giovedì 3 Aprile 2025
Home Blog Pagina 42

A Londra sono stati scoperti i resti di un’antica basilica romana

0

Ospitava un edificio pubblico all’interno del quale venivano prese importanti decisioni economiche, politiche ed amministrative, risale a circa 2.000 anni fa ed è stata rinvenuta durante i lavori di costruzione: è la basilica situata a Londra sotto il seminterrato di un palazzo di uffici, descritta come “uno dei reperti più importanti della storia romana rinvenuti nella città”. La struttura faceva parte di un complesso più ampio che includeva il foro, aveva le dimensioni imponenti di 40 metri di lunghezza, 20 di larghezza e 12 di altezza e presentava tratti di muro in pietra che costituivano la sua base, alta circa due piani e mezzo. «È davvero significativo: questo è il cuore della Londra romana. Questo edificio ci racconterà molto sulle origini di Londra, sul perché Londra è cresciuta e perché è stata scelta come capitale della Gran Bretagna. È semplicemente incredibile», ha commentato Sophie Jackson del Museum of London Archaeology (MOLA).

Archeologi ritratti durante i lavori di scavo nel sito. Credit: MOLA

La scoperta è avvenuta durante la riqualificazione di un edificio per uffici in Gracechurch Street 85, nel distretto finanziario della città di Londra. Precedenti indagini archeologiche avevano già rivelato l’ubicazione approssimativa dell’antica basilica e, perciò, sono state create alcune piccole fosse per rinvenire cosa si nascondesse al di sotto del pavimento in cemento. Al terzo, tentativo, il colpo di fortuna: «Si può vedere un’enorme porzione di muratura romana, ed è incredibile che sia sopravvissuta così bene. Siamo assolutamente entusiasti che ce ne sia così tanta qui», ha commentato Jackson. Gli archeologi hanno poi spiegato che il muro è stato realizzato con un tipo di pietra calcarea del Kent e nascondeva altri reperti, tra cui una tegola con impresso il timbro di un funzionario dell’antica città. Inoltre, hanno aggiunto che l’edificio faceva parte del foro di Londra, un centro sociale e commerciale con un cortile grande più o meno quanto un campo da calcio: «La basilica è il municipio e di fronte c’è una grande piazza del mercato con una serie di negozi e uffici tutt’intorno. È il posto in cui si veniva per fare affari, per risolvere la propria causa in tribunale, è dove venivano fatte le leggi e dove venivano prese decisioni su Londra, ma anche sul resto del Paese», hanno affermato.

Nonostante la tabella di marcia prevista, la scoperta ha causato un cambio di programma improvviso per i proprietari dell’edificio, i quali hanno spiegato che i resti romani, che saranno completamente scavati a breve, saranno incorporati nei nuovi uffici e aperti al pubblico. Impresa tutt’altro che semplice per alcuni architetti che, intervistati dalla stampa locale, hanno evidenziato numerosi ostacoli che però, una volta superati, garantiranno uno spettacolo unico: «Il progetto è stato modificato in modo completo. Cose semplici come le colonne hanno dovuto letteralmente cambiare posizione, per evitare di distruggere tutte queste pietre speciali che abbiamo trovato nel terreno. Sarà assolutamente incredibile vedere le persone usare e godere di questo spazio, muoversi nella sala pubblica e arrivare a vedere i resti», ha spiegato l’architetto James Taylor.

[di Roberto Demaio]

Israele rompe la tregua a Gaza, invade la Cisgiordania e bombarda il Libano

0

È stata una giornata all’insegna di attacchi e violazioni israeliane quella di ieri, domenica 24 febbraio. Per la prima volta in vent’anni, l’esercito dello Stato ebraico è entrato con i carri armati a Jenin, nella Cisgiordania occupata, nel segno di un ampliamento della cosiddetta “operazione Muro di Ferro” che dovrebbe portare a un’invasione militare di almeno un anno. Nel frattempo, a Gaza, Hamas ha consegnato gli ultimi sei israeliani nelle proprie mani, portando a termine gli oneri previsti dalla fase 1 dell’accordo di cessate il fuoco e ricevendo in cambio il mancato rilascio di 620 prigionieri palestinesi, motivato dalle presunte «umilianti cerimonie» che il gruppo palestinese riserverebbe ai propri ostaggi. Non contenta, l’aviazione israeliana ha bombardato il sud del Libano, violando così l’accordo di cessate il fuoco anche con Hezbollah; l’attacco avrebbe preso di mira un sito di stoccaggio di armi ed è avvenuto in concomitanza con la celebrazione dei funerali del defunto leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ucciso lo scorso settembre dallo Stato ebraico.

