venerdì 30 Gennaio 2026
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L’Università Statale di Milano sospende gli accordi con le università israeliane

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L’Università Statale di Milano ha deciso di sospendere tutti gli accordi in vigore con le università israeliane. La decisione è stata presa dal Senato accademico con un voto unanime, al termine di una seduta straordinaria convocata per discutere la situazione in Palestina. La mozione approvata nasce dall’urgenza di prendere posizione sul conflitto in corso e dalla volontà di assumere misure concrete di fronte alle gravi violazioni del diritto internazionale e dei diritti umani denunciate da numerose organizzazioni. Con questa scelta, l’ateneo milanese diventa uno dei principali poli universita...

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Zelensky presenta il conto all’UE: altri 100 miliardi per le armi, anche in caso di pace

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Meno di un mese dopo aver commissionato agli Stati Uniti ordini di armi per 90 miliardi che saranno pagati dagli alleati europei, Kiev ha presentato all’Unione Europea un nuovo, mastodontico conto. Il ministro della Difesa ucraino, Denys Shmyhal, ha infatti dichiarato che l’Ucraina avrà bisogno di oltre 100 miliardi di euro per finanziare la sua difesa nel 2026. La richiesta è stata presentata alla conferenza annuale sulla strategia europea con una precisazione che non ammette repliche: tale somma sarà necessaria sia nel caso in cui la guerra continui, sia ove si arrivasse a un accordo di pace. L’invito del governo ucraino mette sotto pressione bilanci già tesi e riapre il dibattito in Europa su quanto sostenere Kiev nel medio termine.

Dal momento che gli sforzi di pace restano in una fase di stallo, «se la guerra continua, avremo bisogno di almeno 120 miliardi di dollari per il prossimo anno», ha affermato Shmyhal in occasione della conferenza. A ogni modo, anche se i combattimenti cessassero, «avremo bisogno di una somma leggermente inferiore per mantenere il nostro esercito in buone condizioni» in caso di un nuovo attacco russo, ha aggiunto il capo del dicastero ucraino. Una richiesta che equivale a chiedere all’Europa di farsi carico a tempo indefinito del bilancio della difesa di un paese terzo, in uno scenario di pace come di guerra. Secondo la deputata Roksolana Pidlasa, «L’Ucraina spende il 31 per cento del suo PIL per la difesa, la quota più alta al mondo», e a suo parere «un giorno di guerra costa attualmente all’Ucraina 172 milioni di dollari» rispetto ai 140 milioni di dollari di un anno fa.

Per far fronte a questa emorragia finanziaria, le autorità ucraine sostengono da tempo l’utilizzo dei circa 250 miliardi di euro di beni russi congelati in Occidente dall’inizio dell’invasione. Tuttavia, nonostante il disappunto di Kiev, l’Europa si è finora rifiutata di procedere con una confisca diretta, consapevole che si tratterebbe di una violazione senza precedenti del diritto internazionale con ripercussioni devastanti sugli investimenti. L’ex presidente russo Dmitry Medvedev ha rincarato la dose minacciando rappresaglie: «Se ciò accadesse, la Russia perseguiterà gli Stati dell’UE, così come gli eurodegenerati di Bruxelles e i singoli Paesi dell’UE che cercheranno di confiscare le nostre proprietà, fino alla fine dei tempi».

La richiesta ucraina sta già creando tensioni e fratture all’interno dei Paesi membri. In Germania, il ministro della Difesa Boris Pistorius ha segnalato la necessità di un fabbisogno aggiuntivo di oltre 10 miliardi di euro nei prossimi due anni per il sostegno militare a Kiev, rispetto alle risorse già approvate. Un documento interno del ministero, citato da Bild, rivela che per rispettare i tetti di spesa, «diverse misure con scadenza 2027 sono state stralciate o ridimensionate». La leader dell’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) ha lanciato un forte allarme, sostenendo che l’attuale governo tedesco «sta imprudentemente trascinando il Paese verso un conflitto con la Russia» e avvertendo che un’escalation porterebbe a conseguenze catastrofiche, inclusa la minaccia di un conflitto nucleare. In Italia, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ammesso che «gli impegni internazionali, le spese in Difesa e il sostegno all’Ucraina non sono gratis», sottintendendo la necessità di trovare risorse anche a scapito di altre promesse elettorali.

