sabato 4 Aprile 2026
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La storia infinita dei depistaggi sulla strage che uccise Paolo Borsellino

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A soli 57 giorni dalla tremenda strage di Capaci, il 19 luglio 1992 un'autobomba esplodeva a Palermo, in via Mariano D'Amelio, uccidendo il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti di scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina. A distanza di quasi 34 anni, però, grossi pezzi di verità sul quel massacro sono ancora tutti da scrivere. Sin da quel pomeriggio, infatti, entrò in funzione una clamorosa macchina del depistaggio che coinvolse uomini delle istituzioni di cui oggi conosciamo nomi e cognomi e altri di cui, invece, ancora oggi ignoriamo ...

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Camera, sospesi 32 deputati per proteste contro convegno sulla “remigrazione”

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L’Ufficio di presidenza della Camera ha sospeso complessivamente 32 deputati di opposizione per l’occupazione della sala stampa del 30 gennaio, organizzata per impedire una conferenza sulla “remigrazione”. Ventidue parlamentari sono stati sospesi per 5 giorni e altri dieci per 4 giorni, con sanzioni più severe per chi aveva occupato i posti degli oratori. Fra i parlamentari sospesi per 5 giorni, 10 sono del PD, 8 del M5S e 4 di AVS. L’evento, promosso dal leghista Domenico Furgiuele, prevedeva interventi di esponenti dell’estrema destra, anche neonazisti. I deputati hanno giustificato la protesta ritenendo inaccettabile ospitare alla Camera rappresentanti di movimenti neofascisti o radicali.

La “minaccia” di Trump all’Europa: “porterò gli USA fuori dalla NATO”

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La NATO è una «tigre di carta» e l’uscita degli USA dall’Alleanza Atlantica è «irrevocabile». A dirlo è il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in una intervista al quotidiano britannico The Telegraph. Trump ha specificato di stare «seriamente» considerando l’uscita degli USA dalla NATO a causa del rifiuto di inviare navi da guerra verso lo Stretto di Hormuz da parte dei membri dell’Alleanza. «Noi siamo sempre stati lì per loro, e lo saremmo sempre stati. Loro non sono lì per noi», ha detto Trump. Le dichiarazioni arrivano in un momento in cui gli Stati Uniti e Israele sembrano trovarsi in seria difficoltà sul campo: la guerra in Iran, che doveva essere una “operazione lampo”, si sta trascinando ormai da oltre un mese (con evidenti difficoltà sul campo da parte di Tel Aviv e Washington), scatenando una crisi energetica globale. In un contesto del genere, il rifiuto dei Paesi UE a farsi trascinare nel conflitto ha incendiato ulteriormente i malumori del tycoon.

Nei giorni scorsi, il presidente USA ha lanciato critiche e minacce nei confronti di diversi Stati europei, proprio per la mancata collaborazione nelle operazioni militari in Medio Oriente. Dopo che la Francia ha chiuso il proprio spazio aereo ai mezzi militari carichi di armi e diretti verso Israele, Trump ha pubblicato un post sul suo social Truth nel quale ha accusato Parigi di essere “ALQUANTO INUTILE [maiuscolo originale, ndr]” nell’ambito della guerra contro l’Iran e che “gli Stati Uniti se ne RICORDERANNO!!!”. Una risposta della quale la Francia si è detta “sorpresa” dal momento che la propria posizione è la medesima dall’inizio del conflitto: pochi giorni dopo l’attacco, infatti, Parigi aveva fatto sapere che non avrebbe permesso all’esercito USA di usare le basi francesi, salvo offrire un “appoggio temporaneo” in caso questi avessero avuto l’incarico di difendere i partner di Parigi nella regione. Ancora meno lusinghiere erano state le parole spese da Trump nei confronti del premier spagnolo Pedro Sanchez, che aveva minacciato di imporre un embargo al Paese socialista e di troncare tutte le relazioni commerciali – minaccia che ad ora non ha avuto seguito, anche se le basi di Rota e Moron permangono chiuse ai voli USA coinvolti nella guerra, insieme all’intero spazio aereo spagnolo. Il presidente non ha poi mancato di deridere il premier britannico Keir Starmer, dichiarando “non avete nemmeno una marina. Siete troppo vecchi e avevate portaerei che non funzionavano”. Tuttavia, Starmer lo ha ribadito chiaramente: “Questa non è la nostra guerra e non verremo trascinati dentro di essa”.

