Decine di migliaia di persone sono scese in piazza per manifestare a sostegno del popolo palestinese e chiedere all’UE di prendere misure contro Israele. Le forze dell’ordine parlano di 70mila manifestanti, ma secondo gli organizzatori la manifestazione avrebbe visto la partecipazione di 110mila persone. Tra i presenti, diverse ONG e organizzazioni umanitarie. Nel corso del corteo, i dimostranti hanno tracciato una linea rossa per simboleggiare che Israele ha superato il limite.
L’Italia femminile di pallavolo è campione del mondo
La nazionale italiana femminile di pallavolo ha vinto il campionato mondiale del 2025, ospitato dalla Thailandia. In finale, le azzurre si sono scontrate contro la Turchia, vincendo con un punteggio di 3 a 2. La nazionale femminile si è portata avanti al primo set, vincendo per 25 a 23; al secondo set, la Turchia ha accorciato le distanze, ma l’Italia è tornata in vantaggio al terzo. Dopo un’ulteriore vittoria turca, le azzurre hanno chiuso la partita al Tie Break per 15 a 8. Con questa vittoria, l’Italia femminile conquista il proprio secondo titolo mondiale, portandosi al quinto posto del medagliere generale. Le italiane avevano vinto il primo oro nel 2002, in una finale con gli Stati Uniti.
Mar Rosso, danno ai cavi sottomarini: interrotto internet
I cavi sottomarini del Mar Rosso sono stati danneggiati, causando problemi di connettività in diversi Paesi dell’Asia. Secondo le ricostruzioni dei media e dei siti di monitoraggio, i cavi sarebbero stati tagliati, ma non è chiaro cosa abbia causato l’incidente. Il colosso tecnologico Microsoft ha annunciato che la regione mediorientale potrebbe subire rallentamenti della linea internet, e il sito di monitoraggio NetBlocks parla di interruzioni in India e Pakistan. Secondo NetBlocks, i tagli avrebbero interessato i sistemi di cavi SMW4 e IMEWE vicino a Jeddah, in Arabia Saudita.
Giappone: il premier si dimette
Il premier giapponese Shigeru Ishiba ha annunciato le proprie dimissioni. L’annuncio arriva dopo le richieste da parte dell’opposizione, che hanno seguito la grave sconfitta alle elezioni dei parlamentari. Il premier si era inizialmente rifiutato di dimettersi per portare avanti le trattative con Trump. Ishiba, 68 anni, è un membro del Partito Democratico Liberale, ed era salito al potere meno di un anno fa. Rimarrà al governo fino a che non sarà trovato un successore.
Israele ordina a migliaia di palestinesi di Gaza City di andarsene
Israele continua a rilasciare ordini di evacuazione per i residenti di Gaza City, portando avanti l’assedio della capitale della Striscia. Tra ieri e oggi, 7 settembre, l’esercito dello Stato ebraico ha ordinato ai residenti di sei distinti blocchi di Gaza City di lasciare le proprie case e di andare verso sud, in direzione della neo-istituita “area umanitaria” di Al Mawasi, a Khan Younis. Gli ordini riguardano aree adiacenti alle torri residenziali della capitale, che Israele ha intenzione di demolire spianando il terreno di Gaza. Con essi, procede senza sosta il piano Gedeone 2, volto a occupare interamente la capitale gazawi e a fare migrare la popolazione in aree sempre più prossime al confine, aprendo la via a un’eventuale deportazione dei palestinesi fuori dalla Striscia. Nel frattempo, non si fermano i bombardamenti nel resto della Striscia: nella sole notte tra ieri e oggi, Israele ha ucciso almeno 17 palestinesi.
Gli ordini di evacuazione rilasciati dalle autorità israeliane riguardano i blocchi 783, 784, 688, 690, e i blocchi 726, 727, 786. Entrambi, interessano le aree confinanti con due torri residenziali gazawi, che Israele intende demolire con gli esplosivi. In generale, il piano Gedeone 2 prevede la distruzione di tutti i 51.544 edifici residenziali della capitale, per livellare la città e accelerare lo sfollamento forzato della popolazione palestinese. In questi giorni, l’esercito sta prendendo di mira specialmente le torri abitative, che contengono decine di appartamenti: tra venerdì 5 settembre e oggi, Israele ha demolito la torre Al Sousi (nell’area ovest della capitale) e la torre Mashtaha (a sudovest); secondo le testimonianze dei pochi giornalisti attivi nella Striscia, la torre Al Sousi sarebbe stata demolita solo mezz’ora dopo la pubblicazione dell’ordine di evacuazione.
