giovedì 1 Gennaio 2026
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Tax Receipt: così l’Australia spiega al contribuente come spende le sue tasse

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Molti contribuenti in Italia esprimono il proprio malcontento per la mancanza di trasparenza su come vengano spesi i soldi delle tasse. Un’obiezione fondata, soprattutto considerando la direttiva europea 2011/85, che obbliga i Paesi membri a redigere bilanci chiari e accessibili, fornendo tutte le informazioni necessarie per analizzare la politica fiscale. Tuttavia, non tutti i Paesi adottano questo approccio. Un lettore australiano ci ha infatti inviato un documento pervenutogli dal governo, chiamato Tax Receipt, all’interno del quale, oltre a indicare l’importo totale delle tasse che ha versato, si illustra con precisione come vengono distribuite tali risorse tra i vari settori pubblici.

In particolare, se esaminiamo il caso specifico del nostro lettore Thomas Favaro, constatiamo che il governo australiano gli ha fatto sapere che la spesa più significativa della quota attinta dalle sue tasse è destinata a vari programmi di welfare (3.400 dollari australiani, AUD), con voci specifiche come anziani (1.318 AUD), disabilità (1.101 AUD), famiglie (629 AUD) e disoccupati (212 AUD). 1.507 AUD sono invece destinati ai servizi sanitari, 817 AUD all’educazione, 773 AUD alla difesa nazionale, 312 AUD ai servizi pubblici generali e 308 AUD agli interessi sul debito pubblico. Tra gli altri settori indicati nel documento, associati a cifre minori, sono presenti anche housing e comunità, carburante e energia, trasporti e comunicazioni, assistenza all’industria, ordine pubblico e sicurezza, affari esteri e aiuti economici, ricreazione e cultura e immigrazione.

[Il Tax Receipt del nostro lettore Thomas Favero]
Il Tax Receipt (Ricevuta Fiscale) è insomma uno strumento innovativo che permette a ogni contribuente australiano di vedere esattamente come vengono spesi i suoi soldi. I contribuenti australiani – ove l’imposta pagata superi i 100 AUD – ricevono dopo aver presentato la dichiarazione dei redditi il documento, che non è soltanto un riepilogo fiscale, ma una vera e propria “fotografia” delle finanze pubbliche, un resoconto dettagliato di come il governo spende ogni singolo dollaro delle tasse raccolte dai cittadini. Il file, che può essere visualizzato online attraverso il portale myGov, rende la spesa pubblica non solo trasparente, ma anche facilmente comprensibile per tutti.

Si tratta non solo di un documento informativo, ma anche un elemento educativo che promuove la partecipazione civica. In un’epoca in cui la fiducia nelle istituzioni pubbliche è spesso bassa, questa iniziativa ha lo scopo di aumentare la trasparenza e migliorare la responsabilità del governo nei confronti dei cittadini. Uno dei principali vantaggi del Tax Receipt è che aiuta a combattere l’opacità che spesso circonda l’amministrazione pubblica: in molti Paesi, infatti, i cittadini non sono sempre consapevoli di come vengano gestiti i loro soldi, e questo può portare a un distacco dalle politiche fiscali e dalla politica in generale. In Australia, invece, i contribuenti sono invitati a “osservare” direttamente come vengono utilizzati i loro soldi, il che può condurre a una maggiore fiducia nel sistema fiscale e un aumento del sostegno a politiche che sono chiaramente spiegate e giustificate.

Giappone: incendio su una nave della marina statunitense

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È scoppiato un incendio sulla nave della Marina statunitense New Orleans. La nave si trova al largo della prefettura di Okinawa, nel Giappone meridionale, ed è in grado di trasportare oltre 1.150 persone tra soldati e personale. Per ora, non sono stati segnalati civili; ignote le cause dell’incendio. La Guardia Costiera giapponese ha affermato di avere mandato una delle sue navi in soccorso per domare l’incendio, aggiungendo che non erano state osservate perdite di petrolio nelle acque vicine. La New Orleans è una nave anfibia capace di trasportare truppe, elicotteri, e mezzi da sbarco; fa parte della settima flotta della Marina statunitense, con sede a Yokosuka, in Giappone.

