venerdì 4 Aprile 2025
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Il fenomeno dei “meme coin” tra realtĂ , speculazione e politica

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Il Securities and Exchange Commission (SEC), l’ente federale statunitense che vigila sulla Borsa valori, si è espresso sulla natura dei “meme coin”, controverse risorse blockchain che nelle ultime settimane sono finite al centro di diverse manovre d’altissimo profilo e di dubbia legalità. Ebbene, secondo l’opinione pubblicata dall’agenzia giovedì 27 febbraio, queste “monete” digitali non sono da considerarsi come criptovalute vere e proprie, bensì come oggetti da collezionismo, pertanto non sono coperti dalle leggi federali sui titoli. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presiden...

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Gli annunci militaristi dei leader esaltano le aziende di armi in borsa: Leonardo + 16%

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Il settore della difesa è in piena ascesa sui mercati finanziari europei. Dopo le dichiarazioni della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e di altri leader internazionali sulla necessitĂ  di un massiccio riarmo del Vecchio Continente, i titoli delle principali aziende del comparto hanno registrato rialzi record. L’italiana Leonardo ieri ha registrato un’impennata a Piazza Affari (+16,6%), seguita da Iveco Group (+3,9%), mentre la tedesca Rheinmetall ha segnato un aumento del 14%, confermando una crescita del 61% da inizio anno. Anche altre big della difesa, come BAE Systems, Thales e Saab, hanno registrato forti incrementi, in un rally che riflette l’attesa per nuovi investimenti militari in Europa.

La scorsa settimana, Ursula von der Leyen aveva anticipato che avrebbe presentato un «piano completo» per il riarmo europeo al Consiglio europeo del 6 marzo, alimentando il trend positivo dei titoli della difesa. Oggi, la presidente della Commissione lo ha ufficializzato affermando che «un nuovo strumento fornirĂ  150 miliardi di euro di prestiti agli Stati membri per investimenti nella difesa», per un totale di 800 miliardi. Von der Leyen ha spiegato che invierĂ  una lettera ai leader degli Stati membri che conterrĂ  una serie di proposte concrete per potenziare l’azione europea per difesa e sicurezza continentale. Negli scorsi giorni, il presidente francese Emmanuel Macron ha proposto di portare la spesa per la difesa al 3,5% del PIL, mentre il governo britannico ha annunciato un piano da 1,6 miliardi di sterline per rifornire l’Ucraina con 5mila missili di difesa aerea. L’ottimismo degli investitori si è tradotto in numeri record sui mercati. Il settore Aerospace & Defense europeo ha guadagnato il 33,1% da inizio anno, superando le performance di banche (+26%) e assicurazioni (+18,2%). La scorsa settimana, dopo che la presidente della Commissione UE ha manifestato l’intenzione di proporre agli Stati membri di sospendere i vincoli del Patto di stabilitĂ  e di crescita per le spese relative alla difesa, ha fatto segnare un rialzo del 3%. Molto chiaro il trend dell’ultima fase: in Italia, Leonardo ha beneficiato di nuovi ordini per velivoli militari ed elicotteri, guadagnando il 40,6% nel 2025 (e il 300% negli ultimi tre anni). La tedesca Rheinmetall, produttrice dei carri armati Leopard, da inizio anno ha giĂ  guadagnato il 61%, mentre la britannica BAE Systems ha registrato un +20% nello stesso periodo, con un balzo del +4,3% negli ultimi giorni.

