L’FBI ha perquisito un ufficio elettorale della contea di Fulton, in Georgia, nell’ambito di un’indagine del dipartimento della Giustizia sulle elezioni presidenziali del 2020, vinte da Joe Biden e perse da Donald Trump. La Georgia fu al centro delle accuse contro Trump per il tentativo di sovvertire il risultato elettorale, legate alla telefonata al segretario di Stato Brad Raffensperger. Sebbene il caso sia stato archiviato a novembre, a dicembre il dipartimento della Giustizia ha citato in giudizio i funzionari locali chiedendo materiale elettorale. La perquisizione ha suscitato dure critiche: per la commissaria Mo Ivory è stato «un attacco» al diritto di voto.
Rogo Crans-Montana, salgono a quattro gli indagati
L’inchiesta sull’incendio di Capodanno nel locale “Le Constellation” di Crans-Montana, in cui sono morte 40 persone e 116 sono rimaste ferite, si allarga a una quarta persona. Dopo i coniugi Jacques e Jessica Moretti e un ex funzionario comunale, risulta indagato anche l’attuale responsabile della sicurezza pubblica del Comune. Il suo coinvolgimento riguarda la mancata effettuazione di ispezioni nel locale in cui è andata in scena la tragedia da parte del comune a partire dal 2019, elemento ritenuto rilevante nel quadro dell’accertamento delle responsabilità. L’uomo sarà interrogato dai magistrati incaricati dell’indagine il prossimo 6 febbraio.
Il medico che sapeva narrare il suo tempo: 165 anni fa nasceva Anton Cechov
165 anni fa a Taganrog, una piccola cittadina costiera della Russia meridionale, nasceva Anton Pavlovič Čechov. Chi si avvicina per la prima volta alla letteratura russa, quasi sempre si fionda su Tolstoj o su Dostoevskij, si fa sedurre dalla fantasia dirompente di Bulgakov, quasi mai presta attenzione a questo Anton Pavlovič Cechov, famoso per lo più per le sue opere teatrali. Cechov non salta subito all’occhio, ha invece quella che mi piace definire una bellezza nascosta.
I suoi racconti più belli hanno nomi come La signora col cagnolino, L’uomo nell’astuccio, La corsia n. 6, niente a che vedere con titoli altisonanti come Guerra e pace o Delitto e castigo, eppure nella biblioteca di un vero lettore non dovrebbe mai mancare una copia dei racconti di Cechov.
Čechov, infatti, non fu solo uno dei più prolifici autori di racconti del mondo russo e del teatro moderno, ma le sue idee hanno ispirato generazioni di filosofi e di scrittori. Fu un medico innanzitutto, professione che ponendolo a stretto contatto con la sofferenza influenzò profondamente la sua visione del mondo. La sua attenzione ai poveri e a quelli che la società definiva emarginati nacque da una pratica concreta di osservazione e di cura. Fu autore di reportage e di inchieste, approccio che fece di Cechov un precursore del giornalismo d’inchiesta. I suoi racconti e le sue pièce teatrali non sono soltanto pagine di narrativa, ma strumenti per osservare la vita, misurarne le ingiustizie e interrogarsi sul ruolo di ciascuno nella società. Fu insomma uno scrittore che fece della ricerca della verità un principio irrinunciabile. Fin da ragazzo era allergico alle verità preconfezionate e diffidava delle ideologie. E per tutta la vita non farà che domandarsi: come raccontare la realtà senza aderire a dogmi o semplificazioni? Ma per capire Cechov, è necessario conoscere non soltanto lo scrittore ma l’uomo.

Se aveste davanti il ritratto che gli fece Osip Braz, vedreste un uomo snello e agile, vestito secondo la moda di fine Ottocento, con il colletto inamidato e la barbetta a punta. Gli occhi malinconici che brillano dietro le lenti del pince-nez, sono lo specchio della pazienza.
Immancabilmente gentile, instancabilmente curioso, era sempre pronto a parlare con chiunque avesse un animo sensibile e una mente aperta. Per tutti aveva una parola gentile: E alle parole dava grande peso; espressioni pompose, false, libresche lo irritavano oltre misura.
