sabato 7 Febbraio 2026
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“Cagliari città di pace”: il Consiglio Comunale approva il divieto al transito di armi dal porto

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Il Consiglio Comunale di Cagliari ha compiuto una scelta simbolica e operativa, approvando un ordine del giorno che impegna il sindaco a opporsi al transito di armamenti nel porto cittadino. Con 20 voti favorevoli, 6 contrari e 2 astenuti, l’aula ha espresso una chiara volontà politica, trasversale alle forze di centrosinistra, per interrompere le operazioni legate al commercio bellico. Il documento impegna l’amministrazione a farsi promotrice presso le autorità competenti di iniziative volte a «interrompere e vietare» la movimentazione di materiali esplosivi, con particolare riferimento a quelli prodotti dalla RWM Italia S.p.A. di Domusnovas, chiedendo anche una moratoria temporanea e l’istituzione di un tavolo di monitoraggio permanente.

L’atto, presentato dai consiglieri di Sinistra Futura e Alleanza Verdi Sinistra, è stato promosso come aderente ai valori dello Statuto comunale, che nel preambolo dichiara l’impegno per «la pace e la non violenza», e richiama espressamente l’articolo 11 della Costituzione sul ripudio dell’Italia alla guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. La decisione fa seguito ad altre mozioni come quella del 2025 su “Cagliari città del dialogo” e a un precedente ordine del giorno del 2018 contro l’esportazione di armi verso lo Yemen. «Dobbiamo garantire sicurezza e trasparenza a tutti i cittadini e sventare potenziali rischi per l’incolumità e la salute», ha dichiarato Laura Stochino, consigliera di Sinistra futura e prima firmataria del provvedimento. Oltre alle motivazioni di sicurezza pubblica, dato che il porto è circondato da aree densamente popolate, l’atto solleva importanti questioni etiche e legali. L’ordine del giorno invoca infatti un rigoroso rispetto della Legge 185/90, che vieta l’esportazione di armamenti verso Paesi in conflitto o responsabili di violazioni dei diritti umani, chiedendo inoltre la realizzazione di un “portale trasparenza” per pubblicare report trimestrali sulle movimentazioni sensibili. Una richiesta di chiarezza rivolta anche a tutela dei lavoratori portuali, che hanno il diritto di conoscere la natura dei carichi che movimentano.

La scelta del Consiglio cagliaritano si colloca in un contesto regionale estremamente teso. La stessa RWM Italia, controllata dal colosso tedesco degli armamenti Rheinmetall, ha chiesto alla Regione Sardegna di raddoppiare i propri impianti nel Sulcis, promettendo trecento nuovi posti di lavoro in un’area colpita dalla crisi occupazionale. Il braccio di ferro che ha visto il governo centrale premere sulla presidente Alessandra Todde per l’approvazione, minacciando persino la nomina di un commissario. La delibera è anche un atto di memoria storica. Come sottolineato in aula, Cagliari non può dimenticare quanto avvenuto nel 1943, quando i bombardamenti alleati ridussero in macerie il centro storico. «Proprio per onorare quella drammatica memoria», si legge negli atti, la città vuole alzare la guardia contro un’economia di guerra che vede spesso la Sardegna inquadrata come piattaforma logistica. La palla passa ora alla Giunta guidata dal sindaco Massimo Zedda, assente al momento del voto ma rappresentato dalla vicesindaca Cristina Mancini, che ha espresso parere favorevole. L’impegno è aprire al più presto il tavolo permanente di confronto con tutte le istituzioni coinvolte, dalla Capitaneria di Porto alla Prefettura, per trovare soluzioni concrete.

Nel frattempo, i portuali di Cagliari hanno risposto all’appello per la Giornata internazionale di azione e lotta del 6 febbraio, che segnerà una mobilitazione storica in più continenti. Oltre a quello del capoluogo sardo, altri dieci porti italiani, da Genova a Palermo, saranno teatro di manifestazioni e scioperi, coordinati con quelli di altri importanti snodi marittimi europei e mediterranei come Bilbao, Tangeri, il Pireo e Mersin. La protesta, convocata da sindacati di base italiani, greci, turchi, marocchini e baschi, nasce da una lunga serie di motivazioni comuni: l’opposizione alla trasformazione dei porti in piattaforme logistiche per la guerra, la denuncia degli effetti negativi dell’economia bellica su salari e diritti, la richiesta di bloccare le spedizioni di armi verso tutti i teatri di conflitto, il rifiuto del piano di riarmo e militarizzazione dell’UE e la resistenza alle privatizzazioni e all’automazione portuale giustificate con lo stesso pretesto militare.