L’accelerazione della spesa militare europea è spinta anche dalle pressioni statunitensi. L’ex presidente Donald Trump ha esortato i Paesi NATO ad aumentare i finanziamenti fino al 5% del PIL, una soglia mai raggiunta da nessun membro dell’alleanza. Attualmente, la Polonia è lo Stato con la spesa più alta (4,7% del PIL), ma altri Paesi stanno valutando incrementi significativi. La Germania, ad esempio, sta discutendo l’istituzione di un fondo speciale per la difesa da 400 miliardi di euro, mentre la Francia e il Regno Unito puntano su programmi congiunti di riarmo e produzione di armamenti. Secondo gli analisti, il settore della difesa potrebbe continuare la sua crescita fino al 2030, trainato dall’aumento degli ordini e dalla necessità di rafforzare le scorte militari. L’ipotesi più estrema è quella di un ritorno ai livelli di spesa della Guerra Fredda, con il G7 che potrebbe investire fino a 10mila miliardi di euro nel prossimo decennio. La crescita del comparto è inoltre legata alla guerra in Ucraina e alle tensioni internazionali, che stanno spingendo i governi a potenziare le proprie capacità belliche.

Per quanto concerne Leonardo, società partecipata per il 30,2% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano e attiva nei settori della difesa, dell’aerospazio e della sicurezza, parlavano già molto chiaro i numeri con cui è stato chiuso il 2024: ricavi a 17,8 miliardi di euro (+11,1%), ordini per 20,9 miliardi (+16,8%) e un margine operativo lordo (EBITDA) di 1,525 miliardi (+12,9%). Una performance che ha superato le previsioni degli analisti e che testimonia come il perdurare delle tensioni geopolitiche alimenti i profitti dell’industria bellica. In una nota diramata dall’azienda, si leggeva che è «di particolare rilievo l’apporto dell’elettronica per la difesa e sicurezza, sia nella componente europea, sia, in particolare, in quella statunitense, e nel business elicotteri». Un mercato su cui Leonardo continua a investire, avendo iniziato a inviare gli elicotteri AgustaWestland AW119Kx “Koala-Ofer” a Israele per l’addestramento dei suoi piloti.

[di Stefano Baudino]

Roma, indagato per tentato peculato l’ad di Sogei Cannarsa

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L’amministratore delegato di Sogei, Cristiano Cannarsa, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Roma per il reato di tentato peculato nel quadro della maxi-inchiesta che negli scorsi mesi ha condotto all’arresto dell’ex ad Paolino Iorio. Quest’ultimo è finito in carcere con l’accusa di corruzione, dopo avere intascato una mazzetta da 15 mila euro da un imprenditore. In base a quanto si apprende, la Guardia di Finanza sta svolgendo una serie di perquisizioni presso gli uffici e la casa di Cannarsa. A coordinare il procedimento è il pubblico ministero Lorenzo Del Giudice.

Ex Ilva, l’Istituto Superiore di SanitĂ  boccia la valutazione di impatto sanitario

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L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) ha bocciato seccamente la Valutazione di Impatto Sanitario dell’ex Ilva di Taranto, giudicandola inadeguata e sottostimata. Il documento, presentato nel giugno 2024 dai commissari di Acciaierie d’Italia, calcola gli effetti di una produzione annua di 6 milioni di tonnellate di acciaio, ma secondo gli esperti dell’ISS contiene gravi incongruenze rispetto alle linee guida ufficiali. Tra le criticità più pesanti, l’assenza di una valutazione reale sulla dispersione e ricaduta degli inquinanti, un aspetto fondamentale per verificare il vero impatto ambientale dello stabilimento. Il verdetto dell’ISS potrebbe ora cambiare le carte in tavola nel procedimento per il rilascio della nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA).

Secondo quanto attesta l’Istituto Superiore di SanitĂ , dunque, la VIS non tiene conto di diversi fattori determinanti per la valutazione del rischio sanitario. Tra le criticitĂ  evidenziate spicca l’assenza di una valutazione dell’impatto ambientale della centrale elettrica dello stabilimento, che utilizza gas siderurgici e metano come combustibile. Inoltre, le simulazioni presentate non riflettono gli scenari emissivi reali del 2022-2023, rendendo la valutazione non coerente con la situazione attuale. Il parere dell’ISS ha trovato immediata risonanza tra le associazioni ambientaliste. Il giudizio dell’ISS ha riacceso il dibattito sulla sostenibilitĂ  ambientale e sanitaria dello stabilimento siderurgico. Legambiente e WWF hanno ribadito la necessitĂ  di rendere vincolante il parere dell’ISS nella revisione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), denunciando decenni di inquinamento incontrollato che hanno gravemente compromesso la salute della popolazione tarantina. Gli ambientalisti hanno inoltre denunciato la lentezza con cui si è giunti a una valutazione indipendente del rischio sanitario, ricordando che solo una sentenza della Corte di Giustizia Europea ha imposto l’obbligatorietĂ  della VIS nel procedimento autorizzativo.

