giovedì 3 Aprile 2025
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Le tasse aumentano oppure no? Tutte le misure della nuova legge di bilancio

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Il Consiglio dei ministri ha approvato il Disegno di legge di bilancio 2025 e il Documento programmatico di bilancio (Dpb), un riepilogo di ciò che è contenuto nel Disegno di legge già arrivato alla Commissione europea. Complessivamente, le misure previste in manovra costeranno, in termini lordi, circa 30 miliardi nel 2025, più di 35 miliardi nel 2026 e oltre 40 miliardi nel 2027 e il rapporto deficit/Pil è previsto scendere dal 3,8% di quest’anno al 3,3% nel 2025, al 2,8% nel 2026, per poi attestarsi al 2,6% nel 2027. Come al solito, il teatrino della politica si è messo prontamente in moto: con le opposizioni che affermano che sia una manovra piena di nuove tasse e il governo che ribatte che non ce ne sono e anzi sono stati stanziati fondi per aiutare cittadini, imprese e anche la sanità. Come stanno realmente le cose? Ecco i principali punti contenuti.

Per iniziare il primo punto da tenere a mente è che si tratta di una manovra all’insegna dell’austerità, varata seguendo diligentemente le regole previste dalla riforma del Patto di Stabilità approvata lo scorso aprile dal Parlamento europeo. La legge di bilancio, infatti, sarà finanziata prevalentemente attraverso tagli della spesa pubblica e con il contributo di circa 3,5 miliardi di euro proveniente da banche e assicurazioni, mentre le coperture di bilancio saranno solo per circa un terzo in disavanzo, ossia a deficit. “Tenuto conto del nuovo quadro di regole europee e del contesto economico, negativamente influenzato dall’incertezza globale […], le misure contenute nel provvedimento si concentrano sulla riduzione della pressione fiscale e sul sostegno ai redditi medio-bassi dei lavoratori dipendenti e dei pensionati”, si legge sul sito della presidenza del Consiglio dei ministri.

Tra le misure principali della legge di bilancio 2025 c’è il taglio del cuneo fiscale in busta paga che diventa strutturale e non dovrà più quindi essere finanziato ogni anno, oltre alla conferma della riduzione a tre aliquote dell’Irpef, l’imposta sui redditi delle persone fisiche. La riduzione del cuneo fiscale dovrebbe comportare una riduzione dei contributi a carico dei lavoratori per i redditi medi e bassi, abbassando così il costo del lavoro e aumentando gli stipendi netti. Per quanto riguarda l’Irpef, invece, il reddito fino a 28 mila euro continuerà a essere tassato al 23 per cento, mentre fino al 2023 la soglia era fissata a 15mila euro, e per i redditi tra 15mila e 28mila euro si pagava il 25 per cento. Tra le altre novità, sarà introdotta la “Carta per i nuovi nati” che consiste in un bonus di 1000 euro ai genitori entro la soglia Isee di 40 mila euro. La “Carta dedicata a te” per l’acquisto di beni alimentari e di prima necessità sarà rifinanziata con 500 milioni, mentre il bonus ristrutturazioni sarà mantenuto al 50%, ma solo per le prime case; per le altre scende al 36%. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, ha inoltre confermato che la manovra stanzierà anche le risorse per il periodo 2025-27. Per quanto riguarda le pensioni, non ci saranno riforme strutturali, ma solo una possibile indicizzazione delle stesse rispetto all’inflazione e un aumento delle pensioni minime.

Nota dolente della Legge di bilancio è il taglio del 5% alle spese dei ministeri che fa della manovra una manovra restrittiva come tutte quelle che si sono approvate negli ultimi decenni e in particolare dal governo Monti (2011) in avanti. A salvarsi dai tagli saranno solo la sanità, gli enti locali e i Comuni e il settore della Difesa. All’ambito sanitario saranno destinati 3,5 miliardi aggiuntivi, provenienti da banche e assicurazioni, per l’assunzione di 30 mila nuovi medici e infermieri, come ha spiegato la stessa Giorgia Meloni. Non si tratterebbe di una tassa sugli extraprofitti, come avrebbe voluto la Lega, ma di un anticipo sulle Dta (le imposte differite attive) pari a circa tre miliardi. Non mancano poi i fondi per la Difesa, secondo i canoni dettati dalla NATO e dalla nuova strategia europea per la competitività, stilata da Mario Draghi, che prevede, tra le altre cose, più fondi per lo sviluppo del settore di armi e difesa. Non a caso, il MEF ha sottolineato che “il disegno di legge di bilancio stanzia anche risorse per assicurare che, successivamente al termine del Pnrr, l’andamento della spesa per investimenti pubblici sia coerente con i requisiti della nuova governance europea”.

