Solo ieri, almeno 44 persone sono state uccise dagli attacchi israeliani a Gaza, mentre raid mortali sono proseguiti nella notte. Aerei da combattimento israeliani hanno infatti bombardato una casa nel campo profughi di Bureij, nella zona centrale di Gaza, uccidendo sei palestinesi, tra cui quattro bambini. Uccisi anche sei palestinesi in cerca di aiuti nella zona di Zikim, nel nord-ovest di Gaza, mentre un marito e una moglie sono deceduti in un bombardamento ad al-Mawasi, vicino a Khan Younis. L’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani afferma che almeno 1.760 palestinesi sono rimasti uccisi mentre cercavano aiuti dalla fine di maggio.
Trump-Putin parlano assieme e annunciano “grandi progressi”, ma nessun dettaglio
L’aspettativa era quella tipica di un momento storico e, sotto molti aspetti, l’attesa è stata ripagata. Ieri, venerdì 15 agosto, il presidente americano Trump e il presidente russo Putin hanno tenuto un colloquio privato di quasi tre ore alla Joint base Elmendorf-Richardson a Anchorage, in Alaska, incentrato sulla risoluzione del conflitto russo-ucraino. Un incontro, a detta di entrambi e dei rispettivi staff di consiglieri che li hanno coadiuvati, «molto positivo». Prima del vertice, i due leader si erano già incontrati in aeroporto, dove, a favore di telecamera, avevano mostrato grande affinità e confidenza reciproca. L’incontro è sfociato in un punto stampa in cui Trump e Putin si sono spesi in vicendevoli lodi, auspicando un riavvicinamento tra Stati Uniti e Russia sul versante politico-commerciale. Putin ha aperto alla prospettiva della pace in Ucraina, mentre Trump ha fatto riferimento ad alcuni punti su cui non si è ancora giunti a un accordo, mostrandosi però ottimista. Al momento non ci sono le condizioni per un cessate il fuoco, ma tutti gli indicatori – sebbene i dettagli del colloquio non siano stati resi noti – dimostrano la potenziale crucialità di questo primo passo.
Attorno alle 21 italiane di ieri (le 11 locali), il Presidente russo Putin è arrivato alla Base Congiunta Elmendorf-Richardson di Anchorage, in Alaska, dove lo aspettava il presidente USA Donald Trump, con cui non si incontrava dal 2019. Quest’ultimo lo ha accolto con grandi sorrisi e addirittura con un applauso, catturato dalle telecamere in diretta (un frammento video che è stato poi fatto sparire dai filmati pubblicati dagli account ufficiali della Casa Bianca). I due leader hanno successivamente percorso insieme un tappeto rosso passando davanti alla guardia d’onore, prima di salire a bordo della stessa auto – fattore non scontato – che li ha portati al luogo del vertice. E, se come spesso si dice, “la forma è anche sostanza”, tutto faceva presagire che l’occasione non sarebbe stata persa. Ai colloqui, a porte chiuse, hanno partecipato, per la Russia, il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e il consigliere Yuri Ushakov; per gli USA c’erano il segretario di Stato Marco Rubio e l’inviato speciale Steve Witkoff. Il meeting è durato due ore e quarantacinque minuti, poi i due leader hanno raggiunto la sala stampa per rilasciare le dichiarazioni di rito, senza però rispondere alle domande dei giornalisti presenti. Sullo sfondo, campeggiava l’eloquente scritta “perseguire la pace”.
