mercoledì 18 Marzo 2026
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Roma, scontro tra tram: 10 feriti

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A Roma, nel quartiere Pigneto, dieci persone sono rimaste ferite a seguito del tamponamento fra due tram, delle linee 5 e 19. Sono in corso gli accertamenti da parte degli agenti della polizia municipale per ricostruire la dinamica dei fatti. Al momento la viabilità risulta tornata regolare. Il tamponamento nella capitale avviene in un periodo già movimentato per il trasporto locale, alla luce dei diversi incidenti tranviari avvenuti a Milano nelle ultime due settimane.

 

“Da Gioia Tauro partono armi per Israele”: lanciata la mobilitazione per fermarle

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Dalle segnalazioni della campagna internazionale No Harbor for Genocide (NHG) era scattata una vera e propria corsa contro il tempo nel porto di Gioia Tauro. Nell’hub calabrese era stato infatti segnalato l’arrivo di 5 container carichi con ogni probabilità di materiale bellico diretto verso Israele. Nonostante la mobilitazione della società civile e l’interessamento politico del M5S, la nave sospetta ha lasciato il porto di Gioia Tauro il 14 marzo, un giorno prima del previsto, impedendo i controlli delle autorità. L’attenzione resta alta, nei confronti di quella che potrebbe configurarsi come una violazione del diritto internazionale da parte dell’Italia, alla luce dei crimini commessi dal partner commerciale. Per oggi è atteso l’arrivo di altri 3 container, facenti parte della stessa spedizione. BDS Italia, in cooperazione con diversi movimenti nazionali e internazionali, ha chiesto ispezioni e blocchi nel caso in cui fosse confermata la natura bellica del carico.

Il 1 marzo scorso la nave MSC Marie Leslie ha scaricato al porto di Gioia Tauro cinque container, imbarcati successivamente sulla nave Lucy, sempre di proprietà della multinazionale svizzera. I container — scrive BDS Italia — sono sospettati di trasportare materiale per uso militare (inclusi proiettili di artiglieria da 155 mm) «proveniente dall’India e destinato alla più grande fabbrica di munizioni israeliana, la IMI System, di proprietà della Elbit System, a Ramat Hasharon in Israele». Stando alle segnalazioni della campagna internazionale No Harbor for Genocide (NHG), il carico proverrebbe dall’azienda indiana di acciaio balistico RL Steel, con sede nella città di Aurangabad.

Ricevuta la segnalazione del carico sospetto, tanto la società civile quanto una parte dello spettro politico si sono attivati per fare luce sulla questione. Stefania Ascari, deputata del M5S, ha presentato un’interrogazione parlamentare, chiedendo al governo diverse informazioni, a partire dalla conferma della natura bellica del carico. Nel frattempo la nave MSC Lucy ha lasciato l’hub calabrese prima del previsto, nel silenzio delle istituzioni e all’ombra dei controlli. L’allerta resta massima: oggi è infatti previsto l’arrivo da Valencia della nave MSC Siena, parte della stessa spedizione indiana. «Chiediamo con urgenza a tutte le autorità competenti — scrive BDS Italia — di intraprendere immediatamente tutte le azioni necessarie per le ispezioni dei tre container trasportati dalla nave MSC Siena. È fondamentale che gli Stati smettano di fornire materiale militare a Israele».

Le istanze avanzate dal movimento Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni (BDS) si inseriscono nella più ampia campagna Block the Boat, che chiede ispezioni rigorose su tutti i carichi diretti verso Israele, con l’obiettivo di rispettare il diritto internazionale. Quest’ultimo è composto da centinaia di consuetudini, convenzioni e trattati. Le Convenzioni di Ginevra del 1949, il Trattato sul commercio delle armi e la Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio — a cui l’Italia ha aderito — prevedono l’obbligo di prevenire il trasferimento di materiali che possano contribuire alla commissione di gravi crimini. Negli ultimi due anni, Israele è stato destinatario di denunce e condanne da parte di organizzazioni per i diritti umani, nonché dalle Nazioni Unite. Lo Stato ebraico è ancora oggi sotto processo alla Corte Internazionale di Giustizia con l’accusa di genocidio del popolo palestinese. In attesa della sentenza, il tribunale ha ordinato ai Paese membri dell’ONU di “adottare misure per prevenire relazioni commerciali o di investimento che contribuiscano al mantenimento della situazione illegale creata da Israele nel Territorio palestinese occupato”. Il nostro Paese deve poi fare i conti con le sue stesse leggi, come la n. 185/90, che disciplina il commercio di armi. Si tratta di una delle discipline più stringenti d’Europa, che stabilisce divieti e controlli al fine di evitare forniture illegali.

