giovedì 3 Aprile 2025
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La morte cellulare programmata svela nuove strade per la cura del cancro

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È stato scoperto un nuovo meccanismo attraverso il quale lo stress ossidativo influisce sulla morte cellulare programmata, il processo che porta all’autodistruzione delle cellule che risulta cruciale nella lotta contro il cancro: è quanto emerge da un nuovo studio condotto da ricercatori dell’Ospedale Universitario LMU (Ludwig-Maximilians-Universität München), sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla prestigiosa rivista Cell Death & Differentiation. Le analisi si sono concentrate sulla ferroptosi - una forma di morte cellulare che si attiva quando i lipidi della membrana vengono...

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Gaza e Libano: 300 morti in nove giorni e 15 caschi blu feriti “dal fumo”

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Prosegue per il nono giorno consecutivo l’assedio di Jabalia, nel nord della Striscia di Gaza, con carri armati e fanteria israeliana schierati a poche centinaia di metri dai centri abitati, supportati da droni e aerei da combattimento. In questi giorni di assedio, l’esercito israeliano ha ucciso almeno 300 persone. Parallelamente, continuano l’invasione e i bombardamenti israeliani nel sud del Libano. Oggi, inoltre, l’UNIFIL ha denunciato nuovi attacchi, incluso uno con carri armati e un altro con «colpi che hanno emesso del fumo». Secondo quanto riporta la stessa missione internazionale, questi ultimi hanno «ferito quindici peacekeeper», i quali «hanno manifestato sintomi, tra cui irritazioni cutanee e disturbi gastrointestinali».

Polonia, stop alle richieste di asilo dalla Bielorussia

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Il Primo ministro polacco, Donald Tusk, ha comunicato che il Paese «sospenderà temporaneamente il diritto d’asilo» dei migranti che arrivano dalla Bielorussia. La decisione è stata annunciata in occasione di una riunione del suo partito, durante la quale Tusk ha detto che «chiederà il riconoscimento» e che presenterà il provvedimento ai propri ministri il prossimo martedì. La Polonia accusa da anni la Russia e i suoi alleati di spingere i migranti oltre i confini per destabilizzare i Paesi dell’Unione Europea, nel contesto di una guerra ibrida.

Incendio ad Abano Terme, 45 persone intossicate in ospedale

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Nella notte tra ieri e oggi, domenica 13 ottobre, è divampato un incendio in una struttura alberghiera di Abano Terme, in provincia di Padova. All’interno dell’hotel alloggiavano 273 persone, 45 delle quali sono finite in ospedale a causa dell’intossicazione da fumo. Non sembrano esserci feriti. Le operazioni dei vigili del fuoco hanno coinvolto nove autobotti e sono terminate attorno alle 7:30 di oggi. Gli ospiti tratti in salvo sono stati accolti in altri alberghi della zona.

USA, sentenza conferma il legame tra glifosato e cancro: Bayer dovrà pagare 78 milioni

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Il colosso della chimica Bayer è stato condannato a risarcire 78 milioni di dollari a un uomo della Pennsylvania che ha affermato di aver sviluppato un cancro a causa dell’uso prolungato di Roundup, un erbicida a base di glifosato prodotto dall’azienda. La sentenza è stata emessa ieri da una giuria di Philadelphia. Si tratta solo dell’ultimo verdetto sfociato da una lunga serie di cause legali contro la multinazionale tedesca, che nel 2018 ha acquisito Monsanto, società che originariamente aveva messo il diserbante sul mercato. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno» nel 2015, ma nonostante ciò, alla fine del 2023 l’Unione Europea ha rinnovato l’autorizzazione all’uso della sostanza, seppur con nuove restrizioni.

