Il Consiglio dell’Unione Europea ha deciso di imporre nuove sanzioni nei confronti di individui ed entità iraniane. Le sanzioni coinvolgono 15 persone e 6 entità «responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran, a seguito della violenta repressione delle proteste pacifiche, che ha comportato l’uso della violenza»; tra esse, il ministro degli Interni iraniano, membri del sistema giudiziario del Paese, e ufficiali della polizia. Sanzioni anche a 6 persone e 4 entità legate alla Russia. Le misure includono il congelamento dei beni, il divieto di viaggio verso l’UE e il divieto per le realtà europee di mettere a disposizione fondi o risorse economiche alle persone elencate.
Aggiornamento delle 16:30 del 29 gennaio 2026: L’Alta Rappresentante per gli Affari Esteri UE Kaja Kallas ha annunciato che i ministri dell’Unione hanno deciso di nominare il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (o pasdaran) una organizzazione terroristica: «I Ministri degli Esteri dell’UE hanno appena compiuto il passo decisivo di designare la Guardia Rivoluzionaria iraniana come organizzazione terroristica. Qualsiasi regime che uccida migliaia di persone al suo interno sta lavorando per la propria rovina», recita il post.
Se le scuole che invitano Francesca Albanese vanno indagate, quelle che ospitano Noemi di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche, vanno militarizzate. È successo lo scorso 26 gennaio, quando Di Segni era stata invitata a parlare davanti a quattro classi del liceo Righi di Roma. Per l’occasione, la scuola ha cancellato un murales composto durante un percorso di alternanzae smantellato una mostra sulla Palestina messa in piedi dagli studenti. A presidiare il liceo, camionette della polizia e 17 agenti della Digos, che hanno impedito ai ragazzi delle classi estranee all’evento di entrare nell’aula: «Riteniamo che la memoria debba essere attiva e che questa ricorrenza non debba essere strumentalizzata per giustificare le atrocità che accadono oggi, piuttosto per riuscire a riconoscerle», scrivono gli studenti. «Inoltre è importante sottolineare come quest’ospite sia stata accolta all’interno della nostra scuola senza essere stata approvata dal Consiglio di Istituto», aggiungono, denunciando il doppio standard applicato dall’istituzione scolastica.
«Lunedi 26 Gennaio, in vista della giornata della memoria, nella scuola è stata invitata a parlare Noemi Di Segni, Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche, conosciuta per aver militato nell’IDF (Israel Defence Force, l’esercito Israeliano) e per essere una sostenitrice del genocidio e dell’occupazione militare sionista messa in atto da Nethanyau e dallo Stato di Israele». Inizia così il comunicato degli studenti del Liceo Righi, invaso dalla polizia in occasione della conferenza. Gli agenti erano schierati davanti all’Aula Magna e nei piani della sede centrale, mentre all’esterno dell’istituto, in Piazza Fiume, è stata schierata una camionetta «che in caso di “necessità” sarebbe potuta intervenire». L’evento, denunciano gli studenti, non è passato al vaglio del Consiglio di Istituto, contrariamente alle analoghe iniziative sulla Palestina; esso inoltre, è stato comunicato solo due giorni prima del suo svolgimento.
«Quello che è successo è pienamente in linea con le politiche autoritarie e repressive messe in atto dal governo Meloni, politiche che garantiscono tutela alle forze dell’ordine, che criminalizzano ogni forma di dissenso». Il 27 gennaio, infatti, ricordano gli studenti, la Commissione Affari costituzionali del Senato ha approvato il testo base per il disegno di legge sull’antisemitismo. Il testo approvato, è quello del senatore leghista Massimiliano Romeo che adotta il significato di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), che tra le varie cose descrive come “antisemita” anche le critiche allo Stato di Israele. Il ddl propone inoltre di vietare manifestazioni «in caso di valutazione di grave rischio potenziale per l’utilizzo di simboli, slogan, messaggi e qualunque altro atto antisemita ai sensi della definizione operativa di antisemitismo adottata dalla presente legge».
