sabato 5 Aprile 2025
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L’attivista curda Maysoon Majidi è stata liberata

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Il tribunale di Crotone ha disposto la liberazione dell’attivista curdo-iraniana Maysoon Majidi, accogliendo l’istanza della difesa, e fissando l’udienza finale del processo per il 27 novembre. Maysoon Majidi, 28 anni, era stata arrestata il 31 dicembre 2023, giorno in cui sbarcò con altre 77 persone sulla costa di Crotone. Accusata di essere una scafista, nonostante le poche prove accusatorie, Majidi rischia fino a 15 anni di carcere per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La sua liberazione è stata disposta alla luce delle dichiarazioni dei testimoni, che hanno fatto venire meno gli indizi di colpevolezza a carico dell’attivista.

Il Consiglio d’Europa ha accusato la politica e la polizia italiane di razzismo

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Le forze dell’ordine italiane soffrono della presenza incombente di una serie di «pratiche di profilazione razziale». Lo sostiene l’ultimo rapporto dell’istituto della Commissione Europea contro il Razzismo e l’Inclusione (ECRI), finito rapidamente in mezzo al polverone della politica. «Le nostre Forze dell’Ordine sono composte da uomini e donne che, ogni giorno, lavorano con dedizione e abnegazione per garantire la sicurezza di tutti i cittadini, senza distinzioni. Meritano rispetto, non simili ingiurie», ha dichiarato senza mezzi termini Giorgia Meloni, sostenuta dagli alleati governativi Antonio Tajani e Matteo Salvini. Anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si è detto stupito, «ribadendo stima e vicinanza alle forze di Polizia». Ironicamente, questo sollevamento da parte della politica sembrerebbe confermare le preoccupazioni dell’ECRI: tra dichiarazioni e discorsi d’odio, infatti, gli abusi, i controlli ingiustificati, e i fermi della polizia sembrerebbero fomentati, e a tratti giustificati, dalla stessa politica, che, malgrado i passi avanti, sembra non essere ancora dotata dei dovuti anticorpi per risolvere un problema che assume una valenza strutturale.

Il rapporto ECRI sul razzismo e l’intolleranza in Italia è uscito ieri, martedì 22 ottobre. Esso rientra nel sesto ciclo di monitoraggio dell’istituto, iniziato nel 2018. In generale, il documento rileva i positivi passi avanti fatti dall’Italia in materia di razzismo e inclusione, plaudendo agli sforzi del Paese nel dotarsi di meccanismi e istituti atti a contrastare le forme di discriminazione. Nonostante ciò, i problemi della Penisola sembrerebbero ancora molti, primo fra tutti proprio quello delle forze dell’ordine, che ha tanto fatto discutere la politica italiana. In uno degli ultimi paragrafi del rapporto, l’ECRI scrive di essere «venuta a conoscenza di molte testimonianze sulla profilazione razziale da parte delle forze dell’ordine, in particolare verso la comunitĂ  Rom e le persone di origine africana». Si parla di «frequenti fermi e controlli basati sull’origine etnica», spesso «confermati anche dai rapporti delle organizzazioni della societĂ  civile». Questi episodi sembrano non essere considerati dalle autoritĂ , elemento che rischia di tradurre «la profilazione razziale come una forma di potenziale razzismo istituzionale».

A rendere ancora piĂą probabile questa forma di istituzionalizzazione del razzismo sono le dichiarazioni e gli episodi di discorso d’odio della politica. «Ad esempio», scrive il rapporto, «nel 2018 l’allora Ministro dell’Interno, nel dichiarare la volontĂ  di procedere ad un’espulsione di massa dei Rom irregolari, ha fatto riferimento anche ai Rom in possesso della cittadinanza italiana e ha affermato: “ma i Rom italiani purtroppo dobbiamo tenerceli a casa”». Secondo l’ECRI, insomma, i vari episodi di razzismo che investono le forze dell’ordine sarebbero fomentati dalla politica, primo fra tutti da Matteo Salvini. Nella sua aperta difesa delle forze dell’ordine dall’ultimo rapporto ECRI, il Ministro delle Infrastrutture ha dichiarato: «Se a questi signori piacciono tanto rom e clandestini se li portino tutti a casa loro a Strasburgo», ripetendo, insomma, quelle stesse «parole d’odio» di cui viene accusato dall’Istituto.