Negli spazi pubblici cinesi lo sport è una pratica collettiva sostenuta dallo Stato

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Nei parchi, lungo le rive dei fiumi o davanti agli ingressi dei templi, decine di anziani in vari momenti della giornata si incontrano per praticare insieme esercizi di fitness, tai chi quan e attività fisica leggera. All’alba, al calar del sole o alla fioca luce dei lampioni gruppi di uomini e donne cinesi mettono in pratica quella che ormai sembra essere divenuta una consuetudine approvata anche dall’Amministrazione generale dello sport cinese, uno degli organi della Repubblica Popolare dedicati alla pratica sportiva. La cura del benessere e della salute attraverso lo sport è diventata una priorità statale già da alcuni anni: dal 2009, infatti, è stata istituita la Giornata nazionale del Fitness, esattamente un anno dopo l’inaugurazione dei Giochi Olimpici di Pechino, celebrata nella data propizia dell’8 agosto del 2008. In occasione dell’istituzione di questa ricorrenza, l’ente statale che si occupa di sport ha stilato un programma normativo sul fitness, basato sulla diffusione e l’incentivo della pratica sia da un punto di vista sociale che da un punto di vista infrastrutturale. Nel corso degli anni, le istituzioni locali hanno investito per permettere a un numero sempre maggiore di persone di avvicinarsi allo sport, costruendo spazi pubblici dedicati, installazioni e strumenti collocati all’interno dei parchi per poter diversificare l’attività e suggerire circuiti funzionali al mantenimento del benessere.

L’attenzione governativa sulla pratica sportiva si inserisce all’interno del piano strategico decennale inaugurato nel 2019 e definito Healthy China 2030, grazie al quale il governo si impegna per garantire il miglioramento delle condizioni sanitarie dei cittadini cinesi, attraverso, tra le altre cose, la prevenzione e l’innovazione delle infrastrutture sanitarie. Tenendo in considerazione altri modelli simili, come ad esempio l’impegno promosso dal governo cubano nel fomento dell’attività fisica tra le persone più anziane, possiamo tracciare un fil rouge che collega le necessità economiche e ideologiche di quei Paesi inseriti in un contesto economico di stampo socialista. 

Agire attraverso la prevenzione, permette indubbiamente di pesare meno sulle infrastrutture ospedaliere, in special modo in luoghi, come in Cina, dove la popolazione sta gradualmente invecchiando sia per l’abbassamento della natalità, che per le stesse innovazioni in ambito sanitario. Inoltre, si può osservare l’ambizione di spingere l’attività sportiva anche grazie all’adozione di modelli comunitari, attraverso i quali persone sole o con difficoltà relazionali hanno l’opportunità di stare insieme e prevenire disagi psicologici derivati dalla solitudine.

Foto di Armando Negro

Ancora lontana da risultati considerati soddisfacenti, la stessa Amministrazione dello sport cinese ha proposto un circuito di fitness da quindici minuti con il fine di rendere più efficiente la pratica sportiva e contrastare eventuali controindicazioni. Secondo quanto riferito in un’intervista del 2019 da Gou Zhongwen, direttore dell’Amministrazione generale dello sport cinese, la percentuale dei cinesi che praticava attività fisica prima dell’implementazione del piano Healthy China 2030 raggiungeva all’incirca già il 40%. L’attività sportiva svolta in singolo o in gruppo è diversificata secondo le proprie peculiarità fisiche e i propri gusti: tra gli sport più praticati ci sono il badminton, il tai chi quan, lo stretching e la ginnastica. È, inoltre, molto frequente incontrare gruppi di anziani che si radunano per ballare, seguendo la coreografia di una persona che guida i loro passi sulle note di musica dance. L’attenzione al movimento fisico si riscontra anche in altri contesti: anche chi lavora, spesso, esce in strada o rimane nel suo studio per fare alcuni movimenti di scioglimento e rilassamento.

«Lo fanno perché vogliono vivere a lungo», mi spiega schiettamente Mei, una ragazza proveniente dalla provincia dello Hunan. Secondo lei, però, non sarebbero così numerose le persone abituate a fare sport al momento: «Mia madre, ad esempio, non andrebbe mai a fare sport. Preferisce giocare a Mah Jong» dice ridendo.

Ciò che indubbiamente lascia colpiti è la grande quantità di centri e strutture sportive presenti nelle città; secondo quanto ha affermato Lang Wei, direttore del Dipartimento degli sport di massa dell’Amministrazione generale dello sport cinese, il governo starebbe lavorando per migliorare la capillarità di questi spazi e rendere più equilibrato il divario tra aree urbane e aree rurali.