L’intensificazione degli attacchi in Cisgiordania è stata annunciata dal governo israeliano. Il quotidiano israeliano Times of Israel riporta che il ministro della Difesa di Tel Aviv, Israel Katz, ha detto di aver incaricato l’IDF di rimanere nei campi profughi della regione per un anno, ripulendoli dai «terroristi» e non permettendo a nessuno di tornare nelle proprie abitazioni. Altri media israeliani, inoltre, citano fonti vicine al primo ministro secondo cui l’esercito intenderebbe creare ampi corridoi a Tulkarem e Jenin per consentire la libera circolazione delle proprie forze e per velocizzare lo schieramento di mezzi pesanti. Il politico palestinese Mustafa Barghouthi ha affermato che, dopo la giornata di ieri, Israele ha dato avvio alla più vasta operazione militare su territorio cisgiordano dal 2002. Per ora, sembrerebbe che i carri armati siano entrati solo nella città di Jenin, anche se i media israeliani scrivono che presto potrebbero essere schierati altrove. Nella stessa Jenin pare che i soldati israeliani abbiano bloccato gli ingressi alla città con cumuli di terra. A Qabatiya, a sud di Jenin, è stato imposto un coprifuoco, e la stessa città è stata oggetto di raid della fanteria israeliana, che è arrivata anche nelle adiacenti al-Yamoun e Burqin.

In generale, dal lancio dell’operazione “Muro di Ferro” lo scorso gennaio, gli attacchi israeliani proseguono in tutta la Cisgiordania. Le città più colpite sono Jenin e Tulkarem, in cui Israele ha portato avanti un piano di demolizione con mezzi pesanti, come bulldozer, causando uno sfollamento di massa dei palestinesi. Ad oggi, il numero di sfollati si aggira attorno ai 40.000 residenti, provenienti dai campi profughi di Jenin, Tulkarem, Nur Shams e Far’a. Dal lancio dell’operazione “Muro di Ferro”, Israele ha ucciso almeno 70 palestinesi, ma le ultime stime risalgono all’inizio di febbraio e rischiano di nascondere numeri molto più alti. Stando agli ultimi dati, oltre 150 case sono state completamente distrutte nel campo di Jenin e nei suoi dintorni, diverse strade e infrastrutture sono state danneggiate, quattro ospedali sono rimasti senz’acqua e la città si trova ad affrontare una grave crisi umanitaria a causa di un blocco dei rifornimenti: l’ANP riporta che il 50% di Jenin risulta senza acqua, cibo ed elettricità.

Mentre a Jenin l’esercito israeliano dispiegava carri armati, a Gaza la tregua è entrata in una fase di stallo. Dopo il mancato scambio, infatti, il leader di Hamas, Mahmoud Mardawi, ha annunciato che il gruppo palestinese non si impegnerà in ulteriori discussioni sul cessate il fuoco finché Israele non rilascerà i 620 palestinesi che avrebbero dovuto essere liberati sabato. Il portavoce di Hamas ha affermato che il gruppo mantiene aperti i canali con i mediatori egiziani e qatarioti, mentre oggi gli alti funzionari dell’Unione Europea incontreranno il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar nella capitale belga, Bruxelles. Parallelamente, proseguono le violazioni degli accordi anche in Libano. Ieri, in occasione dei funerali del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, tenutisi a Beirut, l’aviazione israeliana ha lanciato un bombardamento nel sud del Libano, dove, in teoria, dovrebbe essere ristabilita l’area demilitarizzata. Nella stessa Beirut, Israele ha inviato una squadra di aerei da combattimento che hanno sorvolato la capitale libanese. «Non c’è limite al fondo», ha commentato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, accusando Israele di aver violato la sovranità libanese.

