martedì 20 Gennaio 2026
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Un rapporto denuncia all’ONU le condizioni delle carceri minorili italiane

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Le associazioni Antigone, Defence for Children e Libera hanno inviato un rapporto al Comitato delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, denunciando il sovraffollamento e le condizioni precarie negli Istituti penitenziari minorili (IPM) italiani. Attualmente, 586 ragazzi sono detenuti, con un incremento del 54% in due anni. Molti IPM superano la capienza massima, mentre i detenuti trascorrono anche oltre 20 ore al giorno in cella per la mancanza di attività educative. Il rapporto evidenzia l’uso eccessivo di psicofarmaci e critica la separazione dei giovani adulti dai penitenziari minorili. Le organizzazioni chiedono, tra le altre cose, l’abrogazione del decreto Caivano, che nel 2023 ha inasprito le pene per la criminalità minorile, e la chiusura della sezione minorile della struttura Dozza di Bologna.

Il sistema di giustizia minorile italiano ha radici solide che risalgono al Codice di Procedura Penale Minorile del 1988, che ha posto l’accento su un approccio educativo alla detenzione. Questo codice, allineato con gli standard internazionali, sottolineava la riabilitazione e il reinserimento sociale dei giovani, riconoscendo che il processo evolutivo dei minori non può essere congelato al momento del crimine. Tuttavia, negli ultimi anni, le politiche di giustizia minorile si sono allontanate da questi principi. Il rapporto denuncia infatti un’inversione di rotta verso un approccio puramente punitivo, che trascura le esigenze educative e sociali dei minori, aumentando il rischio di recidiva e ignorando le misure alternative alla detenzione. Uno degli aspetti più gravi denunciati nel rapporto riguarda il sovraffollamento delle strutture penali minorili, mai registrato prima d’ora. Entro la fine del 2024, il numero dei detenuti minorenni è aumentato del 54%, con un’impennata che ha visto le prigioni per minori raggiungere numeri che superano la capacità massima. «Numeri che sarebbero ben superiori se non fosse che molti giovani anche quando hanno compiuto il reato da minorenni e che potevano permanere in Ipm fino ai 25 anni sono invece stati trasferiti in carceri per adulti al compimento della maggiore età, pratica che il Decreto Caivano ha grandemente facilitato in chiave punitiva nel totale disinteresse per il percorso educativo del giovane», affermano le organizzazioni firmatarie.

«A Treviso si sfiora il doppio delle presenze rispetto ai posti disponibili, mentre a Milano e Cagliari il tasso di affollamento tocca il 150%», denunciano le associazioni in un comunicato stampa. A causa di questo sovraffollamento, le condizioni di vita all’interno degli istituti penali sono giudicate insostenibili: i ragazzi sono costretti a dormire su materassi di fortuna, e le attività educative sono drasticamente ridotte, costringendo i giovani a trascorrere la maggior parte del giorno chiusi nelle loro celle, senza il necessario supporto psicologico o educativo. Inoltre, sostengono le associazioni, il sistema non è in grado di gestire adeguatamente la situazione degli adolescenti stranieri non accompagnati, una categoria che rappresenta una parte consistente della popolazione carceraria minorile. Molti di questi giovani hanno alle spalle esperienze traumatiche e non ricevono un’accoglienza adeguata, né supporto psicologico o educativo. Le risposte a questi disagi sono spesso punitive, con l’uso eccessivo di farmaci psichiatrici, somministrati per contenere comportamenti problematici piuttosto che affrontare le cause sottostanti.

Un altro aspetto critico sottolineato all’interno del rapporto concerne la recente decisione di convertire una sezione del carcere per adulti della Dozza (Bologna) in una struttura penale minorile che non ne muta tuttavia le caratteristiche strutturali: «un carcere minorile imprigionato in un carcere per adulti che rompe in maniera plastica il principio internazionalmente riconosciuto della netta distinzione che sempre deve esserci tra la risposta penale destinata agli adulti e quella destinata ai ragazzi», mettono nero su bianco i sottoscrittori del dossier. Nel documento, le organizzazioni spiegano che le proteste dei detenuti minorenni contro le condizioni di vita sono state numerose, ma sono state accolte con risposte punitive piuttosto che con dialogo o misure correttive. È stato inoltre ricordato come l’introduzione del nuovo reato di “sommosse carcerarie” nell’ordinamento, che prevede pene anche per i detenuti che si limitano a reagire passivamente alle azioni delle forze dell’ordine, rischi di aggravare ulteriormente la situazione dei giovani ristretti nelle strutture detentive.

