Le forze russe hanno lanciato un attacco notturno con droni e missili su Kiev, uccidendo 10 persone, ferendone 38 e danneggiando edifici in sette distretti. Lo riferiscono funzionari ucraini, citati da Reuters. L’aeronautica militare ucraina ha dichiarato di aver abbattuto 563 dei 598 droni e 26 dei 31 missili lanciati dalla Russia in un attacco su scala nazionale. L’agenzia russa Tass, citando il Ministero della Difesa russo, ha riferito che le difese aeree di Mosca hanno intercettato e distrutto 102 droni ucraini nelle regioni russe durante la notte, e che un incendio di 200 metri quadrati è scoppiato in una foresta dopo la caduta di detriti di un drone a Gelendzhik.
La Danimarca convoca il massimo diplomatico USA nel Paese
Il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, ha convocato l’incaricato d’affari statunitense a Copenaghen. Il ministro ha spiegato che, secondo un rapporto di intelligence, gli USA starebbero portando avanti operazioni di influenza in Groenlandia. Il presidente degli USA Donald Trump ha spesso affermato pubblicamente che l’isola, territorio danese, costituisce una risorsa strategica importante per gli Stati Uniti e che Washington vuole impossessarsene. L’incaricato d’affari è generalmente considerato la seconda carica più importante di una ambasciata, ma, dopo il termine del mandato del precedente ambasciatore, gli USA non lo hanno sostituito.
La Norvegia disinveste dalla statunitense Caterpillar: “complice del genocidio a Gaza”
Con una mossa che creerà un precedente rilevante, il fondo sovrano norvegese, il più grande al mondo – con un patrimonio stimato in oltre 2 trilioni di dollari – ha annunciato la dismissione di investimenti dall’azienda statunitense di macchinari edili Caterpillar, oltre che da altre sei aziende. Le motivazioni, spiega il fondo, riguardano la complicità diretta nelle violenze commesse da Israele contro i palestinesi, quali la distruzione delle case e la costruzione degli insediamenti israeliani, considerati illegali dalla comunità internazionale. La decisione segue di poche settimane il rapporto della relatrice speciale ONU Francesca Albanese, nel quale Caterpillar viene citata proprio come azienda complice del governo israeliano.
Norges Bank Investment Management (NBIM), che gestisce il fondo per conto della popolazione norvegese ed è valutato circa 2 trilioni di dollari, ha detto che c’è un «rischio inaccettabile che le società contribuissero a gravi violazioni dei diritti degli individui in situazioni di guerra e conflitto». La decisione si è basata sulle raccomandazioni del suo consiglio etico, ha detto. Oltre alla statunitense Caterpillar (nota anche come CAT), NBIM disinvestirà anche da First International Bank of Israel e il suo proprietario di maggioranza FIBI Holdings, Bank Leumi Le Israel BM, Mizrahi Tefahot Bank e Bank Hapoalim BM. Le aziende avevano fornito i servizi finanziari necessari per l’attività di costruzione negli insediamenti israeliani in Cisgiordania, che erano stati «stabiliti in violazione del diritto internazionale».
In merito alla società USA di macchine pesanti da lavoro, come riportato dal Financial Times, il Consiglio di NBIM ha dichiarato: «I bulldozer prodotti da Caterpillar vengono utilizzati dalle autorità israeliane nella diffusa distruzione illegale delle proprietà palestinesi. Non c’è dubbio che i prodotti Caterpillar vengano utilizzati per commettere violazioni estese e sistematiche del diritto umanitario internazionale. L’azienda inoltre non ha implementato alcuna misura per prevenire tale uso».
La decisione arriva neanche due mesi dopo che la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha pubblicato un report in cui compaiono tutti i nomi delle grandi aziende che contribuiscono all’economia israeliana, quella che ha chiamato “economia del genocidio”. In questa lista c’è proprio anche Caterpillar. NBIM aveva una partecipazione di 2,4 miliardi di dollari nella società alla fine del 2024, rappresentando circa l’1,2% della proprietà. Il disinvestimento non è un atto isolato da parte del fondo norvegese ma si inserisce nella rigorosa politica di investimento supervisionata da un Comitato Etico indipendente che formula raccomandazioni al Ministero delle Finanze norvegese.
