sabato 5 Aprile 2025
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Trump taglia gli aiuti al Sudafrica per punirlo delle azioni contro i coloni e Israele

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il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il blocco degli aiuti economici al Sudafrica, invitando i cittadini bianchi del Paese a lasciare la nazione e trasferirsi negli Stati Uniti. Già un mese fa Trump aveva minacciato il Sudafrica di intraprendere azioni come rappresaglia per quello che i suprematisti bianchi definiscono “genocidio bianco”. La situazione politica nel Paese africano è tesa da quando il governo ha attuato una legge che prevede l’esproprio delle terre, anche senza indennizzo, a danno degli agricoltori bianchi. Sebbene siano minoranza, questi ultimi detengono infatti la stragrande maggioranza della proprietà privata della terra, come retaggio dell’era dell’apartheid. Tra le motivazioni della sospensione degli aiuti al Paese c’è anche la sua posizione nei confronti di Israele, contro cui il Sudafrica ha avviato il processo in seno alla Corte Internazionale di Giustizia per il genocidio perpetrato contro la popolazione palestinese.

Con l’Ordine Esecutivo 14204, Donald Trump ha dato mandato al Dipartimento di Stato, guidato da Marco Rubio, di interrompere gli aiuti e l’assistenza estera forniti al Sudafrica. La motivazione con cui è stato emanato tale Ordine Esecutivo risiede in quello che Trump definisce come «scioccante disprezzo per i diritti dei suoi cittadini», riferendosi all’attuazione della legge 13 del 2024 con cui il Sudafrica ha dato avvio all’espropriazione delle terre agli agricoltori bianchi, che i suprematisti bianchi hanno definito «genocidio bianco». «Questa legge segue innumerevoli politiche governative progettate per smantellare le pari opportunità nell’occupazione, nell’istruzione e negli affari, e la retorica odiosa e le azioni governative che alimentano la violenza sproporzionata contro i proprietari terrieri razzialmente svantaggiati», è scritto nell’ordine di Trump. Ma il motivo è anche un altro. «Inoltre, il Sudafrica ha assunto posizioni aggressive nei confronti degli Stati Uniti e dei suoi alleati, tra cui accusare Israele, non Hamas, di genocidio presso la Corte Internazionale di Giustizia e rinvigorire le sue relazioni con l’Iran per sviluppare accordi commerciali, militari e nucleari», è riportato nell’O.D. 14204.

In totale controtendenza rispetto alle politiche di immigrazione, Trump ha inoltre dato mandato al Segretario di Stato e al Segretario della Sicurezza Nazionale di organizzare un piano che preveda «l’ammissione e il reinsediamento attraverso il Programma di ammissione dei rifugiati degli Stati Uniti, per gli afrikaner in Sudafrica che sono vittime di ingiusta discriminazione razziale». In altre parole, con tale Ordine Esecutivo si fornisce una linea privilegiata ai sudafricani bianchi per poter migrare negli Stati Uniti.

Il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa ha detto che la legislazione avrebbe«garantito l’accesso pubblico alla terra in modo equo e giusto». La legge, in discussione da anni, ha lo scopo di porre fine ad uno dei retaggi dell’epoca della apartheid. Infatti, sebbene la popolazione bianca rappresenti il 9% della popolazione totale, si stima che abbia la proprietà privata di circa il 75% dei terreni agricoli del Paese.

Il Sudafrica è il più grande beneficiario dell’African Growth and Opportunities Act (AGOA), un accordo commerciale statunitense che fornisce un accesso preferenziale duty-free ai mercati statunitensi per le nazioni africane. Con l’adozione dell’Odine Esecutivo emesso da Trump, il Paese africano viene così tagliato fuori. Secondo il National Agricultural Marketing Council (NAMC), le esportazioni del Sudafrica sono gran parte guidate dall’agricoltura, grazie anche all’azione dell’AGOA. Un rapporto del 2023 del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti mostra che il Sudafrica è il principale esportatore agricolo sotto AGOA e il suo più grande beneficiario con due terzi delle esportazioni agricole, soprattutto con agrumi, vino e succo di frutta, che vanno in direzione degli Stati Uniti.