Il liceo Righi di Roma era già finito sotto i riflettori lo scorso anno, quando un docente era stato colpito da un procedimento disciplinare aperto direttamente dal ministero dell’Istruzione per avere dedicato una lezione al bombardamento dell’ospedale al-Ahli a Gaza. Lo stesso anno, alcuni studenti erano stati identificati dalla Digos perché avevano esposto bandiere palestinesi fuori dalle finestre dell’istituto. Gli studenti denunciano proprio questo «doppio standard» nella applicazione delle regole e nell’uso della repressione nei confronti di chi si espone per la Palestina e di chi manifesta sostegno a Israele.
Non sono più soltanto muri, barriere e pattuglie a segnare la frontiera. Oggi il rastrellamento dei migranti passa anche da algoritmi, piattaforme social e sistemi automatici di moderazione. Nella nuova stagione delle politiche migratorie statunitensi, l’amministrazione Trump può contare sull’appoggio diretto delle grandi aziende tecnologiche: Palantir fornisce all’ICE l’infrastruttura digitale che indica dove andare e chi cercare; Meta oscura siti e contenuti critici verso l’agenzia federale; TikTok e altre piattaforme limitano la circolazione di video e campagne di denuncia. La repressione n...
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L’FBI ha perquisito un ufficio elettorale della contea di Fulton, in Georgia, nell’ambito di un’indagine del dipartimento della Giustizia sulle elezioni presidenziali del 2020, vinte da Joe Biden e perse da Donald Trump. La Georgia fu al centro delle accuse contro Trump per il tentativo di sovvertire il risultato elettorale, legate alla telefonata al segretario di Stato Brad Raffensperger. Sebbene il caso sia stato archiviato a novembre, a dicembre il dipartimento della Giustizia ha citato in giudizio i funzionari locali chiedendo materiale elettorale. La perquisizione ha suscitato dure critiche: per la commissaria Mo Ivory è stato «un attacco» al diritto di voto.
A poco più di una settimana dall’inizio delle Olimpiadi invernali, la Fondazione Milano Cortina ha ancora bisogno di denaro. Il Consiglio regionale della Lombardia ha infatti approvato un progetto di legge proposto dalla Lega per sostenere le attività organizzate nell’ambito dell’associazionismo sportivo: il progetto ha lo scopo di riconoscere il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dello sport, ma, soprattutto, prevede lo stanziamento di altri 5 milioni di euro per la Fondazione, che verranno erogati sotto forma di prestito da restituire entro luglio 2026. Tale somma servirà a «consentire interventi e attività funzionali allo svolgimento delle Olimpiadi e Paralimpiadi sul territorio lombardo».
Le opposizioni in Consiglio regionale hanno criticato a gran voce quello che è stato inquadrato come un vero e proprio «blitz» da parte della maggioranza, che ha decretato lo stanziamento dei 5 milioni per la Fondazione Milano-Cortina nell’ambito dell’approvazione del progetto di legge per la promozione dell’ideale sportivo. L’emendamento, presentato dalla Giunta e illustrato dal Sottosegretario Mauro Piazza, è passato con 42 voti favorevoli. Le forze di centro-sinistra hanno apertamente denunciato la «strumentalizzazione» di una legge che riguarda il volontariato – e che tra le altre cose prevede il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche e formative contro bullismo e baby gang – manifestando grande sorpresa per il fatto che l’emendamento sia stato giudicato ammissibile, data la mancanza di attinenza con l’oggetto principale del provvedimento.
Questo passaggio sembra la fisiologica prosecuzione di quanto avvenuto lo scorso autunno, quando la Fondazione Milano-Cortina ha chiesto alle regioni Lombardia e Veneto una lettera di patronato per aumentare la propria linea di credito con le banche di 120 milioni di euro. La richiesta di garanzie agli enti regionali era emersa da una deliberazione della giunta regionale veneta, promossa dallo stesso governatore Luca Zaia, in cui si evidenziava la necessità di liquidità della Fondazione per far fronte a vuoti di cassa, obblighi di contributi relativi ai diritti televisivi, e al ritardo nel «subentro del Commissario Straordinario» per le Paralimpiadi. Quest’ultimo era stato creato ad hoc dal governo con il Decreto Sport per coprire i contratti relativi all’evento paralimpico: già ai tempi, L’Indipendente aveva ipotizzato che con tale mossa il governo sembrasse volere scorporare una parte dei costi della Fondazione – precisamente 328 milioni, destinati proprio all’istituzione del Commissario – alleggerendone il bilancio.
