L'arcipelago autonomo portoghese delle Azzorre ha approvato una legge per creare la più grande rete di aree marine protette dell'Oceano Atlantico settentrionale. Estesa su 287.000 chilometri quadrati, la nuova rete ecologica coprirà il 30% dell'oceano che circonda l'arcipelago. In circa la metà dell'area protetta totale saranno consentite solo attività a basso impatto ambientale, come la pesca con lenze e canne. Nella restante metà della rete saranno invece consentite, ma regolamentate, attività come le immersioni, il nuoto e il turismo. O, per dirla con gli stessi termini dei conservazionisti...
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Oggi nello Stato indiano del Kashmir, presso il mercato delle pulci di Srinagar, un gruppo di militanti ha lanciato una granata contro le forze di sicurezza indiane, ferendo 11 persone. Le autorità indiane riferiscono che i responsabili avrebbero mancato il bersaglio, ferendo così 11 civili. Nessuno ha rivendicato l’attacco o fornito un’altra versione dei fatti. L’incidente arriva in un momento di tensione nella regione, dopo che ieri le truppe indiane hanno ucciso un alto comandante di un gruppo militante islamico. Il Kashmir, è una regione a maggioranza musulmana, che ha recentemente perso lo status di regione a statuto speciale per decisione del governo Modi.
Centinaia di persone sono scese in piazza a Belgrado, capitale della Serbia, per protestare contro il presidente Aleksandar Vucic, dopo un incidente che ha coinvolto una stazione ferroviaria nella città di Novi Sad, a circa 70 chilometri a nordovest della stessa Belgrado. L’incidente, avvenuto venerdì 1 novembre, ha visto il tetto lungo l’ingresso della stazione crollare improvvisamente, causando la morte di 14 persone e il ferimento grave di 3. I manifestanti attribuiscono a Vucic la responsabilità dell’accaduto. La protesta è stata sostenuta dai membri dell’opposizione, che hanno accusato Vucic di corruzione e di legami con la criminalità organizzata. Vucic ha respinto le accuse.
Nella notte tra ieri e oggi, un gruppo di ladri organizzati ha condotto una rapina presso la sede della compagnia di trasporti DHL di Monticelli d’Ongina, in provincia di Piacenza. Per rallentare l’arrivo della polizia, i ladri hanno sbarrato le strade con auto e furgoni rubati, dando loro fuoco e spargendo chiodi a tre punte lungo le vie di accesso. La banda è entrata armata di fucili, con cui ha minacciato e disarmato le guardie giurate, e si è poi data alla fuga in direzione di Cremona. Dal deposito hanno sottratto tablet e smartphone, per un valore ancora ignoto. Sono in corso le indagini dei carabinieri di Piacenza e Fiorenzuola.
Nell’aprile del 2022, Elon Musk ha acquistato la piattaforma nota all’epoca come Twitter. Uno dei principali motivi alla base di questa mossa imprenditoriale era la sua percezione di uno squilibrio politico, il quale, a suo parere, pendeva marcatamente a sinistra. Musk ha infatti espresso chiaramente la sua visione in un tweet: “perché Twitter si meriti la fiducia pubblica, deve rimanere politicamente neutrale, il che vuol dire dar egualmente fastidio all’estrema destra e all’estrema sinistra”. Due anni dopo, indagini giornalistiche del Wall Street Journal e del Washington Post suggeriscono ch...
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Ieri un «gruppo armato irregolare» boliviano ha preso d’assalto una base militare vicino a Cochabamba, saccheggiando armi ed equipaggiamento militare e prendendo in ostaggio 200 soldati. La notizia è stata data dall’esercito regolare, che ha lanciato un appello ai rapitori, esortandoli a restituire immediatamente gli ostaggi, e minacciando che se non dovessero farlo le loro azioni verranno considerate «tradimento alla patria». Non si sa chi sia responsabile delle azioni di ieri, ma il presidente boliviano Luis Arce ha detto che si tratta di sostenitori dell’ex presidente Evo Morales, sollevatisi nel moto di protesta scoppiato lo scorso 14 ottobre.
Nelle giornate di domenica 3 novembre e lunedì 4 novembre, è previsto l’accesso libero a tutti i musei e i parchi archeologici statali: lo riporta il Ministero della Cultura, spiegando che nel primo caso è in occasione dell’iniziativa “#domenicalmuseo”, mentre nel secondo si celebra la ricorrenza del Giorno dell’Unità nazionale e della Giornata delle Forze Armate. Tutte le visite si svolgeranno secondo le modalità di apertura stabilite, con accesso su prenotazione dove previsto, le quali possono essere consultate sull’app Musei italiani o sui siti ufficiali dei singoli musei. Gli elenchi in tempo reale dei luoghi coinvolti sono disponibili sul sito del Ministero della Cultura.
