Forte caldo in arrivo sulla penisola iberica. Nel fine settimana, il Portogallo è entrato in stato di allerta a causa di un grave rischio di incendi, con temperature previste tra i 36 e i 44 gradi. La ministra dell’Amministrazione interna, Maria Lúcia Amaral, ha annunciato divieti su accesso a spazi forestali, lavori e attività che potrebbero favorire i roghi. Cinque provincie sono in allerta rossa, altre in arancione. Anche la Spagna affronta una seconda ondata di caldo, con temperature oltre i 40 gradi in alcune regioni, come Andalusia e Castiglia-La Mancia. Il ministero della Salute ha emesso un’allerta sanitaria rossa per numerosi comuni.
Da inizio 2025 in Italia ci sono state 873 morti sul lavoro, in media una ogni 6 ore
Dalla nascita dell’Osservatorio nel 2008, il dato del 2025 risulta il più alto di sempre. Tra le responsabilità politiche e normative di questo aumento, il rapporto cita l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori e l’aumento degli appalti con la legge del giugno 2023. Di preciso, l’Osservatorio riporta che, dall’abolizione dell’articolo 18, si è registrato un aumento del 43% dei morti, mentre la legge del 2023 «ha provocato un aumento del 15% dei decessi, soprattutto in edilizia e appalti pubblici». Di fronte ai dati in aumento, il governo ha dichiarato che stanzierà 650 milioni per «potenziare il sistema di incentivi e disincentivi per le imprese», mettendo tuttavia al centro la cosiddetta «cultura della prevenzione», che, secondo l’esecutivo, deve partire dal lavoratore stesso. L’annuncio è arrivato il primo maggio, con quel classico tempismo simbolico che caratterizza la politica, e non include alcuna misura volta ad aumentare concretamente la tutela dei lavoratori. Eppure, proposte alternative ci sarebbero, e risiedono in Parlamento da oltre un anno: l’entrata in vigore di una legge che istituisca il reato di omicidio e lesioni gravi o gravissime sul lavoro, che porterebbe, secondo i promotori, a significative modifiche nell’atteggiamento dei responsabili della sicurezza.
Siria: scontri tra drusi e forze governative: 4 morti
La provincia siriana di Suwayda torna teatro di scontri. Secondo quanto riportano i media locali, i gruppi drusi avrebbero attaccato il personale delle forze di sicurezza interna siriane e bombardato alcuni centri. I combattimenti sono iniziati a Tal Hadid, dove, secondo quanto riporta l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, sarebbero stati uccisi tre membri del personale di sicurezza e un miliziano appartenente a fazioni locali. Altre dieci persone sarebbero rimaste ferite. Lo scorso mese, la stessa Suwayda è stata sede di violenti combattimenti tra le milizie druse e i gruppi beduini, terminati con l’istituzione di un cessate il fuoco e l’invio di personale di sicurezza da parte del governo centrale.
Migranti: oltre 60 morti al largo dello Yemen
Una barca che trasportava 157 persone migranti è affondata al largo delle coste dello Yemen, causando almeno 68 morti. Di preciso l’incidente è avvenuto al largo del distretto di Ahwar, nella provincia meridionale yemenita di Abyan, sul Mar Arabico, e la maggior parte delle vittime provenivano dall’Etiopia. Da quanto ha comunicato Abdusattor Esoev, responsabile per lo Yemen dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, all’emittente britannica BBC, 12 persone sono state tratte in salvo, e decine risultano ancora disperse. Dalle prime ricostruzioni pare che l’imbarcazione si sia capovolta.
Cile, incidente in miniera El Teniente: trovati quattro morti dopo terremoto
In seguito a un incidente causato da un forte terremoto di magnitudo 4,2 avvenuto giovedì scorso, sono stati ritrovati morti tre dei cinque lavoratori rimasti intrappolati nella miniera di rame El Teniente, della Codelco. Una vittima era già deceduta durante l’incidente, portando il bilancio totale a quattro morti. Le squadre di soccorso stanno cercando di liberare i passaggi crollati e hanno finora liberato 24 metri su un totale di 90 necessari. Codelco sta indagando per determinare se il crollo sia stato causato dall’attività mineraria o da movimenti tettonici naturali.
Gaza: secondo un rapporto UNICEF Israele ha già ucciso almeno 18.000 bambini
Da oltre ventidue mesi, i tremendi massacri nella Striscia di Gaza da parte dell’esercito israeliano hanno provocato la morte di oltre 18mila bambini palestinesi. Lo rende noto l’ultimo rapporto dell’UNICEF, che delinea un bilancio tragico. La strage è infatti quotidiana, con una media di 28 minori che perdono la vita ogni giorno: un numero equivalente a un’intera classe scolastica che, nell’arco di 24 ore, scompare nel nulla. Un bilancio che si aggrava non solo per i continui bombardamenti e dei raid dell’esercito israeliano, ma anche a causa del devastante effetto della carestia, delle malattie e della malnutrizione, che ormai da mesi hanno fatto piombare Gaza nell’inferno.