Insomma, gli Stati Uniti puniscono il Sudafrica per aver osato mettersi contro Israele e per voler determinare una maggiore giustizia sociale ed economica andando a rompere l’eredità delle ingiustizie razziali prodotte durante il periodo dell’apartheid.

[di Michele Manfrin]

Il social X è sotto attacco, Musk: “Forse dietro un Paese”

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Il sito del social X (ex Twitter) sta riscontrando problemi in tutto il mondo, e risulta in down da ore. Attorno alle 18:30 di oggi, Elon Musk, proprietario della piattaforma, ha condiviso un post per aggiornare i propri utenti: «C’è stato (e c’è ancora) un massiccio attacco informatico contro X», ha annunciato Musk. «Veniamo attaccati ogni giorno, ma questo attacco è stato condotto con molte risorse. È coinvolto un gruppo numeroso e coordinato e/o un Paese».

Il ribaltone sull’origine artificiale del Sars-Cov-2, da tabù a teoria dominante

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Il virus Sars-Cov-2 è di origine naturale o artificiale? E come si è trasmesso all’uomo? Queste domande hanno dominato il dibattito pubblico fin dallo scoppio della pandemia, con i media di massa schierati fin da subito a sostegno dell’ipotesi di un’origine naturale, accompagnata dalla criminalizzazione di qualsiasi voce divergente, bollata come “complottista”.
Oggi, a cinque anni di distanza, la teoria dell’origine artificiale si è fatta strada anche nel mainstream, ma senza che i mezzi di informazione abbiano mai messo in discussione le analisi errate pubblicate fino a pochi mesi prima, né a...

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Cina-Iran-Russia: inizia un’esercitazione navale congiunta

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La marine cinese, russa e iraniana hanno annunciato l’avvio dell’esercitazione militare congiunta Security Belt-2025. L’esercitazione si svolgerà nelle acque nei pressi del porto iraniano di Chabahar, nell’Oceano Indiano, e prevede simulazioni per colpire obiettivi marittimi, esercitazioni di controllo dei danni e operazioni di ricerca e soccorso. Il governo cinese ha annunciato che la propria flotta comprenderà un cacciatorpediniere e una nave di rifornimento. La flotta russa, invece, sarà rappresentata da due navi da armamento leggero e una petroliera, mentre quella iraniana da un numero indefinito di unità della marina iraniana e della forza navale del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica. Le esercitazioni dureranno fino a giovedì.

Il governo ha impugnato la norma toscana che limita gli affitti turistici

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Il governo Meloni ha impugnato la legge della Regione Toscana sugli affitti brevi, che permette ai Comuni con più di 50 mila abitanti e a maggiore densità turistica di adottare delle limitazioni agli affitti brevi al fine di tutelare il diritto alla casa per tutti e frenare la crescita dei prezzi per gli affitti residenziali. La legge regionale era stata approvata al culmine di un compromesso bipartisan. Secondo Palazzo Chigi, la norma toscana si pone «in contrasto con la normativa statale ed europea in materia di libertà di impresa, concorrenza, ordinamento civile e penale, tutela del patrimonio culturale e professioni» e violerebbe quindi diversi articoli della Costituzione. L’esecutivo, inoltre, contesta un’altra misura regionale, che impedisce ai proprietari di immobili con destinazione d’uso residenziale a usare tali attività con fini ricettivi. Ora dovrà la Corte Costituzionale è chiamata a esprimersi.

L’impugnazione della legge toscana sul turismo è arrivata venerdì 7 marzo, ma era nell’aria da tempo. In particolare, Palazzo Chigi ha rimesso alla consulta due norme regionali: una riguarda le attività di affittacamere, bed and breakfast, case vacanze e residenze d’epoca e stabilisce che possano essere utilizzati a tale scopo solo immobili che hanno destinazione d’uso turistico-ricettiva, escludendo dunque dalla pratica tutti quelli con destinazione residenziale. Questa legge, secondo il governo, violerebbe gli articoli 3, 41, 42 e 117, secondo comma, lettera l), della Costituzione, che garantiscono la libertà dell’iniziativa economica privata e il riconoscimento della proprietà privata, e stabiliscono le materie e i compiti della Repubblica in materia di promozione dell’ordine economico e sociale. La seconda norma contestata permette alle amministrazioni locali la limitazione degli affitti brevi in zone o quartieri a rischio di overtourism: tra le misure che il Comune ha la facoltà di adottare vi sono l’imposizione di un tetto massimo di giorni in cui un immobile può essere destinato all’affitto turistico, ma anche divieti generalizzati. Il governo sostiene che tale norma sarebbe in contrasto con gli stessi articoli della Costituzione citati precedentemente, e che violerebbe ulteriori misure dell’articolo 117 sulle competenze dello Stato.

