venerdì 20 Febbraio 2026
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L’Associazione Italiana Allenatori ha premiato con la “Panchina d’oro” il mister della Palestina

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«Noi abbiamo pensato di premiare l’allenatore della Nazionale Palestinese per tutto quello che ha fatto». Così l’Associazione Italiana Allenatori Calcio (AIAC), che ha deciso di assegnare la “Panchina d’oro” a Ehab Abu Jazar, mister della selezione maschile andata vicina alla qualificazione ai prossimi Mondiali. Nonostante il genocidio a Gaza, l’uccisione di centinaia di atleti palestinesi e l’escalation in Cisgiordania, Ehab Abu Jazar ha continuato ad allenare la sua nazionale. Così facendo, ha riempito d’orgoglio milioni di palestinesi, oltre a mandare inequivocabili messaggi al mondo: la Palestina esiste e il suo popolo resiste alle aggressioni israeliane.

«Tutti hanno parlato dei valori dello sport. Io non credo che lo sport abbia dei valori in sé. Se ce li mettiamo noi, questi valori, allora lo sport li ha. Noi abbiamo pensato di premiare l’allenatore della Nazionale Palestinese per tutto quello che ha fatto». Ad affermarlo è Renzo Ulivieri, presidente dell’AIAC, nel consegnare la “Panchina d’oro speciale 2025” a Ehab Abu Jazar, ct della Nazionale Palestinese maschile. La celebrazione è avvenuta a Roma, nella sala stampa della Camera dei Deputati, al culmine di un evento che ha visto anche la partecipazione di una delegazione sportiva palestinese.

Quest’ultima ha illustrato l’impatto dell’aggressione israeliana sul settore sportivo in Palestina: «684 morti (647 uomini) di 34 federazioni diverse, 367 appartenenti alla sola Federcalcio; di questi 178 (26%) ucciso tra i 6 e i 20 anni mentre sono 111 gli over 50 (16%). Per quanto riguarda le infrastrutture, 290 gli impianti distrutti (tra Gaza e Cisgiordania). Tra questi lo storico stadio Al-Yarmouk a Gaza, trasformato in campo di detenzione e poi raso al suolo dagli israeliani». Le minacce vanno avanti, come quella arrivata di recente al campetto di Betlemme, che Israele vuole demolire.

La Panchina d’oro speciale è un premio giunto alla sua seconda edizione, che l’Assoallenatori assegna a un tecnico espressione di una particolare funzione sociale, attraverso la propria attività. Come si legge nel comunicato ufficiale, il premio 2025 è stato assegnato a Ehab Abu Jazar «per aver rappresentato in modo straordinario, attraverso l’impegno della propria squadra, arrivata a un minuto dalla storica conquista degli spareggi mondiali, l’orgoglio, le ambizioni, la forza morale di un popolo che sta vivendo una delle pagine più buie, drammatiche e dolorose della propria storia».

Quella dell’AIAC non è la prima iniziativa a supporto della Palestina e del suo popolo. Già in estate, l’Assoallenatori aveva inviato un appello alla FIGC affinché il calcio italiano si mobilitasse «in favore del popolo palestinese, mettendo sul tavolo la richiesta, da inoltrare a UEFA e FIFA, di sospensione temporanea di Israele dalle competizioni internazionali». Un appello, rimasto inascoltato, che rispondeva a un «imperativo morale», quello dell’umanità.

Ginevra, ripresi i negoziati tra Russia e Ucraina

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Sono ripresi a Ginevra i round negoziali trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti. Il tavolo dà continuità all’incontro di ieri, durato diverse ore e definito “teso” tra le parti. La base negoziale per porre fine alla guerra in Ucraina resta il piano statunitense presentato nei mesi scorsi. In cambio della pace e delle garanzie di sicurezza dei Paesi occidentali sono previste concessioni territoriali da parte di Kiev.

Le banche continuano a fare profitti record ma licenziano e chiudono sportelli

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Altro anno, nuovi profitti record. Il 2025 delle banche italiane si è chiuso con quasi 28 miliardi di euro di utili (+10,6% rispetto al 2024), distribuiti tra i maggiori istituti di credito: Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, Monte dei Paschi di Siena e BPER. Brindano gli azionisti di fronte a più di 17 miliardi di euro di dividendi. A favorire l’exploit economico delle banche italiane sono stati diversi fattori, come la crescita delle commissioni e una più intensa attività assicurativa. A ciò si aggiunge l’ormai storica posizione della Banca Centrale Europea (BCE) che ha imposto alti tassi di interesse sul prestito di denaro. Nonostante i profitti record, le banche licenziano il personale e si ritirano dai territori, chiudendo filiali e sportelli.

