venerdì 4 Aprile 2025
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Elezioni Liguria: vince Bucci del centrodestra

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Il candidato della coalizione governativa di centrodestra, Marco Bucci, ha vinto le elezioni regionali in Liguria. Bucci, già sindaco di Genova, si è imposto sul candidato del centrosinistra, Andrea Orlando, per qualche migliaio di voti, ottenendo il 48,77% delle preferenze, contro il 47,36% del rivale. Ferma al 45,97% l’affluenza, in netto calo rispetto all’ultima tornata elettorale del 2020 (53,4%). Le elezioni regionali in Liguria del 2024 si sono tenute domenica 27 e lunedì 28 ottobre. Sono state le prime elezioni anticipate nella regione, indette dopo le dimissioni del Presidente uscente, Giovanni Toti, coinvolto in un’inchiesta della Procura di Genova.

Aumentare il verde urbano può migliorare la salute pubblica: lo studio

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Aggiungere più parchi, alberi e verde alle aree urbane potrebbe aiutare gli Stati a migliorare la salute pubblica contrastando i danni legati al caldo: lo afferma il più completo studio sul tema nel suo genere, per cui gli spazi verdi nelle città svolgono un ruolo fondamentale nel ridurre le malattie e i decessi causati dal cambiamento climatico, oltre a migliorare la salute mentale.
Un messaggio che quest’anno risuona particolarmente forte: l’estate del 2024 è stata la più calda mai registrata sulla Terra, con il 4 di luglio diventato il giorno più torrido da quando si utilizzano i metodi di ...

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Georgia, migliaia in piazza contro il risultato delle elezioni

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In questo momento in Georgia, nella capitale Tbilisi, si sta tenendo una grande manifestazione contro il risultato delle elezioni, che hanno visto trionfare il partito considerato filorusso Sogno Georgiano. La protesta è stata lanciata dalle opposizioni, guidate dalla Presidente del Paese, Salome Zourabichvili. I manifestanti sventolano bandiere della Georgia, dell’Unione Europea e dell’Ucraina. Le elezioni legislative in Georgia si sono tenute lo scorso 26 ottobre e sono state vinte da “Sogno Georgiano” con il 54,2% delle preferenze. Sin da subito dopo i risultati, la stessa Zourabichvili ha denunciato presunti brogli, accusando la Russia di avere orchestrato un’operazione ad hoc per le elezioni.

Bolivia nel caos per le proteste antigovernative: l’ex presidente Morales denuncia un attentato

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Da settimane, tra crisi economica e politica, la Bolivia è sprofondata nel caos. A un solo mese dagli ultimi grandi moti di protesta popolare, i sostenitori dell’ex Presidente Evo Morales sono scesi in piazza in massa per mostrare sostegno al politico indigeno, contro cui è stato emanato un mandato di cattura con l’accusa di avere avuto una relazione con una minorenne. Ieri, a complicare la situazione è arrivato un presunto attentato contro lo stesso Morales, denunciato dal politico sui social. E così da circa due settimane, l’intero Paese è paralizzato dalle proteste: i manifestanti, guidati da sindacati e gruppi indigeni evisti, hanno istituito decine di posti di blocco in tutti i maggiori centri boliviani, che hanno portato a una carenza di carburante e approvvigionamento di cibo. In breve tempo le proteste nate per sostenere Morales si sono trasformate in un più generale sollevamento antigovernativo contro il Presidente Luis Arce, e le strade del Paese sono diventate teatro di scontri tra forze dell’ordine e manifestanti, con gas lacrimogeni da una parte e lanci di dinamite dall’altra.

Le proteste in Bolivia sono iniziate lunedì 14 ottobre, quando l’ex Presidente Evo Morales è stato chiamato a deporre per uno dei presunti casi pregressi di stupro e pedofilia che lo coinvolgono. In seguito alla notizia, Morales ha respinto le accuse, sostenendo che esse derivino da un tentativo di smembrare il fronte evista e screditare la sua immagine, portato avanti dal governo Arce. Centinaia di persone si sono così mobilitate in sostegno a Morales, portando avanti quelli che vengono definiti bloqueos” (blocchi). I bloqueos sono una delle forme di protesta più efficaci in Bolivia, per via della struttura delle strade del Paese. Sbarrando le principali infrastrutture, infatti, si riesce con relativa facilità a paralizzare l’intera nazione, interrompendo le forniture di carburante e cibo. Il carburante, in particolare, gioca un ruolo molto importante nell’economia del Paese, perché molti cittadini utilizzano l’automobile per lavorare.