In definitiva, il governo autodefinitosi sovranista di Giorgia Meloni non è riuscito a far altro che piegarsi ai rigidi vincoli fiscali imposti dall’impalcatura economica europea, rafforzati dal nuovo Patto di Stabilità che, tra le altre cose, prevede che gli Stati con un debito particolarmente alto dovranno concordare un piano di riduzione del debito quadriennale o settennale con la Commissione che – di fatto – permetterà a quest’ultima di stabilire e imporre un percorso cogente di risparmio, entrando a gamba tesa nelle decisioni economiche nazionali. Si tratta di un modello che priva sempre di più gli stati della loro sovranità con il pretesto della riduzione del debito pubblico. Non a caso, tutti i partiti italiani si sono astenuti o hanno votato contro l’approvazione del Patto di Stabilità, salvo essere ora obbligati a osservarlo scrupolosamente. Per la prima volta quest’anno, infatti, il governo italiano ha inviato alla Commissione il Piano strutturale di bilancio (PSB), con un percorso di riforme che potrà estendersi fino a sette anni e che costituisce la base della Legge di bilancio. Quest’ultima sarà ora discussa dalle Camere, che potranno proporre degli emendamenti, e dovrà essere approvata entro il 31 dicembre 2024 per entrare in vigore il 1° gennaio 2025.

[di Giorgia Audiello]

Media: “Il piano di Israele per l’attacco all’Iran è pronto”

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Il piano di Israele per rispondere all’attacco dell’Iran del 1° ottobre sarebbe già pronto: lo ha riferito «una fonte a conoscenza della questione» alla CNN, che ha poi contattato il Ministero della Difesa israeliano per chiedere un commento. Secondo una fonte, diversi funzionari di Tel Aviv ed il primo ministro Benjamin Netanyahu avrebbero già assicurato agli Stati Uniti che l’eventuale contrattacco sarà «limitato ad obiettivi militari e non a impianti petroliferi o nucleari».

UE in tregua con X: non dovrà rispondere al Digital Markets Act

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Dopo mesi di scontri, la Commissione Europea concede una tregua alla piattaforma X rilevando che il social di Elon Musk non dovrà rispondere agli obblighi del Digital Markets Act, ovvero la normativa progettata per regolamentare le pratiche delle grandi piattaforme digitali con lo scopo di garantire concorrenza equa e prevenire comportamenti anticoncorrenziali. Lo riporta il sito ufficiale della Commissione, la quale spiega che X non presenta i parametri per rientrare tra le big designate come “gatekeeper” che devono rispondere alle norme Ue.

Benjamin Netanyahu e la banalità del male

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In questi ultimi giorni l’esercito israeliano ha deliberatamente attaccato le basi dell’UNIFIL, la missione di pace dell’Onu presente nel Sud del Libano. Il compito dell’UNIFIL che dispone di circa cinquanta basi è di far rispettare le condizioni di disarmo previste dagli accordi internazionali. Questo episodio apparentemente insignificante all’interno di una guerra sanguinosa come quella portata avanti da Israele merita di essere approfondito. Non tanto per ciò che rivela su Israele, ma per ciò che rivela del modo in cui l’Occidente sta gestendo e sta portando avanti i suoi rapporti con Israele.

Poco dopo l’inizio dell’invasione, l’esercito israeliano aveva ordinato all’UNIFIL di evacuare le proprie basi che si trovavano nelle vicinanze della Blue Line, il confine di fatto tra Israele e il Libano. Quando i paesi che hanno aderito alla missione si sono rifiutati di sottostare all’ordine, l’esercito israeliano ha pensato bene di attaccare l’UNIFIL. La motivazione ufficiale è sempre la stessa: sbarazzarsi dei miliziani di Hezbollah che si trovavano nelle vicinanze delle basi. Vale la pena sottolineare come la possibilità di decimare i miliziani di Hezbollah sia sempre stata la scusa ufficiale di Israele per giustificare qualsiasi attacco, anche contro i campi profughi, ospedali, tendopoli di civili. Proprio poche ore fa Israele ha bombardato l’ennesimo ospedale e una scuola usata come rifugio nel campo profughi di Nuseirat. Crimini sempre passati in sordina nell’agenda politica dell’UE.