Il 51enne che ha vinto la causa contro Bayer, William Melissen, ha utilizzato costantemente il Roundup a partire dal 1992 e fino al 2020, anno in cui gli è stato diagnosticato un linfoma non-Hodgkin. L’uomo ha quindi portato Bayer in tribunale nel 2021, sostenendo che il cancro fosse la conseguenza della sua esposizione alle sostanze chimiche presenti nell’erbicida. Tom Kline e Jason Itkin, avvocati di Melissen, hanno affermato in un comunicato che la Bayer ha «agito con sconsiderata indifferenza nei confronti della sicurezza delle persone» e che l’azienda «non ha ancora recepito il messaggio che è necessario cambiare i propri comportamenti». Condannando la multinazionale, la giuria ha assegnato 3 milioni di dollari di risarcimento danni e 75 milioni di dollari di danni punitivi. La Bayer ha reagito alla sentenza con una nota in cui ha affermato: «Non siamo d’accordo con il verdetto della giuria, poiché è in conflitto con l’enorme peso delle prove scientifiche e con il consenso degli enti regolatori e delle loro valutazioni scientifiche in tutto il mondo». Negli Stati Uniti, sempre più di frequente i tribunali stanno condannando la multinazionale a risarcire coloro che si sono ammalati proprio a causa dell’esposizione alla dibattuta sostanza. In ultimo, lo scorso novembre, l’azienda è stata colpita da una sentenza in cui si è data ragione a tre delle migliaia di agricoltori che hanno intentato un’azione legale in questo senso. I giudici hanno infatti deciso che la Bayer dovrà risarcire per oltre 1,5 miliardi di dollari i coltivatori, che hanno dichiarato di essersi ammalati di cancro a causa dell’uso del Roundup. Sulla base del suo rapporto finanziario più recente, Bayer ha risolto nel 2020 la maggior parte delle cause pendenti sul diserbante, versando per vie extra-giudiziarie quasi 11 miliardi di dollari.

Nonostante lo scenario, come confermano le sentenze, appaia così critico, lo scorso novembre la Commissione Europea ha stabilito che il glifosato potrà essere utilizzato all’interno dell’UE per altri 10 anni, «sulla base di valutazioni complete della sicurezza condotte dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa)» assieme «agli Stati membri». Mentre da anni si discute sull’impatto sulla biodiversità e, soprattutto, sui rischi alimentari per i consumatori prodotti dal glifosato – inquadrato dalla stessa Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Oms come potenzialmente cancerogeno nel 2015 –, un gruppo di multinazionali europee della chimica con forti interessi commerciali nei confronti dell’erbicida più usato al mondo (tra cui spiccano i nomi di Syngenta, di Nufarm e della stessa Bayer) aveva avanzato richiesta di proroga. Nel comunicato attraverso cui ha reso nota la decisione, la Commissione ha scritto che l’impiego del glifosato verrà comunque subordinato «ad alcune nuove condizioni e restrizioni», facendo sapere che, se emergeranno prove che «indicheranno che i criteri di approvazione non saranno più soddisfatti», potrà essere avviata in qualsiasi momento «una revisione dell’approvazione». A favore della proroga si sono espressi i rappresentanti di 17 Stati, mentre 3 Paesi hanno votato in senso contrario e 7 si sono astenuti. Tra questi ultimi c’è l’Italia, che in una precedente votazione si era invece dichiarata favorevole. Fonti diplomatiche hanno specificato che il nostro Paese aveva richiesto che l’impiego del glifosato dovesse essere vietato per qualsiasi uso nell’ambito della pre-raccolta. Non essendo stata recepita questa istanza nel testo base, l’Italia ha deciso di astenersi.

[di Stefano Baudino]

Cina e Vietnam rafforzano gli accordi di sicurezza

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I governi di Cina e Vietnam hanno dichiarato che rafforzeranno la cooperazione in materia di difesa e sicurezza tra i due Paesi. Nello specifico, Pechino e Hanoi si impegnano a consolidare «sei obiettivi principali»: una maggiore fiducia politica reciproca, una cooperazione più sostanziale in materia di sicurezza, una cooperazione pratica più profonda, una base popolare più solida, un coordinamento e una collaborazione multilaterale più stretti, e una gestione più adeguata delle differenze. Le autorità hanno inoltre dichiarato che le parti promuoveranno la «connettività dura» delle infrastrutture ferroviarie, autostradali e portuali e la «connettività morbida» delle dogane, per facilitare il commercio.

