giovedì 3 Aprile 2025
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Nuova pioggia di fondi pubblici per i giornali: la lista dei beneficiari

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Il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria del Governo italiano ha reso nota la lista dei giornali che hanno avuto accesso al cosiddetto “contributo pubblico diretto” per l’anno 2023, ovvero a quella forma di finanziamento pubblico prevista dalla legge e indirizzata alle testate pubblicate – almeno in teoria – da cooperative di giornalisti, società senza fini di lucro, o altre realtà di genere a tutela di minoranze o categorie di persone. Nello specifico, il pagamento di cui sono stati pubblicati i resoconti è quello relativo alla prima tranche dell’anno 2023. Il podio dei giornali più finanziati è costituito da Dolomiten con 3.088.498 euro, seguito da Famiglia cristiana con 3.000.000 euro e Avvenire con 2.877.518 euro.

Nel primo semestre del 2023, il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria ha stanziato un totale di finanziamenti diretti rivolti a 139 diversi giornali italiani pari a 46.639.071 euro, divisi tra 125 giornali editi da cooperative o imprese editrici senza scopi di lucro (40.291.657 euro), 9 giornali editi da imprese rivolte alla tutela delle minoranze linguistiche (5.641.434 euro), e 5 testate edite e diffuse all’estero (705.978 euro). In linea generale, i giornali che ricevono i contributi maggiori sono gli stessi degli anni precedenti. Ancora una volta oltre il 25% dei finanziamenti è rivolto ai primi cinque giornali editi da cooperative o imprese senza scopo di lucro, con l’unica differenza che, a questa tornata, vi rientra anche la Gazzetta del Sud, la cui richiesta di contributo risultava l’ultima volta ancora in fase istruttoria. Rientra nella classifica dei più finanziati anche Il Quotidiano del Sud, cui contributo per la seconda metà del 2022 risultava ignoto per lo stesso motivo della Gazzetta del Sud. Libero Quotidiano scavalca Italia Oggi, e nessun giornale interamente digitale figura tra i primi quindici.

I finanziamenti pubblici ai giornali si dividono in diretti e indiretti. Ai primi possono avere accesso solo i giornali pubblicati da cooperative di giornalisti, società senza scopi di lucro, imprese editrici che pubblicano giornali destinati alla tutela delle minoranze linguistiche, imprese editrici che pubblicano giornali destinati agli ipovedenti, associazioni dei consumatori che pubblicano giornali destinati alla tutela del consumatore, e imprese editrici di giornali italiani diffusi all’estero in toto o prevalentemente. Per tale motivo, molti dei quotidiani nazionali più noti come per esempio Repubblica, Corriere della Sera e Sole 24 Ore non hanno accesso a tale forma di contributo, poiché editi da imprese editrici con finalità di lucro. I giornali editi da imprese commerciali, tuttavia, se stampati su carta hanno accesso ai contributi indiretti, per esempio sotto forma di sconti sull’acquisto della carta o di sgravi fiscali per chi acquista la pubblicità sui cartacei. In teoria la forma diretta di finanziamento ai giornali servirebbe a sostenere il pluralismo dell’informazione, dando in particolare una mano alle piccole testate locali, a quelle destinate alle minoranze e a quelle indipendenti, tra le quali rientrerebbero quelle edite da cooperative di giornalisti. Quest’ultima forma di associazione è però spesso utilizzata in maniera strumentale da svariati giornali proprio per avere accesso ai finanziamenti pubblici, attribuendo formalmente la proprietà della testata a una cooperativa, quando de facto il giornale appartiene a imprese editoriali di natura commerciale.

Di seguito le prime 15 testate per contributo assegnato nell’ambito di questa prima rata:

Dolomiten: 3.088.498 euro
Famiglia Cristiana: 3.000.000 euro
Avvenire: 2.877.519 euro
Libero Quotidiano: 2.703.560 euro
Italia Oggi: 2.031.267 euro
Gazzetta del Sud: 1.907.290 euro
Il Quotidiano del Sud: 1.848.080 euro
Il Manifesto: 1.638.950 euro
Corriere Romagna: 1.109.178 euro
Cronacaqui.it (TorinoCronaca): 1.103.650 euro
Il Foglio: 1.039.757 euro
La Gazzetta del Mezzogiorno: 951.899 euro
Primorski dnevnik: 833.334 euro
Editoriale Oggi (Ciociaria Oggi): 814.966 euro
Il Cittadino: 712.049 euro

