Un giudice federale di Chicago ha temporaneamente bloccato l’invio dei soldati della Guardia Nazionale texana in Illinois. Il presidente Trump aveva disposto l’invio di 200 soldati nella stessa cittĂ di Chicago. Il fermo avrĂ effetto fino al 23 ottobre. Parallelamente, un altro giudice ha temporaneamente limitato la possibilitĂ per gli agenti federali di usare la forza nelle manifestazioni. Nelle ultime settimane, Trump sta disponendo l’invio di soldati della Guardia Nazionale in sempre piĂą cittĂ democratiche: lo ha fatto a Washington e a Los Angeles, e conta di farlo a Portland e a Memphis. Con lo schieramento degli agenti, Trump federalizza le forze di polizia locali, affidandone l’amministrazione alla stessa Guardia Nazionale.
Regno Unito-India: accordo da 468 milioni di dollari in missili
Il Regno Unito ha annunciato di aver firmato un contratto da 468 milioni di dollari per la fornitura di missili leggeri all’esercito indiano. L’annuncio è arrivato in occasione di una visita del Primo Ministro britannico Keir Starmer all’omologo indiano Narendra Modi, a Mumbai, dove i due hanno elogiato il potenziale dei legami derivanti dall’accordo commerciale firmato mesi fa. A tale contratto si aggiunge anche la firma di un ulteriore accordo dal valore di 250 milioni di dollari per la fornitura di motori elettrici per navi militari.
USA: sanzionato il maggior fornitore di petrolio alla Serbia
Gli Stati Uniti d’America hanno sanzionato Nis, il maggior fornitore di petrolio alla Serbia. L’azienda, al 45% della russa Gazprom e al 30% dello Stato serbo, risponderebbe a circa l’80% della domanda di gasolio e benzina della Serbia e al 90% della domanda di carburante per aerei e olio combustibile pesante. In Serbia, Nis dĂ lavoro a 5.000 persone, gestisce una raffineria, e possiede 330 stazioni di servizio. La mossa degli USA è volta a costringere Belgrado a trovare un altro fornitore di idrocarburi o a nazionalizzare l’azienda, come forma di pressione contro la Russia.
Cessate il fuoco a Gaza: quali sono i prossimi passi
Oggi, 9 ottobre, è stato raggiunto un accordo di cessate il fuoco nella Striscia di Gaza che prevede l’accettazione tra le parti della prima fase del piano di Trump e Netanyahu per Gaza. Tra entusiasmo generale e dubbi sull’efficacia del programma, comprendere quali siano i prossimi passi risulta alquanto complicato. Oggi pomeriggio sono previsti degli incontri del gabinetto di sicurezza e del governo israeliani, in seguito a cui l’accordo dovrebbe essere ratificato in via ufficiale. Alla ratifica dovrebbe seguire l’istituzione della effettiva tregua: le truppe israeliane smetterebbero di bombardare e inizierebbero a ritirarsi gradualmente dalla Striscia, mantenendo però una presenza in oltre il 50% del territorio; intanto, gli aiuti tornerebbero a entrare, e i gruppi palestinesi preparerebbero il terreno per lo scambio degli ostaggi. A partire dalla prossima settimana inizierebbero dunque le discussioni per il futuro della Striscia, che dovrebbero avvenire sullo sfondo di un cessate il fuoco permanente.
