Il presidente Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per cancellare le sanzioni statunitensi contro la Siria. Con tale decisione, Trump pone fine all’isolamento finanziario del Paese e riapre i canali con il Paese, per «fornire alla Siria una possibilità di farcela». Le sanzioni contro l’ex presidente siriano deposto Bashar al-Assad, i suoi collaboratori, i responsabili delle violazioni dei diritti umani, i trafficanti di droga, le persone legate alle attività con armi chimiche, lo Stato Islamico e gli affiliati di gruppi come ISIS e alleati rimarranno attive.
Messico, trovati 20 corpi
Le autorità messicane hanno trovato 20 corpi nello stato occidentale di Sinaloa, molti dei quali all’interno di un furgone. La notizia è stata data all’agenzia di stampa Reuters dall’ufficio del procuratore di Stato messicano, e arriva in un contesto di crescente violenza nella zona legata alla criminalità organizzata. Secondo quanto comunica Reuters, la procura avrebbe affermato che 16 corpi sarebbero stati trovati all’interno di un furgone e altri quattro sarebbero stati scoperti su un ponte sulla stessa autostrada vicino a Culiacán, capoluogo dello Stato. Almeno 6 vittime sarebbero state decapitate.
Palantir: l’azienda di sorveglianza del governo USA

L’ascesa di Palantir, la controversa azienda di sorveglianza co-fondata da Peter Thiel e guidata da Alex Karp, sta ridefinendo il rapporto tra tecnologia, governo e sorveglianza. L’azienda, da sempre legata a contratti, appalti e legami con il governo federale, sotto l’amministrazione Trump sta godendo del rapporto di Thiel con il Presidente, avendolo sostenuto finanziariamente e politicamente. Le accuse di aggregazione massiva di dati personali dei cittadini statunitensi da parte delle agenzie governative, senza un’adeguata supervisione, hanno scatenato allarmi su un potenziale strumento di spionaggio centralizzato. Nonostante queste preoccupazioni, che avrebbero dovuto causare un problema all’azienda tecnologica, Wall Street ha risposto con un’impennata del prezzo delle azioni di Palantir, consolidando l’azienda tra i giganti.
Un modello di business tra profitto e controversie

Alex Karp, CEO di Palantir, durante una recente chiamata con gli investitori, ha apertamente celebrato il successo finanziario dell’azienda, collegandolo a operazioni che, con discutibile retorica, ha definito «omicidi di massa». «Palantir è qui per sconvolgere e rendere le istituzioni con cui collaboriamo le migliori al mondo e, quando necessario, per spaventare i nemici. E a volte, ucciderli» ha dichiarato Karp, esprimendo «super-orgoglio» per il ruolo dell’azienda in «luoghi di cui non possiamo parlare», e ha persino predetto «un’interruzione» sociale che sarebbe stata «molto buona per Palantir», suggerendo che la sua tecnologia potesse aiutare le élite a mantenere il controllo durante periodi di disordini.
Il coinvolgimento di Palantir con gli apparati di sicurezza e di intelligence statunitensi e israeliani è appurato (ve ne abbiamo già parlato in relazione all’appoggio a Trump di Peter Thiel, mentore del vice-presidente Vance, durante la campagna presidenziale). La Striscia di Gaza è un esempio lampante delle operazioni della società. Qui, i prodotti Palantir assistono Israele in un sistema di targeting IA chiamato Lavanda, accusato di dirigere operazioni di targeting per l’uccisione in massa di palestinesi. Karp ha riconosciuto il coinvolgimento, insistendo che le vittime fossero «per lo più terroristi», sollevando gravi questioni etiche.
Il 2 giugno, il prezzo delle azioni ha raggiunto un massimo storico, con un balzo del 512% anno su anno, portando il valore di mercato a circa 311 miliardi di dollari. Questa crescita è stata trainata da una serie di contratti redditizi con agenzie governative statunitensi dall’inizio dell’amministrazione Trump e dalle aspettative di futuri accordi.
L’espansione della sorveglianza domestica e globale
Il New York Times ha collegato questo aumento di valore della società ad un ordine esecutivo di Trump di marzo in cui prefigura la realizzazione di una massiccia e fluida condivisione di dati tra agenzie governative tramite l’applicazione Foundry di Palantir. L’azienda ha rastrellato oltre 113 milioni di dollari in appalti federali dall’insediamento di Trump, con un contratto esistente con il Dipartimento della Difesa rafforzato di 795 milioni di dollari, arrivando ad un totale di 1,3 miliardi di dollari in commesse governative.

