mercoledì 28 Gennaio 2026
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Manila, 216 arresti durante proteste contro corruzione

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A Manila oltre 80mila persone hanno manifestato contro uno scandalo di corruzione che coinvolge parlamentari e funzionari, con danni stimati in miliardi di dollari. Durante le proteste si sono registrati scontri: la polizia ha arrestato 216 persone, compresi minorenni, accusate di incendi, lanci di pietre e molotov e saccheggi, secondo quanto riferito dal Manila Times. Il segretario dell’Interno Juanito Victor Remulla ha definito i rivoltosi “anarchici” e avvertito che chi ha attaccato gli agenti rischia l’accusa di tentato omicidio. I vescovi cattolici hanno sostenuto le piazze, denunciando: “La pazienza del popolo è finita” e chiedendo riforme, processi rapidi e la fine delle dinastie politiche.

Ecuador: dilagano le proteste contro il neoliberismo, il governo impone il coprifuoco

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Negli ultimi giorni l’Ecuador è scosso da un’ondata di proteste e disordini di portata nazionale, esplosi dopo la decisione del presidente Daniel Noboa di abolire il sussidio sul diesel, in vigore dal 1974. La misura, che ha fatto impennare il prezzo del carburante da 1,80 a 2,80 dollari al gallone, ha innescato un focolaio di conflitto sociale con manifestazioni che attraversano il Paese, dalle grandi città alle province rurali. Contadini, trasportatori, pescatori, studenti e comunità indigene denunciano un provvedimento che incide pesantemente sul costo della vita e lo considerano l’ennesima espressione di un modello neoliberista responsabile di profonde disuguaglianze. A guidare la risposta è la CONAIE, la storica Confederazione delle Nazionalità Indigene, che ha proclamato uno sciopero nazionale a oltranza. Le immagini che arrivano dalle strade raccontano un Paese spaccato: blocchi stradali lungo la Panamericana, barricate improvvisate con tronchi e pietre, marce di migliaia di persone a Quito e Cuenca, slogan contro il governo gridati al ritmo di tamburi e corni tradizionali. In diverse città i manifestanti hanno occupato piazze e ponti, mentre gruppi di studenti universitari si sono uniti alla protesta. Il 16 settembre a Cuenca oltre centomila persone hanno partecipato alla “marcia dell’acqua” in difesa della riserva naturale di Quimsacocha, ribadendo il rifiuto del progetto minerario di Loma Grande. La mobilitazione, sostenuta anche dalle autorità locali, è stata una delle più imponenti e pacifiche nella storia della città.

Le forze dell’ordine hanno risposto alle proteste con lanci di lacrimogeni, idranti e arresti: gli scontri più duri si sono registrati a Latacunga e Riobamba, con decine di feriti. A Guayaquil, seconda città del Paese, la tensione è esplosa nei mercati e nei quartieri popolari per l’aumento dei prezzi dei trasporti e dei beni alimentari. Il governo ha denunciato “atti di vandalismo” e promesso tolleranza zero, mentre la CONAIE accusa le autorità di criminalizzare la protesta e di reprimere indiscriminatamente intere comunità. La linea scelta da Noboa è stata di estrema fermezza. Il presidente ha dichiarato lo stato d’emergenza in sette province (Carchi, Imbabura, Pichincha, Azuay, Bolivar, Cotopaxi e Santo Domingo) per 60 giorni e imposto un coprifuoco notturno in cinque di esse, dalle 22 alle 5 del mattino. Secondo il Decreto Esecutivo 134, i manifestanti “hanno alterato l’ordine pubblico, provocando situazioni di violenza che mettono a rischio la sicurezza dei cittadini e i loro diritti alla libera circolazione, al lavoro e all’esercizio delle attività economiche”. L’esercito è stato mobilitato per presidiare ministeri, caserme e vie di accesso alla capitale, mentre colonne di blindati hanno fatto il loro ingresso nei centri urbani a titolo di deterrenza. Il Palazzo di Carondelet, sede della presidenza a Quito, è stato circondato da barriere e filo spinato, e la sede operativa del governo è stata temporaneamente trasferita a Cotopaxi, simbolico epicentro della rivolta indigena. Noboa ha dichiarato che chi promuove disordini rischia accuse di terrorismo, avvertendo che non intende ritirare il decreto. Le ripercussioni sono pesanti. I trasporti interprovinciali sono paralizzati, i rifornimenti di cibo e carburante arrivano a singhiozzo, mentre in alcune aree rurali i mercati sono rimasti chiusi per giorni. L’istruzione è stata sospesa in più province e l’attività amministrativa procede a ritmo ridotto. Nonostante ciò, la mobilitazione non si spegne: la CONAIE ribadisce che continuerà fino alla revoca del decreto e rilancia richieste più ampie, come la riduzione dell’IVA dal 15 al 12% e l’apertura di un tavolo nazionale sul modello economico. La protesta ha anche una forte valenza simbolica: i popoli indigeni, che rappresentano circa il 25% della popolazione, si pongono come voce di un malcontento diffuso e come forza politica capace di influenzare la stabilità istituzionale, come già accaduto in passato con la caduta di governi travolti dalle mobilitazioni popolari. Durante la storia del Paese, si sono registrati diversi tentativi di abrogazione del sussidio statale, ma in ogni circostanza, le reazioni dure e contrarie da parte della popolazione hanno fatto desistere le intenzioni dei governi di turno, come nel 2019 e nel 2022. Allora come oggi, le proteste non si sono fatte attendere.

