giovedì 12 Febbraio 2026
Home Blog Pagina 4

Francia: 12 mila soldati per tre mesi simuleranno una “guerra ad alta intensità”

1

Si tratta della più grande operazione francese per il combattimento ad alta intensità – ovvero uno scontro caratterizzato da un impiego massiccio di mezzi e uomini, armi pesanti e tecnologie avanzate. Nella sola fase iniziale, quella «dinamica», occuperà per tre settimane i cieli sopra la costa atlantica del Paese. La durata totale, invece, sarà di ben tre mesi. Lo scopo: dimostrare la «competenza» dell’esercito francese nel settore aereo e dimostrare la sua capacità di «impegnarsi in prima linea» in una guerra «ad alta intensità». L’operazione Orion 26, che ha preso il via la scorsa domenica 8 febbraio, oltre ad una esercitazione rappresenta una vera e propria dimostrazione di forza da parte della Francia che, come altre nazioni europee, sta investendo sempre più nel proprio apparato bellico per prepararsi a un ipotetico nuovo conflitto.

La prima fase, che si concluderà il 1° marzo prossimo, riguarderà dunque le operazioni aeree e metterà in campo 1500 aviatori. Il ministero delle Forze Armate spiega che «Orion 26 rafforzerà la conduzione di un’operazione aerea complessa, mobilitando molteplici settori di competenza, garantendo al contempo la protezione del territorio nazionale da tutte le minacce esterne». Le operazioni, che termineranno il 30 aprile e coinvolgeranno anche mezzi navali e terrestri, coinvolgeranno in tutto 12.500 soldati. Le simulazioni riguarderanno un ipotetico conflitto scatenato da un Paese con mire espansionistiche che cerca di destabilizzarne uno vicino per mantenere la propria sfera di influenza, con una escalation che vede coinvolti anche vari tipi di attacchi ibridi.

Le operazioni di Parigi non si muovono in un contesto isolato: negli ultimi anni, tutti gli Stati europei stanno, in un modo o nell’altro, investendo risorse e fondi nel settore bellico. L’isteria prebellica (incendiata da dichiarazioni come quella di Mark Rutte, segretario della NATO, secondo il quale la Russia potrebbe attaccare l’Alleanza nei prossimi cinque anni) ha portato i 32 Paesi membri ad accordarsi su di un incremento delle capacità nazionali della Difesa pari al 3,5% del PIL, cui aggiungere un discrezionale 1,5% in investimenti correlati. Così, mentre tutti gli Stati tagliano risorse al welfare per incrementare la propria produzione di armamenti, in Norvegia si riattivano i bunker della Guerra Fredda, nelle scuole tedesche si educano i bambini alla “resilienza” e il Regno Unito lavora a esercitazioni di protezione della popolazione, mentre sempre più marchi di produzione di automobili stanno avviando la riconversione dei propri stabilimenti a impianti di produzione di materiale bellico (complice anche la crisi dell’auto attuale). In questo contesto, sul piano del dibattito pubblico la discussione sulla preparazione ad una eventuale guerra viene del tutto normalizzata e qualsiasi tentativo di dibattito democratico per sottolinearne costi e conseguenze viene liquidato.

“Non vogliamo l’America’s Cup”: in migliaia scendono in strada a Bagnoli

0
Screenshot

NAPOLI – In migliaia sono scesi in strada a Bagnoli, quartiere di Napoli alle prese con il suo passato industriale e i relativi problemi di salute. Si protesta contro l’America’s Cup — ribattezzata presto dai manifestanti America’s Pacco — l’evento internazionale che l’anno prossimo porterà la vela in città. I lavori avviati in vista dell’appuntamento sono finiti al centro della critica degli abitanti, che hanno reclamato «la vera bonifica di Bagnoli, non speculazione e cemento». Il riferimento è al progetto concordato tra governo Meloni e Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli nonché commissario straordinario per Bagnoli. Il piano per portare l’America’s Cup in città ha vanificato anni di mobilitazioni contro inquinamento e speculazioni, culminati nella messa a punto di un progetto dal basso, capace di restituire ai suoi cittadini un territorio martirizzato dall’industria. Questo progetto è stato oggi messo da parte ma gli abitanti non ci stanno e annunciano il proseguo della mobilitazione.