Alla luce di queste criticità, Legambiente chiede di accelerare il processo di decarbonizzazione dello stabilimento. La proposta prevede la sostituzione graduale di altoforni e cokerie con forni elettrici e l’uso di idrogeno come agente riducente, un percorso che l’associazione considera l’unica via sostenibile per coniugare tutela della salute, protezione ambientale e rilancio industriale. Le organizzazioni ambientaliste e sanitarie sollecitano poi un maggiore coinvolgimento dell’ISS e degli enti locali nella predisposizione di una nuova VIS, basata su livelli produttivi inferiori, tra i 3 e i 5 milioni di tonnellate annue, per valutare gli effetti reali sulla salute. Nel frattempo, sul fronte occupazionale il futuro dell’ex Ilva rimane incerto. Mentre prosegue la trattativa per la vendita dello stabilimento, al Ministero del Lavoro è in corso il negoziato sulla cassa integrazione per migliaia di dipendenti. I sindacati chiedono garanzie sulla continuità occupazionale e la convocazione urgente di un tavolo a Palazzo Chigi per discutere il futuro dell’impianto.

Lo scorso dicembre era arrivata l’ennesima batosta per le 31 famiglie del quartiere Tamburi di Taranto – il più vicino all’impianto siderurgico – che avevano ottenuto un risarcimento per i danni causati dalle emissioni inquinanti. La Corte d’Assise d’Appello di Taranto ha infatti stabiliti che tali nuclei familiari, inizialmente indennizzati con cinquemila euro ciascuno, sono chiamati a restituire l’intera somma ai fratelli Riva, ex proprietari del gruppo industriale. Il risarcimento era stato concesso come provvisionale, un anticipo in attesa della sentenza definitiva del processo “Ambiente svenduto”, in cui i Riva erano imputati per disastro ambientale. Tuttavia, lo scorso settembre, la Corte d’Assise d’Appello ha annullato la sentenza di primo grado, ritenendo che l’imparzialità del giudizio fosse compromessa dalla presenza di due magistrati onorari che rivestivano il ruolo di parte lesa.

[di Stefano Baudino]

Cina, annunciati nuovi dazi agli USA

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La Cina ha annunciato che imporrĂ  tariffe aggiuntive su alcuni prodotti importati dagli Stati Uniti, in risposta ai dazi recentemente introdotti dagli USA. L’annuncio è arrivato questa mattina, martedì 4 febbraio, giorno in cui entreranno in vigore i dazi USA sui prodotti importati dalla Cina. Le nuove tariffe cinesi, invece, entreranno in vigore il 10 marzo e saranno pari al 15% su pollo, grano, mais e cotone importato dagli Stati Uniti. Sorgo, soia, carne di maiale, manzo, frutta, verdura e latticini saranno invece soggetti a una tariffa aggiuntiva del 10%. La Cina ha inoltre annunciato che inserirĂ  10 aziende statunitensi nell’elenco delle entitĂ  inaffidabili, impedendo alle aziende cinesi di fare affari con loro.

