giovedì 3 Aprile 2025
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India-Spagna, accordo da 2,5 miliardi per produrre aerei militari

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Oggi, in occasione della prima visita in India del Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez, è stato inaugurato il primo polo privato di produzione di aerei militari del Paese, Tata Aircraft Complex. Lo stabilimento, situato nella città di Vadodara, mira a espandere la produzione locale nel settore dell’aerospazio e della difesa, e ha già in programma un ordine di 56 aerei, dal valore totale di 2,5 miliardi di dollari. La costruzione sarà portata avanti in collaborazione con Airbus Spain, per conto del ministero della Difesa indiano. Dei 56 aerei, 16 verranno prodotti in Spagna, a Siviglia, e 40 presso il nuovo stabilimento indiano.

Un test raccomanda attenzione su alcuni dentifrici sbiancanti: i marchi interessati

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La promessa di ottenere denti più bianchi dopo un primo rapido lavaggio è una proposta accattivante per molti consumatori, ma i dentifrici sbiancanti sono davvero così efficaci? Secondo una ricerca pubblicata dalla rivista francese 60 Millions de consommateurs condotta su 12 dentifrici sbiancanti di altrettanti marchi distinti, alcuni dei prodotti più noti sul mercato potrebbero risultare potenzialmente dannosi per l’igiene orale, perché contenenti sostanze inquinanti o irritanti. Sono infatti sette i prodotti bocciati, mentre due hanno ottenuto una lieve sufficienza. Dei cinque dentifrici che hanno ottenuto un punteggio superiore agli standard, inoltre, solo uno, l’ultimo della classifica, ha superato i test sull’effetto sbiancante. I dentifrici sbiancanti, infatti, con il loro effetto abrasivo, agiscono principalmente sulla superficie del dente riducendo le macchie superficiali, e non intervengono in profondità. In generale, quando si tratta di sbiancamento, sarebbe meglio fare affidamento su un dentista, l’unico che possa realmente modificare il colore naturale della parte interna del dente.

I test di 60 Millions de consommateurs sono stati condotti su 12 tra i più noti marchi di dentifricio sul mercato dell’igiene orale francese. Alcuni di questi sono prodotti ampiamenti commerciati, che si trovano facilmente anche sugli scaffali dei supermercati italiani, come il Carrefour soft bio white dell’omonimo marchio francese e le linee sbiancanti dei dentifrici marchio Parodontax, Sensodyne, e Colgate. Tra i promossi per il ridotto effetto abrasivo, solo prodotti di marchio francese, tra i quali proprio il dentifricio Carrefour, classificatosi al secondo posto. Al sesto posto, il migliore tra i peggiori, troviamo il dentifricio Parodontax, con un effetto sbiancante insufficiente. Sensodyne e Colgate, invece, si classificano rispettivamente al terzultimo e ultimo posto, presentando però un effetto sbiancante sopra la media. I risultati, in generale, confermano che i dentifrici meno abrasivi risultano quelli il cui effetto sbiancante è insufficiente. Quelli con il maggiore effetto sbiancante, di contro, avrebbero il maggiore effetto abrasivo. Nei dentifrici bocciati si trovano sostanze inquinanti come la cocamidopropil betaina; irritanti come il sodio lauril solfato; sensibilizzanti come il limonene; o sospette sostanze genotossiche (capaci di danneggiare il DNA), come il biossido di titanio. Colgate contiene invece  acido fosforico, ingrediente sbiancante, ma dall’effetto poco duraturo.

Dai risultati della rivista francese, insomma, i dentifrici sbiancanti sembrerebbero non corrispondere alle aspettative. In generale, l’effetto sbiancante di questo genere di prodotto è collegato all’uso di abrasivi che, nel migliore dei casi, agiscono solo in superficie, limitandosi a un lieve schiarimento dello smalto. Nel peggiore dei casi, invece, il loro uso prolungato potrebbe danneggiare lo smalto compromettendo la salute orale. In conclusione, secondo gli scienziati francesi, questi test confermerebbero che chi desidera avere denti più bianchi dovrebbe piuttosto rivolgersi a un esperto, e fare ricorso a un trattamento sbiancante professionale.

[di Dario Lucisano]

Trump o Harris? Il gioco delle élite nelle elezioni USA: ecco a chi vanno i loro soldi

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Le prossime elezioni statunitensi, che si terranno il 5 novembre, sono annunciate come uno spartiacque per la storia del Paese e non solo. Le narrazioni contrapposte parlano di una sfida del bene contro il male. Eccetto che su Israele, dove la linea pare la medesima, seppur con qualche sfumatura, i programmi sono annunciati come uno l’antitesi dell’altro. Da parte democratica si parla della necessità di salvaguardia della democrazia stessa dal pericolo trumpista, mentre i repubblicani annunciano una rivoluzione che salverà gli Stati Uniti da una deriva culturale, economica e politica di cui i democratici sono responsabili. Come sappiamo (anche se al contempo spesso ignoriamo i dettagli), le elezioni presidenziali sono precedute da fiumi di soldi che confluiscono nel mare delle campagne elettorali. Queste elezioni, narrate come una sorta di Armageddon, hanno mobilitato campagne elettorali i cui finanziamenti, sommati assieme, hanno superato abbondantemente i 2 miliardi di dollari, con Harris che è riuscita a racimolare un “gruzzolo” maggiore rispetto a Trump. Ma quali sono i portatori di interesse che hanno finanziato i democratici? E quali hanno invece sostenuto economicamente la possibilità di un nuovo mandato presidenziale di Trump?

Kamala Harris

Kamala Harris durante un evento della campagna del 16 ottobre 2024 a Bucks County, Pennsylvania, USA

La campagna elettorale di Kamala Harris ha ricevuto un totale di 1,3 miliardi di dollari, alcuni dei quali trasmutati dalla campagna di Joe Biden fin tanto che sembrava potesse ricandidarsi prima di lasciare il posto alla sua vice-presidente. Di questi soldi, al momento in cui scriviamo, 1,1 miliardo di dollari è stato speso per la campagna. Del totale dei soldi accumulati dalla campagna elettorale in appoggio di Harris, il 55,7% arriva dai grandi contributori, mentre il 44,3% arriva da donatori che hanno versato cifre inferiori a 200 dollari. Del totale acquisito per la corsa presidenziale della candidata democratica, 906 milioni di dollari arrivano direttamente dalla campagna Harris for President, mentre il resto dei soldi sono stati introitati attraverso PAC, Super PAC e altre organizzazioni riconosciute che concorrono alla raccolta fondi per le campagne elettorali negli Stati Uniti.

