Israele ha bloccato l’ingresso di tutti gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. La decisione arriva in risposta allo stallo creatosi durante i colloqui per la seconda fase della tregua, che prevede l’instaurazione di un cessate il fuoco permanente e il ritiro completo delle truppe israeliane. La seconda fase sarebbe dovuta iniziare oggi, domenica 2 marzo. Israele ha dichiarato di voler rimanere a Gaza e soprattutto nel corridoio di Philadelphi, che divide il sud della Striscia dall’Egitto; ha dunque proposto un ampliamento del cessate il fuoco temporaneo in cambio del rientro della metĂ degli ostaggi ancora nella Striscia. Hamas chiede di trovare un accordo per l’implementazione della seconda fase.
Il governo Meloni ha approvato il disegno di legge per il ritorno al nucleare
Dopo oltre trent’anni dall’ultimo referendum che sancì la rinuncia all’energia nucleare in Italia, il governo Meloni inverte la rotta. Il Consiglio dei Ministri ha infatti dato il via libera al disegno di legge delega sul cosiddetto “nuovo nucleare sostenibile”, avviando un percorso destinato a riscrivere il futuro energetico del Paese. Secondo i piani del governo, i nuovi mini reattori (SMR) dovrebbero iniziare a essere operativi giĂ dal 2030. L’obiettivo dichiarato è quello di garantire sicurezza energetica e contribuire alla decarbonizzazione, ma la scelta ha giĂ scatenato un acceso dibattito tra sostenitori e oppositori. Nel mentre, un numero sempre maggiore di studiosi evidenzia come gli SMR non possano essere considerati la risposta alla transizione energetica, essendo troppo costosi, richiedendo troppo tempo per essere costruiti e comportando rischi economici e tecnologici ancora troppo elevati.
Il disegno di legge, composto da quattro articoli, affida al governo il compito di adottare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore, una serie di decreti legislativi per disciplinare in maniera organica l’intero ciclo di vita della produzione di energia nucleare. Il provvedimento prevede la sperimentazione, localizzazione, costruzione ed esercizio di nuovi reattori, insieme alla gestione dei rifiuti radioattivi e allo smantellamento delle vecchie centrali. Inoltre, verranno istituiti strumenti di formazione per nuovi tecnici e si valuterĂ la creazione di un’AutoritĂ indipendente per la sicurezza e il controllo. Secondo il governo, il nucleare di nuova generazione, accanto alle fonti rinnovabili, sarĂ indispensabile per garantire l’indipendenza energetica dell’Italia e contrastare l’instabilitĂ del mercato internazionale dell’energia. Non si è fatta attendere la replica del fronte ambientalista e delle associazioni per le energie rinnovabili. La coalizione “100% Rinnovabili Network”, che riunisce UniversitĂ , centri di ricerca e organizzazioni come Greenpeace, WWF e Legambiente, ha ribadito la propria contrarietĂ alla scelta del governo, sottolineando l’elevato costo dell’energia nucleare rispetto a solare ed eolico, i rischi ambientali legati alla gestione delle scorie radioattive e i disastri passati come Chernobyl e Fukushima. Secondo gli oppositori, la transizione energetica può essere realizzata esclusivamente attraverso un mix di fonti rinnovabili, senza ricorrere a una tecnologia giĂ bocciata dai cittadini italiani in due referendum.
A offrire uno spaccato sui grandi punti interrogativi che segnano il dibattito sulla tecnologia degli SMR, ancora in fase sperimentale, è un recente rapporto dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (IEEFA). Sebbene gli SMR siano stati presentati come un’alternativa piĂą economica rispetto alle centrali nucleari tradizionali, il rapporto attesta come i loro costi lievitino continuamente, spesso ben oltre le previsioni iniziali, come dimostrano casi concreti di progetti realizzati (o in fase di realizzazione) in Russia, Cina, Argentina e Stati Uniti. Un altro problema chiave riguarda i tempi di costruzione. Gli SMR sono stati promossi come una soluzione piĂą veloce rispetto alle centrali nucleari tradizionali, ma i fatti raccontano di enormi ritardi, mentre il settore delle rinnovabili avanza con una velocitĂ sorprendente. In ultimo, il rapporto mette in guardia sul fattore del rischio a causa di problemi imprevisti, essendo gli SMR ancora una tecnologia relativamente nuova e sperimentale. La conclusione degli autori è che, per governi, aziende e investitori, la scelta piĂą sensata sia quella di concentrare gli investimenti su solare, eolico, batterie e reti intelligenti, piuttosto che su una tecnologia che, almeno per ora, sembra destinata a rimanere un’illusione piĂą che una vera opportunitĂ .
