giovedì 3 Aprile 2025
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Trump bombarda gli Houthi per punirli del supporto ad Hamas e isolare l’Iran

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Sale la tensione in Yemen, dove gli Stati Uniti hanno lanciato un vasto bombardamento, uccidendo almeno 53 persone e ferendone un centinaio. In risposta, il movimento yemenita degli Houthi ha colpito la portaerei statunitense Harry S. Truman, costringendola a fermare un attacco che si sarebbe abbattuto sul Paese. L’attacco degli USA arriva dopo che il movimento yemenita ha annunciato la ripresa del blocco del transito delle navi collegate a Israele nel Mar Rosso in sostegno alla Palestina. A ordinarlo è stato lo stesso presidente Trump, che con un post sul social Truth ha minacciato di «far piovere l’inferno» su di loro. Trump ha poi lanciato un messaggio all’Iran, intimandogli di «cessare immediatamente il supporto ai terroristi»; proprio l’Iran sembrerebbe uno degli obiettivi indiretti del presidente statunitense, che ha recentemente inviato una lettera a Teheran per ridiscutere la sua dottrina nucleare.

Gli attacchi degli USA agli Houthi sono stati ordinati da Trump nella serata di sabato 15 marzo. Ad essere prese di mira sono state diverse località dello Yemen. In totale, gli USA hanno eseguito più di 47 attacchi aerei, prendendo di mira la capitale Sana’a e le province di Ibb, Al-Bayda, Al-Jawf, Dhamar, Hajja, Ma’rib, Sa’da e Ta’izz. I bombardamenti hanno provocato danni in gran parte dell’area del Paese controllata dagli Houthi: nella capitale, sono stati segnalati almeno otto raid, uno dei quali ha colpito una zona residenziale, uccidendo almeno 15 persone; a Sa’da, colpita da una dozzina di raid, un attacco alla centrale elettrica di Dahyan ha causato un blackout; a Ta’izz, invece, è stato colpito un sito militare. In totale sono morte almeno 53 persone, ma il numero delle vittime non sembra ancora definitivo e continua a salire.

Ieri, in risposta all’offensiva statunitense, gli Houthi hanno condotto un’operazione contro la portaerei statunitense USS Harry S. Truman e le sue navi da guerra di accompagnamento nel Mar Rosso settentrionale, utilizzando un numero indefinito di droni, e 18 missili balistici e da crociera. Dopo la controffensiva, gli Houthi hanno rilasciato una dichiarazione per rivendicare l’attacco, annunciando che «affronteremo l’escalation con l’escalation» e avvertendo gli USA che eventuali attacchi non rimarranno senza risposta. Successivamente, gli USA hanno lanciato altri attacchi di minore intensità contro le località controllate dagli Houthi, e il movimento yemenita ha risposto attaccando nuovamente la portaerei USS Harry S. Truman, costringendo i caccia statunitensi decollati dalla nave a rientrare.

Nel suo post su Truth, Trump ha motivato l’attacco contro gli Houthi sostenendo che «hanno condotto una campagna incessante di pirateria, violenza e terrorismo contro navi, aerei e droni americani e di altri Paesi». Martedì 11 marzo, il gruppo ha rilasciato una dichiarazione in cui annunciava che, alla luce delle continue violazioni del cessate il fuoco a Gaza da parte di Israele e dell’interruzione della rete elettrica e dell’ingresso degli aiuti umanitari nella Striscia, avrebbero ripreso a pattugliare lo stretto di Bab al-Mandab, sul Mar Rosso, «ripristinando il divieto di passaggio per tutte le navi israeliane». Prima degli attacchi statunitensi, comunque, non si erano registrati movimenti ostili degli Houthi nei confronti di navi israeliane.

Il post di Trump menziona anche l’Iran, che sembrerebbe un altro dei bersagli indiretti del presidente. Recentemente, gli USA hanno mandato una lettera a Teheran per riaprire il dialogo sul suo programma nucleare, intimando alla Repubblica islamica di rivederlo. L’obiettivo dichiarato del presidente era quello di «impedire all’Iran di acquisire armi nucleari» e «scongiurare una possibile azione militare»: «Ci sono due modi in cui l’Iran può essere gestito», aveva dichiarato Trump poco dopo l’invio della lettera. «Militarmente, o se si fa un patto. Io preferirei fare un patto». L’Ayatollah Ali Khamenei aveva definito la lettera un «inganno per l’opinione pubblica», sostenendo di non potersi fidare degli Stati Uniti e di non avere alcuna intenzione di dotare il Paese di testate nucleari; Khamenei aveva poi detto che non avrebbe negoziato con gli USA se questi avessero continuato ad assumere un atteggiamento «da bulli», riservandosi il diritto di rispondere a eventuali attacchi di Washington.