Future Forward USA

Di queste organizzazioni, quella più importante per la campagna di Harris e che ha raccolto più soldi (circa 304 milioni di dollari) è Future Forward USA, un Carey Committee, ovvero un ibrido tra un PAC e un Super PAC. Future Forward USA, che ha sostenuto Biden prima e che adesso sostiene Harris, è gestita dai coniugi James McClave ed Emily Berger. La coppia lavora presso Jane Street, una società commerciale di Manhattan, e McClave è stato uno dei primi investitori nella società di intelligenza artificiale Anthropic. Mentre Future Forward USA non rivela i suoi donatori diretti, altre organizzazioni no-profit che gli offrono donazioni riportano tali contributi nella dichiarazione dei redditi pubblicati dall’IRS (Internal Revenue Service), l’agenzia governativa deputata alla riscossione dei tributi. In tal modo si scopre che a far parte del comitato Carey vi sono la BEMC 4 Association, organizzazione senza scopo di lucro i cui unici due dirigenti sono gli stessi coniugi che gestiscono Future Forward USA, così come la Open Society Policy Center di George Soros. Inoltre vi sono altre organizzazioni no-profit come la League of Conservation Voters, il cui presidente è Carol Browner (con un passato nelle due amministrazioni Clinton e in quella di Obama) e il vice-presidente Roger Kimball (noto redattore e critico d’arte che ha fatto parte del consiglio di amministrazione del Manhattan Institute for Policy Research, un think tank conservatore). Kimball ha appoggiato e difeso Donald Trump durante la sua presidenza, dichiarando che «nonostante le sue imperfezioni, è un uomo di buon carattere» perché ha ripetutamente dimostrato la volontà «di prendere d’assalto la cabina di pilotaggio del nostro apparato governativo corrotto, sclerotico e sempre più irresponsabile». Nel 2020, Kimball ha attirato critiche per aver promosso l’accusa secondo cui la vittoria di Joe Biden alle elezioni del 2020 era dovuta a diffuse frodi elettorali.

In foto George Soros, presidente della Open Society Policy Center

Un’altra organizzazione legata al comitato elettorale è il Fund for a Better Future, il cui consiglio di amministrazione è formato da persone legate ad organizzazioni che promuovono le energie rinnovabili e/o impegnate nella lotta al cambiamento climatico. Infine, troviamo Hopewell Fund, organizzazione senza scopo di lucro gestita da Arabella Advisors (società di consulenza che invece ha scopo di lucro), la quale consiglia ai donatori di snistra e alle organizzazioni no-profit dove indirizzare il denaro. Oltre a Hopewell Fund, le organizzazioni incubate e affiliate ad Arabella Advisors sono il Sixteen Thirty Fund, il New Venture Fund, il Windward Fund e il North Fund, che formano la rete del “denaro oscuro” associata al Partito Democratico, in grado di incanalare centinaia di milioni di dollari di cui è praticamente impossibile capire la provenienza. Tra i donatori visibili che hanno contribuito a Future Forward USA vi è Bloomberg L.P., società privata di finanza, software e media, che ha donato 19 milioni di dollari. Troviamo poi Greylock Partners, società di venture capital che invece ha dato 10 milioni alla campagna di Harris. Alphabet Inc., holding che controlla Google, ha finanziato il comitato con 1,6 milioni di dollari. Fuzzy Door Productions, casa di produzione cinematografica e televisiva, ha invece donato 1,5 milioni di dollari, mentre Netflix ha finanziato il PAC con 1 milione di dollari.

American Bridge 21st Century

Microsoft ha partecipato alla campagna di Kamala Harris con 605.000 dollari

Il secondo investitore della campagna di Harris, con 83,5 milioni di dollari, è American Bridge 21st Century, anch’esso configurato come Carey Committee. Quest’organizzazione spende quasi interamente il proprio budget contro il Partito Repubblicano e i suoi candidati, ed è in gran parte finanziato da ricchi donatori democratici, sindacati e altri PAC (come quelli collegati – e sopracitati – ad Arabella Advisors). I maggiori donatori dei cicli elettorali precedenti hanno incluso il miliardario Stephen Mandel, gestore di hedge fund, il co-fondatore della società di investimento Bain Capital, Joshua Bekenstein, l’immobiliare George M. Marcus, il co-fondatore di LinkedIn, Reid Hoffman, e il miliardario George Soros. Il PAC è stato fondato nel 2010 da David Brock, un attivista conservatore diventato liberale, ed è collegato a Media Matters, organizzazione giornalistica senza scopo di lucro fondata nel 2004 dallo stesso Brock con lo scopo di ricercare la disinformazione conservatrice e screditare i candidati repubblicani. Sequoia Capital (società di venture capital che si focalizza principalmente sul settore industriale tecnologico, la quale ha finanziato, tra le altre, società come Apple, Google, Cisco, PayPal e YouTube, e che gestisce fondi di investimento multipli India, Israele e Cina) ha versato 6,8 milioni di dollari ad American Bridge 21st Century. Microsoft ha invece partecipato con una donazione di 605.000 dollari.

The Lincoln Project

The Lincoln Project, un Carey Committee che ha raccolto 19,9 milioni di dollari, è stato fondato nel dicembre 2019 da conservatori moderati ed ex membri del Partito Repubblicano che sono entrati in rotta con l’ex Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e che rifiutano il trumpismo. Durante le elezioni presidenziali del 2020, ha aiutato il Partito Democratico ad impedire il secondo mandato di Trump. I membri del comitato consultivo di The Lincoln Project hanno pubblicato, il 15 aprile 2020, un editoriale sul Washington Post nel quale affermavano il proprio appoggio alla candidatura di Joe Biden, scrivendo: «Non abbiamo mai sostenuto un democratico alla presidenza. Ma Trump deve essere sconfitto». Dal 2022, la commissione si è concentrata sulla prevenzione della rielezione di Trump alle presidenziali del 2024, appoggiando prima la nuova candidatura di Biden e poi quella di Kamala Harris. The Lincoln Project, che non ha finanziatori diretti alla propria organizzazione, annovera Sequoia Capital come maggior finanziatore del comitato con 1 milione di dollari. Al secondo posto troviamo invece McArthurGlen Group, società privata nota per lo sviluppo e la gestione di centri commerciali, con una donazione di 630.000 dollari. Al terzo posto c’è Nirvana Technology, società di software, che ha donato mezzo milione di dollari.

