La Danimarca ha avviato l’esercitazione “Arctic Light 2025” in Groenlandia con oltre 550 militari di Francia, Germania, Norvegia e Svezia, affiancati da osservatori di Stati Uniti, Regno Unito e Canada. Le manovre, che includono operazioni navali e simulazioni di combattimento con F-16, mirano a rafforzare la prontezza delle forze danesi e groenlandesi in un’area di crescente rilevanza strategica. Il generale Søren Andersen ha ribadito le solide relazioni con Washington, nonostante le tensioni sorte quando l’amministrazione Trump manifestò l’interesse a ottenere la giurisdizione sull’isola.
Bending Spoons: la ditta tech italiana che sta scalando il mercato
La società milanese Bending Spoons ha messo in campo 1,38 miliardi di dollari per acquisire Vimeo, celebre piattaforma statunitense di videostreaming quotata in Borsa. Vimeo si aggiunge così a un portafoglio che comprende già realtà internazionali di grande portata quali Remini, Hopin (proprietaria a sua volta di StreamYard), Meetup e WeTransfer, rafforzando l’influenza di un’azienda considerata da molti come l’“unicorno” più rilevante dell’imprenditoria italiana.
L’operazione, legata a una transazione interamente in denaro, riconosce agli attuali investitori di Vimeo 7,85 dollari per azione, pari a un premio del 91% rispetto al prezzo medio ponderato per volume degli ultimi 60 giorni di contrattazione. L’intesa prevede inoltre che Vimeo diventi una società privata a partire dal 2026, con il conseguente ritiro dal mercato azionario. Un bottino ragguardevole che sembra aver fatto la felicità di ambo le parti.
Fondata nel 2013, Bending Spoons è spesso descritta – non senza pareri discordanti – come il secondo unicorno nato dall’imprenditoria italiana dopo Yoox, ovvero una delle poche startup del Paese a superare la valutazione simbolica del miliardo di dollari. Seconda in ordine di nascita, ma prima sul piano dell’importanza, soprattutto perché, proprio in queste settimane, Yoox ha annunciato la procedura di licenziamento collettivo. Nata come agenzia informatica, Bending Spoons aveva manifestato la sua presenza sul grande pubblico già nel 2020. Magari non in maniera consapevole, ma sicuramente in una prospettiva capillare: i suoi sviluppatori hanno infatti realizzato Immuni, l’app di tracciamento usata per monitorare le infezioni di Covid-19 in Italia.
Con il tempo Bending Spoons ha cambiato pelle, allontanandosi progressivamente dalle sue radici più prettamente tech per tradursi in un conglomerato che opera con logiche vicine a quelle della private equity. Il modello di business è ormai incentrato più sull’acquisizione e gestione di aziende terze, che sulla produzione creativa interna, un approccio che spesso si accompagna a significative riduzioni di personale. La società ristrutturato Filmic dopo appena un anno dalla sua acquisizione, un destino che è toccato anche allo staff di Evernote e, più recentemente, il 75% del personale di WeTransfer, celebre piattaforma per la condivisione dei file. Quest’ultima, parallelamente, ha brevemente introdotto – salvo poi ritirarla a seguito delle forti proteste degli utenti – una modifica alle policy che le avrebbe virtualmente consentito di utilizzare i file caricati dagli utenti per addestrare modelli di intelligenza artificiale.
Nel corso della sua crescita, Bending Spoons ha potuto contare sul supporto di importanti investitori, attuali e passati, tra cui la holding H14 legata a Fininvest e a Luigi, Barbara ed Eleonora Berlusconi, Tamburi Investment Partner (TIP), Nuo Capital, Cherry Bay Capital, Baillie Gifford, NB Renaissance e Cox Enterprises. A questi si è aggiunto il sostegno finanziario di celebrità d’alto profilo come il tennista Andre Agassi, il rapper/influencer Fedez, l’attore hollywoodiano Ryan Reynolds, il regista Taika Waititi e Andrea Wong, manager che siede nel consiglio di amministrazione di Roblox.
Cinema: è morto Robert Redford
Claudio Citro, 41 anni, è il terzo ucciso in un mese dal taser della polizia italiana
Un uomo di 41 anni è deceduto all’ospedale di Reggio Emilia dopo essere stato colpito con un taser dalla polizia durante un intervento avvenuto alle prime ore del mattino di ieri, lunedì 15 settembre, a Massenzatico. La vittima, descritta come in stato di forte stato di agitazione al momento del fermo, è stata soccorsa ma non ha superato la crisi. La Procura ha aperto un’inchiesta per chiarire le circostanze. Si tratta del terzo decesso in meno di un mese legato all’uso della pistola elettrica, dopo quelli di Gianpaolo Demartis a Olbia ed Elton Bani nell’hinterland genovese. Il taser, ufficialmente strumento di dissuasione, è stato già associato ad altri casi mortali in Italia, sollevando polemiche sulla sua pericolosità: tra il 2024 e i primi mesi del 2025, si contano altri cinque decessi avvenuti dopo il suo utilizzo da parte delle forze dell’ordine.