Il nonno era stato un servo della gleba, il padre un umile bottegaio di provincia. Durante l’infanzia visse in una famiglia segnata dalla povertà e da un’educazione autoritaria. Suo padre era un uomo severo, spesso incline alla rabbia, che non risparmiava punizioni fisiche e morali, imponendo una disciplina rigorosa ai figli. La povertà costrinse la famiglia a rinunce continue, e Anton, già da bambino, dovette assumersi responsabilità precoci: aiutare nei piccoli lavori domestici, sostenere i fratelli più giovani, fare i conti con un’insicurezza economica costante. A scuola, sebbene dimostrasse grande intelligenza e curiosità, si confrontò con insegnanti inflessibili e con compagni di classe indifferenti, circostanze che rafforzarono in lui la capacità di osservare la sofferenza altrui e lo resero profondamente sensibile alla solitudine e all’ingiustizia.
Dopo la laurea in medicina, incominciò a esercitare la professione di medico. Si avventurava a tarda notte su strade dissestate con il suo piccolo calesse soltanto per prestare soccorso a uno dei suoi tanti pazienti.

Dopo un pranzo organizzato per celebrare l’anniversario della liberazione dei servi della gleba confidò al suo diario: «Era una faccenda assurda e fastidiosa stare a tavola, bere champagne, ascoltare discorsi inneggianti al risveglio degli umili, alla libertà, mentre nello stesso istante, altri servi in abito nero correvano da un tavolo all’altro, ugualmente schiavi, e fuori all’aperto, intirizziti dal freddo, sostavano i cocchieri». Fu sempre critico nei confronti dell’intelligencija russa, ma più di tutto detestava l’ipocrisia.
Senza questa sua straordinaria sensibilità e la costante disponibilità a chiacchierare con tutti, difficilmente sarebbe riuscito a creare quella colossale enciclopedia del mondo russo che va sotto il nome di Racconti di Čechov. I racconti di Cechov si leggono in un lasso di tempo che va dalla mezz’ora al massimo di un paio di giorni.
Ci troverete uomini e donne di ogni classe, età e genere: medici, studenti, maestri, ricchi proprietari terrieri e semplici contadini che spesso si domandano: come si conquista l’infinito? Come superare l’ostacolo di quella siepe che circoscrive il mio mondo? C’è il giovane di La mia vita che lascia la comoda casa paterna, gli agi e i lussi della vita borghese per cercare un modo di vita più etico; la ragazza del Cantuccio natio che va alla ricerca di qualcosa che «che assorba tutte le forze, fisiche e morali», e dia un senso e uno scopo alla sua vita. I personaggi più riusciti di Cechov sono dei sognatori, uomini buoni che vorrebbero agire bene, ma che non riescono mai a tradurre in realtà i loro propositi.
Cechov invece non se ne restò mai con le mani in mano. Costruì scuole e biblioteche, musei e ospedali, lottò affinchè sorgesse a Mosca la prima Casa del popolo con tanto di biblioteca, sala di lettura e auditorio.
A Tangarog, invece, la sua città natale, allestì con l’aiuto del pittore Il’ja Repin un Museo di pittura. Si muoveva nella vita con il passo svelto e lieve di chi misura con precisione le ore: ora c’erano i pazienti da visitare, ora i libri da spedire alle scuole che aveva fondato, ora i parenti e gli amici in difficoltà ai quali prestava denaro, pur non avendone mai molto. «Se ogni uomo facesse quanto è in suo potere sul proprio pezzetto di terra, come sarebbe meraviglioso il mondo!». Questa era in breve la sua filosofia di vita.
Nel 1890 Cechov decise di compiere un lungo viaggio attraverso la Siberia per visitare la colonia penale dell’isola di Sachalin, l’Isola dei Dannati. Una volta arrivato a Sachalin rimase disgustato dal trattamento disumano riservato ai prigionieri. «Sachalin», scrisse nel libro-inchiesta nato da quell’esperienza, «è il luogo delle più intollerabili sofferenze. Adesso tutta l’Europa sa che la colpa non è dei carcerieri, ma di ognuno di noi; però questo ci lascia indifferenti, non c’interessa».

