A poco più di un mese dalle elezioni municipali, Eric Adams annuncia il suo ritiro dalla campagna per la rielezione a sindaco di New York, tramite un video diffuso sui social. Rimarrà in carica fino alla fine del mandato, ma non si presenterà alle elezioni di novembre. La decisione arriva in un clima segnato da scandali, indagini poi archiviate e da un calo di consensi che lo vedeva in netto svantaggio nei sondaggi. Il passo indietro apre ora la strada agli sfidanti, tra cui il deputato progressista Zohran Mamdani, l’ex governatore Andrew Cuomo e il repubblicano Curtis Sliwa, promettendo una competizione accesa per la guida della città.
Caccia libera, il governo ci riprova: emendamenti per liberalizzare gli abbattimenti
Dopo le polemiche della scorsa primavera, il disegno di legge che punta a stravolgere la legge sulla caccia del 1992 torna al centro del dibattito parlamentare con una pioggia di emendamenti che ne accentuano i profili più controversi. Le Commissioni Agricoltura e Ambiente del Senato sono infatti chiamate a esaminare ben 2.084 proposte di modifica al Ddl Malan, molte delle quali puntano a reintrodurre norme che il ministro Lollobrigida aveva dovuto inizialmente accantonare. Tra le proposte più radicali, la caccia in spiaggia, il declassamento dello status di protezione di lupi e sciacalli dorati, l’ampliamento delle specie cacciabili e un sostanziale depotenziamento del ruolo tecnico-scientifico dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). Uno scenario che le associazioni ambientalisti definiscono «un ritorno al Medioevo» e «un attacco frontale alla biodiversità».
Gli emendamenti saranno presumibilmente esaminati nel mese di ottobre. Nel merito, come denunciato dalle associazioni ambientaliste, le proposte più critiche riguardano la caccia nei litorali. Ben otto senatori di maggioranza hanno firmato l’emendamento 6.29 che apre alla caccia nel demanio marittimo, ovvero su scogliere e spiagge libere. Altri emendamenti, come il 6.71 e il 6.77, propongono di sopprimere del tutto il divieto, mentre il 6.78 permetterebbe di sparare negli arenili a partire dal 1° ottobre di ogni anno. Si prospettano quindi scenari inimmaginabili: fucili spianati su spiagge frequentate, mentre al largo si potrebbe sparare addirittura da imbarcazioni in movimento, come consentito dagli emendamenti 14.21 e 14.22. Sul fronte delle specie protette, l’emendamento 11.8, a firma Lega, condanna a morte l’oca selvatica, il piccione selvatico e lo stambecco, e di fatto consente la caccia dodici mesi all’anno. Altri emendamenti, come il 3.29, 3.31 e 3.32, propongono il declassamento dello status di protezione del lupo e dello sciacallo dorato, aprendo la strada ai piani di abbattimento per specie che contano poche centinaia di esemplari in Italia.
Altro capitolo cruciale è il sistematico smantellamento dei controlli e dell’autorità scientifica. L’emendamento 16.27 renderebbe di fatto impossibile l’attività delle guardie venatorie, costringendole ad agire solo in presenza di agenti di polizia. Il ruolo dell’Ispra, l’istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, verrebbe fortemente ridimensionato: l’ente passerebbe sotto il controllo della Presidenza del Consiglio e il suo parere, non più vincolante, sarebbe affiancato da quello di nuovi Istituti Regionali per la Fauna Selvatica (IRFS) di nomina politica. Emendamenti come il 5.26 eliminano addirittura il parere dell’Ispra sull’allevamento dei richiami vivi, la cui cattura viene estesa a 47 specie.
Il percorso del provvedimento è stato fin dall’inizio accidentato. Dopo la fuoriuscita delle prime bozze a maggio, che avevano scatenato un polverone, il ministro Lollobrigida aveva accusato ambientalisti e personaggi pubblici di «diffondere fake news». Tuttavia, la pressione dell’opinione pubblica aveva costretto a un parziale ripensamento e all’abbandono della via preferenziale governativa, optando per un Ddl parlamentare. Il centrodestra ha però continuato a lavorare nella direzione degli interessi della lobby venatoria, inserendo misure favorevoli ai cacciatori in altri provvedimenti, come la legge sulla montagna per aggirare il divieto di caccia nei valichi montani, e la legge Calderoli per gli abbattimenti dei lupi. Ora, con gli emendamenti presentati in Commissione, si tenta di realizzare integralmente il programma originario. «Gli emendamenti presentati dalla maggioranza aggravano ulteriormente un testo già inaccettabile, confermando la fondatezza delle preoccupazioni espresse dalle associazioni ambientaliste e smentiscono clamorosamente chi, come il ministro Lollobrigida, ci accusava di diffondere fake news», ha affermato Domenico Aiello, responsabile tutela giuridica della natura per il WWF.