A Bruxelles l’Alto rappresentante (e alcuni esponenti UE) puntano invece a strumenti già disponibili: Kaja Kallas ha richiamato il Fondo europeo per la pace (EPF) come leva per rimborsare gli Stati per gli acquisti di armi, ricordando che «se riuscissimo a sbloccare i 6,6 miliardi dell’Epf, questo potrebbe fare la differenza». Ma lo sblocco è bloccato da veti e timori politici, e resta incerta la disponibilità complessiva dell’Unione a trasformare un sostegno emergenziale in un impegno strutturale. Si è dunque davanti a un bivio: sostenere incondizionatamente Kiev con cifre che fisiologicamente impatteranno sui bilanci e sulle politiche sociali europee o cercare una via più prudente che riduca i costi ma esponga l’Ucraina a un indebolimento militare.

Occorre inoltre ricordare che le forniture di armamenti statunitensi all’Ucraina, incluso l’acquisto da 90 miliardi di dollari recentemente richiesto, sono interamente finanziate dagli alleati europei. Come rivelato dal Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, gli Stati Uniti applicano un ricarico del 10% su queste vendite, trattenendo così una commissione sui trasferimenti. Questo meccanismo si inserisce in un contesto di impegni finanziari europei ben più ampi verso Washington, che includono 600 miliardi di investimenti negli USA, l’acquisto di energia per 750 miliardi e l’aumento delle spese militari con acquisti di armamenti americani, delineando un rapporto dove l’onere finanziario della difesa ucraina grava interamente sull’Europa, con un chiaro vantaggio economico per gli Stati Uniti.

Groenlandia, Danimarca guida esercitazioni con alleati NATO

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La Danimarca ha avviato l’esercitazione “Arctic Light 2025” in Groenlandia con oltre 550 militari di Francia, Germania, Norvegia e Svezia, affiancati da osservatori di Stati Uniti, Regno Unito e Canada. Le manovre, che includono operazioni navali e simulazioni di combattimento con F-16, mirano a rafforzare la prontezza delle forze danesi e groenlandesi in un’area di crescente rilevanza strategica. Il generale Søren Andersen ha ribadito le solide relazioni con Washington, nonostante le tensioni sorte quando l’amministrazione Trump manifestò l’interesse a ottenere la giurisdizione sull’isola.

Bending Spoons: la ditta tech italiana che sta scalando il mercato

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La società milanese Bending Spoons ha messo in campo 1,38 miliardi di dollari per acquisire Vimeo, celebre piattaforma statunitense di videostreaming quotata in Borsa. Vimeo si aggiunge così a un portafoglio che comprende già realtà internazionali di grande portata quali Remini, Hopin (proprietaria a sua volta di StreamYard), Meetup e WeTransfer, rafforzando l’influenza di un’azienda considerata da molti come l’“unicorno” più rilevante dell’imprenditoria italiana.

L’operazione, legata a una transazione interamente in denaro, riconosce agli attuali investitori di Vimeo 7,85 dollari per azione, pari a un premio del 91% rispetto al prezzo medio ponderato per volume degli ultimi 60 giorni di contrattazione. L’intesa prevede inoltre che Vimeo diventi una società privata a partire dal 2026, con il conseguente ritiro dal mercato azionario. Un bottino ragguardevole che sembra aver fatto la felicità di ambo le parti.

Fondata nel 2013, Bending Spoons è spesso descritta – non senza pareri discordanti – come il secondo unicorno nato dall’imprenditoria italiana dopo Yoox, ovvero una delle poche startup del Paese a superare la valutazione simbolica del miliardo di dollari. Seconda in ordine di nascita, ma prima sul piano dell’importanza, soprattutto perché, proprio in queste settimane, Yoox ha annunciato la procedura di licenziamento collettivo. Nata come agenzia informatica, Bending Spoons aveva manifestato la sua presenza sul grande pubblico già nel 2020. Magari non in maniera consapevole, ma sicuramente in una prospettiva capillare: i suoi sviluppatori hanno infatti realizzato Immuni, l’app di tracciamento usata per monitorare le infezioni di Covid-19 in Italia.