[di Dario Lucisano]

Ucraina, Zelensky sostituisce il Capo di Stato Maggiore

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Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha sostituito il Capo di Stato Maggiore dell’esercito del Paese, Anatoliy Barhylevych, nominando al suo posto Andrii Hnatov. Il ministero della Difesa ucraino ha spiegato che il cambio di vertice è avvenuto perché l’Ucraina sta «trasformando in maniera sistematica» le proprie forze armate, per «rafforzarne l’efficacia in combattimento». L’annuncio arriva in un periodo difficile per l’Ucraina, che sta perdendo sempre più terreno nella regione russa del Kursk, contro cui ha lanciato un’offensiva militare lo scorso agosto. Secondo mappe pubblicate recentemente dall’Ucraina, ora Kiev nella regione controllerebbe circa 110 chilometri quadrati contro i circa 1.400 del periodo di picco.

Negli Stati Uniti si attenua l’emergenza delle morti per overdose di fentanyl

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Secondo gli ultimi dati governativi, corroborati da ricerche universitarie, negli Stati Uniti, la fase più mortale della crisi del fentanyl da strada starebbe giungendo alla fine. Una nuova analisi dei ricercatori dell'Università della Carolina del Nord parla di un generale calo dei decessi da overdose, che suggerisce che i miglioramenti potrebbero procedere a passo costante e sostenibile. Questo sarebbe trainato proprio dalla riduzione dei casi di morte da fentanyl, che, a detta della direttrice del National Institute on Drug Abuse, ufficio sull'abuso di stupefacenti afferente al governo stat...

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USA contro il divieto della Corte: trasferite 250 persone a El Salvador

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha ordinato il trasferimento di oltre 250 persone a El Salvador, andando contro un divieto imposto da una Corte federale. Per opporsi al divieto, che ha bloccato rimpatri e trasferimenti per due settimane, Trump ha fatto appello a un decreto del 1798, che gli permette di trasferire rapidamente i migranti ritenuti parte di una “invasione o incursione predatoria”. Secondo quanto riferiscono i media, tra le persone trasferite ci sarebbero membri di gang venezuelane e salvadoregne. L’agenzia di stampa Associated Press riporta che il governo degli Stati Uniti avrebbe concordato di pagare 6 milioni di dollari al governo di El Salvador per imprigionare 300 migranti.

La battaglia tra le potenze per l’egemonia sull’Artico

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Le dichiarazioni senza filtri con le quali, all’alba del suo secondo mandato presidenziale, Donald Trump ha parlato della volontà di annettere al territorio statunitense il Canada e la Groenlandia, non ci testimoniano solo quello che molti hanno definito il «bullismo» geopolitico del presidente americano, ma provano la grande rilevanza strategica che le terre e le rotte marittime dell’estremo nord hanno acquisito nel Risiko tra le grandi potenze per il predominio globale. Una battaglia strategica dove Russia e Cina sono un passo avanti, avendo già inaugurato la rotta commerciale a nord-est e l...

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Russia, le truppe avanzano nel Kursk

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L’esercito moscovita continua a scacciare i soldati ucraini dalla regione russa del Kursk, restringendo sempre più l’area sotto controllo di Kiev. Ieri, le forze russe hanno dichiarato di aver conquistato le località di Rubanshchina e Zaoleshenka, distruggendo carri armati e attrezzature militari ucraine. Lo Stato maggiore di Kiev non ha commentato la presunta perdita degli avamposti. Oggi, tuttavia, ha pubblicato una mappa che mostra il progressivo arretramento delle proprie truppe, che ora controllerebbero circa 110 chilometri quadrati contro i circa 1.400 del periodo di picco. L’Ucraina ha inoltre confermato il ritiro da Sudzha, città chiave nella regione.

Gaza, 9 morti a Beit Lahia. In Yemen 31 morti per attacco USA

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Continuano le violazioni israeliane del cessate il fuoco a Gaza, dove ieri almeno nove palestinesi sono stati uccisi in un attacco a Beit Lahia, nel nord della Striscia. Le vittime erano due giornalisti e una squadra di operatori umanitari, colpiti da un attacco aereo israeliano. Si tratta del raid più mortale dall’entrata in vigore del cessate il fuoco. Nel frattempo, è emerso anche il primo bilancio degli attacchi statunitensi e britannici in Yemen, che hanno colpito diverse località del Paese. Secondo le stime parziali del ministero della Salute di Sana’a sarebbero morte almeno 31 persone e almeno altre 101 sarebbero rimaste ferite.

Serbia, trecentomila in piazza contro il governo

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Dopo giorni di marcia verso Belgrado, a quattro mesi dall’inizio delle proteste, gli studenti serbi hanno organizzato una massiccia manifestazione antigovernativa, alla quale hanno preso parte centinaia di migliaia di persone. La protesta si è svolta sotto lo slogan “15 per 15”, in ricordo dei civili morti dopo il crollo della tettoia della stazione di Novi Sad lo scorso 1 novembre. Vista la sempre maggiore partecipazione, gli studenti hanno alzato la posta in gioco e ora chiedono che a rispondere del disastro sia lo stesso presidente Vučić. Proprio in occasione delle proteste, il presidente ha rilasciato un messaggio televisivo: dopo aver presentato il bilancio di feriti e arresti di quella che i media stanno descrivendo come la più grande manifestazione mai avvenuta nel Paese, Vučić ha parlato della necessità di un «cambiamento», e ha aperto alla possibilità di indire elezioni, senza tuttavia annunciare propriamente le dimissioni.