Roma inaugurerà il primo ospedale veterinario gratuito d’Italia

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rendering ospedale veterinario gratuito roma

Il Comune di Roma si prepara a inaugurare il primo ospedale veterinario pubblico d’Italia, un progetto che rappresenta un passo avanti nella tutela e nella cura degli animali, senza discriminazione economica. Con un investimento di 6,5 milioni di euro, la struttura sorgerà all’interno del canile della Muratella e offrirà cure gratuite agli animali senza famiglia, con l’obiettivo di estendere progressivamente il servizio anche ai cittadini. L’ospedale occuperà una superficie di 916 metri quadrati e sarà organizzato in tre aree distinte e comunicanti. La prima sarà dedicata al pronto soccorso, d...

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L’amministrazione Trump ha approvato l’invio di armi per 4 miliardi di dollari a Israele

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Sullo sfondo di un cessate il fuoco sempre piĂą instabile, gli Stati Uniti hanno approvato l’invio di armi per 4 miliardi di dollari a Israele. A dare il via libera è stato il segretario di Stato Marco Rubio, che ha dichiarato di aver firmato una dichiarazione per accelerare la consegna delle armi, facendo ricorso a misure di emergenza. Non è ancora noto il contenuto preciso del nuovo pacchetto, ma secondo una lista diffusa venerdì 28 febbraio che parla di una vendita di armi per circa 3 miliardi, a Tel Aviv potrebbero arrivare diverse tipologie di bombe, tra cui piĂą di 35.000 bombe da 2.000 libbre. Non è chiaro se i due pacchetti siano correlati. L’approvazione della vendita di armamenti coincide con il blocco dell’entrata di aiuti umanitari nella Striscia da parte delle autoritĂ  israeliane e con l’interruzione dei colloqui per l’avvio della seconda fase del cessate il fuoco a Gaza. Il presidente Trump ha detto di appoggiare la scelta di Netanyahu e ha spesso affermato che Israele ha il suo lasciapassare per un’eventuale riapertura del conflitto.

Il nuovo pacchetto di aiuti è stato approvato d’emergenza sabato 1° marzo ed è stato reso noto ieri. Per approvarlo, il segretario di Stato ha firmato una dichiarazione di emergenza, che permette di oltrepassare il normale iter di approvazione delle vendite, che in via ordinaria dovrebbe passare per un voto del Congresso. Il contenuto di quest’ultima vendita rimane ancora ignoto. La nota, tuttavia, parla di una scelta opposta all’«embargo parziale sulle armi» dell’amministrazione Biden; in veritĂ , Biden non aveva imposto alcun reale embargo a Israele, ma si era limitato a diffondere un memorandum che ricordava gli obblighi legali degli USA, i quali impediscono al Paese di trasferire armi quando è «piĂą probabile di quanto non lo sia» che esse vengano utilizzate per commettere o facilitare il compimento di atti che violano i diritti umanitari. Il documento, comunque, aveva causato un blocco indiretto dell’invio di bombe ad alto impatto distruttivo, come quelle da 2.000 libbre.

Venerdì, inoltre, il Pentagono ha annunciato l’approvazione di due distinti pacchetti di armamenti rispettivamente dal valore di 2,04 miliardi e 675,7 milioni. Il primo include 35.529 bombe MK 84 da 2.000 libbre o BLU-117 General Purpose da 2.000 libbre, o una combinazione di entrambe; 4.000 testate I-2000 Penetrator; e una serie di pezzi di ricambio, materiali di consumo, accessori, nonchĂ© supporto ingegneristico, tecnico e logistico, aiuti per riparazioni e resi, e sostegno al trasporto. Il secondo, invece, prevede l’invio di 201 bombe MK 83 MOD 4/MOD 5 da 1.000 libbre; 4.799 bombe BLU-110A/B da 1.000 libbre; 5.000 kit di guida per le bombe; e servizi di ingegneria, logistica e supporto tecnico. Malgrado entrambe le spedizioni dovrebbero iniziare nei prossimi anni (rispettivamente nel 2026 e nel 2028), la nota dell’amministrazione statunitense sottolinea che «il Segretario di Stato ha stabilito e fornito una giustificazione dettagliata dell’esistenza di un’emergenza che richiede la vendita immediata al governo di Israele dei suddetti articoli e servizi di difesa nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti». Le armi, insomma, potrebbero essere inviate subito e potrebbero essere le stesse del pacchetto annunciato ieri da Rubio.