L’ex presidente Donald Trump e il presidente Joe Biden dibattono negli studi di Atlanta della CNN il 27 giugno 2024. [Fonte: Will Lanzoni/CNN]

Unite the Country

Unite the Country è un super PAC a candidato unico che ha sostenuto il residente Joe Biden e adesso la campagna di Kamala Harris, raccogliendo 5,2 milioni di dollari. È stato creato nel 2019 da ex assistenti di Biden per aiutare a promuovere la sua candidatura presidenziale del 2020. Un video sul canale YouTube del super PAC sostiene che Biden «ha tracciato un percorso migliore per l’America» attraverso i cambiamenti politici che ha emanato mentre era in carica ed esorta gli elettori a «finire il lavoro» sostenendo la sua rielezione nel 2024. Il gruppo è gestito dai migliori strateghi democratici che in precedenza hanno lavorato alle campagne presidenziali o vicepresidenziali di Biden, incluso il suo amministratore delegato, Steve Schale. Il consiglio di amministrazione dell’organizzazione è presieduto da Mark Doyle, CEO della società di consulenza Prairie Avenue Advisors, la quale ha lavorato alla campagna presidenziale di Biden del 2008. Altri membri del consiglio sono Austin Keyser, ex co-presidente della politica climatica, energetica e ambientale per la campagna presidenziale di Biden del 2020 e Michelle Maravich, stratega della campagna politica.

Altri

Black PAC, è un Super PAC nato nel 2016 con l’intento di mobilitare gli elettori afro-americani e collabora con VoteRiders, organizzazione apartitica senza scopo di lucro, la cui missione è garantire che tutti i cittadini statunitensi di età superiore ai 18 anni siano in grado di esercitare il loro diritto di voto – cosa non scontata negli Stati Uniti, dove l’accesso al voto non è sempre garantito ad ampie fasce di popolazione, specie tra i poveri e le minoranze etniche. Black PAC ha fin qui messo insieme 7,6 milioni di dollari, i cui maggiori finanziatori sono altri PAC, tra cui Future Forward USA.

Priorities USA Action, fondato nel 2011, è il più grande super PAC del Partito Democratico che nel tempo ha sostenuto i candidati democratici alla presidenza USA. Per la campagna di Kamala Harris ha raccolto 5,3 milioni di dollari da una serie di organizzazioni strettamente legate all’ala democratica.

Californians for Choice, che ha raccolto poco più di 6 milioni di dollari, è un Super PAC di recente nascita ed è stato fondato da Eleni Kounalakis, vice-governatrice della California e già proiettata nella campagna elettorale per diventare governatrice nel 2026, quando cesserà la carica di Gavin Newsom. Quest’organizzazione intende mobilitare gli elettori californiani favorevoli al diritto all’aborto. «Sto costruendo un esercito per reagire, difendere la scelta e difendere le donne», dice Kounalakis nel video di lancio del nuovo Super PAC. Quest’ultimo si concentrerà sulla sconfitta dei rappresentanti repubblicani John Duarte, Mike Garcia, David Valadao e Ken Calvert e sulla loro sostituzione con rappresentanti democratici. Il maggiore, e quasi unico, finanziatore di questo PAC è la Federated Indians of Graton Rancheria, ovvero una federazione di gruppi di Miwok della Costa e Pomo del Sud riconosciuti come tribù dal Congresso degli Stati Uniti.

Planned Parenthood Votes North Carolina è un altro Super PAC che si concentra sul diritto all’aborto e sullo smantellamento delle leggi restrittive poste dai repubblicani negli Stati in cui governano. Il Super PAC ha fin qui raccolto 3 milioni di dollari benché avesse annunciato l’obiettivo di raccogliere 10 milioni di dollari. In questo caso non sono visibili i donatori dell’organizzazione.

Tra i PAC che sostengono la campagna di Kamala Harris vi sono poi Democratic Victory PAC, Democratic Power Inc e Democrats United PAC, i quali avrebbero raccolto rispettivamente 10,4 milioni, 7 milioni e 5,2 milioni di dollari. La peculiarità di questi PAC è che sono stati bollati dalla stessa campagna di Harris, in una dichiarazione a The Bulwark, come «cattivi attori», esortando i sostenitori a evitarli. Queste organizzazioni sono state travolte da scandali quando è emerso che la maggior parte dei soldi venivano spesi per tutto fuorchè per la campagna presidenziale (ad eccezione di piccole percentuali). Queste organizzazioni sono parte di un fenomeno di truffa finanziario-elettorale non così rara negli Stati Uniti – in passato, diverse persone sono state arrestate.

Donald Trump

La campagna elettorale di Donald Trump ha raccolto 980 milioni di dollari, dei quali ne sono stati spesi 791. Della cifra totale accumulata per la campagna, il 68,4% è arrivato dai grandi contributori, mentre il 31,6% dai piccoli contributori che hanno versato cifre inferiori ai 200 dollari. Rispetto al totale, 367 milioni di dollari sono arrivati direttamente dalle donazioni di Donald J. Trump for President 2024, mentre il resto è arrivato dai PAC e dai Super PAC che hanno sostenuto la campagna elettorale repubblicana.

Make America Great Again Inc.

Make America Great Again Inc. (MAGA Inc.) è il Super PAC che ha raccolto 321 milioni di dollari. Costituito nel 2022, è formato da persone fidate di Trump, come il suo ex assistente, Taylor Budowich, nominato direttore esecutivo del gruppo. Altri membri dello staff del Super PAC sono: Steven Cheung, direttore delle comunicazioni, che ha lavorato alle campagne di Trump nel 2016 e nel 2020; Tony Fabrizio, sondaggista di lunga data di Trump; Chris LaCivita, veterano del GOP, è il capo stratega; Sergio Gor, consulente senior, ex consigliere della campagna elettorale, oltre che editore del libro post-presidenziale di Trump A Journey Together; Karoline Leavitt, portavoce di MAGA Inc., assistente addetta stampa durante la presidenza di Trump.