Eppure, da quanto emerge dal rapporto, il problema del razzismo in Italia sembra non limitarsi alle forze dell’ordine e alla politica: analoghi episodi di discriminazione sembrano verificarsi in maniera sistematica anche nelle scuole, sui social, e in generale in vari spazi della vita quotidiana, colpendo specialmente le comunitĂ  africane e rom. Malgrado ciò, il rapporto evidenzia i grossi passi avanti fatti dal Paese nell’ultimo ciclo di sei anni. Questi, però, non sembrerebbero essere abbastanza, perchĂ© carenti di tutti quegli organismi di monitoraggio e tutela che permettono a un Paese di avere gli anticorpi per contrastare il razzismo. Una delle carenze piĂą paradigmatiche si registra in seno allo stesso esecutivo: il governo italiano si serve infatti dell’UNAR (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) per controllare e gestire le proprie politiche contro il razzismo. Eppure, esso rimane «un’entitĂ  all’interno del Dipartimento per le Pari OpportunitĂ  della Presidenza del Consiglio dei Ministri» e, insomma, manca di indipendenza. In tal senso, l’ECRI consiglia all’Italia di dotarsi di maggiori organismi di controllo e gestione realmente autonomi, e di potenziare quelli giĂ  esistenti, andando ad ampliare la loro sfera di azione.

Il fatto che l’Italia sia un Paese con un problema sistematico di razzismo non appare certamente come una novitĂ . L’ECRI si era infatti giĂ  espresso a tal proposito e, assieme a esso, avevano fatto lo stesso anche altri organismi internazionali. Ad aprile, Amnesty aveva osservato come in Italia si stessero verificando, ad ampio raggio, significative retromarce sul fronte del rispetto dei diritti umani. Nel rapporto, l’ONG osservava i problemi delle operazioni effettuate dalle autoritĂ  italiane nella cornice della tragedia di Cutro, così come la regolamentazione degli arrivi attuata dal decreto Piantedosi. Anche Human Rights Watch, ha osservato piĂą di una volta come in Italia certe politiche sembrerebbero intrise di razzismo, prima fra tutte proprio quella migratoria. In generale, in tanti osservano come in Italia, malgrado i passi avanti, manchino le strutture per combattere il razzismo alla radice, non solo contrastando gli episodi di discriminazione, ma proprio evitando che essi si verifichino. La questione, insomma, sembrerebbe inserirsi in una cornice generale, e assumere, come sottolineato dall’ECRI, le sfaccettature di un problema strutturale.

[di Dario Lucisano]

Milano, vincono gli studenti: l’universitĂ  congela tutti i rapporti con gli atenei israeliani

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Dopo mesi di mobilitazione, la “intifada studentesca” dell’UniversitĂ  Statale di Milano ha annunciato di avere ottenuto una «straordinaria» vittoria: l’ateneo meneghino congelerĂ  i rapporti con la Reichmann University. «La Reichmann University non è solo un’istituzione accademica, ma un simbolo del sionismo», hanno scritto i Giovani Palestinesi nel comunicato di annuncio. Essa, denunciano gli studenti, risulta particolarmente intrecciata con le istituzioni militari dello Stato ebraico, tanto da ospitare ogni anno una conferenza per gli alti ranghi delle forze militari israeliane. In questo modo, l’UniversitĂ  ha per il momento interrotto tutti gli scambi con gli atenei israeliani. A quasi un anno dalle prime mobilitazioni, gli studenti rilanciano quindi le proprie rivendicazioni: «Abbiamo dimostrato che la resistenza studentesca funziona», continua il comunicato; «Ora vogliamo lo stesso in tutte le cittĂ  italiane!».