La crisi in corso mette a nudo le contraddizioni di un sistema economico improntato al neoliberismo che, seguendo le direttive del programma del Fondo Monetario Internazionale, ha aumentato il tasso di disoccupazione e portato quello della povertà al 24% con un incremento degli omicidi del 47% rispetto al primo semestre dell’anno precedente. L’eliminazione dei sussidi al carburante non è che l’ultimo atto di una lunga stagione di riforme che hanno progressivamente smantellato i meccanismi di protezione sociale, scaricando sulle classi popolari il peso degli aggiustamenti fiscali. A questo si aggiunge la politica estrattiva: concessioni minerarie e petrolifere stanno trasformando territori ancestrali e fragili ecosistemi amazzonici in aree di sfruttamento intensivo. Le conseguenze sono devastanti: contaminazione delle acque, deforestazione, conflitti territoriali e perdita di biodiversità. Per i movimenti sociali, tutto questo rappresenta il volto concreto del neoliberismo, che non si misura solo in cifre di bilancio, ma nella quotidiana erosione dei diritti e nella marginalizzazione delle comunità rurali. La politica fiscale, con l’aumento dell’IVA e la riduzione degli investimenti pubblici, accentua ulteriormente le diseguaglianze. La popolazione paga di più per i beni di prima necessità, mentre i grandi gruppi economici e gli investitori internazionali beneficiano della stabilità promessa dal governo. Non sorprende che la rabbia esploda sotto forma di protesta radicale: per chi vive nelle campagne e nelle periferie urbane, il neoliberismo significa salari bassi, prezzi alti, servizi pubblici carenti e territori sacrificati all’estrattivismo. L’attuale rivolta, dunque, non è soltanto contro un decreto, ma contro un intero modello che produce esclusione sociale e precarietà. È il segnale di una frattura più profonda: quella tra uno Stato che persegue politiche di aggiustamento in nome della finanza globale e una popolazione che rivendica dignità, giustizia sociale e un futuro diverso.

Filippine, migliaia di evacuati per l’arrivo del tifone Ragasa

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Nelle Filippine migliaia di persone sono state evacuate per l’arrivo del tifone Ragasa, atteso oggi sulle isole settentrionali, dove vivono circa 20mila abitanti. Il fenomeno porta venti fino a 230 km/h e piogge torrenziali, con rischio di frane e alluvioni a Luzon. Scuole e uffici governativi sono stati chiusi a Manila e in 29 province. Il tifone dovrebbe poi dirigersi verso la Cina meridionale, coinvolgendo anche Taiwan e Hong Kong. Intanto ieri migliaia di filippini hanno protestato contro uno scandalo di corruzione legato ai fondi post-tifoni: oltre 70 arresti dopo scontri con la polizia.

USA schierano quarto cacciatorpediniere nei Caraibi, sale tensione con Venezuela

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Gli Stati Uniti hanno inviato l’USS Stockdale (DDG-106), cacciatorpediniere classe Arleigh Burke con sistema Aegis, nei Caraibi sotto il Comando Sud, portando a quattro le unità navali schierate nell’area. La mossa arriva dopo i recenti attacchi statunitensi contro imbarcazioni venezuelane accusate di narcotraffico e mentre Caracas espone i jet russi ricevuti in segno di deterrenza. Nelle ultime ore il governo Maduro ha accusato Washington di «provocazioni militari», mentre Trump ha ribadito che l’operazione navale mira a colpire le reti del narcotraffico legate a Caracas. La crisi si fa sempre più tesa e continua a far crescere il rischio di uno scontro diretto nella regione.