[di Dario Lucisano]

Catania, blitz antimafia: arrestato anche il deputato dell’Ars Castiglione

0

Stamane è stata effettuata dai ROS a Catania l’operazione “Mercurio”, che ha portato all’arresto di 19 persone per presunte infiltrazioni mafiose nelle istituzioni siciliane. Tra queste, figura anche il deputato regionale Giuseppe Castiglione, capogruppo del movimento Popolari e Autonomisti, accusato di voto di scambio con la famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della città etnea, ha svelato accordi tra mafiosi e politici per ottenere voti in cambio di favori nei lavori pubblici. Tra coloro che sono stati arrestati ci sono anche due consiglieri comunali e il sindaco di Ramacca, Nunzio Vitale, la cui elezione sarebbe stata promossa dalla mafia locale.

Cibi ultra-processati: perché fanno male e come ridurne il consumo

4

I cibi ultra-processati sono alimenti industriali altamente lavorati e trattati con sostanze e additivi come conservanti, emulsionanti, coloranti, aromi, zuccheri e sali. Si tratta di alimenti relativamente economici, molto appetibili e, soprattutto, già pronti per essere consumati o cucinati. Li scegliamo spesso quando desideriamo “qualcosa di buono” che ci faccia sentire meglio. Tuttavia, non si tratta solo di dolciumi e snack: questi cibi includono anche alcuni alimenti che oggi costituiscono la base della dieta standard in quasi tutti i Paesi occidentali e industrializzati. Essi contribuiscono a creare un modello alimentare che gli studiosi considerano responsabile di una dieta povera, ossia priva di nutrienti e sostanze fondamentali per il benessere dell’organismo. Le diete povere di nutrienti e basate sui cibi ultra-processati sono oggi la causa primaria di morte prematura per gli esseri umani. La mole di ricerche scientifiche su questo tema è assolutamente solida: più cibi ultra-processati si consumano, maggiore è il rischio di morte prematura, cancro, infarto, ictus, malattie infiammatorie come il morbo di Crohn, diabete di tipo 2, patologie mentali come ansia e depressione, e infine demenza e malattie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer.

La lavorazione eccessiva dei cibi industriali riduce drasticamente i micronutrienti (vitamine, minerali, antiossidanti, fibre), al punto che le diete moderne, pur favorendo l’insorgenza di sovrappeso e obesità, possono anche causare malnutrizione. Questo problema non riguarda soltanto i Paesi a basso reddito. Nel Regno Unito, ad esempio, i bambini di 5 anni non solo sono tra i più obesi d’Europa, ma risultano anche significativamente più bassi rispetto ai loro coetanei danesi e olandesi: oltre cinque centimetri di differenza. I bambini danesi e olandesi, inoltre, vantano uno dei più bassi tassi di obesità tra le nazioni sviluppate.

Cibi ultra-processati e tumori

Tra le patologie più strettamente correlate a una dieta basata su cibi ultra-processati rientrano quelle tumorali. Un recente studio scientifico accusa pesantemente questi prodotti industriali ricchi di additivi e conservanti: aumentano il rischio di sviluppo di tumori e il tasso di mortalità correlata, in particolare per quanto riguarda il tumore delle ovaie, della mammella e del cervello. Questi risultati provengono da una ricerca condotta da un gruppo di studiosi dell’Imperial College di Londra e pubblicata il 31 gennaio 2023 sulla rivista scientifica eClinical Medicine.

Lo studio ha coinvolto un campione di oltre 500.000 partecipanti del Regno Unito (di età compresa tra i 40 e i 69 anni), monitorati per le loro abitudini alimentari tra il 2009 e il 2012 in modo dettagliato, e seguiti fino al 31 gennaio 2021 per valutare l’andamento del loro stato di salute, con particolare attenzione allo sviluppo di tumori e ai decessi correlati. I prodotti alimentari consumati sono stati classificati in base al grado di lavorazione, da semplici e poco lavorati (ad esempio, pomodoro crudo) a mediamente o ultra-processati (ad esempio, salse di pomodoro, pizza surgelata). 

Quando pensiamo ai cibi ultraprocessati spesso immaginiamo quelli delle grandi catene di fast food. Eppure anche alimenti all’apparenza “sani” possono rivelarsi cibi ultra-processati

Come avviene in questo tipo di studi, i dati e i risultati sono stati aggiustati per tenere conto delle caratteristiche socio-demografiche di base, dell’abitudine al fumo, dell’attività fisica, dell’indice di massa corporea, del consumo di alcol e dell’apporto energetico totale. In altre parole, i risultati finali sono stati calcolati escludendo l’influenza di fattori cosiddetti “confondenti”, standardizzati per garantire una maggiore omogeneità all’interno del gruppo di studio.