Steven Cheung, direttore delle comunicazioni del Make America Great Again Inc, che ha lavorato alle campagne di Trump nel 2016 e nel 2020

Il principale donatore di MAGA Inc. è Timothy Mellon – uomo d’affari, nipote di Andrew Mellon ed erede della sua fortuna bancaria -, il quale ha contribuito con 125 milioni di dollari. Con un contributo di 15,2 milioni di dollari, troviamo poi America First Policies, organizzazione creata dopo l’insediamento di Trump nel 2017 per promuovere l’agenda politica America First della sua amministrazione, fondata da membri della campagna dell’ex presidente, tra i quali Nick Ayers, Rick Gates e Brad Parscale. La Hendrick Holding, conglomerato che comprende numerose imprese che spaziano nei settori dell’industria, dei trasporti, della logistica, delle assicurazioni, del settore immobiliare e delle costruzioni, del riciclo, della ristorazione e dell’industria cinematografica, ha contribuito al Super PAC con 15 milioni di dollari. Bigelow Aerospace, azienda di progettazione e produzione spaziale che ha cessato l’attività nel 2020, risulta contributrice con 14 milioni di dollari. Uline, che ha donato 10 milioni di dollari, è un’azienda che offre forniture per la spedizione e l’imballaggio. Il sesto contributore di MAGA Inc. è RAI Services Co., ovvero la consociata del Gruppo RAI che commercializza i diritti dei contenuti della RAI in Italia e nel mondo, con una donazione di 8,5 milioni di dollari. Con un contributo di 6 milioni di dollari troviamo poi Cantor Fitzgerald L.P, società di servizi finanziari. La compagnia di esplorazione ed estrazione di materie fossili Crownquest Operating ha invece donato 5 milioni di dollari, proprio come Energy Transfer L.P, società impegnata nel trasporto e stoccaggio di idrocarburi e gas. Sempre con una donazione da 5 milioni di dollari abbiamo poi Elliott Investment Management L.P, società di gestione degli investimenti, tra i più grandi fondi d’investimento al mondo, nonché ex proprietaria dalla squadra di calcio italiana Milan. Infine, tra i più grandi donatori del Super PAC, con quasi 3 milioni di dollari, abbiamo la Republican Jewish Coalition, gruppo politico che sostiene i repubblicani ebrei, il cui presidente è Norm Coleman, avvocato e lobbista, ex democratico convertitosi repubblicano negli anni ’90, il quale è stato senatore dal 2003 al 2009. Tra le altre donazioni fatte a MAGA Inc., da 1 milione di euro in giù, troviamo altre compagnie attive nell’estrazione e nel trasporto di idrocarburi e gas.

Preserve America PAC

In Foto: Miriam Adelson, moglie del defunto Sheldon Adelson, ha contribuito alla campagna di Trumo donando 100 milioni di dollari

Preserve America PAC, è il Super PAC legato a Miriam Adelson, moglie del defunto Sheldon Adelson, il cui contributo alla campagna di Trump è di 100 milioni di dollari. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 2021, Miriam divenne la proprietaria del Las Vegas Sands. È l’attuale editore del giornale Israel Hayom e, con la sua famiglia, possiede il Las Vegas Review-Journal. Adelson è anche la proprietaria di maggioranza della squadra di basket dei Dallas Mavericks, insieme a suo genero Patrick Dumont. Nell’agosto 2024 si stima che fosse l’israeliana più ricca del mondo e la quinta donna più ricca degli USA, con un patrimonio netto di 30 miliardi di dollari. Miriam Adelson, come lo è stato il defunto marito Sheldon, è una strenua sostenitrice di Israele e del sionismo. Adelson è una sostenitrice dell’Organizzazione Sionista d’America, del museo e memoriale dell’Olocausto Yad Vashem a Gerusalemme, oltre che di vari gruppi statunitensi che raccolgono fondi per l’esercito israeliano.

Save America

Save America, fondato nel 2020, è un leadership PAC affiliato a MAGA Inc. Si tratta di un comitato di azione politica controllato dallo stesso Trump, il quale ha raccolto nel corso degli anni cifre non superiori ai 10.000 dollari da singoli donatori. Questo PAC ha raccolto fin qui 83,6 milioni di dollari.

America PAC

Elon Musk ha creato l’America PAC partecipando con una donazione di circa 75 milioni di dollari

America PAC, secondo un documento di finanziamento della campagna elettorale, è il super PAC che Elon Musk ha creato per sostenere Donald Trump, con una donazione di circa 75 milioni di dollari. Insieme a America PAC (Texas), un Super PAC che ha raccolto 8,7 milioni di dollari, il finanziamento alla campagna repubblicana è arrivato a 83,7 milioni di dollari. Il maggior finanziatore di questo secondo PAC, con 1,5 milioni di dollari, è la società di venture capital Sequoia Capital. Al secondo posto troviamo, con una donazione di 1 milione di dollari, Alliance Resource Partners, società attiva nel settore del carbone e dell’energia. Sempre con una donazione di 1 milione di dollari troviamo Founders Fund, fondo di venture capital che è stato il primo investitore istituzionale in SpaceX e Palantir Technologies, nonché uno dei primi investitori in Facebook. Il fondo, insieme ad altri, è stato costituito da Peter Thiel – grande sostenitore di Trump, oltre che di Israele, e padrino del candidato alla vicepresidenza J.D. Vance. Sempre con una donazione da 1 milione di dollari troviamo Lonsdale Enterprises, dell’imprenditore Joe Lonsdale, tra i fondatori di Palantir Technologies, Addepar, OpenGov, Affinity, Epirus, Resilience Bio e 8VC, nonché fondatore del think tank Cicero Institute. Valor Equity Partners, società d’investimento, ha invece donato 1 milione di dollari.

