venerdì 16 Gennaio 2026
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Iran, dalla padella alla brace? Trump promette: “continuate la protesta, stiamo arrivando”

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«Patrioti iraniani, continuate a protestare – prendete il controllo delle vostre istituzioni! (…) L’aiuto è in arrivo»: così il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso la propria solidarietà al popolo iraniano e incitato la rivolta attraverso il proprio social Truth. Un messaggio che, più che un interesse filantropico e un «desiderio di libertà» per il popolo iraniano, mostra tutto l’interesse degli Stati Uniti per la destabilizzazione di un Paese che è il terzo al mondo per le scorte di petrolio e il cui regime è apertamente ostile agli Stati Uniti. Mentre i cittadini iraniani da settimane scendono in piazza per rivendicare i propri diritti a costo della propria vita – le informazioni, non verificabili con assoluta certezza, parlano di migliaia di vittime -, gli Stati Uniti cercano ancora una volta il modo di orientare a proprio vantaggio la situazione, perseguendo i propri interessi e la propria politica imperialista.

Nel suo post, Trump ha dichiarato anche di aver cancellato tutti gli incontri con i rappresentanti iraniani «fino a che le insensate uccisioni di coloro che protestano non finiranno». Ha anche rilanciato lo slogan coniato lo scorso anno, che richiama quello del proprio partito: MIGA, ovvero Make Iran Great Again (“rendiamo l’Iran di nuovo grande”). Eppure, non specifica quale tipo di «aiuto» riceverà il popolo iraniano, nè con quali tempistiche. Alle richieste dei giornalisti in merito, si è limitato a dichiarare: «dovete capirlo da soli». «L’Iran è nei miei pensieri», ha detto ai giornalisti il presidente, «il numero di morti sembra significativo, ma non lo sappiamo con certezza». Toni del tutto simili a quelli impiegati durante il tentato golpe in Venezuela, quando il presidente dichiarava che «non possiamo correre il rischio che qualcun altro prenda il controllo del Venezuela senza avere a cuore il bene del popolo venezuelano. Ne abbiamo avuti decenni. Non permetteremo che ciò accada». Salvo ammettere, subito dopo aver “ripristinato la democrazia” nel Paese, che l’interesse principale di Washington era accedere alle scorte di petrolio di Caracas. E come in Venezuela, «idealmente vorremmo vedere la democrazia in Iran», ha spiegato Trump ai giornalisti, «non vogliamo vedere persone uccise e vogliamo un po’ di libertà per queste persone, che hanno vissuto l’inferno per tanto tempo».

L’Iran rimane, in Medio Oriente, uno degli ultimi Paesi esplicitamente avversi a Washington (e Israele, alleato di cemento degli USA). La tensione tra i due Paesi è in ascesa almeno dal 2017, quando Trump ritirò gli USA dall’accordo sul nucleare siglato con l’Iran nel 2015 e reintrodusse sanzioni economiche contro Teheran. Nel 2025, le menzogne fabbricate per decenni da Washington e Tel Aviv sul nucleare iraniano hanno fornito il pretesto ottimale per Israele per entrare in guerra contro Teheran nella cosiddetta “guerra dei 12 giorni”, alla quale gli USA si sono uniti a fianco del proprio alleato. E anche nel contesto delle proteste in atto in queste settimane, le autorità iraniane hanno accusato gli Stati Uniti di star soffiando sul fuoco della rivolta nel Paese. Nel frattempo, nella serata di ieri, il Dipartimento di Stato americano ha invitato tutti i propri cittadini ad abbandonare il Paese, consigliando di valutare gli spostamenti via terra verso la Turchia o l’Armenia. Una messaggio simile è stato diffuso anche dal Canada.

In Iran, intanto, le proteste infuriano e le uccisioni dei cittadini da parte delle autorità sembrano proseguire senza sosta, ma è al momento impossibile accedere a informazioni certe e verificate. Se domenica mattina (11 gennaio) si parlava di oltre un centinaio di manifestanti uccisi, nel giro di tre giorni appena l’escalation dei numeri è esplosa, con il sito Iran Intl che riportava ieri 12 mila vittime e definiva quello attuale «il più grande massacro della storia contemporanea del Paese». Tra le sue fonti citate per il conteggio ve sono alcune vicine al Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale e all’ufficio presidenziale, alcune interne al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, oltre a testimoni oculari, famiglie delle vittime e report di centri medici e sul campo. Reuters, citando un ufficiale iraniano, riporta invece che sono duemila le persone uccise.