Contravvenendo al protocollo, a prendere la parola per primo non è stato il “padrone di casa” Donald Trump, ma il suo omologo russo, che ha parlato per 8 minuti (il doppio del tempo rispetto al tycoon). «Ringrazio il mio collega per avermi invitato in Alaska – ha detto Putin – siamo vicini, molto vicini». Lodando il presidente Trump per averlo accolto in modo «affettuoso» e ribadendo che, se nel 2020 «fosse stato lui il presidente, non ci sarebbe stato il conflitto», Putin ha affermato: «Siamo orientati a concludere la guerra con l’Ucraina ma dobbiamo garantire la sicurezza della Russia. Dovevamo incontrarci con gli Stati Uniti, dobbiamo voltare pagina e ristabilire rapporti che non erano mai così bassi dal tempo della guerra fredda. Dobbiamo agire in campo politico ma anche in campo economico». Nel suo intervento, Putin ha dichiarato che, per risolvere la guerra in Ucraina, occorre «eliminare le cause profonde di quel conflitto, considerare tutte le legittime preoccupazioni della Russia e ristabilire un giusto equilibrio di sicurezza in Europa e nel mondo», aggiungendo di essere concorde con Trump sul fatto che «anche la sicurezza dell’Ucraina dovrebbe essere garantita. Nonostante il clima positivo, come era prevedibile, non è stato subito raggiunto un accordo sul cessate il fuoco e sulla fine del conflitto. «Ci sono stati molti, moltissimi punti su cui abbiamo concordato, direi un paio di punti importanti su cui non siamo ancora arrivati, ma abbiamo fatto qualche progresso», ha detto Donald Trump, che ha annunciato che avrebbe sentito a breve il presidente ucraino Zelensky e i rappresentanti della NATO.
La prima importante reazione al vertice Trump-Putin è arrivata dal presidente ucraino Vladimir Zelensky, che su X ha annunciato che lunedì incontrerà Trump a Washington D.C. «per discutere tutti i dettagli riguardanti la fine delle uccisioni e della guerra» e di essere «grato per l’invito». Confermando che il presidente USA lo ha «informato del suo incontro con il leader russo e dei punti principali della loro discussione», Zelensky ha ribadito la sua «disponibilità a lavorare con il massimo sforzo per raggiungere la pace» e a sostenere «la proposta del presidente Trump di un incontro trilaterale tra Ucraina, Stati Uniti e Russia».
Il vertice in Alaska ha suscitato grande attenzione sulla stampa russa, che, seppure solitamente assai “abbottonata”, ha evidenziato due temi principali: la «chance per la pace» in Ucraina e le prospettive di rafforzamento delle relazioni tra Mosca e Washington, anche sotto il profilo della «cooperazione commerciale». L’agenzia Ria Novosti ha sottolineato l’opportunità di porre fine al conflitto in Ucraina grazie alla proposta di Putin. Anche il giornale Izvestia si è concentrato sulla stessa questione, evidenziando l’annuncio del presidente russo riguardo alla possibilità di una risoluzione del conflitto, ma ha ampliato la sua analisi, esplorando le prospettive di una collaborazione più ampia tra le due potenze, con un focus sulla cooperazione economica e commerciale. Nel suo intervento, infatti, Putin non ha mancato di citare l’attualità della collaborazione nell’Artico e dei contatti interregionali, inclusi quelli tra l’Estremo Oriente russo e la West Coast americana. Ed è forse proprio questo il vero punto di svolta, che potrebbe costituire il prodromo per un riavvicinamento che vada oltre il solo capitolo della guerra russo-ucraina.
India, si aggrava bilancio inondazioni: oltre 60 morti e 200 dispersi
Oggi, venerdì 15 agosto, i soccorritori nel Kashmir indiano hanno continuato a cercare sopravvissuti sotto massi e detriti dopo che forti piogge hanno provocato inondazioni e frane, uccidendo almeno 60 persone e lasciando 200 disperse. Giovedì, il villaggio di Chasoti è stato sommerso, colpendo un gruppo di pellegrini che si stavano preparando per visitare un sito religioso. Borse, vestiti e altri effetti personali sono stati ritrovati sparsi tra i detriti. Oltre 100 persone sono rimaste ferite. Le frane e le inondazioni sono frequenti nella regione, ma gli esperti suggeriscono che il cambiamento climatico ne aumenti la frequenza e l’intensità.
Sul Vesuvio che brucia, tra rabbia popolare e interessi criminali
TERZIGNO (NA) — Paura e rabbia prevalgono tra i sentimenti degli abitanti, che per giorni hanno visto bruciare parte del proprio polmone verde, la Pineta del Parco Nazionale del Vesuvio. Siamo ai piedi del Monte Somma, che da queste parti viene semplicemente chiamato “‘a muntagna”, luogo geografico sì ma anche custode di tradizioni e cultura. Qui il ricordo dell’incendio del 2017 — quando bruciarono circa 1600 ettari di territorio, l’equivalente di 1100 campi da calcio — è ancora vivo. Come allora, le fiamme hanno colpito più Comuni. Questa volta l’incendio non ha minacciato i centri abitati, ma si stimano almeno 560 ettari di territorio andati in fumo, con un intero ecosistema compromesso. In attesa di calcolare con esattezza i danni dell’incendio, la Procura di Nola prima e quella di Torre Annunziata poi hanno aperto due inchieste per fare chiarezza sull’accaduto. Le indagini seguono la pista dell’azione dolosa e non escludono il coinvolgimento della criminalità organizzata.