Il Kazakistan cambia Costituzione

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È terminato lo spoglio della votazione tenutasi ieri in Kazakistan. I cittadini sono stati chiamati a votare per l’adozione di una nuova Costituzione, approvata con ampia maggioranza dall”87,15% della popolazione. L’affluenza alle urne si è attestata al 73,12%. Con la nuova Carta, viene snellito il numero dei rappresentanti legislativi nel Parlamento del Paese e viene reintrodotta la carica di Vicepresidente, abolita nel 1996. A nominarlo, sarà il Presidente, che avrà il potere di designare anche una serie di funzionari chiave.

Controlli tecnologici sui lavoratori: quando diventano abuso e come difendersi

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Hai appena scollato le terga dalla poltrona in pelle umana per posarle sul sedile riscaldato del tuo bolide. Chiusa la fabbrichetta, si torna a casa con l’allegra consapevolezza che finalmente Folagra, il dipendente iper-sindacalizzato e piantagrane, avrà quel che si merita. L’elettricista ha fatto un lavoro rapido e pulito: mini videocamera piazzata nel suo ufficio e puntata sul monitor del pc. Sei certo che il lavoratore farà qualche errore, il sistema video lo riprenderà e si beccherà sui denti un bel licenziamento disciplinare. Ti pregusti il momento, sfrecciando nella fosca serata brianzola.

Quel che non sai, è che l’utilizzo di strumenti tecnologici come email, telefono e GPS per il controllo dei lavoratori è una materia complessa, disciplinata da un incrocio di normative che cercano di bilanciare le esigenze del datore di lavoro con il diritto alla dignità e alla riservatezza del dipendente. La disciplina cardine è l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 300/1970), come modificato dal Jobs Act, unitamente alla normativa sulla privacy.

Eh già, la fabbrichetta non è proprio come casa tua e non puoi fare quello che vuoi.

La Disciplina generale dei controlli a distanza: l’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori

L’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori stabilisce il quadro normativo per l’installazione e l’uso di impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori. La norma distingue due scenari principali.

  1. Strumenti di controllo in senso stretto: sono installati specificamente per finalità di controllo, come i sistemi di videosorveglianza. La loro installazione è legittima solo se persegue una delle seguenti finalità: esigenze organizzative e produttive; sicurezza del lavoro; tutela del patrimonio aziendale.

Per installare tali strumenti, è necessario seguire una procedura di garanzia che prevede, a seconda del numero di unità produttive di cui è composta l’azienda, la stipula di un accordo collettivo con la rappresentanza sindacale ovvero con le associazioni sindacali maggiormente rappresentative. In mancanza di accordo, il datore di lavoro deve richiedere l’autorizzazione amministrativa alla sede territoriale dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro o alla sede centrale per le imprese plurilocalizzate.

  1. Gli strumenti utilizzati per rendere la prestazione lavorativa (es. computer, smartphone aziendale, tablet) e gli strumenti di registrazione (badge) sono esclusi dalla procedura di garanzia. Questa esenzione non significa che il controllo sia libero. Significa solo che non è necessaria la procedura preventiva per la loro installazione.

Ottimo, il tuo piano sembra perfettamente congegnato: devi solo aspettare che il sindacalista rivoluzionario commetta una qualsiasi negligenza. Questa sarà memorizzata dal tuo sistema di registrazione e ti fornirà la prova per spedirlo in mezzo a una strada. Vabbè, con tanto di Naspi che finanzi anche con le tue tasse, purtroppo. Molto meglio che tenersi la serpe in seno, in ogni caso.