Gli studenti, accompagnati da insegnanti e cittadini, hanno iniziato a marciare verso Belgrado almeno due giorni prima della manifestazione, che si è tenuta ieri, sabato 15 marzo. È difficile definire il numero esatto di presenti. Secondo fonti governative, la folla di dimostranti sarebbe arrivata a circa 107.000 persone, ma media e osservatori parlano di numeri almeno tre volte superiori. Alcuni giornali serbi parlano addirittura di una folla di oltre mezzo milione di persone. Nel corso della protesta, i dimostranti hanno osservato 15 minuti di silenzio per onorare le vittime del crollo della tettoia di Novi Sad. La manifestazione, inoltre, ha registrato qualche scontro che ha portato al ferimento di alcuni dei dimostranti e ad arresti. Secondo quanto dichiarato dal presidente Vučić, almeno 44 persone sarebbero rimaste ferite e 22 sarebbero state arrestate per aggressione alla polizia e violazione di proprietà. Vučić ha parlato anche della distruzione di centinaia di trattori. I manifestanti hanno accusato la polizia di avere fatto uso di cannoni sonori, accusa smentita dal presidente. I media serbi hanno pubblicato dei video a sostegno della vicenda.

Le richieste dei manifestanti serbi sono all’incirca le stesse che portano avanti da quattro mesi. In particolare, gli studenti, che guidano la protesta da mesi, hanno quattro richieste: la pubblicazione di tutti i documenti riguardanti la ristrutturazione della stazione ferroviaria di Novi Sad; l’incriminazione di tutti coloro che sono stati coinvolti nell’attacco a studenti e professori durante le loro proteste per il disastro e il loro licenziamento nel caso in cui si dimostri che si tratta di funzionari pubblici; la sospensione dell’incriminazione degli studenti arrestati durante le proteste; un aumento del 20% del budget per l’istruzione superiore. Tutte le richieste sono state accolte o accolte solo in parte. La documentazione segreta non è ancora stata pubblicata, funzionari pubblici come il sindaco di Novi Sad e il primo ministro hanno rassegnato le dimissioni, ed è in programma un aumento del budget per il ministero dell’istruzione. Col tempo e la partecipazione sempre più ampia, gli studenti hanno iniziato a chiedere anche le dimissioni di Vučić e la programmazione di nuove elezioni. In seguito alla protesta, Vučić è apparso in televisione, e ha lanciato un messaggio di parziale apertura nei confronti dei manifestanti. «Ora, le autorità devono cogliere il messaggio portato dalle persone che sono arrivate oggi nella capitale», ha detto il presidente. «Dobbiamo cambiare e cambiare tutto ciò che ci circonda». Vučić ha aperto alla possibilità di incontrare i manifestanti e di indire un referendum e nuove elezioni, rimanendo però vago sulla possibile data.

[di Dario Lucisano]

Macedonia del Nord, incendio in una discoteca: decine di morti

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Nella notte tra ieri e oggi, domenica 17 marzo, a Kocani, piccolo centro della Macedonia del Nord, è esploso un incendio all’interno di una discoteca. Al momento dell’incendio, l’edificio ospitava circa 1.500 persone, per lo più giovani. Il numero preciso delle vittime è ancora ignoto, ma la direttrice dell’ospedale cittadino ha detto ai media che sarebbero morte «decine di persone» e che almeno 90 sarebbero rimaste ferite. La direttrice avrebbe detto ai quotidiani locali che, in questo primo momento, il pubblico ministero le avrebbe vietato di rivelare la cifra esatta delle vittime. I numeri non ufficiali parlano di 50 morti. Ancora ignote le cause dell’incendio.

Yemen, Trump ordina vasta offensiva contro postazioni Houti

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Il presidente americano Trump ha annunciato sul suo social media Truth di aver ordinato una “azione militare decisiva e potente” contro i “terroristi Houti” in Yemen, dichiarando che si trattava di una risposta agli attacchi portati a termine dal gruppo contro le navi e i mezzi aerei americani nel Mar Rosso. “Useremo una forza letale schiacciante fino a che non avremo raggiunto i nostri obiettivi” ha dichiarato Trump, minacciando di “scatenare l’inferno” in caso gli attacchi degli Houti non si fermino. Il presidente ha anche intimato l’Iran di smettere di supportare i “terroristi”. Sui social stanno iniziando a circolare le prime immagini degli attacchi, che mostrano alte colonne di fumo sollevarsi dalle postazioni bombardate.