Continua il periodo d’oro delle banche italiane, iniziato col rialzo dei tassi di interesse deciso dalla BCE nell’ormai lontano 2022. Se aumenta il “costo” del denaro, cioè la percentuale che chiede la banca per erogare il prestito, è facile comprendere la crescita vertiginosa degli utili. Dopo aver raggiunto il picco nel settembre 2023, con tassi di interesse pari al 4,5%, il costo del denaro si è attestato oggi intorno al 2,15%. La parabola discendente è stata compensata da altri fattori, come la crescita delle commissioni (+6% rispetto al 2024) e una più intensa attività assicurativa, protagonista di un incremento pari al 17,1% sul 2024. A favorire l’attività assicurativa delle banche è l’assist politico dello smantellamento del welfare. Servizi pubblici sempre più in affanno e sottofinanziati hanno permesso l’ascesa della controparte privata, giocando un ruolo cruciale nella diffusione delle polizze previdenziali e sanitarie.

Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco BPM, Monte dei Paschi di Siena e BPER — le principali banche italiane — brindano a un nuovo anno da record. Soltanto nell’ultimo trimestre dell’anno appena trascorso, le 5 banche hanno portato a casa un utile netto di 6 miliardi di euro, in crescita del 38% rispetto allo stesso periodo del 2024. Nonostante gli utili da capogiro, gli istituti bancari tagliano il personale. Secondo l’ultimo rapporto della FIRST CISL, sarebbero 8mila i dipendenti licenziati nell’ultimo anno. Continuano a chiudere anche le filiali e gli sportelli (soltanto nel 2025 ne sono stati chiusi 516), con 5 milioni di cittadini che vivono in comuni senza neanche una banca.

La mancata restituzione di valore sui territori impone una riflessione circa i reali beneficiari dell’exploit bancario. Di certo non sono i lavoratori, alle prese con precarietà e licenziamenti, e neanche le microimprese, che anzi vengono sempre più tagliate fuori dai prestiti bancari, a vantaggio di clienti più “redditizi”. La dimensione “micro” dell’economia risulta marginale anche nel profittevole mondo di azionisti e dividendi, padroneggiato da grandi fondi internazionali (statunitensi su tutti), istituzioni finanziarie e fondazioni bancarie.

In tutta Italia chi ha difeso la Palestina sta subendo repressione e processi

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Nei mesi scorsi siamo stati testimoni di uno dei maggiori moti di protesta del ventunesimo secolo. In Italia, la mobilitazione per la Palestina è arrivata in tutte le strade, le piazze, le università, coinvolgendo milioni di persone. Dopo la tregua raggiunta a Gaza, mentre la mobilitazione diminuiva e i media smettevano di parlarne, con puntualità sorprendente e a fari spenti è cominciata ad arrivare la risposta dello Stato: multe, denunce e arresti sono iniziati ad arrivare in ogni angolo del Paese. Una repressione diffusa che ha colpito praticamente in tutte le provincie, mirando sia i milit...

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Gli Epstein Files svelano una “rete criminale globale”: ora lo afferma anche l’ONU