Inizialmente, per la sola gestione dell’evento la Fondazione Milano Cortina aveva previsto circa 1 miliardo 350 milioni di dollari, cifra che nel tempo è sensibilmente aumentata arrivando a 2 miliardi di euro. A questi occorre aggiungere uno stanziamento pubblico complessivo di 4 miliardi che vede coinvolti gli enti territoriali e il governo per la realizzazione o l’adeguamento degli impianti sportivi, delle infrastrutture stradali e ferroviarie. La maggior parte di questi soldi sono destinati alle cosiddette opere collaterali, un dato di fatto che ha portato Giovanna Ceiner – presidente di Italia Nostra Belluno – a definire la manifestazione di Milano Cortina «le Olimpiadi di Zaia»: con la “scusa” delle Olimpiadi il presidente della Regione Veneto, ma non solo, è riuscito a ricevere soldi per una serie di opere che altrimenti non avrebbero ottenuto alcun finanziamento. Il costo delle Olimpiadi coinvolge anche chi vorrebbe partecipare all’evento da spettatore. Secondo un’indagine di Altroconsumo, tra alloggio, biglietto e viaggio, soggiornare nelle sedi di gara (Milano, Cortina, Valtellina e Val di Fiemme) per un weekend costerà in media 1800 euro per due persone, con punte di oltre 3000 euro a Cortina.
L’inchiesta sull’incendio di Capodanno nel locale “Le Constellation” di Crans-Montana, in cui sono morte 40 persone e 116 sono rimaste ferite, si allarga a una quarta persona. Dopo i coniugi Jacques e Jessica Moretti e un ex funzionario comunale, risulta indagato anche l’attuale responsabile della sicurezza pubblica del Comune. Il suo coinvolgimento riguarda la mancata effettuazione di ispezioni nel locale in cui è andata in scena la tragedia da parte del comune a partire dal 2019, elemento ritenuto rilevante nel quadro dell’accertamento delle responsabilità. L’uomo sarà interrogato dai magistrati incaricati dell’indagine il prossimo 6 febbraio.
165 anni fa a Taganrog, una piccola cittadina costiera della Russia meridionale, nasceva Anton Pavlovič Čechov. Chi si avvicina per la prima volta alla letteratura russa, quasi sempre si fionda su Tolstoj o su Dostoevskij, si fa sedurre dalla fantasia dirompente di Bulgakov, quasi mai presta attenzione a questo Anton Pavlovič Cechov, famoso per lo più per le sue opere teatrali. Cechov non salta subito all’occhio, ha invece quella che mi piace definire una bellezza nascosta.
I suoi racconti più belli hanno nomi come La signora col cagnolino, L’uomo nell’astuccio, La corsia n. 6, niente a che vedere con titoli altisonanti come Guerra e pace o Delitto e castigo, eppure nella biblioteca di un vero lettore non dovrebbe mai mancare una copia dei racconti di Cechov.
Čechov, infatti, non fu solo uno dei più prolifici autori di racconti del mondo russo e del teatro moderno, ma le sue idee hanno ispirato generazioni di filosofi e di scrittori. Fu un medico innanzitutto, professione che ponendolo a stretto contatto con la sofferenza influenzò profondamente la sua visione del mondo. La sua attenzione ai poveri e a quelli che la società definiva emarginati nacque da una pratica concreta di osservazione e di cura. Fu autore di reportage e di inchieste, approccio che fece di Cechov un precursore del giornalismo d’inchiesta. I suoi racconti e le sue pièce teatrali non sono soltanto pagine di narrativa, ma strumenti per osservare la vita, misurarne le ingiustizie e interrogarsi sul ruolo di ciascuno nella società. Fu insomma uno scrittore che fece della ricerca della verità un principio irrinunciabile. Fin da ragazzo era allergico alle verità preconfezionate e diffidava delle ideologie. E per tutta la vita non farà che domandarsi: come raccontare la realtà senza aderire a dogmi o semplificazioni? Ma per capire Cechov, è necessario conoscere non soltanto lo scrittore ma l’uomo.