Con il tempo Bending Spoons ha cambiato pelle, allontanandosi progressivamente dalle sue radici più prettamente tech per tradursi in un conglomerato che opera con logiche vicine a quelle della private equity. Il modello di business è ormai incentrato più sull’acquisizione e gestione di aziende terze, che sulla produzione creativa interna, un approccio che spesso si accompagna a significative riduzioni di personale. La società ristrutturato Filmic dopo appena un anno dalla sua acquisizione, un destino che è toccato anche allo staff di Evernote e, più recentemente, il 75% del personale di WeTransfer, celebre piattaforma per la condivisione dei file. Quest’ultima, parallelamente, ha brevemente introdotto – salvo poi ritirarla a seguito delle forti proteste degli utenti – una modifica alle policy che le avrebbe virtualmente consentito di utilizzare i file caricati dagli utenti per addestrare modelli di intelligenza artificiale.

Nel corso della sua crescita, Bending Spoons ha potuto contare sul supporto di importanti investitori, attuali e passati, tra cui la holding H14 legata a Fininvest e a Luigi, Barbara ed Eleonora Berlusconi, Tamburi Investment Partner (TIP), Nuo Capital, Cherry Bay Capital, Baillie Gifford, NB Renaissance e Cox Enterprises. A questi si è aggiunto il sostegno finanziario di celebrità d’alto profilo come il tennista Andre Agassi, il rapper/influencer Fedez, l’attore hollywoodiano Ryan Reynolds, il regista Taika Waititi e Andrea Wong, manager che siede nel consiglio di amministrazione di Roblox.

40 anni di bombe preventive: il paradosso israeliano della “Dottrina Begin”

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Fin dal momento della sua nascita, Israele si rifugia dietro il principio del “diritto a difendersi” per giustificare le proprie operazioni di espulsione, di segregazione e di guerra. È una narrativa strategica usata per presentare attacchi offensivi come atti di legittima difesa. Dal bombardamento del reattore di Osirak, nel 1981, agli attacchi mirati contro le infrastrutture nucleari iraniane nel 2025: quarant'anni in cui Israele ha elevato l'attacco preventivo a dottrina strategica, giustificandolo sistematicamente come autodifesa e ridefinendo i confini della legalità internazionale a prop...

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Cinema: è morto Robert Redford

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All’età di 89 anni si è spento l’attore Robert Redford, icona del cinema americano e vincitore di numerosi premi, tra i quali due premi Oscar (per Gente Comune, nel 1981, e per la carriera, nel 2002) e tre Golden Globe. Classe 1936, la sua carriera inizia nel 1959 a Broadway e nel 1962 sul grande schermo. Fu protagonista di innumerevoli pellicole celebri del cinema americano, tra le quali A piedi nudi nel parco, Come eravamo, Il Grande Gatsby, I tre giorni del Condor, Tutti gli uomini del presidente, La mia Africa e Proposta indecente. 

Claudio Citro, 41 anni, è il terzo ucciso in un mese dal taser della polizia italiana

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Un uomo di 41 anni è deceduto all’ospedale di Reggio Emilia dopo essere stato colpito con un taser dalla polizia durante un intervento avvenuto alle prime ore del mattino di ieri, lunedì 15 settembre, a Massenzatico. La vittima, descritta come in stato di forte stato di agitazione al momento del fermo, è stata soccorsa ma non ha superato la crisi. La Procura ha aperto un’inchiesta per chiarire le circostanze. Si tratta del terzo decesso in meno di un mese legato all’uso della pistola elettrica, dopo quelli di Gianpaolo Demartis a Olbia ed Elton Bani nell’hinterland genovese. Il taser, ufficialmente strumento di dissuasione, è stato già associato ad altri casi mortali in Italia, sollevando polemiche sulla sua pericolosità: tra il 2024 e i primi mesi del 2025, si contano altri cinque decessi avvenuti dopo il suo utilizzo da parte delle forze dell’ordine.

«Il taser resta uno strumento necessario per contenere soggetti violenti evitando il ricorso al contatto fisico o all’uso di armi letali» ha dichiarato Giuseppe Tiani, segretario generale del SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia). Le polemiche al riguardo «non possono diventare un pretesto per attaccare strumentalmente le forze di polizia», riferisce Tiani, che definisce «infondato, offensivo e irresponsabile» paragonare il taser alla tortura. Era stata Irene Testa, garante dei detenuti della Sardegna, l’ultima a definire il taser uno strumento di tortura all’indomani della morte di Gianpaolo Demartis, bloccato con un taser dalle forze dell’ordine lo scorso agosto e successivamente deceduto a bordo dell’ambulanza intervenuta per soccorrerlo.