Parole che potrebbero essere state scritte oggi, se solo sostituissimo il nome di Sachalin con la Palestina o uno dei tanti carceri-gulag odierni come Guantanamo, sistemi carcerari e centri di detenzione in cui la violenza, l’indifferenza e la negazione dei diritti umani restano strutturali. Dalla Palestina alle carceri sovraffollate di molte nazioni, il principio resta lo stesso: la responsabilità non è solo di chi applica la violenza, ma di chi permette che le ingiustizie diventino routine sociale. Il lavoro di Cechov anticipa così un’etica della denuncia, basata sull’osservazione diretta e la capacità di rendere visibile ciò che le istituzioni spesso vogliono nascondere.
Ma per tornare a Cechov… i suoi ultimi anni furono felici dal punto di vista letterario. A questi anni risalgono i suoi capolavori teatrali, ma il successo e la fama vanno di pari passo con un lento e progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. A nulla servirono i continui viaggi, i soggiorni nelle stazioni termali, la decisione di trascorrere gli inverni a Jalta, nella speranza che il clima mite della regione possa giovargli.
Nel 1901 Cechov sposò l’attrice Olga Knipper. Nel 1903 andò in scena il suo ultimo, grande capolavoro: Il Giardino dei ciliegi, dramma che ci mostra quanto sia difficile rinunciare al proprio passato anche se ormai è perduto e irraggiungibile.
Nell’estate del 1904 si trasferì assieme alla moglie nella stazione termale di Badenweiler. Poi una notte si svegliò all’improvviso e chiese alla moglie di chiamare il medico. Quando arrivò il dottore, Cechov sollevò leggermente il capo e gli disse con voce tranquilla: «ich sterbe»: ”io muoio”. Il medico provò a suggerire che venisse portata una bombola d’ossigeno, ma Cechov gli rispose che sarebbe stato inutile.
Allora il dottore ordinò una bottiglia di champagne. Cechov prese il bicchiere, si volse verso Olga e le disse: «è da tanto che non bevo champagne». Vuotò lentamente il bicchiere, si distese sul fianco sinistro e poco dopo smise di respirare.
La morte di Cechov segnò la scomparsa di uno degli osservatori più penetranti del suo tempo, un uomo capace di trasformare la realtà in letteratura e di affrontare le ingiustizie anche quando sembrano lontane o inevitabili. Ogni generazione può riconoscervi questioni etiche e sociali ancora irrisolte, dall’ineguaglianza economica alla marginalizzazione dei più deboli, fino alle violazioni sistemiche dei diritti umani
«Il filosofo» (nel nostro caso lo scrittore) scrive Friedrich Nietzsche, «deve essere la cattiva coscienza della sua epoca». Cechov fu la cattiva coscienza della sua epoca e forse può esserlo anche della nostra.
Riarmo, la Commissione Difesa approva spese per un miliardo e proroga le armi a Kiev
Le Commissioni Difesa di Camera e Senato hanno approvato sette decreti ministeriali sulle armi. Gli schemi riguardano la “modernizzazione” dei sistemi d’arma italiani come obici, razzi a lunga gittata, droni bomba, lanciarazzi, mortai e contraeree, e prevedono la spesa di un miliardo di euro. Tra le compagnie coinvolte, la tedesca Krauss-Maffei Wegmann, la statunitense Lockheed Martin, la svedese Saab, la francese Thomson-Brandt l’anglo-francese Mbda, l’italiana Leonardo e l’israeliana Uvision. Le commissioni hanno inoltre approvato il decreto di proroga annuale sull’invio di armi all’Ucraina, appoggiato anche dalla Lega.
Uno dei programmi di riamo (quello relativo alla terza fase dell’acquisto di mini-droni da ricognizione), segnala l’Osservatorio Milex, registra un significativo aumento del 22% in un anno (64 milioni in più) e addirittura del 69% in tre anni (+145 milioni di euro), per una spesa finale di 365 milioni. Altro aumento riguarda la prosecuzione del programma di acquisizione delle batterie antiaeree GRIFO, il cui costo è passato dai 456 milioni del 2022, quando è stato avviato il programma, agli 842 milioni attuali: un aumento dell’84% (386 milioni) in tre anni.