Per quanto concerne il nostro Paese, c’è poi un’altra questione di peso, rappresentata dai risultati dei referendum con cui gli italiani, in due diverse occasioni, hanno in passato bocciato l’energia nucleare. Nel 1987, vinse con percentuali tra il 71% e l’80% il “sì” al referendum che chiedeva l’abolizione dell’intervento statale ove un Comune non avesse concesso un sito per l’apertura di una centrale nucleare nel suo territorio, l’abrogazione per gli enti locali dei contributi pubblici per la presenza nel loro territorio di centrali nucleari e l’esclusione della possibilitĂ per l’Enel di partecipare alla costruzione di centrali nucleari all’estero. Poi, nel 2009, il governo Berlusconi annunciò l’intenzione di rilanciare il nucleare: due anni dopo andò in scena un referendum che riguardava l’abrogazione delle norme che consentivano la realizzazione di nuove centrali nucleari in Italia: con un’affluenza del 54,8%, gli italiani votarono “sì” nel 94% dei casi, annullando di fatto i piani dell’esecutivo. Secondo la relazione illustrativa del ddl approvato dall’attuale governo, però, «il nucleare sostenibile oggi rappresenta una delle fonti energetiche piĂą sicure e pulite» non essendo dunque «tecnologicamente comparabile con quello al quale, anche a seguito di referendum, il Paese aveva rinunciato».
[di Stefano Baudino]
Serbia, disastro di Novi Sad: decine di migliaia in piazza
In Serbia continuano le proteste per il disastro di Novi Sad, dove il 1° novembre è crollato il tetto di una stazione ferroviaria, uccidendo 15 persone. Ieri decine di migliaia di persone si sono riversate nella città meridionale di Niš per commemorare le vittime del crollo e prendere parte alla protesta guidata dagli studenti. I manifestanti hanno marciato in occasione del quarto mese dalla tragedia e si sono riversati sulle strade, occupandole con biciclette e bancarelle. Le manifestazioni per il disastro di Novi Sad proseguono da mesi e sono guidate dagli studenti. Nelle ultime settimane hanno portato alle dimissioni del primo ministro, accusato dai manifestanti di «corruzione».
USB, proclamato sciopero immediato dei camionisti
L’Unione Sindacale di Base (USB) ha proclamato uno sciopero nazionale immediato, riguardante i lavoratori dell’autotrasporto merci. Lo sciopero sarĂ ad oltranza, fino alla convocazione dei ministeri competenti con cui si dovrĂ discutere delle problematiche del settore. Il sindacato, nello specifico, si è scagliato contro le modifiche al Codice della Strada volute dal ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Matteo Salvini.
UniversitĂ , Bologna: scontri tra polizia e corteo dei precari
A Bologna, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Alma Mater, studenti e ricercatori hanno organizzato un momento di protesta contro la precarizzazione dell’universitĂ . «Contro tagli, guerra e precarietĂ , blocchiamo l’università », recitava lo striscione in testa al corteo partito dal Portico dei Servi e diretto all’ateneo. I manifestanti, giunti in via Guerrazzi, sono stati bloccati e caricati dalla polizia in tenuta antisommossa. A una piccola delegazione è stato poi concesso di intervenire durante la cerimonia di apertura dell’anno accademico.