Il rapporto invita quindi a una riforma urgente del sistema penale minorile. Le richieste includono l’abolizione del Decreto Caivano, la creazione di strutture di custodia a bassa sicurezza e l’implementazione di programmi educativi individuali per ogni detenuto. Si sollecita l’assunzione di educatori e assistenti sociali adeguatamente formati anche in relazione ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e alle loro specifiche vulnerabilità, nonché la formazione adeguata, costante e verificata della polizia penitenziaria basata sui principi e le norme relative ai diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. In ultimo, le associazioni chiedono che vengano intensificati i controlli indipendenti sulle strutture penitenziarie minorili, al fine di garantire che le condizioni di vita siano conformi agli standard internazionali.

Filippine, Australia e Canada: missione marina congiunta

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Le forze di marina militare di Filippine, Australia e Canada hanno condotto una operazione di navigazione congiunta nel Mar Cinese Meridionale. L’attività è iniziata al largo della provincia filippina di Mindoro Orientale, e si concluderà a Palawan. Essa rientra in un più ampio schema di esercitazioni congiunte tra Filippine e Australia, denominato Alon. Alon include operazioni anfibie e terrestri, nonché esercitazioni di fuoco vivo. Quella di quest’anno è la più ampia attività congiunta tra i due Paesi di sempre, e prevede l’impiego di 3.600 soldati per parte. Alle attività parteciperanno anche alcuni membri della marina statunitense.

10 piattaforme alternative a Booking e AirBnB per un turismo più etico

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Andreste mai in vacanza prenotando il vostro alloggio in strutture che, mentre scegliete il vostro soggiorno al mare o in montagna, propongono case vacanze e appartamenti nei territori occupati illegalmente in Cisgiordania e Gerusalemme Est? Se la risposta è no, significa che è giunta l’ora di prendere in considerazione delle alternative ai colossi di settore come Booking, Airbnb, Expedia e TripAdvisor.

Il motivo alla base di questa scelta è stato ampiamente spiegato dal movimento BDS Italia proprio su L’Indipendente: tutte le piattaforme sopracitate mettono a disposizione degli utenti stanze e appartamenti in colonie israeliane illegali in Cisgiornadia e Gerusalemme Est, la cui costruzione è stata condannata da due diverse risoluzioni Onu, oltre che dalla Corte Internazionale di Giustizia (CIG) e viola l’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra, che vieta alla potenza occupante di trasferire la propria popolazione civile nei territori occupati.

Ecco perché la rete italiana sottolinea che non possa definirsi turismo etico quello che viene praticato sulla pelle dei palestinesi, a vantaggio di colonie illegali che violano sistematicamente il diritto internazionale, e dove si assiste alla violenza impunita dei coloni e alla sottrazione sistematica di risorse. In tanti si chiedono quali possano essere le alternative, qui sotto ve ne riportiamo diverse.

1. Fairbnb

Progetto nato in Italia nel 2018, sviluppato con il modello della cooperativa che vede come proprietari chi vi lavora e le comunità che fanno da partner, è oggi un progetto in continua espansione che copre diverse città europee. L’obiettivo è quello di creare un modello di turismo che non provochi gentrificazione, sfratti o aumento speculativo degli affitti, ma redistribuisca ricchezza localmente. Come? Il 50% delle commissioni – simili come prezzo a quello delle multinazionali di settore – viene devoluto a progetti sociali locali scelti dall’ospite in fase di prenotazione, come orti comunitari o progetti culturali.

2. Ecobnb

Ecobnb è un altro progetto italiano, nato per favorire il turismo sostenibile ed eco-friendly. «Promuoviamo il turismo responsabile e a ridotto impatto ambientale, i soggiorni in strutture ricettive eco-sostenibili, il cibo biologico, gli itinerari rispettosi dell’ambiente, gli spostamenti non inquinanti, la riscoperta di luoghi vicini ed autentici», scrivono infatti sul loro sito. Le soluzioni sono molteplici: dalla casa sull’albero all’hotel sostenibile, dall’albergo diffuso negli antichi borghi italiani all’igloo tra i ghiacci, dall’agriturismo biologico immerso nella natura al rifugio di montagna a zero emissioni.