Right for America

Right for America è un Super PAC che ha raccolto 66,4 milioni di dollari, guidato da Sergio Gor – il quale, insieme a Donald Trump Jr., ha fondato la società che ha pubblicato due dei libri post-presidenza di Donald Trump. Altre persone che ne fanno parte sono Lee Rizzuto (che durante la sua presidenza Trump ha nominato capo del consolato degli Stati Uniti alle Bermuda, nel 2020) e Anthony Lomangino, un magnate della gestione dei rifiuti, membro del club Mar-a-Lago di Trump. Il maggior donatore di questo Super PAC è Laura & Isaac Perlmutter Foundation, con 10 milioni di dollari. Isaac Perlmutter è un miliardario israelo-americano il quale è stato investitore influente in un certo numero di società, tra cui le farmacie Revco, Coleco Entertainment, Remington, Toy Biz/Marvel Toys, ed è stato presidente e CEO di Marvel Entertainment. Perlmutter ha una profonda relazione politica con Donald Trump e ha agito come consigliere non ufficiale nella sua amministrazione presidenziale. Southern Waste Systems, azienda attiva nella gestione dei rifiuti ha donato 4,3 milioni di dollati. Axxes Capital, società che gestisce fondi di investimento, ha invece contribuito con poco più di 4 milioni di dollari. Flat Willow Farm, grosso produttore agricolo, ha donato 2 milioni di dollari. Sempre con 2 milioni di dollari troviamo Sequoia Capital, società di venture capital che, come sopra riportato, ha donato circa 8 milioni di dollari anche ai PAC collegati alla campagna di Harris. Oto Analytics, società che sviluppa e fornisce software di analisi che consentono il monitoraggio delle transazioni con carta di pagamento, il riscatto del credito e l’analisi delle carte, ha versato mezzo milione di dollari. Altri donatori più piccoli di questo Super PAC, con cifre al di sotto dei 250.000 dollari, includono compagnie di costruzione e grandi aziende agricole.

Altri

Turnout for America è un Super PAC per cui non vi sono dati relativi ai donatori ma che sappiamo aver messo a disposizione della campagna presidenziale dell’ex presidente Donald Trump una cifra che supera i 18 milioni di dollari.

Make America Great Again PAC, come Save America, è un altro Leadership PAC, quindi collegato direttamente alla campagna. Ha raccolto donazioni individuali per un massimo di 15.000 dollari nel corso di questi anni, mettendo a disposizione di questa tornata elettorale presidenziale 16,7 milioni di dollari.

Duty to America ha depositato la sua dichiarazione di organizzazione presso la Federal Election Commission (FEC) il 25 giugno 2024. La sua dichiarazione di organizzazione è stata depositata da Cabell Hobbs, cofondatore e managing partner della Compliance Consulting Company of Virginia. Hobbs è indicato come tesoriere di Duty to America ed è anche il tesoriere di altri comitati di azione politica di centro-destra come USA PAC, Our American Century PAC e Ted Cruz Victory Fund PAC. Questo PAC ha raccolto 16 milioni di dollari per campagne rivolte contro il Partito Democratico e i suoi membri ma non vi sono dati inerenti i donatori.

Future Coalition PAC, un Super PAC che ha raccolto circa 3 milioni di euro senza rendere pubblici i donatori, è un PAC che mira ad ottenere il voto degli arabi e dei musulmani diffondendo video in cui si evidenzia come la candidata democratica, Harris, sia una sostenitrice di Israele. Singolare che questo PAC risulti tra le fila di Donald Trump, molto più sionista e filo-israeliano di Kamala Harris e del Partito Democratico, sebbene ogni governo USA rimarrà sempre filo-israeliano aldilà del suo colore politico.

[di Michele Manfrin]

Elezioni in Giappone: coalizione di governo perde maggioranza

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Alle elezioni che si sono svolte ieri in Giappone la coalizione fino ad ora al governo, formata dal partito conservatore Liberal Democratico (PLD) e dal suo alleato, il partito buddista Komeito, ha perso la maggioranza al parlamento, che ha avuto in pugno continuativamente da dodici anni. Pur mantenendosi la forza politica più votata, il PLD del premier Shigeru Ishiba è infatti uscito fortemente ridimensionato dall’appuntamento elettorale, ottenendo il peggior risultato degli ultimi 15 anni. Ishiba ha affermato di non voler prendere in considerazione una coalizione più ampia, escludendo così la possibilità di formare un governo di minoranza.

 

 

 

È stata scoperta una nuova cellula chiave nella lotta contro i tumori

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È stata scoperta una nuova cellula immunitaria di tipo staminale fondamentale nell’immunità antitumorale: si chiama cellula T CD4 e, se attivata, potrebbe migliorare significativamente l’efficacia delle attuali immunoterapie, specialmente nei pazienti che non rispondono ai trattamenti convenzionali. Il merito va a un gruppo di ricercatori del Winship Cancer Institute dell'Emory University, i quali hanno inserito i loro risultati all’interno di un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Nature. Queste cellule, localizzate nei linfonodi vi...

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Multe stradali, 1,3 miliardi nei primi 10 mesi del 2024

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Gli enti locali italiani hanno incassato quasi 1,3 miliardi di euro in multe stradali nei primi dieci mesi del 2024, e se il trend dovesse continuare fino alla fine dell’anno potrebbero essere superata quota 1,5 miliardi: è quanto emerge da un’indagine condotta dal Codacons che ha analizzato i proventi dei comuni italiani derivanti da violazioni stradali. Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna guidano la classifica degli incassi, rispettivamente con 324, 130 e 129 milioni di euro. Tra le grandi città, Milano è in testa con 128,7 milioni, seguita da Roma e Torino. Interessante il dato pro-capite: in Liguria, ogni cittadino paga in media 40 euro di multe, mentre in Molise solo 4,9 euro.

Continuano i raid su Gaza, media: “Oltre 45 morti”

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Questa notte alcuni «attacchi aerei israeliani hanno colpito senza preavviso un’area densamente popolata» nel nord di Gaza, uccidendo almeno 45 palestinesi: è quanto denunciato dai reporter di Al Jazeera e dai medici locali, i quali descrivono un raid che ha distrutto diversi edifici in una zona residenziale di Beit Lahiya e descritto dal Ministero della Salute come un «orribile massacro». Al tutto segue un nuovo attacco aereo israeliano, riportato qualche ora fa, che avrebbe colpito una scuola di Gaza City uccidendo 8 persone. Secondo un corrispondente di Al Jazeera nell’enclave, la scuola ospitava le famiglie sfollate e si trova nel campo profughi di Shati.