Da quando è in carica, sottolinea l’ultima nota di Rubio, l’amministrazione Trump ha inviato armi a Israele per un totale di 12 miliardi di dollari. Quest’ultima vendita arriva in un momento particolarmente delicato in Medio Oriente, dove le autoritĂ  israeliane hanno bloccato l’avvio della seconda fase di cessate il fuoco, fermando inoltre l’entrata degli aiuti umanitari nella Striscia. Trump ha detto di appoggiare la scelta del governo Netanyahu, rilanciando il suo sostegno nel caso in cui Israele decidesse di riaccendere il conflitto. In generale, sin da prima della sua entrata in carica, Trump ha sempre affermato che avrebbe sostenuto il governo israeliano se avesse deciso di riprendere i bombardamenti, alludendo varie volte all’eventualitĂ  di una ripresa del conflitto e minacciando di «aprire le porte dell’Inferno» a Gaza. Da settimane, la sua classica risposta alle domande sul cessate il fuoco è «non so se terrà». Anche gli alleati di Netanyahu sembrano fremere per riprendere i massacri: dopo l’annuncio di Netanyahu, il ministro delle Finanze israeliano Belazel Smotrich ha parlato esplicitamente di interrompere il flusso degli aiuti «finchĂ© Hamas non sarĂ  distrutto o si arrenderĂ  completamente e tutti i nostri ostaggi non saranno restituiti». Smotrich ha poi aggiunto che è il momento di «aprire le porte dell’Inferno al crudele nemico il piĂą rapidamente e mortalmente possibile, fino alla completa vittoria», riprendendo le parole di Trump.

[di Dario Lucisano]

In Austria si è insediato il nuovo governo

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Oggi, dopo mesi di attesa, è entrato in carica il governo austriaco. Il nuovo esecutivo è guidato dal cancelliere Christian Stocker del Partito Popolare Conservatore (Ă–VP) e include membri del partito socialdemocratico e di NEOS, partito di orientamento liberale. Il partito euroscettico FPĂ– (Partito della LibertĂ  d’Austria), considerato di estrema destra e vicino alla Russia, non ha fatto parte delle trattative, dopo che il suo leader Herbert Kickl ha fallito i negoziati con l’Ă–VP. Le elezioni austriache si sono tenute alla fine dello scorso settembre e avevano visto l’FPĂ– trionfare con oltre il 29% delle preferenze.

Germania, auto piomba sulla folla a Mannheim: almeno un morto

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Un’auto si è schiantata contro una folla di persone nella cittĂ  di Mannheim, nella Germania occidentale, provocando almeno un morto e vari feriti. Il tutto è accaduto nel quadro dei festeggiamenti del carnevale nella regione, dove la polizia era in stato di allerta per potenziali attacchi alla sicurezza. Il conducente dell’auto è stato arrestato, ha detto un portavoce della polizia, aggiungendo che non è chiaro se ci siano altri sospettati. L’auto, hanno riferito i media locali, sarebbe piombata a gran velocitĂ  contro un gruppo di persone, mentre procedeva dalla centrale Paradeplatz verso la torre idrica cittadina.

Giove, il misterioso software di “polizia predittiva” promosso dal governo italiano

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Nel corso dei primi giorni del giugno 2023, un’importante notizia pubblicata su Il Sole 24 Ore ha suscitato interesse tra coloro che seguono attentamente le tematiche legate ai diritti umani nell’era digitale. La testata ha rivelato come il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno si sia messo in moto per distribuire su scala nazionale un programma di polizia predittiva noto come Giove, un sistema su cui il governo sta lavorando già dal 2020, ma che fino a oggi è stato circondato da un impenetrabile silenzio.
In seguito alle rivelazioni, un portavoce della Polizia di Stato...

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