Il rischio idrogeologico minaccia quasi tutti i comuni italiani

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L’Italia è uno dei Paesi più vulnerabili al rischio idrogeologico, con quasi il 95% dei suoi comuni esposti a frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe. Lo ha ufficialmente reso noto il Rapporto Ispra 2025, che ha attestato come le superfici esposte a frane siano aumentate del 15% in tre anni, raggiungendo il 23% del territorio nazionale. A rischio oltre 5,7 milioni di persone, di cui oltre un milione di residenti in aree a pericolosità elevata. In forte crescita i fenomeni franosi in Alto Adige, Toscana, Sardegna e Sicilia. Nel 2024 sono state in particolare censite 636mila frane. I cambiamenti climatici aggravano il quadro, con eventi estremi sempre più frequenti e imprevedibili. Sul fronte costiero si registra invece un lieve miglioramento, con le spiagge in avanzamento che superano quelle in erosione di 30 km.

Il report spiega che la superficie del territorio a rischio frane del nostro Paese aumentata del 15% rispetto al 2021, arrivando a coprire 69.500 km², pari al 23% del totale. Tra le aree più colpite ci sono quella di Bolzano, che ha visto un incremento del 61,2%, e le regioni Toscana (+52,8%), Sardegna (+29,4%) e Sicilia (+20,2%). L’incremento, puntualizza comunque Ispra, “è legato a un miglioramento del quadro conoscitivo” realizzato “dalle Autorità di Bacino Distrettuali e dalle Province autonome con studi di maggior dettaglio e mappatura di nuovi fenomeni franosi”. Nel frattempo, si constata che il rischio di frane più pericolose (P3 e P4) riguarda circa 1,28 milioni di persone. “Oltre 582.000 famiglie, 742.000 edifici, quasi 75.000 unità locali di impresa e 14.000 beni culturali sono esposti a rischio nelle aree a maggiore pericolosità da frana”, si legge nel rapporto.

Ispra ricorda come le alluvioni abbiano colpito duramente diverse regioni negli ultimi anni, come quelle in Emilia-Romagna nel 2023, con danni stimati in 8,6 miliardi di euro, e le inondazioni nelle Marche nel 2022. Le frequenti piogge intense e concentrate, a causa dei cambiamenti climatici, non fanno che amplificare la portata di tali fenomeni. Le flash flood – piene rapide – sono sempre più comuni e mettono a repentaglio anche zone un tempo considerate meno esposte. Questo aumento della frequenza e dell’intensità degli eventi meteo, come sottolineato da Ispra, ha un impatto diretto su vite umane, edifici, aziende e beni culturali. Anche le zone montane non sono esenti da rischi idrogeologici: il 13,8% del territorio montano posto a quota maggiore di 800 m s.l.m., ovvero 9.283 km², è infatti soggetto a fenomeni valanghivi.

Se il pericolo legato a frane e alluvioni non fa che crescere, la situazione delle spiagge italiane fa intravedere segnali di speranza. Nonostante il rapporto evidenzi come l’erosione costiera continui a rappresentare “una minaccia concreta per numerosi tratti di litorale, con evidenti fenomeni regressivi documentati dai dati cartografici” (oltre 1.890 km di spiagge hanno subito alterazioni significative), si mette nero su bianco che la lunghezza dei tratti costieri in avanzamento ha visto un aumento di 30 km rispetto al passato. Questo dato positivo è da attribuire agli sforzi compiuti negli anni per contrastare l’erosione, come interventi di ripascimento e opere di protezione. Ciononostante, la gestione delle spiagge resta una sfida assai complessa: le aree naturali non trattate perdono porzioni di territorio molto più grandi rispetto a quelle sottoposte a interventi, che riescono a contenere l’erosione solo per alcune decine di metri.