Arpa di Pietra, è un B&B green promosso da Ecobnb. Si trova in Val di Gresta, in Trentino. Ha solo sei camere e una piccola SPA. Inoltre adotta una cucina di tipo biologico e a Km 0 [Foto da Ecobnb]

3. Socialbnb

Questa piattaforma è nata in Germania e suggerisce esperienze e alloggi che supportano i progetti locali, le comunità e gli ecosistemi. I progetti ricevono l’importo necessario per finanziare il progetto direttamente dai viaggiatori, mentre l’azienda aggiunge una commissione del 15% a questo importo, che viene pagata al momento della prenotazione. Si può anche decidere in prima persona a quale progetto devolvere l’importo attraverso il pernottamento: istruzione, tutela della natura, benessere degli animali, uguaglianza, salute o sport, per creare una nuova forma di turismo da cui tutti possano trarre beneficio.

4. Green Pearls

Green Pearls è un altro portale nato in Germania che offre diversi servizi, come quello di trovare hotel ecosostenibili in tutto il mondo. L’azienda ha implementato un sistema di gestione e garanzia della sostenibilità a lungo termine, che tiene conto di aspetti ambientali, qualità, salute e sicurezza. Gli hotel selezionati sono conformi a tutte le normative locali, nazionali e internazionali applicabili, tra cui quelle che riguardano salute, sicurezza, ambiente e aspetti lavorativi. Offrono esperienze in hotel in Africa, Asia, Europa, Nord e Sud America e sull’Oceano Indiano, oltre a ristoranti in Italia, Austria e Germania.

Realizzato interamente con materiali naturali Hotel Sturm è uno dei tanti hotel eco-sostenibili promossi dal portale tedesco Green Pearls [Foto da Green Pearls]

5. EcoHotels

Questa è una piattaforma che lavora a livello globale, che fa dell’assenza di pubblicità sul portale uno dei punti di forza. L’altra è la possibilità di trovare hotel green, certificati, in tutto il mondo. Nata nel 2020, oggi propone già più di 100mila strutture, anche grazie alla collaborazione con 35 partner nel mondo dal loro quartier generale in Danimarca, offrendo anche la possibilità di organizzare viaggi aziendali. Per ogni prenotazione ricevuta e confermata, piantano un albero.

6. Responsible travel

Compagnia nata nel 2000 che fa dei viaggi eco-sostenibili il suo fulcro. Il loro credo è che: «Natura e carbonio sono due facce della stessa medaglia. Non possiamo affrontare la crisi climatica senza migliorare la capacità della natura di sequestrare il carbonio, e il cambiamento climatico è una delle cinque maggiori minacce per la natura. I nostri obiettivi sono ambiziosi e in linea con gli accordi internazionali». Offrono viaggi ed esperienze culturali in 180 Paesi, appoggiandosi a guide locali e offrendo avventure per tutti i gusti.

7. Unyoked

Questo portale invece è differente, a partire dalla missione, quella di: «Aiutare più persone ad accedere più spesso alla natura». E quindi offrono sistemazioni in natura, fuori dal caos cittadino, con la promessa di un soggiorno rigenerante. Le sistemazioni sono della cabine che si trovano in angoli tranquilli immersi nel verde in Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito. «Luoghi dove puoi ritrovare te stesso e i tuoi pensieri. Dove la quiete non è solo possibile, è inevitabile», scrivono sul sito.

La missione di Unyoked è quella di aiutare più persone ad accedere più spesso alla natura. Il portale si occupa, dunque, di offrire sistemazioni immerse nella natura, lontane dal caos cittadino [foto di Unyoked]

8. Landfolk

Startup danese che promuove il soggiorno in case immerse nella natura offrendo alloggi unici, ecosostenibili, cercando di limitare la pressione nel turismo di massa. Offrono sistemazioni nei Paesi nordici, in Francia, Germania e Italia, promettendo tariffe eque. Il progetto punta a creare esperienze di soggiorno lente e autentiche, collaborando direttamente con i proprietari e privilegiando comfort, architettura sostenibile e integrazione armoniosa con l’ambiente circostante.

9. Withlocals

Una piattaforma olandese che mette in contatto viaggiatori e host locali per creare esperienze completamente personalizzate, come tour gastronomici, passeggiate culturali, laboratori artigianali o visite guidate tematiche. Il modello si basa su piccoli gruppi o esperienze private, così da garantire un’interazione diretta con chi vive il territorio. L’obiettivo è offrire un’alternativa al turismo di massa, sostenendo l’economia locale, preservando le tradizioni e promuovendo una conoscenza più profonda della cultura e della vita quotidiana delle destinazioni.