«Stop ai lavori della vergogna», si legge su uno dei tanti striscioni disseminati lungo il corteo che sabato ha portato in piazza 5mila persone. Al culmine della manifestazione pacifica, una delegazione si è simbolicamente riappropriata del cantiere del Sito d’Interesse Nazionale (SIN) di Bagnoli-Coroglio, rivendicando un controllo popolare. I lavori sono iniziati tra mancati monitoraggi ambientali, via vai giornaliero di camion in una zona a rischio sismico e dispersione di polveri provenienti da terreni a rischio e finiti nelle case degli abitanti. A tal proposito, la delegazione entrata al cantiere ha prelevato un campione di terra da far analizzare in modo indipendente. Nel frattempo, l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Campania (ARPAC) ha installato una centralina mobile nei pressi dei lavori, rilevando già 3 giorni di sforamento per quanto riguarda la concentrazione di polveri sottili nell’aria (pm10). Nei giorni scorsi, per diverse ore, gli abitanti erano riusciti a bloccare i camion diretti al cantiere, denunciando il tradimento delle istituzioni.

«Dopo 35 anni di devastazione, bonifiche mai fatte e soldi spariti — scrivono le associazioni contrarie all’organizzazione dell’America’s Cup — ci opponiamo a queste decisioni imposte dall’alto!». Nel mirino la condotta delle autorità a partire dalla dismissione industriale dell’area, avvenuta definitivamente nel 1992, quando l’Ex Ilva-Italsider ha chiuso i battenti seguendo l’esempio di Cementir, Eternit e Federconsorzi. Il piano di bonifica prodotto con il coinvolgimento della società civile non è mai stato realizzato, fino a quando, nel 2024, l’azione congiunta tra il governo Meloni e il sindaco Manfredi, a guida di una giunta di centrosinistra, ha previsto per Bagnoli un nuovo futuro. La grande spiaggia pubblica, il parco da 120 ettari e la rimozione della colmata (una piattaforma realizzata a mare con materiali di risulta) hanno ceduto il passo al turismo di élite. La colmata, tombata e quindi sigillata in modo temporaneo, resterà per essere trasformata nel campo base dell’America’s Cup, ci sarà poi spazio per un porto di lusso destinato agli yacht e la nascita di nuovi alberghi. A ciò si aggiunge il dragaggio dei fondali davanti alla colmata, previsto nelle prossime settimane. I ricercatori Benedetto De Vivo e Maurizio Manno hanno sottolineato che il dragaggio dei sedimenti marini, fortemente contaminati, amplificherà il disastro ambientale. Se mobilizzati, i composti inquinanti contenuti nei sedimenti entreranno infatti in contatto con l’aria marina producendo dei derivati ancora più tossici.

In questa corsa contro il tempo, cittadini e associazioni sono scesi in strada a Bagnoli per chiedere un futuro diverso per il proprio territorio, per voltare definitivamente la pagina dell’inquinamento, delle malattie e delle fughe imposte. «Vogliamo bonifica sotto controllo popolare, clausole sociali per un lavoro stabile e sicuro, rimozione della colmata, ripristino della linea di costa, spiaggia e mare liberi, gratuiti e accessibili», dicono i comitati bagnolesi, rilanciando la mobilitazione fino allo stop dei lavori in corso.

Repubblica in sciopero per la vendita di GEDI: giornale fermo due giorni

0

Il comitato di redazione di Repubblica ha annunciato che il quotidiano non è uscito in edicola martedì 10 febbraio e non uscirà nemmeno mercoledì 11 febbraio a causa di un’assemblea dei giornalisti e di uno sciopero deciso al termine dell’incontro. Anche il sito non sarà aggiornato fino alle 7 di mercoledì. La protesta riguarda le trattative per la vendita del gruppo GEDI da parte di Exor, della famiglia Agnelli-Elkann, in particolare l’ipotesi di cessione al gruppo greco Antenna. I giornalisti denunciano la mancanza di informazioni, di garanzie occupazionali e il rifiuto di John Elkann di incontrare i sindacati.