A supporto della gestione del rischio idrogeologico, ISPRA ha creato strumenti come la piattaforma IdroGEO, che offre dati aggiornati sulla pericolosità del suolo, e il Repertorio nazionale degli interventi (ReNDiS), che traccia gli interventi di difesa del suolo. Dal 1999 ad oggi, sono stati finanziati circa 26mila interventi per un valore di oltre 19 miliardi di euro. Il 2024 ha segnato l’inizio di un nuovo ciclo di aggiornamenti per le mappe di pericolosità alluvionale, che saranno pronte nel 2026.

La guerra in Ucraina arricchisce gli USA: sono il primo fornitore di GNL in Italia

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La domanda italiana di gas liquefatto dagli Stati Uniti è in costante crescita. Secondo i dati di Snam, aggiornati a fine luglio 2025, gli Stati Uniti sono diventati il primo fornitore di GNL all’Italia, coprendo circa il 50% delle importazioni via nave. Seguono Qatar e Algeria. Nel primo semestre 2025 l’Italia ha importato quasi 10 miliardi di metri cubi di GNL, la cui quota sul totale delle importazioni di gas risulta di circa un terzo. Un risultato dell’allontanamento da Mosca, che ha visto l’Italia – e l’Europa – sostituire la Russia con Washington, avvantaggiando le forniture statunitensi sul mercato.

Nel primo semestre del 2025, l’Italia ha aumentato la propria domanda di gas, viaggiando a ritmi ben più rapidi di quelli comunitari. I dati Snam mostrano infatti un aumento della richiesta di gas pari al 6%, poco meno del doppio della media europea. A pesare particolarmente è proprio la domanda di GNL, anch’essa in considerevole aumento: il rapporto Snam sostiene infatti che il 30% del totale della richiesta di gas italiana è rappresentato proprio dalla domanda di GNL; nel 2024, la domanda di GNL pesava il 32% in meno rispetto a quest’anno. Tutto questo gas liquefatto arriva proprio dagli Stati Uniti: un’anticipazione del periodo gennaio-luglio fornita da Milano Finanza riporta che il 45% dei volumi di gas liquefatto importati dall’Italia proverrebbe proprio dagli USA; Washington sarebbe seguita da Qatar e Algeria, dai quali l’Italia importerebbe rispettivamente il 24% e il 20% del proprio GNL. Inoltre, secondo il Sole 24 Ore, nel primo semestre del 2025 la domanda di gas liquefatto dagli Stati Uniti sarebbe raddoppiata rispetto a quella dell’anno precedente. I dati dei media rispecchiano lo stesso rapporto di Snam, che a fine luglio sosteneva che «nella prima metà dell’anno l’Italia ha ricevuto più di 100 navi cisterna per GNL, quasi la metà delle quali provenienti dagli Stati Uniti, per un volume totale di circa 10 miliardi di metri cubi».

L’esponenziale aumento di importazioni di gas liquefatto dagli USA è un risultato diretto delle sanzioni alla Russia e del progressivo abbandono delle importazioni di gas moscovita. Ad ammetterlo, seppur indirettamente, è la stessa Snam, che nel rapporto sul primo semestre del 2025 scrive che il calo delle importazioni russe «è stato compensato dal prelievo dagli stoccaggi e da maggiori forniture di GNL, soprattutto proveniente dagli Stati Uniti, il cui contributo sugli afflussi di GNL ha raggiunto quasi il 50%». C’era, insomma, un vuoto da colmare: un ruolo importante è stato giocato dall’aumento delle capacità di stoccaggio e della produzione interna, come testimoniato, oltre che da Snam, anche dai dati dell’Inventario Aggregato di Stoccaggio del Gas della Infrastruttura del Gas Europea (GIE-AGSI); questo ha permesso a depositi, come quello di Tarvisio, di invertire il flusso, aumentando le esportazioni. Come dimostra l’aumento della domanda, tuttavia, produzione e prelievi non bastano: ecco dunque che a colmare quel vuoto creatosi dall’abbandono delle importazioni russe sono arrivati gli Stati Uniti. Il fatto che a guadagnare dalla guerra in Ucraina siano stati – a spese europeegli USA non è una novità. Già a gennaio dell’anno scorso, Washington era diventata il principale esportatore di gas all’Europa, proprio grazie alla guerra in Ucraina e alle sanzioni alla Russia, che hanno reso le importazioni di gas da Mosca più sconvenienti.