10. Indi

Progetto italiano innovativo che connette turisti, operatori locali e creator digitali, proponendo itinerari ed esperienze pensati per valorizzare territori meno conosciuti e promuovere un turismo lento e sostenibile. Attraverso la sua app, i viaggiatori possono scoprire luoghi nascosti, storie, eventi e attività consigliate da chi vive davvero l’area, accedendo a un racconto fatto dai “local”. La filosofia di fondo è quella di provare a favorire l’incontro tra persone, stimolare lo scambio culturale e contribuire allo sviluppo di comunità e microeconomie locali, riducendo l’impatto ambientale e sociale del viaggio.

Cannabis: a che punto è l’Unione Europea?

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Mentre negli Stati Uniti d’America sono ben 23 gli Stati che hanno reso legale la cannabis, in Europa nessun Paese ha legalizzato questo passo - Germania e Malta hanno reso legale autoproduzione, consumo e Cannabis Social Club, il Lussemburgo autoproduzione e consumo. Diverso il discorso sulla cannabis terapeutica: sono infatti numerosi i Paesi che in Europa hanno regolamentato la produzione, la distribuzione e il consumo. Un tempo relegata ai margini della discussione pubblica e confinata nell’illegalità quasi totale, la cannabis sta lentamente ma inesorabilmente guadagnando terreno, spinta d...

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Pakistan, sale bilancio inondazioni: 706 morti e mille feriti

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Continua a salire drammaticamente il bilancio delle vittime delle recenti piogge monsoniche e delle inondazioni in Pakistan, che ha raggiunto 706 morti e quasi 1.000 feriti. Lo ha reso noto la National Disaster Management Authority (Ndma), aggiungendo che, nelle ultime 12 ore, 46 persone sono morte e 30 sono rimaste ferite, principalmente nelle province di Khyber Pakhtunkhwa (Kp) e Azad Jammu e Kashmir. Kp è la zona più colpita, con 427 vittime dall’inizio del monsone. Le inondazioni improvvise hanno danneggiato 2.934 case, distruggendo completamente 1.009 abitazioni, e provocato la morte di 1.108 capi di bestiame.

Gaza, 25 palestinesi uccisi dall’alba nei raid israeliani

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L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha reso noto che almeno 25 civili hanno perso la vita oggi a Gaza a causa dei bombardamenti israeliani su diverse località della Striscia, iniziati sin dalle prime ore del mattino. Otto delle vittime stavano aspettando l’arrivo di aiuti umanitari. In un episodio specifico, un attacco aereo durante la notte ha colpito un campo di sfollati a Deir al-Balah, nel centro di Gaza, provocando la morte di cinque occupanti di una tenda. Tra questi c’erano tre minori: un neonato di un anno e due ragazzini rispettivamente di 12 e 13 anni.

La Spagna in fiamme: incendi senza precedenti stanno devastando il nord-ovest del Paese

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«Una situazione dantesca e senza precedenti». Con queste parole la ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha descritto l’inferno che da settimane divampa nel nord-ovest del Paese iberico. Circa 350mila ettari di vegetazione sono già ridotti in cenere – un record assoluto, avendo superato i 306.555 del 2022 – nonostante il numero di roghi (223) sia quasi dimezzato rispetto all’anno precedente. Un paradosso agghiacciante che sintetizza la virulenza di fuochi alimentati da ondate di calore estreme, venti furiosi e una siccità cronica. «Nei vent’anni dell’Unità militare d’emergenza non avevamo visto nulla di simile», ha aggiunto Robles, mentre il premier Pedro Sánchez esprimeva «tristezza e desolazione» per le quattro vittime registrate a causa dei roghi, tra cui un vigile del fuoco morto il 17 agosto a León, ribaltatosi con l’autobotte diretta al fronte delle fiamme.