Mentre l’esercito demolisce torri e case nella capitale, la popolazione viene costretta a migrare verso sud, e precisamente verso Al Mawasi, campo per sfollati situato presso il governatorato di Khan Younis. Qui, Israele ha istituito quella che definisce “area umanitaria” che sarebbe raggiungibile percorrendo una strada che sostiene essere libera dai combattimenti. Gedeone 2, infatti, non prevede solo l’invasione e l’occupazione totale di Gaza City, ma anche lo spostamento forzato dei residenti della capitale verso sud. Parallelamente, Israele ha infatti proposto un altro piano per costruire un gigantesco campo profughi a Rafah, governatorato all’estremo sud della Striscia, dove ospitare oltre mezzo milione di palestinesi; gli altri verrebbero collocati in altre aree isolate, tutte nella zona meridionale della Strisca. Una volta spostati i palestinesi nelle aree di confine, Israele occuperebbe la Striscia, e proverebbe a realizzare il progetto di trasformare Gaza nella nuova “Riviera del Medio Oriente”, di cui è recentemente uscita una bozza. Questo secondo piano è ufficialmente slegato da Gedeone 2 e non è ancora stato approvato e presentato nei dettagli.
Nel frattempo, continuano gli attacchi ai civili palestinesi. Nella sola notte tra ieri e oggi, Israele ha ucciso almeno 17 persone, attaccando scuole, campi profughi e abitazioni. Dall’escalation del 7 ottobre, Israele ha distrutto, danneggiato o reso inutilizzabile il 92% delle case (l’ultimo aggiornamento è di agosto 2025), l’83% delle terre coltivabili e il 71% delle serre (i dati più recenti sono di aprile 2025), il 91,8% delle scuole (dato aggiornato all’8 luglio 2025), l’89% delle strutture idriche (febbraio 2025) e, in generale, il 78% di tutte le strutture della Striscia (8 luglio 2025); la metà esatta degli ospedali risultano funzionanti (31 agosto 2025), e l’86,5% del territorio della Striscia è sotto ordine di evacuazione o interdetto ai civili. In totale, l’esercito israeliano ha inoltre ucciso direttamente almeno 63.746 persone, anche se il numero totale dei morti potrebbe superare le centinaia di migliaia, come sostenuto da un articolo della rivista scientifica The Lancet e da una lettera di medici volontari nella Striscia.
Nigeria, attacco di Boko Haram: 63 morti
I militanti del gruppo islamista Boko Haram hanno ucciso almeno 63 persone, di cui 7 soldati, in un assalto notturno a un villaggio nello stato nigeriano del Borno. L’attacco è stato lanciato a Darul Jamal, vicino a Banki, nell’area del governo locale di Bama, attorno alle 20:30 di venerdì 6 febbraio ed è stato riportato ieri sera. Da quanto riportano testimonianze locali, i miliziani sarebbero entrati nell’insediamento sparando ai civili e dando fuoco alle case. I soldati dell’esercito regolare sarebbero intervenuti, ma sarebbero stati sopraffatti dall’assalto e sarebbero fuggiti assieme ai civili. La Nigeria è da anni al centro di attacchi di gruppi islamisti che si concentrano proprio nello Stato nordorientale del Borno.
Pallavolo, Italia in finale ai mondiali femminili
Si è conclusa 3-2 (22-25, 25-22, 28-30, 25-22, 15-13) per l’Italia la semifinale dei mondiali femminili di pallavolo. Dopo aver battuto il Brasile in una partita tesissima, le azzurre sfideranno per il titolo la Turchia, che ha già battuto 3-1 il Giappone. «È stata una partita incredibile di squadra. Non era facile, abbiamo avuto due infortuni durante il gioco contro il Brasile, siamo state veramente forti di testa», commenta Sarah Fahr. La finale è prevista per domani, domenica 7 settembre, con la diretta che inizierà alle ore 14:00 italiane sul canale Rai 1.
Dopo aver messo in ginocchio decine di aziende l’inchiesta sulla cannabis light è stata archiviata
È terminata con un nulla di fatto la maxi-inchiesta sulla cannabis light iniziata due anni fa. L’indagine è stata una delle più grandi di sempre nel settore della canapa: ha interessato 14 persone e diverse aziende, accusate di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti; nell’ambito dell’inchiesta era stato disposto il sequestro di circa 2 tonnellate di infiorescenze, dal valore complessivo di 18 milioni di euro. Le accuse si basavano sull’ipotesi che la cannabis sequestrata avesse livelli di concentrazione di THC superiori a quelli imposti dai limiti di legge, ma il tribunale d’appello di Torino ha archiviato il caso, sostenendo che l’attività delle aziende fosse «essenzialmente lecita». Nonostante l’archiviazione, i danni al settore restano: le migliaia di chili sequestrate sono infatti finite al macero perché non rispettano più gli standard di qualità; senza considerare che oggi, dopo l’approvazione del DL Sicurezza, il governo ha reso illegale l’intera filiera delle infiorescenze, dalla coltivazione fino alla vendita.