«Il taser resta uno strumento necessario per contenere soggetti violenti evitando il ricorso al contatto fisico o all’uso di armi letali» ha dichiarato Giuseppe Tiani, segretario generale del SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia). Le polemiche al riguardo «non possono diventare un pretesto per attaccare strumentalmente le forze di polizia», riferisce Tiani, che definisce «infondato, offensivo e irresponsabile» paragonare il taser alla tortura. Era stata Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna, l’ultima a definire il taser uno strumento di tortura all’indomani della morte di Gianpaolo Demartis, bloccato con un taser dalle forze dell’ordine lo scorso agosto e successivamente deceduto a bordo dell’ambulanza intervenuta per soccorrerlo.
I decessi sempre più numerosi legati all’utilizzo della pistola a impulsi elettrici rendono la definizione di «arma non letale» sempre meno calzante. Se utilizzato su persone cardiopatiche, o con attività cardiaca alterata dall’uso di droghe, il taser (che a contatto col bersaglio libera onde da 50 mila volt) può infatti portare al decesso del soggetto colpito. Proprio per questo motivo, una settimana fa è stata presentata un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Piantedosi, nella quale il deputato Magi (+Europa) ha ricordato l’esistenza di una «ampia letteratura» sulla pericolosità dell’arma, anche alla luce dei decessi recenti. Piantedosi ha tuttavia escluso che gli ultimi eventi letali di cronaca siano collegati all’uso del taser – nonostante le indagini siano ancora in corso – e ha definito la pistola a impulsi elettrici un «elemento imprescindibile» per gli agenti. In quanto «strumento difensivo e non offensivo, dissuasivo e non repressivo, non deve essere oggetto di polemiche ideologiche, pretestuose e infondate nei confronti dell’operato delle Forze di Polizia».
Negli Stati Uniti, dove viene impiegato fin dagli inizi degli anni 2000, dal 2001 al 2018 sono stati oltre mille i casi di decesso legati all’utilizzo del taser, come ricorda Amnesty International. «Gli studi medici a disposizione sono concordi nel ritenere che l’uso delle Taser abbia avuto conseguenze mortali su soggetti con disturbi cardiaci o le cui funzioni, nel momento in cui erano stati colpiti dalla Taser, erano compromesse da alcool o droga o, ancora, che erano sotto sforzo, ad esempio al termine di una colluttazione o di una corsa». A questo, si aggiungono i potenziali danni permanenti a cuore e sistema respiratorio che possono seguire alle scariche multiple. Nonostante ciò, il governo attuale punta a estenderne sempre più l’utilizzo anche in Italia.
Minneapolis, sparatoria in accampamento di senzatetto: 8 feriti
Otto persone sono rimaste ferite la scorsa notte in una sparatoria avvenuta in un accampamento di senza tetto a Minneapolis. L’episodio è avvenuto meno di 12 ore dopo un altra sparatoria, a due miglia di distanza, dove erano rimaste ferite cinque persone. Il sindaco Jacob Frey ha detto che le forze dell’ordine stanno valutando un possibile collegamento tra i fatti. Quattro dei feriti nell’ultimo episodio hanno lesioni potenzialmente letali e due sono stati colpiti alla testa. Gli investigatori ritengono che si sia trattato di un attacco mirato, con testimoni che riferiscono di oltre 30 colpi sparati.
Israele ha lanciato l’invasione di Gaza City
Nella notte, l’esercito israeliano ha lanciato una massiccia invasione di Gaza City con raid aerei, droni, elicotteri e mezzi corazzati. I tank e le unità speciali hanno raggiunto il centro urbano. Washington ha ribadito il sostegno a Israele, con Trump che ha avvertito Hamas di non usare i prigionieri come scudi umani. Su X, il portavoce per i media arabi delle Forze di difesa israeliane (Idf), il colonnello Adraee, ha invitato i residenti a evacuare «il più rapidamente possibile». L’Idf sostiene di controllare già il 40% della città. Nel frattempo, le famiglie degli ostaggi israeliani protestano davanti alla residenza del premier Netanyahu.
La morte di Charlie Kirk come scusa per rastrellare la rete
Il 10 settembre, Charlie Kirk, influencer e attivista di spicco del movimento MAGA statunitense, è stato assassinato in un campus dello Utah, ucciso da un colpo d’arma da fuoco al collo. Prima ancora che venisse confermato il decesso o identificato il colpevole, i principali volti dell’estrema destra hanno indirizzato accuse alla “sinistra”, al mondo “woke”, alle persone trans e ai movimenti antifa. In breve tempo, questa narrativa si è tradotta in una campagna di doxing contro chiunque avesse espresso opinioni sulla vittima che potessero essere intese in chiave negativa.