I decessi sempre più numerosi legati all’utilizzo della pistola a impulsi elettrici rendono la definizione di «arma non letale» sempre meno calzante. Se utilizzato su persone cardiopatiche, o con attività cardiaca alterata dall’uso di droghe, il taser (che a contatto col bersaglio libera onde da 50 mila volt) può infatti portare al decesso del soggetto colpito. Proprio per questo motivo, una settimana fa è stata presentata un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Piantedosi, nella quale il deputato Magi (+Europa) ha ricordato l’esistenza di una «ampia letteratura» sulla pericolosità dell’arma, anche alla luce dei decessi recenti. Piantedosi ha tuttavia escluso che gli ultimi eventi letali di cronaca siano collegati all’uso del taser – nonostante le indagini siano ancora in corso – e ha definito la pistola a impulsi elettrici un «elemento imprescindibile» per gli agenti. In quanto «strumento difensivo e non offensivo, dissuasivo e non repressivo, non deve essere oggetto di polemiche ideologiche, pretestuose e infondate nei confronti dell’operato delle Forze di Polizia».

Negli Stati Uniti, dove viene impiegato fin dagli inizi degli anni 2000, dal 2001 al 2018 sono stati oltre mille i casi di decesso legati all’utilizzo del taser, come ricorda Amnesty International. «Gli studi medici a disposizione sono concordi nel ritenere che l’uso delle Taser abbia avuto conseguenze mortali su soggetti con disturbi cardiaci o le cui funzioni, nel momento in cui erano stati colpiti dalla Taser, erano compromesse da alcool o droga o, ancora, che erano sotto sforzo, ad esempio al termine di una colluttazione o di una corsa». A questo, si aggiungono i potenziali danni permanenti a cuore e sistema respiratorio che possono seguire alle scariche multiple. Nonostante ciò, il governo attuale punta a estenderne sempre più l’utilizzo anche in Italia.

Minneapolis, sparatoria in accampamento di senzatetto: 8 feriti

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Otto persone sono rimaste ferite la scorsa notte in una sparatoria avvenuta in un accampamento di senza tetto a Minneapolis. L’episodio è avvenuto meno di 12 ore dopo un altra sparatoria, a due miglia di distanza, dove erano rimaste ferite cinque persone. Il sindaco Jacob Frey ha detto che le forze dell’ordine stanno valutando un possibile collegamento tra i fatti. Quattro dei feriti nell’ultimo episodio hanno lesioni potenzialmente letali e due sono stati colpiti alla testa. Gli investigatori ritengono che si sia trattato di un attacco mirato, con testimoni che riferiscono di oltre 30 colpi sparati.

II sito internet per seguire in diretta la rotta della Global Sumud Flotilla

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In un’epoca segnata da infodemia e disinformazione, la Global Sumud Flotilla ha scelto la trasparenza, trasformando la sua traversata verso Gaza in un racconto visibile. Il cuore di questa operazione è il tracker GPS live, accessibile da tutti attraverso il sito ufficiale della coalizione. Ogni imbarcazione della flottiglia è infatti dotata di un dispositivo di localizzazione che trasmette costantemente la sua posizione. Sulla mappa, le navi appaiono come punti colorati in movimento nel Mar Mediterraneo, e cliccando su ciascun marcatore è possibile ottenere informazioni dettagliate sull’imbarcazione. La scelta della massima trasparenza funge anche da deterrente contro potenziali interventi militari o azioni di intercettazione. Per seguire in diretta la missione della Global Sumud Flotilla, potete cliccare su questo link.

Mai prima d’ora una missione umanitaria diretta a Gaza è stata così esposta mediaticamente, permettendo a chiunque nel mondo di seguirne ogni movimento in tempo reale. Questo strumento non è una semplice mappa interattiva. Progettato da Forensic Architecture, centro di ricerca londinese specializzato in investigazioni sui diritti umani, il tracker rappresenta una forma di protezione attiva. Rispetto ai modelli precedenti, la tecnologia odierna è più avanzata, con capacità di registrazione e trasmissione rafforzate per resistere a eventuali interferenze o tentativi di bloccare il segnale. In caso di incidenti, i dati raccolti e conservati dal sistema costituiranno preziose prove digitali da utilizzare in sede legale.