L’effetto immediato degli attacchi contro le basi ONU, invece, è stato di aver sollevato, per la prima volta dal 7 ottobre, una condanna nei confronti delle «azioni di guerra» israeliane. Dopo un anno di silenzio assordante l’Europa sembra essersi destata dal suo torpore. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha condannato gli attacchi alle basi dell’UNIFIL. «Un attacco contro una missione di pace delle Nazioni Unite è irresponsabile e non è accettabile». E ha chiesto a Israele di rispettare il diritto umanitario internazionale. Proteste e accuse si sono sollevate dai paesi membri dell’Unione Europea. 

Il presidente del consiglio Giorgia Meloni visita il contingente italiano in missione nel Libano

Il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha parlato addirittura di crimini di guerra: «Gli atti ostili compiuti e reiterati dalle forze israeliane potrebbero costituire crimini di guerra, si tratta di gravissime violazioni alle norme del diritto internazionale, non giustificate da alcuna ragione militare». Subito dopo gli si è accodata Giorgia Meloni, accusando Tel Aviv di avere violato la legge internazionale e definendo «inammissibile» l’attacco sferrato.  

Se si dovessero sintetizzare le accuse mosse a Tel Aviv, non ci sarebbe parola più opportuna di pantomima. Per mesi Israele ha bombardato indiscriminatamente i civili di Gaza, uccidendo uomini, donne e bambini. Per mesi il governo israeliano ha preso volutamente e coscientemente di mira i campi profughi, derubricando le vittime tra i civili come uno spiacevole ma necessario effetto collaterale della sua guerra contro Hamas. Israele ha collezionato una serie impressionante di crimini di guerra, eppure non si è mai levata una voce in difesa di questi morti. Ma non appena Israele ha colpito le basi e gli interessi dell’Onu, i leader dei vertici europei hanno fatto tuonare la loro voce e si sono riempiti la bocca di parole come «crimini di guerra» e «violazioni del diritto internazionale». 

Naturalmente queste prime accuse di crimini di guerra riguardando esclusivamente gli attacchi mossi contro le basi  dell’UNIFIL, e non nascono da un improvviso risveglio di solidarietà nei confronti dei civili sterminati dall’esercito Israeliano. Ecco perché si tratta di una pantomima, una pantomima che diventa grottesca quando per dare enfasi allo sdegno contro uno stato che minaccia interessi di natura politica, ci si serve di parole come crimini di guerra, quando sui veri crimini di guerra commessi da Israele il silenzio è stato assoluto.

Vale la pena allora rispolverare un concetto espresso nel saggio di Hanna Arendt, La banalità del male: «Quel che ora penso veramente è che il male non è mai radicale, ma soltanto estremo e che non possegga né profondità né una dimensione demoniaca. Esso può invadere e devastare il mondo intero, perché si espande sulla superficie come un fungo. Esso sfiga come ho detto il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, di andare alle radici, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato e non trova nulla». 

Poco dopo la Arendt aggiunge che il «male non ha radici» ecco perché non conosce limiti. Cosa significa che il male non ha radici? Per spiegare questo concetto la Arendt porta come esempio Adolf Eichmann, un uomo insignificante in termini di comando, ordinario, apparentemente inoffensivo che fu però il responsabile dello sterminio di migliaia di ebrei. Eichmann era l’uomo che materialmente provvedeva ad organizzare i convogli che trasportavano i deportati verso Auschwitz. Al termine della guerra il processo contro Eichmann durò otto mesi. Emersero nel corso di questo processo dettagli raccapriccianti. Molti di coloro che dovevano essere deportati ad Auschwitz, venivano fucilati prima di giungere a destinazione a gruppi di tre/quattrocento. Coloro che non morivano all’istante per i colpi inferti, venivano letteralmente sepolti vivi assieme ai cadaveri. Per difendersi da queste accuse Eichmann diede la risposta più banale e scontata di tutte: «obbedivo a degli ordini».

