Il Venezuela ha ritirato i permessi di volo alle compagnie aeree Iberia, TAP, Avianca, Latam Colombia, Turkish Airlines e Gol. La scelta del Venezuela arriva in risposta alla decisione da parte delle compagnie di ritirare temporaneamente i voli commerciali dopo gli avvertimenti statunitensi: la scorsa settimana, l’autorità di regolamentazione dell’aviazione statunitense ha diramato un comunicato rivolto alle compagnie aeree avvertendole dei potenziali rischi che avrebbero corso sorvolando il Venezuela, a causa di un «peggioramento della situazione di sicurezza e di un’intensificata attività militare al suo interno». Il governo venezuelano aveva chiesto alle agenzie di riprendere i voli, dando loro un ultimatum di 48 ore per farlo, che tuttavia è scaduto.
Gaza: secondo uno studio i palestinesi uccisi sarebbero oltre 110mila
Sarebbero almeno 110mila i palestinesi uccisi da Israele durante la guerra di Gaza, negli ultimi due anni, di cui il 27% bambini sotto i 15 anni. Secondo i calcoli del team di ricerca del Max Planck Institute for Demographic Research di Rostock, il numero delle vittime sarebbe stato finora sottostimato: «Non conosceremo mai il numero esatto dei morti», afferma Irena Chen, co-responsabile del progetto. «Stiamo solo cercando di stimare nel modo più accurato possibile quale potrebbe essere un ordine di grandezza realistico».
I ricercatori di Rostock hanno incrociato dati provenienti da fonti differenti e applicato una proiezione statistica per stimare il numero reale delle vittime palestinesi. Oltre alle cifre del Ministero della Salute della Striscia di Gaza, gestito da Hamas, hanno integrato un’indagine indipendente condotta sulle famiglie e segnalazioni di decessi emerse attraverso i social media. Finora, l’unico riferimento ufficiale restava quello del ministero locale, che nei primi due anni di guerra ha dichiarato 67.173 morti. Tuttavia, diversi gruppi di ricerca hanno già evidenziato come questo conteggio risulti prudenziale, poiché prende in considerazione esclusivamente i decessi formalmente certificati, ad esempio, quelli registrati da strutture ospedaliere. Con il progressivo collasso del sistema sanitario e la chiusura di molti ospedali, il Ministero ha iniziato a basarsi anche sulle notifiche fornite dai familiari, sottoposte a verifica da un apposito comitato. Resta, però, esclusa una quota rilevante di vittime, come quelle rimaste sepolte sotto le macerie dopo i bombardamenti, che non vengono mai ufficializzate. Lo studio di Rostock si inserisce in questo vuoto informativo: fondandosi anche su ricerche precedenti, il gruppo ha elaborato stime articolate della mortalità, analizzando separatamente sesso ed età delle vittime per restituire un quadro più realistico dell’impatto del conflitto sulla popolazione: tra il 7 ottobre 2023 e il 6 ottobre 2025, i morti nella Striscia di Gaza sarebbero compresi tra circa 99.997 e 125.915: la cifra mediana si attesta a 112.069. I calcoli degli scienziati mostrano, inoltre, che circa il 27% dei caduti in guerra sono probabilmente bambini sotto i 15 anni e circa il 24% donne.
Tra i dati utilizzati emerge un sondaggio condotto dal team guidato da Michael Spagat, professore al Royal Holloway College dell’Università di Londra. Il personale locale del Palestinian Center for Policy and Survey Research ha visitato circa 2.000 famiglie, rappresentative di una popolazione di circa 2 milioni nei cinque governatorati di Gaza, chiedendolo loro informazioni sul destino dei propri membri dall’inizio della guerra. Altri studi – come quello pubblicato all’inizio di quest’anno da un gruppo di ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine su The Lancet – avevano già suggerito che le vittime potessero essere molto più numerose di quelle ufficiali, stimando fino al 30-40 per cento in più rispetto ai conteggi del governo di Gaza controllato da Hamas. Gli scienziati del Max Planck Institute di Rostock hanno anche calcolato l’impatto della guerra sull’aspettativa di vita nella Striscia di Gaza. Prima della guerra, era di 77 anni per le donne e 74 anni per gli uomini. Per il 2024, i demografi prevedono una cifra di 46 anni per le donne e 36 per gli uomini. Ciò indica che se gli attacchi israeliani dovessero continuare, i palestinesi raggiungerebbero solo questa età media.