Figura divisiva per eccellenza, Kirk era noto per le sue posizioni controverse: antiabortista, negazionista del cambiamento climatico, sostenitore dell’idea che le donne dovessero privilegiare la maternità rispetto al lavoro. Era un megafono della disinformazione trumpiana e un fervente difensore del diritto a possedere armi. A suo dire, “valeva la pena” accettare qualche vittima in sparatorie pur di difendere la sacralità del Secondo Emendamento. Non sorprende quindi che il suo omicidio abbia suscitato reazioni polarizzate, incluse esternazioni apertamente celebrative.
Le motivazioni dell’attentato restano ancora oggi oscure e non sembrano riconducibili a uno schema politico lineare. Nei giorni successivi all’attentato è stato arrestato un sospetto, Tyler Robinson, 22 anni, il quale non sta però collaborando con gli inquirenti. Quel poco che è emerso dal profilo pubblico del giovane lascia intendere che le sue visioni politiche siano incoerenti, che integrino al loro interno elementi appartenenti all’intero spettro ideologico. Ciò non ha impedito al presidente Donald Trump di attribuire la responsabilità alla “sinistra radicale”, rea di equiparare le idee di Kirk alla dottrina nazista. “Questa retorica è direttamente responsabile del terrorismo che stiamo vedendo oggi nella nazione e deve essere fermata immediatamente”, ha dichiarato in conferenza stampa.
L’alt-right si è rapidamente mobilitata. “Se siete così malati da celebrare la sua morte, preparatevi a vedere distrutte le vostre aspirazioni professionali”, ha scritto su X Laura Loomer, influencer vicina all’amministrazione Trump e una delle celebrità che han deciso di indurre i propri follower a segnalare ai datori di lavoro chiunque avesse reagito positivamente all’assassinio di Kirk. Intorno a questa “missione” è sorto addirittura un portale, charliesmurderers, il quale raccoglieva e pubblicava le informazioni pubbliche di tutti coloro che venivano considerati colpevoli di odio.
Il sito, lanciato in forma anonima, ospitava screenshot di profili social e ha innescato ondate di cyberbullismo contro i soggetti che sono stati esposti. La definizione di contenuto celebrativo si è dimostrata peraltro estremamente elastica: la giornalista Rachel Gilmore, ad esempio, è stata presa di mira per un messaggio che, letto oggi, appare più premonitore che aggressivo. “Sono terrorizzata all’idea che i fan di estrema destra di Kirk possano trasformare questo lutto in un’occasione di ulteriore radicalizzazione”, aveva scritto su X. “Finiranno con il credere che le loro paure sono state confermate e penseranno di avere il diritto di ‘vendicarsi’ a prescindere da chi ci sia veramente dietro alla sparatoria?”.

Un tuo dipendente o studente sta supportando la violenza politica online? Cercali su questo sito web».
Oggi charliesmurderers risulta inaccessibile (ma non cancellato) e l’iniziativa è confluita in un sito meno esplicito e compromettente, gestito da un account denominato Charlie Kirk Data Foundation. Nel frattempo, le campagne di denuncia mosse dall’alt-right hanno già avuto conseguenze tangibili: oltre alle numerose molestie ricevute dai bersagli, secondo un’inchiesta di Al Jazeera, almeno 15 persone sono state licenziate per le opinioni espresse nei confronti dell’attentato. Una statistica in progressiva crescita. L’attività di denuncia assumerebbe una proporzione ancora più importante qualora si realizzassero le intenzioni del Segretario di Stato Marco Rubio, il quale sostiene che bisognerebbe revocare il visto a tutti coloro che celebrano l’assassinio di un personaggio politico. “Perché mai dovremmo voler portare nel nostro Paese persone che adotteranno comportamenti negativi e distruttivi?”, ha dichiarato ai microfoni di Fox News.
L’incontro tra politica e doxing non è un fenomeno inedito. Già all’indomani dell’assalto al Campidoglio era comparso il controverso sito Faces of the Riot, il quale raccoglieva immagini e video caricati su social Parler dai manifestanti, facilitandone l’identificazione attraverso il crowdsourcing. Nel 2018, una strategia simile era stata adottata dall’artista Kyle McDonald per individuare i funzionari dell’agenzia di immigrazione statunitense. Ciò che avviene oggi non è quindi un episodio isolato, ma l’ennesimo passo in un’escalation che vede il web trasformarsi in strumento di sorveglianza partecipata. Una deriva degna d’attenzione, soprattutto perché non si limita a colpire chi compie azioni illegali, ma tende a criminalizzare la parola stessa.
USA, Trump fa causa al New York Times per diffamazione: vuole 15 miliardi
Donald Trump ha avviato una causa per diffamazione da 15 miliardi di dollari contro il New York Times e quattro giornalisti, accusandoli di aver diffuso dichiarazioni false e dannose. Il procedimento, presentato in Florida, fa riferimento a articoli e un libro pubblicati in vista delle elezioni del 2024, descritti come parte di una campagna decennale di diffamazione deliberata. In un post su Truth Social, Trump ha accusato il quotidiano di essere diventato «portavoce» dei Democratici. Il tycoon ha già intrapreso azioni simili, tra cui una causa da 10 miliardi contro il Wall Street Journal e Rupert Murdoch.