L’inchiesta contro la cannabis light è stata avviata dalla procura di Torino nella primavera del 2023, quando aveva mandato i carabinieri del NAS a perquisire 49 rivenditori tra punti vendita e distributori automatici situati nelle province di Torino, Cuneo, Forlì-Cesena, Lecce, Milano, Monza e Brianza e Rimini. Riusciti a risalire ai fornitori, i carabinieri sono arrivati alle singole aziende agricole, e verso la fine di maggio hanno condotto un’operazione nella quale sono stati sequestrati oltre 1.800 chili di infiorescenze. Queste, ci spiega Massimo Munno, avvocato di una delle aziende coinvolte, sono state consegnate ai consulenti del pubblico ministero, che hanno avviato le analisi su campioni dei prodotti. Vista la gran quantità dei lotti sequestrati, le analisi sono andate avanti per parecchio tempo, e sono terminate solo qualche mese fa.
La procura accusava le aziende coinvolte di produzione e traffico di stupefacenti, contraffazione di merce in danno della salute, somministrazione di medicinali pericolosi, frode in commercio e vendita di medicinali senza autorizzazione, ipotizzando inoltre che alcune delle infiorescenze fossero state trattate appositamente per gonfiare i livelli di THC. Nel 2023, ci precisa Munno, i prodotti di cannabis light potevano essere commercializzati solo se la loro concentrazione di THC risultava inferiore allo 0,4%. In seguito alle analisi condotte sul materiale sequestrato è emerso che solo una minima parte delle infiorescenze risultava poco al di sopra della soglia di sicurezza, e che non vi era stata alcuna manomissione sui prodotti.
L’azienda rappresentata da Munno si è vista sequestrare 100 chili di infiorescenze, dal valore complessivo di circa 200mila euro. Molti di quei prodotti erano già stati oggetto di tutte le analisi necessarie per la commercializzazione; Munno e i suoi assistiti hanno consegnato immediatamente la documentazione alle autorità, ma non sono riusciti a ottenere il dissequestro anticipato. In seguito alle analisi, i consulenti hanno trovato che solo un chilo del materiale sequestrato sforava la soglia limite; questo era parte dei lotti non ancora analizzati dall’azienda, e dunque non commercializzato, e probabilmente era stato oggetto di una «contaminazione involontaria». L’azienda, ci spiega Munno, segue un rigido protocollo interno di trattamento delle infiorescenze che sforano la soglia limite, e prevede la distruzione – previa segnalazione alle autorità – di tutto il materiale fuori norma. Vista la ridotta quantità di infiorescenze al di sopra dei livelli di THC, per giunta non ancora in vendita, il pm ha chiesto l’archiviazione dell’indagine, che è stata accettata dal gip.
La vicenda, si legge nella richiesta di archiviazione del tribunale, va «ridimensionata alla luce dell’attività commerciale, essenzialmente lecita, svolta dagli indagati, della marginalità del materiale oltre soglia rinvenuto e della nota imprevedibilità» dei test; è stato dunque disposto il dissequestro degli oltre 1.800 chili di cannabis light prelevati, che tuttavia oggi non possono essere commercializzati. Oltre al fatto che, due anni dopo il loro ritiro, i prodotti non rispetterebbero più gli standard di freschezza e qualità imposti, la loro vendita è stata infatti vietata dal DL Sicurezza. L’articolo 18 del decreto legge, compara il cannabidiolo con THC sotto i limiti di legge italiani ed europei a uno stupefacente, mettendolo di fatto fuorilegge. La misura colpisce l’intera filiera delle infiorescenze, anche se contenenti bassi livelli di THC, vietando coltivazione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, e consegna di tutti i prodotti, includendo estratti, resine e oli derivati dai fiori.
In questo momento, il clima dei lavoratori nel settore della canapa non è dei migliori, e il DL Sicurezza ha ridotto «la propensione agli investimenti», ci spiega Beppe Croce, Presidente di Federcanapa. La categoria, tuttavia, continua a lavorare, in attesa dell’esito dei diversi appelli presso la Corte Costituzionale contro il DL Sicurezza. Anche le procure, ci spiega Munno, stanno attendendo la pronuncia della Consulta. A parte qualche caso sporadico nel sud Italia, come a Benevento e Caserta, pare che le procure italiane stiano evitando di muoversi contro le aziende agricole del settore, per timore che l’impianto legislativo che giustificherebbe un loro eventuale intervento frani su sé stesso. La situazione di stallo non è comunque gradita dai lavoratori, che continuano a operare nell’incertezza, costretti ad assumersi il rischio di vedere crollare la propria azienda da un giorno all’altro.
Milano, migliaia in piazza per il Leoncavallo
A due settimane dallo sgombero del centro social Leoncavallo, migliaia di persone – quindici mila secondo la stampa locale – sono scese in piazza per manifestare. Il primo corteo è partito alle 13:00 dalla Stazione Centrale per poi unirsi alle 15:00 al secondo, partito da Porta Venezia e in arrivo – secondo gli organizzatori – a piazza Duomo, nonostante questa mattina sia stato notificato il divieto di arrivare davanti alla cattedrale con indicazioni di terminare in Piazza Fontana. Tra i manifestanti anche sigle come Avs, Cgil, Anpi e Arci che hanno voluto far sentire la loro presenza.