Incidente ferroviario sulla linea Brennero: 3 feriti

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Questa mattina, sulla linea del Brennero, si è verificato uno scontro tra un treno merci e un regionale, che ha causato tre feriti lievi. La circolazione è momentaneamente interrotta tra Mezzocorona e Trento. La dinamica dello scontro, si legge in un comunicato di Rete Ferroviaria Italiana, è ancora in fase di accertamento. Da quanto emerso, in fase di manovra, il treno merci si sarebbe scontrato con il treno regionale, fermo al semaforo, facendolo deragliare. Sul posto sono intervenuti i tecnici di Rfi, la Polizia ferroviaria, Trentino Emergenza e il Corpo permanente dei Vigili del fuoco di Trento.

Secondo uno studio il divieto di smartphone ha migliorato l’apprendimento degli studenti olandesi

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Nel gennaio 2024, il governo olandese ha preso una decisione audace: vietare l’uso degli smartphone nelle scuole. Un provvedimento che, almeno inizialmente, ha sollevato molte perplessità. Tuttavia, a distanza di un anno e mezzo, i dati raccolti su come questa iniziativa abbia influenzato l’apprendimento degli studenti sembrano dimostrare l’efficacia della scelta. Le scuole che hanno aderito al divieto, quasi due terzi delle secondarie, hanno infatti registrato miglioramenti significativi nella concentrazione degli alunni e nelle loro interazioni sociali. In generale, gli studenti hanno infatti confermato benefici circa la capacità di seguire efficacemente le lezioni e il rapporto con i loro compagni. Nel frattempo, sempre più Paesi europei stanno seguendo tale tendenza, introducendo limitazioni all’utilizzo degli smartphone tra le mura scolastiche.

Lo studio, condotto dal Kohnstamm Instituut, ha coinvolto 317 dirigenti scolastici delle scuole superiori e 313 delle scuole primarie, mettendo in evidenza come il divieto abbia influito positivamente sulle dinamiche scolastiche. Nello specifico, le scuole superiori hanno constatato un miglioramento della concentrazione (75%) e del clima sociale (59%). Il 49% delle scuole non ha avuto difficoltà – o ne ha registrate poche – nell’applicare la regola, indicando come fattori di successo una comunicazione chiara agli studenti, l’applicazione collettiva e il proponimento di alternative all’uso del telefono durante le pause. Circa il 51% delle scuole è soddisfatto del divieto, mentre il 33% chiede una legislazione più forte. Il 23% delle scuole primarie ha notato effetti positivi sul benessere degli studenti e sull’atmosfera nelle classi. Tuttavia, le scuole non hanno registrato effetti significativi sulla concentrazione e i risultati scolastici, dato che l’uso del telefono non era un grosso problema prima del divieto. Vi è poi il caso delle scuole in cui studiano ragazzi con bisogni speciali, dove il divieto è stato applicato in maniera più limitata (ad esempio, apparecchi acustici collegati a dispositivi mobili o software di lettura sono stati lasciati nella disponibilità degli studenti). Anche qui è stato osservato un miglioramento significativo nella concentrazione e nel benessere dei ragazzi, con il 53% degli istituti che ha riscontrato effetti positivi sulla concentrazione, mentre il 60% ha notato un miglioramento dell’atmosfera scolastica.