Turchia e curdi aprono alla pace: il PKK conferma la tregua, Erdogan parla di occasione storica
Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) ha annunciato che «rispetterĂ pienamente l’appello del leader Ă–calan» e ha dichiarato il cessate il fuoco a partire da oggi, 1° marzo. Per quanto riguarda la richiesta di dissoluzione, il PKK ha chiesto alla Turchia garanzie di sicurezza e ha lanciato un congresso da svolgersi sotto la guida dello stesso Ă–calan, di cui ha chiesto la scarcerazione. Il partito curdo era l’ultima delle parti chiamate direttamente o indirettamente in causa a dover rilasciare una dichiarazione sulle parole di Ă–calan. Le forze curde del Rojava (il cosiddetto “Kurdistan siriano”) hanno accolto positivamente l’appello del leader del PKK, sottolineando comunque che esso «non è rivolto a noi», mentre il presidente turco ErdoÄźan ha definito quella fornita da Ă–calan una «opportunitĂ storica» per costruire una Turchia piĂą «inclusiva». Con l’annuncio del PKK, sembra aprirsi la strada per il piĂą grande tentativo di riconciliazione di sempre in quella che è una delle piĂą longeve lotte per la liberazione degli ultimi decenni.
L’annuncio del PKK è arrivato questa mattina. Da oggi, si legge nel comunicato, le forze curde affiliate al partito non attaccheranno se non in risposta a un’offesa. Il gruppo ha anche accettato la convocazione di un congresso per la dissoluzione, ma a solo a condizione che Ă–calan, definito l’unico in grado di guidare la regione verso la pace, venga scarcerato. AffinchĂ© il processo finale di integrazione abbia successo, invece, il PKK chiede garanzie di sicurezza, di «politiche democratiche», e «giuridiche». La risposta del partito curdo segue l’apertura dei dialoghi politici tra le varie fazioni turche. ErdoÄźan ha accolto positivamente l’accordo, sostenendo che «un Paese senza terrorismo» sarebbe una vittoria per tutti i suoi abitanti, «turchi, curdi, arabi, alauiti o sunniti» che siano. Ha poi affermato che «non perdonerà » chiunque conduca questo nuovo processo di pace «verso un vicolo cieco», minacciando una dura risposta. Il portavoce del partito di ErdoÄźan, Ă–mer Çelik, invece, è sembrato piĂą scettico circa la possibilitĂ di trattare con i «terroristi» e ha chiesto che «indipendentemente dal nome PKK, YPG, YPJ, SDF, tutti gli elementi e le estensioni dell’organizzazione terroristica in Iraq e Siria dovrebbero deporre le armi e dissolversi».
Le stesse Forze Democratiche Siriane (SDF), alleanza che comprende le forze curde attive nel Rojava (YPG e YPJ), hanno accolto positivamente l’appello di Ă–calan. Il leader delle SDF, il curdo Mazloum Abdi, ha detto che le parole del leader del PKK aprono a una prospettiva di «pace e sicurezza per tutta la regione», ma ha chiarito che la richiesta di deporre le armi «è rivolta al PKK e non a noi». In questo momento, le SDF sono in aperta trattativa con il nuovo governo siriano e sembrano avere trovato un accordo per entrare a far parte dell’esercito del Paese. La notizia è stata confermata da diversi media curdi, ma manca ancora la conferma dal leader del nuovo governo siriano, Al-Jolani. Non sono noti i dettagli degli accordi.
L’annuncio del cessate il fuoco unilaterale del PKK rischia di segnare una svolta storica in quello che risulta essere uno dei conflitti interni piĂą lunghi degli ultimi anni. Il conflitto tra Turchia e popolo curdo va avanti da 40 anni e ha causato circa 55.000 morti. Esso ha ampie ripercussioni sull’intera regione mediorientale, e in particolare sulla Siria, dove dodici anni fa è iniziata la rivoluzione del Rojava con la rivolta della cittĂ di Kobane. Il Kurdistan è infatti una regione montuosa compresa tra Turchia, Siria, Iraq e Iran. I curdi costituiscono il piĂą vasto popolo senza nazione al mondo (sono circa 30 milioni) e non sono riconosciuti dalla Turchia, che fino agli anni ’90 li chiamava “turchi di montagna“. In questo, le stesse parole di ErdoÄźan, che ha parlato esplicitamente di “curdi”, segnano un simbolico passo avanti verso il riconoscimento della maggiore minoranza etnica al mondo. Resta comunque da vedere quali saranno i risvolti pratici delle dichiarazioni turche, e se il presidente non si limiterĂ alle sole parole: l’ultima volta che si era andati così vicini a una pace è stata nel 2013, quando Ă–calan aveva annunciato il cessate il fuoco con la Turchia e il ritiro dei guerriglieri del PKK dal territorio turco. In seguito a tale annuncio vennero avviate delle trattative di pace, poi arenatesi nel 2015, evento che portò all’isolamento dello stesso Ă–calan e a una nuova chiusura da parte turca, con il rilancio della repressione del popolo curdo.