Attacco ucraino con droni su Rostov, blackout a Kryvyi Rih

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Un morto e quattro feriti, tra cui un bambino di quattro anni. È il bilancio del raid ucraino con droni, che nella notte ha colpito Rostov sul Don, nel sud della Russia. Diversi edifici residenziali hanno riportato danni. Sempre nella notte, le forze armate russe hanno colpito con droni la città ucraina di Kryvyi Rih, importante centro industriale, danneggiando infrastrutture energetiche e causando un blackout per circa 45.000 abitanti. I raid, attribuiti a droni Shahed, hanno lasciato 700 edifici senza riscaldamento e costretto le pompe idriche a passare ai generatori di emergenza, riducendo la pressione dell’acqua nella rete cittadina.

Obesità infantile: il Regno Unito vieta la pubblicità di cibo spazzatura

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Con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’obesità infantile e le sue conseguenze sulla salute pubblica, il Regno Unito ha introdotto nel suo ordinamento una normativa che vieta la trasmissione in televisione, prima delle 21.00, di spot che promuovono cibo spazzatura, alimenti e bevande cioè ricchi di grassi, zuccheri e sale. Sul fronte digitale il divieto è totale. Online la promozione a pagamento dei prodotti coinvolti è infatti proibita senza eccezioni di orario.
La normativa si basa su un sistema di profilo nutrizionale che valuta in modo combinato il contenuto di grassi saturi, zuccheri e sa...

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Javier Milei: il volto nuovo del vecchio inganno liberista

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Non è la prima volta che un presidente argentino promette libertà e prosperità per poi consegnare il Paese agli interessi stranieri. L’anarco-capitalista Javier Milei non fa eccezione: a due anni dal suo insediamento, in Argentina inflazione e povertà esplodono, mentre il Fondo Monetario Internazionale torna a dettare legge. Il neoliberismo è il filo rosso della storia contemporanea argentina. Dalla dittatura di Videla, passando per le privatizzazioni di Menem al debito di Macri, fino a Milei, la logica è sempre la stessa: svendere per sopravvivere, dipendere per restare a galla. «L’unica diff...

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Olimpiadi, lavoratore morto sui cantieri: indagato capo dell’azienda

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La procura di Belluno ha notificato un avviso di garanzia al legale rappresentante della Ss Security&Bodyguard, la società per cui lavorava Pietro Zantonini. Zantonini è stato trovato senza vita il 9 gennaio in un cantiere legato alle opere per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026, dove lavorava come guardia. Il lavoratore stava coprendo il turno notturno in condizioni climatiche estreme, con le temperature scese fino a -12 gradi. Sono ancora in corso gli esami dei medici legali per accertare le cause della sua morte.

Identificazione personale: è obbligatorio mostrare un documento a un pubblico ufficiale?

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Sono le 9 del mattino. Sei sveglio dalle 6, ti prepari, lavi e vesti la piccola, controlli i compiti del maggiore, scarrozzi lei all’asilo, lui a scuola, nel frattempo pensi alla presentazione che fra qualche minuto farai davanti al CDA. Finalmente parcheggi, intravedi l’ufficio in fondo alla via, passi accanto a una volante della polizia, non ci badi neanche, ma una voce ti gela: “Scusi, fornisca le sue generalità e favorisca un documento”.

L’obbligo di declinare le proprie generalità

Te l’hanno chiesto, non puoi fare finta di niente, omettere deliberatamente di rispondere o dichiararle false, perché tali condotte costituiscono reato. Ai sensi dell’art. 651 del codice penale, infatti, chiunque, richiesto da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, si rifiuti di dare i propri dati (nome, stato, altre qualità personali), è punito con arresto o ammenda. Per la precisione si tratta di una contravvenzione, ossia un reato non grave, ma è comunque un comportamento sanzionato.