Il dominio USA sull’Europa e l’odio di Trump contro l’eolico sono strettamente collegati

7

Nelle fredde acque del Mare de Nord, alcuni Paesi europei stanno cercando di gettare i semi di una rivoluzione eolica senza precedenti. Con la sottoscrizione della Dichiarazione di Amburgo, dieci nazioni UE puntano sull'investimento di mille miliardi di euro per costruire una rete di distribuzione che potrebbe rendere il vento un mezzo di sovranità energetica per il Vecchio Continente. Una prospettiva che non piace per nulla agli Stati Uniti i quali, grazie alla guerra in Ucraina, sono riusciti a imporre all'Europa la dipendenza dal proprio GNL - molto più caro di quello russo e molto meno sos...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Ex Ilva, Commissione UE dà l’ok al prestito ponte

0
L’importo del prestito di salvataggio per le acciaierie dell’ex ILVA pensato dal governo «è proporzionato, in quanto limitato al previsto deficit di liquidità e strettamente limitato ai normali costi operativi». Lo ha stabilito la Commissione Europea, dando il via libera all’erogazione del prestito ponte da 390 milioni di euro previsto dal piano dell’esecutivo sull’azienda. Tale somma serve a garantire l’operatività dell’azienda, a finanziare i costi operativi correnti, e a coprirne il fabbisogno di liquidità prima del termine della gara d’appalto per la sua vendita attualmente in corso. Intanto, da Taranto arriva notizia che a breve dovrebbero ripartire i lavori presso l’altoforno 2, chiuso dal 2024.

In Europa si moltiplicano i casi di licenziamento a causa degli Epstein Files

0

La eco del caso Epstein sta investendo tutta Europa, facendo moltiplicare i casi di licenziamento e dimissioni di politici e diplomatici. Una delle notizie più fresche riguarda la Norvegia, dove alle pubbliche scuse della principessa ereditaria Mette-Marit per la sua lunga corrispondenza con il finanziere è seguita la rimozione di Mona Juul, ambasciatrice in Giordania e Iraq. Tuttavia, il Paese dove le 3 milioni di pagine di documenti recentemente rilasciate stanno avendo maggiore effetto è il Regno Unito, dove i membri del personale ristretto del premier Starmer stanno lasciando il proprio incarico uno dopo l’altro: centrale a Londra è il caso di Peter Mandelson, ormai ex ambasciatore negli Stati Uniti coinvolto in un presunto caso di spionaggio che sta facendo traballare il governo. Dimissioni e licenziamenti sono arrivati anche in Svezia, in Slovacchia e in Francia, dove il nome più importante a venire diffuso è quello dell’ex ministro della cultura e dell’educazione Jack Lang.

Le defezioni nel personale diplomatico, politico e di gabinetto di tutta Europa a causa del caso Epstein stanno aumentando sempre di più. Domenica 8 febbraio, in Norvegia, è stata rimossa Mona Juul, diplomatica e moglie dell’ex collega Terje Rod-Larsen, noto per il suo ruolo di spicco nella stesura degli Accordi di Oslo tra Israele e Palestina. Juul è stata licenziata per i suoi stretti rapporti con Epstein, ma i media norvegesi vanno più affondo nella questione: secondo una notizia uscita sui giornali locali, poco prima di morire, Epstein avrebbe lasciato in eredità 10 milioni di euro ai figli di Juul e del marito; i quotidiani riportano la notizia senza rimandare alla fonte primaria. Spostandosi appena a est, in Svezia, si è dimessa Joanna Rubinstein, presidente della sezione svedese dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. L’annuncio è arrivato dopo che è emersa una sua visita presso l’isola di Epstein condita da apprezzamenti sul posto; Rubinstein ha visitato l’isola nel 2012, 4 anni dopo la prima condanna al defunto finanziere pedofilo.

Una delle figure politiche più di spicco a lasciare il proprio incarico è Miroslav Lajčák, consigliere per la sicurezza nazionale della Slovacchia già ministro degli Esteri, ex Presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ed ex Alto Rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina. Nel suo caso, a fare scandalo è stato uno scambio di messaggi con Epstein risalente al 2018 in cui il politico rilascia commenti su delle donne ignote con il finanziere; nella breve conversazione viene menzionato anche un incontro che l’allora ministro degli Esteri slovacco avrebbe dovuto tenere di lì a breve con il proprio omologo russo Lavrov; a questo scambio, si aggiunge una mail risalente al 2017 in cui Lajčák chiede a Epstein di dare una mano a un’amica nella promozione di un film.