[di Dario Lucisano]
USA, ok a vendita di 3 miliardi di dollari in munizioni e bulldozer a Israele
Mentre gli USA continuano a sostenere l’esercito israeliano nei suoi conflitti in Medio Oriente, il Segretario di Stato USA Marco Rubio ha firmato la vendita di emergenza di 2 miliardi di dollari in bombe e testate nucleari allo Stato Ebraico. Inoltre, la Defense Security Cooperation Agency (DSCA) degli USA ha annunciato altri 675,7 milioni di dollari in bombe e kit di guida, nonchĂ© 295 milioni di dollari in bulldozer e relative attrezzature. La DSCA ha affermato che Rubio ha giustificato la vendita immediata a Israele degli articoli e dei servizi di difesa «nell’interesse della sicurezza nazionale degli Stati Uniti».
Il carpentiere e la pace
Ritorno su una etimologia di cui ho giĂ scritto su L’Indipendente, aggiungendo qualche nuovo collegamento: l’etimologia di “pace”. Il termine deriva dal latino pax ma è il suo retroterra semantico a stupire e a permetterci una serie attraente di viaggi associativi. Pax è l’esito nominale e figurativo del verbo latino pango, il cui significato proviene dal mestiere del falegname, quando si incastrano e si fanno collimare uno con l’altro due distinti pezzi di legno per creare una struttura solida e resistente, ad esempio mediante l’innesto a coda di rondine (che tra l’altro si usa anche in chirurgia). Così pensiamo alla pace come al risultato di uno sforzo abile e intelligente di stabilire un patto duraturo tra due differenti parti.
L’esempio è ancora piĂą eclatante se pensiamo al mestiere del carpentiere: quello navale, che costruisce gli scafi di barche e navi dove tavole ed assi vengono assemblati – compattati – per comporre uno scheletro pronto alle onde anche imponenti, o quello edile che allestiva l’armatura dei tetti delle chiese che, a buon diritto, davano vita a navi e navate dell’edificio.
Il termine “carpentiere” è di origine gallica e si riferisce al carro a due ruote (carpentum) dove, per realizzarlo, vengono congiunte e fissate delle assi.
La pace è dunque far stare in piedi le parti, dar vita a qualcosa di nuovo e di stabile che, come uno scafo o un tetto, sappia sostenere gli sforzi e i carichi e sappia affrontare le intemperie.
La pace è una unione, un accordo, pensato in modo duraturo, di elementi costitutivi, ha sue regole e calcoli costruttivi, una sua architettura.
Unione di pezzi sì ma anche di cuori, di intenzioni concordanti. «Concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur»: nella concordia anche le piccole cose crescono, nel contrasto anche le più grandi vanno in rovina (Sallustio, storico di Roma, I sec. a.C).
Per la pace è necessaria una competenza, una intelligenza di visione, per la guerra basta una disattenzione volontaria, l’incapacitĂ a tenere insieme i pezzi e sullo sfondo anche il sadismo di chi preferisce i crolli, i calcoli sbagliati, dando ovviamente la colpa della mal riuscita a qualcun altro.