L’annuncio del congelamento dei rapporti tra l’UniversitĂ  Statale di Milano e l’UniversitĂ  israeliana Reichman è arrivato ieri. La Reichman University sorge in territorio israeliano a Herzliya, cittĂ  intitolata a Theodor Herz, che nel 1897 fondò l’Organizzazione Sionista Mondiale. Essa poi, come tutte le universitĂ  israeliane, intrattiene strette relazioni con le IDF, dedicandovi programmi di studio, e riservando privilegi ai militari attivi. In tal senso, il congelamento degli scambi con tale universitĂ  è considerato dal movimento particolarmente simbolico, e «sferra un colpo diretto al cuore del sistema accademico sionista». Con il congelamento delle relazioni con la Reichman University, l’UniversitĂ  Statale di Milano non intrattiene piĂą alcuno scambio con gli atenei israeliani. Precedentemente, nel periodo di maggior coinvolgimento del movimento dell’intifada studentesca in Italia, l’universitĂ  meneghina aveva infatti interrotto i rapporti con l’UniversitĂ  di Ariel, che sorge in Cisgiordania. Gli attivisti hanno definito questo successo «straordinario», rilanciando poi il movimento: in tutta Italia, infatti, ci sono ancora numerose universitĂ  che mantengono legami con gli istituti israeliani. La stessa UniversitĂ  di Milano, poi, «rimane ancora legata a dinamiche problematiche», come nel caso di «collaborazioni con la Marina Militare italiana, o della «partecipazione alle esercitazioni di mare aperto», o, ancora, dei rapporti «con Eni». Il movimento studentesco intende interrompere in generale le relazioni, anche trasversali, con lo Stato di Israele, e smantellare i legami delle universitĂ  con tutte quelle istituzioni che essa ritiene strettamente intersecate con guerra e sfruttamento. In tal senso, la strada è ancora lunga: «Questo è solo l’inizio!».

L’Intifada studentesca va avanti da tempo, e verso maggio aveva ormai assunto i connotati di un movimento globale. In Italia la “mobilitazione dei saperi” è iniziata attorno alla metĂ  di novembre. Poco dopo la metĂ  di marzo, a Torino c’è stato il primo caso di approvazione di una mozione che sospende la partecipazione di una universitĂ  al bando MAECI per la collaborazione con le universitĂ  israeliane, e qualche giorno dopo tale soluzione è stata approvata anche dalla Normale di Pisa, i cui studenti si sono raccontati a L’Indipendente. A giugno, una prima grande vittoria: l’universitĂ  di Palermo è stata la prima in Italia a sospendere tutti gli accordi con Israele. Nel mondo, dopo le proteste studentesche statunitensi analoghe “acampade” sono sorte in ogni angolo del pianeta, arrivando in Canada, Messico, Australia, e Medioriente. Anche l’Europa è stata particolarmente colpita da questa ondata di contestazioni, e nello stesso periodo sono sorti campi di tende nel Regno Unito, in Francia, in Spagna, in Germania, e in numerosissimi altri Paesi del Vecchio Continente.

[di Dario Lucisano]

Banca Mondiale, oltre 2 miliardi all’Argentina per il sostegno sociale

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Il capo della divisione latinoamericana e caraibica della Banca Mondiale, Carlos Felipe Jaramillo, ha annunciato che l’istituto finanziario fornirĂ  all’Argentina oltre due miliardi di dollari in nuovi prestiti da utilizzare negli ambiti della sicurezza sociale, dell’istruzione, dei trasporti, e della lotta alla povertĂ . L’annuncio è arrivato in concomitanza con lo svolgimento del vertice del Fondo Monetario Internazionale, a cui il ministro dell’Economia argentino sta partecipando. L’Argentina si trova in una situazione economico-sociale molto critica, con un tasso di povertĂ  superiore al 50%. Dalla sua elezione, il Presidente argentino Javier Milei sta combattendo uno dei tassi di inflazione piĂą alti al mondo attraverso una campagna di austeritĂ .

