sabato 5 Aprile 2025
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Il governo vuole eliminare i vincoli ambientali per le basi militari

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Meno vincoli ambientali su caserme, basi militari e aree di addestramento: questo è il cuore di un disegno di legge presentato alla Camera da Fratelli d’Italia, che il governo intende iniziare a discutere. Per rispettare le «esigenze di sicurezza nazionale» e la «preparazione delle Forze armate nonché la loro capacità addestrativa e logistica» – si legge nella relazione illustrativa – la proposta prevede che, nelle aree individuate per costruire una base militare, un poligono o una caserma, non si applichino i vincoli ambientali senza il consenso dello Stato maggiore della Difesa. Una sorta di autogestione dei militari in materia di tutela della salute e dell’ambiente. La virata del governo Meloni ben si incastra con i venti di guerra dichiarati dall’Unione europea, che ha annunciato un piano di riarmo da 800 miliardi di euro.

La proposta di legge è stata avanzata dalla deputata Paola Maria Chiesa di Fratelli d’Italia il 21 maggio 2024 e, il 7 marzo 2025, è stata assegnata alla Commissione Difesa della Camera. Essa modificherebbe l’articolo 15 del codice dell’ordinamento militare, di cui al decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, e introdurrebbe l’articolo 15-bis. Sulla base dell’articolo 117 della Costituzione, la proposta di legge si inserisce in una cornice normativa volta a rafforzare il criterio di esclusiva competenza dello Stato in materia di difesa e sicurezza nazionale, «nonché» nella «predisposizione, l’organizzazione, la preparazione e l’addestramento delle unità degli enti», così come nella «dislocazione delle unità militari e delle aree addestrative». Il nuovo articolo introdotto, invece, sempre nell’ottica di «ribadire con chiarezza» i principi della Carta costituzionale, intende «salvaguardare ulteriormente l’esclusività dello Stato in materia di difesa e sicurezza nazionale da eventuali ingerenze di provvedimenti regionali».

L’articolo 15-bis, nello specifico, introduce quella che viene definita “Clausola di compatibilità“, relativa all’applicazione delle disposizioni ambientali e territoriali alle aree militari. Dopo aver specificato che gli enti territoriali possono adottare tali disposizioni solo «compatibilmente con le esigenze di sicurezza e difesa nazionale», il testo assimila «i siti militari e le aree addestrative permanenti» ai «siti industriali dismessi». Successivamente, l’articolo stabilisce che «le aree militari non possono essere comprese in zone sottoposte, su iniziativa delle regioni, a vincoli ambientali e paesaggistici senza il previo consenso dello Stato maggiore della difesa». In sostanza, la legge rafforza la gestione delle basi e dei poligoni da parte dello Stato e li esonera dal rispetto dei vincoli ambientali, che potranno essere applicati solo previa approvazione dello Stato maggiore della Difesa.

La proposta di Chiesa si pone in netta continuità con il piano von der Leyen per il riarmo, approvato lo stesso giorno in cui la legge è stata presa in lettura. Il piano ReArm Europe permette agli Stati membri di aumentare significativamente le spese militari senza incorrere nelle restrizioni del Patto di stabilità e crescita, generando investimenti fino a 650 miliardi di euro nei prossimi quattro anni. Inoltre, prevede la creazione di un fondo da 150 miliardi di euro per prestiti agli Stati membri destinati a investimenti nel settore della difesa, aprendo all’utilizzo del bilancio dell’UE per incentivare investimenti militari attraverso programmi della politica di coesione e altri strumenti finanziari comunitari.

[di Dario Lucisano]

Canada, Mark Carney succederà a Trudeau come premier

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Ieri, domenica 9 marzo, Mark Carney ha vinto le primarie del Partito Liberale canadese, diventando il successore del dimissionario Justin Trudeau per il posto di primo ministro. Il giuramento di Carney avrà luogo nei prossimi giorni, ma, in occasione della sua elezione, ha già rilasciato le sue prime dichiarazioni. Carney ha 59 anni ed è stato governatore della Banca del Canada e inviato speciale dell’ONU per il clima. Oltre ad assumere il posto di Trudeau, Carney verrà candidato alle prossime elezioni del Paese, che si terranno entro ottobre.