La decisione del governo ha suscitato stupore nel governatore Eugenio Giani, che l’ha definita «clamorosa»: «L’approccio della legge regionale è stato quello del buonsenso», ha detto Giani. «Siamo convinti del testo approvato, quindi seguiremo l’iter giuridico istituzionale fornendo le nostre motivazioni». Positiva, invece, la ricezione dai parlamentari toscani vicini all’esecutivo: «Si tratta di un atto doveroso contro l’ennesimo tentativo velleitario di farsi le leggi da soli», ha dichiarato il senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi. Esulta anche Confedilizia, associazione che rappresenta gli interessi di immobiliari e palazzinari, che parla di una «impugnazione sacrosanta». La palla è passata ora alla Corte costituzionale.

Con le norme approvate e ora impugnate dal governo, la Regione Toscana era diventata la prima regione italiana ad approvare una legge per regolamentare gli affitti brevi e contrastare il turismo di massa, un fenomeno che negli ultimi anni ha messo sotto pressione molte città d’arte e località turistiche. Secondo i comitati cittadini, in città come Firenze e Siena, l’afflusso continuo di visitatori avrebbe portato a un aumento dei prezzi degli affitti a lungo termine, costringendo molti cittadini a lasciare il centro storico. Proprio a Firenze, il dibattito è stato particolarmente acceso. Lo scorso novembre, il collettivo “Salviamo Firenze” ha inscenato una protesta simbolica contro gli affitti brevi, coprendo con adesivi rossi circa 500 key box utilizzate dai proprietari per l’accesso agli appartamenti. Gli adesivi riportavano la scritta “Salviamo Firenze X Viverci”, un messaggio diretto contro la speculazione immobiliare che, secondo i manifestanti, sta trasformando il centro storico in un luogo sempre meno abitabile per i residenti. Proteste simili si sono verificate anche in altre città italiane, come a Roma, dove gruppi locali hanno sabotato key box in segno di protesta.

[di Dario Lucisano]

Mare del Nord, collisione tra petroliera USA e cargo portoghese

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Nel Mare del Nord, di fronte alle coste dell’East Yorkshire (Regno Unito), si è verificata questa mattina una collisione tra una petroliera statunitense e una nave cargo battente bandiera portoghese. A riferirlo è la BBC, citando fonti della Guardia Costiera, che riporta come l’americana MV Stena Immaculate, a pieno carico e ferma all’ancora, sia stata colpita dalla MV Solong: a causa dello scontro, sulla petroliera si è sviluppato un violento incendio. Secondo quanto riferito dalla BBC, l’intero equipaggio della Stena Immaculate sarebbe stato tratto in salvo, ma le operazioni di soccorso sono ancora in corso.

L’Unione Europea ha approvato il Piano arabo per Gaza

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L’Unione Europea ha espresso ieri, 9 marzo, il proprio sostegno al piano di ripresa e ricostruzione per Gaza, presentato dai Paesi arabi durante il summit svoltosi al Cairo lo scorso 4 marzo. Il progetto, approvato dall’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) ma bocciato da Stati Uniti e Israele nel giro di poche ore, rappresenta per l’UE «una base seria per le discussioni sul futuro della Striscia di Gaza». La notizia dell’approvazione dell’Unione Europea segue di poche ore un comunicato congiunto rilasciato da Francia, Germania, Italia e Regno Unito, nel quale i ministri degli Esteri hanno riferito di aver accolto favorevolmente la proposta araba, definendola un’opportunità concreta per migliorare le condizioni di vita nella Striscia. 