”L’uomo nella cabina di vetro”: il responsabile della ”soluzione finale” Adolf Eichmann a processo

Per la Arendt il male non ha radici, perché resta in superficie, coglie soltanto l’ovvio, ciò che accade e ciò che sta accadendo in un determinato momento senza cogliere né il prima né il dopo di un determinato evento né il suo perché. Il vero responsabile della Shoah non fu Hitler o il suo stato maggiore, così come i responsabili del genocidio dei palestinesi non sono Netanyahu e i ministri israeliani. Il male non ha una struttura piramidale ma è una catena di montaggio: ogni singolo individuo, ogni singolo soldato israeliano che si è reso partecipe dei bombardamenti contro i civili è il diretto corresponsabile, l’esecutore di tali crimini.

Se Netanyahu condivide con Hitler l’assoluto disprezzo per la vita umana e il disinteresse verso la morte che provoca, anche se la sua politica non è sorretta da un’ideologia razziale o da qualche delirio eugenetico, in questo teatro di guerra l’Occidente interpreta la parte di Adolf Eichmann. L’uomo cioè che nel saggio della Arendt è la personificazione del muto consenso tanto necessario quanto imprescindibile che rende effettivamente possibile il male.

[di Guendalina Middei, in arte Professor X]

Nigeria, esplode un’autocisterna: almeno 94 morti

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Martedì sera, nei pressi di Majiya, villaggio nello Stato nigeriano di Jigawa, è esplosa un’autocisterna, uccidendo almeno 94 persone, e ferendone gravemente almeno 50. La notizia è stata data oggi da un portavoce della polizia, che ha comunicato che il veicolo si sarebbe cappottato, e avrebbe così «iniziato a versare il carburante in un canale di scolo». I residenti locali si sarebbero dunque «precipitati a raccogliere il carburante» e poi, in una dinamica ancora poco chiara, l’autocisterna sarebbe esplosa. Secondo le autorità, questo primo bilancio delle vittime è destinato ad aumentare.

L’azienda di Stato Leonardo S.p.a. dà vita al colosso europeo delle armi

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Dopo mesi dall’annuncio estivo, l’azienda italiana di difesa Leonardo S.p.A. ha ufficializzato una partnership con l’azienda tedesca Rheinmetall per la costituzione di un colosso europeo delle armi. L’accordo prevede investimenti di oltre 20 miliardi di euro in dieci anni che, essendo Leonardo S.p.A. un’azienda a partecipazione statale, saranno finanziati con fondi pubblici. La nuova joint venture (associazione di imprese di natura temporanea finalizzata all’esecuzione di un progetto) produrrà centinaia di carri armati e cingolati leggeri, e intende lanciare sul mercato un nuovo modello di carro armato pesante europeo nell’ambito del progetto Main Ground Combat System. Il progetto Leonardo Rheinmetall Military Vehicles (LRMV) prevede una partecipazione paritetica, con la maggior parte delle attività da svolgersi in Italia, principalmente nella provincia di La Spezia, dove Leonardo sta già pensando di cercare nuove aree da acquisire e destinare alla produzione bellica.

Il progetto LRMV era stato preannunciato a luglio, e dopo l’ufficializzazione di ieri attende solo il perfezionamento degli accordi e la costituzione della società, che dovrebbero arrivare entro il primo trimestre del 2025. Il piano prevede il rinnovamento delle flotte terrestri Dardo (la flotta di fanteria) e Ariete (l’attuale carro armato da combattimento standard dell’esercito italiano), con la costruzione di un migliaio di veicoli cingolati leggeri, 280 carri armati, ma anche varianti antiaeree, da ricognizione e anticarro, nonché veicoli da recupero, da ingegneria e posaponti. I mezzi pesanti dell’attuale flotta Ariete verranno ammodernati con la messa a punto del nuovo IMBT, Italian Main Battle Tank. Quest’ultimo sarà basato sul carro armato tedesco Panther, prodotto proprio da Rheinmetall, e sarà dotato della piattaforma da combattimento di Lynx, altro carro armato Rheinmetall, che andrà a integrare l’attuale sistema AICS, Armored Infantry Combat System.

L’accordo, insomma, prevede l’ammodernamento e il potenziamento delle flotte terrestri italiane, che si baseranno sulle tecnologie tedesche, adattandole al contesto italiano. Il nuovo carro IMBT prevede un investimento di oltre 8 miliardi di euro (di cui 5,5 finanziati), mentre per il programma di aggiornamento di AICS sono previsti 15 miliardi (di cui 6,4 già finanziati) per un valore complessivo di oltre 23 miliardi. Rheinmetall e Leonardo saranno azionisti paritari della nuova LRMV. Il 50% di Rheinmetall sarà posseduto al 40% da Rheinmetall AG (l’azienda tedesca) e al 10% da Rheinmetall Italia. La società avrà sede a Roma, e le attività si svolgeranno al 40% in Germania e al 60% in Italia, principalmente nella città di La Spezia.