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La portata, la sistematicità, la gravità dei crimini rivelati all’interno degli Epstein Files, commessi in un contesto corrotto, razzista e misogeno di mercificazione e disumanizzazione delle donne, potrebbero essere tali da rappresentare «crimini contro l’umanità». E di fatto, la loro l’estensione è tale da suggerire l’esistenza di una «rete criminale globale». Ad esprimersi in questo modo sono stati alcuni esperti delle Nazioni Unite, i primi rappresentanti di una istituzione internazionale a condannare esplicitamente il sistema che gli Epstein Files fanno emergere nel loro complesso e a denunciare le «terrificanti implicazioni sul livello di impunità per tali crimini». Il loro parere è tanto più importante in quanto arriva in un momento in cui il contenuto dei files viene sempre più trattato in maniera episodica e scandalistica, rincorrendo il gossip legato alle singole personalità, piuttosto che evidenziare le strutture criminali – secondo l’ONU, globali – che vi soggiacciono. Secondo gli esperti indipendenti delle Nazioni Unite, i quali operano a titolo individuale su mandato del Consiglio ONU dei diritti umani, i fatti riportati negli Epstein Files potrebbero costituire «alcuni dei crimini più gravi ai sensi del diritto internazionale». Tra questi: schiavitù sessuale, violenza riproduttiva, sparizioni forzate, tortura, trattamenti inumani e degradanti e femminicidio. «La portata, la natura, il carattere sistematico e la dimensione transnazionale di queste atrocità contro donne e ragazze sono così gravi che alcune di esse potrebbero ragionevolmente soddisfare la soglia legale dei crimini contro l’umanità», sostengono gli esperti. A caratterizzare, in particolare, i crimini vi è il fatto che questi si siano verificati nell’ambito di un attacco «diffuso o sistematico», oltre che consapevole, diretto contro la popolazione civile. Per questo motivo, quanto denunciato deve essere perseguito nei tribunali nazionali e internazionali competenti. Si tratta di crimini commessi «in un contesto di credenze suprematiste, razzismo, corruzione, misoginia estrema e mercificazione e disumanizzazione di donne e ragazze provenienti da diverse parti del mondo». Ogni nome che emerge dai frammenti che costituiscono l’immenso mosaico dei files, composto da milioni di documenti, rappresenta un tassello di quella che somiglia sempre più a una struttura che si regge sulle più potenti e influenti personalità del mondo della politica, della finanza, della tecnologia ma anche della cultura globale. Una macchina della quale Epstein sembra rappresentare più il meccanismo che ne ha permesso il funzionamento che il soggetto al centro della vicenda. La lista di nomi coinvolti è lunga e attraversa le cartine in ogni direzione, muovendosi da Donald Trump a Elon Musk per arrivare al principe Andrea e all’establishment israeliano, passando per l’ex presidente USA Bill Clinton e Bill Gates, fino a ipotizzare rapporti con il Mossad. Legami politici e intrecci con l’alta finanza, la tecnologia e la filantropia, grandi finanziatori, società offshore, trust e fondazioni. In mezzo, decine di testimonianze di coloro che si dichiarano vittime di abusi, la tratta di minori, lo sfruttamento sessuale di giovani e bambini, fino a vere e proprie ipotesi di infanticidio. Nonostante ciò, i quotidiani sembrano preferire la rincorsa al nome noto di turno (Sarah Ferguson e le figlie coinvolte nello scandalo, Sky; Naomi Campbell nei file di Epstein, Repubblica; Epstein, anche un sultano nello scandalo, ANSA, tanto per fare degli esempi), il dettaglio scabroso, piuttosto che guardare in profondità, sotto la superficie, dove si celano le assi e i nodi delle strutture di potere che controllano il mondo.

California: 10 dispersi a causa di una valanga

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Dieci sciatori fuori pista risultano dispersi dopo che una valanga li ha travolti. I dieci sciatori facevano parte di un gruppo più ampio di 16 persone, che si trovava nell’area di Castle Peak, nella Sierra Nevada, quando una valanga si è staccata a un’altitudine di circa 2.500 metri. Decine di soccorritori stanno perlustrando l’area per raggiungere i 6 sopravvissuti e e trovare i 10 sciatori dispersi.

Caffaro, dopo 25 anni iniziano le demolizioni nel sito contaminato di Brescia

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caffaro abbattimento

La bonifica dell’area dell’ex stabilimento chimico Caffaro, una presenza ingombrante e simbolicamente legata a una delle più gravi contaminazioni ambientali italiane, ha preso concretamente avvio con la demolizione del primo edificio all’interno del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Brescia. L’intervento, partito venerdì 13 febbraio con l’abbattimento di uno dei fabbricati del complesso industriale, un tempo utilizzato come magazzino, segna il passaggio dalla lunga fase di studi e progettazione all’operatività sul campo. 
La storia del sito affonda le radici all’inizio del Novecento. Lo sta...

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Perù, rimosso il presidente ad interim

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Con 75 voti a favore, 24 contrari e 3 astensioni, il Congresso peruviano ha approvato la mozione di censura contro il presidente ad interim José Jerí, rimuovendolo dall’incarico. Jerí era diventato presidente lo scorso ottobre, dopo la rimozione dell’ex presidente Dina Boluarte, destituita tramite impeachment. Negli ultimi mesi, Jerí aveva perso diversi consensi; i giorni scorsi è finito coinvolto in una polemica per avere incontrato in maniera non ufficiale degli imprenditori cinesi. Le prossime presidenziali si terranno nell’aprile di quest’anno.

USA, attacchi nel Pacifico e nei Caraibi: 11 uccisi

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Lo United States Southern Command, comando delle forze armate statunitensi, ha annunciato di avere effettuati tre distinti attacchi contro imbarcazioni nel Pacifico Orientale e nei Caraibi, uccidendo 11 persone. Di preciso, quattro persone sono state uccise nel primo attacco, altre quattro nel secondo e tre nell’ultimo. I primi due sono stati condotti nel Pacifico, e l’ultimo nel Mar dei Caraibi. L’esercito degli USA ha motivato tali attacchi sostenendo di avere preso di mira imbarcazioni di narcotrafficanti, come già fatto in precedenti situazioni.