L’Egitto ha definitivamente debellato la malaria

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Dopo tre anni di totale assenza di casi di contagio, arriva la conferma ufficiale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: l'Egitto ha sconfitto la malaria. «La malaria è antica quanto la stessa civiltà egiziana, ma la malattia che affliggeva i faraoni ora appartiene alla sua storia e non al suo futuro», ha dichiarato il dottor Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell'OMS, nell'annunciare la notizia al Paese. La notizia arriva dopo un secolo di sforzi per debellare la malattia. La malaria è una malattia mortale molto contagiosa, diffusa principalmente in Africa. Essa viene trasmes...

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La Polonia ha annunciato la chiusura del consolato russo di Poznan

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Il ministro degli Esteri polacco, Radoslaw Sikorski, ha annunciato di avere ordinato la chiusura del consolato russo presso la città di Poznan, accusando la Federazione di essere autrice di presunti «tentativi di boicottaggio». La chiusura dovrebbe avvenire nei prossimi giorni. Quello di Poznan è uno dei tre consolati moscoviti presenti nel Paese, che da mesi accusa la Russia di tentare di destabilizzare la Polonia in quanto territorio di transito di parte delle armi che arrivano in Ucraina; la Russia ha sempre smentito le accuse. Dopo la decisione polacca, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha annunciato che la Russia risponderà all’«azione ostile» del governo di Varsavia.

L’America Latina tra vette, foreste e deserti: un paradiso di biodiversitĂ  a rischio

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L’America Latina è un continente di superlativi, una terra in cui la natura ha dispiegato tutta la sua potenza e creatività. Estesa tra due oceani e attraversata dall’Equatore, questa vasta regione abbraccia un mosaico di ambienti che vanno dalle cime innevate delle Ande alle profonde foreste pluviali dell’Amazzonia, passando per i deserti aridi del Cile settentrionale e le savane del Cerrado brasiliano. Questa diversità geografica è il risultato di una storia geologica complessa, un intreccio di placche tettoniche prima e di fenomeni erosivi poi che, nel corso di milioni di anni, hanno dato o...

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Toscana, la protesta delle associazioni contro le nuove politiche venatorie della Regione

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Un gruppo di cittadini toscani ha lanciato una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni riguardo alle recenti modifiche alla legislazione venatoria della Regione Toscana. In un’email indirizzata alla Giunta Regionale e alla Coldiretti Toscana, e inoltrata alla redazione de L’Indipendente, i promotori hanno espresso preoccupazione per la gestione della fauna selvatica, in particolare a causa delle misure recentemente adottate dall’amministrazione contro i cinghiali e altre specie, avallate e promosse dalla principale organizzazione degli imprenditori agricoli. Il fulcro della protesta è la percezione di un approccio «anacronistico» e «retrogrado» nei confronti della fauna locale, alimentato da recenti modifiche alla normativa promosse da esponenti leghisti e immediatamente recepite dalla Giunta regionale, di opposto colore politico. Esse ampliano infatti il periodo di caccia in braccata ai cinghiali, introducendo pratiche come il foraggiamento attrattivo e l’utilizzo di visori notturni. Una forma di caccia che, sottolineano i promotori, fino a poco tempo fa «era raffigurabile come “bracconaggio”».

Le recenti decisioni, tra cui spiccano le deroghe previste dal Calendario Venatorio 2024-2025, hanno sollevato critiche soprattutto per il loro impatto sulla biodiversitĂ  e sulla sicurezza dei cittadini. «Scordiamoci le categorie “destra cattivi” e “sinistra buoni”», hanno scritto i promotori, puntando il dito contro «la Giunta “rossa” (di sangue) capitanata dalla vicepresidente Saccardi», che «sta portando avanti una vera e propria politica di massacro verso gli ungulati», autorizzando «preaperture ed eccezioni sempre a discapito degli animali». Secondo gli scriventi, infatti, l’attuale Giunta Regionale, guidata dalla vicepresidente Stefania Saccardi, ha adottato una linea che favorisce gli interessi agricoli a scapito dell’ecosistema. I promotori dell’iniziativa attaccano una Giunta che, a loro dire, «partecipa i tavoli decisionali portati avanti quasi sotto dettatura di Coldiretti Toscana, che ha dato vita a “campagne d’odio” vere e proprie verso la fauna autoctona», come dimostrerebbe il fatto che «i cinghiali sono criminalizzati in modo assurdo e stanno andando incontro ad uno sterminio». Gli stessi residenti, secondo i firmatari, rischiano infatti la loro incolumitĂ  poichĂ© la caccia viene estesa anche in orari notturni, creando situazioni potenzialmente pericolose per chi vive o possiede terreni nelle aree boschive.