[di Dario Lucisano]

Sudan, bombardamento dell’esercito: 23 morti

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Ieri, a Khartum, capitale del Sudan, sono state uccise 23 persone da un attacco aereo. L’annuncio è stato rilasciato da fonti locali, riprese dal quotidiano Sudan Tribune. Di preciso, l’attacco ha colpito la zona di un mercato nel sud della capitale, ferendo altre 40 persone. Dal 15 aprile 2023, il Sudan è scenario di violenti scontri tra l’esercito regolare e il movimento paramilitare delle Forze di Supporto Rapido. A oggi, circa 20.000 persone sono state uccise e altre 7 milioni sono state sfollate a causa del conflitto.

Val di Susa: in migliaia alla manifestazione contro gli espropri

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Sabato pomeriggio, a una settimana dallo sgombero del presidio di San Giuliano, gli attivisti No TAV si sono dati appuntamento a Susa per protestare contro la realizzazione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. La manifestazione ha contestato la rimozione forzata del raduno di San Giuliano e l’avvio delle procedure di esproprio dei terreni interessati dalla costruzione dell’opera, iniziate mercoledì 9 ottobre. A partecipare, migliaia di cittadini che hanno sfilato in corteo per il centro della città. In occasione dell’evento, gli attivisti hanno lanciato una «mobilitazione permanente», che avrà come punto di ritrovo il nuovo gazebo situato sulla statale 25, proprio in prossimità dell’area sgomberata la scorsa settimana.

Il corteo di protesta contro la realizzazione della grande opera è partito alle 15:00 dalla stazione di Susa, e ha sfilato lungo le strade centrali della città per circa due ore. In occasione della manifestazione, è stata disposta la chiusura di un tratto della strada statale 25 nella frazione di frazione San Giuliano. I motti della manifestazione, «Contro la devastazione dei nostri territori» e «Vogliamo la libertà di movimento in val Susa», sono stati intonati per contestare sia l’opera sia la chiusura della circolazione in alcuni tratti della stessa strada statale, che accompagnerà le procedure e i lavori.

Per contestare la realizzazione dell’opera, gli attivisti avevano organizzato un presidio permanente a partire da sabato 5 ottobre. Attorno all’una di notte di lunedì 7 ottobre, tuttavia, le forze dell’ordine hanno iniziato ad arrivare sul posto per disperdere i manifestanti. Per ritardarne l’avanzata, gli attivisti hanno incendiato alcune barricate, azione alla quale è seguito un fitto lancio di lacrimogeni da parte degli agenti, per lo più ad altezza uomo. Verso le quattro del mattino, lo sgombero è stato portato a termine, e gli agenti hanno iniziato a recintare la zona. Così, due giorni dopo, sono iniziate le procedure di esproprio, che interessano un’area di circa 4.000 metri quadrati situata nella frazione San Giuliano di Susa. In questa stessa area, proprio per impedire la costruzione dell’opera, un migliaio di attivisti aveva acquistato il terreno nel 2012, nell’ambito di una campagna denominata Compra un posto in prima fila. Attualmente, ci sono un totale di 1.080 persone che dovranno essere espropriate ciascuna di un metro quadro di terreno; sono invece 12 i proprietari degli altri appezzamenti. La redazione dei verbali di possesso è proceduta al ritmo serrato di 156 persone al giorno.

Malgrado lo sgombero e l’avanzamento delle procedure di esproprio, gli attivisti hanno rilanciato la protesta, e annunciato una «mobilitazione permanente». I raduni sono previsti tutti i giorni alle 18:30 nei pressi del nuovo gazebo, montato lungo la statale 25, con l’obiettivo di organizzare iniziative per mantenere viva la lotta.