La joint venture Leonardo-Rheinmetall rispetta a pieno titolo i consigli forniti dal cosiddetto “Rapporto Draghisulla competitività europea, in cui il banchiere invita allo sviluppo di progetti congiunti, sottolineando particolarmente l’importanza strategica del settore della difesa per il futuro del Vecchio Continente. Leonardo e Rheinmetall sono infatti rispettivamente le maggiori industrie italiana e tedesca nel campo degli armamenti. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute, uno dei più importanti e longevi istituti indipendenti per gli studi sulla pace al mondo, Leonardo, con i suoi oltre 12 miliardi di fatturato, risulta la dodicesima produttrice di armi per guadagno al mondo, seconda nel continente, e prima nell’Unione Europea. Molti dei suoi guadagni del 2023 derivano anche dalla guerra a Gaza. L’annuncio dell’accordo, inoltre, sembra essere particolarmente in linea con i piani del governo Meloni, che durante il suo mandato ha aumentato la spesa per la difesa, nonché per l’acquisto di aerei e carri armati. La stessa città di La Spezia è al centro di un grande progetto che intende riqualificare la base militare della città così da adeguarle allo standard NATO. In generale, negli ultimi anni l’Italia ha aumentato l’esportazione di armamenti, così come la spesa militare, che nell’ultimo decennio risulta più che raddoppiata.

[di Dario Lucisano]

Global Gateway: come i soldi pubblici europei vengono drenati verso i colossi privati

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Nel 2021 la Commissione Europea, sotto la guida di Ursula von der Leyen, ha lanciato il programma Global Gateway, che si propone di investire circa 300 miliardi di euro in progetti infrastrutturali in vari Paesi del Sud del mondo, soprattutto in Africa. I settori cardine sono il digitale, il clima e l’energia, i trasporti, la salute, l’istruzione e la ricerca. L’iniziativa è stata vista come un’alternativa alla Nuova via della Seta cinese: a differenza di quest’ultima, secondo la Commissione, Global Gateway vorrebbe incoraggiare i legami e non le dipendenze. Tuttavia, secondo un rapporto redatto da Oxfam, Counter Balance ed Eurodad, il programma dirotterà ingenti risorse pubbliche verso multinazionali e gruppi privati, riservando solamente una quantità irrisoria di risorse a progetti di lunga durata e di beneficio per le comunità.

Global Gateway mobiliterà circa 300 miliardi di euro fino al 2027, provenienti dalle istituzioni economiche e finanziare dell’UE, dei suoi Stati membri e dal budget per gli aiuti allo sviluppo. Come spiegato dalla Commissione Europea, il piano garantirà «investimenti per progetti sostenibili e di alta qualità, tenendo conto delle esigenze dei Paesi partner e garantendo benefici duraturi per le comunità locali. Ciò consentirà ai partner dell’UE di sviluppare le loro società ed economie, ma creerà anche opportunità per il settore privato degli Stati membri dell’UE di investire e rimanere competitivo, garantendo nel contempo i più elevati standard ambientali e del lavoro, nonché una sana gestione finanziaria [..] Global Gateway è il contributo dell’UE alla riduzione del divario globale in termini di investimenti a livello mondiale. È in linea con l’impegno assunto dai leader del G7, a partire dal giugno 2021, di avviare un partenariato infrastrutturale basato sui valori, di alto livello e trasparente, per soddisfare le esigenze globali di sviluppo delle infrastrutture. Il Global Gateway è inoltre pienamente allineato con l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e i suoi obiettivi di sviluppo sostenibile, nonché con l’Accordo di Parigi». Come sottolineato dal nuovo report Who profits from the Global Gateway? The EU’s new strategy for development cooperation, redatto da Oxfam, Counter Balance e Eurodad, tra il 2023 e il 2024 Global Gateway ha lanciato 225 progetti di cui il 49% riguarda il clima e l’energia, il 22% i trasporti, il 13% il digitale, il 9% la sanità e il 7% l’istruzione. Solo il 16% riguarda settori chiave, come istruzione e sanità, in grado di avere un impatto duraturo sulle comunità più povere.