Dall’inizio della guerra in Iran, Trump (che ha vinto le elezioni promettendo di non scatenare guerre) continua a ripetere che la fine è molto vicina e che gli obiettivi statunitensi sono ormai stati raggiunti, con l’avversario dipinto come ridotto in ginocchio e senza speranze di rialzarsi. Un quadro che non sembra poi tanto corrispondere alla realtà delle cose: la “operazione lampo” annunciata a inizio conflitto si sta incancrenendo, il cambio di regime non si è verificato e l’Iran si sta dimostrando padrone assoluto dello Stretto di Hormuz. La situazione è tale per cui gli USA sono stati costretti a prepararsi ad eventuali operazioni di terra, dispiegando all’incirca 10 mila marines in Medio Oriente – eventualità che piace poco agli stessi vertici militari USA. A tutto ciò si aggiungono le dichiarazioni del presidente USA in merito a un accordo di pace sempre più vicino, puntualmente smentite dai vertici iraniani, che lo hanno accusato di star solamente cercando di influenzare l’andamento dei mercati e contenere la crisi energetica che ha travolto l’Occidente. Di fatto, il piano di pace ipotizzato da Washington è stato prontamente rispedito al mittente, senza nemmeno passare per mediatori o colloqui.

A fronte delle difficoltà sul terreno e della riluttanza dei Paesi UE a entrare in un conflitto scatenato unilateralmente da USA e Israele, Trump ha prima minacciato di interrompere i rifornimenti di armi all’Ucraina, poi attaccato i singoli Paesi e infine l’Alleanza Atlantica. Le dichiarazioni hanno mandato in allarme Mark Rutte, segretario generale della NATO, che dovrebbe incontrare il tycoon la prossima settimana. Tuttavia, permangono dubbi riguardo al fatto che questa rappresenti solamente l’ennesima minaccia di Trump che verosimilmente non avrà seguito. La NATO, infatti, è sempre stato lo strumento principe che ha permesso agli USA di avere una presenza militare importante nella UE, mantenendo anche un controllo sulle alleanze del continente e garantendo un appoggio militare alle guerre imperialiste scatenate da Washington. Si pensi in primis alla Russia, prima della guerra alleato commerciale della UE, ora tagliata fuori a favore degli Stati Uniti, divenuti primi fornitori di GNL del continente. E poi alle guerre in Jugoslavia (i cui bombardamenti furono lanciati senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza ONU) e in Medio Oriente, finalizzate a ottenere cambi di regime funzionali agli interessi imperialistici di Washington. Inclusa quella attuale contro l’Iran, nella quale gli USA non stanno riuscendo, per ora, a trascinare l’Alleanza.

Nel mondo si fuma sempre meno tabacco: in 20 anni hanno smesso 180 milioni di persone

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Negli ultimi vent’anni il numero di persone che consumano tabacco è diminuito in modo evidente. Si è passati da 1,38 miliardi nel 2000 a circa 1,2 miliardi nel 2024, con il Sud-est asiatico, dove il tabagismo era particolarmente diffuso, a rappresenta oltre la metà del calo globale. I dati, raccolti attraverso migliaia di indagini che coprono quasi tutta la popolazione mondiale, mostrano in generale una tendenza stabile, risultato di politiche sanitarie, campagne di prevenzione e maggiore consapevolezza dei rischi. 
Il decremento riguarda entrambe le componenti della popolazione, ma tra le don...