L’esibizione di un documento di riconoscimento

Dopo aver declinato all’agente le tue generalità, frughi ovunque per trovare i documenti e realizzi di aver lasciato il portafoglio a casa. Maledetta frenesia.

Ebbene, l’ordinamento giuridico ti viene incontro, poiché non esiste una norma che sanzioni il mero fatto di uscire di casa senza un documento di identità. L’unica disposizione in materia, infatti, è l’art. 294 del regolamento di esecuzione del Testo Unico in Materia di Pubblica Sicurezza, in forza del quale la carta d’identità od i titoli equipollenti devono essere esibiti ad ogni richiesta degli ufficiali e degli agenti di pubblica sicurezza. L’art. 221 del T.U.L.P.S. stesso invece sanziona la violazione di tale norma con l’arresto o l’ammenda. Da ciò consegue che se hai con te i documenti (carta d’identità o patente) e non li esibisci, puoi essere penalmente sanzionato. Viceversa, se non li hai con te, non sei perseguibile penalmente ma puoi essere accompagnato in Questura per accertamenti. L’accompagnamento non rappresenta una sanzione ma una semplice prassi, e non è obbligatoria, trattandosi di una facoltà discrezionale delle forze dell’ordine.

In sostanza, se dichiari le tue generalità e magari hai con te altri documenti per comprovarne indirettamente la veridicità, potresti convincere l’agente a lasciarti andare. Viceversa, gita in Questura e promozione mancata al lavoro. Che è comunque sempre meglio di una denuncia.

Quello che forse non sai

Ebbene, la giornata è stata impegnativa e finalmente volge al termine. Ti stai rilassando sull’erba sintetica per il calcetto del mercoledì sera, quando subisci un fallo a pochi metri dalla porta e reagisci male, affrontando a brutto muso il tuo avversario. Il quale, a tua insaputa, è un carabiniere, e per ritorsione ti intima di identificarti e mostrargli un documento. In questo caso puoi anche rispondergli che la carta d’identità resta in borsa e che ti chiami Diego Armando Maradona. Come ribadito in più occasioni dalla Corte di Cassazione, gli obblighi di cui sopra operano soltanto quando la richiesta proveniente dal pubblico ufficiale è legittima, ossia formulata nell’esercizio delle proprie funzioni: controlli di sicurezza, mantenimento dell’ordine pubblico e, in generale, quando l’agente è in servizio o, se fuori servizio, quando si attiva per un obbligo giuridico (ad esempio per impedire la commissione di un reato).

Dopo aver rimesso al suo posto il tuo avversario, ti avvii serenamente a battere il calcio di rigore. Tanto il goal della serata l’hai appena segnato.

Corea del Sud: chiesta la pena di morte per l’ex presidente

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I pubblici ministeri sudcoreani hanno chiesto la condanna a morte per l’ex presidente Yoon Suk Yeol, accusato di essere stato a capo di una insurrezione. Yoon è sotto indagine per avere provato a instaurare la legge marziale nel Paese nel dicembre del 2024. Dopo tale tentativo, è stato deposto dal Parlamento per poi essere arrestato in vista del processo. Nell’ambito di tale vicenda, Yoon è accusato anche di ostruzione alla giustizia, accusa per cui è stata richiesta una pena di 10 anni di carcere.

Clima: l’1% più ricco ha già consumato le emissioni annuali a disposizione

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A soli dieci giorni dall’inizio del 2026, l’1% più ricco della popolazione mondiale ha già esaurito il proprio budget annuale di carbonio, ovvero la quantità di CO2 che potrebbe essere emessa da ciascuno senza superare la soglia di riscaldamento globale di 1,5°C. Lo ha attestato una nuova analisi pubblicata da Oxfam. Ancora più sconcertante è il dato relativo allo 0,1% dei super ricchi, che secondo i risultati avrebbe bruciato il proprio limite in appena 72 ore, il 3 gennaio. Questa “Giornata dell’Inquinatore”, come è stata definita dall’organizzazione, illumina in modo crudo come una minuscola élite sia responsabile in modo sproporzionato dell’aggravarsi della crisi climatica, mentre la stragrande maggioranza dell’umanità paga il prezzo più alto.