Non solo. Su 40 progetti presi in esame dal rapporto, 25 sosterranno multinazionali europee come Siemens, Moller Group, Suez o BioNTech. Almeno 7 aziende (Moller Maersk, Enel, Meridiam, Orange, Nokia, Total Energies e Siemens) che fanno parte del Global Gateway Business Advisory Group, il gruppo di esperti istituito dalla Commissione Europea e composto da 59 grandi aziende e associazioni imprenditoriali, hanno firmato contratti finanziati con i fondi del Global Gateway, andando quindi a creare un enorme conflitto di interessi. Come punto di partenza del suo nuovo mandato a capo della Commissione UE, Ursula Von der Leyen ha spiegato che un pilastro importante della politica estera economica dell’UE sarà costituito dalle partnership e dagli investimenti comuni attraverso il Global Gateway. Quest’ultimo, come spiegato nel rapporto, è quindi divenuto un «approccio centrale all’azione esterna, influenzando sempre di più altre politiche chiave dell’UE, come il Green Deal Industrial Plan e il Critical Raw Materials Act. Allo stesso tempo, le azioni dell’UE per implementare il Global Gateway rischiano di contraddire i suoi stessi impegni a sostenere elevati standard di diritti umani, sociali e dei lavoratori, trasparenza, creazione di partnership paritarie anziché dipendenze e offerta di un programma di investimenti democratico»

D’altronde, però, già dalla sua realizzazione, il Global Gateway è stato concepito unilateralmente dalla Commissione, escludendo i Paesi del Sud del mondo dal suo processo di progettazione, governance e definizione delle priorità fin dall’inizio. Gli organi eletti, la società civile e gli esperti indipendenti nei Paesi beneficiari non hanno avuto, e non hanno, alcun ruolo significativo nel processo decisionale o nella responsabilità. Questo è esplicativo di come l’intento iniziale, al di là della retorica utilizzata nella sua presentazione, fosse principalmente quello di soddisfare le esigenze economiche e geopolitiche dell’UE, specie dei suoi colossi privati.

[di Michele Manfrin]

Australia, annunciato piano da 250 miliardi per la flotta sottomarina

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Il ministro della Difesa australiano ha annunciato un piano ventennale per potenziare la flotta sottomarina del Paese. Il progetto prevede l’espansione di un cantiere navale nell’area occidentale del Paese, che diventerà un centro di manutenzione per i sottomarini a propulsione nucleare, e produrrà nuovi mezzi da sbarco e fregate multiuso per la marina. Gli investimenti fanno parte dell’accordo AUKUS tra Australia, USA e Regno Unito, che include l’acquisto di cinque sottomarini statunitensi entro il 2030 e un programma di produzione congiunta con il Regno Unito entro il 2040. Dopo un investimento iniziale di 85 milioni in tre anni, il governo investirà circa 245 miliardi di dollari entro il 2055.

Il Brasile è riuscito a debellare la grave malattia tropicale della filariosi linfatica

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filariosi linfatica

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha ufficialmente riconosciuto al Brasile l'eliminazione della filariosi linfatica come minaccia di salute pubblica. Questa malattia tropicale debilitante, trasmessa dalle zanzare, ha per secoli colpito milioni di persone, causando gonfiori cronici, disabilità gravi e grandi sofferenze. La filariosi linfatica si contrae solitamente durante l’infanzia, quando parassiti filariali penetrano nell'organismo attraverso le punture di zanzara - in sostanza, piccoli vermi si sviluppano nei vasi linfatici, mettendosi in circolo nel sangue. Sebbene l’infezione ...

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UE, approvata la direttiva su rider e lavoratori digitali

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Dopo quasi tre anni di negoziati, la direttiva europea sui diritti dei lavoratori delle piattaforme digitali è diventata legge. Ieri, i Paesi membri hanno dato l’ultimo via libera, chiudendo un processo iniziato nel dicembre 2021 con la proposta della Commissione Europea. La nuova normativa prevede una maggiore trasparenza nell’uso degli algoritmi per la gestione delle risorse umane e il diritto per i lavoratori di contestare decisioni automatizzate. Punto centrale della direttiva è il contrasto al lavoro autonomo fittizio, fenomeno che colpisce circa 5,5 milioni di lavoratori in Europa. Gli Stati membri avranno ora due anni per adattare la legislazione nazionale alle nuove regole.