E invece. L’utilizzabilità delle informazioni raccolte è soggetta a condizioni che non ammettono deroghe.

  1. Adeguata informazione: il lavoratore deve essere stato preventivamente e adeguatamente informato sulle modalità d’uso degli strumenti e sulle modalità di effettuazione dei controlli. Questa informazione è cruciale e spesso contenuta in regolamenti o policy aziendali.
  2. Rispetto della normativa sulla privacy: il trattamento dei dati deve essere conforme ai principi del GDPR e del Codice Privacy, in particolare i principi di necessità, correttezza, pertinenza e non eccedenza.

I “Controlli difensivi”

La giurisprudenza ha elaborato la categoria dei “controlli difensivi”, ovvero quei controlli volti non a verificare l’adempimento della prestazione lavorativa, ma a tutelare il patrimonio aziendale o a prevenire o accertare la commissione di illeciti da parte del lavoratore.

La Corte di Cassazione ha chiarito il perimetro dei cc.dd. controlli difensivi in senso stretto: sono quelli “mirati” e diretti ad accertare specifiche condotte illecite ascrivibili a singoli dipendenti, sulla base di concreti indizi. La legittimità di un controllo difensivo “in senso stretto” è subordinata a condizioni rigorose:

  1. il controllo deve essere attivato solo in presenza di un “fondato sospetto” circa la commissione di un illecito, non essendo sufficiente una mera ipotesi o un sospetto generico;
  2. deve trattarsi di un controllo ex post, ovvero successivo all’insorgere del fondato sospetto: la giurisprudenza ha chiarito che è illegittimo per il datore di lavoro acquisire e conservare massivamente dati per poi analizzarli “ex post” invocando un controllo difensivo.;
  3. bilanciamento e proporzionalità: anche in presenza di un fondato sospetto, il controllo deve rispettare i principi di proporzionalità e minimizzazione, assicurando un corretto bilanciamento tra le esigenze aziendali e le tutele della dignità e riservatezza del lavoratore.

Quando il controllo configura un abuso

Insomma, è chiaro che l’idea di controllare invasivamente, preventivamente e segretamente Folagra vìola una caterva di disposizioni in materia di rispetto della dignità, privacy e trasparenza. E lo champagnino con cui pensavi di brindare per la tua brillante idea, al tavolo col tuo avvocato, ti sta andando maledettamente di traverso.

Un controllo sul lavoratore diventa un abuso quando viola le norme sopra descritte. Le principali ipotesi di abuso sono quindi: la violazione delle procedure di garanzia: un controllo occulto generalizzato; un falso controllo difensivo; la mancanza di informazione preventiva al dipendente; un controllo sproporzionato e invasivo; la violazione della privacy.

Il tuo avvocato ti guarda torvo: “Insomma, se non le hai beccate tutte, poco ci manca. Occhio che se il compagno Folagra se ne accorge ti fa la festa” sentenzia, degustando l’ultimo pezzo di sashimi.

Rimedi e tutele per il lavoratore

Il lavoratore che subisce un controllo illegittimo ha a disposizione diversi strumenti di tutela:

  1. Inutilizzabilità dei dati a fini disciplinari: la conseguenza principale della raccolta di informazioni in violazione dell’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori o della normativa sulla privacy è l’inutilizzabilità di tali dati ai fini del procedimento disciplinare. Se un licenziamento o un’altra sanzione si basa esclusivamente su prove acquisite illegalmente, il provvedimento può essere impugnato e dichiarato illegittimo dal giudice del lavoro.
  2. Impugnazione del provvedimento disciplinare: il lavoratore può impugnare giudizialmente la sanzione disciplinare (dal richiamo verbale al licenziamento) basata sui dati illegittimamente raccolti, chiedendone l’annullamento.
  3. Tutela della privacy: il lavoratore può rivolgersi al Garante per la Protezione dei Dati Personali, segnalando il trattamento illecito dei suoi dati. Il Garante può avviare un’istruttoria e irrogare sanzioni amministrative anche molto pesanti nei confronti del datore di lavoro.
  4. Azione per il risarcimento del danno: la violazione della dignità e della riservatezza del lavoratore può configurare un danno (patrimoniale e non patrimoniale) risarcibile. Il lavoratore può quindi agire in giudizio per ottenere il risarcimento del danno subito a causa del controllo abusivo.
  5. Tutela penale: in casi estremi, l’accesso indebito a contenuti protetti da riservatezza, come la corrispondenza privata, potrebbe comportare la commissione del reato di violazione di corrispondenza (art. 616 c.p.).

