venerdì 16 Gennaio 2026
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Attacco su un autobus a Gerusalemme: almeno 7 morti

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Questa mattina a Gerusalemme si è verificato un attacco su un bus nei pressi dell’incrocio Ramot, a nord della Città Santa. Da quanto riportano i media ebraici, gli autori dell’attacco, due persone armate, sarebbero arrivati in auto da Qatanah, nell’area di Ramallah. I due sarebbero saliti sul bus e avrebbero iniziato a chiedere i documenti ai passeggeri, identificandosi come controllori; uno di loro avrebbe poi aperto il fuoco, ferendo 11 persone e uccidendone almeno cinque. I due autori dell’attacco sono stati uccisi da un soldato e da un civile. In seguito all’attacco, le autorità hanno blindato Gerusalemme, mentre il ministro della Sicurezza Ben Gvir si è diretto sul posto.

Ucraina: imponente attacco aereo russo, in fiamme il palazzo del governo

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Ieri, domenica 7 settembre la Russia ha lanciato quello che sta venendo descritto come uno dei più imponenti attacchi sull’Ucraina dall’inizio della guerra, colpendo anche la capitale Kiev. L’attacco, sostengono le fonti ucraine, avrebbe impiegato 810 droni e 13 missili, e ha colpito il centro, il sud e l’est del Paese; secondo quanto riporta la stampa ucraina avrebbe provocato 4 vittime, e decine di feriti. A Kiev, il palazzo del governo ha preso fuoco, ma non è chiaro se l’edificio sia stato preso di mira direttamente dalle forze russe; il Cremlino sostiene di non avere attaccato il palazzo e i medi ufficiali russi si sono limitati a riportare la notizia dell’incendio. In seguito all’attacco, il presidente ucraino Zelensky ha criticato duramente la Russia, sostenuto dai propri alleati occidentali, compresa la premier italiana Giorgia Meloni; il presidente degli Stati Uniti Trump, invece, è tornato a parlare di sanzioni, minacciando ritorsioni verso Mosca.

L’attacco di ieri è stato lanciato nella notte ed è durato circa sette ore. Secondo quanto riporta il presidente ucraino Zelensky, la Russia avrebbe utilizzato 13 missili, di cui 9 missili da crociera e 4 balistici, e parte dei droni avrebbe attraversato il confine tra Ucraina e Bielorussia. Il ministero della Difesa sostiene di avere intercettato 747 droni e 4 missili da crociera. In totale sono state colpite 37 località ucraine, capitale compresa. A Kiev, riportano le fonti ucraine, sarebbero stati colpiti 12 edifici residenziali, e l’artiglieria russa sarebbe arrivata anche a Piazza Maidan e presso l’edificio del gabinetto dei ministri, che ha preso fuoco; limitandosi a guardare le stesse fonti, non risulta chiaro quali obiettivi siano stati colpiti intenzionalmente e quali siano stati danneggiati dai detriti causati dai sistemi di difesa ucraini. L’Ucraina riporta anche che a Zaporizhia sarebbero state colpite 20 case e un asilo; a Kryvyj Rih, invece, sarebbero stati presi di mira dei magazzini. Sarebbero infine stati attaccati un grattacielo residenziale a Odessa, la città di Safonivka (nella regione di Sumy), quella di Kremenchuk (a Poltava), e la regione di Černihiv. In totale, l’attacco avrebbe causato 4 morti, tra cui un bambino e la madre, e 44 feriti. La Russia ha smentito di avere preso di mira edifici residenziali e il palazzo governativo di Kiev, affermando che gli unici obiettivi dell’attacco fossero di natura militare.

Con l’attacco di ieri, la già precaria situazione diplomatica ha fatto passi indietro. I leader europei hanno fatto fronte comune con Zelensky, che sostiene di avere parlato con il presidente francese Emmanuel Macron. In generale, la linea è quella di una generale condanna, contornata da accuse nei confronti della Russia di volere continuare la guerra e da una generale chiamata alle sanzioni. Anche gli Stati Uniti hanno discusso del tema delle sanzioni, con il Segretario del Tesoro Scott Bessent che ha detto che il Paese è pronto a inasprire le contromisure nei confronti della Russia. «Faremo crollare l’economia russa», ha detto Bessent, «ma serve che gli alleati europei ci seguano». Bessent ha suggerito l’idea di varare “sanzioni secondarie” nei confronti degli idrocarburi russi, ossia di colpire chi compra gas e petrolio da Mosca.