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Il dl Sicurezza apre agli agenti infiltrati nelle carceri

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Dopo avere concesso ai membri dei servizi segreti di assumere il comando di organizzazioni criminali e terroristiche, il governo Meloni punta alle carceri. Un articolo del nuovo decreto sicurezza estende infatti i casi in cui gli ufficiali della polizia giudiziaria possono condurre operazioni “sotto copertura”, aprendo alle missioni di infiltrazione nelle strutture detentive. Il decreto – che oggi si trova in esame presso la Commissione Affari Costituzionali del Senato – permette agli agenti coinvolti in inchieste relative a diversi reati, tra cui quelli legati ai casi di terrorismo e droga, di ricevere, acquistare, nascondere, e ostacolare l’individuazione di denaro e beni legati alle indagini; tale intervento, «rischia di acuire la conflittualità, alimentando diffidenza e sospetto generalizzato tra detenuti e operatori», osserva l’associazione Antigone. «Il risultato è la trasformazione dell’istituzione penitenziaria in un presidio di sicurezza interna, dove la gestione delle tensioni assume i tratti dell’intervento di polizia più che del governo trattamentale».

L’articolo che permette alla polizia giudiziaria di infiltrarsi tra i detenuti propone una modifica all’articolo 9, comma 1, della legge n. 146 del 2006, che regola proprio le «operazioni sotto copertura»; il decreto dispone che «gli ufficiali di polizia giudiziaria appartenenti ai nuclei investigativi del Corpo di polizia penitenziaria» non sono punibili nel casi in cui mettano in pratica condotte che costituirebbero reato con la finalità di raccogliere prove nell’ambito di indagini relative a diversi reati. I reati per cui possono infiltrarsi sono quelli legati a: rivolta, terrorismo, droga, corruzione, concussione, peculato, tortura e violenza sessuale – compresi i casi di violenza di gruppo e abuso su minori. Gli agenti coinvolti nelle indagini non sono punibili se: acquistano, ricevono (o accettano in offerta o promessa), sostituiscono o nascondono denaro documenti, sostanze stupefacenti e in generale beni e oggetti legati al reato sotto indagine; gli agenti possono analogamente ostacolare l’individuazione degli stessi beni, consentirne l’impiego e compiere attività che potrebbero portare a una delle azioni elencate.

«La previsione di operazioni sotto copertura all’interno degli istituti di pena segna un ulteriore slittamento del carcere da luogo deputato all’esecuzione della pena in funzione rieducativa a spazio governato secondo logiche di ordine pubblico», scrive Antigone. «In un contesto già caratterizzato da sovraffollamento e tensioni strutturali, l’introduzione di agenti infiltrati rischia di acuire la conflittualità, alimentando diffidenza e sospetto generalizzato tra detenuti e operatori», continua l’associazione. «Il carcere, anziché essere ambito di trattamento e responsabilizzazione, viene così assimilato a un teatro permanente di prevenzione e repressione». Ad allarmare, insomma, è la chiara impostazione securitaria della legge che trasforma le carceri, già dense di problemi strutturali che minano le relazioni tra i detenuti, in centri di controllo; al posto di puntare sulla rieducazione, si alza così il livello di conflittualità nelle strutture.

L’approccio securitario dell’articolo riprende la struttura analogamente repressiva dell’intero decreto, di cui l’ampliamento della capacità operativa della polizia giudiziaria costituisce solo un tassello. Essa fa eco ai diversi interventi legislativi approvati dall’esecutivo Meloni nei suoi quattro anni di governo; a tal proposito, il decreto sicurezza che ha preceduto quest’ultimo, approvato l’anno scorso, ha rafforzato i poteri dei servizi segreti italiani, autorizzando gli operatori di AISE e AISI non solo a infiltrarsi in organizzazioni criminali e terroristiche, ma addirittura a dirigerle, legittimando gravissimi reati quali associazione sovversiva, terrorismo interno e banda armata.

