Dall’alba, nella Striscia di Gaza, almeno 34 palestinesi sono rimasti uccisi a causa dei raid israeliani. Tra questi, otto sono stati assassinati mentre erano in cerca di aiuti. In particolare, quattro bambini sono stati uccisi e molti altri sono rimasti feriti in un attacco aereo israeliano nel Sud di Khan Younis, riferiscono fonti ospedaliere a Gaza. I bambini sono stati raggiunti dal fuoco israeliano mentre si riparavano in tende per i palestinesi sfollati. Nel frattempo, il ministero della Salute di Gaza riferisce che nelle ultime 24 ore sono 71 le persone uccise in attacchi israeliani nella Striscia.
Draghi: “Nel nuovo equilibrio geopolitico l’Europa non ha più peso”
In un discorso senza precedenti davanti al pubblico del Meeting di Rimini, Mario Draghi ha lanciato un severo monito sull’irrilevanza geopolitica dell’Unione Europea nel nuovo scenario mondiale. L’ex Presidente del Consiglio e della BCE ha infatti esposto un’analisi spietata, dipingendo un’Unione Europea isolata dai grandi attori globali, costretta a subire decisioni altrui e incapace di difendere i propri interessi e valori sul palcoscenico internazionale. Sia nel complicato scacchiere bellico, con un ruolo definito «marginale» nelle trattative sul conflitto russo-ucraino e «da spettatrice» davanti ai massacri di Gaza, sia in quello economico, caratterizzato da uno spirito di «rassegnazione» di fronte all’imposizione dei dazi da parte di Donald Trump.
Nel suo intervento al festival di Comunione e Liberazione, Draghi ha affermato senza mezzi termini che «per anni l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali», ma che il 2025 «sarà ricordato come l’anno in cui questa illusione è evaporata». La prova di questa evaporazione è sotto gli occhi di tutti: l’Europa si è dovuta «rassegnare ai dazi imposti dal nostro più grande partner commerciale e alleato di antica data, gli Stati Uniti» ed è stata spinta dallo stesso alleato ad «aumentare la spesa militare» in «forme e modi che probabilmente non riflettono l’interesse dell’Europa».
Il Vecchio Continente è ridotto a spettatore anche nei teatri di crisi più cruciali. «L’Unione Europea, nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, e abbia il maggiore interesse in una pace giusta, ha avuto finora un ruolo abbastanza marginale nei negoziati per la pace», ha ricordato Draghi, aggiungendo che è stata «spettatrice» anche «quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava». Nemmeno la Cina considera l’Europa un partner paritario, dal momento che «usa il suo controllo nel campo delle terre rare per rendere la nostra dipendenza sempre più vincolante».
L’impeto europeista di Draghi torna perentoriamente in campo quando l’ex premier ragiona sulle possibili soluzioni a questa irrilevanza, auspicando un balzo in avanti nell’integrazione. «L’UE deve trasformarsi da spettatore in attore protagonista – ha affermato –. Deve mutare anche la sua organizzazione politica che è inseparabile dalla sua capacità di raggiungere i suoi obiettivi economici e strategici». Le riforme economiche delineate nel suo celebre rapporto pubblicato nell’estate dell’anno scorso, come l’eliminazione delle barriere interne e massicci investimenti comuni in tecnologia, a detta di Draghi, sono necessarie ma non sufficienti. Il suo appello conclusivo è un invito ai cittadini: «Trasformate il vostro scetticismo in azione, fate sentire la vostra voce. L’Unione Europea è la nostra migliore opportunità per un futuro di pace, sicurezza, indipendenza: è una democrazia e siamo noi, voi, i suoi cittadini, gli europei che decidono le sue priorità». Un finale, come da tradizione, che pullula di retorica, ma che non mette in ombra le tante – e inesorabili – osservazioni che lo precedono.
Paesi Bassi, ministro degli Esteri si dimette per stallo su sanzioni a Israele
Il ministro degli Esteri olandese, Caspar Veldkamp, si è dimesso per non essere riuscito a ottenere l’ok del governo a ulteriori sanzioni contro Israele. Veldkamp ha riconosciuto di non poter adottare misure efficaci a causa della resistenza interna. Tra i suoi sforzi rientra l’imposizione di divieti di ingresso ai ministri israeliani di estrema destra, Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir, citando il loro ruolo nell’incitamento alla violenza dei coloni contro i palestinesi. Veldkamp ha inoltre revocato tre permessi di esportazione per componenti di navi militari, mettendo in guardia dal «deterioramento delle condizioni» a Gaza e dal «rischio di un utilizzo finale indesiderato».