Serata finita, salutato l’avvocato ti avvii a varcare il cancello della tua magione in quel di Seregno. E l’ultimo pensiero è per l’elettricista: quel maledetto ti spillerà qualche centinaio di euro anche per rimuovere tutta l’apparecchiatura dalla stanza di Folagra. Vabbè, glieli dai in nero, qualcosa ti leva sempre.

Ucraina, diverse esplosioni a Kiev: persone nei rifugi

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Nuove esplosioni si sono udite nel centro di Kiev. A dare la notizia è stata RBC-Ukraine, citando le autorità locali che parlano di un raro attacco aereo in pieno giorno, con droni e missili intercettati. «I resti di un drone sono caduti proprio nel centro della città, senza causare vittime», ha dichiarato il sindaco Klitschko, esortando i cittadini a restare nei rifugi.

Il rigassificatore rimarrà a Piombino: il governo si rimangia le promesse ai cittadini

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Doveva rimanere fino al 31 luglio, per poi venire spostato presso la costa di Vado Ligure, in provincia di Savona; il governo, però, ha cambiato idea. Si tratta del rigassificatore di Piombino, per cui l’esecutivo ha prorogato l’autorizzazione a rimanere nelle acque toscane. L’installazione era stata voluta dal governo Draghi, che la aveva autorizzata nel 2022. L’impianto arrivò nel 2023, e dopo diverse proteste di sigle ambientaliste, comitati, e dello stesso Comune, il governo Meloni promise che sarebbe stato trasferito in Liguria. Con il rigassificatore, inoltre, era stata concordata la realizzazione di dieci opere di compensazione, di cui solo due sono state avviate, e nessuna terminata.

Il provvedimento con cui il governo ha prorogato l’autorizzazione del rigassificatore di Piombino è stato approvato con un decreto legge dello scorso mercoledì 11 marzo, ed è entrato in vigore il giorno dopo. Di preciso, il quinto comma dell’articolo 9 del DL stabilisce che gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto la cui autorizzazione risulta in scadenza entro il 31 dicembre possono presentare una istanza di rinnovo entro il 30 giugno per continuare a operare sulla base della precedente autorizzazione «e dei correlati atti di assenso, ivi compresa l’autorizzazione integrata ambientale, fino alla conclusione del procedimento di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione». La misura è pensata con lo scopo di «assicurare la continuità degli approvvigionamenti funzionali alla sicurezza energetica nazionale».

Il rigassificatore era stato approvato dal governo Draghi nel 2022 per fare fronte alla crisi energetica dovuta alla guerra in Ucraina, ed era arrivato nel 2023, sotto l’esecutivo Meloni. L’impianto è gestito da Snam e aveva trovato il beneplacito del governatore toscano Giani, che tuttavia oggi si è detto contrario alla sua proroga. Il rigassificatore era finito sotto i riflettori sin da prima del suo arrivo, attirando proteste e timori per il suo possibile impatto sulla sicurezza dei cittadini (le cui abitazioni sorgono a distanza molto ravvicinata dal porto), sul turismo e sull’ambiente, in una zona già martoriata da anni di attività dell’ex acciaieria Lucchini (ora JSW Steel). Contro di esso, il Comune di Piombino ha presentato un ricorso al TAR, che tuttavia ha confermato l’impianto e condannato la città a pagare le spese legali. Viste le proteste della società civile e dello stesso Comune di Piombino, il governo Meloni ha accettato di spostare il rigassificatore dopo la scadenza dell’autorizzazione, trovando un accordo con l’allora governatore ligure di centrodestra Toti per ricollocarlo al largo delle coste di Vado Ligure. Dopo le dimissioni di Toti a causa di uno scandalo sui finanziamenti in campagna elettorale, con l’arrivo della presidenza di Marco Bucci, sempre di centrodestra, la posizione della regione è cambiata.