Geopolitica della velocità: la competizione per rilanciare i voli civili supersonici

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Dalla fine dell'era del Concorde, sviluppato negli anni '70 del secolo scorso, il progresso tecnologico nel settore del trasporto aereo civile si è paradossalmente inceppato. Si fanno nuovi modelli, si perfezionano strumentazioni di bordo e consumi, ma di base non ci sono stati progetti rivoluzionari. Una realtà che ora accenna a cambiare. Oggi, la velocità in volo non è più solo un lusso per pochi eletti, ma un asset strategico in una scacchiera globale sempre più tesa. Mentre la Cina accelera sui prototipi supersonici, gli Stati Uniti rispondono scendendo in campo con il peso del proprio app...

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Naufragio a Lampedusa: 19 morti

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I corpi di 19 persone migranti sono stati rinvenuti su un’imbarcazione al largo delle coste di Lampedusa. A farle sbarcare è stata una motovedetta della guardia costiera, dopo una operazione di soccorso condotta alle 3 di notte a circa 85 miglia dall’isola. Altre 58 persone sono state trovate vive a bordo della medesima imbarcazione, e tratte in salvo dalla guardia costiera, che le ha trasportate sull’isola e fatte sbarcare sul molo Favorolo.

Anche gli animali stabiliscono legami di amicizia: uno studio sugli squali lo dimostra

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squalo amici

Lo squalo toro è uno degli animali più temuti al mondo. Un predatore dall’occhio piatto, mascella larga e la fama di “macchina da guerra” biologica. Eppure, se poteste immergervi nella Shark Reef Marine Reserve alle Fiji e osservare l’esemplare che i ricercatori chiamano affettuosamente Chunky, lo vedreste nuotare fianco a fianco con Lady Lazarus: stessa andatura, stessa direzione, la stessa ostinata vicinanza di due vecchi compagni che passeggiano insieme da anni. Non lo fanno a caso, ma perché sono legati da qualcosa che noi considereremmo come un’amicizia.

Uno studio pubblicato il 17 marzo sulla rivista Animal Behaviour da un team dell’Università di Exeter, Lancaster, del Fiji Shark Lab e di Beqa Adventure Divers ha rovesciato uno dei luoghi comuni più duri a morire della zoologia popolare: gli squali toro non sono predatori solitari. Hanno preferenze sociali attive, scelgono i propri compagni, evitano certi individui e ne cercano altri, esattamente come facciamo noi umani.

La ricerca è frutto di sei anni di osservazioni su 184 esemplari, condotte in 473 immersioni per oltre 8mila minuti totali. I ricercatori hanno analizzato due comportamenti specifici: il nuoto parallelo – due squali che procedono affiancati entro una lunghezza corporea – e il cosiddetto lead-follow, in cui un esemplare segue deliberatamente un altro. Non si tratta di aggregazione attorno a una fonte di cibo, come fanno gli uccelli marini sopra un banco di pesci o gli gnu intorno a un fiume. Qui c’è qualcosa di diverso: una scelta.

«Come esseri umani coltiviamo una gamma di relazioni sociali, dai semplici conoscenti ai migliori amici, ma evitiamo anche certe persone», dice Natasha D. Marosi, ricercatrice di Exeter e fondatrice del Fiji Shark Lab, che ha guidato lo studio. «Questi squali toro fanno cose simili».

squali

La struttura sociale che emerge dai dati è sorprendentemente articolata. Gli adulti formano il nucleo della rete, stringendo legami preferenzialmente con individui di dimensioni simili alle proprie. I maschi – fisicamente più piccoli delle femmine in questa specie – tendono ad avere un numero maggiore di connessioni sociali: una strategia, secondo i ricercatori, per proteggersi da confronti fisici con individui più grandi restando integrati nella comunità. E poi ci sono gli anziani, i cosiddetti advanced adult, gli squali post-riproduttivi: loro si tengono ai margini. Hanno già visto tutto, sanno come cacciare, come riprodursi, come sopravvivere. Non hanno più bisogno di nessuno. «Questi individui anziani hanno anni di esperienza», spiega Marosi. «La socialità non è più così essenziale alla loro sopravvivenza».