Il dottor Alexander Krepel, uno dei ricercatori coinvolti, ha sottolineato che l’interazione tra gli studenti è aumentata, sia in modo positivo, favorendo una maggiore comunicazione, sia talvolta in modo conflittuale, ma comunque sempre più diretto e umano. Le scuole, inizialmente scettiche, hanno constatato come l’atmosfera nelle aule sia migliorata, con gli insegnanti che, pur temendo una maggiore difficoltà nel gestire le lezioni senza l’ausilio della tecnologia, ora si dicono soddisfatti del clima più sereno che si è instaurato. Inoltre, l’assenza degli smartphone ha ridotto i rischi legati all’uso improprio dei dispositivi, come la diffusione di immagini scattate in classe o la condivisione di contenuti sui social media, aumentando la sicurezza sociale tra studenti e docenti. Già l’anno scorso, uno studio coordinato da Sara Abrahamsson, ricercatrice dell’Istituto norvegese della Sanità Pubblica, aveva analizzato l’impatto del divieto degli smartphone in 400 scuole medie norvegesi che hanno bandito l’uso dei telefonini durante le lezioni. I risultati, basati su sondaggi tra alunni, registri demografici e politiche scolastiche, hanno mostrato effetti positivi significativi, in particolare per le studentesse. Dopo tre anni dal divieto, si è registrato un calo del 60% nelle richieste di consulti con specialisti di salute mentale.

In Italia, dopo aver introdotto il divieto di smartphone nelle scuole primarie e secondarie di primo grado, il governo italiano, sotto la guida del ministro Giuseppe Valditara, ha deciso di estendere la misura anche alle scuole superiori a partire dal prossimo anno scolastico. Tale approccio è condiviso anche da altre nazioni europee, con diverse sfumature. Tra queste, la Danimarca, dove è in vigore un divieto totale per gli studenti fino a 17 anni, il Lussemburgo, in cui è stato introdotto un divieto per i bambini fino a 11 anni nelle scuole primarie (mentre nelle scuole superiori gli studenti non devono tenere i telefoni durante le lezioni), e la Finlandia, dove la legge che limita l’uso degli smartphone entra in vigore proprio in questo mese; in Spagna, la questione è regolata a livello regionale, con 7 delle 17 regioni che hanno imposto restrizioni, mentre in Norvegia il divieto è totale nelle scuole elementari, ma consentito durante alcune pause nelle scuole superiori. Le scuole del Belgio vedranno il divieto a partire dal prossimo anno scolastico.

Israele richiama 60 mila riservisti per completare l’occupazione di Gaza City

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Il ministro israeliano Israel Katz ha approvato il piano di conquista di Gaza City e richiamato 60 mila riservisti a questo scopo. La notizia, anticipata ieri dai quotidiani israeliani, è stata confermata poco fa dal ministero della Difesa israeliano all’AFP. Dettagli ufficiali non sono ancora stati resi noti, ma funzionari del ministero avrebbero riferito ai quotidiani che l’operazione si chiamerà “Carri di Gedeone B”, richiamando l’offensiva lanciata a maggio di quest’anno, che ha permesso all’IDF di occupare una vasta porzione (circa il 75%) della Striscia. Nel frattempo, Israele si è ancora espresso sulla proposta di cessate il fuoco approvata da Hamas ed i cui termini, secondo i mediatori, sono pressochè identici a quelli già approvati da Tel Aviv nel corso dei precedenti colloqui.

L’operazione Carri di Gedeone B, secondo quanto riferito dal Times of Israel (che cita funzionari di governo) dovrebbe prevedere lo sfollamento da Gaza City di circa un milione di palestinesi, che avrebbero tempo fino al 7 ottobre 2025 per spostarsi a sud dell’enclave. Per portare a termine le operazioni, il ministro della Difesa Israel Katz avrebbe richiamato 60 mila riservisti, che andrebbero ad aggiungersi alle decine di migliaia già mobilitate. L’esercito avrebbe dichiarato che le operazioni di offensiva alla periferia di Gaza City sono già iniziate. Solamente due settimane fa, il governo aveva dato il via libera al piano di invasione dell’intera Striscia, il quale prevede “il disarmo di Hamas; il ritorno di tutti gli ostaggi vivi o deceduti; la smilitarizzazione della Striscia di Gaza; il controllo di sicurezza israeliano nelle Striscia; l”istituzione di un’amministrazione civile alternativa che non sia né Hamas né l’Autorità Nazionale Palestinese”, con l’obiettivo di impossessarsi di quel 25% del territorio della Striscia ancora non sotto il controllo dell’IDF.

