giovedì 12 Febbraio 2026
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Il governo israeliano ha ratificato il cessate il fuoco a Gaza

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Il governo israeliano ha ratificato l’accordo siglato con Hamas per dare avvio alla prima fase del piano di pace di Trump per Gaza. Con l’approvazione formale da parte di Israele, l’accordo dovrebbe entrare in vigore entro 24 ore. La prima fase del piano istituisce un cessate il fuoco permanente e prevede l’apertura dei corridoi umanitari a Gaza; lunedì tutti gli ostaggi israeliani verrebbero riconsegnati alle famiglie, mentre Israele rilascerebbe dalle carceri 1.950 palestinesi, di cui 250 ergastolani. Le truppe israeliane, intanto, hanno iniziato a ritirarsi dalle proprie posizioni, ma durante questa prima fase manterrebbero il controllo di oltre la metà della Striscia. Non è ancora chiaro se e quanto questo accordo reggerà: i punti più delicati del piano Trump devono infatti venire ancora discussi, ma i leader di Hamas hanno dichiarato che gli Stati Uniti e i negoziatori avrebbero fornito garanzie che Israele non riprenderà i bombardamenti.

L’approvazione della prima fase del piano Trump per Gaza è arrivata nella tarda serata di ieri, e dà alle parti 24 ore di tempo per abbassare le armi; questo implica che il cessate il fuoco dovrebbe entrare ufficialmente in vigore entro le 22 circa di oggi. Dall’annuncio dell’approvazione da parte del governo israeliano, Israele ha continuato i bombardamenti nella Striscia, ma si è registrato un calo nell’intensità degli attacchi; intanto, testimonianze e fonti locali riportano che l’esercito israeliano starebbe iniziando a ritirarsi dietro la cosiddetta “linea gialla”, il primo perimetro di controllo entro cui è previsto che le truppe dello Stato ebraico retrocedano per dare spazio ai civili palestinesi. Secondo i media israeliani, in questa prima fase l’esercito manterrebbe il controllo del 53% della Striscia, mentre alcuni media arabi sostengono che i soldati occuperebbero il 58% del territorio.

Quando la prima fase prenderà formalmente piede, Israele dovrebbe riaprire i corridoi umanitari. Non è ancora chiaro quanti aiuti dovrebbero entrare nella Striscia, ma in una intervista all’emittente Al Araby TV, il diplomatico palestinese Osama Hamdan ha parlato di 400 camion di aiuti al giorno nei primi due giorni e di un minimo di 600 camion al giorno a partire dal terzo. Sempre nella prima fase, avverrebbe lo scambio degli ostaggi: lunedì, i gruppi palestinesi consegnerebbero tanto le persone ancora in vita quanto i corpi dei defunti, mentre lo Stato ebraico consegnerebbe 1.950 persone, di cui 250 ergastolani. Non sono ancora noti i nomi dei palestinesi che dovrebbero rientrare in questa prima fase: sui media israeliani iniziano a circolare delle liste, e pare certo che Israele abbia negato il rientro di alcune tra le più eminenti figure politiche palestinesi, tra cui il leader Marwan Barghouti e i corpi dei defunti fratelli Sinwar. Secondo fonti non ufficiali, se i gruppi palestinesi non dovessero trovare i corpi degli ostaggi israeliani defunti, entrerebbero in scena attori internazionali.

Non è noto cosa succederebbe una volta effettuato lo scambio degli ostaggi. La ratifica da parte del governo israeliano è avvenuta in presenza del braccio destro diplomatico di Trump Steve Witkoff e del suo genero ed inviato speciale durante la sua vecchia amministrazione Jared Kushner; entrambi hanno giocato un ruolo importante durante la fase di negoziati e sembra siano coinvolti nei dialoghi per le successive fasi del piano. Netanyahu ha chiesto a Trump di parlare alla Knesset, il parlamento monocamerale israeliano, e sembrerebbe che il presidente degli USA stia valutando di accettare l’invito. Mentre Israele continua le discussioni con il proprio principale alleato, da parte palestinese, tanto Hamdan, quanto il leader politico di Hamas Khalil al-Hayya hanno affermato che l’accordo così come siglato includerebbe un «cessate il fuoco permanente»; le loro affermazioni fanno eco al comunicato rilasciato ieri notte, dopo la prima firma tra i mediatori avvenuta a Sharm el-Sheikh. Sembra insomma che, secondo i piani, i dialoghi continuerebbero sullo sfondo di una tregua.