Il Nicaragua rompe le relazioni diplomatiche con Israele

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Il governo della Repubblica del Nicaragua ha ufficialmente rotto le relazioni diplomatiche con il «governo fascista di Israele». Lo riporta una nota diffusa dal governo e citata dalle agenzie di stampa come La Prensa, dove si legge: «Condanniamo ancora una volta questo genocidio, l’occupazione e l’aggressione permanente contro la vita e la dignità del popolo palestinese, che si sta diffondendo contro il popolo libanese e minaccia gravemente la Siria, lo Yemen e l’Iran, mettendo in pericolo la pace e la sicurezza. della Regione e del Mondo».

12 ottobre, scoperta dell’America o conquista genocida?

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Manifestazione anticolonialista a Barcellona

Oggi, 12 ottobre 2024, si svolgono in Spagna, come ogni anno, le celebrazioni del Día de la Hispanidad, la giornata nella quale si commemora la diffusione della «spagnolità» nel mondo sudamericano. Alla tradizionale parata militare di Madrid, ha presenziato, oltre alla famiglia reale borbonica, il presidente Pedro Sánchez e le ministre e i ministri del governo. In molte città spagnole, però, avranno luogo numerose manifestazioni in appoggio alla causa anticolonialista, che riconosce nell’istituzione monarchica spagnola la responsabilità non solo del saccheggio economico e culturale del contine...

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“No al Ddl sicurezza”: oggi la protesta diffusa

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Oggi, sabato 12 ottobre 2024, è la giornata della protesta diffusa in tutto il Paese contro il Ddl 1660 che, secondo gli organizzatori, con la scusa della «sicurezza» colpisce il diritto al dissenso. Previste proteste, flash mob e assemblee in tutto il territorio – tra cui a Milano, Bologna, Parma, Roma, e Salerno – che coinvolgeranno anche sindacati, comitati e cittadini. Questa mattina, a Roma, un gruppo di attivisti della Rete no Ddl Sicurezza si è riunito in via Cristoforo Colombo lanciando vernice lavabile sulla facciata del ministero dell’Ambiente dopo aver bloccato il traffico. «Attiviste e attivisti, alcuni con maschere di animali, hanno dato un primo segnale di opposizione al ‘decreto Ungheria’», hanno riferito i manifestanti.

I grandi Paesi europei forse si stanno muovendo per fermare Israele

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Dopo i recenti attacchi alle postazioni della missione internazionale UNIFIL, i grandi leader europei si sono resi conto che, forse, Israele andrebbe fermato. Ieri, in occasione dell’undicesimo summit dei Paesi meridionali europei “MED9”, i vertici di Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Italia, Malta, Slovenia e Spagna, e il Ministro degli Esteri portoghese hanno chiesto l’implementazione di un urgente cessate il fuoco in Libano e a Gaza. Parallelamente, Francia, Spagna e Italia hanno rilasciato una dichiarazione congiunta sulla stessa questione, mentre le voci di condanna aumentano sempre di più. Capofila, come al solito, sono Irlanda e Spagna: «La logica è semplice. Senza armi, non c’è guerra», ha dichiarato il primo ministro spagnolo, Pedro Sánchez, suggerendo un embargo di armi nei confronti dello Stato ebraico. All’appello di Sánchez si è unito, a suo modo, anche il Presidente francese Macron, sebbene limitando la propria condanna agli attacchi all’UNIFIL. Mentre l’Europa si focalizza sul ferimento di due caschi blu, Israele continua i propri massacri in Palestina e in Libano, dove il numero di morti aumenta di giorno in giorno.

Nelle ultime settimane, le voci europee contro le decisioni dello Stato ebraico si stanno sollevando sempre di più. Oltre alle già schierate Spagna e Irlanda, ultimamente, anche la Francia di Macron sta iniziando a prendere una posizione più netta. Sebbene più tiepida della postura del premier spagnolo, la richiesta di fermare l’invio di armi nei confronti di Israele si configura indubbiamente come un cambio di prospettiva, e, quanto meno, apre alla possibilità di riconsiderare i rapporti con Tel Aviv. Nella dichiarazione congiunta con Francia e Spagna, l’Italia usa per la prima volta parole di forte condanna nei confronti delle azioni israeliane, accusando Tel Aviv di avere violato la legge internazionale. Lo stesso ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, ha espresso dure parole contro lo Stato israeliano, tanto da parlare di «crimini di guerra»; a tali dichiarazioni, si è poco dopo aggiunta anche Giorgia Meloni, che si è accodata all’aperta condanna di Israele.

