto, e un edificio con servizi e aree ristoro; la riqualificazione di Piazza Mercato (7,5 milioni), dove avrebbe dovuto essere costruito un parcheggio sotterraneo, dovrebbe iniziare a giugno 2026, e l’appalto non è ancora stato assegnato; infine, il nuovo impianto a fune nella tratta Apollonio – Socrepes (35 milioni) terminerà nel luglio del 2026.
C’è poi il complesso della pista da bob Eugenio Monti, tra le opere di riqualifica che più hanno fatto discutere. Contro la sua ristrutturazione si sono mossi centinaia di cittadini e diversi movimenti per l’ambiente, che hanno denunciato i danni ambientali e il consumo di suolo legati all’opera. La costruzione dello stadio dovrebbe terminare a novembre, ma alcune delle opere collaterali non finiranno per tempo: si tratta del memoriale dedicato alle discipline del bob, skeleton e slittino (2,5 milioni), che terminerà a dicembre 2026, e della foresteria per atleti che fa parte del medesimo progetto a più lotti, dal valore di 4,8 milioni, che inizierà a venire costruito solo a maggio 2026. Ai ritardi sulle opere cortinesi si aggiungono gli interventi per l’accessibilità dell’Arena di Verona, dove si terranno la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi e quella di apertura delle Paralimpiadi, (progetto di circa 19 milioni di euro), che termineranno a dicembre del 2026.
Lombardia
Tra tutte le regioni coinvolte nelle opere per le Olimpiadi invernali, la Lombardia è senza ombra di dubbio quella più indietro coi lavori. In Lombardia sono previsti un totale di 29 progetti: di questi, uno solo è terminato, 7 dovrebbero finire entro l’inizio dell’evento e 20 non termineranno in tempo; sull’ultimo non ci sono dati disponibili. Dei 20 progetti in ritardo, inoltre, la metà esatta inizierà a venire costruito solo dopo le Olimpiadi, e uno a Olimpiadi in corso. I problemi in Lombardia partono dalla stessa Milano, dove doveva venire potenziato il parcheggio già esistente nella venue di pattinaggio, (progetto da 1,7 milioni). I lavori inizieranno ad aprile 2026. Spostandosi un po’ più a ovest, ci sono i cantieri sulla statale 336, verso Varese, dal valore di 56 milioni; anch’essa inizierà dopo la fine delle Olimpiadi (precisamente a settembre 2026) e terminerà nel 2030. Analogo destino per le strade di Entratico, Trescore Balneario e Zandobbio – nel bergamasco –, dal valore di 179 milioni, che inizieranno a marzo del 2027 e termineranno sempre nel 2030; il secondo lotto del medesimo progetto, dal valore di 47 milioni, inizierà a marzo 2027 e finirà nel 2029.
Nel lecchese, una delle aree più interessate dai cantieri, i progetti sono quasi tutti in ritardo: la ciclabile di Abbadia Lariana, dal valore di 32 milioni, terminerà nel 2027; la galleria di Vercurago, tra Calolziocorte e la stessa lecco, dal valore di 253 milioni di euro, inizierà a venire edificate a novembre del 2027 e terminerà nel 2033; la rotatoria che dovrebbe venire costruita allo svincolo di Dervio, dal valore di 48 milioni, inizierà a giochi in corso (il 13 febbraio) e terminerà nel 2027; i lavori di potenziamento sulla linea ferroviaria Milano-Tirano (che collega il capoluogo meneghino con la Valtellina passando dal lecchese), 33 milioni di euro, sono in corso da anni, ma termineranno solo a settembre 2026.
La Valtellina e in generale la provincia di Sondrio non sono messe meglio. Il cosiddetto “svincolo Sassella” di Castione Ardevenno, criticato ampiamente dai comitati locali che ne contestano i danni ambientali e paesaggistici, vale 21 milioni, ma inizierà a marzo 2026, e terminerà nel 2027; la tangenziale sud di Sondrio, dal valore di 43,5 milioni terminerà solo in parte, e finirà completamente nel 2027; la soppressione dei passaggi a livello insistenti sulla Statale 38, relativi alla linea ferroviaria Sondrio–Tirano, dal valore di 66 milioni, terminerà nel 2027; la galleria a Ponte di Legno, dal valore di 62 milioni, inizierà a gennaio 2027 e terminerà nel 2029; un’altra galleria, da edificare sul passo del Tonale, vale 16 milioni di euro, inizierà a gennaio 2027 e terminerà nel 2029; l’adeguamento funzionale dell’impianto sportivo dedicato al biathlon di Valdidentro, dal valore di 8 milioni, inizierà a maggio 2026 e terminerà nel 2027.
Chiudono la lista Bormio e Livigno, due dei centri valtellinesi più interessati dai progetti. Nella prima, è prevista la costruzione di un impianto a fune, dal valore di 44,6 milioni, che dovrebbe terminare nel 2027; anche qui, come a Trento, era in programma una riqualifica di immobili comunali che tra le altre cose sarebbero dovuti servire all’accoglienza e al supporto (lavori per un valore di 6 milioni), ma non ci sono dati sul progetto. Per quanto riguarda Livigno, invece, della analoga riqualifica degli immobili (anch’essa da 6 milioni), adibiti a ospitare para-atleti, si sa che i lavori inizieranno ad aprile 2026, un mese dopo la chiusura delle stesse Paralimpiadi. In ritardo anche la costruzione delle cabinovie per collegare i versanti sciistici della località montana (47 milioni), l’intervento sulla pista Livigno Aerials & Moguls, da un milione, che inizierà a maggio 2026, e il parcheggio interrato in località Bondi, dal valore di 33,8 milioni, che verrà concluso a settembre 2026.
Florida, una giudice ordina lo smantellamento di Alcatraz
Giovedì, la giudice federale Kathleen Williams ha ordinato la chiusura del carcere per immigrati irregolari “Alligator Alcatraz” in Florida, gestito dal governo federale e voluto da Donald Trump, entro 60 giorni. La Florida ha annunciato ricorso, il che potrebbe sospendere l’ordine, permettendo la continuazione della struttura. La sentenza vieta anche nuovi ingressi e impone il trasferimento dei detenuti. La causa è stata avviata da gruppi ambientalisti e nativi americani, che hanno denunciato la mancanza di valutazioni sull’impatto ambientale, dato che la struttura è situata nelle Everglades.
Veneto, dichiarato stato d’emergenza dopo allagamenti
Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha dichiarato lo stato di emergenza regionale a causa degli allagamenti nelle province di Padova e Venezia, causati da forti piogge. Non si segnalano danni significativi a persone o strutture, ma gli allagamenti hanno creato disagi, interrompendo la circolazione ferroviaria tra Padova e Venezia, ora ripristinata, e causando un blackout a Mestre che ha coinvolto circa mille utenze. Le reti fognarie delle città hanno avuto difficoltà a smaltire l’acqua, ma le vasche di laminazione a Venezia, Mestre e Marghera hanno ridotto la pressione sugli argini.