Vanuatu, l’arcipelago del Pacifico che vuole portare in tribunale il nord globale

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Leggi più chiare, piani d’azione per limitare l’aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi centigradi, eliminazione dei sussidi per lo sfruttamento delle fonti fossili e soprattutto istituzione di un registro internazionale dei danni per fornire forme di riparazione economica ai Paesi più danneggiati dal cambiamento climatico. Sono i principali punti su cui ruota una proposta di risoluzione alle Nazioni Unite avanzata dal piccolo arcipelago del Pacifico di Vanuatu. La bozza intende tradurre il parere consultivo rilasciato dalla Corte Internazionale di Giustizia lo scorso luglio in un’azione multinazionale concreta, invitando tutti i Paesi e le organizzazioni regionali a rispettare i loro obblighi ai sensi degli accordi internazionali relativi al cambiamento climatico. La proposta è andata di traverso agli Stati Uniti, che hanno fatto circolare una nota tra i membri dell’ONU, esortandoli a esercitare pressioni su Vanuatu perché ritiri la bozza.

Ad annunciare l’avanzamento della bozza di risoluzione per l’adozione del parere consultivo della CIG è stato Ralph Regenvanu ministro del clima di Vanuatu. La proposta si lega a una iniziativa inaugurata dallo stesso arcipelago del Pacifico nel 2023, quando Vanuatu ha guidato una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per chiedere alla Corte Internazionale di Giustizia chiarimenti sugli obblighi degli Stati relativi al cambiamento climatico e sulle eventuali conseguenze legali delle loro azioni. La risoluzione è stata adottata da una coalizione di 132 Nazioni, e ha portato all’apertura di un procedimento in seno alla CIG, che lo scorso luglio ha emesso il parere consultivo oggetto di dibattito. Il parere elenca gli obblighi vincolanti per gli Stati firmatari dei vari protocolli per il clima, passando in rassegna i diversi impegni previsti da ciascun trattato. In generale, ritiene la CIG, gli Stati devono adottare misure per mitigare le emissioni e i danni all’ambiente, e cooperare con gli altri Paesi per raggiungere gli obiettivi stabiliti dalle convenzioni internazionali, «anche attraverso trasferimenti tecnologici e finanziari». Quelli di limitare i danni all’ambiente e di cooperare con gli altri Paesi sono vincoli stabiliti anche dal diritto internazionale consuetudinario, l’insieme di norme non scritte a cui sono soggetti tutti gli Stati della comunità internazionale.

La violazione degli oneri previsti dalle convenzioni internazionali o dal diritto consuetudinario comporta l’obbligo di cessare le azioni illecite, quello di fornire assicurazioni e garanzie che tali condotte non vengano ripetute e – soprattutto – la «riparazione integrale agli Stati lesi sotto forma di restituzione o risarcimento», ove stabilito «un nesso causale sufficientemente diretto e certo tra l’atto illecito e il danno» perpetrato dallo Stato accusato. Proprio quest’ultimo punto risulta il più controverso per gli Stati Uniti, e quello dove si sta maggiormente concentrando l’attenzione sulla proposta di Vanuatu: l’arcipelago, chiedendo il rispetto del parere consultivo della CIG, apre la strada alle richieste di compensazioni agli Stati che causano danni ambientali in territori esterni dalla loro area di competenza.

Una simile norma potrebbe inoltre rafforzare le richieste dei cittadini di quei medesimi Paesi che portano i propri Stati in tribunale per chiedere risarcimenti per danni climatici o per costringerli ad adottare misure di contenimento delle emissioni. Ultimamente, questo genere di iniziative, volte a garantire la giustizia climatica, si stanno moltiplicando, portando anche a qualche risultato. Nel 2024, la Svizzera è stato il primo Stato europeo chiamato a risarcire i propri cittadini per non aver rispettato gli obblighi sul clima; la federazione elvetica è stata condannata dalla CEDU dopo che un’associazione composta da oltre 2.000 donne anziane l’ha citata in giudizio per inazione climatica per avere violato l’articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo. Il caso più recente riguarda i Paesi Bassi e i suoi vincoli nei confronti dell’isola di Bonaire, che costituisce una municipalità speciale nederlandese. Il Paese è stato condannato da un tribunale distrettuale dell’Aia per avere violato la Convenzione europea dei diritti dell’uomo non tutelando i cittadini dell’isola; il tribunale ha inoltre ordinato al governo di elaborare un piano di tutela dell’isola e di stabilire gli obiettivi vincolanti per la riduzione delle emissioni di gas serra; in questo caso non è stato disposto il risarcimento, ma il tribunale olandese si è appoggiato proprio al parere vincolante della CIG che Vanuatu vorrebbe venisse adottato formalmente.