La mossa è molto più di una semplice transazione finanziaria: è un forte segnale politico ed etico per la comunità internazionale. Essa fornisce una validazione istituzionale significativa al movimento globale che spinge per una maggiore responsabilità aziendale nelle aree di conflitto, in particolare in Palestina. L’azione del fondo norvegese indica che la pressione degli attivisti e delle organizzazioni per i diritti umani sta finalmente traducendosi in conseguenze finanziarie concrete. L’episodio pone un precedente rilevante e mette in guardia le multinazionali che operano in contesti sensibili: la reputazione e la responsabilità sociale non sono più semplici appendici del bilancio, ma fattori cruciali che influenzano direttamente la fiducia degli investitori e, di conseguenza, la loro stabilità finanziaria.
Nuove tecnologie, vecchi stereotipi: nella moda, l’IA non reinventa nulla
Giornalmente non consumiamo solo prodotti. Ci nutriamo di parole, foto, video, suoni. Tutto quello che ci circonda ed entra in contatto con la nostra persona in qualche modo contribuisce a nutrire (o avvelenare) la nostra mente e, di riflesso, il nostro corpo. Il potere delle immagini è spesso sottovalutato ma, di fatto, quello che vediamo costantemente sotto forma di fotografie, video, campagne pubblicitarie, tendenze social, diventa parte di un linguaggio comune: codici estetici e visivi ai quali siamo abituati e che disegnano la realtà. Una realtà che, al momento, è popolata di immagini reali ed altrettante artificiali, prodotte da quelle intelligenze che, nutrite ad arte da milioni di elaborati generati dall’ingegno umano, sfornano remix di tutto rispetto. A volte. A volte le foto realizzate con l’AI producono reazioni controverse, come nel caso dell’ultima campagna di Guess pubblicata sul numero di agosto di Vogue America.
Una ragazza bionda, lineamenti perfetti, pelle liscia come quella di una bambola, vestita con un abito a zig zag beige e nero abbinato a una borsa e a un rassicurante sandalo tacco 10. La posa è quella tipica di milioni di campagne pubblicitarie di moda: spontanea ma con gli accorgimenti giusti, sorridente ma non troppo (nella moda le espressioni devono essere sempre un po’ sofferenti), maliziosa ma senza esagerare. Immagine patinata, ogni dettaglio al suo posto, dalle luci alle ombre funziona tutto. Se non fosse per quella minuscola dicitura a margine – alla quale solo certosini sfogliatori di riviste possono fare caso – che dichiara: «Prodotta da Seraphinne Vallora con l’intelligenza artificiale». Ed eccola lì, la prima campagna pubblicitaria con una modella “fantasma” ad atterrare sulla rivista di moda più famosa del mondo. Un momento effettivamente «storico», come lo hanno definito le fondatrici dell’agenzia di comunicazione incaricate di questo lavoro direttamente da Paul Marciano, sul quale, però, sono sorte polemiche su più livelli (nonostante l’apparizione sul web di modelle e influencer completamente generate con l’AI non sia certo una novità – ne avevamo parlato qui). Tutti si aspettavano che questo momento, prima o poi, sarebbe arrivato. Allora perché così tanto scalpore?

Il modo cambia, effettivamente, con un discreto risparmio di risorse, anche economiche, e con un impatto ambientale minore (spesso per fare shooting si muovono truppe di venti/trenta persone da un capo all’altro del mondo). La sostanza, però, rimane la stessa. Quello che fa rabbrividire in questa pubblicità è la totale incapacità di uscire dai canoni. Di fatto, la modella creata dall’intelligenza artificiale non è nient’altro che la copia spudorata di un modello stereotipato che le case di moda propinano da anni e anni.