Osip Braz: Ritratto di Čechov, 1898
Se aveste davanti il ritratto che gli fece Osip Braz, vedreste un uomo snello e agile, vestito secondo la moda di fine Ottocento, con il colletto inamidato e la barbetta a punta. Gli occhi malinconici che brillano dietro le lenti del pince-nez, sono lo specchio della pazienza.
Immancabilmente gentile, instancabilmente curioso, era sempre pronto a parlare con chiunque avesse un animo sensibile e una mente aperta. Per tutti aveva una parola gentile: E alle parole dava grande peso; espressioni pompose, false, libresche lo irritavano oltre misura.
Il nonno era stato un servo della gleba, il padre un umile bottegaio di provincia. Durante l’infanzia visse in una famiglia segnata dalla povertà e da un’educazione autoritaria. Suo padre era un uomo severo, spesso incline alla rabbia, che non risparmiava punizioni fisiche e morali, imponendo una disciplina rigorosa ai figli. La povertà costrinse la famiglia a rinunce continue, e Anton, già da bambino, dovette assumersi responsabilità precoci: aiutare nei piccoli lavori domestici, sostenere i fratelli più giovani, fare i conti con un’insicurezza economica costante. A scuola, sebbene dimostrasse grande intelligenza e curiosità, si confrontò con insegnanti inflessibili e con compagni di classe indifferenti, circostanze che rafforzarono in lui la capacità di osservare la sofferenza altrui e lo resero profondamente sensibile alla solitudine e all’ingiustizia.
Dopo la laurea in medicina, incominciò a esercitare la professione di medico. Si avventurava a tarda notte su strade dissestate con il suo piccolo calesse soltanto per prestare soccorso a uno dei suoi tanti pazienti.
I Čechov nel 1874: Anton è il secondo in piedi a sinistra. A destra, uno zio con la moglie e il figlio.
Dopo un pranzo organizzato per celebrare l’anniversario della liberazione dei servi della gleba confidò al suo diario: «Era una faccenda assurda e fastidiosa stare a tavola, bere champagne, ascoltare discorsi inneggianti al risveglio degli umili, alla libertà, mentre nello stesso istante, altri servi in abito nero correvano da un tavolo all’altro, ugualmente schiavi, e fuori all’aperto, intirizziti dal freddo, sostavano i cocchieri». Fu sempre critico nei confronti dell’intelligencija russa, ma più di tutto detestava l’ipocrisia.
Senza questa sua straordinaria sensibilità e la costante disponibilità a chiacchierare con tutti, difficilmente sarebbe riuscito a creare quella colossale enciclopedia del mondo russo che va sotto il nome diRacconti di Čechov. I racconti di Cechov si leggono in un lasso di tempo che va dalla mezz’ora al massimo di un paio di giorni.
Ci troverete uomini e donne di ogni classe, età e genere: medici, studenti, maestri, ricchi proprietari terrieri e semplici contadini che spesso si domandano: come si conquista l’infinito? Come superare l’ostacolo di quella siepe che circoscrive il mio mondo? C’è il giovane di La mia vita che lascia la comoda casa paterna, gli agi e i lussi della vita borghese per cercare un modo di vita più etico; la ragazza del Cantuccio natioche va alla ricerca di qualcosa che «che assorba tutte le forze, fisiche e morali», e dia un senso e uno scopo alla sua vita. I personaggi più riusciti di Cechov sono dei sognatori, uomini buoni che vorrebbero agire bene, ma che non riescono mai a tradurre in realtà i loro propositi.
Cechov invece non se ne restò mai con le mani in mano. Costruì scuole e biblioteche, musei e ospedali, lottò affinchè sorgesse a Mosca la prima Casa del popolo con tanto di biblioteca, sala di lettura e auditorio.