[di Gian Paolo Caprettini]
Contro il Covid non si vaccina piĂą nessuno: in Italia copertura al 5% anche tra gli over 80
Tra l’agosto 2024 e il gennaio 2025, l’Italia ha registrato una copertura vaccinale contro il Covid ben al di sotto della media europea, ferma all’un percento tra le persone di oltre 60 anni e al 5,8% tra gli ultraottantenni. Lo attesta un nuovo rapporto del Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), che analizzando i dati inerenti al nostro Paese ha evidenziato un divario significativo con gli Stati del Nord Europa e una situazione simile a quella dell’Europa dell’Est. Complessivamente, nei 20 Paesi analizzati, il tasso mediano di copertura è stato del 7,4% tra gli over 60 e del 10,8% tra gli over 80. Mentre alcuni Paesi superano il 50% di copertura, l’Italia si conferma tra le nazioni con il minor numero di vaccinati. Questo accade nonostante, secondo le linee guida del ministero della Salute, il richiamo vaccinale rimanga raccomandato e gratuito per tutte le persone con piĂą di 60 anni di etĂ .
Nello specifico, nonostante le raccomandazioni del Ministero della Salute, nel periodo considerato in Italia si sono vaccinate solo 13,2 milioni di persone di etĂ pari o superiore a 60 anni, di cui 3,9 milioni di persone con un’etĂ pari o superiore a 80 anni. Le percentuali risultano ancora piĂą basse nelle fasce anagrafiche piĂą giovani: nei 70-79enni è pari solo al 4,1%, mentre tra le persone di etĂ compresa fra i 60 e i 69 anni si ferma all’1%. A livello europeo, il tasso di vaccinazione tra gli over 80 si attesta a poco meno dell’11%, mentre per la fascia di etĂ superiore ai 60 anni la copertura si ferma al 7,37%. Tra i Paesi del continente, solo la Svezia supera il 50% di vaccinati tra gli over 60, mentre tra gli over 80 raggiungono questa soglia sei nazioni: Svezia, Finlandia, Danimarca, Olanda, Irlanda e Porto. Nel complesso, tra agosto e gennaio, in Europa sono state somministrate in tutto 15 milioni di dosi di vaccino, di cui oltre il 75% è rappresentato da Pfizer. La versione aggiornata alla variante JN.1 costituisce il 70,6% delle somministrazioni.
Nel frattempo, il mese scorso, la Commissione Europea ha firmato un contratto quadriennale con Moderna per l’acquisto congiunto di vaccini mRNA contro il Covid-19, permettendo ai 17 Paesi partecipanti di ordinare fino a 146 milioni di dosi. L’Italia non rientra tra i Paesi partecipanti a questo accordo, ma il nostro Paese ha giĂ assicurato la fornitura annuale di dosi vaccinali anti-Covid fino al 31 dicembre 2026 grazie a precedenti accordi di acquisto: un meccanismo che garantisce una disponibilitĂ continua di vaccini senza la necessitĂ di nuovi acquisti immediati. Qualora emergesse la necessitĂ di dosi vaccinali supplementari o aggiornate per nuove varianti del virus, l’Italia ha previsto la possibilitĂ di procedere con ulteriori operazioni di approvvigionamento. Le singole regioni detengono comunque una certa autonomia nella gestione sanitaria, potendo decidere di acquistare ulteriori dosi in base alle proprie valutazioni. lo scorso agosto, ad esempio, la Regione Emilia-Romagna aveva richiesto a Pfizer la fornitura di mezzo milione di vaccini anti-Covid adattati alle nuove varianti. Vista la progressiva diminuzione della richiesta e della pericolositĂ della malattia, l’ordine della regione – che ha messo sul piatto circa nove milioni di euro di soldi pubblici alla multinazionale del farmaco americana per tali dose – è apparso alquanto sproporzionato.
Nel dicembre del 2023, un’analisi svolta dal sito Politico, basata su statistiche diramate da 19 Paesi europei, ha rivelato che sarebbero state cestinate almeno 215 milioni di dosi di vaccini contro il Covid-19 acquistate dagli Stati UE durante la fase pandemica. Il tutto per un costo stimato per i contribuenti di circa 4 miliardi di euro. I dati hanno infatti mostrato che i Pesi membri avrebbero scartato una media di 0,7 vaccini per ogni componente della loro popolazione. In termini assoluti, è stato attestato come l’Italia sia al secondo posto per dosi di vaccino buttate via (49 milioni), preceduta solo dalla Germania (83 milioni).
[di Stefano Baudino]