Nel frattempo, il governo di Tel Aviv non si è ancora espresso sulla proposta di cessate il fuoco avanzata dai mediatori (Egitto, Qatar e USA) e accettata da Hamas. Majid al-Ansari, portavoce del ministro degli Esteri del Qatar, ha confermato alla stampa che Hamas ha accettato il piano, che è «quasi del tutto identico» alla proposta di cessate il fuoco avanzata dall’inviato speciale USA Steve Witkoff un paio di mesi fa e che comprende «quasi tutto quanto era stato approvato da Israele» nel corso dei precedenti colloqui. La proposta include un percorso per arrivare alla definitiva fine della guerra, con un cessate il fuoco temporaneo di 60 giorni durante il quale verranno scambiati prigionieri e ostaggi, insieme a un «riposizionamento» delle forze israeliane presenti sul campo e ad un aumento delle forniture di aiuti militari.

Intanto, la soglia di civili uccisi dall’inizio dell’offensiva militare israeliana, iniziata ormai due anni fa, ha superato le 62 mila unità. Di questi, circa 19 mila sono bambini, per i quali «A Gaza non esistono posti sicuri» ha dichiarato Philippe Lazzarini, Commissario Generale dell’UNRWA (l’Agenzia ONU per i profughi palestinesi). In questo contesto, le scuole dell’Agenzia sono diventate «rifugio per centinaia di migliaia di persone». Negli ultimi 5 mesi, secondo l’UNICEF, sono stati uccisi oltre 540 bambini al mese. Solamente dall’alba di oggi, riporta Al-Jazeera, almeno 28 persone sono state uccise nella Striscia, 7 delle quali stavano cercando di procurarsi aiuti umanitari nei pressi del campo rifugiati di Nuseirat, nel centro di Gaza. Nella sola giornata di ieri, 51 persone sono state uccise.

Afghanistan, incidente stradale: 76 morti

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Ieri sera, nella provincia afghana di Herat, nell’ovest del Paese, si è verificato un incidente stradale che ha causato la morte di 76 persone, tra cui almeno 17 bambini. L’incidente ha visto un autobus scontrarsi contro un camion e una motocicletta, per poi prendere fuoco. A bordo del bus erano presenti persone migranti provenienti dall’Iran e dirette a Kabul. La maggior parte delle vittime si trovava a bordo del bus, ma sono morte anche due persone presenti sul camion e due persone sulla motocicletta.

Il Missouri ha vietato i matrimoni precoci

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divieto matrimonio precoce

Lo Stato del Missouri ha recentemente introdotto una legge che vieta il matrimonio precoce, fissando a 18 anni l'età minima per sposarsi. La nuova normativa, che entrerà in vigore il 28 agosto, segna un'importante svolta nella protezione dei minori in un contesto, come quelli degli Stati Uniti, in cui non esiste una legge federale sui matrimoni minorili. Spetta infatti a ciascuno Stato stabilire le proprie normative. 
Fino a oggi, il Missouri,Stato federato della regione del Midwest degli USA, permetteva ai sedicenni e diciassettenni di sposarsi con il consenso dei genitori, a condizione che i...

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Antimafia: è morto Salvo Vitale, fedele amico di Peppino Impastato

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Salvo Vitale, storico compagno di Peppino Impastato, è morto oggi a 82 anni. Professore di Filosofia e Storia, Vitale è noto per il suo impegno nella lotta contro la mafia e per il suo ruolo nella creazione di Radio Aut, insieme a Impastato, una voce libera contro l’influenza di Cosa Nostra a Cinisi. Dopo l’omicidio del suo amico nel 1978, Vitale divenne un simbolo della memoria e della resistenza, collaborando con Telejato e con Antimafia Duemila. La sua testimonianza ha segnato un’intera generazione nella battaglia per la legalità.