Il consumo medio di alimenti ultra-processati rappresentava il 22,9% della dieta totale. Durante un periodo medio di monitoraggio di circa 10 anni, 15.921 individui hanno sviluppato il cancro e sono stati registrati 4009 decessi correlati alla malattia.

I ricercatori affermano che «vi sono crescenti preoccupazioni per i potenziali effetti nocivi sulla salute degli alimenti ultra-trasformati, alimenti che sono formulazioni industriali realizzate assemblando sostanze alimentari di derivazione industriale e additivi alimentari attraverso una sequenza di processi industriali estensivi. Gli alimenti ultra-processati contengono poco o niente del cibo intero di origine e sono spesso densi di energia, ricchi di sale, zucchero e grassi nocivi, poveri di fibre e soggetti a un consumo eccessivo. Sono commercializzati in modo aggressivo con marchi forti per promuovere il consumo e stanno gradualmente sostituendo i modelli dietetici tradizionali basati su alimenti freschi e minimamente trasformati. Oltre alla loro composizione nutrizionale più povera, gli alimenti ultra-processati possono inoltre aumentare il rischio di cancro attraverso contaminanti potenzialmente cancerogeni che si generano durante la lavorazione industriale, attraverso l’uso di alcuni additivi alimentari controversi e alcuni materiali di imballaggio caratterizzati dall’avere proprietà cancerogene e/o di interferenza con gli ormoni del corpo umano».

Affermano inoltre che in letteratura medico-scientifica si stanno accumulando prove sul forte potenziale di promozione – da parte degli alimenti ultra-processati – di obesità e diabete di tipo 2, ed entrambe queste condizioni sono a loro volta fattori di rischio per molti tumori, compresi quelli dell’apparato digerente e di alcuni tumori correlati agli ormoni nelle donne.

Sebbene un nesso di causalità netto e incontrovertibile non possa essere stabilito, a causa della natura osservazionale dello studio, e degli studi di questo tipo in generale, questi risultati sottolineano comunque l’importanza di considerare il grado di trasformazione degli alimenti nella dieta. Suggeriscono, inoltre, che sarebbe sempre opportuno, a scopo precauzionale, evitare di seguire diete e regimi alimentari basati in larga misura sul consumo di cibi industriali altamente lavorati. Come sempre, la chiave risiede nell’equilibrio: il consumo occasionale e sporadico di cibi ultra-lavorati può essere accettabile, ma deve rimanere l’eccezione all’interno di una dieta composta il più possibile da alimenti naturali, di stagione e minimamente processati. 

Come riconoscerli

La prima cosa che ci viene in mente pensando a questi cibi sono le porzioni ipercaloriche in formato XXL tipiche delle catene di fast food americani, che rappresentano un perfetto prototipo di cibo ultra-processato, oltre a costituire una vera enciclopedia di additivi. Negli Stati Uniti, ad esempio, le patatine del McDonald’s contengono ben 19 ingredienti, mentre in Italia “solo” 9 (si fa per dire: restano comunque un alimento ultra-processato, per evitare fraintendimenti). Anche il classico panino del McDonald’s contiene circa 20 ingredienti. 

Ma i cibi ultra-processati non si limitano solo a questi esempi. Purtroppo, sono molto più diffusi di quanto si pensi, anche nella dieta media degli italiani. Alcuni di questi alimenti si trovano persino nelle dispense di persone che si considerano salutiste e attente all’alimentazione. Partiamo da un dato di base: sono considerati cibi ultra-processati tutti gli alimenti confezionati che hanno subìto molteplici processi di trasformazione industriale. Questi processi industriali modificano i cibi essenzialmente in tre modi:

  • Sottrazione di sostanze: privano gli alimenti di nutrienti fondamentali, come nel caso dei cereali raffinati o dei cibi pastorizzati.
  • Aggiunta di sostanze: includono additivi, conservanti, coloranti, aromi, esaltatori di sapidità, sale, zuccheri e altre sostanze artificiali.
  • Modifica della struttura chimica dell’alimento: alterano la composizione chimica attraverso processi come cottura, estrusione, idrogenazione, modifica chimica dell’amido e alterazione delle proteine.