A partire dal 14 ottobre, sono stati installati 22 blocchi, anche se c’è chi stima che potrebbero essere addirittura il doppio. Essi sono stati istituiti nei dipartimenti di Chuquisaca, Oruro, Potosi, e Santa Cruz, ma la maggior parte sono concentrati intorno al Chapare, nel dipartimento di Cochabamba, proprio a causa della sua posizione particolarmente strategica. Sin dal primo giorno, i blocchi stradali hanno provocato carenza di carburante e prodotti alimentari, con un conseguente aumento dei prezzi. A La Paz mancano pollo e riso, alimenti di base della dieta boliviana dal prezzo accessibile. Altri dipartimenti, invece stanno vivendo il problema opposto: a Santa Cruz, il maggiore centro di allevamento di pollo del Paese, gli animali vengono macellati in gran quantità e il pollo viene svenduto perché non si riesce a consegnarlo all’esterno. Iniziate come moti in supporto a Morales, le proteste hanno così portato altre frange di cittadini a mobilitarsi, per chiedere che il governo faccia qualcosa per risolvere la crisi di approvvigionamento nelle città. È il caso per esempio di La Paz, dove lo scorso mercoledì c’è stato uno sciopero dei trasporti pubblici.

Secondo quanto comunica il Presidente Arce, 12 dei 22 blocchi sono stati smantellati. Uno di questi si trovava a Puente Ichilo, Santa Cruz, ed è stato disattivato da una squadra di 700 agenti, che hanno fatto uso di gas lacrimogeni sui manifestanti. Quello di Puente Ichilo non è l’unico caso di escalation di violenza che ha interessato le proteste dei cittadini boliviani. Venerdì, a Parotani, le forze dell’ordine hanno provato a sfondare il cordone stradale dei dimostranti, che in risposta hanno lanciato loro – secondo fonti ministeriali – dinamite e molotov. Dopo gli scontri, 14 poliziotti sono rimasti feriti e 44 manifestanti sono stati arrestati. Per rispondere alle violenze, il ministro dell’Interno starebbe valutando il dispiegamento di membri dell’esercito.

Le proteste delle ultime settimane seguono i grandi moti che hanno investito il Paese lo scorso settembre. In quell’occasione, agricoltori, trasportatori e gruppi indigeni sono scesi in piazza per protestare, tra le altre cose, contro la mancanza di carburante, l’elevata inflazione, la scarsa reperibilità di dollari e la svalutazione della moneta locale. Anche a settembre, i vari gruppi di protestanti avevano dato il via a marce di protesta e blocchi stradali lungo le principali vie di accesso a La Paz, annunciando uno «sciopero a tempo indeterminato» per spingere Arce a rinunciare alla presidenza.

[di Dario Lucisano]

Varese, attiviste lanciano tempera rossa contro un elicottero Leonardo

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Verso le 9:45 di questa mattina, a Vergiate, in provincia di Varese, tre attiviste della campagna “Palestina Libera” hanno lanciato tempera rossa lavabile contro un elicottero di Leonardo, la maggiore azienda produttrice di armi in Italia. Dopo l’azione, le attiviste hanno esposto uno striscione con scritto “Palestina Libera” e lasciato un’impronta rossa delle loro mani sull’elicottero. Circa mezz’ora dopo, sono state prelevate dai carabinieri. La protesta di questa mattina si inserisce sulla scia di un ampio movimento contro l’industria bellica e a favore della Palestina, che va avanti da mesi. Recentemente, è stato rivelato che parte dei guadagni di Leonardo derivino proprio dalla vendita di armi a Israele.

A Pompei continuano ad emergere nuove meraviglie archeologiche: scoperta la casa di Fedra

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È una dimora minuta e priva dell’atrio classico, ma adornata da affreschi e decorazioni di rara bellezza rappresentanti persino figure mitologiche: è la “Casa di Fedra” appena portata alla luce dagli scavi condotti nel sito archeologico di Pompei, che si conferma per l’ennesima tra i patrimoni più importanti per l’archeologia e per la storia. Tra i ritrovamenti, spiegano i ricercatori, sono emerse anche le ultime offerte rituali effettuate prima dell’eruzione, le quali sono state rinvenute ancora conservate nel santuario domestico. «Abbiamo qui archeologi, restauratori, archeobotanici per capire esattamente come è stato eseguito il rituale dell’ultimo sacrificio prima dell’eruzione», ha commentato Gabriel Zuchtriegel, direttore del parco.