Ted Chaiban, vicedirettore generale dell’UNICEF, ha dichiarato di essere appena tornato da una missione in Israele, Gaza e Cisgiordania, dove ha potuto osservare direttamente le conseguenze della crisi umanitaria che sta segnando il popolo palestinese: «I segni della profonda sofferenza e della fame erano visibili sui volti delle famiglie e dei bambini che hanno perso i loro cari, sono affamati, spaventati e traumatizzati», ha affermato. La realtà sul campo, raccontata anche dal personale dell’UNICEF, è sconvolgente. Gaza sta vivendo una crisi senza precedenti, dove l’emergenza umanitaria è ormai all’ordine del giorno. Lo scoppio del conflitto, iniziato il 7 ottobre del 2023, ha spinto la Striscia di Gaza verso un baratro senza ritorno, con livelli di malnutrizione ormai incontrollabili. «Gaza rischia seriamente la carestia», ha ammonito Chaiban, sottolineando che oggi una persona su tre a Gaza passa giorni senza cibo. La malnutrizione acuta ha raggiunto il 16,5% nella città di Gaza, e oltre 320mila bambini sono a rischio di malnutrizione grave. Le immagini che Chaiban ha portato con sé parlano da sole: bambini malnutriti, ridotti a pelle e ossa, mentre le madri, ormai troppo affamate, non riescono nemmeno più a produrre latte materno.
A peggiorare la situazione, oltre alla carestia, è la scarsità di acqua potabile. Le temperature giornaliere sfiorano i 40 gradi e l’acqua scarseggia, aumentando il rischio di epidemie in un contesto già estremamente fragile. L’UNICEF sta cercando di fornire almeno un minimo di aiuti, con 2,4 milioni di litri di acqua potabile distribuiti ogni giorno nella parte settentrionale della Striscia. Tuttavia, ciò rappresenta solo una piccola frazione di ciò che sarebbe necessario per garantire la sopravvivenza delle persone. Il Fondo delle Nazioni Unite ha dichiarato che solo il 30% delle esigenze sanitarie e nutrizionali sono state coperte dai finanziamenti ricevuti. «Le scelte che faremo ora determineranno la vita o la morte di decine di migliaia di bambini», ha dichiarato Chaiban, evidenziando che le misure di emergenza devono essere immediatamente potenziate per evitare un ulteriore esodo di sfollati e per contrastare la carestia e la malnutrizione dilagante.
Secondo fonti ufficiali, circa un terzo delle oltre 60mila vittime registrate a Gaza sono minori. Un’intera classe di bambini uccisi, ogni giorno per quasi due anni. «Alcuni sono stati uccisi nei loro letti. Altri mentre giocavano. Molti sono stati sepolti prima di imparare a camminare», scrive il Washington Post, che ha pubblicato una lista con i nomi di 18.500 bambini uccisi, uno per ogni ora di conflitto. Le identità di queste vittime sono raccolte attraverso registri ospedalieri e testimonianze dirette, ma la difficoltà di identificare i corpi, data la situazione di totale collasso del sistema sanitario di Gaza, rende ancora più agghiacciante questa contabilità.
Nel frattempo, nelle ultime ore i massacri non si sono fermati. Al-Jazeera scrive che almeno 22 persone sono state uccise dall’IDF, tra cui 16 mentre cercavano disperatamente aiuti. Nella sola giornata di ieri sono invece almeno 35 le persone uccise da Israele mentre erano in coda per ricevere aiuti umanitari. L’esercito israeliano, secondo quanto hanno riferito testimoni sul posto citati da Al-Jazeera, ha aperto il fuoco contro i civili in attesa. Uccisioni che portano a oltre cinquanta il numero di persone assassinate da Israele ieri lungo tutta la Striscia di Gaza. Si aggiungono quelle causate dalla carestia indotta dal blocco degli aiuti da parte del governo israeliano. In tutto, sono 175 i civili palestinesi uccisi dalla mancanza di cibo: 93 di questi sono bambini.
Ucraina, un parlamentare e diversi funzionari arrestati per corruzione
Diversi funzionari pubblici, tra cui il parlamentare Oleksii Kuznetsov, sono stati arrestati in Ucraina con l’accusa di corruzione. L’inchiesta riguarda il pagamento di tangenti legate all’assegnazione di appalti per droni e dispositivi militari. Gli arresti sono stati resi possibili grazie al lavoro dell’agenzia anticorruzione (Nabu) e della procura (Sapo). Questo accade dopo che la settimana precedente migliaia di ucraini avevano protestato contro una legge che riduceva l’autonomia di queste agenzie. Dopo le proteste, Zelensky ha fatto approvare dal parlamento una nuova legge che ne ha ripristinato l’autonomia
USA, aperta inchiesta su ex procuratore che indagò Trump
Le autorità federali hanno aperto un’inchiesta su Jack Smith, ex procuratore speciale che aveva indagato su Donald Trump prima delle elezioni presidenziali del 2024, incriminandolo per le carte classificate di Mar-a-Lago e per l’assalto al Capitol. L’Office of Special Counsel ha avviato un’indagine su Smith dopo che il senatore repubblicano Tom Cotton, alleato di Trump, ha accusato Smith di agire con intenti politici per danneggiare la campagna presidenziale di Trump del 2024. Smith è stato accusato di violare l’Hatch Act, che vieta attività politiche per alcuni funzionari pubblici.