Uno dei Paesi più importanti in cui le figure della politica interna sono state travolte dal caso Epstein è la Francia. Qui, Jack Lang, ex ministro della cultura e dell’educazione francese sotto la presidenza François Mitterrand si è dimesso dall’Institut du Monde Arabe, dopo che la procura francese ha aperto un’indagine su di lui e sua figlia Caroline per presunto riciclaggio aggravato di frode fiscale. Il sito di informazione francese Mediapart aveva precedentemente rilasciato un articolo in cui indagava sui presunti legami finanziari e commerciali tra la famiglia Lang e Jeffrey Epstein, menzionando la fondazione di una società offshore con sede nelle Isole Vergini americane, una delle quali proprio di proprietà di Epstein. Il medesimo sito riporta che Caroline Lang avrebbe dovuto ereditare una somma di 5 milioni di euro dal finanziere; L’Indipendente non è riuscito a verificare tali informazioni.

Il vero terremoto istituzionale, tuttavia, si è verificato nel Regno Unito. Qui, a parte il noto caso del Principe Andrea, accusato di reati sessuali, la destabilizzazione interna è stata innestata dal coinvolgimento di Peter Mandelson, ormai ex ambasciatore britannico negli USA. Il nome di Mandelson, figura storica del partito laburista, era già uscito fuori lo scorso settembre, quando – spiegano i media britannici – la prima tornata di mail pubblicate aveva mostrato che il diplomatico aveva mantenuto i suoi rapporti con Epstein anche dopo la condanna nel 2008. In quel periodo era stato rimosso dal suo incarico, e con il suo licenziamento erano arrivate anche le dimissioni di alcuni degli uomini dell’entourage di Starmer. Con la pubblicazione dei nuovi documenti, la procura londinese ha lanciato una indagine penale, secondo la quale Mandelson avrebbe condiviso informazioni sensibili con Epstein mentre ricopriva il ruolo di ministro per gli affari del governo nel 2009. Gli stessi media britannici riportano che il diplomatico e suo marito, Reinaldo Avila da Silva, avrebbero ricevuto trasferimenti di denaro per almeno 75.000 dollari. Domenica, il caso Mandelson ha costretto Morgan McSweeney, capo gabinetto del premier Starmer che aveva spinto per la sua nomina, a rassegnare le dimissioni; ieri, un altro abbandono, quello di Tim Allan, capo della comunicazione di Starmer. In seguito allo scandalo, il partito laburista scozzese ha chiesto le dimissioni di Starmer, che tuttavia ha trovato l’appoggio del gabinetto, riuscendo a tenere botta. 

Stop alla distruzione degli abiti invenduti: l’Europa vieta lo spreco della fast fashion

1
fast fashion

L’Europa prova a mettere fine a una delle pratiche più controverse dell’industria della moda: la distruzione sistematica degli invenduti. Dal 2026 le grandi aziende non potranno più smaltire vestiti e scarpe mai indossati, una misura che segna un cambio di rotta nelle politiche ambientali europee e nel modello produttivo del settore tessile.
La decisione arriva con l’adozione di nuove norme nell’ambito del regolamento europeo sull’ecodesign dei prodotti sostenibili. L’obiettivo è ridurre gli sprechi, abbattere l’impatto ambientale e spingere le imprese verso modelli circolari, in cui gli inven...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Ministero dell’Economia: alto dirigente indagato per insider trading

0

Stefano Di Stefano, alto dirigente del ministero dell’Economia e consigliere di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena è indagato dalla procura di Milano per insider trading. Di preciso, Di Stefano è accusato di avere acquistato azioni di Mediobanca e di MPS per circa 100mila euro quando era ancora in corso l’operazione con cui MPS ha acquistato Mediobanca, utilizzando dunque le informazioni in suo possesso per speculare. L’accusa è stata formulata dopo che la Guardia di Finanza ha sequestrato il telefono di Di Stefano lo scorso novembre nell’ambito dell’inchiesta sull’acquisto di Mediobanca da parte di MPS, in cui il dirigente non era inizialmente coinvolto.

Case sfitte, biglietti invenduti: è scoppiata la bolla dei prezzi olimpici

1

Dopo picchi di prezzi da decine di migliaia di euro, la bolla dei costi degli alloggi per le Olimpiadi sembra definitivamente scoppiata. Nei mesi che hanno preceduto i giochi olimpici, in tanti hanno provato a scommettere sulla manifestazione gonfiando i prezzi a dismisura: secondo le ultime rilevazioni, a gennaio 2026 i prezzi medi degli affitti e degli alberghi nelle località interessate dagli eventi sono calati del 30%, con picchi negativi a Cortina, dove sono crollati del 75%. Complice, con ogni probabilità, il mancato raggiungimento delle aspettative nel flusso turistico: molti dei biglietti sono rimasti invenduti, mentre in località come Milano, il numero di case occupate destinate ad affitti brevi risulta il peggiore degli ultimi 10 anni. Non è l’unico dato che testimonia i risultati sotto gli auspici delle Olimpiadi, interessate anche dalla scarsa vendita dei biglietti che erano stati posti in vendita a prezzi folli, fino a quasi 9.000 euro l’uno per la cerimonia d’apertura.