La casa è stata scoperta nel corso delle indagini in atto nel cantiere dell’Insula dei Casti Amanti, nel quartiere centrale della città antica, lungo Via dell’Abbondanza. Il nome “casa di Fedra” è stato dato dopo il ritrovamento di un affresco ben conservato, rappresentante il mito di Ippolito e Fedra. Alle pareti, inoltre, è stata trovata anche una rappresentazione di un amplesso tra satiro e ninfa e un quadretto con la coppia divina Venere e Adone. «L’abitazione colpisce per l’alto livello delle decorazioni parietali, che non ha nulla da invidiare alla più grande e ricca casa dei Pittori al Lavoro, con la quale confina», spiega il Parco Archeologico, che aggiunte che l’abitazione appare come «una casa dallo spazio ristretto, senza il tradizionale atrio. Una particolarità, considerato che nonostante le ridotte dimensioni della dimora, non sarebbe stato impossibile l’inserimento di un piccolo atrio con la classica vasca (impluvio) per la raccolta dell’acqua piovana, tipico nell’architettura delle ricche dimore pompeiane, e che invece in questo caso è assente». Si tratta di un’assenza non casuale, continua a spiegare il Parco Archeologico, da mettere probabilmente in relazione con «i mutamenti che stavano attraversando la società romana, e pompeiana nello specifico, nel corso del I secolo d.C. e che questo rinvenimento consente di studiare e approfondire».

Accanto al quadretto raffigurante Ippolito e Fedra, inoltre, si apre una finestra che affaccia su un piccolo cortile con una zona coperta, davanti alla quale si trova una grande vasca dalle pareti dipinte di rosso. Attorno alla vasca correva un canaletto, progettato per incanalare l’acqua piovana verso un pozzo collegato a una cisterna sotterranea. Nel cortile è stato trovato un piccolo altare domestico con una ricca decorazione dipinta a motivi vegetali e animali su fondo bianco. Infine, nella nicchia sono stati ritrovati gli oggetti rituali lasciati con l’ultima offerta prima dell’eruzione che segnò la fine di Pompei: un bruciaprofumi in ceramica senza smalto, con antiche lacune, e una lucerna, entrambi segnati da visibili tracce di bruciato. Le analisi di laboratorio hanno rivelato resti di rametti di essenze profumate, e dietro i due oggetti sono stati recuperati anche frammenti di un fico essiccato.

Pompei fu una città romana distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Fondata nel VII secolo a.C., crebbe rapidamente fino a diventare un florido centro commerciale grazie alla sua posizione strategica vicino al Golfo di Napoli, fino a quando un’improvvisa eruzione del Vesuvio la ricoprì di cenere e lapilli, conservando sotto uno spesso strato di detriti edifici, oggetti e persino corpi umani. Gli scavi iniziarono ufficialmente nel 1748 sotto Carlo III di Borbone e, nel tempo, hanno restituito un panorama vivido di una città romana: strade lastricate, terme, teatri, templi e case decorate da affreschi e mosaici di rara bellezza. Oggi, il Parco Archeologico di Pompei è un sito UNESCO visitato da milioni di turisti l’anno. Con i suoi 66 ettari, esso rappresenta uno dei siti archeologici più grandi e meglio conservati al mondo. La nuova scoperta segue una scia di scoperte precedenti effettuate nei mesi scorsi che dimostrano quanto il sito sia importante da un punto di vista archeologico e storico: solo due anni fa è stato scoperto per la prima volta il DNA di una delle vittime della violenta eruzione, mentre quest’anno è stato scoperto un affresco del mito greco di Frisso ed Elle, un salone rappresentante affreschi sulla guerra di Troia e un “sacrario blu” contenente brocche in bronzo ed anfore.