Ad astenersi dal voto sugli armamenti è stato il PD, protestando per il fatto che le spese vanno interamente agli investimenti in armamenti e non nel personale delle forze armate. In più, aggiunge Stefano Graziano, capogruppo PD in Commissione Difesa alla Camera, «vogliamo che il governo intraprenda una discussione seria sul benessere del personale e delle forze armate che significa stipendi adeguati, pensioni e alloggi». Il Movimento 5 Stelle aveva invece annunciato il proprio voto contrario, che definisce «pilatesca» la posizione del PD e dichiara: «non siamo contrari ad ammodernare la Difesa, ma è chiaro che si sta spendendo il più possibile e il più in fretta possibile a prescindere dalle reali esigenze di sicurezza nazionale».
I costi del riarmo stanno lievitando per l’Italia stanno lievitando: dopo che, la scorsa settimana, il ministero della Difesa ha comunicato al parlamento il triplicare dei costi per il solo sviluppo dei caccia di ultima generazione, per una spesa finale di oltre 18 miliardi di euro (contro i 6 inizialmente previsti). Successivamente, sono stati richiesti 2,34 miliardi aggiuntivi per l’acquisto degli scudi antimissile Samp/T. In tutto, sono 16 i programmi di riarmo in approvazione dall’inizio del 2026, per un totale di 16,5 miliardi di euro. Dall’inizio della legislatura, sono 74 i programmi di riarmo presentati, per un valore complessivo di 60 miliardi – con 25 miliardi di impegni di spesa.
Colombia, aereo precipita: 15 morti, tra cui un deputato
È stato ritrovato il Beechcraft 1900, l’aereo leggero della compagnia statale colombiana Satena, scomparso mercoledì mentre volava sulla tratta regionale Cúcuta-Ocaña. Tutti i 15 occupanti dell’aereo sono morti nell’incidente: tra loro un deputato alla Camera dei rappresentanti, Diógenes Quintero, avvocato e difensore dei diritti umani. L’aereo, partito alle 11:42 e in contatto con il controllo fino alle 11:54, è stato trovato in una zona montuosa nei pressi della Playa de Belén, nel dipartimento di Norte de Santander. Le cause dello schianto sono ancora ignote e sono al centro delle indagini delle autorità colombiane.
Protesta in Nigeria: la polizia usa gas lacrimogeni
Oggi in Nigeria è esplosa una protesta contro i lavori di demolizione di una delle maggiori baraccopoli del continente. I lavori interessano l’area di Makoko, nei pressi di Lagos, e hanno causato lo sfollamento di migliaia di persone. A protestare, gli stessi residenti che hanno marciato verso la Camera dell’Assemblea dello Stato di Lagos per contestare le demolizioni. La polizia ha reagito lanciando gas lacrimogeni contro i manifestanti, ferendone almeno uno.
10 nazioni hanno avviato un mega progetto per produrre energia eolica nel Mare del Nord
Il Mare del Nord punta a diventare un nuovo nodo strategico della geopolitica energetica europea. Dieci Paesi – Belgio, Danimarca, Francia, Germania, Islanda, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia e Regno Unito – hanno infatti firmato lo scorso 26 gennaio una dichiarazione congiunta per sviluppare almeno 100 gigawatt (GW) di eolico offshore entro il 2050, in quello che si configura come uno dei più ambiziosi impegni di cooperazione energetica mai assunti in Europa.
Riuniti ad Amburgo in occasione del terzo vertice sulla cooperazione energetica e la sicurezza nella regione del Mare del Nord, le dieci nazioni hanno firmato la Hamburg Declaration, con l’obiettivo dichiarato di trasformare il Mare del Nord nel “più grande bacino di energia pulita” al mondo. La nuova capacità installata sarà già sufficiente ad alimentare circa 143 milioni di abitazioni, contribuendo a ridurre del 30% i costi di produzione dell’energia nei prossimi 15 anni. L’accordo si inserisce in un percorso avviato tre anni fa, quando i Paesi affacciati sul Mare del Nord avevano concordato di raggiungere 300 GW di capacità eolica offshore entro il 2050, in risposta alla guerra tra Russia e Ucraina e all’uso dell’energia come leva geopolitica. Almeno un terzo di quella capacità era previsto che derivasse per l’appunto da progetti congiunti, tra cui nuove “risorse ibride” nell’eolico offshore, quali parchi eolici in mare collegati direttamente a più di un Paese tramite interconnettori multiuso (MPI). Sebbene esista già una rete di cavi sottomarini che collega le reti elettriche dei Paesi europei, l’intesa segna la prima volta in cui i parchi eolici saranno collegati direttamente a più nazioni, pur non senza contraddizioni. Dalla Norvegia temono ad esempio che l’energia tramite MPI possa essere venduta all’estero a scapito dei benefici per i consumatori interni. Ma dal Regno Unito rassicurano che l’uso degli MPI ridurrebbe la quantità di infrastrutture necessarie per trasportare l’elettricità, riducendo l’impatto sulle comunità costiere e sull’ambiente.