A Tangarog, invece, la sua città natale, allestì con l’aiuto del pittore Il’ja Repin un Museo di pittura. Si muoveva nella vita con il passo svelto e lieve di chi misura con precisione le ore: ora c’erano i pazienti da visitare, ora i libri da spedire alle scuole che aveva fondato, ora i parenti e gli amici in difficoltà ai quali prestava denaro, pur non avendone mai molto. «Se ogni uomo facesse quanto è in suo potere sul proprio pezzetto di terra, come sarebbe meraviglioso il mondo!». Questa era in breve la sua filosofia di vita.
Nel 1890 Cechov decise di compiere un lungo viaggio attraverso la Siberia per visitare la colonia penale dell’isola di Sachalin, l’Isola dei Dannati. Una volta arrivato a Sachalin rimase disgustato dal trattamento disumano riservato ai prigionieri. «Sachalin», scrisse nel libro-inchiesta nato da quell’esperienza, «è il luogo delle più intollerabili sofferenze. Adesso tutta l’Europa sa che la colpa non è dei carcerieri, ma di ognuno di noi; però questo ci lascia indifferenti, non c’interessa».
L’isola di Sachalin sul Pacifico
Parole che potrebbero essere state scritte oggi, se solo sostituissimo il nome di Sachalin con la Palestina o uno dei tanti carceri-gulag odierni come Guantanamo, sistemi carcerari e centri di detenzione in cui la violenza, l’indifferenza e la negazione dei diritti umani restano strutturali. Dalla Palestina alle carceri sovraffollate di molte nazioni, il principio resta lo stesso: la responsabilità non è solo di chi applica la violenza, ma di chi permette che le ingiustizie diventino routine sociale. Il lavoro di Cechov anticipa così un’etica della denuncia, basata sull’osservazione diretta e la capacità di rendere visibile ciò che le istituzioni spesso vogliono nascondere.
Ma per tornare a Cechov… i suoi ultimi anni furono felici dal punto di vista letterario. A questi anni risalgono i suoi capolavori teatrali, ma il successo e la fama vanno di pari passo con un lento e progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute. A nulla servirono i continui viaggi, i soggiorni nelle stazioni termali, la decisione di trascorrere gli inverni a Jalta, nella speranza che il clima mite della regione possa giovargli.
Nel 1901 Cechov sposò l’attrice Olga Knipper. Nel 1903 andò in scena il suo ultimo, grande capolavoro: Il Giardino dei ciliegi, dramma che ci mostra quanto sia difficile rinunciare al proprio passato anche se ormai è perduto e irraggiungibile.
Nell’estate del 1904 si trasferì assieme alla moglie nella stazione termale di Badenweiler. Poi una notte si svegliò all’improvviso e chiese alla moglie di chiamare il medico. Quando arrivò il dottore, Cechov sollevò leggermente il capo e gli disse con voce tranquilla: «ich sterbe»: ”io muoio”. Il medico provò a suggerire che venisse portata una bombola d’ossigeno, ma Cechov gli rispose che sarebbe stato inutile.
Allora il dottore ordinò una bottiglia di champagne. Cechov prese il bicchiere, si volse verso Olga e le disse: «è da tanto che non bevo champagne». Vuotò lentamente il bicchiere, si distese sul fianco sinistro e poco dopo smise di respirare.
La morte di Cechov segnò la scomparsa di uno degli osservatori più penetranti del suo tempo, un uomo capace di trasformare la realtà in letteratura e di affrontare le ingiustizie anche quando sembrano lontane o inevitabili. Ogni generazione può riconoscervi questioni etiche e sociali ancora irrisolte, dall’ineguaglianza economica alla marginalizzazione dei più deboli, fino alle violazioni sistemiche dei diritti umani
«Il filosofo» (nel nostro caso lo scrittore) scrive Friedrich Nietzsche, «deve essere la cattiva coscienza della sua epoca». Cechov fu la cattiva coscienza della sua epoca e forse può esserlo anche della nostra.