Chiedendo di considerare alternative alla caccia indiscriminata, che vadano oltre gli interessi agricoli e rispettino i principi di salvaguardia della fauna previsti dalla legge, nella mail i promotori pongono due quesiti fondamentali alla presidente Saccardi ed ai dirigenti Scalacci e Ferretti: «Chi tutela le opinioni e gli interessi di tutti gli altri cittadini che non sono né iscritti a Coldiretti e né iscritti a Federcaccia, dal momento che le decisioni suoi calendari venatori (e tutte le enormi conseguenze che le stesse implicano per cittadinanza e ecosistema) seguono trattative che avvengono tra esclusive parti di categoria? Quali misure sono state prese per la sicurezza di chi, possedendo terreni e boschi privati, pagandone gli oneri dovuti ed avendo il diritto di recarvisi come e quando vuole, rischia la propria incolumità ora anche di notte?». I cittadini richiedono, dunque, «una posizione chiara della Giunta Regionale dato il proprio ruolo pubblico di rappresentanza istituzionale che si basa sul rispetto della Costituzione stessa come fonte sovraordinata».

La protesta non si limita alla sola difesa dei cinghiali. Si segnala infatti anche il rischio di declassamento del lupo, specie protetta in Italia, che potrebbe diventare oggetto di abbattimenti straordinari per ridurre la sua popolazione, come richiesto da alcune associazioni agricole. La Coldiretti Toscana ha infatti manifestato un sostegno esplicito all’apertura delle cacce al lupo, suscitando sdegno tra gli ambientalisti. Gli attivisti sostengono che una simile politica sia in palese contraddizione con la recente modifica dell’articolo 9 della Costituzione Italiana, che impone la tutela dell’ambiente e della biodiversità. La campagna di sensibilizzazione invita i cittadini a esercitare una pressione collettiva per rivedere le politiche ambientali della Regione.

[di Stefano Baudino]

Iraq, ucciso il leader dell’ISIS del Paese

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Le autoritĂ  irachene hanno dichiarato di avere ucciso nove membri del gruppo dello Stato Islamico nel Paese «tra cui il cosiddetto governatore del gruppo in Iraq», individuato in Jassim al-Mazrouei Abu Abdel Qader. Secondo quanto comunicano le forze di sicurezza irachene, al-Mazrouei aveva assunto il controllo del gruppo in Iraq da meno di un anno. L’operazione si è svolta sui Monti Hamrin, un crinale montuoso nel nord-ovest del Paese che da anni viene considerato una delle roccaforti di Daesh in Iraq. Anche gli Stati Uniti hanno preso parte all’uccisione, fornendo supporto tecnico alle forze irachene.

Amazzonia, la deforestazione illegale è aumentata di quasi il 20% in un anno

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Secondo un nuovo rapporto di Imaflora, il disboscamento illegale nell’Amazzonia brasiliana è aumentato del 19% nell’ultimo anno. Tra agosto 2022 e luglio 2023 sono stati disboscati illegalmente circa 126.000 ettari di foresta. Inoltre, le immagini satellitari analizzate mostrano che un terzo di tutto il legno abbattuto negli ultimi due o tre anni proviene da fonti illegali. La deforestazione illegale, oltre a degradare le foreste, rappresenta una grave minaccia per le popolazioni indigene, dato che il 16% del legno tagliato illegalmente in Amazzonia è in terre indigene.