Australia, 300mila case senza elettricità

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Centinaia di migliaia di persone sono rimaste senza elettricità in Australia a causa delle piogge scatenate dal ciclone tropicale Alfred. Il ciclone è atterrato su suolo australiano venerdì, ma ha continuato a causare disagi per tutto il fine settimana. Dal suo arrivo, circa 300mila abitazioni risultano senza elettricità. Secondo quanto riportato dai quotidiani locali, una persona sarebbe morta a causa delle inondazioni, e 12 soldati sarebbero rimasti feriti in un incidente. Malgrado il ciclone sia stato declassato a tempesta tropicale, ancora oggi sono previsti disagi nel Paese. Le aree maggiormente colpite sono gli stati del Queensland e del Nuovo Galles del Sud.

Sono diventati 122 in tutta Italia i comuni riconosciuti “plastic free”

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Crescono in Italia i Comuni classificati plastic free, ossia quelli che si distinguono per aver adottato pratiche virtuose nella raccolta e nel riciclo dei rifiuti urbani. Una crescita significativa ha portato il numero dei Comuni premiati dai 49 del 2022 ai 122 di quest’anno. A conferire il riconoscimento è Plastic Free Onlus, organizzazione di volontariato nata nel 2019 per contrastare l’inquinamento da plastica. A guidare la classifica delle amministrazioni virtuose è l’Abruzzo, con 16 Comuni premiati, seguito dalla Sicilia (14), mentre Puglia e Veneto chiudono il podio con 12 Comuni ciascu...

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Romania, no alla candidatura di Georgescu: scontri a Bucarest

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L’Ufficio elettorale centrale di Bucarest ha respinto la candidatura di Calin Georgescu, politico di estrema destra in testa ai sondaggi, che aveva vinto a sorpresa le elezioni presidenziali di novembre, annullate poi dalla Corte Costituzionale per presunti sospetti di ingerenze russe sul voto. Georgescu non potrà partecipare alle elezioni previste per il prossimo 4 maggio. Appresa la notizia, i suoi sostenitori sono scesi nelle strade della capitale Bucarest a protestare. Si registrano scontri con la polizia.

Atletica, l’Italia conquista due ori agli europei

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Pioggia di medaglie per l’Italia agli europei indoor di atletica in corso ad Apeldoorn, in Olanda. Nella quattro giorni, la spedizione azzurra ha ottenuto gli ori di Larissa Iapichino nel salto in lungo e di Andy Díaz nel salto triplo, l’argento di Mattia Furlani nel lungo e gli bronzi di Andrea Dallavalle nel triplo e di Matteo Sioli nel salto in alto. Attualmente sono in corso le ultime gare, che in serata chiuderanno la competizione europea.

Siria, il regime contro gli alawiti: 745 civili uccisi

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Non si arresta la violenza del nuovo regime siriano, impegnato in una caccia all’uomo nei confronti della minoranza alawita, a cui apparteneva l’ex presidente Assad. Da venerdì scorso le forze del governo di al-Jolani e di gruppi affiliati hanno ucciso lungo la costa del Paese centinaia di civili – 745 secondo le ultime stime – con esecuzioni sommarie e torture documentate e diffuse su internet. Si registrano poi diversi scontri con le sacche di resistenza, non allineate al regime; sarebbero stati uccisi 148 sostenitori armati di Assad e 125 membri delle forze di sicurezza del nuovo governo.

Il Consiglio di Stato ha stabilito che il paesaggio ha la priorità sull’eolico

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Il parco eolico nel Comune di Roccalbegna, sul Monte Amiata, non si farà. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato che, ribaltando le sentenze precedenti, ha accolto due ricorsi, uno avanzato da Italia Nostra e cinque residenti, l’altro dall’amministrazione locale, che si erano scagliati contro l’opera per il suo impatto ambientale e paesaggistico. Nel sottolineare la rilevanza dell’impatto visivo nella realizzazione di un campo eolico, il Consiglio di Stato ha ricordato che “il paesaggio, quale bene potenzialmente pregiudicato dalla realizzazione di opere di rilevante impatto ambientale, si manifesta in una proiezione spaziale più ampia di quella riveniente dalla sua semplice perimetrazione fisica consentita dalle indicazioni contenute nel decreto di vincolo”. “La normativa in favore delle energie rinnovabili – scrivono i giudici – non può annullare la tutela del paesaggio”, il quale si manifesta come componente essenziale dell’ambiente, entrambi protetti dalla Costituzione.