A tal proposito, i vertici politici del gruppo hanno affermato di avere ricevuto garanzie da parte dell’amministrazione statunitense e delle squadre di mediatori che Israele non riprenderà gli attacchi. Secondo indiscrezioni apparse sull’agenzia di stampa Reuters gli Stati Uniti dovrebbero inviare 200 soldati come forze di pace per assicurarsi che le parti rispettino il cessate il fuoco; altre fonti avrebbero confermato tale indiscrezione all’emittente Al Jazeera, aggiungendo che le truppe statunitensi stazionerebbero all’esterno della Striscia. Con la presenza statunitense sul posto, continuerebbero i dialoghi per le successive fasi del piano Trump: la seconda fase prevede l’istituzione di un «corpo di pace» internazionale con a guida lo stesso Trump e la partecipazione dell’ex premier britannico Tony Blair. Hamdan ha affermato che tale condizione non può venire imposta dall’alto né essere accettata dalla sola Hamas, rivendicando il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. In Palestina, ha spiegato Hamdan, ci sono diversi attori: «Hamas non ha il diritto di esprimersi per tutti su queste questioni».

La terza fase, invece, prevedrebbe la consegna di Gaza a una amministrazione politica palestinese: se il piano della Casa Bianca fa esplicito riferimento a un’ANP riformata, Trump e Netanyahu sono stati ben più vaghi, affermando che nessun gruppo palestinese attualmente attivo, ANP compreso, governerebbe Gaza. In ogni caso, al termine del processo, il piano vedrebbe una Gaza completamente smilitarizzata, mentre la gestione della sicurezza verrebbe affidata nelle mani dell’esercito israeliano, che nel frattempo istituirebbe una zona di controllo interna alla Striscia. Solo allora si potrebbe parlare a tutti gli effetti di pace. Tutti i punti della seconda e della terza fase devono ancora essere discussi: Hamas ha già affermato di essere pronta a cedere il controllo di Gaza a un gruppo di palestinesi eletti dalla popolazione, ma sembra riservare maggiori dubbi sul tema del disarmo della Striscia e chiede il ritiro completo di Israele dal territorio palestinese.

USA: bloccato lo schieramento della Guardia Nazionale in Illinois

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Un giudice federale di Chicago ha temporaneamente bloccato l’invio dei soldati della Guardia Nazionale texana in Illinois. Il presidente Trump aveva disposto l’invio di 200 soldati nella stessa città di Chicago. Il fermo avrà effetto fino al 23 ottobre. Parallelamente, un altro giudice ha temporaneamente limitato la possibilità per gli agenti federali di usare la forza nelle manifestazioni. Nelle ultime settimane, Trump sta disponendo l’invio di soldati della Guardia Nazionale in sempre più città democratiche: lo ha fatto a Washington e a Los Angeles, e conta di farlo a Portland e a Memphis. Con lo schieramento degli agenti, Trump federalizza le forze di polizia locali, affidandone l’amministrazione alla stessa Guardia Nazionale.

La Spagna approva l’embargo totale sulle armi a Israele e i prodotti delle colonie

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La Camera dei Deputati spagnola ha approvato il decreto legge 10/2025 dello scorso 23 settembre, con il quale Madrid chiedeva di adottare misure urgenti contro il genocidio a Gaza e in supporto alla popolazione palestinese. In particolare, il decreto autorizza il controllo dell'introduzione e della commercializzazione dei prodotti provenienti dalle colonie illegali israeliane in Cisgiordania, oltre a imporre un embargo totale sul commercio di armi con Israele.
Il decreto è stato approvato con 178 voti a favore, 169 contro e un astenuto. In particolare, il testo prevede il divieto di trasferime...

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Regno Unito-India: accordo da 468 milioni di dollari in missili

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Il Regno Unito ha annunciato di aver firmato un contratto da 468 milioni di dollari per la fornitura di missili leggeri all’esercito indiano. L’annuncio è arrivato in occasione di una visita del Primo Ministro britannico Keir Starmer all’omologo indiano Narendra Modi, a Mumbai, dove i due hanno elogiato il potenziale dei legami derivanti dall’accordo commerciale firmato mesi fa. A tale contratto si aggiunge anche la firma di un ulteriore accordo dal valore di 250 milioni di dollari per la fornitura di motori elettrici per navi militari.