Vittoria degli ambientalisti: un grande fondo UE lascia Blackrock per le politiche sul clima

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In una mossa che risuonerà a lungo nei corridoi della finanza globale, il secondo più grande fondo pensione olandese (ed uno dei più grandi dell'UE), PFZW, ha ritirato mandati per 29 miliardi di euro da due colossi dell’asset management – BlackRock e Legal & General – segnando una svolta storica dettata da inaccettabili divergenze sulle politiche di sostenibilità e voto ESG. La decisione, che include la chiusura di un mandato da 14,5 miliardi con BlackRock e la fine di una gestione da 15 miliardi con L&G, non è solo tecnica: è la risposta organica di un grande investitore istituzionale...

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Cyberattacco agli aeroporti europei, secondo giorno di disagi

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Un attacco informatico ai sistemi di check-in di Collins Aerospace ha provocato un nuovo caos negli aeroporti europei, in particolare a Londra Heathrow, Bruxelles e Berlino. Dalla serata di venerdì le compagnie aeree sono state costrette al check-in manuale, con oltre 70 voli cancellati nel weekend e centinaia di partenze in ritardo. A Bruxelles è stato chiesto alle compagnie di sopprimere metà dei voli previsti per lunedì 22 settembre, in attesa di una versione sicura del software. Heathrow ha potenziato il personale, mentre a Berlino si registrano lunghe attese ai banchi.

Donald Trump sta usando l’omicidio di Charlie Kirk per scatenare una caccia alle streghe

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L’assassinio di Charlie Kirk ha scosso l’America e polarizzato l’opinione pubblica anche oltreoceano. La ricerca della verità sulla morte del giovane volto della destra conservatrice è stata, però, subito messa in secondo piano dal presidente Donald Trump che, anziché limitarsi a chiedere giustizia e chiarezza sull’attentato, ha immediatamente trasformato la tragedia in una crociata politica. Dopo aver elevato Kirk a martire, ha puntato il dito contro la “sinistra radicale”, accusata di aver creato un clima d’odio «direttamente responsabile del terrorismo a cui assistiamo oggi nel nostro Paese...

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Manila, migliaia in piazza contro la corruzione: scontri e arresti

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Dopo che il presidente Marcos ha dichiarato che sono state rilevate anomalie nella maggior parte dei quasi 10 mila progetti di controllo delle inondazioni (dal valore complessivo di 9,5 miliardi di dollari), migliaia di persone sono scese in piazza nelle Filippine per protestare contro la corruzione. Polizia e manifestanti, che hanno eretto barricate di pneumatici incendiati, si sono scambiati lanci di pietre e lacrimogeni. Il sindaco di Manila, Francisco Isko Moreno Domagoso, ha dichiarato che alcuni agenti sono rimasti feriti negli scontri. «Noi viviamo in povertà e perdiamo case, vite e futuro, mentre loro accumulano fortune grazie alle nostre tasse» hanno riferito i manifestanti alla stampa. 

Lobbismo, oppressione, militarizzazione dell’economia: la lista delle aziende peggiori al mondo

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Alcune delle aziende più grandi del mondo possono influenzare in modo determinante il processo democratico attraverso un’intensa attività di lobbismo, lo sfruttamento dei lavoratori e facendo leva sugli ingenti profitti che ricavano per finanziare un’agenda politica improntata al controllo tecnologico e alla militarizzazione dell’economia. È quanto emerge dal rapporto annuale Corporate Underminers of Democracy: si tratta di una lista annuale di aziende che violano i diritti umani e dei lavoratori, consolidano il potere dell’industria bellica e evadono le tasse, redatta dalla Confederazione Internazionale dei Sindacati (ITUC), la cui missione è la promozione e la difesa dei diritti e degli interessi dei lavoratori, attraverso la cooperazione internazionale tra sindacati, campagne globali e attività di sensibilizzazione. Nella lista stilata quest’anno compaiono Amazon, Anduril Industries, Meta, Northrop Grumman, Palantir Technologies, Space Expolration Technologies e Vanguard. Questi colossi informatici e tecnologici stanno favorendo un crescente militarismo, facendo pressioni per un’ampia deregolamentazione nel settore della difesa, non rispettano i diritti umani e dei lavoratori e, attraverso l’accentramento della ricchezza, riescono a imporre nuove forme di governo, basate sul sempre maggiore controllo tecnologico e digitale e sulla profilazione degli utenti. Sono i dati, infatti, la vera miniera d’oro delle società tecno-capitaliste.