Una bambola bionda, capello sapientemente ondulato (guai ai ricci!), giovane, magra ma con le curve (quelle piatte usavano negli anni ’90 sulla scia di Kate Moss), rigorosamente bianca e con gli occhi chiari, più rassicuranti di un profondo, inquietante ed anche un po’ banale iride color nocciola. E quella pelle liscia oltre ogni filtro di Photoshop, che pure si è sempre usato nella fotografia di moda, ma almeno ultimamente era limitato a ritocchi leggeri che lasciassero alle modelle un alone di umanità. Eppure, dopo anni di battaglie, dopo qualche apparizione di modelle curvy e anche agé (over 60), la moda ha fatto il giro, rimettendoci davanti agli occhi una perfezione totalmente artificiale. Una sconfitta!
Il vero problema, qui, non è tanto la “finzione”, quanto il fatto che a dare gli input per la creazione di questo nuovo personaggio così banale da essere noioso nella sua vuota perfezione, sono state due donne, due “creative” che non sono state in grado di generare niente di più né di meno di quello che ha sempre funzionato. È quello che ancora vende, sostengono, quello su cui si clicca, quello che attira l’attenzione. E così, invece di sfruttare l’AI in maniera originale, lo si fa copia-incollando canoni estetici riesumati dagli anni ’90. Facili, sicuri, socialmente accettati, a prova di maschio medio.
La domanda da porsi, dunque, non è se le modelle artificiali sostituiranno quelle reali, ma: «perché, pur avendo a disposizione uno strumento che permette di creare qualsiasi cosa, dando vita alle estetiche più variopinte e visionarie, non riusciamo a immaginare nuove bellezze?» Forse dobbiamo accettare il fatto di essere così: umani e tremendamente convenzionali.
Gaza, 86 palestinesi morti a causa di raid e carestia in 24 ore
Gli attacchi israeliani nella Striscia di Gaza hanno ucciso 76 persone e ne hanno ferite 268 nelle ultime 24 ore, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute di Gaza. Tra queste, 18 persone sono state uccise mentre cercavano aiuto. Al contempo, il dicastero ha registrato 10 decessi dovuti a carestia e malnutrizione nello stesso arco temporale, tra cui due bambini, portando il numero totale dei decessi correlati alla fame a 313, di cui 119 bambini. Il bilancio complessivo delle vittime di Israele nella Striscia supera così la quota di 62.900, con quasi 159mila feriti.
La manovra finanziaria sta portando la Francia sull’orlo di un’altra crisi di governo
Meno di un anno dopo l’ultima crisi di governo, la Francia si trova nuovamente ad affrontare un potenziale crollo dell’esecutivo, e le ragioni sono le stesse dell’ultima volta. Il primo ministro francese François Bayrou ha infatti chiesto la fiducia all’Assemblea Nazionale per l’approvazione della legge di bilancio. Avanzata lo scorso luglio, la finanziaria per il 2026 prevede tagli in pressoché tutti i settori, dal sociale ai finanziamenti degli enti locali, e impone l’eliminazione di due giorni festivi. Escluso dai tagli, come in Italia, il settore bellico, per cui il presidente francese Macron ha chiesto un aumento della spesa di 3,5 miliardi rispetto all’anno corrente. Il voto si terrà il prossimo 8 settembre, e sembra essere destinato a fare cadere il governo: contro la finanziaria si sono infatti schierati tanto la sinistra de La France Insoumise quanto la destra di Marine Le Pen, e tutti i partiti di opposizione hanno già annunciato che voteranno contro la fiducia.
Bayrou ha annunciato che chiederà la fiducia lunedì 25 agosto, chiedendo ai partiti di opposizione di «scegliere tra caos e responsabilità». La finanziaria proposta da Bayrou prevede tagli per 43,8 miliardi di euro, con l’obiettivo di ridurre il deficit al 4,6%, contro l’attuale 5,8%. Un «anno bianco», come definito dal premier, doloroso ma necessario. Il «piano per dire “stop al debito”» prevede tagli generalizzati e misure specifiche. Tra queste ultime, una delle più contestate è stata quella di eliminare il lunedì di Pasqua e l’8 maggio, giorno della resa della Germania nazista, dal calendario dei giorni festivi; la misura, sostiene Bayrou, consentirebbe di frenare il tipico calo delle attività produttive che si registra in tali periodi dell’anno, ma è stata contestata tanto dalla destra quanto dalla sinistra.