Como, i bambini appendono lo striscione “Pace” a scuola: il sindaco lo fa rimuovere

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In provincia di Como anche la semplice parola “Pace” è divisiva. Il sindaco di Inverigo –  Francesco Vincenzi, leghista eletto a capo di una coalizione di centro-destra – ha infatti fatto rimuovere uno striscione fatto appendere dai bambini della Scuola primaria “Don Gnocchi” recante proprio la scrittaPace” in bianco su sfondo rosso. Lo striscione era stato fatto dagli stessi studenti ed esposto in occasione della giornata della pace lo scorso 4 ottobre. Lo striscione è stato rimosso per «motivi di sicurezza», e perché «tutte le idee e tutti i pensieri dovrebbero comunque trovare spazio», ha affermato il primo cittadino. Il lavoro dei bambini è stato rimosso anticipatamente dagli insegnanti, che lo hanno recuperato ed esposto presso la rotonda della Fondazione Don Gnocchi che si occupa di bambini con disabilità. Nei giorni seguenti, il caso ha fatto discutere, arrivando anche ai banchi del Parlamento, dove è stata depositata un’interrogazione ai ministri dell’Interno e dell’Istruzione.

Lo striscione degli alluni della scuola Don Gnocchi era stato appeso lo scorso 3 ottobre, mentre in parallelo in tutta Italia si stava svolgendo lo sciopero generale per la Palestina e la Global Sumud Flotilla, la missione umanitaria che intende rompere l’assedio marittimo israeliano su Gaza, le cui navi sono state intercettate dalla marina dello Stato ebraico a inizio mese. La composizione era stata fatta dagli stessi studenti, in occasione della giornata della pace del 4 ottobre, ma è durata poco. In una manciata di ore è arrivato l’ordine di rimuovere lo striscione per «motivi di sicurezza» e per «evitare polemiche»; gli insegnanti hanno anticipato l’intervento della polizia e hanno recuperato lo striscione per spostarlo altrove e salvare il lavoro dei bambini. Dopo essere stato interrogato dai genitori, il sindaco Francesco Vincenzi avrebbe fornito i propri chiarimenti sulla vicenda, che sono stati ripresi dai media.

La scelta di rimuovere lo striscione, ha assicurato Vincenzi, non sarebbe in alcun modo legata a «motivazioni politiche» e non vorrebbe «censurare» le idee degli alunni; essa sarebbe piuttosto stata mossa da questioni di «sicurezza», perché le recinzioni della scuola avrebbero il solo scopo di garantire la tutela degli alunni. L’esposizione di uno striscione è consentito, ma solo «all’interno degli spazi scolastici a ciò preposti»; autorizzarlo, ritiene il sindaco, avrebbe creato «un precedente che renderebbe difficile negare future richieste di affissione di qualsiasi natura, anche di contenuti non condivisibili o non attinenti all’attività didattica». La risposta riportata dai media termina con un auspicio che la scuola rimanga «un ambiente neutrale, dedicato all’educazione e all’insegnamento, evitando così di generare inutili polemiche». La parola “Pace”, insomma, rischia di creare polemiche.

L’insolito caso di Inverigo ha fatto rapidamente il giro del Paese, arrivando anche in Parlamento. I deputati Devis Dori e Luana Zanella di Alleanza Verdi e Sinistra hanno infatti depositato una interrogazione ai ministri dell’Interno e dell’Istruzione chiedendo loro se siano a conoscenza dei fatti e se ritengano legittimo l’intervento delle forze dell’ordine per rimuovere uno striscione con la scritta “Pace” priva di simboli e colori di sorta dai cancelli di una scuola. I deputati propongono inoltre di mandare una nota alle amministrazioni territoriali «affinché la parola “Pace” sia considerata valore fondante e non un problema d’ordine pubblico», richiamando l’articolo 11 della Costituzione.