Inoltre, a causa di queste modifiche e trattamenti industriali, tali cibi possono creare dipendenza, in modo simile a sostanze come il tabacco o l’alcol. Questo fenomeno è stato dimostrato da una ricerca pubblicata sul British Medical Journal.

Rientrano nella categoria dei cibi ultra-processati alcuni prodotti notoriamente poco salutari, tra cui:

  • Patatine;
  • Merendine confezionate; 
  • Caramelle gommose e cioccolatini industriali;
  • Biscotti e dolci industriali;
  • Bevande energetiche;
  • Bevande zuccherate;
  • Molti prodotti da fast food;
  • Pesce e carne trasformati come polpette, wurstel, spinacine, cordon bleu o bastoncini di pesce; 
  • Salse e condimenti industriali come maionese, maionese vegana, ketchup, salsa barbecue;
  • Pizze surgelate;
  • Creme spalmabili incluse quelle vegane o plant-based;
  • Noodles e cibi pronti in barattolo da scaldare con l’aggiunta di acqua calda.

Sono processati e ultra-processati anche alimenti insospettabili, spesso consigliati dai nutrizionisti nelle diete o pubblicizzati in TV e sulle riviste come sani e naturali. Sebbene siano alimenti con poche calorie, rimangono comunque poco salutari, poiché hanno subìto lunghe e ripetute lavorazioni industriali. Ecco alcuni esempi:

  • Gallette di riso o di altri cereali ;
  • Fette biscottate;
  • Crackers
  • Cereali in fiocchi per la colazione come i cornflakes;
  • Barrette ai cereali e barrette sostitutive dei pasti:
  • Fiocchi di mais glassati e cereali zuccherati per la colazione;
  • Pane in cassetta confezionato anche nella versione integrale;
  • Yogurt alla frutta zuccherati e aromatizzati in particolare quelli magri o light;
  • Purè di patate istantaneo;
  • Polenta istantanea;
  • Sughi pronti salvo rare eccezioni;
  • Chips di legumi;
  • Zuppe o minestre istantanee;
  • Succhi di frutta industriali e confezionati;
  • Vegan burger o prodotti simili;
  • Omogeneizzati e merende per neonati;

Imparare a leggere l’etichetta 

Quando si fa la spesa, bisognerebbe tenere a mente una regola fondamentale: meno ingredienti sono presenti sull’etichetta, più è probabile che il prodotto sia salutare. Al contrario, quando ingredienti e additivi si moltiplicano, aumenta la probabilità che si tratti di un cibo nocivo. Esistono inoltre sostanze, additivi e ingredienti specifici che caratterizzano in modo inequivocabile i prodotti ultra-processati. La loro presenza in etichetta è un chiaro indizio del fatto che ci si trovi di fronte a un alimento ultra-processato. 

Tra questi i più comuni sono: aromi, amido modificato, emulsionanti come carragenina (E407) o mono e digliceridi degli acidi grassi (E471), fosfati (fosfato di calcio, difosfato di sodio), estratto di lievito, estratto di malto d’orzo, dolcificanti, zucchero e succhi concentrati d’uva o di mela, glutine, destrosio, sciroppo di glucosio, fruttosio, conservanti come nitriti e nitrati, amido di frumento o di mais, coloranti, gomma di Gellano e gomma di Xantan.

Particolare attenzione merita l’amido modificato, spesso presente in alimenti considerati sani e leggeri, come yogurt light alla frutta, maionesi vegane, yogurt probiotici e salmone vegano. Gli amidi modificati sono utilizzati dall’industria alimentare per garantire una maggiore conservazione dei prodotti e migliorarne densità e cremosità, grazie al loro effetto addensante. Risultano preferiti rispetto agli amidi naturali, come quello di riso o di patata, poiché offrono una maggiore resistenza al calore, trattengono meglio l’acqua e si adattano meglio ai processi di produzione degli alimenti trasformati.

Con il termine “amido modificato” si identificano ben 12 additivi diversi, spesso indicati in etichetta con le seguenti sigle: E1404, E1410, E1412, E1413, E1414, E1420, E1422, E1440, E1442, E1450, E1451, E1452.