La documentazione a bordo è amplificata dalla presenza di giornalisti, parlamentari e attivisti distribuiti sulle oltre 50 imbarcazioni, che forniscono testimonianze dirette. Per garantire una connessione internet continua anche in alto mare, la flottiglia si affida alla tecnologia Starlink, che consente streaming live e aggiornamenti costanti sui social media. Oltre al tracker, per seguire la missione in diretta sono attivi i profili social della Flottiglia. L’account Instagram @globalsumudflotilla pubblica foto e video direttamente dalle imbarcazioni, mentre su Twitter @GlobalSumudF vengono diffusi bollettini tecnici con coordinate GPS, rotte e condizioni meteo. I contenuti, disponibili in più lingue tra cui l’italiano, rendono questo viaggio di 3.000 chilometri un esperimento senza precedenti di attivismo marittimo globale e trasparente.

La Global Sumud Flotilla è una iniziativa della società civile internazionale organizzata dalla Freedom Flotilla Coalition, un gruppo di organizzazioni pro-Palestina. Il suo obiettivo principale è rompere il blocco navale israeliano imposto sulla Striscia di Gaza e portare attenzione sulla situazione umanitaria nell’enclave. Il nome “Sumud” è una parola araba che significa “resistenza perseverante” o “fermezza”, rappresentando la resilienza del popolo palestinese. A differenza delle semplici missioni di aiuto, la flottiglia ha un forte carattere simbolico e politico, cercando di sfidare direttamente l’assedio attraverso un atto di disobbedienza civile pacifica. Oltre a tentare di portare aiuti, a bordo delle navi vi sono attivisti e personaggi pubblici che fungono da testimoni per documentare e denunciare la situazione a Gaza. La missione si colloca quindi al crocevia tra aiuto umanitario, attivismo per i diritti umani e advocacy politica.

Gli attacchi diretti alle imbarcazioni sono già iniziati. Intorno alle 23.30 di lunedì 8 settembre (mezzanotte e mezza in Italia), la Family Boat, una delle imbarcazioni principali della Global Sumud Flotilla, è stata colpita da un drone mentre si trovava nel porto di Tunisi, riportando diversi danni. Nella notte tra martedì 9 e mercoledì 10 settembre è stato condotto un nuovo attacco incendiario contro una seconda imbarcazione della Global Sumud Flotilla nel porto di Tunisi. Analogamente a quanto già successo, l’equipaggio ha dichiarato di aver sentito prima il ronzio di un drone, poi un oggetto infuocato si è abbattuto sul mezzo, danneggiandolo.

L’emittente Al Jazeera ha reso noto oggi che la Global Sumud Flotilla ha raggiunto le acque internazionali ed è stata affiancata da altre navi provenienti dal Nord Africa in partenza dai porti tunisini, raggiungendo circa 40 unità. Sarà presto raggiunta in un punto del Mediterraneo non ancora reso noto da una flotta italiana e una greca prima di intraprendere il viaggio verso Gaza. Come si può constatare dal tracker, sabato 13 settembre è infatti partito il convoglio italiano: 18 navi, contenenti decine di attivisti da tutto il mondo e un totale di 45 tonnellate di aiuti umanitari, sono salpate dal porto di Augusta, in Sicilia.

Israele ha lanciato l’invasione di Gaza City

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Nella notte, l’esercito israeliano ha lanciato una massiccia invasione di Gaza City con raid aerei, droni, elicotteri e mezzi corazzati. I tank e le unità speciali hanno raggiunto il centro urbano. Washington ha ribadito il sostegno a Israele, con Trump che ha avvertito Hamas di non usare i prigionieri come scudi umani. Su X, il portavoce per i media arabi delle Forze di difesa israeliane (Idf), il colonnello Adraee, ha invitato i residenti a evacuare «il più rapidamente possibile». L’Idf sostiene di controllare già il 40% della città. Nel frattempo, le famiglie degli ostaggi israeliani protestano davanti alla residenza del premier Netanyahu.