«Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa Nazione»: l’aria di Torino era ancora irrespirabile nel raggio di un chilometro dalla zona degli scontri di sabato 31 gennaio, ma la campagna politica del governo Meloni era già in moto. La premier non ha infatti esitato a sfruttare quanto accaduto al termine della manifestazione nazionale in solidarietà con Askatasuna per rilanciare il nuovo Decreto Sicurezza, la cui bozza è attualmente in discussione, oltre alla consueta polemica con la magistratura – sempre più calcata in vista del referendum di marzo. A sostenere le sue posizioni vi sono in prima linea tutti i rappresentanti di governo, dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha paragonato i gruppi presenti alle Brigate Rosse, a Matteo Salvini, che ha rilanciato l’originale proposta della Lega di inserire la norma dell’obbligo di cauzione per chi manifesta in piazza.
A fare da chiosa, le prime pagine dei giornali (di area e non solo) del giorno successivo, che tengono tutti un tono monocorde: I nuovi terroristi, titola Il Giornale; Ora basta, arrestateli tutti, tuona Libero; Askatasuna fa paura, secondo Libero. E poi Il Corriere della Sera (Torino: assalto choc a un agente); La Repubblica (La guerriglia di Torino); La Stampa (La ferita di Torino). «Non siamo di fronte a manifestanti, ma a soggetti che agiscono come nemici dello Stato» scrive la premier, che nel giro di 12 ore era già volata a Torino per «portare solidarietà» agli agenti rimasti feriti negli scontri. «Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte» commenta. Un’affermazione forse azzardata da avanzare in un contesto come quello torinese, dove sono decine i manifestanti e gli attivisti sottoposti a misure cautelari e in attesa di processo.
Ad accompagnare la premier vi era anche il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha incontrato alcuni dei carabinieri presenti in piazza e coinvolti nella «guerriglia urbana» scatenata da «oltre mille persone organizzate militarmente» e, secondo il ministro, con una precisa «strategia». Crosetto arriva a parlare di «bande armate che hanno l’obiettivo di colpire lo Stato e chi lo serve», che devono essere combattute «come sono state combattute le Brigate Rosse». «Il giudizio di fronte a questi fatti deve vederci tutti uniti come lo furono le forze politiche negli anni del terrorismo», tuona Crosetto, aggiungendo: «non è in gioco una parte politica, ma la Repubblica Italiana». D’altronde, quanto accaduto fornisce un assist notevole al governo per accelerare sul nuovo Decreto Sicurezza, che tra le misure centrali vede proprio una stretta sulla partecipazione alle manifestazioni di piazza. Gli ultimi dettagli verranno discussi nel corso di una riunione della maggioranza prevista per questa mattina a Palazzo Chigi, cui seguirà domani, martedì 3 febbraio, l’informativa di Piantedosi alle Camere su quanto avvenuto a Torino e un Consiglio dei Ministri il prossimo mercoledì 4 febbraio. Proprio in quest’ultima sede, l’esecutivo potrebbe già annunciare il nuovo pacchetto di misure. In particolare, il testo dovrebbe aumentare la possibilità per gli agenti di effettuare controlli “preventivi” (compreso il fermo per 12 ore di persone “sospette” per impedirne la partecipazione agli eventi di piazza), mentre lo scudo penale nei confronti della polizia potrebbe essere ulteriormente esteso.
Anche il ministro dei Trasporti Matteo Salvini non ha perso occasione di condannare l’accaduto, rilanciando la proposta già avanzata in passato di introdurre «l’obbligo di una cauzione per chi scende in piazza». Da capire come organizzarne la realizzazione, soprattutto in caso di manifestazioni partecipate come quella di sabato, che ha visto la presenza di decine di migliaia di persone (cinquantamila secondo gli organizzatori, quindicimila, secondo la Questura) provenienti da tutta Italia. Dal canto suo, il ministro dell’Interno Piantedosi rilancia le notizie fake diffuse anche da Giorgia Meloni, accusando non meglio specificati «antagonisti ospiti dei centri sociali occupati abusivamente». Curioso, in questo frangente, che l’unica persona attualmente identificata nell’aggressione al poliziotto non sia un militante torinese, ma un ragazzo 22enne proveniente da Grosseto.
Tra tutti i rappresentanti di governo che hanno ricondiviso lo stesso video dell’aggressione al poliziotto (già dimesso dall’ospedale con prognosi di 20 giorni, disposta in caso di lesioni lievissime), non uno si è sbilanciato a commentare le molteplici violenze messe in campo dalle forze di polizia col favore della nebbia dei lacrimogeni, seppur anche quelle ben documentate da decine di video circolanti online – dalle immagini del fotografo circondato e picchiato da numerosi agenti, a quelle del poliziotto che si accanisce con un manganello su di un manifestante disteso in terra in una nube di lacrimogeni, fino a quella di una dozzina di agenti che circondano e picchiano con violenza due manifestanti che cercavano di scappare da corso Regina. Nè alcuno cita la testimonianza della giornalista del Manifesto, Rita Rapisardi, testimone oculare dell’aggressione al poliziotto, che descrive come questo fino a pochi secondi prima di cadere in terra stesse inseguendo e manganellando un gruppo di attivisti.