Un’altra misura avanzata nella legge di bilancio e contestata dalle opposizioni è quella di congelare i finanziamenti sociali e le imposte, evitando dunque adeguamenti di pensioni, bonus e sussidi da una parte, e di tasse sul reddito e contributi dall’altra; sempre nel sociale, la proposta di legge prevede l’accorpamento di diversi bonus in un unico assegno. Bayrou ha proposto anche di aumentare le tasse sugli enti locali e di raddoppiare il tetto delle franchigie mediche; in ambito sanitario, il premier ha avanzato un piano per ridurre gli aiuti ai malati gravi e cronici, permettendo anche al medico di base di farli rientrare al lavoro e limitando la copertura totale dei farmaci quando lo stato di salute «non lo giustifica più».
La proposta di bilancio è stata presentata a metà luglio ed è stata sin da subito contestata da tutti i partiti di opposizione, che hanno avanzato proposte per soddisfare i bisogni della Francia, tutte rimaste inascoltate; Bayrou, dal canto suo, ha criticato i suoi oppositori, e, dopo che i dialoghi si sono arenati, i media del Paese hanno iniziato a parlare di una potenziale mozione di sfiducia bipartisan. L’annuncio del premier, insomma, arriva in un momento turbolento per la Francia, e la risposta delle opposizioni sembra preannunciare un cambio al vertice. Il Rassemblement National di Le Pen conta 123 seggi in Assemblea e ha annunciato che voterà contro la fiducia. Anche i Verdi (38 seggi) e i socialisti (66 seggi) hanno detto che si opporranno alla fiducia. Jean-Luc Mélenchon, de La France Insoumise (71 seggi), è in linea con la propria coalizione e ha chiesto le dimissioni di Macron. Queste forze da sole potrebbero far cadere il governo; a esse, tuttavia, si aggiungono i comunisti e la destra repubblicana di Eric Ciotti.
Il governo Bayrou è il terzo dell’attuale legislatura, che ha poco più di un anno. Esso è salito al potere lo scorso dicembre, dopo la caduta dell’esecutivo a guida Michel Barnier, durato appena tre mesi. Come il suo predecessore, anche quello di Bayrou è un governo di minoranza costituito dal centro macroniano e dal centrodestra repubblicano, e gode del sostegno esterno del Rassemblement National, che, pur non appoggiandolo, non vi si oppone come la sinistra. Tanto il vecchio governo Barnier quanto l’attuale governo Bayrou seguono la stessa logica politica: escludere dalla guida dell’esecutivo la sinistra, vincitrice delle elezioni, e il Rassemblement National, partito con il maggior numero di parlamentari, cercando al contempo di non scontentare almeno una delle due parti. Ancora una volta, tuttavia, la situazione di precarietà in cui versa l’economia francese ha causato una frattura che sembra difficile da risanare, facendo riemergere l’instabilità interna del Paese.
India, da oggi in vigore i dazi del 50% sull’export negli USA
Scatta oggi, 27 agosto 2025, il raddoppio dei dazi USA sulle esportazioni indiane: dal 25% al 50%. Motivata dagli acquisti di petrolio russo da parte di Nuova Delhi, la misura — formalizzata dal Dipartimento della Sicurezza Interna — prevede una tassa base del 25% più una sovrattassa punitiva uguale. Colpisce settori tradizionali dell’export indiano come tessuti, gioielleria, calzature, mobili, chimica, pelletteria, meccanica e prodotti ittici. Restano però esclusi comparti strategici quali elettronica e semiconduttori, farmaci, auto passeggeri, acciaio, alluminio e rame, per non intaccare filiere vitali per l’industria americana.