USA: sanzionato il maggior fornitore di petrolio alla Serbia

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Gli Stati Uniti d’America hanno sanzionato Nis, il maggior fornitore di petrolio alla Serbia. L’azienda, al 45% della russa Gazprom e al 30% dello Stato serbo, risponderebbe a circa l’80% della domanda di gasolio e benzina della Serbia e al 90% della domanda di carburante per aerei e olio combustibile pesante. In Serbia, Nis dà lavoro a 5.000 persone, gestisce una raffineria, e possiede 330 stazioni di servizio. La mossa degli USA è volta a costringere Belgrado a trovare un altro fornitore di idrocarburi o a nazionalizzare l’azienda, come forma di pressione contro la Russia.

Cessate il fuoco a Gaza: quali sono i prossimi passi

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Oggi, 9 ottobre, è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza che prevede l’accettazione tra le parti della prima fase del piano di Trump e Netanyahu per Gaza. Tra entusiasmo generale e dubbi sull’efficacia del programma, comprendere quali siano i prossimi passi risulta alquanto complicato. Oggi pomeriggio sono previsti degli incontri del gabinetto di sicurezza e del governo israeliani, in seguito a cui l’accordo dovrebbe essere ratificato in via ufficiale. Alla ratifica dovrebbe seguire l’istituzione della effettiva tregua: le truppe israeliane smetterebbero di bombardare e inizierebbero a ritirarsi gradualmente dalla Striscia, mantenendo però una presenza in oltre il 50% del territorio; intanto, gli aiuti tornerebbero a entrare, e i gruppi palestinesi preparerebbero il terreno per lo scambio degli ostaggi. A partire dalla prossima settimana inizierebbero dunque le discussioni per il futuro della Striscia, che dovrebbero avvenire sullo sfondo di un cessate il fuoco permanente.

L’accordo tra Israele e Hamas è stato raggiunto nella notte di oggi, ma deve ancora essere ratificato dalla parte israeliana. Esso porterebbe all’accettazione della prima fase del piano Trump-Netanyahu per Gaza, che prevede l’istituzione di una tregua, l’entrata degli aiuti, un primo ritiro delle truppe dalla Striscia e lo scambio di ostaggi. Alle 17 italiane è previsto un incontro del gabinetto di sicurezza israeliano che, alle 18, verrà seguito da una riunione del governo; nella sera dovrebbe venire annunciata la ratifica ufficiale dell’accordo e, con essa, un iniziale cessate il fuoco. Con la tregua dovrebbe arrivare una fase di preparazione che andrà avanti fino a domenica: nei primi due giorni dovrebbero entrare 400 camion di aiuti umanitari al giorno, mentre a partire dal terzo l’entrata degli aiuti dovrebbe proseguire a pieno regime, con l’entrata di almeno 600 camion al giorno. I valichi di frontiera verrebbero riaperti, e le truppe israeliane si ritirerebbero entro la “linea gialla” del piano Trump-Netanyahu, mantenendo tuttavia il controllo del 53% della Striscia. Tra domenica e lunedì è previsto lo scambio degli ostaggi, che prevede il rientro delle persone vive e dei corpi dei defunti israeliani in cambio di 1.950 palestinesi, tra cui 250 ergastolani.

Hamas sta lavorando a una lista di palestinesi incarcerati da chiedere in cambio degli ostaggi israeliani, e un secondo elenco di corpi dei defunti che vorrebbe rientrassero. Da quanto riportano le fonti israeliane, lo Stato ebraico avrebbe già posto il veto su alcune delle richieste del gruppo palestinese: Israele ha negato la consegna di Marwan Barghouti, politico di spicco incarcerato in Israele dal 2002, e dei corpi dei fratelli Sinwar. Nonostante inizino già a emergere le prime frizioni, la fase critica giungerebbe settimana prossima: una volta effettuati gli scambi di ostaggi si dovrebbe infatti procedere con la discussione per l’istituzione di una pace. In una intervista all’emittente Al Araby TV, il diplomatico palestinese Osama Hamdan ha affermato che Hamas parteciperà alle discussioni e che tutti i gruppi palestinesi dovranno essere coinvolti. La seconda fase del piano Trump-Netanyahu prevede infatti l’istituzione di un «corpo di pace» internazionale con a guida lo stesso Trump e la partecipazione dell’ex premier britannico Tony Blair. Hamdan ha affermato che tale condizione non può venire imposta dall’alto né accettata dalla sola Hamas, rivendicando il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. In Palestina, ha spiegato Hamdan, ci sono diversi attori: «Hamas non ha il diritto di esprimersi per tutti su queste questioni».