Le Commissioni Difesa di Camera e Senato hanno approvato sette decreti ministeriali sulle armi. Gli schemi riguardano la “modernizzazione” dei sistemi d’arma italiani come obici, razzi a lunga gittata, droni bomba, lanciarazzi, mortai e contraeree, e prevedono la spesa di un miliardo di euro. Tra le compagnie coinvolte, la tedesca Krauss-Maffei Wegmann, la statunitense Lockheed Martin, la svedese Saab, la francese Thomson-Brandt l’anglo-francese Mbda, l’italiana Leonardo e l’israeliana Uvision. Le commissioni hanno inoltre approvato il decreto di proroga annuale sull’invio di armi all’Ucraina, appoggiato anche dalla Lega.
Uno dei programmi di riamo (quello relativo alla terza fase dell’acquisto di mini-droni da ricognizione), segnala l’Osservatorio Milex, registra un significativo aumento del 22% in un anno (64 milioni in più) e addirittura del 69% in tre anni (+145 milioni di euro), per una spesa finale di 365 milioni. Altro aumento riguarda la prosecuzione del programma di acquisizione delle batterie antiaeree GRIFO, il cui costo è passato dai 456 milioni del 2022, quando è stato avviato il programma, agli 842 milioni attuali: un aumento dell’84% (386 milioni) in tre anni.
Ad astenersi dal voto sugli armamenti è stato il PD, protestando per il fatto che le spese vanno interamente agli investimenti in armamenti e non nel personale delle forze armate. In più, aggiunge Stefano Graziano, capogruppo PD in Commissione Difesa alla Camera, «vogliamo che il governo intraprenda una discussione seria sul benessere del personale e delle forze armate che significa stipendi adeguati, pensioni e alloggi». Il Movimento 5 Stelle aveva invece annunciato il proprio voto contrario, che definisce «pilatesca» la posizione del PD e dichiara: «non siamo contrari ad ammodernare la Difesa, ma è chiaro che si sta spendendo il più possibile e il più in fretta possibile a prescindere dalle reali esigenze di sicurezza nazionale».
I costi del riarmo stanno lievitando per l’Italia stanno lievitando: dopo che, la scorsa settimana, il ministero della Difesa ha comunicato al parlamento il triplicare dei costi per il solo sviluppo dei caccia di ultima generazione, per una spesa finale di oltre 18 miliardi di euro (contro i 6 inizialmente previsti). Successivamente, sono stati richiesti 2,34 miliardi aggiuntivi per l’acquisto degli scudi antimissile Samp/T. In tutto, sono 16 i programmi di riarmo in approvazione dall’inizio del 2026, per un totale di 16,5 miliardi di euro. Dall’inizio della legislatura, sono 74 i programmi di riarmo presentati, per un valore complessivo di 60 miliardi – con 25 miliardi di impegni di spesa.
È stato ritrovato il Beechcraft 1900, l’aereo leggero della compagnia statale colombiana Satena, scomparso mercoledì mentre volava sulla tratta regionale Cúcuta-Ocaña. Tutti i 15 occupanti dell’aereo sono morti nell’incidente: tra loro un deputato alla Camera dei rappresentanti, Diógenes Quintero, avvocato e difensore dei diritti umani. L’aereo, partito alle 11:42 e in contatto con il controllo fino alle 11:54, è stato trovato in una zona montuosa nei pressi della Playa de Belén, nel dipartimento di Norte de Santander. Le cause dello schianto sono ancora ignote e sono al centro delle indagini delle autorità colombiane.
A febbraio il circo Africa di Paolo Orfei non farà tappa a Genova. L’amministrazione comunale ha negato l’autorizzazione all’attendamento previsto tra il 12 e il 16 del mese, interrompendo la programmazione dello spettacolo prima ancora del suo allestimento. L’annuncio, diffuso dalla consigliera comunale Francesca Ghio, riporta al centro una questione che in Italia resta irrisolta da anni, legata al benessere e allo sfruttamento degli animali nei circhi e a una riforma annunciata ma mai pienamente attuata.
Contestualmente all’annuncio, Ghio ha infatti depositato una mozione per sollecitare il ...
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