Le emissioni generate dall’1% più ricco in un solo anno, si stima, causeranno circa 1,3 milioni di morti legate al caldo entro la fine del secolo. Entro il 2050, i danni economici ai paesi a basso e medio-basso reddito, causati dalle emissioni di questa élite, potrebbero raggiungere la cifra di 44mila miliardi di dollari. Per rimanere entro il limite di sicurezza di 1,5°C, l’1% più ricco dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 97% entro il 2030. Un obiettivo che appare lontanissimo, considerando che la persona media nello 0,1% più ricco emette oltre 800 kg di CO2 al giorno, mentre una persona della metà più povera del pianeta ne emette in media solo 2 kg.

Il problema non si limita agli stili di vita iper-lussuosi, ma si estende agli investimenti. Ogni miliardario detiene in media un portafoglio di investimenti in aziende che producono 1,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno. Nel 2024, le emissioni legate agli investimenti di 308 miliardari – stimate in circa 586 milioni di tonnellate di CO2 equivalente – hanno infatti superato quelle combinate di 118 paesi. Quasi il 60% degli investimenti dei miliardari è concentrato in settori ad alto impatto climatico, come i combustibili fossili, e due terzi delle aziende in cui investono non sono allineate con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Tale potere economico si traduce sistematicamente in potere politico, che viene utilizzato per indebolire l’azione climatica. Alle recenti conferenze ONU sul clima, i lobbisti dei combustibili fossili hanno superato in numero la maggior parte delle delegazioni nazionali, mentre la partecipazione delle comunità indigene, in prima linea nella crisi, è risultata assai marginale.

Le possibili soluzioni delineate da Oxfam sono concrete: aumentare le imposte su redditi e patrimoni dei super-ricchi; introdurre tasse permanenti sugli utili straordinari delle grandi imprese — con proposte che prevedono aliquote fino al 50% sui rendimenti eccedenti soglie prestabilite —; vietare o tassare in modo punitivo beni di lusso ad alta intensità carbonica come jet privati e superyacht; applicare una tassa sui profitti straordinari delle compagnie fossili, misura che potrebbe generare risorse dell’ordine di centinaia di miliardi di dollari nel primo anno per finanziare lo sviluppo del Sud globale. Parallelamente, secondo l’organizzazione, è necessario limitare fortemente la partecipazione diretta delle corporazioni fossili ai negoziati e il peso della loro lobby, rafforzando invece la voce della società civile per costruire un sistema economico che metta al centro persone ed ecosistemi.

Trump: dazi del 25% a chi fa affari con l’Iran

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Sullo sfondo delle proteste in Iran il presidente degli USA Donald Trump ha annunciato che – «con effetto immediato» – il Paese imporrà dazi del 25% agli Stati che fanno affari con l’Iran. Le tariffe varranno per tutti i settori, ha specificato Trump. Le proteste in Iran sono scoppiate lo scorso mese per contestare l’aumento dei prezzi e il crollo della valuta locale; coi giorni sono diventate sempre più ampie, trasformandosi in un generale moto anti-governativo, mentre le autorità hanno intensificato la repressione delle piazze, uccidendo centinaia di persone. In precedenza, Trump aveva dichiarato che gli USA sarebbero stati pronti a intervenire militarmente se il numero dei dimostranti uccisi fosse aumentato.

Argentina, roghi distruggono oltre 10mila ettari di foresta

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Un vasto incendio divampato la scorsa settimana nella Patagonia condivisa da Argentina e Cile si è esteso in questi giorni fino al villaggio di Epuyén, di circa duemila abitanti,  devastando quasi diecimila ettari di foresta. La combinazione di siccità prolungata, temperature elevate e forti venti ha favorito la propagazione delle fiamme, rendendo difficili le operazioni di spegnimento. Oltre tremila persone, inclusi numerosi turisti, sono state evacuate. Più di 500 vigili del fuoco operano nella provincia di Chubut. Nonostante lo spegnimento di 22 roghi, la situazione resta critica. Secondo Greenpeace Argentina, quest’estate sono già andati in fumo 52mila ettari.