[di Dario Lucisano]

Seano (Prato): migliaia in piazza contro i pestaggi degli operai

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Circa 3 mila persone sono scese in piazza domenica, a Seano, per protestare contro i pestaggi degli operai in sciopero da una settimana a causa delle estenuanti condizioni di lavoro. Nella notte tra l’8 e il 9 ottobre scorso, infatti, un gruppo di persone ha aggredito a sprangate il picchetto di lavoratori di fronte alla pelletteria Confezione Lin Weidong, i quali denunciavano turni lavorativi da 13 o più ore di lavoro, 7 giorni su 7, spesso in assenza di regolari contratti. Alla manifestazione, organizzata da Sudd Cobas, hanno partecipato anche CGIL, Libera, Arci e varie sigle politiche, oltre al governatore della Toscana, Giani, e vari sindaci.

La morte cellulare programmata svela nuove strade per la cura del cancro

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È stato scoperto un nuovo meccanismo attraverso il quale lo stress ossidativo influisce sulla morte cellulare programmata, il processo che porta all’autodistruzione delle cellule che risulta cruciale nella lotta contro il cancro: è quanto emerge da un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Ospedale Universitario LMU (Ludwig-Maximilians-Universität München), sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell Death & Differentiation. Le analisi si sono concentrate sulla ferroptosi - una forma di morte cellulare che si attiva quando i lipidi della membrana vengono...

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Gaza e Libano: 300 morti in nove giorni e 15 caschi blu feriti “dal fumo”

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Prosegue per il nono giorno consecutivo l’assedio di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, con carri armati e fanteria israeliana schierati a poche centinaia di metri dai centri abitati, supportati da droni e aerei da combattimento. In questi giorni di assedio, l’esercito israeliano ha ucciso almeno 300 persone. Parallelamente, continuano l’invasione e i bombardamenti israeliani nel sud del Libano. Oggi, inoltre, l’UNIFIL ha denunciato nuovi attacchi, incluso uno con carri armati e un altro con «colpi che hanno emesso del fumo». Secondo quanto riporta la stessa missione internazionale, questi ultimi hanno «ferito quindici peacekeeper», i quali «hanno manifestato sintomi, tra cui irritazioni cutanee e disturbi gastrointestinali».

Polonia, stop alle richieste di asilo dalla Bielorussia

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Il Primo ministro polacco, Donald Tusk, ha comunicato che il Paese «sospenderà temporaneamente il diritto d’asilo» dei migranti che arrivano dalla Bielorussia. La decisione è stata annunciata in occasione di una riunione del suo partito, durante la quale Tusk ha detto che «chiederà il riconoscimento» e che presenterà il provvedimento ai propri ministri il prossimo martedì. La Polonia accusa da anni la Russia e i suoi alleati di spingere i migranti oltre i confini per destabilizzare i Paesi dell’Unione Europea, nel contesto di una guerra ibrida.

Incendio ad Abano Terme, 45 persone intossicate in ospedale

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Nella notte tra ieri e oggi, domenica 13 ottobre, è divampato un incendio in una struttura alberghiera di Abano Terme, in provincia di Padova. All’interno dell’hotel alloggiavano 273 persone, 45 delle quali sono finite in ospedale a causa dell’intossicazione da fumo. Non sembrano esserci feriti. Le operazioni dei vigili del fuoco hanno coinvolto nove autobotti e sono terminate attorno alle 7:30 di oggi. Gli ospiti tratti in salvo sono stati accolti in altri alberghi della zona.

USA, sentenza conferma il legame tra glifosato e cancro: Bayer dovrà pagare 78 milioni

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Il colosso della chimica Bayer è stato condannato a risarcire 78 milioni di dollari a un uomo della Pennsylvania che ha affermato di aver sviluppato un cancro a causa dell’uso prolungato di Roundup, un erbicida a base di glifosato prodotto dall’azienda. La sentenza è stata emessa ieri da una giuria di Philadelphia. Si tratta solo dell’ultimo verdetto sfociato da una lunga serie di cause legali contro la multinazionale tedesca, che nel 2018 ha acquisito Monsanto, società che originariamente aveva messo il diserbante sul mercato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno» nel 2015, ma nonostante ciò, alla fine del 2023 l’Unione Europea ha rinnovato l’autorizzazione all’uso della sostanza, seppur con nuove restrizioni.