Nel comunicato, l’Unione Europea ha dichiarato l’intenzione di continuare a «sostenere politicamente e finanziariamente l’Autorità Palestinese e il suo programma di riforme, per aiutarla a prepararsi a tornare a governare Gaza». Ribadendo la richiesta di «piena attuazione del cessate il fuoco», l’UE ha sottolineato il proprio impegno a «rilanciare un orizzonte politico verso la pace in Medio Oriente, basato sulla soluzione a due Stati», oltre all’importanza di garantire la distribuzione degli aiuti umanitari tra la popolazione della Striscia, bloccati da Israele da circa una settimana.

Elaborato dall’Egitto, il piano si articola in tre fasi e prevede un investimento complessivo di 53 miliardi di dollari in cinque anni. La prima fase, della durata di sei mesi, prevede l’installazione di 200.000 alloggi temporanei e il trasferimento del controllo di Gaza da Hamas a un’amministrazione tecnica ad interim. La seconda fase, stimata in due anni e mezzo con un costo di 20 miliardi, punta alla rimozione delle macerie e alla ricostruzione di 400.000 abitazioni, oltre al ripristino delle infrastrutture essenziali: acqua, elettricità, gestione dei rifiuti e telecomunicazioni. La fase finale, per cui sono previsti 30 miliardi, riguarderebbe la riforma della governance e la preparazione di nuove elezioni, con l’eventuale coinvolgimento dell’Autorità Nazionale Palestinese (ANP) nella gestione della Striscia.

Hamas ha espresso il proprio sostegno alle prime due fasi, mostrando però riserve sulla terza, mentre Israele ha respinto il piano in modo netto. Il ministro degli Esteri israeliano, Israel Katz, ha dichiarato che qualsiasi proposta araba è inaccettabile per Tel Aviv, senza fornire dettagli specifici. Il governo israeliano continua a opporsi sia al controllo di Hamas che a quello dell’ANP sulla Striscia. Anche gli Stati Uniti si sono mostrati scettici: l’amministrazione Trump ha ribadito la propria visione di una Gaza rinnovata e libera da Hamas, mentre continiua a valutare soluzioni alternative con Israele, tra cui lo spostamento massiccio della popolazione gazawa («I palestinesi non avranno il diritto al ritorno nelle proprie case» aveva detto il presidente americano in un’intervista rilasciata all’emittente Fox News).

Al di là delle dichiarazioni politiche, la situazione umanitaria nella Striscia resta drammatica. Nel finesettimana, il ministro dell’Energia israeliano Eli Cohen ha ordinato l’interruzione totale della fornitura di elettricità a Gaza da parte della Israel Electric Corporation, mettendo a rischio il funzionamento degli impianti di desalinizzazione e il trattamento delle acque reflue, con conseguenze devastanti sull’accesso all’acqua potabile per la popolazione. Una condizione che, sommata al blocco degli aiuti umanitari, l’acuirsi delle tensioni e al rifiuto di Israele di proseguire con la fase II della tregua (che prevedrebbe la fine totale delle ostilità e il ritiro israeliano dalla Striscia), rende il futuro di Gaza ancora profondamente incerto, avvicinando sempre più il rischio di un nuovo genocidio.

[di Gloria Ferrari]

La Camera ha approvato il disegno di legge sull’economia dello spazio

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Con 133 voti a favore, 89 contrari e 2 astenuti, giovedì 6 marzo è stato approvato il Disegno di legge sull’economia dello spazio, bozza normativa che mira a migliorare la governance spaziale al fine di trarre massimi vantaggi dalle seducenti promesse della Space Economy. Pur partendo da una base politica condivisa, il testo ha spaccato la Camera durante le fasi finali del confronto, con il risultato che maggioranza e opposizione hanno maturato idee diametralmente opposte sulla bontà della bozza. Il provvedimento dovrà ora passare all’esame del Senato.

L’obiettivo del Ddl C. 2026-A è chiaro: mettere nero su bianco codici legislativi che risolvano su scala italiana le ambiguità riguardanti le mansioni extraterrestri condotte da privati. Il punto saliente del pacchetto di leggi consiste infatti nel definire come debbano essere gestite le autorizzazioni per le attività spaziali svolte sul territorio italiano e per gli operatori nazionali attivi all’estero, nonché la responsabilità civile per gli eventuali danni causati da oggetti spaziali. A vigilare sulle eventuali infrazioni sarà l’Agenzia spaziale italiana (Asi), sotto la supervisione del Comitato interministeriale.