«Si può fare sport praticamente ovunque» mi racconta Muchen, aggiungendo che: «Ci sono sia strutture private che strutture pubbliche, totalmente gratuite e aperte a tutti». Anche negli edifici privati, come le aree comuni dei compound, i complessi residenziali che hanno caratterizzato negli ultimi anni l’offerta abitativa nella Repubblica Popolare Cinese, si trovano aree fornite di attrezzi per la ginnastica, reti da badminton e tavoli da ping pong. Se l’impegno da parte delle istituzioni cinesi ha portato a un graduale incremento della pratica e a un lavoro reiterato nella diffusione capillare del fitness per chiunque, una buona parte del merito è legata all’accessibilità pubblica dei centri e al contrasto della privatizzazione degli spazi sociali. I benefici, raggiunti anche da persone affette da patologie croniche, stanno catturando l’interesse delle istituzioni statali anche nei Paesi europei. La riflessione sulla pratica sportiva si unisce alla necessità di osservare con rinnovata attenzione la struttura delle nostre città: attraverso uno studio pubblicato su The Journal of Sports and Science è stato dimostrato che, in Cina, nei luoghi in cui è presente un numero più elevato di marciapiedi, fermate degli autobus, piste ciclabili e spazi verdi, si è registrato un aumento dell’attività ciclistica e della camminata. Lo stesso studio osserva che, nella città di Shanghai, in quei quartieri preferiti dalla popolazione più anziana per coesione sociale, si constatava un aumento considerevole dell’attività fisica.

Abituati a società dove l’attenzione sanitaria si sta trasformando ineluttabilmente in una questione aziendale, dettata dalle necessità delle leggi del mercato, l’attività fisica semplice praticata nei parchi in Cina, e non solo, ci ricorda che la salute è un bene comunitario che si coltiva anche grazie alla prevenzione e alla partecipazione attiva.

(Credit foto di copertina: Bianca Mari)

Sudafrica, parte il test umano del primo vaccino anti-Aids africano

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Il Sudafrica ha avviato a Città del Capo la prima sperimentazione sull’uomo di un vaccino contro l’Aids sviluppato interamente nel continente africano. Il test è in corso presso la Desmond Tutu Hiv Foundation, al Groote Schuur Hospital, e coinvolge venti volontari sieronegativi. In questa fase i ricercatori valutano la sicurezza del vaccino e la sua capacità di stimolare una risposta immunitaria. Il progetto è promosso da istituzioni scientifiche sudafricane nell’ambito del Brilliant Consortium. Il Sudafrica è il Paese con il maggior numero di persone affette da Hiv/Aids al mondo.

“Lo Stato contro il Movimento per Gaza”: il nuovo numero del Mensile de L’Indipendente

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È da oggi disponibile sul nostro sito il nuovo numero del Mensile de L’Indipendente, la rivista rilegata e da conservare al cui interno troverete 80 pagine di contenuti esclusivi, tra inchieste e approfondimenti riguardanti ambiente, diritti, consumo critico e molto altro. Si tratta di notizie che non troverete altrove, perchè noi, al contrario della maggior parte degli altri mezzi di informazione, non ospitiamo pubblicità e non siamo dunque influenzabili da poteri politici e interessi economici. L’inchiesta di copertina di questo mese riguarda la repressione che Stato e istituzioni stanno mettendo in atto contro il movimento per la Palestina, che negli scorsi mesi ha portato centinaia di migliaia di persone a scendere in piazza, in una delle più grandi mobilitazioni recenti del nostro Paese. Nel mirino della polizia e delle procure non ci sono solo gli attivisti, sui quali stanno fioccando misure cautelari, ma anche rappresentanti di spicco della comunità palestinese in Italia, siti di informazione, gruppi solidali e molti altri.

Il mensile de L’Indipendente ha come sottotitolo i tre pilastri che ne definiscono la cifra giornalistica: inchieste, consumo critico, beni comuni. Ogni parola è stata scelta con cura, racchiudendo ciò che vogliamo fare e che, a differenza di altri media, possiamo fare, perché non abbiamo padroni, padrini o sponsor da compiacere. Esse rappresentano i tre punti cardinali che sono alla base del nostro impegno giornalistico: inchieste (per svelare i lati nascosti della politica e dell’economia), consumo critico (per vivere meglio, certo, ma anche per promuovere scelte consapevoli capaci di colpire gli interessi privilegiati) e beni comuni (perché la nostra missione è quella di leggere la realtà nell’interesse dei cittadini e non delle élite oligarchiche che controllano i media dominanti). All’interno del mensile ci saranno poi, naturalmente, approfondimenti sull’attualità e sui temi che caratterizzano da sempre la nostra agenda: esteri, geopolitica, ambiente, diritti sociali.