Yogurt contenente E1442, un tipo di amido modificato non autorizzato negli alimenti per l’infanzia

Alcuni tipi di amido modificato non sono autorizzati negli alimenti per l’infanzia, poiché possono contenere residui di una sostanza chiamata PCM (propilene cloroidrina), nota per essere mutagena, ossia capace di modificare il DNA e causare danni. È il caso, ad esempio, dell’E1442, che tuttavia si trova in alcuni yogurt da supermercato, i quali potrebbero essere consumati inconsapevolmente anche dai bambini.

Infine, l’aggiunta di amidi modificati aumenta inutilmente il contenuto calorico degli alimenti e ne riduce la genuinità e il valore nutritivo. Questo accade perché, essendo un amido, contiene molecole di glucosio. Tutti gli amidi, infatti, sono costituiti da agglomerati di molecole di glucosio, ovvero zucchero. Questo principio vale sia per gli amidi naturali, presenti nel riso, nelle patate o nel grano, sia per quelli chimicamente modificati dall’industria.

Come l’amido naturale, anche quello modificato contiene molte calorie, ma è privo dei fattori nutrizionali – come vitamine, proteine e minerali – che sarebbero invece presenti nella materia prima che va a sostituire. L’industria alimentare utilizza amidi modificati principalmente per il loro effetto addensante, nei casi in cui i prodotti risultano poco densi per la rimozione di alcune materie prime o perché si decide di non utilizzarle (ad esempio burro o panna). Per esempio, l’aggiunta di amido modificato allo yogurt alla frutta consente di ridurre i grassi del latte di partenza, diminuendo così il contenuto di vitamine e minerali normalmente presenti nel grasso del latte.

Non a caso, gli amidi modificati sono spesso aggiunti agli alimenti light per mantenere le qualità organolettiche – come sapore e con sistenza cremosa – nonostante la riduzione dei nutrienti. Questo crea nel consumatore l’illusione di acquistare un prodotto più leggero e salutare, etichettato come light, ma che in realtà contiene un numero di calorie simile a quello dello yogurt da latte intero. Con l’aggravante, però, di aver perso tutte le vitamine liposolubili presenti nel grasso del latte, quali A, D, E e K.

Etichetta di yogurt. Da notare la presenza di amido modificato di tapioca

Un’altra categoria di prodotti in cui viene impiegato l’amido modificato è quella dei noodles istantanei, ormai molto diffusi e apprezzati specie dai più giovani. Tuttavia, non si può certo affermare che si tratti di un alimento di qualità, data la presenza di numerosi additivi, tra cui olio di palma, glutammato, maltodestrine, aromi, zucchero e persino coloranti. L’amido modificato viene largamente utilizzato dall’industria alimentare anche per la produzione di salse e maionese, come il ketchup e altri tipi di condimenti industriali. Questo additivo è spesso presente anche nei sughi pronti da supermercato, nei budini e nella pasticceria industriale di bassa qualità, soprattutto nella preparazione di creme. 

Infine, l’amido modificato non viene utilizzato nella produzione di alimenti biologici. In questi prodotti si preferisce impiegare esclusivamente amidi naturali (come quelli di riso o mais) o addensanti naturali, quali la fecola di patate e simili. Gli amidi modificati ottenuti da mais OGM o altri alimenti geneticamente modificati sono espressamente vietati nelle produzioni bio.

[di Gian Paolo Usai]

UE, almeno 2 miliardi di aiuti all’Ucraina

0

La presidente della Commissione Europea Ursula con der Leyen ha annunciato un altro pacchetto di aiuti per l’Ucraina, dal valore di almeno 2 miliardi di euro. Secondo indiscrezioni mediatiche, il pacchetto potrebbe raggiungere la cifra di 3,5 miliardi. L’annuncio è arrivato oggi, lunedì 24 febbraio in occasione di una visita a Kiev da parte del vertice dell’esecutivo UE. In un comunicato diffuso dalla Commissione si legge che gli aiuti prevedono un «aumento degli investimenti europei per proteggere il sistema energetico ucraino e consentirne la piena integrazione nel mercato energetico europeo».