La sentenza n. 1872 del Consiglio di Stato ha annullato le autorizzazioni disposte dalla Regione Toscana a favore del parco eolico sul Monte Amiata. Il massimo organo della giustizia amministrativa ha lanciato un chiaro messaggio ai decisori pubblici, i quali sono tenuti a bilanciare le opere in ambito rinnovabile con un’ampliata tutela del paesaggio, da considerarsi oltre il mero perimetro della costruzione. Tremano quindi i nuovi parchi eolici italiani. I soggetti che intendono proporre progetti simili – afferma il Consiglio di Stato – sono tenuti a svolgere una “analisi del territorio attraverso una attenta e puntuale ricognizione e indagine degli elementi caratterizzanti e qualificanti il paesaggio, effettuata alle diverse scale di studio (vasta, intermedia e di dettaglio) in relazione al territorio interessato alle opere e al tipo di installazione prevista. Le analisi debbono non solo definire l’area di visibilità dell’impianto, ma anche il modo in cui l’impianto viene percepito all’interno del bacino visivo”.

Quella del Comune e della società civile di Roccalbegna è solo l’ultima di una lunga serie di lotte e dispute legali che accompagna il percorso delle rinnovabili in Italia. Sempre in Toscana, questa volta nel Mugello, i cittadini sono in prima linea contro il parco eolico previsto a ridosso di un’area protetta. Il cuore delle proteste resta la Sardegna, il cui passaggio è stato stravolto dalle opere green, come i parchi fotovoltaici e eolici. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le mobilitazioni, tra cortei, raccolte firme e attacchi contro i cantieri.

[di Salvatore Toscano]

Argentina, alluvione a Bahia Blanca: almeno 13 vittime

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Sulla città portuale di Bahia Blanca, circa 600 chilometri a sud-ovest di Buenos Aires, si è abbattuta una tempesta che in poche ore ha riversato le piogge di un anno, provocando almeno 13 vittime e due dispersi. Centinaia di persone sono state poi allontanate dalle proprie abitazioni. Le piogge torrenziali hanno inondato Bahia Blanca, trasformando i quartieri in isole e provocando diversi blackout, con la ministra della Sicurezza nazionale, Patricia Bullrich, che l’ha definita «una città distrutta».

 

 

 

Calabria, il sistema ospedaliero è al collasso: il governo dichiara lo stato di emergenza

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Un sistema sanitario al collasso, ospedali obsoleti e cantieri bloccati. Dopo anni di immobilismo, ospedali fatiscenti e un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) incapace di tradursi in riforme concrete, su richiesta del governatore calabrese Roberto Occhiuto, il Consiglio dei Ministri ha dichiarato lo stato di emergenza per il sistema ospedaliero della Calabria. Un provvedimento straordinario, di durata annuale, che solitamente viene attivato per catastrofi naturali, ma che ora si rende necessario per affrontare una crisi strutturale che ha messo in ginocchio l’assistenza sanitaria regionale.

L’input per l’intervento straordinario del governo è partito dal presidente della Regione, Roberto Occhiuto, che lo scorso 5 febbraio ha inviato una comunicazione al Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio. Nel documento, Occhiuto descrive «alcune ineludibili esigenze per le quali risulta necessaria l’emanazione di disposizioni che disciplinino procedure acceleratorie volte a consentire la rapida costruzione dei nuovi nosocomi». Si tratta di un’urgenza che affonda le sue radici in un contesto di criticità strutturale. Già vent’anni fa, il governo nazionale aveva dichiarato un’emergenza di Protezione Civile per affrontare le carenze del sistema ospedaliero calabrese, con l’obiettivo di realizzare tre nuovi ospedali su sette previsti. Tuttavia, quella fase si concluse dopo sei anni senza risultati concreti. Oggi, la situazione è ancora più critica. Gli ospedali calabresi sono tra i più vetusti d’Italia: l’ultimo costruito, il Mater Domini di Catanzaro, risale a 18 anni fa, mentre molte strutture sono inadeguate e prive delle necessarie condizioni igienico-sanitarie. Il problema non riguarda solo l’obsolescenza degli edifici, ma anche l’organizzazione interna: gli spazi sono spesso inadatti alle funzioni che ospitano, con ripercussioni sulla qualità del servizio e sul fabbisogno di personale.