Questi sono solamente alcuni dei contenuti che potrete ritrovare nel nuovo numero:

  • Perchè la Gronelandia è così importante – perchè Washington accelera per l’annessione dell’isola che, tra ghiacci in ritirata e risorse minerarie, è diventata fondamentale per difesa e autonomia tecnologica.
  • Come la mafia cinese ha conquistato Prato – faide sanguinose, traffici globali, indagini rallentate da ostacoli diplomatici: nella città toscana, capitale europea del tessile, la criminalità cinese ha costruito un fitto sistema mafioso.
  • Il castello di sabbia dell’edilizia globale – la sabbia è la risorsa più estratta al mondo, ma le scorte di quella utilizzata per le costruzioni scarseggiano al punto da aver innescato una crisi globale che mischia geopolitica, ecologia e criminalità.
  • Vivere senza bollette – l’autosufficienza energetica è un sogno difficile da realizzare, ma qualcuno ci è riuscito: i racconti di chi vive per davvero staccato dalle reti energetiche nazionali.

Il nuovo numero del mensile de L’Indipendente è acquistabile (in formato cartaceo o digitale) sul nostro shop online, ed è disponibile anche tramite il nuovo abbonamento esclusivo alla rivista, con il quale potreste ricevere la versione cartacea a casa ogni mese per un anno al prezzo di 90 euro, spese di spedizione incluse. Per consultare le modalità dell’abbonamento ed, eventualmente, sottoscriverlo potete cliccare qui: lindipendente.online/abbonamenti.

Cuba, massiccio blackout lascia senza luce l’area orientale

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L’ennesimo blackout ha colpito la parte orientale di Cuba nella notte, lasciando senza elettricità intere province, tra cui Santiago de Cuba, la seconda città più grande del Paese. A causare l’interruzione è stato un guasto alla rete elettrica, verificatosi nella sottostazione da 220 kV di Holguín, che ha provocato il collasso del sistema nella regione orientale. Secondo l’Unione elettrica cubana, la provincia di Holguín è rimasta solo parzialmente servita, mentre Granma, Santiago de Cuba e Guantánamo sono rimaste completamente senza corrente. Dal 2024, Cuba sta attraversando una gravissima crisi energetica causata da centrali termoelettriche obsolete e scarsità di carburante.

Marketing, profitto e turismo stanno cancellando l’identità delle sagre di paese

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C’erano una volta le sagre di paese: popolari, ma allo stesso tempo di nicchia perché autentiche, lontane dalle mode, e forse per questo bistrattate dalla mentalità piccolo borghese. L’inversione di rotta verso l’attrazione sfrenata di capitale, la perdita di autenticità e l’iper-esposizione mediatica sono fenomeni recenti, che hanno avuto un’accelerata nel periodo post-pandemico, rappresentando un mix che rischia di sostituire un evento identitario con un suo surrogato - snaturato negli intenti e colmo di disagi - a partire dalla qualità del cibo fino alla copertura dei servizi basilari come ...

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Portogallo, tempesta Leonardo causa inondazioni diffuse: un morto

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La tempesta Leonardo ha colpito duramente il Portogallo, causando inondazioni diffuse ed evacuazioni dopo settimane di piogge intense sulla Penisola Iberica. Ad Alcácer do Sal il fiume Sado ha rotto gli argini, isolando parte della città: i soccorsi sono intervenuti con le barche, mentre negozi e strade principali sono finiti sott’acqua. La protezione civile ha segnalato migliaia di interventi per abitazioni allagate e alberi caduti, con centinaia di evacuati e il supporto dei militari. Un uomo di circa 70 anni ha perso la vita nel distretto di Beja, nel comune di Serpa dopo che la sua auto è stata travolta dalle acque.

Da oggi non è più in vigore il Trattato sul disarmo nucleare tra USA e Russia

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È stato firmato nel 2010, prorogato in extremis nel 2021 e scadrà oggi, 5 febbraio 2026: si tratta del Trattato per il contenimento degli armamenti strategici New START, ultima carta siglata tra Washington e Mosca sulla proliferazione di armi nucleari. Il trattato impone limiti vincolanti al numero di testate nucleari dispiegate dalle due superpotenze. Sul tavolo resta ancora la proposta russa di estendere il trattato di un ulteriore anno, ma gli USA continuano a proporre la stesura di un accordo nuovo. Il portavoce del Cremlino aveva già ricordato che scrivere una carta da zero è «un processo lungo e complesso», sostenendo che «dopo la scadenza del New START, emergerà una lacuna nel quadro giuridico per la stabilità strategica».