Dal lato industriale, le aziende della filiera eolica si impegnano a mobilitare fino a 1.000 miliardi di euro di attività economica in Europa, creare oltre 90.000 nuovi posti di lavoro entro il 2031 e investire 9,5 miliardi di euro nella catena di approvvigionamento, dalle turbine alle infrastrutture portuali. Il ritmo previsto è di circa 15 GW di nuova capacità offshore all’anno tra il 2031 e il 2040, ma il punto di partenza non è comunque marginale. Secondo WindEurope, l’Unione europea conta oggi 37 gigawatt di eolico offshore installati in 13 Paesi, con oltre 6.000 turbine operative. Il Mare del Nord è già il principale hub mondiale: 101 parchi in funzione per circa 30 GW complessivi. La sua trasformazione da storico bacino di petrolio e gas a grande centrale elettrica rinnovabile rappresenta – secondo il gruppo di esperti energetici Ember – una delle opportunità strategiche più rilevanti per l’Europa, ma il successo dipenderà dalla capacità di rafforzare la cooperazione tra Stati. Finora, infatti, lo sviluppo dell’eolico offshore è stato rallentato da diversi ostacoli: meccanismi di gara poco efficienti, aumento dei costi di finanziamento e colli di bottiglia nelle filiere industriali. Senza contare che la cooperazione transfrontaliera richiede standard condivisi e gestione comune, elementi che richiederanno anni di lavoro e negoziazione politica. Ad ogni modo, l’impatto dell’alleanza non si limiterà al Mare del Nord. La spinta su larga scala all’eolico offshore è destinata a influenzare il prezzo dell’energia e il mercato europeo dei componenti, con effetti indiretti anche su altre aree, come quella Mediterranea, dove numerosi progetti sono in fase di valutazione. In Italia, il Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (PNIEC) prevede l’installazione di 2,1 GW di eolico offshore entro il 2030, un obiettivo giudicato tuttavia debole rispetto alle indicazioni europee che puntano ad almeno 8 GW. Nel complesso, il quadro generale è però favorevole alle rinnovabili, con l’anno appena trascorso in cui eolico e solare hanno superato le fonti fossili nella produzione elettrica dell’UE.
L’altra faccia della medaglia resta la dipendenza dal gas. Sul fronte delle forniture, Bruxelles ha deciso di interrompere definitivamente le importazioni di gas russo entro il 2027, il quale rappresentava ancora il 13% delle importazioni energetiche europee, per un valore superiore ai 15 miliardi di euro. Inevitabile il passaggio ad una rafforzata dipendenza dal più costoso e impattante Gas Naturale Liquefatto (GNL) degli Stati Uniti, il quale rappresenta oggi già il 57% del GNL importato dall’Ue, una quota che potrebbe salire al 75-80% entro il 2030. Una possibilità ribadita dallo stesso presidente USA Donald Trump al World Economic Forum di Davos, dove con l’occasione ha anche liquidato le turbine eoliche come un investimento «da perdenti». È proprio in questa provocazione che va letta la spinta europea sull’eolico offshore come strumento di riscatto, sicurezza e autonomia energetica. «Stiamo difendendo il nostro interesse nazionale promuovendo l’energia pulita, che può far uscire il Regno Unito dalle montagne russe dei combustibili fossili e garantirci sovranità e abbondanza energetica», ha dichiarato il segretario britannico all’Energia, Ed Miliband, sintetizzando una visione condivisa da diversi governi europei: ridurre l’esposizione ai mercati globali del gas significa limitare la vulnerabilità economica e geopolitica del continente. In questa chiave, l’investimento massiccio sull’eolico nel Mare del Nord è una scelta di autonomia strategica, pensata per ridurre strutturalmente il ruolo del gas nel mix energetico europeo e restituire agli Stati membri un maggiore controllo sul proprio futuro energetico.