Uno dei nodi centrali della questione è la difficoltà nella gestione dei fondi stanziati per l’edilizia sanitaria. Risorse finanziate con fondi Inail da oltre un decennio sono rimaste inutilizzate a causa di una burocrazia farraginosa e della mancanza di una programmazione efficace. Adesso, il commissario straordinario dovrà garantire che tali risorse vengano finalmente impiegate per costruire nuove strutture e ammodernare quelle esistenti. Le linee di intervento principali saranno due: completare gli ospedali pianificati vent’anni fa e procedere alla sostituzione degli edifici esistenti più compromessi. Tra le opere in attesa di realizzazione ci sono i nuovi ospedali della Sibaritide, di Gioia Tauro e di Vibo Valentia, progetti fermi per motivi tecnici e amministrativi. L’obiettivo del governo regionale, come sottolineato da Occhiuto, non è ricominciare da zero, ma aggiornare i progetti già avviati per evitare ulteriori ritardi e possibili contenziosi legali. A questo si aggiunge la necessità di razionalizzare la spesa: gli attuali ospedali calabresi, a fronte di costi elevati, forniscono prestazioni sanitarie inferiori rispetto agli standard nazionali, incidendo negativamente sulla qualità del servizio offerto ai cittadini.

Il provvedimento del Consiglio dei ministri prevede la nomina di un commissario straordinario, il cui compito sarà quello di coordinare gli interventi di riqualificazione della rete ospedaliera e sbloccare i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR). Il nome sarà individuato dal capo della Protezione civile, Fabio Ciciliano. Il commissario sarà chiamato a garantire che i lavori procedano senza ulteriori ritardi e che le risorse economiche disponibili vengano impiegate in maniera efficace. Non è la prima volta che la sanità calabrese finisce sotto una gestione straordinaria: la regione è commissariata dal 2010 a causa del mancato rispetto degli adempimenti del piano di rientro sanitario. Il commissariamento è stato disposto dal governo a causa delle gravi criticità economiche e gestionali della sanità calabrese, tra cui deficit finanziario, inefficienza amministrativa e livelli di assistenza inadeguati rispetto agli standard nazionali. Da allora, il sistema sanitario regionale è stato gestito da diversi commissari nominati dal governo centrale, con l’obiettivo di risanare i conti e migliorare i servizi. Tuttavia, nonostante oltre un decennio di gestione straordinaria, i problemi persistono.

Mentre l’Italia si prepara a ingenti investimenti nel settore bellico attraverso le politiche europee di riarmo, tutti gli indicatori mostrano un Servizio Sanitario Nazionale al collasso. Secondo quanto attestato la Ragioneria generale dello Stato, nel 2023 la spesa sanitaria privata in Italia ha superato i 43 miliardi di euro, con un incremento del 7% rispetto al 2022 e del 24% rispetto al 2019, mentre la spesa sanitaria pubblica è cresciuta solo del 2% rispetto al 2022 e del 13,6% rispetto al 2019, raggiungendo i 132,8 miliardi di euro. Si tratta della dimostrazione plastica di come, nonostante le rassicurazioni governative, gli investimenti nella sanità pubblica non siano sufficienti a garantire il mantenimento degli standard di assistenza. A lanciare l’allarme sul pessimo stato di salute del Servizio Sanitario Nazionale era già stato, lo scorso ottobre, un importante rapporto della Fondazione GIMBE. Il report aveva attestato che nel 2023 – tra tempi di attesa infiniti e difficoltà di accesso alle strutture sanitarie – circa 4,5 milioni di italiani hanno dovuto rinunciare a visite mediche e cure specialistiche, rilevando inoltre come il SSN soffra un deficit di oltre 52 miliardi rispetto agli standard europei. Nel frattempo, nel 2023 la mobilità sanitaria – fenomeno vede molti cittadini del Sud Italia spostarsi verso strutture sanitarie del Nord in cerca di cure migliori – ha raggiunto un valore di 2,87 miliardi di euro, superando addirittura i livelli pre-Covid.

[di Stefano Baudino]