Il cuore dell’emergenza batte in Castiglia e León, dove si concentrano 30 dei 40 focolai attivi. Qui il fuoco ha costretto all’evacuazione più di 3.000 persone da 60 diversi comuni. Molti centri sportivi sono stati trasformati in rifugi d’emergenza. Dieci paesi della Valle del Valdeón, tra cui la turistica Caín, sono stati sgomberati mentre le fiamme lambivano il Parco Nazionale de los Picos de Europa. Patrimoni dell’Umanità come il parco naturale di Las Médulas sono già stati devastati. Nel frattempo, nelle ultime ore il governo regionale ha dichiarato un’allerta per l’intera regione e un’allerta estrema per alcuni comuni di León, Zamora e Palencia da oggi fino al 22 agosto. La minaccia incombe anche in Galizia: due mega-incendi tra Ourense e El Bierzo rischiano infatti di fondersi in un “super-rogo” che, come avvertono gli esperti, potrebbe mettere in serio pericolo i soccorritori. Con l’8% del territorio di Ourense già distrutto, autostrade interrotte e la linea ferroviaria Madrid-Galizia sospesa da cinque giorni, la regione è paralizzata. Giovedì scorso, l’area interessata dagli incendi ha raggiunto i 157.501 km², secondo il Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (EFFIS). Ciò significa che più della metà del territorio bruciato è andato in fiamme in meno di una settimana.

Specchio della catastrofe in corso è diventato il celebre Cammino di Santiago. Le autorità hanno infatti ordinato a migliaia di pellegrini di abbandonare l’itinerario e raccomandato di cancellare i viaggi programmati, con la Protezione Civile che ha invitato i familiari e conoscenti dei pellegrini che sono già sul posto e senza la possibilità di usare internet ad avvisarli del pericolo e delle restrizioni. Nell’Estremadura, l’incendio di Jarilla – attivo da sette giorni su un perimetro di un centinaio di chilometri – resta «completamente fuori controllo». Le immagini diffuse sui social mostrano un paesaggio apocalittico: cieli rossi, foreste divorate, autobus della Renfe che avanzano tra cortine di fumo. «Capisco il dramma di chi perde tutto, ma affrontare il fuoco è compito di professionisti», ha dichiarato Robles, raccomandando di seguire le indicazioni dei tecnici al fine di evitare altre tragedie.

Di fronte a uno scenario che vanifica gli sforzi di 3.500 militari (con altri 500 in arrivo), la Spagna ha attivato il meccanismo europeo di protezione civile. «Tra oggi e domani arriveranno 60 vigili del fuoco tedeschi con mezzi speciali e 80-100 francesi», ha annunciato ieri la ministra per la Transizione Ecologica Sara Aagesen. Per supportarli sono già giunti in Spagna team provenienti dalla Repubblica Ceca e dalla Slovacchia per contrastare l’incendio di Jarilla, che ha già bruciato 11mila ettari. Un’unione di forze resa necessaria da condizioni proibitive: «Il fumo blocca gli aerei», spiega Robles, «e i focolai si autoalimentano con virulenza straordinaria». Nel frattempo, il premier Sánchez ha invocato un «patto di Stato sul clima» che sia frutto di una strategia condivisa e che non dovrà essere ostacolato da divisioni ideologiche.

Ponte sullo Stretto, firmato il contratto: penali in caso di ritardi

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È stato firmato il contratto tra Stretto di Messina e il consorzio Eurolink per la costruzione del Ponte sullo Stretto. L’”atto aggiuntivo” prevede penali sia per la parte pubblica che per i privati in caso di inadempimento. Se i lavori sono bloccati per responsabilità della Stretto di Messina, la penale potrebbe arrivare al 5% del valore dei lavori non eseguiti. Inoltre, Eurolink rischia penali superiori al milione di euro per ogni giorno di ritardo. È poi prevista una cauzione di oltre 650 milioni di euro a garanzia degli impegni del contraente generale in caso di inadempimento.

Ucraina: USA e UE divisi su tregua e garanzie, Trump spinge per incontro Putin-Zelensky

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«Un passo avanti per terminare la guerra». Sono queste le parole che la maggior parte dei leader presenti al vertice ha utilizzato per descrivere l’incontro multilaterale per l’Ucraina tenutosi ieri alla Casa Bianca. Eppure, di quello che si siano realmente detti i presenti sappiamo ancora poco. Trump sta iniziando a spingere per organizzare un incontro tra Putin e Zelensky, che secondo Macron dovrebbe avvenire entro due o tre settimane. Un altro dei temi principali sul piatto era quello dell’implementazione di un cessate il fuoco da mettere in atto sin da subito, ma sembra che i capi europei non siano riusciti a convincere Trump, che sostiene che i negoziati di pace possano essere portati avanti anche con la guerra in corso. Cruciale anche la questione delle cosiddette “garanzie di sicurezza”, su cui tutti i leader sembrano avere idee diverse. Trump ha assicurato che una volta terminata la guerra l’Ucraina sarà dotata di tutti i mezzi necessari per non subire ulteriori attacchi, anche se secondo lui è improbabile che ciò succeda.