Il 51enne che ha vinto la causa contro Bayer, William Melissen, ha utilizzato costantemente il Roundup a partire dal 1992 e fino al 2020, anno in cui gli è stato diagnosticato un linfoma non-Hodgkin. L’uomo ha quindi portato Bayer in tribunale nel 2021, sostenendo che il cancro fosse la conseguenza della sua esposizione alle sostanze chimiche presenti nell’erbicida. Tom Kline e Jason Itkin, avvocati di Melissen, hanno affermato in un comunicato che la Bayer ha «agito con sconsiderata indifferenza nei confronti della sicurezza delle persone» e che l’azienda «non ha ancora recepito il messaggio che è necessario cambiare i propri comportamenti». Condannando la multinazionale, la giuria ha assegnato 3 milioni di dollari di risarcimento danni e 75 milioni di dollari di danni punitivi. La Bayer ha reagito alla sentenza con una nota in cui ha affermato: «Non siamo d’accordo con il verdetto della giuria, poiché è in conflitto con l’enorme peso delle prove scientifiche e con il consenso degli enti regolatori e delle loro valutazioni scientifiche in tutto il mondo». Negli Stati Uniti, sempre più di frequente i tribunali stanno condannando la multinazionale a risarcire coloro che si sono ammalati proprio a causa dell’esposizione alla dibattuta sostanza. In ultimo, lo scorso novembre, l’azienda è stata colpita da una sentenza in cui si è data ragione a tre delle migliaia di agricoltori che hanno intentato un’azione legale in questo senso. I giudici hanno infatti deciso che la Bayer dovrà risarcire per oltre 1,5 miliardi di dollari i coltivatori, che hanno dichiarato di essersi ammalati di cancro a causa dell’uso del Roundup. Sulla base del suo rapporto finanziario più recente, Bayer ha risolto nel 2020 la maggior parte delle cause pendenti sul diserbante, versando per vie extra-giudiziarie quasi 11 miliardi di dollari.

Nonostante lo scenario, come confermano le sentenze, appaia così critico, lo scorso novembre la Commissione Europea ha stabilito che il glifosato potrà essere utilizzato all’interno dell’UE per altri 10 anni, «sulla base di valutazioni complete della sicurezza condotte dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa)» assieme «agli Stati membri». Mentre da anni si discute sull’impatto sulla biodiversità e, soprattutto, sui rischi alimentari per i consumatori prodotti dal glifosato – inquadrato dalla stessa Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms come potenzialmente cancerogeno nel 2015 –, un gruppo di multinazionali europee della chimica con forti interessi commerciali nei confronti dell’erbicida più usato al mondo (tra cui spiccano i nomi di Syngenta, di Nufarm e della stessa Bayer) aveva avanzato richiesta di proroga. Nel comunicato attraverso cui ha reso nota la decisione, la Commissione ha scritto che l’impiego del glifosato verrà comunque subordinato «ad alcune nuove condizioni e restrizioni», facendo sapere che, se emergeranno prove che «indicheranno che i criteri di approvazione non saranno più soddisfatti», potrà essere avviata in qualsiasi momento «una revisione dell’approvazione». A favore della proroga si sono espressi i rappresentanti di 17 Stati, mentre 3 Paesi hanno votato in senso contrario e 7 si sono astenuti. Tra questi ultimi c’è l’Italia, che in una precedente votazione si era invece dichiarata favorevole. Fonti diplomatiche hanno specificato che il nostro Paese aveva richiesto che l’impiego del glifosato dovesse essere vietato per qualsiasi uso nell’ambito della pre-raccolta. Non essendo stata recepita questa istanza nel testo base, l’Italia ha deciso di astenersi.

[di Stefano Baudino]

Cina e Vietnam rafforzano gli accordi di sicurezza

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I governi di Cina e Vietnam hanno dichiarato che rafforzeranno la cooperazione in materia di difesa e sicurezza tra i due Paesi. Nello specifico, Pechino e Hanoi si impegnano a consolidare «sei obiettivi principali»: una maggiore fiducia politica reciproca, una cooperazione più sostanziale in materia di sicurezza, una cooperazione pratica più profonda, una base popolare più solida, un coordinamento e una collaborazione multilaterale più stretti, e una gestione più adeguata delle differenze. Le autorità hanno inoltre dichiarato che le parti promuoveranno la «connettività dura» delle infrastrutture ferroviarie, autostradali e portuali e la «connettività morbida» delle dogane, per facilitare il commercio.