Essendo il pacchetto normativo promosso direttamente dal Ministro delle Imprese e del made in Italy (Mimit), Adolfo Urso, non sorprende scoprire che i codici proposti siano anche orientati ad attrarre investimenti pubblico-privati. Il Ddl istituisce infatti un fondo pluriennale con cui sostenere l’economia dello spazio, con il Dicastero di Urso che inizierà a stanziare per il 2025 i primi 35 milioni di euro. Per stimolare la partecipazione delle imprese, il Governo prevede dunque di includere di garantire ai privati quote del 10% sul valore dei contratti aerospaziali sugli appalti non suddivisi in lotti, inoltre il testo apre alla sperimentazione dell’uso dello spettro elettromagnetico per le comunicazioni satellitari.

Sebbene l’appoggio della bozza sia bipartisan, proprio la definizione dei rapporti tra pubblico e privato ha spaccato la classe politica, stimolando nell’opposizione la proposta di emendamenti cruciali che hanno chiesto – e in parte ottenuto – la salvaguardia della sicurezza nazionale e “un adeguato ritorno industriale per il sistema Paese”. Il desiderio di porre un giro di vite alle libertà imprenditoriali è dettato in buona parte dalle uscite iperboliche di Elon Musk, soggetto che, attraverso l’azienda aerospaziale SpaceX, è attualmente il protagonista assoluto della Space Economy. Un primato che gli è garantito dall’efficienza dei propulsori sviluppati dall’impresa, ma anche e soprattutto dal controllo della rete satellitare nota come Starlink.

Attraverso il suo social, X, Musk ha infatti osservato recentemente che la resistenza ucraina all’invasione russa collasserebbe, qualora i servizi satellitari elargiti da Starlink venissero meno. Un’affermazione che, nel contesto, è stata percepita come minaccia tutt’altro che velata, ancor più perché l’azienda aveva già in passato oscurato l’accesso alla Rete alle truppe di Kiev. Radosław Sikorski, Ministro degli Esteri polacco, ha reagito all’uscita facendo notare che il servizio satellitare fornito all’Ucraina sia pagato anche dal Ministero della Digitalizzazione polacco, quindi ha descritto l’imprenditore come “un fornitore inaffidabile”. “Stai zitto, ometto”, gli ha risposto Musk, “pagate una frazione minuscola del costo. E non c’è sostituto per Starlink”.

Secondo un report di Bloomberg, l’Amministrazione Meloni starebbe intavolando proprio con SpaceX trattative per l’uso della sua infrastruttura satellitare. Si parla di un ipotetico contratto da 1,5 miliardi di euro, un investimento che, a seconda di chi ne parla, viene dipinto come una necessità strategica o come una bustarella utile a imbonire il controverso miliardario, figura estremamente vicina alle politiche statunitensi. L’idea di lasciare le comunicazioni italiane nelle mani dell’imprenditore non piace però a tutti, men che meno al Presidente italiano Sergio Mattarella, il quale non solo ha messo in guardia contro gli “oligarchi tecnologici”, ma, secondo il Financial Times, starebbe anche intervenendo personalmente per ostacolare i rapporti con Starlink. “Sarebbe un onore parlare con il Presidente Mattarella”, ha dichiarato in merito Musk.

[di Walter Ferri]

Germania, sciopero degli aeroporti: migliaia di cancellazioni

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A partire dalla mezzanotte di oggi, lunedì 10 marzo, uno sciopero del personale aeroportuale tedesco ha messo in ginocchio il traffico aereo del Paese, portando alla cancellazione di migliaia di voli. Lo sciopero è stato organizzato dal sindacato Ver.Di che chiede un adeguamento degli stipendi e durerà 24 ore. La protesta interessa 13 aeroporti in tutto il Paese: fino a ora, solo a Francoforte sono stati cancellati 1.050 voli dei 1.116 previsti. Cancellazioni e rallentamenti si registrano anche ad Amburgo, Berlino-Brandeburgo, Brema, Colonia/Bonn, Dortmund, Düsseldorf, Hannover, Lipsia-Halle, Monaco e Stoccarda. In totale si prevede la cancellazione di 3.400 voli, che interesseranno almeno mezzo milione di viaggiatori.