Vale la pena fermarsi su quello che questa storia ci dice di noi, e non solo degli squali. In un anno medio, gli esseri umani uccidono decine di milioni di squali. Loro, invece, feriscono circa 70 persone in tutto il mondo, e nella maggior parte dei casi si tratta di morsi confusi, errori di identificazione in acque torbide, non di attacchi predatori. La probabilità statistica di essere uccisi da uno squalo è di 1 su 4.332.817. Il terrore che ci ispirano è una storia che ci raccontiamo, alimentata da un film del 1975 e da decenni di titoli a effetto. Nel frattempo, loro nuotano in coppia nelle acque calde del Pacifico, imparano dai più anziani, scelgono i propri amici.

«Contrariamente alle percezioni comuni», conclude il professor Darren Croft del Centre for Research in Animal Behaviour di Exeter, «il nostro studio mostra che gli squali toro hanno una vita sociale relativamente ricca e complessa. Probabilmente traggono benefici dall’essere sociali, trovare cibo, potenziali compagni, evitare confronti. Stiamo solo iniziando a capire davvero la loro vita».

Chunky e Lady Lazarus non lo sanno, naturalmente. Nuotano e basta, fianco a fianco, nel blu profondo della riserva marina. Ma forse è proprio questa l’informazione più sorprendente che la scienza ci ha restituito: che nell’animale che più abbiamo trasformato in simbolo di solitudine e brutalità, c’è qualcuno che sceglie di non nuotare da solo.

Molise e Abruzzo: evacuazioni e allerta rossa per ciclone

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In Abruzzo e Molise è in arrivo il ciclone Erminio. La tempesta dovrebbe portare neve a partire da quota 1.000 metri, con fiocchi fino a quote collinari. La diga di Liscione, in provincia di Campobasso, ha aperto gli scarichi al massimo per frenare il rischio esondazioni, e in diversi comuni delle due regioni sono state chiuse le scuole; a Termoli è stata evacuata tanto la caserma dei Vigili del Fuoco, quanto la zona industriale, dove si trova lo stabilimento di Stellantis, che ha fermato la produzione. Con le prime piogge, un uomo è stato salvato dalla piena del Sinarca.

Israele ha dichiarato che distruggerà tutte le case libanesi vicino al suo confine

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Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato ieri che Israele distruggerà tutte le case nei villaggi libanesi vicino al confine, con l’obiettivo di istituire una zona cuscinetto nel Libano meridionale, sulla quale manterrà il controllo una volta cessate le operazioni di guerra. «Al termine dell’operazione, le Forze di Difesa Israeliane (IDF) istituiranno una zona di sicurezza all’interno del Libano, una linea di difesa contro i missili anticarro, e manterranno il controllo della sicurezza sull’intera area fino al fiume Litani, compresi i restanti ponti sul Litani», ha dichiarato Katz, aggiungendo che «Tutte le case nei villaggi vicino al confine libanese saranno distrutte, secondo il modello utilizzato a Rafah e Beit Hanoun a Gaza, al fine di eliminare definitivamente le minacce che incombono sugli abitanti del nord in prossimità del confine». La ministra degli affari sociali libanese Haneen Sayed ha definito il piano un’«appropriazione di terre», spiegando che l’operazione di terra israeliana «sta aggravando il rischio che i libanesi rimangano intrappolati in una condizione di sfollamento a lungo termine».