Palantir fornisce al Pentagono il software di targeting AI Maven, usato dalla NATO in teatri di guerra come Siria, Yemen e Ucraina. Il contratto durerà almeno fino a maggio 2029. La predilezione di Trump per Palantir, del suo sostenitore Thiel, ha portato Foundry, strumento di analisi e archiviazione dati, in almeno quattro agenzie federali, incluso il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS) e il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani. Ora sono in corso discussioni con l’Amministrazione della Sicurezza Sociale e l’Internal Revenue Service per l’adozione. Questo facilita la fusione di enormi set di dati dei cittadini.
La selezione di Palantir è avvenuta tramite il Dipartimento per l’Efficienza del Governo (DOGE)di Elon Musk, con il coinvolgimenti di diversi ex dipendenti di Palantir e aziende finanziate da Thiel. Sebbene il New York Times si sia concentrato sui rischi di una tale accentuazione di potere privato sull’aggregazione di dati sotto l’amministrazione Trump, ha ammesso che Palantir ha lavorato a lungo con il governo federale, quindi anche sotto l’amministrazione Biden, incluso il lavoro svolto nei Centri per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie durante la gestione e la distribuzione dei vaccini Covid.
Palantir come spina dorsale della sicurezza nazionale privatizzata

Come riportava Bloomberg nel 2018, durante la prima presidenza Trump, Palantir è stata centrale negli sforzi contro il presunto programma nucleare iraniano, creando Mosaic, uno strumento analitico predittivo usato da agenzie internazionali e statunitensi per visualizzare collegamenti tra individui, luoghi e materiali nucleari. Questo lavoro rispecchia i servizi forniti a CIA, DHS, FBI e Pentagono, che regolarmente consegnano enormi quantità di dati all’azienda.
Documenti resi noti da Edward Snowden già nel 2013 indicano che l’intelligence statunitense e britannica (NSA e GCHQ) hanno fatto ampio uso dei prodotti Palantir, elogiandone l’intuitività e la potenza. Così come l’esercito nei teatri di guerra, anche le forze di polizia utilizzano lo strumento di aggregazione dati Gotham. Documenti di addestramento del dipartimento di polizia di Los Angeles hanno rivelato l’enorme volume di dati raccolti sui cittadini – inclusi sesso, razza, dettagli di contatto, storia lavorativa, tatuaggi e cicatrici età. – evidenziando l’ampiezza del controllo e della sorveglianza.
I servizi di Palantir sono costosi, con abbonamenti a Gotham che costano milioni di dollari all’anno. I fondatori dell’azienda, con Karp che vanta un patrimonio personale stimato in 12,2 miliardi di dollari, sono diventati estremamente ricchi, permettendo alla società di quotarsi in borsa nel settembre 2020.
Consolidamento di potere e profitti
L’affinità personale di Peter Thiel e Trump e le strette relazioni con membri chiave del gabinetto del presidente hanno facilitato l’ingresso di Palantir in aree governative sensibili, e in un momento di grandi turbolenze interne alla società statunitense. Tuttavia, la traiettoria attuale dell’azienda è il risultato di anni di sviluppo. Avendo penetrato lo stato di sicurezza nazionale dei paesi occidentali, Palantir sta lavorando per consolidare una rete transatlantica di controllo, caratterizzata da poteri senza precedenti, impatto crescente su scala globale e giganteschi profitti profitti. Palantir incarna la convergenza tra tecnologia avanzata e potere statale. La sua capacità di aggregare ed elaborare dati su vasta scala, unita ai suoi profondi legami con le amministrazioni governative e la partecipazione in contesti di conflitto, la rende un attore centrale nel dibattito globale su privacy, sorveglianza e responsabilità etica nell’era digitale. Le sue implicazioni, sia negli Stati Uniti che a livello internazionale, sono profonde e continuano a ridefinire i confini tra sicurezza nazionale, libertà individuali e il potere in espansione delle corporazioni tecnologiche.