In tutta Italia decine di migliaia di persone hanno manifestato per la pace

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In Italia decine di migliaia di persone hanno manifestato per fermare la guerra e costruire la pace. Sono oltre 80.000 secondo gli organizzatori, che hanno spiegato di aver organizzato il tutto «come momento di esplicitazione per le proposte concrete, che ribadiamo quotidianamente, della società civile che chiede percorsi di pace, disarmo, giustizia sociale e climatica». La manifestazione è stata promossa da Europe for Peace, Rete Italiana Pace e Disarmo, Fondazione PerugiAssisi per la cultura della pace, AssisiPaceGiusta, Sbilanciamoci e da oltre 400 «organizzazioni della società civile di tutta Italia». Si è svolta a Bari, Cagliari e Palermo nella mattinata di sabato 26 ottobre, mentre nel pomeriggio i cortei hanno avuto luogo a Roma e Firenze, seguiti da quelli di Milano e Torino, che non si sono fatti scoraggiare nemmeno dalla pioggia. «Fermiamo le guerre, il tempo della Pace è ora» è stato il filo conduttore dell’occasione.

Gli organizzatori hanno spiegato che, nonostante la manifestazione abbia riguardato temi storici già parte del movimento per la pace e il disarmo, sono stati introdotti alcuni “elementi nuovi” che rendono l’iniziativa ancora più urgente. Il primo riguarda il “contesto”: si è di fronte a una stagione di riarmo “chiaro e forte” come non succedeva da decenni. «Ciò che prima veniva deciso in termini meno dispendiosi, ma con opacità e reticenze, oggi viene rivendicato: da qui la crescita enorme delle risorse che gli Stati mettono a disposizione del comparto militare, in particolare per quanto riguarda la produzione e il commercio di nuovi sistemi d’arma», viene ricordato nel testo di presentazione della mobilitazione. In secondo luogo, viene posta l’attenzione sulla situazione globale, non solo dal punto di vista della politica e delle relazioni internazionali, ma anche in un mondo che, secondo l’organizzazione, non riesce più a trovare un equilibrio multilaterale per avanzare nell’accesso ai diritti universali.

A cascata, le altre proposte: ridurre la spesa militare a livello nazionale e globale, creare nuovi percorsi di disarmo, utilizzare le risorse liberate dalla spesa militare per interventi sociali e ambientali e per il rafforzamento degli strumenti di pace, tassare gli extra profitti dell’industria militare, ridurre i fondi destinati alle missioni militari all’estero e aumentare i controlli sull’influenza indebita dell’industria militare sul bilancio e sulle esportazioni. «La spesa militare globale è in crescita da oltre due decenni, come dimostrano tutti i dati internazionali più attendibili: una tendenza ulteriormente rafforzata negli ultimi due anni e mezzo a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina e della ripresa di retoriche e politiche sempre più allineate alle richieste del comparto militare-industriale-finanziario». «È tempo di intervenire, tutte e tutti, sulla politica, sui media, sulla nostra stessa società, per stimolare una riflessione su queste nostre proposte di alternativa alle spese militari e su cosa davvero sia necessario per ridurre l’insicurezza armata globale e ridare fiducia nel futuro, in particolare alle nuove generazioni», scrivono gli organizzatori.

[di Roberto Demaio]

Esondazioni ed allagamenti, Vigili del Fuoco alla ricerca dei dispersi

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Da ieri sera il maltempo ha provocato nuove esondazioni ed allagamenti in diverse zone tra la Liguria ed il Piemonte e in Sardegna, portando inoltre a due dispersi attualmente ricercati dai Vigili del Fuoco. In Liguria le forti piogge che hanno interessato il Ponente ligure hanno provocato danni per allagamenti e numerose frane sulla rete delle strade secondarie. Continuano le ricerche del 62enne disperso da ieri pomeriggio in provincia di Genova, in seguito ad uno smottamento del terreno. A Torino è stata disposta la chiusura dei Murazzi del Po, mentre a Cagliari ed Oristano sono stati effettuati un centinaio di interventi dei Vigili del Fuoco, che sono ancora alla ricerca di un uomo disperso nel capoluogo.

Il bivio geopolitico della Georgia

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Una svolta esistenziale quella che potrebbe intraprendere la Georgia, piccolo paese caucasico di più di 3 milioni di abitanti situato immediatamente a sud della Russia e ai margini dell’Europa, intesa sia come continente che come concetto culturale e geopolitico. Questo paese dalla cultura, lingua e tradizioni millenarie si trova da sempre protagonista di una danza della sopravvivenza che lo avrebbe portato quest’oggi a questo punto critico della sua storia. Ieri, 26 ottobre, nel Paese si sono svolte le attese elezioni legislative e, con lo scrutinio che volge al termine, il ministero dell’Interno riconosce al partito considerato filo-russo “Sogno Georgiano” la vittoria con il 54,2%

La tornata elettorale ha portato il governo di Tbilisi a varare, nei mesi precedenti le elezioni, leggi malviste dai governi europei e occidentali allo scopo di mantenere il consenso dell’elettorato più tradizionalista e di mostrare una maggiore apertura verso la Russia, partendo dalla legge sugli “Agenti stranieri” e arrivando a strette sui diritti civili, vietando i matrimoni tra persone dello stesso sesso e ponendo pesanti restrizioni all’aborto. Il partito avrebbe promesso anche la messa al bando di alcuni dei principali partiti di opposizione in caso di vittoria, una dichiarazione che ha generato non poche critiche in Occidente. Il conflitto interno ed il dissenso di una parte della società sono però radicati e già noti anche al di fuori del paese.

In un angolo del ring, il fondatore del Kartuli Otsneba, Boris “Bidzina” Ivanishvili, imprenditore tra quelli che fecero fortuna approfittando delle grandi privatizzazioni concomitanti con la fine dell’Unione Sovietica e che rivestì brevemente il ruolo di primo ministro della Georgia dopo aver vinto le elezioni del 2012. Nell’angolo opposto la Presidente della Georgia, Salome Zourabishvili. Nata in Francia e formata in campo diplomatico a Parigi, fu appoggiata nella sua candidatura indipendente alla presidenza nel 2018 proprio da Sogno Georgiano. Oggi è portatrice di una voce occidentalista e molto critica dell’operato dello stesso partito, che Bidzina fondò con lo scopo principale, almeno a parole, dell’ingresso della Georgia in UE e NATO.