L’accordo tra Israele e Hamas è stato raggiunto nella notte di oggi, ma deve ancora essere ratificato dalla parte israeliana. Esso porterebbe all’accettazione della prima fase del piano Trump-Netanyahu per Gaza, che prevede l’istituzione di una tregua, l’entrata degli aiuti, un primo ritiro delle truppe dalla Striscia e lo scambio di ostaggi. Alle 17 italiane è previsto un incontro del gabinetto di sicurezza israeliano che, alle 18, verrĂ seguito da una riunione del governo; nella sera dovrebbe venire annunciata la ratifica ufficiale dell’accordo e, con essa, un iniziale cessate il fuoco. Con la tregua dovrebbe arrivare una fase di preparazione che andrĂ avanti fino a domenica: nei primi due giorni dovrebbero entrare 400 camion di aiuti umanitari al giorno, mentre a partire dal terzo l’entrata degli aiuti dovrebbe proseguire a pieno regime, con l’entrata di almeno 600 camion al giorno. I valichi di frontiera verrebbero riaperti, e le truppe israeliane si ritirerebbero entro la “linea gialla” del piano Trump-Netanyahu, mantenendo tuttavia il controllo del 53% della Striscia. Tra domenica e lunedì è previsto lo scambio degli ostaggi, che prevede il rientro delle persone vive e dei corpi dei defunti israeliani in cambio di 1.950 palestinesi, tra cui 250 ergastolani.

Hamas sta lavorando a una lista di palestinesi incarcerati da chiedere in cambio degli ostaggi israeliani, e un secondo elenco di corpi dei defunti che vorrebbe rientrassero. Da quanto riportano le fonti israeliane, lo Stato ebraico avrebbe giĂ posto il veto su alcune delle richieste del gruppo palestinese: Israele ha negato la consegna di Marwan Barghouti, politico di spicco incarcerato in Israele dal 2002, e dei corpi dei fratelli Sinwar. Nonostante inizino giĂ a emergere le prime frizioni, la fase critica giungerebbe settimana prossima: una volta effettuati gli scambi di ostaggi si dovrebbe infatti procedere con la discussione per l’istituzione di una pace. In una intervista all’emittente Al Araby TV, il diplomatico palestinese Osama Hamdan ha affermato che Hamas parteciperĂ alle discussioni e che tutti i gruppi palestinesi dovranno essere coinvolti. La seconda fase del piano Trump-Netanyahu prevede infatti l’istituzione di un «corpo di pace» internazionale con a guida lo stesso Trump e la partecipazione dell’ex premier britannico Tony Blair. Hamdan ha affermato che tale condizione non può venire imposta dall’alto nĂ© accettata dalla sola Hamas, rivendicando il diritto all’autodeterminazione del popolo palestinese. In Palestina, ha spiegato Hamdan, ci sono diversi attori: «Hamas non ha il diritto di esprimersi per tutti su queste questioni».
Solo dopo il raggiungimento di un accordo sulla gestione della Striscia si potrebbe effettivamente parlare di pace. La terza e ultima fase del piano Trump-Netanyahu prevede la consegna di Gaza a una amministrazione politica palestinese: se il piano della Casa Bianca fa esplicito riferimento a un’ANP riformata, Trump e Netanyahu sono stati ben più vaghi, affermando che nessun gruppo palestinese attualmente attivo, ANP compreso, governerebbe Gaza. In ogni caso, al termine del processo, il piano vedrebbe una Gaza completamente smilitarizzata, mentre la gestione della sicurezza verrebbe affidata nelle mani dell’esercito israeliano, che nel frattempo istituirebbe una zona di controllo interna alla Striscia. Tutti questi punti, tuttavia, dovrebbero essere discussi nella seconda fase: Hamas ha già affermato di essere pronta a cedere il controllo di Gaza a un gruppo di palestinesi eletti dalla popolazione, ma sembra riservare maggiori dubbi sul tema del disarmo della Striscia e chiede il ritiro completo di Israele dal territorio palestinese.
Europarlamento: respinte le due mozioni di sfiducia contro von der Leyen
Ursula von der Leyen supera senza difficoltĂ il doppio tentativo di sfiducia al Parlamento europeo. Le mozioni presentate dall’estrema destra dei Patrioti e dalla sinistra radicale The Left vengono respinte con ampio margine: rispettivamente 378 e 383 voti contrari, a fronte rispettivamente di 179 e 133 favorevoli (37 astensioni nel primo caso e 78 nel secondo). La presidente della Commissione mantiene il sostegno della sua maggioranza “variabile”, che va dai conservatori di Ecr ai Verdi. Le accuse dei sovranisti riguardavano la politica commerciale e l’accordo UE-Mercosur; la sinistra, oltre che sul “vassallaggio” nei confronti degli USA, poneva l’accento «complicitĂ dell’Ue nel genocidio a Gaza» e «l’arretramento in materia sociale ed ecologica».