Se da un lato le associazioni venatorie premono, dall’altro la società civile si mobilita, come dimostrano anche le 53mila firme già depositate per una proposta di legge popolare che chiede l’abolizione della caccia. «Queste firme sono l’ulteriore dimostrazione che i cittadini vogliono che sia garantita protezione per gli animali e la natura – ha scritto la Lega Anti-Vivisezione (LAV) in un comunicato –. Ora spetta al Parlamento ascoltare questa voce diffusa e scegliere da che parte stare: con i cacciatori (e quindi con l’interesse di pochi) o con la Costituzione, l’Europa e la stragrande maggioranza degli italiani (76%) che, secondo un sondaggio Eurispes, si dichiarano contrari alla caccia».
Gaza, Israele colpisce ospedale Al Helou e ne blocca l’evacuazione
Almeno 90 persone, tra medici e pazienti, risultano bloccate all’interno dell’ospedale Al Helou di Gaza City dopo un bombardamento delle Forze di Difesa Israeliane, riferisce l’agenzia palestinese Wafa. La struttura ospita reparti delicati, tra cui oncologia e neonatologia, dove si trovano 12 neonati prematuri. Secondo Al Jazeera, l’ospedale è circondato da carri armati e mezzi militari israeliani, rendendo impossibile l’evacuazione. Secondo i dati del Ministero della Salute di Gaza, dallo scoppio del conflitto almeno 38 ospedali di Gaza sono stati distrutti o resi inagibili, 96 centri sanitari sono stati presi di mira e 197 ambulanze sono state distrutte o danneggiate dall’esercito israeliano.
Scatta l’obbligo di polizze catastrofali per le medie imprese
Dal 1° ottobre 2025 le imprese italiane con 50-250 dipendenti dovranno stipulare una polizza contro calamità naturali (terremoti, alluvioni, esondazioni) sui beni aziendali: immobili, macchinari, impianti. Grandine, trombe d’aria e mareggiate richiedono, invece, garanzie accessorie specifiche. Nell’obbligo di polizza sono comprese le imprese individuali e le società di persone, mentre sono escluse le aziende agricole. Se non assolvono questo onere, non sono previste multe, ma saranno escluse da contributi, agevolazioni o sovvenzioni pubbliche. L’obbligo è stato introdotto dalla legge di Bilancio 2024; per le piccole e micro imprese entrerà in vigore il 1° gennaio 2026.
La Flotilla rifiuta la mediazione e sfida i droni: si prosegue verso Gaza
Le navi della Global Sumud Flotilla, la coalizione umanitaria che intende rompere l’assedio marittimo di Israele su Gaza, sono ripartite dalle coste greche, e ora puntano dritto verso Gaza. Gli attivisti hanno dunque rifiutato le proposte di mediazione avanzate dall’Italia, che prevedevano lo scarico degli aiuti a Cipro, dove sarebbero stati affidati alla chiesa latina di Gerusalemme passando dal porto israeliano di Ashdod. «Cambiare rotta significherebbe ammettere che si lascia operare un governo – quello israeliano – in modo illegale senza poter fare nulla», ha spiegato la portavoce italiana del gruppo Maria Elena Delia, ribadendo la piena legalità in cui si muove la missione umanitaria e l’illegittimità di eventuali azioni israeliane. La flotta si trova ora a circa quattro giorni di navigazione dalle coste di Gaza, e si sta avvicinando alle acque palestinesi, che il ministro Tajani insiste a definire “israeliane”, andando contro la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare.
La Global Sumud Flotilla è ripartita dalle coste greche ieri, domenica 28 settembre, dopo avere fatto una breve sosta sull’isola di Creta. Le navi della flotta, in questo momento 44, si trovano ora a 370 miglia nautiche dalle coste gazawi, che corrispondono a circa quattro giorni di navigazione; tra due giorni dovrebbero raggiungere quella che gli attivisti definiscono “zona arancione”, l’area in cui è più probabile che Israele le intercetti. Il rifiuto della mediazione italiana era nell’aria sin da quando la proposta è stata avanzata dal governo italiano – poi rilanciata dal presidente Mattarella – ed è stato anticipato in una conferenza stampa lo scorso venerdì; l’annuncio ufficiale è arrivato sabato, dalla portavoce italiana Maria Elena Delia, che ha spiegato che le ragioni del rifiuto sono «sostanziali», e non una semplice petizione di principio.