L’impressionante complesso residenziale del tycoon e politico georgiano Bidzina Ivanishvili torreggia sopra Tbilisi come a simboleggiare la soprintendenza del magnate su tutti gli eventi interni al paese. [Foto di Giacomo Casandrini, giugno 2024]

Meglio fuori che dentro: la politica interna solo come riflesso

Queste polarizzazioni presenti in seno al Parlamento georgiano sono però solo lo specchio della frizione tra forze esterne agenti sul piccolo paese caucasico. A partire dall’indipendenza dall’URSS, la Georgia si vide rientrare appieno nel neocostituito giardino di casa russo per tutti gli anni ‘90, in particolare dopo la devastante guerra civile del ‘91-’93 che aprì la strada al secessionismo delle regioni di Abkhazia e Ossezia del Sud.

Nel 2003 però avvenne la svolta. La Rivoluzione delle Rose segnò la discesa in campo di Mikheil Saak’ashvili ed il sovvertimento del governo di stampo post-sovietico di Eduard Shevardnadze. Questo cambiamento venne sostenuto da ONG finanziate da governi di paesi occidentali, Stati Uniti ed Unione Europea in testa. Le ONG avrebbero giocato nei successivi anni un ruolo di fondamentale importanza in Georgia, fungendo da istituti di influenza europea e statunitense tramite, ad esempio, progetti di riqualificazione e sviluppo che avrebbero dovuto migliorare le infrastrutture, i servizi e l’impianto amministrativo del paese. Lo scopo dichiarato: preparare la Georgia alla “democratizzazione” e all’accesso ad UE e NATO. Quello strategico: formare una futura classe politica aderente agli ideali occidentali, garantirsi la fedeltà di migliaia di cittadini georgiani e rinforzare quest’ultima con progetti di cooperazione nell’ambito della formazione e dell’educazione e sovvenzionando media e giornalismo.

Con la presidenza Bush Jr., gli Stati Uniti miravano a indebolire la Russia nei territori della sua orbita strategica anche da un punto di vista militare. Nel 2007, il governo di Saak’ashvili costruiva nuove basi militari e impegnava le forze di difesa georgiane in addestramenti congiunti con quelle statunitensi. «Ci siamo oggi accordati sul fatto che Ucraina e Georgia diventeranno membri NATO» si legge nella Dichiarazione del Summit di Bucarest del 2008. Durante l’incontro Francia, Germania e Italia si espressero a sfavore dell’offerta dello status di membro a Ucraina e Georgia per evitare un deterioramento dei rapporti con la Russia. Il mese dopo, un cacciatorpediniere statunitense attraccava al porto di Batumi per “portare aiuti umanitari al suo alleato”. Il mese successivo, una guerra di due settimane servì alla Russia per consolidare la sua presenza nelle due repubbliche separatiste e fornire alla Georgia un chiaro avvertimento tramite un’invasione del paese che passò relativamente sotto traccia nei media occidentali: secondo Mosca, la strada dell’accesso alla NATO non era un’opzione per Tbilisi.

Il peggioramento della situazione politica in Ucraina ed un cambio della guardia con la sconfitta del partito di Saak’ashvili alle parlamentari del 2012 avrebbero posto le basi per l’inizio dell’attuale giocoleria geopolitica della Georgia, condotta principalmente da esponenti di Sogno Georgiano, tra dichiarazioni di volontà di ingresso nell’UE e spostamenti su posizioni più filo-russe.

Gli insoliti “Infopoint NATO” e la propaganda occidentale

Un vecchio cartello indicante la passata sede del “Centro di Informazioni NATO ed UE” di Tbilisi. Notare l’assenza di simbologie relative all’UE. [Foto di Giacomo Casandrini, giugno 2024]
Tra i più curiosi istituti di propaganda occidentale operanti nel paese dagli anni 2000 ad oggi ci sarebbero stati gli “Information Centre on NATO and EU” di Tbilisi. Il primo era un tempo collocato all’interno della Biblioteca Nazionale del parlamento, nella quale peraltro esiste una sezione dedicata all’Abkhazia che si trova nell’atrio di ingresso: visibile a tutti, ma non dotata di un proprio, dignitoso posto in una delle sale del palazzo, al pari delle altre sezioni storiche e letterarie. Come se fosse esposta per scherno.

Recentemente però, il ”Centro Informazioni sulla NATO e sull’UE” è stato spostato poche centinaia di metri più avanti, in Piazza della Libertà (Tavisuplebis Moedani). La piazza, scelta in maniera assolutamente non casuale, è considerata il cuore politico di Tbilisi: è esattamente qui che scoppiarono rispettivamente le proteste a favore dell’indipendenza dall’Unione Sovietica e la Rivoluzione delle Rose del 2003, ed è qui che ciclicamente scoppiano le varie proteste pro-UE e pro-Occidente condotte da studenti e classe media urbana.

A causa della legge sugli agenti stranieri e del crescente clima di tensione tra Georgia ed Occidente, però, il nuovo Centro, già pronto per essere operativo con tanto di vetrine, tabelloni e decorazioni a tema UE e NATO, non vedrà mai la luce. Entrando e parlando con una guardia e con un giovane impiegato, ci si rende conto che nemmeno i dipendenti hanno bene idea di ciò di cui il centro si sarebbe dovuto occupare se non un non meglio specificato “tenere incontri ed eventi” per promuovere l’ingresso della Georgia in UE e NATO.

L’impiegato parla con tono di disfatta della situazione: «Non so bene che cosa faremo ora». Chiedendogli se sa da dove provenissero i fondi per finanziare l’attività del centro, mi conferma: «Eravamo finanziati solo dal Ministero degli Affari Esteri georgiano e dall’Ambasciata degli Stati Uniti, non dall’Unione Europea». Parlando di una possibile invasione russa della Georgia se questa fosse entrata nella NATO e se si fosse posizionata fermamente e definitivamente contro Mosca, dice: «Non ha senso. Quello di cui stai parlando è fantascienza».