Libia: attaccata la sede della missione ONU
La Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia ha dichiarato che il suo quartier generale di Tripoli è stato attaccato. L’attacco, sostiene il ministero degli Interni libico, sarebbe stato condotto con un missile anticarro, ma sarebbe stato sventato dalle forze del Paese. Il missile avrebbe tuttavia colpito una abitazione a Janzour, città nel distretto di Zawiya, nella regione della Tripolitania. Le autorità hanno dichiarato di avere sequestrato un pick-up con a bordo altri due missili e una piattaforma di lancio. Non sono registrate vittime. Ignoti gli autori dell’attacco.
Iran, scontri a fuoco nel Belucistan: 5 morti
Oggi pomeriggio, in Iran, cinque poliziotti sono stati uccisi in un attacco nella provincia sud-orientale del Sistan e Belucistan. La notizia è apparsa sui media iraniani, che attribuiscono l’attacco ai beluci dell’organizzazione separatista Jaish al-Adl. Secondo un resoconto della polizia provinciale, gli autori dell’attacco avrebbero preso di mira due unità di pattuglia della polizia del distretto di Damen, nella contea di Iranshahr, mentre erano in servizio. Le operazioni per identificare gli aggressori sono ancora in corso. I beluci sono una minoranza distribuita in una regione chiamata Belucistan, situata a cavallo tra Iran, Afghanistan e Pakistan. In questi tre Paesi sono attive diverse firme separatiste per l’indipendenza dei beluci.
L’ONU lo dichiara ufficialmente: a Gaza è carestia
L’ONU ha dichiarato oggi ufficialmente la carestia a Gaza attraverso la Classificazione Integrata della Sicurezza Alimentare (Integrated Food Security Phase Classification – IPC), un organismo sostenuto dalle stesse Nazioni Unite che si occupa di monitorare i livelli di fame nel mondo. L’IPC ha dichiarato che 514.000 persone, ovvero circa un quarto dei palestinesi di Gaza, stanno soffrendo di grave malnutrizione. Tra queste, 280.000 si trovano nella regione settentrionale di Gaza City, dichiarata in stato di carestia. Si tratta della prima dichiarazione di questo tipo relativa all’enclave palestinese. Perché un’area venga classificata in stato di carestia, almeno il 20% della popolazione deve soffrire di gravi carenze alimentari, con un bambino su tre affetto da malnutrizione acuta e due persone su 10.000 che muoiono ogni giorno di fame, malnutrizione e malattie. Parallelamente un’inchiesta indipendente ha rivelato che la percentuale di vittime civili a Gaza è di gran lunga superiore rispetto a quella dei militanti legati alle sigle islamiche come Hamas o la Jihad islamica.
L’inchiesta, condotta congiuntamente dal media The Guardian, dalla rivista israelo-palestinese +972 Magazine e dal quotidiano in lingua ebraica Local Call ha messo in evidenza come cinque palestinesi su sei uccisi dall’esercito israeliano a Gaza fossero civili. Si tratta di dati tratti da un database classificato dell’intelligence militare israeliana. A maggio, secondo le autorità sanitarie di Gaza, 53.000 palestinesi erano stati uccisi dagli attacchi israeliani, un numero che comprendeva sia combattenti che civili. Sempre a maggio, i funzionari dell’intelligence dello Stato ebraico avevano segnalato 8.900 miliziani di Hamas e della Jihad islamica come morti o «probabilmente morti», secondo quanto emerso dall’indagine. Ciò significa che i combattenti rappresentano solo il 17% delle vittime totali, mentre il restante 83% è costituito da civili. Si tratta di un rapporto estremamente sbilanciato, tanto da superare anche quello di conflitti molto cruenti, come la guerra in Siria o in Sudan. Contattato per un commento da Local Call e +972 Magazine – entrambi media israeliani – l’esercito dello Stato ebraico non ha smentito l’esistenza del database né la validità dei dati rispetto alle morti dei militanti palestinesi. Tuttavia, contattati dal Guardian – come riferisce lo stesso quotidiano britannico – i rappresentanti delle forze israeliane hanno di fatto negato che i dati fossero corretti, senza ulteriori specificazioni.