Solo dopo il raggiungimento di un accordo sulla gestione della Striscia si potrebbe effettivamente parlare di pace. La terza e ultima fase del piano Trump-Netanyahu prevede la consegna di Gaza a una amministrazione politica palestinese: se il piano della Casa Bianca fa esplicito riferimento a un’ANP riformata, Trump e Netanyahu sono stati ben più vaghi, affermando che nessun gruppo palestinese attualmente attivo, ANP compreso, governerebbe Gaza. In ogni caso, al termine del processo, il piano vedrebbe una Gaza completamente smilitarizzata, mentre la gestione della sicurezza verrebbe affidata nelle mani dell’esercito israeliano, che nel frattempo istituirebbe una zona di controllo interna alla Striscia. Tutti questi punti, tuttavia, dovrebbero essere discussi nella seconda fase: Hamas ha già affermato di essere pronta a cedere il controllo di Gaza a un gruppo di palestinesi eletti dalla popolazione, ma sembra riservare maggiori dubbi sul tema del disarmo della Striscia e chiede il ritiro completo di Israele dal territorio palestinese.

Europarlamento: respinte le due mozioni di sfiducia contro von der Leyen

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Ursula von der Leyen supera senza difficoltà il doppio tentativo di sfiducia al Parlamento europeo. Le mozioni presentate dall’estrema destra dei Patrioti e dalla sinistra radicale The Left vengono respinte con ampio margine: rispettivamente 378 e 383 voti contrari, a fronte rispettivamente di 179 e 133 favorevoli (37 astensioni nel primo caso e 78 nel secondo). La presidente della Commissione mantiene il sostegno della sua maggioranza “variabile”, che va dai conservatori di Ecr ai Verdi. Le accuse dei sovranisti riguardavano la politica commerciale e l’accordo UE-Mercosur; la sinistra, oltre che sul “vassallaggio” nei confronti degli USA, poneva l’accento «complicità dell’Ue nel genocidio a Gaza» e «l’arretramento in materia sociale ed ecologica».

La Cina inasprisce i controlli sulle esportazioni di terre rare

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Pechino ha annunciato nuove restrizioni: l’esportazione di terre rare e tecnologie collegate richiederà un’autorizzazione speciale del ministero del Commercio. Le misure riguardano anche processi come estrazione, fusione, riciclaggio e produzione di magneti. La Cina controlla oltre il 70 % dell’estrazione globale e circa il 90 % della lavorazione, rendendo questa mossa un tassello strategico nelle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Secondo Pechino, le misure mirano a difendere la “sicurezza nazionale” impedendo che queste risorse vengano usate per fini militari all’estero. L’annuncio arriva poche settimane prima dell’incontro previsto tra Donald Trump e Xi Jinping, in un contesto già segnato da dazi e rivalità tecnologiche.

Quanto dura l’acqua in bottiglia? La verità sulla scadenza e i possibili pericoli

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Avete mai fatto caso alla data di scadenza riportata sulle bottiglie di plastica dell’acqua minerale? La dicitura che compare è di norma la seguente: «TMC giorno/mese/anno», ad es. «TMC 04/09/26». La sigla TMC sta per Termine Minimo di Conservazione ed è la data fino alla quale un prodotto alimentare mantiene intatte le sue proprietà specifiche (gusto, consistenza, ecc.) se conservato in modo adeguato. La sigla TMC sta ad indicare «da consumarsi preferibilmente entro» e si differenzia da un’altra dicitura sui prodotti alimentari che identifica invece una scadenza netta con un termine perentorio, entro il quale l’alimento va assolutamente consumato pena una modifica non solo delle caratteristiche di gusto, colore e consistenza, ma anche di salubrità dal punto di vista microbiologico, divenendo dunque soggetto a crescita di muffe e batteri. Se leggiamo «scade il…» allora si tratta di un alimento fresco e facilmente deperibile, come latte, yogurt, uova, ecc. In questi casi bisogna essere più rigorosi nel rispettare fedelmente la data di scadenza. Ma non va sottovalutato neppure il Termine Minimo di Conservazione.