Torino, operaio muore cadendo dal cestello di una gru

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Tragedia sul lavoro questa mattina in via Genova a Torino, dove un operaio di 69 anni, di origini egiziane, ha perso la vita cadendo dal cestello di una gru che operava a circa dodici metri d’altezza. L’incidente è avvenuto intorno alle 7.30, per cause ancora da chiarire. Un altro lavoratore è rimasto ferito. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 Azienda Zero, i carabinieri della stazione Lingotto e gli ispettori dello Spresal. Nella medesima via, il 19 dicembre 2021, tre operai avevano perso la vita in un crollo analogo, precipitando da 40 metri mentre stavano assemblando una torre edile con una gru.

Bruxelles: decine di migliaia di persone in piazza per la Palestina

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Decine di migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare a sostegno del popolo palestinese e chiedere all’UE di prendere misure contro Israele. Le forze dell’ordine parlano di 70mila manifestanti, ma secondo gli organizzatori la manifestazione avrebbe visto la partecipazione di 110mila persone. Tra i presenti, diverse ONG e organizzazioni umanitarie. Nel corso del corteo, i dimostranti hanno tracciato una linea rossa per simboleggiare che Israele ha superato il limite.

L’Australia istituisce un parco nazionale per proteggere i koala e le foreste

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In Australia, nello Stato del Nuovo Galles del Sud, il governo Minns ha annunciato la creazione di un nuovo parco nazionale, il Great Koala National Park, allo scopo di proteggere i koala. Il governo ha anche disposto il divieto immediato (seppur temporaneo) di abbattere alberi all'interno del parco, integrato da un piano a sostegno dei lavoratori dell'industria e delle piccole imprese del legname delle comunità locali della regione. L'annuncio è considerato «storico» da parte delle comunità locali, che da oltre un decennio cercavano di spingere i governi a creare un parco per proteggere i koa...

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L’Italia femminile di pallavolo è campione del mondo

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La nazionale italiana femminile di pallavolo ha vinto il campionato mondiale del 2025, ospitato dalla Thailandia. In finale, le azzurre si sono scontrate contro la Turchia, vincendo con un punteggio di 3 a 2. La nazionale femminile si è portata avanti al primo set, vincendo per 25 a 23; al secondo set, la Turchia ha accorciato le distanze, ma l’Italia è tornata in vantaggio al terzo. Dopo un’ulteriore vittoria turca, le azzurre hanno chiuso la partita al Tie Break per 15 a 8. Con questa vittoria, l’Italia femminile conquista il proprio secondo titolo mondiale, portandosi al quinto posto del medagliere generale. Le italiane avevano vinto il primo oro nel 2002, in una finale con gli Stati Uniti.

Mar Rosso, danno ai cavi sottomarini: interrotto internet

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I cavi sottomarini del Mar Rosso sono stati danneggiati, causando problemi di connettività in diversi Paesi dell’Asia. Secondo le ricostruzioni dei media e dei siti di monitoraggio, i cavi sarebbero stati tagliati, ma non è chiaro cosa abbia causato l’incidente. Il colosso tecnologico Microsoft ha annunciato che la regione mediorientale potrebbe subire rallentamenti della linea internet, e il sito di monitoraggio NetBlocks parla di interruzioni in India e Pakistan. Secondo NetBlocks, i tagli avrebbero interessato i sistemi di cavi SMW4 e IMEWE vicino a Jeddah, in Arabia Saudita.

Giappone: il premier si dimette

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Il premier giapponese Shigeru Ishiba ha annunciato le proprie dimissioni. L’annuncio arriva dopo le richieste da parte dell’opposizione, che hanno seguito la grave sconfitta alle elezioni dei parlamentari. Il premier si era inizialmente rifiutato di dimettersi per portare avanti le trattative con Trump. Ishiba, 68 anni, è un membro del Partito Democratico Liberale, ed era salito al potere meno di un anno fa. Rimarrà al governo fino a che non sarà trovato un successore.

Israele ordina a migliaia di palestinesi di Gaza City di andarsene

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Israele continua a rilasciare ordini di evacuazione per i residenti di Gaza City, portando avanti l’assedio della capitale della Striscia. Tra ieri e oggi, 7 settembre, l’esercito dello Stato ebraico ha ordinato ai residenti di sei distinti blocchi di Gaza City di lasciare le proprie case e di andare verso sud, in direzione della neo-istituita “area umanitaria” di Al Mawasi, a Khan Younis. Gli ordini riguardano aree adiacenti alle torri residenziali della capitale, che Israele ha intenzione di demolire spianando il terreno di Gaza. Con essi, procede senza sosta il piano Gedeone 2, volto a occupare interamente la capitale gazawi e a fare migrare la popolazione in aree sempre più prossime al confine, aprendo la via a un’eventuale deportazione dei palestinesi fuori dalla Striscia. Nel frattempo, non si fermano i bombardamenti nel resto della Striscia: nella sole notte tra ieri e oggi, Israele ha ucciso almeno 17 palestinesi.