Si chiama Valeriana, è rimasta nascosta per secoli nella foresta del Messico meridionale ed è composta da piramidi, palazzi e piazze che presentano le tipiche caratteristiche che “ci si aspetterebbe di osservare se fosse visitata all’interno di un videogioco”: è l’antica citta Maya scovata dagli archeologi della Tulane University, i quali hanno effettuato la scoperta grazie a scansioni lidar e ne hanno dettagliato le peculiarità all’interno di un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla rivista Antiquity. Il sito avrebbe ospitato fino a 50.000 persone tra il 750 e l’850 d.C spiegano i ricercatori, i quali aggiungono che la città confermerebbe l’idea di un’antica popolazione fittamente distribuita nella regione rafforzando il mistero sul successivo declino dei Maya.
La civiltà Maya, fiorita in Mesoamerica – l’area che si estendeva dall’attuale Messico centrale fino al Belize, Guatemala, El Salvador e le parti occidentali di Honduras, Nicaragua e Costa Rica – tra il 2000 a.C. e il 1500 d.C., è celebre per le sue avanzate conoscenze astronomiche, la complessità architettonica e i monumentali centri urbani. Al centro di questa società c’era una struttura sociale, politica e religiosa complessa, che si rifletteva nelle grandi città-stato come Tikal e Calakmul, oltre che in un numero crescente di insediamenti minori scoperti negli ultimi anni. La tecnologia che ha reso possibile la scoperta dell’ultima antica città ritrovata, denominata Valeriana, è il cosiddetto lidar (Light Detection And Ranging), ovvero una tecnica di rilevamento remoto che, utilizzando laser trasportati da aerei, mappa il terreno penetrando la fitta vegetazione della giungla. I laser del lidar emettono impulsi di luce che, rimbalzando sulla superficie, creano un’immagine tridimensionale del paesaggio, svelando dettagli che sarebbero altrimenti invisibili. Si tratta di una tecnologia che è già stata utilizzata con successo per esplorare altri siti Maya, rivelando una rete di insediamenti e vie di comunicazione fino a pochi anni fa sconosciuti agli archeologi.
Nel caso di Valeriana, l’individuazione della città è frutto dell’analisi di vecchie scansioni realizzate per fini ecologici. Esaminando i dati, i ricercatori hanno trovato segni evidenti di una città Maya nel dettaglio delle mappature, caratterizzata da piramidi templari, complessi di palazzi e ampie piazze pubbliche, oltre che da un’imponente rete idrica con bacini e dighe. Il suo centro urbano, spiegano i ricercatori, è connesso da una strada rialzata che si sviluppa tra le colline, creando un collegamento processionale. La dolina a forma di croce inoltre, parte di un sistema di grotte, aggiunge un ulteriore elemento simbolico: la sua conformazione ricalca le rappresentazioni delle caverne nella cultura artistica mesoamericana, spesso considerate vie di accesso al mondo sotterraneo. «Quella è la rappresentazione canonica di una caverna nell’arte mesoamericana, che risale agli albori dell’arte mesoamericana. Non so davvero cos’altro farne. La descriverò, e poi non potrò azzardare un’interpretazione di cosa significhi o quando risalga. È super strana», ha commentato Auld-Thomas, lo studente di dottorato alla Tulane che ha individuato il sito nelle scansioni.
Infine, secondo l’antropologa dell’Università di Calgary Kathryn Reese-Taylor, le ricerche effettuate avvalorano l’ipotesi di un popolamento molto esteso della regione, simile alla dispersione urbana osservata nelle città nordamericane. Simon Martin, antropologo della University of Pennsylvania, aggiunge che le scoperte aumentano la complessità del quadro demografico e sollevano nuovi interrogativi sul declino dei Maya, concludendo che il fiorire e il crollo di questa civiltà, in un paesaggio ora riconosciuto come densamente popolato, restano tra i misteri più affascinanti e controversi dell’archeologia mesoamericana.