Nel rilevare il manifesto cambio di paradigma nelle dichiarazioni dei grandi vertici europei, non può passare inosservato come queste prime accuse di “crimini di guerra” e di “violazione della legge internazionale” siano relative ai recenti e ripetuti attacchi alle postazioni dell’UNIFIL (la missione ONU in Libano) condotti dall’esercito israeliano. Per tale motivo, la forte presa di posizione dei leader europei sembrerebbe derivare da elementi di natura esclusivamente politica, più che da un’improvvisa vocazione umanitaria e di solidarietà verso la popolazione araba del Medio Oriente. Come da manuale della diplomazia, a un’offesa deve seguire, nel più debole degli scenari, una ferma condanna. Tale ipotesi sarebbe rafforzata da quell’alone di timidezza che circonda la maggior parte delle inedite dichiarazioni europee: è vero, Macron ha lanciato un appello per fermare l’invio di armi a Israele, ma ciò che ha chiesto, di preciso, è «un blocco all’esportazione delle armi usate a Gaza e in Libano», e non un vero e proprio embargo sulla vendita di equipaggiamento militare; Crosetto ha condannato le azioni israeliane, ma nel parlare di «crimini di guerra» ha usato tutti i condizionali dovuti al caso, e, poco dopo, ci ha tenuto a rimarcare pubblicamente che la sua «ferma e durissima condanna di quanto è accaduto contro il contingente UNIFIL in Libano non sarà mai disgiunta dalla costante azione mia, della Difesa e dell’intero governo contro ogni rigurgito di antisemitismo, sia palese che strisciante», come se una più ampia condanna delle azioni israeliane a Gaza o in Libano possa in verità celare uno «strisciante rigurgito di antisemitismo».

Per ora, gli unici Paesi a non limitarsi alle sole parole rimangono, come ormai da mesi, Spagna e Irlanda. Sánchez ha effettivamente fermato l’esportazione di armi spagnole allo Stato ebraico, e il suo omologo Simon Harris si è opposto alle richieste israeliane di spostare i contingenti dell’UNIFIL dal Libano. Madrid e Dublino, oltre ad avere ratificato il riconoscimento dello Stato palestinese, hanno chiesto alla Commissione Europea di «constatare che se non si rispettano il diritto internazionale e i diritti umani, contenuti essenziali dell’accordo di associazione tra UE e Israele, c’è solo un cammino: rivedere questo accordo», suggerendo, insomma, di interrompere tutte le relazioni e gli scambi con lo Stato ebraico. Non è ancora dato sapere se tutte queste discussioni sortiranno davvero effetti. In ogni caso, il fatto che le condanne lanciate dalla maggior parte dei Paesi europei siano ancora parecchio conservative e di natura politica, non cancella il fatto che, per una volta, esse abbiano introdotto nuovi temi sul piatto, che stanno iniziando a venire discussi pubblicamente.

Nel mentre non sono certo le discussioni a frenare la furia di Israele. In Libano, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) continuano la propria invasione, ormai estesasi anche alle aree occidentali della Linea Blu (il confine che separa i due Paesi); nella giornata di oggi, l’aviazione israeliana ha completamente distrutto un edificio di tre piani nella città di Nabatiye, nel sud del Paese; attacchi aerei sono stati segnalati anche nelle città di al-Bazuriyya, Zibqin, e Sidone, dove sono state uccise almeno quattro persone. Secondo l’emittente qatariota Al Jazeera, inoltre, le IDF avrebbero minacciato di attaccare le ambulanze, accusandole di trasportare armi ed equipaggiamento per Hezbollah. Nel nord della Striscia di Gaza continua l’assedio di Jabalia, dove solo tra ieri e oggi sono state uccise 42 persone. Dall’escalation del 7 ottobre, l’esercito israeliano ha ucciso per via diretta almeno 42.175, anche se il numero di morti totale potrebbe superare le centinaia di migliaia di persone, come sostenuto da un articolo della rivista scientifica The Lancet, e dalla recente lettera di medici volontari nella Striscia.

[di Dario Lucisano]