Elezioni in Germania: CDU primo partito, Alternative für Deutschland oltre il 20%

0

Con il 28,6% delle preferenze, l’Unione Cristiano-Democratica (CDU) di Friedrich Merz, partito di centrodestra di orientamento liberal-conservatore, ha vinto le elezioni parlamentari tedesche. Le elezioni si sono svolte ieri, domenica 23 febbraio, e delineano un parlamento diverso rispetto al precedente, con l’ex maggioranza di governo che ne esce largamente ridimensionata. Il Partito Socialdemocratico (SPD) dell’ex cancelliere Olaf Scholz si è fermato al 16,4%, perdendo, a causa della nuova legge elettorale, 86 seggi; male anche i Verdi, quarti con l’11,6%, e sconfitta totale per i liberali, che non riescono a superare la soglia di sbarramento. Malgrado la sua grande crescita, la nuova composizione parlamentare rende improbabile una possibile alleanza di governo con la destra di Alternativa per la Germania (AfD), arrivata seconda con il 20,4%, e preannuncia colloqui serrati tra CDU, SPD e Verdi.

Nonostante il netto cambio nella distribuzione dei seggi, le elezioni federali tedesche non hanno riservato troppe sorprese. L’affluenza ha registrato il record dell’82,5%, la soglia più alta mai raggiunta dall’unificazione. I grandi sconfitti di questa tornata elettorale sono senza ombra di dubbio i socialdemocratici di Scholz, che tuttavia conservano la possibilità di rimanere al governo. I cristiano-democratici, infatti, hanno ottenuto 208 seggi su un totale di 630 e, con ogni probabilità, vista l’esclusione dei liberali, avvieranno le trattative per formare il prossimo esecutivo proprio con l’SPD. Il partito del cancelliere uscente si è assicurato 120 posti in parlamento, cifra che apre la possibilità di una coalizione tra SPD e CDU; se a questa dovessero aggiungersi i Verdi, che hanno ottenuto 85 seggi, il risultato sarebbe un governo appoggiato da 413 parlamentari. La seconda forza parlamentare risulta essere l’AfD con 152 seggi, quasi il doppio rispetto a prima, ma dalle dichiarazioni di Merz risulta improbabile che la CDU apra trattative con essa. Il “cordone sanitario” formatosi intorno alla destra, insomma, ha tenuto saldamente. Alle elezioni si sono presentate anche La Sinistra (Die Linke), che ha ottenuto 64 seggi, e Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW), partito di dissidenti di Die Linke, che non ha superato la soglia di sbarramento.

Con ogni probabilità, il prossimo esecutivo vedrà a capo Friedrich Merz, il 69enne leader del partito di centrodestra che ha trionfato alle elezioni. Merz era noto ai tempi di Angela Merkel, con la quale si è più volte scontrato per la guida del partito, ed è diventato presidente della CDU nel gennaio 2022. A settembre 2024, è diventato candidato cancelliere per i cristiano-democratici. Sul fronte interno, Merz propone una stretta sull’immigrazione irregolare; per far fronte alla grave recessione che colpisce la Germania da due anni, invece, propone una riduzione della spesa sociale pubblica, che porterebbe avanti attraverso tagli all’occupazione statale e ai sussidi. Sul versante estero, infine, Merz appoggia gli aiuti all’Ucraina e sostiene la permanenza della Germania nella NATO.

[di Dario Lucisano]

Molti Paesi occidentali respirano oggi l’aria più pulita degli ultimi 100 anni

4

Nell'ultimo secolo almeno, la qualità dell'aria dei Paesi occidentali è notevolmente migliorata. I livelli di inquinanti sono infatti decisamente in calo rispetto all'inizio del XX secolo, quando l'Europa si trovava nel pieno dello sviluppo industriale. Questo dipende in larga parte dalle fasi stesse del processo di industrializzazione dei Paesi, i quali inizialmente sfruttano prevalentemente l'energia prodotta da combustibili fossili per poi transitare verso tecnologie più sostenibili, che riducono drasticamente le emissioni. Il miglioramento della qualità dell'aria ha un impatto diretto sull...

Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati.
Scegli l'abbonamento che preferisci 
(al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo.

Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.

ABBONATI / SOSTIENI

L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni.
Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso.

Libano, funerali di Nasrallah sotto minaccia israeliana

0

A Beirut, nello stadio Camille Chamoun, si sono svolti i funerali di Hassan Nasrallah, il leader di Hezbollah ucciso cinque mesi fa da Israele. Ai 55mila posti della struttura si sono aggiunte decine di migliaia di persone nelle strade della capitale libanese. Durante i funerali, dei jet israeliani hanno effettuato dei sorvoli a bassa quota, minacciando i presenti. Poco prima dell’inizio della cerimonia l’aviazione di Tel Aviv ha compiuto degli attacchi nel sud del Libano, nella regione di Tiro, nonostante il cessate il fuoco.