Gli incontri alla Casa Bianca sono iniziati alle 18 italiane di ieri, con l’arrivo dei leader europei di Finlandia, Francia, Germania, Italia e Regno Unito assieme alla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen e al Segretario generale della NATO Mark Rutte. Circa un’ora dopo è arrivato Zelensky, con cui Trump ha tenuto un colloquio nello Studio Ovale. Questa volta l’incontro è stato più disteso, e non si sono verificati attriti; l’ultima occasione in cui Zelensky era stato ricevuto nello Studio Ovale, infatti, Trump lo aveva umiliato in mondovisione. Dopo il colloquio a due con Zelensky, è iniziato quello con i leader europei presenti. Alla tavola della Casa Bianca, i politici hanno preso la parola uno per volta, mostrando la propria sostanziale divergenza di opinioni con il presidente USA. Merz ha rimarcato la posizione europea, per cui i negoziati per la pace dovrebbero essere portati avanti in un contesto di cessate il fuoco, chiedendo a Trump di lavorare per implementare una tregua. Del tema si è discusso anche nello Studio Ovale con Zelensky, dove il presidente USA ha dichiarato che, per quanto personalmente preferirebbe una cessazione degli attacchi da parte di entrambe le parti, abbassare le armi potrebbe rivelarsi «strategicamente svantaggioso» per una delle due, e che i negoziati possono essere portati avanti anche senza una tregua.

Altro tema fondamentale è stato quello delle garanzie di sicurezza. Il vertice ha concordato che, terminata la guerra, l’Ucraina avrà bisogno della certezza di non essere attaccata; i leader hanno detto di aver parlato lungamente della questione e Trump ha assicurato che, per quanto secondo lui non sia necessario, l’Ucraina avrà quello che chiede. Risulta ancora poco chiaro, tuttavia, cosa i diversi Paesi intendano con “garanzie di sicurezza”: un giornalista ha chiesto a Zelensky di cosa abbia bisogno l’Ucraina dagli Stati Uniti e la sua risposta è stata «tutto»; sul piatto è più volte comparsa l’ipotesi di aumentare l’arsenale di Kiev e migliorare l’esercito ucraino, di inviare soldati e forze di peacekeeping sul territorio (ne ha parlato spesso Macron), di fare entrare l’Ucraina nella NATO (lo stesso Zelensky ha insistito a lungo sulla questione), o di limitarsi a fornire garanzie ricalcando l’articolo 5 dell’Alleanza Atlantica sulla mutua difesa (ipotesi avanzata da Meloni). Dopo e durante gli incontri, tuttavia, il tema delle garanzie di sicurezza è stato affrontato nel discorso pubblico solo in termini generali, e non è chiaro cosa esattamente sia emerso dal vertice.

Ultima, ma non meno importante, l’ipotesi di un incontro diretto tra Putin e Zelensky. Durante il vertice, Trump ha detto svariate volte che Putin sarebbe pronto a incontrare Zelensky, e dopo di esso ha ribadito questo punto, affermando di essersi messo al lavoro per organizzare un colloquio a due, che sarebbe seguito da un trilaterale con la sua stessa presenza. Macron ha confermato quanto detto da Trump e ha dichiarato che stanno lavorando per organizzare un primo incontro «tra due o tre settimane»; dal Cremlino non è ancora arrivata nessuna conferma.

Negli ultimi 10 anni è crollata la produzione mondiale di pellicce

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La produzione globale di pellicce è scesa a picco, registrando nel 2023 un calo del 40% rispetto all’anno precedente. Un dato che conferma una tendenza in atto da almeno un decennio: dal 2013 a oggi, l’industria ha perso oltre l’85% del suo volume produttivo. Dietro ai numeri, ci sono milioni di animali – visoni, volpi, procioni – che non sono stati allevati in gabbie anguste né uccisi per trasformarsi in capi d’abbigliamento.
Nella sola Unione Europea, la produzione di pellicce di visone è crollata da 18 milioni nel 2020 a 7,5 milioni nel 2022, mentre le volpi sono passate da 1,2 milioni a 70...

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