Lo studio rafforza le denunce su bombardamenti estesi e sproporzionati, operazioni condotte in contesti densamente abitati e mancata tutela della popolazione civile, temi già sollevati da ONG e organismi internazionali. Oltre il profilo giuridico e politico, emerge una frattura più profonda: l’impatto irreversibile sull’equilibrio sociale e demografico della Striscia. In un territorio che prima della guerra contava circa due milioni di abitanti, la perdita di decine di migliaia di vite rappresenta una devastazione strutturale, che si traduce in generazioni spezzate e in un tessuto comunitario lacerato.
Cina, treno travolge operai sui binari a Kunming: 11 morti
Nella mattinata di oggi, un treno adibito ai test di apparecchiature sismiche ha investito un gruppo di operai nella stazione di Luoyang, a Kunming, nella provincia cinese dello Yunnan, causando 11 morti e 2 feriti. Secondo i media statali, il convoglio stava percorrendo una curva quando ha travolto gli operai, entrati nell’area dei binari. Le autorità ferroviarie hanno dichiarato che le cause dell’incidente sono ancora in fase di accertamento. Il traffico ferroviario è stato temporaneamente sospeso per consentire i soccorsi, per poi tornare regolare.
Incendio a Hong Kong, almeno 55 morti, centinaia i dispersi
Sale ancora il bilancio dei morti per il violento incendio che ha devastato a Hong Kong sette delle 8 torri residenziali di Wang Fuk Court di Tai Po. Il rogo ha causato finora un totale di 55 vittime, di cui 4 dopo il ricovero d’urgenza in ospedale, e 279 dispersi. Gi incendi in quattro degli otto condomini del complesso sono stati spenti, altri tre roghi sono sotto controllo. Un edificio non è stato interessato. Tre uomini dell’impresa edile responsabile dei lavori dei condomini sono stati arrestati con l’accusa di omicidio colposo. L’organismo anticorruzione di Hong Kong ha dichiarato di aver avviato un’indagine sui lavori di ristrutturazione del complesso residenziale.
Perù, ex presidente Vizcarra condannato a 14 anni di galera per corruzione
L’ex presidente peruviano Martín Vizcarra è stato condannato a 14 anni di carcere per aver accettato tangenti pari a circa mezzo milione di euro tra il 2011 e il 2014, quando era governatore di Moquegua, in cambio di favoritismi a due imprese edilizie. Pur annunciando ricorso, dovrà iniziare subito a scontare la pena. Vizcarra, 62 anni, centrista senza partito, fu presidente dal 2018 al 2020 dopo le dimissioni di Pedro Pablo Kuczynski per lo scandalo Odebrecht. Nel 2020 era stato destituito dal parlamento con un impeachment legato alle stesse accuse di corruzione.
Riarmo UE: la Commissione apre anche ad armi nucleari e all’uranio impoverito
La Commissione europea vuole reintrodurre la possibilità di investire in armi controverse. L’esecutivo comunitario ha infatti proposto una modifica al testo che definisce il progetto industriale e di riarmo Prontezza 2030, sostituendo il termine «armi controverse» con il termine «armi vietate», in un passaggio che definisce i progetti da escludere. I partiti The Left, Socialisti e Verdi hanno avanzato obiezioni sulla modifica, respinte dal parlamento, sottolineando che essa «limita l’ambito di applicazione dei tipi di armi esclusi a sole quattro categorie, nello specifico le mine antipersona, le munizioni a grappolo, le armi biologiche e le armi chimiche», finendo per includere nei potenziali investimenti anche armi nucleari, all’uranio impoverito, o dispositivi incendiari.