Le strade della capitale, eccetto qualche danno causato dal forte vento, si presentano libere, fortunatamente soleggiate e lontane dall’essere il simbolo di una città in ginocchio [Valencia, 31 ottobre 2024]
La conta delle vittime prosegue senza sosta in Spagna, dopo l’alluvione che ha colpito la Comunità Valenciana lo scorso 29 ottobre. Il bilancio attuale parla di oltre 200 morti, ma il numero delle vittime pare destinato a crescere drammaticamente. Secondo il quotidiano El Diario, sarebbero 1.300 le persone che risultano disperse, anche se si spera che una parte significativa di queste sia semplicemente impossibilitata a comunicare a causa dell’assenza di elettricità. A questo si aggiungono i danni agli edifici, alle linee ferroviarie e alle reti di comunicazione, che complicano ulteriormente le operazioni di salvataggio. È chiaro che ci si trova di fronte a una catastrofe di proporzioni enormi, e il compito dei media deve essere quello di raccontarla. Tuttavia, resoconti e immagini inviate a L’Indipendente da Valencia mostrano una realtà profondamente diversa da quella “città in ginocchio” descritta dai titoli sensazionalistici. Perché, nonostante quanto scritto, la città di Valencia non è stata tra i territori maggiormente colpiti, un fattore che non solo rappresenta un’imprecisione, ma ha anche provocato un terrore in larga parte ingiustificato tra parenti e amici dei circa 14.000 italiani che risiedono nella città.
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Vista sul parco Turia [Valencia, 31 Ottobre]
La Gran Via, una delle zone più centrali e frequentate della città [Valencia, 31 ottobre]
Il racconto delle devastazioni che hanno colpito la Spagna ha occupato le prime pagine dei periodici di tutto il mondo, e la stampa generalista italiana non è stata da meno. Analizzando alcuni titoli, è possibile, però, notare grandi imprecisioni nella localizzazione dei danni causati dall’alluvione. Ovunque si legge che la città di Valencia, capitale della Comunitat Valenciana, sia uno dei luoghi che hanno sofferto l’impatto principale delle piogge torrenziali degli ultimi giorni: ma questo dato è errato. A salvare le infrastrutture della capitale è stato il nuovo alveo del fiume Turia, costruito negli anni Sessanta in seguito all’alluvione che colpì la città nel 1957. Grazie a queste operazioni infrastrutturali, il corso del fiume venne spostato dal centro di Valencia alla periferia sud. Da questo intervento ingegneristico, nel 1986, è nato il parco della Turia, oggi frequentato da turisti e residenti.
Nei riquadri numerati le aree travolte dall’alluvione, tutte poste al di fuori della città di Valencia, il cui territorio comincia al di sopra dell’attuale corso del fiume Turia. In alto a destra, invece, è visibile l’antico corso del fiume.
Il sensazionalismo mediatico sta presentando la città di Valencia come l’epicentro di una distruzione post-apocalittica, una città che, in realtà, non ha subito alcuna conseguenza dal passaggio della DANA. Le strade della capitale, eccetto qualche danno causato dal forte vento, sono libere, soleggiate e ben lontane dall’essere il simbolo di una città in ginocchio.
La situazione è talmente diversa da quella descritta dalla stampa italiana che, in realtà, Valencia rappresenta la luce in fondo al tunnel per quelle aree gravemente colpite dall’alluvione. È qui, infatti, che molti sfollati dei paesi vicini si stanno dirigendo, anche a piedi, per ottenere soccorso e accoglienza o, purtroppo, per riconoscere le salme situate negli obitori provvisori istituiti per l’occasione.
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Le strade della capitale, eccetto qualche danno causato dal forte vento, si presentano libere, fortunatamente soleggiate e lontane dall’essere il simbolo di una città in ginocchio [Valencia, 31 ottobre 2024]
il Ponte dei Fiori tra i più famosi e importanti della città, collega il centro storico con zona residenziale passando sopra al parco Turia [Valencia, 31 ottobre 2024]
Approfondendo i dati comunicati dal ministro dell’Interno del governo spagnolo, i danni della DANA si concentrano principalmente in alcune aree specifiche della Comunità Valenciana, nelle comarche di Horta Sur, Hoya de Buñol, Ribera Alta, Utiel-Requeña, nelle zone attraversate dai fiumi Magro, dal barranco del Poyo e dal fiume Cérvol, oltre che nell’area del delta del fiume Ebro, nel sud della Catalogna, nelle province di Cadice, Siviglia e Huelva in Andalusia, nella zona di Cuenca e Albacete in Castiglia-La Mancia e nella comunità di Aragona, nelle province di Cuenca e Teruel.