Limitare l’uso dello smartphone per tre giorni cambia l’attività del cervello: lo studio

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Lo smartphone è ormai per molti il primo e l’ultimo oggetto che viene visto ogni giorno. D’altra parte però, coloro che riescono a ridurne drasticamente l’uso possono sperimentare numerosi effetti significativi sull’attività cerebrale, in particolare nelle aree legate alla ricompensa e al desiderio: è quanto suggerisce un nuovo studio condotto da ricercatori tedeschi, sottoposto a revisione paritaria e pubblicato sulla rivista Computers in Human Behavior. Analizzando tramite risonanza magnetica funzionale (fMRI) i cambiamenti in 25 giovani adulti e chiedendo poi loro di limitare l’uso del telefono alle sole attività essenziali per 72 ore, gli autori hanno riscontrato cambiamenti analoghi a quelli osservati nelle dipendenze da sostanze come la nicotina e l’alcol. Si tratta di risultati che, secondo i ricercatori, sollevano interrogativi non indifferenti sul modo in cui l’uso intensivo dello smartphone possa influenzare il cervello, suggerendo che una riduzione dell’esposizione potrebbe aiutare a contrastare effetti negativi ancora poco compresi.

Il dibattito sulla cosiddetta “dipendenza da smartphone” è ancora aperto: sebbene da una parte il termine sia spesso utilizzato nei test psicologici, dall’altra alcuni esperti ritengono che non rifletta la complessità delle dinamiche emotive, mentali e sociali associate all’uso intensivo dei dispositivi digitali. Nonostante alcuni studi precedenti abbiano evidenziato che l’uso eccessivo dello smartphone può avere effetti negativi sulla salute mentale e fisica, con modelli di comportamento paragonabili a quelli di altre dipendenze, tale connessione richiedeva ulteriori indagini. Per questo motivo, i ricercatori hanno adottato un approccio longitudinale, analizzando il cervello dei partecipanti – un insieme di 25 giovani adulti di età compresa tra i 18 ed i 30 anni – prima e dopo il periodo di restrizione tramite fMRI. In particolare, i partecipanti sono stati sottoposti a test psicologici e hanno visionato immagini neutre e di smartphone accesi e spenti durante le scansioni cerebrali, il che ha permesso di osservare come l’astinenza forzata dallo smartphone influisca sui sistemi neurotrasmettitoriali della dopamina e della serotonina, notoriamente legati alla regolazione dell’umore e ai comportamenti compulsivi.

Secondo i risultati ottenuti e commentati nello studio, i tre giorni di utilizzo ridotto hanno avrebbero comportato cambiamenti nell’attività delle aree cerebrali legate alla ricompensa e al desiderio, e tali effetti erano visibili sia nei partecipanti con un uso intensivo dello smartphone sia in quelli con un utilizzo più moderato. «Una scoperta interessante è stata che dopo 72 ore di restrizione degli smartphone, abbiamo visto un’attivazione aumentata nelle aree cerebrali correlate alla ricompensa quando i partecipanti erano esposti a segnali correlati allo smartphone. Questo schema è simile a quello osservato negli studi sul desiderio correlato a sostanze, il che suggerisce che l’uso dello smartphone potrebbe coinvolgere il sistema di ricompensa del cervello in modo comparabile», ha commentato il coautore principale Robert Wolf. Tuttavia, i test psicologici non hanno rilevato particolari cambiamenti significativi dell’umore dei partecipanti e ciò, secondo gli autori rappresenta un limite tutt’altro che trascurabile visto che i dati «non distinguono tra il desiderio di usare lo smartphone e quello di interagire socialmente», due processi strettamente interconnessi. Tuttavia, gli autori hanno sottolineato che i risultati ottenuti sono comunque solidi e suggeriscono che i meccanismi identificati «potrebbero promuovere in modo significativo comportamenti di dipendenza nelle persone a rischio di uso eccessivo degli smartphone», anche se ulteriori studi risultano necessari per stabilire cosa e come collegare con un definito rapporto di causalità.

[di Roberto Demaio]