Serbia, in 100 mila tornano in piazza contro il governo per chiedere elezioni anticipate
Cortei, barricate, scontri. La situazione in Serbia è tornata incandescente, con il rilancio della mobilitazione guidata dagli studenti contro corruzione e malaffare. Nel fine settimana, a Belgrado, più di centomila persone sono scese in strada per chiedere le dimissioni del governo ed elezioni anticipate. Richieste che il presidente Aleksandar Vucic ha prontamente rigettato, rispondendo a colpi di repressione. Gli studenti hanno denunciato un clima di «brutalità poliziesca eseguita per conto dell’autocrate Vucic», fatto di cariche, manganellate e inseguimenti. All’alba di domenica si contavano almeno 8 manifestanti feriti e 10 arresti. A ciò si aggiungono i fermi di questa mattina, quando la polizia ha rimosso le barricate precedentemente installate dai manifestanti nella capitale e in decine di altre città serbe.
Le ultime 48 ore restituiscono l’immagine di una Serbia in fermento, come si era vista nel marzo scorso, quando trecentomila persone hanno sfilato in piazza contro il governo e il presidente Vucic. Si tratta di segni di continuità rispetto alla rabbia sociale esplosa a fine 2024, quando il crollo della tettoia della stazione di Novi Sad ha provocato sedici morti e oltre trenta feriti. La notizia che inchiodava i precedenti lavori di restauro come irregolari e affidati dal governo a una ditta cinese senza i dovuti passaggi è stata benzina sul fuoco: il popolo serbo, guidato dagli universitari, si è presto organizzato contro clientelismo e corruzione, mettendo nel mirino la gestione del potere da parte di Vucic. Nel corso dei mesi le diverse richieste degli studenti — come la pubblicazione dei documenti sui lavori a Novi Sad o l’aumento del 20% del budget per l’istruzione universitaria — si sono ridotte a una, complice il muro istituzionale eretto da Vucic: elezioni presidenziali e parlamentari anticipate. I serbi lo hanno ricordato anche sabato scorso a Belgrado, quando si sono riuniti a piazza Slavija con cartelli contro il Partito Progressista Serbo (SNS) guidato da Vucic, striscioni col logo del movimento studentesco e bandiere e simboli nazionali. Il simbolismo è insito anche nella scelta della data: il 28 giugno, infatti, si celebra il martirio di San Vito e l’anniversario della battaglia di Kosovo polje del 1389, fonte del sentimento nazionalistico serbo.
La manifestazione si è formalmente conclusa poco dopo il tramonto, ma molti dei presenti sono rimasti in strada tra piazza Slavija e le vie adiacenti, dove la polizia in assetto antisommossa ha caricato e inseguito diversi gruppi di manifestanti. Contestualmente si sono registrati scontri con altri gruppi: da un lato lancio di pietre e bottiglie, dall’altro lacrimogeni e manganelli, cui hanno fatto seguito diversi arresti. Altri studenti erano stati fermati in precedenza con l’accusa di aver pianificato un cambio violento dell’ordine costituzionale. In risposta alla repressione, i manifestanti hanno bloccato nella notte diversi punti strategici di Belgrado e di altre città serbe con cassonetti, recinzioni e tende. Questa mattina la polizia ha rimosso le barricate, arrestando altre persone presenti. Gli studenti rilanciano, invitando la popolazione a una nuova serata di mobilitazione.
Nel tentativo di calmare gli animi dopo la manifestazione oceanica di inizio marzo, Vucic ha nominato un nuovo esecutivo accogliendo le dimissioni del precedente, anch’esso finito sotto la lente di studenti e lavoratori. La carta giocata dal presidente serbo non ha tuttavia portato i frutti sperati, complice il muro eretto nei confronti delle rivendicazioni dei manifestanti, bollati a più riprese come criminali, terroristi e agenti pagati dall’estero. Sono continuate nel frattempo le minacce di arresti e ritorsioni, come la privatizzazione delle università pubbliche. Gli studenti, dalle università occupate, non sono arretrati, lanciando una nuova fase della mobilitazione con l’obiettivo di ottenere le dimissioni del nuovo governo ed elezioni anticipate, sia parlamentari sia presidenziali, ad oggi previste per il 2027.
In Francia è entrato in vigore il divieto di fumare all’aperto
Da ieri, domenica 29 giugno, in Francia è ufficialmente vietato fumare in numerosi spazi pubblici all’aperto, in particolare in quelli frequentati da bambini. Il divieto riguarda spiagge, parchi e giardini pubblici, pensiline degli autobus e le immediate vicinanze di scuole, biblioteche, impianti sportivi e piscine: in questi ultimi casi, non si potrà fumare entro un raggio di almeno dieci metri. La misura, fortemente voluta dal Ministero della Salute e pubblicata in Gazzetta Ufficiale sabato scorso, ha l’obiettivo di ridurre l’esposizione dei minori al fumo passivo e di spingere i cittadini a smettere di fumare.