La crisi umanitaria in Libano è allarmante e rischia di aggravarsi dal momento che il ministro della Difesa dello Stato ebraico ha fatto sapere che a 600.000 persone fuggite dal sud del Libano non sarà permesso di tornare a casa finché il nord di Israele non sarà considerato sicuro. Da quando lo scorso 2 marzo sono riprese le ostilità tra Libano e Israele, più di 1,2 milioni di persone sono state sfollate e altre 1.200 sono state uccise in Libano. È chiara la volontà di Israele di ampliare il territorio con il controllo dell’area compresa tra il fiume Litani e il confine israeliano, corrispondente a quasi un decimo del territorio libanese. Israele aveva già annunciato l’intenzione di creare una cosiddetta «zona cuscinetto» lo scorso 24 marzo, quando il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich aveva affermato che «L’attuale guerra in Libano deve concludersi con un cambiamento radicale, che vada oltre la sconfitta del gruppo terroristico Hezbollah» dicendo chiaramente che «Il fiume Litani deve essere il nostro nuovo confine con lo Stato libanese […]». Dichiarazioni che hanno allarmato anche il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric, secondo il quale «Questa è l’ultima cosa che il popolo libanese del sud vorrebbe vedere». Da parte loro, i Paesi europei hanno esortato Israele a evitare un’ulteriore escalation, mentre il primo ministro canadese Mark Carney ha affermato che l’occupazione israeliana del territorio libanese costituisce una «violazione della sovranità territoriale, quindi la condanniamo».

Il professore di diritto alla Stanford Law School, Tom Dannenbaum, ha spiegato all’agenzia di stampa Reuters che le leggi di guerra richiedono che qualsiasi demolizione controllata di abitazioni sia giustificata da «assoluta necessità militare», e che distruggere tutte le case vicino al confine non soddisferebbe tale criterio. «La distruzione non necessaria di proprietà può essere considerata un crimine di guerra», ha chiarito. Inoltre, ha aggiunto che le dichiarazioni di Katz, che impediscono ai residenti di tornare a casa, «indicano chiaramente una politica illegale di sfollamento a lungo termine o permanente». Da parte sua, l’esercito israeliano ha motivato la decisione di demolire le abitazioni libanesi sostenendo che all’interno ci sarebbero armi del gruppo sciita Hezbollah, ma non ha portato alcuna prova a sostegno delle sue dichiarazioni.

La guerra sul fronte libanese si è riaccesa quando Hezbollah (letteralmente “Partito di Dio”) – l’organizzazione paramilitare sciita facente parte del cosiddetto “asse della resistenza” sostenuto dall’Iran – ha deciso di schierarsi apertamente con Teheran e di vendicare l’uccisione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei. Il 2 marzo il gruppo ha dunque lanciato una raffica di razzi e droni verso il nord di Israele, affermando di agire per vendicare l’assassinio di Khamenei e gli attacchi quasi quotidiani di Israele contro il Libano. Israele ha risposto colpendo i sobborghi meridionali di Beirut con attacchi violenti e emettendo avvisi di evacuazione per più di 50 città, costringendo decine di migliaia di persone a lasciare le proprie case. Israele sembra ora voler approfittare della situazione per estendere illegalmente i suoi territori.

Fin dal 1967 Israele occupa illegalmente diversi territori confinanti, tra cui la Cisgiordania, Gerusalemme est e le Alture del Golan sottratte alla Siria. Tali annessioni illegali violano diverse risoluzioni delle Nazioni Unite, quali la risoluzione 478 del 1980 che condanna l’annessione di Gerusalemme Est, dichiarando illegale lo spostamento delle ambasciate, la risoluzione 2334 del 2016, la quale afferma che la costruzione di colonie israeliane nei territori palestinesi occupati dal 1967 (inclusa Gerusalemme Est) non ha validità legale e costituisce una flagrante violazione del diritto internazionale. Tra le altre, la risoluzione 497 del 1981, adottata all’unanimità, dichiara illegale l’estensione delle leggi, della giurisdizione e dell’amministrazione israeliana sulle alture del Golan. Israele sembra ora intenzionata ad annettere una parte di territorio libanese, ampliando così ulteriormente i suoi confini, mentre la sua decisione di radere al suolo le case della popolazione libanese del sud potrebbe costituire l’ennesimo crimine di guerra.