Israele viola gli accordi e non libera gli ostaggi palestinesi

0

In cambio della liberazione dei sei ostaggi israeliani avvenuta ieri a Gaza Israele avrebbe dovuto rilasciare 620 ostaggi palestinesi ma ha deciso di violare l’accordo. La liberazione non avverrà «fino a quando non sarà assicurato il rilascio dei prossimi ostaggi senza le cerimonie umilianti», ha dichiarato il criminale di guerra Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele. La decisione è stata criticata da Hamas, che l’ha definita un pericolo per la tenuta della già fragile tregua. Hamas, nel fare appello ai mediatori, ha poi rispedito al mittente le accuse e descritto il rilascio degli ostaggi israeliani come privo di qualsiasi insulto.

 

“No allo stato di polizia”: in migliaia in piazza contro il ddl 1660

1

Migliaia di persone sono scese ieri in piazza per protestare contro l’ormai noto disegno di legge 1660. La mobilitazione, chiamata dalla Rete No DDL Sicurezza – A Pieno Regime e condivisa da decine di realtà locali e nazionali, ha coinvolto il Paese da nord a sud con presidi e cortei. «Zone rosse, sgomberi e sfratti, daspo e guerra ai poveri. Nelle nostre città e nelle nostre periferie il ddl Sicurezza è già operativo, con la repressione del dissenso e la persecuzione delle classi popolari trasformate in classi pericolose», si legge nel comunicato della Rete. Decreto Caivano, complicità col genocidio in Palestina, deportazioni in Albania, caso Almasri sono gli altri temi che hanno accompagnato la critica al governo Meloni. Il corteo capitolino ha unito la contestazione all’esecutivo al ricordo di Valerio Verbano, il diciottenne ucciso nel 1980 da un gruppo di neofascisti romani.

A Venezia gli attivisti della Rete No DDL Sicurezza – A Pieno Regime sono saliti sul tetto della stazione S. Lucia, una delle zone rosse istituite per il periodo di Carnevale, e srotolato uno striscione eloquente: «Diamo il DASPO a questo governo». A Milano, dove ha sfilato uno dei cortei più numerosi della giornata, non sono mancati i cori per la Palestina e in memoria di Ramy Elgaml. Il serpentone napoletano ha attraversato il cuore della città e nei pressi della sede di Fratelli d’Italia è stata mostrata un’immagine ritraente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni col criminale Najeem Osema Almasri Habish, con su scritto «complici di tortura».

Il disegno di legge 1660 è stato approvato dalla Camera a settembre scorso e trasmesso al Senato, dove è stato ribattezzato ddl 1236. La sostanza – quella di una misura altamente repressiva – non cambia. Tra gli articoli più controversi figurano l’articolo 11, che trasforma in reato (da illecito amministrativo) il blocco stradale o ferroviario con il proprio corpo, punibile con un mese di carcere. La pena aumenta a un periodo tra sei mesi e due anni se il blocco è commesso da più persone riunite. Un assalto ai picchetti operai che negli ultimi mesi, soprattutto nel settore della logistica, stanno scaldando piazze e luoghi di lavoro per tutelare i propri diritti. Un esempio è la mobilitazione organizzata dai Cobas nei magazzini GLS campani. Nel mirino dell’articolo 11 finiscono anche i blocchi stradali operati dai movimenti ecologisti.

Non solo operai e ambientalisti. Il ddl Sicurezza – ribattezzato ddl Paura dalla Rete A pieno regime – colpisce anche chi manifesta contro le grandi opere, come il Tav o il Ponte sullo Stretto. L’articolo 19 introduce infatti un’aggravante al reato di ostruzione della realizzazione di opere pubbliche o infrastrutture, aumentando le pene di due terzi quando “violenza o minaccia” vengono utilizzate per impedire la realizzazione di opere pubbliche o infrastrutture strategiche. A essere presi di mira dal disegno di legge non sono solo i movimenti sociali organizzati, ma anche migranti, detenuti e persone accusate di reato, per una misura che criminalizza e discrimina, spacciando agli elettori la repressione per sicurezza.

[di Salvatore Toscano]