È importante sottolineare come la città di Valencia stia subendo gli effetti collaterali della devastazione, tra cui l’inaccessibilità alle principali arterie autostradali intorno alla città, le difficoltà nel raggiungere l’aeroporto e l’interruzione della circolazione sulle linee ferroviarie. Quest’ultima, secondo il ministro dei Trasporti Óscar Puente, sarà ripristinata nei prossimi quindici giorni.
A foraggiare l’esca del sensazionalismo, i giornali nostrani hanno puntato sul pietismo delle dolorose testimonianze dei residenti dei paesi più colpiti. Le immagini delle auto accatastate, delle colonne di fango e dei detriti che riempiono le arterie urbane non rappresentano affatto la realtà della capitale valenciana, ma piuttosto contribuiscono a un’accozzaglia di informazioni imprecise che non fanno altro che aumentare la preoccupazione delle famiglie di chi vive a Valencia.
La consueta pornografia del dolore, messa in scena da questi media, non ci racconta niente di nuovo: ancora una volta è stata sprecata l’opportunità di approfondire la questione, analizzando le responsabilità politiche e presentando un quadro più completo della situazione. Il dovere del giornalismo dovrebbe essere quello di coprire la notizia nella sua interezza, con puntualità e precisione. L’allarmismo dei nostri media, finalizzato ad accaparrarsi voracemente i clic dei lettori, offre una visione distorta, che manca di rispetto a chi sta spalando il fango dalle proprie strade nella speranza di trovare persone ancora in vita.
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Marcat de Colon altra zona storica in città [Valencia, 31 ottobre 2024]
Plaza de l’Ajuntament, centro turistico e amministrativo della città [Valencia, 31 ottobre 2024]
La catena delle responsabilità
Le responsabilità del governo della Comunità Valenciana sono significative: Carlos Mazón, governatore eletto nel 2023, a poche ore dal disastro ha pubblicato un video in cui minimizzava la questione e si è mosso in ritardo nell’invio delle allerte, quando ormai le persone vedevano le vie dei propri paesi inondarsi. L’allerta tramite il sistema ES-Alert è stata diffusa sui cellulari dei cittadini solo alle ore 20:11 del 29 ottobre, quando in molte delle zone colpite non era più possibile mettersi in salvo.
D’altra parte, le autorità della politica valenciana, dove è al governo il Partito Popolare, stanno incolpando il governo centrale della Spagna e il primo ministro Sánchez, degli avversari del Partito Socialista, di non aver informato in alcun modo le autorità locali dell’arrivo del disastro e di essere in grave ritardo nell’invio dei militari e della protezione civile per i soccorsi, che seppur annunciati in migliaia di unità non si sono ancora visti nelle zone più colpite dal disastro.
Alcune immagini dei volontari arrivati con vestiti e attrezzature di fortuna a prestare aiuto
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In questo contesto è la popolazione ad essersi mobilitata dal basso con maggiore rapidità per portare il proprio aiuto, con migliaia di giovani volontari che si sono diretti verso la Comunità Valenciana con mezzi di fortuna da tutto il Paese. Tuttavia, questa improvvisazione si sta rivelando non solo poco utile, ma potenzialmente dannosa. Nella giornata di ieri, 1º novembre, le autorità locali avevano accolto con favore i migliaia di volontari, creando un punto d’incontro alla Città delle Arti e delle Scienze e proponendosi di coordinarli. Ma la situazione è presto sfuggita di mano: questa mattina le autorità si sono trovate di fronte a diecimila volontari, in gran parte armati semplicemente di scope e stracci, spesso con ai piedi semplici scarpe da ginnastica. Una situazione non solo inutile ai fini degli aiuti, ma potenzialmente catastrofica sotto il profilo sanitario, visto che attualmente si sta alzando il rischio di infezioni a causa delle acque reflue e dei cadaveri in esse presenti.
Nuovi bombardamenti israeliani si sono abbattuti nelle ultime ore a Gaza e in oltre 25 città del Libano, provocando almeno 55 morti e 192 feriti nella Striscia e decine di decessi in Libano: è quanto rivelato dal Ministero della Salute di Gaza, dalle autorità e dai reporter locali ad Al Jazeera, aggiungendo che gli operatori della protezione civile non sono in grado di prestare i soccorsi in molte delle zone bombardate. Gli attacchi hanno colpito anche il campo profughi a Nuseirat provocando almeno 5 morti, hanno causato l’uccisione di decine di bambini e, secondo l’agenzia di stampa libanese Nna, hanno colpito anche Baalbek, città sede di uno dei siti archeologici più importanti del Medio Oriente, dichiarato anche patrimonio dell’umanità.
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