I magistrati di Nola e di Torre Annunziata avranno poi il compito di accertare la natura dell’incendio. Si insegue la pista dolosa, prendendo in considerazione sia l’azione di piromani sia di chi ha interesse a distruggere il territorio. «I movimenti per la giustizia ambientale in Campania — scrive la sezione napoletana di Ecologia politica — hanno storicamente sostenuto che i roghi siano collegati tra criminalità organizzata, imprenditoria e malapolitica». Una denuncia che poggia le basi sulla trasformazione, negli anni, di diverse aree del Parco Nazionale del Vesuvio in discariche a cielo aperto, dove spiccano tessuti e plastiche, nell’indifferenza delle istituzioni. «Bruciano il bosco per liberare spazi col fine di sversare ulteriori rifiuti. In secondo luogo danno fuoco anche a questi ultimi per disfarsene velocemente». C’è poi il business della riforestazione, che assegna a ditte private centinaia di migliaia di soldi pubblici.
Mali, arrestati generali e un cittadino francese per “destabilizzazione”
Il governo militare del Mali ha annunciato di aver sventato un tentativo di colpo di stato, arrestando ufficiali dell’esercito e un cittadino francese, Yann Vezilier, accusato di lavorare per l’intelligence francese. Tra gli arrestati figura anche Abass Dembele, ex governatore di Mopti. Il Mali ha vissuto un decennio di instabilità, segnato da insurrezioni islamiste e colpi di stato che hanno portato al potere l’attuale presidente, il generale Assimi Goita. Le relazioni tra Mali e Francia si sono deteriorate negli ultimi anni. Sotto la pressione della nuova leadership del Paese, Parigi ha infatti ritirato le truppe impegnate in un’operazione per combattere i militanti islamisti.
Portogallo, divampano i roghi: prorogato lo stato di allerta
Il governo portoghese ha deciso di prolungare lo stato di allerta fino a domenica, a causa di 22 giorni consecutivi di caldo intenso che continuano a flagellare il Paese. Al momento, sono attivi 41 incendi, coinvolgendo circa 3.700 pompieri e 1.220 mezzi, con il focolaio più grave in provincia di Arganil. La ministra degli Interni, Maria Lúcia Amaral, ha confermato la proroga – l’allerta era stata precedentemente fissata fino alla mezzanotte di stasera -, respingendo le critiche sul suo operato. In ballo c’è infatti il rifiuto dell’esecutivo di chiedere aiuto internazionale e la scelta di dichiarare lo stato di allerta e non quello di emergenza, criticata dall’opposizione.
Russia-Ucraina, effettuato un altro scambio di prigionieri
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annunciato il rientro di 84 prigionieri di guerra ucraini in seguito a uno scambio con la Russia. Tra di loro ci sono soldati catturati a Mariupol e altri arrestati dall’esercito russo tra il 2014 e il 2017, prima dell’invasione del febbraio 2022. L’ente ucraino per la gestione dei prigionieri ha confermato che 33 sono militari e 51 civili. Anche il ministero della Difesa russo ha confermato lo scambio, che ha previsto la restituzione di 84 soldati russi. Si tratta di uno degli scambi di prigionieri più significativi dall’inizio del conflitto.
Inondazioni in India: almeno 32 morti e 50 dispersi nel Kashmir
Almeno 32 persone sono morte a causa di inondazioni improvvise provocate da forti piogge nel remoto villaggio montuoso di Chositi, nel Kashmir indiano. Le squadre di soccorso hanno salvato oltre 100 persone, ma il bilancio è destinato ad aggravarsi: circa 50 persone risultano infatti ancora disperse. Il viceministro indiano Jitendra Singh ha confermato che le inondazioni sono state causate dalle intense precipitazioni nella regione di Jammu e Kashmir. Gli abitanti e i funzionari locali hanno recuperato sette corpi dai detriti e dal fango, mentre le operazioni di salvataggio proseguono senza sosta.