La Cina inasprisce i controlli sulle esportazioni di terre rare
Pechino ha annunciato nuove restrizioni: l’esportazione di terre rare e tecnologie collegate richiederà un’autorizzazione speciale del ministero del Commercio. Le misure riguardano anche processi come estrazione, fusione, riciclaggio e produzione di magneti. La Cina controlla oltre il 70 % dell’estrazione globale e circa il 90 % della lavorazione, rendendo questa mossa un tassello strategico nelle tensioni commerciali con gli Stati Uniti. Secondo Pechino, le misure mirano a difendere la “sicurezza nazionale” impedendo che queste risorse vengano usate per fini militari all’estero. L’annuncio arriva poche settimane prima dell’incontro previsto tra Donald Trump e Xi Jinping, in un contesto già segnato da dazi e rivalità tecnologiche.
Quanto dura l’acqua in bottiglia? La veritĂ sulla scadenza e i possibili pericoli
Avete mai fatto caso alla data di scadenza riportata sulle bottiglie di plastica dell’acqua minerale? La dicitura che compare è di norma la seguente: «TMC giorno/mese/anno», ad es. «TMC 04/09/26». La sigla TMC sta per Termine Minimo di Conservazione ed è la data fino alla quale un prodotto alimentare mantiene intatte le sue proprietĂ specifiche (gusto, consistenza, ecc.) se conservato in modo adeguato. La sigla TMC sta ad indicare «da consumarsi preferibilmente entro» e si differenzia da un’altra dicitura sui prodotti alimentari che identifica invece una scadenza netta con un termine perentorio, entro il quale l’alimento va assolutamente consumato pena una modifica non solo delle caratteristiche di gusto, colore e consistenza, ma anche di salubritĂ dal punto di vista microbiologico, divenendo dunque soggetto a crescita di muffe e batteri. Se leggiamo «scade il…» allora si tratta di un alimento fresco e facilmente deperibile, come latte, yogurt, uova, ecc. In questi casi bisogna essere piĂą rigorosi nel rispettare fedelmente la data di scadenza. Ma non va sottovalutato neppure il Termine Minimo di Conservazione.
La scadenza non riguarda l’acqua
L’acqua in bottiglia è una scelta pratica e comune per molti, tuttavia pochi consumatori si interrogano sulla durata di conservazione dell’acqua in bottiglie di plastica. La scadenza indicata sulle bottiglie di acqua non riguarda tanto l’acqua stessa quanto il contenitore. L’acqua pura, se non è addizionata di aromi o altre sostanze, non ha nessuna scadenza, in quanto non contiene componenti organici che possano decomporsi. Tuttavia, il contenitore in cui è conservata, se è di plastica, può influire sulla sua qualitĂ nel tempo. In sostanza l’acqua scade a causa della deperibilitĂ del contenitore utilizzato. In base al materiale utilizzato per conservare e trasportare l’acqua, dopo un certo periodo di tempo, la bottiglia può rovinarsi e contaminare il contenuto mettendo a rischio la salute delle persone.