Gli ordini di evacuazione rilasciati dalle autorità israeliane riguardano i blocchi 783, 784, 688, 690, e i blocchi 726, 727, 786. Entrambi, interessano le aree confinanti con due torri residenziali gazawi, che Israele intende demolire con gli esplosivi. In generale, il piano Gedeone 2 prevede la distruzione di tutti i 51.544 edifici residenziali della capitale, per livellare la città e accelerare lo sfollamento forzato della popolazione palestinese. In questi giorni, l’esercito sta prendendo di mira specialmente le torri abitative, che contengono decine di appartamenti: tra venerdì 5 settembre e oggi, Israele ha demolito la torre Al Sousi (nell’area ovest della capitale) e la torre Mashtaha (a sudovest); secondo le testimonianze dei pochi giornalisti attivi nella Striscia, la torre Al Sousi sarebbe stata demolita solo mezz’ora dopo la pubblicazione dell’ordine di evacuazione.

Mentre l’esercito demolisce torri e case nella capitale, la popolazione viene costretta a migrare verso sud, e precisamente verso Al Mawasi, campo per sfollati situato presso il governatorato di Khan Younis. Qui, Israele ha istituito quella che definisce “area umanitaria” che sarebbe raggiungibile percorrendo una strada che sostiene essere libera dai combattimenti. Gedeone 2, infatti, non prevede solo l’invasione e l’occupazione totale di Gaza City, ma anche lo spostamento forzato dei residenti della capitale verso sud. Parallelamente, Israele ha infatti proposto un altro piano per costruire un gigantesco campo profughi a Rafah, governatorato all’estremo sud della Striscia, dove ospitare oltre mezzo milione di palestinesi; gli altri verrebbero collocati in altre aree isolate, tutte nella zona meridionale della Strisca. Una volta spostati i palestinesi nelle aree di confine, Israele occuperebbe la Striscia, e proverebbe a realizzare il progetto di trasformare Gaza nella nuovaRiviera del Medio Oriente”, di cui è recentemente uscita una bozza. Questo secondo piano è ufficialmente slegato da Gedeone 2 e non è ancora stato approvato e presentato nei dettagli.

Nel frattempo, continuano gli attacchi ai civili palestinesi. Nella sola notte tra ieri e oggi, Israele ha ucciso almeno 17 persone, attaccando scuole, campi profughi e abitazioni. Dall’escalation del 7 ottobre, Israele ha distrutto, danneggiato o reso inutilizzabile il 92% delle case (l’ultimo aggiornamento è di agosto 2025), l’83% delle terre coltivabili e il 71% delle serre (i dati più recenti sono di aprile 2025), il 91,8% delle scuole (dato aggiornato all’8 luglio 2025), l’89% delle strutture idriche (febbraio 2025) e, in generale, il 78% di tutte le strutture della Striscia (8 luglio 2025); la metà esatta degli ospedali risultano funzionanti (31 agosto 2025), e l’86,5% del territorio della Striscia è sotto ordine di evacuazione o interdetto ai civili. In totale, l’esercito israeliano ha inoltre ucciso direttamente almeno 63.746 persone, anche se il numero totale dei morti potrebbe superare le centinaia di migliaia, come sostenuto da un articolo della rivista scientifica The Lancet e da una lettera di medici volontari nella Striscia.

Nigeria, attacco di Boko Haram: 63 morti

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I militanti del gruppo islamista Boko Haram hanno ucciso almeno 63 persone, di cui 7 soldati, in un assalto notturno a un villaggio nello stato nigeriano del Borno. L’attacco è stato lanciato a Darul Jamal, vicino a Banki, nell’area del governo locale di Bama, attorno alle 20:30 di venerdì 6 febbraio ed è stato riportato ieri sera. Da quanto riportano testimonianze locali, i miliziani sarebbero entrati nell’insediamento sparando ai civili e dando fuoco alle case. I soldati dell’esercito regolare sarebbero intervenuti, ma sarebbero stati sopraffatti dall’assalto e sarebbero fuggiti assieme ai civili. La Nigeria è da anni al centro di attacchi di gruppi islamisti che si concentrano proprio nello Stato nordorientale del Borno.