«Dove ci sono bambini, il tabacco deve scomparire. Un parco, una spiaggia, una scuola: sono luoghi dove giocare, imparare e respirare. Non per fumare», ha dichiarato la Ministra della Salute Catherine Vautrin insieme al ministro delegato per la Salute Yannick Neuder. La misura si inserisce nel programma nazionale di controllo del tabacco 2023-2027, che punta a una «generazione senza tabacco» entro il 2032. Il decreto prevede multe per i trasgressori a partire da 135 euro, con la possibilità di sanzioni fino a 750 euro in casi particolari. Tuttavia, il ministero della Salute ha annunciato che, in questa prima fase di applicazione, non ci saranno multe immediate: sarà infatti adottato un approccio educativo, per consentire ai cittadini di abituarsi gradualmente al nuovo regolamento. Un ulteriore testo di legge specificherà nei prossimi giorni la segnaletica – probabilmente un pittogramma – da usare per delimitare le nuove zone senza fumo.
Nonostante l’ampiezza del provvedimento, alcune eccezioni hanno sollevato critiche. Il divieto non riguarda infatti le sigarette elettroniche – molto diffuse tra i giovani – né i dehors e le terrazze dei bar e ristoranti, dove dunque si potrà continuare a fumare. Una scelta che ha suscitato la disapprovazione di diverse associazioni antifumo e dell’Alleanza francese contro il tabacco, secondo cui «il divieto, che consente la denormalizzazione del consumo di tabacco negli spazi pubblici, è un passo nella giusta direzione, ma rimane insufficiente». Critiche anche dal Comitato nazionale contro il fumo, che avrebbe voluto estendere il divieto proprio alle terrazze dei caffè, considerate come «veri e propri assortimenti di fumo e fumatori». Dal canto loro, i rappresentanti del settore della ristorazione hanno espresso preoccupazione, sostenendo che vietare il fumo anche all’aperto avrebbe solo spostato il problema: «Chi si trova sulle terrazze andrebbe a fumare accanto ai locali».
Il divieto è stato introdotto in concomitanza con l’inizio delle vacanze scolastiche estive, sottolineando ancora una volta l’obiettivo prioritario della tutela dei minori. Secondo l’Osservatorio francese sulle droghe e le dipendenze, nel 2023 meno del 25% dei cittadini tra i 18 e i 75 anni fumava, una cifra storicamente bassa. Inoltre, un sondaggio pubblicato a maggio dalla Lega contro il cancro ha rivelato che oltre il 60% della popolazione francese è favorevole a un ampliamento dei divieti di fumo nei luoghi pubblici.
La Francia si unisce così ad altri Paesi europei che hanno introdotto misure simili, come Regno Unito, Svezia e Spagna, dove in alcune località – tra cui Barcellona, Ibiza e Maiorca – è già vietato fumare in spiaggia. Anche in alcune città italiane esistono provvedimenti simili: a Milano è vietato fumare in quasi tutte le aree pubbliche, a Torino il divieto si applica nei parchi e alle fermate degli autobus, a Roma nei parchi, a Napoli durante eventi pubblici, a Bibione in spiaggia. A livello globale, anche Melbourne, New York, California, Parigi e Tokyo hanno adottato restrizioni simili. In Bhutan, l’unico luogo in cui è permesso fumare è la propria casa.
Per la prima volta è stata scoperta acqua attorno a una giovane stella simile al Sole
Per decenni, gli scienziati hanno pensato che l’acqua si trovasse prevalente nelle zone più esterne dei sistemi stellari e che, per questo motivo, quella sulla Terra fosse arrivata grazie a comete e asteroidi. Adesso, hanno finalmente trovato le prime prove a riguardo: è quanto scoperto da un team di ricercatori della Johns Hopkins University, i quali hanno dettagliato i loro risultati in un nuovo studio sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla rivista scientifica Nature. Utilizzando i dati raccolti dal telescopio spaziale James Webb (JWST), il team ha potuto osservare ghiaccio d’acqua mescolato a finissime particelle di polvere che orbitano nella fascia più esterna del disco di detriti del sistema HD 181327, distante 155 anni luce dalla Terra e ancora nelle fasi iniziali della formazione planetaria. Si tratta quindi della prima conferma di un’ipotesi formulata nel 2008 ma mai verificata con strumenti sufficientemente sensibili. «Webb ha rilevato inequivocabilmente non solo ghiaccio d’acqua, ma ghiaccio d’acqua cristallino, come quello presente negli anelli di Saturno», ha commentato il coautore Chen Xie, aggiungendo che il ghiaccio potrebbe giocare un ruolo cruciale nella formazione di pianeti e nell’apporto di acqua a futuri mondi rocciosi.