Secondo quanto riportato da Local Call, anche l’esercito israeliano ritiene attendibile il bilancio delle vittime del ministero della Salute di Gaza, nonostante i politici israeliani facciano passare tali numeri come propaganda. Tuttavia, il numero dei morti è quasi sicuramente sottostimato, in quanto il Ministero della Salute di Gaza elenca solo le persone i cui corpi sono stati recuperati, non le migliaia sepolte sotto le macerie. Secondo alcune testimonianze dirette, inoltre, Israele aumenta il numero delle vittime di militanti di Hamas per bilanciare il numero delle vittime civili all’interno dei documenti. A confermare la falsificazione dei numeri è stato il generale in pensione Itzhak Brik, ex consigliere del primo ministro Benjamin Netanyahu all’inizio della guerra, ora tra i suoi critici più accaniti. «Non c’è assolutamente alcuna correlazione tra i numeri annunciati e ciò che sta realmente accadendo. È solo un grande bluff», ha affermato. Secondo i dati dell’Uppsala Conflict Data Program, che monitora le vittime civili in tutto il mondo, rispetto alla situazione a Gaza, i civili hanno costituito una percentuale maggiore di morti solo a Srebrenica (non nella guerra in Bosnia nel suo complesso), nel genocidio ruandese e durante l’assedio russo di Mariupol nel 2022.
Oggi è arrivata anche la conferma dello stato di carestia a Gaza, dopo che Gran Bretagna, Canada, Australia e molti altri Stati europei hanno dichiarato che la crisi umanitaria ha raggiunto «livelli inimmaginabili», senza tuttavia fare nulla di concreto per fermare Israele. Alcuni Stati, anzi, continuano a inviare armi allo Stato ebraico. L’IPC ha sottolineato che l’analisi pubblicata oggi riguarda solo le persone residenti nei governatorati di Gaza, Deir al-Balah e Khan Younis. Non è stato possibile, invece, controllare le condizioni e classificare il governatorato di Gaza settentrionale a causa delle restrizioni di accesso e della mancanza di dati, e ha escluso qualsiasi popolazione rimanente nella regione meridionale di Rafah, in quanto in gran parte disabitata. Precedentemente, l’IPC ha riscontrato lo stato di carestia anche in alcune zone della Somalia nel 2011, nel Sud Sudan nel 2017 e nel 2020 e nel Sudan nel 2024. L’unica differenza è che a Gaza l’eccidio della popolazione civile avviene con il coinvolgimento diretto di diverse potenze occidentali.
Sri Lanka, arrestato ex presidente per uso improprio di fondi pubblici
L’ex presidente dello Sri Lanka, Ranil Wickremesinghe, è stato arrestato oggi, venerdì 22 agosto, dal Dipartimento di investigazione criminale con l’accusa di uso improprio di fondi statali. Il suo arresto è avvenuto dopo che si è presentato al Dipartimento, a Colombo, per testimoniare in un’indagine in merito a una sua visita a Londra per la laurea della moglie. Wickremesinghe, avvocato che ha ricoperto la carica di primo ministro per sei volte, era diventato presidente nel 2022 durante la crisi economica che aveva costretto il suo predecessore, Gotabaya Rajapaksa, a fuggire. È stato sconfitto alle elezioni presidenziali dello scorso anno.
Colombia, due attentati attribuiti alle FARC causano almeno 18 morti
Giovedì, in Colombia, due attentati attribuiti a gruppi dissidenti delle FARC hanno causato almeno 18 morti e oltre 70 feriti. Nel primo attacco, un drone ha abbattuto un elicottero della polizia vicino a Medellín, uccidendo 12 persone durante un’operazione anti-coca. Poche ore dopo, una bomba esplosa in una macchina a Cali ha ucciso 6 persone e ne ha ferite decine. Medellín e Cali sono le principali città del paese dopo Bogotá. Dopo l’attacco, Cali ha dichiarato la legge marziale, e il governo valuta misure aggiuntive per la sicurezza. Nessun gruppo sino ad ora rivendicato gli attentati.