[di Roberto Demaio]

Meta mette le mani sull’agenzia Reuters

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Meta ha annunciato venerdì di aver raggiunto un accordo con l’agenzia di stampa Reuters, che metterà a disposizione i propri articoli per supportare il chatbot della Big Tech. Come spesso accade in questi casi, i dettagli del contratto siglato sono stati tenuti riservati, e non è chiaro se la testata abbia fornito anche il consenso per l’uso dei suoi contenuti nell’addestramento di futuri modelli di intelligenza artificiale. Meta e Reuters collaborano già da anni per garantire il fact-checking delle piattaforme social, come Facebook e Instagram.

Israele continua a fare strage di civili mentre a Doha riprendono i colloqui di pace

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Continua la strage di civili nella Striscia di Gaza da parte di Israele, mentre domenica 27 ottobre sono ripresi i colloqui di pace a Doha, in Qatar. L’esercito israeliano ha ucciso almeno 50 persone in meno di un giorno nell’ambito della rinnovata offensiva aerea e terrestre condotta contro il nord dell’enclave palestinese e iniziata lo scorso sei ottobre. Lo riferisce il media qatariota Al-Jazeera, mentre altre fonti parlano di almeno 70 vittime negli ultimi due giorni. Il numero di morti e feriti e la situazione drammatica a cui i residenti sono costretti ha portato il capo delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, a definire «insopportabile» la condizione dei civili nel nord di Gaza. «Il Segretario generale è sconvolto dagli strazianti livelli di morte, feriti e distruzione nel nord, con civili intrappolati sotto le macerie, malati e feriti privi di cure mediche salvavita e famiglie senza cibo e riparo, mentre si segnalano famiglie separate e numerose persone detenute. I ripetuti sforzi per consegnare rifornimenti umanitari essenziali per sopravvivere, come cibo, medicine e riparo, continuano a essere negati dalle autorità israeliane, con poche eccezioni, mettendo a rischio innumerevoli vite», ha dichiarato il portavoce del Segretario generale dell’ONU.

Nel frattempo, domenica i direttori della CIA e il capo del Mossad, David Barnea, si sono recati a Doha per incontrare il primo ministro del Qatar e discutere un accordo per il cessate il fuoco a Gaza, con la mediazione di Stati Uniti e Egitto. I colloqui sono ripresi dopo circa tre mesi: si erano, infatti, interrotti dopo l’uccisione in Iran – attribuita a Israele – del capo politico di Hamas, Ismail Haniyeh. Secondo un funzionario israeliano citato dal Times of Israel, Hamas non sarà coinvolta in questo ciclo di incontri, ma potrebbe partecipare successivamente. Contemporaneamente, anche l’Egitto ha avanzato una proposta per un cessate il fuoco iniziale di due giorni per scambiare quattro ostaggi israeliani detenuti da Hamas con alcuni prigionieri palestinesi. Il presidente egiziano Al-Sisi ha affermato che i colloqui di pace dovrebbero riprendere entro dieci giorni dal cessate il fuoco temporaneo per giungere ad un cessate il fuoco permanente. Lo ha detto in una conferenza stampa al Cairo a cui era presente anche il presidente algerino Abdelmadjid Tebboune.

Le Forze di difesa israeliane (IDF) hanno ripreso da circa tre settimane le operazioni militari nel nord della Striscia per sgominare le unità di Hamas che si sarebbero reinsediate negli ultimi mesi nell’area. Secondo Al-Jazeera, che cita il Ministero della Sanità di Gaza, in questo periodo gli attacchi contro le città di Jabalia, Beit Hanoon e Beit Lahia avrebbero provocato più di mille morti, con un picco di vittime negli ultimi tre giorni. In particolare, un attacco aereo israeliano su Beit Lahia sabato sera avrebbe provocato quaranta morti, mentre domenica mattina venti persone sarebbero state uccise in un attacco aereo israeliano a Jabalia, il più grande degli otto campi profughi storici della Striscia di Gaza, al centro della campagna militare israeliana da più di tre settimane. A suscitare ulteriore sgomento è stato l’attacco contro una scuola che ospitava famiglie palestinesi sfollate nel campo di Shati, nella città di Gaza, causando la morte di nove persone e ferendone una ventina, molte delle quali in gravi condizioni. Tra le persone uccise a Shati ci sarebbero anche tre giornalisti locali.