La scadenza non riguarda l’acqua 

L’acqua in bottiglia è una scelta pratica e comune per molti, tuttavia pochi consumatori si interrogano sulla durata di conservazione dell’acqua in bottiglie di plastica. La scadenza indicata sulle bottiglie di acqua non riguarda tanto l’acqua stessa quanto il contenitore. L’acqua pura, se non è addizionata di aromi o altre sostanze, non ha nessuna scadenza, in quanto non contiene componenti organici che possano decomporsi. Tuttavia, il contenitore in cui è conservata, se è di plastica, può influire sulla sua qualità nel tempo. In sostanza l’acqua scade a causa della deperibilità del contenitore utilizzato. In base al materiale utilizzato per conservare e trasportare l’acqua, dopo un certo periodo di tempo, la bottiglia può rovinarsi e contaminare il contenuto mettendo a rischio la salute delle persone. 

La scadenza dell’acqua in bottiglia di plastica dipende dal tipo di polimero con cui è stato realizzato il contenitore, solitamente il PET (polietilene tereftalato). In ogni caso, generalmente, l’acqua minerale nelle bottiglie di plastica scade entro 1 o 2 anni. Si tratta di un tempo abbastanza lungo, ma bisogna considerare il momento in cui la bottiglia è stata fabbricata e quello in cui è avvenuto l’imbottigliamento dell’acqua di sorgente. Pertanto, è consigliabile consumare l’acqua alcuni mesi prima della effettiva data di scadenza presente sulla confezione, a scopo precauzionale e preventivo. Troverete una scadenza anche nelle bottiglie di acqua minerale in vetro, ma in questo caso possiamo anche ignorare questa data, dal momento che il vetro è dotato di inerzia chimica, quindi rimane inalterato nel tempo, non rilascia sostanze ed è impermeabile ai gas e ai microrganismi. 

Le bottiglie di plastica possono rilasciare nel tempo delle sostanze chimiche tossiche nell’acqua, come antimonio o ftalati, specialmente se esposte a calore o luce solare diretta. Questo determina ovviamente un’alterazione del gusto e della sicurezza dell’acqua. Altro elemento da considerare è la tenuta del tappo: un tappo che non sigilla perfettamente può permettere l’ingresso di aria e contaminanti, compromettendo la purezza dell’acqua. Infine anche l’acqua conservata in ambienti molto caldi e umidi può subire alterazioni nel sapore e nella qualità.

Quanto dura l’acqua in bottiglia aperta?

Non esiste una precisa scadenza dell’acqua in bottiglia aperta: quella riportata dal produttore si riferisce solo al contenitore. In genere, dopo l’apertura della bottiglia in plastica o in vetro abbiamo tutti l’abitudine di berne il contenuto nel giro di poche ore, ma nel caso in cui invece la bottiglia d’acqua rimanga aperta per alcuni giorni, occorre prestare molta attenzione poiché potrebbe essere intervenuta a questo punto una contaminazione da numerose sostanze potenzialmente dannose per la salute, come batteri, polveri o altro. La cosa più prudente che si possa fare in questi casi è gettarla via e non consumarla.

Consigli per una conservazione sicura

Alla luce delle informazioni che abbiamo a disposizione, possiamo dunque elencare ora alcuni consigli pratici di utilità nella conservazione e uso dell’acqua in bottiglia.

  1. Conservare le bottiglie di plastica in un luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce solare diretta per evitare la degradazione del materiale.
  1. Evitare l’eccesso di calore: non lasciare le bottiglie in auto o in ambienti caldi, poiché le alte temperature accelerano il rilascio di sostanze chimiche.
  1. Controllare la data di scadenza: sebbene l’acqua non scada, è consigliabile consumarla entro la data indicata per avere la garanzia di massima qualità e sicurezza.
  1. Utilizzo di bottiglie riutilizzabili: è possibile anche prendere in considerazione il travaso e l’uso di bottiglie riutilizzabili in materiali come vetro o acciaio inossidabile, che non rilasciano sostanze nocive e riducono l’impatto ambientale. 

Da ultimo, ma forse il consiglio più importante di tutti: è bene non utilizzare le bottiglie in modo improprio rispetto a quello per cui sono destinate, ovvero per contenere liquidi riscaldati (es. latte) o per conservare alimenti acidi a forte potere estraente come il succo di pomodoro, di arancia e di limone. In questi casi il risultato sarebbe un vero e proprio disastro, con la presenza di ingenti quantitativi di ftalati e microplastiche all’interno dell’alimento.