Nella sua proposta, la Commissione scrive che la definizione di armi controverse contenuta nel regolamento UE «lascia troppa incertezza e confuzione per gli amministratori e dovrebbe essere chiarita e semplificata, in particolare perchè i trattati e le convenzioni internazionali pertinenti di cui gli Stati membri sono parti non fanno riferimento alle armi controverse, ma piuttosto alle armi proibite». Il motivo è sempre lo stesso: potenziare la prontezza della difesa europea, programma che prevede l’investimento di 800 miliardi entro il 2030. Con la nuova modifica, dunque, le armi proibite si limiterebbero a «mine antiuomo, munizioni a grappolo, armi biologiche e chimiche il cui uso, possesso, sviluppo, trasferimento, fabbricazione e stoccaggio sono espressamente vietati dalle convenzioni internazionali». Armamenti quali munizioni all’uranio impoverito, armi incendiarie (quali il fosforo bianco) e nucleari non figurano nell’elenco, potendo dunque potenzialmente essere classificate come idonee per la classificazione ESG (Environmental, Social, Governance, ovvero l’etichetta che valuta la sostenibilità di un’azienda o un investimento sulla base di criteri ambientali, sociali e di governance).
Gli armamenti che rimarrebbero esclusi sono stati oggetto di numerose denunce nel corso della storia, proprio per le conseguenze devastanti derivanti dal loro utilizzo. Nel 2001, la procuratrice del tribunale penale per l’ex Jugoslavia, Carla del Ponte, aveva dichiarato che l’impiego di armi all’uranio impoverito da parte della NATO fosse assimilabile a un crimine di guerra, per via dei gravi danni alla salute che queste causano alle persone che vi sono esposte. L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) italiano ha censito all’incirca 8 mila militari che, al ritorno dalle guerre nei Balcani, furono colpiti da diverse malattie, le più frequenti delle quali linfomi di Hodgkin e non Hodgkin e leucemia. Secondo il presidente dell’ONA, Ezio Boanni, almeno 400 persone sono morte per tumori causati dall’esposizione all’uranio impoverito, impiegato nel 1995 e nel 1999 in Bosnia Erzegovina e in Kosovo. Nel 2013, la Corte dei Conti del Lazio emise una sentenza nella quale si accoglieva il ricorso di un militare che era stato di stanza in Kosovo e ammalatosi successivamente di tumore, nella quale si sottolineava la correlazione tra la malattia e le condizioni ambientali nelle quali l’uomo aveva prestato servizio, confermata sulle perizie eseguite sui tessuti neoplastici dell’uomo. La stessa sentenza dichiarava che la contaminazione era anche avvenuta tramite l’acqua e il cibo approvvigionati in loco. Per quanto riguarda le armi incendiarie, un esempio micidiale è il fosforo bianco, utilizzato per esempio da Israele in Palestina in varie occasioni, come denunciato dall’ONU stessa. Una delle ultime sarebbe proprio nell’ambito dell’aggressione in Libano, secondo quanto dimostrerebbero le immagini raccolte da Amnesty. L’attacco sarebbe stato condotto il 13 ottobre 2023 contro obiettivi civili nel villaggio di Dhayra, nel Libano meridionale. Il fosforo bianco è una sostanza incendiaria che brucia una volta esposto all’aria: chi vi entra in contatto può incorrere in danni respiratori gravi, insufficienze al funzionamento di organi vitali e altri danni permanenti.
Spari vicino alla Casa Bianca, gravi due agenti, fermato attentatore
Due membri della Guardia Nazionale sono stati gravemente feriti mercoledì pomeriggio in una sparatoria avvenuta a pochi isolati dalla Casa Bianca a Washington. Un uomo di 29 anni, di origine afghana entrato negli Stati Uniti nel 2021, è stato arrestato dopo essere stato colpito durante lo scontro a fuoco. Le autorità definiscono l’accaduto come un “attacco mirato” contro i militari. In risposta, il governo ha mobilitato altri 500 soldati della Guardia Nazionale a Washington. Non è ancora chiaro il movente; l’indagine è in corso.