Agli ostacoli politici si sono aggiunti anche il parere dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) e le richieste di Snam: nel luglio del 2025, Arera ha emanato una delibera in cui sosteneva che spostare il rigassificatore sarebbe stato troppo costoso, a causa delle spese di adeguamento delle reti infrastrutturali; lo scorso gennaio, invece, Snam ha avanzato una richiesta di proroga per mantenere l’impianto in acque toscane. Dopo il rifiuto della Liguria, il governo non si è mosso per cercare una collocazione alternativa per il rigassificatore e ha ceduto alle richieste di Snam. L’esecutivo non ha solo disatteso le promesse fatte alla cittadinanza; delle opere di compensazione previste dallo stesso Draghi, infatti, non c’è ancora notizia di avanzamento. «Sono tre anni che abbiamo in casa quest’impianto e non abbiamo visto un soldo», ha dichiarato il portavoce di Ascolta Piombino Riccardo Gelichi. Tra le varie cose erano previste la messa in sicurezza delle discariche, lo sconto in bolletta per i cittadini, la sistemazione delle banchine portuali, il completamento delle principali infrastrutture viarie di Piombino e una serie di agevolazioni per gli investimenti.

Vicenza, vittoria della comunità: l’impianto di rifiuti pericolosi non si farà

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30 milioni di euro. Questa era la cifra che Silva Srl (Ex Safond Martini) era pronta a investire nel sito di Montecchio Precalcino, in provincia di Vicenza, per realizzare un impianto di smaltimento di rifiuti sanitari infettivi. A sbarrare la strada all'azienda del gruppo EcoEridiana è stata la mobilitazione popolare, protagonista di una pressione continua sulle istituzioni. La Conferenza dei Servizi, un organo di supporto agli enti locali, ha infatti bloccato il progetto industriale. Esultano i cittadini del piccolo Comune veneto, riunitisi nel comitato "Tuteliamo la Salute": «è un risultato...

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Uganda: leader dell’opposizione lascia il Paese

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Robert Kyagulanyi Ssentamu, anche noto come Bobi Wine, leader dell’opposizione ugandese, ha annunciato di avere lasciato il Paese. Bobi Wine era rimasto nascosto per due mesi dopo l’esito delle ultime elezioni, in seguito a cui è stato riconfermato il presidente Yoweri Museveni, a capo dell’Uganda da oltre 40 anni. Dopo la pubblicazione dei risultati, Wine aveva denunciato brogli e reclamato la vittoria, per poi nascondersi per timore di venire arrestato.

Come funziona realmente il modello cinese (e in cosa è diverso da quello occidentale)

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Con il suo miliardo e quattrocento milioni di abitanti, la Cina è, a oggi, il Paese socialista più grande e popolato al mondo. Sotto il governo, dal 1949, del Partito Comunista cinese, ha visto crescere nel giro di 40 anni la propria economia a tal punto da divenire, nonostante l’attuale rallentamento, una potenza mondiale. Attraverso l’attuazione di politiche prettamente sviluppiste, organizzate in piani quinquennali, il governo impone una visione ideologica che si rifà al socialismo con caratteristiche cinesi. Questa dottrina politica ha saputo convertire e adattare i dettami del marxismo-le...

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Pakistan: raid in Afghanistan

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Le forze armate pakistane hanno annunciato di avere lanciato nuovi attacchi contro l’Afghanistan colpendo installazioni militari e nascondigli «terroristici» nel Paese. L’annuncio è arrivato qualche ora fa e riguarda gli attacchi condotti dal Pakistan durante la notte. Da quanto comunicano le autorità pakistane, sarebbero state colpite e distrutte infrastrutture di supporto tecnico delle forze talebane e un impianto di stoccaggio di attrezzatura nella provincia meridionale di Kandahar. L’annuncio arriva in un momento teso per i due Paesi, che hanno ripreso le ostilità nonostante la precedente tregua.