«Noi non possiamo accettare questa proposta perché arriva per evitare che le nostre barche navighino in acque internazionali con il rischio d’essere attaccate. È come dire: se vi volete salvare, noi non possiamo chiedere a chi vi attaccherà di non attaccarvi, malgrado sia un reato, chiediamo a voi di scansarvi», ha detto l’attivista. Un «corto circuito», afferma Delia, che sta alla base di quello stesso meccanismo per cui oggi «Israele sta commettendo un genocidio senza che nessuno dei nostri governi abbia avuto il coraggio di porre delle sanzioni, porre un embargo sulle armi, o chiudere almeno una parte dei rapporti commerciali». Se i governi adottassero una di queste soluzioni, la missione sarebbe pronta a valutare mediazioni, ha detto l’attivista, «ma non cambiando rotta».
Delia ha ribadito la piena legalità della missione: «Noi non stiamo facendo nulla di male. Perché non dobbiamo navigare in acque internazionali? Cosa succederebbe se invece delle nostre barche ci fossero le barche di turisti, aggredite da dei droni in acque internazionali in maniera violenta?». Le navi della Global Sumud Flotilla si trovano, effettivamente, in acque internazionali, dove Israele non ha giurisdizione. La rotta che stanno seguendo le porterebbe direttamente in acque palestinesi, e non “israeliane”, come Tajani continua a definirle: il territorio marittimo palestinese è infatti tracciato in una dichiarazione del 2019, che risponde alle disposizioni della Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, di cui la Palestina è firmataria dal 2015. L’Italia stessa ha ratificato la Convenzione, e, con essa, oltre 160 Paesi. In ogni caso, il ministro degli Esteri ha affermato che la nave italiana che sta accompagnando la Global Flotilla non entrerà in tali acque. La fregata italiana era stata inviata in seguito a un attacco con droni scagliato contro diverse imbarcazioni della flotta, colpite da bombe assordanti, oggetti non identificati e spray urticanti mentre si trovavano in prossimità di Creta.
La Danimarca vieta i droni civili
La Danimarca ha ordinato il divieto di voli civili con droni, da oggi fino a venerdì 4 ottobre, data in cui il Paese ospiterà diversi leader europei in quanto presidente di turno del Consiglio UE. Saranno vietati tutti i voli civili nel Paese; intanto, ieri è arrivata a Copenhagen una fregata tedesca per la difesa aerea, con lo scopo di fornire assistenza nella sorveglianza dello spazio aereo. La scelta di vietare i voli con droni arriva dopo diversi avvistamenti di velivoli non identificati da parte del Paese, l’ultimo dei quali avvenuto lo scorso sabato. La Danimarca accusa la Russia di violare il proprio spazio aereo, ma il Cremlino smentisce le accuse.
La nazionale italiana maschile di volley è campione del mondo
La nazionale italiana maschile di pallavolo ha trionfato ai mondiali di volley battendo la Bulgaria in quattro set per 25-21, 25-17, 17-25 e 25-10. I ragazzi di Fefè De Giorgi mantengono dunque il titolo iridato, già conquistato nell’edizione del 2022, superando nelle Filippine la selezione allenata dall’italiano Gianlorenzo Blengini, concedendo solo un set agli avversari. Gli azzurri avevano vinto per 3 set a 0 in semifinale, dove avevano affrontato la Polonia. La squadra polacca è salita sul gradino più basso del podio battendo la Repubblica Ceca nella finale per il terzo posto. A sorridere lo scorso 7 settembre era stata anche la nazionale femminile di volley, vincitrice dei mondiali in finale contro la Turchia.
Marche, violento nubifragio: allagamenti a Porto San Giorgio
Un violento nubifragio ha colpito nella notte la costa fermana, provocando gravi allagamenti a Porto San Giorgio. Dalle prime ore del mattino i vigili del fuoco sono intervenuti per liberare sottopassi, garage e scantinati invasi dall’acqua, con situazioni critiche soprattutto in piazza Gaslini. Sul posto operano anche protezione civile, polizia locale e il sindaco Vesprini per coordinare gli interventi. Smottamenti hanno interessato la zona collinare, con strade e garage sommersi da fango e detriti. Disagi e danni si registrano anche in altre aree della provincia, sia costiere sia interne.