Secondo il Segretario generale dell’ONU, «questo conflitto continua a essere condotto con scarso riguardo per i requisiti del diritto umanitario internazionale», in quanto Israele vieta da settimane ormai l’ingresso di cibo e beni di prima necessità nel nord dell’enclave. Una strategia di guerra che caratterizza l’intera operazione militare israeliana sin dall’inizio e che coinvolge tutta l’enclave. Questo atteggiamento sprezzante per i civili, insieme agli ordini di evacuazione per le circa 400.000 persone che secondo l’ONU vivono nel nord e gli attacchi mirati sulle infrastrutture hanno portato alcuni gruppi per i diritti umani ad accusare Israele, oltre che di crimini di guerra, di voler sfollare forzatamente la popolazione palestinese ancora presente. Tel Aviv nega le accuse, ma una parte dei ministri del governo di Benjamin Netanyahu e i coloni israeliani dichiarano esplicitamente di voler tornare a occupare Gaza, incoraggiando l’emigrazione dei palestinesi dall’enclave. Durante una conferenza di due giorni svoltasi la scorsa settimana – intitolata “Prepararsi al reinsediamento di Gaza” e organizzata dai coloni dell’organizzazione Nahala – il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir ha detto che “Se lo vogliamo, possiamo rinnovare gli insediamenti a Gaza”.

Le violenze proseguono anche nella Cisgiordania occupata, dove secondo l’agenzia Wafa, oggi i coloni israeliani hanno attaccato una scuola elementare a Gerico rompendo le finestre delle aule e cercando di distruggere le telecamere di sorveglianza, mentre nella città di Ramin, a est di Tulkarm, i coloni hanno attaccato case e veicoli palestinesi. Anche in Libano si sono registrati domenica 21 morti in un attacco israeliano in tre diverse zone del sud del Paese.

Il raggiungimento di un accordo per il cessate il fuoco appare ancora lontano, anche perché Hamas non sarebbe direttamente coinvolto nelle trattative, almeno in questa fase. Inoltre, le due parti in guerra risultano ancora lontane nelle loro richieste per porre fine ai combattimenti. Il gruppo di resistenza palestinese avrebbe infatti dichiarato di ambire a un accordo globale per la fine immediata della guerra che preveda il ritiro totale delle truppe israeliane dalla Striscia di Gaza.

[di Giorgia Audiello]

Furto di dati e dossieraggio: cosa sappiamo sulla maxi-inchiesta dell’Antimafia

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La Direzione Distrettuale Antimafia di Milano e la Direzione Nazionale Antimafia stanno conducendo una maxi-inchiesta per associazione a delinquere finalizzata all’accesso abusivo a sistemi informatici, portando a galla un vasto caso di spionaggio industriale e accessi illeciti ai database investigativi. Nel mirino dei pm ci sono ex componenti o membri della Polizia e della Guardia di Finanza, tecnici informatici e hacker, i quali sarebbero stati protagonisti di un’attività di dossieraggio a pagamento, spiando anche alcuni uomini politici. Secondo gli investigatori, gli indagati avrebbero goduto di «appoggi di alto livello in vari ambienti», come «quello della criminalità mafiosa e quello dei servizi segreti, pure stranieri». La Procura ha sequestrato varie agenzie private di intelligence, riuscendo a ottenere gli arresti domiciliari per quattro persone e l’interdittiva personale per altre due. Illustrando i risultati delle indagini in conferenza stampa, il capo della DNA Giovanni Melillo ha posto l’accento sul tema della debolezza dei sistemi che custodiscono le informazioni, ribadendo la necessità di rafforzare la sicurezza informatica.

La presunta associazione a delinquere, come ricostruito dagli inquirenti, avrebbe offerto a richiesta dossier e intercettazioni, con tariffe variabili in base alla riservatezza delle informazioni. Nello specifico, i soggetti coinvolti avrebbero prelevato – per poi rivenderle ai clienti – informazioni sensibili e segrete all’interno di banche dati strategiche nazionali, tra cui lo SDI (sistema di interscambio dell’agenzia delle entrate), Serpico e il sistema valutario connesso alle “Sos” di Bankitalia. Le attività illecite sarebbero ruotate attorno alle agenzie di intelligence Equalize, Mercury Advisor e Develope and go. Tra coloro che sono stati arrestati c’è l’ex poliziotto Carmine Gallo, amministratore delegato di Equalize, che appartiene al presidente della Fondazione Fiera, Enrico Pazzali, anche lui sotto inchiesta. Agli arresti anche Nunzio Calamucci, Massimiliano Camponovo e Giulio Cornelli, soci o titolari di imprese specializzate in sicurezza e tecnologie informatiche. Fra gli oltre cinquanta indagati, invece, figurano anche nomi di rilievo, come Leonardo Maria Del Vecchio, uno dei figli del fondatore e presidente di Luxottica, il banchiere Matteo Arpe e Marco Talarico, ad di Lmdv Capital.