Il trattato, siglato dai presidenti Barack Obama e Dmitry Medvedev, prevedeva per entrambe le parti un massimo di 700 missili balistici per parte, 1550 testate nucleari e 800 lanciatori, schierati e non, per questi vettori. Il trattato prevedeva inoltre ispezioni in loco e scambio di notifiche sui movimenti delle forze atomiche. Esso rappresenta l’ultimo di una serie di accordi START (Strategic Arms Reduction Treaty), il primo dei quali fu siglato il 31 luglio 1991 a Mosca dai presidenti George H. W. Bush e Mikhail Gorbachev, a pochi mesi dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Nel febbraio 2023, a un anno dallo scoppio della guerra in Ucraina, la Russia decise di sospendere la propria partecipazione al New START e, successivamente, Washington si rifiutò di negoziare un trattato nuovo – in particolare che non comprendesse la Cina. Nel settembre 2025, Putin si è detto favorevole a continuare a sottostare ai limiti quantitativi del trattato per un anno dopo la scadenza, ma solo a condizione che gli USA facciano lo stesso. Tuttavia, fino ad ora, Washington non ha intrapreso alcuna azione concreta per rispondere alle proposte russe.

Di fatto, secondo quanto riporta Reuters, una nuova proroga del trattato non è possibile, in quanto ne è stata già fatta una nel 2021 dall’allora presidente Biden, che accettò di allungarlo per cinque anni. In merito all’attuale scadenza, all’inizio di gennaio il presidente statunitense non si è mostrato molto preoccupato: «se scade, scade» ha dichiarato al New York Times, «ne faremo semplicemente uno migliore». Come sottolineano gli scienziati sulla rivista Bulletin of Atomic Scientists, inoltre, il trattato presentava alcune criticità: ad esempio, non limitava la quantità di armi nucleari non strategiche nè i nuovi sistemi d’arma strategici. A partire da maggio 2023, inoltre, gli USA non hanno più reso pubblico alcun dato aggregato. Barack Obama ha commentato come lasciar cadere il trattato «cancellerebbe inutilmente decenni di diplomazia e potrebbe innescare un’altra corsa agli armamenti che renderebbe il mondo meno sicuro».

Intanto, la società civile prova a intraprendere iniziative affinchè il vuoto normativo venga colmato. La rete pacifista Peace Link invita i cittadini a mobilitarsi, inviando al ministro degli Esteri del proprio Paese una lettera al fine di esercitare pressione sui governi per richiedere il rinnovo del documento. «Il New START rappresenta attualmente l’ultimo accordo esistente che limita le dimensioni degli arsenali nucleari degli Stati Uniti e della Russia. Lasciarlo scadere costituirebbe una grave battuta d’arresto nel controllo internazionale degli armamenti e renderebbe ancora più instabile una situazione globale già estremamente fragile», riporta il testo.

Assolti gli attivisti di Palestine Action: cade l’accusa dopo l’azione contro Elbit

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palestine action

Ci sono volute 36 ore di deliberazione perché la giuria del Woolwich Crown Court di Londra dichiarasse non colpevoli i sei attivisti britannici di Palestine Action accusati di furto aggravato e altri reati in relazione a un’irruzione nella fabbrica di Elbit Systems nel sud-ovest dell’Inghilterra. Ma alla fine Leona Kamio, Samuel Corner, Fatema Rajwani, Zoe Rogers, Jordan Devlin e Charlotte Head sono stati scagionati dalle accuse più gravi.
La vicenda risale al 6 agosto 2024, quando il gruppo di attivisti pro-Palestina guidò un’azione diretta contro lo stabilimento britannico nei pressi di Bris...

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Pakistan, scontri nel sudovest: centinaia di morti

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Le forze di sicurezza pakistane hanno lanciato un diffuso attacco nell’area del Belucistan, situata nell’area sudoccidentale del Paese. L’offensiva segue una ondata di attacchi lanciata lo scorso sabato dall’Esercito di Liberazione del Belucistan, gruppo separatista ribelle attivo nella medesima provincia. Da quel giorno, gli scontri tra le parti si sono intensificati, e hanno portato a oltre 250 morti, di cui 197 miliziani e 50 civili e membri del personale di sicurezza. Oggi l’esercito ha impiegato droni ed elicotteri nella città di Quetta.