A parlare chiaro sono i dati di un’indagine svolta da Altroconsumo, che attraverso una accurata analisi confronta tre diverse fasi temporali (estate-autunno 2025, dicembre 2025 e fine gennaio 2026) simulando un weekend per due persone nel corso delle settimane dei Giochi ed effettuando un paragone tra quei valori e un ordinario weekend di gennaio. Ciò che emerge è un quadro di notevole ridimensionamento, con il prezzo medio calcolato dall’organizzazione che passa da 1.874 euro (la rilevazione di dicembre) a 1.103 euro (rilevazione di fine gennaio). Il calo registrato si attesta dunque al 30% e, tra tutte le località, Cortina è quella che fa segnare una caduta estrema.

Nei mesi autunnali, Cortina aveva rappresentato il simbolo dei listini “astronomici”, con annunci pubblicitari che avevano toccato cifre altissime per settimane d’affitto). Ora, però, è tutto diverso: per un fine settimana olimpico si parla di cifre che si aggirano sui 500-600 euro; nelle misurazioni precedenti, le medesime soluzioni arrivavano a costare anche 5/6 volte tanto. A pochi giorni dall’avvio delle Olimpiadi, Milano registrava una domanda per affitti brevi inferiore alle attese, con una occupazione si ferma al 46%, molti alloggi ancora liberi e tariffe sensibilmente più basse rispetto a grandi eventi come il Salone del Mobile. Dai dati si può constatare come la situazione non sia uniforme: se in Valtellina il prezzo medio si è ridimensionato da quasi 1.700 euro a circa 720 euro, Val di Fiemme e Milano mostrano valori più contenuti (rispettivamente attorno a 453 euro e poco sopra i 300 euro rispettivamente), sebbene con aumenti significativi rispetto a un normale fine settimana. Insomma, mentre le aree montane hanno fatto registrare i rincari più palesi in origine, così come i ribassi più evidenti, la città meneghina ha visto una forbice più contenuta tra alberghi e piattaforme di affitto.

Ampliando la lente d’ingrandimento in ambiti che vanno oltre la sola questione del pernottamento, si colgono alcuni effetti collaterali, tra cui i rincari sui trasporti locali e voci di costo inattese. L’aumento dei biglietti per usufruire di alcune linee (ad esempio la tariffa “olimpica” introdotta su certe tratte) ha provocato episodi di forte clamore mediatico — come il caso del ragazzino di 11 anni fatto scendere da un autobus perché sprovvisto del nuovo biglietto da 10 euro — che hanno messo sotto i riflettori rincari non solo degli alloggi ma anche dei trasferimenti necessari per raggiungere le venue.

A pesare sul bilancio catastrofico dei Giochi è anche la voce dei ticket per le gare: se è vero che le cifre variano a seconda delle discipline (meno di 100 euro per due persone per hockey, biathlon, curling e sci di fondo, oltre 300 per sci acrobatico o lo short track, più di 550 per il pattinaggio di figura), alcune fasce di prezzo sono risultate proibitive, con cerimonie e pacchetti hospitality che hanno toccato cifre molto alte; così, a pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi, gli organizzatori hanno messo mano al lancio di promozioni last minute – come ad esempio il “2×1” o sconti riservati a determinate categorie – per poter riempire le migliaia di posti rimasti vuoti allo Stadio di San Siro. L’evidente risultato è dunque un mix di prezzi elevati su carta e vendite non corrispondenti alla domanda prevista.

Seitan: cos’è davvero e cosa è meglio sapere sul suo consumo

0

Il seitan è un alimento vegetale altamente proteico ottenuto dal glutine del grano tenero (o dal farro), chiamato anche talvolta “carne di grano” dalle persone vegane, per la sua consistenza soda e l’uso versatile in cucina come sostitutivo delle carni animali. È ricco di proteine e povero di grassi. Tuttavia, è carente di vitamina B12, oltre che dell’amminoacido lisina e di varie altre sostanze che sono contenute esclusivamente nella carne, come ad esempio la carnitina e la carnosina. 