Amazon

Il proprietario del gruppo Amazon, Jeff Bezos

L’azienda del miliardario Jeff Bezos, nota in tutto il mondo e dalla quale i consumatori occidentali acquistano e ricevono direttamente a casa innumerevoli beni di tutti i generi ogni anno, organizza regolarmente eventi nel settore della difesa e ha stipulato un accordo da 1,2 miliardi di dollari con Google e il governo israeliano di estrema destra per intensificare la sorveglianza dei palestinesi nei Territori Occupati. Secondo un rapporto del Relatore Speciale delle Nazioni Unite, Amazon sostiene l’infrastruttura cloud israeliana Project Nimbus, che i funzionari militari hanno descritto come «un’arma in tutti i sensi» per la sorveglianza e la presa di mira. L’azienda di Bezos ha inoltre speso almeno 19,1 milioni di dollari per fare lobbismo presso il governo degli Stati Uniti nel 2024, al fine di mantenere lo status di Amazon Web Services (AWS), ossia di principale fornitore di cloud computing per l’industria degli armamenti. E nel 2025 ha esercitato pressioni per impedire la regolamentazione dell’intelligenza artificiale. Ma il potere d’influenza di Amazon non finisce qui, estendendosi anche all’ambito delle agenzie di intelligence: il colosso di vendita online ha, infatti, un contratto da 10 miliardi di dollari con la National Security Agency, diversi contratti a supporto della Joint Warfighting Cloud Capability del Dipartimento della Difesa e centinaia di milioni di dollari in contratti con la CIA (Central Intelligence Agency). Ciò significa che Amazon collabora direttamente nelle attività di intelligence nazionali, avendo probabilmente anche voce in capitolo rispetto alle decisioni e all’operato dei servizi segreti.

Sul piano dell’equità e della giustizia sociale, si osserva un’enorme sproporzione tra i compensi percepiti dai vertici e quelli dei lavoratori: basti pensare che l’attuale amministratore delegato di Amazon, Andy Jassey, percepisce uno stipendio 43 volte superiore a quello medio di un dipendente Amazon, mentre l’azienda investe milioni di dollari in consulenti antisindacali per reprimere l’organizzazione e le proteste dei suoi dipendenti in tutto il mondo.

Industrie Anduril e Meta

Anduril, probabilmente la meno nota delle aziende incluse nella lista, è una società statunitense specializzata in sistemi di difesa basati sull’intelligenza artificiale, tra cui droni autonomi, torri di sorveglianza, IA per il processo decisionale sul campo di battaglia, sistemi di sicurezza delle frontiere e software di simulazione per l’addestramento militare virtuale. In breve, è l’azienda che sta costruendo l’infrastruttura per la guerra automatizzata – in cui le macchine possono uccidere in modo autonomo – e la sorveglianza digitale, in modo rapido e su larga scala. La società lavora per il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, la Border Patrol e le forze militari degli alleati della NATO.

Per quanto riguarda Meta, la società di Mark Zuckerberg che controlla Facebook e Instagram, la compagnia era già finita nel mirino per avere censurato diversi utenti sui suoi social media in particolare durante il periodo della pandemia di Covid19, anche in base alle direttive del governo statunitense. Recentemente, Meta ha censurato i contenuti che denunciano il genocidio a Gaza ed esprimono sostegno nei confronti della resistenza palestinese. Arrivando al punto di denunciare chi, all’interno della stessa azienda, si opponeva alla censura. Allo stesso tempo ha permesso sulle sue piattaforme social la pubblicazione di annunci pubblicitari da parte di agenzie immobiliari israeliane che promuovono la vendita di abitazioni in villaggi e località della Cisgiordania occupata. Anche il colosso di Zuckerberg, inoltre, sta virando sempre più verso l’uso militare delle sue tecnologie: ad esempio, ha revocato il divieto di utilizzo militare della sua IA Llama per le aziende statunitensi e ha annunciato un partenariato con le industrie Anduril, con l’obiettivo di sviluppare visori per la realtà virtuale per il controllo di macchinari da campo senza pilota. Anche il Pentagono utilizza l’IA di Meta: si tratta di un modello linguistico di grandi dimensioni che si basa su dati pubblici e concessi in licenzaottenuti anche da post condivisi pubblicamente dagli utenti su Facebook e Instagram e interazioni degli utenti con l’intelligenza artificiale di Meta. Questi dati possono ora essere utilizzati dall’esercito statunitense e dagli appaltatori dell’industria bellica per scopi di sorveglianza e guerra.