La scadenza dell’acqua in bottiglia di plastica dipende dal tipo di polimero con cui è stato realizzato il contenitore, solitamente il PET (polietilene tereftalato). In ogni caso, generalmente, l’acqua minerale nelle bottiglie di plastica scade entro 1 o 2 anni. Si tratta di un tempo abbastanza lungo, ma bisogna considerare il momento in cui la bottiglia è stata fabbricata e quello in cui è avvenuto l’imbottigliamento dell’acqua di sorgente. Pertanto, è consigliabile consumare l’acqua alcuni mesi prima della effettiva data di scadenza presente sulla confezione, a scopo precauzionale e preventivo. Troverete una scadenza anche nelle bottiglie di acqua minerale in vetro, ma in questo caso possiamo anche ignorare questa data, dal momento che il vetro è dotato di inerzia chimica, quindi rimane inalterato nel tempo, non rilascia sostanze ed è impermeabile ai gas e ai microrganismi.Â
Le bottiglie di plastica possono rilasciare nel tempo delle sostanze chimiche tossiche nell’acqua, come antimonio o ftalati, specialmente se esposte a calore o luce solare diretta. Questo determina ovviamente un’alterazione del gusto e della sicurezza dell’acqua. Altro elemento da considerare è la tenuta del tappo: un tappo che non sigilla perfettamente può permettere l’ingresso di aria e contaminanti, compromettendo la purezza dell’acqua. Infine anche l’acqua conservata in ambienti molto caldi e umidi può subire alterazioni nel sapore e nella qualità .
Quanto dura l’acqua in bottiglia aperta?

Non esiste una precisa scadenza dell’acqua in bottiglia aperta: quella riportata dal produttore si riferisce solo al contenitore. In genere, dopo l’apertura della bottiglia in plastica o in vetro abbiamo tutti l’abitudine di berne il contenuto nel giro di poche ore, ma nel caso in cui invece la bottiglia d’acqua rimanga aperta per alcuni giorni, occorre prestare molta attenzione poiché potrebbe essere intervenuta a questo punto una contaminazione da numerose sostanze potenzialmente dannose per la salute, come batteri, polveri o altro. La cosa più prudente che si possa fare in questi casi è gettarla via e non consumarla.
Consigli per una conservazione sicura
Alla luce delle informazioni che abbiamo a disposizione, possiamo dunque elencare ora alcuni consigli pratici di utilità nella conservazione e uso dell’acqua in bottiglia.
- Conservare le bottiglie di plastica in un luogo fresco, asciutto e al riparo dalla luce solare diretta per evitare la degradazione del materiale.
- Evitare l’eccesso di calore: non lasciare le bottiglie in auto o in ambienti caldi, poiché le alte temperature accelerano il rilascio di sostanze chimiche.
- Controllare la data di scadenza: sebbene l’acqua non scada, è consigliabile consumarla entro la data indicata per avere la garanzia di massima qualità e sicurezza.
- Utilizzo di bottiglie riutilizzabili: è possibile anche prendere in considerazione il travaso e l’uso di bottiglie riutilizzabili in materiali come vetro o acciaio inossidabile, che non rilasciano sostanze nocive e riducono l’impatto ambientale.
Da ultimo, ma forse il consiglio più importante di tutti: è bene non utilizzare le bottiglie in modo improprio rispetto a quello per cui sono destinate, ovvero per contenere liquidi riscaldati (es. latte) o per conservare alimenti acidi a forte potere estraente come il succo di pomodoro, di arancia e di limone. In questi casi il risultato sarebbe un vero e proprio disastro, con la presenza di ingenti quantitativi di ftalati e microplastiche all’interno dell’alimento.
Haiti, UNICEF: raddoppia il numero di bimbi sfollati causa violenze
Secondo un nuovo rapporto dell’UNICEF, il numero di bambini sfollati ad Haiti è quasi raddoppiato, raggiungendo quota 680.000, a causa dell’escalation di violenze e del controllo delle gang, che dominano fino al 90% di Port-au-Prince. L’agenzia avverte che i minori sono sempre piĂą esposti a fame, violenza e reclutamento armato. In totale, 6 milioni di haitiani, di cui 3,3 milioni di bambini, necessitano di aiuti umanitari. Il numero di rifugi di emergenza è salito a 246 nei primi sei mesi dell’anno, ma oltre il 30% non offre protezione adeguata. «Senza un’azione decisa, il futuro di un’intera generazione è in gioco», avverte l’UNICEF.