Questo alimento è nato nella tradizione culinaria orientale: si presume che i primi a idearlo e produrlo fossero i monaci buddisti giapponesi, per sostituire i cibi di origine animale. Il nome attuale venne invece coniato in tempi più recenti, all’inizio degli anni Sessanta, da uno dei protagonisti principali legati alla dieta macrobiotica, George Ohsawa, uno scrittore giapponese, divulgatore in Occidente delle antiche teorie cinesi, che contribuì in maniera determinante alla diffusione di tradizioni orientali quali l’arte del tè, il bonsai, il judo, l’agopuntura e la medicina tradizionale cinese.

Il seitan si ottiene lavando l’impasto di farina per rimuovere amido e fibre, lasciando solo la parte proteica che poi viene cotta in acqua bollente e insaporita con salsa di soia e condimenti di vario genere. Ha un sapore neutro che lo rende adatto a molte preparazioni: alla piastra, a fette, nel ragù, come spezzatino o hamburger. Controindicazioni: è un alimento assolutamente vietato ai celiaci e a chi abbia delle allergie al grano. Per queste ultime, il seitan è un cibo molto tossico, essendo un concentrato di puro glutine. 

Foto dal web: glutine di frumento in polvere per la preparazione del seitan

Per tutte le altre persone senza problemi col grano e col glutine è un cibo che quindi va bene? Dipende. Se consumato in piccole quantità e solo saltuariamente potrebbe non dare alcun problema di gonfiore o fastidi intestinali, ma se viene consumato frequentemente può invece determinare sintomi infiammatori dell’intestino. Questo è dovuto a due fattori principali:

  1. il seitan si ottiene dalla farina di frumento creando un impasto (panetto) della sola parte proteica del frumento, senza che avvenga alcuna lievitazione dell’impasto a carico di batteri o lieviti – come invece avviene nella lievitazione degli impasti per fare il pane, la pizza o altri prodotti lievitati come le brioche. La lievitazione però aggiusta l’impasto e lo rende molto più digeribile per il nostro intestino, a patto che sia fatta bene e che duri parecchie ore. Infatti nella lievitazione i batteri e i lieviti operano trasformazioni chimiche nell’impasto, trasformando sia le proteine del grano che i suoi amidi in composti più semplici e digeribili. Nel seitan si fa l’impasto, poi lo si cuoce in acqua senza alcuna lievitazione: questo significa che il prodotto finale sarà più ostico per il nostro intestino e per gli enzimi che dovranno poi operare la digestione e frammentazione del glutine.
  1. Va considerato poi che i prodotti confezionati a base di seitan che l’industria rende disponibili in commercio sono sempre additivati anche di altre sostanze chimiche per migliorarne sapore, consistenza e durata. Sostanze che tuttavia aggiungono ulteriori difficoltà alla digestione nel nostro organismo. Leggendo un’etichetta di un burger di seitan, ad esempio, troveremo di frequente non solo l’ingrediente proteine di frumento (glutine), ma anche proteine di soia concentrate reidratate, olio di girasole, olio di colza, bianco d’uovo in polvere, insaporitore (destrosio, estratto di lievito, spezie, sale marino, estratti di spezie), aroma, fibra di pisello, amido di pisello, amido di patate, regolatore di acidità: aceto tamponato, emulsionanti: gomma di guar – sodio alginato, estratto di malto d’orzo in polvere, estratto di lievito essiccato. Spesso si possono trovare anche amido modificato e altri ingredienti e sostanze ultraprocessate. Questo fa si che l’alimento finale che portiamo nel piatto sia per definizione un cibo ultra-lavorato difficile da digerire, proprio perché molto lontano da un cibo naturale e semplice. 
Seitan in panetto, foto tratta dal sito Vegolosi

In linea generale, estrarre una proteina o un’altra sostanza da un qualsiasi alimento naturale (in questo caso si tratta del frumento) e poi concentrare la quantità di questa sostanza per creare un altro alimento dalla conformazione chimica e assemblando varie sostanze, determina sempre dei “sovraccosti digestivi” per l’organismo, proprio perché si va ad alterare la proporzione dei nutrienti da come essa è distribuita e prevista in natura a come l’industria vuole concepirla artificialmente.

Il seitan può reperirsi in commercio già pronto in panetto (cotto) oppure in polvere come preparato da impastare e poi cuocere.