Tecnologie Palantir e Vanguard

In foto: il CEO di Palantir. Alex Karp

Nel corso di un ventennio, Palantir, di proprietà del miliardario Peter Thiel, è diventata di fatto il sistema operativo di dati per la guerra, le attività di polizia, il controllo dell’immigrazione e l’analisi di intelligence. Palantir ha accumulato almeno 1,3 miliardi di dollari in contratti militari statunitensi per la costruzione di piattaforme di sorveglianza di nuova generazione utilizzate sia dalle forze armate che dalla polizia nazionale. L’azienda specializzata nell’analisi di big data sta peraltro svolgendo un ruolo determinante nella Striscia di Gaza assediata, dove i suoi prodotti supportano l’applicazione, da parte di Israele, di un sistema di puntamento basato sull’intelligenza artificiale noto come Lavender. Il consiglio di amministrazione dell’azienda è apertamente filoisraeliano e a gennaio, per la prima riunione del 2025, si è riunito a Tel Aviv dichiarando esplicitamente il suo sostegno a Israele. Per tutto il mese di maggio, le azioni di Palantir sono esplose, rendendola la società con le migliori performance nell’indice S&P 500. Il sistema di spionaggio Palantir permette inoltre la sorveglianza di massa anche dei civili americani attraverso la raccolta dei dati personali della popolazione.

La società consulente d’investimenti statunitense Vanguard, invece, risulta il più grande investitore al mondo nella produzione di armi nucleari. Nel 2022, Vanguard ha investito la cifra da capogiro di 68,2 miliardi di dollari in aziende produttrici di armi nucleari, tra cui Aerojet Rocketdyne (Stati Uniti, Regno Unito), Airbus (Paesi Bassi), BAE Systems (Regno Unito), Boeing (Stati Uniti), General Dynamics (Stati Uniti), Honeywell (Stati Uniti), L3Harris (Stati Uniti), Leonardo (Italia), Lockheed Martin (Stati Uniti), Northrop Grumman (Stati Uniti), RTX (Stati Uniti), Safran (Francia) e Thales (Francia). È inoltre tra i primi due azionisti di Amazon (7,97%), Palantir (9,43%), Northrop Grumman (9,37%) e Meta (8,88%).

L’operato di queste aziende mostra come la concentrazione di ricchezza nella mani di pochi miliardari comporti anche una concentrazione di potere che svuota immediatamente di significato e di credibilità le società cosiddette democratiche, in cui le decisioni che contano non sono prese dai cittadini, ma sono fondate sul potere del denaro. È quella che viene definita plutocrazia e trova il suo centro pulsante nelle grandi società tecnologiche, nella Silicon Valley e nella potente finanza internazionale. Inutile dire che questa oligarchia porta avanti un’agenda distopica di controllo tecnologico e profilazione digitale della popolazione e sta ora virando radicalmente verso il settore bellico, considerato anche l’inquieto e incerto scenario geopolitico. Il tutto mostra anche come la tecnologia – considerata una conquista della civiltà moderna – possa essere impiegata velocemente in settori di guerra provocando distruzione e morte come sta dimostrando il caso di Gaza. Tale concentrazione di potere in una ristretta cerchia di persone – che spesso sposa l’ideologia transumanista e tecnoscientista – non potrà che erodere ulteriormente i diritti dei lavoratori e influenzare l’agenda politica globale in una direzione autoritaria e fortemente propensa alla guerra, all’oppressione e alla militarizzazione. Il tutto mentre le economie occidentali subiscono un brusco declino.

USA-Afghanistan, tensioni su base Bagram

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«Se l’Afghanistan non restituisce la base di Bagram agli Stati Uniti, succederanno cose brutte»: sono le dichiarazioni che il presidente USA Trump ha pubblicato sul suo social media Truth. Il riferimento è alla base statunitense che i militari hanno dovuto abbandonare nel 2021 e attualmente sotto il controllo dei talebani. Le autorità talebane hanno escluso qualsiasi ritorno delle truppe militari americane nel Paese.