Negli atti, il Pm della Dda Francesco De Tommasi ha scritto che «gli indagati spesso promettevano e si vantavano di poter intervenire su indagini e processi», evidenziando che il gruppo riconducibile a Equalize aveva una struttura «a grappolo», in cui ogni membro e collaboratore aveva a sua volta «contatti nelle forze dell’ordine e nelle altre pubbliche amministrazioni» attraverso cui era in grado di «reperire illecitamente dati». Nell’ordinanza di custodia cautelare si legge che il gruppo avrebbe agito «per finalità di profitto, derivante dalla commercializzazione delle informazioni illecitamente acquisite», o «a scopo estorsivo e/o ricattatorio, per condizionare e influenzare all’occorrenza soprattutto i settori della politica e dell’imprenditoria». Tra i nomi dei politici spiati compaiono quelli del presidente del Senato Ignazio La Russa, di Matteo Renzi e di Letizia Moratti. In un’intercettazione dell’ottobre 2022, Calamucci afferma di essere arrivato all’indirizzo e-mail assegnato al Capo dello Stato Sergio Mattarella. Sono spuntati poi presunti dossier su cittadini russi, tra cui «un famoso oligarca» e una coppia attiva nel settore della moda, nonché su Carlo Sangalli, attuale presidente di Confcommercio-Imprese per l’Italia. Sotto sorveglianza sarebbero stati anche cronisti del Sole 24 Ore, Milano Finanza e Repubblica.

«Le dimensioni ormai raggiunte dai fenomeni che stanno emergendo, che per me non sono che la punta dell’iceberg di un malcostume diffusissimo, devono portare anche il Parlamento ad una riflessione su come vada affrontato, normato ed indagato questo tema, che può gravemente minare la convivenza democratica, influenzandone uno svolgimento corretto», ha affermato il ministro della Difesa Guido Crosetto. In realtà, l’esecutivo e le Camere sono recentemente intervenuti con l’approvazione del Ddl cyber security, provvedimento che si propone di fornire linee guida aggiornate utili a contrastare il cybercrimine attraverso l’implementazione di nuovi protocolli di sicurezza e l’introduzione di nuove fattispecie di reato informatico e inasprimento delle pene per i crimini già esistenti. Le sanzioni, infatti, arrivano fino a 22 anni per reati aggravati. I più critici evidenziano però una carenza di fondi e misure concrete per la prevenzione, come programmi di formazione e sensibilizzazione, che sarebbe essenziale per una protezione efficace. Nel frattempo, il Movimento 5 Stelle ha presentato un’interrogazione rivolta alla Commissione europea, chiedendo che garantisca più sicurezza anche attraverso il Pnr. Le linee di bilancio ci sono e si trovano nei fondi del Pnrr dedicati al miglioramento delle capacità di difesa informatiche del nostro Paese, ma su questi stanziamenti non si ha notizia», ha affermato in una nota inviata all’Ansa l’eurodeputato Giuseppe Antoci, autore dell’interrogazione.

[di Stefano Baudino]

India-Spagna, accordo da 2,5 miliardi per produrre aerei militari

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Oggi, in occasione della prima visita in India del Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez, è stato inaugurato il primo polo privato di produzione di aerei militari del Paese, Tata Aircraft Complex. Lo stabilimento, situato nella città di Vadodara, mira a espandere la produzione locale nel settore dell’aerospazio e della difesa, e ha già in programma un ordine di 56 aerei, dal valore totale di 2,5 miliardi di dollari. La costruzione sarà portata avanti in collaborazione con Airbus Spain, per conto del ministero della Difesa indiano. Dei 56 aerei, 16 verranno prodotti in Spagna, a Siviglia, e 40 presso il nuovo stabilimento indiano.