Per anni, spiegano gli esperti, si è ritenuto che l’acqua fosse presente in abbondanza nelle zone fredde dei sistemi planetari in formazione e che, proprio da lì, potesse venire trasportata verso i pianeti interni attraverso asteroidi e comete. Un’ipotesi difficile da dimostrare fino a oggi, aggiungono, perché servivano strumenti molto più sensibili di quelli disponibili in passato. Il telescopio Webb, attivo dal 2022, ha invece reso possibile osservare direttamente sistemi giovani in fase di formazione, come HD 181327, che ha appena 23 milioni di anni, un battito di ciglia rispetto ai 4,6 miliardi del nostro Sole. Gli astronomi lo hanno studiato con lo spettrografo nel vicino infrarosso NIRSpec, capace di rilevare le firme chimiche delle particelle disperse nello spazio. Le osservazioni hanno mostrato che la parte più esterna del disco che circonda la stella contiene oltre il 20% di ghiaccio d’acqua, mentre nelle zone più interne la quantità rilevata scende drasticamente, fino a sparire del tutto vicino alla stella. Inoltre, la distribuzione non è omogenea: è più abbondante dove fa più freddo e più scarsa nelle zone centrali, troppo calde perché il ghiaccio possa sopravvivere o essere rilevato.

In particolare, secondo i risultati ottenuti, il ghiaccio identificato si trova mescolato a polveri finissime, formando quelle che i ricercatori descrivono come minuscole “palle di neve sporca”, simili a ciò che si osserva nella nostra Fascia di Kuiper. Ed è proprio lì, nel nostro sistema, che miliardi di anni fa si sono formati oggetti simili, i cui impatti e migrazioni potrebbero aver portato l’acqua sulla Terra. «La presenza di ghiaccio d’acqua contribuisce a facilitare la formazione dei pianeti. Materiali di questo tipo potrebbero anche essere consegnati a pianeti rocciosi che si formeranno nei prossimi centinaia di milioni di anni», spiega infatti Chen Xie. Un altro aspetto interessante, inoltre, è che la stella HD 181327 mostra una regione interna completamente priva di polvere, una sorta di “vuoto” che separa la stella dal suo disco di detriti. Più esternamente, invece, il disco appare estremamente attivo, con collisioni continue tra corpi ghiacciati che rilasciano costantemente nuove particelle rilevabili dal telescopio. «HD 181327 è un sistema molto attivo. Le collisioni tra questi oggetti rilasciano frammenti minuscoli della dimensione perfetta per essere individuati da Webb», concludono i coautori, promettendo di effettuare ulteriori analisi per approfondire e interpretare con maggiore precisione le caratteristiche rilevate in questo giovane sistema.
Napoli, forte scossa di terremoto ai Campi Flegrei di magnitudo 4.6
Una scossa di terremoto di magnitudo 4.6 è stata avvertita alle 12:47 nell’area dei Campi Flegrei, con epicentro a Bacoli. Il sisma è stato percepito chiaramente anche in diversi quartieri di Napoli, come il Centro Direzionale e la zona della Ferrovia. Si tratta della magnitudo più alta negli ultimi 40 anni. Non si registrano al momento danni a persone o edifici, ma è crollata una parte del costone dell’isolotto di Pennata, nel golfo di Pozzuoli. Alcune scuole sono state evacuate durante gli orali della maturità. È in corso uno sciame sismico e la Protezione Civile sta monitorando la situazione.
Torino, esplosione in un appartamento: un morto e 5 feriti
Nella notte, a Torino, un’esplosione in un appartamento di via Nizza 389 ha provocato il crollo parziale del tetto dello stabile e un incendio. L’allarme è scattato intorno alle 3.15; sul posto sono intervenuti 23 vigili del fuoco con una dozzina di mezzi. Il bilancio è di cinque feriti, tra cui un bambino di 12 anni in prognosi riservata, che ha riportato ustioni sul 30% del corpo. Dopo ore di ricerche, è stato trovato il corpo senza vita di un uomo di 35 anni. Coinvolti quattro appartamenti su tre scale del palazzo, tutti sgomberati. Le cause sono ancora da accertare.