La nuova sede del Centro Informazioni sulla NATO e sull’UE. [Foto di Giacomo Casandrini, giugno 2024]

Il distacco dall’Occidente

Reperire dati sui flussi di denaro iniettati dai governi occidentali nelle ONG ed in altre varie istituzioni era ovviamente molto difficile, e da qui la legge sugli “Agenti stranieri” tacciata di “filoputinismo” in Occidente, ma presente allo stesso modo nella legislazione statunitense, russa e australiana. Segando le gambe alle ONG, Sogno Georgiano avrebbe tappato la principale breccia dell’Occidente nella società e nella politica georgiana, mostrando però in questo modo, nuovamente e volutamente, il fianco alla Russia.

Foto di propaganda del Ministero della Difesa georgiano su un bus di linea che invita i georgiani ad arruolarsi nell’esercito. Le frasi a sinistra recitano: “Rendi il futuro dell’esercito georgiano più forte, inizia un servizio professionale di contractor”. Al centro: “L’armatura è storia, l’arma il progresso”. [Foto di Giacomo Casandrini, giugno 2024]
In seguito all’aggravarsi della guerra in Ucraina, il governo georgiano ed in particolare esponenti del Sogno Georgiano avrebbero infatti sempre più preso le distanze dalle posizioni dell’Occidente, probabilmente per il comprensibile timore di fare la fine del vicino, martoriato paese dell’Europa Orientale. Dopo la sospensione del programma Noble Partner ed il generale peggioramento dei rapporti strategici con gli Stati Uniti, la Georgia si trova a dover aumentare la sua spesa militare essendo, tra i tre paesi transcaucasici, quello con le forze militari più ristrette (37.000 unità) ed il budget per la difesa nazionale più basso (500 milioni di dollari all’anno).

Probabilmente anche per fare fronte a queste spese, la Georgia ha tentato recentemente di diversificare la sua economia con metodi non convenzionali, ad esempio cercando di aumentare gli introiti derivanti dal gioco d’azzardo, il quale avrebbe visto un’esponenziale crescita dovuta a legislazioni favorevoli, facilità nell’ottenimento delle licenze e alla vicinanza di Batumi, il principale hub di gioco del paese, alla Turchia, dove il gioco è invece illegale.

“Tra i due litiganti, la Cina gode”

Le tensioni continueranno per anni anche dopo la travagliata fase elettorale dell’autunno del ‘24, ed il risvolto dipenderà molto anche dall’azione della nuova amministrazione statunitense. La possibilità di apertura di un nuovo fronte di guerra con la Russia non è ancora del tutto dissipata.

Intanto, tra i due litiganti, la Cina gode. Il piano geopolitico cinese delle Nuove Vie della Seta per quest’area passa attraverso le infrastrutture costruite in Asia Centrale per il trasporto di merci cinesi verso ovest, attraversa il Mar Caspio e arriva fino al Caucaso meridionale. Il porto di Baku riveste un’importanza strategica per i cinesi grazie alla sua posizione al centro del Mar Caspio, e quindi del “Corridoio centrale” della Belt and Road Initiative.

Proprio in Azerbaijan la Cina non è riuscita ad applicare il suo modello di “trappola del debito” per la costruzione di enormi opere infrastrutturali a debito grazie alla oculata scelta di Baku di auto-finanziarsi interamente qualsiasi lavoro di potenziamento della linea ferroviaria Baku-Tbilisi-Kars, che dal Mar Caspio porta in Anatolia. La Georgia, tuttavia, non è stata altrettanto lungimirante, accettando finanziamenti per grosse opere stradali e la costruzione di un nuovo porto sul Mar Nero immediatamente adiacente al confine con l’Abkhazia.

Ovunque si vada sulle principali direttrici terrestri georgiane, si incontra prima o poi un megaprogetto cinese. I cartelloni che lo illustrano a volte sono bilingue in georgiano e cinese, a volte solo in cinese. Gli operai che lavorano nei cantieri sono, almeno alla vista, tutti cinesi. Con l’indebitamento, la mancata creazione di posti di lavoro e l’inquinamento e alterazione del paesaggio, il guadagno della Georgia con queste opere sarebbe quindi solo quello di migliorare la rete logistica interna al paese, ad esempio come nel caso del corridoio Nord-Sud che diminuirà i tempi di trasporto verso la Russia attraverso un ponte e poi tunnel che permetteranno di evitare il trafficatissimo passo di Gudauri.

Un ponte in costruzione nella regione di Mtiuleti, parte del progetto “North-South Corridor / Kvesheti – Kobi”
[Foto di Giacomo Casandrini, giugno 2024]
Il nuovo porto cinese di Anaklia sostituirà per importanza quello di Poti, ad oggi principale scalo commerciale marittimo del paese, dove ancora arrivano dagli Stati Uniti automobili usate che qui vengono ricondizionate e rivendute sul mercato georgiano. Una tratta che permette ad un georgiano di avere un’auto di matrice nordamericana come nuova per appena 4 o 5 mila euro, probabilmente possibile grazie ad accordi con centri di ritiro di auto usate negli Stati Uniti. Uno schema esistente anche in alcuni paesi africani con auto europee.

Un futuro in bilico

Le campagne georgiane ed i centri minori, abitati da circa i 2/3 della popolazione, sono dove mediamente la popolazione si definisce più a favore del riallacciamento dei rapporti con la Russia ai fini di evitare una guerra aperta. I grandi centri urbani e, al loro interno, soprattutto i giovani sono maggiormente favorevoli a un’apertura verso Occidente. Una dinamica comune a molti Paesi appartenenti allo spazio post-sovietico. 

La divisione sociale si riflette in quella politica, che si muove storicamente in una danza per la sopravvivenza, sin dalle sue più antiche origini condotta strategicamente sul vertice che separa due facce di un dado, cercando di rimanere sempre più inclinata verso la faccia che, rivolgendosi verso l’alto, rivelerà il numero vincente. In un momento di crisi dove questo dado, quello della politica internazionale, sembra però star aumentando sempre di più il suo numero di facce e sembra star venendo lanciato sempre più freneticamente da una parte all’altra del tavolo da gioco, la Georgia deve stare molto attenta alla parte verso cui tendere, senza neanche la garanzia che sia una delle due facce a sua disposizione ad atterrare, anche questa volta, rivolta verso l’alto.

[di Giacomo Casandrini]